Dell

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Inviato da amalia 14/03/2009 @ 10:12

Tags : dell, hardware, computer, high tech, computer portatili, tablet pc, stampanti, periferiche, mp3, audio, digitale

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Dell

La Dell è un'azienda statunitense conosciuta per essere (fino a pochi mesi fa) il più grande produttore al mondo di computer (fonte IDC - 1° Trimestre 2006). Ha sede a Round Rock, nel Texas. Secondo dati del 2006, impiega circa 69.700 dipendenti in tutto il mondo per un fatturato totale di 56,7 miliardi di dollari.

La Dell è pure presente sul mercato di altri prodotti informatici, quali server, stampanti, fotocamere, PDA e numerosi tipi diversi di periferiche e strumenti informatici.

La singolarità di Dell, sin dalla sua costituzione ad opera del fondatore Michael Dell, è stata quella di non proporre modelli prestabiliti, ma lasciare al cliente la più ampia libertà di personalizzazione. Di fatto si tratta di un assemblato di marca.

Dovendo assemblare gli elaboratori sulla specifica richiesta del cliente, Dell non ha mai utilizzato una rete di rivenditori, preferendo il contatto diretto con il cliente finale.

Se nei primi anni questo si realizzava tramite moduli di ordine via fax nei quali il cliente indicava il prodotto desiderato, a cui seguiva un preventivo da parte della ditta, in tempi più modermi il sito web della ditta ne è diventato il principale snodo.

La possibilità di costruire su ordine, inoltre, garantisce a Dell la possibilità di non costituire un magazzino di macchine "standard" eliminando dai bilanci una delle voci più critiche per le aziende di informatica.

Dell ha scelto di vendere esclusivamente sistemi costruiti intorno alle piattaforme di Intel. Solo in tempi più recenti (2006), hanno fatto la loro comparsa i sistemi server basati su architettura AMD.

La scelta, discutibile, è sicuramente stata rafforzata dal trattamento, probabilmente di favore, riservato a Dell da parte di Intel. Motivo per effettuare questa scelta, è quello per cui concentrare lo sviluppo ed il supporto di una piattaforma specifica aumenterebbe l'affidabilità della macchina assemblata. Il legame con Intel si è recentemente allentato poiché Intel stessa si è trovata in difficoltà nei confronti del concorrente AMD nell'ambito dell'innovazione e del traino tecnlologico, lasciando Dell in una posizione apparentemente di debolezza nei confronti di altri concorrenti che invece offrivano macchine basate su piattaforma AMD.

Il problema si è presentato particolarmente nel settore dei Server in cui Intel ha accusato un ritardo sensibile.

Dal 25 maggio 2007 Dell (primo grande produttore a farlo) ha allargato la propria offerta a computer con Linux quale unico sistema operativo installato.

La scelta della distribuzione è stata affidata all'utenza mediante un questionario on-line e la preferenza è caduta su Ubuntu Linux, versione 7.04.

Molti analisti ritengono che questa mossa di DELL miri a riguadagnare la leadership mondiale nella vendita di pc, in quanto proprio recentemente HP ha superato Dell nelle vendite.

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Michael Dell

Michael Dell

Michael Saul Dell (Houston, Texas 23 febbraio 1965) è un imprenditore statunitense, secondo la rivista Forbes è il 30esimo uomo più ricco del mondo con un patrimonio stimato in 15,8 miliardi di dollari americani, è il fondatore e il CEO della Dell un'azienda tra i leader mondiali nel settore delle forniture hardware per computer.

Micheal è figlio di un dentista ed è cresciuto in una famiglia di origini ebraiche, all'età di 15 anni ebbe il suo primo contatto con un computer, in quell'occasione ruppe un Apple II e lo ricostruì. Dopo le scuole elementari alla Herod Elementary, terminate queste andò alla Memorial High School di Houston, tuttavia non brillò mai per i suoi risultati scolastici.

Preso il diploma andò alla University of Texas a Austin, Texas con l'intento di diventare un medico, negli anni universitari fondò la sua prima società, la PC's Limited.

Negli anni seguenti abbandona l'università per proseguire i prosperosi affari con la PC's Limited, in seguito ribattezzerà la sua società Dell, Inc..

Michael Dell è sposato con Susan e ha 4 figli (3 femmine e un maschio, tutti tra i 10 e i 14 anni di età) i loro nomi sono: Kira, Alexa, Juliette e Zachary.

Insieme alla moglie ha dato vita ad una fondazione che negli ultimi tempi ha fatto parlare di sé per una donazione di 50 milioni di dollari all'università del Texas.

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Patrimonio dell'umanità

Il marchio di Patrimonio mondiale dell'umanità

Un patrimonio dell'umanità dell'UNESCO è un luogo specifico (come una foresta, montagna, lago, deserto, città, edificio o complesso) che è stato nominato per il programma internazionale dei patrimoni dell'umanità (World Heritage Fund) amministrato dall'UNESCO.

Il programma ha lo scopo di catalogare, indicare e preservare siti di eccezionale importanza, sia naturale sia culturale, per il patrimonio comune dell'umanità (secondo criteri precisi ). I siti elencati possono ottenere finanziamenti dal World Heritage Fund a certe condizioni. Il programma venne fondato con la Convenzione riguardante la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale che venne adottata dalla Conferenza generale dell'UNESCO il 16 novembre 1972.

Secondo l'ultimo aggiornamento effettuato nella riunione dell'UNESCO a Ville de Québec l'8 luglio 2008, con l'inserimento di 27 nuovi siti, la lista è composta da un totale di 878 siti (di cui 679 beni culturali, 174 naturali e 25 misti) presenti in 145 Nazioni del mondo.

Attualmente l'Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell'umanità (43 siti), seguita dalla Spagna (40 siti) e dalla Cina (37 siti).

A partire dal 1976 è riconosciuta l'esistenza di zone caratterizzate dalla qualifica di riserva della biosfera.

Dal 1992 alla lista principale si è aggiunta un'altra lista nota come lista memorie del mondo che contiene le collezioni documentarie di interesse universale. Il 30 giugno 2005 comprendeva 120 elementi in 56 paesi.

Nel 1997 è stato definito anche il concetto di patrimonio orale e immateriale dell'umanità, una proclamazione di capolavori culturali immateriali.

Nel 2001 ha visto la luce anche il concetto di patrimonio sommerso dell'umanità, ma al momento è stato ratificato solo da 14 paesi.

Il comitato dei patrimoni dell'umanità è un'organizzazione dipendente dall'UNESCO volto alla protezione e al supporto indicati nelle liste. Esso ha anche il compito di selezionare questi patrimoni.

Per essere inclusi nei patrimoni mondiali i siti devono avere valori di universalità, unicità ed insostituibilità (nel caso andassero perduti) e devono soddisfare almeno uno dei criteri fissati per la selezione.

Fino al 2004 i criteri erano solo sei in ambito culturale e quattro in ambito naturalistico. Dal 2005 esiste un insieme di 10 criteri.

Dal 1992 le interazioni tra uomo e ambiente sono riconosciute come paesaggi culturali.

Nazioni con almeno 10 patrimoni riconosciuti dall'UNESCO.

