Conversano

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Tags : conversano, puglia, italia

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Conversano

Panorama di Conversano

Conversano (Cunvhrsènh in dialetto conversanese) è un comune di 25.033 abitanti della provincia di Bari, situato a circa 30 km a sud di Bari, sui primi rilievi della Murgia. Di origine preromana, nell'XI secolo divenne sede di una contea estesa su una parte significativa della Puglia centro-meridionale, la cui importanza non venne sminuita che con il tramonto della struttura feudale. Importante centro religioso sin dal Medioevo, la cittadina è oggi sede della diocesi di Conversano-Monopoli.

Le origini della città risalgono quanto meno all'età del ferro, quando le popolazioni indigene, iapige o peucezie, fondarono su una collina più alta del territorio circostante una città di nome Norba e la dotarono di possenti mura in pietra (il toponimo infatti significherebbe "città fortificata").

La felice ubicazione di Norba, sita lungo un importante asse viario , la rese sin dall'inizio un abitato fiorente, al centro dei traffici tra le colonie magnogreche della costa e le popolazioni indigene dell'interno. L'ampia necropoli risalente al VI secolo a.C. ha restituito infatti decine di tombe con ricchi corredi funerari, in parte di matrice ellenica.

Nel 268 a.C., con l'estensione dell'egemonia romana in Peucezia, anche Norba perse la propria autonomia; ciò nonostante, mantenne un ruolo rilevante anche sotto la dominazione di Roma, come attestato dai cospicui ritrovamenti di monete, armature, manufatti in terracotta e gioielli negli scavi archeologici compiuti dentro e fuori la cinta muraria. La stessa Tavola Peutingeriana riporta il toponimo Norba, ma l'abitato non sopravvisse alla dissoluzione dell'impero, presumibilmente per opera dei Visigoti che invasero l'Apulia nell'anno 411.

Già a partire dal V secolo d.C., non molto tempo dopo la presumibile scomparsa di Norba, e nello stesso luogo, le fonti attestano l'esistenza del toponimo Casale Cupersanem, che probabilmente fu sede vescovile sin dall'VII secolo.

Ma fu dalla metà del XI secolo, con la dominazione normanna delle regioni meridionali della penisola italiana, che il luogo assurse a vero e proprio centro di potere: intorno al 1054 Goffredo d'Altavilla nipote di Roberto il Guiscardo, prese il titolo di comes Cupersani e fece della cittadina il fulcro di un'amplissima contea, estesa per buona parte della Puglia centro-meridionale, tra Bari e Brindisi e fino a Lecce e Nerito (Nardò). L'importanza della corte conversanese nel panorama nobiliare di quegli anni è ben attestata dall'aver ospitato a Conversano per alcuni mesi il duca di Normandia Roberto II detto il Cortacoscia, figlio del re d'Inghilterra Guglielmo il Conquistatore, che era di passaggio in Puglia al termine della prima crociata; Roberto II sposò anzi Sibilla, figlia di Goffredo, e ricevette una dote ampia abbastanza per riscattare l'ipoteca di 10.000 ducati sul ducato di Normandia accesa prima della partenza per la Terrasanta.

Intanto, a Conversano, Goffredo confermò i diritti fiscali sull'intero agro della limitrofa Castellana in favore dei monaci benedettini, presenti in Conversano probabilmente dall'VIII secolo.

Alla morte di Goffredo (avvenuta nel 1101 secondo Lupo Protospata), la contea andò in eredità a suo figlio Roberto e poi al secondogenito Alessandro. Nel 1132, sconfitto da Ruggero II di Sicilia, Alessandro fuggì in Dalmazia perdendo la contea di Conversano, che 1134 Ruggero II assegnò a suo cognato Roberto I di Bassavilla. Nel 1138 gli succedette il figlio Roberto II (dal 1154 anche conte di Loritello) che vi regnò fino alla morte (1182).

Seguì un periodo nel quale il feudo tornò alla dirette dipendenze del regio demanio, con la parentesi del decennio 1197-1207 in cui fu possedimento di Berardino Gentile. Più tardi furono conti di Conversano per quasi un secolo i Brienne (1269-1356), fino alla morte senza eredi del duca d'Atene Gualtieri VI. La contea passò quindi più volte di mano in mano tra molti importanti casati, soprattutto per via matrimoniale: gli Enghien (1357-1381 e 1394-1397), i Lussemburgo (1381-1394 e 1405-1407), i Sanseverino (1397-1405), i Barbiano (1411-1422), gli Orsini (1423-1433), i Caldora (1434-1440) e gli Orsini del Balzo (1440-1455).

L'ultimo conte Orsini del Balzo era Giovanni Antonio, figlio di Raimondo principe di Taranto e di Maria d'Enghien (che poi avrebbe sposato in seconde nozze Ladislao I d'Angiò). Giovanni Antonio diede in dote l'intera contea di Conversano - che comprendeva i centri di Castellana, Casamassima, Castiglione (centro abitato poi scomparso, tra Conversano e Castellana), Noci e Turi - a sua figlia Caterina, sposa del duca d'Atri Giulio Antonio Acquaviva. Iniziava così nel 1455 il lungo possesso del feudo di Conversano da parte della casata degli Acquaviva che, salvo una parentesi di quattro anni, lo avrebbe detenuto ininterrottamente sino all'abolizione dei diritti feudali del 1806.

Giulio Antonio Acquaviva, ritenuto dai contemporanei un valente condottiero, si distinse soprattutto nella battaglia di Otranto contro i Turchi (1481). Quello stesso anno morì in battaglia per un'imboscata, lasciando il feudo in eredità a suo figlio Andrea Matteo. Anche costui eccelse in numerose battaglie; il suo comportamento eroico gli valse il riconoscimento, da parte del re di Napoli Ferdinando I, del privilegio di aggiungere all'arma del suo casato quella reale e di modificare il cognome in Acquaviva d'Aragona. Le sue fortune a corte però furono offuscate dall'accusa di aver preso parte alla cosiddetta congiura dei baroni, tanto che patì la prigione e la temporanea perdita della contea a beneficio del duca di Termoli, Andrea di Capua (1504-1508). Tornato a Conversano, ebbe modo di distinguersi come mecenate, bibliofilo e letterato e fu incluso nell'Accademia di Jacopo Sannazzaro. Morì nel 1529, mentre Conversano era funestata da un'epidemia di peste.

Alla casata degli Acquaviva d'Aragona apparteneva anche il celebre Guercio delle Puglie, il conte Giangirolamo II (1600-1665), che amministrò il feudo dal 1626 al 1665 circondato da enorme potere, molti nemici e molte leggende.

Le cronache lo descrivono come un feudatario dispotico e senza scrupoli, avvezzo alla violenza gratuita e in grado di sfruttare ogni circostanza per accrescere il suo potere. Così fu in occasione dell'effimera repubblica napoletana di Masaniello (1647) che si propagò anche in Puglia: benché la corona spagnola si fosse rivolta a Giangirolamo perché riportasse all'ordine le terre pugliesi sollevatesi contro i signori locali (cosa che avvenne ad esempio in Terra d'Otranto a San Cesario e Nardò), quando i rivoltosi di Martina ripararono nel territorio di Conversano, il conte accordò loro protezione per servirsene più avanti come esecutori delle azioni più efferate nei confronti dei suoi sudditi meno docili, come accadde a Locorotondo in occasione del sacco del 1648. Ben presto, i tanti nemici di cui si era circondato fecero giungere notizia alla corte spagnola degli abusi di Giangirolamo, che nel 1650 fu pertanto tradotto a Madrid e imprigionato. Proprio quando si apprestava a tornare nel suo feudo lasciato nel frattempo nelle mani di sua moglie Isabella Filomarino della Rocca, morì vittima della malaria. Era il 1665.

In realtà la figura del Guercio resta incompleta senza menzionare il mecenatismo della sua corte. Si trattava certamente di un preciso programma politico, volto ad accrescere il prestigio del casato. Tuttavia Giangirolamo e sua moglie Isabella arricchirono la collezione di famiglia che con loro giunse a contare oltre cinquecento dipinti e svariate altre opere d'arte, tra mobili e suppellettili; diedero inoltre ospitalità al pittore Paolo Finoglio, che nel lungo soggiorno conversanese (1622-1645) fu autore di diverse opere: dagli affreschi della camera degli sposi, alle dieci grandi tele del ciclo ispirato alla Gerusalemme Liberata, ambedue ospitati nel castello, alle fastose decorazioni nelle chiese cittadine del Carmine e dei Santi Cosma e Damiano che venivano edificate in quegli anni.

