Commissario Montalbano

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Inviato da gort 20/03/2009 @ 01:07

Tags : commissario montalbano, serial tv, tv, tempo libero

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Il commissario Montalbano

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Il commissario Montalbano è una fiction televisiva a puntate trasmessa da Rai Uno, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Salvo Montalbano. La regia è di Alberto Sironi.

Dato il grande successo di pubblico dei romanzi con protagonista il commissario siciliano, la RAI dal 1998 ha prodotto e trasmesso i riadattamenti televisivi di gran parte dei romanzi e dei racconti che lo vedono protagonista. D'altronde lo stesso Camilleri fu un celebre sceneggiatore televisivo, e non ha mai negato che i suoi romanzi avessero una struttura ottima per la trasposizione sul piccolo schermo. Ogni puntata della fiction riprende la trama - abbastanza fedelmente - delle opere, in alcuni casi unendo più racconti brevi; la regia è stata curata in tutta la serie da Alberto Sironi, che ha effettuato le riprese in gran parte della provincia di Ragusa; le trasmissioni sono avvenute sul canale Rai Uno, e adesso sono visibili integralmente e gratuitamente sul sito di Rai Click e sul sito ufficiale di Palomar Sulle tracce di Montalbano. Il protagonista è interpretato da Luca Zingaretti, che ha dovuto adeguare la sua parlata al dialetto siciliano essendo di origine romana. L'attore era stato alunno dello stesso Camilleri al tempo della accademia di arte drammatica.

Il commissario Montalbano indaga sulla morte del ragioniere Lapecora, a cui riesce a collegare una donna tunisina scomparsa con il figlio, il piccolo François, che dopo la morte della madre il commissario ospiterà a casa sua.

L'indagine è concentrata sulla morte di Michela Licalzi (Alessia Merz), trovata nuda e uccisa per soffocamento in una casa abbandonata. Indiziato principale è un ragazzo che provava un sentimento morboso verso la signora. Oggetto al centro della vicenda è un violino molto pregiato e costoso, appartenuto alla donna. Mediante le testimonianze dell'amica più intima di Michela(che si prenderà una cotta per lui, arrivando a baciarlo) e del marito, Montalbano scoprirà che ad uccidere la donna è stato il suo amante antiquario bolognese, al fine di impossessarsi del violino che ha scoperto essere un preziosissimo Guarnieri del Gesù.

Nell'episodio televisivo all'agente Catarella viene attribuito il nome errato di Giuseppe (come risulta dal suo diploma di informatica orgogliosamente conseguito e mostrato ai colleghi), che nei romanzi è invece Agatino.

Il commissario riceve la confessione di un boss (Tanu 'u Greco) che vuole ritirarsi dall'organizzazione criminale mafiosa che non segue più l'antico codice d'onore. Ma la mafia non permette agli affiliati di andarsene e temendo che possa parlare lo uccide. Prima di morire il vecchio mafioso rivela a Montalbano l'esistenza di un arsenale di armi per la malavita nascosto in una grotta dove Montalbano trova due scheletri accanto ai quali c'è un grosso cane di terracotta e un piattino con delle monete. Dopo che l'esame sugli scheletri rivela che sono stati uccisi, il commissario decide di investigare anche se sono passati cinquant'anni dall'avvenimento. Grazie all'aiuto determinante dell'anziano Preside Burgio, suo vecchio amico, Montalbano scoprirà che i morti, Lisetta e Mario, erano due giovani uccisi, durante la guerra, da un sicario del padre di lei, possessivo e violento fino all'incesto; a sistemarli nella grotta col cane e le monete (seguendo la formula di un antico rituale arabo) era stato un comune amico, Lillo Rizzitano, alla cui famiglia apparteneva la grotta all'epoca, e che ritorna appositamente a Vigata per raccontare tutto al commissario.

Nella mánnara due netturbini ritrovano il cadavere dell'ingegner Luparello all'interno della sua auto. Principale indiziata dell'omicidio è la svedese Ingrid Sjostrom (Isabell Sollman): con la sua collaborazione, il commissario scopre che il vero colpevole è quello che sta cercando di incastrarla.

Arriva dal commissario un signore disperato perché non ha più notizie dei suoi anziani genitori. L'ultima volta erano stati visti un pullman durante la gita che avevano fatto a Tindari, durante la quale avevano mostrato dei comportamenti strani. Stranamente davanti alla casa della coppia viene trovato morto un giovanotto che abitava anche lui in quel luogo.

Catarella annuncia telefonicamente al commissario Montalbano di prima mattina che Alberto La Russa si era suicidato nel proprio laboratorio all'interno della sua casa, e sul luogo si trova Galluzzo. Nella stessa notte l'elettricista Ignazio Cucchiara viene trovato assassinato a Vigata, e del caso si occupa Mimì Augello, il vice di Montalbano. Parlando prima con l'amica Anna Tropeano (Maria Bianca D'Amato) che ha trovato il cadavere, poi con la donna delle pulizie di La Russa, Maria Antonietta Vullo, scopre che La Russa si era invalidato con una caduta da cavallo. Altre informazioni le ottiene da Filippo Alaimo, un contadino vicino di Alberto, che soffrendo d'insonnia testimonia di aver visto la notte della morte un'auto andarsene dalla casa del fatto. Una volta giunta Livia al funerale, Montalbano si rende conto che la morte non è nello stile della vittima. Dal sostituto procuratore Lo Bianco (Pippo Montalbano) riesce ad ottenere un altro giorno per le indagini; grazie ad una nuova perquisizione della casa, trova un album di fotografie in cui la metà è stata strappata, oltre ad una pistola ed un testamento autografo, il cui unico beneficiario è il fratello Giacomo (Luigi Burruano). Allo stesso tempo a lui è attribuita l'auto che andava via dall'abitazione di Alberto. Dopo aver fatto analizzare il testamento da un perito calligrafico, scopre che questo è falso: viene fatto arrestare Giacomo, pur dichiarandosi innocente. Poco dopo una testimone, Angela Bonocore, afferma di aver ascoltato un litigio violento provenire dalla casa di La Russa; ulteriore conferma viene dall'amica Anna, che aveva già trovato il cadavere, che riporta la notizia della zia che aveva visto un'auto scura entrare poco prima delle due di notte nella casa del vicino.

