Costumi da bagno

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Inviato da maria 22/03/2009 @ 01:12

Tags : costumi da bagno, tendenze, cultura

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Perizoma

Perizoma maschile

Il perizoma è un indumento intimo (classificabile nella categoria "mutandine"), di uso prevalentemente femminile, ma recentemente utilizzato anche dagli uomini (sebbene in modo minoritario). La sua caratteristica principale consiste nell'essere la sua parte posteriore costituita, invece che da un pannello di tessuto, unicamente da una sottile striscia, o anche un semplice cordoncino, che congiunge il "cavallo" con la "cintura" dell'indumento.

La parola deriva dal greco perì-zoma (dal verbo perizonnynai "cingere attorno", composto a sua volta da perì "attorno" e zonnynai "cingere"), che indica una fascia che cingeva i fianchi e scendeva fino a coprire i genitali.

In inglese il perizoma è indicato con la parola "thong", che significa appunto "cinturino", cinghia, laccio, ma anche correggia (un tipo di "finimento per cavalli") o anche frustino. Un altro termine inglese per definire il perizoma, lemma che si sta diffondendo rapidamente anche in Italia, è string, il cui primo significato è "corda". In effetti, nell'uso comune dei paesi anglosassoni il termine "thong" è particolarmente utilizzato per identificare un indumento simile, nella parte anteriore, ad uno slip molto sgambato, con le parti dei fianchi che si uniscono dietro formando un triangolo dal quale parte una striscia di stoffa che passa tra le natiche (in italiano generalmente definito con il termine brasiliana. Con il termine "string" o "g-string" si indica invece un indumento ancora più succinto, in italiano il perizoma propriamente detto, con il pannello anteriore ridotto al minimo indispensabile per coprire il pube, mentre la parte posteriore è costituita da un cordoncino o un elastico che passa tra le natiche, eventualmente congiunto agli elastici sui fianchi da un piccolissimo triangolino di stoffa.

Nei paesi ispanici è nato e si è diffuso uno spiritoso modo alternativo per chiamare il perizoma: "filo interdentale" (hilo dental in spagnolo o fio dental in portoghese), facente riferimento ovviamente alla tendenza dell'elastico posteriore a infilarsi attraverso l'incavo tra le natiche come il filo interdentale passa tra gli interstizi tra i denti.

Per le ridotte dimensioni e per la tendenza del perizoma a sottolineare alcune parti del corpo, esso è considerato normalmente un indumento particolarmente sexy. In effetti, per le sue caratteristiche di essenzialità, una volta indossato il perizoma si posiziona, posteriormente, nell'incavo tra le natiche, lasciando scoperta la quasi totalità del sedere. Questo può avere una valenza erotica sia per chi lo indossa, sia per chi lo osserva; le indagini sulle consumatrici dimostrano in effetti che esse scelgono generalmente il perizoma, a discapito della praticità, in quanto lo ritengono più valido da un punto di vista estetico, soprattutto quando vengono indossati indumenti attillati. Infatti è più difficile che esso possa essere notato sotto la gonna o i pantaloni.

Discordanti sono i pareri relativamente agli aspetti di praticità dell'indumento: la stragrande maggioranza delle donne dichiara che esso è molto meno confortevole di uno slip. Ciò è dovuto in particolare all'attrito che la striscia di tessuto posteriore genera continuamente contro la pelle della zona anale e genitale mentre l'indumento è indossato. Una parte minoritaria di chi indossa abiualmente il perizoma lo ritiene invece "pratico, una volta fatta l'abitudine", soprattutto perché consente loro di non preoccuparsi dell'aspetto che l'indumento assume sotto gli indumenti. Infine, una quota molto piccola delle consumatrici interpellate dichiara addirittura che tale sensazione di "sfregamento" può essere considerata di per sé piacevole.

