Cologna Veneta

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Tags : cologna veneta, veneto, italia

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Cologna Veneta

Cologna Veneta - Stemma

Cologna Veneta è un comune di 8.463 abitanti della provincia di Verona.

Cologna Veneta è anche conosciuta in Italia e all'estero per il Mandorlato, un raffinato dolce natalizio.

Fa parte della zona di produzione del vino Arcole DOC.

Cologna Veneta è un comune italiano di circa 8000 abitanti, situato nell'entroterra della regione Veneto a 25 m s.l.m.

Cologna Veneta dista 39 Km in direzione sud-est dal capoluogo di provincia Verona e si trova al confine con la provincia di Vicenza (Lonigo, Orgiano, Asigliano V.to e Poiana M.re) e a 6 Km dalla provincia di Padova (Montagnana).

Il ritrovamento di reperti della Civiltà di Fiorano nei pressi di Santa Giustina (Museo Civico Archeologico), induce a credere che l'area su cui sorge Cologna Veneta fosse abitata già alla fine del V millennio.

Per la contiguità con il territorio di Este (Pd) e alla luce della scoperta di una necropoli in località Baldarìa, sembra che la zona di Cologna Veneta sia stata abitata dagli Euganei (1000 a.C.) e dai Veneti (VII-IV secolo a.C.).

Con i romani (I a.C.) Cologna entrò a far parte dell'agro atestino di Este (Pd). Resti della centuriazione sono rintracciabili nella campagna ad est del centro abitato.

Nel 1406 il doge di Venezia Michele Steno decretò l'aggregazione di Cologna al Sestriere Dorsoduro di Venezia, per porre fine alle sanguinose contese tra le Signorie locali. Cologna rimase veneziana fino alla caduta della Serenissima (1797).

Prima domenica di Maggio - Cologna in Fiore Manifestazione organizzata dalla Pro-Loco, con vasta esposizione di fiori.

8 settembre - Settembre Colognese Sagra agricola paesana, con esposizione di numerose attrezzature agricole, degustazione prodotti tipici, mercatini e apertura di mostre e musei.

8 dicembre - Festa del Mandorlato Esposizione del prodotto che rende Cologna nota, con stand delle varie ditte di mandorlato e mercatini per le vie del paese.

Fa parte dell'Unione comunale Adige-Guà. L'unione è costituita da cinque comuni: Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella e Zimella.

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Stazione meteorologica di Cologna Veneta

Stazione meteorologica di Cologna Veneta (Italia)

Coordinate: 45°19′N 11°23′E / 45.32, 11.38 La stazione meteorologica di Cologna Veneta è la stazione meteorologica di riferimento relativa alla località di Cologna Veneta.

La stazione meteorologica si trova nell'area climatica dell'Italia nord-orientale, nel Veneto, in provincia di Verona, nel comune di Cologna Veneta, a 24 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 45°19′N 11°23′E / 45.317, 11.383Coordinate: 45°19′N 11°23′E / 45.317, 11.383.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +2,0 °C, quella del mese più caldo, luglio, è di +23,6 °C .

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Veneto

Veneto - Bandiera

Il Veneto (Vèneto /'vɛːneto/ in veneto) è una regione italiana di 4.860.091 abitanti situata nel Nord-Est della penisola e avente come capoluogo Venezia.

Per secoli nazione indipendente sotto le insegne della Repubblica di Venezia, dopo una breve parentesi austriaca, il Veneto è stato annesso al Regno d'Italia nel 1866. Ancora oggi, oltre all'italiano, la grande maggioranza della popolazione parla veneto, spesso come madrelingua. Il Veneto è una delle due regioni italiane che vedono i loro abitanti riconosciuti ufficialmente come «popolo».

Per lungo tempo, dopo la fine della Repubblica, terra di povertà ed emigrazione, il Veneto, grazie a un notevole sviluppo industriale, è tornato oggi ad essere una delle regioni più ricche d'Italia. Inoltre, grazie al suo patrimonio paesaggistico, storico, artistico ed architettonico, è, con oltre 60 milioni di turisti all'anno, la regione più visitata d'Italia.

Il più antico gonfalone e simbolo di Venezia era probabilmente costituito da una croce dorata in campo azzurro (i colori dell'Impero Bizantino, di cui la città faceva formalmente parte).

Con la traslazione in città del corpo dell'evangelista san Marco e la sua adozione a santo patrono della città e dello Stato, si prese a raffiugurare il santo in figura umana negli stemmi e nei gonfaloni pubblici.

La prima raffigurazione di san Marco in forma di leone alato fu adottata nel 1261, quando con la caduta dell'Impero latino Venezia strinse maggiori rapporti con l'Egitto, terra il cui sultano, Baybars, innalzava un leone passante quale stemma, e il porto di Venezia antica, città di cui il santo era stato primo papa. In quest'epoca la raffigurazione preminente era quella del leone in proleca.

A metà del XVII secolo si iniziò poi ad esporre gonfaloni nei quali campeggiava il classico leone marciano passante con libro e spada. Nella stessa epoca tale iconografia venne in generale adottata quale simbolo dello Stato.

Il gonfalone presentava il leone marciano su campo azzurro bordato di croci e decorazioni dorate su fascia rossa. Le sei fiamme rappresentavano i sei sestieri della città (oggi, nell'attuale gonfalone della Regione Veneto compaiono invece una fascia per ciascuna provincia).

Le navi della flotta usavano invece esporre lo stesso gonfalone, ma in campo rosso (come nell'attuale gonfalone della città di Venezia), colore sin dall'epoca romana associato alla forza militare.

Il leone marciano compariva poi inquartato anche nel tricolore dell'effimera Repubblica di San Marco, durante i moti risorgimentali del 1848.

Venne inoltre utilizzato per la bandiera degli Isole Ionie, antico possedimento veneziano, sotto protettorato inglese prima come Repubblica delle Sette Isole Unite (1800-1807 e 1815-1817) e successivamente come Stati Uniti delle Isole Ionie (1817-1864). Nella bandiera di questi due stati il leone reggeva un vangelo chiuso su sette frecce che simboleggiavano le sette isole (Corfù, Cefalonia, Zante, Santa Maura, Itaca, Cerigo e Paxos). Nella bandiera dell'Unione venne aggiunta nel cantone la Union Flag britannica.

La regione confina a est con il Friuli-Venezia Giulia e con il Mar Adriatico (Golfo di Venezia), a nord con l'Austria (Tirolo e Carinzia), a nord-ovest con il Trentino-Alto Adige, a ovest con la Lombardia, a sud con l'Emilia-Romagna.

Con una superficie di 18.390 km², il Veneto costituisce l'ottava regione italiana per superficie. Il punto più a settentrione è Cima Vanscùro (al confine con l'Austria) e il punto più meridionale è costituito dalla Punta di Bacucco. Il suo territorio è morfologicamente molto vario, con una prevalenza di pianura (56,4%), ma anche estese zone montuose (29,1%) e, in minor misura, collinari (14,5%). L'unitarietà del territorio veneto può essere individuata nella pianura e nelle montagne che la delimitano a nord, alimentandola con numerosi fiumi che scendono nel mare Adriatico tra la foce del Tagliamento e il delta del Po. I confini terrestri vengono individuati da elementi naturali di tipo idrografico (Po, Tagliamento, Livenza), ma anche di tipo orografico (come ad esempio i contrafforti a nord dell'altopiano di Asiago, o il monte Baldo). Un altro elemento geografico caratterizzante il territorio veneto è il bacino idrografico del Piave, interamente racchiuso entro i confini della regione.

Avvicinandosi al mare la pianura si confonde con alcune delle zone anfibie più interessanti ed estese d'Italia. In passato queste erano comprese in un'unica grande laguna che andava dalla Romagna sino al Friuli. Attualmente, si distinguono in particolare il Delta del Po e la Laguna Veneta, limitata a sud dalla foce del Brenta presso Chioggia e a nord dal fiume Sile, che scorre nell'antico alveo del Piave; più a nord si trova invece la laguna di Caorle. Per il resto, la costa si presenta ovunque come bassa e sabbiosa, cosa che ovviamente ha favorito il turismo balneare.

La pianura veneta è stata (ed è tutt'ora) resa tale e ingrandita grazie all'intervento di alcuni fra i più importanti fiumi italiani: da sud a nord, si ricordano il Po, l'Adige, il (o la) Brenta, il (o la) Piave, la Livenza e il Tagliamento. Favoriscono l'agricoltura una fitta rete di canali artificiali che spesso sfruttano l'acqua proveniente dalla fascia delle risorgive che caratterizza la media provincia di Treviso. Il Polesine, zona pianeggiante in provincia di Rovigo compresa tra il fiume Adige e Po, presenta delle caratteristiche peculiari, essendo la sua altitudine media inferiore ai 30 m. Questo ha reso necessario l'edificazione di argini per i grandi fiumi, nei quali le acque scorrono ad un livello spesso superiore a quello della pianura circostante. Tuttavia, la presenza abbondante di acqua, ha reso questo tratto di pianura molto fertile.

Le colline venete appartengono principalmente alla fascia che si allunga ai piedi delle prealpi. Gran parte dei rilievi sono di origine orogenetica e possono essere considerati fenomeni periferici al sollevamento delle Alpi. Per questo motivo, si dispongono spesso in modo parallelo alle stesse prealpi. Per fare alcuni esempi, si ricordano le colline che da Bassano del Grappa proseguono fino a Vittorio Veneto, passando per Asolo e Conegliano. Interessante il caso del Montello, collina isolata a sud del Piave e comunque coinvolto nel fenomeno di orogenesi di cui si è appena parlato. Di diversa formazione sono, invece, le colline che si trovano allo sbocco delle valli dell'Adige e del Piave, formatesi da depositi accumulati da ghiacciai quaternari (si tratta dunque di rilievi morenici). Differente ancora è l'origine dei Colli Berici e dei Colli Euganei, gruppi isolati nel mezzo della pianura veneta. I primi, situati a sud di Vicenza, sono una continuazione della Lessinia e presentano caratteristiche simili a questa, con rocce di tipo vulcanico. I Colli Euganei, in provincia di Padova, sono di natura prettamente vulcanica, cosa comprovata anche dalla formazione conica degli stessi e dalla fitta presenza di sorgenti termali.

Il ripiegamento ed il sollevamento di strati sedimentari marini ha formato quella lunga catena di rilievi, dette prealpi venete, caratterizzata dall'alternarsi di massicci e vasti altipiani. La catena fa da corona alla pianura e si estende dal lago di Garda sino al confine con il Friuli-Venezia Giulia, dove è continuata dalle prealpi carniche. Tra le i massicci e le località più importanti, sono da ricordare la Lessinia, l'altopiano dei Sette Comuni, il massiccio del monte Grappa, la catena del monte Cesen, il Nevegal e infine l'altopiano del Cansiglio e l'Alpago. Le cime superano di rado i 2.000 m e raggiungono il loro massimo con il Col Nudo (2.472 m).