L'UNESCO considera la possibilità del riconoscimento di patrimoni interstatali, quindi, nella precedente lista ci sono alcuni patrimoni che superano i confini del singolo stato. Nel caso, infatti, dell'arco geodetico di Struve il patrimonio fa parte di ben 10 stati (alla creazione dell'arco, 1816-1855, erano solo due; sono aumentati a seguito delle vicende politiche della scandinavia, dell'impero russo e dello stato sovietico).

La nazione che ha più siti interstatali è la Russia (3) mentre il Canada e gli Stati Uniti sono quelli che ne hanno di più in comune (2).

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Attentati dell'11 marzo 2004 a Madrid

Atentados madrid.jpg

Gli attentati dell'11 marzo 2004, anche conosciuti come 11-M o M-11, furono una serie di attacchi terroristici coordinati al sistema di treni locali a Madrid (Spagna), che uccisero 191 persone (177 delle quali morte immediatamente negli attentati) e provocarono 2057 feriti.

La mattina di giovedì 11 marzo 2004, tre giorni prima delle elezioni spagnole, dieci zaini riempiti con esplosivo (probabilmente Goma-2 ECO) furono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid, in quattro stazioni differenti.

Le esplosioni avvennero nell'ora di punta, fra le 7:36 e le 7:40 nelle stazioni madrilene di Atocha (3 bombe), El Pozo del Tío Raimundo (2 bombe), Santa Eugenia (1 bomba) ed in un quarto treno che si trovava nei pressi di via Téllez (4 bombe), sui binari che portano ad Atocha provenendo da sud. Le forze di polizia trovarono altri due dispositivi inesplosi. Entrambi furono fatti esplodere immediatamente dagli artificieri per motivi di sicurezza. Un ulteriore borsa con 500 grammi di esplosivo, mitraglia, detonatore e temporizzatore basato su un telefono mobile modificato fu ritrovata inesplosa tra gli oggetti e bagagli raccolti sui luoghi degli attentati, e trasportati a un commissariato e successivamente in un centro fieristico (IFEMA) insieme alle vittime. Quest'ultimo artefatto (che sarebbe stato inizialmente posto nel treno di Vallecas) condurrà rapidamente alle prime ipotesi certe ed ai primi arresti il 13 marzo.

Il numero ufficiale delle vittime è di 191 (alcuni alzano il numero fino a 192 perché una delle donne morte era incinta) e di 2057 feriti, per cui l'attentato diventava il primo per numero di feriti e secondo per vittime mortali, nella lista dei peggior attacchi sofferti in Europa in tempi di pace dopo l'attentato di Lockerbie, che causò la perdita di un aereo della Pan Am e la morte di tutti i passeggeri e membri dell'equipaggio il 21 dicembre 1988. Il numero di 202 morti che venne indicato in un primo momento fu poi ridotto dopo una più accurata identificazioni di alcuni resti.

I feriti furono trasportati negli ospedali di Madrid. Il numero delle persone colpite fu così grande che fu necessario installare un ospedale da campo nella struttura sportiva Daoiz y Velarde, nelle vicinanze di via Téllez, per fornire i primi aiuti e pianificare il trasporto in ospedale.

Il numero definitivo dei morti è comunque calcolato in 191, oltre a due feti rispettivamente di tre e otto mesi di gestazione. Nel computo è stato infatti considerato anche un bambino morto il 10 maggio a quarantotto ore dalla nascita: la sua morte fu causata alle ferite subite dalla madre nell'attentato.

In alcuni conteggi si riferisce il numero di 192 vittime, calcolando tra le vittime anche l'agente intervenuto a Leganes, e morto con i suicidi.

In seguito agli attentati si scatenò una forte contrasto tra il Partido Popular (PP) e il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) a proposito di chi fosse l'autore degli stessi, se l'ETA, organizzazione indipendentista Basca che da sempre usa metodi terroristici (ad esempio per l'attentato del 1987 all'Hipercor di Barcellona) oppure al-Qāʿida, gruppo islamista già colpevole di sanguinosi attentati. I due partiti si accusarono a vicenda di utilizzare scorrettamente la situazione con fini elettorali, date le imminenti elezioni che si sarebbero svolte 3 giorni dopo gli attentati, il 14 marzo 2004. In questo clima di tensione si organizzarono manifestazioni ufficiali e di larga partecipazione popolare di rifiuto del terrorismo, ma anche manifestazioni davanti alle sedi del partito di governo, il PP, nelle ore precedenti le elezioni e nello stesso giorno delle votazioni. A tutt'oggi non sono apparse prove contrarie all'origine islamista dell'attentato, anche se nelle indagini sugli esplosivi utilizzati e sulla preparazione degli attentati, sono comparsi diversi delinquenti spagnoli e perfino confidenti della polizia, che potrebbero avere avuto collegamenti con entrambi i gruppi terroristi. Su questa ipotesi, totalmente confutata dal nuovo governo del PSOE, il PP ha costruito una campagna di propaganda tesa a porre in discussione il risultato elettorale a lui sfavorevole, in quanto frutto della presunta manipolazione degli elettori svolta del PSOE nei giorni successivi agli attentati.

Nelle giornate precedenti l'attentato le forze di polizia spagnole erano in uno stato di massima allerta per un possibile attentato del gruppo terroristico ETA in occasione della campagna elettorale e le operazioni di polizia del periodo precedente corroboravano tali timori. La mattina dell'attentato il governo, i partiti politici e tutti i mezzi di comunicazione,sospettarono e attribuirono le responsabilità all'ETA, anche se gli attentati differivano in un punto importante da quanto questa organizzazione aveva normalmente fatto negli ultimi anni: preavvertire della presenza di bombe per evitare vittime civili. Solo Arnaldo Otegi, dirigente politico di Batasuna, partito politico reso illegale per la sua stretta relazione con ETA, negò con forza la possibilità di una partecipazione dell'ETA all'attentato, dichiarazione che fu usata per rafforzare l'ipotesi ETA.

Subito dopo gli attentati il presidente del governo spagnolo del PP, José María Aznar attribuì pubblicamente a ETA la responsabilità dei tragici eventi. Numerosi corrispondenti stranieri ricevettero telefonate dal Governo che indicavano come responsabile l'organizzazione terroristica basca, per "permettere di confutare qualunque dubbio che si potesse generare nelle parti interessate". Il Ministero degli Esteri istruì tramite fax le ambasciate spagnole nel mondo in modo che confermassero le responsabilità dell'ETA. La diplomazia spagnola riuscì perfino a far sostenere dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la responsabilità del gruppo terrorista basco nella sua risoluzione 1530 dell'11 marzo.

Nonostante ciò, il giorno stesso degli attentati vennero alla luce degli indizi che contraddicevano la versione del governo, accreditando l'ipotesi di una responsabilità di gruppi fondamentalisti islamici. Alcuni mezzi di comunicazione stranieri diedero risalto a queste ipotesi e avanzarono una serie di critiche al governo per il fatto di non riconoscere apertamente che si trattasse di un attentato di radice islamica e mantenere l'ipotesi ETA. Queste critiche diedero inizio ad una polemica sulle effettive responsabilità e le relative implicazioni elettorali. Il sabato iniziarono una serie di arresti che avrebbero condotto alla smantellamento della cellula terroristica.