L'episodio, la cui sceneggiatura è di Francesco Bruni e Andrea Camilleri, è stato trasmesso per la prima volta il 30 maggio 2001 su Rai Uno. Nel 2002 è stato realizzato un dvd con l'episodio, prodotto da Rai Trade; all'interno sono contenuti alcuni contenuti speciali, fra cui un servizio del TG2 intitolato Da Maigret a Montalbano, Andrea Camilleri incontra Manuel Varzquez Montalban, e Camilleri in pillole.

Rispetto al testo da cui è tratto sono presenti notevoli variazioni, in genere un riadattamento della storia in modo che a condurre le indagini fosse il solo Montalbano, e non l'amico giornalista Nicolò Zito, e il tenente dei Carabinieri Olcese a occuparsi delle indagini. Soprattutto la vicenda di Emma non è contemplata all'interno del racconto, e manca anche il secondo omicidio. Va ricordato però che la sceneggiatura è stata scritta anche dall'autore dello stesso racconto, e dunque, oltre ad un preciso rispetto della continuity, potrebbe trattarsi anche di un approfondimento dello stesso testo.

Il commissario indaga sulla morte di Enea Piccolomini, un signore cieco, morto per la somministrazione di una dose eccessiva del medicinale che prendeva. La vicenda ha risvolti imprevisti. Con la sua Livia e Orlando, il grosso cane del Piccolomini, Montalbano va sull'isola di Levanza ufficialmente per godersi un paio di giorni di riposo, in realtà per parlare con la sorella del Piccolomini che gestisce una locanda sul posto, e la vacanza diventa presto l'opportunità per approfondire le ricerche. Scoprirà che l'ente benefico per gli anziani e disabili che accudiva il Piccolomini era solo una copertura per il trasporto clandestino della droga, nascosta abilmente nel bastone da passeggio che l'anziano portava, e che il cane Orlando era stato sistematicamente addestrato per aggredire i cani antidroga e far passare indenne il padrone.

Siamo a fine anno e il commissario, che riceve inviti da ogni parte per il cenone di Capodanno, non avrebbe proprio voglia di andare a Parigi con Livia. Tra gli altri è stato invitato da Adelina, la signora che gli prepara i pranzi e gli sistema la casa, contenta di poter festeggiare la fine dell'anno con i due figli che sono contemporaneamente ed eccezionalmente fuori di prigione. L'indagine riguarda la morte, che si vuole far passare per un semplice incidente, di una coppia precipitata con la loro auto in un burrone. Il commissario risolverà il caso anche con l'aiuto di uno dei figli di Adelina, nel frattempo tornato in galera per furto nella villa di uno dei coniugi morti nell'incidente: il colpevole è Calogero Picone, figlio illegittimo dell'uomo nato dalla relazione con una bellissima domestica, che ha sempre odiato il patrigno, e i di lui compagna e figlio, poiché hanno preso i posti che spettavano a lui e alla madre, costringendoli invece ad una vita di stenti. Arrivato alla soluzione del caso il commissario lo farà scarcerare momentaneamente per accompagnarlo a partecipare alla festa di fine anno ed avere quindi l'occasione di poter assaporare i prelibati arancini di Adelina.

Il ragioniere Gargano è scomparso e con lui tutti i soldi che molti cittadini di Vigata gli avevano affidato sperando di investirli fruttuosamente. Insieme a lui anche un giovane che lo aiutava nell'attività non ha lasciato traccia. Il commissario quindi può contare su due donne che lavoravano con il ragioniere Gargano; la prima è una studentessa che aveva intuito che qualcosa non quadrava, l'altra invece è convinta dell'innocenza del ragioniere.

A Vigata nell'arco di pochi giorni tre vecchiette vengono assalite da un ladro su una moto con il casco, che spara ma non riesce mai ad uccidere. Il commissario scoprirà che sparava a salve solo per creare dei precedenti per uccidere poi veramente una ricca signora. Questa signora teneva molto a cuore il suo gatto e il cardellino, grazie ai quali il commissario scopre come sono in realtà andate le cose.

Il commissario non passa un bel momento disturbato dalle notizie che provengono da Genova, pensa addirittura alle dimissioni dalla polizia. Intanto partecipa alla arrivo di una barca di clandestini tra i quali c'è un bambino che tanto gli ricorda François. Poco giorni dopo scopre che quel bambino ha perso la vita, e lui poteva certamente evitargli questa fine, visto che aveva notato la resistenza che il bambino provava verso la “madre”. Poi si trova a cercare di dare un'identità ad un cadavere da lui stesso ritrovato nel mare davanti alla sua casa di Marinella.