La montagna veneta è rappresentata per il 70% dalle Dolomiti della Provincia di Belluno. Quest'area, di particolare valore paesaggistico e naturalistico, ma anche turistico, include note vallate e regioni quali il Cadore, il Comelico, l'Ampezzano e l'Agordino. Questi rilievi, appartenenti ai gruppi orientali e meridionali delle Dolomiti, non formano vere e proprie catene montuose, ma si presentano più spesso come massicci isolati di roccia calcareo-dolomitica. L'orogenesi alpina ha sollevato e frantumato coltri di rocce organogene (coralli, alghe, conchiglie) isolandole in banchi solitari, da cui la tipica stratificazione delle pareti. Sovente le cime superano i 3.000 m s.l.m. e culminano con i 3.342 m della Marmolada. Altri massicci degni di nota sono le Tre Cime di Lavaredo, l'Antelao, il Pelmo, le Tofane, il Cristallo, il Sorapiss e il Civetta.

Con una superficie di 31.500 ha circa, il parco delle dolomiti bellunesi comprende le montagne situate a Nord della Valbelluna e del feltrino, caratterizzate da pascoli d'alta quota e rocce dolomitiche. Tra i luoghi da vedere, vanno ricordati la Val Canzoi, le marmitte del Brenton nella Valle del Mis, le cime dolomitiche della Schiara e del Pelf, i pascoli erbosi dei Piani Eterni e la Certosa di Vedana.

Il Parco delle Dolomiti d'Ampezzo occupa un'area di circa 11.200 ha. Tra le cime dolomitiche più famose si possono trovare le Tofane, le Tre Cime di Lavaredo, il Lagazuoi. Esso nasce nel 1990 a Nord del comune di Cortina d'Ampezzo, lungo il confine con il Trentino-Alto Adige. All'interno del parco vi sono ben 11 rifugi. Ci sono 4 valli principali e numerosi sono i corsi d'acqua: torrenti, laghi, sorgenti e cascate. Caratteristiche sono anche le formazioni geologiche del parco. Dei 112 km² del parco circa 1/4 è costituito da riserve.

Questo parco ha un'estensione di 18.000 ha, che comprendono i rilievi collinari dei colli euganei, in provincia di Padova. Tra le ville e le abbazie presenti nel territorio è possibile vedere il castello del Catajo a Monselice, il giardino di Villa Barbarigo a Galzignano Terme, l'Abbazia di Praglia, Villa dei Vescovi a Luvigliano. Il parco dei colli euganei va ricordato per il patrimonio botanico che sicuramente lo rende un esempio unico in tutto il nord Italia, a causa di un microclima dovuto all'origine vulcanica dei rilievi. E' possibile, infatti, trovare piante tipiche della macchia mediterranea (Fichi d'India) accanto ad una vegetazione tipica della montagna (Faggio, Epidemio Aplino, ecc..). Nelle immediate vicinanze si trova il complesso termale euganeo.

Il Parco regionale della Lessinia, situato in provincia di Verona, comprende l'altopiano superiore della Lessinia, e si sviluppa su una superficie di 10.000 ha. Il parco è caratterizzato da alcune particolarità geologiche come doline, ponti naturali, grotte, fossili. Sono famosi il Ponte di Veja, la Valle delle Sfingi, il Covolo di Camposilvano, le cascate di Molina (Fumane). Sono particolarmente interessanti le foreste di Bosco Chiesanuova ed Erbezzo.

Il parco del fiume Sile comprende un'area pianeggiante di circa 3000 ha, che si snoda lungo il corso del fiume Sile. La zona del parco è caratterizzata da risorgive, laghetti, fontanili, paludi, torbiere e boschetti. Caratteristiche del fiume Sile sono le restere, ovvero strade arginali usate nell'antichità per il traino, tramite buoi o cavalli, dei burci, imbarcazioni tipiche del luogo. Attualmente le restere permettono una visita del parco a piedi o in bici.

Il parco del Delta del Po comprende le foci del fiume Po ed è la zona umida più grande d'Italia. Zona di grande interesse paesaggistico, geografico, scientifico ma anche letterario, dato che questi luoghi hanno saputo ispirare pagine di alto lirismo e poesia come il romanzo Scano Boa di Gian Antonio Cibotto.

Nel territorio della regione vi è una varietà di condizioni climatiche che vanno dai climi rigidi delle zone montane, dove le temperature in inverno scendono sotto lo zero e il manto nevoso copre il suolo per alcuni mesi, a quelli miti della fascia pedemontana, esposta a sud e protetta a nord dalla catena delle prealpi. In queste zone il clima gradevole ha reso possibile la coltivazione di piante tipicamente mediterranee, come gli ulivi, la presenza dei quali segna la zona più a nord dove è possibile trovarli. Il clima della pianura, seppure più mite rispetto alle altre aree della pianura padana, risente marginalmente della mitigazione del mar Adriatico. L'esposizione a Est della regione favorisce l'introduzione di venti del I e II quadrante (Bora e Scirocco), con la conseguenza che si hanno cambi di temperatura bruschi. Nella pianura a Est e a Sud la presenza di zone umide (fiumi, lagune, foci) favorisce la formazione di nebbie invernali e di foschie estive, accentuando la percezione della temperatura. Le temperature presentano ovunque, nel Veneto, escursioni notevoli. Nelle Dolomiti si hanno inverni molto rigidi, con minime che possono raggiungere i -30°C nei fondovalle, mentre in estate il clima è generalmente più tiepido, con massime attorno ai 20°C. Tipico di certe vallate è il fenomeno dell'inversione termica, caratterizzato da temperature basse nei fondovalle, dove l'aria si incunea e l'esposizione al sole non è sempre possibile, e temperature più alte nei versanti esposti ai raggi del sole. In pianura le medie di gennaio oscillano tra 1°C e 3°C, mentre a luglio oscillano tra 23°C e 25°C. Le nebbie invernali possono favorire le gelate e le brine, mentre l'umidità in estate esalta la percezione di caldo, rendendolo spesso afoso. Per quanto riguarda le precipitazioni, i massimi di 1500 o 2000 mm annui si hanno nella fascia prealpina, che funge da condensatore dei vapori che si formano nella pianura. La piovosità decresce spostandosi a nord nelle zone montuose dolomitiche (meno di 1500 mm) e spostandosi a sud, nelle aree collinari e pianeggianti (tra 1000 e 1300 mm), toccando il valore minimo nella zona del delta (sotto i 600 mm annui).

Grazie ad un elevato innevamento della zona montuosa, da dove nascono molti fiumi, si ha una costante presenza di acqua negli alvei dei fiumi che attraversano il Veneto. Per quanto riguarda il Po e l'Adige, i quali attraversano il Veneto nella parte terminale del loro percorso, risentono delle caratteristiche dei fiumi dei bacini ampi e complessi, dove la presenza di ghiacciai perenni favorisce la presenza abbondante di acqua fino all'estate. I fiumi come Il Piave o il Brenta, che nascono rispettivamente nelle alpi di Veneto e Trentino-Alto Adige, risentono di periodi di piena alternati a periodi di secca. Tali fiumi, dopo che hanno lasciato le valli alpine, entrando nella parte alta della pianura, formano degli ampi conoidi ghiaiosi, detti "grave", che solo in certi momenti dell'anno si riempiono d'acqua. Più in giù, formano i fontanili, dai quali, per risorgiva, si formano moltissimi altri fiumi, dal corso breve, che caratterizzano la pianura veneta, rendendola una delle zone più fertili d'Europa.

La popolazione del Veneto non è omogeneamente distribuita. Se la media pianura vanta le densità maggiori (soprattutto lungo la fascia che va da Verona a Venezia passando per Vicenza, Padova e Treviso), meno popolati sono il basso Veronese e il Polesine (specie in seguito all'alluvione del 1951). Ancor meno abitate sono le prealpi e la montagna (la provincia di Belluno mostra le densità minori), eccetto l'alto Vicentino (con Schio, Thiene, Bassano del Grappa) e la Val Belluna. A partire dagli anni Ottanta si è verificato un fenomeno, molto diffuso in tutto il Norditalia, dello spopolamento delle grandi città (Venezia con Mestre in testa) a favore dei piccoli e medi comuni delle "cinture" periurbane. Questo ha portato ad un notevole sviluppo urbano e taluni hanno constatato la formazione di una vasta megalopoli che si estende in particolare tra Padova, Mestre e Treviso (la cosiddetta PaTreVe o Triangolo Veneto). Nei rapporti annuali Censis si parla di una grande regione metropolitana (GREM) veneta estesa su 6679,6 km² che conta una popolazione di 3.267.420 abitanti e di una piccola area metropolitana (PAM) veronese estesa su 1426 km² e con una popolazione di 714.274 abitanti.

Il tasso di incremento annuo è stato uno dei più elevati d'Italia, ma dal 1983 è divenuto per la prima volta negativo. Anche se oggi questa tendenza permane (e, anzi, si è rafforzata), il Veneto resta una delle regioni del Norditalia con il più alto indice di natalità. Il fenomeno, tuttavia, varia notevolmente da provincia a provincia.

Le famiglie contano in media 2,5 componenti.

Il Veneto è stato, sino agli anni Settanta, una terra di emigrazione (oltre 3 milioni di partenze tra il 1870 e il 1970) per via della povera economia contadina, non affiancata da impianti industriali di rilievo. Sino al fascismo i flussi si dirigevano specialmente in America Latina (Brasile, Argentina); negli anni Trenta le bonifiche promosse da Mussolini portarono gli emigranti nel Lazio e in Sardegna; nel secondo dopoguerra, le correnti si spostarono verso le aree industriali della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, e verso l'Europa centrale, specie dopo l'alluvione del Polesine (che costrinse decine di migliaia di persone a lasciare la propria terra). Il notevole sviluppo dell'industria a partire dagli anni settanta trasformò il Veneto da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Più che i rientri, molti sono stati gli immigrati dal Meridione e in seguito dall'estero (Nordafrica, Europa orientale), il che ha fatto del Veneto la quinta regione per numero di abitanti (dopo Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia) e una delle prime per numero di stranieri residenti.

I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale.

Per i dati demografici delle singole province, vedere la sezione "Suddivisione amministrativa".

La storia del Veneto è in gran parte comune a quella della più vasta regione nota come Triveneto o Tre Venezie, nel Nord-est della penisola italiana, situata tra il confine del Mare Adriatico e tutta la catena delle Alpi Orientali, che comprende Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Abitato già nella preistoria, dapprima insediamento degli Euganei, fu in epoca protostorica occupato dal popolo dei Veneti (detti anche "Paleoveneti" per distinguerli dagli attuali abitanti della regione), gruppo indoeuropeo strettamente correlato a quello latino che si insediò nell'area verso il XV secolo a.C. La civiltà paleoveneta ebbe il suo massimo sviluppo tra l'VIII e il II secolo a.C., per poi subire la pressione - militare e culturale - dei Galli e, soprattutto, dei Romani, che con il tempo inglobarono pacificamente il Veneto. Il processo di romanizzazione della Venetia avvenne infatti in maniera graduale, a seguito dell'alleanza stipulata tra Veneti e Galli Cenomani con i Romani nel 225-222. Il processo di romanizzazione proseguì quindi con la deduzione nel 181 a.C. della colonia latina di Aquileia, sino all'estensione - al termine della guerra sociale nell'89 a.C. - dello Ius Latii, cioè del diritto latino, con la lex Pompeia de Transpadanis ed infine alla concessione del plenum ius, cioè della cittadinanza romana, da parte di Giulio Cesare nel 49 a.C.

