Dolcè

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Tags : dolcè, veneto, italia

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Dolcè

Dolcè - Stemma

Dolcè è un comune di 2.444 abitanti della provincia di Verona.

Dolcè è comune che copre la parte orientale della val d'Adige, fiume dal quale è lambito su tutto il suo confine occidentale. Il capoluogo dista 27 chilometri dal capoluogo provinciale. Ad Ossenigo fino al 1915 c'era il confine con l'impero Austro-Ungarico. Ancora nel territorio comunale vi è la chiusa di Ceraino un ostacolo naturale dove il fiume si inserisce per poche centinaia di metri in una gola da dove anticamente non era possibile il passaggio se non sul fiume.

Il nome è presente dal XII secolo con tre voci diverse: Dulcei, Dolcei e Dolcedo. I primi due toponimi potrebbero derivare dal latino dulcis, la terza deriva da Dulcetum il cui suffisso -etum indica un bosco, come in altre parti d'Italia: castagneto, frassineto, ecc.. Se fosse vera questa ipotesi occorrerebbe scoprire a quale specie arborea si riferisce.

Dolcè ha nelle sue campagne interessanti reperti archeologici dell'era preistorica. Il più importante è il riparo Soman del Paleolitico superiore. Nell'età preromana è probabile un insediamento nella valle degli Arusnati. Dell'età romana e dell'epoca medioevale vi sono testimonianze: il Casteleto. Il centro storico di Dolcè ha nel suo centro tre palazzi signorili: Ruzzenenti-Fasanotto, quello Guerrieri-Rizzardi e quello Salgari, ora sede comunale.

Durante la seconda guerra mondiale il paese di Ceraino fu quasi totalmente distrutto per l'esplosione di un treno tedesco pieno di munizioni ed armi, a seguito ad un bombardamento alleato da parte di due caccia bombardieri americani. Il primo centrò il treno che esplose, mentre il secondo, fu investito dall'esplosione e si schiantò a terra.

Posto a 400 metri slm sulle pendici del monte Pastello, serviva come luogo di difesa e rifugio dei dolceati.

Si svolge a Peri all'inizio di agosto, nel 2005 si è svolta la quarantasettesima edizione.

Il 10 febbraio 2008 si svolgerà a Peri il cinquantesimo Carnevale Benefico "Ducato del Batucian", come ogni anno la prima domenica di quaresima. Tradizionali maccheroni alla Finanziera e sfilata delle mascherine.

La zona di Volargne ha intrapreso anni fa, con una zona industriale posta oltre la chiusa al confine con Sant'Ambrogio di Valpolicella, una strada indrustriale, artigianale e commerciale. Il comune a nord della chiusa, invece mantiene una vocazione prevalentemente agricola. Il vino è la produzione più importante. Dal 2000 è stato riconosciuto un vino locale che viene prodotto solo in una parte del comune, l'Enantio, che è frutto di un vitigno locale antichissimo. L'Enantio è un vino rosso, forte e tannico che si abbina con la selvaggina, carni forti e formaggi stagionati. Lo si trova anche in piccole zone in provincia di Trento nella bassa Vallagarina Per le caratteristiche dei terreni si ottiene anche un ottimo Pinot grigio. La vite dell'Enantio è fra le poche viti che si sono salvate dalla fillossera più di 100 anni fa, fra i pochissimi di pianura. Ci sono viti con più di 100 anni.

È lungo il percoso della strada del vino detta Strada della Terradeiforti. Strada che condivide con i comuni produttori del vino Valdadige DOC. La zona, pur restando nella zona del Valdadige DOC a breve avrà una ulteriore denominazione DOCg Terra dei Forti con un numero inferiore di vini locali da monovitigno (Enantio, Enantio passito, Enantio riserva, Casetta, Casetta riserva, Pinot grigio, Pinot grigio superiore, Chardonnay, Chardonnay superiore e Chardonnay passito).

Fa parte della Comunità Montana della Lessinia, e dell'area del Parco della Lessinia.

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Dolce

Dolce è uno dei cinque gusti ed è universalmente riconosciuto come esperienza piacevole. I cibi ricchi di carboidrati semplici come lo zucchero sono comunemente associati al concetto di dolcezza, benché esistano altri composti naturali e artificiali che risultano più dolci al palato e che vengono spesso usati come dolcificanti. Altri composti possono alterare la stessa capacità di percezione della dolcezza.

