Ebraismo

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Inviato da david 27/02/2009 @ 22:03

Tags : ebraismo, religione, società

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Ebraismo ortodosso

L'Ebraismo Ortodosso segue le leggi della Torah scritta e di quella orale, ricevute da Mosè direttamente da Dio sul Monte Sinai, nell'anno 2448 del calendario ebraico.

Il termine è stato coniato in seguito alle nuove forme di ebraismo venutesi a creare dall'inizio del XIX secolo.

Oggigiorno il termine Ortodosso si riferisce alle legge, alla tradizione e alla religione ebraica, rimaste immutate nei secoli.

Le comunità ortodosse sono la maggioranza in Europa e in Israele, mentre rappresentano invece una minoranza della realtà ebraica statunitense.

In Italia l'Unione delle comunità ebraiche raccoglie solo comunità ebraiche ortodosse. Nel paese sono comunque presenti anche comunità dell'ebraismo riformato.

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Omosessualità ed Ebraismo

L'argomento dell'omosessualità nella religione ebraica affonda le sue radici nel libro del Levitico, che fa parte dell'Antico Testamento e che descrive i rapporti sessuali tra uomini un «abominio», punibili come un crimine capitale, anche se oggi non esiste nessun tribunale rabbinico Halachah halakiha che possa infliggere la sentenza prevista. La visione storica prevalente tra gli ebrei è stata di considerare i rapporti omosessuali immorali e peccaminosi, a sostegno della categorica proibizione riportata sulla Torah. Tuttavia l'argomento è stato origine di dispute tra i moderni movimenti ebraici e ha condotto a numerosi dibattiti e divisioni.

Il termine to'eva è normalmente tradotto come «abominio» ed è utilizzato all'interno del testo sacro in riferimento a diversi atti proibiti che includiono l'incesto, l'idolatria, il cibarsi di animali impuri e l'ingiustizia economica. Nel contesto delle proibizioni sessuali il termine della Torah è anche interpretatato come la contrazione delle parole to'eh ata vah, che significano «deviate da ciò che è naturale».

Tuttavia, anche nel periodo biblico, fu probabilmente difficile comminare condanne che conducessero a questa punizione prescritta e, in ogni caso, la tradizione rabbinica recepì da subito che il sistema di crimini capitali presenti nella Torah non era più da utilizzarsi, rifacendosi, invece, alla proibizione toraica del Lo tikrevu legalot ervah - Levitico 18:6 - («non ti avvicinerai ad un consanguineo per commettere un'offesa sessuale») per vietare tutti gli atti che possano condurre ad una relazione sessuale proibita e prescrive la punizione della fustigazione. Nonostante le interpretazioni, la severità della pena prevista può essere considerata come un'importante traccia di come l'atto veniva percepito ai tempi biblici. Non esistono indicazioni su nessuna fonte ebraica che siano mai state comminate sentenze di morte per rapporti sessuali tra uomini.

La legge orale (Sifra Aharei Mot 8:8-9, approfondimento in inglese) spiega il verso con le presunte abitudini egiziane di matrimoni tra donne, di matrimoni tra uomo, donna e figlia di lei e di matrimoni tra un uomo e due donne. Il Talmud, rifacendosi a questa interpretazione, vieta il lesbismo. Come tutte le proibizione rabbiniche, il contravventore è passibile di fustigazione. Il comportamento omosessuale femminile, non coinvolgendo una penetrazione penica, viene però considerato meno grave della condotta omosessuale maschile.

Le fonti classiche dell'ortodossia ebraica non menzionano specificamente che un' attrazione omosessuale sia intrinsecamente peccaminosa, anche se la considerano innaturale. Tuttavia colui che abbia rapporti sessuali omosessuali lascia che le sue attrazioni innaturali trovino il loro compimento, ed è quindi responsabile davanti a Dio per le sue azioni. Se egli fa teshuva (pentimento), ad esempio cessando le azioni immorali, pentendosi di quello che ha fatto, scusandosi con Dio e facendo voti di non ripetere mai più tali comportamenti, egli può essere perdonato da Dio (in modo simile a tutti gli altri crimini capitali, salvo l'omicidio).

