Controllo delle nascite

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Tags : controllo delle nascite, famiglia, società

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Matrimonio e morale (Russell)

Matrimonio e morale è un saggio di Bertrand Russell del 1929. In questo saggio Russell si dimostra a pieno titolo erede della tradizione dell'utilitarismo inglese, da Jeremy Bentham a John Stuart Mill, che aveva inteso trasformare la morale in scienza positiva, finalizzata a garantire, per quanto possibile, il diritto dell'uomo alla felicità.

Il libro inizia dalla constatazione di come i costumi e le prescrizioni morali in materia di comportamento sessuale e di vita matrimoniale, siano fortemente differenziate tra i popoli della terra e come esse cambino nel corso della storia, assieme al mutamento delle condizioni economico-sociali ed alle conquiste della scienza. La citazione iniziale degli studi effettuati dall'antropologo Bronislaw Malinowski sugli abitanti delle isole Trobriand offre a Russell l'occasione di constatare come nelle società matrilineari vi possano essere costumi che garantiscono alla gente una vita sociale più felice, di quanto non avvenga nelle società patriarcali, in cui mogli e figli sono poste sotto il dominio della figura maschile e considerati sua proprietà. Si affermano in tali società – sostiene Russell – prescrizioni morali tese a garantire ai padri la sicurezza sulla legittimità dei propri figli ed a rassicurarli (dando ad essi il diritto di intervenire direttamente nel combinare i matrimoni che appaiono più convenienti) sul fatto che la loro opera potrà essere continuata dai figli della loro carne. Da tali iniziali considerazioni il filosofo inglese, non arriva affatto a conclusioni che militano in favore del relativismo culturale, teoria secondo la quale i costumi e le convinzioni morali possono essere valutati solo all'interno di ciascuna differente cultura. Al contrario, la constatazione di come gli assilli delle tradizionali società patriarcali in materia di comportamenti sessuali e di pratiche matrimoniali, contrastino con le mutate condizioni economico- sociali e con le scoperte scientifiche (in particolare nel campo del controllo delle nascite), porta Russell a sottoporre ad una critica radicale leggi morali che, non solo appaiono anacronistiche, ma che sono responsabili di perpetuare, in moltissime persone, disagi e sofferenze sociali.

Il principale bersaglio critico di Bertrand Russell, che fu per tutta la vita un implacabile militante a favore del pensiero laico, è la morale imposta in questo campo dalla religione cristiana. Muovendo dalla famosa citazione di San Paolo, negli Atti degli Apostoli; che dopo aver espresso le sue vive preferenze verso la castità ed il celibato, a coloro che non hanno la forza di essere continenti, sposino; perché è meglio sposare che ardere, svilendo così il matrimonio da fine in cui può esprimersi l'esistenza umana, ad un mezzo per evitare di infrangere il sesto comandamento, il filosofo inglese sottopone ad una critica impietosa la morale sessuofobica che i ministri della religione cristiana hanno, a suo giudizio, imposto alle società in cui si sono affermati, con le prescrizioni sulla verginità prematrimoniale, gli anatemi contro la natura tentatrice della donna, le violente censure contro i rapporti extraconiugali e contro il divorzio.

L'obbligo dell'istruzione di massa nelle nazioni in cui è stato introdotto agli inizi del novecento ha abbattuto drasticamente il tasso di natalità, regolato dalle leggi economiche: finché i figli studiano e non s'impiegano più nelle campagne e nelle industrie ancora minorenni come avveniva in passato, rappresentano un costo per le famiglie. D'altra parte, la domanda di giovani che proviene dal mondo scolastico e da un'economia industriale, è molto meno in espansione e più flessibile di quella di lavoro minorile che deriva da un'economia fondata sul settore primario (pesca, caccia e agricoltura). L'obbligo delle vaccinazioni di massa e la sanità pubblica affidata allo Stato hanno poi ridotto il tasso di mortalità.

Ciò ha svuotato il ruolo del padre, cui si è sostituito lo Stato, nel compito fondamentale di provvedere la crescita, e la salute dei figli, e parzialmente nel nutrirli, poiché lo Stato mette in atto una serie di strutture che consente anche alle donne di lavorare e contribuire a questo compito.

Salute ed istruzione pubblica hanno complessivamente alzato la vita media, comportato una standardizzazione dei corpi e delle menti. Venti anni di obbligo scolastico avrebbero dovuto porre rimedio alle disuguaglianze di estrazione sociale e culturale che differenziavano gli individui dalla nascita. Salute ed istruzione pubblica hanno però introdotto una massificazione che per Russell può essere pericolosa.

La salute pubblica può essere pericolosa se lo Stato la usa per avviare programmi eugenetici per realizzare una super-razza. L'istruzione pubblica è pericolosa se l'insegnamento della storia è viziato dalla propaganda, se la formazione è nell'interesse dei Governi e trasmette un indottrinamento favorevole alla guerra per avere una miriade di soldatini pronti ad intervenire appena chiamati dal governo di turno. È perciò fondamentale che l'istruzione e la salute vengano decisi da un governo internazionale al di sopra delle logiche nazionali.

Gli anticoncezionali sono considerati un "rivoluzione del '900" (Russell parla di "rivoluzione sessuale") perché rendono possibile una sessualità senza figli (o a rischio molto limitato di figli). Grazie a questi metodi i figli se ci sono, sono cercati e la libertà sessuale è bilanciata dal dovere di una paternità/maternità responsabile. Perciò, Russell non ammette l'eventualità dell'aborto o dell'affido poiché li ritiene "evitabili" con i metodi di contraccezione. È possibile e lecita una pianificazione familiare delle nascite, che si avvale della contraccezione, e che già in passato avveniva ma con l'efficacia limitata dei metodi malthusiani: per Russell un matrimonio non è compiuto senza figli e la loro tutela è più importante della felicità dei genitori.

Procedendo con argomentazioni rigorosamente razionali, Russell si sforza di dimostrare come chiunque abbia a cuore la felicità della gente, non possa non combattere le prescrizioni morali delle religioni (in particolare quella cristiana), così profondamente radicate nelle società occidentali, a vantaggio di norme che garantiscano una più soddisfacente espressione della sessualità ed un diverso modo di vivere il matrimonio.

Considerando che il saggio è del 1929, non si può non rimanere colpiti per la lucidità delle argomentazioni che militano a favore dei diritti civili delle donne e dei minori. In questa prospettiva, Russell riconosce esplicitamente la grande portata innovatrice del movimento femminista.

Le idee che Bertrand Russell esprime sul matrimonio non tendono per nulla – come gli fu violentemente rimproverato dai suoi detrattori – a svilire il ruolo di tale istituzione sociale. Al contrario egli afferma di considerare il matrimonio come «la migliore e più importante istituzione che possa esistere tra esseri umani». A tale istituzione egli riconosce un ruolo essenziale nel garantire il sostegno affettivo tra i coniugi ed una vita sessuale che, per essere pienamente soddisfacente, non può essere separata da una profonda intesa affettiva.

Alla famiglia viene inoltre riconosciuta una fondamentale funzione nella cura e nella socializzazione iniziale dei figli, giudicando, per contro, mostruosa l'idea di Platone (ripresa da vari regimi totalitari) di separare precocemente i figli dalle famiglie per affidarli alle cure dello Stato. Tutto questo sul piano dei principi. Ma, dal momento che in una concezione che vede nella morale una scienza positiva non c'è posto per alcuna assolutizzazione dei principi, Russell si esprime chiaramente a favore di leggi sul divorzio che stabiliscano che – fino a quanto non vi siano figli- esso possa basarsi solo sul mutuo consenso, ma che, in presenza di una prole, deve esser praticato con molto discernimento, quando esso sia preferibile ad una convivenza forzata, proprio per il benessere dei figli.