In epoca augustea venne costituita la Regio X Venetia et Histria, trasformata da Diocleziano nella Provincia Venetiae et Histriae, mantenendone i confini sostanzialmente inalterati. Contemporaneamente, nei primi secoli d.C. iniziò il processo di cristianizzazione del Veneto: centro di irradiamento della nuova religione fu Aquileia, metropoli della Venezia endolagunare, in cui la nuova religione era giunta probabilmente per mare dall'importante centro di Alessandria d'Egitto, città a sua volta evangelizzata da San Marco.

Durante le Invasioni barbariche del V e VI secolo, il Veneto venne attraversato dagli Unni, dagli Eruli, dai Visigoti e infine dagli Ostrogoti di Teodorico il Grande: la regione entrò a far parte del Regno ostrogoto che questi fondò tra Italia e Illirico (493) e che sopravvisse sino alla metà del VI secolo, quando, con la Guerra gotica (535-553), l'imperatore bizantino Giustiniano riuscì a riunire il territorio itlaiano all'Impero bizantino, inquadrandolo nella Prefettura d'Italia.

Con la discesa dei Longobardi, nel 568, gran parte del Veneto venne sottomesso dai nuovi invasori, creando una divisione tra la zona continentale, entrata a far parte del Regno longobardo, e quella costiera, rimasta nell'orbita dell'Esarcato di Ravenna, prima come eparchia Annonaria, quindi col nome di Venezia marittima. Mentre dunque nell'entroterra i Longobardi costituivano i ducati di Verona, di Vicenza e di Ceneda, sulla costa si sviluppavano i nuovi centri della Laguna veneta, eretti dai Bizantini a Ducato di Venezia nel 697.

Declinato il potere bizantino e sostituito sul continente il Regno longobardo dall'Impero carolingio dei Franchi di Carlo Magno (774), nel IX secolo il sempre più indipendente ducato lagunare si diede come nuova capitale la nascente città di Venezia, polo commerciale sempre più fiorente, il cui prestigio venne rafforzato, nell'821, dalla traslazione del corpo di san Marco evangelista, destinato a divenire nuovo patrono della città e dello Stato. Frattanto, scampato il flagello dalle invasioni degli Ungari, l'entroterra veneto venne riorganizzato amministrativamente nel quadro dell'Impero franco, con la creazione della Marca di Verona.

Dopo l'anno Mille, si assistette in tutto la Venetia ad un decollo economico e ad una ripresa della vita sociale nelle città principali, che iniziarono ad esercitare un controllo egemonico sul loro contado: col declinare dell'organizzazione feudale, emersero quindi i liberi comuni di Verona, Padova, Treviso e Vicenza.

Nel secolo successivo, mentre Venezia iniziava la sua espansione nel Mediterraneo, i liberi centri dell'entroterra riaffermarono la loro indipendenza dal potere imperiale riunendosi nella Lega Veronese e nella Lega Lombarda, per opporsi alle mire egemoniche dell'imperatore Federico Barbarossa.

Nel XIII secolo si assistette in tutta la terraferma alla trasformazione dei liberi comuni in potenti signorie, in lotta tra loro per l'egemonia regionale. La prima signoria egmeone fu quella di Ezzelino da Romano, signore della Marca Trevigiana, che riuscì a conquistare gran parte del Veneto centro-settentrionale; successivamente presero il potere i da Camino a Treviso, i Della Scala a Verona e i Da Carrara a Padova. Contemporaneamente Venezia gettava le basi del proprio impero marittimo, con la partecipazione alla Quarta Crociata e la conquista di Costantinopoli.

Dal XIV secolo la crescente potenza veneziana, sopravvissuta alle vicende della guerra di Chioggia, portò la Serenissima a scontrarsi più volte e duramente con le potenti signorie dei Carraresi e degli Scaligeri per il controllo delle vie commerciali dell'entroterra, sino a portare a compimento tra il 1388 e il 1405 la conquista dell'intera terraferma. Nel XV secolo, il territorio veneto, organizzato nei Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia, si espanse a comprendere la Lombardia orientale, il Friuli, il Polesine, parte del Trentino e la Venezia Giulia.

Agli inizi del XVI secolo i vasti domini della Repubblica di Venezia parvero sul punto di crollare, sotto la pressione congiunta di Francia, Sacro Romano Impero e Papato riuniti nella Lega di Cambrai: la disastrosa sconfitta nella battaglia di Agnadello comportò la perdita della Terraferma, la cui faticosa riconquista poté dirsi completata solo nel 1530 con la Pace di Cambrai.

Nel XVI e XVIII secolo, l'esaurimento progressivo dei commerci orientali per effetto della scoperta delle nuove rotte oceaniche per l'India e le Americhe e la perdita, nonostante l'accanita resistenza, delle colonie marittime sotto la pressione dell'Impero Ottomano portarono ad un profondo mutamento del carattere dello Stato, sempre più incentrato sugli interessi terrieri nel contado veneto e su una sempre più spiccata neutralità nei confronti dei conflitti tra le emergenti potenze europee rappresentate dagli Stati-nazione.

La fine dell'indipendenza e del dominio veneziano vennero improvvisamente provocati a seguito della Rivoluzione francese, quando l'invasione di Napoleone Bonaparte del neutrale territorio veneto provocò l'abdicazione del governo, il 12 maggio 1797, e la successiva cessione del territorio all'Impero d'Austria con il trattato di Campoformio. Dopo una breve parentesi all'interno del Regno d'Italia napoleonico, a seguito del Congresso di Vienna il dominio austriaco sul Veneto venne riaffermato e consolidato nella costituzione di un nuovo Regno Lombardo-Veneto, vicereame dipendente da Vienna.

Il XIX secolo venne però caratterizzato anche dalla nascita di un nuovo spirito nazionale italiano, che nei moti risorgimentali del 1848 percorse anche le terre venete, con la nascita dell'effimera Repubblica di San Marco, infine soppressa dagli austriaci l'anno successivo in conseguenza della sconfitta piemontese nella Prima guerra di indipendenza. Smembrato il Regno Lombardo-Veneto con il passaggio della Lombardia al Regno di Sardegna dopo la Seconda guerra di indipendenza, il Veneto entrò nel neonato Regno d'Italia con il plebiscito del 1866, seguito alla Terza guerra d'indipendenza e alla vittoria prussiana nella battaglia di Sadowa.

Il XX secolo fu aperto dalle devastanti conseguenze della Grande guerra, durante la quale il Veneto fu prima retrovia di approvvigionamento per le armate e quindi fronte di combattimento nel periodo tra la disastrosa ritirata seguita alla battaglia di Caporetto, le sanguinose battaglie del Piave e la vittoria finale nella battaglia di Vittorio Veneto. Devastato, il Veneto divenne fonte di massiccia emigrazione nel periodo tra le due guerre. Solo parzialmente interessato dalle vicende della Seconda guerra mondiale, il territorio subì tuttavia massicci bombardamenti alleati sui suoi centri maggiori.

La nascita dell'Italia repubblicana alla fine del conflitto e la riorganizzazione dello Stato con la nuova Costituzione portarono a istituire il Veneto come una delle venti regioni italiane. Il secondo dopoguerra fu caratterizzato dalla rinascita economica e da un forte sviluppo industriale, entrato in crisi a metà degli anni Ottanta. Il declino della grande industria venne però seguito da una forte crescita della piccola e media impresa che ha accompagnato l'economia veneta per tutto il decennio successivo, rendendo il territorio uno dei più produttivi d'Italia e terra di immigrazione.

Il Medioevo ha permesso la creazione di opere monumentali quali il complesso di chiese dell’isola di Torcello, nella laguna veneziana, con la cattedrale di Santa Maria Assunta fondata nel 639, il campanile eretto nell’XI secolo e la chiesa di Santa Fosca realizzata intorno al 1100, edifici importanti per la presenza di mosaici. A Verona il Medioevo ha visto la costruzione della basilica di San Zeno Maggiore, opera nella quale più che altrove si scorge la mescolanza di stili che in quel periodo fecero di Verona un importante crocevia per il Nord Europa.

Mentre nelle città venete l’impostazione rimaneva quella bizantina, un elemento di innovazione viene portato a Padova da Giotto, portatore di una nuova tradizione pittorica: quella toscana. Verso il 1302 riceve l’incarico dal banchiere Enrico Scrovegni di affrescare la cappella di famiglia, oggi nota appunto con il nome di Cappella degli Scrovegni, uno dei monumenti artistici più importanti di Padova e del Veneto. Le influenze del contributo di Giotto si sono fatte sentire subito, e ora si possono ammirare negli affreschi di Giusto de' Menabuoi nel battistero accanto al duomo di Padova e in quelli di Altichiero nella basilica di Sant'Antonio.

Il Rinascimento troverà in Padova la sua culla veneta dove crescere e svilupparsi. Tra gli artisti rinascimentali che operarono troviamo Donatello, il quale lavorò soprattutto a Padova e in particolare nell’altare della basilica di Sant’Antonio, il Pisanello, le cui opere sono presenti soprattutto a Verona e in particolare nella chiesa di Sant’Anastasia (suo è l’affresco di San Giorgio). Tra gli esempi di arte gotica, oltre alle chiese veneziane di Santa Maria Gloriosa dei Frari e a quella di Santi Giovanni e Paolo, troviamo le arche scaligere nel centro storico di Verona.

Dopo una fase di sviluppo dell'arte gotica, con la creazione di opere importanti tra cui il palazzo della Ca' d'Oro, il Palazzo Ducale e le chiese di Santa Maria Gloriosa dei Frari e dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, l’influsso rinascimentale inaugurò una nuova stagione. Oltre a Donatello, un importante artista rinascimentale fu il veneto Andrea Mantegna (1431-1506), la cui opera più importante presente in Veneto è il Polittico di San Zeno a Verona. Con l’espandersi in terraferma della Serenissima e il consolidarsi delle sue istituzioni si ebbe anche uno sviluppo artistico di eccezionale levatura: Mantegna, Vittore Carpaccio, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, il Pordenone gettarono le basi di quella che sarebbe stata la stagione della pittura veneta.