Nell'annuario 1974 dell' Encyclopedia, il rabbino Norman Lamm, dell'Università Yeshiva di New York ed esponente dell'ortodossia moderna, scrisse qualcosa di differente. Lamm era più informato delle ricerche scientifiche e psicologiche dei primi anni '70 sull'omosessualità. Pur riconoscendo le parole della Torah che definiscono «abominio» l'omosessualità, sulla base delle sue conoscenze Lamm, fu incline a considerarla come prodotto di una condizione psicologica dell'adolescente nei rapporti con i suoi genitori. Vista in questa maniera, l'omosessualità poteva essere ridefinita come un atto effettuato irrazionalmente, e sarebbe stato sbagliato perseguitare o giudicare gli omosessuali per le loro azioni.

Il punto di vista del rabbino Lamm ha, negli anni, acquisito credito nella moderna ortodossia ebraica, mentre viene ampiamente rifiutato dall' ordotossia Haredi (conosciuta anche come ebraismo ultra-ortodosso). La comunità Haredi vede in queste recenti rivalutazioni una manipolazione della legge ebraica per scopi politici, e non mostra nessun segno di accettare l'omosessualità.

Nonostante questa visione più liberale, l'ebraismo conservatore vieta l'ordinazione rabbinica e matrimoni ed unioni civili tra omosessuali.

Tuttavia una significativa minoranza dell'ebraismo conservatore, che include un crescente numero di rabbini, crede che bisognerebbe cambiare la posizione ebraica sull'omosessualità riportandola entro i limiti definiti dall' Halakhah. I sostenitori di questa visione includono i rabbini Elliot N. Dorff, Harold M. Schulweis, Jacob Neusner, Bradley Shavit Artson, Ayelet Cohen, J. Rolando Matalon, Marcelo R. Bronstein, Simchah Roth, Leonard Gordon e Joel Alter.

Anche se la posizione ufficiale del movimento conservatore è che le relazioni omosessuali sono una violazione della legge ebraica, il movimento generalmente non vede tali violazioni come più o meno serie rispetto ad altre, che molti dei suoi membri potrebbero violare, come spendere soldi nel Shabbat (il sabato) o mangiare cibo non-kosher. Per questo, non c'è motivo logico per vedere l'omosessualità in modo diferente dal comportamento di qualsiasi altro ebreo che non è pienamente osservante della legge e della tradizione ebraica.

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Ebraismo in Africa

Le prime testimonianze della presenza del'ebraismo in Africa sono contenute nei papiri di Elefantina risalenti al V secolo a.C.. Già dal tempo della nascita di Gesù viveva in Nord Africa una numerosa comunità a seguito della diaspora, il cui centro principale era Alessandria d'Egitto. Successivamente il giudaismo penetrò anche nell'interno, soprattutto nelle oasi del Sahara e nel Sudan.

Fin dall'antichità, comunque, molti Berberi del Nordafrica professavano la religione ebraica. L'esponente più famoso fu la Kahina, che combatté contro le prime invasioni arabe al comando della tribù berbera giudaizzata dei Ğerawa.

L'esempio più noto di ebrei africani è quello dei Falasha dell'Etiopia, che etnicamente appartengono agli Agau. Il loro giudaismo è di tipo particolare, poiché essi riconoscono come dottrina e come culto soltanto il Pentateuco, ignorando inoltre l'Ebraico ed utilizzando invece il ge'ez (etiopico arcaico) come lingua di culto. È improbabile il rapporto tra i Falasha e le antiche comunità ebraiche egiziane, mentre è consistente il loro legame con le comunità dell'Arabia meridionale prima dell'avvento dell'Islam.

Durante il periodo del colonialismo, ebrei europei ed americani si stabilirono prevalentemente nelle grandi città africane, soprattutto in Sud Africa, mantenendo credenze religiose dei paesi di provenienza.

Quando l'ebraismo conservò le sue caratteristiche intatte, tra cui il rigoroso monoteismo, solo con difficoltà superò le disparità con le religioni di tipo naturistico, rimanendo comunque estranea anche alle altre religioni monoteistiche. Ciò, associato ad un complesso di segni distintivi, causò anche in Africa persecuzioni fino a tempi recenti.

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Source : Wikipedia