Una grande diversità di composti chimici, come aldeidi e chetoni sono dolci. Tra le comuni sostanze biologiche, tutto dai semplici carboidrati sono dolci per certi versi. Saccarosio (tabella degli zuccheri) è il prototipo di esempio di sostanza dolce, sebbene un altro zucchero, il fruttosio, è un po' più dolce. Alcuni amminoacidi sono mediamente dolci: alanina, glicina, e serina sono i più dolci. Altri amminoacidi sono percepiti allo stesso tempo come dolci e amari.

Molte specie vegetali producono glicosidi che sono molto più dolci dello zucchero. L'esempio più noto è la glicirrizina, il componente dolce della radice di liquirizia, che è 30 volte più dolce del saccarosio. Un altro esempio commerciale è lo steviolo, da un arbusto sudamericano, Stevia rebaudiana, circa 250 volte più dolce del saccarosio.

Un'altra classe di potenti dolcificanti naturali sono le proteine dolci come la taumatina, contenuta nei frutti del katemfe (Africa Occidentale). Nelle uova di gallina la lisozima, una proteina antibiotica, è anch'essa dolce.

Esistono composti inorganici o metallo-organici che hanno sapore dolce; tra essi il cloruro di berillio e l'acetato di piombo.

Alcune sostanze alterano il modo nel quale viene percepito il gusto dolce.

Una classe di tali sostanze inibisce la percezione del dolce, derivante tanto da zuccheri quanto da dolcificanti. La più importante commercialmente è il lattisolo (acido 2-(4-metossifenossi)-proprionico).

Due prodotti naturali hanno proprietà analoghe: l'acido gimnemico, estratto dalle foglie di un rampicante indiano, la Gymnena sylvestre, e la zizifina, dalle foglie del giuggiolo cinese (Ziziphus jujuba).

All'inverso, alcune proteine vegetali, senza essere di per sé dolcificanti, rendono dolci al palato sapori normalmente aspri o amari. È notevole il caso della miraculina (contenuta p.es. nei frutti di Synsepalum dulcificum), che di suo è insapore; tuttavia, i cibi assunti successivamente, per un'ora o due, risultano dolci anche se normalmente sarebbero amari o aspri. La curculina ha un effetto simile.

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Riparo Soman

La montagna veronese è molto ricca di ritrovamenti preistorici, alcuni di recente scoperta come il riparo Soman. Sono centrati in un'area localizzata nel comune di Dolcè, la montagna del comune di Fumane e Sant'Anna d'Alfaedo. Il riparo è localizzato circa a metà strada fra gli abitati di Dolcè e Ceraino. Fra i ritrovamenti è quello all'altitudine più bassa, circa 200 metri slm. È da mettere in relazione ai numerosi castellieri della montagna sovrastante.

Il riparo Soman è l'unica testimonianza del Mesolitico della Lessinia. La parte più importante, di una ampia stratificazione, tratta di una tomba di una donna di quel periodo. Una donna del Mesolitico ha un significato simbolico, il periodo è quello della trasformazione dalla caccia ai grossi animali riservata agli uomini a quello della pesca e soprattutto della raccolta riservata alle donne. Il ritrovamento recente, del 1983, della tomba ha allargato la ricerca sulla stratificazione. La stima va dagli 11.000 anni AC ai 5.000 anni AC. Nella zona, la presenza umana ha i suoi più antichi ritrovamenti risalenti al Paleolitico inferiore, ovvero circa 350mila anni fa.

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Bosco dei Poeti

La pietra con la poesia dedicata dal Dalai Lama.

Il Bosco dei Poeti è un'area naturale di interesse artistico e culturale situata tra il comune di Dolcè e la sua frazione Peri.

All'interno di questo bosco, dell'imponente dimensione di 130 ettari, vi sono 12km di sentieri e sono esposte oltre 800 opere di circa 300 artisti italiani ed internazionali. Tra le personalità che hanno donato le loro opere al Bosco dei Poeti vi sono Karol Wojtyla, il Dalai Lama, Alda Merini, Andrea Zanzotto, Nanni Balestrini ed altri.

All'inizio dei sentieri del Bosco dei Poeti vi sono due importanti opere di interesse storico e culturale. Sono due differenti pietre, posizionate a poca distanza l'una dall'altra, sulle quali vi sono incise due poesie che sono state donate personalmente dal Dalai Lama e da Karol Wojtyla.

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Ferrovia del Brennero

Percorso della Ferrovia del Brennero

La Ferrovia del Brennero è parte di un importante asse ferroviario Nord-Sud che congiunge Germania e Italia attraversando l'Austria.

