Commissione Europea

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Tags : commissione europea, unione europea, organizzazioni internazionali, esteri

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Commissione europea

La sala riunioni della Commissione

La Commissione europea è l'organo esecutivo dell'Unione europea, e rappresenta il "governo", tra le istituzioni comunitarie.

La Commissione è composta dai Commissari Europei, ognuno dei quali scelto tra le personalità di spicco dello stato membro di appartenenza, al quale però non è legato da alcun titolo di rappresentanza in quanto devono agire nell'interesse generale dell'Unione. Tra i membri sono compresi il Presidente, l'alto rappresentante della politica estera e della sicurezza comune (PESC) in veste di vicepresidente. Il presidente può nominare altri vicepresidenti. La durata del mandato dei membri è di 5 anni.

La composizione della Commissione è stabilita dal paragrafo 1, commi 3, 4 dell'articolo 213 TCE riformato dal successivo Trattato di Nizza. Riformato successivamente dal Trattato di Lisbona art. 17 par. 5 TUE, in vigore dal 1 novembre 2014. Il trattato di Lisbona prevede infatti che la commissione nominata in quella data dovrà essere "composta di un numero di membri, compresi il Presidente e l'Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune, corrispondente ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio, all'unanimità, non decida di modificare questo numero". I membri saranno scelti tra i candidati dei vari paesi secondo un sistema di rotazione.

La procedura di nomina è disciplinata dall'art. 214 e ha subìto notevoli variazioni nel corso del tempo.

Un tempo erano gli stati membri che nominavano tutta la Commissione di comune accordo, ma successivamente il ruolo del Parlamento crebbe d'importanza. Attualmente, il presidente della Commissione è nominato dal Consiglio dell'Unione Europea, nella sua composizione di Capi di Stato e di Governo degli Stati membri, a maggioranza qualificata. La scelta verrà poi sottoposta al Parlamento europeo. Alla conferma della carica del Presidente questo sceglie i rimanenti ventisei commissari sulla base delle nomine proposte da ognuno degli Stati membri, affidandogli i portafogli secondo le loro specifiche capacità. Alla fine l'intera Commissione deve essere approvata dal Parlamento Europeo.

La Commissione è un organo collegiale, strutturato all'interno con un'ampia delega di funzioni a singoli commissari che rispondono a varie Direzioni generali.

Le deliberazioni dell'istituzione vengono prese a maggioranza del numero dei suoi membri.

Questa disposizione fa l'istituzione custode e garante della legalità comunitaria, compito che la Commissione esercita nei confronti degli Stati membri grazie alla procedura di infrazione.

Si tratta di un potere di raccomandazione di portata generale, coincidente per estensione col campo d'azione del trattato.

La Commissione europea detiene il diritto d'iniziativa nel processo legislativo, cioè la facoltà di proporre la normativa sulla quale decidono poi il Parlamento europeo ed il Consiglio.

Quale organo esecutivo dell'Unione, la Commissione si occupa altresì dell'attuazione pratica delle politiche comuni, della gestione dei programmi dell'Unione e della gestione del bilancio comunitario. Questa competenza è evidenziata anche dall'art. 202 TCE.

Le riunioni della Commissione si tengono almeno una volta la settimana, di solito il mercoledì nella sede di Bruxelles o in quella di Strasburgo se a Bruxelles vi è un'assemblea plenaria del Parlamento. Le sedute si tengono a porte chiuse e sono riservate, tuttavia gli ordini del giorno delle sedute e i verbali prodotti sono disponibili per la consultazione sul sito istituzionale.

La Commissione europea ha anche il potere di sanzionare gli Stati membri inadempienti nell'attuazione delle decisioni e per i ritardi nell'approvazione di leggi in recepimento di direttive comunitarie. La Costituzione Europea prevede che, una volta aperta una procedura di infrazione formale (early warning) con un primo preavviso, al secondo richiamo formale lo stato membro venga espulso dall'Unione.

