Editoria

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Inviato da amalia 09/04/2009 @ 08:13

Tags : editoria, economia

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Editoria

Aldo Manuzio

L'editoria è l'industria che si occupa del reperimento e produzione di contenuti riproducibili, della loro trasformazione in forme trasmissibili attraverso i media, e della loro diffusione e commercializzazione.

È l'industria del libro ma anche delle pubblicazioni periodiche e, con la nascita dei prodotti audiovisivi e multimediali, si può anche parlare di editoria audiovisiva, editoria musicale, editoria multimediale, editoria su internet.

La storia dell'editoria è materia di studio relativamente recente, in particolare in Italia.

L'editoria, fin dalla sua nascita ha come intento la produzione in serie di libri.

Si potrebbe pensare che la nascita dell'editoria corrisponda con la nascita della stampa a caratteri mobili e che, quindi, il primo editore in senso moderno sia stato Johann Gutenberg. In realtà Gutenberg è l'inventore della tipografia e il primo tipografo del mondo occidentale, ma non un editore nel senso pieno del termine.

Il primo vero editore, il fondatore dell'industria editoriale moderna, è Aldo Manuzio (Sermoneta o Bassiano 1449? - Venezia 5 febbraio 1515). Nel 1494 a Venezia egli inizia la sua attività di tipografo ed editore e, in breve, stampa e distribuisce un numero impressionante di opere in greco e latino.

Proprio la sua imprenditorialità sul libro, intorno al suo complesso processo di preparazione e non semplicemente sulla stampa, ne fa il precursore dell'editoria così come è intesa oggi. Egli incarna la funzione principale dell'editore: la creazione del libro come entità di contenuto, forma estetica e realizzazione materiale. Oltre lui, sono ben noti altri editori del Cinquecento, quali Nicolò d'Aristotele detto Zoppino o Francesco Marcolini da Forlì, anch'essi attivi a Venezia.

In realtà per trovare figure ben definite di editori, nell'Europa moderna, è necessario aspettare fino a quella fase di transizione che va (a seconda delle aree geografiche) dal 1790, con la Rivoluzione francese, agli anni '40 dell'Ottocento.

L'editoria, è prima di tutto, un'attività culturale, basata sulla scelta e la cura dei contenuti creati da artisti, scienziati, filosofi... per portarli, trasformati in oggetto fisico (il libro appunto, ma anche l'articolo, il saggio, la recensione), fino all'utente finale: il lettore.

Nel lavoro editoriale è coinvolta una catena di figure professionali provenienti da varie discipline. Un elenco indicativo di queste figure, affiancate ma non sempre distinte da quella dell'editore, specie nelle piccole case editrici, potrebbe essere il seguente.

Un simile elenco dà anche la possibilità di offrire uno schema sintetico del processo editoriale in sé, ovvero del passaggio del documento dalla sua forma dattiloscritta, al suo arrivo nelle mani del lettore.

Ed infine, naturalmente, il lettore.

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Associazione nazionale editoria periodica specializzata

L'Associazione nazionale editoria periodica specializzata o Anes è una associazione di categoria nata nel 1995 su proposta di un alcuni editori di stampa specializzata e tecnica per rappresentare le società editoriali che operano nel comparto dell'editoria periodica: tecnica, professionale, specializzata.

Alla fine del 2007, contava 215 associati con 950 riviste.

Anes offre un marchio di certificazione, il Csst (Certificazione stampa specializzata e tecnica) attraverso una commissione di valutazione.

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Editoria a Genova

Voce principale: Genova.

La città di Genova è un importante polo dell'editoria italiana. Vi hanno sede diverse case editrici e testate giornalistiche.

I quotidiani che vi vengono pubblicati sono "il Secolo XIX" e "il Corriere Mercantile (con il settimo numero, la Gazzetta del Lunedì"). Il primo, detiene il primato di tiratura regionale ed ha rilevanza nazionale. Ci sono anche le pagine locali de il Giornale, de la Repubblica e de la Stampa (Stampa e Corriere Mercantile vengono distribuiti insieme). Sono presenti anche numerosi fogli minori locali e riviste culturali a distribuzione gratuita come Era Superba e Genova Vip, oltre ai fogli quotidiani Metro e City.