Il commissario da una parte si trova a gestire l'inasprimento dei rapporti delle due grandi famiglie mafiose di Vigata (Sinagra e Cuffaro), dall'altra è impegnato nella ricerca di una ragazza straniera; seguendone le tracce si inoltra nella campagna siciliana, e presso una stazione ferroviaria abbandonata trova Biagio, un disabile mentale che gli confessa di aver consegnato la ragazza ad un pericoloso delinquente implicato nella tratta delle bianche. Una volta trovatala, Montalbano scopre che la guerra di mafia scatenatasi tra le famiglie non è dovuta a questioni di successione al potere, ma perché la giovane straniera s'era innamorata, ricambiata, del marito della figlia di uno dei capobanda, scatenandone la gelosia e quindi l'eliminazione fisica.

Su una strada fuori Vigata viene trovato lo scooter abbandonato di una ragazza, Susanna Mistretta, che in quel periodo sta passando un momento difficile per la depressione della madre, ormai in fin di vita. Il Commissario trova nel suo fidanzato Francesco un valido aiuto per diradare le ombre su quello che sembra subito uno strano rapimento. Dopo che i rapitori mandano una foto della ragazza prigioniera, grazie all'ingrandimento di questa e alle testimonianze di una donna costretta a prostituirsi per pagare le cure al marito disabile, Montalbano scopre che il rapimento è stato solo una messinscena architettata dalla ragazza stessa e dal di lei zio, innamoratosi da giovane della cognata e quindi desideroso di prostrare economicamente il signor Mistretta.

Un vecchio capomastro viene ucciso, investito da un'auto. Il Commissario Montalbano viene a sapere che il capomastro era un collaboratore di un giovane imprenditore edile che, vent'anni prima, era stato accusato e condannato per l'omicidio del suo socio e marito della sua amante; l'imprenditore era stato scarcerato poche settimane prima. Nel frattempo uno straniero misterioso viene trovato ucciso da un colpo di pistola alla nuca non lontano da un casolare isolato. Grazie all'insistenza del cugino dell'imprenditore il Commissario Montalbano inizia a sospettare che fra la morte del capomastro e la scarcerazione dell'imprenditore vi sia un legame. Lentamente la complessa storia si dipana rivelando che anche il misterioso straniero è coinvolto nella ventennale storia d'amore e d'affari.

In una calda giornata d'agosto, il Commissario Montalbano è a pranzo nella bella villetta sul mare che Augello ha affittato per le ferie, a Montereale Marina. Durante il pranzo, però, non si trova il piccolo Salvo; Montalbano corre a cercarlo e lo trova in un cunicolo in giardino, cunicolo che rivelerà una grande sorpresa: il cadavere di Rina, una ragazza scomparsa 6 anni prima. Il commissario inizia le indagini affiancato dalla gemella della vittima, la bella Adriana, che lo seduce fino a fargli perdere completamente la testa per riuscire a scoprire chi ha ucciso la sorella e vendicarsi.

Il commissario Montalbano non sta passando un periodo semplice con Livia: continui litigi, incomprensioni dovute alla distanza e nervosismo. In una serata nostalgica, viene chiamato d'urgenza in una vecchia discarica dove è stato trovato il cadavere di una ragazza nuda con il volto devastato da un proiettile. Unico segno distintivo: una farfalla tatuata sulla spalla, che potrebbe favorire l'identificazione. Montalbano è abbastanza svogliato inizialmente ma il caso lo trascina visto che ci sono altre ragazze con lo stesso tatuaggio sulla spalla, tutte provenieni dall'Europa dell'est e che hanno trovato lavoro e aiuto grazie all'associazione cattolica "La buona volontà", che le ha salvate da un destino di prostituzione. E mentre l'inchiesta va avanti il commissario è incalzato da ogni parte: dal vescovo, che non ammette ombre su "La buona volontà", dal questore, che non vuole dispiacere il vescovo, da Livia, che vuole partire con lui per ritrovarsi.

Montalbano, una mattina, si alza, spalanca le persiane della sua camera e la prima cosa che vede è il cadavere insanguinato di un cavallo sulla riva. Il comissario ha appena il tempo di convocare i suoi uomini ed il cavallo è sparito, rimane solo il segno del corpo sulla sabbia. Quello stesso giorno una donna "forestiera", Rachele Estermann, denunzia al commissario di Vigata il furto del suo cavallo mentre nelle scuderie di Saverio Lo Duca, uno degli uomini più ricchi della Sicilia, un altro purosangue è svanito nel nulla. Lo scenario della vicenda è il mondo delle corse clandestine, passatempo preferito di una certa aristicrazia terriera che scommette forte. E' in questo ambiente dorato che Montalbano deve indagare, perché, dopo il cavallo, viene trovato cadavere anche un custode delle scuderie. Fra maggiordomi in livrea, baroni e contesse Montalbano è un po' a disagio, mentre "ignoti" entrano una, due, tre volte nella casa di Marinella: non rubano niente ma mettono tutto sottosopra, sembrano cercare qualcosa: ma cosa?

Torna il sangue nelle inchieste di Montalbano. Un delitto spietato in una casa di periferia di Vigata. Tutto sembra condurre alla pista passionale. Ma il commissario non si lascia ingannare... Come già nella Pazienza del ragno incontriamo un Montalbano più del solito pensieroso, quasi intimista. "Tra due donne forti e insidiose deve industriarsi il commissario Montalbano: una estroversa, e di franca sensualità; l'altra segreta, e di morbosi ardori, capace di tutto intraprendere e di tutto nascondere. Si sgambettano a vicenda, le due donne, su scivolosi precedenti: che sono esche e trappole per il commissario («Quann'era picciliddro, una volta so patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna 'n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva criduto come un picciliddro a dù fìmmine…, che gli avivano contato che la luna era fatta di carta»). La verità non procura rimedio. Se non è vittoria è purtroppo vendetta. Rovinosa e tragica. Secca e asciutta, nell'orrore: «la tragedia, quann'è recitata davanti alle pirsone, assume pose e parla alto, ma quanno è profondamente vera parla a voce vascia e ha gesti umili. Già, l'umiltà della tragedia». Il commissario interloquisce con l'incipiente vecchiaia. Ricalibra le sue negligenze. Escogita ripari alla ruggine degli anni. Impara a convivere con l'ossessione della morte (un orologio biologico che batte l'ora grave) e dà udienza a passi ciechi che conducono al mistero di una casa «morta» (alla Faulkner): nella quale, attorno a un cadavere oscenamente atteggiato, si impaludano e covano le acque putride di passioni irritabili e scenografiche; insieme al fondiglio di un'oscenità politica, che lascia emergere cadaveri eccellenti e prospere viziosità.