La Commissione consiste attualmente di ventisette membri, uno per ogni stato membro.

Presidente della Commissione è stato dal 1999 al 2004 l'italiano Romano Prodi (Commissione Prodi), preceduto dal lussemburghese Jacques Santer (Commissione Santer), in carica dal 1995 al 1999. Tale Commissione venne travolta da uno scandalo e fu la prima Commissione ad essere costretta alle dimissioni. Nel periodo di intermedio all'entrata in carica della Commissione Prodi venne nominato un sostituto, nella persona dello spagnolo Manuel Marín, quale Primo Commissario ad interim dal marzo al settembre 1999. Per tale ragione non è mai esistita una "Commissione Marìn".

L'attuale presidente è il portoghese José Manuel Barroso.

La Commissione europea è strutturata in Direzioni generali (DG), l'equivalente dei ministeri o dicasteri degli ordinamenti statuali, suddivisi a loro volta in Direzioni e queste ultime in Unità.

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Unione europea

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L'Unione europea (UE) è un'organizzazione di tipo sovranazionale e intergovernativo, che dal 1º gennaio 2007 comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici. La sua istituzione sotto il nome attuale risale al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1° novembre 1993), al quale tuttavia gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti.

L'Unione consiste attualmente di una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata, tra l'altro, da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 16 dei 27 stati membri; essa presenta inoltre una unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957 ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all'interno degli stati membri. L'Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca.

L'Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d'America), ma un organismo sui generis, alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni dell'Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche ambientali); in altri settori, invece, l'Unione è più vicina a una confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni) o a un'organizzazione internazionale (come per la politica estera).

Gli organi principali dell'Unione comprendono il Consiglio dell'Unione europea (spesso chiamato nel gergo giornalistico Consiglio dei Ministri), la Commissione, la Corte di Giustizia, il Parlamento, il Consiglio europeo e la Banca centrale europea. L'istituzione dell'Europarlamento risale al 1950 e dal 1979 i suoi membri sono democraticamente eletti, in tutti i territori dell'Unione, a suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni.

Da semplice organizzazione internazionale, l'Unione europea, nel corso degli anni, ha gradualmente acquisito numerose prerogative tipiche di una federazione, con il progressivo trasferimento di poteri e di sovranità dagli Stati membri agli organismi comunitari. Malgrado ciò, essa si fonda tuttora su trattati internazionali recepiti a livello interno da tutti gli Stati membri, e non costituisce un'entità politica unitaria.

Il problema della definizione dell'attuale status giuridico dell'Unione è sfociato, il 29 ottobre 2004, nella firma, a Roma, del Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, comunemente noto come Costituzione europea. Tale testo ribadisce la possibilità di una cooperazione rafforzata per la promozione di iniziative di integrazione tra gruppi di paesi, già prevista nel trattato di Amsterdam e in quello di Nizza.

Un nuovo trattato era stato richiesto dal Consiglio europeo attraverso la Dichiarazione di Laeken poiché il funzionamento delle istituzioni comuni, è attualmente ritenuto inadatto alla coesistenza di ben 27 stati membri, ciascuno dei quali con diritto di veto in aree fondamentali della politica comune.

Il processo di ratifica della Costituzione si è interrotto il 29 maggio 2005 con un referendum popolare in cui il 54,7% dell'elettorato francese ha scelto di non sottoscrivere il Trattato; pochi giorni dopo, il 1° giugno, anche la popolazione dei Paesi Bassi si è dichiarata contraria all'introduzione del Trattato (con il 61,6% dei voti). Sebbene 18 stati membri abbiano recepito il documento, prevalentemente per via parlamentare, questa costituzione non è mai entrata in vigore.

Dopo il "periodo di riflessione" durato due anni, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha deciso di rilanciare il processo di riforma con la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, in cui si esprimeva la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo.