Di certo si può dire che alcuni studi clinici effettuati su donne che indossano regolarmente perizoma hanno evidenziato, specialmente in associazione con filati non naturali (poliestere, poliammide, elastam), una maggior incidenza di patologie infiammatorie e, in qualche caso, di infezioni in zona anale, perianale e pubica rispetto a chi indossa regolarmente uno slip. L'orientamento clinico attuale è, pertanto, quello di sconsigliarne l'utilizzo quantomeno a donne con tendenza individualmente accertata a questo tipo di patologie, a donne che abbiano in corso una di esse, a donne in gravidanza o nei periodi mestruale e premestruale. Orientamento che, peraltro, risulta pochissimo seguito, stante il continuo aumento di donne che seguono la moda, indossando il perizoma, piuttosto che i consigli degli igienisti.

Nessuno studio di questo tipo condotto su uomini è noto ad oggi.

Storicamente capi simili ai moderni perizoma venivano usati da molte popolazioni antiche. Nell'antico Egitto (Basso Egitto, I Dinastia) ne usavano uno di cotone, spesso in abbinamento ad una cintura; quello di schiavi, soldati e contadini era abbastanza semplice, più raffinato e ornato quello di giudici, sacerdoti e re. Nell'antica Grecia esso veniva usato dagli atleti o nei bagni termali. Esempi di diffusione del perizoma sono però presenti in numerose tribù primitive, in particolare modelli costruiti con pelle e/o fibre vegetali.

In tempi moderni (dapprima nei paesi nordici poi dappertutto, compresa l'Italia) ha iniziato a diffondersi in ambito femminile alla fine degli anni settanta, quello maschile nella metà degli anni ottanta, anche se ad oggi l'uso da parte degli uomini è ancora abbastanza limitato. Tra le donne è invece attualmente molto diffuso. Quasi tutte le marche di abbigliamento intimo, sia femminile che maschile, ne propongono vari modelli e di fatto le statistiche di vendita hanno recentemente testimoniato un "sorpasso" in termini di popolarità rispetto a tutti gli altri modelli di mutandina.

Talvolta il perizoma viene definito anche, impropriamente, con le parole tanga (che si riferisce invece ad una mutandina con parte posteriore di dimensioni normali, ma abbastanza sgambata da avere, sui fianchi, solo un sottile nastro o un cordoncino) o brasiliana (indumento simile al perizoma, ma la cui parte posteriore, pur essendo più stretta di quella di uno slip, copre comunque una piccola parte delle natiche).

Anche la parte inferiore di costumi da bagno due pezzi (bikini) può avere essere strutturata come un perizoma, finalizzato a facilitare un'abbronzatura quasi integrale; l'uso del perizoma da mare è, comunque, molto soggetto alle tendenze e ai flussi e reflussi della moda. In Italia il perizoma da mare non è ancora molto diffuso, soprattutto tra gli uomini in quanto legato, nell'immaginario di molti, alla cultura gay. In questi ultimi anni molte case di moda di costumi da bagno per donna si sono dedicate maggiormente al modello detto "brasiliano" (vedi sopra).

Esistono particolari modelli di Body sia per uomo che per donna, detti Body-perizoma, che nella parte posteriore sono costruiti come un perizoma. Alcune versioni di body-perizoma sono molto ridotte tanto da lasciare completamente liberi i fianchi: dal triangolino dietro si diramano due strisce di stoffa, o due bretelle, che salgono su fino alle spalle per poi ricadere sul petto e riallacciarsi sulla parte davanti. Questo tipo di Body-perizoma viene chiamato anche "Suspender" e può essere sia da uomo che da donna (con coppe per il seno incluse o senza). Una variante per uomo è il modello "Stola" della Manstore: esso è costituto da un unico stretto triangolo che da dietro sale per tutto il centro della schiena fino ad allacciarsi al collo per poi ricadere con una sottile striscia di stoffa al centro del petto fino a coprire la zona genitale.

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Monokini

il monokini nel disegno di Gernreich.

Il monokini, a cui spesso si fa riferimento anche con il termine unikini, è un costume da bagno femminile, consistente soltanto della parte inferiore del bikini. Il termine fa riferimento principalmente alla commercializzazione di alcuni costumi consistenti di un unico pezzo, ed ispirati ai bikini.

