Diplomazia

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Inviato da maria 20/03/2009 @ 02:07

Tags : diplomazia, esteri

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Diplomazia

La diplomazia è la condotta di negoziazioni tra persone, gruppi o nazioni.

In senso più generale, il significato del termine viene allargato alla diplomazia internazionale, cioè alla condotta di relazioni internazionali attraverso l'intercessione di diplomatici generalmente di professione.

Un tempo impegnata principalmente in matrimoni di alleanza tra dinastie reali e questioni di guerra e pace, la diplomazia oggi si occupa di più di questioni legate al commercio e alla cultura.

Un ambasciatore è il più alto in grado tra i diplomatici.

In senso più informale o sociale, la diplomazia si riferisce spesso alla formulazione di frasi con tatto e in maniera non provocatoria, o a comportamenti nelle relazioni interpersonali tesi a smorzare eventuali punti di attrito.

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Diplomazia di guerra - Diari 1937-1943

Diplomazia di guerra - Diari 1937-1943 è un'opera di Egidio Ortona .

Tra il '37 e il '40, Ortona è all'ambasciata italiana a Londra, dove ricopre la carica di ambasciatore Dino Grandi, che gode di grande prestigio nel mondo politico inglese e nella stessa High Society della capitale. Neville Chamberlain è primo ministro e molto conta su Mussolini e sulla diplomazia italiana per tenere a freno le prime intemperanze di Hitler che presto porteranno alla guerra con l'invasione della Polonia, ultimo e definitivo atto dopo l'annessione «plebiscitaria» dell'Austria e quella della Cecoslovacchia. Visceralmente anti-mussoliniano è invece Eden, capo del Foreign Office, i cui disaccordi con il Primo Ministro sfoceranno nella sua sostituzione con Lord Halifax. Galeazzo Ciano è il nostro ministro degli Esteri e negli appunti di Ortona trovano conferma due elementi che sono l'avversione che questi aveva nei confronti dei tedeschi e la sua opera per evitare un troppo radicale avvicinamento dell'Italia alle loro posizioni. Ciano è anglofilo e non vede favorevolmente l'Asse Roma-Berlino, ben comprendendo sia la posizione subalterna che ha l'Italia sia le intenzioni a breve termine di Hitler. Sullo sfondo dell'azione diplomatica italiana di quel periodo vi sono le questioni fondamentali della guerra civile spagnola e delle sanzioni. Per la Spagna sembra di capire che a fronte di una posizione ufficiale di non intervento da parte di potenze straniere a favore dell'una o dell'altra parte, l'Inghilterra abbia un atteggiamento molto più blando nei confronti dell'Italia ed anche della Germania, paventando una vittoria comunista in un'area geografica di suo specifico interesse, basti pensare a Gibilterra. Più complessa appare la questione delle sanzioni determinate dal nostro intervento coloniale in Africa, specificatamente in Etiopia, continente dove invece gli inglesi hanno precisi interessi. Illuminante è anche l'atteggiamento di freddezza che vi è, già in quegli anni, tra Italia e Francia. L'euforia degli accordi di Monaco, con Mussolini mediatore, svanisce presto e si rivela un'illusione e in contrapposizione con il lavoro diplomatico svolto a Londra in Italia si moltiplicano gli atteggiamenti e le manifestazioni contro l'Inghilterra e per le rivendicazioni di Nizza e della Savoia, espressioni di un legame ormai senza ritorno con la politica tedesca. Allo scoppio della guerra ciò che più lascia perplessi è la palese incertezza, a ogni livello, sul nostro atteggiamento in bilico tra non belligeranza e intervento. Atteggiamento che è anche dello stesso Mussolini che cambia idea in funzione dell'umore o di chi sa essere più convincente quando ha un colloquio con lui. Come noto, la dichiarazione di guerra avviene contro il parere di tutte le sfere militari, che evidenziano la nostra impreparazione. Nel resoconto dei mesi trascorsi a Roma nel 1940, traspare già l'incertezza che molti, nelle posizioni più elevate del regime e della diplomazia, avevano sull'esito della guerra e, soprattutto, sulle sorti dell'Italia. Inizia a barcollare la «cieca fiducia» nel capo e hanno inizio manovre di corridoio di cui non si capiscono bene gli obiettivi, né quelli immediati né quelli a più lungo termine. La situazione in Africa appare compromessa, dopo una fugace fase iniziale di successi, ed emergono la disorganizzazione e l'incapacità dei vertici militari. L'anno successivo la crisi si fa sempre più evidente. A giugno Ortona è al seguito di Giuseppe Bastianini, che è nominato Governatore della Dalmazia con base a Zara. Il resoconto di questi mesi ripercorre, per certi aspetti, il quadro già conosciuto dell'incomprensione tra governatorato civile e organi militari, ferocia della lotta partigiana contro la nostra occupazione e guerra inter-etnica tra serbi e croati. Ne consegue, nel breve volgere di tempo, la nostra impossibilità a governare quella regione. Nel febbraio del '43 Bastianini prende il posto di Ciano, che viene utilizzato come ambasciatore presso il Vaticano. Riprende quindi il lavoro al Ministero, un osservatorio privilegiato dal quale Ortona assiste all'agonia dell'Italia e del fascismo. Il resoconto di quanto accaduto il 25 luglio 1943 con l'ordine del giorno Grandi e quello del giorno successivo con l'arresto di Mussolini e la nomina di Badoglio a capo del governo, è interessante perché conferma come quanto avvenuto al Gran Consiglio sia stato solo incidentale per la caduta di Mussolini, programmata dal re Vittorio Emanuele III e dai militari in precedenza. Una nota di colore: le manifestazioni che si svolsero a Roma inneggianti il Re, l'Italia e contro Mussolini erano guidate da 1.600 carabinieri in borghese. Complessivamente ne emerge un Badoglio non all'altezza del compito, confusione sugli indirizzi da prendere, approssimazione nei rapporti con la Germania, totale impreparazione negli approcci con gli Alleati. Un insieme ben noto, ma sempre impressionante, del dilettantismo della classe politica, di quella militare e della monarchia stessa. Con la nomina di Raffaele Guariglia a ministro degli esteri e con gli Alleati a Roma, ad Ortona viene affidato l'incarico di fare da tramite tra il Ministero del Tesoro e la Commissione Alleata e viene messo a capo dell'ufficio preposto ai rapporti economici con gli Alleati al Ministero degli Esteri: da qui nasceranno i suoi «anni d'America».