Si è così svolto sotto la presidenza tedesca dell'Unione il vertice di Bruxelles tra il 21 e il 23 giugno 2007 nel quale si è arrivati a un accordo sul nuovo trattato di riforma. L'accordo recepisce gran parte delle innovazioni contenute nella Costituzione, anche se con alcune modifiche per togliere il carattere costituzionale al testo e meccanismi per alcuni paesi di "chiamarsi fuori" da politiche comuni.

Dopo la conclusione della conferenza intergovernativa che ha finalizzato il nuovo testo, il nuovo "Trattato di Lisbona" è stato approvato al Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre 2007 e firmato il 13 dicembre dai capi di Stato e di Governo. Il Trattato è stato ratificato da quasi tutti gli stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare, nel corso del 2008. La mancata ratifica da parte dell'Irlanda in seguito ad apposito referendum confermativo non permetterà, però, come inizialmente auspicato, di farlo entrare in vigore entro le elezioni europee del 2009: un secondo referendum è infatti previsto in Irlanda entro novembre 2009.

La costituzione di entità statali o parastatali che comprendessero l'intero territorio europeo può essere fatta risalire a periodi storici ben antecedenti rispetto alla fondazione dell'Unione europea. Il primo organismo di tale genere è certamente l'Impero Romano, che tuttavia non condivideva la medesima estensione geografica dell'Unione (essendo incentrato sul mar Mediterraneo); inoltre le conquiste territoriali romane dipendevano dalla potenza militare dell'Impero, e le province annesse dovevano sottostare ad un'amministrazione statale fortemente centralizzata.

Esempi successivi includono l'Impero dei Franchi di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero (una struttura meno omogenea, che era caratterizzata da un'amministrazione decentrata) e l'unione doganale che si venne a creare sotto il dominio di Napoleone dopo l'anno 1800.

Una delle prime proposte di riunificazione pacifica del continente sotto l'egida di un'unica istituzione sovranazionale fu avanzata dal pacifista Victor Hugo; a ogni modo, l'idea cominciò a prendere fortemente piede solamente dopo le due guerre mondiali, guidata dalla determinazione a completare rapidamente la ricostruzione dell'Europa ed eliminare l'eventualità di nuovi, futuri conflitti fra le sue nazioni.

Furono fondamentalmente considerazioni di questo tipo a portare, nel 1951, la Germania dell'Ovest, la Francia, l'Italia e gli stati del Benelux a istituire la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, entrata in vigore nel 1952.

La prima unione doganale fra paesi europei, la cosiddetta Comunità Economica Europea, fu istituita mediante il Trattato di Roma del 1957 e implementata nel 1958; successivamente rinominata Comunità europea, è oggi uno dei tre pilastri dell'Unione europea, secondo i dettami del Trattato di Maastricht che ha introdotto l'unione politica, nei campi della "Giustizia e affari interni" e della "Politica estera e di sicurezza comune".

Gli anni di seguito riportati sono quelli relativi alle date di firma degli atti: in alcuni casi queste possono differire, anche notevolmente, da quelle di entrata in vigore degli stessi.

09/05/1950 La Dichiarazione Schuman esprime la volontà di un'Europa Unita che porterà all'istituzione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio.

18/04/1951 I sei stati fondatori (Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo) firmano il trattato di Parigi, che istituisce ufficialmente la CECA.

23/05/1952 I sei stati firmano il trattato istitutivo della Comunità europea di difesa.

30/08/1954 L'Assemblea Nazionale Francese rigetta la CED, che non entrerà mai in vigore.

01/06/1955 Dal 1° al 3 giugno si svolge la fondamentale Conferenza di Messina.

25/03/1957 I trattati di Roma istituiscono la Comunità Economica Europea.

01/07/1968 Entra in vigore l'unione doganale.

01/01/1973 Irlanda, Regno Unito e Danimarca entrano nella CEE.