Nel 1964, Rudi Gernreich, uno stilista austriaco, disegnò il primo monokini negli Stati Uniti. Gernreich inventò anche il nome, ed infatti i primi utilizzi della parola monokini in inglese risalgono proprio a quell'anno. Il monokini disegnato da Gernreich era una specie di costume intero, ragliato poco sotto il seno, che quindi rimaneva nudo. Il modello di Gernreich non ebbe molto successo, dato che le donne che praticavano il topless, semplicemente non indossavano la parte di sopra del bikini. Tuttavia l'invenzione di Gernreich diede ai produttori di costumi da bagno l'idea di vendere i due pezzi costituenti il biki, separatamente. Gernreich in seguito creò anche il pubikini.

Attualmente il termine monokini indica qualunque tipo di costume da bagno che lascia scoperto il seno, ed in particolar modo il bikini, indossato senza la parte superiore.

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Stéphanie di Monaco

Stefania di Monaco , nata Stefania Maria Elisabetta Grimaldi (Principato di Monaco, 1° febbraio 1965) è la seconda figlia della principessa Grace e del principe Ranieri III di Monaco.

Nel 1982 ebbe delle gravi ferite, sopravvivendo all’incidente d’auto dove trovò la morte sua madre. Molto presto delle voci infondate si divulgarono sulla stampa scandalistica accusando la giovane Stefania di avere provocato l’incidente essendo stata lei al volante.

Dopo la laurea in letteratura, ha seguito un corso di stilista d’abbigliamento ed ha creato una propria linea di costumi da bagno “Pool Position”, dove non ha esitato lei stessa a presentare i modelli sfilando. Oltre ai costumi, creò un profumo.

Nel 1986 apre a Monaco un café-bar e un negozio di abbigliamento specializzato in “jeans”, di cui ancora oggi si occupa personalmente.

Nel 1986 diviene cantante seguendo l’onda della musica dance anni ’80 con il successo a 45 giri “ Ouragan” (successo destinato ad una altra cantante francese “Jeanne Mas” che rifiutò). Il disco resterà circa 4 mesi nelle classifiche delle radio e giornali di cui per 10 settimane alla posizione numero uno. Particolare successo ebbe il video clip della canzone, girato sull’isola Maurice (costa occidentale delle Mauritius) dove tra l’altro per degli istanti “Stéphanie” è a bordo di una anzianissima Rolls Royce presa dalla collezione privata delle auto d’epoca di suo padre Principe Ranieri III di Monaco.

Successivamente usciranno sul mercato discografico altre sue canzoni, ma con un successo più moderato. Nel 1991 partecipa alle prime parole del brano In the Closet tratto dall’album Dangerous di Michael Jackson, mentre nello stesso momento esce un suo nuovo singolo “Wind of Chance” che le permetterà di rinnovare il suo successo.

La Principessa Stefania è presidentessa del Centro della Gioventù Monegasca(Centre de la Jeunesse de Monaco) e del Centro d’Attività Principessa Stefania (Centre d'Activités Princesse Stéphanie): quest’ultimo centro si occupa di assistenza a persone handicappate, specie bambini.

La Principessa Stefania dal 2004 è anche presidentessa dell’associazione “Fight Aids Monaco” per informare,prevenire e sostenere la lotta contro l’Aids. È a profitto di questa associazione che la Principessa Stefania torna a cantare partecipando nell’agosto 2006 al successo “L’Or de nos vies” del Gruppo Kyo e firmando altre partecipazioni con altri 15 cantanti francesi come “Amel Bent” – “ Bénabar” – “Corbeille” – “Emma Daumas” – “Jenifer” etc etc. “Noi possiamo aiutare le persone con una presenza,una canzone” , dichiarò questo alla stampa e sul suo sito web.

Dopo la morte di suo padre nel 2005, diviene la presidentessa del Festival internazionale del Circo di Monte Carlo, creato da suo padre.

Suo Fratello (S.A.S. il Principe Alberto II di Monaco) la ha decorata nel 2005 Comandante dell’Ordine di San Carlo (Ordre de Saint-Carles) la più alta onorificenza monegasca, per il suo impegno vicino i malati di AIDS.

