Donald Tusk

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Inviato da maria 29/04/2009 @ 02:07

Tags : donald tusk, polonia, europa, esteri

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Storia della Polonia

Bicchiere imbutiforme

Voce principale: Polonia.

Nel periodo immediatamente successivo alla sua emersione, nel X secolo, la nazione polacca venne guidata da una serie di decisi governanti che portarono alla conversione dei Polacchi al Cristianesimo, crearono un solido stato nell'Europa Centrale e integrarono la Polonia nella cultura europea. Formidabili nemici e la frammentazione interna erosero questa struttura iniziale nel corso del XIII secolo, ma il consolidamento seguito nel XIV secolo gettò le basi per il successivo potente regno polacco.

A partire dal granduca lituano Jogaila, divenuto re di Polonia con il nome di Ladislao II la dinastia degli Jagelloni (1385-1569) costituì l'Unione Polacco-Lituana, che si rivelò positiva sia per i Polacchi che per i Lituani e che giocò un ruolo dominante in uno dei più potenti imperi europei dei successivi tre secoli. L'atto conosciuto come Nihil novi, adottato dal parlamento polacco (Sejm) nel 1505 trasferì gran parte del potere legislativo del monarca al parlamento stesso. Questo evento segnò l'inizio del periodo conosciuto come "Democrazia dei Nobili" (in polacco Rzeczpospolita szlachecka con il primo termine coniato sul latino res publica), in cui lo stato fu governato dai "liberi ed uguali" della nobiltà polacca (szlachta) con quella che viene definita la "Libertà Dorata". L'Unione di Lublino del 1569 stabilì la Confederazione Polacco-Lituana come un elemento di primaria importanza nella politica europea e come una vivace entità culturale. Nel 1596 l'Unione di Brest stabilì un compromesso anche di tipo religioso: le regioni slave dell'attuale Bielorussia e Ucraina accettavano di far parte della Chiesa uniata, con dogmi cattolici e riconoscimento dell'autorità papale, ma continuando a mantenere il rito bizantino.

Entro il XVIII secolo la "Democrazia dei Nobili" si andò lentamente trasformando in anarchia, basata sul principio del liberum vetum (l'opposizione anche di un solo nobile paralizzava le deliberazioni del Parlamento) rendendo la Confederazione, un tempo potente, facile preda agli interventi stranieri. Il paese venne infine spartito tra gli stati confinanti di Prussia, Russia e Austria e definitivamente cancellato dalle carte geografiche nel 1795. Sebbene la maggioranza dei nobili accettò la fine della Confederazione, l'idea dell'indipendenza della Polonia restò viva e alimentata dagli eventi sia interni che esterni per tutto il XIX secolo.

La collocazione della Polonia nel centro dell'Europa divenne particolarmente significativa in un periodo in cui sia la Prussia che la Russia erano fortemente coinvolte nelle alleanze e rivalità europee e in cui le nazioni moderne si andarono stabilendo sull'intero continente. La Polonia ottenne nuovamente la propria indipendenza nel 1918, ma la Seconda Repubblica Polacca fu eliminata da Germania e Unione Sovietica con l'invasione della Polonia del 1939, con la quale iniziò la seconda guerra mondiale. Il governo polacco in esilio non si arrese e contribuì alla liberazione dall'occupazione nazista, che avvenne ad opera dell'Armata Rossa sovietica.

Venne creata la Repubblica Popolare Polacca, uno stato satellite dell'Unione Sovietica, ma alla fine degli anni ottanta si sviluppò il movimento riformatore di Solidarnosc, che riuscì ad imporre una pacifica transizione alla democrazia e alla formazione della Terza Repubblica Polacca.

I territori sotto la sovranità della Polonia si sono fortemente modificati nel corso della sua storia millenaria: nel XVI secolo la Confederazione Polacco-Lituana fu il secondo stato d'Europa per estensione dopo la Russia, e i suoi confini si spostarono in modo consistente, sia con la sua rifondazione nel 1918, sia dopo la seconda guerra mondiale.

Lo stanziamento umano nel territorio polacco avvenne più tardi che in altre regioni dal clima più caldo e fu sempre condizionato durante il Paleolitico dall'andamento delle glaciazioni. Al Paleolitico inferiore si riferiscono i più antichi resti umani (homo erectus), risalenti a 500.000 anni fa (fiume San, presso Trzebnica), a quello medio la cultura neanderthaliana di Micoquien-Prądnik.

Nel Mesolitico (9000 - 5000 a.C.), in seguito al riscaldamento del clima, si diffusero gli insediamenti umani, basati su un'economia di caccia e raccolta.

Il Neolitico si diffuse con la cultura danubiana lungo le valli dei fiumi e fino al mar Baltico con l'arrivo di una prima ondata migratoria di popolazioni provenienti dall'area danubiana intorno alla metà del VI millennio a.C., affiancandosi alla continuazione delle precedenti culture mesolitiche (cultura della ceramica a banda lineare, in tedesco Linearbandkeramik e in inglese linear band pottery, che sopravvisse per circa mille anni fino al 4600 a.C.). Con la successiva ondata migratoria intorno alla fine del millennio si diffuse nel bacino dell'Oder la cultura della ceramica decorata "a punzone" (in tedesco Stichbandkeramik e in inglese stroked pottery), mentre nel bacino della Vistola apparvero la cultura Polgár e la cultura Lengyel (4400 - 4000 a.C.).

Per circa un millennio le locali culture mesolitiche assimilarono lentamente le innovazioni, dall'uso della ceramica, all'introduzione dell'allevamento. La cultura di Malice (nei pressi di Sandomierz), una cultura locale di coltivatori, si sviluppò nella Polonia meridionale tra il V millennio a.C. e il 3800 a.C. e si diffuse quindi verso sud.

Nella seconda metà del V millennio nella parte nord-occidentale, lungo le coste del mar Baltico si sviluppò la cultura di Ertebølle, a cui fece seguito, a partire da circa il 4400 a.C. cultura del bicchiere imbutiforme, collegata a strutture di tipo megalitico.

Nella prima metà del IV millennio a.C. si sviluppò nella pianura polacca la cultura dell'anfora globulare, che proseguì fino a circa il 2400 a.C. Tra il 3200 a.C. e il 2600 a.C. si distinse la cultura di Baden, caratterizzata da ceramica con tipici ornamenti sporgenti radiali. La cultura della ceramica cordata si diffuse nel corso del IV millennio a.C., proveniente dalle steppe lungo le coste del Mar Nero. Nella sua area settentrionale se ne distinse la cultura di Rzucew, presso Puck. Nella seconda metà del III millennio a.C., tra il 2500 e il 1900 a.C. si diffuse la cultura del bicchiere campaniforme, proveniente dalla penisola iberica, che qui raggiunse il punto più orientale della sua espansione.

L'età del bronzo si diffuse con la cultura di Únětice nella Polonia occidentale tra il 2200 e il 1600 a.C., sviluppatasi sulle radici della cultura della ceramica cordata e con influenze dalla cultura del bicchiere campaniforme, in contatto con le evolute culture della zona dei Carpazi, dell'area greca e del Medio Oriente. Venne, quindi, rimpiazzata dalla cultura dei tumuli, che si diffuse nella Polonia occidentale tra il 1700 e il 1400 a.C. e fu, quindi, rimpiazzata dalla cultura lusaziana, parte della cultura dei campi d'urne tra il 1450 e il 750 a.C.

La cultura di Piliny (tra il 1500 e il 1200 a.C. interessò la Polonia meridionale. Più ad est, nella Polonia meridionale e in Mazovia, si sviluppò la cultura di Mierzanowice (presso Opatów) e più ad oriente la cultura di Strzyżów (presso Hrubieszów), nel primo periodo dell'età del bronzo polacca (2300 - 1600 a.C.). Queste due culture furono sostituite dalla cultura di Trzciniec (presso Puławy, 1700 - 1100 a.C.), che rappresenta il secondo e terzo periodo dell'età del bronzo polacca.

La cultura lusaziana proseguì con l'inizio dell'età del ferro e si sviluppò, quindi, la cultura pomeranica, che ebbe come centro il corso inferiore della Vistola nel VII e VI secolo a.C. Si ebbero, successivamente, l'arrivo di popolazioni celtiche e germaniche.

Secondo la mitologia, gli Slavi avrebbero avuto come antenati tre fratelli, Lech, Czech e Rus, che partiti dalle foreste dell'Europa centrale sarebbero partiti in tre direzioni diverse, dando origine, rispettivamente, alle nazioni della Polonia, della Boemia e della Rutenia. La leggenda riflette la migrazione verso occidente delle tribù slave che si verificò, a partire dal V secolo, in corrispondenza con il collasso dell'Impero Romano d'Occidente, e del loro lento differenziarsi.

Nel territorio polacco gli Slavi si stanziarono nella seconda metà del V secolo nel corso superiore della Vistola e nella Polonia sud-orientale, provenienti dalla regione del corso superiore e medio del fiume Dnepr, e si diffusero, quindi, verso nord ed ovest nel corso del VI secolo, mentre i territori a nord-est rimasero popolati da tribù baltiche.

Al VII secolo risalgono i più antichi centri fortificati (gród) conosciuti e nel corso dell'VIII secolo alcune tribù formarono piccoli stati che progressivamente formarono coalizioni più grandi: tra questi i Vistolani, con i centri di Cracovia e Wiślica e i Polani, con i centri di Gniezno e Poznań. Nel X secolo si ebbe un periodo di espansione e di nuove costruzioni, che portò alla formazione dello stato polacco.

In mancanza di nomi storici, le successive cronache inventarono le figure di Krakus (o Krak) e di sua figlia Wanda, della tribù dei Vistolani, fondatori di Cracovia sulla collina di Wawel. La cronaca della Vita di san Metodio cita, senza darne il nome, un principe pagano dei Vistolani che fu convertito al Cristianesimo. Più a nord i Polani sarebbero stati governati da Popiel, ultimo rappresentante di una dinastia reale che fu rimpiazzata dalla dinastia dei Piast, per la quale le cronache del XII secolo forniscono i nomi dei primi re: Piast, Siemowit, Lestek, Siemomysł ed, infine, Mieszko I.