10/06/1979 Prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo.

01/01/1981 La Grecia fa il suo ingresso nella CEE.

19/06/1983 I dieci paesi aderenti alle Comunità europee adottano la Dichiarazione solenne sull'Unione europea.

01/01/1986 Spagna e Portogallo entrano nella CEE. Firma dell'atto unico europeo.

03/10/1990 L'unificazione tedesca comporta l'entrata automatica della oramai ex Repubblica Democratica Tedesca nella CEE.

07/02/1992 I dodici stati CEE firmano il trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione europea dal 1º gennaio 1993.

01/01/1995 Austria, Svezia e Finlandia entrano nell'Unione europea.

26/03/1995 In Francia, Benelux, Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli Accordi di Schengen.

22/07/1997 La Dichiarazione sull'UEO istituisce una cooperazione rafforzata fra UE e UEO.

02/10/1997 I quindici stati membri dell'Unione firmano il trattato di Amsterdam.

26/10/1997 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Italia.

01/11/1997 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Austria.

01/01/1999 Entra in vigore l'euro; è fissato il tasso di concambio con 11 precedenti valute nazionali.

01/01/2000 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per la Grecia.

25/03/2000 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per Danimarca, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia.

15/12/2001 I quindici paesi dell'UE adottano la Dichiarazione di Laeken che prevede la creazione della Convenzione europea.

01/01/2002 L'euro diviene la valuta corrente di dodici paesi dell'Unione ed anche di San Marino, Vaticano e Monaco, oltre che, de facto nei territori del Montenegro e del Kosovo (all'epoca entrambi parte della confederazione di Serbia e Montenegro) e in Andorra.

01/01/2003 L'Unione succede all'ONU, in Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione della regione.

01/05/2004 L'UE si allarga a Lettonia, Estonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Malta e Cipro.

29/10/2004 Viene firmato a Roma il trattato che adotta una costituzione per l'Europa.

01/01/2007 L'UE si allarga a Bulgaria e Romania. La Slovenia adotta l'euro.

25/03/2007 L'UE compie 50 anni: in un vertice informale viene adottata la Dichiarazione di Berlino per cercare di sbloccare l'impasse costituzionale.

23/06/2007 Il Consiglio europeo trova l'accordo sul trattato di riforma che sostituirà la Costituzione europea.

13/12/2007 I capi di stato e di governo firmano il trattato di Lisbona.

21/12/2007 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l'Ungheria, la Slovenia e Malta.

01/01/2008 Cipro e Malta adottano l'euro, portando la zona euro a quindici membri.

01/01/2009 La Slovacchia adotta l'euro, portando la zona euro a sedici membri.

L'Unione europea si articola intorno alle istituzioni inizialmente previste nell'ambito delle Comunità Europee e dei suoi organi specifici.

In alcune di queste materie durante il tempo sono stati concessi degli "opt-out" a diversi paesi membri, che vanno a costituire delle "cooperazioni rafforzate" de facto.

Originariamente costituita dai sei stati fondatori, l'Unione europea è giunta, con l'ultimo allargamento del 1º gennaio 2007, a includere 27 stati membri.

Nel dicembre 1995 il Consiglio Europeo di Madrid ha riformulato i criteri d'accesso, richiedendo che i nuovi membri adattino la propria struttura amministrativa e giuridica per fare in modo che la legislazione europea possa essere efficacemente adottata dalla legislazione nazionale.

Se considerata nel suo insieme, l'Unione europea possiede l'economia più grande al mondo, con un prodotto interno lordo complessivo stimato in 10.335 miliardi di euro (nel 2006). L'economia europea è, peraltro, in una fase di espansione accelerata, principalmente per via della presenza di stati di recente ingresso caratterizzati da economie meno avanzate, i quali presentano pertanto un notevole potenziale di sviluppo.