Nell’Ottobre 2006 è stata nominata rappresentante speciale dell’ONUSIDA (UNAIDS) per un periodo di 2 anni, criticando la posizione della Chiesa cattolica a riguardo della lotta contro l’Aids che predica la castità, vietando l’uso dei preservativi.

Nel Marzo 2008, la Principessa Stefania ha organizzato un gala di beneficenza a profitto di “Fight Aids Monaco” al Grimaldi Forum (Monaco) in presenza del Principe Alberto II, dell’Orchestra Filarmonica di Monte Carlo, e dei cantanti: Patrick Bruel, Jane Birkin, Jenifer David Halliday (figlio di Sylvie Vartan come anche Johnny Hallyday), Laam, Alizée, Elie Sémoun e Maurane, partecipando anche ad uno spettacolo messo in scena da Kamel Ouali (autore delle canzoni di Serge Gainsbourg).

La Principessa Stefania è madrina di suo nipote Andrea Casiraghi (nato nel 1984), figlio di sua sorella maggiore la principessa Carolina di Monaco e del defunto Stefano Casiraghi.

Si sposa con rito civile a Monaco il 1 luglio 1995 con Daniel Ducret da cui divorzia il 4 ottobre 1996. La coppia avrà 2 bambini , “Louis e Pauline Ducret”.

Avrà anche un'altra figlia, fuori dal matrimonio , il 15 Luglio 1998 sempre presso l’ospedale monegasco, con il nome di Camille Gottlieb . Riconoscerà il padre come “ Jean Raymond Gottlieb, ex sua guardia del corpo. La bambina fu battezzata il 5 aprile 1999 a Monaco, in presenza dei genitori e dell’intera famiglia dei Principi di Monaco.

Si sposerà successivamente il 12 settembre 2003 in Svizzera con Adans Lopez Peres , un artista di circo portoghese da cui divorzierà il 24 novembre 2004.

Tuttavia questo ultimo matrimonio le diede molta soddisfazione nella sua attività come presidentessa del circo Internazionale di Monte Carlo, oltre ad aver sviluppato una specie di “Tour” di spettacoli per la Francia sviluppando molteplici scuole di circo destinate ai bambini futuri talenti. Lei stessa per questa iniziativa, conquisto’ numerosi articoli sui media in quanto fu denominata “ la Principessa in roulotte” – seguendo il tour degli spettacoli con il suo proprio maxi “mobil home” viaggiante.

La Principessa Stefania, oggi, è la sesta nell’ordine della successione alla corona di Monaco. Avrebbe perduto ogni diritto senza la riforma del 2002 della Costituzione di Monaco del 1962. Riforma voluta dal ex Principe Ranieri III di Monaco qualche anno prima della sua morte e che apre la successione ai fratelli/sorelle del principe sovrano (in caso di morte) ma anche ai discendenti legittimi di questi ultimi. Quindi, Louis e Pauline Ducret sono della dinastia (sesto e settima in ordine di successione) perché legittimi dal matrimonio. Questo non potrà verificarsi invece per la sorellastra Camille.

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Thais Souza Wiggers

Thais Souza Wiggers (Florianópolis, 24 ottobre 1985) è una showgirl brasiliana.

Dopo avere partecipato ad alcuni concorsi di bellezza, nel 2000, è entrata a far parte del mondo della moda. In Italia inizialmente appare in forma anonima in televisione nel 2004 come protagonista degli spot per una ditta di elettrostimolatori e per una campagna pubblicitaria della TIM. Nel 2005 diviene la "velina bionda" (al naturale è mora) del programma televisivo Striscia la notizia, in onda su Canale 5, con il quale ha guadagnato popolarità insieme all'altra velina, la mora Melissa Satta. Viene riconfermata anche per le edizioni 2006/07 e 2007/08.

Nel 2006 è stata la testimonial del marchio Shyno, mentre nell'estate 2007 è scelta come testimonial della linea di costumi da bagno Amarea della Racam.