Anche la costruzione dei trulli di Alberobello fu un espediente di Giangirolamo per eludere l'editto vicereale che richiedeva l'assenso della corte per la fondazione delle città: grazie alla particolare tecnica costruttiva a secco, ogni volta che si approssimava l'ispezione regia il Guercio poteva dare ordine di distruggere i tetti delle abitazioni, che in seguito sarebbero stati ricostruiti agevolmente.

Il prestigio di Conversano e il potere del casato raggiunto da Giangirolamo II non sarebbe stato eguagliato dai suoi eredi. Nel 1690 la cittadina fu investita da una epidemia di peste che in due anni falcidiò la popolazione e indebolì l'economia locale.

Con il Settecento le condizioni della nobiltà meridionale gradualmente mutarono e alla tensione bellica del passato si sostituirono l'amministrazione dei beni e il loro godimento. Attorno al 1730 gli Acquaviva edificarono a pochi chilometri da Conversano il castello di Marchione, un elegante casino di caccia, e iniziarono a dedicarsi soprattutto all'allevamento dei loro cavalli. Successivamente, presero a soggiornare più spesso a Napoli che nel feudo conversanese, che quindi lentamente andava perdendo il ruolo di primo piano ricoperto nei secoli precedenti.

A lungo, la realtà conversanese fu caratterizzata dalla non facile coabitazione di tre poteri: oltre ai potenti conti del luogo, infatti, la cittadina registrava la presenza del vescovo della locale diocesi, che a lungo detenne un rilevante potere temporale nei confronti di alcuni dei centri vicini. Ad essi si aggiungeva la presenza della badessa del monastero di San Benedetto, detentrice di un'inusitata autorità, religiosa e temporale, tanto da essere stata definita Monstrum Apuliae.

L'abolizione dei diritti feudali (1806) e il decreto di soppressione del monastero di San Benedetto (1810) non rappresentarono per la cittadina un momento di apertura degli spazi di libertà; la restaurazione borbonica anzi determinò uno stato di oppressione che, come in molte altre città del regno, sfociò nella costituzione di alcune società segrete. Conversano vide infatti la formazione di due vendite carbonare attorno alle quali si raccoglievano anche alcune tra le menti più aperte della vivace borghesia cittadina, di orientamento liberale.

Dal 1849 fu addirittura il vescovo locale, Giuseppe Maria Mucedola, di radicate idee giobertiane, a diventare il più acceso sostenitore a Conversano dell'unità d'Italia, tanto che sollecitò alcuni dei sacerdoti della diocesi a partecipare ai moti insurrezionali del 1859 contro il governo borbonico. Durante il suo episcopato (1849-1865) promosse il locale seminario, che divenne in breve punto di riferimento per alcuni tra i più brillanti docenti del Mezzogiorno tanto da attrarre studenti da tutta la Puglia, talvolta più per amore degli studi che per effettiva vocazione. Per tale ragione, nel 1876 fu aperto un convitto per i laici che ne avessero voluto frequentare le lezioni.

Dopo l'unità d'Italia, alcune vicende hanno contraddistinto la storia di Conversano: nel 1877 vi si costituì una delle prime società operaie di mutuo soccorso italiane. Nel 1886 una rivolta della popolazione nei confronti dei soprusi del mai sopito notabilato locale sfociò nell'incendio del municipio e del suo prezioso archivio. Nel 1911 le fiamme distrussero accidentalmente la cattedrale, che ne risultò gravemente danneggiata nei decori e nelle strutture portanti; la ricostruzione fu completata nel 1926.

Nel 1921, prima quindi della marcia su Roma, il giovane deputato socialista locale Giuseppe Di Vagno fu assassinato da una squadra fascista al termine di un comizio nel vicino comune di Mola di Bari.

Nel 1959 Maria Marangelli fu tra le prime donne-sindaco d'Italia.

Il dopoguerra e gli anni della ricostruzione, sono stati caratterizzati a Conversano delle lotte sociali e sindacali della locale Camera del Lavoro della CGIL guidata dal segretario Domenico Bolognino. Durante la sua lunga segreteria, dagli anni '50 al 1972, riuscì ad aggregare e sostenere le istanze della popolazione contadina e bracciantile, costituente in gran parte la nuova classe povera. Attraverso una costante ed energica opera di rivendicazione dei diritti, il sindacato riuscì in maniera rilevante a risollevare le condizioni della classe proletaria, garantendo non solo ai lavoratori, ma anche “ai disoccupati, ai bisognosi, ai vecchi pensionati e non pensionati” migliorate condizioni di vita.

Conversano, centro di carattere prettamente agricolo, ebbe dapprima come stemma un rastrello con tre denti; poi pur conservando il rastrello, assunse uno scudo ovale, che, contornato di fogliami e sormontato da una corona, ebbe nel mezzo una torre merlata a due piani fiancheggiata da cinque piccoli quadretti o dadi, di cui tre a sinistra e due a destra. Tale stemma è tuttora in vigore.

La corona ricorda che Conversano è stata sede di contea dalla metà dell'XI secolo. La torre simboleggia la posizione strategica della città e le sue vetuste e forti mura, che l'hanno resa una piazza-forte. Come tale infatti è chiamata nelle antiche carte: Castrum, Fortilitium, Castellum. I cinque piccoli quadretti o dadi rappresentano i cinque casali o villaggi, ossia: Sassano, Iavorra, Agnano, Monterone e Castiglione, che sorgevano nei dintorni di Conversano, quasi all'ombra della protezione del castello comitale. Dei detti casali due (Sassano e Monterone) erano ad occidente della città, e tre (Iavorra, Agnano e Castiglione) ad oriente.

La città sorge su una dolce collina delle Murge alta 219 m e dista circa 7 Km dal Mar Adriatico. Confina a Nord col comune di Mola, a Nord-Est con Polignano, a sud-est con Castellana, a sud con Putignano, a sud-ovest con Turi e a nord-ovest con Rutigliano. La superficie del territorio (197 km²) è una tra le più estese del sud-est barese.

Il territorio di Conversano, ubicato nelle Murge di sud-est o "Murge basse", è in gran parte costituito da un altopiano a pendenze molto blande, la cui superficie topografica degrada in direzione della costa con un caratteristico profilo a gradinata. La morfologia complessivamente blanda del territorio si interrompe bruscamente in corrispondenza della principale scarpata di raccordo con la piana costiera, a circa 130-120 m s.l.m. La scarpata, con andamento NNW-SSE ed altezza variabile tra circa 25 e 40 metri, è incisa dalla gravina Monsignore, le cui pareti verticali arrivano ai 20-25 metri di altezza. Essendo il paesaggio prevalentemente carsico, le acque meteoriche sono di norma rapidamente convogliate nel complesso sistema di fratture e canali carsici sotterranei, dopo un breve percorso superficiale. Talora però esse possono ristagnare in depressioni più o meno ampie a formare dei laghetti: i cossidetti "laghi di Conversano". Vi è anche la presenza di numerose grotte che però non possono essere visitate.

Il centro storico è diviso in tre parti: la città medievale che ha una pianta ellittica, il Casalvecchio e il Casalnuovo. Il Casalvecchio nacque quando gli abitanti di Castiglione si trasferirono in città e si organizzò secondo un ordinato sistema stradale: sulla strada pubblica (l'odierna via Arringo) che costituiva l'asse longitudinale del casale si innestarono da entrambi i lati altre stradine, creando uno schema a spina di pesce, osservando la pianta del quartiere è possibile constatare che il Casavecchio abbia avuto origine presso il monastero di San Francesco (ora sede del Comune). Il "Casalnuovo" faceva parte di una pianificazione di espansione della città che rimase immutata fino agli inizi dell'Ottocento, infatti la popolazione cittadina di Conversano rimase chiusa nellesue antiche mura fino al 1870. All'antica Norba si accedeva per tre porte: una al largo, chiamato attualmente della Corte, demolita verso il 1835, l'altra, ove ora è l'arco Carelli e la terza ove è l'Arco delle Gabelle, così denominato perché posto in prossimità delle gabelle, degli edifici medioevali dove venivano riscosse le tasse sul macinato. Dalla prima partiva una strada per Bari, dalla seconda per Altamura e dalla terza per Castiglione. Successivamente all'espansione, l'arco delle gabelle fungeva da porta di comunicazione tra la cittadella medievale e il Casalvecchio, l'arco Carelli tra la cittadella e il Casalnuovo e la porta del largo faceva comunicare la cittadella con le campagne e la strada per Cozze e Bari.