Tra le diverse nazioni, in particolare risultano essere trainanti quattro regioni dell'Europa, che per tal motivo vengono definite i Quattro Motori economici: Baden-Württemberg, Catalogna, Rodano-Alpi e Lombardia.

Secondo l'ambiziosa strategia di Lisbona, l'Unione europea si è prefissa l'obiettivo di diventare l'economia più dinamica e competitiva al mondo entro il 2010.

Segue un prospetto sintetico che mostra la situazione economica dei ventisette Stati dell'Unione, degli Stati in fase di negoziazione per l'accesso e dei rimanenti Stati europei (fatta eccezione per il Kossovo, per il quale non sono ancora disponibili dati macroeconomici completi a causa della recente indipendenza dalla Serbia). Gli Stati sono ordinati a seconda del prodotto interno lordo pro capite (PIL). I dati si riferiscono al 2007.

Sono esclusi dal prospetto i microstati di Andorra, Città del Vaticano, San Marino, Principato di Monaco e Liechtenstein, che non sono considerati dagli studi del Fondo Monetario Internazionale.

Complessivamente, i fondi europei per lo sviluppo regionale contribuiscono al sostentamento di aree economicamente e socialmente meno sviluppate, segnatamente negli stati membri di recente ingresso.

Il progetto Erasmus, nato nel 1987, permette agli studenti universitari europei di svolgere un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università all'interno di un qualsiasi altro ateneo situato all'interno dell'Unione.

Il progetto fu creato per educare le future generazioni di cittadini all'idea di appartenenza europea; dalla sua creazione si è giunti a mobilitare all'interno della comunità europea oltre un milione di studenti. Attualmente 2199 istituzioni universitarie dei 31 paesi che aderiscono al programma Socrates partecipano al progetto Erasmus.

Per molti studenti universitari europei il programma Erasmus offre l'occasione per vivere all'estero in maniera indipendente per la prima volta. Per questa ragione è diventato una sorta di fenomeno culturale ed è molto popolare fra gli studenti universitari europei. Il programma non incoraggia solamente l'apprendimento e la comprensione della cultura ospitante, ma anche un senso di comunità tra gli studenti appartenenti a paesi diversi. L'esperienza dell'Erasmus è considerata non solo un momento universitario ma anche un'occasione per imparare a convivere con culture diverse.

L'Unione europea ha da sempre assunto il principio dello stato di diritto e la promozione dei diritti umani come propri valori fondanti (basti pensare che requisito fondamentale per farne parte è l'abolizione della pena di morte); essa difende attivamente tali diritti sia all'interno dei suoi confini che nelle proprie relazioni estere, ponendo talvolta precisi requisiti per la concessione di accordi commerciali o di altro genere.

Per quanto riguarda la situazione interna, l'Unione europea ha promosso l'armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di asilo politico per i rifugiati, e si propone di combattere il razzismo e la xenofobia attraverso il sostegno ad una rete di organizzazioni non governative ed una specifica Agenzia.

Dal punto di vista delle relazioni internazionali, dal 1992 l'Unione ha introdotto nei propri accordi commerciali o di cooperazione con paesi terzi una clausola che indica il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale del rapporto bilaterale (p. es. nella convenzione di Cotonou, che lega la UE a 78 paesi in via di sviluppo ai quali si richiedono precisi impegni nel campo del rispetto dei diritti umani). I principali obiettivi della politica estera europea sono dichiaratamente il progresso e la pacificazione internazionale, ritenuti possibili solo nell'ambito di una struttura democratica.

L'Unione europea contempla 23 lingue ufficiali, lingue parlate in almeno uno degli stati membri (anche se solo l'inglese, il francese e il tedesco sono usate come lingue di lavoro all'interno della Commissione europea).