Nel capoluogo ligure hanno o hanno avuto sede diverse case editrici, come la De Ferrari, purtroppo fallita, la Fratelli Frilli Editori e Il Melangolo, operante soprattutto in campo filosofico. In campo esoterico, si ricordano l'Amenothes, Il Basilisco , la casa editrice alchemica Phoenix, la case editrice I Dioscuri e Alkaest. Tra le case editrici che pubblicano soprattutto di argomento locale vi sono inoltre Mondani, Valenti, Franco Pirella, SAGEP, Nuova Editrice Genovese, E.R.G.A., Compagnia dei Librai dell'editore Barboni, Sabatelli. Negli anni '60 era famosa anche la casa editrice Stringa, che ha pubblicato molti libri illustrati su Genova e in particolare sulle delegazioni come la Valpolcevera e la Valbisagno.

Un ruolo importante hanno ricoperto anche le edizioni del bancarellista originario di Pontremoli Tolozzi che pubblicò per primo il Dizionario delle strade di Genova in 3 volumi e poi in 5 volumi (ristampato e ampliato quindi dalla ECIG).

In campo artistico, con le sue collane specializzate, si era distinta negli anni novanta anche la Costa & Nolan mentre in campo universitario, ma con specializzazione storico-esoterica, è da segnalare la ECIG e la Tilgher. In campo politico, famosa era l'Italia-URSS, che distribuiva testi di pura ortodossia comunista. Nota è stata anche la casa editrice Marietti, nata nel 1820 e diretta a lungo da don Antonio Balletto. In campo poetico, degne di menzione sono le edizioni di San Marco dei Giustiniani.

Ora i colossi Feltrinelli (la prima sede era in via Bensa), FNAC e Mondadori dominano il mercato. Sono scomparse quasi tutte le piccole librerie. Resistono alcune più grandi come l'Assolibro (nata in origine da un consorzio di bancarellai), la Libreria Buenos Ayres (di un'antica famiglia di bancarellai, i Rimondi), la Fiera del libro (di un'antica famiglia di bancarellai pontremolesi, i Bertone), la Libreria religiosa S. Paolo (prima c'era anche la Libreria Arcivescovile in via Tomaso Reggio). In campo universitario, Bozzi (antichissima libreria genovese nata nel 1810 da monsieur Boeuf, esule della rivoluzione francese), la Libreria degli Studi, la Cooperativa libraria universitaria. Un tempo però la libreria Di Stefano, di via Fieschi, era la libreria più importante di Genova (aveva anche un'altra sede in piazza Fontane marose). Seguivano Giberti, la Libreria XX settembre, del veterano dei librai, Achille Notamo, la libreria Liguria libri e dischi di Biglino (un primo piano per dischi e cd e un ampio seminterrato per i libri) e, dulcis in fundo, Il Sileno, gestito dai fratelli Romano, una delle più belle librerie sulla grafica e sul libro illustrato. Poi, la Libreria Vallardi in via XXV aprile, specializzata in libri geografici e di montagna. Tra le librerie Remainder's spiccavano la Libreria di Cornini, in salita del Fondaco (poi in vico Indoratori) e l'Azteca di san Pietro alla Porta (ancora esistente), la Libreria di Cattivelli in via santi Giacomo e Filippo e la Libreria di Maloni in via Colombo. Inoltre, la Mondini e Siccardi di Bruno Bontempi (ancora esistente) e il Librosconto in Salita santa Caterina. Tra queste si può collocare anche Il Libraccio, che oltre ai libri usati scolastici, ha un ampio settore di libri generici usati. Le uniche librerie esoteriche erano quelle già citate tra gli editori. In campo antiquario, Genova non è mai stata ricca di librerie. Anche oggi, si trovano poche librerie. Per prima, la Libreria di Bardini, l'ultimo dei grandi bancarellai pontremolesi, poi, Mnemosine di Roberto Zampriolo, uno dei librai più preparati in campo antiquario, insieme a Gianni Rossi dello studio bibliografico la Carta Bianca. Per le stampe, la Libreria delle sorelle Dallai, per i libri giuridici, Ardy di piazza Sauli. Ma anche Ceotto e la libreria Borgolungo (di una famiglia di librai, Zauli). Un tempo, c'era anche la splendida libreria antiquaria Il Salotto del Bibliofilo di via Luccoli, la Libreria di Piazza delle Erbe di Napolano, e il già citato Il Basilisco, che oltre a stampare e divulgare libri esoterici, vendeva anche cartoline antiche e curiosità cartacee, come tessere politiche, manifesti e documenti antichi. Anche Il Sileno aveva un piccolo settore antiquario e la libreria Bozzi.