Osservando una pianta della città si intuisce che Conversano attualmente si espande in modo predominante verso occidente come ha voluto l'Arc. Sante Simone ed ha una forma a raggiera.

Al VI secolo a.C., quando l'abitato di Norba raggiunse l'apice della potenza e della ricchezza, si fa risalire un'importante opera di fortificazione attorno alla collina dove sorgeva la città. Tale cinta muraria, in buona parte inglobata nelle costruzioni successive ma talvolta visibile sul tessuto murario ordinario, era formata da enormi massi parallelepipedi aventi sezione media di 0,60 metri e lunghezza di 1,60, sovrapposti con tecnica a secco così da formare muri spessi fino a 4 metri. Lunghe 790 metri, le mura megalitiche racchiudono un'area di 4,75 ettari. Tuttora sono presenti tratti delle mura in alcune zone del centro storico. Presentano tutti i caratteri delle costruzioni proprie dei Pelasgi, e ci dicono che Conversano sorta su quelle mura è da ritenersi una riedificazione di una città distrutta, molto più antica e fondata dai Pelasgi 18 secoli a.C.; epoca in cui emigrarono dall'oriente nella nostra Puglia.

Il Castello di Conversano sorge sul punto più alto della collina su cui sorge la città, in una posizione in grado di dominare l'intero territorio circostante fino al mare, e delimita l'antico largo della Corte, un'ampia piazza dalla forma irregolare da sempre fulcro della vita cittadina.

Del castello, che si presenta oggi come una cittadella in pietra costituita da edifici appartenenti a diverse epoche e gusti architettonici, si può apprezzare ora l'aspetto inespugnabile, ora la raffinatezza degli ambienti signorili più tardi. Esso è stato residenza dei conti di Conversano per quasi sette secoli, sin da epoca normanna. Tuttavia la sua storia è ben più antica: probabilmente già al tempo della guerra greco-gotica (VI secolo d.C.) sullo stesso luogo sorgeva un edificio di difesa che inglobava un tratto delle mura megalitiche dell'antica città di Norba.

Di sicuro i primi feudatari normanni imposero nell'XI secolo la ricostruzione di un maniero sulle rovine del precedente. Del nucleo originario normanno si conserva oggi una torre a base quadrata, nota come Torre Maestra e un affresco posto sulla volta dell'ingresso originario, raffigurante i santi Cosma e Damiano. In seguito, importanti lavori di ampliamento furono realizzati, tra gli altri, dai conti Lussemburgo (XIV secolo) che promossero l'edificazione dell'alta torre circolare all'angolo nord, proprio dove il crinale dell'acropoli si faceva più ripido. Intorno al 1460, gli Acquaviva costruirono una torre a base dodecagonale, più tozza e con le mura a scarpata, particolarmente ardita dal punto di vista ingegneristico: al suo interno infatti, è presente una cisterna attorno alla quale gira un corridoio munito di caditoie, essenziali per la difesa della città.

I secoli successivi videro l'ulteriore trasformazione dell'edificio che a mano a mano andava perdendo i caratteri del maniero per configurarsi come elegante dimora signorile, adatta al prestigio dei potenti feudatari. L'ingresso attuale si apre lungo il muro di cinta posto su piazza Conciliazione, costruito nel 1710 per volere della contessa Dorotea Acquaviva. È possibile così accedere a un cortile interno che a sua volta garantisce l'accesso al porticato tardo-rinascimentale. Ulteriori interventi sul complesso edilizio si sono susseguiti sino alla fine dell'Ottocento.

Attualmente il castello è solo parzialmente acquisito al patrimonio comunale, mentre alcune ali - inclusa la camera nuziale decorata con le scene dell'Antico Testamento di Paolo Finoglio - sono tuttora proprietà private. Nell'area pubblica dell'edificio ha oggi sede la Pinacoteca civica che espone le grandi tele del ciclo della Gerusalemme Liberata sempre opera del Finoglio.

E' l'unica Torre del Castello costruita, sebbene in dimensioni più imponenti, secondo la tipologia a pianta cilindrica delle altre più piccole torri addossate alle mura quattrocentesche di Conversano.

La Torre fu aggiunta all'angolo settentrionale, forse sostituendo una più antica Torre quadrangolare, più arretrata, di cui si rilevano le tracce solo nella pianta del Castello. Essa è il frutto di un intervento di fortificazione fatto operare da Giulio Antonio Acquaviva. Lo stemma collocato in alto nella muratura, il quale unisce appunto i simboli della casa Acquaviva e degli Orsini, costituisce la "firma" dell'opera.

La Torre, divisa all'interno in più livelli, costituiva un potente baluardo difensivo rispetto all'esterno e, in epoca successiva alla sua edificazione, il parapetto conclusivo sostenuto da mensole fu interrotto in più punti per fare posto all'inserimento dei cannoni.

Anche questa Torre rappresenta un'aggiunta alle fabbriche più antiche del Castello, edificata quando le nuove tecniche ed i nuovi mezzi militari rendevano poco adeguate le antiche strutture.

Da notare è innanzitutto la muratura inferiore inclinata (detta "a scarpa", oggi parzialmente interrata), adatta a respingere i colpi dell'artiglieria. Le strette feritoie visibili nei lati della torre permettevano l'inserimento delle bocche del fuoco, all'epoca contenute all'interno della Torre. Altri cannoni dovevano essere collocati sulla sua copertura, sporgendo dalle interruzioni del parapetto superiore.

La presenza nella muratura di due stemmi a rilievo permette di attribuire l'edificazione al conte Andrea Matteo Acquaviva d'Aragona (1481-1511), figlio e successore di Giulio Antonio. Si ricorda che proprio quando era conte Andrea Matteo che parteggiava per i francesi, Conversano fu assediata ed espugnata (1503) dalle truppe spagnole del generale Consalvo di Cordova.

Nella prima stanza della Torre Maestra, la parte più antica del Castello (alta 25 metri, la sua terrazza domina il panorama) c'è un pozzo dove secondo la leggenda il Guercio gettava le donne che rifiutavano lo Ius Primae Noctis.

È un riuscito esempio di romanico pugliese. La facciata è di stile trecentesco, cuspidata e tripartita da lesene; ha un coronamento ad archetti, un rosone centrale, due occhi nei corpi laterali e tre portali; di questi il portale maggiore, con baldacchino e leoni stilofori, presenta le cornici riccamente scolpite a foggia di fogliame e, nella lunetta, presenta un bassorilievo raffigurante la Madonna tra due angeli, mentre i laterali presentano lunette ogivali e il portale di destra un archivolto retto da leoni stilofori. Alle testate del transetto vi sono due campanili con grandi bifore; le absidi sono racchiuse in una parete piana, su cui spicca una notevole monofora con arco a denti di sega, capitelli scolpiti e archivolto ogivale.

L'interno ha pianta a croce latina ed è formata da tre navate divise da pilastri, alcuni dei quali hanno conservato i capitelli originari, che reggono degli archi a tutto sesto; sopra di essi vi sono i matronei a trifore. Sul terzo pilastro di destra vi è collocato il pulpito, rifatto nel 1927 imitando lo stile romanico. Nella navata destra troviamo di interessante un Crocifisso ligneo del XIV secolo, mentre in quella sinistra vi è una tavola del XV secolo raffigurante la Resurrezione, di scuola dell'Italia centrale. Sull'abside sinistro sono ancora visibili i resti degli affreschi andati perduti dopo l'incendio del 1911.

Secondo una tradizione non attestata da fonti, il primo insediamento di monaci benedettini a Conversano risalirebbe al VI secolo. Di sicuro esso nel X secolo godeva di un certo benessere, rafforzato nel 1098 dal primo conte di Conversano Goffredo d'Altavilla che concesse al monastero i diritti fiscali sul vicino centro di Castellana. Nel 1110, papa Pasquale I dispose che il monastero sarebbe stato direttamente soggetto alla Santa Sede e concesse ai monaci il diritto di eleggere autonomamente il proprio abate. Veniva così sciolto il vincolo tra il monastero e il vescovo locale. Una bolla di papa Alessandro IV del 1256 concesse all'abate conversanese anche la giurisdizione ordinaria sul clero di Castellana.