La fase succesivavide come protagonisti Giorgione, Tiziano, Sebastiano del Piombo e Lorenzo Lotto. Se nella prima fase, con Carpaccio e Bellini, le influenze della pittura internazionale furono ancora evidenti e i riferimenti all’arte fiamminga numerosi, con Giorgione e Tiziano iniziò un nuovo modo di fare pittura, originale e innovativo, che caratterizzò i pittori della scuola veneta rispetto ad altre tradizioni. Giorgione, artista enigmatico per le sue opere piene di allegorie, creò le sue opere senza partire da un disegno preparatorio ma utilizzando il colore a macchie per trasmettere la sensazione dell’immagine. Questa innovazione cercava l’imitazione dei fenomeni naturali creando delle atmosfere con i colori e mettendo in secondo piano la ricerca della perfezione figurativa. Una delle sue opere più celebri, La tempesta(1506-1508), oggi nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia, è un esempio di questo uso del colore, in cui l’impasto cromatico indefinito e la trama continua della pittura priva di disegno preparatorio conferiscono all’opera un'atmosfera particolare. Tiziano, bellunese nato a Pieve di Cadore, portò avanti l’uso di questa tecnica pittorica senza disegno, creando capolavori come l’Assunta (1516-1518), pala d'altare dalle dimensioni imponenti visibile sull’altare principale della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia; un’opera la cui suggestione è dovuta all’uso del colore in cui predominano toni accesi.

Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594) riprende il manierismo romano ma lo rielabora in uso tipicamente veneto del colore, accentuando il luminismo e dando alle proprie opere delle prospettive insolite, a volte vere e proprie deformazioni prospettiche, con lo scopo di accrescere il senso di tensione che permea l’opera. Palazzi e chiese di Venezia sono pieni di capolavori firmati da Tintoretto, ma vanno citati senza dubbio i 66 dipinti presenti nella Scuola Grande di San Rocco e l’Ultima Cena nella chiesa di San Giorgio. Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588), con opere che celebravano la vita di Venezia, si dedica ad opere civili come palazzi e case di nobili veneziani. Sue furono parte della decorazione di Palazzo Ducale e la decorazione di numerose ville palladiane, tra cui Villa Barbaro. Jacopo da Ponte detto Bassano (1517-1592) rinnovò l’arte figurativa lagunare pur essendo un artista dell’entroterra, grazie all’introduzione di immagini prese dalla vita reale, arricchiti da un tocco drammatico e intenso.

Nato a Padova nel 1508 e morto nel 1580, Andrea Palladio è sicuramente l’architetto veneto più famoso. Tra le sue opere ricordiamo le ville dislocate soprattutto nella campagna tra le province di Padova, Vicenza, Treviso e le chiese di San Giorgio, quella del Redentore, e delle Zitelle, nell’isola della Giudecca a Venezia. L’architettura palladiana riprende i motivi dell’arte classica progettando delle ville che richiamano le forme del tempio greco, creando capolavori quali Villa Emo, Villa Barbaro, Villa Capra detta la Rotonda, Villa Foscari detta la Malcontenta. A questa estetica neoclassica, viene aggiunta la funzionalità che doveva avere una villa di campagna, nella quale il corpo centrale deve consentire una funzione anche di controllo sulla campagna circostante, strutturando le parti funzionali, come le barchesse, a ridosso del corpo centrale. Nel caso di villa Badoer, la barchessa, formata da un ampio colonnato circolare, racchiude l'aia in uno spazio antistante la facciata della villa, permettendo così di creare uno spazio che richiama l'idea antica di foro romano, e portando tutte le attività della campagna a gravitare davanti la villa stessa. La ricerca stilistica del Palladio ha dato vita ad un movimento architettonico che ha avuto grande seguito, ispirando altri architetti, molti dei quali suoi allievi diretti, tra cui Vincenzo Scamozzi. Inoltre, occorre ricordare che Palladio ha progettato parte del Teatro Olimpico a Vicenza, poi concluso dal già citatoVincenzo Scamozzi.

In questa epoca si afferma Andrea Brustolon (1662-1732) scultore di intaglio nel legno, il quale realizzerà importanti opere nelle chiese del bellunese, in alcuni palazzi veneziani, tra cui Palazzo Rezzonico, e la sinagoga levantina.

Un altro elemento caratteristico dell’arte veneta è il vedutismo, che vede in Giovanni Antonio Canal (1697-1768) detto il Canaletto e in Francesco Guardi (1712-1793) le due figure di spicco. Il Canaletto ricorre a studi prospettici rigorosi cercando di rendere quasi “fotograficamente” la realtà, modellando i colori per accentuare la vitalità dell’immagine. Francesco Guardi cerca invece un taglio più soggettivo e meno preciso, cercando di comunicare un’emozione.

L’arte del settecento ha visto due grandi artisti imporsi, quali Antonio Canova e Giambattista Tiepolo. Il primo, nato a Possagno, elabora l’arte classica diventando il riferimento del neoclassicismo. Il tempio di Possagno, da lui stesso progettato, è l'emblema dell'architettura neoclassica, mentre nella gispoteca, un tempo casa del Canova, si conservano i calchi delle opere più famose che si trovano nei vari musei del mondo, data la sua fama che si impose a livello internazionale. Tra le opere più importanti “Amore e Psiche giacenti” e il “Monumento funerario per Maria Cristina d’Austria”. Con Giambattista Tiepolo (1696-1770) la prospettiva assume un ruolo centrale nella rappresentazione ma non per dare enfasi alla tensione dell’immagine, ma solo per dare un impatto teatrale alle figure. Con Tiepolo, infatti, la prospettiva viene forzata fin oltre i limiti usuali, dipingendo sui soffitti figure riprese dal basso in un movimento che le rende spettacolari.

La vocazione turistica del Veneto, che ne fa la regione più visitata d'Italia, è confermata dai quasi 15 milioni di arrivi nel 2007 e dai quasi 60 milioni di presenze . I settori turistici possono essere suddivisi nei seguenti ambiti: Città d'arte, Mare, Montagna, Terme, Lago, Agriturismo. Le città d'arte hanno registrato, relativamente all'anno 2007, approssimativamente 7 milioni di arrivi e 17 milioni di presenze , mentre il comprensorio balneare ha registrato circa 4 milioni di arrivi e 24 milioni di presenze . Questi sono i settori trainanti che denotano un incremento sia di arrivi che di presenze negli ultimi anni. Il settore turistico della montagna registra una leggera flessione, come anche quello termale.

I capoluoghi di provincia rappresentano quelle che un tempo erano le città per eccellenza del territorio veneto, i nodi centali dei percorsi toccati dalle strade romane, fortezze e baluardi contro le invasioni nemiche, sedi di famiglie nobiliari e importanti casati, centri di cultura e di dinamismo commerciale poi. Anche oggi queste città fanno del Veneto una realtà policentrica, in continuità con la storia di questa regione.

Capoluogo storico del territorio veneto, importante per la sua architettura, per la sua cultura, è tra le città più visitate al mondo. Tra i suoi monumenti vanno ricordati La Basilica di San Marco, il Palazzo Ducale, le tre chiese progettate da Andrea Palladio (San Giorgio, Zitelle, Redentore), le Gallerie dell'Accademia (che ospitano un percorso artistico dedicato ai pittori veneti), le chiese di Santa Maria Gloriosa dei Frari e di Santi Giovanni e Paolo, il Ponte di Rialto. Oltre ai monumenti e alle gallerie d'arte, Venezia ospita fondazioni culturali tra cui l'Ateneo Veneto e l'Istituto Veneto di Lettere Scienze e Arti; è sede di una importantissima biennale d'arte, di fondazioni per il teatro, e fondazioni culturali come la Fondazione Cini, che sviluppa attività culturali e di ricerca storica per valorizzare la città e la sua conoscenza.

Dal 1987 è catalogata come Patrimonio dell'umanità dall' UNESCO.

Importante storicamente in quanto crocevia di strade romane, collegava la pianura padana con il nord Europa, grazie alla via che transitava per il Brennero, facendo di Verona incorcio tra arte nordica e italica. Tra i suoi monumenti più importanti c'è senz'altro l'arena, il Castel Vecchio, la Basilica di San Zeno, il Duomo, la chiesa di Santa Anastasia, il ponte di Castel Vecchio, il ponte Pietra, il balcone attribuito a Romeo e Giulietta dalla tradizione, le varie piazze del centro storico. Sul piano culturale vanno ricordate le rassegne teatrali al teatro romano e il festival lirico che si tiene ogni anno all'arena. per quanto concerne i musei, importante la pinacoteca di arte veneta presente al museo civico di Castelvecchio.

Anche Verona è, dal 2000, un Patrimonio dell'umanità UNESCO.

Città già rilevante in epoca romana, fu sede di una importantissima università e accolse Antonio di Padova durante l'ultima parte della sua vita. Tra i monumenti più importanti: la basilica di Sant'Antonio da Padova, Prato della Valle, il Palazzo della Ragione, Palazzo del Bo, la Cappella degli Scrovegni, il Duomo di Padova, la chiesa di Santa Sofia, i musei civici e la chiesa degli Eremitani.

Città importante per la fisionomia che le ha attribuito Andrea Palladio, è famosa per Corso Palladio (dove molti dei palazzi sono opera dell'architetto stesso), la Basilica Palladiana, il Teatro Olimpico, Palazzo Chiericati, il Santuario della Madonna di Monte Berico che domina la città dal colle di Monte Berico. Importanti le mostre dedicate al Palladio all'interno della città e nelle immediate campagne circostanti, presso le ville da egli stesso progettate.

Grazie ai capolavori dell'architetto anche Vicenza nel 1994 è stata dichiarata città Patrimonio dell'umanità UNESCO.

Città già importante in epoca romana, si affermò durante il medioevo come sede vescovile, comune e quindi signoria. Molti l'hanno paragonata a Venezia per la fitta rete di canali che ne caratterizza il suggestivo centro. Tra i monumenti di maggiore interesse, da ricordare la chiesa gotica di San Nicolò, il Palazzo dei Trecento, la Loggia dei Cavalieri, il Duomo, la cinta muraria, la chiesa di San Francesco. È anche sede di numerosi musei e della Ca' dei Carraresi, sede espositiva che ospita rinomate mostre d'arte.

Città interessante per la sua collocazione geografica, ha ospitato importanti artisti come Brustolon (scultore del legno) e De Min. Tra i punti importanti culturalmente il Duomo, i palazzi che si affacciano su piazza Duomo tra cui il palazo dei Rettori, le porte cittadine, ancora conservate, le vie caratteristiche di borgo Piave.

Da un punto di vista urbanistico, importante è la testimonianza delle città murate nel territorio veneto, che contraddistinguono un'epoca storica segnata da esigenze difensive. Alcune di queste città, hanno anche un importante valore artistico, come Castelfranco Veneto, nella quale si possono trovare la casa natale del Giorgione e alcune sue opere nel Duomo.

Di queste Villa Trissino a Cricoli non è attualmente attribuita a Palladio dalla critica, ma solo legata tradizionalmente al suo nome.

