Condono

3.4942832013882 (1137)
Inviato da gort 16/03/2009 @ 02:09

Tags : condono, temi e dibattiti, politica

ultime notizie
Non passa il condono salvatetti. Caporale: «sventato scempio» - PrimaDaNoi.it
L'AQUILA. La I^ Commissione consiliare ha dato parere negativo al progetto di legge presentato dal consigliere Menna su “Modifiche ed integrazioni all'art. 85 della LR 2005”, meglio conosciuta come legge dei sottotetti. La norma, inserita nella Legge...
ALLOCCA: 'IL CONDONO È UN ATTO DI TUTELA VERSO IL CITTADINO' - ilmediano.it
Nella pubblica assise il primo cittadino sommese difende la scelta di Palazzo Torino: "Il condono fiscale? Un atto di legalità". Sala consiliare traboccante di gente per l'incontro indetto dal comune di Somma Vesuviana per far luce sulla questione del...
La Spinosa sui mancati condoni nel Parco - Castellinews.it
Ora la "colpa" di questo mancato condono lo vogliono addossare all'Ente Parco. Chi gioca su questa bugia – hanno accusato nel comunicato – lo fa per chiari motivi personali e professionali: hanno promesso condoni e presunte regolarizzazioni che mai...
SCUDO 3, RIPARTE LA STAGIONE DEI CONDONI - Wall Street Italia
Lo stato ci guadagnò, 1,1 miliardi di entrate fiscali straordinarie solo con lo Scudo Fiscale 1, grazie ad una generosa (per gli evasori) aliquota del 2,5 per cento da questi pagata in cambio di un condono tombale sui comportamenti fiscali pregressi e...
Settore urbanistica, nuovi orari di apertura - La Provincia Latina TV
L'apertura degli uffici (programmazione urbanistica, tutela ambientale, edilizia privata e condono) è stata rideterminata attivando una diversificazione dell'orario di accesso per tipologia di utenti. Le giornate di ricevimento per il pubblico,...
Fisco: Uckmar, Governo ha abbassato la guardia (Rep) - Borsa Italiana
Secondo il tributarista, "il condono, cosi' come lo scudo, e' il piu' nefasto provvedimento che si possa prendere in uno Stato di diritto". Inoltre, in Italia "c'e' sperequazione" nel sistema fiscale ed "e' li che dovremmo agire: la tassazione sui...
DL FISCALE: D'ANTONI, TREMONTI PREMIA EVASORI E PENALIZZA IL SUD - Agenzia di Stampa Asca
''Mentre le Fiamme Gialle denunciano un incremento record dell'evasione fiscale, l'esecutivo si prepara a introdurre uno 'scudo' che e' un condono per gli evasori piu' ricchi. E' l'ultimo atto di una politica fiscale lassista e criminogena che,...
VENDE UN RENE PER PAGARE IL MUTUO - Oggi Treviso
Un commercio del proprio corpo che pensavamo potesse limitarsi ai paesi poveri del sud est asiatico (addirittura a Singapore, solo due mesi fa, il Parlamento ha reso legale, con un condono, la compravendiva di organi) e che invece sta dilagando in...
FISCO: FASSINA(PD), EVASIONE SI PUO' SCONFIGGERE SENZA 'SCUDO' - Agenzia di Stampa Asca
... delle strategie impostate e lasciate in eredita' dal Governo Prodi e dimostrano che l'evasione internazionale si puo' sconfiggere anche senza lo 'scudo' che in ministro Tremonti vorrebbe introdurre e che di fatto e' un condono per i ricchi''....
Torre del Greco. Chi non paga le tasse avrà un condono - Capitoloprimo.it
E ora un condono di questa portata a cinque giorni dalle elezioni. Qualcuno potrebbe strumentalizzare il provvedimento. Vorrei capire dove è finita la lotta senza quartiere che avevamo promesso ai cittadini onesti per chi non aveva pagato la Tarsu....

Condono

Nell'ambito del diritto, il condono è un provvedimento legislativo emanato dal legislatore, o dal Governo mediante decreti legge, tramite il quale i cittadini che vi aderiscono possono ottenere l'annullamento, totale o parziale, di una pena o di una sanzione. Gli esempi più comuni sono il condono fiscale ed il condono edilizio, ma esistono anche altre forme, come il condono valutario, previdenziale, assicurativo, immobiliare ecc., oltre a specifici condoni che fanno riferimento a singole tasse, come, ad esempio, quella sui rifiuti o altre simili.

Solitamente, il procedimento si assolve tramite il pagamento di una certa somma di denaro, che può variare, caso per caso, anche in relazione alla tipologia e all'entità di ciò che si intende condonare. Inoltre, nel momento in cui viene varato, il governo ne definisce il raggio d'azione, cioè i limiti del medesimo, stabilendo, fra le varie tipologie di reati e di comportamenti sanzionabili su cui insiste, quali rientrino o meno nell'alveo della condonabilità. Per sua natura, il condono è un provvedimento la cui partecipazione è sempre facoltativa, e ciascun cittadino è libero di decidere se aderirvi o meno.

Le ragioni che spingono un governo ad emanare un condono, generalmente su indicazione del Ministro dell'Economia e delle Finanze, sono molteplici, ma la più importante è il bisogno di assicurarsi, per tramite di un'auspicata massiccia adesione da parte dei contribuenti, un consistente afflusso di denaro extra gettito nelle casse dello Stato.

I condoni sono talvolta conseguenti a riforme, più o meno radicali, dell'intero sistema tributario, per cui si è applicato questo provvedimento al fine di fare tabula rasa del passato e ripartire ex-novo con le nuove normative. I condoni vengono emanati anche per smaltire tutte le pratiche legali ed i contenziosi processuali che si trascinano per anni nei tribunali e che, pertanto, rischiano di cadere in prescrizione o, comunque, di non raggiungere mai la fine, con un possibile danno per le casse dello Stato.

Lo strumento del condono può consentire l'allargamento o comunque l'arricchimento della base imponibile per le dichiarazioni dei redditi anche future ad esso. Questo si verifica poiché quei contribuenti che decidono di approfittare del condono per sanare le proprie irregolarità, da quel momento in poi sono costretti a mantenere quel livello di reddito condonato, in quanto, se tornassero a dichiararne uno inferiore, rischiano di esporsi a tempestive verifiche ed accertamenti tributari.

Il più grande condono fiscale mai attuato nella storia del Vecchio Continente è avvenuto durante l'Impero Romano. Nel 118, l'imperatore Adriano, da pochi mesi al potere come nuovo cesare, decise di conquistare il più rapidamente possibile la simpatia ed il consenso di tutti i cittadini dell'Impero, da quelli che vivevano a Roma fino ai residenti dei piccoli villaggi nelle province più lontane. Per ottenere questo obiettivo varò quello che ad oggi è considerato il più grande condono fiscale di tutti i tempi: con un solo ed impetuoso atto di generosità contabile, Adriano cancellò tutti i debiti erariali dei contribuenti romani degli ultimi sedici anni. L'ammontare del denaro a cui Roma rinunciò, lasciandolo ai contribuenti, fu di oltre 900 000 000 di sesterzi, che quasi rappresentava le entrate fiscali che, complessivamente, l'Impero Romano raccoglieva annualmente. Nessuno fu escluso da questo magnanimo gesto, il quale continua ad occupare, nella storia della contabilità, il posto più alto nella graduatoria degli atti perdonali di carattere tributario mai emanati in Europa.

Per la parte superiore



Beppe Grillo

Beppe Grillo al V-Day di Bologna.

Diplomato in ragioneria, si scoprì comico quasi per caso, improvvisando un monologo nel corso di un provino. Un paio di settimane dopo apparve per la prima volta in televisione, scoperto da Pippo Baudo per il cabaret milanese "La Bullona" e lanciato nel varietà Secondo voi, andato in onda tra il 1977 e il 1978, cui fecero seguito, nel 1979, altre partecipazioni a Luna Park diretto da Enzo Trapani, e a Fantastico.

Nel 1978 condusse assieme a Stefania Casini, Maria Giovanna Elmi e Vittorio Salvetti, il Festival di Sanremo (in anni successivi, vi partecipò diverse volte, in veste di comico).

Negli anni Ottanta arrivò il grande successo grazie a trasmissioni come Te la do io l'America (1981, in sei puntate) e Te lo do io il Brasile (1984, in sei puntate), in cui raccontava la sua esperienza personale legata alla visita di Stati Uniti e Brasile, con aneddoti e battute circa la cultura, lo stile di vita e le bellezze di quei luoghi. Negli anni successivi la sua popolarità continuò a crescere, con un'altra trasmissione costruita sulle proprie esperienze personali (Grillometro del 1985) e, dal 1986 al 1988, come testimonial in una decina di spot pubblicitari per una marca italiana di yogurt; con questi spot vince i premi più prestigiosi del settore: Leone d'oro di Cannes, premio ANIPA, Art Director's club, Spot Italia Pubblicità e successo, Gran Premio Internazionale della TV (il Telegatto, vinto per la sesta volta).

Le sue esibizioni andarono caratterizzandosi, nel tempo, per una crescente quota di contenuti satirici, espressi in forma sempre più diretta e pungente. Nel 1986, durante un varietà televisivo del sabato sera, Fantastico 7, attaccò il Partito Socialista e Bettino Craxi, all'epoca Presidente del Consiglio dei Ministri. Il fatto ebbe come conseguenza l'"allontanamento" di Grillo dalla televisione pubblica.

Nel cinema lavorò, tra il 1982 e il 1988, come attore in tre film diretti, rispettivamente, da Luigi Comencini, Dino Risi e Francesco Laudadio. Nel 1982, per l'interpretazione nel film di Luigi Comencini, Cercasi Gesù, vince il David di Donatello nella categoria "miglior attore esordiente", e, sempre nel 1982, si aggiudica, per la stessa interpretazione, il Nastro d'Argento sempre nella categoria "miglior attore esordiente".

Archiviati gli anni Ottanta, Grillo si reinventa uomo di spettacolo e inizia a portare sulle scene dei recital dalla forte polemica ambientalista e politica in senso lato. Il primo, intitolato "Buone notizie" è scritto in collaborazione con Michele Serra, e costituisce il suo debutto teatrale. Intanto in Italia scoppia lo scandalo "Mani pulite", e in Rai si insedia un nuovo CdA che riesce a convincere Grillo a tornare in tv. Nasce così il Beppe Grillo show, trasmesso in prima serata su Raiuno dal Teatro delle Vittorie di Roma il 25 novembre e il 2 dicembre 1993. Si rivela un vero e proprio evento televisivo in termini di ascolti (circa 15 milioni di telespettatori a sera), e il grande pubblico conosce il Grillo dalla denuncia vera e forte. Ad oggi, quello show costituisce l'ultima apparizione di Grillo sulle televisioni Rai e Mediaset. Tuttavia nel 1998 i francesi del gruppo Canal Plus, proprietari della televisione a pagamento Telepiù, riportano Grillo in TV, trasmettendo i suoi spettacoli e per un monologo di una mezz'ora circa mandato in onda la sera del 31 dicembre, subito dopo il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, del quale costituisce una sorta di parodia. Il titolo della trasmissione è Discorso all'umanità ed essa si ripete con le stesse modalità dal 1998 al 2001, senza pubblicità e in chiaro.

Quando però nel 2002 Telepiù viene venduta a Rupert Murdoch, si interrompe anche questa esperienza televisiva. Il 10 giugno 2002 Grillo dichiara: «Con Murdoch, in Telepiù non accetterò alcun programma. Continuerò a girare per le piazze». Sostanzialmente, dunque, gli anni Novanta di Grillo segnano il suo passaggio dai mass media ai teatri e alle piazze, dove egli costruisce un diverso rapporto col pubblico grazie a spettacoli come Cervello e Apocalisse morbida.

Negli anni Duemila si assiste a un'ulteriore evoluzione del modello di comunicazione di Grillo. Pur proseguendo a portare nei teatri i suoi monologhi impegnati, decide di intraprendere una nuova iniziativa, e apre un blog. Grazie a questo nuovo strumento il comico raggiunge una vasta popolarità, a livello nazionale e internazionale, nonostante l'assenza dai mass media italiani tradizionali.

Nell'ottobre 2005 l'edizione europea del settimanale statunitense Time lo ha eletto tra gli eroi europei dell'anno per gli sforzi e il coraggio nel campo dell'informazione pubblica.

Nel 2006 ha pubblicato un libro intitolato Tutto il Grillo che conta, un compendio di monologhi e argomenti trattati negli ultimi dodici anni.

Nel 2006 ha brevemente collaborato con Stefano Montanari (direttore scientifico del Nanodiagnostics di Modena) ed Antonietta Gatti (direttore scientifico del Laboratorio dei Biomateriali dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia), per sensibilizzare l'opinione pubblica a proposito delle ricerche di Montanari e Gatti sugli inquinamenti da nanoparticelle e le nanopatologie. Oltre ad esporre i contenuti ed i risultati di queste ricerche nelle forme tipiche della sua comicità, Grillo ha lasciato spazio a Montanari, che lo ha affiancato in diverse occasioni durante il suo tour per l'Italia, di esporre in modo divulgativo ma rigoroso questa tematica. Grillo ha poi affiancato Montanari in diverse occasioni istituzionali nelle quali il ricercatore emiliano era stato invitato da comitati di cittadini, che si opponevano alla costruzione o all'ampliamento di impianti di incenerimento dei rifiuti, ad esporre in sedi amministrative i rischi collegati alla presenza nel territorio di tali impianti. Grillo ha anche utilizzato il suo blog come piattaforma per promuovere una raccolta fondi per acquistare un nuovo microscopio per la ricerca sulle nanopatologie.

Oltre a collaborare attivamente nella lotta contro la costruzione degli inceneritori, rilevanti sono i suoi interessi per quanto riguarda le risorse energetiche e le fonti alternative come anche in campo politico ed economico.

Il 2 ottobre 2006 è stato prosciolto in un processo per diffamazione intentatogli da Mediaset.

Nel 2006 è uscito il suo nuovo DVD: "Beppe Grillo 2006 Incantesimi", della durata totale di circa 5 ore (nell'edizione da due dischi, dove allo spettacolo Incantesimi si aggiunge una serie di interviste con varie personalità). Durante lo spettacolo, fra le altre cose, Grillo parla di politica, trasporti, di copyright, di termovalorizzatori e di case farmaceutiche. Riguardo all'informazione, oltre all'entusiasmo nei confronti di Internet e dei blog che permettono di saltare il "filtro" degli editori, è presente anche un breve elogio a Wikipedia.

Il tour 2007, partito il 16 febbraio da Pordenone, ha preso il nome di "Reset".

Il 13 marzo 2007 Grillo ha annunciato sul suo blog di voler fare l'editore, e ha lanciato la collana beppegrillo.it. I libri saranno tratti dai suoi spettacoli, dalle sue iniziative e dal suo blog; pubblicherà, inoltre, traduzioni di libri non pubblicati in Italia. Il primo libro pubblicato s'intitola: "Schiavi Moderni–Il precario nel Paese delle meraviglie" e raccoglie le storie a lui inviate, tramite il blog, dagli italiani che lavorano da precari. Annunciato anche il prossimo libro per la fine di aprile 2007: "Tutte le battaglie di Beppe Grillo".

Il 26 giugno 2007 Grillo ha tenuto un discorso di oltre un'ora al parlamento europeo nel quale oltre a parlare di nuove tecnologie, ha discusso anche dei problemi italiani, primo fra tutti il fatto che in parlamento risiedano 25 condannati in via definitiva. Nella stessa occasione ha annunciato l'organizzazione del Vaffanculo Day, un evento che si è tenuto l'8 settembre 2007 nelle piazze di varie città italiane, di fronte ad alcune ambasciate italiane all'estero e trasmesso in diretta soltanto dall'emittente satellitare EcoTv.

Le proposte sono state consegnate dal comico il 14 dicembre del 2007 nelle mani del presidente del Senato Franco Marini a Palazzo Madama e un funzionario del Senato le ha protocollate con i nn. 1900 e 1936. Le proposte di legge non sono state prese in considerazione, né discusse per una loro eventuale modifica entro il termine della XV legislatura.

Il 23 febbraio 2008 si è tenuto a Napoli il Monnezza Day (il giorno del rifiuto), manifestazione di denuncia contro la situazione dei rifiuti in Campania. Durante la manifestazione, Grillo ha sostenuto che per secoli il Sud Italia è stato sfruttato e martoriato. Nonostante la grande partecipazione dei cittadini e il grande appoggio della blogosfera , la manifestazione ha però avuto scarso risalto sui mezzi di informazione tradizionale.

Il 25 aprile 2008 è la data del 2° V-Day, chiamato V2-Day, dedicato al tema della "libera informazione in libero stato" con la raccolta firme su 3 referendum abrogativi per abolire l'ordine dei giornalisti, i sussidi pubblici all'editoria e la legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo. Il fulcro della giornata è stata la manifestazione tenuta a Torino a Piazza San Carlo con la presenza di Beppe Grillo.

Secondo il Corriere della Sera, il 30 ottobre 2008 a Bologna, in occasione della protesta studentesca nei confronti del ministro Gelmini, Grillo è stato fischiato da alcuni studenti indispettiti dalla sua partecipazione alla manifestazione, in quanto non era gradita la presenza di "primedonne". Il comico genovese ha risposto che «sono cinque o sei, ma hanno perfettamente ragione, è la loro manifestazione e la gestiscono loro. Nonostante tutto siamo con loro».