Solo pochi anni dopo i benedettini abbandonarono Conversano, forse per essersi opposti al re di Sicilia Manfredi. Nel 1266 papa Clemente IV affidò il monastero ad un gruppo di monache cistercensi esuli dalla Grecia guidate da Dameta Paleologo, probabilmente imparentata con la famiglia reale di Costantinopoli. Nonostante fosse ora occupato da un ordine religioso femminile, San Benedetto non perse le antiche prerogative e anzi papa Gregorio X concesse alla badessa di poter indossare la mitra e il pastorale, che erano insegne vescovili, e le confermò la piena giurisdizione sul clero di Castellana. L'eccezionale situazione, pressoché unica nella cristianità occidentale, fece coniare per il monastero di San Benedetto la dizione di Monstrum Apuliae ("stupore di Puglia").

Contemporaneamente alla crescita del prestigio e del potere delle badesse - molte delle quali nei secoli successivi sarebbero appartenute alla famiglia comitale Acquaviva d'Aragona - crebbero però anche le occasioni di attrito con il vescovo della cittadina e il clero castellanese. Già nel 1274 si registrarono le prime controversie giurisdizionali. Particolarmente vivaci furono quelle tra il 1659 e il 1665. Gli attriti perdurarono sino ai primi anni dell'Ottocento, quando i decreti murattiani di abolizione dei diritti feudali e di scioglimento degli ordini religiosi posero fine alla storia del monastero benedettino.

Il complesso monastico occupa una vasta porzione del centro storico all'interno delle mura megalitiche, delle quali ingloba ampi tratti, in parte visibili. La chiesa conserva una parte della cinta muraria dell'XI secolo. Il monumentale ingresso laterale, del 1658, presenta una coppia di leoni su cui si innestano due colonne corinzie e un protiro riccamente decorato. In corrispondenza dell'ingresso laterale si erge un campanile barocco la cui sommità è ricoperta di maioliche bicrome. Le stesse maioliche rivestono la cupola che si apre sulla navata centrale. L'interno a tre navate è oggi un'aula di forma rettangolare impreziosita da decorazioni barocche: l'abside fu eliminato nel XVI secolo per favorire la costruzione di grande altare centrale. Tra gli altari laterali, quelli di San Benedetto e San Biagio conservano due tele di Paolo Finoglio. Altre opere sono attribuite a Carlo Rosa e Nicola Gliri. Sotto la chiesa si apre una cripta dell'XI secolo dedicata a San Mauro con due navate e archi a sesto tondo.

Il chiostro medievale, risalente ai secoli XI-XIII, ha forma trapezoidale. Le colonne binate che reggono il portico hanno capitelli in pietra intagliata ed in uno in particolare trovasi scolpito un rarissimo esempio di labirinto. Parte del complesso monastico ospita attualmente il museo civico archeologico.

Il Campanile di San Benedetto è molto più alto di quello della Cattedrale, proprio per volontà delle Badesse. Volevano dimostrare alla comunità la loro superiorità e il loro potere. In Conversano da tempo si combatteva una vera e propria battaglia tra il Vescovo e le Badesse. Come di consueto all'epoca il campanile della cattedrale doveva svettare sopra la città, sia come monito della superiorità della chiesa, sia come simbolo del potere eclessiastico e vescovile. Durante la costruzione del campanile della cattedrale le baddesse formarono la costruzzione di esso attraverso un atto notarile. Dopo di chè le badesse poterono continuare la costruzione del loro capanile senza impedimenti per affermare a Conversano la loro superiorità nei confonti del Vescovo.

Si tratta di un piccolo edificio romanico a circa 1 km fuori dal centro abitato. La costruzione risale forse al XII secolo e probabilmente venne realizzata da alcuni monaci basiliani stabilitisi nell'area. La principale caratteristica della chiesa è la sua pianta quadrilobata con una cupola centrale internamente emisferica racchiusa in un tiburio ottagonale, sul quale insiste un lanternino. Gli interni, in passato affrescati, si presentano ora spogli da ogni decorazione e permettono di cogliere meglio l'armoniosità dei volumi.

In assenza di documenti che ne attestino la data di edificazione, la datazione del monumento è problematica e potrebbe essere fatta risalire ad un periodo compreso tra l'XI e il primo XIV secolo. L'adozione di una pianta così poco diffusa nell'ambito dell'architettura religiosa occidentale svelerebbe degli influssi bizantini. Essa è stata infatti messa in relazione con altri edifici religiosi realizzati nell'area tra Venosa e Canosa. Per tale ragione la chiesa di Santa Caterina è stata riconosciuta monumento nazionale.

A circa 5 km dal centro cittadino in direzione sud-est, sulla cima di un colle boscoso della contrada Castiglione si staglia un'alta torre a base quadrata, probabilmente con un nucleo trecentesco e rifacimenti del tardo Cinquecento. L'ingresso alla torre è in posizione sopraelevata e richiedeva presumibilmente un ponte levatoio; la sommità è coronata di beccatelli. Attorno alla torre vi sono i resti di una cinta muraria con basamento megalitico che delimitava la cima del colle, dove sono emersi i resti di alcune strade, case e botteghe e i ruderi di una chiesa di impianto basilicale con abside semicircolare, della quale si ha memoria con il titolo dell'Annunziata.

Il toponimo Castiglione, associato ad un centro abitato di modeste ma non trascurabili dimensioni, ricorre infatti nei documenti dal X secolo al 1494 quando probabilmente la piccola comunità si raccolse in Conversano. Ma il villaggio occupava in realtà il sito di un insediamento abitato almeno dall'età del bronzo e vivo in epoca romana, alla quale sembra fare riferimento l'impianto urbanistico. Secondo alcune interpretazioni, Castiglione potrebbe corrispondere alla località riportata nella Tabula Peutingeriana col toponimo Ad Veneris.

Oggi l'intera area è stata recuperata ed è tutelata insieme ai laghi di Conversano.

Si tratta in realtà di un'elegante tenuta di caccia, fatta costruire dagli Acquaviva d'Aragona in un bosco, oggi scomparso, a 6 km da Conversano, presumibilmente attorno al 1730. L'edificio, alla cui realizzazione intervenne Vincenzo Ruffo o altri architetti di scuola vanvitelliana (mentre è dubbio il ruolo rivestito dallo stesso Vanvitelli), si presenta come una costruzione a pianta quadrata, i cui quattro vertici sono caratterizzati da tozze torri circolari in pietra. Il piano superiore, raggiungibile mediante un'imponente scala esterna a doppia rampa, presenta in facciata un loggiato coperto.

Trasformato in masseria a metà del XIX secolo, il castello di Marchione nel 1976 è stato riconosciuto come monumento nazionale. Gli interni, oggi recuperati allo splendore originario, ospitano il ritratto di Giangirolamo II eseguito da Paolo Finoglio.

Il primo edificio di culto in Puglia realizzato su modelli barocchi fu fatto erigere nel 1636 dal conte Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona, probabilmente come ex voto ai santi Medici per la guarigione del figlio Cosimo. Sullo stesso luogo sorgeva una chiesa preesistente dedicata a San Matteo.

La sobria facciata della chiesa introduce mediante un unico portale ad un'aula interna poco illuminata, nella quale però la luce si riverbera sulle fastose decorazioni dorate ed esalta l'alternarsi dei pieni e dei vuoti dato dalla scansione delle cappelle laterali. Gran parte dell'arredo iconografico è opera di Paolo Finoglio, che si avvalse anche degli aiuti Carlo Rosa e Cesare Fracanzano. Il soffitto, interamente affrescato tra le cornici aggettanti, reca l'apoteosi dei santi Medici contornata da alcune scene della loro vita.

Nella chiesa si venera anche santa Rita da Cascia. La diocesi di Conversano ebbe un ruolo determinante per il processo che condusse alla canonizzazione della santa, il 22 maggio 1900: al vescovo locale dell'epoca, Casimiro Gennari, si deve infatti l'apertura dell'inchiesta che portò al riconoscimento quale miracolo della guarigione del sarto Cosimo Pellegrini, avvenuta a Conversano nel 1887.