Il Parlamento Europeo conta circa quattromila interpreti, per un costo stimato in quasi un miliardo di euro all'anno; mediamente un singolo documento può richiedere fino ad una settimana per essere tradotto in tutte le lingue dell'Unione, spesso per la necessità di passare attraverso lingue intermedie, data la mancanza di interpreti in grado di tradurre direttamente da una lingua all'altra (le possibili combinazioni delle lingue ufficiali dell'unione, prese a due a due, sono infatti 253). Oltre al dispendio di risorse umane ed economiche, il lavoro di traduzione può compromettere la chiarezza dei documenti o addirittura portare alla perdita di informazioni e a divergenze fra versioni in lingue diverse del medesimo documento.

In passato, il commissario europeo Neil Kinnock ha proposto di rendere la lingua inglese l'unica lingua di lavoro dell'Unione; questo non comprometterebbe il principio secondo cui tutte le leggi approvate in via definitiva debbono essere tradotte nelle ventitré lingue ufficiali, e modificherebbe solamente il funzionamento interno delle istituzioni europee.

Un'altra proposta di notevole interesse è stata quella di introdurre l'esperanto come lingua di lavoro unica per l'intera Unione, per ovviare alla fondamentale necessità di evitare favoritismi verso gli Stati anglofoni nelle trattative e nei dibattiti politici.

Per non incorrere in questa obiezione, circola fin dagli anni settanta, soprattutto nei paesi nordici, la proposta di adottare come lingua ufficiale europea il latino, considerando che, di fatto, è stata l'unica lingua comune nella storia del continente.

La politica agricola comune (PAC) è un sistema di finanziamenti destinati alle attività di coltivazione all'interno dell'Unione; il suo scopo principale è quello di mantenere livelli adeguati di produzione agricola concedendo sussidi alle aziende ed ai lavoratori direttamente impiegati nel settore.

Furono introdotti sussidi e incentivi alla produzione agricola, per aumentarne la quantità e per rendere più stabili i prezzi, a beneficio degli agricoltori. In seguito si sono aggiunti gli obbiettivi di garantire la sicurezza dei prodotti alimentari e il rispetto dell'ambiente rurale.

Una delle misure della politica agricola perseguita in quegli anni consistette nella fissazione di livelli minimi di prezzo per i prodotti agricoli, che generano enormi eccedenze. La procedura usuale dell'Unione europea era pagare gli esportatori perché potessero vendere tali prodotti all'estero.

L'opinione pubblica ha dimostrato chiaramente di rifiutare di finanziare senza limite i surplus, ma tale politica venne presa di mira non tanto dai paesi del terzo mondo esportatori di derrate agricole quanto dai paesi ricchi, in primo luogo gli Stati Uniti, che pretendevano di esportare nel ricco mercato europeo.

Negli ultimi anni gli organi dell'Unione hanno radicalmente cambiato la politica tradizionale. I nuovi regolamenti hanno drasticamente ridotto gli stimoli a produrre. Il risultato di tale inversione di rotta, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti stanno dirottando verso usi non alimentari, ma energetici, le loro eccedenze agricole è stato criticato da chi paventa un acuirsi del problema dell'approvvigionamento di cibo. Questo mentre l'Asia sta mutando radicalmente dieta, e non avendo spazi sufficienti per produrre cereali per l'allevamento li dovrà acquistare . Avere abbandonato la politica della sicurezza potrebbe provocare, conseguenze negative per i paesi come l'Italia, che ormai non produce che una frazione dei cereali consumati e dei panelli proteici necessari per l'allevamento.

La PAC, anche nella versione attuale, è stata peraltro accusata di distribuire fondi in maniera poco equilibrata, favorendo le aziende agricole più grandi e sostenendo la diffusione di metodi di coltivazione invasivi.

La PAC, da sola, assorbe investimenti per circa 45 miliardi di euro annui, pari alla metà del budget complessivo dell'Unione europea; tale valore corrisponde, a titolo di paragone, ad una spesa di circa 10 euro al mese da parte di ogni cittadino dell'Unione.