Preoccupandosi della solidità dell'istituzione familiare, Russell si esprime a favore di una procreazione consapevole ed è anche decisamente favorevole verso la legalizzazione di forme di "matrimoni di amicizia" da praticare tra i giovani prima della decisione di sposarsi. L'idea di questa sorta di "apprendistato pre-matrimoniale", opportunamente regolato, era stata proposta, pochi anni prima, da un giudice del tribunale dei minori di Denver, Ben B. Lindsey, nella convinzione che essa fosse da preferirsi all'estendersi di forme disordinate di promiscuità sessuale.

Russell, ritenendo che l'amicizia e la sincerità siano i fondamenti più solidi del matrimonio (molto più di quanto non lo sia la fedeltà coniugale messa costantemente in forse dalla volubilità delle possibili attrazioni sessuali), si dichiara anche favorevole verso forme ampie di tolleranza verso i rapporti extra-coniugali (tesi che poi verrà battezzata con il termine di "coppia aperta").

Consapevole di come una morale, fondata su basi razionali, debba continuamente prendere in considerazione i cambiamenti introdotti dalle scoperte scientifiche, Russell si avventura, verso la fine del libro, nel campo dei riflessi sociali che può avere l'eugenetica (disciplina che basandosi sulle scoperte della genetica ha come obbiettivo il miglioramento della specie umana). Pur riconoscendo i pericoli sociali che possono derivare da pratiche che tendono a manipolare le qualità fisiologiche del nascituro, ma intuendo i formidabili sviluppi che avrebbe avuto la disciplina, Russell non vuole chiudere gli occhi anche sulle ricadute positive che ne possono derivare per eliminare i rischi di malformazione e, in generale, per migliorare le chance, per il nascituro, di una buona qualità della vita. La sua analisi, tuttavia, mostra in questo campo più di qualche incertezza, in particolare a riguardo dell'utilizzo incongruo che egli fa del concetto di razza.

Riconoscendo poi (con una intuizione che anticipa l'aberrante idea nazista di mettere l'eugenetica al servizio della costruzione di una superiore razza ariana) come il ruolo che i governi possono giocare in questo campo sia deleterio e pericoloso, Russell non trova di meglio che auspicare la costituzione di organismi sovranazionali, sufficientemente forti, da tutelare che non vi siano utilizzi distorti dell'eugenetica da parte dei singoli stati.

Molte argomentazioni sostenute nel libro sono ormai da tempo entrate nel dibattito politico ed alcune hanno anche trovato accoglienza nell'ambito delle leggi di riforma del diritto familiare, pur perdurando forti tensioni tra le tesi più radicali espresse dal filosofo inglese e la morale tradizionale predicata dalle chiese cristiane. Si può facilmente comprendere come, alla sua uscita; Matrimonio e Morale, fosse considerato, negli ambienti tradizionalisti, un libro scandaloso e blasfemo. Nel 1940, negli Stati Uniti, quando Russell si accingeva a prender servizio al City College di New York gli ambienti puritani attaccarono violentemente le idee espresse nel saggio, ritenute «lecherous, libidinous, lustful, venerous, erotomaniac, aphrodisiac, irrelevant, narrowminded, untruthful, and bereft of moral fiber», al punto che egli fu rimosso dall'incarico.

Per la parte superiore



Isaac Asimov

Isaac Asimov on Throne.png

Ritratto di Isaac Asimov su un trono le cui decorazioni richiamano le opere principali dello scrittore.

Isaac Asimov (Petroviči, 2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992) è stato un biochimico, scrittore, autore di fantascienza e divulgatore scientifico statunitense. Le sue opere sono considerate una pietra miliare sia nel campo della fantascienza che della divulgazione scientifica.

Sono queste le parole che contraddistinguono la mentalità di uno dei più grandi scrittori di fantascienza di sempre ed ineguagliato divulgatore scientifico. Uomo di grande cultura, laureato in Chimica e Biologia, è autore di una vastissima e variegata produzione, stimata intorno ai 500 volumi pubblicati.

Asimov è stato membro nonché vicepresidente onorario del Mensa per alcuni anni, e in suo onore è stato dato il suo nome all'asteroide 5020 Asimov.

Isaac Asimov nasce il 2 gennaio 1920 a Petroviči, un villaggio nei pressi di Smolensk, in Russia, da una famiglia ebraica, ma all'età di tre anni emigra con la famiglia negli Stati Uniti, stabilendosi nel quartiere di Brooklyn, a New York.

I genitori gestiscono un negozio di giornali e dolciumi e proprio qui il giovane Isaac inizia ad appassionarsi alla fantascienza leggendo le riviste del settore che periodicamente arrivano al padre, Judah Asimov. Isaac, pur non essendo figlio unico (ha un fratello, Stanley, e una sorella, Marcia) è il pupillo della famiglia a causa della sua salute cagionevole, che però non gli impedisce di frequentare l'Università (la Columbia University), dove si laurea nel 1939 in chimica e biologia.

Nel frattempo ha iniziato a scrivere alcuni racconti. Il suo primo tentativo è a soli undici anni, quando scrive un racconto dal titolo The Greenville Chums at College. Il suo primo racconto ad essere pubblicato è, invece, Little Brothers, nel 1934, mentre frequenta le scuole superiori.

Entrato al college, tra le sue letture preferite, oltre ai romanzi storici e fantascientifici, ci sono Agatha Christie e Wodehouse. Nel 1937 propone Cosmic Corkscrew a John W. Campbell, direttore di Astounding Stories, ma il manoscritto gli viene rispedito.

Nonostante ciò, è lo stesso Campbell ad incoraggiarlo a scrivere altre opere, e così nel 1939 esce su Astounding Stories Naufragio (Marooned off Vesta). Nel frattempo Asimov ha stretto ottimi rapporti anche con Frederik Pohl, direttore di altre due prestigiose riviste di fantascienza, Astonishing Stories e Super Science Fiction. È su queste testate che vedranno la luce molti dei celebri racconti sui robot positronici (il primo, sempre del 1939, è Robbie), preludio ai fortunati romanzi del Ciclo dei Robot, e le storie che formeranno la prima parte della sua opera più celebre, il Ciclo della Fondazione.

Dopo la laurea, trova molte difficoltà ad entrare nelle scuole mediche di New York, ma finalmente nel 1941 riesce ad ottenere un master presso la Columbia. Quello stesso anno pubblica il racconto Notturno, osannato dalla critica come il miglior racconto breve di fantascienza mai scritto e contemporaneamente inizia a scrivere i racconti che poi saranno noti come Trilogia della Fondazione.

Nel frattempo prosegue gli studi di chimica sotto l'ala protettrice del professor Charles Dawson.

Nel 1942 sposa Gertrude Blugerman, di Toronto (Canada). Quello stesso anno, a causa della seconda guerra mondiale, viene impiegato come chimico presso il Naval Air Experimental Station di Filadelfia insieme a Robert A. Heinlein e L. Sprague de Camp.

Nel 1945 Asimov viene arruolato come soldato semplice e inviato prima a Camp Lee (Virginia), poi a Honolulu, dove partecipa al primo esperimento atomico del dopoguerra.

Dopo il congedo torna all'università dove, nel 1948, ottiene il dottorato in biochimica e inizia a lavorare con il professor Robert Elderfield, facendo ricerche su nuovi farmaci contro la malaria. Nel frattempo continuano le sue collaborazioni con le riviste fantascientifiche, alle quali, oltre alle già citate, vanno ad aggiungersi Unknown, IF, Galaxy Science Fiction e The Magazine of Fantasy and Science Fiction. Nel 1949 esce il racconto Madre Terra che anticipa i romanzi dei robot.

Nel 1950 Asimov pubblica il suo primo romanzo, Paria dei cieli (Pebble in the Sky, inizialmente Grown Old with Me). Più tardi esce anche la raccolta Io, robot e il suo primo libro di saggistica, scritto insieme a due colleghi. L'anno dopo nasce il figlio David.