I Polani, di cui abbiamo menzione per la prima volta nelle cronache risalenti al X secolo dallo storico Ibrahim ibn Jakub, facevano parte della popolazione dei Cechi. Questa popolazione si stanziò in Slesia lungo il fiume Oder dove i sovrani germanici avevano affermato il dominio dei duchi di Moravia e Boemia.

Nel 966 l'Imperatore Ottone I il Grande affidò il titolo ducale al condottiero dei Polani, Mieszko I. Mieszko, nato intorno al 930, divenne principe della tribù dei Polani all'incirca nell'anno 962 e adottò il cristianesimo nel 966, a seguito del suo matrimonio con la principessa ceca Dubrawka. Mieszko giurò fedeltà all'imperatore in cambio del possesso delle terre da lui governate.

Alcuni storici hanno ipotizzato per Mieszko origini scandinave, anziché slave, basandosi su uno dei primi documenti scritti riguardo a questo principe, il Dagome Iudex, ove egli viene citato con il nome di Dagome, che potrebbe essere una deformazione del nome scandinavo Dago. Alcune armi rinvenute in Polonia e datate all'epoca di Mieszko sembrano essere di provenienza scandinava, sebbene gli archeologi odierni siano generalmente scettici, e non vi sia traccia della tipica architettura scandinava tra i resti dei più antichi edifici polacchi.

Il successore di Mieszko Boleslao I il Coraggioso (Bolesław I Chrobry) espanse lo stato e gli diede riconoscimento internazionale con l'incontro sulla tomba di san Adalberto con l'imperatore del Sacro romano impero. Questi gli conferì nell'anno 1025 il titolo di re.

I sovrani delle province del Sacro Romano Impero, soprattutto i Sassoni, intrapresero una politica di espansione verso oriente nota agli storici come Drang nach Osten. Le prime popolazioni ad essere oggetto di questa espansione territoriale furono le popolazioni slave vicine dei Polani, i Sorbi ed i Polabiani. Fu così che la Polonia, alleata del Sacro Romano Impero, dovette prepararsi a fronteggiare l'imminente invasione di altri popoli germanici.

Alla morte del re Boleslao III Boccastorta (1138) la Polonia venne divisa tra i suoi figli in molti principati e rimase in queste condizioni per 192 anni. In questo periodo, precisamente nel 1241, la Polonia si trovò ad essere invasa dall'Orda d'Oro mongola.

Dopo due secoli di frammentazione, il periodo della dissoluzione feudale finì quando Ladislao I il Breve, incoronato nel 1320, unì i vari principati nel Regno di Polonia. Il figlio, Casimiro III il Grande, morto nel 1370, l'ultimo della dinastia Piast, rafforzò enormemente lo stato polacco, sia al suo interno che nel rapporto con gli altri stati. Riuscì a mettere a tacere le pretese dell'ordine Teutonico cedendo ad esso la Pomerania. Fra i vari interventi finalizzati alla creazione di un'accentrata monarchia nazionale, ricordiamo la fondazione dell'università di Cracovia; una redazione legificante delle consuetudini vigenti nel regno; l'istituzione di un tribunale centrale.

Inoltre il regno di Polonia viene successivamente governato in unione personale con altri Stati: Ungheria, Boemia, Sverzia, Sassonia e, per un periodo più lungo, anche la Lituania.

L'unione personale con il Granducato di Lituania a nord-est costruì i presupposti per l'estensione del potere polacco ad est e della creazione (con l'Unione di Lublino del 1569) della Confederazione Polacco-Lituana, che si estendeva dal Mar Baltico e dai Carpazi fino all'attuale Bielorussia e all'Ucraina occidentale e centrale (che prima erano state parte del Rus' di Kiev). I sudditi polacchi godevano di grandi libertà e un sistema parlamentare, anche se i benefici di quest'ultimo erano limitati alla szlachta (nobiltà).

Nel nord-ovest, i Cavalieri Teutonici, sotto il controllo della Prussia dal XIII secolo, furono sconfitti con la forza combinata dei polacchi e dei lituani nella Battaglia di Grunwald nel 1410, e nella successiva guerra dei tredici anni. Con la Pace di Toruń del 1466 essi dovettero cedere la metà occidentale del loro territorio alla corona polacca (le aree che prenderanno poi il nome di Prussia Reale) e di accettare la sovranità polacco-lituana sulla parte restante del territorio (il futuro Ducato di Prussia).

Durante questo periodo, la Polonia divenne la nazione in cui abitava la più grande popolazione europea di ebrei, dato che le leggi reali garantivano la sicurezza agli ebrei e la libertà religiosa, in contrasto alle persecuzioni religiose dell'Europa occidentale. Questa persecuzione di intensificò a seguito della Morte Nera del 1348-'49, quando alcuni nell'Europa occidentale attruibuirono agli ebrei la colpa della peste. Gran parte della Polonia fu risparmiata da questa ondata persecutoria, pertanto, l'immigrazione ebraica portò importanti contributi e abilità nello stato polacco. Il maggiore incremento della popolazione ebraica avvenne nel XVIII secolo, quando gli ebrei costituivano il 7% della popolazione. In generale, i Re di Polonia e la szlachta (i nobili) erano favorevoli alla presenza degli ebrei, mentre i contadini e i cattolici no.

Voce principale: Confederazione Polacco-Lituana.

Durante la Confederazione Polacco-Lituana, nel XVI secolo, la Polonia divenne una monarchia elettiva, nella quale il re era eletto dalla nobiltà ereditaria. Questo re avrebbe avuto le funzioni del monarca fino alla morte, a seguito della quale si sarebbe tenuta un'altra elezione.

Nel 1572 il re polacco Sigimondo II morì senza eredi; all'epoca la Polonia non aveva regole per la scelta del futuro re, se succedeva che un monarca morisse senza lasciare eredi. Ci volle un lungo periodo per decidere come eleggere il nuovo sovrano: finalmente, dopo un lungo dibattito, si decise di lasciare che fosse l'intera nobiltà polacca a decidere chi sarebbe stato il nuovo re. Tutti i nobili dovevano riunirsi presso Varsavia e votare in "libere elezioni". Non si tenevano comunque elezioni ogni due o quattro anni come nelle nazioni odierne; si votata invece solo dopo la morte di ogni sovrano.

Le prime elezioni polacche si tennero nel 1573. C'erano quattro possibili candidati alla carica di sovrano, ed erano Enrico di Valois (Henryk Walezy), fratello di Carlo IX di Francia, lo zar russo Ivan IV "il Terribile", l'Arciduca Ernesto d'Austria, della dinastia Asburgo, e il re di Svezia Giovanni Vasa III. Enrico di Valois fu il vincitore, eletto da un'assemblea molto disordinata; la ragione di questo disordine era nel fatto che un gran numero di persone erano giunte per eleggere il nuovo re. Solo dopo quattro mesi di regno, però, Enrico venne a conoscenza della morte del fratello, quindi tornò in Francia per essere incononato come Enrico III. Questa notizia sorprese tutta la nazione, in quanto la Polonia aveva un'economia migliore di quella francese all'epoca.

Dal 1569 la Confederazione Polacco-Lituana affrontò una serie di invasioni tartare, il cui scopo era quello di catturare schiavi. Le aree di confine a sud-est furono in uno stato di belligeranza semicontinua fino al XVIII secolo. Alcuni ricercatori hanno stimato che nel complesso, durante il periodo del Khanato di Crimea furono catturate più di 3 milioni di persone, principalmente ucraini, ma anche russi, bielorussi e polacchi.

Nel 1593, 1626, 1637-1638 e 1648-1654 si verificarono diverse rivolte cosacche. L'ultima, condotta da Bohdan Khmelnytsky durò circa sei anni. In seguito alle richieste degli ucraini, l'Ucraina fu posta sotto la protezione della Russia; l'accordo fu stipulato nel gennaio del 1654 nella città di Pereyaslavl (Ucraina). Questa rottura portò a una nuova guerra russo-polacca che durò dal 1654 al 1667; alla fine del conflitto, le parti siglarono un accordo nel villaggio di Andrusovo (presso Smolensk), secondo il quale l'Ucraina orientale apparteneva ora alla Russia (con un alto grado di autonomia interna ed un esercito proprio).

La Polonia smise di eleggere i propri re dopo le Spartizioni della Polonia. I re eletti in ordine cronologico furono: Enrico di Valois, Stefan Batory, Zygmunt Waza III, Wladyslaw Waza IV, Jan Kazmierz Waza, Michał I (Wiśniowiecki), Jan III (Sobieski), Augusto II "il Forte", Stanisław I (Leszczyński), Augusto III e, per ultimo, Stanisław II August (Poniatowski).

La Confederazione Polacco-Lituana, a seguito dell'Unione di Lublino, divenne uno stato che si differenziava dalle altre monarchie assolute che vigevano in Europa: il suo sistema politico quasi-democratico della Libertà dorata, anche se limitato alla sola nobiltà, fu senza precedenti nella storia dell'Europa.

La serie di battaglie per il potere tra la bassa nobiltà, l'alta noblità e le elezioni dei sovrani erosero gradualmente le funzioni del governo e la sua autorità. Dopo una serie di guerre devastanti nella metà del XVII secolo, la Confederazione smise di esercitare un influente ruolo politico nel continente. La sua economia e la sua crescita furono ulteriormente danneggiate dall'utiilizzo, da parte della nobiltà, dell'agricoltura e della schiavitù, il che fece ritardare l'industrializzazione della nazione. Con l'inizio del XVIII secolo, la Confederazione, il maggiore stato europeo, era completamente sopraffatto dalle potenze confinanti (Impero russo, Prussia e Austria), che interferivano nelle questioni interne a loro vantaggio.

Con l'arrivo dell'Illuminismo in Polonia, nella seconda metà del XVIII secolo, il movimento di riforma e rivitalizzazione della nazione conseguì importanti successi, culminati nell'adozione della Costituzione Polacca di Maggio, la prima Costituzione moderna codificata del continente. Le riforme che trasformarono la Confederazione in una monarchia costituzionale erano comunque viste come pericolose dagli stati confinanti, che non desideravano una rinascita della forte Confederazione. Prima che quest'ultima potesse pienamente implementare e beneficiare delle sue riforme, la nazione fu invasa dalle potenze confinanti.