La Ferrovia del Brennero propriamente detta congiunge Innsbruck a Verona risalendo la Wipptal (valle di Wipp), scavalcando il Passo del Brennero, discendendo la Val d'Isarco fino a Bolzano, proseguendo quindi lungo la Valle dell'Adige da Bolzano a Rovereto e da qui - lungo il tratto di valle chiamato anche Vallagarina - fino a Verona.

La linea venne pensata sotto l'Impero Austro-Ungarico ancora nella prima metà del XIX secolo per garantire trasporti rapidi e sicuri fra Tirolo e Nord Italia, in particolare il Lombardo-Veneto. Rivestiva quindi non solo importanza economica ma anche militare in quanto l'Austria era fortemente impegnata nel mantenimento dei propri confini oltre le Alpi. La "Brennerbahn" avrebbe dovuto quindi collegare Innsbruck con Verona.

Il primo tratto a trovare realizzazione fu quello "basso", da Verona a Bolzano, che fu inaugurato in due momenti diversi: il 23 marzo 1859 da Verona a Trento e il 16 maggio dello stesso anno la prosecuzione fino a Bolzano.

Il progetto di questa sezione fu approvato il 10 luglio 1853, a firma dell'ingegner Luigi Negrelli, trentino ma dipendente delle "k.u.k. Südbahnen" (Ferrovie real-imperiali del Sud), noto per aver costruito altre linee alpine oltre al Canale di Suez.

Nonostante la perdita del Veneto e il conseguente spostamento del confine fra Italia e Austria a Borghetto (TN/VR), avvenuta nell'ottobre del 1866, la sezione mancante ma già in corso di realizzazione da Bolzano a Innsbruck venne aperta all'esercizio il 24 agosto 1867. Per costruire i 127 km del percorso da Innsbruck a Bolzano/Bozen furono necessari solo tre anni di lavoro. Il principale progettista fu l'ing. Karl von Etzel, che morì nel 1864 e quindi non poté vedere il completamento della sua opera.

Dopo la Semmeringbahn fu la seconda ferrovia di montagna realizzata in Austria. E fu anche la prima linea ad aver attraversato completamente la catena alpina.

A seguito del forte aumento del traffico merci attraverso il Passo del Brennero (in buona parte su gomma), la Ferrovia è attualmente considerata di capacità insufficiente. Inoltre le forti pendenze, gli stretti raggi di curva e la necessità di cambiare motrice al Brennero a causa dei due diversi sistemi elettrici usati in Austria ed Italia fanno si che la velocità media di percorrenza sia bassa. Per queste ragioni è allo studio la realizzazione di una nuova linea da Verona a Monaco di Baviera passante per Innsbruck. Al centro di questa opera un tunnel di circa 55 chilometri fra Fortezza e Innsbruck, noto come galleria di base del Brennero.

La pendenza massima lungo il tracciato è del 25 per mille. Il raggio minimo di curva è di 285 metri. Il punto più alto del tracciato è la stazione di Brennero a 1371 m, che è anche il punto più elevato raggiunto dalla rete ordinaria sia delle Ferrovie Austriache ÖBB, che di quelle italiane FS.

Per superare il forte dislivello (796 m tra Innsbruck e Brennero) furono realizzati due tornanti con tunnel elicoidali, sfruttando altrettante valli laterali: St. Jodok sul lato austriaco e la Val di Fleres sull'attuale versante italiano.

Alla stazione di Brennero, posta sull'omonimo passo, si trova un monumento al progettista ing. Karl von Etzel. Presso questa stazione, oltre al confine politico è situato quello di esercizio fra le Ferrovie Austriache (ÖBB) e delle Ferrovie dello Stato Italiane (FS). I due enti gestiscono reti elettriche differenti, sia per voltaggio che per caratteristiche (15000 V in corrente alternata 15 e 2/3 Hz in Austria, 3000 V in corrente continua in Italia), il che rende obbligatoria una sosta per sostituire i locomotori elettrici. Per questa ragione per lungo tempo l'esercizio dei treni rapidi Monaco-Milano fu affidato ad automotrici diesel. Fino al 30 maggio 1965 era inoltre necessaria una seconda sostituzione di motrici presso la stazione di Bolzano, in quanto la tratta Bolzano-Brennero era alimentata a corrente trifase.

