Criminalità

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Inviato da nono 20/04/2009 @ 05:13

Tags : criminalità, società

Teorie della criminalità

La teoria della criminalità è una disciplina sociale che intende spiegare il motivo per cui in certe fasi della loro vita, alcune persone commettono atti di violenza o criminali. I sociologi, gli psicologi e gli economisti hanno formulato alcune principali teorie.

Teoria ormai abbandonata che ha trovato ben pochi riscontri, spiegava la criminalità come la conseguenza di un particolare gene presente in alcune persone che lo hanno ereditato fin dall’era primitiva di generazione in generazione. Questi uomini sono spesso riconoscibili in quanto hanno anche le sembianze degli uomini primitivi.

Gli individui mesomorfi sarebbero quelli che con più probabilità sarebbero criminali.

Un'innovazione a questa teoria è la componente cromosomica: gli individui biologicamente predisposti agli atti criminosi, hanno la sindrome XYY. Ovvero un cromosoma in più e che sia ereditato dal padre.

Robert K. Merton ha riformulato un concetto di Durkheim, sostenendo che la devianza è provocata dalle situazioni di anomia, che a loro volta nascono da un contrasto fra la struttura culturale e quella sociale. La prima definisce le mete verso quali tendere e i mezzi con i quali raggiungerle. La seconda consiste nella distribuzione effettiva delle opportunità necessarie per arrivare a tali mete con quei mezzi.

Per raggiungere le proprie mete, gli individui possono adottare cinque forme di comportamento: Il primo è la conformità (quindi l’accettazione delle regole); gli altri sono tutti devianti, il secondo è l’innovazione (rubando, imbrogliando, truffando); la terza è il ritualismo (l’abbandono della meta e l’attaccamento alle norme); la quarta è la rinuncia (mendicare o vivere di espedienti); infine la ribellione (il rifiuto delle mete e dei mezzi e sostituzione con nuove mete e mezzi).

Si basa su una concezione pessimistica della natura umana, considerata moralmente debole. Essendo l’uomo portato più a violare che a rispettare le norme.

Questa teoria è stata sviluppata dalla scuola di Chicago. Secondo Sutherland, chi commette un reato lo fa perché si conforma alle aspettative del suo ambiente (periferie ecc...). In questo senso, le motivazioni del suo comportamento non sono diverse da quelle di chi rispetta le leggi. A essere deviante, infatti, non è l’individuo ma il gruppo a cui egli appartiene. Gli uomini quindi non violano le norme del proprio gruppo, ma solo quelle della società generale.

Secondo questa teoria, fra coloro che commettono atti devianti e gli altri, non vi sono differenze profonde né dal punto di vista dei bisogni ne da quello dei valori. Infatti la stragrande maggioranza degli individui nella propria vita commette atti di devianza, ma solo alcuni suscitano una reazione sociale per cui si viene etichettati.

Qui si può distinguere la devianza primaria (che comprende quelle infrazioni che sono presto dimenticate da chi le compie e da chi le giudica) e la devianza secondaria (quando l’atto di un individuo suscita una reazione da parte della collettività che lo giudicherà in base a quel comportamento per cui l’individuo si adatterà al suo nuovo ruolo).

Questa teoria tiene conto della razionalità umana per cui afferma che l’individuo che assume un comportamento deviante altro non è che normale. Esso infatti probabilmente avrà giudicato razionale adoperare quel comportamento per giungere al suo fine.

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Criminalità organizzata ebrea americana

La criminalità organizzata ebrea americana o mafia ebraica, sono i termini con cui i mass media statunitensi erano soliti indicare il fenomeno mafioso nato in ambienti ebreo-americani negli anni subito seguenti la diaspora della comunità ebraica europea verso gli Stati Uniti d'America causata dalla seconda guerra mondiale, ed attiva principalmente a New York City.