Anch'essa barocca, venne realizzata nel 1652 per volere della contessa Isabella Filomarino della Rocca, moglie di Giangirolamo II. Gli interni, ad unica navata secondo le disposizioni liturgiche del Concilio di Trento, presentano una pregevole decorazione in stucchi bianchi e oro. In particolare, l'altare maggiore, con la pala dipinta dall'artista bitontino Nicola Gliri, di scuola finogliesca, si connota per il forte movimento ascensionale. Da segnalare anche il coro in legno intagliato e dorato.

Sorge a circa 2 km dal centro cittadino, lungo l'antico tracciato viario che conduceva - e conduce tuttora - a Bari. Venne costruita nel 1462 presso un'antica chiesa rupestre poi abbandonata. Secondo la leggenda infatti intorno alla metà del XV secolo la Vergine Maria sarebbe apparsa ad una fanciulla indicandole il luogo dove avrebbe trovato una grotta con un suo dipinto. L'edificazione della chiesa fu patrocinata dai conti Giovanni Antonio Orsini del Balzo e Giulio Antonio Acquaviva. Sin dall'inizio essa venne affidata all'Ordine dei Frati Minori osservanti detto degli Zoccolanti, che l'amministrarono fino ai primi anni del XIX secolo.

L'edificio si presenta oggi con un'architettura tardo-gotica e un arredo interno per lo più rinascimentale. L'insolita pianta a due navate è frutto dell'ampliamento della chiesa realizzato nel 1530. Nell'abside della navata più antica è conservato il cenotafio (monumento funebre senza la salma) di Giulio Antonio Acquaviva, ucciso nell'assedio di Otranto del 1481. L'opera, realizzata dall'artista salentino Nuzzo Barba in pietre policrome, rappresenta le virtù cardinali e teologali che contornano un'immagine del conte e di sua moglie entrambi vestiti di un saio francescano. Un epitaffio ricorda i meriti del feudatario e le circostanze della morte. Tra gli altri elementi decorativi della chiesa, si menzionano gli affreschi seicenteschi, gli altari in legno scolpito e dipinto e il grande crocifisso in cartapesta e legno che viene portato in processione per la città in occasione del Venerdì Santo.

Il monastero sorge attorno a due chiostri: il più piccolo è il più antico e presenta al centro un pregevole pozzo barocco con fregi realizzati in ferro battuto. Quello più grande presenta statue e affreschi di santi per lo più di tradizione francescana.

Il complesso conventuale dei Paolotti fu edificato nel 1619 per impulso dell'abate Giulio Cesare di Tarsia. La chiesa, a navata unica, fu riccamente decorata secondo lo stile dell'epoca. Accanto ad essa sorgeva l'area conventuale raccolta attorno ad un chiostro. Pochi anni dopo la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni ecclesiastici (1809), il vescovo di Conversano chiese e ottenne l'uso del complesso per installarvi il locale seminario. Nella seconda metà del XIX secolo, l'edificio conventuale fu inglobato in una struttura neoclassica dall'architetto Sante Simone. Un successivo ampliamento dei primi anni del Novecento portò alla costruzione del l'ala ovest deputata a convitto per gli studenti laici del locale liceo. Oggi la porzione più recente della struttura è adibita a liceo, mentre il nucleo centrale ospita tuttora il seminario e la sua ricca biblioteca, che conserva libri e manoscritti dal Cinquecento all'Ottocento, oltre ad una ricca collezione mineralogica.

La natura carsica dell'agro di Conversano è evidente nelle numerose doline prive di inghiottitoio che contraddistinguono il territorio comunale e che a seguito di piogge abbondanti si trasformano in piccoli bacini idrici. L'importanza di tali depositi d'acqua per l'agricoltura di un territorio altrimenti privo di acque superficiali fece sì che già in epoca romana, nei punti più bassi delle depressioni naturali, venissero costruite delle cisterne profonde fino a 12 metri, allo scopo di immagazzinare l'acqua il più a lungo possibile preservandola dall'evaporazione. Undici di tali cisterne sono tuttora conservate e sono state sino ad epoca recente utilizzate come fonte di approvvigionamento idrico per i campi circostanti.

Il particolare habitat dei laghi risulta fondamentale per la fauna anfibia e rettile; in particolare, si riscontra la presenza del tritone italico, del rospo smeraldino e della biscia d'acqua. Dal 1985 pertanto i laghi di Conversano sono stati dichiarati riserva naturale erpetologica. Essi inoltre costituiscono un punto di sosta per le migrazioni di diverse specie avicole, quali anatre, oche, aironi e fenicotteri. Recentemente, l'Unione Europea ha li ha classificati come siti di interesse comunitario per la conservazione del patrimonio naturale.

Sebbene la tradizione bandistica di Conversano possa essere ricondotta alla corte degli Acquaviva d'Aragona, la prima istituzione musicale stabile della città risale al 1832, quando venne diretta da Vitantonio Lavolpe, già compositore di inni giacobini durante la rivoluzione napoletana del 1799. Presto, la banda di Conversano divenne un'apprezzata scuola di composizione bandistica. Nel XX secolo fu diretta da Giuseppe Piantoni fino al 1950 e, dopo di lui, dal compositore e direttore di banda conversanese Gioacchino Ligonzo, cui oggi è intitolata. Recentemente, la Grande orchestra di fiati della città di Conversano è stata insignita di premi e ha partecipato a diverse tournée in Italia e all'estero. A Conversano opera anche l'associazione culturale musicale Centro Studi Giuseppe Piantoni.

La cittadina è legata al film di Sergio Rubini Il viaggio della sposa, ambientato nel 1636 , che narra l'avventuroso viaggio da Atri, in Abruzzo, a Conversano della nobile Porzia Colonna, promessa sposa del conte della città.

Dal 1976 Conversano è sede dell'importante gruppo radiotelevisivo Telenorba, costituito da tre canali televisivi analogici (Telenorba 7, Telenorba 8 e Telepuglia 9), ed uno digitale (Telenorba Sport DTT), più l'emittente radiofonica Radionorba. L'ammiraglia del gruppo, con un bacino d'utenza che copre quasi l'intera Italia meridionale, è dalla metà degli anni Ottanta la più seguita emittente locale italiana.

La realtà economica di Conversano presenta una notevole vivacità e diversificazione.

Il settore, primario, forte di un contado piuttosto ampio e fertile, è specializzato nelle produzioni arboree tradizionali, tra le quali i mandorleti e i ciliegieti. In particolare, la cittadina promuove le locali ciliegie di cultivar ferrovia - così dette perché particolarmente indicate per l'esportazione - dedicando loro una sagra nella seconda metà di maggio.

Anche il settore secondario presenta diverse piccole e medie imprese industriali di rilievo, sia nell'agroindustria (con produzione soprattutto di conserve, gelati e surgelati) che nel settore metalmeccanico.

Il terziario, oltre che sulla presenza di Telenorba, conta su un promettente turismo culturale.

La viabilità attorno a Conversano è imperniata su una rete di strade di rilevanza locale: la ex strada statale 634 delle Grotte Orientali che corre parallela alla linea di costa collegando i comuni del primo gradone murgiano a sud di Bari, congiunge la cittadina con Rutigliano e Castellana Grotte; diverse strade provinciali la collegano ai comuni di Casamassima, Turi, Putignano, Monopoli, Polignano a Mare, e a Cozze, frazione di Mola di Bari dalla quale è possibile immettersi sulla strada statale 16 Adriatica, che assicura alla cittadina i collegamenti di lunga distanza.

Conversano dispone inoltre di una stazione delle Ferrovie del Sud Est lungo la linea Bari-Putignano-Martina Franca.

Nel territorio di Conversano, a 8 km dalla cittadina, sorge la frazione di Triggianello, sorta nel 1878 come villaggio operaio annesso ad uno stabilimento per la lavorazione e il commercio dei prodotti vitivinicoli di proprietà di Saverio De Bellis: egli provvide alla costruzione delle abitazioni per le famiglie dei lavoratori e diede all'insediamento il nome di "Villanova", che era anche il marchio con il quale era commercializzato il vino che vi si produceva. Il villaggio fu dotato di un ufficio postale e telegrafico e in pochi anni sfiorò i seicento residenti. Nonostante le aspettative dell'imprenditore De Bellis, la frazione non fu mai connessa alla rete ferroviaria e questa fu una delle cause del suo mancato ulteriore sviluppo.

