Claudio Scajola
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Claudio Scajola
Claudio Scajola (nome completo Antonio Claudio Scajola; Imperia, 15 gennaio 1948) è un politico italiano, più volte ministro della Repubblica, attualmente ministro dello Sviluppo Economico.
Figlio di Ferdinando Scajola, dirigente antifascista dell'Inps e sindaco Dc di Imperia negli anni 50, da ragazzo militò, fino a entrarne nella direzione nazionale, nel Movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Dopo aver frequentato il corso di laurea in giurisprudenza all'Università di Genova senza giungere, in quegli anni, alla laurea (la conseguirà nei primi anni del 2000 quando sarà ministro in carica), lavorò come amministratore pubblico, dirigente INADEL. Nel 1975 si occupò dell'Ospedale regionale di Costarainera, in seguito passò alla presidenza dell'USL d'Imperia.
Nel 1980 venne eletto nel Consiglio comunale di Imperia. Nell'ottobre 1982 ottenne l'incarico di sindaco in sostituzione del dimissionario Renato Pilade, travolto da uno scandalo familiare. Fu il terzo membro della famiglia Scajola a ricoprire, in meno di tre decenni, il ruolo di sindaco di Imperia: oltre al già citato padre anche il fratello Alessandro, che diventò nel 1979 deputato Dc alla Camera, ricoprì la carica di primo cittadino per due mandati (1974-1975 e 1977-1979). Dopo solo un anno, tuttavia, Claudio Scajola fu costretto a dimettersi a sua volta, a causa di pesanti accuse giudiziarie.
In quella vicenda, relativa all'appalto per la gestione del Casinò di Sanremo, Scajola venne inizialmente coinvolto nelle indagini per essere stato presente a un incontro segreto a Martigny (Svizzera) insieme all'allora sindaco di Sanremo Osvaldo Vento e ad una delle parti in gara (il conte Giorgio Borletti), con l'accusa di tentata concussione aggravata. Venne perciò arrestato il 12 dicembre 1983 su disposizione del procuratore di Milano Piercamillo Davigo, ma alla fine fu prosciolto da ogni accusa di richiesta di tangenti nel 1988 perché il fatto non sussisteva. A causa di quelle accuse ingiuste passò 70 giorni in carcere a San Vittore.
Dal 1990 al 1995 ricoprì nuovamente la carica di sindaco della città.
Superando una iniziale diffidenza, aderì nel 1995 a Forza Italia. Ne ottenne inizialmente l'incarico di coordinatore provinciale e, quindi, nelle elezioni politiche del 1996 venne eletto deputato nel collegio uninominale d'Imperia della coalizione Polo per le Libertà, guidata da Silvio Berlusconi.
Berlusconi lo nominò responsabile nazionale dell'organizzazione del suo partito e gli affidò l'incarico di elaborare lo statuto. In questi due anni si dedicò a volgere le caratteristiche del movimento berlusconiano verso l'assunzione di caratteri più propri di una organizzazione politica nazionale, con una struttura più definita e radicata nel territorio. Poté così svolgersi nel 1998 il primo congresso nazionale del partito, in cui Berlusconi lo promosse coordinatore nazionale.
Alle elezioni politiche del 2001, nuovamente rieletto deputato nel Collegio uninominale di Imperia e nella quota proporzionale in Liguria, Marche e Puglia, fece parte dei governi della Casa delle Libertà guidati da Berlusconi. Scajola viene nominato ministro dell'Interno.
Sotto la sua gestione avvengono i Fatti del G8 di Genova. Nel febbraio 2002, il ministro Scajola dichiarò in relazione all'organizzazione del G8 di avere autorizzato ad aprire il fuoco in caso di ingresso dei manifestanti nella zona rossa ("...Fui costretto a dare ordine di sparare..."). Tali dichiarazioni suscitarono sconcerto e vivaci polemiche. Vittorio Agnoletto, portavoce del movimento no-global, chiese le dimissioni del ministro, sostenendo che le affermazioni di questi costituivano prova dell'esistenza di "un piano di repressione organizzato da governo, carabinieri e servizi segreti.". In seguito Scajola ritrattò, definendo "non del tutto propria sotto il profilo giuridico e approssimativa se estrapolata dal contesto" la dichiarazione da egli stesso rilasciata e affermando di non aver mai dato ordine alle forze dell'ordine di aprire il fuoco sui manifestanti.