Nata dal declino dei gruppi delinquenziali newyorkesi che portò al ridimensionamento del fenomeno del banditismo di irlandesi, americani e nuovi immigrati; la mafia ebraica ascese anche grazie a metodi antichi e presenti nella cultura ebraica come l'usura e l'estorsione verso correligiosi.

Il centro d'azione del crimine ebreo americano fu principalmente NY, ma seguendo l'onda criminale nacquero cosche mafiose in tutto il territorio come la Purple Gang di Detroit presente negli anni del Proibizionismo.

La forte immigrazione di ebrei avutasi tra il 1830 e il 1920 dall'Europa centrale e Impero russo verso gli USA, portò all'arrivo di oltre 3 milioni di essi nelle coste americani. Come accaduto e accade per le comunità di immigrati, la maggior parte di essi si instaurarono in quartieri ben definiti delle periferie di NY, Baltimora e Philadelphia, formando forti comunità legate tra loro.

Nel 1886, fu fondato l'American Federation of Labour, un comitato che riuniva molte leghe operaie, che col tempo diventò un vero e proprio sindacato. Molti degli iscritti e degli associati furono gangster di natura italiana, statunitense ed ebraica. Molti giudei, aderirono inoltre ai movimenti anarchici, marxisti e rivoluzionari.

Durante gli inizi del novecento, il declino delle gang newyorkesi di stampo patriottico favorì l'ascesa del crimine organizzato italiano ed ebreo.

Si vocifera che il ricco borghese Monk Eastman e i suoi affiliati Max Zweifach, Jack Zelig, Vach Lewis abbiano instaurato le prime basi per la creazione della Kasher.

Dopo la caduta delle gang irlandesi, si affermò come nuovo leader, Paul Kelly, massimo esponente della Five Points Gang di New York.

Agli inizi del novecento, nel quartiere ebraico di Lower East Side, iniziarono ad operare diverse bande dedite principalmente all'estorsione e all'usura; la più influente era la Mano Nera con a capo Jacob Levinsky, Charles Litoffsky e Joseph Toplinsky.

Col nascere di questa costante criminale, le prime associazioni sioniste degli states iniziarono ad aderire al movimento per la nascita della Palestina, stato in cui sarebbero stati mandati tutti i professanti ebrei.

Col proseguire del XX secolo, i gangster come Benny Fein a Joe Rosenzweig entrarono nel racket del lavoro, il cui monopolio sarebbe potuto divenire causa di conflitto. Secondo lo scrittore Leo Katcher, fu Arnold Rothstein a trasformare il crimine organizzato da un’attività di malviventi in un vero e proprio business. Egli fu il primo a vedere nel proibizionismo, che vietava la vendita, la produzione e il trasporto di alcol, un’occasione da sfruttare economicamente, riunendo le diverse bande in un’unica struttura gestita in modo imprenditoriale, di cui assunse la direzione. Il suo modello organizzativo fece scuola presso le altre mafie. Di lui il mafioso siculo-americano Lucky Luciano disse: “Mi ha insegnato tutto, anche come vestire”. Fu proprio negli anni del proibizionismo (1920-1933) che i gangster ebrei divennero più prominenti ed importanti nel mondo del crimine statunitense. Con questa estensione delle attività ad altre grandi città - come Cleveland, Detroit, Minneapolis, Newark, Philadelphia – la mafia ebraica si specializzò nel traffico internazionale di oppio, eroina ed armi, oltre alle attività relative alla prostituzione. In questo periodo il mafioso italiano Luciano organizzò un complotto contro i mafiosi del vecchio mondo siciliano e, con l’aiuto di veterani come Meyer Lansky e Benjamin Siegel, tenne una conferenza al Franconia Hotel (New York) l’11 novembre 1931, cui parteciparono anche Jacob Shapiro, Louis Buchalter, Joseph Stacher, Hyman Holtz, Louis Kravitz, Harry Tietlebaum, Philip Kovolick e Harry Greenberg. In quest’incontro Luciano e Lansky riuscirono a convincere i gangster ebraico-americani ad unirsi in un’organizzazione chiamata National Crime Sindacate, che pose fine alla sanguinosa Guerra Castellamarese per il controllo della mafia italo-americana. Venne meno la diffidenza a collaborare con non-ebrei e, sotto Lansky, i gangster ebrei furono coinvolti nel giro dei giochi clandestini di Cuba e Las Vegas. Per decenni dopo la II Guerra Mondiale, le figure dominanti nel crimine organizzato furono quelle della seconda generazione dei criminali ebrei e italiani, che spesso collaboravano insieme. Il crimine organizzato ebraico-americano, derivava dalla povertà e dalle difficili condizioni di vita. Ciò è dimostrato dal fatto che, con il miglioramento della vita degli ebrei, ci fu di pari passo la scomparsa del racket ebraico o la sua fusione con un ambiente criminale americano più etnicamente assimilato. Infatti, loro gangster più emergenti come Meyer Lansky, Dutch Schultz e Bugsy Siegel, non fondarono famiglie criminali come i mafiosi italiani, tantoché, dopo la II Guerra Mondiale, rimasero delle figure legate al crimine organizzato, ma le vere e proprie organizzazioni criminali e le bande, gradualmente scomparvero.