Gran parte della fiction è girata in Provincia di Ragusa; gli esterni di alcuni episodi della fiction, come quello de la Mànnara, sono stati girati nella realtà a Sampieri ed il famoso ufficio del Commissario Montalbano a Vigata è veramente un ufficio: quello del Sindaco di Scicli in Provincia di Ragusa.

Nei film tv Marinella corrisponde a Punta Secca, tra Marina di Ragusa e Santa Croce Camerina. Il Comune di Santa Croce Camerina, nel quale territorio si trova la frazione Punta Secca, ha rinominato la piazzetta antistante la casa del Commissario, che ora si chiama Piazza Montalbano.

In diversi episodi della serie, sono state girate delle scene all'interno del carcere che, nella realtà, è la Casa di Reclusione di Noto, in provincia di Siracusa.

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Simone Montedoro

Simone Montedoro (Roma, 28 luglio 1973) è un attore italiano di fotoromanzi, teatro, cinema e televisione, diventato popolare per gli spot pubblicitari del Grana Padano.

Formatosi frequentando dei laboratori e degli stages tenuti da Francesca De Sapio, Michael Margotta e Duccio Camerini, inizia la sua carriera come attore di fotoromanzi.

In teatro debutta nella stagione 1998/1999, recitado in No Exit e A chi toccherà stasera, diretti da Massimiliano D'Epiro. Nel 2002 recita nello spettacolo Sopra, diretto da Duccio Camerini con cui lavora anche tra il 2004 e il 2006 in Scoppio d'amore e guerra, con Rocco Papaleo e Lucrezia Lante della Rovere.

All'inizio della sua carriera gira anche alcuni cortometraggi, diretti da Massimiliano D'Epiro, Danilo Proietti, Laura Belli, Stefano Reali e da altri registi.

Tra i suoi primi lavori televisivi, ricordiamo: il film tv Pepe Carvalho - Il centravanti è stato assassinato verso sera (1999) e la miniserie tv L'avvocato Porta - Le nuove storie (2000), entrambi diretti da Franco Giraldi, l'episodio Fuori gioco della miniserie diretta da Alessandro Capone, Il commissario, con Massimo Dapporto e Caterina Vertova, e il film tv con Luca Zingaretti, Il Commissario Montalbano - L'odore della notte, entrambi del 2002.

Partecipa anche degli episodi delle serie tv Distretto di Polizia 2 e 6 (2001-2006), Un medico in famiglia 3 (2003), e Medicina Generale (2006).

Nel 2008 appare su Rai Uno nella miniserie Ho sposato uno sbirro, diretta da Carmine Elia, con Flavio Insinna e Christiane Filangieri, in cui ha il ruolo dell'agente di polizia Sanna, e nella serie tv Don Matteo 6, con Terence Hill, in cui è coprotagonista nel ruolo del Capitano Giulio Tommasi. Dello stesso anno è il film Altromondo, sceneggiatura e regia di Fabio Massimo Lozzi.

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Salvo Montalbano

Salvo Montalbano è un personaggio letterario, protagonista dei romanzi polizieschi di Andrea Camilleri. Montalbano è un commissario di polizia che svolge le sue funzioni nell'immaginaria cittadina di Vigata, sulla costa siciliana.

I racconti sono caratterizzati dall'uso di un italiano fortemente contaminato da elementi della lingua siciliana e da un'ambientazione siciliana particolarmente curata.

Il nome Montalbano venne scelto da Camilleri in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, creatore di un altro detective famoso, Pepe Carvalho: i due personaggi hanno molte cose in comune, l'amore per la buona cucina e le buone letture, i modi piuttosto sbrigativi e non convenzionali nel risolvere i casi, una storia d'amore controversa e complicata con donne anch'esse complicate.

Montalbano risulta essere nato a Catania nel 1950 (descrive gli avvenimenti del '68 affermando di avere all'epoca 18 anni). Laureato in giurisprudenza, inizia la sua carriera in polizia verso i trent'anni, conducendo un apprendistato che lo porta come vicecommissario in un paesino di montagna, Mascalippa in provincia di Enna, fino a quando viene trasferito a Vigata, cittadina sul mare in provincia di Montelusa (due nomi di fantasia che corrispondono nella realtà rispettivamente a Porto Empedocle e Agrigento. In una località vicina a Vigata, Marinella, il commissario affitta una villetta sul mare, che poi acquisterà, dove abitualmente vive solo, salvo quando viene a visitarlo la fidanzata Livia, che vive a Boccadasse, un quartiere di Genova, e che appare nei romanzi come filo rosso sempre presente nella sua vita.