Voce principale: Spartizioni della Polonia.

A seguito dell'intromissione delle potenze straniere, l'indipendenza polacca ebbe fine con la serie di spartizioni avvenute nel 1772, 1793 e 1795 da parte della Russia imperiale, della Prussia e dell'Austria; la Russia fu il Paese che ottenne la parte maggiore del territorio della Confederazione Polacco-Lituana, con quasi tutta la Lituania, eccetto la Podlachia e le terre ad ovest del fiume Niemen, la Volinia e l'Ucraina. L'Austria conquistò le popolose regioni meridionali, chiamate da allora Galizia e Lodomeria, chiamate come il ducato di Halicz e Volodymyr (il ducato era stato brevemente occupato dall'Ungheria dal 1372 al 1399, e gli Asburgo sostennero di averlo ereditato dai re ungheresi, nonostante il fatto che Volodymyr non fosse parte della Galizia). Nel 1795 l'Austria conquistò anche le terre tra Cracovia e Varsavia ed i territori lituani del nord-est (Augustów, Mariampol) e la Podlachia. L'ultimo tentativo eroico di difendere l'indipendenza della Polonia fu una rivolta popolare del 1794 condotta da Tadeusz Kościuszko, anche se questa fu subito stroncata.

Dopo la sconfitta della Prussia da parte dell'imperatore francese Napoleone Bonaparte fu istituito di nuovo uno stato polacco, sotto tutela francese, detto Ducato di Varsavia. Quando l'Austria fu sconfitta nel 1809, al ducato fu aggiunta la Lodomeria, cosicché lo stato raggiunse una popolazione di 3,75 milioni, un quarto dell'ex Confederazione Polacco-Lituana. I nazionalisti polacchi rimasero tra gli alleati della Francia quando la guerra si metteva male per lo stato polacco, inaugurando una diplomazia che continuò fino al XX secolo.

Con la sconfitta napoleonica, il Congresso di Vienna del 1815 convertì gran parte del Ducato nel Regno del Congresso, governato dallo zar russo prima che la dinastia russa fosse deposta dal Parlamento polacco durante la guerra russo-polacca del 1830-1831. Dopo la Rivolta di gennaio del 1863, il Regno fu pienamente assorbito dalla Russia; le numerose rivolte vennero soffocate nel sangue da parte delle potenze occupanti. La forza dei patrioti polacchi, comunque, fece sì che il desiderio della conquista dell'indipendenza non si spegnesse. L'opportunità della libertà giunse solo dopo la prima guerra mondiale, quando gli stati oppressori furono sconfitti o indeboliti.

Durante la Prima guerra mondiale tutti gli alleati concordarono nella ricostituzione della Polonia come stato cuscinetto tra Germania e Unione Sovietica ed il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson la proclamò nel punto 13 dei suoi quattordici punti. Poco dopo la capitolazione della Germania nel novembre 1918, la Polonia riguadagnò l'indipendenza come Seconda Repubblica Polacca. Ad oriente però, la tensione crebbe nei confronti della Russia ora alle prese con una guerra civile. Dopo qualche tentativo diplomatico, i polacchi ruppero gli indugi, attaccando le truppe russe a Žitomir sulla strada per Kiev che sarà presa il 6 maggio. Lo scenario cambiò nel giro di un altro mese con la controffensiva sovietica; a metà di questa gli inglesi si offrirono di mediare le trattative, ma a questo punto fu la Russia Bolscevica a rifiutare e voler continuare l'offensiva che la porterà fino alle porte di Varsavia. La Polonia cambiò le sorti della guerra ancora una volta con una delle battaglie più decisive della storia, definita dai giornali dell'epoca, "il miracolo della Vistola". Nel contrattacco che ne seguì, la Polonia occupò anche parte della Bielorussia, il territorio lituano di Vilna, e la parte più occidentale dell'Ucraina. La Russia bolscevica, ancora alle prese con la propria guerra civile e con disordini interni, desistette dalla lotta, e col Trattato di Riga del 1921 riconobbe le conquiste polacche, fissando il confine russo-polacco circa 250 km più a est della linea di compromesso proposta in precedenza da Lord Curzon. Il territorio di Vilna/Vilnius, rivendicato motivatamente dalla Lituania, fu poi annesso alla Polonia nel 1922. Tali confini restarono sostanzialmente invariati fino al settembre del 1939, con l'eccezione dell'acquisizione di Cieszyn/Teschen a spese della Cecoslovacchia dopo la dissoluzione di questo stato.

La seconda repubblica polacca durò dal 1921 fino agli inizi della seconda guerra mondiale nel 1939, quando Germania e Unione Sovietica si divisero il territorio polacco tra di loro con l'invasione da ovest e da est. La Polonia era completamente impreparata di fronte alla velocità e la ferocia degli attacchi, per via del fallimento nella modernizzazione dell'esercito, pertanto la nazione soffrì molto durante questo periodo (vedi Governatorato Generale). Tra tutte le nazioni coinvolte nella guerra, la Polonia perse la percentuale maggiore di cittadini, più di 6 milioni morirono, metà dei quali ebrei polacchi. Dopo la guerra, le frontiere della Polonia vennero spinte ad ovest; il confine est retrocesso alla linea Curzon e il confine ovest spinto alla linea Oder-Neisse. Dopo lo spostamento la Polonia perse 76.000 km², il 20% del suo territorio d'anteguerra. Lo scivolamento verso ovest delle frontiere della Polonia (concomitante un rimpicciolimento della superficie nazionale) causò anche la migrazione di milioni di persone, principalmente polacchi, dalle terre cedute all'URSS, e tedeschi, dalle terre cedute alla Polonia. Al costo di tante sofferenze, la Polonia divenne, per la prima volta nella sua storia, un paese etnicamente compatto.

La vittoria dell'Unione sovietica portò un governo comunista in Polonia, come del resto in molti paesi del Blocco sovietico. Nel 1948 una svolta verso lo Stalinismo portò un altro periodo di governo totalitario. La Repubblica Popolare di Polonia, venne ufficialmente proclamata nel 1952. Nel 1956 dopo una rivolta il regime divenne più liberale, liberando molte persone dalle prigioni ed espandendo un po' le libertà personali. Gli scioperi dei lavoratori nel 1980 portarono alla formazione di un sindacato indipendente, "Solidarność", che con il tempo divenne una forza politica. Erose il dominio del partito comunista; nel 1989 vinse le elezioni parlamentari e Lech Wałęsa divenne presidente.

Un programma di terapia shock nei primi anni 1990 permise alla nazione di trasformare la sua economia in una delle più robuste (secondo i criteri dell'economia neoliberale) dell'Europa centrale. Vennero riconosciuti diversi diritti umani, tra cui la libertà di parola e la democrazia. La Polonia fu il primo tra i paesi post-comunisti a riguadagnare sul PIL.

La Polonia è entrata nella NATO il 12 marzo 1999.

Alle elezioni presidenziali polacche del 2000, Aleksander Kwaśniewski, l'allora ex leader dei post-comunisti dell'Alleanza della Sinistra Democratica (SLD), fu rieletto al primo turno di voto con il 53,9% del voto popolare. Al secondo posto, con solo il 17,3%, arrivò Andrzej Olechowski. La campagna dell'opposizione fu minata dalla sua incapacità a proporre un candidato carismatico, o anche un unico forte candidato, oltre che dal sostegno in calo al governo di centro-destra dell'Azione Elettorale Solidarność (AWS). Vi erano infatti frizioni interne alla coalizione che sosteneva il governo.

La Costituzione, allora ai suoi primi anni di vita, e la nuova divisione amministrativa (del 1999), richiesero una revisione del sistema elettorale, che fu approvata nell'aprile 2001. I più importanti cambiamenti furono: la liquidazione delel liste di partito, la modifica del metodo di allocazione dei seggi, che fu riformata secondo il metodo Sainte-Laguë, che dà meno privilegi ai grandi partiti. Nel 2002, però, questo cambiamento fu subito annullato e si tornò al metodo D'Hondt.

Le elezioni parlamentari del 2001 videro il trionfo del SLD (successore del partito comunista), a causa della disillusione degli elettori verso il governo AWS: quest'ultima coalizione non riuscì neanche ad accedere al Parlamento, per non aver superato la soglia dell'8% per le coalizioni. Essi non erano infatti riusciti a formare un unico partito politico, che avrebbe dovuto superare la soglia solo del 5%, pertanto rimase formalmente una coalizione, e ad essa si applicò quindi la soglia per i gruppi di partiti.

La SLD formò una coalizione con il Partito Agrario Polacco (PSL) e con il partito di sinistra Unione del Lavoro (UP), con Leszek Miller come Primo Ministro.

Materia centrale degli annu successivi fu il negoziato con l'Unione europea riguardo l'accesso della Polonia e la conseguente preparazione interna per l'ingresso. La Polonia accedette all'UE il 1 maggio 2004; sia il Presidente Kwaśniewski che il governo furono unanimi nel loro sostegno a tale causa. L'unico partito fermamente opposto all'ingresso nell'Unione fu il partito populista di destra, la Lega delle Famiglie Polacche (LPR).

Nonostante l'ampio sostegno popolare all'ingresso nell'UE, considerato di importanza fondamentale, il governo perse rapidamente popolarità a causa dell'incompetenza in vari ambiti (come la costruzione di autostrade, e una riforma bocciata del sistema sanitario), ma amche a causa della recessione economica e per i numerosi scandali di corruzione. I più celebri tra questi sono l'affare Rywin (sospetto tentativo di interferire con i processi legislativi, che prende il nome dal principale sospettato Lew Rywin), e l'affare Starachowice (i ministri del governo informavano amici con collegamenti al mondo del crimine riguardo a retate della polizia).

Nel mese di marzo alcuni politici di punta del SLD ed alcuni membri del Parlamento (tra cui il Maresciallo del Sejm Marek Borowski) effettuarono una scissione dal partito, creando il partito Socialdemocrazia Polacca (SDPL). Il governo guidato da Leszek Miller si dimise il 2 maggio 2004, appena dopo l'ingresso della Polonia nell'Unione europea.