A partire dagli anni '90, il crimine organizzato ebreo iniziò a disdregarsi, il business si chiuse al solo traffico di stupefacenti sino all'arresto e al rimpatrio dei principali esponenti Kosher.

In anni più recenti il crimine organizzato ebraico-americano è riapparso nelle forme della mafia israeliana e di quella russa, anche se non bisogna dimenticare che molti immigranti sovietici abbiano finto un’identità ebraica per riuscire ad entrare liberamente negli Stati Uniti e che quindi, rispetto ai loro predecessori, avessero molti più elementi in comune con la cultura russa e la repubblica sovietica.Negli Stati Uniti non sono mancati mafiosi israeliani, come Yehuda “Johnny” Attias a Moussan Alyian, pesantemente coinvolti nel traffico di droga da Amsterdam e Tailandia e di hashish dalla Turchia. Ma negli anni ’90 del secolo scorso i membri principali sono stati arrestati e la mafia israeliana a New York si sfaldò di lì a poco.

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Criminalità economica

Il termine criminalità economica include una serie di reati che violano il codice penale e le norme civili che regolano le relazioni economiche e finanziarie fra i soggetti (le persone fisiche e giuridiche) e i relativi diritti, incluso il diritto alla proprietà.

Come qualsiasi altro reato o crimine quello "economico" è un atto giuridico e si manifesta attraverso un elemento oggettivo. Tale elemento oggettivo è costituito a sua volta da tre elementi necessari: (A) una condotta illecita che produce un evento (B) in virtù di un nesso causale (C). Il nesso causale C collega la condotta A del soggetto all'evento B che ne viene generato secondo lo schema A-C-B. In altre parole l' evento deve essere manifestamente una conseguenza della condotta del soggetto. Per condotta si intende un comportamento concreto, una pratica consistente in un' azione o in un' omissione (una non-azione) contraria alla legge penale.

Nell'apprezzamento dei reati economici (come ad esempio il riciclaggio di danaro sporco) è importante, per non dire fondamentale, l'aspetto soggettivo, ovvero l'effettiva consapevolezza del soggetto nel commettere atti che producono danno alla collettività e agli altri individui, cioè alle vittime dei reati economici. Una condotta scorretta può produrre un crimine economico perché manifestamente dolosa (ovvero intenzionale) o per "dolo eventuale", poiché l'autore, "sapendo o potendo presumere" che sta causando un danno o un evento illecito non fa nulla per evitare di produrlo.