Inoltre i candidati devono avere la fedina penale pulita (non aver subito condanne in via definitiva), non essere stati eletti per più di due mandati (per favorire il ricambio), ed essere residenti nel comune per cui il quale sono candidati.

Grillo è autore di un blog aperto il 26 gennaio 2005 (in contemporanea con la prima tappa a Pordenone dell'omonimo tour 2005 Beppegrillo.it), e dal 28 aggiornato quotidianamente. Il blog è primo in Italia per numero di link entranti e tra i primi al mondo (negli ultimi sei mesi arrivato alla nona posizione) secondo Technorati, arrivando a contare una media di 150.000 - 200.000 contatti al giorno. Grillo vi gioca il delicato ruolo di "capo opinionista". Il 14 dicembre 2005 il blog ha vinto il Premio WWW (istituito nel 1997 dal giornale Il Sole 24 Ore e patrocinato dal Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie italiano) come miglior sito internet italiano nella categoria "news e informazione".

Nemmeno Grillo pensava che dopo un anno il suo blog potesse raggiungere tali livelli. Spesso vi pubblica lettere di personaggi illustri (premi Nobel, personaggi dello spettacolo, etc.) anche se alcune di queste risultano poi essere dei falsi, come spiegato più avanti. Bisogna però tener conto che il blog e gli spettacoli di Beppe Grillo sono prodotti dalla Casaleggio Associati (presidente Gianroberto Casaleggio), un'azienda di marketing e strategie di rete. La Casaleggio promuove nuove tecnologie e strategie di pubblicità via internet come, ad esempio, Second Life.

Ha fatto invece discutere una presunta lettera di papa Benedetto XVI a Grillo pubblicata nel blog il 13 gennaio 2007. La lettera infatti era un falso, o meglio un "quasi falso" come annunciato dallo stesso Grillo tre giorni dopo, creato mettendo insieme alcune dichiarazioni del Pontefice e del suo segretario di stato Tarcisio Bertone, amico e concittadino di Grillo, a proposito delle energie rinnovabili. Alcune parti della finta lettera erano infatti palesemente ispirate alla Lectio magistralis tenuta dal papa a Ratisbona il 12 settembre 2006. Lectio divenuta famosa per le proteste suscitate nella comunità islamica a causa di una citazione di una frase dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo a proposito della guerra santa, nella quale frase l'imperatore additava come cattive e disumane tutte le cose portate da Maometto.

Qualcosa di analogo avvenne il 26 marzo 2008, quando una lettera sulla questione tibetana, attribuita al presidente cinese Hu Jintao e indirizzata, tra gli altri, a Beppe Grillo, Nancy Pelosi e Richard Gere in qualita' di "opinion leaders", apparve sul blog. Tale lettera era in realtà costituita da ampi stralci di un discorso tenuto nel 2001 da Hu Jintao, all'epoca vice-presidente, in occasione dei 50 anni della "liberazione pacifica" del Tibet..

Il 9 marzo 2008 l'Observer (il domenicale del Guardian) pubblica una classifica dei 50 blog più influenti al mondo: Grillo è al nono posto.

Le critiche rivolte al comico hanno riguardato soprattutto il suo stile di vita: è stato accusato di non essere coerente coi princìpi che dice di sostenere. In particolare è stato detto che possiede una Ferrari e una barca a motore, ma lui ha precisato di averle avute, di aver venduto la barca e di possedere un altro autoveicolo (una Toyota ibrida), confermando di avere due case, una a Genova e una in Toscana. Ha inoltre ammesso che il suo legale si è occupato della vicenda di chi vendeva i suoi spettacoli su eBay presentando un esposto alla Procura di Alessandria. Pesanti critiche gli sono state rivolte anche quando si avvalse del cosiddetto "condono tombale" promosso dal governo Berlusconi e da lui più volte criticato in quanto premiava gli evasori. Grillo ha peraltro ammesso apertamente, di fronte ai giornalisti e senza alcuna loro sollecitazione (durante un'intervista tenutasi a margine di un suo spettacolo in piazza a Bologna l'8 settembre 2007, in occasione del V-Day), di aver fruito del suddetto condono, e che esso si riferiva precisamente ad una somma pari a 500 euro.

Nel 1988 la Cassazione lo condannò definitivamente per omicidio colposo a un anno e tre mesi di carcere, poiché giudicato responsabile della morte di due adulti e del loro bambino di 8 anni a seguito di un incidente d'auto, avvenuto il 7 dicembre del 1981, nel quale lui era alla guida. Morirono tutti i passeggeri tranne lui. Oggetto di critica è stato quindi il fatto che egli stesso, condannato in via definitiva per omicidio colposo volesse che fossero esclusi dal Parlamento i condannati «in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale». A tal proposito, tuttavia, va notato come lo stesso comico abbia pubblicamente ammesso il suo status giuridico di pregiudicato nonché precisato in più occasioni che mai si candiderà alle elezioni politiche.

Un'ulteriore critica rivoltagli riguarda il fatto che nel suo spettacolo "Time out", del 2000, Grillo criticava la tecnologia e il suo complicato funzionamento, finendo ogni serata distruggendo un PC; successivamente ha cambiato radicalmente idea, aprendo un proprio popolare blog e affermando che tramite internet e le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per il miglioramento della società. Mentre alcuni argomentano che è possibile e assolutamente giustificabile cambiare il proprio giudizio, altri sostengono che tale atteggiamento abbia poco di sincero e che sia dettato da una logica opportunista.

Il 9 gennaio 2008, Alessandro Gilioli, caporedattore de L'espresso, ha scritto sul suo blog di aver proposto un'intervista a Grillo. Secondo quanto riferito da Gilioli, il comico ha inizialmente accettato, ma successivamente si è rifiutato di rispondere dopo aver letto le domande ed essersi accorto che le risposte a quest'ultime potevano essere anche solo parzialmente trascritte, incentrate sulle sue critiche ai giornali e averle ritenute indegne. Gilioli ha commentato la vicenda arrivando alla conclusione che Grillo teme il confronto, che "ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura" e che usa lo strumento del blog per evitare appunto il dibattito pubblico. Grillo in seguito, in un'intervista concessa a un magazine risponde alle critiche di Gilioli: "Il giornalista dell'Espresso, mi voleva fare un'intervista che io non avevo voglia di fare: voleva dimostrare qualche cosa che a me non interessava. Io con l'Espresso ho sempre avuto un buon rapporto. Probabilmente era un infiltrato di Panorama che voleva farmi litigare con l'Espresso. Io ho rilasciato interviste dalla Sentinella del Canavese al New York Times. Il numero del New Yorker che esce adesso ha 14 pagine su di me. Però non mi sento obbligato a rispondere sempre e comunque".

Ultimamente su internet sono apparsi articoli critici nei confronti dell'editore di Beppe Grillo, la società Casaleggio Associati. In marzo 2008 è uscito il libro Webbe Grillo di Gaetano Luca ed Ivan Filice, ex membri dei meetup di Oristano e Monza, in cui si raccolgono tutti i dubbi e le contraddizioni su Beppe Grillo e la Casaleggio Associati, oltre a mettere in risalto le anomalie di alcuni meetup e di alcune liste civiche nascenti. Un altro libro significativo, Ve lo do io Beppe Grillo, uscito ad aprile 2008 e scritto da Andrea Scanzi, biografia non ufficiale ma autorizzata (Scanzi ha più volte intervistato Grillo negli anni), è risultato essere il ritratto giornalistico più credibile e imparziale sul comico-politico genovese. Andrea Scanzi, firma de La Stampa, con Travaglio (vero punto di riferimento per il blogger ligure) è uno dei giornalisti a non avere attaccato a spada tratta Grillo, ma anzi ad avere avuto un atteggiamento accondiscendente e partecipe; da qui alcuni scontri televisivi con grandi avversari di Grillo quali, ad esempio, Filippo Facci, Maurizio Gasparri e Vittorio Sgarbi.

Il 30 aprile 2008 l'Agenzia delle Entrate ha reso consultabile su internet il reddito imponibile dei cittadini che hanno presentato la propria dichiarazione dei redditi per l'anno 2005, operazione per la quale Beppe Grillo ha contestato le modalità di pubblicazione dei dati. Secondo il Corriere della Sera la reazione di Grillo è stata criticata da alcuni dei suoi sostenitori. Grillo ha poi replicato criticando i giornali che lo hanno attaccato.

Dai dati dell'Agenzia delle Entrate è emerso che Grillo aveva dichiarato nel 2005 un reddito imponibile (4.272.591 Euro) superiore a quello di diverse altre personalità. Questo ha dato adito ad alcune critiche su quello che, secondo i detrattori del blog di Grillo, non sarebbe altro che "uno splendido negozio con un sistema di vendita che funziona benissimo", anche se Gad Lerner, generalmente critico nei confronti del comico genovese, ha preso le sue difese su questo punto, sostenendo che "sono soldi guadagnati lecitamente offrendo un servizio unico nel suo genere" . Inoltre Grillo ha puntualizzato che è pur vero che guadagna molto, ma è anche vero che paga tutto il dovuto (circa metà del reddito) al fisco.

Fra le critiche più articolate al V-Day un articolo di Eugenio Scalfari del 12 settembre 2007 riassume alcune perplessità sul fenomeno del "grillismo". Scalfari critica anche il contenuto delle tre proposte di legge: alcune sono incostituzionali o autoritarie, osserva poi che i difetti della politica sono determinati dal consenso pubblico più che dalle regole, la loro soluzione deve pesare sul senso critico dei cittadini, mentre la richiesta di "soluzioni" per legge soddisfa piuttosto il desiderio di de-responsabilizzarsi dei cittadini.

Il comico Daniele Luttazzi, in un discusso articolo pubblicato sul sito della rivista MicroMega il 13 settembre 2007: il V-Day "fa acqua da tutte le parti", poiché è assurdo “pensare che una legge possa risolvere la pochezza umana”. Pur offrendo un contributo all'informazione nazionale, Grillo illuderebbe gli ascoltatori con soluzioni demagogiche, politicamente inutili o controproducenti.

Il successo del blog di Beppe Grillo è indubbio, anche considerando le centinaia, e a volte migliaia, di commenti che seguono i suoi post. Tuttavia, diversi conoscitori del mondo del web o anche semplici blogger hanno criticato la struttura e l'impostazione del blog del comico genovese: per l'editorialista di Punto Informatico Massimo Mantellini, ad esempio, il blog di Grillo non sarebbe altro che "comunicazione convenzionale con le ballerine del web 2.0 attorno" e arriva a sostenere che "forse, dico forse, Grillo è volontariamente fuori da qualsiasi dinamica di rete"; la mancanza di interazione con gli utenti (Grillo non ha mai risposto ai commenti dei propri lettori) e soprattutto la mancata gestione dei commenti, i quali spesso e volentieri non sono pertinenti con l'oggetto del post correlato, farebbero pensare, secondo i critici, che per Grillo il cosiddetto Web 2.0 non sia niente più che un altro palcoscenico per i suoi spettacoli, ma che egli non sfrutti a fondo le potenzialità che offre rispetto ai media tradizionali.

Anche il contenuto di alcuni articoli del blog di Grillo è stato oggetto di polemiche: particolarmente controverso, anche fra i suoi lettori, è stato un post dal titolo "I confini sconsacrati" in cui Grillo sostenne che "Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia" e che " è un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata.", additando come responsabili il governo, l'Europa a 25 ed il sistema di Schengen e pubblicando una delle "centinaia di lettere sui rom" che dice di ricevere ogni giorno . Ciò suscitò le proteste di diversi visitatori (che bollarono l'articolo come "filippiche proto-leghiste" e "propaganda anni trenta"), mentre Gad Lerner criticò il comico genovese sostenendo di "capace anch’io di prendere applausi solleticando i pregiudizi della gente" , e l'ex ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero commentò che "Chi ha molto ascolto si dovrebbe documentare prima di parlare perché altrimenti non aiuta a risolvere i problemi"; d'altra parte, altri lettori del blog si mostrarono d'accordo con i contenuti del post, e l'ex ministro delle infrastrutture Antonio di Pietro sull'argomento dichiarò: "bisogna rispondere in modo propositivo e cioè assicurando i servizi necessari ai rom. Ma finché questo non sarà garantito dobbiamo regolamentare gli ingressi.", mostrandosi più in sintonia con il messaggio di Grillo.

In alcuni casi, inoltre, il blog di Grillo è stato considerato poco attendibile a causa del contenuto di alcuni articoli, che pubblicizzerebbero come vere notizie che altre fonti definiscono senza mezzi termini delle "bufale": è il caso della coppia dei cellulari che riuscirebbero a cuocere delle uova, in realtà una leggenda urbana che ha avuto origine da un articolo satirico inglese, e la biowashball, una pallina di plastica contenente sferette di ceramica che, secondo i produttori, sarebbe in grado di lavare nella lavatrice senza bisogno di detersivo. Tale prodotto è stato pubblicizzato negli spettacoli di Grillo ed è stato oggetto di indagini separate effettuate dal blogger Paolo Attivissimo, dal periodico Il Salvagente, dalla trasmissione Mi Manda Raitre (con la consulenza del CNR), e dal programma "Patti Chiari" della TSI le quali mostravano come non avesse nessun significativo potere pulente superiore a quello della sola acqua calda; a seguito di ciò, il comico genovese ha scritto un post in cui invita a non "guardare la televisione o leggere i giornali finanziati dallo Stato" per informarsi e sostenendo di possedere una biowashball, ritenendosene soddisfatto. Nello stesso post Grillo ha affermato di non essere pagato per fare pubblicità alla biowashball (allegando in questo senso una lettera dei produttori) e minacciando querele per chi avesse affermato il contrario, precisando però che l'eventuale ricavato di queste ultime sarebbe andato in beneficenza.

Per la parte superiore



Personaggi di Corrado Guzzanti

Corrado Guzzanti.

Voce principale: Corrado Guzzanti.

Qui di seguito si può trovare una lista dei personaggi creati da Corrado Guzzanti tra il 1990 ed oggi, con una scheda di presentazione per ognuno di essi. Spulciando su internet, strumento fondamentale per reperire informazioni su gag del passato delle quali non sono disponibili i video o non sono ancora stati caricati sul web, è stato trovato qualche inconsistente riferimento all'imitazione di Ottaviano Del Turco ed al personaggio dell'Avvocato Spaziale (sagoma del giurista Giuliano Spazzali), portati entrambi in scena a Tunnel, nel 1994.

Inoltre, si è ritenuto opportuno scrivere solamente le schede dei suoi personaggi in carne ed ossa, trascurando di conseguenza gli sketch in cui il comico faceva sentire solo la propria voce, come nel caso del telespettatore abruzzese (noto anche come l'uomo con la casa in Abruzzo) che interrompeva telefonicamente tutte le puntate del caso Scafroglia, travisando puntualmente le parole pronunciate poco prima dal presentatore del programma, a causa di banali disguidi linguistici, come Fa l'ACI al posto di Fallaci (Oriana, la giornalista).

In quasi vent'anni di carriera televisiva, Corrado Guzzanti ha portato in scena una miriade di personaggi diversi, alcuni più ricordati di altri. Tra questi ultimi, si ricordano per esempio l'inviato del TG1 che ad Avanzi voleva convincere ad ogni costo persone emarginate che la colpa delle loro sfortune era attribuibile al Comunismo; Piercarlo, uno dei tanti mariti incapaci di soddisfare sessualmente la compagna (interpretata nelle gag da Carla Signoris); Frosio, l'ingenuo inviato del TG4 al soldo di Emilio Fede (a Tunnel Frosio lo impersonava Mauro Pirovano), del quale si può trovare un breve filmato alla fine del DVD Millenovecentonovantadieci; Gnol, cugino di Arnel (Marco Marzocca), entrambi collaboratori domestici del conduttore de Il caso Scafroglia.

Per informazioni sui personaggi impersonati da Guzzanti nella sit-com Boris (serie televisiva), clicca qui.

L'imitazione di Antonello Venditti fu proposta per la prima volta ne L'ottavo nano. In quasi ogni puntata dello show, il finto cantautore entrava in studio con il suo pianoforte bianco, trasportato al centro della sala mediante una pedana scorrevole, e nella sua canzone, costruita sul brano del vero Venditti Roma Capoccia, descriveva i personaggi ed i (dis)servizi che si potevano incontrare ad ogni svincolo del Grande Raccordo Anulare (Bruno l'infame all'uscita della Laurentina, una buca vicino a quella per Torpignattara, la benzinaia Sabrina che lavora all'autogrill) e così via. In una sola occasione invece, Guzzanti - Venditti veniva ripreso di schiena mentre faceva finta di suonare il pianoforte e cercava, con la cartina appoggiata sui tasti dello strumento, una strada della viabilità romana da cui trarre ispirazione per un nuovo brano. Dal punto di vista vocale e canoro, invece, Guzzanti enfatizzava largamente l'accento romano dell'artista e la sua consuetudine di trascinare le vocali, in particolare la "a" e la "e", alla fine di ogni strofa.

Dopo poche apparizioni la parodia divenne un cult e gli audio dei brani cantati in trasmissione si diffusero su internet in formato MP3. Anche il vero Antonello Venditti dimostrò di apprezzare l'imitazione di Corrado Guzzanti, al punto da invitarlo ad un suo concerto presso il Circo Massimo per interpretare con lui la canzone del Grande Raccordo Anulare, inserita poi nel suo ultimo album Circo Massimo 2001.