Tra il 1951 e il 1953 escono i romanzi Il tiranno dei mondi, Le correnti dello spazio e Abissi d'acciaio, oltre alla fortunata Trilogia della Fondazione. Nel 1952 vede la luce anche Lucky Starr, il vagabondo dello spazio, primo della fortunata serie su Lucky Starr pubblicata con lo pseudonimo di Paul French. Un anno dopo esce l'antologia La terra è abbastanza grande. È poi di quegli anni il primo incontro con Janet Opal Jeppson, giovane psichiatra.

Nel 1955 nasce Ribyn Joan, sua seconda figlia, e gli viene conferito il titolo di professore associato di biochimica. Tra il 1955 e il 1957 alterna l'attività di professore a quella di romanziere con l'uscita di La fine dell'eternità e Il sole nudo. Nel 1958 esce Lucky Starr e gli anelli di Saturno, il romanzo che chiude il ciclo.

Il suo ultimo contributo letterario per molto tempo risale al 1959 con l'uscita dell'antologia Nine Tomorrows, che presenta racconti scritti negli anni Cinquanta. Da questo momento in poi sarà l'attività divulgativa a prendere la maggior parte del suo impegno, rinunciando all'attività didattica: pubblica, così, numerosissimi testi sulla chimica, fisica e astronomia. Unica eccezione di questo periodo è Viaggio allucinante, ispirato all'omonimo film, edito nel 1966. Dello stesso anno è il premio Hugo per la Trilogia della Fondazione. Tra il 1967 e il 1969 escono tre raccolte: Through a Glass, Clearly, Asimov's Mysteries e Nightfall and Other Stories.

Nel 1970 si separa da Gertrude, dalla quale divorzia tre anni più tardi, per poi sposare, nel 1973, Janet Jeppson, nuovamente incontrata ad una convention di letteratura gialla. Lo stesso anno esce Neanche gli dei, il romanzo preferito di Asimov, vincitore di un premio Hugo e di un Nebula. Sono di questo periodo anche numerosissimi testi di divulgazione scientifica, storica e letteraria.

Nel 1974 inizia il ciclo dei Vedovi Neri, un club di amici che si cimentano nell'investigazione, con la raccolta Tales of the Black Widowers. Il ciclo si concluderà postumo con la pubblicazione di The Return of the Black Widowers (2003). Nel 1976 esce l'antologia The Bicentennial Man and Other Stories, (per la ricorrenza del bicentenario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America) dal cui racconto principale L'uomo bicentenario, è stato tratto l'omonimo film nel 1999, senza però esserne molto fedele.

Nel 1977 viene ricoverato in ospedale a causa di un attacco cardiaco, che ne minerà la salute anche negli anni successivi. Nel 1979 diventa professore ordinario, mentre nello stesso anno escono Isaac Asimov's Treasury of Humour e l'autobiografia Io, Asimov.

Si arriva così agli anni ottanta quando, sotto le insistenze della Doubleday, riprende in mano il Ciclo della Fondazione, pur se, contemporaneamente, continua a scrivere racconti per il suo Ciclo dei Robot: nel 1983 escono L'orlo della Fondazione e I robot dell'alba.

Nel 1984 viene pubblicata l'autobiografia I. Asimov: A Memoir. Tra il 1985 e il 1988 escono I robot e l'Impero, Fondazione e Terra, Preludio alla Fondazione e Nemesis.

Gli ultimi anni della sua vita sono dedicati alla produzione scientifica, con numerosi articoli di divulgazione sui più disparati argomenti. Nel 1992 ottiene l'ultimo dei sei Premi Hugo per il suo racconto Gold. La sua attività si conclude il 6 aprile 1992: era stato infettato dal HIV durante una trasfusione di sangue nel 1983. Che l'AIDS fosse stata la causa della sua morte è stato rivelato dieci anni dopo nella biografia scritta dalla moglie Janet, It's Been a Good Life. Coerentemente al suo ateismo, la salma è stata cremata e le sue ceneri disperse, come aveva chiesto.

Isaac Asimov si riteneva umanista e razionalista. Benché non attaccasse le opinioni religiose altrui, egli era fortemente critico verso la superstizione e le credenze infondate.

Aveva un'intelligenza prodigiosa, che non si riuscì anzi mai a determinare con esattezza (completava i test sempre troppo rapidamente).

Asimov era un progressista su molti temi politici, e uno strenuo sostenitore del Partito democratico statunitense. La sua difesa delle applicazioni civili dell'energia nucleare anche dopo lo scampato disastro di Three Mile Island compromisero tuttavia le sue relazioni con alcuni esponenti della sinistra americana. Egli lanciò spesso accorati appelli riguardo la necessità di un controllo delle nascite rifacendosi alle prospettive ipotizzate da uomini come Thomas Malthus e Paul R. Ehlrich. La sua inquietudine riguardo la sovrappopolazione sulla Terra si riflette in molte sue opere (da Abissi d'acciaio in cui immagina il nostro pianeta rinchiuso in gigantesche metropoli di metallo, a Fondazione con la descrizione del pianeta Trantor abitato da 40 miliardi di individui). Egli si considerò sempre un femminista, e riteneva che l'omosessualità dovesse essere considerata un "diritto morale" dell'uomo.

Era per esempio favorevole ai programmi di eugenetica, ma perché paradossalmente il loro sicuro fallimento avrebbe dimostrato quanto fosse una strada sbagliata. Molto meglio sarebbe stato destinare le energie ad un "raccolto" delle migliori menti cresciute liberamente. Essendo figlio di "bottegai ebrei" Asimov era molto sensibile su temi di possibile discriminazione. Nel suo ultimo lavoro di divulgazione, Our Angry Earth (1991), scritto in collaborazione con Frederik Pohl, Asimov lanciò allarmi riguardo la crisi ambientale che vedeva delineandosi, descrivendo i fenomeni dell'effetto serra e del buco dell'ozono.

A tutt'oggi Asimov è considerato uno dei massimi scrittori di fantascienza, ed è stato più volte vicino a vincere il Premio Nobel (mai assegnato ad uno scrittore di fantascienza, considerata ancora da molti critici di serie B). Egli fu innegabilmente il primo a trasformare questo genere da narrativa di consumo priva di contenuti tipica dei cosiddetti pulp magazine a letteratura di livello. Fu inoltre tra i primi a puntare tutto sulla plausibilità scientifica delle sue storie, non mancando tuttavia di inserirvi ampie riflessioni sociologiche e futuristiche (la cosiddetta Hard Fiction, basata su solide fondamenta scientifiche).

La sua prima storia, Naufragio a largo di Vesta, pubblicata nel 1939, venne scritta quando Asimov aveva solo 18 anni. Solo due anni più tardi, nel 1941, egli scrisse quello che ancora oggi è considerato il miglior racconto di fantascienza, Notturno. In esso, Asimov ipotizzava gli effetti che un'eclissi solare produceva su un mondo perennemente illuminato abitato da una società radicalmente religiosa. La metafora della luce e delle tenebre, dell'Illuminismo e del "sonno della ragione", dimostra fin da quest'opera la netta condanna di Asimov riguardo la superstizione e il fideismo (nel 1968 il Congresso degli Scrittori di fantascienza Americani votò Notturno come il miglior racconto di fantascienza).

Con Notturno Asimov introdusse il concetto di social science fiction (fantascienza sociologica), un termine che venne usato per indicare la nuova corrente degli anni '40 formata tra gli altri da Asimov e Robert Heinlein e che partendo dalla forma classica della space opera giungeva ad ardite speculazioni sul futuro dell'umanità.

Asimov scrisse un enorme numero di racconti, particolarmente nel periodo tra il 1939 e il 1959. In seguito la maggior parte delle sue opere furono libri. Tra di essi, vanno sicuramente ricordati La fine dell'eternità (1955), forse la migliore opera sui viaggi nel tempo, e Neanche gli dei (1972), vincitore del premio Hugo ed opera in cui per la prima volta Asimov descrive compiutamente una civiltà extraterrestre.