La casa di Marinella sarebbe invivibile, dato l'abituale disordine che caratterizza l'agire di Montalbano, se non ci fosse la preziosa adenzia (aiuto) della cameriera Adelina, scorbutica ma fedele donna di servizio e cuoca, nonostante abbia due figli delinquenti arrestati spesso proprio dal commissario. Adelina è una bravissima cuoca e lascia sempre qualche piatto siciliano nel frigorifero o nel forno per il commissario, che abitualmente pranza nel ristorante "Da Enzo" con abbondanti piatti di pesce, il suo cibo preferito. Può capitare però che talvolta il commissario di ritorno a casa non trovi niente di preparato: in questo caso Montalbano non si perde d'animo e pranza a base di olive nere (passuluna) e formaggio caciocavallo. Raramente accade invece che trovi il piatto principe di Adelina la pasta ncasciata che fa nitrire di piacere il nostro commissario.

Tra Livia e Adelina c'è una perfetta incompatibilità di carattere per cui, quando è presente in casa l'una, è sicuramente assente l'altra.

Montalbano è un commissario sui generis, «maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito» (in La luna di carta), con innata abilità nel dipanare intrighi complicati e difficoltosi. Sebbene il suo mestiere glielo permetta, rifugge dall'uso delle armi ma quando è costretto ad usarle lo fa con abilità e precisione.

Montalbano, coerentemente al suo carattere introverso, preferisce condurre le sue indagini da solo e spesso risponde scontrosamente alle richieste di chiarimenti dei suoi collaboratori per certi suoi strani comportamenti.

Non è certo esente da umane debolezze, come la sua propensione per la buona cucina, soprattutto quella a base di pesce, e tic come l'assoluto silenzio durante il pasto.

Ci sono poi giornate in cui il commissario è intrattabile, come sanno bene i suoi collaboratori, che in quelle occasioni si tengono alla larga. Questo dipende dal fatto che Montalbano è un meteoropatico che si rabbuia e si irrita facilmente quando il tempo si fa tinto (brutto).

Non ama mettersi in primo piano di fronte ai media ed anzi si sente sprofondare quando in alcune occasioni è premiato in cerimonie ufficiali per i brillanti risultati delle sue indagini.

Assolutamente privo d'ambizione giunge al punto di rifiutare le promozioni e fa di tutto per evitarle. Vuole fare solo il suo lavoro, che sa di far bene, e non vuole avere contatti con la classe politica che apprezza ben poco.

Con grande abilità riesce a districarsi nella burocratica macchina dell'apparato statale, servendo lo Stato con grande lealtà e non lesinando critiche feroci ai suoi colleghi per comportamenti poco onorevoli.

Ha quindi una personalità complessa: da un lato l'irreprensibile funzionario di Pubblica Sicurezza e dall'altro l'uomo con i suoi vizi e le sue virtù che talora applica una sua personale giustizia, elemento questo che lo accomuna all'altro grande commissario della letteratura gialla: il commissario Maigret di Georges Simenon.

Montalbano nelle sue indagini sembra ricercare delle figure materne sostitutive trovandole in personaggi anziani e miti che hanno svolto la professione d'insegnanti, come la maestra in pensione Clementina Vasile Cozzo, una settantenne costretta su sedia a rotelle, verso cui ha immediati sentimenti di simpatia e che prende l'abitudine di andare a visitare o l'ex preside Burgio con sua moglie Angelina di cui apprezza la buona cucina a base di pesce, oppure la moglie malata del suo amico, l'anziano questore Burlando prossimo alla pensione .

I due però continuavano a volersi, sia pure da lontano, molto bene.

Il padre, che vive lontano da Vigata, rimasto vedovo della seconda moglie, colleziona gli articoli di giornale che scrivono dei successi investigativi del figlio e quando il commissario è stato ferito in uno scontro a fuoco, gli è stato vicino telefonandogli ed è andato una volta a visitarlo in ospedale. Ed ogni tanto arriva in commissariato una cassetta del suo buon vino.

Durante l'indagine narrata ne Il ladro di Merendine Montalbano riceve due lettere del socio (Prestifilippo Arcangelo) dell'azienda vinicola del padre che gli danno notizia che questi è da tempo gravemente ammalato di tumore e che, sebbene consapevole della sua morte imminente, non ha voluto far sapere niente al figlio per risparmiargli lo strazio della sua sofferenza. Montalbano arriverà nell'ospedale dov'è ricoverato il padre quando questi è ormai morto e si rimprovererà amaramente del suo egoismo, poiché pur avendone intuito il malessere, ha come voluto inconsciamente ignorarlo.

Domenico Augello, detto Mimì, grande amico di Montalbano, è il vice-commissario di Polizia a Vìgata. Molto ammirato dall'altro sesso è conosciuto per le sue numerose conquiste femminili nelle quali ha mietuto successi, almeno fin quando nella sua vita non irrompe Beatrice, detta Beba, giovane studentessa universitaria, che, con la connivenza di Montalbano, riuscirà a portarlo all'altare. Al figlio della coppia dei giovani sposi sarà imposto lo stesso nome Salvo in onore del padrino Montalbano.

Fazio è uno dei principali collaboratori del commissario. Secondo Montalbano, Fazio pativa il "complesso dell'anagrafe", ossia aveva la tendenza a specificare tutti i dati anagrafici di un indagato - soprattutto quelli più inutili - durante l'esame delle sue ricerche.