Nell'ottobre del 2007 ha annunciato di attendere una bambina, nata il 4 giugno 2008, Julia dal compagno, il conduttore Teo Mammucari. Il lieto evento l'ha portata ad abbandonare Striscia la Notizia a dicembre 2007, per essere poi sostituita dalla modella e connazionale Veridiana Mallmann.

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Arena (azienda)

Logo

Arena è un marchio di abbigliamento per il nuoto sportivo creato nel 1973 dalla Adidas Francia, dal suo presidente Horst Dassler. Venduta nel 1990, il marchio oggi rappresenta due differenti linee di prodotti.

Dopo la Adidas, il marchio è passato il mano a 3 case di investimento tedesche ed italiane. Attualmente l'Arena è un marchio principalmente conosciuto in Europa, benché i suoi prodotti siano esportati in tutto il mondo, ad esclusione dell'estremo oriente.

La compagnia commercializza una linea di costumi da bagno altamente innovativi, adatti anche per il triathlon e la pallanuoto.

I costumi Arena sono stati prodotti in Francia fino all'aprile 2007, mese in cui la fabbrica di Libourne, vicino Bordeaux è stata chiusa. Attualmente i prodotti Arena vengono fabbricati in Cina.

Alexander Popov, Frédérick Bousquet, Laure Manaudou e Gary Hall Jr. sono stati fra i testimonial più celebri dell'azienda.

Descente, una aziena giapponese di abbigliamento sportivo, possiede il marchio Arena nel sud-est asiatico, sin dal 1976. L'Arena di Descente non ha nulla a che vedere con l'Arena europea, ed essenzialmente sono due aziende distinte che condividono il nome ed il logo. I prodotti sono principalmente fabbricati in Cina, anche se da 2008, alcuni modelli sono etichettati come "fatti in Giappone".

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Onsen

Bagnanti nell'onsen all'aperto di Maguse, a Kijimadaira, prefettura di Nagano

Onsen (温泉, Onsen?) è il nome giapponese per una stazione termale; possono avere bagni termali all'aperto — rotenburo (露天風呂, rotenburo?) o notenburo (野天風呂, notenburo?) — oppure al coperto, ed essere pubblici (tipicamente gestiti dalla municipalità) o privati — uchiyu (内湯, uchiyu?) —, tipicamente gestiti da un albergo locale — ryokan (旅館, ryokan?) — o da un bed & breakfast — minshuku (民宿, minshuku?).

Sono generalmente collocati in campagna, e sono un'attrazione turistica molto frequentata da coppie, famiglie o gruppi di amici che cercano una fuga dalla caotica vita di città per rilassarsi. I giapponesi considerano importante la "comunione in nudità" (裸の付き合い, hadaka no tsukiai?), poiché capace di abbattere le barriere e far conoscere nuove persone nell'atmosfera rilassata e familiare dell'onsen.

Nel marzo del 2003 è stato riportato che nelle 2.292 municipalità giapponesi c'erano 3.102 centri termali, con 15.400 strutture di alloggio (spesso ryokan) e 6.740 onsen pubblici; l'afflusso medio era di circa 130 milioni di persone ogni anno.

Gli onsen sono popolari anche in Corea, dove sono chiamati "oncheon" (온천).

Gli onsen sono spesso indicati su mappe e cartelli con il simbolo ♨, o con il kanji per "acqua calda" (湯, yu?); talvolta si usa invece l'hiragana ゆ (yu), poiché comprensibile anche ai bambini.

Gli onsen sono tradizionalmente posti all'aperto, sebbene un gran numero di alberghi hanno costruito anche sale da bagno interne; per definizione gli onsen usano l'acqua calda provenienti da sorgenti riscaldate geotermicamente, tipicamente per fenomeni di natura vulcanica, e in questo si distinguono dai sentō, le sale da bagno pubbliche delle città in cui l'acqua viene prelevata dal sistema idrico pubblico e riscaldata. All'acqua termale degli onsen sono attribuite proprietà curative grazie al contenuto minerale; uno stesso onsen può produrre diverse polle d'acqua, ciascuna dotata di diverse proprietà minerali, e gli alberghi più rinomati dispongono le varie vasche con ambientazioni diverse, talvolta a tema, e spesso con la presenza di cascate artificiali — utaseyu (打たせ湯, utaseyu?). Le vasche all'aperto sono spesso fatte di cipresso giapponese, marmo o granito, mentre quelle interne usano anche piastrelle o materiali più moderni, come acrilico e acciaio.