La parodia dell'economista statunitense comparve un paio di volte nella trasmissione Il caso Scafroglia, dove Guzzanti offrì il punto di vista del finto Luttwak sulla Guerra d'Iraq, a quel tempo intrapresa dagli Stati Uniti d'America ed i suoi alleati. Con questa imitazione, l'attore volle criticare l'amministrazione Bush e le motivazioni da essa addotte per motivare l'invasione del Paese mediorientale; Guzzanti, come parte dell'opinione pubblica, non credeva infatti che il dittatore iracheno fosse realmente in possesso di armi di distruzione di massa e riteneva al contrario che le reali intenzioni degli USA fossero quelle di appropriarsi delle immense risorse petrolifere irachene. Guzzanti-Luttwak, in collegamento da una stanza dove maltrattava giovani no global e li costringeva ad abiurare le loro idee, sosteneva che intervenire militarmente fosse davvero necessario per scongiurare il rischio di un attacco, che Saddam avrebbe potuto sferrare con le armi che aveva ricevuto in passato dagli stessi Stati Uniti.

Corrado Guzzanti prese di mira per la prima volta il conduttore del Tg4 nell'aprile 1994, all'interno della trasmissione satirica Tunnel. L'imitazione di Fede era proposta in ogni puntata; in questo modo, Guzzanti ebbe la possibilità di realizzare un ritratto completo del giornalista di Mediaset, ironizzando in particolare sul suo atteggiamento accomodante verso Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, a partire dalla sua discesa in campo. Ogni sketch prendeva spunto da eventi di attualità che riguardavano la figura del Presidente di Forza Italia, tra cui i problemi giudiziari, i sempre maggiori consensi ottenuti nella campagna elettorale del 1994 e, dopo il successo alle elezioni, i provvedimenti del nuovo governo.

Guzzanti, che appariva sempre dietro alla scrivania dello studio del telegiornale con due spille sulla giacca a riprodurre il simbolo di Canale 5, faceva leva sulla prevalenza di notizie di cronaca nera e gossip nell'informazione del tg4. L'attore romano rimarcò e caricaturizzò la passione di Fede nei confronti dell'altro sesso, traendo ispirazione dalla gaffe che il giornalista aveva commesso qualche anno prima, quando era stato scoperto, a sua insaputa, a fare pesanti apprezzamenti verso la giornalista e scrittrice Kay Rush, che insieme a Marino Bartoletti gli stava dando la linea da un altro studio per commentare le ultime notizie sulla Guerra del Golfo. Dalle allusive parole di Fede, Guzzanti trasse spunto per dare vita ad un personaggio che faceva pesanti avances alla conduttrice Serena Dandini ed alle sue collaboratrici, in particolare Franca e Jolanda.

Guzzanti ripropose l'imitazione a Mai dire gol (1995-1996) e per l'ultima volta a Comici (1998), riprendendo alcune delle battute che avevano dato notorietà al personaggio. Per l'interpretazione finale, dell'abbigliamento di scena il comico cambiò soltanto le spille appuntate sulla giacca, che a differenza del Fede di Tunnel raffiguravano il biscione, non più il logo di Canale 5. Nella nuova gag ci fu spazio anche per Michelino, un bambino di otto anni che appariva con frequenza a fianco del Guzzanti - Fede già qualche anno prima, sempre interpretato dall'amico Marco Marzocca. Maltrattato di continuo dal presentatore del Tg4 e sottoposto a minacce di ogni tipo (per esempio, Chiamo Diliberto e ti faccio mangiare da lui!, in virtù del detto secondo cui i comunisti di Russia e Cina si cibavano di bambini nei momenti di crisi economica), nella scenetta di Comici Michelino uscì dal baule in cui era stato rinchiuso e si rifugiò nella sottana di Serena Dandini, dopo avere rivolto al pubblico il saluto che lo stesso Fede gli aveva insegnato, che riproduceva il verso del biscione.

Ghezzi, autore di Blob e critico cinematografico, è stato parodiato da Corrado Guzzanti in tre programmi. Prima ad Avanzi, poi al Pippo Chennedy Show, dove il comico presentò per la prima volta una "parodia nella parodia", nel senso che il finto Ghezzi era interpretato da un altro personaggio di Guzzanti, Lorenzo, che vestito con una semplice t-shirt bianca a mezze maniche ed uno spesso paio di occhiali, raccontava, usando un linguaggio confuso e criptico, la trama di un film, realmente esistente oppure inventato. Nella gag non mancavano alcuni tipici comportamenti di Lorenzo (conduttore della rubrica Lorenzo Fuori Orario, ispirata dal programma notturno Fuori orario, condotto dallo stesso Ghezzi), come la forte cadenza dialettale romanesca e l'abitudine ad enfatizzare determinati concetti con urla improvvise, accompagnati dall'uso di parole colte ma spesso non inerenti al tema trattato.

L'imitazione di Enrico Ghezzi fu riproposta qualche anno dopo nel caso Scafroglia, ma con qualche differenza; mentre le recensioni del primo Ghezzi erano interrotte spesso dalle obiezioni della Dandini, in collegamento diretto con lui, ed il critico appariva sullo sfondo di una scena del film che stava presentando, nel nuovo programma Guzzanti recitava su di uno sfondo completamente bianco ed aveva la possibilità di parlare senza essere interrotto, cosa che tuttavia non gli impediva di rendersi ugualmente incomprensibile allo spettatore. Inoltre, pur denotando maggiore tranquillità nell'esposizione del racconto della pellicola di turno, qualche volta era contraddetto dal un personaggio fuori scena, interpretato da Marco Marzocca, che interveniva vocalmente per avvertire l'autore di errori che lo portavano a confondere il film discusso con un altro lavoro cinematografico. Oppure irrompeva direttamente davanti alla telecamera reclamando indietro delle piotte (soldi) da Ghezzi, dando inizio ad un litigio che poneva termine alla discussione sul film: a quel punto lo stesso Corrado Guzzanti, in qualità di conduttore, prendeva la linea dallo studio principale.

Corrado Guzzanti vestì i panni di Enrico Mentana una sola volta, ai tempi di Avanzi, nel 1993, quando Mentana era il conduttore del Tg5. L'imitazione del "mezzobusto" più famoso di Canale 5, fu la prima di una serie che avrebbe compreso anche altri importanti esponenti del mondo giornalistico italiano, tra cui Emilio Fede e Paolo Liguori, rispettivamente i volti più noti di Tg4 e Studio Aperto, gli altri telegiornali delle reti Mediaset.

Enrico Mentana era balzato agli onori delle cronache nel 1992, quando aveva esordito positivamente alla conduzione del Tg5, strappando, giorno dopo giorno, una fetta sempre più consistente di telespettatori al Tg1, fino a vincere contro di esso la battaglia degli ascolti. Guzzanti si interrogò evidentemente sul modo con il quale la televisione di stato era stata superata da Mediaset nel campo delle finestre d'informazione; la parodia di Mentana manifestò l'opinione sprezzante del comico verso la conduzione del telegiornale e gli argomenti in esso descritti. Il personaggio, infatti, presentava il tg dal bancone di un bar, sul quale era appoggiata un'avvenente ragazza seminuda che aveva il compito di passare al conduttore uno dei tanti prodotti che venivano pubblicizzati all'interno del telegiornale, tra una notizia e l'altra. In una tranche della scenetta Mentana, affermando di essere pronto a dare alcune news in maniera svelta, le pronunciava troppo velocemente farfugliando un insieme di parole che si accavallavano tra loro, rendendo incomprensibile il discorso.

In pratica, Guzzanti accusò Mentana di avere ottenuto successo per avere preferito dare risalto a notizie di minor peso specifico, come quelle sul mondo delle celebrità e del gossip, nei cui relativi videoservizi venivano spesso mostrate procaci attrici con vistose scollature: una formula televisiva che lo Studio Aperto di Mario Giordano avrebbe apertamente importato e poi sviluppato qualche anno dopo. Per quanto riguarda infine gli infiniti elenchi di sponsor presentati tra le notizie dal finto conduttore, erano un chiaro richiamo alla pausa pubblicitaria tra meteo e parte informativa, che Canale 5 fu la prima rete televisiva ad introdurre nel palinsesto.

Nota: Nell'imitare Fausto Bertinotti, Corrado Guzzanti pronuncia la "r" come una "v", poiché il politico soffre di rotacismo.

La parodia di Fausto Bertinotti, rappresentata da Guzzanti tra 1997 e 2001 in tre occasioni (una al Pippo Chennedy Show, altrettante a Comici e L'ottavo nano), fu strettamente legata all'attualità delle vicende politiche del primo governo Prodi, le cui decisioni incontravano spesso l'opposizione di Bertinotti e del suo partito, che rientrava a quel tempo nella maggioranza che sosteneva di governo, senza però farne parte. Il comico dipinse il politico come un uomo giocoso, per nulla serio, sempre pronto a fare scherzi al "bonaccione" Romano Prodi ed ai suoi alleati come Walter Veltroni e disposto a rompere con il compagno di partito Armando Cossutta non per motivazioni politiche ed ideologiche, ma per questioni banali come il cattivo gusto in materia di abbigliamento. Proprio nello sketch del 1999, il finto Bertinotti dichiarò che la separazione in seno al partito decisa da Cossutta era dovuta non tanto a divergenze di pensiero, quanto al cattivo gusto del contendente, che a suo dire vestiva veramente male.

Presentatosi sempre in modo elegante (Guzzanti riprende l'attenzione che il politico ha sempre dedicato alla sua immagine), Bertinotti dichiarava che fare cadere il governo era un divertimento ed un gioco; il suo obiettivo di strappare voti agli alleati di governo non era indirizzato all'assunzione di incarichi amministrativi sempre più prestigiosi, bensì alla volontà di causare la fine di ogni esperienza governativa alla quale partecipava il suo partito, solo per divertirsi e ridere alle spalle si chi fidava di lui.

Alle tante parole informali e confidenziali che pronunciava, Guzzanti-Bertinotti affrontava a volte tematiche serie, riguardanti spesso l'economia. Dopo avere cercato di chiarire determinati aspetti del mercato internazionale e del mondo del lavoro con complessi ed elaborati ragionamenti, come costume dell'originale, e ricevuta l'assicurazione dell'interlocutrice Dandini di averli compresi, smontava abitualmente le sue stesse tesi bollandole come cazzate e dichiarando di non averne neppure compreso il significato.

L'imitazione di Francesco Rutelli fu interpretata a L'ottavo nano, in piena campagna elettorale per le elezioni del 2001. Rutelli era il candidato del Centrosinistra alla Presidenza del Consiglio e Guzzanti decise di raccontare, immedesimandosi nel politico, i risultati conseguiti dalla sua coalizione negli anni precedenti, non disdegnando però di lanciare messaggi di affetto verso Silvio Berlusconi, suo avversario nella corsa alla poltrona di Presidente.

Il personaggio creato dal comico era un trasformista dallo spiccato accento romanesco, poco garbato, costantemente arrabbiato ed incline all'insolenza, per il quale Guzzanti trasse ispirazione dai tanti personaggi impersonati da Alberto Sordi, spesso beceri, maleducati e dal modo di fare semplice. Il comico, seguendo i risultati dei sondaggi che premiavano sempre di più la coalizione del Centrodestra, mutò di puntata in puntata l'atteggiamento del finto Rutelli, che da sicuro di sé divenne gradualmente preoccupato e pessimista, al punto da assicurare a Berlusconi la sua amicizia ed il suo appoggio in caso di vittoria di quest'ultimo. Alla fine il politico lanciò un monito all'avversario, implorandolo di ricordarsi degli amici, di chi ti ha voluto bene! nel momento dell'assegnazione degli incarichi di governo.

In una puntata dello show, fu trasmesso uno sketch dove il falso Rutelli veniva ripreso mentre, seduto al pianoforte, cercava di trovare ispirazione per la realizzazione dell'inno dell'Ulivo: dopo vari tentativi, Guzzanti riprendeva il motivo che riproduceva un inno già esistente, quello di Forza Italia, con la parola "Ulivo" a sostituire "Italia". L'intento satirico della gag era evidentemente quello di trasmettere allo spettatore l'idea che gli interessi delle due coalizioni fossero diventati gli stessi e le differenze ideologiche tra le due fazioni venute a mancare. Quindi, secondo Guzzanti, in realtà i contrasti tra le due principali anime della politica italiana non c'erano ed i membri di entrambe le parti scatenavano finte incompatibilità per mantenere uno status quo che permetteva loro di conservare il potere. A confermare questa interpretazione, erano le parole pronunciate in un'altra scenetta da Guzzanti - Rutelli, il quale affermò che il suo principale avversario all'interno dell'Ulivo era Silvio Berlusconi, e rivendicava il "merito", parlando a nome di tutto il Centrosinistra, di non avere preso decisioni sfavorevoli nei confronti del Presidente di Forza Italia nella legislatura precedente.

Il filosofo Gabriele La Porta, ex-direttore di Raidue, fu colpito dalla satira di Corrado Guzzanti in quasi ogni puntata de L'ottavo nano ed anche nel caso Scafroglia, tra il 2001 e l'inizio del 2003.

Il comico diede vita ad un personaggio schizofrenico, autore di ragionamenti sconclusionati e privi di filo logico; questa caratteristica, di sicuro la più evidente, fu accentuata da Guzzanti per esagerare la consuetudine del filosofo a recitare, nei suoi programmi, monologhi difficilmente comprensibili, perlomeno a chi non è avvezzo alla materia e non conosce le linee di pensiero dei più eminenti rappresentanti della filosofia antica e moderna. La macchietta era saltuariamente vittima di raptus omicidi e minacciava, nel corso della scenetta o alla fine di essa, un uomo (Marco Marzocca) legato ad una poltrona o ad una delle quattro colonne che si notavano in fondo alla scena, al grido di Altrimenti lui muore!

In due degli episodi che vedevano La Porta protagonista, apparvero in qualità di ospiti Gianfranco Funari e Gianni Baget Bozzo, sempre impersonati da Guzzanti, che litigarono con il conduttore della rubrica per diversi motivi; il primo, per il fatto che secondo la sua opinione la trasmissione del filosofo induceva al sonno, mentre il sacerdote voleva liberarsi di lui allo scopo di impadronirsi della scena. In una puntata dell'ottavo nano, inoltre, Guzzanti - La Porta irruppe in studio portando con sè come ostaggio la "povera" Serena Dandini, ed armato di pistola fece "strage" tra il pubblico in studio mentre suonavano all'impazzata le sirene della polizia.

L'imitazione di Gabriele La Porta fu riportata in scena l'anno successivo al Caso Scafroglia, dove il filosofo, impegnato a giocare a Scarabeo contro tre avversari, non riusciva a formare una parola dotata di senso compiuto; tuttavia, non riconoscendosi sconfitto, insisteva perché la parola da lui creata (stelfecce) fosse riconosciuta come effettivamente esistente o in ultima istanza aggiunta al vocabolario dopo la zeta: intanto, non avrebbe dato fastidio a nessuno.

Giampiero Mughini fu "beccato" da Corrado Guzzanti una sola volta all'interno di una puntata del Personal TG di Emilio Fede, nella trasmissione Tunnel del 1994. Mughini apparve in veste di ospite del telegiornale ed fu interpellato da Fede sulla polemica tra Fascismo ed antifascismo, nella quale l'opinionista s'inserì dalla parte di chi rimpiangeva il periodo mussoliniano, affermando di aborrire la tracotanza dell'opposizione al Fascismo. A quel punto, Fede interruppe improvvisamente le riflessioni di Mughini, proprio nel momento in cui stava per spiegare le ragioni della sua posizione, e gli riferì che ad interessare il pubblico non erano le sue parole, ma piuttosto l'inclinazione del suddetto a gesticolare e ad assumere pose divertenti. Mughini accolse la richiesta del direttore e cominciò a esibire una serie di faccette, fino a bloccarsi e a costringere Fede a chiamare due infermieri per portarlo via.

Tra tutti i personaggi imitati da Corrado Guzzanti, Gianfranco Funari fu quello che gli diede la maggiore notorietà, al punto che gli sketch del finto Funari divennero molto presto un cult. Il comico parodiò Funari nel periodo in cui lo showman stava progettando di entrare in politica, candidandosi alla carica di sindaco di Milano e cercando di accedere a quella categoria di persone che aveva spesso osteggiato nell'arco di tutta la sua carriera televisiva e professionale. Il personaggio creato da Guzzanti era particolarmente vicino a quello che si proponeva di imitare, sotto molti punti di vista, per esempio nella voce. Guzzanti assunse una tonalità vocale molto vicina a quella del vero Funari, non avendo inoltre alcun tipo di problema a riprendere la cantilenante parlata romanesca del presentatore, già provata in altre creazioni satiriche, come Lorenzo o Rokko Smithersons.

Un altro punto di forza della macchietta era la gestualità; nel rappresentarlo Guzzanti muoveva continuamente le braccia e soprattutto le dita, portandole sulle guance ed ai lati della bocca ed accompagnando le parole più forti e provocatorie con movimenti delle mani altrettanto bruschi ed improvvisi. Infine, il personaggio di Guzzanti descriveva e raccontava i personaggi e le situazioni più imbarazzanti del momento politico, servendosi di "disgustose" metafore, inerenti quasi sempre le feci, i cattivi odori e ciò che è additato comunemente come fastidioso (per esempio la figura della suocera).