Secondo alcuni critici, le strutture istituzionali dell'Unione europea non garantiscono un'adeguata rappresentanza democratica ai suoi cittadini; le principali funzioni sono infatti attribuite al Consiglio dei ministri e non al Parlamento Europeo, che è investito di poteri relativamente più limitati. I lavori dell'Europarlamento sono inoltre scarsamente coperti dai mezzi di comunicazione della maggior parte degli stati membri, e di conseguenza l'opinione pubblica non è generalmente a conoscenza del funzionamento e delle decisioni dell'istituzione.

La collaborazione euromediterranea, o Processo di Barcellona, è stata varata con la conferenza di Barcellona del 27-28 novembre 1995. Vi parteciparono i ministri degli Esteri degli allora 15 stati membri e dodici paesi dell'Africa Mediterranea e del Vicino Oriente: Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e l'Autorità Nazionale Palestinese. La Libia era presente come paese osservatore. Attualmente, dopo l'allargamento del 2004 e quello del 2007, la collaborazione coinvolge i Ventisette e dieci paesi della sponda sud del Mediterraneo. Gli obiettivi dell'accordo sono tre: rafforzare le relazioni in materia politica e di sicurezza, creare una collaborazione economica e finanziaria, e potenziare la cooperazione nei settori sociale, culturale e umano.

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Uffici di rappresentanza della Commissione europea

Gli uffici di rappresentanza della Commissione europea sono 35 e sono diffusi in tutti i 27 stati dell'Unione europea. Dipendono dalla Direzione Generale Comunicazione.

In Italia la Commissione Europea ha due uffici: la Rappresentanza in Italia a Roma e la Rappresentanza a Milano. L'Ufficio di Milano offre servizi di documentazione a tutti i cittadini che ne facciano richiesta, recandosi presso gli uffici o tramite e-mail e diffondono la conoscenza sulle grandi questioni europee. Gli uffici svolgono le loro funzioni attraverso un sito Internet, tre newsletter: "12 Stelle", "In Europa", "In Europa Quindicinale" ed una pubblicazione semestrale, "Dossier Europa".

La Rappresentanza gestisce una rete informatica di diffusione documenti per i media, organizza conferenze stampa e coordina una rete di giornalisti.

Comunica con le istituzioni politiche, le associazioni di categoria, la società civile organizzata ed il mondo dell'educazione, in particolar modo organizza concorsi ed inizative di dibattito al fine di sensibilizzare i cittadini alle "questioni europee".

Promuove campagne di informazione all'interno di un'intesa siglata tra il Governo italiano ed i rappresentanti degli enti locali e gestisce le reti di informazione sull'Unione europea: rete "Europe Direct", i CDE (Centri di documentazione europea) e la rete di conferenzieri "Team Europe", organizzando a livello locale dialoghi con i cittadini su temi particolarmente sentiti.

I funzionari partecipano direttamente a programmi televisioni e trasmissioni radiofoniche, e organizzano eventi e conferenze dirette a tutti i cittadini o a specifici settori.

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Direzione Generale della Commissione europea

La Commissione europea è strutturata in dipartimenti chiamati Direzioni Generali (DG) o servizi.

La Commissione, che è l'organo esecutivo dell'Unione europea, ha una imponente struttura amministrativa organizzata in direzioni generali, generalmente abbreviate semplicemente in DG. La maggior parte degli uffici amministrativi della Commissione hanno sede principalmente a Bruxelles e a Lussemburgo.

Ogni DG si occupa di uno specifico settore ed ha un suo portafoglio, ogni DG è sottoposta ad un direttore generale il quale, a sua volta, rende conto direttamente ad uno dei commissari europei.

Alle DG è affidata la composizione e la redazione delle proposte legislative, le quali vengono poi sottoposte al giudizio della Commissione nella riunione settimanale e qualora vengono adottate allora diventano ufficiali.

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Source : Wikipedia