Nel 2002 venne assassinato il professore universitario Marco Biagi, consulente del governo. Scajola finì al centro di polemiche poiché il ministero da lui diretto aveva tolto la scorta a Marco Biagi nonostante questi avesse manifestato preoccupazione per la propria vita. Il 30 giugno 2002 il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore pubblicarono una chiacchierata tra Scajola (in visita ufficiale a Cipro) e alcuni giornalisti.
Tali affermazioni (in particolare l'ultima frase) inasprirono le polemiche e portarono alle dimissioni di Scajola il 4 luglio 2002 .
Scajola era ministro dell’Interno da qualche mese quando l'Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l’istituzione di un volo quotidiano dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino. La nuova rotta, anche grazie all'interessamento del ministro, entrò in funzione Il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall’amministratore delegato dell’Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell’Interno Claudio Scajola. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall’Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale. L’ex deputato di Rifondazione comunista Gigi Malabarba presentò una interrogazione parlamentare affermando che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. “Era un volo ad personam per il ministro Scajola”, sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come ministro per l’attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia ma bensì con Air One in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più “decentrate”, ma anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando Scajola non era più al Governo. Nel Governo Berlusconi IV Scajola è ministro delle attività produttive ed il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato .
Successivamente venne nominato coordinatore della campagna elettorale di Forza Italia per le elezioni amministrative del 2002 e, nel luglio del 2003, venne reinserito nel governo come ministro per l'attuazione del programma di governo. Nel 2004 il governo lo nominò presidente del comitato per la celebrazione di Cristoforo Colombo. Il partito lo indicò come presidente del Comitato di presidenza di Forza Italia.
Nel terzo Governo Berlusconi, passò al Ministero delle Attività produttive, mantenendone l'incarico fino al termine del governo.
Alle elezioni politiche del 2006 è stato rieletto deputato per Forza Italia nelle circoscrizioni Liguria e Puglia. Opta per la Liguria.
Nell'estate del 2006 viene nominato Presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza (COPACO), che diviene COPASIR a seguito della legge di riforma approvata dal Parlamento nel 2007.
Confermato deputato nella XVI Legislatura alle elezioni politiche dell'aprile 2008 nella circoscrizione Liguria. Dall'8 maggio 2008 ricopre la carica di Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Berlusconi IV dove propugna tra l'altro la necessità dell'avvio di un nuovo programma energetico nucleare.
Giuseppe Pisanu
Giuseppe Pisanu (Ittiri, 22 gennaio 1937) è un politico italiano, ex-ministro della Repubblica.
Inizia la sua esperienza politica nella Democrazia Cristiana locale, di cui passando attraverso l'esperienza dei giovani turchi, è dirigente provinciale di Sassari, dirigente regionale della Sardegna e capo della segreteria politica nazionale dal 1975 al 1980, con Benigno Zaccagnini.
È stato deputato per la Dc dal 1972 al 1992, sottosegretario di Stato al Tesoro dal 1980 al 1983 nei governi guidati da Arnaldo Forlani, quando è costretto a dimettersi per lo scandalo P2 (per i suoi rapporti con Flavio Carboni, con Roberto Calvi, e con il crack del Banco Ambrosiano), Giovanni Spadolini e Amintore Fanfani; sottosegretario di Stato alla Difesa dal 1986 al 1990 nei governi Dc-Psi e Pentapartito guidati da Bettino Craxi, Giovanni Goria e Ciriaco De Mita. L'11 novembre 2008 è stato eletto presidente della commissione parlamentare bicamerale antimafia.
Allo scioglimento della Democrazia Cristiana, nel 1994 decide di aderire a Forza Italia, per la cui lista è eletto deputato nel '94, '96 e 2001. Nel 1994 era vice capogruppo di Forza Italia alla Camera e nel 1996 è stato nominato capogruppo al posto di Vittorio Dotti poco tempo la testimonianza di Stefania Ariosto.
Nel 2001 è ministro senza portafoglio, ministro per la verifica del programma nel governo Berlusconi II. Il 3 luglio 2002 subentra a Claudio Scajola come Ministro dell'Interno, carica che ricopre fino al 2006 (Governi Berlusconi II e III). È autore di un decreto antiterrorismo (c. d. decreto pisanu) che vieta le connessioni anonime a Internet e impone a tutti gli ISP di conservare un log in cui riportano indirizzo IP e numero di telefono che identifica l'utente connesso.