La necessità di cambiare motrice può essere evitata avvalendosi di locomotive policorrente, in grado di funzionare sia con la reti austriaca che con quella italiana. Tuttavia il loro uso è al momento molto limitato: alcuni Korridorzug austriaci effettuano il tratto Brennero-Fortezza e successivamente la Ferrovia della Val Pusteria al traino di motrici policorrente austriache. Anche alcuni treni merci, in particolare a quelli effettuati dalle società private Rail Traction Company (RTC) e Lokomotion fanno uso di motrici policorrente. Per il resto l'uso di tali motrici è limitato dalla necessità di avere a bordo apparecchiature di sicurezza adatte ai diversi sistemi (ripetizione segnali, sistemi di controllo marcia, ecc.), e da questioni relative all'abilitazione ed impiego del personale.

Nella salita sul lato italiano, il forte dislivello tra Vipiteno e Brennero veniva superato risalendo la sinistra orografica della Val di Fleres che veniva imboccata a Colle Isarco/Gossensaß a bassa quota raggiungendo, attraverso il tunnel elicoidale "Ast" e a quota più elevata, Bagni di Brennero/Brennerbad. Nel 1999 lo spettacolare percorso tra Colle Isarco e Bagni di Brennero fu sostituito dalla nuova galleria "Fleres".

In precedenza anche nel tratto Bolzano-Bressanone furono realizzate due nuove gallerie che sostituirono l'intero percorso fra Cardano/Kardaun e Ponte Gardena/Waidbruck lungo la stretta val d'Isarco, spesso soggetto a interruzioni per caduta massi. La prima in ordine di tempo fu la "Sciliar", attivata nel settembre 1994 e lunga quasi 13 km. Seguì qualche anno dopo la "Cardano-Prato Isarco".

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Sant'Anna d'Alfaedo

Sant'Anna d'Alfaedo - Stemma

Sant'Anna d'Alfaedo è un comune di 2.600 abitanti della provincia di Verona.

Sant'Anna D'Alfaedo è un comune della Valpolicella provincia di Verona.

Sant'Anna d'Alfaedo è a 30 chilometri da Verona. Il territorio del comune è quasi totalmente a sud dei Corni (Corno d'Aquilio, 1545 msl e Corno Mozzo). Una parte del comune è a nord del Corno d'Aquilio, ed è chiamata Pialda bassa; in questo luogo è ubicata la Spluga della Preta, un insieme di grotte carsiche che arrivano ad una profondità esplorata di circa 1000 metri, conosciuta per lunghi anni come la grotta più profonda del mondo. Altro capolavoro della natura è nella zona sud del comune, il Ponte di Veja, un ponte naturale di pietra residuo di una lenta erosione della parte posteriore di un antro.

Nel territorio comunale sono presenti testimonianze fossili che partono dal Giurassico e arrivano fino alle ultime industrie litiche del Wurmiano (10.000 anni fa). Le prime testimonianze scritte compaiono nel XIII secolo.

Le rocce del territorio comunale coprono un intervallo che spazia dal Giurassico (formazioni dei Calcari Grigi, Rosso Ammonitico Veronese e Biancone), al Cretacico (formazioni della Scaglia Variegata e della Scaglia Rossa), oltre a coperture neogeniche. La Scaglia Rossa è stata utilizzata per secoli come materiale inerte o da costruzione in tutta la Lessinia e anche nel territorio sono presenti alcune cave: da una di queste in particolare sono stati estratti numerosi fossili di importanza eccezionale. Faune a vertebrati marini del Cretacico superiore comprendenti squali (fino a sei metri), razze, tartarughe e mosasauri vengono tutt'oggi recuperate.

Sono stati trovati numerosi siti preistorici in più parti del comune. In quasi ogni parte del territorio comunale ci sono siti e castellieri che documentano la presenza umana a partire dal neolitico (350.000 a.C.). Da un lungo elenco di località in cui ci sono stati ritrovamenti, in evidenza ci sono le due grotte ai piedi del ponte di Veia, il castelliere delle Guaite e la zona del Monte Loffa. Molti ripari preistorici sono stati individuati nel territorio comunale: Le Guaite, Ca' del Per, Covolo della Volpe, Zivelongo, Sant'Anna, Campostrini, Ca' del Vecio, Dosso del Toie, Monte Loffa, Campo Paraiso, Casarole, Covolone del Valentin, Covolo della Robba, Covolo dei Camerini, Monte Cornetto del Semalo, Fosse, le Gobe, Ceredo, Ponte di Veja, Giare, Monte Tesoro. Recentemente ha trovato la sede definitiva il Museo paleontologico e preistorico del comune.