Tra il primo ed il secondo Funari, quest'ultimo proposto ne L'ottavo nano, non si possono rintracciare grandi differenze, neppure nella presentazione che il personaggio faceva al pubblico a casa. Infatti, il presentatore entrava abitualmente in studio camminando nervosamente nella sua parte centrale e, spostandosi da una telecamera all'altra, chiedendo ai vari cameramen di inquadrarlo a turno con un determinato zoom. Le storpiature grammaticali del finto Funari, che consistevano spesso in inviti quali Zummolo! e Strignomo!, non facevano altro che aumentare ed enfatizzare l'intento satirico dell'interpretazione.

Parodia dell'omonimo, comparve solo due volte nella trasmissione L'ottavo nano (nel 2001, due anni dopo l'apparizione del religioso nel film Il pesce innamorato di Leonardo Pieraccioni), di cui una all'interno dello sketch di Gabriele La Porta, sempre imitato da Guzzanti: il tutto fu realizzato con "due Guzzanti" nella stessa inquadratura, ciascuno nella rispettiva parte. La gag si basava sulla quasi incomprensibilità delle bofonchiate parole pronunciate dal prete, fra le quali si poteva intuire la volontà di mettere al rogo un terzo personaggio della scenetta, imbavagliato e legato ad un palo (interpretato come al solito da Marco Marzocca), e una disquisizione sul diavolo durante la quale pareva essere "posseduto" da un demone recante una voce simile a quella di Paperino, di cui a volte inseriva la tipica parlata.

In questa imitazione una funzione molto importante era rivestita dai truccatori, che realizzarono sul viso di Guzzanti una maschera, modellata in modo da creare una forte somiglianza a livello cutaneo con Baget Bozzo; infatti, il sacerdote savonese presentava un notevole invecchiamento della pelle nella parte inferiore del viso.

Il giornalista della Rai fu una delle prime vittime di Corrado Guzzanti, che portò in scena la sua imitazione già nella prima edizione di Avanzi, all'inizio degli anni novanta.

Il Minoli interpretato dal comico era un sanguinario, appassionato di omicidi e stragi di cui raccontava i retroscena, i protagonisti e soprattutto i dettagli più macabri, nel descrivere i quali si esaltava e provava un perverso piacere. La scena era organizzata in modo tale da assomigliare perfettamente a quella dello studio di Mixer, la trasmissione ideata e condotta per molti anni da Giovanni Minoli che, con il passare degli anni, stava sottraendo sempre maggiore spazio alla politica, per dedicarlo frequentemente alla cronaca nera. Con ogni probabilità, Guzzanti volle proprio colpire questa tendenza giornalistica, che stava dilagando nel mondo della televisione italiana e su cui avrebbe puntato il dito con l'altra parodia di Emilio Fede. Per quanto riguarda l'organizzazione grafica dell'imitazione, il personaggio era ripreso frontalmente in primo piano ed il suo viso, inquadrato quasi di profilo, appariva sullo sfondo in modo da incentrare l'attenzione dello spettatore sullo sguardo del presentatore: una tecnica che contraddistingueva lo stile di conduzione di Minoli.

Dal punto di vista politico, il comico rappresentò Giovanni Minoli come un protetto di Bettino Craxi, pronto a servire fedelmente il "padrone" nei suoi servizi.

Nota: Nell'imitare Giulio Tremonti, Corrado Guzzanti pronuncia la "r" come una "v", poiché il politico soffre di rotacismo.

Corrado Guzzanti vestì per la prima volta i panni del politico Giulio Tremonti nella striscia satirica Il caso Scafroglia. Tremonti, soprannominato ironicamente Treconti per l'incarico di Ministro delle finanze che ricopriva allora, fu presentato dal comico in perenne confusione davanti ad una calcolatrice, per trovare il modo di far quadrare i conti dello Stato. Il Ministro, dopo avere messo in preventivo dei tagli curiosi (per esempio, le gambe delle sedie del Parlamento) e calcolate tutte le spese, malediceva con disappunto il fallimento dei suoi calcoli, che non gli permettevano di rientrare nei costi dell'attività di governo e di risanare il debito pubblico, esclamando ripetutamente Povca puttana! Povca tvoia! e battendo con violenza i pugni sulla scrivania.

Il ritratto di Tremonti, dopo il primo sketch, sembrava completo: dalla gag scaturiva l'impressione di un uomo in difficoltà con il suo lavoro e privo di autocontrollo. In realtà, le scenette realizzate nelle puntate successive fornirono un'immagine molto diversa del politico, specialmente per quanto riguarda la forza del suo carattere, che emergeva soltanto nei momenti di solitudine. Infatti, l'approccio violento del finto Tremonti nei confronti di una macchinetta videopoker, nella quale spendeva i risparmi degli Italiani, scompariva nel momento in cui accorreva il gestore del bar dove si era rinchiuso in un momento di pausa; a quel punto, la macchietta si scusava umilmente promettendo di non sfogare più la sua frustrazione sull'apparecchio, cosa che avrebbe però fatto nuovamente allorquando il barista si fosse allontanato.

A confermare queste impressioni fu uno sketch successivo, liberamente ispirata dal film Il sorpasso, dove apparivano contemporaneamente Umberto Bossi e Giulio Tremonti, entrambi imitati da Guzzanti. Il secondo, impegnato a studiare come Jean-Louis Trintignant, fu trascinato a fare un giro in macchina dal senatur, la cui parlata romanesca ricalcava quella di Vittorio Gassman. Tremonti appariva in soggezione rispetto a Bossi e ne subiva nolente l'iniziativa, non riuscendo a farsi rispettare.

In un'altra scenetta Guzzanti volle criticare il cambiamento di prospettiva di Tremonti che, dopo avere stabilito più volte l'illegittimità della pratica del condono, ne promosse uno fiscale nel 2002. Guzzanti, nei panni del politico di Forza Italia, riportò le frasi di Tremonti che giudicavano negativamente questo tipo di provvedimento, prima di affermare alla fine Un condono è per sempre, parafrasando un'espressione comune usata nelle pubblicità di gioielli ed attaccando così il suo trasformismo.

L'ultima apparizione di Guzzanti - Tremonti risale al 2005, quando il comico fu ospite a Parla con me di Serena Dandini e rivendicò ironicamente i meriti del governo Berlusconi in materia di cultura e finanza.

La parodia di Leoluca Orlando risale al 1994, nella trasmissione Tunnel, dove Guzzanti - Orlando era ospite dell'angolo politico.

Questa imitazione fu interpretata da Guzzanti a Tunnel, nel 1994, dopo che Segni, avverso sia a Silvio Berlusconi che al Centrosinistra di Achille Occhetto, decise di non schierarsi fondando un partito (il Patto Segni) dall'esperienza fallimentare. Il comico, nei panni del politico, fu ospite del programma in un paio di occasioni come cantante, portando in scena delle ironiche canzoni che vertevano sulla situazione politica del periodo e sulla personalità di Segni, da sempre ostile ad abbandonare le sue convinzioni politiche moderate. Lo sketch più noto della sagoma, nel quale canta accompagnato strumentalmente dai Tazenda, che erano ospiti del programma, è stato ritrasmesso nel 2006 all'interno de La Superstoria.

L'imitazione di Paolo Liguori, interpretata da Guzzanti nell'edizione di Mai dire gol 1996/1997, suscitò le polemiche del diretto interessato, dell'opinione che tale parodia screditasse pesantemente la sua reputazione e quella del telegiornale del quale era direttore (Studio Aperto). Guzzanti, nelle vesti di Liguori, accusava la Gialappa's band di faziosità ed affermava che l'Italia era oppressa da un regime guidato dal signor D'Alema, che lo costringeva a bere olio d'oliva (invece dell'olio di ricino che i fascisti facevano ingoiare ai socialisti), con chiaro riferimento al nome dell'Ulivo, raggruppamento di partiti appartenente alla sfera politica del Centrosinistra.

Guzzanti lo dipinse come un fedelissimo dell'opposizione, ossessionato dal lavoro del Governo Prodi ed abituato a (dis)informare gli spettatori sulle reali presenze alle manifestazioni di protesta contro il governo. Il giornalista si considerava un prigioniero politico, rinchiuso in carcere per ordine di un governo che non concedeva libertà d'espressione e si serviva delle maniere forti per far tacere le voci di protesta. In ogni sketch Liguori, per denunciare le violenze contro gli oppositori, gridava infatti di essere stato incatenato o imbavagliato, pur essendo stato lui stesso a compiere tali azioni.

Per imitare il noto calciatore (unica vittima della satira di Guzzanti appartenente al mondo dello sport), il comico modificò a sua discrezione una pubblicità, nella quale Baggio apparve per sponsorizzare un concorso a premi promosso dall'IP. La parodia fu trasmessa in una puntata di Tunnel, nel 1994 e riproposta a Comici, nel 1998, durante l'intervista che Serena Dandini stava facendo a Guzzanti.

Corrado Guzzanti enfatizzò la ripetitività cantilenante della voce del protagonista, incapace di pronunciare una semplice frase che recitava: Bello eh! Ogni settimana, alla IP, milioni di premi da vincere! Lo slogan, all'apparenza conciso e facile da ripetere, era invece un ostacolo insormontabile per il finto Baggio, che pronunciava le parole in maniera disordinata, costringendo il regista ad interrompere le riprese e a provare nuovamente, ottenendo risultati sempre più disastrosi. Inoltre, l'effetto comico della scenetta era accresciuto da un espediente pensato da Guzzanti, che ad ogni tentativo faceva cambiare la sagoma di cartone sulla quale si appoggiava di volta in volta; questo cartello, riproducente la sua immagine, assumeva un'espressione via via più contrariata per l'incapacità di Baggio di portare a termine il lavoro.

L'ex-Presidente del Consiglio Romano Prodi fu imitato da Guzzanti in due occasioni; la prima al Pippo Chennedy Show, l'altra qualche anno dopo, quando il politico era Presidente della Commissione Europea.

Il comico usò la metafora del semaforo per rappresentare le posizioni del politico che, da buon democristiano, preferiva assumere un atteggiamento equilibrato e di controllo nei confronti delle istituzioni e degli alleati. Il suo ruolo era simile a quello del semaforo, poiché Prodi dimostrava grande fermezza ed i compagni di partito rispettavano la sua autorità, proprio come le automobili al comparire del segnale luminoso rosso.

Guzzanti - Prodi affermava inoltre di essere stato ingaggiato da Massimo D'Alema per guidare la coalizione del Centrosinistra, e di non essere un politico. Le responsabilità delle sue azioni ricadevano in ogni caso su D'Alema e la sua ambizione era solo quella di restare al potere e di esercitarlo, pur incontrando l'ostilità dell'elettorato ed essendone conscio, affermando infatti di stare sul culo a tutti, persino a mia moglie. Accarezzando il proprio cane da compagnia, molto simile ad una mortadella (soprannome affibbiato storicamente a Romano Prodi), approfittava della sua carica per lanciare missili contro gli avversari e si compiaceva delle sue decisioni, ben sapendo che la cosa più importante era governare anche a prezzo di deludere la maggioranza di governo.

La seconda parodia di Romano Prodi, invece, fu interpretata nel 1999 a La posta del cuore. L'ex-presidente del Consiglio, intervistato da Michele Cucuzza, si riparava solitariamente in un fienile in attesa di essere chiamato per guidare una nuova coalizione di Centrosinistra (cosa che avvenne realmente nel 2006).

L'8 dicembre 2007 l'allora Presidente del Consiglio ricordò l'imitazione di Guzzanti, dichiarando di averla trovata proprio bella e di sentirsi come un semaforo, mimando inoltre alcuni gesti del personaggio a lui ispirato.

La parodia di Ugo Intini fu interpretata da Guzzanti in diverse occasioni; la maggior parte degli sketch che lo avevano come protagonista furono trasmessi ai tempi di Avanzi, nel periodo in cui le vicende di Tangentopoli e Mani Pulite avevano riguardato direttamente il partito socialista ed il suo segretario, Bettino Craxi, del quale Intini era portavoce ufficiale. Oltre alla scenetta in cui il personaggio appariva in continuazione alla povera Francesca Reggiani, si ricordano le preghiere che Intini, accompagnato musicalmente dal gruppo di attori - musicisti del programma, rivolse ad Antonio Di Pietro per chiedere di perdonare la politica corrotta del pentapartito e soprattutto Craxi, costretto a fuggire clandestinamente ad Hammamet per evitare le condanne stabilite dalla giustizia italiana.

Guzzanti riportò in scena a Mai dire gol il personaggio, che portato in studio da un cammello e da un condor (rispettivamente Giovanni Storti e Giacomo Poretti), elogiò l'operato di Craxi, reclamando per lui un risarcimento miliardario e parlandone come una divinità, presente dentro l'anima di tutti i cittadini italiani.

Corrado Guzzanti ha imitato il fondatore della Lega Nord tantissime volte: nelle prime due edizioni di Avanzi, due volte a L'ottavo nano ed una a testa per Tunnel ed Il caso Scafroglia. La particolarità di questa macchietta consiste nelle differenze che si possono riscontrare tra un'imitazione e l'altra.

L'Umberto Bossi di Tunnel era ospite del Personal TG di Emilio Fede ed aveva cominciato ad esporre i punti chiave del suo pensiero politico ed i meriti della Lega, quando il conduttore lo invitò a passare in rassegna i programmi: ma non del suo partito, bensì quelli della prima serata televisiva. Per enfatizzare il cambiamento nell'atteggiamento del senatur, la telecamera allargò il campo e ritrasse il personaggio in mezzo busto con a fianco un vaso di fiori. A quel punto Bossi alleggerì i toni, aggressivi e forti all'inizio della scenetta, per assumere un comportamento più calmo e pacato, tipico delle signorine buonasera ed un linguaggio più consono alla situazione. In precedenza, Bossi si era invece scatenato nel rivendicare il ruolo del suo partito nella frantumazione del vecchio sistema partitocratico ed aveva commesso anche un errore di grammatica (Abbiamo stato costretto Berlusconi...).

Il "nuovo" Bossi fu proposto da Guzzanti in una puntata de L'ottavo nano. In quell'occasione, prima del suo arrivo in studio un'atmosfera di terrore si diffuse tra gli autori del programma ed il pubblico in sala; nel dietro le quinte, un affrettato Marco Della Noce avvisò tutti i colleghi di ripararsi nelle rispettive stanze, annunciando l'arrivo del temutissimo Umberto Bossi, ritratto come il cannibale Hannibal Lecter dal film Il silenzio degli innocenti. Guzzanti fu portato dalla Dandini da due boia e fu lentamente liberato dal bavaglio che gli ostruiva la bocca. La conduttrice, fintamente spaventata, apprezzò le prime parole del politico, che ad un certo punto, però, inveì contro i classici bersagli della Lega Nord e si liberò dai legacci che lo tenevano inchiodato ad una tavola di legno. Soltanto Neri Marcorè, travestito da Pierferdinando Casini, riuscì a calmarlo suonando il violino come il mostro del film Frankenstein Junior. In un'altra clip, trasmessa sempre nello stesso programma, Guzzanti - Bossi dichiarò di avere fatto pace con i Socialisti, affermando che il problema era stato risolto a tavola. Come? Divorandoli, visto che nella Casa delle libertà tutto è possibile.

L'ultima parodia di Umberto Bossi risale al caso Scafroglia, dove il comico realizzò uno sketch double face, in cui il senatur trascinava il "mammone" Giulio Tremonti (anch'egli imitato da Guzzanti) a fare un giro in macchina con lui, ricalcando la celebre scena del film Il sorpasso. Bossi, dallo spiccato accento romanesco (una novità rispetto ai Bossi rappresentati in precedenza), ricopriva la parte che fu di Vittorio Gassman, mentre il Ministro dell'economia si comportava come il timido Jean-Louis Trintignant.

La parodia di Sgarbi, apparsa una sola volta all'interno di Avanzi, fu realizzata da Guzzanti in un momento nel quale il critico d'arte, ospite del Maurizio Costanzo Show, era diventato celebre per i numerosi litigi dei quali era protagonista e le parole forti e frequentemente volgari che pronunciava in trasmissione. Nell'unica apparizione che si conosce di questa parodia, il personaggio era intervistato da una voce fuori campo sulla qualità della birra che Sgarbi stava sorseggiando. Guzzanti, riprendendo le scurrilità tipiche del linguaggio e del modo di parlare di Sgarbi, lo apostrofava emettendo forti rutti, segno di disprezzo nei confronti dell'intervistatore. Nella scena successiva il personaggio, fermato da alcuni fan per avere l'autografo, subiva degli strattonamenti e definiva i presenti Mafiosi!, un insulto che il vero Sgarbi era abituato ad usare contro i suoi avversari.

La prima imitazione di Walter Veltroni risale al 1997, quando Guzzanti interpretò il personaggio enfatizzandone i tipici comportamenti: la pacatezza, il sacro rispetto dell'avversario, la ricerca di un'armonia tra i partiti di Centrodestra e Centrosinistra e l'inclinazione a comporre i contrasti, anche a prezzo di vedere diminuiti i consensi dell'elettorato. Guzzanti lo dipinse come un "bambinone" attaccato ai ricordi dell'infanzia ed inadatto a risolvere i problemi della politica, a cui non sembrava particolarmente interessato, preferendo le conferenze dove vertevano discussioni vertenti l'enologia ed in particolare il cinema, una delle passioni di Veltroni.