Durante i quattro anni del suo mandato al Ministero degli Interni vengono sgominate le così dette "Nuove Brigate Rosse", autrici di numerosi delitti tra i quali l'omicidio del Professor Marco Biagi, viene arrestato il super latitante Bernardo Provenzano e, sopratutto, viene fondata la Consulta Islamica. Tale organo ha aperto formalmente una stagione di dialogo tra le istituzioni e la comunità islamica in Italia. L'esperienza fu proseguita dal suo successore, Giuliano Amato.
Il 16 maggio 2006 vengono pubblicate delle intercettazioni telefoniche con Luciano Moggi e col Presidente della Torres Calcio in cui il Ministro dell'Interno chiede aiuto per la squadra cittadina. . Il Corriere della Sera il giorno stesso presenta la notizia nella prima pagina del sito.
Nel novembre 2006 esce il film-documentario Uccidete la democrazia!, che lo ritrae come responsabile, insieme ai leader del partito Forza Italia, di presunti brogli elettorali riguardanti le elezioni politiche del 2006. Il suo terzo figlio, Gianmario, è partner della multinazionale Accenture, coinvolta nell'appalto affidato a trattativa privata a Telecom per la sperimentazione dello scrutinio elettronico in quattro regioni italiane alle elezioni politiche del 9 aprile 2006.
Nel 2008 è rieletto nelle liste del Popolo della Libertà.
Ministero dello Sviluppo Economico
Il Ministero dello Sviluppo Economico, conosciuto anche con l'acronimo MSE, è il dicastero del Governo Italiano che si occupa delle attività produttive ed economiche, nonché dell'energia e delle risorse minerarie, dei consumatori, del turismo, come pure dell'internazionalizzazione e degli incentivi alle imprese.
Attualmente il ministro preposto è l'on. Claudio Scajola (PdL).
Il Ministero dello Sviluppo Economico fece il suo debutto nel Governo Prodi II, nel 2006, sostituendosi al precedente Ministero delle Attività Produttive, in quanto vennero assorbite le competenze del Dipartimento Coesione e Sviluppo dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. A sua volta il Ministero delle Attività Produttive accorpava il Ministero dell'Industria, Commercio ed Artigianato, il Ministero delle Comunicazioni ed il Ministero del Commercio con l'Estero. In realtà nel 2001, col Governo Berlusconi II, il Ministero delle Comunicazioni venne sottrato dall'accorpamento. In base alla finanziaria 2008, la legge n. 244/2007, del secondo governo Prodi, si decise di ripristinare la Riforma Bassanini, del D. Lgs. n. 300/1999, accorpando, pertanto, le funzioni del Ministero delle Comunicazioni e del Ministero del Commercio Internazionale. Il Governo Berlusconi IV, ha attuato tale disposizione nel 2008.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha numerose funzioni e sovraintende a numerosi organismi: cura la strategia dei prezzi tramite Mister prezzi ed il Garante per la sorveglianza dei prezzi e l'Osservatorio Prezzi e Tariffe, l'efficienza energetica, la ricerca e sviluppo, da attuazione alle disposizioni del Codice del Consumo, al Codice delle Assicurazioni Private di competenza ministeriale, gestisce il Fondo per gli interventi al salvataggio e ristrutturazione delle Imprese, nonché l'Albo degli esperti in Innovazione Tecnologica, nomina il Segretario Generale presso l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, per la tutela contro le pratiche commerciali sleali, cura gli accordi sulle reti dell'energia, per l'industria, tutela del cittadino consumatore, le liberalizzazioni, sorveglia l'Alto Commissario per la lotta alla contraffazione, cura il Sistema Nazionale del Gas Naturale, si occupa delle Ispezioni straordinarie sugli Enti Cooperativi, del prezzi dei carburanti, l'Osservatorio per il settore chimico, l'Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e la Geotermia, l'Osservatorio Siderurgico.
Il Ministro dello Sviluppo Economico è componente del Consiglio Supremo di Difesa.
Il Ministero è stato riorganizzato per via dell'accorpamento avvenuto, mediante il DPR 28 novembre 2008 n. 197, recante Regolamento di riorganizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico, in GURI n. 294 del 17 dicembre 2008, in vigore dal 1° gennaio 2009, e dal DPR 28 novembre 2008 n. 198, recante 'Regolamento di definizione della struttura degli uffici di diretta collaborazione del Ministro dello sviluppo economico, in GURI n. 294 del 17-12-2008, in vigore anch'esso dal 1° gennaio 2009.
Il dicastero dello Sviluppo Economico è organizzato in Uffici a diretta collaborazione del Ministro e in Dipartimenti, a cui si aggiunge un Ufficio per gli affari generali e per le risorse.