In Galleria Mazzini, sede della Fiera del Libro (nacque nel 1926), esisteva da tempo una celebre libreria, la Libreria Editrice Moderna, gestita dal libraio-editore Giovanni Ricci. La Libreria, nata sul finire dell’Ottocento era frequentata non solo da studenti ma anche da letterati che avevano formato una specie di salotto letterario in cui si presentavano anche libri e riviste. La libreria, in cinquant’anni di vita, ebbe pochi cambiamenti). Il ragionier Giovanni Ricci), con il suo accento della riviera di ponente, sempre vestito di nero, cravatta nera, «barba nera» e ispida, occhiali cerchiati di acciaio, che continuamente ripuliva, era famoso per vendere a credito a giovani e a poeti squattrinati. Inoltre non si curava né dei «cleptomani» né dei semplici ladri. Era sua cura cercare di recuperare la refurtiva senza grande scandalo. «Non nuotava nell’oro» e quindi talvolta si faceva prendere dell’ira ma subito dopo lo prendeva la «compassione» e dimenticava. «Fu anche editore». Si ricordano i libri di filosofia del professor Asturaro, il celebre libro di Enrico Ferri sui Delinquenti nell’arte e alcuni opuscoli sociologici curati da Giovanni Lerda ). Nei primi del Novecento pubblicò anche un volume di commedie di Adelchi e Pierangelo Baratono, Ceppo antico, Gran fiamme, Maggio selvatico. La Libreria era il ritrovo di tutti i letterati che transitavano in città. Ricorda Alessandro Varaldo: «Era per noi una provvidenza quella libreria...». Nel suo sgabuzzino, tra i «fondi di magazzino» trovò, «per pochi centesimi», un Balzac. Anche Anton Giulio Barrili, Sem Benelli, Edmondo De Amicis, Guido Gozzano, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Federico Donaver, Paolo Bourget, frequentavano la celebre libreria. Dopo Ricci, negli anni ‘50, la libreria fu gestita dai fratelli Berretta e poi dal libraio di Pontremoli, Mario Orlandini. Diverrà poi uno dei tanti bar della Galleria. Oltre alla Libreria Moderna), c’era, in un portone di piazza Cinque Lampadi, una rivendita di libri usati. Anche verso la Porta Vecchia, in una traversa di via Garibaldi, esisteva una piccola libreria dell’usato. Infine, in una traversa di via Luccoli, c’era «una vecchia libreria molto cadente».

I due centri più importanti e stabili sono le bancarelle di Piazza Banchi, di via san Luca , di via Banchi (appoggiate alla Loggia della Mercanzia, e quelle di Piazza Colombo e via S. Vincenzo (verso Brignole). Nella zona di Banchi si trovano ora solo 6 bancarelle, con pochi libri e tanti DVD, CD e videocassette. Un tempo erano 9 (una era un'edicola) e vendevano solo libri, riviste e fumetti. In Piazza Colombo, resistono maggiormente i venditori di libri e riviste (c'è solo un banco di CD). Fuori da queste zone c'è la storica Bancarella di Bardini (invece la libreria, in salita del Fondaco, è gestita dalla moglie e dalle figlie). Il primo sabato e la prima domenica del mese (escluso agosto) viene allestita una fiera dell'antiquariato a Palazzo Ducale e in piazza Matteotti, nella quale si trovano anche bancarelle di libri. Il sabato solo dentro Palazzo Ducale, la domenica anche nel piazzale antistante. Un tempo questa fiera, che arrivava fino a Caricamento, passando per piazza Campetto, via Orefici e piazza Banchi, e inoltre, riempiva tutta san Lorenzo, era un brulicare di bancarelle di libri. Poi, un lento declino, soprattutto per la poca vendibilità dei libri. Anche piazza delle Erbe ha avuto alla fine degli anni '80, prima del trionfo della movida, una breve stagione di cultura libraria. Intorno alla Libreria antiquaria di Napolano, tra le macerie, 8 bancarellai portarono avanti per pochi anni un mercatino di libri e cartoline. Come il solito, dopo un periodo di grande affluenza di pubblico, il mercatino fu sopraffatto e sostituito da quello più grande di Palazzo Ducale. Tra i promotori c'erano Napolano, Diego Meldi, Bardini, Orietta Tassotti. Anche in via Cesarea e nei giardini della stazione Brignole hanno avuto alterne fortune le bancarelle di libri. Due volte l'anno (Pasqua e Natale) è attiva per una ventina di giorni la Fiera del Libro (20 bancarelle), manifestazione storica dal 1926. Un mercoledì e un giovedì di ogni mese è attiva anche una fiera dell'antiquariato in Galleria Mazzini, nella quale trovano posto, tra mobili e soprammobili, alcune bancarelle di libri.