Il governo decise allora intensificare i suoi messaggi per rinforzare l'ipotesi che ETA fosse l'autore, forse anche per evitare un forte impatto sui suoi risultati elettorali. Le televisioni pubbliche (nazionali e regionali) controllate dal PP trasmisero video e film sulle vittime dell'ETA, nonostante le proteste di varie associazioni di vittime del terrorismo.

Finalmente il sabato cominciarono a succedersi gli arresti che avrebbero condotto alla disarticolazione della cellula terrorista.

La sete di informazioni cominciò a farsi frenetica quando i canali ufficiali non risposero alle attese di chiarimento, ed infatti a molti cittadini i comunicati ufficiali cominciarono ad apparire come tentativi di disinformazione. Alcuni mezzi di informazione cominciarono a reagire durante il pomeriggio-sera del giovedì e specialmente durante il venerdì. È noto il contributo di alcuni mezzi che comunque riuscirono a mantenere commenti e posizioni distanti dalle versioni ufficiali, già poco dopo gli attentati come La Vanguardia, la radio cadena SER, La Voz de Galicia o le televisioni della Catalogna. Però questi furono i canali di pura comunicazione.

Il fatto nuovo e fondamentale fu l'intensificazione della consultazione dei blog e media digitali, la discussione sugli attentati si estese a tutti gli ambiti. I forum di internet si trasformarono in un'ebollizione di informazioni, a volte contraddittorie, però attraverso le quali una verità diversa da quella ufficiale si faceva strada. Infatti quasi tutti i forum, di qualunque tipo di argomento trattassero ufficialmente, vennero inondati di richieste, riflessioni e inviti a conoscere la verità che si supponeva il governo stesse nascondendo. Cosi accadde nelle chat e sugli SMS dei telefonini. Si scambiavano link di giornali internazionali che diffondevano punti di vista diversi da quelli del governo, che insinuava apertamente che gli autori non fossero gli islamisti.

Diversi leader mondiali dichiararono la loro condanna degli attentati e la solidarietà con le vittime. Cosí fecero gli organismi internazionali come Amnesty International.

Il Parlamento Europeo dichiarò l'11 marzo "Giorno delle vittime del terrorismo".

Gli Stati Uniti d'America offrirono il loro sostegno alla lotta antiterroristica e per l'identificazione dei responsabili. Israele mandò esperti nel riconoscimento dei corpi e nell'analisi del DNA.

In Francia, tutte le bandiere nazionali furono poste a mezz'asta durante i tre giorni di lutto ufficiale in Spagna, e così fu deciso per le bandiere dell'Unione Europea.

La maggior parte delle borse valori europee caddero l'11 marzo fra un 2% e un 3%, mentre l'indice Dow Jones cadde solo un 1.6%. Le azioni più colpite furono quelle delle imprese di turismo e aviazione.

Polonia e Portogallo dichiararono il 12 marzo giorno di lutto nazionale.

Personalità pubbliche come Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Jean-Pierre Raffarin e Joschka Fischer viaggiarono il 12 marzo a Madrid per partecipare alla grandi manifestazioni silenziose e di massa contro il terrorismo, che partirono in tutta Spagna alle 7 del pomeriggio.

In una intervista televisiva, il 13 marzo, Fidel Castro accusò il governo spagnolo di ingannare i suoi cittadini sugli autori degli attacchi per ottenere benefici elettorali; e affermò che José Maria Aznar preferiva accusare ETA pur sapendo che un gruppo islamista stava dietro gli attentati.

In Romania, tutte le bandiere nazionali ondeggiarono a mezz'asta e il governo dichiarò il 14 marzo giorno di lutto nazionale in solidarietà con le vittime spagnole e rumene (9 morti, 8 scomparsi e 76 feriti ancora in ospedale).

Si succedono concentrazioni silenziose di rifiuto del terrorismo nelle università spagnole.

In tutta la Spagna ci furono manifestazioni spontanee, soprattutto contro ETA, non appena conosciuta la notizia dell'attentato, ancor prima della manifestazione convocata dal governo, per il giorno successivo alle 19. Il lehendakari (Presidente della regione autonoma Basca) Juan José Ibarretxe condanna gli attacchi.

Il pomeriggio dell'11 marzo il compositore lussemburghese Pierre Even scrisse un "Agnus Dei, per le vittime dell'11 marzo del 2004 in Madrid" per voce acuta e organo.

La manifestazione, convocata dal governo, fu probabilmente la protesta con maggior partecipazione della storia spagnola, comparabile a quella che si convocò dopo il tentativo di colpo di stato del 23 febbraio, a quella di protesta contro ETA dopo l'assassinio del consigliere comunale basco, Miguel Ángel Blanco, o a quella contro la guerra in Iraq.

Durante questa manifestazione già si fecero notare molte delle divergenze, fra i sostenitori dei partiti di governo e della opposizione.

Il 12 marzo, si realizzarono assemblee contro il terrorismo alle 12. La maggior parte dei negozi chiusero alle 18:30, e esposero bandiere spagnole listate a lutto con un nastro nero, o cartelli per esprimere solidarietà alle vittime.

Alle 19, 2,3 milioni di persone manifestarono a Madrid (che ha circa 4 milioni di abitanti) sotto un'intensa pioggia, con i motti todos íbamos en ese tren - "tutti viaggiavamo in quei treni" o no estamos todos: faltan 200 - "non siamo tutti qui: ne mancano 200", o ancora España unida jamás será vencida - "Spagna unita non sarà mai vinta" o Asesinos, asesinos - "assassini". All'inizio la manifestazione doveva svolgersi fra la Plaza de Colón e Atocha, di fatto si riempirono anche le vie adiacenti. In forma poetica si descrive che a "Madrid non piove, Madrid sta piangendo". Il principe ereditario Felipe, e le infanti di Spagna (figlie del re), Elena e Cristina si unirono alla manifestazione, la prima volta nella storia per i membri della famiglia reale spagnola. Anche per il cardinale arcivescovo di Madrid, Rouco Varela, la partecipazione è una novità storica. Partecipano inoltre il presidente del Governo, José Maria Aznar, il presidente della commissione europea Romano Prodi, il presidente del governo italiano Silvio Berlusconi, il primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin e portoghese José Manuel Durao Barroso, così come i ministri degli esteri tedesco, svedese e del Marocco.

Nove milioni di persone parteciparono alle manifestazioni in altre città spagnole, per cui il totale arrivò a circa 11,4 milioni in tutta la Spagna. A Barcellona manifestarono 1,5 milioni, con il motto Avui jo també sóc madrileny (anch'io sono madrileno). Specialmente significativo fu che in varie città, il numero di manifestanti superò la popolazione residente, come a Cadice (140.000 abitanti e 350.000 manifestanti).

Il motto ufficiale della manifestazione fu Con las víctimas, con la Constitución, por la derrota del terrorismo - "Con le vittime, con la Costituzione, per la sconfitta del terrorismo". Il riferimento alla costituzione fu contestato dall'opposizione politica, dato che la sua presenza implicava sottilmente il riferimento a ETA e non al terrorismo in generale, ed un appoggio al governo che proprio sulla strenua difesa della costituzione basava la sua opposizione alle rivendicazioni indipendentiste dei politici baschi, mentre altri partiti appoggiavano la possibile riforma costituzionale da questi richiesta.