Oggi l'abitato di Triggianello, che ha mantenuto l'originaria vocazione agricola, si caratterizza per l'imponente chiesa di Santa Maria Addolorata, costruita nel 1916 e dichiarata Parrocchia nel 1939, fuori scala rispetto alle modeste dimensioni della frazione proprio perché fu progettata per servire un abitato che nelle intenzioni sarebbe dovuto essere molto più vasto.

Conversano è una città molto attiva dal punto di vista sportivo, soprattutto nella pallamano e nel calcio.

La società con più blasone è la Pallamano Conversano, squadra maschile detentrice in anni recenti di tre scudetti e tre Coppe Italia. Fondata nel 1973, la locale squadra di handball è dal 1992 protagonista nella Serie A1 diventata dal 2005/2006 A Elite e conta diverse partecipazioni alle coppe europee. Nel 2002 la Pallamano Conversano è stata allenata da Lino Cervar, che ha in seguito guidato la Croazia al titolo di Campione del Mondo. Al campionato femminile è iscritta invece la Amatori Handball Conversano partecipante attualmente al serie A2.

Ambedue le squadre disputano le partite interne al PaladeGrecis (denominazione pubblica del Palasport "Mediterraneo" di via San Giacomo), il palazzetto dello sport da 4.000 spettatori costruito in vista dei Giochi del Mediterraneo del 1997 tenutisi a Bari e nei centri limitrofi.

Dal 2007, dopo la scomparsa dei dilettanti dell'Atletico Conversano, la città conta su due compagini militanti nel campionato di seconda e terza categoria, l'ASD Norba e l'Idea Sport. Tuttavia la storia calcistica di Conversano si intreccia con quella nazionale: nella stagione 1943-'44, in pieno conflitto bellico, U.S. Conversano vinse il titolo di Campione dell'Italia libera, essendosi classificata prima in un campionato cui partecipavano le sole formazioni del territorio liberato dalle forze alleate. Sebbene quello scudetto non sia mai stato ufficializzato, la circostanza è stata recentemente attestata da un diploma della FIGC. In quella stagione, l'U.S. Conversano annoverava tra le proprie fila anche il "gatto magico" Leonardo Costagliola, portiere poi convocato in Nazionale.

In rapida espansione il fenomeno cittadino del Calcio a 5. Il quintetto di spicco è quello della S.S. Azzurri e il Real Toco, che milita attualmente nella serie B, terza divisione nazionale sotto l'egida della Divisione Calcio a 5 della FIGC. Inoltre milita nel campionato regionale di Serie C2 l'Aiace Conversano, nata nel 2007 come squadra di Calcio a 5 femminile e successivamente divetata squadra maschile.

Il nome di Conversano è adottato per definire una razza equina, ottenuta dal conte Andrea Matteo Acquaviva incrociando le sue giumente olandesi con degli stalloni provenienti dall'oriente. Questa razza dal manto nero si distingue per velocità e forza e ha dato origine a numerose altre razze. Nel 1774 uno stallone di razza Conversano fu importato a Lipizza, presso Trieste, e lì incrociato così da ottenere la razza nota come Lipizzano. Si ritiene che il Conversano abbia dato origine anche al cavallo murgiano.

Festa patronale: festeggiamenti civili e religiosi con processioni, bande musicali, illuminazioni, fuochi d'artificio, lancio di palloni, attività sportive e culturali.

La festa si svolge nel quartiere cittadino della parrocchia Sacro Cuore, nel quale esisteva un'antica chiesetta oggi scomparsa ma sostituita da una struttura nuova e più grande. A sera, dopo la tradizionale messa con la benedizione degli animali, i festeggiamenti civili con il tradizionale grandissimo falò, il piccolo luna park, la pesca di beneficenza, le specialità caserecce alimentari e l'estrazioni di premi.

Uno dei riti più sentiti e partecipati dalla popolazione conversanese è senz'altro quello delle manifestazioni religiose legate alla Settimana Santa. Il Giovedì Santo, così, vi è l'addobbo dei "Sepolcri" nelle chiese parrocchiali e del centro storico: una rappresentazione dell'ultima cena che nella tradizione locale i cittadini amano ricordare (seppur erroneamente) come "visita dei sepolcri". La visita si conclude presso il monastero di S. Maria dell'Isola (sulla provinciale per Rutigliano, ad 1,5 km dal centro abitato) dove si venera il "Cristo Nero", un antico crocifisso che viene esposto al culto dei conversanesi i quali, spesso a piedi, raggiungono il complesso per baciare il piede della sacra effigie. Il Cristo Nero poi viene portato in processione alle prime luci dell'alba sino al centro Città, laddove giunge intorno a mezzogiorno. La tradizione vuole che il Cristo arrivi sempre prima della statua della Vergine Addolorata, la quale incomincia dalla Chiesa del Carmine, in tarda mattinata, il suo angoscioso peregrinare per le strade di Conversano alla "ricerca" del Figlio. Nel pomeriggio del venerdì, poi, il momento più suggestivo dei riti pasquali con la processione delle statue dei "Misteri", che rappresentano Passione e morte di Cristo (conservate nella chiesetta della Passione appunto) e di una seconda statua della Vergine Addolorata, venerata nella chiesa del Purgatorio. La toccante processione, che si snoda lungo le vie del centro storico fino a sera, viene accompagnata dalle note della banda ma anche dalle litanie in latino del "Miserere", canto a cappella di eccezionale effetto e fascino.

La festa si svolge presso la chiesa di S. Francesco: novena, processione, altarini allestiti dai bambini nei vicoli del centro storico, distribuzione del pane di Sant’ Antonio, come da tradizione.

La chiesa ex conventuale del Carmine, oggi parrocchia, festeggia il 16 luglio la Vergine del Carmelo, portando in processione insieme alla statua della Madonna anche quella di S. Elia. Molto antica è la confraternita che fa capo alla chiesa. Festeggiamenti con luminarie, bande musicali e fuochi d'artificio.

La festa si svolge presso l’omonima parrocchia: Sagra del bocconotto, musica folcloristica.

La chiesetta medievale di S. Rocco si occupa del mantenimento e della organizzazione della festa, che viene accompagnata da una tradizionale "Cavalcata": cavalli appositamente addobbati, cavalcati da bambini e da giovani in costume.

Nella chiesa conventuale di S. Cosma (sec. XVII), recentemente restaurata nei suoi splendidi stucchi barocchi, si celebrano le funzioni religiose per i SS. Medici (antichi protettori della città) e Santa Rita. La ricorrenza, che tradizionalmente sancisce l'arrivo dell'autunno, è di grande richiamo tra i fedeli: le statue sfilano in processione con il loro ricchissimo corredo di oggetti preziosi (donativi di devoti). Nella chiesa si conservano antiche reliquie. La festa civile (luminarie, bande musicali, fuochi d'artificio, luna park) è la seconda per importanza nel paese, dopo quella sentitissima della protettrice Madonna della Fonte.

Patrono di Conversano: semplice ma seguita dai fedeli la processione della statua del Santo, venerata nella Basilica Cattedrale. Nel giorno della festa si tiene anche la tradizionale fiera con stand di abbigliamento, vendita di animali, mobilia e complementi d'arredo.

Allestimento di stands per la degustazione e la vendita di tipiche e rinomate varietà di questa importante produzione locale.

La festa, che apre l’imminente Natale, si svolge presso la chiesa di S. Francesco: novena, processione, Sagra della pettola natalizia.

La festa è organizzata dalla Rettoria della Passione: novena, processione, presepe artistico, musica e gastronomia.

Il castello visto dalla parte orientale ('700). Olio su tela.

Torre maestra e ingresso principale del Castello.

Particolare del centro storico.

Campanile di San Benedetto e Mura Ciclopiche o Megalitiche.

Conversano (lato orientale) visto dalla Torre Maestra.

Palazzo di Città e Torre dell'Orologio in P.zza XX Settembre.

Per la parte superiore



Pallamano Conversano

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La Pallamano Conversano è una società italiana di pallamano di Conversano (BA).

Partecipa al campionato di Serie A d'Elite, massima divisione nazionale dei campionati maschili di pallamano.

Sono passati trentacinque anni da quando, nei primi anni '70, grazie all'intuito e alla perseveranza di Gino Laruccia (vero pioniere di questo sport) e alla passione di un gruppo di ragazzi, la pallamano fece capolino a Conversano per non abbandonarla mai più.