Il contributo più importante alla fantascienza è stato dato da Asimov col suo celebre Ciclo delle Fondazioni, una serie di racconti scritti tra il 1942 e il 1949 e pubblicati in quegli anni sulla rivista di John W. Campbell, Astounding Science Fiction. I racconti, poi raccolti in tre volumi (Cronache della galassia, Il crollo della galassia centrale, L'altra faccia della spirale), narrano della caduta dell'Impero galattico e dei lunghi anni d'interregno e di barbarie che ne seguono. Basandosi sulla lettura del Declino e caduta dell'Impero romano di Edward Gibbon, Asimov realizzò un geniale affresco del lontano futuro dell'umanità introducendo un concetto, quello della psicostoria, che affascinerà sociologi e psicologi per anni. La psicostoria, elemento sintomatico della coscienza positivista di Asimov, si basa sull'idea della prevedibilità dei comportamenti delle masse mediante formule matematiche. L'idea di Impero galattico sarà ripresa in molte opere successive, si pensi al Dune di Frank Herbert o all'Impero di Guerre Stellari anch'esso con una capitale sovrappopolata e completamente rivestita di metallo, come per la Trantor asimoviana. Ai primi tre volumi, se ne aggiunsero poi quattro, scritti tra il 1982 e il 1992: L'orlo della fondazione (1982), Fondazione e Terra (1986), Preludio alla Fondazione (1988) e Fondazione anno zero (1992); i primi due seguono cronologicamente la trilogia iniziale, mentre gli ultimi due sono una sorta di "prequel".

Nello stesso periodo in cui Asimov era impegnato nella stesura della serie della Fondazione, egli scrisse anche i primi dei suoi racconti sui robot positronici. Asimov per primo rinnovò il concetto di robot, trasformandolo da versione futuristica del mostro di Frankenstein tipico della fantascienza precedente a creatura versatile e realizzata a scala industriale per fungere da aiutante dell'uomo.

Tale concetto sarà poi ripreso da molte opere successive, si pensi ai film Il pianeta proibito, a Guerre Stellari, ma soprattutto alla celebre serie televisiva Star Trek - The Next Generation in cui compare un robot umanoide, il Tenente Comandante Data, secondo ufficiale della nave stellare USS Enterprise (NCC-1701-D). Tale personaggio, dotato di un cervello positronico, è apertamente ispirato ai robot positronici di Asimov, che tra l'altro cita in una delle puntate. A questo riguardo va ricordata la stretta amicizia di Asimov con il creatore di Star Trek Gene Roddenberry e la collaborazione come consulente scientifico nel primo film di Star Trek.

Tali Leggi sono state spesso utilizzate anche in romanzi di altri autori. Asimov, tuttavia le ha sempre considerate le Sue Leggi e non ha mai autorizzato alcuna citazione, sebbene lasciasse gli autori liberi di fare riferimento ad esse.

Con l'introduzione di questa legge, le tre precedenti vengono conseguentemente modificate: a tutte le leggi viene aggiunta la postilla 'A meno che questo non contrasti con la Legge Zero'. Insomma, la Legge Zero si pone come la più importante delle leggi, ed è significativo il fatto che questa legge sia coniata proprio da robot (più precisamente, viene formulata da R. Daneel Olivaw nel romanzo I robot dell'alba che la attribuisce a R. Giskard).

Nel racconto Che tu te ne prenda cura (...That Thou Art Mindful of Him), è presentato in modo palese il problema della definizione del termine "Umano" presente nelle leggi della robotica. L'indistinguibilità tra robot avanzati ed esseri umani è uno dei temi ricorrenti nella produzione di Isaac Asimov.

Dopo la scomparsa di Asimov, lo scrittore (e suo amico) Roger MacBride Allen ha prodotto una trilogia letteraria (Il Calibano di Asimov, L'Inferno di Asimov e L'Utopia di Asimov) nella quale le leggi della robotica vengono completamente riformulate.

Tra il 1960 e il 1970 Asimov abbandonò quasi completamente la fantascienza e si dedicò attivamente alla divulgazione scientifica. Egli stesso affermò di aver intrapreso quell'attività come risposta al desiderio degli americani di apprendere argomenti di natura scientifica in seguito allo smacco ricevuto dallo Sputnik I, primo mezzo umano lanciato nello spazio dall'Unione sovietica nel 1957. Le sue abilità di divulgatore scientifico destano ancora oggi stupore, se è vero per migliaia di persone proprio in quegli anni furono spinte a studiare scienza dopo aver letto opere di Asimov e se il più noto divulgatore italiano di scienza, Piero Angela, si ispira dichiaratamente alle opere del buon dottore per le sue trasmissioni e i suoi libri.

La serie delle Asimov's Intelligent Man's Guides to Science (Guide alla Scienza per l'Uomo Intelligente) sono state tradotte in italiano in due opere separate, Il libro di fisica e Il libro di biologia entrambe pubblicate dalla Mondadori. Si tratta di volumi estremamente completi che coprono l'intera gamma di conoscenze su questi argomenti. Notevoli le sue opere sul corpo umano (non va infatti dimenticato che Asimov era un biochimico): Il corpo umano, Il cervello umano e Il codice genetico ne sono un esempio. A ciò si aggiungono le sue raccolte di articoli scientifici sull'astrofisica e la cosmologia, pubblicati inizialmente sulle colonne non-narrative del Magazine of Fantasy and Science-Fiction fin dal 1958: Il collasso dell'universo, Frontiere, Grande come l'universo, Domani!, L'universo invisibile.

Asimov pubblicò inoltre varie opere di particolare ingegno, non di divulgazione ma contenenti tesi originali: Civiltà extraterrestri è ancora oggi la migliore ricerca scientifica compiuta sulla possibilità di esistenza di forme di vita aliene, e In principio. Il libro della Genesi interpretato alla luce della scienza è una rilettura della prima parte del libro della Genesi alla luce delle scoperte scientifiche. Asimov si interessò molto alla Bibbia, e pubblicò su di essa una monumentale Asimov's Guide to the Bible originariamente in due volumi.

Si è spesso affermato che la narrativa di Asimov sia scritta in uno stile arido, privo di azione, letterariamente scarno e poco interessato alla psicologia dei personaggi. Asimov stesso riconobbe almeno il fatto che lui scrivesse in modo volutamente semplice, perché non intendeva scrivere per vincere un premio Pulitzer ma per farsi capire (concetto imprescindibile in un divulgatore qual egli era). Il critico americano James Gunn affermò nel 1980 riguardo Io, robot che in pratica, eccettuati due singoli racconti, in nessuna delle storie sui robot i personaggi giocano un ruolo fondamentale, le storie sono ridotte a dialoghi sterili privi di azione e descrizione se non strettamente funzionali ai fini della trama. Si può ritenere che questo giudizio sia applicabile a tutta la produzione narrativa di Asimov. Vi sono tuttavia delle notevoli eccezioni, in quanto i personaggi di Susan Calvin nelle storie sui robot, di Arkady Darell e del Mule (o Mulo) nel ciclo delle Fondazioni, di Elijah Baley in Abissi d'acciaio e di Hari Seldon nei prequel della Fondazione sono creazioni a tutto tondo e dominano e muovono la storia.

Si è poi criticata l'assenza di alieni nella stragrande maggioranza della fantascienza di Asimov. Egli stesso affermò che quell'elemento era stato dettato dalle imposizioni del suo editore John Campbell, il quale era dell'idea che gli alieni dovessero sempre essere inferiori all'Uomo. Poiché Asimov era di diverso avviso riguardo l'indiscutibile superiorità umana, per ovviare al problema eliminò la presenza di civiltà extraterrestri nelle sue prime storie. A questa critica, tuttavia, e a quella secondo cui le sue storie fossero del tutto prive di riferimenti al sesso (diversamente da quanto avveniva nelle disinvolte correnti post-anni '60), Asimov rispose col suo Neanche gli Dei nel quale presentò una delle più complesse e affascinanti civiltà aliene mai comparse nella fantascienza, e ne descrisse minuziosamente i costumi sessuali.