Molti striscioni condannarono apertamente ETA e alcune, addirittura, dirigenti politici dei partiti nazionalisti. Altre, ciò nonostante, condannavano il terrorismo e appoggiavano la pace, o condannavano la violenza in generale. Data la percezione di alcuni che il governo stava manipolando l'informazione per difendere l'ipotesi dell'attentato dell'ETA, si ebbero anche striscioni contro il PP e contro la guerra in Iraq. Alcune addirittura rifiutavano apertamente il motto ufficiale dichiarando : Barcelona con Madrid, Barcelona por la paz, la Constitución es otro tema - "Barcellona con Madrid, Barcellona per la pace, la costituzione è un'altra cosa" o ¿Qué pinta la Constitución aquí? - "Cosa c'entra qui la costituzione ?".

Fu ricorrente la associazione dell'attentato con la guerra in Iraq e perfino con il PP. Di fatto alcuni dirigenti del PP furono insultati durante le manifestazioni: Rodrigo Rato, primo vicepresidente del Governo, e Josep Piqué, presidente del Partido Popular della Catalogna, furono incalzati con gridi di "assassini" nella manifestazione più critica, quella di Barcellona.

A soli due giorni dalle elezioni e con il sospetto di manipolazione delle informazioni da parte del governo, molti manifestanti esigevano di conoscere chi era il vero autore prima di andare al voto. Le grida ¿Quién ha sido? - "Chi è stato?", proseguirono il giorno 13.

Si svolsero manifestazioni anche in altre città europee e americane.

Se le proteste antiglobalizzazione di Seattle furono pioniere nella loro organizzazione e pianificazione attraverso il WEB dei gruppi anticapitalistici, le reazioni della società civile il 13 marzo 2004 in Spagna, passeranno alla storia nazionale per essere state le prime nelle quali intervennero tutti i canali messi a disposizione dalla società dell'informazione. Si utilizzarono massicciamente tutti i mezzi disponibili, soprattutto quelli che fanno comunicare direttamente fra loro le persone. I vero motore delle mobilitazioni del 13 marzo va ricercato nelle nuove tecnologie unito al semplice passaparola. Pare infatti che le manifestazioni furono organizzate attraverso messaggi SMS dei telefonini e semplici e-mail. Alcuni dei messaggi furono: "prima di votare vogliamo la verità", "Chi é stato?", "In Europa lo sanno già" e "si nota, si sente, il governo mente".

Questa tipologia di protesta cittadina decentralizzata e totalmente impossibile da controllare, fu quella che traboccò il 13 marzo, giornata di riflessione prima del voto. Quel sentimento di ribellione, e il non voler permettere che un governo che si credeva bugiardo potesse prevalere impunemente, si propagò come una miccia non appena dei giovani si raggrupparono davanti alla sede principale del PP nella via Genova a Madrid. La notizia fu per lo meno minimizzata per molti media. Però non tutti. E quindi una protesta che fino ad allora era latente nelle reti di informazione, si trasferisce nelle strade in forma di manifestazioni improvvise ed inaspettate. Per chi si manifestò quel giorno era un dovere civico uscire per le strade e non lasciare che nessuno votasse senza sapere la verità sugli attentati. Sorto a partire da un malessere latente che si generò come conseguenza degli attentati, le manifestazioni furono un perfetto esempio sociologico di auto-organizzazione popolare. Durante quei giorni si respirava una crescente rabbia palpabile ovunque. Realmente la mobilizzazione fu di base. Solo così é possibile spiegare come si poté riunire tanta gente in meno di 24 ore.

Per il Partido Popular tutte le manifestazioni furono invece illegali e convocate per il PSOE nella giornata di riflessione per condizionare il voto. La polemica era così preparata per esplodere nei giorni immediatamente successivi all'appuntamento elettorale.

Alle 18:00 del sabato, migliaia di manifestanti si riunirono davanti alle sedi del PP in varie città spagnole, per chiedere di sapere chi stava dietro gli attentati, e prima delle elezioni della domenica. La polizia aveva osservato queste manifestazioni spontanee, e in qualche occasione identificarono i partecipanti, dato che la legge impedisce le manifestazioni nella giornata di voto e riflessione. Il candidato del PP alla presidenza del governo, Mariano Rajoy, qualificò le manifestazioni come "fatti gravemente antidemocratici ... che avevano l'obiettivo di influire e condizionare la volontà dell'elettorato nella giornata di riflessione". Il PP protestò presso la Junta Electoral Central (Commissione Elettorale Centrale), dato che per legge erano proibite manifestazioni e/o dichiarazioni politiche il 13 e 14 marzo, ma la Junta non accettò la denuncia dato che le manifestazioni spontanee non avevano i requisiti necessari a renderle illegali: non chiedevano il voto , ne erano convocate da partito alcuno.

Circa 3000 persone erano presenti nella via Genova a Madrid, sede nazionale del PP. A Barcellona 150 persone iniziarono alle 19:40 una marcia nella Rambla de Canaletas, e aggregò circa 3000 persone convertendosi in manifestazione nella Plaza de Sant Jaume; così la sede del PP fu circondata da una folla vociante e che batteva su pentole per esprimere la sua protesta. A Santiago de Compostela manifestarono 1500 persone, a Siviglia altre 1500.

Circa alla stessa ora e in ora di massima udienza, la Televisione nazionale e pubblica, cambia la programmazione e trasmette un film (Asesinato en Febrero) che tratta dell'assassinio di un deputato regionale basco (Fernando Buesa)e della sua scorta (Jorge Diez) da parte dell'ETA. Questa iniziativa provocó le proteste di ampio settore della popolazione, che vedeva in questa emissione un tentativo di rafforzare le tesi del governo sugli attentati. Tra l'altro lo stesso film era stato trasmesso il venerdì, dalla televisione regionale di Madrid, comunità governata dal PP.

In varie vie di Madrid, verso le 23:00 si produce una "cacerolada" (battere le pentole o casseruole) fino alla centrale Puerta del Sol, sede del governo regionale. Durante ore si concentrarono migliaia di persone, in omaggio alle vittime e contro il governo. La manifestazione si chiude alle 01:00 della domenica, giorno del voto, con un minuto di silenzio, con un ultimo corteo alla stazione di Atocha dove si realizza un ultimo minuto di silenzio.

Si celebrano le elezioni generali 2004. Da diversi media si invita ad andare a votare anche come dimostrazione di forza della democrazia contro il terrorismo.

La partecipazione è elevata, ma non record, ed è circa 78%.

Il risultato per il PSOE è al di sopra delle previsioni precedenti gli attentati, e si trasforma in una maggioranza relativa insperata, nonostante alcune tv spagnole (a cominciare da TVE e Telecinco) davano vincenti, pur di poco, i popolari.

Il PP perde la maggioranza assoluta del governo Aznar e si ritrova in minoranza.