Le presenze turistiche nella zona dolomitica ha visto un calo generale sia come presenze che come arrivi. I mesi più frequentati sono quelli estivi con cifre che superano 1.500.000 di presenze durante il mese di agosto negli anni dal 2004 al 2007.

Il complesso termale più importante è senza dubbio quello delle Terme Euganee vicino a Padova, dislocate tra i vari paesi dei Colli Euganei (Abano, Montegrotto, Galzignano, Battaglia).

Il Presidente della Regione è Giancarlo Galan, eletto per il terzo mandato consecutivo il 4 aprile 2005. La giunta è composta da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, Lega Nord e Nuovo Partito Socialista Italiano. La sede dei lavori della giunta regionale è a Palazzo Balbi, sul Canal Grande a Venezia.

Dal 1946 il Veneto è una regione d'Italia. Nel 1971, approvando con legge ordinaria lo Statuto della Regione Veneto, il Parlamento italiano ha riconosciuto agli abitanti della regione la definizione di «popolo» (l'unica altra regione con questa peculiarità è la Sardegna).

Tuttavia questa definizione di popolo rimase senza effetto reale; il Veneto non riuscì mai a raggiungere lo statuto di Regione Autonoma. Ultimamente (2006) sono stati effettuati vari referendum, con esito positivo, da parte di comuni confinanti con le Regioni del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, per ottenere il passaggio dalla Regione Veneto alle regioni autonome confinanti. Il procedimento costituzionale richiede che i referendum con esito positivo vengano esaminati per l'approvazione finale dal parlamento nazionale.

Un fronte bipartisan di consiglieri della Regione Veneto, in questo momento (2007), si sta muovendo per portare in parlamento una proposta di legge che possa riconoscere al Veneto l'autonomia fiscale, sempre nella consapevolezza che, in quanto regione ricca, una parte delle entrate debba andare alle regioni più disagiate del sud d'Italia.

Il problema dell'autonomia, o della specificità, è sentito particolarmente nella provincia di Belluno la quale copre per estensione il 20% del territorio regionale, in un'area totalmente montana. Per essa la Regione Veneto investe il 4,9% delle proprie risorse interne.

È l'autostrada più trafficata d'Italia se si considera il rapporto giornaliero veicoli/km. Considerando il rapporto veicoli/km, il tratto Milano - Bergamo è l'autostrada più trafficata d'Europa. Nel tratto Milano-Brescia il transito dei veicoli è in media attorno alle 100.000 unità al giorno, con punte di 140.000, di cui una parte notevole (fino a 40.000 al giorno) di mezzi di grandi dimensioni (pullman, camion e TIR). L'indice degli incidenti dal 1999 al maggio 2007 è passato da 51 a 43,5, contro la media nazionale passata da 59 a 44 (il numero indica il numero di incidenti/100 milioni di km percorsi). Da sempre questa autostrada è considerata uno dei punti nevralgici della rete viaria italiana facendo parte di uno dei più importanti corridoi europei che collegano l'estremità della Penisola Iberica con le nazioni dei Balcani. Il suo percorso di circa 530 km è gestito da società diverse come S.A.T.A.P., Autostrade per l'Italia S.p.A., Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Società delle Autostrade di Venezia e Padova e Autovie Venete. Differentemente dalle altre due grandi autostrade italiane, la A1 e la A14, la A4 non costituisce un corpo unico, ma, fino all'apertura del Passante di Mestre era suddivisa in tre tronconi dalle aree urbane di Milano e Venezia, in corrispondenza delle quali si trovavano tratti senza pedaggio e la ripartenza da zero del conteggio progressivo del chilometraggio. Oggi, l'unica interruzione è quella presso l'area urbana di Milano.

Il tragitto ha origine dalla tangenziale del capoluogo emiliano, che unisce anche le autostrade A1 (Milano-Napoli) e A14 (Bologna-Taranto), mentre ha termine a Padova con l'intersezione con l'autostrada A4 (Torino-Trieste). Il suo percorso si snoda tutto nella pianura padana e attraversa solamente due regioni, l'Emilia-Romagna e il Veneto. Le uniche alture nelle vicinanze sono quelle rappresentate dai colli Euganei, famosa zona termale con al centro Abano Terme. Proprio per le caratteristiche morfologiche del terreno attraversato, nella stagione invernale è spesso invasa dalla nebbia che determina una visibilità molto scarsa. All'altezza di Ferrara Sud è presente uno svincolo autostradale per Porto Garibaldi, sul mare Adriatico. Attualmente il cosiddetto Raccordo Autostradale RA08 fino a Porto Garibaldi è equipollente ad una superstrada senza pedaggio ma è stata manifestata l'intenzione di trasformarla in autostrada a pagamento nel futuro prossimo. La gestione è di competenza della società Autostrade per l'Italia.

Con un percorso totale di 313 km da Modena l'autostrada percorre la pianura in direzione nord, toccando Carpi e Mantova, a Verona interseca l'Autostrada A4 quindi si assesta nella valle dell'Adige parallelamente al Lago di Garda, passa Rovereto e Trento per arrivare a Bolzano. Da qui si incunea nella valle dell'Isarco superando agevolmente Bressanone e Vipiteno fino a giungere alla dogana del Brennero. Da qui il corridoio Modena-Monaco continua sulla Brenner Autobahn austriaca. Come appare evidente si tratta di un'autostrada di particolare importanza per i collegamenti tra il sud ed il nord dell'Europa, sviluppata su un percorso studiato per utilizzare uno dei più bassi valichi alpini, quello del Brennero situato a soli 1.375 m/slm. Studi statistici hanno calcolato che questo tronco autostradale assorba tra i 30 e i 40mila veicoli al giorno (di cui circa 1/4 di veicoli pesanti) con punte più elevate in corrispondenza dei trasferimenti per le vacanze; questa mole di traffico causa sovente dei gravi rallentamenti alla circolazione dovuta anche alla limitazione del percorso a sole due corsie. Per sopperire a queste problematiche viene suggerito e incentivato l'uso, da parte dei mezzi pesanti, del trasporto intermodale, con il carico dei mezzi di trasporto su appositi vagoni ed il trasferimento da Verona all'estero via ferrovia.

Dopo aver oltrepassato Vittorio Veneto, l'autostrada scavalca con due alti viadotti la Val Lapisina e con una galleria il passo Fadalto e la zona del Lago di Santa Croce terminando a Pian di Vedoia presso Longarone. Nel suo percorso iniziale fino a Conegliano è a tre corsie oltre alla corsia di emergenza; la barriera autostradale è situata poco oltre l'uscita di Mogliano Veneto e lungo il percorso sono presenti tre aree di servizio. La gestione di questo tratto autostradale è di competenza delle Autostrade per l'Italia.

L'autostrada A28 è in gestione alla Autovie Venete S.p.A.. Lungo l'itinerario sono presenti due aree di servizio. Infine, tutto il percorso autostradale è, al momento, esente da pedaggio.

Esiste una sola interconnessione con altre autostrade: l'autostrada A4, in cui le corsie si scorporano, presso Vicenza, nelle direzioni di Milano e Venezia. L'autostrada è a due corsie per senso di marcia e ha solo quattro uscite autostradali: Vicenza Nord, Dueville, Thiene-(Schio) e il capolinea Piovene Rocchette. È una delle più corte autostrade della rete viaria italiana. Il suo percorso di circa 40 km è gestito interamente dalla società "Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova S.p.A.".

Ora Strada Regionale 10 Padana Inferiore (SR 10) in Veneto, Strada Provinciale 10 Padana Inferiore (SP 10) in Piemonte, (SP ex SS 10) in Lombardia, e (SP 10 R), in Emilia-Romagna, è una delle più note arterie stradali del Nord Italia. Ha origine a Torino e termina a Monselice innestandosi nella Strada Statale 16 Adriatica, dopo aver attraversato da ovest ad est la parte meridionale (inferiore) della pianura padana (da cui il nome).

Ora Strada Regionale 11 Padana Superiore (SR 11) in Veneto, Strada Provinciale 11 Padana Superiore (SP 11) in Piemonte e (SP ex SS 11) in Lombardia, prima dell'arrivo delle autostrade era l'arteria principale del nord Italia. La strada attraversa da Ovest ad Est la parte settentrionale (superiore) della Pianura Padana (da cui il nome), toccando numerose zone produttive del paese, passando pochi km a Sud delle Alpi e costeggiando per alcuni chilometri il Lago di Garda per poi terminare a Venezia, sul Mare Adriatico.

Mette in comunicazione il passo del Brennero, al confine con l'Austria e la Toscana; in Veneto passa per Verona risalendo poi la Vallagarina verso il Trentino.

La strada inizia da Mestre e attraversa alcuni importanti centri della Marca, quali Treviso stessa e Conegliano; entra quindi in Friuli-Venezia Giulia e tocca Pordenone, per poi raggiungere il confine con l'Austria presso Tarvisio.

Ora Strada Regionale 47 racc di Altichiero (SR 47 racc), rappresenta la Tangenziale ovest di Padova. È nota anche come Corso Boston e Corso Australia nella toponomastica cittadina.

Oggi Strada Regionale 48 delle Dolomiti (SR 48), mette in comunicazione Ora, in Alto Adige, e Lozzo di Cadore passando per le principali valli dolomitiche.

Declassata a strada regionale da Fonzaso al Trentino, si diparte da Ponte nelle Alpi, attraversa la Valbelluna e il Feltrino e giunge infine a Predazzo (TN).

Declassata a strada provinciale nel tratto altoatesino, parte dall'alto Trevigiano, segue la valle del Piave sino a Pieve di Cadore, quindi raggiunge Dobbiaco attraverso la valle del Boite.

Declassata a provinciale nel tratto altoatesino, mette in comunicazione Alto Adige e Carnia attraverso il Cadore.

La Strada Statale 62 della Cisa (SS 62), in Liguria, Toscana ed in parte dell'Emilia-Romagna, o Strada Provinciale 62 R della Cisa (SP 62 R), da Parma al confine Emilia-Romagna - Veneto, o Strada Regionale 62 della Cisa (SR 62), in Veneto, è una strada che collega la Liguria al Veneto. La strada ha origine a Sarzana dalla Strada Statale 1 Via Aurelia e termina innestandosi nella Strada Statale 12 dell'Abetone e del Brennero nei pressi di Verona dopo un percorso di 220,307 km. In passato, prima della costruzione dell'Autostrada della Cisa, è stata la principale via di comunicazione tra la Pianura Padana orientale e la Riviera Ligure.

La ex Strada Statale 249 Gardesana Orientale (SS 249) (chiamata ancora così anche nel tratto trentino dove è stata declassata), o Strada Provinciale 249 Gardesana Orientale (SP ex SS 249), in Lombardia, o Strada Regionale 249 Gardesana Orientale (SR 249), in Veneto, è un'importante strada provinciale e regionale italiana, che costeggia la sponda orientale del Lago di Garda (da cui il nome) mettendo in comunicazione il Basso con l'Alto Garda.