In definitiva quelle critiche, così come tutte le critiche che oggi hanno portato a un parziale "revisionismo" riguardo il contributo di Asimov alla fantascienza, sono dipese dall'affermarsi delle avanguardie cyberpunk e new wave (a cui Asimov, almeno nel secondo caso, cercò nelle sue ultime opere di adeguarsi). La completa opposizione tra l'idea pessimistica di un futuro apocalittico e quella ottimistica e positivista di Asimov è stridente e si è anche voluto accusare la produzione di Asimov di parziale obsolescenza. Resta tuttavia indiscutibile il fatto che la sua space opera di così ampio respiro e le sue speculazioni sociologiche e tecnologiche mantengano il loro fascino anche a tanti anni di distanza. La prosa asciutta ma elegante di Asimov, che nel longevo ciclo delle Fondazioni (risalente a più di mezzo secolo fa) ha contribuito alla fortuna dell'opera, è ancora ricercata da coloro che hanno rigettato la moderna fantascienza fatta solo d'azione e violenza a favore di una fantascienza che torni a riflettere sul passato, sul presente e sul futuro dell'Uomo.

I titoli dei cicli dei robot, dell'impero e della fondazione sono presentati nell'ordine cronologico della "storia futura" asimoviana, come indicati dall'autore nella prefazione di Preludio alla Fondazione.

Dato l'altissimo numero di saggi scientifici scritti dall'autore, si riportano solo quelli editi in Italia.

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Pillola anticoncezionale

La pillola anticoncezionale o pillola contraccettiva (comunemente indicata semplicemente come pillola) è un farmaco contraccettivo ormonale considerato, attualmente, il più sicuro tra quelli reversibili. La pillola è stata dapprima approvata per uso contraccettivo negli Stati Uniti nel 1960, e divenne molto popolare. Oggi è utilizzata da più di 100 milioni di donne nel mondo. L'utilizzo varia molto in base all'età, all'educazione, allo stato civile e allo stato di appartenenza: un quarto delle donne tra i 16 e i 49 anni nel Regno Unito usa correntemente la pillola, mentre in Giappone solo l'1%. In Italia, poco meno del 20% delle donne tra i 15 e i 44 anni utilizza la pillola, classificando il nostro paese al 14°posto in Europa, davanti solo a Spagna, Slovacchia, Polonia e Grecia.

La pillola contraccettiva agisce grazie alla combinazione di piccole quantità di un estrogeno (generalmente etinilestradiolo) e di un progestinico, l'assunzione quotidiana di questi due ormoni inibisce gli eventi ormonali che inducono l'ovulazione. Oltre a sopprimere l'ovulazione, la pillola è causa di meccanismi contraccettivi accessori che ne aumentano la sicurezza: provoca infatti l'ispessimento della mucosa cervicale rendendo così difficoltoso il passaggio degli spermatozoi attraverso la cervice stessa e un assottigliamento dell'endometrio rendendo difficoltoso l'impianto di un eventuale (ma rarissimo) ovulo fecondato. La normale “pillola”, infatti, da quando è stata immessa nel mercato (1960), ha gli stessi principi attivi (o sostanze che hanno il medesimo meccanismo d’azione) della “pillola del giorno dopo”. Questo evidenzia un eventuale meccanismo di inibizione dell’annidamento nell’utero di un ovulo che può essere stato fecondato (questa possibilità varia a seconda del dosaggio dei costituenti, per esempio a seconda della specialità farmacologica acquistata in farmacia), con conseguente espulsione del pre-embrione (o embrione) appena concepito. Questo evento è generalmente definito “rarissimo”: non sono state infatti rese note serie indagini cliniche in merito, aspetto questo scientificamente anomalo, visto che ormai è mezzo secolo che vi è l'utilizzazione della pillola a livello mondiale. Anche grazie a questo meccanismo d’azione è garantita l’indiscutibile sicurezza della pillola. L'inefficacia contraccettiva della pillola, misurata in base all'indice di Pearl (numero di gravidanze per 100 donne/anno) è molto bassa, inferiore all'1%.

Dopo la sua introduzione, la pillola anticoncezionale ebbe un grande impatto sociale. In primo luogo, era molto più efficace di qualsiasi precedente metodo di controllo delle nascite, dando alle donne il controllo sulla propria fertilità. L'utilizzo non richiedeva particolari accorgimenti al momento dell'attività sessuale che potessero interferirne con la spontaneità o le sensazioni. Questa combinazione di fattori rese la pillola immensamente popolare in pochi anni dalla sua introduzione.

Poiché la pillola era così efficace, e presto fu anche così diffusa, in breve tempo si sollevò il dibattito attorno alla morale e alle conseguenze per la salute del sesso pre-matrimoniale e della promiscuità. Mai prima di allora l'attività sessuale e la riproduzione furono così separate. Per una coppia che usava la pillola, fare sesso divenne puramente una espressione di amore, o un modo per cercare il piacere fisico, o entrambi; ma non significava più riprodursi. Mentre questo era vero anche per i precedenti contraccettivi, la loro relativa alta fallibilità e la loro scarsa diffusione mancarono di enfatizzare questa distinzione così chiaramente come fece la pillola. La diffusione di un contraccettivo orale portò molte figure religiose e istituzioni a dibattere attorno al tema della sessualità e della relazione con la procreazione. La Chiesa Cattolica Romana in particolare, dopo aver studiato il fenomeno dei contraccettivi orali, rienfatizzò l'insegnamento tradizionale Cattolico circa il controllo delle nascite e nel 1968 Papa Paolo VI pubblicò l'Enciclica "Humanae Vitae". L'Enciclica reiterò l'insegnamento tradizionale Cattolico che la contraccezione artificiale distorce la natura e gli obiettivi del sesso.

A metà degli anni settanta si diffuse l'ipotesi che l'uso della pillola portasse al cancro al seno. Fino a quel momento, molte donne nei movimenti femministi avevano affermato che la pillola era un "equalizzatore" che avrebbe dato la stessa libertà sessuale di cui da sempre godevano gli uomini. Questi nuovi sviluppi, comunque, portarono molte donne a denunciare la contraccezione orale come un'invenzione dell'uomo destinata a facilitare la libertà sessuale degli uomini con le donne al costo di rischiare la loro salute. Allo stesso tempo, la società stava cominciando a prendere coscienza dell'impatto della pillola sui tradizionali ruoli di genere. Le donne ora non dovevano più scegliere tra una famiglia e la carriera. Negli anni '80 e '90, nuovi studi e una progressiva riduzione del contenuto ormonale delle pillole contraccettive in commercio (ne esistono diverse tipologie, con differenti indicazioni di utilizzo ed effetti collaterali variamente significativi), hanno scongiurato queste gravi preoccupazioni per la salute della donna. Oggi si ritiene l'utilizzo corretto della pillola come il più efficace metodo contraccettivo esistente, il cui uso può essere protratto anche molto a lungo senza seri rischi, se non per alcune particolari categorie di donne (quali quelle affette da malattie cardiovascolari). Tuttavia molte donne continuano a guardare con preoccupazione all'assunzione di ormoni artificiali e preferiscono perciò ricorrere ad altri metodi contraccettivi o di riconoscimento della fertilità, che tuttavia presentano un'efficacia contraccettiva molto inferiore.

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Papa Paolo VI

Via dedicata a Papa Paolo VI adiacente il Colonnato di San Pietro

Papa Paolo VI, nato Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini (in latino: Paulus VI; Concesio, 26 settembre 1897 – Castel Gandolfo, 6 agosto 1978), è stato il 262° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica a partire dal 21 giugno 1963 fino alla morte.

Giovanni Battista Montini nacque il 26 settembre 1897 a Concesio, un piccolo paese della campagna bresciana, dove la famiglia Montini, di estrazione borghese, aveva una casa per le ferie estive.