Il PP, nonostante la perdita di 25 senatori, riuscí a mantenere una maggioranza relativa, molto vicina all'assoluta, al Senato. Il PSOE guadagnò 28 senatori.

Sulla base dei risultati elettorali, il PSOE formó un governo monocolore, con presidente José Luis Rodríguez Zapatero, con l'appoggio esterno principale delle formazioni di sinistra IU ed ERC. Occorre comunque segnalare che in molte decisioni di governo anche gli altri partiti autonomisti e nazionalisti appoggeranno la maggioranza, lasciando spesso solo all'opposizione lo sconfitto Partito Popolare, come nel caso dell'approvazione delle conclusioni della commissione di investigazione sugli attentati descritte più avanti.

Dopo gli attentati, si creò l'Agenzia di Attenzione alle Vittime (Oficina de Atención a las Víctimas). Un anno dopo, quest'agenzia aveva indennizzato 851 vittime, per un totale di 44,219 milloni di euro. Inoltre si sono concesse 449 permessi di residenza alle vittime e 451 a familiari fra oltre 2.590 richieste.

Il commissariato generale per gli stranieri (Comisaría General de Extranjería y Documentación) raccolse fino al 1 di marzo del 2004, 1.209 richieste di nazionalità, che sono state trasmesse alla direzione generale competente (Dirección General de los Registros y del Notariado).

La maggior parte dei familiari e delle vittime degli attentati si unì alla Asociación 11-M Afectados del Terrorismo, poi presieduta da Pilar Manjón (madre di una vittima mortale, e su posizioni critiche con il Partito Popolare e il governo Aznar). Mesi più tardi si fondò la Asociación de Ayuda a las Víctimas del 11-M (Associazione di aiuto alle vittime dell'11-M) presieduta da Ángeles Domínguez a cui si unirono altre vittime dissidenti con la linea di P.Manjón e più vicini a quella di José Alcaraz, presidente della Asociación de Víctimas del Terrorismo (AVT), associazione a cui participeranno alcune vittime dell'11-M e più vicina politicamente alle posizioni del Partito Popolare. Mentre la associazione presieduta da P.Manjón insisteva sulla responsabilitá di José María Aznar e del suo governo, per aver implicato la Spagna nella guerra dell'IRAQ, la AVT si caratterizza per la sua opposizione alle decisioni del governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero, soprattutto dopo che il parlamento (Congreso de los Diputados) lo autorizzasse a iniziare trattative con la banda terrorista basca ETA se questa avesse abbandonato la violenza.

Il governo Zapatero creò un nuovo incarico: l'alto commissariato per l'appoggio alle vittime del terrorismo (Alto Comisionado de Apoyo a las Víctimas del Terrorismo), e nominó come commissario (equiparato a un membro del governo): il giurista socialista Gregorio Peces-Barba. Proprio per la sua appartenenza politica, e nonostante il contributo di vittime del partito socialista nella lotta al terrorismo dell'ETA, il PP non ha mai riconosciuto l'autorità del commissario. Anzi ne ha chiesto più volte le dimissioni quando non si è schierato a sostegno delle posizioni del PP che ha sostenuto le tesi della cospirazione (descritte più avanti). Nella primavera del 2006, Peces-Barba ha annunciato finalmente le sue dimissioni, non riuscendo nell'intento di mantenere unite tutte le vittime delle varie associazioni, ormai chiaramente divise secondo le relative idee politiche.

A differenza di quanto successo in democrazie come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dove attentati simili (11-S e 7-J, rispettivamente) quasi non produssero fratture sociali ma anzi unirono la società civile attorno alle istituzioni, in Spagna invece la tensione sociale che già era cresciuta durante il secondo governo di Aznar, raggiunse il suo culmine con l'appoggio di quest'ultimo e del PP (unico partito in questa posizione) alla tesi ETA. L'attentato perciò, coincidendo tra l'altro con le elezioni politiche, provocò una rottura netta della coesione sociale tra destra e sinistra.

Dopo gli attentati l'uso politico degli stessi, che entrambe le forze politiche principali si rinfacciano, ha provocato una sostanziale rottura del Patto Antiterrorista fra PP e PSOE, dato che lo stesso esplicitamente proibisce l'uso elettoralista e politico del terrorismo. Il PSOE accusa infatti il PP di mentire e manipolare, mentre il PP accusa il PSOE di instigare le manifestazioni contro le sue sedi e contro i suoi affiliati. Alcune delle successive prese di posizione del governo del PSOE (ritiro dall'Iraq, investigazioni sugli attentati dell'11-M e apertura alla negoziazione con ETA) che il PP rifiuta in forma totale, hanno di fatto impedito la ricomposizione del Patto e decretato la sua sostanziale rottura.

Prima teoria sul condizionamento del voto: La prima teoria afferma che gli attentati cambiarono totalmente il risultato elettorale. Un gran numero di votanti avrebbe cambiato il voto in favore del PSOE, a causa della irritazione e scontento che produsse la manipolazione informativa del governo e della sua politica estera in Iraq. Il fatto che gli attentati potessero essere la risposta terrorista all'appoggio spagnolo alla guerra in Iraq, catalizzò lo scontento prodotto a suo tempo per una decisione politica del PP, in contrasto con la opinione generale del popolo spagnolo, contrario alla guerra.

Contro questi argomenti già poco dopo il voto, il PP argomentò che gli attentati si pianificarono prima della guerra in Iraq, cercando di slegare le responsabilità legate alla decisione di Aznar. Ciò nonostante tutte le evidenze investigative sembrano dimostrare un collegamento diretto fra Iraq e attentati.

Seconda teoria sul condizionamento del voto: Secondo una seconda visione, gli attentati solo introdussero un miglioramento del risultato elettorale del PSOE. Ovvero si sostiene che il PSOE avrebbe comunque vinto le elezioni, o per lo meno che il PP non avrebbe mai raggiunto la maggioranza assoluta, solo risultato che dato il continuo scontro con le altre forze politiche, gli avrebbe reso possibile poter continuare nel governo.

Che sia vera una o l'altra delle ipotesi non è possibile sapere, dato che non esiste ovviamente possibilità di controprova. Gli ultimi sondaggi disponibili davano il PP in vantaggio, anche senza poter ottenere la maggioranza assoluta, ma il PSOE era dato in crescita. Se queste tendenza fossero continuate è possibile che si potesse raggiungere una situazione di equilibrio, o addirittura di vantaggio del PSOE, ma dato che non è possibile per legge fare sondaggi nell'ultima settimana, non è dato stabilire se ci fu o no un effetto di cambio delle decisione di voto degli spagnoli per causa degli attentati e dei primi tre giorni di indagini.

Un indicatore utile potrebbe essere il voto per posta, inviato prima degli attentati. Questi voti davano come vincitore il PP (44,9%) rispetto al PSOE (36,1%), con dati molto simili ai citati sondaggi eseguiti prima degli attentati.

Effetti sulla partecipazione al voto: Dove tutti gli analisti si trovano d'accordo, è sul fatto che gli attentati funzionarono come sollecitazione a tutti gli indecisi e astensionisti abituali, che andarono a votare aumentando la partecipazione elettorale.