La parodia fu recuperata qualche anno dopo a L'ottavo nano, che trasmise una serie di scenette commentate da Neri Marcorè (con la voce di Bruno Pizzul), in cui Veltroni era l'allenatore della squadra calcistica dell'Ulivo; in ogni episodio il "mister" non riusciva ad incoraggiare la sua squadra, sempre sconfitta dalla formazione del Centrodestra, ma non mostrava delusione per l'ennesima debacle, accettandola sportivamente.

In un'altra puntata, la compagna di partito Livia Turco (interpretata da Germana Pasquero) gli proponeva una sequenza di nomi su cui puntare per sostituire Francesco Rutelli nel ruolo di candidato alla Presidenza del Consiglio, allo scopo di lanciare qualche personaggio famoso per strappare elettori agli avversari; ma Veltroni la smentiva continuamente, riferendole che per varie ragioni nessuno era disposto o poteva accettare l'incarico, e che di conseguenza Rutelli rappresentava l'unica possibilità di vincere le elezioni.

Corrado Guzzanti lanciò sul piccolo schermo questo nuovo personaggio nel 1998 durante la trasmissione della sorella Sabina La posta del cuore, in onda su Raidue. Brunello Robertetti fu poi riproposto con molto successo in ogni puntata del'Ottavo Nano, dove il personaggio entrava in scena, preceduto da un balletto che detestava, e si metteva a raccontare alcune sue poesie.

Le poesie di Robertetti erano in realtà la presa in giro di altre poesie famose, che modificava mantenendo lo stesso tema o giocando sui significati che potevano avere; molte poesie erano anche originate da detti popolari e luoghi comuni che venivano puntualmente modificati in modo da essere più buffi.

Il personaggio fu inaugurato da Corrado Guzzanti nella prima puntata de Il caso Scafroglia, la striscia satirica della quale era il presentatore. Per interpretarlo, per la prima volta dagli esordi come imitatore, il comico fece a meno di qualsiasi tipo di trucco o camuffamento della voce; scelse di andare in scena normalmente, adattandosi ad un particolare tipo di conduzione e comportandosi in modo tale da mettere in risalto le caratteristiche negative della macchietta. Essa, cambiando leggermente le parole dello stesso Guzzanti in un'intervista a Repubblica dell'ottobre 2002, costituiva un esempio di presentatore ideale, allo stesso tempo uno schizoide che voleva fare informazione ma anche intrattenimento, e finiva inevitabilmente per passare dai morti ammazzati alle ballerine senza mutande. Il personaggio sembrava animato da una doppia personalità: all'apparenza gentile e pacato nelle affermazioni, era in realtà molto maleducato e sapeva essere molto pungente nei commenti e nelle opinioni.

Ad affiancarlo Padre Federico (Marco Marzocca), un sacerdote intervenuto in studio per instaurare un dialogo con i giovani, tramite un numero telefonico che doveva apparire in sovraimpressione, cosa mai avvenuta. Tra i due non correva buon sangue; si ricordano difatti alcuni momenti di tensione, frutto di frecciate anticlericali o semplicemente antipatiche lanciate al prete. Quest'ultimo rispondeva alle provocazioni senza perdere le staffe, e di questa predisposizione si approfittava Guzzanti, che commentava in modo critico ogni sua affermazione e lo interrompeva continuamente evocando la figura dello scomparso Mario Scafroglia.

Il conduttore, nel corso dei tormentati dialoghi con il sacerdote, appuntava delle critiche al Governo Berlusconi, che servirono a rendere chiare le posizioni del personaggio in materia di politica. Durante un dibattito in studio sui pericoli del terrorismo negli USA, il presentatore criticò aspramente la Legge Cirami, apostrofandola con un eloquente L'ha portata Al Qaeda, ed in un'altra occasione manifestò apertamente la sua opinione negativa dell'Italia e dei suoi cittadini, colpevoli secondo lui di non prendere sul serio Silvio Berlusconi e le sue azioni atte a distruggere il Paese e la Rai e a fare a pezzi la democrazia.

Il personaggio esordì all'ottavo nano nel 2001 e fu riportato in televisione da Guzzanti nella puntata di Parla con me del 2 marzo 2008. Con Don Florestano Pizzarro, imitazione di un cardinale dal forte accento romanesco, il comico volle ribaltare il conservatorismo tipico delle gerarchie ecclesiastiche, costruendo una macchietta cinica, sincera e poco incline al politically correct, intervenuta in merito alle polemiche vissute nella società italiana sui grandi temi etici (per esempio l'aborto e la pillola anticoncezionale) ed al complicato e contrastato rapporto tra il mondo della scienza e la religione cattolica. Il personaggio era di indole schietta e in un momento di candida lucidità ammise di considerare la vocazione religiosa alla stregua di una qualsiasi professione dirigenziale.

Nell'ultima scenetta in cui apparve nei panni di Don Pizzarro, Guzzanti fece riferimento alla situazione politica e culturale corrente, inserendo un accenno alla celebre battuta pronunciata da Daniele Luttazzi nei confronti di Giuliano Ferrara durante la trasmissione televisiva Decameron, ed un discorso di Papa Benedetto XVI sulla natura del demonio, oltre alla citazione della M-theory e dei Buchi neri.

Ispirato al televenditore di opere d'arte di Telemarket Franco Boni, il Dottor Armà è stato uno dei personaggi più ricorrenti di Corrado Guzzanti ne L'ottavo nano.

La parodia di Boni realizzata dal comico assomigliava molto all'originale, sia fisicamente che vocalmente, e ne riprendeva le caratteristiche immediatemente visibili, quali l'attitudine a "sfinire" lo spettatore a casa con ripetute spiegazioni sul valore artistico dei quadri esposti, per informarlo che si trattava di un'occasione irripetibile per acquistare un'opera d'arte ad un prezzo scontato e quindi vantaggioso ma che dopo un'assurda peripezia tornava a costare quanto il prezzo iniziale.

Aiutato da un fido e stupido assistente (Marco Marzocca), il televenditore spacciava i suoi quadri per opere di grande bellezza, straordinarie a suo dire, allo scopo di venderle ad una tra Serena Dandini e Biondich, un'affascinante e bionda ballerina interpretata da Caterina Guzzanti. Malgrado le iniziali resistenze delle due presenze femminili, Armà non si scomponeva ed iniziava a parlare delle correnti artistiche alle quali appartenevano gli autori di queste opere (si ricordano artisti del calibro di Fragolari, Carciofani, Mutandari e Staccolanana, spacciati per grandi pittori) esponenti di fantomatiche correnti pittoriche quali il Nascondismo ed il Sorpresismo, per finire con l'eloquente invito a comprare i quadri per rendere il proprio salotto un grande protagonista del '900.

L'insistenza del personaggio si risolveva quasi sempre con la cessione dell'opera in questione, alla fine della quale il Dottor Armà ringraziava l'acquirente e salutava il pubblico in sala con il gesto dell'ombrello, sottolineando la compiuta impresa di avere venduto un'opera insignificante ad un prezzo a dir poco eccessivo ma molto vantaggioso per lui.

Nel 2006, nella puntata di Very Victoria, la trasmissione di MTV condotta da Victoria Cabello in cui Guzzanti era ospite insieme a Lillo Petrolo, la presentatrice annunciò la presenza di Franco Boni, che davanti al divertito duo descrisse con strampalati riferimenti all'arte moderna il poster del film Fascisti su Marte, incorniciato in modo da farlo somigliare ad un quadro. Subito dopo, all'invito della Cabello di fare qualcosa alla maniera di Franco Boni, Guzzanti disse che non lo avrebbe mai fatto, per poi assumere all'improvviso la caratteristica voce del suo personaggio ed affermare che l'autore della tela in questione quelli con il braccio alzato, non li fa più!, suscitando le risate della presentatrice, del pubblico e del televenditore stesso.

Il personaggio fu interpretato per la prima volta ne Il caso Scafroglia, all'interno di una striscia satirica che lo vedeva guidare un manipolo di militi fascisti alla conquista del pianeta Marte. Il gerarca Barbagli era un fedelissimo di Benito Mussolini, di cui portava con sé un busto di bronzo per rivolgersi a lui in ogni momento di difficoltà; era anche misogino, carismatico, ossessivamente tormentato dal pericolo comunista e deciso ad espandere l'Impero coloniale italiano anche in verticale, per sconfiggere i temibili mimimmi, le creature pietrose e di sinistra abitanti del pianeta rosso (gioco di parole che accomunava il colore rosso alla dottrina socialista).

L'inventata invasione extraterrestre fu raccontata interamente da Guzzanti nel film Fascisti su Marte, il cui incontrastato protagonista era proprio il gerarca, che alla fine del film non rinnegava le sue idee e non si pentiva di ciò che aveva realizzato nella vita, infondendo un carattere immortale ed incorruttibile all'ideologia per la quale si era battuto fino alla morte.

Corrado Guzzanti portò in scena la macchietta anche nel 2005, quando irruppe "violentemente" in studio a Parla con me con una squadra fascista, ordinò di portare a Ponza il conduttore Dario Vergassola e fece un confronto tra i costumi moderni e quelli del Ventennio, paragonando il Duce al tipetto (Silvio Berlusconi).

Il Dottor Gianni Livore era un personaggio psicopatico e irascibile, infuriato col mondo intero anche per colpa della moglie abruzzese (interpretata da Rocco Barbaro), che gli preparava di continuo terribili fritti - creati con l'olio de mamma - che era obbligato a ingurgitare. Il rapporto tormentato con la consorte, oltre ad indurlo a un atteggiamento quasi razzista nei confronti delle persone di origine abruzzese, non gli permetteva di risolvere i suoi problemi mentali, che lo portavano a sfogarsi in continuazione con l'interlocutore e ad imbottirsi di medicinali, i quali non gli consentivano però di affrontare con maggior tranquillità gli innumerevoli problemi familiari.. Le richieste di poter staccare il collegamento con la Dandini per parlare finalmente cò Tokio, faceva capire che i giapponesi erano gli unici che potevano comprendere la sua condizione.

Inoltre, come se ciò non bastasse a tormentare la sua vita, Livore era anche alle prese con un commercialista molto frettoloso e inesperto, che per eccessivo timore della Guardia di Finanza, lo convinceva sempre a pagare l'anticipo IRPEF di due anni dopo per fare bella figura ed a far stilare il suo necrologio da Zia Pina in anticipo sulla sua morte per portasse avanti ch'e'pratiche.

Il personaggio fu portato in televisione da Guzzanti al Pippo Chennedy Show, nel 1997.

Lorenzo fece il suo esordio assoluto nella terza stagione di Avanzi, nella quale la caricatura divenne in breve uno degli elementi caratteristici della trasmissione. Lorenzo rappresentava la parodia del classico adolescente ignorante, privo di una cultura generale ed assolutamente disinteressato ad appropriarsene. Vestito con una t-shirt riproducente il logo della metal band Iron Maiden ed in generale in modo trasandato, il personaggio appariva sempre a fianco della presentatrice del programma, Serena Dandini, che aveva il compito di aiutarlo nella preparazione scolastica, davvero deficitaria in ogni materia.

Tuttavia, malgrado la disponibilitá e la pazienza dell'improvvisata insegnante di sostegno, Lorenzo faceva inevitabilmente ricadere la discussione di storia o di filosofia su argomenti di grande interesse popolare, quali la musica (era appassionato di hard rock e metal) ed il calcio, il tema su cui era maggiormente esperto, complice la sua fede romanista e l'odio viscerale verso i tifosi della Lazio. A tal proposito si dice che all'epoca, i tifosi biancocelesti che assistevano al programma non fossero piccati per l'imitazione, ma anzi ne godessero, considerando la macchietta portata in scena da Guzzanti la caricatura del classico sostenitore della Roma: fannullone, "coatto" ed inevitabilmente monotematico nelle discussioni intraprese.

Con questo personaggio, Corrado Guzzanti amplió il suo repertorio artistico inaugurando il sistema della "parodia della parodia" (di cui si parla anche qui), facendo imitare a Lorenzo il conduttore televisivo Enrico Ghezzi nella rubrica cinematografica Lorenzo fuori orario.

Nel 1993, il personaggio di Lorenzo fu protagonista di Maddecheao': come secernere agli esami, una rubrica comica quotidiana, trasmessa ogni pomeriggio su Raitre nel mese di giugno, che lo vedeva impegnato negli studi per l'esame di maturitá, sempre assistito dalla "povera" Serena Dandini, coraggiosamente ed inutilmente dedita ad aiutarlo nel ripasso degli argomenti piú importanti. Circondato da una decina di amici, Lorenzo si sentiva a suo agio, raccontando loro barzellette ed ogni tipo di sciocchezze ed ignorando i ripetuti inviti della Dandini a concentrarsi sugli spunti di discussione da lei proposti.

Il personaggio fu interpretato da Guzzanti anche nel 1994 a Tunnel, Mai dire gol (1996) e l'anno dopo all'inizio di una puntata del Pippo Chennedy Show.

Il personaggio del mafioso fu creato "ad hoc" da Guzzanti nel 2002, per esprimere il proprio disappunto nei confronti delle recenti disposizioni del Governo Berlusconi in materia di giustizia, soprattutto verso la legge sul legittimo sospetto, che dava all'imputato la possibilità di chiedere lo spostamento della sede processuale, sospettando la parzialità dell'organo giudiziario competente.

Una delle gag iniziava con l'ingresso in aula dei tre magistrati incaricati di giudicare il boss, che assisteva direttamente alla scena dalla cella dove era rinchiuso insieme ad un minaccioso sgherro (Marco Marzocca), presunto nipote del criminale. Pur imprigionato, il mafioso sembrava dominare la situazione; Marzocca, truccato con un paio di finti baffi neri ed un'acconciatura da "picciotto", ordinava ai tre malcapitati di mostrarsi fisicamente al capo, che definendoli quaquaraqua li liquidava con poche parole (quello lì tiene una faccia a minchia, tiene già la faccia della sentenza). Dopo che i giudici erano stati allontanati, il padrino auspicava lo spostamento del processo in un'altra città o addirittura a Honolulu.

Evidente il riferimento alla Legge Cirami, che Guzzanti voleva porre all'attenzione per denunciare l'intenzione di Silvio Berlusconi - secondo alcuni - di approfittare appositamente della norma per trasferire al tribunale di Brescia il processo Imi-Sir, che lo vedeva imputato insieme a Cesare Previti ed altre persone. Inoltre, la caricatura del mafioso può essere vista come l'interpretazione di un Berlusconi "sicilianizzato", scaturita dai sospetti di suoi legami con la criminalità organizzata, alimentati da sempre dalle correnti politiche storicamente ostili al fondatore di Forza Italia.

La macchietta fu anche protagonista di altri sketch, dove il comico ironizzava sempre sullo stato della giustizia nazionale.

Il personaggio del Massone fu inaugurato da Guzzanti nella striscia satirica Il caso Scafroglia, nella quale appariva improvvisamente, interrompendo la normale programmazione di Raitre ed aggiornando gli adepti della Massoneria sui risultati raggiunti dall'organizzazione e sui nuovi obiettivi da perseguire.

Capo della schiera dei cavalieri della uallera (napoletano per scroto) d'oro, il personaggio appariva in video con la testa nascosta sotto ad un cappuccio, per non farsi riconoscere da chi era esterno all'organizzazione; inoltre, con uno spiccato accento napoletano, invitava i non appartenenti alla loggia massonica a non entrare in conflitto con gli ideali dell'associazione, simili a quelli della P2 di Licio Gelli e del suo Piano di rinascita democratica.

Uno tra i tanti obiettivi del Massone era controllare il sistema radio-televisivo nazionale per manipolare il mondo dell'informazione ed esercitare un controllo totale delle menti deboli, cioè l'80% di questo Paese. Dare notizie tendenziose od inutili ed omettere quelle importanti era uno degli obiettivi principali dell'organizzazione che, allontanando l'interesse della maggior parte dei cittadini dalle questioni più rilevanti, si sarebbe potuta impadronire più facilmente delle istituzioni, non incontrando l'opposizione diffusa della gente.

Tra le parole pronunciate dal Massone, si potevano distinguere degli evidenti riferimenti al condizionamento subito dalla Rai da parte della politica; in uno sketch, per esempio, il personaggio ringraziava il direttore di Raidue Antonio Marano per avere raso al suolo il canale televisivo, al punto da rendere i cartoni animati di Tom e Jerry il programma di punta della rete. Inoltre, il personaggio dava ordine agli adepti in ascolto, responsabili dei telegiornali della tv pubblica, di omettere le notizie di alcune edizioni di tg1 e tg2 e tutte quelle del tg3, sospettato dagli ambienti liberal di essere lo specchio informativo gestito dal centrosinistra e quindi scomodo per i partiti politici al governo in quel momento.

Usando le parole dello stesso Guzzanti, il Massone era un personaggio senza faccia che gestiva i poteri occulti di questo Paese, i misteri italiani che non verranno mai svelati: organizzava i golpe, i Nocs ed i cavalieri della uallera d'oro.

Unico presentatore di Radio Proco, ignota emittente radiofonica dichiaratamente di sinistra, Max si collegava ogni tanto con il Pippo Chennedy Show per spiegare ai ragazzi in ascolto le ragioni delle manifestazioni di protesta organizzate dal suo movimento giovanile, del quale era capo ed unico componente. In polemica con i partiti di centrodestra, con scarso successo faceva propaganda contro Silvio Berlusconi e le sue idee liberiste, pronunciando discorsi monotoni e ripetitivi, che non riuscivano ad attirare l'interesse del pubblico in ascolto. Max curava direttamente gli spezzoni musicali, trasmettendo solo canzoni di Francesco De Gregori, universalmente riconosciuto come rappresentante del mondo della sinistra.