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Diplomazia del Ping Pong

Incontro tra Mao Tse-tung e Richard Nixon nel 1972

Per Diplomazia del Ping Pong (cinese 乒乓外交, inglese "Ping Pong Diplomacy") si intende lo scambio giocatori di ping pong tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese (RPC) negli anni '70.

L'evento costituì un momento di distensione nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti d'America, che aprì la via alla visita del Presidente americano Richard Nixon alla Cina nel 1972. Prima della visita dei giocatori americani e dopo l'ascesa al potere di Mao Tse-tung come presidente della RPC, le comunicazioni tra la RPC e gli Stati Uniti venivano condotte principalmente attraverso lo scambio di libri tra le varie biblioteche americane, la Biblioteca Nazionale di Pechino e l'Istituto di Informazione Tecnica e Scientifica dell'Accademia Cinese per le Scienze.

Il 6 aprile del 1971 la squadra di ping pong americana, già in Giappone per il 31° Campionato Mondiale di Tennis Tavolo, ricevette un invito dagli avversari della RPC per visitare la Cina. Il 12 aprile del 1971 la squadra e i giornalisti al seguito divennero i primi americani a mettere piede nella capitale della RPC da quando il partito comunista di Mao Zedong prese il potere 22 anni prima, nel 1949. Prima di questa visita, undici americani furono ammessi nella RPC per una settimana in quanto affiliati al Partito internazionale delle Pantere Nere e la Cina vide l'organizzazione internazionale come un'ambasciata americana. Pur tuttavia fu un evento inusuale: come altri cittadini americani, anche il senatore Eugene McCarthy espresse il desiderio di visitare la Cina dopo le elezioni presidenziali del 1968, ma nemmeno lui riuscì ad ottenere un ingresso in Cina nonostante il suo status.