Le indagini sugli autori sono state chiuse all'inizio di luglio 2006, sotto la direzione del giudice (di istruzione) Juan del Olmo. Secondo i dati pubblicati del fascicolo giudiziario, l'attentato sarebbe stato perpetrato da una cellula terrorista legata a al-Qa'ida, della quale già si conoscevano e si avevano arrestato molti componenti.

Tra i presunti componenti della cellula si trovano Serhane Ben Abdelmajid "El Tunecino", presunto coordinatore degli attentati, e Jamal Ahmidan "El Chino", considerato la chiave dell'organizzazione logistica. Questi ed altri cinque individui si suicidarono due giorni dopo gli attentati, impedendo cosí il loro arresto in un appartamento nella città di Leganes, vicino a Madrid, e causando la morte di un poliziotto degli specialisti del GEO. Quattro di loro risultarono essere anche delinquenti comuni legati al traffico di droga. Il 6 di maggio 2004, l'FBI arrestò a Portland, Oregon, USA, l'avvocato statunitense Brandon Mayfield, convertito all'Islam, perché si sarebbe trovata una sua impronta in uno degli zainetti con esplosivo, che non esplose; ma dopo pochi giorni il 21/5 il governo spagnolo annunciò che l'impronta era invece di un cittadino algerino, Ouhnane Daoud.

L'8 di giugno 2004 fu arrestato a Milano, Rab'i 'Uthman al-Sayyed Ahmad, alias Mohamed el Egipcio, considerato il cervello dell'11-M e l'ideologo fondamentale di al-Qa'ida in Europa. Quattro mesi dopo verrà estradato in Spagna.

Il 16/11/2004 si condannò il primo imputato per l'attentato dell'11-M, un minore di 16 anni di nazionalitá spagnola che contribuí al trasporto degli esplosivi, sottratti in una miniera nel nord della Spagna.

Pare che i telefonini le cui suonerie fecero detonare gli zainetti esplosivi, furono sbloccati (cioè, resi funzionanti anche con SIM di gestori di telefonia mobile diversi da quello che ha venduto il telefono con SIM associata) nel negozio di Maussili Kalaji, collaboratore della polizia spagnola.

Secondo i dati del fascicolo, i terroristi islamisti avrebbero fatto ricorso a spagnoli non mussulmani per ottenere gli esplosivi, cosa non abituale in al-Qa'ida. Questa dell'origine degli esplosivi é la cosiddetta trama asturiana degli esplosivi (Le Asturie sono una regione del nord della Spagna, dove esistono miniere), della quale fanno parte Antonio Toro, Carmen Toro, Suárez Trashorras, Rafa Zuheyr, etc.

Il PP e i media affini, come la catena radio COPE (di proprietà della chiesa spagnola), i giornali El Mundo e La Razon, e tutte le tv, hanno diffuso varie versioni della teoria della cospirazione. La teoria del 4 di marzo, adottata anche dall'ex presidente Aznar, sostiene che se si fosse votato il 7 di marzo, gli attentati sarebbero avvenuti appunto il 4/3, in modo da influenzare il voto. A favore di questa supposizione, si portano alcuni indizi. Per esempio, uno degli arrestati, Jamal Zougan, quando si presenta dal giudice il 15 di marzo pare domandare come prima cosa: "Chi ha vinto le elezioni?". Di fatto l'ipotesi che i terroristi volessero influire sul voto, o per lo meno castigare il PP per la presenza in Iraq, è sostenuta da registrazioni e comunicati dei propri terroristi.

In accordo con questa teoria, i citati media sono arrivati ad includere apertamente il PSOE come parte della trama, sia per conoscenza di informazioni sconosciute al PP, sia direttamente perché partecipanti alla pianificazione del colpo. Al momento l'unico dato certo che supporta questa ipotesi, è l'evidente beneficio elettorale che il PSOE ottiene il 14-M.

Altra teoria riguarda la collaborazione ETA-Al Quaeda per sconfiggere il PP. Un indizio addotto è l'istruzione ricevuta da parte di membri dell'ETA negli anni settanta in Algeria. Altro presunto indizio sarebbe che Yusuf Galán, implicato nella trama spagnola dell'11-S (New York) fosse stato rappresentante elettorale di Herri Batasuna, partito collegato all'ETA e illegalizzato per questo motivo. E alcuni dei presunti terroristi, come El Chino, avrebbero vissuto o vivevano nei paesi baschi. Abdelkrim Beresmail, incarcerato, possedeva i numeri di telefono di due terroristi ETA come Harriet Iragui e Henri Parot. Tutte queste piste, coincidenze e ipotesi che sembrano contraddirsi le une con le altre, sono state presentate in diversi media affini al PP e trasmesse o appoggiate da responsabili del PP come Ángel Acebes (Segretario generale), Eduardo Zaplana (Portavoce parlamentare) o Esperanza Aguirre (presidente della Comunità di Madrid) che secondo la sinistra spagnola formano il cosiddetto settore radicale del PP.

Il quotidiano El Mundo è quello che maggiormente si è distinto nelle indagini giornalistiche. Secondo le sue informazioni, alcuni confidenti delle forze di sicurezza spagnole, avrebbero avvisato in anticipo degli attentati (Lavandera, Joe, Cartagena, etc) o formerebbero parte della trama asturiana degli esplosivi (Antonio Toro, Carmen Toro, Suárez Trashorras, Rafa Zouhier).

Da parte sua ETA avrebbe rubato nella stessa via dove si trovava un garage di Trashorras, l'auto poi esplosa il 3/12/2003 a Santander. Così pure si è saputo che fernando Huarte, militante del PSOE asturiano, e forse membro nascosto dei servizi spagnoli, parlò con Benesmail prima e dopo gli attentati, e che Almallah, il cittadino siriano detenuto, sarebbe membro del PSOE.

Si racconta pure che i suicidi di Leganes erano semplici mercenari e non gli ideatori, e che sarebbe stato pagato loro 3000 euro per piazzare le bombe dell'attentato.

Luis del Pino, investigatore di Libertad Digital, un giornale elettronico diretto da Federico Jimenez Lsantos, anche presentatore delle radio COPE, dice che i musulmani della trama potrebbero essere islamisti radicali, ma che non seguirono le indicazioni di al-Qa'ida. Secondo Del Pino, ancora non si sa chi scelse la data, i nomi degli esecutori o l'esplosivo utilizzato. E neppure esisterebbero registrazioni dei terroristi nelle stazioni, come invece succede il 7-J a Londra. Secondo Del Pino, al-Qa'ida non agisce in questo modo.

La Commissione di Investigazione sugli attentati dell'11 di marzo del 2004, fu creata dal parlamento spagnolo il 27 di maggio del 2004, con il fine di chiarire le circorstanze sotto cui si produssero gli attentati dell'11-M e le attuazioni della polizia e della politica anteriormente e posteriormente agli stessi. Quindi il 6/7/2004 inizia i suoi lavori per chiarire i retroscena degli attentati e se ci fu o meno manipolazione delle informazioni per fini elettorali.

Jorge Dezcallar, ex direttore del Centro Nacional de Inteligencia (CNI) si ricorda per una frase: "ETA e al-Qa'ida non possono collaborare, perché sono come l'acqua e l'olio".