Fu costituito un nuovo governo, guidato da Marek Belka (SLD). Dopo due tentativi iniziali senza successo, il governo ottenne il 24 giugno il consenso del Parlamento e governò fino alle elezioni parlamentari del 2005. Diversi nuovi ministri erano visti come esperti non di parte, e il governo fu considerato un forte miglioramento rispetto al governo precedente. Ciò non portò comunque un incremento di voti al SLD, anche se vi fu un miglioramento dell'economia nel 2005. Alcune delle ragioni possono essere il fatto che il governo era visto come distante dal partito stesso, e che era tenuto in carica solamente dalla paura di elezioni anticipate da parte della maggioranza dei deputati. La paura non era infatti infondata, dato che il SLD dive il proprio sostego crollare del 75% alle successive elezioni, piombando all'11%.

Nell'autunno del 2005 i polacchi votarono sia per le elezioni parlamentari che per le elezioni presidenziali. Ci si attendeva che le prime avrebbero prodotto una coalizione di due partiti di centro-destra, Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS) e Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska, PO). PiS ottenne il 27% dei voti e divenne il maggiore partito al Sejm, davanti a PO con il 24%; la coalizione di governo uscente, l'Alleanza della Sinistra Democratica (Sojusz Lewicy Demokratycznej, SLD), ottenne solo l'11%.

Le elezioni presidenziali dell'ottobre 2005 ebbero un simile destino. Il favorito della prima ora, Donald Tusk, leader di PO, vide pian piano scendere il gradimento e fu poi battuto 54% contro 46% al secondo turno dal candidato del PiS Lech Kaczyński (uno dei gemelli, fondatore del partito).

Entrambe le elezioni furono segnate dalla bassa affluenza, solo il 51% al secondo turno delle presidenziali e poco più del 40% alle parlamentari. La probabile causa della bassa affluenza fu la disillusione popolare verso i politici.

Le trattative di coalizione seguirono le elezioni presidenziali; tuttavia, la pesantezza degli attacchi in campagna elettorale e la volontà del PiS di cercare il voto populista avevano rovinato le relazioni tra i due maggiori partiti e resero impossibile la formazione di una coalizione. Le divisioni divennero insormontabili, a causa anche dell'insistenza del PiS nel voler controllare tutti i ministeri chiave: Ministero della Giustizia e degli Affari Interni, oltre che le forze speciali. Ci fu anche il tentativo di imporre un candidato del PiS come Maresciallo del Sejm, con l'aiuto di diversi piccoli partiti populisti. Il PO decise infine di fare parte dell'opposizione.

Il PiS formò un governo di minoranza guidato dal poco conosciuto Kazimierz Marcinkiewicz, anzichè un governo diretto dal leader del partito, Jarosław Kaczyński, che rimase tuttavia molto influente. Questo governo si affidava al tacito e stabile sostegno dei piccoli partiti populisti e agrari (PSL, Samoobrona, LPR).

Il nuovo governo godette di un forte sostegno popolare (in effetti, abbastanza comune nei primi mesi dopo le elezioni), mentre la popolarità dei partiti populisti era bruscamente calata. Con queste premesse, apparve all'orizzonte nel gennaio 2006 una crisi parlamentare, con i piccoli partiti che temevano che il PiS avrebbe imposto nuove elezioni (a cui essi avrebbero ovviamente perso), utilizzando il pretesto della mancata approvazione del bilancio all'interno dei tempi costituzionali. La crisi, tuttavia, si ridimensionò in tempo e non vi furono crisi di governo.

Nel luglio 2006, a seguito di un diverbio con il leader del partito, Jarosław Kaczyński, Marcinkiewicz rassegnò le dimissioni da Primo Ministro della Polonia e fu sostituito da Kaczyński, che formò un nuovo governo. La nuova coalizione durò fino all'ottobre 2007, quando si svolsero elezioni anticipate e la Piattaforma Civica di Donald Tusk ottenne la maggioranza. Kaczýnski si ritrovò all'opposizione e Tusk divenne il nuovo Primo Ministro.

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Politica della Polonia

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La politica della Polonia ha luogo in una repubblica parlamentare democratica multipartitica, in cui il Primo Ministro è il capo del governo. Il potere esecutivo è esercitato dal governo; quello legislativo è ricoperto sia dal governo, che dalle due camere del Parlamento, il Sejm e il Senato. Il potere giudiziario è indipendente dall'esecutivo e dal legislativo.

Il potere esecutivo è esercitato dal governo, che consiste di un Consiglio dei Ministri diretto dal Primo Ministro; i suoi membri sono tipicamente scelti dalla coalizione di maggioranza nella camera bassa del Parlamento (Sejm), anche se non sono infrequenti le eccezioni. Il governo è nominato formalmente dal Presidente, e deve superare la mozione di fiducia al Sejm entro due settimane.

Il potere legislativo è rivestito sia dal governo, che dalle due camere del Parlamento, Sejm e Senato. I membri del Parlamento sono eletti con sistema proporzionale, con la clausola che i partiti che non rappresentano le minoranze etniche, devono ottenere almeno il 5% dei voti a livello nazionale per poter accedere al Parlamento. Attualmente, sono rappresentati quattro partiti; le elezioni parlamentari si ripetono almeno ogni quattro anni.

Il Presidente della Polonia, come Capo di Stato, ha il potere di porre il veto alla legislazione approvata dal Parlamento, ma oltre a ciò, ha un ruolo prettamente rappresentativo. Le elezioni presidenziali si svolgono ogni 5 anni.

Il sistema politico è definito dalla Costituzione della Polonia, che garantisce anche un ampio spettro di libertà personali.

Il ramo giudiziario gioca un ruolo minore in politica, eccezion fatta per il Tribunale Costituzionale, che può annullare le leggi che violano le libertà garantite dalla Costituzione.

Alle elezioni presidenziali polacche del 2000, Aleksander Kwaśniewski, l'allora ex leader dei post-comunisti dell'Alleanza della Sinistra Democratica (SLD), fu rieletto al primo turno di voto con il 53,9% del voto popolare. Al secondo posto, con solo il 17,3%, arrivò Andrzej Olechowski. La campagna dell'opposizione fu minata dalla sua incapacità a proporre un candidato carismatico, o anche un unico forte candidato, oltre che dal sostegno in calo al governo di centro-destra dell'Azione Elettorale Solidarność (AWS). Vi erano infatti frizioni interne alla coalizione che sosteneva il governo.

La Costituzione, allora ai suoi primi anni di vita, e la nuova divisione amministrativa (del 1999), richiesero una revisione del sistema elettorale, che fu approvata nell'aprile 2001. I più importanti cambiamenti furono: la liquidazione delel liste di partito, la modifica del metodo di allocazione dei seggi, che fu riformata secondo il metodo Sainte-Laguë, che dà meno privilegi ai grandi partiti. Nel 2002, però, questo cambiamento fu subito annullato e si tornò al metodo D'Hondt.

Le elezioni parlamentari del 2001 videro il trionfo del SLD (successore del partito comunista), a causa della disillusione degli elettori verso il governo AWS: quest'ultima coalizione non riuscì neanche ad accedere al Parlamento, per non aver superato la soglia dell'8% per le coalizioni. Essi non erano infatti riusciti a formare un unico partito politico, che avrebbe dovuto superare la soglia solo del 5%, pertanto rimase formalmente una coalizione, e ad essa si applicò quindi la soglia per i gruppi di partiti.

La SLD formò una coalizione con il Partito Agrario Polacco (PSL) e con il partito di sinistra Unione del Lavoro (UP), con Leszek Miller come Primo Ministro.

Materia centrale degli annu successivi fu il negoziato con l'Unione europea riguardo l'accesso della Polonia e la conseguente preparazione interna per l'ingresso. La Polonia accedette all'UE il 1 maggio 2004; sia il Presidente Kwaśniewski che il governo furono unanimi nel loro sostegno a tale causa. L'unico partito fermamente opposto all'ingresso nell'Unione fu il partito populista di destra, la Lega delle Famiglie Polacche (LPR).

Nonostante l'ampio sostegno popolare all'ingresso nell'UE, considerato di importanza fondamentale, il governo perse rapidamente popolarità a causa dell'incompetenza in vari ambiti (come la costruzione di autostrade, e una riforma bocciata del sistema sanitario), ma amche a causa della recessione economica e per i numerosi scandali di corruzione. I più celebri tra questi sono l'affare Rywin (sospetto tentativo di interferire con i processi legislativi, che prende il nome dal principale sospettato Lew Rywin), e l'affare Starachowice (i ministri del governo informavano amici con collegamenti al mondo del crimine riguardo a retate della polizia).

Nel mese di marzo alcuni politici di punta del SLD ed alcuni membri del Parlamento (tra cui il Maresciallo del Sejm Marek Borowski) effettuarono una scissione dal partito, creando il partito Socialdemocrazia Polacca (SDPL). Il governo guidato da Leszek Miller si dimise il 2 maggio 2004, appena dopo l'ingresso della Polonia nell'Unione europea.

Fu costituito un nuovo governo, guidato da Marek Belka (SLD). Dopo due tentativi iniziali senza successo, il governo ottenne il 24 giugno il consenso del Parlamento e governò fino alle elezioni parlamentari del 2005. Diversi nuovi ministri erano visti come esperti non di parte, e il governo fu considerato un forte miglioramento rispetto al governo precedente. Ciò non portò comunque un incremento di voti al SLD, anche se vi fu un miglioramento dell'economia nel 2005. Alcune delle ragioni possono essere il fatto che il governo era visto come distante dal partito stesso, e che era tenuto in carica solamente dalla paura di elezioni anticipate da parte della maggioranza dei deputati. La paura non era infatti infondata, dato che il SLD dive il proprio sostego crollare del 75% alle successive elezioni, piombando all'11%.

Nell'autunno del 2005 i polacchi votarono sia per le elezioni parlamentari che per le elezioni presidenziali. Ci si attendeva che le prime avrebbero prodotto una coalizione di due partiti di centro-destra, Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS) e Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska, PO). PiS ottenne il 27% dei voti e divenne il maggiore partito al Sejm, davanti a PO con il 24%; la coalizione di governo uscente, l'Alleanza della Sinistra Democratica (Sojusz Lewicy Demokratycznej, SLD), ottenne solo l'11%.