Secondo il History of U.S. Table Tennis di Tim Boggan, che accompagnò la squadra americana, tre eventualità potrebbero aver (singolarmente o concomitantemente) dato origine all'invito cinese.

Il primo è che il gallese H. Roy Evans, l'allora presidente della International Table Tennis Federation (Federazione Internazionale per il Tennis Tavolo), dichiarò di aver visitato la Cina prima del 31° Campionato Mondiale di Tennis Tavolo e suggerì alle autorità cinesi per lo sport e al Premier Zhou Enlai che la Cina avrebbe dovuto muoversi per entrare in contatto con il mondo attraverso eventi internazionali sportivi dopo la Rivoluzione Culturale.

Il secondo fu perché Leah "Miss Ping" Neuberger, la ragazza Americana che partecipò nel 1956 al Campionato Mondiale di Doppio Misto e nove volte al Campionato U.S. Open di femminile singolo, era in viaggio al tempo con la squadra canadese di Tennis Tavolo che fu invitata dalla Cina a visitare il paese. Come parte di una tattica diplomatica, la Cina estese l’approvazione alla richiesta di Leah Neuberger di un visto all’intera squadra americana.

Il terzo incidente, forse quello che più probabilmente fu l’innesco, specialmente secondo le fonti cinesi, fu l’inaspettato e drammatico incontro tra il flamboyant giocatore americano Glenn Cowan e il giocatore cinese Zhuang Zedong, tre volte campione del mondo (1961, 1963 and 1965) e vincitore di numerosi altri eventi di tennis tavolo. Zhuang Zedong descrisse l’incidente in un’intervista al USC U.S.-China Institute nel 2007.

La concatenazione di eventi che portarono all’incontro ebbe inizio nel momento in cui Glenn Cowan perse l’autobus della squadra un pomeriggio dopo gli allenamenti a Nagoya durante il 31° Campionato Mondiale di Tennis Tavolo. Cowan si era allenato per 15 minuti assieme al giocatore cinese Liang Geliang quando un ufficiale giapponese ai avvicinò con l’intenzione di chiudere l’area degli allenamenti, mentre Cowan cercava in vano l’autobus della sua squadra, un giocatore cinese gli fece cenno di salire sull’autobus della squadra cinese. Alcuni momenti dopo una casuale conversazione con i giocatori cinesi con l’ausilio dell’interprete, Zhuang Zedong si avvicinò a Cowan dal suo sedile sul retro dell’autobus per salutarlo e per rendergli omaggio di un ritratto su tela delle montagne Huangshan, un souvenir tipico dello Hangzhou. Cowan, desideroso di ricambiare il gesto, non riuscì a trovare altro nella sua borsa se non un pettine. L’americano rispose con esitazione “Gesù, non posso proprio darti un pettine. Vorrei poterti dare qualcosa, ma non posso”. Quando fu il loro momento di scendere dall’autobus, un’ondata di fotografi e giornalisti li stava aspettando. Con il clima politico che sussisteva negli anni ’60, la vista di un atleta della Cina comunista assieme ad uno degli Stati Uniti suscitava certamente molto interesse.

Glenn Cowan comprò una maglietta con una la bandiera con il simbolo della pace in rosso, bianco e blu e le parole “Let It Be”. Ad un altro incontro casuale con Zhuang Zedong, diede il regalo a Zhuang e questi lo accettò.

Quando un giornalista chiese a Cowan: “Sig. Cowan, Le piacerebbe visitare la Cina?”, Cowan rispose: “Bè, mi piacerebbe vedere tutti quei paesi che non ho mai visitato – Argentina, Australia, Cina…qualsiasi paese non abbia mai visto”. “Ma cosa mi dice della Cina in particolare? Le piacerebbe andarci?” “Certamente” rispose Cowan.

Durante un'intervista nel 2002 con il famoso personaggio televisivo Chen Luyu, Zhuang Zedong raccontò ancora una volta la storia.

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Source : Wikipedia