Quasi per gioco, dunque, la pallamano metteva le sue radici nella città pugliese, radici che nei tempo si sarebbero fatte sempre più salde superando i tanti momenti difficili prima di tornare, ai giorni nostri, di nuovo forti e vigorose. L'allora HC Conversano (codice di affiliazione 0049) disputava il suo primo campionato ufficiale nei corso della stagione 1973-74 nella cosiddetta Promozione (serie C) alla quale partecipavano, per mancanza di squadre iscritte, anche alcune formazioni juniores delle squadre di serie A che allora andavano per la maggiore. La squadra conversanese dopo soli tre anni riusciva a salire in B e disputava il suo primo campionato di serie A nella stagione 1978-79 coronando così quello che, all'inizio, era sembrato essere solo un sogno. Di quella squadra facevano parte tra gli altri Luigi Zito (presidente del Conversano negli anni 1999-2002, in seguito anche direttore generale della società), Francesco Minunni (già direttore sportivo), Pasquale Corcione (allenatore della squadra nel 2004 e attuale allenatore in seconda), Gianni Di Maggio, il capitano Pino Fanelli (allenatore in seconda durante l'era "Papillon" e, senza tema di smentita, l'elemento tecnicamente più dotato che la pallamano conversanese abbia mai prodotto), Gianni D'Accolti, Mario Daniele, Lino Fanelli (il capocannoniere della squadra con oltre 105 gol alla sua prima stagione in A), Antonio Lorusso (oggi affermato giornalista televisivo). Presidente del sodalizio era Raffaele Corcione, fino alla fusione della squadra, quando subentrerà Lovecchio. Primo straniero (ma solo per qualche gara) il tunisino Omar Nefzi che non fu sufficiente a far salvare la squadra, che retrocedeva in B con soli 6 punti in carniere. Dopo un anno di calvario la squadra riusciva a centrare nuovamente la promozione al termine di uno spareggio a Roma. Nell'anno successivo altra delusione e di nuovo retrocessione in B (con 9 punti in classifica) nonostante l'acquisto del centrale jugoslavo Zeljko Kerum, camionista di professione, atleta per passione, un eclettico fromboliere proveniente dalla Jugoslavia. Nel frattempo, anche la seconda squadra di Conversano, l'ACR, conquistava la sua prima serie A. Anche in questo caso retrocessione inevitabile con la squadra allenata da Peppino Roscino, capace di racimolare solo 7 punti. A quel punto si decideva di voltare pagina: fra HC e ACR Conversano è fusione (troppo lo spreco di risorse economiche e di uomini per una cittadina come ) e la società assume la denominazione di Pallamano Conversano con Mario Lovecchio presidente. Nel 1983 la squadra juniores vince il titolo italiano di categoria, primo in assoluto per una squadra pugliese. Nel campionato 1983-84 la Pallamano Conversano, tornata in serie A, conquistava addirittura il primo posto del girone sud (sospinta da un mancino formidabile, Zoran Gacina, che anni dopo, sarebbe tornato da allenatore) classificandosi al sesto posto finale. Di quella squadra allenata da Pino Fanelli facevano parte tra gli altri: Lino e Franco Innamorato, Flavio Bientinesi (Direttore Tecnico dell'attuale società), Luca Carone, Piero Gianfreda, Lino e Michele Fanelli, Domenico Giannuzzi. Negli anni successivi la squadra e la società vivevano una fase di stanca più ad inserirsi nell'élite della pallamano nazionale, nonostante dei buoni campionati. Nella stagione 1987-88 la dolorosa retrocessione in A2, evitata per un soffio l'anno prima, in un drammatico spareggio col Fondi. Nella stagione 1989-90 ancora una caduta in serie B. Dopo solo un anno di purgatorio tra i cadetti e con la società presieduta dal giornalista Vito Scisci, la risalita in A2 e dopo una stagione interlocutoria, con l'arrivo del fuoriclasse Cvetkovic, il pronto ritorno in A1 da allora mai più abbandonata. La società non lesinava risorse, acquistando giocatori come Volker Gitzl, il funambolico portiere Sasa Percevic, i nazionali juniores Salvatore Faragalli, Enrico De Luca e il pivot Michele Saldamarco e trascinata da uno straordinario campione del calibro di Jovica Cvetkovic, dopo una stagione esaltante, falliva per un regolamento assurdo (la bella in casa della peggio classificata nella regular season) la finale scudetto (1992-93) piazzandosi al terzo posto. In quello stesso anno la squadra conversanese perdeva la finale di Coppa Italia con il Trieste, ma conquistava lo stesso un posto Europa, perché la compagine giuliana si aggiudicava lo scudetto e quindi optava per la Coppa Campioni. Al primo turno però, il sorteggio non sorrideva alla compagine pugliese: i danesi del Gog Gudme ponevano fine ai sogni europei di Conversano. Poi per l'intero movimento sopraggiungeva una fase di rivoluzione, il presidente Scisci lasciava e veniva sostituito nella stagione 1994-95 dal Francesco Murro. La squadra raggiungeva sempre la salvezza senza particolari affanni, ma non andava oltre l'ottava posizione. A livello giovanile invece, sotto la guida tecnica di Pasquale Realmonte, la Pallamano Conversano si laureava campione d'Italia con le rappresentative Allievi d'Eccellenza (1995), Under 18 e Under 20 (1997). Di quella formazione facevano parte atleti che oggi sono in prima squadra in pianta stabile come Giorgio Fantasia e "Ninni" D'Alessandro ed alcuni, ora in altre squadre, come Piero di Leo ed Antonio D'Alessandro (fratello di Ninni). Nel 1996, Paolo Martino subentrava a Murro mantenendo la squadra in A1 (sarà lui a portare a Conversano i due campioni della Repubblica Ceca Jura Tankos e Jan Filip (ora uno dei giocatori più prolifici della Bundesliga tedesca) e reggendo la società per poco più di un biennio, sino al 1999 per poi cedere il posto a Luigi Zito. Con l'arrivo di campioni come il danese Kim Keller e del tedesco Karsten Kohlhaas la Pallamano Conversano, che nel frattempo cambia denominazione in H.C. Conversano 2001, conquista un fantastico secondo posto, miglior piazzamento di sempre e la partecipazione alla edizione 2001-2002 della Coppa EHF. L'anno successivo, 2001-2002, la Società non va oltre il 3° posto, ma in campo giovanile si impone con il Titolo Nazionale Under 20. Il 2002-2003 è l'anno dei successi: il Conversano, grazie alla sponsorizzazione della Papillon, si rilanciava prontamente costruendo una fortissima formazione composta da Lino Cervar (allenatore campione del mondo con la Croazia), il portiere islandese Hrafnkelsson (soprannominato Gummi), i croati Bilic e Vori, lo svedese Thorsson, il montenegrino Blazo Lisicic e una schiera di giocatori italiani quasi tutti in nazionale. L'ultima grande rappresentante del ricco movimento del Sud puntava decisa alla conquista in un solo anno prima della Coppa Italia e poi il titolo di campioni d'Italia, accedendo, naturalmente, per il successivo anno 2003-2004, alla Champions League. Il successo dell'anno appena trascorso si ripeteva in quello successivo: l'A.S. Conversano 2003 - che nel frattempo aveva perduto la sponsorizzazione di Papillon - diventava nuovamente campione d'Italia. Il nuovo sodalizio aveva come presidente Mario Pascale. La Pallamano Conversano ci riprovava nel 2004/2005, ma in una semifinale al cardiopalma contro il Trieste la formazione pugliese veniva esclusa dalla finale Scudetto. In compenso, però poteva sfoggiare il tricolore sulla maglia della formazione giovanile Under 21. Nella stagione 2005-2006, la Pallamano Conversano con la nuova presidenza di Vito Scisci (già Presidente dieci anni prima) conquistava non solo la Coppa Italia 2006, giocata a Bologna, ma anche il suo terzo tricolore e la prima "Supercoppa Italiana", entrando nella storia dello sport italiano. Nella stagione 2006-2007, la Pallamano Conversano.it si ferma alle Semifinali Scudetto, perdendo in Gara 3 contro il Bologna United e finisce al quarto posto. Un'altra delusione deriva inoltre dalla Coppa Italia, in cui la squadra si ferma ai quarti di finale con i "cugini" della Polisportiva Junior Fasano.