Durante l'epoca romana la zona non aveva villaggi stabili, ma era frequentata ed usata per l'alpeggio. Monete e reperti romani sono stati trovati in molte parti del territorio comunale, e a Cona sono state rinvenute tombe del III secolo. I primi insediamenti stabili arrivati ad oggi risalgono al medioevo e sono regolamentati dalla Regula Faeti, una pergamena del 1246 conservata nell'archivio di stato di Verona, in cui Cangrande della Scala fissava i confini della località. Cona divenne il centro più importante della zona e fu fatto comune con un territorio che arrivava fino a Ceredo nel XIII secolo. La zona soprastante del comune era soggetta al Monastero di San Zeno fin dal XI secolo. La zona ebbe un dimezzamento della popolazione con l'epidemia di peste del 1631, destino comune a tutta la Valpolicella. In alcune frazioni del Comune (Ceredo, Cescatto, Vallene), fino approssimativamente al '700, si parlava la lingua cimbra, di origine germanica, come nei confinanti altri comuni (allora tredici) della Lessinia, ove una comunità di origine bavarese era emigrata alcuni secoli prima. Nel 1820 si fuse il comune di Cona con quello di Breonio con capoluogo a Fosse, con l'Unità d'Italia si spostò la sede comunale a Sant'Anna con la rinascita del comune di Breonio assieme a Fosse e nel 1928 nasce il Comune di Sant'Anna d'Alfaedo con il recupero di Fosse al territorio comunale e l'aggregazione di Breonio a quello di Fumane. Le ipotesi sul toponimo di Faedo, derivato probabilmente da Faetum "faggeto", dal latino fagus, faggio.

Fa parte dei siti paleontologici del monte Loffa la vicenda delle selci strane. Furono ritrovate, ritenute originali e distribuite in tutta Europa una enorme quantità di selci. Seguì uno scandalo alla scoperta che le selci erano lavorate da persone della zona ed immesse nei siti dove si ricercavano.

Nella frazione di Cerna ha sede Telepace la prima televisione cattolica italiana. Dall'esperienza e in collegamento con essa è sorta in seguito la Televisione Vaticana.

È una delle più vecchie feste popolari della Lessinia. Nata nella frazione di Ceredo si è spostata da qualche anno al campo sportivo. Il nome nasce da una delle canzoni di un coro locale: Fiorelin del bosc che cantava una canzone dall'omonimo titolo della festa dedicata a Ceredo.

La Festa dell'Ospite, sagra del paese, si svolge da vari decenni tra la fine di luglio e la metà di agosto. La Festa della Birra invece riempie un weekend a fine giugno. Per il mese di luglio, due settimane sono occupate dalla Festa dedicata alla lotta alla fibrosi cistica (mucoviscidosi).

Questa festa ha come tema il mondo dei cavalli e dei cowboy ed è organizzata dal Centro Equitazione situato a Fosse. La festa si svolge nel periodo di luglio e prevede gare ed esibizioni a cavallo, giochi per i più piccoli, cibo, musiche e balli country. La festa ha lo scopo di far conoscere a tutti gli interessati il mondo dei cavalli, in modo sicuro e divertente.

L'economia di Sant'anna d'Alfaedo ha mutato radicalmente e più volte struttura nel corso degli ultimi decenni. Oltre ad una costanza di agricoltura, spesso orientata al mantenimento dell'allevamento dei bovini, è passata da una fase di sussistenza fino agli anni 60, in cui la tipica azienda agricola era frammentata e polverizzata e con produzioni diversificate (fieno, patate, ciliegie, marasche) con un numero minimo di bovini, ad una fase più ricca. Restano gli allevamenti, per un periodo il comune ha avuto la più alta produzione di maiali del Veneto e si sono moltiplicate le preare, cave di pietra all'aperto concentrate soprattutto alle pendici del monte Loffa dove si estrae la pietra della Lessinia. L'altipiano retrostrastante i Corni, condiviso con i comuni di Erbezzo e di Ala di Trento ha da oltre 100 anni la specializzazione dell'alpeggio, ovvero la custodia dei bovini, specialmente da latte, nel periodo estivi con nutrimento dai pascoli. La produzione del latte è orientata alla elaborazione in formaggi e burro, un tempo direttamente fatti nelle malghe.

Fa parte della Comunità Montana della Lessinia, dell'Unione comunale Sant'Anna d'Alfaedo-Erbezzo e dell'area del Parco della Lessinia.

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Source : Wikipedia