La data precisa di nascita della manifestazione è incerta: sembra trattarsi del 1926, stando a notizie tramandate oralmente da vecchi partecipanti, ma solo a partire dall’anno successivo, il 1927, si hanno documenti cartacei e testimonianze giornalistiche. Da allora le cosiddette «Feste del Libro» furono organizzate, ogni anno, dall'«Alleanza Nazionale del Libro» e dal «Sindacato Autori e Scrittori». Prima dell'ultima guerra le «Feste del Libro» si svolgevano solitamente nel mese di maggio e coinvolgevano, per diversi giorni, alcune tra le più note case editrici nazionali, quasi tutti gli editori genovesi e alcuni librai e bancarellai. Salvator Gotta, Sem Benelli, Guido Milanesi, Ettore Cozzani, Luigi Grazini, Nino Salvaneschi, Gian Dauli sono stati tra i principali autori presenti in «Fiera». Domenica 12 maggio 1935, in occasione della IX edizione, Luigi Pirandello, insieme a Massimo Bontempelli, firmava i suoi libri presso il banco dell'editore Lattes. La guerra interruppe la manifestazione. La ripresa ebbe luogo lentamente. Negli anni cinquanta si ricorda una manifestazione nel ridotto del Carlo Felice. Dagli anni sessanta, la manifestazione divenne regolare, svolgendosi in due edizioni, una primaverile ed una natalizia, salvo la breve parentesi in piazza della Vittoria (1964). Dal 1965 in poi, l'infaticabile opera dell'editore Renzo Tolozzi e del bancarellaio Mario Zolezi inaugurò uno dei periodi più prolifici e profondi. Erano gli anni in cui fu istituito il premio «Caffaro» (1967), la cui prima edizione fu vinta da Mario Labò, con il volume I palazzi di Genova di P.P. Rubens. Tra i frequentatori della Fiera c'erano scrittori famosi, giornalisti, attori: Indro Montanelli, Giulio Bedeschi, Alberto Bevilacqua, Renato Rascel, Terzoli e Vaime e l'allora Presidente della Camera Sandro Pertini. Negli anni settanta, sono celebri i «lenzuoli» a strisce dell'artista francese Daniel Buren, sotto la gestione del libraio Piero Gelatti. Poi, la gestione passò al «Centro di Diffusione del Libro» dell'ex bancarellaio Luciano Rimondi e Stefano Mantelli. Nel 1990 la Fiera del Libro fu gestita dall'associazione Assolibro. Dal 1º al 31 dicembre 1990 la Fiera organizzò in piazza Piccapietra la 1ª Mostra Mercato della Piccola Editoria. Sotto un gigantesco tendone da circo, per un mese, anche i piccoli editori ebbero un «piccolo» periodo di gloria, che purtroppo non venne più replicato, per colpa di alcuni librai del nuovo, che videro nell'operazione un danno economico. Ma non vedevano lontano: se, effettivamente, è vero che per un mese avrebbero diminuito le vendite dei piccoli editori, poi, nei rimanenti 11 mesi, avrebbero ricavato un guadagno maggiore.