Pilar Manjón, madre di una vittima e rappresentante di una delle associazioni delle vittime (11M Afectados del Terrorismo) accusò il 15 dicembre 2004 i media e i partiti di utilizzare gli attentati, producendo una gran commozione sociale.

Aznar, da parte sua, affermò che "gli attentati avevano l'obbiettivo di cambiare il risultato elettorale" e che "chi li pianificò e scelse la data non camminava per montagne lontane né in deserti remoti", alludendo evidentemente a paesi vicini alla Spagna fra gli ispiratori degli attentati.

La presenza di Zapatero, immediatamente successiva a quella di Aznar, fu la più lunga in commissione e il presidente del governo del PSOE affermò che senza dubbio gli attentati erano opera del terrorismo islamista radicale.

L'attività della commissione è troppo estesa per essere inclusa in questo estratto. Chi sia interessato può accedere alla pagina Wikipedia in spagnolo.

Di seguito si riporta solo la parte delle conclusioni.

Nel marzo del 2005 la Commissione approvó le raccomandazioni da elevare al governo per l'adozione di nuove misure di sicurezza destinate a impedire attentati come quelli dell'11-M e su miglioramenti delle attenzioni per le vittime.

Il partito popolare sollecitó infatti nuove convocazioni e la continuazione dei lavori della commissione, sebbene quest'ultima aveva denegato entrambe le petizioni. Il 6 di aprile del 2005, il gruppo popolare rimise al congresso un documento intitolato ‘Propuestas para la reflexión de la comisión del 11-M’ (Proposte per la riflessione della commissione dell'11-M), dove si sostenevano 17 domande che, a suo parere, non avevano avuto risposta.

D'altro lato, e nel suo documento di conclusione, il PSOE accusava l'anteriore governo di una grave mancanza di previsione che, in parte, fece possibile la realizzazione degli attentati. Nelle conclusioni del PSOE si aggiungeva anche che dopo gli attentati, il governo del PP aveva manipolato l'informazione con un chiaro obbiettivo elettorale.

Le conclusioni della Commissione furono approvate dal congresso con 184 voti a favore, 145 contrari e una astensione. Il PP si mostró in disaccordo con tutti gli altri partiti. Le conclusioni approvate determinano finalmente che il governo di Jose Maria Aznar non fu capace di prevenire in forma adeguata la minaccia del terrorismo islamista radicale e tergiversò i dati sugli autori degli attentati nei giorni successivi, insistendo nel parlare di ETA, quando l'investigazione della polizia si allontanava da questa ipotesi.

Con i lavori della commissione definitivamente chiusi, il giudice Del Olmo (membro dell'Audencia Nacional, tribunale principale dello stato), incaricato dell'inchiesta preliminare, ha concluso i suoi lavori. Secondo i migliaia di fogli di documentazion prodotta in oltre due anni, il magistrato conclude che l'attentato fu ispirato ma non eseguito direttamente da al-Qa'ida, e considerato come castigo alla partecipazione spagnola alla guerra in Iraq.

Il giudice istruttore attribuisce l'esecuzione degli attentati al Grupo Islámico Combatiente Marroquí (GICM), riferito come massimo referente del Movimento Salafista Yihadista in Spagna.

Vengono imputati per il giudizio di primo grado 29 degli oltre 100 investigati (ricordiamo che parte degli implicati si sono suicidati successivamente).

Jamal Zougam e Abdelmajid Bouchar sono gli imputati pricipali. Li si accusa di 191 omocidi e 1755 tentati omicidi.

Nove spagnoli sono inclusi nei 29 imputati. Tutti sono vincolati alla 'trama asturiana' che rifornì di esplosivi e che faceva riferimento al'ex minatore José Emilio Suárez Trashorras.

I supposti ideologi Rabei Osman 'Mohamed El Egipcio', Hassan el Haski e Youssef Belhadj 'Abu Dujan', saranno processati per conspirazione.

A partire dal 15 febbraio 2007, il tribunale presieduto dal giudice Javier Gómez Bermúdez in Madrid, ha ascoltato in otre 400 ore di dichiarazioni, i 28 imputati e circa 300 testimoni. L'investigazione, che ha utilizzato una sessantina di prove, ha generato una documentazione di circa 80.000 pagine. Dopo oltre 4 mesi in 57 sedute il processo è terminato lo scorso 2 di luglio 2007. Il verdetto verrà reso pubblico il prossimo 31/10/07, dopo la lunga camera di consiglio nella quale i tre giudici Félix Alonso Guevara, Javier Gómez Bermúdez e Fernando García Nicolás, decideranno sulla colpevolezza degli imputati. Le richieste dell'accusa e degli avvocati delle vittime, sommano condanne per migliaia di anni di prigione. Nel corso del processo si sono verificati episodi molto discussi, come il ripetuto tentativo da parte degli avvocati di alcuni accusati e dell'associazione delle vittime del terrorismo AVT, vicina alle posizioni politiche del PP, e di ex funzionari pubblici sotto il governo Aznar, come l'ex capo della polizia Agustín Díaz de Mera, oggi deputato europeo del PP, di implicare i terroristi baschi dell'ETA nel massacro. Questa ipotesi, in linea con la teoria della cospirazione, non ha però avuto il conforto di nessuna prova tangibile. Visti i risultati degli interrogatori e delle prove presentate nel corso del processo, è molto probabile infatti che la pista dei radicali islamisti sia l'unica che verrà considerata provata dal collegio giudicante.

Il tribunale (Audiencia Nacional) ha pubblicato come previsto la sentenza lo scorso 31/10/2007. Il tribunale ha stabilito che gli attentati dell'11/3/2004 furono compiuti da una cellula terrorista di tipo yihadista, e che nell'attentato non ci fu partecipazione della organizzazione terrorista basca ETA. Riconosciuti come esecutori dell'attentato insieme ai 'suicidi di Leganes', Jamal Zougam y Otman El Gnaoui, sono stati condannati a pene molto elevate, cosí come alcuni cooperatori indispensabili come José Emilio Suárez Trashorras che forní l'indispensabile esplosivo. Gli imputati come ispiratori Rabei Osman El Sayed, "Mohamed el Egipcio", Hassan El Haski y Youssef Belhadj sono stati invece assolti data l'insufficienza di prove dirette, che stabilissero sopra ogni dubbio la loro partecipazione effettiva nell'organizzazione degli attentati, benché riconosciuti colpevoli di partecipazione a organizzazione terrorista. La sentenza riconosce nella sostanza quasi tutta l'impostazione accusatoria dell'indagine preliminare del giudice istruttore Juan del Olmo, e del pubblico ministero (Fiscal) Olga Sánchez.