Le elezioni presidenziali dell'ottobre 2005 ebbero un simile destino. Il favorito della prima ora, Donald Tusk, leader di PO, vide pian piano scendere il gradimento e fu poi battuto 54% contro 46% al secondo turno dal candidato del PiS Lech Kaczyński (uno dei gemelli, fondatore del partito).

Entrambe le elezioni furono segnate dalla bassa affluenza, solo il 51% al secondo turno delle presidenziali e poco più del 40% alle parlamentari. La probabile causa della bassa affluenza fu la disillusione popolare verso i politici.

Le trattative di coalizione seguirono le elezioni presidenziali; tuttavia, la pesantezza degli attacchi in campagna elettorale e la volontà del PiS di cercare il voto populista avevano rovinato le relazioni tra i due maggiori partiti e resero impossibile la formazione di una coalizione. Le divisioni divennero insormontabili, a causa anche dell'insistenza del PiS nel voler controllare tutti i ministeri chiave: Ministero della Giustizia e degli Affari Interni, oltre che le forze speciali. Ci fu anche il tentativo di imporre un candidato del PiS come Maresciallo del Sejm, con l'aiuto di diversi piccoli partiti populisti. Il PO decise infine di fare parte dell'opposizione.

Il PiS formò un governo di minoranza guidato dal poco conosciuto Kazimierz Marcinkiewicz, anzichè un governo diretto dal leader del partito, Jarosław Kaczyński, che rimase tuttavia molto influente. Questo governo si affidava al tacito e stabile sostegno dei piccoli partiti populisti e agrari (PSL, Samoobrona, LPR).

Il nuovo governo godette di un forte sostegno popolare (in effetti, abbastanza comune nei primi mesi dopo le elezioni), mentre la popolarità dei partiti populisti era bruscamente calata. Con queste premesse, apparve all'orizzonte nel gennaio 2006 una crisi parlamentare, con i piccoli partiti che temevano che il PiS avrebbe imposto nuove elezioni (a cui essi avrebbero ovviamente perso), utilizzando il pretesto della mancata approvazione del bilancio all'interno dei tempi costituzionali. La crisi, tuttavia, si ridimensionò in tempo e non vi furono crisi di governo.

Nel luglio 2006, a seguito di un diverbio con il leader del partito, Jarosław Kaczyński, Marcinkiewicz rassegnò le dimissioni da Primo Ministro della Polonia e fu sostituito da Kaczyński, che formò un nuovo governo. La nuova coalizione durò fino all'ottobre 2007, quando si svolsero elezioni anticipate e la Piattaforma Civica di Donald Tusk ottenne la maggioranza. Kaczýnski si ritrovò all'opposizione e Tusk divenne il nuovo Primo Ministro.

Il Presidente è eletto tramite voto popolare ogni cinque anni; il Primo Ministro e i Vice Primi Ministri sono nominati dal Presidente e devono avere l'approvazione del Sejm. Il Consiglio dei Ministri è responsabile davanti al Primo Ministro ed ad Sejm. Il Primo Ministro propone i ministri, il Presidente li nomina e il Sejm approva il Consiglio dei Ministri.

Il Parlamento della Polonia ha due camere. La camera bassa, il Sejm, conta 460 membri eletti con un mandato di quattro anni con sistema proporzionale in circoscrizioni multi-seggio, utilizzando il metodo D'Hondt, simile a quello in uso in molti sistemi politici parlamentari, con una soglia al 5% (8% per le coalizioni; la soglia non si applica per le rappresentanze delle minoranze nazionali). Il Senato della Polonia (Senat) si compone di 100 membri eletti ogni quattro anni in 40 circoscrizioni multi-seggio, con un metodo in cui i candidati che ottengono più voti in ogni circoscrizione, ottengono il seggio. Quando si riuniscono in seduta comune, il Sejm e il Senato formano l'Assemblea Nazionale della Polonia (in polacco Zgromadzenie Narodowe). L'Assemblea Nazionale si riunisce in tre occasioni: al giuramento di un nuovo Presidente, quando intente portare il Presidente davanti al Tribunale di Stato, e all'atto di dichiarazione di incapacità permanente di un Presidente ad esercitare i propri poteri a causa dello stato di salute. Fino ad ora, l'Assemblea si è riunita solo per il primo motivo. A partire dalle elezioni del 1991, le consultazioni elettorali si svolgono sotto la supervisione della Commissione Elettorale Nazionale (Państwowa Komisja Wyborcza), la cui divisione amministrativa è chiamata Ufficio Elettorale Nazionale (Krajowe Biuro Wyborcze).

Il principale obiettivo della sicurezza nazionale della Polonia è l'incremento dell'integrazione con la NATO e con altre istituzioni europee di difesa, economia e politica, attraverso la modernizzazione e la riorganizzazione dell'esercito. La dottrina militare polacca riflette la stessa natura di difesa degli altri partner della NATO.

La Polonia mantiene una consistente forza armata che conta 175.343 soldati, divisi tra un esercito di 96.733 unità, e una forza aerea e di difesa di 39.646 unità, oltre ai 15.980 uomini della marina. Il Ministero della Difesa ha annunciato che le forze armate della Polonia conteranno 150.000 unità in futuro; in Polonia vige la coscrizione militare per la maggioranza delle forze di difesa. Tutti gli uomini (con alcune eccezioni), sono soggetti al servizio militare della durata di nove mesi.

L'esercito polacco continua a riformare e modernizzare il suo equipaggiamento. Lo Staff Generale del Ministero della Difesa e lo Staff delle Forze di Terra hanno si sono recentemente modernizzati con una struttura NATO-compatibile J/G-1 — J/G-6.

La Polonia continua ad essere un leader regionale nel sostegno e la partecipazione ai Programmi di Pace della NATO ed è attivamente impegnata anche negli stati confinanti per costruire fondamenta stabili per la sicurezza futura dell'Europa. La nazione continua nel suo sostegno alle Operazioni di Peacekeeping delle Nazioni Unite mantenendo un'unità nel Libano del Sud e un battaglione nel Kosovo. La Polonia è un forte alleato degli USA in Europa e dirige la Divisione Multinazionale Centro-Meridionale in Iraq.

Il Biuro Ochrony Rządu (BOR), o Agenzia di Protezione Governativa è l'equivalente polacco dei Servizi Segreti degli Stati Uniti, e fornisce servizi di sicurezza antiterrorismo al governo.

La Polonia è suddivisa in 16 voivodati: (województwa, singolare - województwo); Bassa Slesia, Cuiavia-Pomerania, Łódź, Lublino, Lebus, Piccola Polonia, Masovia, Opole, Precarpazi, Podlachia, Pomerania, Slesia, Santacroce, Varmia-Masuria, Grande Polonia, e Pomerania Occidentale.

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Polonia

Polonia - Bandiera

La Polonia (in polacco Rzeczpospolita Polska, Repubblica di Polonia) è uno stato dell'Europa centrale con 38.626.349 abitanti e una superficie di 312.685 km². La capitale è Varsavia.

Confina a ovest con la Germania, a sud con la Repubblica Ceca e la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Bielorussia, a nordest con la Lituania e l'exclave russa di Kaliningrad e a nord con il Mar Baltico.

La Polonia è una repubblica parlamentare; l'attuale presidente della repubblica è Lech Kaczyński, mentre il primo ministro (dal 9 novembre 2007) è Donald Tusk.

Lo stato polacco ha una storia lunga più di un millennio; nel XVI secolo, sotto la dinastia Jagellone, era uno dei più ricchi e potenti paesi d'Europa. Il 3 maggio 1791, la Confederazione Polacco-Lituana definì la Costituzione Polacca di Maggio, la prima costituzione scritta d'Europa. Poco dopo, la Polonia cessò di esistere per 123 anni, in quanto spartita tra Russia, Austria e Prussia. L'indipendenza venne riguadagnata nel 1918, in seguito alla Prima Guerra Mondiale, come Seconda Repubblica Polacca. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, divenne uno stato satellite dell'Unione Sovietica, conosciuto come Repubblica Popolare Polacca (Polska Rzeczpospolita Ludowa o PRL). Nel 1989, le prime elezioni parzialmente libere dopo la Seconda Guerra Mondiale, si conclusero con il movimento per la libertà che vinse contro il partito comunista. Nel 1999 la Polonia è stata ammessa alla NATO. Dal 1º maggio 2004 la Polonia è Stato membro dell'Unione europea.

La Polonia è uno stato dell'Europa centro-orientale situato ad est della Germania.

In generale, è un Paese che consiste in una pianura estesissima che si estende dal Mar Baltico a nord fino ai Monti Carpazi a sud. All'interno della pianura, le variazioni della composizione della terra si estendono generalmente in fasce orizzontali, che corrono da est verso ovest.

La costa del Mar Baltico manca di porti naturali, eccetto che per quelli di Danzica e di Stettino nel nord-est. La regione a nord-est del Paese, chiamato il Distretto dei Laghi, è scarsamente popolata e manca di risorse per l'agricoltura e l'industria. A sud ed a ovest del Distretto dei Laghi si estende una vasta regione pianeggiante che corre fino ai Sudeti (a sud-ovest) al confine con la Repubblica Ceca e la Slovacchia e fino al Carpazi al confine con la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l'Ucraina (a sud-est).

Nella sua storia l'attuale territorio della Polonia ha ospitato molte lingue, culture e religioni. Comunque, il risultato della Seconda Guerra Mondiale, e la seguente migrazione ad ovest nell'area fra la Linea Curzon e la Linea Oder-Neisse, ha dato alla Polonia una certa omogeneità.

36.983.700 persone, il 96.74%, oggi si considerano polacchi; 471.500 (1.25%) hanno dichiarato un'altra nazionalità; 774.900 (2.03%) non hanno dichiarato alcuna nazionalità. Le minoranze etniche ufficialmente riconosciute includono: Tedeschi, Ucraini, Lituani, Ebrei e Bielorussi.

La lingua polacca, del ceppo delle lingue slave, è quella ufficiale, ma nel Voivodato di Pomerania oltre 50.000 persone parlano una lingua slava affine, ma diversa dal polacco, il casciubo.