Fino al periodo Meiji uomini e donne facevano il bagno insieme, negli onsen come nei sentō; alcuni bagni misti si possono ancora trovare nelle aree rurali, ma generalmente hanno anche vasche o periodi del giorno riservati alle donne. I bambini di ambo i sessi sono invece ammessi in tutte le vasche.

Le attrazioni principali degli onsen sono le acque termali e il cibo, poiché gli alberghi offrono spesso pasti fatti in casa e composti di prodotti tipici della zona; sono occasionalmente offerti altri servizi, come massaggi, ma sono abbastanza accessori. Poiché l'ora in cui viene servita la cena è tipicamente alle 18, per quell'ora i bagni sono generalmente deserti.

Negli onsen, come nei sentō, ai clienti è richiesto di lavarsi e risciacquarsi accuratamente prima dell'ingresso nelle vasche di acqua calda; i bagni interni hanno rubinetti con terminatore da doccia rimovibile e sgabelli su cui sedersi, per fare doccia e sciampo. È inoltre sempre presente una vaschetta con cui versarsi l'acqua addosso. Fare ingresso ancora sporchi o ricoperti di sapone è ritenuto una grave maleducazione e può causare reazioni indignate da parte degli altri bagnanti; come misura minima si dovrebbe usare la vaschetta per versare acqua sui genitali e sui piedi.

Molti onsen tradizionali non permettono ai loro clienti di indossare costumi da bagno nell'onsen, in base alla radicata convinzione che tutto ciò che non sia il corpo nudo sporchi l'acqua. In alcuni onsen più moderni però si può trovare l'atmosfera di un parco acquatico, e in questi casi si incoraggiano i clienti a indossare costumi, soprattutto nel caso di bagni misti.

I clienti degli onsen portano generalmente con loro nella vasca un piccolo asciugamano che talvolta usano come accappatoio, soprattutto quando percorrono la strada che separa i lavatoi dai bagni. Riguardo all'indossarli quando si è in acqua si pone lo stesso problema dei costumi da bagno; molti onsen hanno cartelli che vietano il contatto tra l'asciugamano e l'acqua, sostenendo che la sporchi. È d'abitudine lasciare l'asciugamano a lato della vasca quando ci si immerge, ma alcuni l'avvolgono sulla testa.

Gli onsen sono considerati un posto tranquillo dove fuggire dalla vita di città, e così ci sono spesso divieti e raccomandazioni sul chiasso nelle varie aree dell'onsen; conversazioni tra i clienti sono tollerate e incoraggiate, purché non diventino troppo vivaci e fastidiose per chi si vuole rilassare, mentre l'irrequietezza dei bambini è generalmente tollerata.

Sebbene milioni di giapponesi si immergano nelle acque degli onsen ogni anno senza per questo contrarre infezioni, le condizioni calde e umide delle terme sono l'habitat ideale di numerosi funghi e batteri. Molta della letteratura medica a riguardo cita casi avvenuti in Giappone, ma ciò è probabilmente da ascriversi alla grande popolarità delle terme nel Paese, e non a un minor livello igienico.

Inoltre, gli studiosi non sono più così convinti che le temperature e la composizione minerale delle acque termali rappresenti una protezione dalle infezioni; in una fonte termale di Pozzuoli, dall'acqua acida a pH 1,5 e temperature oscillanti tra 87 e 93 °C, sono stati prelevati dei virus che in laboratorio hanno dimostrato di possedere ancora capacità infettive.