Dopo una prima reazione tesa a sostenere che questa mancata condanna degli ispiratori mantiene aperta una pista da investigare, il Partido Popular ha modificato il profilo delle dichiarazioni e pare accettare l'ovvia conseguenza: l'attentato è stato organizzato e realizzato da islamisti estremisti e non esiste prova dell'implicazione dell'ETA o delle forze di sicurezza 'deviate', come sostenuto negli ultimi tre anni con varie sfumature dai dirigenti del partito. Il PSOE, che sebbene non del tutto soddisfatto dalla sentenza parzialmente assolutoria, ha sostenuto dal primo momento successivo alla lettura pubblica della sentenza, che la stessa pone fine a tutte le ipotesi cospirative, e che pone un punto finale alle elucubrazioni dei media affini al PP (come il quotidiano Il Mundo e la catena radio COPE). Alcune delle vittime e delle loro associazioni hanno per altro dichiarato che stanno valutando un possibile ricorso alla sentenza, non essendo del tutto soddisfatti per via delle assoluzioni per gli 'ispiratori', pur valutando positivamente le condanne per gli esecutori materiali.

Le prime elezioni politiche generali successive a quelle del 14-M-2004 a ridosso degli attentati, sono state convocate per il prossimo 9 di marzo 2008, data molto prossima al quarto anniversario del 11/3/2004.

I temi relativi agli attentati e alla politica antiterrorista in generale, rimangano vivi elementi di discussione nella campagna elettorale dei partiti politici spagnoli, anche se i problemi legati all'economia, possono ridurre in parte il loro peso nella prossima decisione dell'elettorato spagnolo.

In ogni caso appare evidente che il governo e le forze di sicurezza spagnole hanno intensificato la lotta antiterrorista, specialmente nell'ultimo anno, sia contro l'ETA che contro possibili nuove cellule di terrorismo islamista. Caso concreto molto recente l'arresto di un gruppo di islamisti a Barcellona, dove sembra stessero preparando attentati imminenti nella stessa cittá catalana.

Il 7 di marzo 2008, a due giorni dalle elezioni, nella cittadina basca di Mondragon, l'ex consigliere comunale del Partito Socialista dei paesi baschi, PSE, Isaías Carrasco é stato ucciso a sangue freddo con alcuni colpi di pistola da un sicario, probabilmente dell'ETA. Questo fatto a due giorni dalle elezioni ha riaperto la ferita del terrorismo e della sua influenza sui fatti politici spagnoli.

I 25.514.671 votanti, con la partecipazione del 75.32% (di poco inferiore al 75.66% del 14-M-2004) danno PSOE nuovamente vincitore delle elezioni, confermando e migliorando il risultato del 2004.

Con oltre il 43.6% (+1% sul 2004) dei voti, ottiene 169 seggi al congresso, ovvero 5 in più del 2004. Il PP recupera il 2.3% dei voti sul 2004, ma il 40%, con 154 seggi (6 in più del 2004) lo lascia quasi sicuramente all'opposizione, data la difficoltá a formare coalizioni con i partiti nazionalisti delle autonomie catalane e basca. L'incremento dei due partiti principali si ottiene a spese dei più piccoli, che riducono quasi tutti la loro presenza al congresso. Il PSOE si afferma specialmente nella Catalogna, nelle province Basche e alle isole Canarie, resistendo con qualche erosione in Andalusia. Il PP ottiene invece i migliori risultati nelle regioni di Murcia, Valencia, Madrid e Galizia.

Con questi risultati si apre il nuovo quadriennio (l'11 di aprile 2008 ottiene la fiducia il nuovo governo Zapatero con 169 voti, maggioranza relativa sufficiente alla terza votazione; inoltre si sono avute 23 astensioni e 158 voti contrari), con il tema del terrorismo ancora presente, dato che il PP non rinuncia nei primi giorni della legislatura, a mantenere il tema in primo piano, con speciale riferimento al terrorismo interno dell'ETA. Il pericolo del terrorismo islamista, responsabile dell'attentato del 11-M-2004, rimane invece in secondo piano nella discussione politica.

All'interno del PP si apre, in vista del congresso convocato per giugno, una forte discussione fra i 'duri' della destra più liberale e cattolica, supportata dal quotidiano 'El Mundo' e dalla radio della conferenza episcopale 'Cope', che vogliono mantenere una opposizione totale al governo, e l'ala più centrista e moderata che vuole invece un partito in posizioni più costruttive e più aperto alla collaborazione con gli altri partiti, anche nazionalisti.

Il risultato del congresso é finalmente un giro al 'centro' e alla moderazione e opposizione costruttiva del PP, con Mariano Rajoy ancora in sella e con le ali piú estremiste messe in minoranza.

Come conseguenza uno dei temi sui quali entrambi i partiti sembrano ora convergere é proprio quello della lotta antiterrorista. Il PSOE abbandonando ogni idea di 'dialogo' , e il PP appoggiando il nuovo governo sulle nuove posizioni.

Il tribunale supremo (seconda sala composta dai magistrati Juan Saavedra (presidente), Andrés Martínez Arrieta, Miguel Colmenero, Juan Ramón Berdugo e Luciano Varela) ha giudicato in base ai 31 ricorsi presentati (fino al 14 gennaio 2008, ultimo giorno utile) contro la sentenza dell'Audiencia Nacional (31 ottobre 2007), in particolare contro l'assoluzione di 7 processati. I ricorsi furono presentati dai pubblici ministeri (Ministerio Fiscal), dalle associazioni delle vittime, da vittime singolarmente, dai 21 condannati e da uno degli assolti: Rabei Osman El Sayed, "Mohamed El Egipcio".

Nella sentenza di 959 pagine, pubblicata il 17 luglio 2008, si conferma la matrice islamista del gruppo terrorista, e quasi tutta la struttura logica della sentenza di primo grado. Ciò nonostante vi sono stati cambi nelle condanne.

Il tribunale ha assolto Basel Ghalyoun e Mohamed Almallah Dabas (condananti a 12 anni per appartenenza a organizzazione terrorista), Abdelilah el Fadual el Akil (9 anni per collaborazione con banda armata) e Raúl González Peña 'El Rulo' (5 anni per fornitura di esplosivi). Rabei Osman El Sayed condannato per appartenenza a banda terrorista é stato pure assolto, in quanto non è stato ritenuto sufficientemente dimostrata la sua partecipazione agli attentati, e, per il reato di banda terrorista è già stato condannato in Italia.

Uno degli assolti nel primo giudizio, Antonio Toro, è stato invece condannato a quattro anni per traffico di esplosivi.

Gli ambienti di estrema destra (COPE e El Mundo) hanno risaltato tutti gli aspetti di critica della nuova sentenza alla versione ufficiale e alla gestione dell'indagine. Una in particolare viene risaltata: il tribunale critica la ingiustificata rapidità nella rottamazione dei resti dei treni, che ha impedito ulteriori esami scientifici per chiarire per esempio il tipo preciso di esplosivo. Dato che COPE e El Mundo insistono sulla teoria della manipolazione delle indagini sugli attentati da parte di ambienti legati al PSOE, al fine di far perdere le elezioni al PP, tutti questi elementi vengono ora usati per rispolverare la stessa polemica.

Gli ambienti governativi, del PSOE, e di tutti i partiti politici, incluso in buona parte il PP (che ha moderato la sua posizione dopo la nuova sconfitta elettorale del 2008), hanno invece considerato positiva la conferma della gran parte della impostazione delle indagini e del primo processo. In particolare si risalta la conferma dell'assenza di prove che includano ETA fra i possibili complici degli attentati.

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Source : Wikipedia