I polacchi sono per la maggior parte cattolici e il 25% è praticante. Il resto della popolazione consiste in minoranze ortodosse (500.000 persone) e protestanti (circa 100.000 appartenenti alle chiese protestanti tradizionali e 127.000 Testimoni di Geova). Ridotta invece ai minimi termini la storica comunità ebraica (circa 3 milioni di persone nel 1939) a causa della Shoah e della successiva emigrazione in Israele dei superstiti. In Polonia esiste anche una piccola minoranza neopagana (approssimativamente poche migliaia di persone), attiva dall'inizio del XIX secolo. Attualmente esistono due istituzioni principali che amministrano il Neopaganesimo slavo (religione neopagana ispirata all'antica spiritualità slava), ovvero la Chiesa nativa polacca e la Chiesa slava polacca.

L'antico regno polacco cominciò a prendere una forma unitaria nella metà del X secolo, sotto la dinastia dei Piast. Nel XII secolo, la Polonia si frammentò in molti piccoli stati, che nel 1241 vennero depredati dalle armate Mongole dell'Orda d'Oro. Sotto la dinastia Jagellone, venne accordata un'alleanza con la vicina Lituania, e l'epoca d'oro arrivò nel XV secolo con l'unione tra i due stati (Unione di Lublino), nella Confederazione Polacco-Lituana. I sudditi polacchi godevano di grande libertà e un sistema parlamentare, anche se i benefici di quest'ultimo erano limitati alla szlachta (nobiltà). Da quel tempo i polacchi si sono dati il nome di Nazione della gente libera.

Nella metà del '600, una ribellione di cosacchi condotta da Bohdan Chmielnicki diede inizio all'epoca turbolenta del Potop (Diluvio). Vi furono numerose guerre contro l'impero ottomano, la Russia, la Svezia, la Transilvania e la Prussia-Brandeburgo che finirono nel 1699.

Nei successivi 80 anni, l'elettività del sovrano e il principio del liberum veto nel Sejm provocarono lo svanire del potere centrale ed il raggiungimento di un punto morto nelle istituzioni, indebolirono la nazione, e portarono alla sottomissione da parte di Austria, Prussia e Russia, e soprattutto dell'ultima.

L'Illuminismo in Polonia fermentò un crescente movimento nazionale per restaurare lo stato, il cui risultato fu la prima costituzione scritta di Europa, nel 1791, la Costituzione Polacca di Maggio (festeggiata ancora oggi il 3 maggio). Il processo di riforme causò un intervento esterno e una serie di spartizioni della Polonia fra i tre imperi di Austria, Russia e Prussia nel 1772, 1793 e 1795; al termine, la Polonia venne completamente cancellata dalle carte geografiche. I polacchi risentirono la mancanza di libertà e più volte si ribellarono contro gli oppressori (vedi Elenco delle ribellioni polacche).

Napoleone creò uno stato dipendente dalla Francia in territorio polacco, il Granducato di Varsavia, governato da Federico Augusto I di Sassonia.

Dopo le guerre napoleoniche, una ricostituzione dello stato polacco, il Regno di Polonia conosciuto come "Polonia del Congresso", governato dallo zar russo, possedeva una costituzione liberale. Tuttavia gli tsar Russi ridussero presto le libertà della Polonia, finché la Russia annesse di fatto il paese. Più tardi, nel XIX secolo, la Galizia governata dall'Austria divenne l'oasi polacca di libertà.

Durante la Prima guerra mondiale tutti gli alleati concordarono nella ricostituzione della Polonia come stato cuscinetto tra Germania e Unione Sovietica ed il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson la proclamò nel punto 13 dei suoi quattordici punti.

Poco dopo la capitolazione della Germania nel novembre 1918, la Polonia riguadagnò l'indipendenza come Seconda Repubblica Polacca.

Ad oriente però la tensione crebbe nei confronti della Russia, allora alle prese con una guerra civile. Dopo qualche tentativo diplomatico, i polacchi ruppero gli indugi, attaccando le truppe russe a Zitomir sulla strada per Kiev che sarà presa il 6 maggio. Lo scenario cambiò nel giro di un altro mese con la controffensiva sovietica; a metà di questa gli inglesi si offrirono di mediare le trattative, ma a questo punto fu la Russia Bolscevica a rifiutare e voler continuare l'offensiva che la porterà fino alle porte di Varsavia. La Polonia cambiò le sorti della guerra ancora una volta con una delle battaglie più decisive della storia, definita dai giornali dell'epoca, "il miracolo della Vistola". Nel contrattacco che ne seguì, la Polonia occupò buona parte della Bielorussia, il territorio di Vilna, e la parte più occidentale dell'Ucraina.

La Russia bolscevica, ancora alle prese con la propria guerra civile e con disordini interni, desistette dalla lotta, e col Trattato di Riga del 1921 riconobbe le conquiste polacche in Bielorussia e in Ucraina, fissando il confine russo-polacco circa 250 km più a est della linea proposta da Lord Curzon. Il territorio di Vilna, rivendicato dalla Lituania con l'assenso dei russi, fu poi annesso alla Polonia nel 1922, tramite plebiscito. Infine l'Alta Slesia fu acquisita grazie alla Guerra polacco-cecoslovacca. Tali confini restarono sostanzialmente invariati fino al settembre del 1939, tranne l'acquisizione di Cieszyn/Teschen a spese della Cecoslovacchia.

La seconda repubblica polacca durò fino agli inizi della seconda guerra mondiale nel 1939, quando la Germania di Hitler l'invase e l'Unione Sovietica, poiché impreparata ad uno scontro frontale con l'impero nazista, decise di stipulare un trattato di non aggressione con la Germania, che prevedeva tra l'altro la spartizione della Polonia.

La Polonia era completamente impreparata di fronte alla velocità e la violenza degli attacchi nazisti, per via del fallimento nella modernizzazione dell'esercito. Tutto il paese soffrì gravemente durante il periodo dell'occupazione, (vedi anche Governatorato Generale), anche perché tra tutte le nazioni coinvolte nella guerra, la Polonia perse la percentuale maggiore di cittadini: più di 6 milioni morirono, metà dei quali ebrei polacchi.

Dopo la guerra, le frontiere della Polonia vennero spinte ad Ovest; il confine est alla linea Curzon e il confine ovest alla linea Oder-Neisse. Dopo lo spostamento la Polonia perse 76.000 km², il 20% del suo territorio d'anteguerra. Lo spostamento delle frontiere causò anche la migrazione di milioni di persone, polacchi, tedeschi, Ucraini ed Ebrei. Finalmente la Polonia divenne, per la prima volta nella storia, un paese etnicamente unito.

La vittoria dell'Unione sovietica portò un governo comunista in Polonia, come del resto in molti paesi del Blocco sovietico. Nel 1948 una svolta verso lo Stalinismo portò un altro periodo di governo totalitario. La Repubblica Popolare di Polonia, venne ufficialmente proclamata nel 1952. Nel 1956 dopo una rivolta il regime divenne più liberale, liberando molte persone dalle prigioni ed espandendo in parte le libertà personali. Gli scioperi dei lavoratori nel 1980 portarono alla formazione di un sindacato indipendente, "Solidarność", che con il tempo divenne una forza politica, appoggiata ufficialmente da Vaticano e dagli ambienti occidentali europei.

La transizione dall'economia centralizzata all'economia di mercato non fu facile. Un programma di terapia shock nei primi anni 1990 permise alla nazione di trasformare la sua economia in una delle più robuste (secondo i criteri dell'economia neoliberale) dell'Europa centrale. La Polonia fu il primo tra i paesi post-comunisti a riguadagnare sul PIL. I capitali occidentali dilagarono nel Paese, la popolazione perse alcune conquiste civili e sindacali: miseria, indigenza, criminalità e illegalità fiorirono nel neocapitalismo polacco. A fronte di milioni di indigenti spesso costretti a emigrare per sopravvivere, una minoranza neoborghese polacca sembrava godere la ricchezza e i vantaggi della democrazia.

Nel 1995 il socialdemocratico Aleksander Kwaśniewski (SLD) sconfisse al ballottaggio Lech Wałęsa e gli succedette come presidente, venendo confermato nel 2005. Nel frattempo, la coalizione tra SLD e PSL veniva bocciata dagli elettori nel 1997 ma riconfermata nel 2001, nelle quali comparvero due nuove formazioni di destra, la nazionalista Diritto e Giustizia (PiS) e la conservatrice Piattaforma Civica (PO).

La Polonia entrò nella NATO il 12 marzo 1999. L'8 giugno 2003 il 77,4% dei polacchi in un referendum approvò l'adesione all'Unione Europea, cui seguì nella primavera del 2004 la partecipazione all'elezione del Parlamento Europeo.

Alle 2005 PiS e PO conquistarono alleate una vasta maggioranza parlamentare, ma nell'ottobre 2005 si sono svolte le elezioni presidenziali che hanno portato all'elezione di Lech Kaczyński (PiS), vanamente contrastato da Donald Tusk (PO). La maggioranza ultranazionalista guidata dal PiS contro PO è presto implosa, forzata a convocare elezioni anticipate nel 2007, nelle quali ha trionfato PO.

Il vessillo nazionale della Polonia è una delle bandiere europee più semplici: una banda superiore bianca, e una inferiore rossa, di uguale larghezza. La bandiera polacca è stata conservata nelle sue forme originarie per tutto il periodo del governo comunista, a differenza di quelle di quasi tutti gli altri Stati sottomessi al dominio sovietico. Questa bandiera, con i colori rovesciati (rosso in alto), diventa il vessillo del Principato di Monaco e dell' Indonesia.

La repubblica polacca è una repubblica semi-presidenziale, la sua costituzione attuale è stata adottata nel 1997. Il potere legislativo è esercitato da un Parlamento bicamerale: il Sejm e il Senat. I partiti rappresentati in parlamento sono alquanto frammentati, tant'è che il governo è formato da una coalizione di 7 partiti.

Il potere esecutivo viene esercitato dal Primo Ministro e un Consiglio dei Ministri, che vengono nominati dal Capo di Stato, ma che condividono con questo alcune competenze (difesa nazionale, politica estera) similmente al sistema francese.

Il Presidente della Repubblica viene eletto a suffragio diretto, al pari della camere del Sejm e del Senato, a cui compete la funzione legislativa e il controllo politico sul governo. Il presidente attuale è Lech Kaczyński.