Recentemente alcuni onsen hanno apposto cartelli che vietano l'accesso a non-giapponesi. La cosa si è verificata soprattutto sull'isola di Hokkaido, frequentata dai pescatori russi, ed è cominciata nei sentō che accusavano gli stranieri di ubriacarsi e comportarsi male nei bagni, sebbene possa essere correlata allo stereotipo giapponese che vede gli stranieri come sporchi e maleducati.

Il problema è giunto in tribunale quando nel febbraio del 2001 ad Arudō Debito, uno statunitense naturalizzato giapponese, fu negato l'accesso ai bagni; l'onsen è stato condannato a risarcire con un milione di yen a testa Debito e i suoi due compagni, e la città di Otaru fu invitata dal governo a vigilare sulla tolleranza razziale, anche se il governo lasciò aperta la possibilità di regolamentare l'accesso sulla base della nazionalità con leggi locali.

Nonostante questi casi limitati, gli onsen normalmente non applicano discriminazioni, purché si rispettino le regole di igiene e buona educazione.

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Costume da bagno

Un giovane in costume da bagno

Con il termine costume da bagno si indica un particolare capo d'abbigliamento, solitamente indossato per nuotare. In commercio ne esistono numerosi esemplari, che differiscono anche in base al sesso della persona che li indossa.

Per gli uomini i costumi da bagno si suddividono tra gli slip, i parigamba e i boxer, simili al capo d'abbigliamento intimo.

Per le donne esistono numorose varianti, ad uno (il cosidetto costume intero) o due pezzi, tra cui il celebre bikini.

Un particolare costume da bagno intero è stato disegnato per le donne musulmane e prende il nome di Burqini.

Speciali esemplari sono stati progettati per gli atleti, al fine di migliorare il più possibile le loro prestazioni.

Nelle tradizioni culturali delle varie civiltà, laddove il bagno non era consetito in completa nudità, il costume da bagno di solito era l'equivalente di un vestito indossato normalmente nella vita di tutti i giorni. Per esempio gli uomini giapponesi indossavano per fare il bagno il tradizionale fundoshi. Addirittura, nel diciottesimo secolo le donne indossavano delle particolari "gonne da bagno", fatte di un materiale che non diventava trasparente, ed appesantito sui bordi affinché non si alzasse in acqua.

Nel diciannovesimo secolo il costume femminile era costituito da ue pezzi: un vestito che copriva dalle spalli alle ginocchia ed un pantalone che scendeva fino alle caviglie. Nell'Inghilterra vittoriana invece gli stabilimenti balneari erano attrezzati in modo che le persone di sesso opposto non avessero contatti.

Nel 1907 la nuotatrice australiana Annette Kellerman si esibì in uno dei suoi spettacoli di nuoto sincronizzato negli Stati Uniti. Tuttavia la donna venne arrestata perche il suo costume lasciava scoperte braccia, gambe e collo. Nelle esibizioni successive la Kellerman dovette utilizzare un costume più coprente.

In seguito a questo evento i costumi andarono progressivamente rimpicciolendosi, dapprima scoprendo le braccia, in seguito le gambe furono denudate fino alle cosce, cosi come il collo ed il decoltè. I primi bikini furono introdotti subito dopo la seconda guerra mondiale, benché i primi modelli non differivano molto da quelli gia visti negli anni venti.

Dagli anni cinquanta la dimensione dei bikini si ridusse progrssivamente, fino agli anni sessanta quando cominciò a diffondersi il topless. Lo stilista Rudi Gernreich disegnò il monokini, un tipo di costume che lasciava completamente scoperto il seno. Non fu un successo commerciale ma aprì la strada ad altre innovazioni.

Gli anni ottanta videro la nascita del tanga, diffuso inizialmente in Brasile, che si diceva fosse ispirato agli indumenti tradizionali degli abitanti dell'Amazzonia.

I costumi da bagno maschili si diffusero parallelamente a quelli femminili, aumentando pian piano la parte di pelle scoperta, ed arrivando alla fine allo slip. Tuttavia i costumi maggioremnte diffusi sono quelli nati nei tardi anni ottanta come i boxer, che seguirono la tendenza inversa, tendendo a coprire maggiormente il corpo.

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Source : Wikipedia