L'agente Agatino Catarella è centralinista al Commissariato di Vigata. Personaggio dalle limitate capacità intellettive, giunto "chissà come" nella polizia di Stato (dietro raccomandazione), è fortemente caratterizzato per il suo linguaggio contorto e stralunato, con cui storpia il più delle volte i nomi degli interlocutori (come quando scambia il cognome Misurata per una nota pasticca digestiva). Spesso tocca a lui avvisare il commissario del delitto di turno, o precipitandosi nel suo ufficio come una valanga (un classico è la porta dell'ufficio che sbatte con il fragore di una bomba scalpellando l'intonaco della parete), oppure telefonandogli a casa, costringendo Montalbano ad uno sforzo di interpretazione e analisi per capire quello che Catarella gli riferisce. Catarella, sorprendentemente, si rivela ben presto un valente esperto di informatica e come tale viene spesso utilizzato nelle indagini.

Nicolò Zito è un giornalista di Retelibera, una delle due televisioni locali private di Montelusa che si vedono a Vigata. Oltre ad essere un amico del commissario, è anche un ottimo informatore e consulente in alcune delle sue indagini.

Di età avanzata, dal carattere scontroso e insofferente, è il medico legale incaricato dell'autopsia del morto di turno. Tartassato puntualmente da Montalbano con domande minuziose inerenti il cadavere, è solito mandarlo a quel paese con la frase «non mi rompa i cabasisi». E' un grande appassionato di giochi di carte, tanto da passare gran parte del suo tempo libero al Circolo di Vigata, impegnato in avvincenti partite talvolta interrotte dal fastidioso commissario Montalbano che alle rimostranze del superstizioso dottore per essere stato disturbato risponde augurandogli seraficamente buona fortuna e ricevendone in risposta un improperio.

Per dichiarazione dello scrittore, l'ultimo libro dedicato a Montalbano, intitolato Riccardino, è già stato consegnato alla casa editrice, che però non ha reso nota la data di uscita.

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La prima indagine di Montalbano

La mattina del lunedì 22 settembre l'ispettore Fazio si presenta dal commissario Montalbano con un cefalo morto per un colpo di rivoltella. Il "delitto" è avvenuto al ristorante "La sirenetta", che Montalbano conosce bene per i suoi conti salati, dove accanto al "cadavere" è stato rinvenuto un bossolo e un "pizzino" (pezzo di carta scritto) illegibile per la pioggia caduta durante la notte. Montalbano inizialmente sorpreso non dà grande importanza al fatto e consiglia Fazio di cucinarsi il pesce alla griglia.

La seconda vittima che l'ispettore Fazio presenta lunedì 29 settembre a Montalbano è un pollo ucciso anch'esso da un colpo di rivoltella. Il bossolo rinvenuto è lo stesso e anche questa volta è stato lasciato un enigmatico messaggio: "Continuo a contrarmi". Montalbano suggerisce a Fazio di far fare al pollo la stessa fine del pesce.

Ma altre "vittime" sempre più grandi , cane, capra, asino uccisi allo stesso modo ogni lunedì e che portano l'indecifrabile messaggio che annuncia volta per volta l'aumento della "contrazione", incominciano a preoccupare Montalbano che ha capito che c'è in circolazione un maniaco religioso che teme che la prossima possa uccidere un uomo: del resto come dice spiritosamente il collega Mimì Augello, sarebbe difficile che il prossimo animale ucciso in ordine di grandezza possa essere un elefante.

Ma sarà proprio l'uccisione, il sesto lunedì, di un elefante di un circo di passaggio a Vigata a spingere Montalbano a cercare la soluzione di questo folle comportamento. Il commissario ha capito che il pazzo con quelle strambe uccisioni vuole mandare un messaggio e in un primo tempo pensa che questo sia costituito dalle iniziali degli animali uccisi ma la parola che ne deriva non ha senso. La soluzione appare al commissario quando accoppia agli animali il nome dei proprietari: il messaggio che ne risulta è "Ecco Di...", il che vuol dire che al termine della "contrazione", che avverrà con l'uccisione di un uomo che avrà la lettera "o" iniziale nel cognome si manifesterà Dio in tutta la sua potenza.

Montalbano decide di riunire con un pretesto nella sala del cinema di Vigata tutt le possibili vittime che hanno la lettera "o" iniziale nel cognome: questo dovrà avvenire per il sabato, non il lunedì, poiché la creazione termina appunto sabato a mezzanotte mentre la domenica Dio si riposò...

Il giovane vice-commissario Salvo Montalbano sta facendo il suo apprendistato di futuro commissario di polizia a Mascalippa sperso paese dei monti Erei dove il poliziotto si trova come un pesce fuor d'acqua. L'acqua di Montalbano è quella del mare con il quale egli ha una sorta di osmosi fisica e spirituale.

Quando si diffonde la notizia della sua prossima promozione a commissario e dell'automatico trasferimento, Montalbano è terrorizzato dall'idea di essere mandato in una zona dell'interno della Sicilia, in quelle campagne dove domina il giallo bruciato della terra riarsa che egli ama vedere ma non viverci.

Anche con l'aiuto non richiesto di Mery, sua amica ed amante con conoscenze al Ministero dell'Interno, Montalbano ottiene il trasferimento come commissario a Vigata, cittadina di mare, che egli già conosceva e dove ritroverà le prime impressioni che aveva avuto da ragazzo: il sapore dei magnifici gelati ma soprattutto il mare con la Scala dei Turchi, una roccia a piombo sul mare.

La sua nuova vita da commissario inizia con un richiamo a testimoniare al tribunale di Montelusa dove il poliziotto nota per la sua fissità una bella giovane vestita modestamente che sembra essere in attesa di qualcuno. Finita la sua deposizione Montalbano ritrova la giovane nello stesso posto e con lo stesso atteggiamento che lo incuriosisce.