I principali reati economici citati quotidianamente dalla cronaca sono la truffa, la corruzione, la concussione, il riciclaggio di danaro sporco, l'estorsione, la bancarotta fraudolenta, la frode fiscale (a seconda della legislazione del paese), l'appalto irregolare, tutti i crimini che utilizzano l'essere umano come merce da vendere e sfruttare, come il traffico di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione. In questo senso quasi tutti i crimini votati al lucro, all'usurpazione o all'abuso di potere sono dei reati "economici".

Distinguiamo i crimini economici commessi da singoli soggetti da quelli messi in atto dalle organizzazioni criminali come la mafia, la camorra, la 'ndràngheta ... i cartelli dell'eroina e della cocaina, le reti internazionali di trafficanti di armi, logge massoniche deviate, servizi segreti fuori controllo ecc... La lotta contro il riciclaggio di danaro sporco promossa dagli Stati Uniti d'America ai tempi di Reagan, negli anni '80, nell'intento di arginare i traffici internazionali di droga, ha dato un grande impulso alla lotta contro il crimine economico su scala internazionale. Come le inchieste di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e degli altri magistrati del pool antimafia di Palermo e le inchieste milanesi sul crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e la loggia P2 (1982) che anticipano Tangentopoli di un decennio.

Questo in un momento storico molto particolare ove non solo l'economia "pulita" si andava velocemente "globalizzando", ma anche il crimine organizzato. Con il motto "follow the money" ("seguiamo il danaro!") l' FBI e la DEA (Drug Enforcement Administration) ebbero negli anni '80 un ruolo trainante in alcune clamorose inchieste partite dal proprio territorio, come la Pizza connection (1984) o avviate da altre polizie, come la Lebanon connection (Svizzera, 1987) o l'indagine italiana sulla mafia nei casinò (1983). Queste colossali investigazioni portarono all'arresto di personaggi al vertice delle organizzazioni mafiose (come Gaetano Badalamenti, capo della cosiddetta mafia perdente) e condussero gli agenti infiltrati americani e non, i magistrati italiani del pool antimafia e i loro colleghi stranieri direttamente nei meandri della finanza dei cosiddetti paradisi fiscali e dei canali bancari internazionali, il mondo dei colletti bianchi. Lo scandalo della Lebanon connection - indagine diretta dal procuratore Dick Marty - ha avuto conseguenze politiche importanti in Svizzera nel 1988, con le dimissioni del Ministro della Giustizia Elisabeth Kopp. La Lebanon connection innesca altre rivelazioni a ripetizione e fa scoppiare altre crisi, come lo scandalo delle schedature che costringerà alle dimissioni anche il procuratore federale Rudolf Gerber per aver schedato 900 mila soggetti (in generale di sinistra o ecologisti, uno svizzero su sette) senza alcuna giustificazione, dando, invece, "campo libero" alle grandi organizzazioni criminali e all'eversione di destra. La Svizzera è divisa in due: schedati e schedatori. La commissione parlamentare incaricata di indagare sulla lebanon connection rivela che la condotta di alcuni istituti di credito del paese è - fino a quel momento - palesemente priva della necessaria diligenza bancaria, come d'altronde quella degli altri paesi considerati dei "paradisi fiscali". La Pizza connection trae il suo nome dal fatto che i trafficanti siciliani in America utilizzano le loro pizzerie e i relativi traffici di pizze margherita e quattro-stagioni per raccogliere i soldi sporchi degli spacciatori. L'immagine delle scatole per la pizza da asporto con le mazzette di banconote che vanno a farsi "lavare" è così divenuta l'emblema stesso del riciclaggio e - in generale - di tutte le attività economiche "sporche". Come la frase latina " pecunia non olet " , ovvero, "il danaro non ha odore" che venne riesumata dall'accusa al processo "svizzero" per la Pizza connection (1984) per indicare la mentalità e la condotta colpevole dei colletti bianchi accusati di riciclare i soldi della mafia.

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Source : Wikipedia