La ex Strada Statale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina (SS 251), ora Strada regionale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina (SR251) in Friuli-Venezia Giulia, o Strada Provinciale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina (SP 251), in Veneto, è una strada provinciale e regionale italiana.

La ex Strada Statale 450 di Affi (SS 450) o Superstrada Peschiera-Affi, ora Strada Regionale 450 di Affi (SR 450), è una superstrada che percorre l'entroterra veneto del basso Lago di Garda.

La ex Strada Statale 482 Alto Polesana (detta anche Ostigliese), ora Strada Provinciale 482 Alto Polesana (SP ex SS 482), in Lombardia, o Strada Regionale 482 Alto Polesana (SR 482), in Veneto, è una strada provinciale e regionale istituita in seguito alla realizzazione delle varianti alla vecchia strada provinciale Mantova-Ostiglia.

La ex Strada Statale 638 del Passo di Giau (SS 638), ora Strada Provinciale 638 del Passo di Giau (SP 638), è una strada provinciale italiana di collegamento locale. Si snoda interamente nei comuni di Cortina d'Ampezzo e Selva di Cadore.

La ex Strada Statale 641 del Passo Fedaia (SS 641), chiamata ancora così anche nel tratto trentino dove è stata declassata, o Strada Provinciale 641 del Passo Fedaia (SP 641), in Veneto, è una strada provinciale e italiana.

Porto di Lido-San Nicolò: Il porto del Lido o porto di San Nicolò è l'accesso settentrionale alla laguna di Venezia, a nord di quelli di Malamocco e Chioggia. È situato tra Punta Sabbioni e l'isola del Lido ed è il principale accesso al porto di Venezia per il traffico passeggeri e traghetto. Il porto, che deve il suo nome alla vicina chiesa di San Nicolò, in cui si conservano le reliquie del patrono dei naviganti, è attualmente protetto da due lunghe dighe foranee, ma sono in corso massicci lavori di risistemazione nell'ambito del progetto Mose che ne modificheranno radicalmente l'aspetto, con la creazione di una terza diga in mare aperto, di un'isola artificiale e di un bacino laterale per consentire l'accesso anche quando saranno in funzione gli sbarramenti contro le acque alte.

Porto di Malamocco: Il porto di Malamocco o bocca di porto di Malamocco (come è chiamato in loco) è l'accesso centrale alla laguna di Venezia, a sud di quello di Lido-San Nicolò e a nord di quello di Chioggia. È situato tra le isole del Lido e di Pellestrina e comunica direttamente attraverso il canale dei Petroli con Porto Marghera, sede delle banchine industriali (container, prodotti chimici e petroliferi) del porto di Venezia. Il porto, che deve il suo nome alla vicina Malamocco, è attualmente protetto da due lunghe dighe foranee, ma sono in corso massicci lavori di risistemazione nell'ambito del progetto Mose che ne modificheranno radicalmente l'aspetto, con la creazione di una terza diga in mare aperto e di un bacino laterale per consentire l'accesso anche quando saranno in funzione gli sbarramenti contro le acque alte.

Porto di Chioggia: Il porto di Chioggia o bocca di porto di Chioggia (come è chiamato in loco) è l'accesso più meridionale della laguna di Venezia. È situato tra l'isola di Pellestrina e Sottomarina, nel comune di Chioggia.

Porto di Venezia: Il porto di Venezia è uno dei più importanti d'Italia per il volume di traffico commerciale ed uno dei più importanti nel Mediterraneo per quanto riguarda il settore croceristico.

Oltre alle consuete linee di autotrasporto urbano, alcune città venete hanno deciso di sperimentare l'utilizzo di un nuovo modello di tram, il Translohr, caratterizzato da una guida vincolata per mezzo di una monorotaia, mentre il movimento è permesso per mezzo di ruote su gomma. Questo permette la creazione di convogli lunghi come un normale tram, riducendo la rumorosità evitando le ruote in ferro dei comuni tram. A Padova tale mezzo è già in funzione da alcuni anni, mentre a Mestre lo sarà a partire dalla fine del 2009 e a Venezia dopo il 2010.

Dal confronto tra il dato regionale e quello nazionale, si evidenzia che rispetto la media italiana in Veneto è più forte l'incidenza del settore industriale, anche escludendo il settore delle costruzioni. Questa maggiore incidenza dell'industria, si riflette su un minor peso che ha sull'economia veneta tutto quanto ricade sul settore Altri Servizi, dove essenzialmente sono raggruppati i servizi resi dalla pubblica amministrazione, sanità, servizi sociali e pubblica istruzione.

Il Veneto è una delle regioni più ricche d'Italia. Ha conosciuto una fortissima espansione economica, sin dal secondo dopoguerra, ed oggi è sede di importanti attività industriali e terziarie. Complessivamente, il PIL della regione Veneto registrato nel 2003 è stato di 94.429,6 milioni di Euro 1995 che, attualizzati al 2004, corrispondono a 116.148,4 milioni di Euro. Il Veneto apporta, nel 2003, un Valore Aggiunto che costituisce il 67% della ricchezza prodotta dall’intero Nord Est e il 9% di quella nazionale. Attualmente, la crisi economica presente a livello mondiale, incide anche sull'economia veneta, soprattutto se si tiene conto del legame esistente tra economia veneta ed economia tedesca. Tuttavia, stando ad analisi recenti, l'export sembra ancora trainare la produzione.

Tuttavia, proprio in questi anni di fine 1800 inizia l'intraprendenza dei contadini e si afferma un tessuto produttivo che si specializza, dando vita a delle forme embrionali di distretto. Con il 1900 e la rivoluzione dell'energia elettrica, si fanno strada alcune società elettriche, tra cui la Cellina e poi la SADE. Giuseppe Volpi, dopo aver costituito la SADE, fu autore della crescita del capitale di questa società, fino a farla diventare una delle più importanti realtà produttive di energia, costruendo una rete di distribuzione elettrica che coprì buona parte del territorio veneto. Successivamente, proprio per iniziativa di Volpi, nacque il polo industriale chimico di Venezia (Marghera), il quale fungeva da raffineria e da terminal per l'industria del Nord-Ovest. Tale sviluppo industriale di Marghera iniziò nel 1919 per continuare fino al 1932. In questo modo, in Veneto si ha l' introduzione di una industria ad alta densità di capitale. Dal 1937 al 1940 il Veneto diventa la terza regione industrializzata d'Italia. L'incremento della potenza installata documentava del progresso tecnico e dei miglioramenti produttivi raggiunti dal Veneto nonostante la pesante congiuntura degli anni Trenta. Esso si concentrava nelle province di Vicenza e di Venezia, che detenevano così più del 50% della potenza complessivamente disponibile, contro il 43,7% di dieci anni prima. Il progresso era comunque andato in direzioni opposte: a rafforzare i comparti delle industrie di base e di quelle produttrici di beni strumentali nel comprensorio veneziano; a razionalizzare il settore produttivo tessile, in particolar modo il comparto laniero. Si accentuava così la frattura tra localizzazione della manifattura leggera e localizzazione dei settori trainanti, come quello chimico ad esempio, che nel 1937-1940 presentava dei valori superiori ai dati nazionali: il 4,3% dell'intera occupazione industriale regionale (3,9% il valore nazionale), 32,9 addetti per unità produttiva (16,9), una potenza disponibile pari al 12,7% della regione (9,2% la media nazionale) e al 10,2% della forza motrice complessiva dell'intera industria chimica italiana (era il 3,4% solo dieci anni prima). Un altro elemento cardine della storia economica del Veneto è l'impresa Marzotto, la quale rappresenta una svolta nella cultura economica veneta: Gaetano Marzotto Jr concepisce l'attività produttiva come continua spinta al cambiamento, all'innovazione, al reinvestimento di capitali e alla realizzazione di economie di scala.

Nel secondo dopoguerra il Veneto conosce un periodo di crisi, diventando una zona povera e senza un'economia trainante. Tuttavia, il Veneto ha saputo uscire da questa crisi grazie al suo essere un aggregato di sistemi, al suo saper coniugare tradizione ed innovazione, al suo aper essere internazionale e locale allo stesso tempo, al suo essere formato da uno sviluppo nultilineare che ha permesso la nascita di molti distretti, differenziando la produzione in maniera accentuata.

Le attività agricole (Frumento, Mais, Frutta, Ortaggi) e zootecniche (Bovini, Suini) sono ancora di rilievo, e sono molto meccanizzate. L'industria è presente soprattutto nelle province occidentali e sulle coste adriatiche; prevalgono piccole aziende, specializzate nei settori alimentare, tessile, calzaturiero e del mobile. A Marghera, nella terraferma veneziana, è ancora attivo il polo chimico industriale di Porto Marghera. Molti sono i segnali che fanno pensare ad una sua chiusura, auspicata da molte associazioni di residenti e ambientalisti, tuttavia, il problema occupazionale vivacizza il dibattito, poiché secondo molte associazioni di lavoratori una sua chiusura creerebbe un problema sociale ben peggiore dei danni causati dalla chimica. Molte sono state le morti tra i lavoratori, la cui responsabilità una sentenza ha attribuito ai vertici del Petrolchimico. Treviso e provincia sono anche la prima area d'Italia per l'abbigliamento giovanile, con il gruppo Benetton.

Importanti sono anche le attività bancarie, il commercio e il turismo, nelle località balneari di Jesolo, Caorle, Bibione, Eraclea Mare, Cavallino-Treporti, Sottomarina, Rosolina, nelle località montane di Cortina d'Ampezzo, Arabba, Sappada, Falcade, Val Zoldana, Alleghe, Pieve di Cadore, Asiago, nelle città d'arte e sul lago di Garda.

La presenza religiosa in Veneto ha da sempre dato vita a numerose istituzioni ed edifici di culto, soprattutto nella città lagunare, ma non solo. Antonio di Padova, noto in città con il nome Il Santo, fu prima monaco agostiniano a Coimbra (1210), poi (1220) francescano. Viaggiò molto vivendo prima in Portogallo quindi in Italia e in Francia. Nel 1221 si recò al Capitolo Generale ad Assisi dove vide di persona Francesco. Professore di teologia e valente predicatore, fu inviato da Francesco d'Assisi a combattere l'eresia catara in Francia. Fu trasferito poi a Bologna e quindi a Padova. Morì all'età di 36 anni. Definito da molti cattolici come Taumaturgo cioé autore di prodigi, per la notevole mole di eventi miracolosi a lui ascritti sin dai primi tempi dopo la sua morte e fino ad oggi.