La sua auto ha un guasto e quindi decide di prendere un pullman per Vigata dove ritrova la giovane del tribunale. Quando questa scende ad una fermata, senza sapere lui stesso perché lo fa, decide di seguirla sino a quando vedendo che sta per svenire va per soccorrerla scatenando nella giovane una violenta e disperata reazione che si trasforma in una colluttazione durante la quale il commissario scopre che la giovane ha con sè un grosso revolver. Portata in commissariato si scopre la sua identità e la sua disgraziata vicenda. La giovane Rosanna è stata ripudiata dalla famiglia perché incinta, costretta ad abortire vive facendo saltuariamente la serva. La giovane si rifiuta di parlare sino a quando Montalbano riesce a farle confessare che è stata incaricata dal suo amante Cusumano, nipote del potente capomafia locale, di uccidere con una rivoltella, che si rivela essere un ferrovecchio non in grado di sparare, un certo giudice di Montelusa che però non ha mai avuto niente a che fare con i mafiosi.

Montalbano scoprirà che la giovane sta mentendo e che la storia è del tutto diversa da quella che lei racconta...

Il giorno di Pasquetta, il commissario Montalbano ha deciso di passarlo fuori dalla "pazza folla" e perciò, mentre tutti in file di auto dalle lamiere arroventate, se ne vanno a fare i loro scomodi pic nic fuori città, egli ha deciso di starsene comodamente in ufficio a nutrirsi la mente con i suoi libri preferiti e il corpo, godendosi in santa pace il pranzo che gli verrà portato dal suo ristorante d'elezione "San Calogero". Il pasto come al solito è stato abbondante e Montalbano inevitabilmente si addormenta sino a quando è risvegliato dai tuoni di un forte temporale e dalla telefonata dell'ispettore Fazio che, in gita anche lui fuori Vigata, lo avverte della scomparsa di una bambina. Quando Montalbano giunge sul luogo la bambina è già stata ritrovata ma nella storia del suo ritrovamento c'è qualcosa che al commissario non "quatra".

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Gilberto Idonea

Gilberto Idonea (Catania, 18 giugno 1946) è un attore italiano  teatrale, cinematografico e televisivo.

Ha presentato tutto il repertorio del teatro siciliano di Angelo Musco in Argentina, Brasile, Canada, Cile, Germania, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela. Uno tra i suoi più applauditi spettacoli è stato Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello.

Il debutto cinematografico è avvenuto nel 1978 in Turi e i paladini. Ha al suo attivo parecchi film, tra cui Malèna di Giuseppe Tornatore, La donna del treno di Carlo Lizzani, Il Consiglio d'Egitto di Emidio Greco, Guardiani delle nuvole di Luciano Odorisio, Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino, La seconda notte di nozze e La cena per farli conoscere di Pupi Avati e Salomè di Claudio Sestieri.

Nel ruolo di zio Spampinato è coprotagonista nel film Sono tornato al nord con protagonista Franco Neri e la regia di Franco Diaferia.

In televisione ha recitato in diverse fiction, tra cui la Piovra 8, mentre è stato coprotagonista nella Piovra 10, nel ruolo del malefico Avvocato Rittone e nelle serie Don Matteo , Diritto di difesa, Il commissario Montalbano , Gente di mare Incantesimo 9 e Gente di mare 2.

Protagonista, nel ruolo di Don Vittorio, nell'ultimo film di Franco Diaferia In nome di Maria, che prende spunto dalla storia della bimba Bielorussa sequestrata dai genitori di Cogoleto. Un prete cattolico viene inviato in un Paese dell’est Europa alla ricerca della piccola Maria, rimpatriata dopo il “sequestro” ad opera di una coppia ospitante italiana. La cruda realtà degli orfanotrofi ed ospedali oncologici pediatrici, metterà in crisi la sua fede. La condizione attuale di Maria, nella nuova famiglia affidataria, attenuerà in parte la sconfitta di Don Vittorio, impotente di fronte ai problemi in cui vivono ancor oggi, i bambini vittime del fall-out radioattivo di Chernobyl.

Nel 70° anniversario della scomparsa dell'attore Angelo Musco, ha presentato un spettacolo in omaggio al grande comico catanese dal titolo One man show che partendo dal teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania è stato presentato a San Paolo e Rio de Janerio in Brasile, Filadelfia, New York e Washington in USA Rosario, La Plata e Buenos Aires in Argentina.

Ad un anno dal debutto nel suo “One Man Show” è tornato il 9 novembre al Teatro Massimo Bellini con LA FINESTRA, un lavoro di impegno civile scritto dai giornalisti palermitani Felice Cavallaro e Filippo D’Arpa. La finestra, atto unico prodotto dal “Bellini”, è un lavoro che “parla dei siciliani, e dunque anche della mafia, senza per questo chiudere la porta alla speranza”. Ha per protagonista un uomo di circa 65 anni, un negoziante che fino a poco tempo prima era benestante ma che ormai versa in crisi. Una crisi non soltanto economica ma anche politica ed esistenziale. L'uomo, Alfonso Sannasardo, interloquisce con un onorevole che non si vede mai. Contro di lui recrimina, lo processa. Emerge però anche la disistima in se stesso per via dei fatti che va narrando. La finestra è quella dell'appartamento dove abita l'onorevole. Chiusa. Anche come simbolo di vergogna per via delle vicissitudini subite dall'uomo politico e che il protagonista narra con rabbia e rancore ma anche con ironia, disincanto e, infine, autocritica.

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Carmelo Di Mazzarelli

Carmelo Di Mazzarelli (Mazzarelli, ora Marina di Ragusa, 13 settembre 1918) è un attore italiano.

Si avvicina al cinema per caso, scoperto, per le vie di Marina di Ragusa, dal regista Gianni Amelio. Interpreta così il ruolo di Spiro protagonista di Lamerica (1994) accanto ad Enrico Lo Verso.