I genitori, l'avvocato Giorgio Montini e Giuditta Alghisi, si erano sposati nel 1895 ed ebbero tre figli: Ludovico, nato nel 1896, che divenne avvocato, deputato e senatore della Repubblica, morto nel 1990, Giovanni Battista e, nel 1900, Francesco, medico, morto improvvisamente nel 1971. Il padre, al momento della nascita del futuro pontefice, dirigeva il quotidiano cattolico "Il Cittadino di Brescia", e fu poi nominato deputato per tre legislature nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo; Giorgio Montini e Giuditta Alghisi morirono entrambi nel 1943 a pochi mesi di distanza.

Nel 1903 venne iscritto come studente esterno (a causa della cagionevole salute) nel collegio "Cesare Arici" di Brescia, retto dai padri Gesuiti. In questa medesima scuola, frequentò fino al liceo classico, partecipando attivamente ai gruppi giovanili degli oratoriani di Santa Maria della Pace.

Nel 1907 compì il suo primo viaggio con la famiglia a Roma, in occasione di un'udienza privata di papa Pio X. Nel giugno dello stesso anno gli vennero impartiti i sacramenti della prima comunione e della cresima.

Nel 1919 entrò nella FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).

Il 29 maggio del 1920 ricevette l'ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Brescia; il giorno successivo celebrò la sua prima Messa nel Santuario delle Grazie. Nel novembre dello stesso anno si trasferì a Roma. Si iscrisse ai corsi di Diritto civile e di Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana ed a quelli di Lettere e filosofia all'Università statale. Nel 1923 viene avviato agli studi diplomatici presso la Pontificia accademia ecclesiastica. Iniziò così la sua collaborazione con la Segreteria di stato, per volere di papa Pio XI. Fu inviato a Varsavia per cinque mesi (giugno-ottobre 1923) come addetto alla nunziatura apostolica. Rientrato in Italia, nel 1924 conseguì tre lauree: in Filosofia, Diritto Canonico e Diritto civile.

Nel 1925 venne nominato Assistente ecclesiastico nazionale della FUCI. Collaborò a fianco del Presidente nazionale Igino Righetti, che era stato nominato nello stesso anno.

Nel 1931 Montini venne incaricato di visitare celermente Germania e Svizzera, per organizzare la diffusione dell'enciclica Non abbiamo bisogno, nella quale Pio XI condannava lo scioglimento delle organizzazioni cattoliche da parte del regime fascista. Nel frattempo Montini continuava anche ad essere assistente nazionale della FUCI, ma nel 1933 lasciò l'incarico, sia per i sempre maggiori impegni in Segreteria di stato che per l'opposizione di correnti clericali contrarie alla sua formazione culturale.

Il 13 dicembre 1937 venne nominato sostituto della Segreteria di Stato; iniziò a lavorare strettamente al fianco del cardinale segretario di stato Eugenio Pacelli. Il 10 febbraio 1939, per un improvviso attacco cardiaco, Pio XI morì. Alle soglie della Seconda guerra mondiale, Eugenio Pacelli venne eletto pontefice con il nome di Pio XII.

Durante tutto il periodo bellico svolse un'intensa attività nell'Ufficio informazioni del Vaticano per ricercare notizie su soldati e civili. Il 19 luglio 1943 accompagna Pio XII nella visita al quartiere San Lorenzo colpito dai bombardamenti alleati. Nel 1944, alla morte del cardinale Luigi Maglione, il futuro papa assunse la carica di pro-segretario di Stato; insieme a Domenico Tardini (futuro segretario di stato di Giovanni XXIII), Montini si trovò a lavorare ancora più a stretto contatto con Pio XII.

In questo periodo fu l'oscuro organizzatore delle trattative che la principessa Maria José di Savoia, nuora del re Vittorio Emanuele III, in tutta segretezza andava allestendo con gli Americani per giungere ad una pace separata. I Savoia cercavano infatti di sganciarsi da Benito Mussolini, per potersi distinguere dagli autori della prevista disfatta e garantirsi quindi la sopravvivenza politica a guerra conclusa. Il ruolo di Montini era proprio quello del mediatore che ricercò i contatti e condusse gli incontri. Sebbene non vi siano ovviamente molti dati certi, è stato avanzato il sospetto che Montini non abbia operato al massimo delle sue possibilità per la riuscita dell'iniziativa.

Va ricordato inoltre che la guerra fu occasione di violentissime polemiche relative al ruolo della Chiesa, e in particolare di Pio XII. In sostanza il papa fu accusato di aver mantenuto verso i tedeschi, cioè verso il Nazismo, un atteggiamento troppo distaccato, anzi sospetto di collaborazionismo. Montini fu investito appieno dalla tempesta, stante la centralità della sua posizione e la sua strettissima vicinanza al Papa, e si trovò a dover difendere se stesso ed il Pontefice dalle accuse di filo-nazismo. Il sospetto veniva poi accresciuto dalla considerazione degli esiti delle dette trattative di Maria José, il cui eventuale successo sarebbe stato contrario agli interessi di Berlino.

Per contro, va anche menzionato che Montini si occupò più volte e a vario titolo dell'assistenza che la Chiesa forniva ai rifugiati ed agli ebrei (ai quali distribuì ripetute provvidenze economiche a nome di Pio XII), oltre ai 4.000 ebrei romani che la Chiesa di nascosto riuscì a salvare dalle deportazioni, azione che, secondo alcuni studiosi, la Chiesa non avrebbe potuto compiere se si fosse schierata apertamente contro la potenza bellica tedesca.

Al termine della Seconda guerra mondiale, Montini era in piena attività per salvaguardare il mondo cattolico nello scontro con la diffusione delle idee marxiste; ma in modo meno aggressivo rispetto a molti altri esponenti. Questo forse gli costò la carriera in quanto non ben visto dai più conservatori. Nelle elezioni amministrative del 1952 non fece mancare il suo appoggio ad uno dei politici che stimava di più, Alcide De Gasperi.

Il 29 novembre fu nominato pro-segretario di Stato per gli Affari straordinari.

Il 1º novembre 1954, dopo la morte di Alfredo Ildefonso Schuster, fu nominato arcivescovo di Milano. A molti questo parve un allontanamento dalla Curia romana, perché improvvisamente egli venne estromesso dalla Segreteria di stato e assegnato all'arcidiocesi ambrosiana per precise disposizioni di Pio XII. Tra l'altro è da notare che Pacelli non lo creò cardinale, ma arcivescovo (nemmeno nel Concistoro del 1953 i due sostituti alla Segreteria di Stato, Montini e Domenico Tardini, erano stati nominati cardinali).

Tuttavia non esistono dati storicamente certi per interpretare questa decisione del Pontefice; ci fu chi parlò di “esilio” dalla Santa Sede, dando dunque una connotazione negativa alle disposizioni di papa Pacelli, però questa ipotesi non è l’unica né la più attendibile: il filosofo Jean Guitton ne parla in altri termini: la nuova missione che veniva affidata a Montini doveva essere una sorta di prova per verificare la sua forza e il suo carattere pastorale.

Montini fu ordinato vescovo il 12 dicembre. Come arcivescovo di Milano seppe risollevare le precarie sorti della Chiesa lombarda in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l'immigrazione dal sud, il diffondersi dell'ateismo e del marxismo all'interno del mondo del lavoro. Seppe coinvolgere anche le migliori forze economiche nel risollevamento della Chiesa; cercò il dialogo e la conciliazione con tutte le forze sociali e avviò una vera e propria cristianizzazione delle fasce lavoratrici, soprattutto attraverso le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (ACLI); e questo gli garantì notevoli simpatie.

Alla morte di Pio XII, il conclave elesse papa, il 28 ottobre 1958, l'anziano Patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, il quale aveva grande stima di Montini, (fra i due vi era una consolidata amicizia fin dal 1925), tanto che lo inviò in molte parti del mondo a rappresentare il papa.