L'Ufficio per gli affari generali e per le risorse, di livello dirigenziale generale e di natura non dipartimentale, è articolato in dodici uffici di livello dirigenziale non generale.
Ogni Dipartimento prevede 2 Uffici di staff di livello dirigenziale non generale.
Dipende dal ministro anche l'Istituto Superiore delle Comunicazioni e Tecnologie dell'Informazione (ISCOM).
Dipende dal Ministero dello Sviluppo Economico l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che è l'ufficio preposto alla tutela delle opere dell'ingegno sul territorio italiano. Inoltre, pur non essendo direttamente dipendenti dal Ministero, pur poste sotto la sua vigilanza, vi sono le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, in n. di 104, diffuse su tutte le provincie italiane.
Sono presenti nel Settore Comunicazioni anche gli Ispettorati Territoriali, che hanno un'organizzazione su una o due regioni. Gli Ispettorati sono 16, presenti in ogni singola regione, tranne Piemonte che ha competenza anche sulla Valle'Aosta, Marche chae ha competenza anche sull'Umbria, Abruzzo che ha anche competenza anche sul Molise, Puglia che ha anche competenza anche sulla Basilicata.
Infine, bisogna ricordare che il settore comunicazioni è governato dll'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, autorità amministrativa indipendente, con competenze sottrate al Ministero. L'Autorità agisce attraverso i CORECOM, i Comitati regionali per le comunicazioni, istituiti dalla legge n. 223 del 1990, e riformati dalla legge n. 249 del 1997, eletti dai Consigli regionali, come organi di consulenza delle Regioni, al fine di assicurare le necessarie funzioni del governo di garanzia e controllo in tema di comunicazione, attraverso un decentramento operativo sul territorio.
Nel Settore Commercio Internazionale, particolare importanza riveste l'ICE, l'Istituto nazionale per il Commercio Estero, che è un ente pubblico che ha il compito di sviluppare i rapporti economici e commerciali italiani con l'estero, sotto la sorveglianza del Ministero dello Sviluppo Economico. L'ICE ha sede a Roma, 16 uffici in Italia e 115 uffici in 84 Paesi del mondo.
L'elenco comprende, in realtà, tutti i nominativi dei Ministri che hanno ricoperto l'incarico di Ministro dell'Industria e il Commercio prima, sin dal 1946, col Governo De Gasperi II, cui si aggiunse con Governo Moro III, nel 1968, anche la competenza sull'artigianato, sino alla Riforma Bassanini, il D. Lgs. n. 300/1999, che modifica a far data dal 2001, col Governo Berlusconi II la denominazione in Ministero delle Attività Produttive e successivamente col Governo Prodi II, nel 2006 in quello attuale di Ministero dello Sviluppo Economico.
Marco Biagi
Marco Biagi (Bologna, 24 novembre 1950 – Bologna, 19 marzo 2002) è stato un giuslavorista italiano, più volte consulente del Governo italiano, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse.
Molto conosciuto, soprattutto in Giappone, per la sua conoscenza del diritto del lavoro comparato e per i suoi studi sul mondo del lavoro nei paesi orientali.
Prima di morire, Marco Biagi aveva scritto cinque lettere in cui si diceva preoccupato per le minacce che riceveva. Il testo delle lettere, indirizzate al presidente della camera Pierferdinando Casini, al ministro del lavoro Roberto Maroni, al sottosegretario al lavoro Maurizio Sacconi, al prefetto di Bologna ed al direttore generale di Confindustria Stefano Parisi è stato pubblicato dal quindicinale Zero in condotta e poi riportate da Repubblica.
Il 19 marzo 2002 venne ucciso, a 51 anni, da alcuni militanti delle Nuove Brigate Rosse, in un agguato a Bologna in via Valdonica, sotto casa sua, mentre rientrava verso le ore 20.
La rivendicazione a firma delle Nuove Brigate Rosse, presenta per gli esperti impressionanti analogie con quella del precedente delitto di Massimo D'Antona.
Il Ministero dell'Interno (in quel periodo diretto dal Ministro Claudio Scajola, di Forza Italia) aveva privato Marco Biagi della scorta, richiesta da Biagi solo pochi mesi prima proprio per timore di attentati da parte dell'estremismo di sinistra. Dopo che gli fu tolta la scorta ne fece nuovamente richiesta al Ministero del Lavoro, presso cui operava, in quanto non si sentiva sicuro e riceveva minacce di continuo. Questa non gli fu accordata. I colpevoli stessi ammisero che avevano deciso di colpire proprio lui in quanto era un personaggio di grande visibilità e allo stesso tempo poco protetto.