Successivamente viene ingaggiato per interpretare altri film come Oltremare (1999) di Nello Correale (uno di quei film che meritano ma mai usciti nelle sale), Tu ridi dei fratelli Taviani, Placido Rizzotto di Pasquale Scimeca, L'uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore, Il commissario Montalbano ne "Il senso del tatto".

Ha 89 anni, ma per una questione di orgoglio dice di averne 90. Carmelo Carnemolla, in arte “Carmelo di Mazzarelli”, classe 1918, lega al rimpianto dell’identità vera della borgata in cui vive da quasi un secolo il nome con cui è conosciuto nel mondo del Cinema: “Quando Ragusa divenne Provincia, i ragusani si presero Mazzarelli e la cambiarono in Marina di Ragusa. Ma io sono di Mazzarelli”.

Esordisce come attore professionista a 75 anni, nel film di Gianni Amelio “Lamerica”: “Ho fatto quel film dopo aver finito la scuola”. Quale scuola? “Ero bidello, alla Giambattista Odierna, a Ragusa”. Figlio di un pescatore di Sampieri trasferitosi a Mazzarelli perché abbagliato dalle opportunità di lavoro dell’industria dell’asfalto, che dal porto imbarcava verso i paesi scandinavi, Carmelo ha preso “la quinta serale”, e poi al lavoro. Pescivendolo, a bordo di una bici, vendeva il pesce fresco ai nobili che in estate abitavano in campagna, “ché quelli neanche a cannonate venivano a mare”. Nel 1943 Carmelo diventa contrabbandiere.

Contrabbandiere? “Si, di medicine. L’Italia era divisa in due, qui c’era bisogno di medicine, gli americani portarono solo la cioccolata e le caramelle. Passavo il fronte, compravo le medicine e tornavo”. Finisce la guerra e Carmelo compra una Balilla, che fa trasformare in pick up. “Andai da un “mastro di carretti” e gli dissi di farla diventare un furgone, per trasportare il pesce”. Infine, bidello. Tre figli, vedovo nel 1993, nel 94 Carmelo incontra il Cinema, il grande Cinema. “Gianni Amelio era disperato perché Gian Maria Volontè non stava bene e aveva rinunciato al ruolo di protagonista ne “Lamerica”. Mandò Marco Turco, suo aiuto, a cercare un personaggio da prendere tra la gente comune.

Turco venne a Marina di Ragusa, mi guardò, iniziò a parlarmi, mi portò a cena. Passa un giorno e viene Gianni Amelio. Io ero vedovo da poco. Questi mi hanno fatto un provino, io non l’ho neanche capito. Sono impazziti. Mi portarono in Albania e mi fecero fare il film, da protagonista, al posto di Volontè”. Una carriera tardiva ma fulminea: “Una decina di anni prima avevo visto per caso i Taviani che giravano “La Giara”, ma io non gli avevo dato confidenza”. La carriera si è chiusa, per volontà di Carmelo, stanco di calcare le scene, con con l’episodio “Il senso del tatto” nel Commissario Montalbano.

Trasmette la passione per il cinema ad uno dei nipoti: Antonio Carnemolla, autore di documentari e cortometraggi tra cui Marsaharillah.

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La voce del violino

La voce del violino è un romanzo di Andrea Camilleri, pubblicato nel 1997 dalla casa editrice Sellerio Editore.

È il quarto romanzo della serie dedicata al Commissario Montalbano da cui è stato tratto un omonimo film tv, trasmesso dalla RAI nel 1999, con Luca Zingaretti nella parte del Commissario e la partecipazione di Sergio Fantoni.

È uno di quei giorni tinti (neri) che affliggono Montalbano che, da classico meteoropatico, si abbuia quando fa cattivo tempo e diventa intrattabile. Tanto più sarà un brutto giorno perché dovrà andare al funerale della moglie del suo amico questore, e ancora più scura sarà la giornata perché ad accompagnarlo con l'auto di servizio sarà l'agente Gallo, un'autista dalla guida "stile Indianapolis".

I cattivi presagi si avverano: durante il percorso per una strada di campagna a velocità folle, almeno secondo il commissario che ama andature a passo d'uomo, Gallo investirà una gallina suicida facendo sbandare l'auto che andrà ad urtare una vettura in sosta davanti ad una villa. Il commissario santiando (imprecando), si metterà personalmente alla guida dopo aver lasciato per avvertire il proprietario un biglietto sotto il tergicristallo dell'auto danneggiata . Poiché Gallo si lamenta per la botta ricevuta, Montalbano devierà per l'ospedale dove tra esami e controesami i due passeranno l'intera mattinata. Sulla via del ritorno - si è ormai fatto troppo tardi per la cerimonia funebre - il commissario nota che l'auto danneggiata è rimasta dove l'ha lasciata con ancora il biglietto nel tergicristallo.

A Montalbano la faccenda non quatra e da tipico sbirro rimugina il fatto per tutto il giorno sino a che, dopo aver concluso la giornata fitusa con una tempestosa telefonata con Livia la sua fidanzata , non riuscendo a prender sonno si alza in piena notte e si avventura per scoprire cosa avviene nella villa.

Il problema ora per Montalbano è il seguente: «Come far scoprire il delitto? Non poteva certo andare a dire al giudice quello che aveva combinato» (ibidem) Il commissario troverà un modo e inizierà un'indagine che si mescolerà al suo rapporto con Livia, la donna sinceramente amata, che ora vuole da lui qualcosa di più del suo amore.

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Source : Wikipedia