Questo personaggio, il secondo dopo Don Pizzarro a rappresentare una parodia delle gerarchie ecclesiastiche, fu portato in scena dal comico al caso Scafroglia in una sola occasione, nella puntata dell'11 novembre 2002. La macchietta, ufficialmente ospitata da Padre Federico (il sacerdote interpretato da Marco Marzocca) per parlare ai giovani di ritorno dalla discoteca e per rivolgere allo scomparso Mario Scafroglia l'invito a tornare a casa, cominciò da subito a dare segni di squilibrio (forse dovuto ad ubriachezza), parlando di Pinocchio e perdendo completamente il filo del discorso. La situazione peggiorò non appena fu passata all'anziano prelato una bottiglia di spumante, che bevve avidamente mettendo in pericolo persino la facoltà di rimanere in piedi da solo. Alla fine, dopo essere riuscito a sorseggiare un po' di limoncello di cui c'era in studio un flaconcino, fu allontanato dallo studio in pochi secondi.

La trasmissione cult del Pippo Chennedy Show prendeva il nome da quello del suo presentatore, interpretato da Corrado Guzzanti, che si alternava nella conduzione del programma alla piú professionale Serena Dandini, il cui nome veniva da lui storpiato in "Simona Dandieri". Il personaggio, costantemente assistito da due guardie del corpo (Olcese e Margiotta) che portavano la sua stessa acconciatura - lunghi capelli brizzolati annodati a formare un codino - mescolava l'incedere veloce di Paolo Bonolis agli ammiccamenti di Alberto Castagna, fino a comprendere in sé tratti dello stile di Maurizio Costanzo.

Con questa macchietta, il comico volle rappresentare il peggio del peggio dei conduttori tv, quelli (come lui) che non provano imbarazzo a rovinare per sempre la reputazione di ospiti timidi ed impacciati, protagonisti di vicende torbide e scomode, per aumentare gli ascolti ed il successo dei propri programmi.

Sentendosi il padrone incontrastato dello studio, Pippo Chennedy si sentiva in diritto di sbeffeggiare ogni genere di persona, dall'ignorante all'intellettuale, come capitato nell'occasione in cui fece portare via dai suoi "sgherri" un luminare invitato dalla Dandini, per sostituirlo con una bella ragazza. Il personaggio si permetteva persino di prendere in giro la "povera" conduttrice, che malgrado provasse ripetutamente a liberarsi di lui, doveva sopportare la sua ingombrante presenza fin quando l'"antipresentatore" riuscisse a combinarne una delle sue (come quando riuscì a rovinare l'atmosfera di suspance che la Dandini aveva generato in studio per preparare l'ingresso in studio di un'ospite importante, Valeria Marini, imitata da Sabina Guzzanti).

Il personaggio di Quelo (scritto anche Quèlo con l'accento grave sulla "e") fu lanciato da Corrado Guzzanti nella prima puntata del Pippo Chennedy Show, trasmessa nel 1997 su Raidue.

Quelo era un semplice padre di famiglia foggiano che cercava di sfuggire ai problemi della vita reale (dall'infedeltà coniugale della moglie alla fragilità fisica della figlia) spacciandosi per un profeta che recava la parola di un nuovo dio, dal nome uguale al suo, rappresentato da una tavoletta di legno con chiodi al posto degli arti ed i lineamenti del viso tratteggiati in modo da riprodurre un sorriso simile a quello delle emoticons.

Sempre avvolto in un accappatoio bianco su camicia dello stesso colore, con cravatta e pantaloni neri, il "santone" esordiva in ogni sua apparizione affermando che c'era grossa crisi, stabilendo che l'unico modo per sfuggire agli errori quotidiani, dovuti a risposte sbagliate che l'essere umano era abituato a ricercare dentro di sè, era riporre fede nel simulacro descritto in precedenza. Quelo sosteneva che la sua divinità desse speranza al genere umano e che ogni giorno un milione di persone lo chiamasse per risolvere i propri dubbi esistenziali, che andavano dall'origine della vita e dell'universo fino ai problemi di tutti i giorni, per risolvere i quali il santone dava risposte semi-serie che si basavano sulla sua esperienza personale. Ma Quelo era un uomo tutt'altro che sicuro di sè; criticato qualche volta dalla conduttrice Serena Dandini, non convinta delle sue doti salvifiche, il profeta si irritava adducendo come scuse una serie di problemi personali, dichiarando che non poteva fare tutto lui e che la mattina si alzava alle sette meno un quarto per accompagnare la bambina a scuola.

Quelo, nel parlare con la Dandini o con un altro interlocutore, assumeva quasi sempre un atteggiamento di superiorità intellettuale; inoltre, quando le domande che gli erano poste contenevano una scelta tra due o più possibilità, rispondeva molto spesso La seconda che hai detto e provvedeva a riportare su di un foglietto di carta l'idea suggeritagli.

Una parte importante delle esibizioni di Quelo era costituita dalle telefonate in diretta, che qualche volta lo mettevano di fronte a questioni più grandi di lui e per discutere le quali era necessaria una cultura che andava ben al di là delle sue capacità intellettuali, quindi liquidava l'interlocutore di turno con una battuta od un motto di spirito. In questi casi l'anacoreta, risolto l'iniziale imbarazzo, riusciva con abilità a schivare le difficoltà della domanda e a convertirla in un più più comodo Che ore sono?, come capitato a Comici in occasione dell'invito rivoltogli da Franco Battiato ad un'interpretazione personale di una celebre frase attribuita ad Alfano di Salerno.

Rokko Smithersons, spesso identificato erroneamente come Rokko (Rocco) Smitherson o Smitherson's, fu il primo personaggio di Corrado Guzzanti: il suo esordio avvenne nel programma Scusate l'interruzione, nel 1990.

Smithersons era uno dei tanti trombati del mondo dello spettacolo, recuperati da Serena Dandini e riportati sul piccolo schermo per parlare di cinema, del quale il personaggio pretendeva di essere un maestro indiscusso. Infatti, si presentava come regista di film de paura, cioè horror, autore e produttore di pellicole spacciate per capolavori, i cui titoli erano storpiature di film realmente esistenti. Per esempio, da un film sulla figura di JFK ne derivava una pellicola dal titolo FK, Francesco Kossiga, oppure Il muro di gomma diventava Il cimurro di gomma.

I metodi utilizzati dal giovane regista erano molto originali; interrogato da Serena Dandini sullo stile da lui perseguito, Rokko spiegava che prima di curare la sceneggiatura era solito girare il film, così da potere modificare o tagliare alcune scene a seconda del gradimento del pubblico. Inoltre, con la sua compagnia di produzione sceglieva prima le controfigure degli attori, che sceglieva in base alle caratteristiche somatiche dei sosia.

Il personaggio, parodia del telepredicatore televisivo Chuck Hall (conduttore di una trasmissione di carattere religioso in onda sull'emittente TBNE fino al 2007), fu lanciato da Guzzanti ne L'ottavo nano, dove andava in scena insieme a Gnola (o Mildred) alias Marina Massironi, che a sua volta imitava Nora, la moglie di Chuck, che lo affiancava nella conduzione del programma.

Divulgatore della dottrina della Chiesa presbite intercostale, Snack (per il look del quale Guzzanti prese spunto anche da un altro telepredicatore, Benny Hinn), chiamato in causa con la coniuge dalla Dandini per dare una risposta agli interrogativi spirituali della conduttrice e del pubblico in sala, con uno stile estremamente pacato raccontava in ogni sketch una delle parabole di tradizione cristiana, che dopo un inizio fedele all'originale erano mescolate a personaggi e situazioni tratti da favole o storie di esperienza personale dello stesso Snack, nelle quali era coinvolta la "povera" Mildred, una sorta di Maddalena peccatrice-redenta, che in realtà nelle parabole si trovava a scontare pene terribili per colpe commesse da altri, ed alla fine era destinata da Dio all'inferno. Le continue invettive contro la donna erano però segno della crisi coniugale che Snack e Gnola cercavano inutilmente di mascherare nell'incipit di ogni scenetta e che prima o poi si manifestava, causando incomprensioni e liti che si risolvevano in azioni estreme, come l'erezione di un muro a separare i litiganti.

Tra le tante parabole stravolte, si ricorda quella del cieco, il quale otteneva la derisione del personaggio per avere inseguito per due settimane un pescatore, considerandolo erroneamente Gesú, oppure quella in cui una figura femminile, successivamente rivelatasi essere la Sirenetta, pregava il Signore di poter assumere completamente fattezze umane.

I continui contrasti tra i due personaggi erano dovuti al fatto che mentre Gnola aveva sempre condotto una vita parca ed incentrata sulla preghiera e sulla ricerca della perfezione interiore, mediante il continuo appello all'aiuto divino, Snack aveva un passato da stantuffo e trapano senza cuore, con evidente riferimento alle sue doti amatorie, che aveva messo da parte in un secondo momento in virtú di una conversione, mai messa del tutto in pratica. Infatti, dalle varie gag si comprendeva che il personaggio non aveva abbandonato completamente vizi come il fumo e l'alcool.

Altre differenze si potevano riscontrare nel carattere: tanto forte, repressivo e padronale quello di Snack, quanto debole, ingenuo ed oppresso quello di Gnola. Inoltre, Snack era decisamente maschilista e bloccava e zittiva la moglie ogniqualvolta cercasse di esprimere un'opinione diversa dalla sua.

Il personaggio del Tecnoco comparve per la prima volta nel Pippo Chennedy Show (1997), per poi ricalcare il palco televisivo a L'ottavo nano quattro anni dopo, quando irruppe in trasmissione dopo essere stato chiamato dalla conduttrice dello show, Serena Dandini, per riparare il pupazzo "umano" Sturby (interpretato da Marco Marzocca), parodia del giocattolo Furby, a quel tempo molto famoso. Infatti, nella precedente puntata del programma, Neri Marcorè nei panni di Maurizio Gasparri aveva fatto finta di romperlo in uno scatto d'ira, rendendo necessaria la chiamata di un tecnico per rimetterlo in funzione. Fu cosí che Guzzanti usó questo curioso episodio per lanciare il nuovo personaggio, parodia di quelle categorie professionali (elettricisti, idraulici e cosí via) che mettono in difficoltá i clienti cercando inutilmente di chiarire modalitá d'uso, accessori e quant'altro dell'oggetto che stanno montando o riparando, o che, per guadagnare di piú, non si fanno scrupoli ad imbrogliarli, convincendoli a sostituire l'oggetto, ancora perfettamente funzionante, con un modello piú recente e moderno.

Colpito da uno stress cronico, il Tecnoco incarnava tutte queste caratteristiche, e alla fine di ogni gag, non volendo ammettere di essere stato incapace di svolgere correttamente il lavoro per il quale era stato chiamato, accusava la Dandini di avere acquistato la versione "tarocca" del giocattolo, oppure di non avere monitorato con attenzione la crescita del pupazzo, il cui comportamento si sarebbe fatto sempre piú sconsiderato ed incontrollabile: il personaggio faceva dunque ricadere la colpa di tutto all'incompetenza della conduttrice, che non sapeva come porre rimedio alle urla disperate del piccolo Sturby.

Infine, pur non essendo riuscito a rimettere in funzione il giocattolo, pretendeva di essere pagato ugualmente ed informava la cliente che il pupazzo non poteva piú essere sostituito, pur essendo provvisto di garanzia, in quanto erano stati modificati i suoi ingranaggi.

Il personaggio di Vulvia fu lanciato da Guzzanti nel 2001 a L'ottavo nano, trasmissione della quale divenne indiscutibilmente uno dei personaggi più famosi ed attesi dal pubblico a casa.

Presentatrice di strani documentari a carattere divulgativo sul fittizio canale televisivo Rieducational Channel (nome frutto della storpiatura di Rai Educational, il canale Rai che si occupa di cultura e didattica scientifica), Vulvia commentava con uno stile tutt'altro che professionale i brevi filmati trasmessi dalla televisione per cui lavorava, questo per merito esclusivo della sua "avvenenza". Storpiatrice di parole, anche facili, ed evidentemente superficiale e ignorante, la presentatrice, che si presentava in scena con una folta chioma bionda ed un abito con lo spacco per mettere in risalto le gambe ed attirare quindi l'attenzione del pubblico maschile a casa, ripeteva a memoria testi già preparati, improvvisando con risultati disastrosi l'ultima parte del discorso e finendo per dilungarsi in confusi monologhi su sciocchezze di ogni tipo, oppure sull'amore, tema su cui ritornava spesso per sottolineare le sue sfortunate esperienze con gli uomini.

Il suo rapporto con il principale divulgatore scientifico del canale, Alberto Angela (imitato nella stessa trasmissione da Neri Marcoré), era improntato all'Odi et amo. Vulvia invidiava molto il collega e non capiva le ragioni del suo successo, prendendolo spesso in giro ed accusandolo di lavorare solo perché è il figlio! di Piero Angela; in realtá era fisicamente attratta da Angela e lo dimostró nell'ultima puntata dello show quando, nello studio del programma, si lanció con lui in un ballo sensuale, che terminò con l'attesa riappacificazione.

Molto ricorrenti e famosi, nei suoi approfondimenti scientifici, erano le indagini sui subbaqqui (subacquei) e soprattutto sugli 'mbuti, inseriti in diversi documentari e diventati in breve tempo un tormentone tra gli spettatori, come dimostrato da alcuni studenti universitari di diverse città che, nei primi mesi del 2001, chiamarono MBUTO (MoBilitiamo l'UniversiTà, Ora!) un'iniziativa di protesta contro la riforma dell'istruzione di Letizia Moratti.

Per la parte superiore



José Moñino, conte di Floridablanca

José Moñino (Murcia, 21 ottobre 1728 – Siviglia, 30 dicembre 1808) è stato un politico spagnolo.

Studiò legge all'Università di Salamanca, e iniziò a lavorare alla corte spagnola. Divento ambasciatore presso la santa sede nel 1772, ricevette il titolo di conte di Floridablanca (1773) per il successo ottenuto come ambasciatore e per l'importanza avuta nelle deliberazioni che condussero all'espulsione dei Gesuiti in Spagna nel 1767. Esattamente dieci anni dopo (1777) divenne primo ministro, sotto Carlo IV di Spagna, ed iniziò la sua gestione con misure come il condono del ritardo dei contributi alla Corona, limitazione del prezzo del pane, restrizione dell' accumulo dei beni di mano morta e l'impulso dello sviluppo economico. La Rivoluzione Francese nel 1789 cambiò radicalmente la politica spagnola. Con le notizie giunte dalla Francia, il nervosismo della Corona salì e finì per sciogliere le Corti che, controllata dal Conte di Floridabianca, si riunì intorno alla figura del Principe delle Asturie il figlio di Carlo IV, Ferdinando VII di Spagna. Secondo il Sovrano l'isolamento sembrava essere l'unico rimedio per evitare che le idee rivoluzionarie si propagassero anche in Spagna. Moñino, di fronte alla gravità dei fatti lasciò in sospeso i suoi "Patti di Famiglia", stabilì stretti controlli alla frontiera per impedire l'espansione rivoluzionaria ed effettuò una forte pressione diplomatica in appoggio a Luigi XVI di Francia. Allo stesso modo Moñino pose fine ai progetti riformisti del regno precedente e li sostituì con idee conservatrici e la forte repressione (fondamentalmente per mano dell'Inquisizione).

Per la parte superiore



Giulio Tremonti

Giulio Tremonti.jpg

Giulio Tremonti (Sondrio, 18 agosto 1947) è un politico e giurista italiano, più volte ministro della Repubblica. È sostenitore di posizioni colbertiste per l'introduzione di dazi e dogane a difesa di alcuni settori dell'economia, in particolare per il tessile. È stato visiting professor a Oxford. È vicepresidente di Forza Italia dal 2004. Dall'8 maggio 2008 ricopre la carica di Ministro dell'Economia e delle Finanze nel Governo Berlusconi IV.

Dopo aver frequentato il Liceo classico "Piazzi" di Sondrio, si è laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia, alunno del Collegio Fraccaro. Il suo maestro fu Gian Antonio Micheli che era succeduto a Calamandrei nella cattedra di Diritto processuale civile a Firenze. Tremonti, di famiglia liberale, si avvicina alle idee socialiste dopo l'università, durante il servizio militare prestato come soldato semplice. Nella prima metà degli anni settanta, appena ventisettenne, diventa docente di Diritto tributario nell'università in cui era stato allievo. Alla fine degli anni settanta comincia a fare attività professionale in una società di consulenza e revisione internazionale. Soltanto a partire dagli anni ottanta si avvicina alla politica. Comincia a collaborare per il Corriere della Sera chiamato da Piero Ostellino (collaborerà dal 1984 al 1994) e a scrivere alcuni libri politici per Laterza, Mondadori, Il Mulino.

Candidato nelle liste del PSI alle politiche del 1987 in quanto vicino a Gianni De Michelis, tra il 1979 e il 1990 fu uno stretto collaboratore e consigliere degli ex ministri delle Finanze Franco Reviglio e Rino Formica.

Per un breve periodo, negli anni '90, ha fatto parte di Alleanza Democratica, e poi del movimento politico fondato da Mario Segni, il Patto Segni, con il quale venne eletto deputato nel 1994. Appena eletto, Tremonti passò, attraverso la Federazione Liberaldemocratica, a Forza Italia e votò la fiducia al primo governo Berlusconi, nel quale divenne Ministro delle Finanze.