La struttura del governo è centrata sul Consiglio dei Ministri, guidato dal Primo Ministro. Il presidente nomina il segretario conformemente alle proposte del Primo Ministro, solitamente dalla maggioranza nel Sejm. I votanti polacchi, eleggono un parlamento di due camere (Assemblea Nazionale, o Zgromadzenie Narodowe), consistente in 460 membri della camera bassa, il Sejm, e 100 membri del Senato (Senat). Con l'eccezione dei gruppi di minoranze etniche, solo i partiti politici che hanno ricevuto almeno il 5% dei voti possono entrare nel Sejm.

Il potere giudiziario è rappresentato dalla Corte Suprema (Sąd Najwyższy, giudici nominati dal presidente della repubblica sotto raccomandazione del Concilio Nazionale della Giustizia per un periodo indefinito) e dal Tribunale Costituzionale (Trybunał Konstytucyjny, giudici scelti dal Sejm con nove anni di carica).

Il Sejm (sotto approvazione del Senato), nomina il Difensore Civico o il Commissario per la Protezione dei Diritti Civili (Rzecznik Praw Obywatelskich), per una carica di cinque anni. Il Difensore Civico ha il dovere di vigilare l'osservanza e la realizzazione dei diritti e delle libertà dei cittadini, la legge e i principi della vita e della giustizia sociale.

Da quando è tornata la democrazia, la Polonia ha perseguito fedelmente una politica di liberalizzazione dell'economia, e oggi risalta come uno dei più fortunati esempi di transizione dal comunismo ad un'economia di mercato.

La privatizzazione di piccole e medie compagnie statali e la presenza di una legge liberale nell'istituire nuove ditte ha permesso il rapido sviluppo di un aggressivo settore privato, ma senza alcuno sviluppo delle organizzazioni per i diritti dei consumatori. La ristrutturazione e la privatizzazione di settori importanti come carbone, acciaio, ferrovie ed energie, è cominciata. Le più grandi privatizzazioni fino ad ora sono state la vendita di Telekomunikacja Polska, la telecom nazionale, alla France Telecom (2000); e un'emissione del 30% delle azioni della più grande banca polacca, PKO BP, nel mercato polacco (2004).

La Polonia ha un ampio settore agricolo di fattorie private, ed è il principale produttore di cibo nell'Unione Europea. Riforme strutturali negli ambiti della salute, educazione, pensioni e amministrazione di stato sono sfociate in una pressione fiscale sopra le aspettative. Varsavia guida le regioni dell'Europa centrale negli investimenti stranieri e ha bisogno di un continuo afflusso. Il PIL è cresciuto molto tra il 1993 e il 2000, mentre c'è stato un rallentamento tra 2001 e 2002. Il prospetto di una maggiore integrazione con l'Unione Europea ha poi rimesso l'economia in pista, con una crescita annuale del 3.7% nel 2003, in crescita rispetto all'1.4% del 2002. Nel 2004 la crescita ha superato il 5%.

Sebbene l'economia polacca attualmente stia attraversando una fase di boom economico, ci sono molti dubbi sul futuro. Il compito più notevole all'orizzonte è la preparazione dell'economia (tra le continue e profonde riforme strutturali), all'accesso della Polonia nei restrittivi criteri per poter adottare la moneta unica europea. Ci sono molte opinioni riguardo a quando la Polonia sarà pronta per entrare nella zona euro, comunque nella migliore delle ipotesi questo dovrebbe avvenire tra il 2010 e il 2013. Attualmente, la valuta polacca è lo Złoty, che ha un cambio pari a circa 4,5 zł/euro.

Per gli standard dell'Europa Occidentale, la Polonia ha un'infrastruttura relativamente povera di strade, autostrade, idrovie e ferrovie. La lunghezza totale delle ferrovie in Polonia è di 23.420 km. La lunghezza totale delle strade è di 364.657 km. C'è un totale di 9.283.000 automobilisti patentati in Polonia e 1.762.000 camionisti.

La Polonia ha 8 aeroporti principali, in un totale di 122 aeroporti e campi di aviazione, e 3 eliporti. La lunghezza totale dei fiumi e canali navigabili è di 3.812 km. La flotta mercantile della Polonia consiste di 114 navi, in addizione a 100 navi registrate fuori dal paese. I principali porti sono a Danzica, Gdynia, Kołobrzeg, Stettino, Świnoujście, Ustka, Varsavia e Breslavia.

In Polonia, le azioni del settore delle telecomunicazioni nella produzione del PIL, era del 4.4% nel 2000, in crescita rispetto al 2.5% del 1996. Ciò nonostante, a dispetto delle grandi spese per l'infrastruttura del settore (la copertura è cresciuta da 78 utenti per 1000 abitanti nel 1989 ai 282 del 2000), il settore è ancora sottosviluppato. La densità delle stazioni televisive varia da regione a regione, con molti buchi nelle zone rurali. I principali gestori di telefonia fissa in Polonia sono: Telekomunikacja Polska è Netia. I gestori di telefonia mobile sono: Era, Orange, Plus, Heyah, Sami Swoi, Play.

Secondo Reporter Senza Frontiere, la libertà di stampa della Polonia nel 2004 era al 32° posto su 164 paesi.

Krzysztof Kieslowski, Stanisław Bareja, Marek Koterski, Agnieszka Holland.

Ampia importanza ha, nella vita culturale polacca, la musica. I generi ascoltati sono dei più svariati e frequente è l'ascolto in lingue diverse dal polacco o dall'inglese. Fra i cantanti polacchi possiamo citare: Maanam, Sistars, Goya, Kayah, Kasia Kowalska, Lady Pank, Dżem, Kult, Czesław Niemen, Pidżama Porno, Edyta Górniak, Krzysztof Krawczyk e il tenore Piotr Beczala.

Una notevole importanza la riveste anche la musica metal: sono molti i gruppi polacchi di fama infatti, dai leggendari Vader ai Behemoth, dai Decapitated a Graveland. Ma la giventù polacca spesso ascolta i gruppi stranieri, soprattutto americani.

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Trattato di Lisbona

L'unione dei trattati nella Costituzione europea (sinistra) e la struttura che uscirà da Trattato di Lisbona che emenderà gli esistenti trattati (destra).

Il Trattato di Lisbona (noto anche come Trattato di riforma) è il trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal 'no' nei referendum francese e olandese del 2005.

L'intesa arriva dopo i due anni del "periodo di riflessione" ed è stata preceduta dalla Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, nella quale il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente del Consiglio dei ministri italiano Romano Prodi esprimevano la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi, al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009 (anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo).

Nello stesso periodo nasce a tal fine il cosiddetto "Gruppo Amato", chiamato ufficialmente "Comitato d'azione per la democrazia europea" (in inglese "Action Committee for European Democracy" o ACED) e supportato dalla Commissione europea (che ha inviato due suoi rappresentanti alle riunioni), con il mandato non ufficiale di prospettare una riscrittura della Costituzione basata sui criteri che erano emersi durante le consultazioni della Presidenza tedesca con le varie cancellerie europee. Il risultato è stato presentato il 4 giugno 2007: il nuovo testo presentava in 70 articoli e 12 800 parole circa le stesse innovazioni della Costituzione (che aveva 448 articoli e 63 000 parole) diventando così il punto di riferimento per i negoziati.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles, sotto la presidenza tedesca, il 23 giugno 2007 raggiunse l'accordo sul nuovo Trattato di riforma.

Valery Giscard d'Estaing, il presidente della Convenzione europea, ha dichiarato che le differenze tra i testi della Costituzione europea e del Trattato di riforma sono solo "cosmetiche" e che rendono quest'ultimo meno comprensibile rispetto al primo mentre il "think tank" euro-scettico "Openeurope" si è spinto fino all'analisi dettagliata, notando che il Trattato di riforma è per il 96% identico alla Costituzione europea.

I negoziati hanno presto risolto, con diverse concessioni, i nodi britannici mentre la questione polacca si è rivelata quasi insormontabile a causa del deciso rifiuto dei leader Lech e Jaroslaw Kaczynski di accettare la maggioranza qualificata. Un accordo tra Varsavia e la tedesca Merkel (che prevedeva l'entrata in vigore della maggioranza qualificata solo nel 2014) è stato dapprima accettato e poi respinto dalla Polonia. A questo punto, sotto la pressione dell'Italia che ha guidato una coalizione di paesi europeisti a oltranza, il cancelliere Angela Merkel aveva proposto di indire una nuova Conferenza intergovernativa senza includere la Polonia che, di fatto, sarebbe così rimasta fuori dal nuovo trattato. Ciò ha spaventato il governo polacco che ha infine accettato una proposta di compromesso.

L'accordo pone fine a due anni e mezzo di incertezza istituzionale successiva al blocco dei referendum francese e olandese sulla Costituzione. Il Trattato è stato approvato ufficialmente il 18 ottobre 2007 nel vertice informale di Lisbona che concludeva la CIG ed è stato firmato dai capi di Stato e di Governo il 13 dicembre 2007, sempre a Lisbona.

L'Ungheria è stato il primo paese a ratificare il Trattato, il 17 dicembre 2007, a soli quattro giorni dalla firma dello stesso.

Il Trattato è stato ratificato da quasi tutti gli stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare, nel corso del 2008. Vari gruppi euroscettici (danesi e inglesi) hanno chiesto nei primi mesi del 2008 la ratifica attraverso referendum, avendo notato che le implicazioni legali del Trattato rispetto alla precedentemente bocciata Costituzione europea sono identiche, ma non l'hanno ottenuta.

Solo l'Irlanda, nel rispetto della sua Costituzione, ha deciso di effettuare un referendum confermativo, mentre i Paesi Bassi, la Repubblica Ceca e la Danimarca hanno deciso di non tenerlo: l'obiettivo era quello di riuscire a far entrare in vigore il Trattato il 1° gennaio 2009, prima delle elezioni europee del giugno successivo.