La figura di Marco evangelista, legata alla città di Venezia, si dipana in una serie di tradizioni orali, spesso in contrasto tra loro. Una tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria che lo vuole come suo primo vescovo. Altra tradizione vuole che Marco - prima di rientrare in Egitto - fosse stato inviato da Pietro nella metropoli alto-adriatica di Aquileia - capoluogo della X Regio Venetia et Histria - per curare l'evangelizzazione dell'area nord-est. A Marco si deve la scelta dei primi Vescovi della Chiesa-madre di Aquileia (Ermagora e Fortunato) dalla quale deriverà, in tempi e per complesse vicende successive, il titolo del Patriarca di Grado poi assorbito da Venezia. Dopo la sua morte ad Alessandria, le spoglie del santo vengono trafugate da mercanti veneziani nell'828 a Venezia dove pochi anni dopo verrà dato inizio alla costruzione della Basilica che ancora oggi ospita le sue reliquie. Tra i luoghi di culto, oggetto di pellegrinaggi, va ricordato il Santuario della Madonna di Monte Berico a Vicenza, il Santuario della Madonna della Corona, nelle montagne veronesi, e il Santuario della Madonna del Covolo, edificio progettato da Antonio Canova situato sulle pendici del monte Grappa.

Il Veneto ha dato i natali ad alcuni Pontefici della Chiesa Cattolica, tra cui vanno ricordati Papa Pio X e Papa Giovanni Paolo I. Inoltre, il Papa Giovanni Paolo II (Karol Woytila), trascorse molte delle sue vacanze nelle montagne venete, soprattutto nel Comelico e a Lorenzago, in Cadore. Proprio questi luoghi, ora, sono oggetto di un progetto di valorizzazione per mezzo del cammino delle dolomiti: un percorso ad anello che tocca i luoghi più importanti della spiritualità presenti nella montagna bellunese.

Notevoli le presenze di altre confessioni religiose. La confessione protestante, presente in numerose città con chiese luterane, anglicane, valdesi e metodiste, ha trovato nella Serenissima un ambiente che ha permesso la diffusione della cultura evangelica, data anche la presenza di case editrici. Alcune chiese ortodosse si possono trovare a Venezia, oggi rivitalizzate dalla presenza di molte persone provenienti dall'est europeo di tradizione ortodossa. La più importante è la chiesa di San Giorgio dei Greci.

Altra presenza storica, e anche ora molto attiva, è quella della comunità ebraica nel ghetto di Venezia, quartiere presente nel sestiere di Cannaregio. A Venezia tale comunità crebbe godendo inizialmente di un clima di relativa tolleranza, finché il Consiglio dei Pregadi (Senato) dispose il 29 marzo 1516 che tutti gli ebrei dovessero obbligatoriamente risiedere nel “Ghetto nuovo”. Nasce così un’istituzione che verrà poi ampiamente applicata anche nel resto d’Europa. Con la caduta della Repubblica e l’avvento di Napoleone furono eliminate le discriminazioni nei confronti degli ebrei i quali furono equiparati in tutto agli altri cittadini. Le porte del ghetto furono eliminate così come l’obbligo di residenza. Al giorno d’oggi questo complesso è rimasto abbastanza integro anche se gli ebrei veneziani sono ormai poche centinaia. Due sinagoghe sono tuttora aperte al culto e quasi tutti gli altri edifici della comunità svolgono ancora funzioni istituzionali (museo, casa di riposo ecc.). Un'altra comunità ebraica si può trovare nel ghetto di Padova.

Nel territorio del Veneto, non sono attualmente presenti moschee di dimensioni importanti: esistono, tuttavia, dei luoghi di culto per i fedeli mussulmani, ed alcuni progetti di realizzazione di moschee.

Tra gli scrittori del '900 che hanno lasciato un'importante traccia nel panorama culturale italiano, vanno sicuramente citati alcuni importanti scrittori veneti. Tra questi occorre citare sicuramente Giuseppe Berto, autore di Anonimo Veneziano, Il Male oscuro e Il cielo è rosso. Inoltre, va ricordato Mario Rigoni Stern (1921-2008), il quale, nato e cresciuto ad Asiago, ha saputo raccontare i personaggi, i colori, si suoni e i silenzi dell'altopiano di Asiago a cui si è sempre sentito legato. In tal senso, una delle opere più rappresentative è il Bosco degli urogalli, o uomini, boschi, api. Ma l'esperienza della campagna di Russia ha segnato la sua vita e ha ispirato dei veri e propri capolavori come Il sergente nella neve.

Il trevigiano Giovanni Comisso (1895-1969) è stato senza dubbio uno dei più estrosi e dei più attivi giornalisti e scrittori. Tra le sue opere meritano di essere ricordate La mia casa di campagna e Un gatto attraversa a strada.

Luigi Meneghello (1922-2007), vicentino di Malo, è l'autore di numerosi romanzi tra cui Libera nos a Malo e Pomo Pero, libri nei quali l'elemento ispiratore è l'ambiente paesano di Malo. Meneghello utilizza uno stile originale, basato su un registro colto e raffinato, nel quale inserisce neologismi o espressioni venete italianizzate.

Per quanto concerne la letteratura contemporanea, Giuliano Scabia ha saputo conquistare un posto nell'ambito del panorama veneto e nazionale, grazie soprattutto al romanzo "Nane Oca", nei quali l'atmosfera delle storie popolari si mescola alla creatività linguistica e narrativa creando una storia raffinata, fatta di vicende che si rimandano, di personaggi che si moltiplicano, per creare quell'atmosfera tipica del racconto orale veneto.

Alberto Ongaro è autore di numerosi romanzi, quali "La partita", "La taverna del doge Loredan", e "L'ombra abitata", che, insieme all'amico veneziano Hugo Pratt, tradurrà in fumetti.

Romolo Bugaro, padovano di nascita, nel romanzo "La buona e brava gente della nazione" (premio Campiello nel 1998) scrive e racconta della vita di trentenni di provincia che scoprono la disillusione di tutto ciò che la giovinezza aveva portato a sognare. Lo stile denso, che prende forma in una scrittura barocca che, però, accompagna dialoghi serrati ma linguisticamente poveri, accentua questo conflitto tra un atteggiamento pomposo ed una dissoluzione linguistica e sociale.

Tiziano Scarpa, autore di numerosissimi romanzi, è anche molto attivo sul piano teatrale, con attività pubbliche di letture in piazze e teatri; importanti sono anche le sue collaborazioni con musicisti e scrittori. Ha scritto i romanzi Occhi sulla graticola (Einaudi, 1996), Kamikaze d'occidente (Rizzoli, 2003) e Stabat Mater (Einaudi, 2008); le raccolte di racconti Amore® (Einaudi, 1998), Cosa voglio da te (Einaudi, 2003) e Amami, in cui accompagna con sessanta microstorie altrettante immagini di Massimo Giacon (Mondadori, 2007); la raccolta di aforismi Corpo (Einaudi, 2004); il libro di interventi critici Cos'è questo fracasso? (Einaudi, 2000), il poema Groppi d'amore nella scuraglia (Einaudi, 2005). Nel 2006 esce per Fanucci il libro Batticuore fuorilegge, raccolta di interventi, saggi, racconti e poesie uscite su giornali e siti web. Comuni mortali, contiene tre testi teatrali: Comuni mortali, Gli straccioni e Il professor Manganelli e l'ingegner Gadda (Effigie, 2007). Nel 2008, oltre a Stabat Mater, sono usciti la raccolta di poesie Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos edizioni, 2008) e il testo teatrale L'inseguitore (Feltrinelli, 2008).Nel 2000 ha pubblicato per Feltrinelli la guida Venezia è un pesce, opera che nel 2002 ha letto ad alta voce e pubblicato per il Narratore audiolibri editrice.

Marco Paolini è autore teatrale e interprete di un repertorio che appartiene al cosiddetto teatro civile. La sua attività si distingue per il gusto dello studio dei testi e della ricerca delle fonti e per l'accostamento continuo dei fatti a trovate teatrali spesso dissacranti e ironiche. I suoi spettacoli sono per la gran parte sviluppati in monologhi spesso recitati in lingua veneta. Fino al 1994 Paolini ha lavorato in vari gruppi teatrali: Teatro degli Stracci, Studio 900 di Treviso, Tag Teatro di Mestre e Laboratorio Teatro Settimo. Con quest'ultimo ha realizzato Adriatico (1987), il primo della serie degli Album, e ha partecipato all'allestimento di diversi spettacoli teatrali, rivedendo fra gli altri Shakespeare e Goldoni. Negli anni Novanta inizia a collaborare con la Cooperativa Moby Dick - Teatri della Riviera con cui ha realizzato spettacoli come Il racconto del Vajont, Appunti foresti, Il milione - Quaderno veneziano di Marco Paolini e i Bestiari (raccolta di spettacoli dedicati al recupero della cultura locale, in particolare veneta). Proprio grazie a Il racconto del Vajont Paolini arriva al grande pubblico; lo spettacolo vince nel 1995 il Premio Speciale Ubu per il Teatro Politico, nel 1996 il Premio Idi per la migliore novità italiana e nel 1997 l'Oscar della televisione come miglior programma dell'anno, per la trasmissione televisiva su Rai Due dello spettacolo (in diretta dalla diga del Vajont il 9 ottobre 1997, anniversario del disastro del Vajont).

Nella Regione sono parlate, oltre all'italiano e al veneto, almeno altre quattro lingue: il cimbro, il ladino, il friulano e il tedesco.

Nonostante la notevole pressione dell'italiano, il Veneto si caratterizza per una forte conservazione della propria lingua storica, distinta in diverse varietà. Secondo le statistiche, è compresa da quasi il 70% della popolazione, con una sostanziale diglossia veneto-italiano. La vivacità della lingua veneta è confermata dal fiorire di iniziative culturali ed editoriali che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno visto un moltiplicarsi di pubblicazioni. La forte riscoperta delle identità storico-linguistiche è stata recentemente sancita da una legge della Regione Veneto volta alla valorizzazione, alla tutela e alla diffusione della Lingua Veneta. La proposta di legge è stata approvata dal consiglio regionale a stragrande maggioranza il 28 marzo 2007.

Le altre lingue sono diffuse in aree molto limitate e parlate da minoranze che, spesso, antepongono ai loro idiomi l'italiano o il veneto stesso.

Se all'interno della Regione Veneto esistono diverse comunità allofone, specularmente, venetofone sono alcune aree delle regioni confinanti, in particolare il Friuli Venezia-Giulia meridionale (parte della Provincia di Pordenone, tutta la zona costiera da Lignano Sabbiadoro fino a Muggia), il Trentino meridionale e parte della provincia di Mantova.

Il veneto parlato nella Regione Veneto si divide essenzialmente in quattro macroaree, ognuna con caratteristiche proprie, pur non perdendo mai la sostanziale unitarietà linguistica. L'area più vasta è quella centrale, comprendente la provincia di Padova e Vicenza, gran parte della provincia di Rovigo e parte della provincia di Venezia: tra i fenomeni più interessanti che la caratterizzano, oltre a una marcata conservazione delle vocali atone finali, vi è il fenomeno della metafonesi. Questa è invece assente nell'area veneziana, che si estende su tutta la laguna veneta, da Chioggia fino a Caorle e ha storicamente costituito il riferimento su cui si è modellata la koinè linguistica veneta. Da registrare in quest'area una minore conservazione della vocali atone finali. Questo fenomeno diviene ancora più marcato nelle altre due aree, quella settentrionale trevisano-bellunese, in cui sono ancora vive le interdentali sorde e sonore, e quella veronese, in cui emerge talvolta il sostrato gallo-italico.