La Fiera era un evento straordinario per il lettore medio e soprattutto per quello specializzato. Si trovavano libri nuovi, libri remainder's, libri usati, libri antichi, stampe, cartoline, manifesti, curiosità cartacee. Fin dall'apertura la gente si gettava con straordinaria avidità sui banchi per trovare occasioni, libri esauriti ma anche le novità. Bisognava fare la coda per ottenere la visibilità del banco. Ma con l'arrivo in città dei colossi del libro, Feltrinelli, Mondadori e infine FNAC, la Fiera ha cominciato a perdere clienti, soprattutto nel settore del libro nuovo. In genere, l'acquisto del libro sulla bancarella è un acquisto d'impulso. Uno passa, lo vede, lo consulta, lo compra. Non deve entrare, non è costretto a comprare. Le vecchie librerie tenevano lontani i timidi, gli incerti. Quando eri dentro e il commesso ti chiedeva che cosa cercavi, per timore, finivi per comprare lo stesso. Ma una seconda volta non saresti più entrato. Con la nascita, però, del negozio stile supermercato, tipo Mondadori, anche i più timidi avrebbero potuto entrare, curiosare e non comprare. Oggi, la parte portante della Fiera è il libro d’occasione, usato e di modernariato.

Tra i più vecchi partecipanti (oltre i 20-30 anni) possiamo ricordare Gaetano Invelenato, Marco Rimondi, Vincenzo D’Amore, Bruno Bontempi, Severino Valdenassi, Diego Meldi, Piero Gelatti. Essi continuano la tradizione del libro itinerante, che in Liguria ha avuto come centro fondamentale la cittadina di Pontremoli, dove ancora oggi si vota per il Premio Bancarella.

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Storia dell'editoria italiana

L'editoria italiana, dopo le prime esperienze dei librai, tipografi ed editori dell'età moderna, ha visto la sua prima fase di sviluppo nei primi decenni dell'Ottocento, periodo nel quale si sono delineate alcune caratteristiche presenti tutt'oggi nell'editoria italiana.

Le prime esperienze editoriali, vicine alla concezione moderna di editoria, si sono avute in Italia a Venezia, a cavallo tra il XV ed il XVI secolo, ad opera di Aldo Manuzio. Oltre a lui, sono ben noti altri editori del Cinquecento, quali Nicolò d'Aristotele detto Zoppino o Francesco Marcolini da Forlì, anch'essi attivi a Venezia. A partire da quella fase ancora embrionale della produzione libraria "a stampa", grazie all'invenzione della tipografia, è proprio la Repubblica di Venezia a distinguersi per la maggiore produzione libraria.

La produzione libraria italiana, dopo l'esperienza di Manuzio, rimase tuttavia racchiusa al livello di artigianato a conduzione familiare, con la figura del libraio-editore del Settecento. Il libraio-editore era colui che basava la sua attività prevalentemente nello scambio librario, sfruttando i contatti con gli altri librai per la diffusione di alcune stampe proprie, economicamente non rilevanti per la sua attività.

Nella seconda metà del XVIII secolo il panorama del libro in Italia gode di buona salute, con la riorganizzazione di varie biblioteche, il rinnovamento di accademie e la nascita dei primi gabinetti e caffè dedicati alla lettura. I libri di qualità, soprattutto antichi, abbondano, anche se il pubblico dei lettori è estremamente ridotto.

Nel versante non erudito, la pubblicazione, da parte di tipografi artigiani, si limita prevalentemente ad almanacchi e lunari di scarsa qualità, nonché a numerosi libri di preghiera ed altre pubblicazioni su commissione degli enti ecclesiastici o dei governi.

Per l'Italia, come per altri paesi europei ma con forti ritardi rispetto a Francia, Gran Bretagna e Germania, il XIX secolo ha portato la modernizzazione progressiva dell'editoria, fino al decollo definitivo.

In Italia i primi grandi cambiamenti nel panorama librario e della stampa avvengono nel periodo napoleonico, con l'occupazione delle truppe napoleoniche di tutta la penisola, ad esclusione della Sicilia (1805 - 1814 circa). In questa fase il nuovo regime decretò la libertà di stampa, con la fine della censura preventiva, di quella del clero e l'affidamento della censura repressiva ad organi di polizia. Inoltre l'abbattimento delle molte barriere doganali nella penisola diede la possibilità ai librai-tipografi di commerciare più ampiamente i loro libri, e l'istruzione elementare obbligatoria pose le basi per un futuro allargamento del pubblico dei lettori (all'epoca ridottissimo) e per la nascita di un mercato di testi scolastici.