Il 'no' dell'Irlanda al referendum del 12 giugno 2008 ha causato una battuta d'arresto dell'entrata in vigore del Trattato, ma non una sua messa da parte: la Commissione europea e i responsabili dei maggiori governi continentali (Spagna, Polonia, Svezia, Germania e Francia Regno Unito, Cipro, Italia, Slovacchia e Ungheria, Danimarca, Olanda, Slovenia - presidente UE) hanno dichiarato che il processo di ratifica deve proseguire. Il Portogallo (che ha già ratificato) non si è voluto sbilanciare, mentre solo la Repubblica Ceca ha dichiarato di voler fermare il processo di ratifica. Si è quindi deciso di seguire lo schema del 2001, quando un'iniziale bocciatura del Trattato di Nizza, sempre in Irlanda, fu poi trasformata in promozione con un secondo referendum.

Si ritiene inoltre politicamente impraticabile qualsiasi nuovo allargamento senza la previa approvazione del Trattato di Lisbona.

Il 20 dicembre 2007 il Consiglio costituzionale ha ritenuto parzialmente incompatibili con la Costituzione francese alcune disposizioni del Trattato di Lisbona e quindi, prima di inoltrarsi nella ratifica formale del testo, si è provveduto a modificare la Costituzione stessa. Il relativo progetto di riforma costituzionale è stato approvato dall'Assemblea Nazionale il 16 gennaio 2008, dal Senato il 29 gennaio 2008 e dal Congresso (formato dall'Assemblea Nazionale e dal Senato riuniti in seduta comune) il 4 febbraio 2008. La legge di revisione costituzionale è stata poi pubblicata nel Journal officiel il 5 febbraio 2008, giorno a partire dal quale la Francia ha potuto così procedere alla ratifica del Trattato.

La ratifica tedesca è attualmente sospesa. La legge di ratifica è stata approvata dal Parlamento e quindi ora, per completare l'iter, manca solo la promulgazione da parte del presidente della Repubblica Horst Köhler e il deposito degli strumenti di ratifica a Roma, procedure che avverranno dopo il pronunciamento della Corte costituzionale sulla compatibilità del Trattato con la Legge fondamentale (Costituzione tedesca), a seguito di un ricorso proposto dal parlamentare tedesco Peter Gauweiler (CSU), membro del Bundestag. L'udienza davanti all'Alta Corte si è svolta il 10 e 11 febbraio 2009 ma la sentenza è attesa per il mese di maggio del 2009.

Dal 1987 in avanti, dopo una decisione in merito da parte della Corte suprema, i trattati internazionali che potrebbero essere in conflitto con la Costituzione irlandese devono essere ratificati con un referendum popolare. Così nel giugno 2008 l'Irlanda è stato l'unico Stato membro a tenere una consultazione popolare sul Trattato. Tutti i membri dei tre partiti di governo nell'Oireachtas hanno sostenuto il 'sì'. Così hanno fatto tutti i partiti di opposizione nel Parlamento, con l'eccezione del Sinn Féin. I Verdi, pur essendo un partito di governo, non hanno preso ufficialmente posizione non riuscendo a raggiungere una maggioranza dei due terzi (in uno o nell'altro senso) nel suo congresso del gennaio 2008 e lasciando così i propri membri liberi di decidere autonomamente. La maggior parte dei sindacati e delle organizzazioni irlandesi di categoria hanno sostenuto il 'sì', mentre hanno sostenuto il 'no' il Sinn Féin, il gruppo Libertas, il gruppo "L'Alleanza della gente prima del profitto" e alcuni gruppi minori di ispirazione marxista, inoltre il "Partito indipendentista dal Regno Unito" ha incoraggiato i propri membri a andare in Irlanda fare campagna per il 'no'. Il 'no' ha vinto con il 53,4% dei voti (862 415 elettori) contro il 46,6% del 'sì' (752 451 elettori). L'affluenza è stata di poco superiore al 50% degli aventi diritto.

L'Irlanda si sta incamminando verso un secondo referendum che si è impegnata a tenere prima dell'entrata in funzione della prossima Commissione europea, ossia prima della fine di ottobre 2009. Il 27 novembre 2008 una sub-commissione del Parlamento irlandese ha infatti stabilito formalmente che "non ci sono ostacoli giuridici al fatto che in Irlanda si svolga un secondo referendum sul Trattato di Lisbona". Mentre Brian Cowen si dichiara fiducioso sull'esito del nuovo voto dopo le concessioni avute nel Consiglio europeo dell'11-12 dicembre 2008, le principali forze politiche che sostennero il 'no' durante la prima consultazione hanno confermato la loro opposizione al Trattato anche per il secondo referendum.

In Italia, a causa delle elezioni politiche anticipate e della volontà di alcuni gruppi parlamentari di non procedere alla ratifica a camere sciolte, nonostante un appello informale in questo senso fosse stato fatto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il disegno di legge presentato dal Governo Prodi non fu votato. Il nuovo Governo Berlusconi ha dovuto quindi ripresentare un disegno di legge per procedere alla ratifica. Tale disegno di legge è stato in seguito approvato all'unanimità dal Parlamento, promulgato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 185 dell'8 agosto 2008, supplemento ordinario n. 188.

La ratifica in Polonia è attualmente ferma in quanto si attende la firma presidenziale (il cosiddetto "atto di ratifica"). Il presidente della Repubblica polacca Lech Kaczyński ha però firmato la legge che gli permette di ratificare il Trattato: questa legge fissa la procedura per concedere l'autorizzazione alla ratifica ed è stata fatta ai sensi dell'articolo 90 comma 4 della Costituzione polacca. Ciò non significa però che la Polonia abbia terminato la procedura di ratifica. Il presidente della Repubblica infatti non è costretto a ratificare il Trattato, tuttavia sembra improbabile che non lo faccia se quest'ultimo si incamminerà sulla via della ratifica nel resto dell'UE. Kaczyński ha rilasciato numerose dichiarazioni, correggendo più volte il tiro e subendo pressioni soprattutto dal capo di Stato francese Nicolas Sarkozy (presidente di turno del Consiglio europeo durante il secondo semestre 2008) per rispettare gli impegni presi. Nella sua ultima uscita ha affermato che concederà la sua firma quando anche l'Irlanda sarà pronta a ratificare. La mossa sembra più che altro una manovra di politica interna che lo vede contrapporsi al primo ministro Donald Tusk sulla questione dello scudo spaziale USA da ospitare nel Paese.

Il milionario conservatore ed euro-scettico Stuart Wheeler ha presentato un ricorso presso l'Alta Corte di Londra volto ad ottenere la convocazione di un referendum preventivo riguardo la ratifica del Trattato di Lisbona ma il 25 giugno 2008 l'Alta Corte ha respinto la richiesta.

Il presidente della Repubblica ceca Václav Klaus potrebbe essere un ostacolo alla ratifica del Trattato poiché è un fervente euro-scettico e ne ha chiesto l'abbandono definendolo "morto" dopo il 'no' del referendum irlandese (unico capo di Stato ad agire in tal modo). A norma della Costituzione ceca, la ratifica richiede la firma presidenziale, ma è molto improbabile che questa sarà negata se entrambi i livelli del Parlamento approveranno il Trattato. Il 24 luglio 2008 il presidente della Repubblica ha affermato che non firmerà il Trattato se l'Irlanda non lo ratificherà prima.

La Corte costituzionale ceca ha sentenziato il 26 novembre 2008 che "il Trattato di Lisbona dell'UE non viola la Costituzione nazionale" aprendo così la strada alla sua ratifica parlamentare dopo sei mesi di blocco. La richiesta di una verifica della costituzionalità del Trattato era partita dal Senato ceco, probabilmente al fine di acquietare i timori dei partiti più piccoli rappresentati in Parlamento.

La Camera e il Senato hanno iniziato l'esame del trattato rispettivamente il 9 e il 10 dicembre 2008, ma entrambi i rami del Parlamento hanno deciso di rinviare il voto a febbraio 2009 per pronunciarsi preventivamente sull'accordo con gli USA per la realizzazione di una base radar e per dare il tempo ai due maggiori partiti di negoziare una tregua in vista del semestre di presidenza UE del 2009. La Camera ha approvato la ratifica il 18 febbraio 2009 mentre il Senato l'ha ulteriormente rinviata al 6-7 maggio 2009 (complice anche un'intervenuta crisi di governo) al fine di dare prima il via libera all'inserimento nel regolamento di entrambi i rami del Parlamento del cosiddetto "istituto del mandato vincolato" secondo il quale ogni trasferimento di competenza dal piano nazionale a quello comunitario dovrà essere preventivamente approvato da entrambe le Camere (non potrà più bastare quindi il solo parere favorevole del Governo).

Oltre agli Stati membri dell'Unione europea, sono chiamati a votare sul Trattato di Lisbona anche il Parlamento europeo, Gibilterra e le Isole Åland. Il pronunciamento del Parlamento europeo è puramente consultivo e quindi non indispensabile per l'entrata in vigore, tuttavia ha una forte valenza politica in quanto è un influente segnale istituzionale di condivisione del Trattato. Riguardo a Gibilterra e alle Isole Åland invece, una loro bocciatura provocherebbe la mancata applicazione del Trattato nel territorio in questione ma non interesserebbe ugualmente il processo di ratifica generale.

Gibilterra è un territorio d'oltremare del Regno Unito, fa parte dell'Unione europea, ma è argomento di determinate esenzioni. La ratifica del Parlamento di Gibilterra non è necessaria affinché il Trattato entri in vigore, ma dei cambiamenti nella legislazione interna sono obbligatori affinché esso si applichi anche in quest'enclave britannica.

Le Isole Åland, sono una provincia autonoma della Finlandia, fanno parte dell'Unione europea, ma sono argomento di determinate esenzioni. Il processo di ratifica del Trattato nel Parlamento regionale è cominciato, ma non è stata ancora fissata la data del voto. Il risultato dipenderà dalle trattative in corso tra l'amministrazione centrale e quella regionale. Una minoranza nel Parlamento regionale ha proposto un referendum popolare anche se la sua convocazione è improbabile visto che la maggioranza è contraria. La ratifica del Parlamento delle Isole Åland non è necessaria affinché il Trattato entri in vigore, ma è indispensabile affinché le relative disposizioni si applichino in questo territorio. Un eventuale voto negativo, dunque, non renderebbe esecutivo il Trattato nelle Isole Åland ma non ne impedirebbe però l'adozione nel resto della Finlandia. In questo caso la Finlandia perderebbe un membro del Parlamento europeo in conformità sia con il Trattato di Nizza che con quello di Lisbona.

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Source : Wikipedia