La squadra della stagione 2008-2009 si compone di diciassette giocatori. L'oculata campagna acquisti della società, condotta con pochissime risorse finanziarie a disposizione, ha permesso di ottenere alcuni dei migliori talenti disponibili su un mercato, come quello italiano, digiuno di atleti di livello internazionale. Liberatasi di molti stranieri in eccesso, la compagine biancoverde ha operato un significativo numero di conferme e proseguito nell'opera di svecchiamento della rosa. La prima novità in panchina: l'allenatore danese Lars Walther, idolo della tifoseria, lascia per un prestigioso incarico internazionale in Germania, al suo posto arriva il coach svedese Jesper Svensson, proveniente dal team svedese dell'IK Savehof (futura avversaria del Conversano in Coppa Ehf). Vice allenatore è il locale Pasquale Corcione. Tra i giocatori confermati della stagione 2007-2008, spiccano le ali Vojvodic, Napoleone, Di Maggio e Vainstein, il pivot Fantasia, il portiere Doknic, il centrale Kokuca, il jolly Marrochi e i terzini Gaeta e Ueligton. Sul fronte del mercato interno, pochi, ma interessanti, arrivi: dal Casarano campione d'Italia giunge l'ala sinistra, classe 1988, titolare della nazionale azzurra, Demis Radovcic. Dal Bologna si trasferisce in Puglia il secondo portiere Valerio Sampaolo, estremo della nazionale Juniores, destinato negli anni a venire a ricoprire in pianta stabile un ruolo da titolare. Gli acquisti provenienti dall'estero parlano interamente cubano: la società ingaggia il trio Capote - Corzo - Pavan, asse portante della rappresentativa nazionale caraibica: ai tre è affidato il compito di caricare ulteriormente l'attacco conversanese e non far rimpiangere il beniamino del pubblico, l'italo argentino Bruno Civelli (fratello del calciatore professionista Renato), ritornato nella sua terra natia e ritiratosi dall'attività agonistica. Il roster è completato dai giovani Nardomarino e Di Ceglie, aggregati in pianta stabile alla prima squadra e provenienti dalle giovanili. In questa stagione la squadra ha chiuso la regolar season al primo posto e sul nuovo campo di Teramo battendo per 33-24 l'Italgest Casarano si è aggiudicato la sua terza Coppa Italia della storia.

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Amatori Handball Conversano

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È una squadra di pallamano femminile, milita nel camponato di serie A2 femminile girone C.

Dopo molti anni Conversano torna ad avere una squadra di pallamano femminile che partecipa al campionato regionale di serie B. La guida della squadra è affidata al pivot della squadra maschile Michele Saldamarco. La squadra ottiene tante vittorie e solo 3 sconfitte che la fanno piazzare al secondo posto alle spalle del Casavola Modugno che accede ai concentramenti nazionali.

Michele Saldamarco passa ad allenare le giovanili della squadra maschile lasciando la guida della squadra a Giuseppe Brandi, anche quest'anno la squadra ottiene tante vittorie e perde solo una partita contro l'EL.PE. Altamura, questa unica sconfitta la fa arrivare ancora una volta al secondo posto dietro proprio all'Altamura, con gli stessi punti ma la differenza reti negli scontri diretti non consente alle ragazze conversanesi di partecipare alle finali nazionali. Da segnalare dei problemi dirigenziali della società che hanno portato all'esonero dell'allenatore Giuseppe Brandi durante il campionato che è stato poi sostituito da Donato Lapresentazione.

La squadra viene sponsorizzata da Papillon già sponsor della squadra maschile di A1. Questo campionato regionale in questa stagione vede solo 2 squadre iscritte. Trionfa nel campionato regionale contro la Gymnica Sveva Tricase (l'altra squadra iscritta) ed accede alla fase nazionale. In questa fase disputata a Scafati(SA) si trova nel girone B insieme a Prato, Flumeri, Ancona e Fondi. Dopo aver perso la prima con il Flumeri di misura, riesce a vincere la seconda col fondi (17-15), la terza la perde contro il forte Prato (17-10) e la quarta e decisiva gara la pareggia con l'Ancona (subendo la rete del pareggio allo scadere su rigore) con questi risultati si piazza al quarto posto nel girone a pari punti con l'Ancona terzo per la migliore differenza reti e così sfuma la promozione in A2 (salivano le prime 3).

Sotto la guida di Nicola Realmonte arrivano 2 importanti pedine che alla fine saranno decisive per la promozione in A2: Moira Precali e Filippa Selvaggio mogli di due dei giocatori della squadra maschile di serie A1. Dopo aver dominato il campionato regionale subendo una sola sconfitta a giochi fatti e quindi ininfluente, ottengono il terzo posto (a pari punti con la prima e la seconda) nei concentramenti nazionali con 3 vittorie ed una sola sconfitta (anche questa a giochi fatti e quindi ininfluente). Nel girone si trovano a giocare contro Villa Calvanese, Roma Trionfale, S. Niccolo', Arezzo. Con il terzo posto guadagnano la promozione in A2.

Le ragazze vengono inserite nel girone B (centro-sud). Per la stagione d'esordio in A2 viene acquistato il terzino rumeno Beatrice Gubesch. La squadra fa un ottimo campionato e si piazza al terzo posto alle spalle della Cassa Rurale Pontinia e del Flumeri, questo terzo posto la tiene fuori dai play-out promozione, ma a causa del fallimento di una squadra di A1 viene ripescata perché tra le squadre che hanno fatto domanda di ripescaggio e quella che sta più avanti in classifica e quindi si trova proiettata in serie A1 per la prima volta nella storia.

Per questa stagione di esordio da matricola in questo campionato arriva il portiere della nazionale giovanile (voce mancante) e durante il campionato il terzino serbo (voce mancante). Questo campionato è molto sfortunato alla prima giornata si infortuna gravemente il nuovo portiere che finisce la sua stagione subito. Perdono tutte le partite e anche l'esonero dell'allenatore Nicola Realmonte con il francese Fabrice Blonbou che prende il suo posto non cambia di molto le cose. Terminano il campionato al palo e retrocedono in A2. Durante il campionato per ragioni disciplinari viene allontanata dalla squadra la giocatrice serba (voce mancante).

La guida della squadra passa nelle mani della slava Sanya (voce mancante) che però dopo le prime giornate è costretta a lasciare la panchina ed a tornare in patria per problemi familiari, dopo aver affrontato il campionato senza allenatore viene ingaggiato Pasquale Corcione. La squadra termina il campionato al secondo posto alle spalle della Cassa Rurale Pontinia, questo secondo posto le fa accedere ai pre-concentramenti promozione (accedono le seconde classificate nei 3 gironi la vincitrice accede ai concentramenti promozione con le prime classificate nei 3 gironi). Nei pre-concentramenti perde sia con l'Hybla Mayor che con l'Herberia e quindi resta in A2.

La romena va via ma viene acquistato il terzino uruguaiano Yussara Castro Yanez detta "Fofò", inoltre viene acquistato un portiere italo-uruguaiano Paula Gambera che però non sarà utilizzato per buona parte del campionato a causa di problemi burocratici per il transfert (sarà tesserata come italiana) sarà comunque decisiva alla fine. Il campionato vede un dominio assoluto delle ragazze che terminano il campionato al primo posto nel girone a punteggio pieno avendo vinto tutte le partite. Nei play-out promozione (a cui partecipano solo le squadre arrivate prime nei rispettivi gironi) perdono la prima gara di andata in trasferta contro lo Schenna di 3 reti, vincono la seconda di andata in casa contro l'Hybla Mayor, vincono la prima di ritorno in casa contro lo Schenna di 4 reti ed infine vincono l'ultima in trasferta contro l'Hybal Mayor. Il girone play-out lo terminano al primo posto a pari punti con lo Schenna,ma la differenza reti negli scontri diretti premia le ragazze conversanesi che tornano in serie A1. Decisivo è stato il portiere Paula Gambera che ha parato il rigore contro lo Schenna mantenendo le 4 decisive reti di vantaggio.

La squardra partecipa per la seconda volta alla serie A1, arrivano dei nuovi acquisti tra cui il portiere Martina Giona e Michela Paglieri, tutti gli altri acquisti si rivelano pessimi e la squadra termina il campionato all'ultimo posto con soli 3 punti conquistati fra le mura amiche contro il Teramo nella prima e unica vittoria della storia di questa squadra nel campionato di massima serie. L'ultimo posto gli costa il ritorno nella serie cadetta. Le soddisfazioni arrivano dalla squadra under 16 che battendo in finale il Venezia per 22-20 si laureano campionesse d'Italia under 16.

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Source : Wikipedia