Il regime napoleonico cambiò anche i rapporti interni al mercato librario, favorendo la competizione e tentando di accentrare la produzione libraria in città come Torino, Milano, Firenze e Napoli, a discapito di Genova, Bologna, Venezia (fino all'epoca centro editoriale fondamentale), gli Abruzzi e le Puglie. A Roma la breve parentesi napoleonica non solo non riuscì ad introdurre tali elementi di modernizzazione, ma provocò gravi depauperamenti alle tipografie pontificie.

La restaurazione del 1815 riportò la penisola in una fase di chiusura, con il ripristino delle barriere doganali e l'irrigidimento della censura. Tuttavia, almeno in determinate aree (Torino, Milano e Firenze), non fu reintrodotta la censura preventiva, e comunque l'altra conquista, l'istruzione, se pur con difficoltà non fu messa in discussione.

In questa fase si distinguono le prime iniziative editoriali in senso moderno, e si distinguono alcuni tra gli editori che per lungimiranza e senso del mestiere si porranno all'avanguardia della futura editoria italiana.

Negli anni '30 apre a Firenze un altro libraio straniero, Felice Le Monnier; la casa editrice Le Monnier, che si svilupperà, sarà fino all'Unità d'Italia tra le più avanzate, insieme a quella di Giuseppe Pomba. Le Monnier rientra in quel primo gruppo di editori accomunati dallo spirito imprenditoriale e dal forte senso del ruolo dell'editore.

La componente più avanzata dell'editoria italiana, fino all'Unità d'Italia, spinse sempre i governanti a favore di una serie di riforme che favorissero il mercato librario.

In quegli anni si delinea una delle caratteristiche proprie del panorama editoriale italiano: la frammentazione. Accanto a (poche) case editrici maggiori, che cominciavano a tentare vere iniziative imprenditoriali, stava una quantità di piccole stamperie, librai editori, tipografie etc, attive a livello locale per produzioni minori.

Con Venezia in completo declino, in questi anni emerge Milano (con una parentesi negli anni venti e trenta), caratterizzata però da una serie di iniziative editoriali piccole e dall'elevato tasso di mortalità. In questa città si distingue Antonio Fortunato Stella, vecchio editore trasferitosi da Venezia, che porta avanti una linea editoriale assai prudente.

Verso gli anni quaranta si assiste ad un progressivo sviluppo tecnologico dei principali esponenti dell'editoria, che iniziano a delineare meglio la figura dell'editore. Inoltre è di quegli anni l'accordo sul diritto d'autore tra i Savoia e l'Austria, che viene successivamente adottato anche dagli altri Stati della penisola.

Il biennio rivoluzionario del 1848-49 vedeva un preponderante aumento della produzione di periodici informativi, anche a scapito del libro, e la successiva restaurazione portava con se una chiusura ferrea, con una censura anche più rigida di quella del XVIII secolo.

Intorno agli anni '30 sono piuttosto diffuse le pubblicazioni di basso livello, prevalentemente almanacchi e lunari, che escono in gran numero, con tirature anche fino a 10-15mila copie. Sono piuttosto diffuse anche le strenne, pubblicazioni costose ma di bassa qualità.

Un libro poteva uscire con tirature fino a mille copie, ma alcuni esemplari di successo raggiunsero le 5-6mila. In questo periodo si diffonde anche il periodico, iniziativa editoriale meno impegnativa e costosa, raggiungeva all'epoca una tiratura modesta, 300-600 copie, fino alle mille copie di un periodico di successo.

Con l'Unità d'Italia, da molti editori vista come l'unica possibile soluzione ai problemi dell'editoria italiana, il settore editoriale registrò una vera e propria esplosione.

Vennero infatti meno alcuni dei problemi che avevano rallentato la crescita: le barriere doganali, con gli alti dazi, vengono meno; gli editori si ritrovano così ad operare in un unico, vasto mercato nazionale. Viene meno anche la dura censura ed i forti programmi di scolarizzazione che il governo intende perseguire, se non risolvono il problema dell'analfabetismo e dei pochi lettori, creano forti esigenze di una adeguata produzione scolastica (libri di testo, sussidiari, grammatiche, ma anche ausili didattici come carte geografiche etc.).

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Source : Wikipedia