La letteratura in lingua veneta affonda le sue radici nella produzione di testi poetici e in prosa in lingua volgare, che si sviluppa nell'area corrispondente all'incirca all'odierna Regione Veneto a partire dal XII secolo. La letteratura veneta, dopo un primo periodo di splendore nel Cinquecento con il successo di artisti come il Ruzante, giunge al suo massimo apogeo nel Settecento, grazie all'opera del suo massimo esponente, il drammaturgo Carlo Goldoni. Successivamente la produzione letteraria in lingua veneta subisce un periodo di declino a seguito della caduta della Repubblica di Venezia, riuscendo comunque nel corso del Novecento a raggiungere vette liriche mirabili con poeti come Biagio Marin di Grado.

Il Teatro La Fenice è il principale teatro lirico di Venezia. Più volte distrutto dal fuoco e riedificato, è sede di una importante stagione operistica e del Festival internazionale di musica contemporanea. Il Teatro la Fenice di Venezia venne progettato nel 1790 da Gian Antonio Selva per una società di palchettisti dell'aristocrazia di Venezia; il teatro veneziano fu costruito celermente nonostante le numerose polemiche sulla sua collocazione e sulla sua struttura razionalista e neoclassica.

Il Teatro Malibran è un teatro veneziano. È noto soprattutto per la sua importanza in ambito operistico che ebbe tra il XVII e il XVIII secolo, quando portava il nome di Teatro San Giovanni Grisostomo.

Il Teatro "Carlo Goldoni" di Venezia corrisponde all'antico Teatro Vendramin, detto anche di San Salvador o di San Luca, e fu inaugurato nel 1622. Il Teatro Carlo Goldoni è ubicato in prossimità del Ponte di Rialto, nel centro storico di Venezia. È un teatro all'italiana, con la sala strutturata in platea e quattro ordini di palchi-galleria, per una capienza totale di 800 posti; il palcoscenico è largo 12 metri e profondo 11,20 ed è dotato di graticcio in ferro. Il Teatro Goldoni ospita la Stagione di Prosa organizzata dal Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni", la rassegna di Teatro Ragazzi, lirica, concerti, balletti e altre manifestazioni in concessione.

Il Teatro Verdi è il principale teatro padovano. L'edificio, commissionato da una società di nobili padovani, venne realizzato dall'architetto padovano Giovanni Gloria su progetto dell'architetto Antonio Cugini di Reggio Emilia. Attualmente il Verdi è la sede operativa del Teatro Stabile del Veneto.

Il Teatro Olimpico è un teatro progettato dall'architetto rinascimentale Andrea Palladio nel 1580 e sito in Vicenza. È generalmente ritenuto il primo esempio di teatro stabile coperto dell'epoca moderna. La realizzazione del teatro, all'interno di un preesistente complesso medievale, venne commissionata a Palladio dall'Accademia Olimpica per la messa in scena di commedie classiche. La sua costruzione iniziò nel 1580 e venne inaugurato il 3 marzo 1585, dopo la realizzazione delle celebri scene fisse di Vincenzo Scamozzi. Tali strutture lignee sono le uniche d'epoca rinascimentale ad essere giunte fino a noi, peraltro in ottimo stato di conservazione. Il teatro è tuttora sede di rappresentazioni e concerti ed è stato incluso nel 1994 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, come le altre opere palladiane a Vicenza.

Il Teatro Filarmonico è il principale teatro d'opera di Verona. È di proprietà dell'Accademia Filarmonica di Verona, fin dalla sua fondazione, ma viene utilizzato dalla fondazione dell'Arena come sede della stagione lirica invernale.

Il teatro romano di Verona sorge nella parte settentrionale della città, ai piedi di colle San Pietro.Questo teatro è stato costruito alla fine del I secolo a.C., periodo che a Verona ha visto la monumentalizzazione del colle San Pietro. Prima della sua costruzione tra il ponte Pietra ed il ponte Postumio vennero costruiti dei muraglioni sull'Adige, paralleli al teatro stesso, per difenderlo da eventuali piene del fiume. È ritenuto il più importante teatro romano del nord Italia. Attualmente viene utilizzato per rassegne di prosa durante la stagione estiva.

è stato inserito tra i beni patrimonio dell'UNESCO nel 1997 con la seguente motivazione: L'Orto botanico di Padova è all'origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l'ecologia e la farmacia.

La presenza di zone umide molto importanti, quali il delta del Po, e la presenza di numerosi fiumi e corsi d'acqua, hanno permesso la coltivazione di moltissime specie vegetali. Inoltre, la varietà di terreni e di altitudini, hanno reso possibile la diversificazione delle colture. Di seguito viene riportato un breve elenco delle produzioni tipiche, con una breve descrizione.

Il contributo delle culture con le quali, storicamente, la Repubblica di Venezia entrò in contatto, è evdente anche nella tradizione culinaria della regione. Infatti, la presenza di elementi provenienti da culture del Medio Oriente e dell'Estremo Oriente si può riscontrare nei piatti veneziani e in quelli regionali. Tuttavia, va evidenziata la differenza tra zone montane, zone di pianura e zone costiere, dove la diversità di prodotti offerti dall'agricoltura o dalla pesca ha determinato una diversità anche culinaria, prediligendo piatti a base di carne e formaggi nelle zone montane, ortaggi, carni suine e ovine in pianura, piatti di pesce nelle zone costiere.

Diverse sono le società venete che eccellono in campo sportivo, ma tra tutte si segnalano quelle di Treviso, che di fatto rappresentano un polo di eccellenza sportivo a livello regionale e nazionale.

Nella Pallacanestro si possono citare la squadra maschile di Treviso e quella femminile di Schio, nella Pallavolo il team maschile di Treviso, mentre nel Rugby l'egemonia a livello regionale e nazionale viene contesa dalle squadre di Treviso, Padova e Rovigo. Infine nell'Hockey su ghiaccio, importante la tradizione sportiva della squadra di Cortina.

Nel calcio c'è una squadra che gioca in Serie A (Chievo Verona); tre in Serie B (Vicenza, Treviso, Cittadella); quattro in Lega Pro Prima Divisione (Verona, Venezia, Padova, Portogruaro); tre in Lega Pro Seconda Divisione (Bassano, Rovigo, Sambonifacese). L'unico scudetto l'ha conquistato l'Hellas Verona nella stagione 1984-85.

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Torrone

Mandorlato morbido di Cologna Veneta

Il torrone è un dolce principalmente natalizio, tipico di molte zone d'Italia, composto da un impasto di albume d'uovo, miele e zucchero, farcito con mandorle o nocciole, spesso ricoperto da due ostie.

La maggior parte degli studiosi è concorde nell'attribuire al torrone origini arabe; a supporto di questa tesi vi sarebbe, fra l'altro, il De medicinis et cibis semplicibus, trattato dell'XI secolo scritto da un medico arabo, in cui è citato il turun.

Gli Arabi portarono questo dolce lungo le coste del Mediterraneo, in particolare in Spagna e in Italia. La versione spagnola del torrone ha origine nella regione di Alicante e le sue prime attestazioni certe risalgono al XVI secolo.

Il torrone a Cremona, invece, pare abbia origini addirittura anteriori, se diamo credito alla tradizione che dice che il primo torrone sia stato servito il 25 ottobre 1441 al banchetto che si tenne alle nozze, celebrate a Cremona, fra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Quel nuovo dolce, sempre secondo la tradizione, era stato modellato riproducendo la forma del Torrazzo, la torre campanaria della città, da cui sembra prenda il nome anche il dolce. La prima notizia certa riguardo al torrone a Cremona risale al 1543, anno in cui il Comune di Cremona acquistò del torrone per farne dono ad alcune autorità, soprattutto milanesi. Questo episodio ci mostra come già all'epoca il torrone fosse radicato negli usi delle popolazioni lombarde.

Col tempo questo dolce venne legandosi sempre più alla tradizione natalizia.

Le principali varietà di torrone sono quello duro e quello morbido: la differenza fra le due è dovuta a diversi fattori.

Innanzitutto il diverso grado di cottura dell'impasto: difatti nel torrone duro (anche chiamato "friabile") la cottura è solitamente prolungata nel tempo fino a giungere (in alcuni prodotti tipici) le 12 ore. Altrettanto importante è la composizione della ricetta ed il rapporto tra il miele e gli zuccheri (tra cui saccarosio, sciroppo di glucosio, sciroppo di zucchero invertito).

Il torrone tenero, invece, ha una cottura che solitamente non supera le 2 ore; ciò permette di avere un'umidità dell'impasto più alta; questo fattore in combinazione alla ricetta diversa produce un impasto più tenero.

Come già detto i torroni si distinguono poi fra mandorlati e nocciolati.

Varianti più moderne comprendono il torrone classico ricoperto di cioccolato e, ma qui ci allontaniamo di più dalla ricetta originale, il torrone nel cui impasto è presente anche il cacao.

C'è, poi, una terza tipologia di torrone, quello di pasta reale, delicata pasta di mandorle ricoperta di cioccolato pregiato o di glassa di zucchero fondente, ma non è considerata propriamente un "torrone".

Oggi il torrone è uno dei dolci natalizi più diffusi in Italia e sempre più spesso è possibile trovarlo anche all'estero.

Il principale centro di produzione rimane Cremona, dove operano le due principali industrie del settore, varie altre zone d'Italia, però, hanno consolidato un'ottima tradizione nella produzione di questo dolce: fra queste citiamo Bagnara Calabra, Taurianova (località dove questo dolce è prodotto artigianalmente), Cologna Veneta (meglio noto come "mandorlato di Cologna"), Camerino, L'Aquila e del Sannio.

Piuttosto caratteristico per la sua rusticità è il torrone di Barbagia, con centro di produzione a Tonara in Sardegna, il cui aroma più intenso è dovuto al fatto che la sua componente dolce deriva esclusivamente dal miele di macchia mediterranea, senza zuccheri aggiunti.

Nel cuore della Sicilia, a Caltanissetta, i maestri pasticceri continuano la tradizione nissena con la produzione della Cubaita, il classico torrone siciliano. Unendo il verde del pistacchio, il giallo del miele e il bianco delle mandorle, offerti naturalmente dalle campagne nissene, i cosiddetti "turrunari" del luogo, creano un dolce artigianale talmente buono che racchiude in se i profumi e i sapori tipici di questa terra, mescolati ai colori caldi e vivaci che caratterizzano la sua personalità. Una tradizione che si è rinnovata negli ultimi anni grazie ad importanti innovazioni di prodotto e di processo che hanno permesso la creazione di nuovi torroni (al cioccolato e ad altri aromi tipici isolani).

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Source : Wikipedia