Il breve ma intenso pontificato di Giovanni XXIII vide Montini attivamente coinvolto, soprattutto nei lavori preparatori del Concilio Vaticano II, aperto con una solenne celebrazione l'11 ottobre 1962. Il concilio però si interruppe il 3 giugno 1963 per la morte di papa Roncalli, malato da qualche mese.

Il breve conclave successivo si concluse con l'elezione di Montini, che assunse il nome di Paolo VI, il 21 giugno 1963. L'incoronazione si svolse in piazza San Pietro la sera di domenica 30 giugno 1963.

Davanti a una realtà sociale che tendeva sempre più a separarsi dalla spiritualità, che andava progressivamente secolarizzandosi, di fronte a un difficile rapporto chiesa-mondo, Paolo VI seppe sempre mostrare con coerenza quali sono le vie della fede e dell'umanità attraverso le quali è possibile avviare una solidale collaborazione verso il bene comune.

Non fu facile mantenere salda la Chiesa cattolica mentre da una parte gli ultratradizionalisti lo attaccavano con accuse di eccessivo modernismo e dall'altra parte i settori ecclesiastici più vicini alle idee socialiste lo accusavano di immobilismo; ma un equilibrato giudizio non può nascondere le grandi doti di guida spirituale dimostrate dal pontefice.

Di grande rilievo fu la sua scelta di rinunciare, nel 1964, all'uso della tiara papale, mettendola in vendita per aiutare, con il ricavato, i più bisognosi. Il cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di New York, la acquistò e da allora è conservata nella basilica dell'Immacolata Concezione di Washington. Eletto con un concilio in corso da portare a compimento, e con la non lieve eredità di innovazione comunicativa instaurata dal suo predecessore, Paolo VI vestì la tiara con onerose difficoltà e responsabilità iniziali.

Uomo mite e riservato, dotato di vasta erudizione e, allo stesso tempo, profondamente legato a un'intensa vita spirituale, seppe proseguire il percorso innovativo iniziato da Giovanni XXIII, consentendo una riuscita prosecuzione del Vaticano II.

Portò ottimamente a compimento il Concilio con grande capacità di mediazione, garantendo la solidità dottrinale cattolica in un periodo di rivolgimenti ideologici ed aprendo fortemente verso i temi del Terzo mondo e della pace. Da una parte appoggiò l'"aggiornamento" e la modernizzazione della Chiesa, ma dall'altra custodì i punti fermi della fede, che non dovevano subire in questo processo né ritrattazioni né mimetismi.

Il 27 marzo 1965, Paolo VI in presenza di Sua Ecc.za Mons. Angelo Dell'Acqua, lesse il contenuto di una busta sigillata, che in seguito rinviò all'Archivio del Sant'Uffizio con la decisione di non pubblicare il contenuto. In questa lettera, vi era scritto il Terzo segreto di Fatima.

Durante tutto il suo pontificato, la tensione tra il primato papale e la collegialità episcopale rimase fonte di dissenso. Il 14 settembre 1965, anche per effetto dei risultati conciliari, Paolo VI annunciò la convocazione del Sinodo dei Vescovi, escludendo però dall'ambito di questo nuovo organismo la trattazione di quei problemi riservati al papa, dei quali apprestò una ridefinizione.

Concluso il Concilio l'8 dicembre 1965, si aprì però un periodo difficilissimo per la Chiesa cattolica, attaccata da molte parti in un periodo storico e culturale di forte antagonismo ai valori tradizionali ed ampia diffusione delle idee marxiste anticlericali e fortemente laiciste. La società era attraversata da forti scontri e contrasti politici e sociali. Celebre la sua frase: "Aspettavamo la primavera, ed è venuta la tempesta".

Nel 1966, Paolo VI abolì, dopo quattro secoli, e non senza contestazioni da parte dei porporati più conservatori, l'indice dei libri proibiti. Nel 1967 annunciò l'istituzione della Giornata mondiale della pace, che si celebrò la prima volta l'1 gennaio 1968.

Il tema del celibato sacerdotale, sottratto al dibattito della quarta sessione del concilio, divenne oggetto di una specifica enciclica, la Sacerdotalis Caelibatus del 24 giugno 1967, nella quale papa Montini riconfermò quanto decretato in merito dal Concilio di Trento.

Molto più complesse furono le questioni del controllo delle nascite e della contraccezione, trattate nella Humanae Vitae del 25 luglio 1968, la sua ultima enciclica.

La notte di Natale del 1968 Paolo VI si recò a Taranto e celebrò la messa di mezzanotte nelle acciaierie dell'Italsider. Fu la prima volta in assoluto che la messa di Natale venne celebrata in un impianto industriale. Con questo gesto il pontefice volle rilanciare l'amicizia tra Chiesa e mondo del lavoro in tempi difficili.

Una delle questioni più rilevanti, per la quale papa Montini stesso dichiarò di non aver mai sentito così pesanti gli oneri del suo alto ufficio, fu quella della contraccezione, con la quale si precludeva alla vita coniugale la finalità della procreazione.

Il Pontefice non poté mettere in disparte il problema e per la sua gravità destinò al proprio personale giudizio lo studio di tutte le implicazioni di tipo morale legate a tale argomento. Per avere un quadro completo, decise di avvalersi dell’ausilio di una Commissione di studio, istituita in precedenza da papa Giovanni XXIII, che egli ampliò e perfezionò.

La decisione sul da farsi era molto onerosa, soprattutto perché alcuni misero in dubbio la competenza della Chiesa in argomentazioni non strettamente legate alla dottrina. Tuttavia il Papa non mancò di sottolineare, davanti a queste critiche, che il Magistero ha facoltà d'intervento, oltre che sulla legge morale evangelica, anche su quella naturale: quindi la Chiesa doveva necessariamente prendere una posizione in merito.

Durante il viaggio in Estremo Oriente, il pontefice fu fatto segno nelle Filippine di un attentato da parte di uno squilibrato munito di pugnale, dal quale uscì fortunosamente o miracolosamente indenne: Paul Marcinkus, incaricato di organizzare i viaggi e nominato arcivescovo nel 1969, deviò il pugnale con cui un uomo aveva tentato di colpirlo.

Il 24 dicembre 1974 Paolo VI inaugurò l'Anno santo del 1975.

Durante il Sequestro Moro, il 16 aprile 1978 Paolo VI implorò personalmente e pubblicamente, con una lettera diffusa su tutti i quotidiani nazionali il 21 aprile, la liberazione "senza condizioni" dello statista e caro amico Aldo Moro, rapito dagli "uomini delle Brigate Rosse" alcune settimane prima.

Ma a nulla valsero le sue sentite parole: Aldo Moro venne ritrovato crivellato di proiettili il 9 maggio 1978, nello squallido bagagliaio di una Renault color amaranto, in Via Caetani a Roma, a pochi metri dalle sedi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista.

Signore, ascoltaci!

E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla Fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita. Per lui, per lui.

Signore, ascoltaci!

Fa', o Dio, Padre di misericordia, che non sia interrotta la comunione che, pur nelle tenebre della morte, ancora intercede tra i Defunti da questa esistenza temporale e noi tuttora viventi in questa giornata di un sole che inesorabilmente tramonta. Non è vano il programma del nostro essere di redenti: la nostra carne risorgerà, la nostra vita sarà eterna! Oh! che la nostra fede pareggi fin d'ora questa promessa realtà. Aldo e tutti i viventi in Cristo, beati nell'infinito Iddio, noi li rivedremo!

Signore, ascoltaci!

E intanto, o Signore, fa' che, placato dalla virtù della tua Croce, il nostro cuore sappia perdonare l'oltraggio ingiusto e mortale inflitto a questo Uomo carissimo e a quelli che hanno subito la medesima sorte crudele; fa' che noi tutti raccogliamo nel puro sudario della sua nobile memoria l'eredità superstite della sua diritta coscienza, del suo esempio umano e cordiale, della sua dedizione alla redenzione civile e spirituale della diletta Nazione italiana!

La sua bara fu semplicissima, senza decori, di legno chiaro, deposta sul sagrato di Piazza San Pietro. Fu la prima volta che un funerale di un Pontefice si svolse con un rito così sobrio. Sarà lo stesso per i suoi due successori, i quali non mancheranno mai di richiamarsi a Paolo VI e citarlo come loro guida spirituale nell'esercizio dell'attività pontificale.

In rapporto al predecessore Giovanni XXIII, che aveva avuto una popolarità di ampiezza internazionale, Paolo VI ebbe un'immagine pubblica diversa: apparve spesso come un pontefice più distaccato. Se Giovanni XXIII sembrò in molte situazioni gioviale e spontaneo, introverso, a volte austero e controllato, si dimostrò papa Montini alla pubblica opinione.

Schiacciato fatalmente tra i grandi pontefici "della gente" (Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II), i più non compresero mai il suo modo pacato e forse a volte timido di cercare il dialogo con le masse. Nonostante ciò, egli dovette occuparsi di portare avanti le innovazioni volute da papa Roncalli, non senza difficoltà. E certamente avviare una così grande svolta sarebbe stato compito difficile per chiunque. Saranno i suoi successori a raccogliere i frutti di quel difficile ma prolifico lavoro.

Forse Paolo VI non instaurò con molti fedeli quel contatto diretto e caldo che Giovanni XXIII aveva avuto e che caratterizzò almeno in parte gli anni del suo pontificato, ma egli fu di carattere profondamente diverso, maggiormente riflessivo e riservato.

Pesarono su questo, oltre che la propria indole caratteriale, anche la sua intrinseca tendenza all'equidistanza, che inevitabilmente lo portò ad essere poco accetto alle diverse tendenze sociali e culturali.

In realtà, papa Montini aveva forse mutuato dai suoi studi diplomatici un'inclinazione, se non un'attitudine, alla mediazione, all'attesa della fisiologica sedimentazione delle emergenze; sembrò a volte un valente temporeggiatore, secondo una antica tradizione curiale. La sua figura apparve alle opposte fazioni politiche comunque viziata da una sorta di timore della conflittualità e racchiusa in un'altera rarefazione di contatto che impediva lo scontro frontale, per molti inevitabile, con le opposizioni. Opposizioni che, su fronti distinti, presentavano riserve fra loro antagoniste, e nessuna di poco conto.

Da una parte vi erano gli ambienti dell'estremismo liberale, contrari alla dottrina piuttosto tradizionalista espressa relativamente al celibato sacerdotale, al controllo delle nascite e alla posizione intransigente sulla morale; dall'altra i tradizionalisti, di cui fu esponente di punta monsignor Marcel Lefebvre, che rimproverava al Papa di voler tradire secoli di spiritualità cristiana affossando non solo la Messa tridentina ma l'intera Tradizione della Chiesa.

Testimonianze di coloro che lo conobbero più da vicino, lo descrissero come un uomo insospettabilmente brillante, profondamente spirituale, umile e riservato, un uomo di "cortesia infinita".

Come già ricordato, a Paolo VI si deve anche la riforma del Sant'Uffizio, che nel 1965 prese il nome di Congregazione per la dottrina della fede, e, nel 1967, l'istituzione della Giornata mondiale della pace.

Fino ad oggi, tutti i successori di Paolo VI furono da lui stesso elevati al rango cardinalizio: Albino Luciani (5 marzo 1973), Karol Wojtyła (26 giugno 1967), e Joseph Ratzinger (27 giugno 1977).

Quale supremo Pastore della Chiesa, Paolo VI guidò il popolo di Dio alla contemplazione del volto di Cristo, Redentore dell’uomo e Signore della storia. E proprio l’amorevole orientamento della mente e del cuore verso Cristo fu uno dei cardini del Concilio Vaticano II, un atteggiamento fondamentale che il venerato mio predecessore Giovanni Paolo II ereditò e rilanciò nel grande Giubileo del 2000.

Al centro di tutto, sempre Cristo: al centro delle Sacre Scritture e della Tradizione, nel cuore della Chiesa, del mondo e dell’intero universo. La Divina Provvidenza chiamò Giovanni Battista Montini dalla Cattedra di Milano a quella di Roma nel momento più delicato del Concilio – quando l’intuizione del beato Giovanni XXIII rischiava di non prendere forma.

Come non ringraziare il Signore per la sua feconda e coraggiosa azione pastorale? Man mano che il nostro sguardo sul passato si fa più largo e consapevole, appare sempre più grande, direi quasi sovrumano, il merito di Paolo VI nel presiedere l’Assise conciliare, nel condurla felicemente a termine e nel governare la movimentata fase del post-Concilio.

Per volere di papa Giovanni Paolo II, l'11 maggio 1993, il cardinale Camillo Ruini, Vicario per la Città di Roma, ha aperto il processo diocesano per la causa di Beatificazione di papa Paolo VI.

Attualmente è Servo di Dio.

In alcuni ambienti tradizionalisti questo documento venne tacciato di essere vicino ad una dottrina sociale troppo clemente verso la sinistra e il suo pensiero. All'indomani di quest'enciclica, il quotidiano del MSI il Secolo d'Italia titolò in tono polemico: "Avanti Populorum!". In pratica, si ripeté la critica avanzata a Giovanni XXIII con l'enciclica Pacem in terris, (ribattezzata sempre negli stessi ambienti "Falcem in terris"). Le due encicliche vennero studiate dai due Pontefici con gli stessi collaboratori.

Fin dalla morte di questo pontefice, non si poté non riconoscere la grandezza intellettuale, spirituale e culturale della sua personalità.

Per questa ragione, l'Opera per l'Educazione Cristiana di Brescia avanzò la proposta di fondare una specifica istituzione, al fine di promuovere lo studio scientifico e storico della figura di papa Montini: per delibera del vescovo di Brescia e con riconoscimento giuridico del Presidente della Repubblica, nacque nel 1978 l' Istituto internazionale di studi e documentazione Paolo VI.

Questo importante centro è al giorno d'oggi la sede principale, a livello mondiale, per lo studio della vita, degli anni e delle opere di Paolo VI, con una biblioteca specializzata (in costante aggiornamento) e un vastissimo archivio di autografi paolini editi e inediti, donati in maggior parte da mons. Pasquale Macchi, ex segretario personale di Paolo VI e suo esecutore testamentario.

Inoltre l'Istituto promuove colloqui e giornate di studio ed è fucina attiva di innumerevoli pubblicazioni montiniane in diverse lingue.

Attuale Presidente dell'Istituto è Giuseppe Camadini.

La casa editrice ufficiale dell'Istituto è la romana Studium.

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Léon-Joseph Suenens

Léon-Joseph Suenens (Ixelles, 16 luglio 1904 - Bruxelles, 6 maggio 1996) è stato un prelato cattolico belga, tra le più forti voci progressiste nella gerarchia della Chiesa.

Arcivescovo di Malines-Bruxelles e primate del Belgio dal 1961 al 1979, fu elevato alla porpora cardinalizia nel concistoro del 19 marzo 1962 da Papa Giovanni XXIII.

Al Concilio Ecumenico Vaticano II, egli sottolineò l'urgenza di adattare la Chiesa al mondo moderno e la necessità di una collaborazione con le Chiese protestanti ed ortodosse, specialmente nel campo sociale e umanitario, per la soluzione dei problemi della società moderna.

All'apertura della seconda sessione del Concilio, alla fine del 1963, perorò la causa dei diaconi laici come ordine permanente e, alla presenza di osservatori femminili laici e religiosi, pronunciò un discorso che fu lungamente applaudito nonostante gli applausi siano espressamente vietati dal regolamento conciliare.

Successivamente Suenes si è fatto uno dei più tenaci sostenitori della dottrina del controllo delle nascite e oppositore del celibato ecclesiastico entrando in contrasto, su questi punti, con Papa Paolo VI.

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