Nel 2005 cinque terroristi brigatisti furono condannati all'ergastolo come responsabili del suo omicidio: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini.
Il 30 giugno 2002 il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore pubblicano una chiacchierata tra Claudio Scajola (ministro dell'interno in visita ufficiale a Cipro) e alcuni giornalisti.
Il 3 luglio 2002 Scajola si dimette e il Viminale passa a Giuseppe Pisanu.
A Marco Biagi venne dedicata la riforma del lavoro varata dal Governo Berlusconi bis poco tempo dopo l'attentato (Legge 30/2003 "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro").
I risultati di questa legge sono stati oggetto di forti dibattiti: da una parte coloro i quali la difendono, sottolineandone l'effetto positivo sul ricambio dell'occupazione, dall'altra chi la contesta ritenendo che essa abbia soltanto aumentato la precarietà dei lavoratori ed il numero di precari (ossia lavoratori senza garanzie e tutele, anche per lavori che invece ne necessiterebbero).
La legge in questione è criticata dai giuristi anche solo dal punto di vista puramente tecnico, senza entrare nel merito delle questioni; si tratta di fatto di una legge complicatissima, composta da più di 80 articoli, applicabile solo in piccolissima parte.
La legge Biagi, secondo i suoi sostenitori, avrebbe in realtà solamente dettato delle norme per regolarizzare quei rapporti di lavoro, come quello a tempo determinato oppure il job on call, che già esistevano, in una condizione di carente regolamentazione. Tali contratti non sono quindi stati creati dalla legge Biagi (che tuttavia ha introdotto alcune figure contrattuali innovative tuttora messe in discussione, come il "lavoro a chiamata" od in coppia). Secondo i sostenitori della legge, dunque, attraverso la legalizzazione del cosiddetto "lavoro flessibile", la legge Biagi avrebbe ottenuto il risultato di aumentare il numero dei lavoratori occupati regolarmente, offrendo tutele e discipline, sia pure minime, a vantaggio del gran numero di "precari" privi di reali diritti.
A Marco Biagi è stata intitolata la facoltà di economia dell'Università di Modena e Reggio Emilia, ateneo presso il quale ha insegnato durante gli ultimi anni della sua vita. La suddetta facoltà è oggi ai primi posti nella graduatoria nazionale delle facoltà d'ambito economico, specialmente per quanto riguarda il mercato del lavoro e le sue dinamiche, campo in cui appunto lavorava Biagi.
L'università, in accordo con la famiglia Biagi, ha inoltre istituito una fondazione ed un centro studi per attuare, promuovere e favorire ricerche e studi scientifici nazionali ed internazionali nel campo del diritto del lavoro e delle relazioni industriali.
Agenzia nazionale per l'attrazione d'investimenti e lo sviluppo d'impresa
Invitalia - Agenzia nazionale per l'attrazione d'investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A., è una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Nasce nel 1999 come Sviluppo Italia S.p.A. in seguito al Decreto Legislativo 1/99 (Riordino degli enti e delle società di promozione e istituzione della società Sviluppo Italia) che disponeva la fusione di SPI, Itainvest, IG-Societa' per l'imprenditoria giovanile, Insud, Ribs, Enisud, Finagra, IPI in un'unica azienda per attrarre investimenti esteri in Italia e per lo sviluppo industriale del Sud Italia.
Il 22 ottobre 2006 la società è oggetto di buona parte della tramissione televisiva Report di Rai Tre, che non ne delinea un profilo del tutto positivo.
Con l' articolo 460 della Legge finanziaria 2007, il 23 luglio 2008 assume l'attuale denominazione, riducendo le partecipazioni da 216 a 22 e promuovendo l'innovazione del sistema industriale e gli investimenti esteri in Italia e la valorizzazione delle potenzialità dei territori, come gestire alcune misure agevolative al fine di concedere contributi per lo sviluppo o l'ampliamento delle imprese. Il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola afferma che questa è l'ultima chance per la «sopravvivenza» dell' agenzia.
Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti
Il Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti (COPACO) era un organo del Parlamento italiano, con funzioni di controllo dei servizi segreti. Dal 2007 le sue funzioni sono svolte dal Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.
Era nato nel 1977, con lo scopo di verificare che l'attività dei servizi segreti venisse svolta nel rispetto delle finalità stabilite dalla legge. Claudio Scajola è stato l'ultimo a presiedere il Comitato.