Rieletto alla Camera dei Deputati nel 1996 e nel 2001 nelle liste di Forza Italia, fu chiamato nel secondo governo Berlusconi alla guida del neonato Ministero dell'Economia e delle Finanze, risultato dell'accorpamento del "Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica" e del "Ministero delle Finanze". Dopo più di tre anni nell'incarico fu costretto alle dimissioni il 3 luglio 2004: in quel periodo la maggioranza dell'epoca andò incontro ad un periodo di crisi, dovuta alle forti divergenze in materia di economia con Gianfranco Fini, allora vice-premier. La disputa raggiunse toni elevati, al punto che Fini denunciò dei "conti truccati" nella legge finanziaria del 2003, relativi alla differenza di due miliardi di euro fra manovra annunciata e riduzioni effettivamente ottenute, che Tremonti addusse a ragioni contabili . Alla fine, rassegnò le dimissioni, e l'interim del suo ministero fu assunto dal Presidente del Consiglio Berlusconi. In seguito il dicastero venne assegnato a Domenico Siniscalco cui spettò il compito di impostare la legge finanziaria per il 2004.

Il terzo governo Berlusconi sorto il 23 aprile 2005, all'indomani della crisi politica che aveva investito la Casa delle Libertà dopo la sconfitta delle elezioni regionali del 2005 vide inizialmente ancora il suo successore, Siniscalco, confermato all'economia e finanze. Silvio Berlusconi in quella occasione scelse Tremonti come vicepresidente del Consiglio insieme a Gianfranco Fini, ma, pochi mesi dopo, Siniscalco si dimise sia per divergenze sulle scelte finanziarie, sia per non avere ottenuto l'appoggio del Governo per la sua richiesta di dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Il 22 settembre 2005, Tremonti fu nuovamente richiamato al ministero dell'Economia e delle Finanze per la stesura della ultima legge finanziaria prima delle elezioni per il sopraggiunto termine temporale della legislatura. Lasciò l'incarico il successivo 8 maggio 2006, pochi giorni prima della fine della legislatura, cedendo l'interim a Berlusconi per gli ultimi 9 giorni. Esattamente due anni dopo, terminata la legislatura in cui è stato all'opposizione, contrapponendosi al Governo Prodi II, è tornato dall'8 maggio 2008 al vertice del ministero economico per la quarta volta con il Governo Berlusconi IV.

Dal 4 maggio 2006 al 28 aprile 2008 (XV Legislatura) è stato uno dei vicepresidenti della Camera dei Deputati.

Autore di diverse opere a sfondo economico-finanziario, Giulio Tremonti ha scritto Lo Stato criminogeno , Le cento tasse degli italiani, La fiera delle tasse, Il federalismo fiscale (sulla proposta di devolution avanzata dalla Lega Nord), Il fantasma della povertà, Rischi Fatali, in cui presenta i problemi economici della nuova Europa in relazione alla rapidissima crescita della Cina, e l'ultimo La paura e la speranza sempre sui temi della globalizzazione e dei rapporti con il colosso orientale.

Durante la sua carriera come Ministro delle Finanze, Tremonti fece il piu' grande taglio delle tasse sul reddito IRPEF introducendo una a No-Tax-Area (2003) e riducendo le aliquote marginali in ogni scaglione di reddito (2005). E' stato protagonista di una riduzione delle tasse sui profitti aziendali IRES (dal 36% al 33% ora al 27,5%) e ha abolito le imposte sugli utili investiti. Tremonti ha anche abolito le imposte sulle donazioni, sulle successioni (2001) e molto piu' importante l'abolizione completa delle tasse sulle prime case (ICI) nel 2008.

Inoltre è presidente dell'"Aspen Institute Italia" e saltuario collaboratore del Corriere della Sera.

Rispetto al tema della moneta, propose a Wim Duisenberg, l'emissione di euro di carta da parte della Banca Centrale Europea. Tale proposta pone il problema del reddito da reddito, poiché per le banconote il reddito da signoraggio è incamerato dalla stessa Banca Centrale Europea, mentre per le monete il reddito da signoraggio va direttamente allo Stato. La proposta dell'euro di carta fu introdotta per arginare il rincaro dei prezzi in seguito all'introduzione della nuova moneta; in quanto, secondo il Ministro, «Alle banconote si dà più valore di quanto non si dia alle monete» . Propose, inoltre, l'emissione di titoli dell'UE (da lui definiti Union Bond) per ripagare le grandi opere pubbliche nell'Unione senza aggravare la situazione del debito pubblico.

Nel primo Governo Berlusconi, promosse la legge per la defiscalizzazione degli utili di impresa reinvestiti nelle attività produttive. La Legge Tremonti prevedeva un alleggerimento delle aliquote per le riserve di capitale, ammortamenti, investimenti in formazione, attrezzature e macchinario. Per ciò che riguarda, invece, i mercati nell'ambito della globalizzazione, Tremonti è stato un fervente sostenitore di misure di protezione dell'economia italiana dalle economie indocinesi. Questa posizione, sulla cui efficacia sono stati sollevati dubbi anche nella stessa maggioranza , evidenziando la necessità di competere con la Cina anziché imporre dazi, ha portato dapprima l'UE ad introdurre le quote di esportazione per alcuni prodotti ed infine ad adottare gli stessi dazi doganali, confortata anche dall'allargamento dei dazi proposti dagli USA nel 2005. La produzione tessile italiana, che a marzo 2005 lamentava una contrazione occupazionale di 44.000 posti di lavoro a causa della concorrenza cinese, è stata parzialmente protetta da tali misure, anche se nel settore delle scarpe, si è ottenuta una paradossale esclusione dai dazi delle scarpe per bambini, che rappresentano un'importante fetta di mercato . Gli accordi del WTO negli anni '90 prevedevano un tempo di dieci anni per attuare una graduale apertura del mercato europeo dell'abbigliamento alle esportazioni cinesi. Tale misura ha aperto a una crisi di livello europeo, che metteva a rischio circa 1 milione di posti di lavoro nel settore tessile. I sostenitori dei dazi accusano la Cina di praticare una concorrenza sleale, di non riconoscere ai lavoratori i diritti minimi. In parte, prima di riaprire i mercati, sostengono che tutti i produttori debbano adottare poche regole, ma condivise da tutti in materia di costo del lavoro. L'intervento statale nell'economia diviene legittimo quando è in pericolo la stessa sopravvivenza di un intero settore industriale: la difesa della manifattura ha lo scopo di proteggerla nella fasi di nascita o nelle crisi più gravi, per riaprire i mercati quando è nuovamente in grado di competere.

Nella Finanziaria del 2005 è stata anche inserita la cosiddetta pornotax, un'imposta del 25% sui redditi derivanti dalla vendita, noleggio, produzione e distribuzione di materiale pornografico, definita da Tremonti «un'imposta etica sul modello francese» .

Durante il governo Berlusconi, Tremonti tentò (inutilmente) di nazionalizzare nuovamente la Banca D'Italia offrendo un risarcimento alle banche azioniste pari a 800 milioni di euro a fronte di un capitale sociale della Banca d'Italia di 300 milioni di euro.

Tremonti inoltre tentò senza successo, di imporre dei dazi a livello europeo sull'importazione di merci dalla Cina.

Per anni Tremonti è stato fortemente critico nei confronti dei condoni utilizzati dai vari governi della Prima Repubblica.

Nonostante ciò, nel corso dei due Governi Berlusconi, Tremonti varò diversi condoni fiscali per i quali ricevette molte critiche da parte dell'opposizione parlamentare (che definì quei provvedimenti come tesi a favorire politicamente un regime di illegalità permanente a vantaggio degli evasori fiscali) nonché una denuncia da parte dell'UE per il condono del 2002.

Tremonti è considerato dalla base elettorale del Carroccio "un leghista con la tessera di Forza Italia", per la sua vicinanza di pensiero alle idee federaliste di Umberto Bossi e per la sua amicizia personale col Senatùr. Interviene alla manifestazione organizzata dalla Lega Nord in occasione della riapparizione di quest'ultimo sulla scena politica l'11 gennaio 2005 a Lugano (Ticino), dopo 306 giorni dall'incidente, presso l'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo. Con Bossi, Tremonti aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media "Asse del Nord". All'incontro è presente anche una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca.

Per la parte superiore



Associazione Sportiva Roma negli anni 2000

17 giugno 2001: la Roma conquista il suo terzo scudetto. Un'immagine dei festeggiamenti della Curva Sud dello Stadio Olimpico di Roma al termine della gara decisiva, vinta per 3-1 contro il Parma

Voce principale: Associazione Sportiva Roma.

Fin dall'inizio del nuovo secolo la squadra giallorossa dimostrò di attraversare uno dei perodi più importanti della sua storia. La vittoria del suo terzo titolo nazionale è stata seguita da una serie di ottime stagioni, culminate con la vincita di due coppe Italia e di una supercoppa Italiana.

Lo scudetto appena vinto dalla rivale cittadina, la Lazio, generò in tutto l'ambiente giallorosso estrema voglia di riscatto e grosse aspettative per la stagione successiva. La società non deluse questi sentimenti e predispose una campagna acquisti faraonica: dalla Fiorentina infatti arrivò il fortissimo bomber argentino Gabriel Omar Batistuta, pagato dal Presidente Sensi ben 70 miliardi di lire. Non da meno furono gli acquisti negli altri reparti, come il difensore centrale argentino Samuel ed il centrocampista brasiliano Emerson, entrambi giocatori molto quotati e con una solida esperienza internazionale. Ed anche se Emerson si infortunò gravemente nel precampionato, fu ben sostituito per gran parte della stagione da Zanetti.

La squadra era solida, cinica ed aveva il suo naturale terminale d'attacco in Batistuta, che segnò 20 gol. Queste caratteristiche portarono i giallorossi in vetta alla classifica, grazie a una serie di vittorie, tra cui quella derby d'andata (Lazio-Roma 0-1, per effetto di una clamorosa autorete del difensore laziale Paolo Negro). Con questo andamento, la Roma si laureò campione d'inverno con 6 punti di vantaggio sulle inseguitrici.

Il micidiale ritmo di affermazioni tenuto dai giallorossi continuò anche nel girone di ritorno, seppur con qualche battuta d'arresto. La svolta arrivò il 6 maggio 2001, data dello scontro al vertice allo Stadio Delle Alpi con la Juventus, divenuta ormai assieme alla Roma principale pretendente allo scudetto. I bianconeri terminarono il primo tempo sul 2-0, ma una grande reazione da parte della squadra di Capello permise di pareggiare la partita, per effetto delle reti segnate da Nakata e, a tempo ormai scaduto, Montella.

Il pareggio di Torino indirizzò il campionato in favore dei giallorossi, che gestirono il vantaggio di punti acquisito sino all'ultima partita nello scontro dell'Olimpico contro il Parma, in programma il 17 giugno 2001. Il match finì 3-1, con le reti dei simboli della stagione: il capitano Francesco Totti, il centravanti argentino Batistuta e l'attaccante Vincenzo Montella.

La Roma vinse così il suo terzo scudetto della storia, che fu strappato (scucito, nel gergo dei tifosi) dalle maglie della Lazio; migliaia di persone si riversarono per le strade della Capitale, con festeggiamenti che si protrassero per giorni e che ebbero il culmine nel concerto di Antonello Venditti al Circo Massimo, a cui parteciparono oltre un milione di persone.

La società non si cullò sugli allori e, complice la futura partecipazione alla Champions League, ampliò la rosa acquistando il promettente portiere Ivan Pelizzoli (che tuttavia non riuscì ad imporsi ad alti livelli), il roccioso terzino Leandro Cufré e, soprattutto, l'astro nacente del calcio italiano Antonio Cassano, gioiello del Bari dalla personalità estrosa ma ribelle.

La stagione successiva regalò subito alla bacheca giallorossa un altro importante trofeo: la Supercoppa Italiana. Il 19 agosto 2001, infatti, i giallorossi ospitarono la Fiorentina, vincitrice della Coppa Italia, e prevalsero per 3-0, grazie alle reti di Candela, Montella e Totti. Il risultato non fu mai in discussione, anche per il fatto che la squadra viola si presentava all'Olimpico senza grosse pretese, pensando principalmente alle difficoltà finanziarie che funestavano la società. Il campionato, però, non diede ai colori giallorossi le stesse soddisfazioni della stagione precedente: la Roma stentò nelle prime partite, perdendo parecchi punti contro squadre oggettivamente più deboli. Neanche la prestigiosa vittoria per 2-0, maturata in inferiorità numerica a Torino contro la Juventus, e l'acquisto ad ottobre di Christian Panucci, diedero continuità ai risultati della squadra, che riuscì comunque a terminare il girone d'andata in testa alla classifica. In ogni caso fu storica l'affermazione nel derby del 10 marzo 2002: i giallorossi demolirono la Lazio per 5-1, con quattro gol del solo Montella, che con questa straordinaria prestazione entrò definitivamente nell'Olimpo dei giocatori giallorossi più rappresentativi. Nonostante il suo cammino altalenante, la Roma arrivò a giocarsi lo scudetto sino all'ultima giornata: l'incredibile sconfitta della capolista Inter all'Olimpico contro la Lazio favorì però la vittoria finale della Juventus, che precedeva in classifica i giallorossi di un solo punto.

Il cammino in Champions League fu discreto: dopo aver superato agevolmente la prima fase a raggruppamenti, la squadra fu inserita in un ostico girone assieme a Galatasaray, Liverpool e Barcellona, e venne eliminata, anche per colpe proprie. Infatti la Roma fallì clamorosamente la qualificazione quando le sarebbero bastati due punti nelle ultime due partite da disputare, che invece non riuscì ad ottenere. In tale contesto rimarcabile fu soltanto un eclatante 3-0 rifilato alla squadra spagnola, frutto delle reti siglate da Emerson, Montella e Tommasi.

I motivi della mancanza di continuità nei risultati erano da imputare sia alla scarsa vena del bomber Batistuta, autore di appena 6 reti, sia alla poca incidenza delle riserve nell'economia delle partite e, forse, il latente senso di appagamento per i trofei appena conquistati.

Nella stagione 2002/03, la società predispose una campagna acquisti incentrata sull'austerità, soprattutto a causa delle crescenti difficoltà economiche derivate dalle elevate spese di mercato degli anni precedenti. Dei pochi acquisti l'unico nome rilevante fu quello di Guardiola, ex faro di centrocampo del Barcellona, il quale, peraltro, disputò uno scorcio di stagione decisamente deludente e venne pertanto rispedito dopo pochi mesi al Brescia, squadra dalla quale la Roma lo aveva prelevato durante il mercato estivo. A gennaio fu acquistato il francese Olivier Dacourt, utile interditore proveniente dal campionato inglese, mentre Batistuta, divenuto ormai l'ombra del campione ammirato nella stagione dello scudetto, venne ceduto all'Inter.

La squadra aveva bisogno indubbiamente di rinnovamento, e non bastarono la buona vena di Totti e la crescita costante di Cassano a trascinare la Roma verso le parti alte della classifica. I giallorossi terminarono il campionato all'ottavo posto (peggiore risultato dei precedenti 10 anni), e si guadagnarono la partecipazione alla successiva Coppa UEFA solo grazie al raggiungimento della finale di Coppa Italia, poi persa malamente contro il Milan. Nel finale di stagione si mise, inoltre, in luce il giovane e promettente Daniele De Rossi, sorprendente valore aggiunto della squadra nelle ultime gare di campionato.

Il cammino di Champions League fu migliore, ma non certo entusiasmante: la Roma superò la prima fase a gironi (di grande prestigio fu la vittoria ottenuta al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid, 1-0 con gol di Totti), ma ancora una volta fu fatale alle ambizioni capitoline il secondo raggruppamento. Da sottolineare però la grande affermazione ottenuta in casa del Valencia per 3-0, grazie ad una strepitosa gara del capitano Francesco Totti, che pose fine ad un lungo periodo di imbattibilità casalinga degli spagnoli.

La mediocre stagione convinse il Presidente Sensi a migliorare e svecchiare la rosa della squadra, investendo cifre consistenti per l'acquisto del fuoriclasse rumeno Christian Chivu, giovane difensore di centro/sinistra molto abile nella fase d'impostazione della manovra. Venne inoltre ceduto Cafu, e sostituito con l'emergente laterale brasiliano Mancini, ancora sconosciuto in Italia ma destinato a divenire titolare indiscusso. Infine, fu prelevato il norvegese John Carew, punta pesante dalla buona esperienza internazionale, che diventò in breve tempo un beniamino dei tifosi grazie al suo carattere allegro e ai suoi gesti d'esultanza istrionici.

Gli acquisti fruttarono, e la squadra divenne più solida e meno umorale. Nella stagione 2003/04 la Roma partì molto bene, vincendo anche il derby d'andata per 2-0 (grazie ad un superbo colpo di tacco di Mancini e al raddoppio di Emerson), e riuscì anche a laurearsi "Campione d'inverno" assieme al Milan. Ma la maggiore forza dei rossoneri, unita a qualche punto perso di troppo, impedirono ai giallorossi di replicare il successo del 2001, e la squadra si dovette accontentare del secondo posto, che garantiva comunque la qualificazione diretta alla Champions League.

La Coppa UEFA diede persino minori soddisfazioni: la squadra fu eliminata dal Villareal agli ottavi di finale.

Incredibile fu l'andamento del derby di ritorno il 21 marzo 2004: la partita fu sospesa durante il secondo tempo, sul risultato di 0-0, per il diffondersi tra i tifosi di entrambe le squadre della voce (poi rivelatasi falsa) della morte di un bambino ad opera della Polizia. Alcuni tifosi entrarono in campo per convincere i giocatori della Roma a sospendere la partita, ed a nulla valsero gli appelli diffusi dagli altoparlanti che sottolineavano l'infondatezza della notizia. La stracittadina venne sospesa e ripetuta un mese dopo, col punteggio finale di 1-1.

Nonostante il comunque positivo campionato trascorso, la situazione economica della società nel 2004 cominciò ad aggravarsi sempre più. I dirigenti si trovarono pertanto costretti ad aderire al condono fiscale promosso dal governo Berlusconi sanando un pregresso debito fiscale derivato da imposte e ritenute dovute per gli anni 2002 e 2003, versando, in tre distinte rate, un importo complessivo di 79,5 milioni di euro, con un risparmio di circa 20 milioni rispetto al debito effettivo. In tale contesto di crisi finanziaria, la Roma fu costretta a cedere i fuoriclasse Samuel ed Emerson, di fatto abbassando notevolmente il livello tecnico della rosa.

Capello, concluso il campionato, si dimise e firmò clamorosamente per la Juventus, nonostante le contrarie assicurazioni fornite alla tifoseria durante il corso della precedente stagione, ripetute esplicitamente nelle ore immediatamente precedenti. La fuga venne vista da tutto l'ambiente romanista come un vero e proprio tradimento ai colori giallorossi, ma la società corse subito ai ripari ingaggiando tempestivamente Cesare Prandelli, precedentemente allenatore del Parma.

Il nuovo tecnico concordò con la società l'acquisto di alcuni giocatori, tra i quali il centrocampista Simone Perrotta (proveniente dal Chievo), il promettente difensore francese Philippe Mexes e, dall'Olympique Marsiglia, l'attaccante egiziano Ahmed Hossam Mido (il quale, però, deluse le aspettative e fu ceduto nel successivo mercato di riparazione). Nonostante le migliori premesse, Prandelli si trovò costretto, prima dell'inizio del campionato, ad abbandonare la guida tecnica della squadra per motivi familiari.

La Roma, a pochi giorni dalla partita di esordio di campionato, ingaggiò quindi un vecchio beniamino della tifoseria: Rudi Voeller, ex-attaccante giallorosso degli anni '90, ed ex-allenatore della nazionale tedesca. I risultati furono pessimi: dopo un buon inizio nella prima di campionato contro la neopromossa Fiorentina, si susseguirono una serie di sconfitte e pareggi, finché il tecnico tedesco non si trovò costretto ad abbandonare la panchina. Le dimissioni avvennero subito dopo un episodio negativo che coinvolse tutta la squadra giallorossa: durante la prima gara di Champions League contro la Dinamo Kiev, e poco dopo il fischio finale del primo tempo, l'arbitro svedese Anders Frisk venne ferito alla testa da un oggetto (probabilmente una monetina) lanciato dalle tribune dell'Olimpico. Per questo accadimento la UEFA impose alla Roma la sconfitta a tavolino per 0-3 unita alla chiusura al pubblico dello stadio per i tre successivi turni casalinghi. Tali gravi avvenimenti contribuirono pertanto all'eliminazione della squadra dalla competizione continentale.

Dopo le dimissioni di Voeller, la Roma ingaggiò Luigi Del Neri, che cambiò lo schema, schierando spesso un tridente offensivo formato da Totti, Cassano e Montella. La scelta di far giocare assieme i tre attaccanti più rappresentativi fece migliorare i risultati della squadra solo per un breve periodo: la difesa, infatti, non si dimostrò abbastanza solida per contenere gli attacchi avversari, portati ad una formazione obiettivamente sbilanciata in avanti. Il cammino in campionato della Roma divenne pertanto altalenante, e ciò acuì i già gravi problemi di spogliatoio che spinsero Del Neri, dopo una pesante sconfitta subìta con il Cagliari, a dimettersi. La società decise quindi di affidare la panchina a Bruno Conti, indimenticato campione giallorosso e già dirigente del settore giovanile, il quale condusse la squadra sino al termine della difficile stagione. Nonostante queste vicissitudini, la squadra riuscì a disputare la finale di Coppa Italia contro l'Inter, ma fu sconfitta in entrambe le partite. La Roma chiuse così il campionato col bilancio, poco lusinghiero, di 5 allenatori utilizzati in 12 mesi.

Alla fine del tribolatissimo campionato disputato dai giallorossi, il capitano Francesco Totti annunciò il rinnovo del contratto fino al 2011, sostanzialmente legando il suo nome alla Roma per tutta la carriera.

Per la stagione 2005-2006 fu ingaggiato Luciano Spalletti, emergente tecnico proveniente dall'Udinese, con la quale l'allenatore toscano aveva da poco conquistato la qualificazione alla Champions League. La società, con i ritorni di Bruno Conti al ruolo di Direttore Tecnico e di Daniele Pradè a Direttore Sportivo, cercò di portare avanti una campagna acquisti di livello accettabile nonostante la stessa fosse stata bloccata, per quasi tutta l'estate, dal caso Mexès. Alla fine furono comunque tesserati a parametro zero i giocatori Samuel Kuffour (dal Bayern Monaco), Shabani Nonda (dal Monaco) e Rodrigo Taddei (dal Siena), ma soltanto quest'ultimo riuscirà poi ad imporsi nel modulo scelto da Spalletti. Venne acquistato inoltre lo sconosciuto portiere brasiliano Doni (il quale pagò persino a proprie spese la clausola rescissoria che lo legava alla Juventude), che avrebbe dimostrato ben presto le sue potenzialità tanto da conquistare la maglia titolare. Per evitare inoltre l'insorgere di future difficoltà finanziarie derivate dall'incontrollato aumento delle spese di gestione del club, si decise di imporre un tetto di ingaggi di 2.5 milioni di euro per ogni giocatore tesserato, ad esclusione del capitano Francesco Totti, considerato il simbolo della squadra. In futuro, per lo stesso motivo, il tetto-ingaggi non sarebbe stato applicato nemmeno a Daniele De Rossi.

L'inizio della stagione non fu dei migliori e la squadra si trovò a navigare nelle posizioni di metà classifica, anche a causa di malcelati malumori all'interno dello spogliatoio per le continue intemperanze di Antonio Cassano. Pertanto, a dicembre fu presa la sofferta decisione di cedere il talento barese, in scadenza di contratto, al Real Madrid per circa 5 milioni di euro. La cessione si rivelò una scelta molto saggia, in quanto da quel momento in poi la squadra ritrovò un'invidiabile compattezza grazie alla quale riuscì a stabilire il record italiano di 11 vittorie consecutive in campionato.

L'impresa fu raggiunta nonostante numerosi infortuni intercorsi ai propri elementi (tra i quali anche quello di Francesco Totti), che ridussero in modo preoccupante il numero dei giocatori disponibili, obbligando Spalletti ad inventarsi nuove soluzioni tattiche. Il primato venne fissato grazie ad una splendida vittoria per 2-0 nel derby del 26 febbraio 2006. Il record è stato poi battuto la stagione successiva dall'Inter, arrivata a totalizzare poi diciassette vittorie consecutive. La Roma si classificò quinta in campionato ma in seguito allo scandalo del calcio italiano e allo stravolgimento della classifica dovuta alla retrocessione all'ultimo posto per illecito della Juventus e della penalizzazione di Milan, Fiorentina e Lazio acquisì d'ufficio la seconda posizione, qualificandosi così alla Champions League. La squadra, per il secondo anno consecutivo, raggiunse la finale di Coppa Italia contro l'Inter, ma anche in questo caso non riuscìe ad aggiudicarsi il trofeo, pareggiando in casa per 1-1 e perdendo il match di ritorno per 3-1. La Roma disputò comunque la partita di assegnazione della Supercoppa Italiana, essendo l'Inter diventata d'ufficio anche Campione d'Italia. I giallorossi giocarono un primo tempo a grandi livelli, portandosi sullo 0-3, grazie a una doppietta di Alberto Aquilani e al gol di Mancini, ma, anche per via della scarsa condizione atletica della squadra e della mancanza di ricambi adeguati, l'Inter riuscì a recuperare lo svantaggio e a segnare il gol della vittoria durante i tempi supplementari.

Nel campionato 2006-2007 la Roma, pur integrando la rosa con gli acquisti dei terzini Max Tonetto e Marco Cassetti, della punta Mirko Vučinić e del regista David Pizarro, giocatore stimato da Spalletti sin dai tempi dell'Udinese, confermò lo stesso modulo di gioco dell'anno precedente, che non prevedeva l'utilizzo di prime punte pesanti. La squadra alternò molti successi importanti ad alcuni risultati insoddisfacenti: tra gli alti e bassi del campionato si ricordano le due vittorie ottenute a San Siro contro Milan (2-1) e Inter (3-1) e il derby perso malamente per 3-0 contro la Lazio. La Roma chiuse il campionato al secondo posto a 75 punti, con un corposo distacco dalla capolista Inter.

In Champions League la Roma, superata la fase a gironi con il secondo posto dietro al Valencia, conquistò i quarti di finale ai danni del Lione (0-0 all'Olimpico e vittoria in Francia per 2-0 con le reti di Totti e Mancini), ma venne eliminata dal Manchester United. La buona gara di andata, vinta per 2-1 dai giallorossi, venne vanificata da una disastrosa prestazione all'Old Trafford: la squadra perse 7-1, scarto che la Roma non subiva in una partita delle coppe europee dal 1935, quando nella Mitropa Cup era stata sconfitta per 8-0 dal Ferencvaros.

La stagione terminò, comunque, in modo molto positivo, con la conquista della Coppa Italia. Dopo aver eliminato Triestina, Parma e Milan, in finale ritrovò e sconfisse nettamente l'Inter all'Olimpico per 6-2 e, pur perdendo il ritorno al Meazza per 2-1, si aggiudicò il trofeo. Il risultato è di particolare rilevanza non solo perché la Roma confermò di essere l'unica squadra italiana a prevalere nel 2006-2007 contro l'Inter, ma anche perché i nerazzurri erano detentori di Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa italiana.

Nel calciomercato estivo la squadra, nonostante la cessione non priva di polemiche del difensore rumeno Chivu, il quale decise di cedere alle lusinghe all'Inter che garantiva al giocatore un ingaggio più elevato, rafforzò ulteriormente la rosa e la propria esperienza internazionale con gli innesti, tra gli altri, del fantasista francese Ludovic Giuly, del difensore centrale Juan e del laterale brasiliano Cicinho, l'acquisto più oneroso per le casse del club. La nuova sfida tra Inter e Roma, valida per l'assegnazione della Supercoppa italiana e prima partita della stagione 2007-2008, vide prevalere la squadra giallorossa per 1-0 con gol di Daniele De Rossi su calcio di rigore. La Roma conquistò così la sua seconda Supercoppa: è la quinta volta che la squadra vincitrice della Coppa Italia riesce a conquistare il trofeo ai danni della squadra Campione d'Italia.

La conquista della coppa fa acquisire alla squadra maggiore convinzione nei propri mezzi, e infatti nel corso della stagione la Roma mostra evidenti progressi sia sul piano della maturità che della gestione del risultato. In campionato i giallorossi si confermarono al secondo posto alle spalle dell'Inter, mantenendo però viva la speranza di raggiungere la squadra nerazzurra in testa alla classifica. Sono rimarcabili le affermazioni per 1-0 in casa del Milan e quella per 3-2 contro la Lazio in un convulso derby. Tuttavia 19 aprile 2008, nella gara casalinga contro il Livorno, il capitano Francesco Totti si infortuna nuovamente in modo grave, riportando una lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro. L'infortunio occorso al capitano non demoralizza la squadra, che riesce comunque a vincere le partite seguenti tanto da ridurre considerevolmente il distacco dalla capolista sino ad arrivare ad un singolo punto di distacco dall'Inter. L'ultima giornata consegna tuttavia lo scudetto ai nerazzurri, sebbene la Roma sia stata virtualmente, per quasi un'ora di gioco, campione d'Italia.

In Champions League il cammino è brillante. Nella fase a gironi della competizione continentale la Roma ritrova il Manchester United, assieme a Sporting Lisbona e Dinamo Kiev. Pur perdendo per 1-0 all' Old Trafford, la squadra si qualifica agevolmente agli ottavi di finale della competizione con un turno di anticipo, grazie al secondo posto ottenuto nel raggruppamento, subito dietro alla formazione inglese. Negli ottavi di finale la Roma affronta il Real Madrid, sconfitto sia all'Olimpico che nella gara di ritorno per 2-1. Al Santiago Bernabeu, in particolare, la Roma disputa una gara di grande personalità, anche grazie all'ottima prestazione del collettivo: il successo segue l'affermazione del 2002, facendo della Roma l'unica squadra italiana ad uscire vittoriosa per ben due volte nello stadio delle merengues. Ai quarti di finale, la squadra giallorossa ritrova nuovamente il Manchester Utd. La sfida di andata all'Olimpico, complice la grave assenza di Totti, termina con la sconfitta dei giallorossi per 2-0. La partita risulta fatale per le ambizioni romaniste, poichè la Roma non riesce a ribaltare il risultato nella gara di ritorno, che termina 1-0 a favore degli inglesi.

In Coppa Italia la Roma, per la quarta volta consecutiva, raggiunge la finale del torneo contro l'Inter. La finale, disputata in gara unica all'Olimpico, termina 2-1 per i giallorossi, che vincono così la seconda Coppa Italia consecutiva, la nona per il club capitolino. Il trofeo arriva dopo l'eliminazione, da parte della Roma, di Torino, Sampdoria e Catania.

Il 17 agosto 2008, a due settimane dall'inizio della nuova stagione, muore il presidente Franco Sensi, carica da lui coperta dal 1993. La morte dell'artefice del terzo scudetto genera notevole sconforto e grande commozione in tutto l'ambiente giallorosso, ed i funerali vedono la partecipazione di migliaia di persone, non solo tifosi romanisti.

La famiglia Sensi decide in ogni caso di proseguire nella conduzione della società, nonostante la forte esposizione della compagnia di famiglia Italpetroli (controllante la stessa Roma) verso l'istituto bancario Unicredit. Pertanto la figlia Rosella, già amministratore delegato, viene nominata presidente: ciò avvenne a dispetto dei rumors di acquisto da parte di gruppi stranieri, in particolare quello dell'imprenditore George Soros che si erano verificati anche prima della morte del presidente.

Nella sessione estiva del calciomercato la Roma, incassata già da tempo l'indisponibilità del laterale Mancini a prolungare il proprio contratto, lo cede all'Inter, in maniera analoga a quanto avvenne l'anno precedente con Christian Chivu. Anche il fantasista Giuly, autore in ogni caso di una buona stagione, chiede, ed ottiene, la propria cessione, questa volta per motivi familiari. I giallorossi si rafforzano comunque acquistando dal Liverpool il terzino sinistro John Arne Riise e dal Real Madrid l'attaccante brasiliano Julio Baptista, giocatore estremamente duttile tatticamente e dotato di grande forza atletica. Infine il mercato è stato completato con l'acquisto, dal Monaco, del promettente talento francese Jérémy Menez.

In estate, inoltre, la Roma non riesce ad aggiudicarsi la Supercoppa Italiana: la partita, terminata sul 2-2 dopo i tempi regolamentari e supplementari, vede prevalere l'Inter ai calci di rigore per 8-7, per effetto degli errori decisivi del capitano Francesco Totti e del brasiliano Juan, quest'ultimo avvenuto al secondo rigore ad oltranza.

In agosto la Roma viene sorteggiata nei gironi della Champions League Girone A insieme a Chelsea, Bordeaux e i rumeni del CFR Cluj. Nel raggruppamento, dopo uno stentato avvio iniziale, rimarchevole è l'affermazione per 3-1 ai danni del Chelsea. Anche in campionato la squadra parte decisamente male, a causa dei numerosi infortuni occorsi ad alcuni giocatori fondamentali (compreso il capitano Totti) e della cattiva condizione generale della rosa, che obbliga Spalletti a mutare il modulo di gioco. Il 16 novembre, comunque, la Roma riesce a vincere per 1-0 un combattuto derby contro la Lazio, grazie ad un gol del brasiliano Júlio Baptista. Al risultato prestigioso nella stracittadina seguono una serie di risultati positivi che portano la squadra di Spalletti ad una rapida scalata della classifica e alla conclusione del girone di qualificazione di Champions League in prima posizione, per la prima volta nella storia giallorossa, precedendo il Chelsea vice campione d'Europa. Ma il cammino della squadra nella competizione termina negli ottavi di finale contro l'Arsenal: la Roma, pur perdendo la sfida di andata in Inghilterra per 1-0 e nonostante la rosa numericamente dimezzata da squalifiche, infortuni e malattie (De Rossi, Mexès, Perrotta, Cicinho, Cassetti), riesce a ribaltare il risultato nella gara di ritorno. Ma ancora una volta nella tradizione europea giallorossa, dopo due intensi tempi supplementari, risultano fatali i calci di rigore, che vedono prevalere la squadra londinese al terzo tiro dal dischetto ad oltranza.

In Coppa Italia, il cammino della Roma termina ai quarti di finale, disputati in una sfida secca a Milano nuovamente contro l'Inter, che prevale per 2-1.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia