Civitanova Marche

3.4245837413845 (2042)
Inviato da david 04/03/2009 @ 20:12

Tags : civitanova marche, marche, italia

ultime notizie
Un torneo da guinness dei primati Quasi 1500 iscritti per l'Hosvi cup - Il Resto del Carlino
Civitanova Marche, 25 maggio 2009 - Un torneo da 'Guinnes'. L'Hosvi cup', la gara di beach volley organizzata sulle spiagge di Civitanova Marche da Claudio Tridici, ha conquistato il guinnes dei primati raggiungendo il limite di 1448 iscritti....
Emergenza criminalità del circondario di Civitanova Marche - Sprintonline.com
OGGETTO: Emergenza criminalità del circondario di Civitanova Marche e inadeguatezza numerica e logistica dell'attuale Commissariato di Polizia. Nell'intero circondario di Civitanova Marche la situazione di illegalità ha ormai raggiunto livelli non più...
Il fatturato è di 133 milioni - Il Resto del Carlino
La regione - Fano, Ancona, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto i porti di riferimento - vanta 906 barchetti (6,7%) e 1.832 imbarcati, ed è prima per tonnellate di pescato con vongolare (13.338). Al salone, che riserva spazio anche a...
Tecnico Superiore per il Disegno e la Progettazione - Edilia2000.it
Civitanova Marche (MC) dal 26/06/2009 al 26/02/2010 La Regione Marche ha approvato il corso IFTS (completamente gratuito) in: TECNICO SUPERIORE PER IL DISEGNO E LA PROGETTAZIONE INDUSTRIALE SETTORE NAVALE. Corso IFTS completamente gratuito finanziato...
Presentazione del libro fotografico 'Piccolo mondo' di Renzo Tortelli - Vivere Italia
In quegli occhi profondi c'è la speranza e la gioia di chi sta crescendo, di chi muove i primi passi nell'asilo “Stella Maris” di Civitanova Marche e non immagina, ancora, quello che la vita potrà portargli. Quelle giornate di fine anni '50 sono fatte...
Camerino: inaugura la nuova elisuperficie - Vivere Italia
E' la seconda elisuperficie costruita dall'Amministrazione provinciale dopo quella di Civitanova Marche, inaugurata lo scorso anno. Durante la cerimonia di inaugurazione, sarà presentata un'esercitazione di protezione civile e di pronto soccorso con...
Blitz nella casa a luci rosse. Arrestata maîtresse cinese - Il Resto del Carlino
E' accaduto a Civitanova Marche. Un agente ha risposto a un annuncio 'sospetto' pubblicato su una nota rivista. All'appuntamento una ragazza gli ha offerto prestazioni sessuali in cambio di 80 euro. In manette la cinese (residente a Reggio)...
IL RE DELLA DANZA Civitanova baciata da una stella - Il Resto del Carlino
Insieme al grande danzatore russo si esibirà la ballerina spagnola Ana Laguna Civitanova Marche, 21 maggio 2009 - Sta per tornare la nuova edizione del festival internazionale Civitanova Danza che quest'anno sarà aperta da un personaggio d'eccezione....
Carfagna e Bondi, ministri in visita nelle Marche - Il Resto del Carlino
Bondi a Fermo, Civitanova e Pesaro Ancona, 22 maggio 2009 - Tanti i big della politica in arrivo nelle Marche in vista delle elezioni. Oggi in visita il Ministro per le Pari Opportunità Carfagna e quello per le Attività culturali Bondi....
"alla conquista di un posto alla pari" - Il Resto del Carlino
L'immagine è stata realizzata da David Demowky, uno studente dell'Istituto professionale Bonifazi di Civitanova Marche, scuola con cui l'assessorato alle Pari opportunità della Provincia di Macerata ha studiato la comunicazione dell'iniziativa....

Civitanova Marche

Panorama di Civitanova Marche

Civitanova Marche è un comune italiano di 40.204 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

Gli insediamenti preistorici scoperti dagli archeologi, dimostrano che l'uomo abitava l'area geografica occupata ora da Civitanova Marche fin dal periodo Paleolitico. Dalla seconda metà del VI secolo a.C. i greci utilizzano il Mare Adriatico per i loro commerci, la foce del fiume Chienti (Kleos in greco, il glorioso) viene utilizzato dalle loro navi come approdo.

Cluana è il nome più antico di Civitanova Marche, viene probabilmente fondata nell'VIII secolo a.C., quindi in epoca pre-romana, a nord della foce del fiume Chienti (che cambio nome in Cluentum in epoca romana) lungo la costa adriatica.

Nel 268 a.C. il popolo piceno viene sconfitto in guerra dai romani, la sua terra annessa al territorio di Roma e con essa anche Cluana.

Nel 50 d.C. su una collina vicina al mare, nei pressi di Cluana, sorge un nuovo piccolo centro abitato: Cluentis Vicus, l'attuale Civitanova Alta (frazione di Civitanova Marche), la sua fondazione ci è testimoniata da un'epigrafe di pietra, oggi conservata nell'atrio della Delegazione comunale. I due centri, pur diversi, uno sul mare l'altro arroccato sull'altura, nel corso dei secoli, tra alterne vicende, rimangono sempre legati e collegati tra loro.

Nel periodo delle invasioni barbariche Cluana viene distrutta dai Visigoti e quasi tutti i superstiti si rifugiano nel vicus. In quest'epoca di decadenza dell'Impero Romano d'Occidente il Piceno è teatro di continue invasioni, saccheggi e devastazioni.

Cluentis Vicus riesce a sopravvivere a questo duro periodo storico e agli inizi del II millennio lo si menziona con i nomi Civitate Nova, Civitas Nova, Civitatem Novam e Nova Civitas. La vita riprende e le persone pian piano ritornano ad abitare più vicino alla costa, sulla collina San Marone, dove fin dal II secolo è presente una "Memoria" dedicata al santo martire, oggi patrono di Civitanova Marche.

Con l'arrivo dei Franchi si impone il sistema feudale, e sempre più frequenti sono le sottomissioni e le aggregazioni al Comune di feudatari e monasteri. L'antica famiglia degli Aldonesi (o Aldonensi) nel 1075, si fa garante, con il vescovo di Fermo Pietro I, della difesa della città.

Nei secoli successivi sono molti i domini che si avvicendano: quello della Chiesa, dei Varano da Camerino, i Malatesta da Rimini, Francesco Sforza da Milano, Filippo Maria Visconti e i Cesarini da Roma.

Nel 1440, sotto la signoria degli Sforza, viene costruita una nuova cinta muraria chiamata "Scarpata" e modificate le quattro torri a difesa delle porte (Porta Zoppa, Porta Girone, Porta Mercato e Porta Marina). Il porto, per proteggersi dai pirati barbareschi viene fornito di una fortezza di difesa poiché nonostante la presenza di pirati che infestano le coste non si arresta l'insediamento sulla costa di famiglie di pescatori e commercianti.

Nella prima metà del XVI secolo la città vive un altro periodo difficile, subendo lotte interne, scorrerie, incursioni turche, dispute tra signorotti locali e anche la peste, che fa una strage tra la popolazione. Alla fine di questo periodo la città è in piena decadenza e nel 1551 viene ceduta da papa Giulio III al nobile romano Giulio Cesarini per risanare un debito contratto dalla Camera Apostolica.

Papa Sisto V (nato a Grottammare, non lontana da Civitanova) alla fine del 1500 trasforma il Marchesato dei Cesarini in Nobile Ducato, che nel 1673 assume il nome di Cesarini – Sforza, per il matrimonio di Livia Cesarini con Federico III Sforza. Questo evento segna un periodo di rinascita e di rinnovamento urbanistico: vengono costruite nuove mura per la Città Alta, nuove strade e palazzi tra cui la residenza del duca nel centro della città. Rinascita che però non porta benessere ai cittadini, che continuano a vivere in misere condizioni. Nel '600 e nel '700 la Città Alta continua a trasformarsi, viene ampliata la piazza principale e costruita la chiesa di San Paolo, che prende il posto dell'omonima Collegiata, la Torre civica è rimpiazzata dalla Torre dell'orologio.

La città nel frattempo continua a svilupparsi nonostante il pericolo di invasioni turche, albanesi e dalmate, il Porto cresce e prende forma una nuova cittadina. Civitanova nel 1782 conta 6057 abitanti di cui 5717 nella Città Alta, 65 a San Marone e 275 al Porto.

Il 12 dicembre 1828 papa Leone XII concede il titolo di Città alle due sedi, quella Alta e il Porto. Nel 1833 la città conta 8.400 abitanti.

Nel 1841 sul Porto viene costruita la prima chiesa, San Paolo, completata nel 1853.

Nel 1913 la frazione di Porto Civitanova viene elevata a comune autonomo; nel 1938 Porto Civitanova e Civitanova Alta si riuniscono in un unico comune con il nome di Civitanova Marche.

Il seguente sviluppo industriale fa diventare Porto Civitanova sede di villeggiatura estiva di nobili famiglie dell'entroterra. Il conte Pier Alberto Conti (1923) costruisce un ippodromo, la città si arricchisce di nuove strade, ville signorili, edifici in stile liberty, spiagge e spazi ricreativi che davano a Civitanova la configurazione di centro turistico balneare.

Nel 1507 vi nacque Annibale Caro, scrittore, traduttore e poeta. Tradusse tra l'altro l'Eneide di Virgilio. Morì a Roma nel 1566.

Nel 1888, all'età di dodici anni, si trasferì a Civitanova Marche Martina Felicina Faccio, meglio nota come Sibilla Aleramo, scrittrice e giornalista de l'Unità. Divenne celebre in seguito alla pubblicazione, nel 1906, del romanzo autobiografico "Una donna", ambientato per la maggior parte proprio a Civitanova Marche, dove avvenne la sua cruenta iniziazione alla vita e che le costò la damnatio memoriae di generazioni di civitanovesi per la sua scelta di abbandonare il marito, che l'aveva violentata e costretta al matrimonio riparatore, ed il figlio per seguire le sue ansie di indipendenza ed autodeterminazione.

Nel 2006 è morto Sergio Cartechini vissuto a Civitanova Marche. Egli è stato uno dei più rappresentativi artisti marchigiani, un pittore protagonista di innumerevoli e fortunate esposizioni a livello nazionale, capace di affrontare con abilità e coerenza ormai da decenni temi legati alla tradizione popolare civitanovese. Ricordiamo la medaglia d’oro al premio nazionale di Pittura di Pescara e al concorso "Fortezza vecchia di Livorno", 1° posto assoluto alla rassegna di grafica di Torino, premio alla Biennale dell’umorismo di Tolentino e molti altri riconoscimenti. Le sue opere sono inoltre presenti in collezioni pubbliche e private un po' in tutto il mondo (Argentina, America, Russia, Sud Africa etc…) e alcune sue illustrazioni hanno impreziosito molteplici libri e cataloghi.

Santa Maria Apparente è una frazione di circa 4000 abitanti, posta al confine occidentale della città, adiacente al comune di Montecosaro. Inizialmente abitato da contadini e pastori, il piccolo centro si sviluppa agli inizi del XV secolo dopo l'apparizione miracolosa della Madonna al pastorello Vico Salimbene il 5 giugno 1411. Compatrona di Civitanova Marche, l'acqua del pozzo adiacente al Santuario (edificato dopo l'apparizione), era considerato miracoloso per garantire il latte alle partorienti. Nel periodo compreso fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 si sviluppa un'ampia zona industriale che ospita alcune importanti aziende, specialmente del calzaturiero e dei trasporti. Da quel momento in poi, il piccolo centro iniziale - 500 anime circa - conosce un rapido sviluppo, a tutt'oggi in continua ascesa. Ogni anno, il 5 giugno, si celebra la festa patronale.

La chiesa, di recente restaurata, è situata nel quartiere centrale, è molto grande ed il suo stile è volutamente ispirato a quello gotico, anche se riporta parecchie mescolanze di stili. La chiesa è dotata di una struttura torreggiante di campanile (con campane elettroniche), la cui funzione primaria è però di faro, data anche la vicinanza della chiesa al mare ed alla zona portuale. Cristo Re come parrocchia ha un suo gruppo giovani e un suo coro.

La chiesa è stata costruita nel 1853 dopo un lavoro di quasi dodici anni. È situata nella frazione di Civitanova Alta.

La chiesa, dedicata a San Gabriele dell'Addolorata, è stata fondata intorno agli anni 60 (1963) dal parroco Don Lauro Chiaramoni, e ristrutturata (o migliorata architettonicamente) verso la fine degli anni 90. È situata nel quartiere Maranello, che alcuni definiscono San Gabriele proprio a causa della parrocchia. Come comunità, offre il catechismo ed un oratorio, di recente istituzione. Il largo davanti alla chiesa è stata intitolato al suo fondatore.

La parrocchia è affiliata a quella di San Gabriele e ne condivide anche i parroci. Situata nel quartiere Fontespina, è molto piccola ed intitolata a San Carlo Borromeo. é stata restaurata mantenendo il suo aspetto originario. Le travi in legno del soffitto sono evidenziate dai colori chiari delle pareti.

È situata nel quartiere centrale, e da' sulla piazza XX Settembre, la stessa del municipio.

La squadra di calcio più importante della città è la Civitanovese Calcio che nella sua storia vanta alcuni anni in Serie C1 altri in Serie C2 e moltissimi in serie D. Negli ultimi anni il club ha giocato sempre tra Promozione ed Eccellenza. Nella stagione 2008/2009 la squadra partecipa al campionato di Eccellenza.

A.S.D. Civitanova Football Club: Principale società di calcio a cinque della città civitanovese.

La squadra più importante per il livello di campionato è la Naturino Virtus Basket Civitanova che milita da 3 nel campionato nazionale di B2 di pallacanestro.

Il 14 luglio 2008 nasce l'A.S.D. Pallacanestro Civitanovese, che partecipera' al prossimo campionato di promozione maschile Sito ufficiale.

C'è anche una squadra di basket femminile, la Fe.Ba. Civitanova fondata nel 1986 e e che da più di 10 anni milita nel campionato di B d'eccellenza femminile.

Per la parte superiore



Casette d'Ete

Come raggiungere Casette d'Ete -per ingrandire, clicca sull'immagine

La cittadina di Casette d'Ete è una frazione del comune di Sant'Elpidio a Mare, sita in una vallata tra i colli dei Falchi ed il corso del torrente Ete morto, nelle vicinanze della sua confluenza con il fiume Chienti. Il paese, a pochi chilometri dal Mare Adriatico, è attraversato dalla strada provinciale che da Sant'Elpidio a Mare e da Montegranaro la collega con la strada statale "Adriatica" e da questa subito verso nord con Civitanova Marche e verso sud con Porto Sant'Elpidio. Dal centro dell'abitato, una strada collega Casette d'Ete con la strada per Cura Mostrapiedi, Montegranaro, Monte Urano e Fermo (è la s.p. 219, di fatto una tangenziale) e -se si prosegue per Montecosaro, attraversato il fiume Chienti- con la superstada che adduce al casello stradale della A14. La stessa superstrada da Civitanova Marche porta poi a Macerata-Tolentino-Foligno (da Foligno quindi si può procedere per Perugia-Firenze ovvero per Spoleto-Orte-Roma, ecc.). Gli scali ferroviari più prossimi a Casette d'Ete sono Montecosaro Scalo (sulla linea Civitanova M.- Fabriano-Orte-Roma) e Civitanova Marche (sulla linea adriatica).

L'agglomerato urbano, prevalentemente contemporaneo con palazzine spesso unifamiliari e comunque non molto grandi ma sempre belle e confortevoli, adagiato tutto in una conca, si sviluppa sulla riva destra dell'Ete morto mentre sulla riva sinistra, attraverso un ponte fluviale, si giunge su un colle dove è ubicata la parte alta del paese. Sempre dal lato della riva sinistra inizia un'area collinare che va poi a degradare nell'ampia e fertile piana del Chienti. In posizione dominante, all'intersezione della s.p. "Brancadoro" e della via Santa Croce si trova l'antica villa dei Conti Brancadoro oggi residenza di Diego Della Valle, noto imprenditore e proprietario della ACF Fiorentina.

Sulla strada per Montecosaro, prima del Fiume Chienti, è ubicata la zona industriale di Casette d'Ete con numerose aziende calzaturiere, di pelletteria e accessori per le stesse attività, oltre a numerosi "outlet" e punti vendita, molto frequentati anche dai residenti delle regioni limitrofe. Nella stessa zona industriale, ha sede uno dei tre stabilimenti della Tod's (della nota famiglia Della Valle, originaria del luogo), che ha creato nella località anche il proprio spaccio aziendale, meta di visitatori provenienti da tutta Italia e da molti paesi esteri.

La popolazione di Casette d'Ete era, secondo i dati dell'ultimo censimento del 2001, di 2.887 abitanti, e di circa 3.700 secondo recenti stime non ufficiali (2008). La cittadina, molto ospitale, in passato ha accolto immigrati del meridione, richiamati dalla grande potenzialità occupazionale dei fervorosissimi artigiani calzaturieri e negli ultimi anni annovera pure nutrite comunità di stranieri ivi compresi cinesi, pakistani, nord africani, brasiliani, ecc.

La frazione di Casette d'Ete nel 2009 transiterà con il suo capoluogo nella giurisdizione della costituenda provincia di Fermo. Per gli uffici giudiziari, il paese rientra nella competenza dell'Ufficio del giudice di pace di Sant'Elpidio a Mare, della Circondario di Fermo e del Distretto della Corte di Appello di Ancona, del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) Marche di Ancona e della Procura regionale della Corte dei Conti di Ancona. Per quanto attiene la pubblica sicurezza la cittadina ricade nella giurisdizione della polizia locale e della Stazione Carabinieri di S. Elpidio a Mare, della Brigata G.diF. di Porto S. Elpidio e del Commissariato di PS di Fermo. La Parrocchia del SS Redentore fa parte della Vicaria episcopale di Porto S. Elpidio ] e quindi dell'Arcidiocesi di Fermo .

Il nome Casette d'Ete secondo la tradizione orale si rifà a poche, piccole case ed a un mulino, esistenti ove correva la Via Fratte sino alla zona del ponte sull'Ete morto. Alcune di esse, assai mal messe, si possono ancora vedere. Una traccia storica ben precisa la si desume dal monumento ai caduti che commemora i morti della prima guerra mondiale e seconda guerra mondiale: prova certa che casettari -cosi vengono denominati gli abitanti- non hanno partecipato alle guerre d'indipendenza, a quelle coloniali, ecc.

Le vestigia più antiche riconducibili al paese si rifanno alla Basilica imperiale di Santa Croce al Chienti, ora interessata ad un'importante opera di recupero e restauro, alla antica chiesa dell'Addolorata della Curatoria di Mostrapiedi con un camposanto del XIX secolo, oggi cimitero principale della cittadina, ed alla villa rinascimentale del "Palombarone" -con annessa cappella gentilizia- che fu residenza del casato dei Brancadoro di Fermo, a lungo infeudati nel territorio che oggi è riferito a Casette d'Ete . Un momento importante per l'affermazione di Casette d'Ete quale comunità vera e propria fu la istituzione della Parrocchia del SS Redentore, con decreto dell'Arcivescovo Norberto Perini, il 6 gennaio 1943. La costruzione della chiesa ebbe inizio con la posa della prima pietra nel 1907 ]. Essa venne portata a compimento anche mercè l'intervento accorato ed appassionato della giovane insegnante Marietta Gioia -per la quale è in corso la causa di canonizzazione e le cui spoglie mortali sono tumulate nella Chiesa parrocchiale- e del Conte Luigi Brancadoro che contribuì con generose donazioni e con l'apporto in lavoro svolto dai suoi contadini nonché dell'opera, quasi missionaria, dei primi sacerdoti cui venne affidata la cura pastorale dei casettari: don Giuseppe Qualità, rettore della chiesa della Misericordia di Sant'Elpidio, don Michele Antonini che incaricò Maria Gioia di seguire l'Azione Cattolica, don Virgio Marinucci, toscano che ultimato l'incarico tornerà nella sua Empoli, don Luigi Zega da Stella Maris in Civitanova, che per primo iniziò a tenere i registri della parrocchia non ancora costituita, don Ottavio Svampa da Montegranaro, don Francesco Campolungo e don Primo Livi che divenne il primo parroco nel 1943. Negli anni '60, per fronteggiare le accresciute esigenze della cittadina in un momento di grande inurbazione, a don Primo venne affiancato il sacerdote don Igino Marcelli con le funzioni di vice parroco. Da Cura Mostrapiedi, antica Parrocchia, autonoma sino al 1986, un'altra bella ed indimenticabile persona, don Fiorenzo Cecarini, partecipa attivamente alla crescita della comunità casettara. Alla morte di don Primo Livi, nel 1969, don Igino Marcelli - per tutti don Gino - diventa il secondo parroco di Casette d'Ete e da 39 anni costituisce importante riferimento per tutta la la comunità.

Accanto alla Parrocchia ed ai Parroci, prestò la sua opera un giovane insegnante dell'Istituto calzaturiero di Sant'Elpidio a Mare, Armando Gentili, valente ed appassionato organista e animatore-direttore dei cori parrocchiali della neo nata Casette d'Ete, poi stimato titolare di un laboratorio per modelli della calzatura e grande appassionato floricoltore. Il Maestro Gentili assurse alla ribalta della cronaca quando si trovò a dirigere al Quirinale un concerto eseguito dai bambini della Scuola elementare di Casette d'Ete in onore del Presidente Sandro Pertini.

Il piccolo centro, sin dall'inizio del XX secolo aveva già sviluppato la propensione all'attività calzaturiera svolta da singoli artigiani, tra i quali si ricorda quel Filippo Della Valle (noto come Filippo il calzolaio) da cui la omonima, importante famiglia di oggi.

Ancorché formata da poche persone, la cittadina ebbe dall'inizio del '900 vivaci realtà politiche, da quella comunista dei contadini che chiesero ed ottenero il contratto di mezzadria a quella fascista. Inutile dire che fino agli anni '70 a Casette d'Ete non c'erano istituzioni pubbliche tranne la Scuola Elementare e l'Ufficio Postale, retto per molti anni dalla famiglia Coscia e da ultimo dal Cav. Uff. Antonio Coscia, la cui attuale abitazione è ancora conosciuta come palazzo della posta . Di quei tempi si può ricordare che la cultura era nelle mani dei maestri elementari, dei sacerdoti rettori della costruenda chiesa, delle varie sezioni locali dei partiti politici e dei medici "condotti" Velenosi e Del Bello, il primo di Sant'Elpidio ed il secondo di Montegranaro. Fino agli anni '70 il cinema parrocchiale costituì l'unico centro di svago del paese.

IL sito "santi e beati", che si riporta in collegamenti, testualmente riferisce che: "Marietta Gioia nacque a Casette d’Ete, frazione di Sant’Elpidio a Mare (AP) il 23 settembre 1904. Primogenita di Raffaele Gioia e di Laura Bracalente, a soli cinque anni, il 9 giugno 1910, le morì la madre. Marietta rimase sola con il padre e dovette badare alla sorella Amalia, di quattro anni e al fratellino Vincenzo, di soli due anni. Nel 1920 il padre Raffaele si risposò con Maria Arcangeli ed ebbe altri due figli, Laura e Raffaele. Nella scuola di Casette d’Ete, Marietta frequentò le prime tre classi delle elementari, poi completò gli studi a Sant’Elpidio a Mare. Nell’ottobre del 1916, il babbo la fece entrare nel collegio delle Benedettine di S. Elpidio a Mare per completare la sua educazione e formazione. Qui Marietta trascorse tre anni, in un’intensa atmosfera di preghiera e di studio, poi si trasferì nell’educandato delle Domenicane di Santa Caterina a Ripatransone per conseguire il diploma di maestra elementare. Nel 1922 Marietta perse il babbo e pochi anni dopo morì di tifo sua sorella Amalia e suo fratello Vincenzo. Dopo un breve fidanzamento, Marietta comprese che non era quella la sua vocazione. Il suo più profondo desiderio era di appartenere ad un ordine religioso, ma le precarie condizioni di salute glielo impedirono, allora coll’approvazione del suo confessore fece al Signore voto di castità. Marietta era quotidianamente unita a Gesù attraverso la meditazione, la preghiera, i sacramenti e le opere di carità. Essendo la piccola frazione di Casette d’Ete sprovvista di una chiesa e di un prete, Marietta insegnava catechismo ai fanciulli, li preparava alla comunione e li aiutava nei compiti di scuola, accogliendoli nella sua casa. Marietta dedicò anche molto del suo tempo alla gioventù femminile, per la quale diede inizio alle varie forme di apostolato suggerite dall’Azione Cattolica. Ella, inoltre, si preoccupò anche delle famiglie disagiate di Casette d’Ete portando ovunque una parola di conforto e di consiglio, cercando di comporre liti familiari e di sanare unioni matrimoniali. Dopo una vita segnata dalla sofferenza per la morte prematura dei suoi familiari e dalla malattia, il 7 marzo 1931, Marietta muore. Nel 1973, veniva solennemente commemorata serva di Dio ed in quella circostanza si poté distribuire ai fedeli la pubblicazione del suo prezioso “Diario Spirituale” insieme al suo profilo biografico. Nel 1979 tutta la documentazione per la causa di beatificazione della Serva di Dio Maria Gioia, veniva consegnata alla Congregazione per le Cause dei Santi. Il Tribunale ecclesiastico diocesano, autorizzato dal Sommo Pontefice, ha svolto il processo cognizionale ascoltando i testimoni che hanno conosciuto la Serva di Dio. Ora si attende che a Roma venga esaminato il materiale e venga dato il titolo di “beata”. E' venerabile dal 6 aprile 1998".

Il paese fu interessato, come tutta l'Italia, all'immane tragedia del secondo conflitto mondiale ed ebbe numerosi suoi figli caduti sui campi di battaglia, nonché dispersi e prigionieri. In quella tremenda circostanza, i giovani soldati di Casette vennero inviati anche in Russia, Albania, Libia e nell' Africa Orientale Italiana. Ma ciò che va ricordato in particolare modo è che Casette d'Ete si trovò a lungo tra due fuochi allorché il fronte (di combattimento) si attestò con le artiglierie polacche sui colli dei Falchi ed un unico cannone dei tedeschi in ritirata -spostato con un paio di cavalli- era dislocato, ben nascosto dagli alberi lungo il fiume, sulla riva sinistra del Chienti. Peraltro le sparute truppe tedesche che presidiavano il territorio di Casette, prima di ritirarsi, minarono e fecero saltare il ponte sull'Ete. Il fatto viene ricordato come un avvenimento cui i casettari andarono ad assistere con curiosità. Il quartier generale polacco restò a lungo accampato nella villa del Palombarone e in due fattorie vicine. Tali fatti ebbero luogo nel giugno del 1944. Si ricorda, al riguardo, che nella notte tra il 9 e 10 luglio 1943 iniziò lo sbarco anglo-americano in Sicilia. La rapida conquista della Sicilia da parte degli alleati e la nuova situazione politica favorirono l'impegno alleato nella penisola. Dopo l'annuncio dell'armistizio, le truppe alleate sbarcarono nella piana di Salerno per poi occupare Napoli, Benevento, Bari, Foggia e Termoli. Nei mesi seguenti il fronte si stabilizzerà lungo la Linea Gustav che verrà sfondata il 4-5 giugno del '44, dopo la battaglia di Cassino. L'inseguimento alleato proseguì in direzione di Firenze e di Bologna, mentre i tedeschi tentavano di ripiegare verso la Linea Gotica, sulla direttrice di La Spezia e Pesaro. Dal settembre del '43 le Marche fanno parte della Repubblica Sociale Italiana e sono occupate dai tedeschi. Al fine di provvedere con più efficacia ai rifornimenti, gli alleati decidono la conquista dei porti di Ancona e Livorno e il Comandante delle Armate Alleate in Italia, Generale Harold Alexander, affida tale incarico al II Corpo d'Armata polacco, comandato dal Tenente Generale Wladyslaw Anders. Dal 17 giugno 1944 il Corpo polacco assumerà ufficialmente il comando del settore adriatico. I primi contatti con i tedeschi, che sono schierati sulla linea del fiume Chienti, avverranno il 21 giugno 1944. Tra il 22 e il 23 giugno si verificò un forte contrattacco dei tedeschi che poi, tra il giorno 28 e il 29, ripiegano dal Chienti. Il 30 giugno 1944 le truppe polacche entrano a Macerata, Potenza Picena e Civitanova Marche. Va ricordato che dopo la smobilitazione del II Corpo venne a crearsi un legame spirituale dei soldati polacchi con la terra marchigiana ed è ben documentata la nascita in Italia e nelle Marche di una "piccola Polonia".

Esiste oggi una cospicua letteratura riferita alla antica Abbazia di Santa Croce al Chienti che dà il nome alla strada che da Casette d'Ete, superato il colle ove sorge la villa del Palombarone, fiancheggia il torrente Ete Morto sino alla località Bivio Cascinare. La storia della chiesa di Santa Croce, che fu il centro della Abbazia omonima, è ricca di aneddoti che possono essere sintetizzati in questa sede in poche righe, idonee però a dare un'idea di quanto sia stata importante quella realtà dell'alto Medioevo. Si legge al riguardo sulla voce "da Civitanova Marche a Sant'Elpidio a Mare" nella guida delle Marche del Touring Club che "...la chiesa romanica di Santa Croce al Chienti o all'Ete, eretta per volontà dell'Imperatore Carlo il Grosso, consacrata nell'886, manomessa nel 1790, poi trasformata in casa colonica; la costruzione in laterizi, è a pianta basilicale a tre navate divisa da colonne e termina con tre absidi. ...". Importanti reperti tratti dalla chiesa sono una lunetta, con rilievo raffigurante "Cristo trionfante in Croce" del XIII sec., posta al di sopra di una porticina della Torre gerosolimitana, eretta dai cavalieri di Malta nel XIV sec., di Sant'Elpidio a Mare nonché la raffigurazione di un falco appollaiato sopra dei colli, da molti ritenuto lo stemma dell'Abbazia .

La storia del casato dei Brancadoro è la storia di Casette d'Ete fino alla fine della 2^ guerra mondiale. Il casato, illustrato da numerosi personaggi di spicco, ricorda in primis il Cardinale Cesare Brancadoro(1755-1837) che fu Nunzio Apostolico in Olanda e Principe-Arcivescovo di Fermo . Stabilitisi su un colle che domina l'abitato di Casette d'Ete, l'Ete morto e la valle del Chienti, i Brancadoro abitarono dal XVII secolo la villa del Palombarone -con una bella quadreria, una ricca biblioteca, splendidi saloni, grandi terrazze, una bella torre ove in epoca regia svettava la bandiera nazionale con corona e scudo sabaudo- circondata da uno splendido parco rinascimentale, con attorno il feudo ben ripartito tra le fattorie denominate "colonìe". I Brancadoro sono una nobile famiglia sin dai tempi dell'imperatore Federico II, i cui privilegi nobiliari e titoli furono riconfermati dallo Stato pontificio e quindi dal Regno d'Italia . In conseguenza, il capo del casato, Francesco Brancadoro, residente oggi in Roma, ha avuto il titolo di conte (m), patrizio di Fermo, nobile di Fano (mf) e nobile di Orvieto(mf) . A tutti i maschi della famiglia spettava, altresì, il titolo di marchese. Il loro stemma viene così descritto: "Arma: di rosso alle branche di leone d'oro, passate in croce di Sant'Andrea". L'attuale capo famiglia, Francesco Brancadoro (coniugato dal 1954 con Elisabetta Pellegrini Quarantotti dei march. di Casciolino), è figlio di Luigi e di Valeria Guarnieri Roberti, deceduti rispettivamente nel 1953 e nel 1979. A Casette si ricordano ancora anche le sorelle di Francesco, che avevano anch'esse ereditato parte dell'antico feudo: Giuliana che nel 1952 sposò il nobile Fabio Manni, Giovanna che sempre nel 1952 sposò Raffaele dei conti Battibocca ed infine Gabriella che nel 1977, in seconde nozze, sposò Francesco Maria dei conti Battibocca .

All'inizio del XX secolo le terre attorno la villa dei Brancadoro -che a quei tempi passavano gran parte dell'anno a Firenze prima e a Roma poi- erano popolate da contadini organizzati su numerosi gruppi familiari (le braccia dovevano essere tante) che coltivavano splendidi oliveti, vigneti, frutteti d'ogni genere, piantavano colture erbacee e di granaglie col "sistema a rotazione". Molto importante era anche l'allevamento dei bovini e dei suini, oltre ovviamente degli animali da cortile. Durante il ventennio contribuirono all'ammasso delle derrate e soggiacerono spesso a condizioni durissime per poi ribellarsi, nel dopo guerra, sino ad ottenere il famoso 50% (di tutti i proventi) che Giuseppe Di Vittorio, nella rivolta dei contadini pugliesi, aveva propugnato. Da menzionare l'importante fiera bovina di Casette d'Ete che si teneva sulla riva sinistra del fiume, vicino al ponte ed al lavatoio pubblico che ora non esiste più. Vi confluivano contadini di tutta la zona e con l'intervento dei sensali aveva luogo un fitto intreccio di acquisti e vendite suggellati dalla stretta di mano sulla quale si era prima sputato. Era però il tempo della semplicità, delle feste sull'aia per la mietitura, la trebbiatura, la raccolta delle olive, lo "scartocciamento" delle panocchie di gran turco, della vendemmia e della faticosissima aratura con una o due coppie di buoi, che coinvolgevano anche i casettari. All'inizio degli anni '70, l'esplosione dell'attività calzaturiera spopolò le campagne attirando i giovani contadini nelle fabbriche, alla ricerca di uno stipendio che era un miraggio per chi riusciva a vedere qualche soldo solo in occasione delle annuali chiusure dei conti con i padroni dei terreni, e solo se il "vergaro" li elargiva. In parallelo, le campagne, ormai senza più le braccia necessarie, dovettero affrontare la modernizzazione, la meccanizzazione e le regole della CEE. Scomparvero così oliveti, vigneti, frutteti, allevamenti. Le colture divennero di tipo intensivo ed iniziò anche la coltivazione massiva di ortaggi e dei girasoli a posto del mais.

Il boom della calzatura che, negli anni '70-'80, trasformò molti casettari in improvvisati imprenditori, allorquando il mercato nazionale iniziò a saturarsi e nel momento in cui si affacciarono in Italia grosse industrie calzaturiere estere subì un grosso contraccolpo che eliminò dal mercato le piccole realtà produttive, afflitte spesso da vertenze sindacali che non le rendevano più competitive. Solo tre o quattro solide e navigate realtà, tra cui i fratelli Della Valle , da cui il Mr. Tod's di oggi, hanno saputo riconvertirsi e affermarsi continuando la tradizione e facendo conoscere le scarpe di Casette d'Ete nel mondo. Restano comunque numerosi gli artigiani che producono scarpe molto apprezzate, pelletterie e consimili. La calzatura si conferma quindi al centro dell'economia di Casette d'Ete e costituisce la maggiore fonte occupazionale per casettari e tanti immigrati, italiani e stranieri. Il paese è anche meta per tante famiglie del contado che lo scelgono per abitarci potendo usufruire di costi di affitto inferiori rispetto quelli delle cittadine del litorale.

Casette d'Ete prende parte alla tradizionale rievocazione storica della "Contesa del secchio" del capoluogo con il sestriere Santa Croce incentrato sulla tradizione dell'Abbazia omonima. Così ogni anno un folto gruppo di casettari con i costumi medievali e l'Abate in testa è concretamente presente anche nella storia di Sant'Elpidio a Mare e non solo nella sua economia. L'Associazione rappresenta un fervido centro culturale e da anni organizza una prestigiosa sfilata di moda per nuovi stilisti con grande richiamo di pubblico .

Per la parte superiore



Montecosaro

Montecosaro - Stemma

Montecosaro è un comune di 5.198 abitanti della provincia di Macerata.

Il paese di Montecosaro si trova lungo la valle del fiume Chienti che gli scorre a Sud del suo territorio e che, da lì a meno di 10 km verso Est, sfocia nel mare Adriatico tra i comuni di Porto Sant'Elpidio e quello confinante di Civitanova Marche. Questo fiume segna il confine tra Montecosaro e Sant'Elpidio a Mare e quindi anche tra le province di Macerata e quella di Ascoli Piceno futura Provincia di Fermo (dal 2009). Proseguendo verso Nord la valle pianeggiante, dove è situato anche il centro di Montecosaro Scalo, si innalza in dolci colline fino ad arrivare all'altezza di 252m. dove si trova il paese di Montecosaro Alto sede comunale e centro storicamente più importante. Proseguendo le colline si mantegono costanti incontrando a volte cime più alte come il Monte della Giustizia dal quale nascono tre torrenti: il Caronte, il Castellano (che sfociano nell'Adriatico) e il Pontigliano affluente del Chienti. Infine le colline a Nord del territorio si tuffano in una stretta valle che è quella del torrente Asola che segna il confine col comune di Potenza Picena. A Ovest Montecosaro confina con Morrovalle il quale all'incirca ripete specularmente la stessa morfologia. Montecosaro dista da Civitanova Marche 10 km, 21 da Macerata, 27 da Fermo e 45 da Ancona.

Montecosaro è servita anche dalla ferrovia Civitanova Marche-Fabriano gestita dalle Ferrovie dello Stato, sulla quale ha la sua omonima stazione. Situata nella frazione di Montecosaro Scalo, ha un traffico di treni locale che permette di raggiungere oltre che Macerata le linee principali di livello nazionale come la Ferrovia Adriatica alla stazione di Civitanova Marche-Montegranaro e l'Ancona-Roma alla stazione di Fabriano.

Montecosaro è vicinissima al porto di Civitanova Marche, ma comunque questo è a carattere principalmente peschereccio e turistico con in estate alcune imbarcazioni che effetuano collegamenti con la Dalmazia. Ancona è sicuramente il porto principale più vicino. Per quanto riguarda i collegamenti aerei nella vicina Fermo esiste un piccolo scalo merci altrimenti l'aeroporto di riferimento è il "Raffaello Sanzio" di Falconara.

Vi è uno scarso servizio pubblico di trasporti urbani ed anche sottoutilizzati, mentre più consistente è il servizio di corriere che collegano con il capoluogo di provincia e la vicina città di Civitanova Marche sia per quanto riguarda Montecosaro Alto che sopratutto attraverso Montecosaro Scalo. Esiste attualmente un servizio di trasporto con la città di Fermo. Vi sono presenti a Montecosaro Scalo alcune piste ciclabili, a volte in sede propria altre adiacenti alla strada, che percorrono il paese.

Per la parte superiore



A.S.D. Civitanova Football Club

L'Associazione Sportiva Dilettantistica Civitanova F.C. è la principale società di Calcio a 5 della città di Civitanova Marche in provincia di Macerata.

La A.S.D. Civitanova F.C. - Calcio a cinque venne costituita nel 1996 da Paolo Biancucci e Mauro Grandicelli. All'impresa parteciparono alcuni altri giovani concittadini altrettanto appassionati che, insieme, raggruppando uno sparuto drappello di ragazzi del luogo, crearono la prima squadra che s'iscrisse alla serie D. La società raggiunse la C1 mantenendo relativamente immutata la struttura sociale fino al 2005 quando alla Presidenza subentrò Fabrizio Acchillozzi. Questi profuse subito energie e risorse economiche nell'impresa, consentendo l'acquisto di un paladino del team odierno: Davide Bilò. Il nuovo gruppo, sostenuto ancora da alcuni dei protagonisti del 1996, - Mauro Grandicelli, nominato dirigente, acquisì la carica di Vicepresidente, mentre Paolo Biancucci da dirigente si defilò assumendo la guida dell'Under21 – guadagnò presto l'agognata Serie B e una solidità e un'organizzazione davvero invidiabili. Dieci anno dopo la sua costituzione la società raggiunse, prima nella Provincia di Macerata, l'ambito campionato di serie B.

Oggi, alla formazione maggiore si affiancano l'Under21, nonché la squadra amatoriale e la dilettantistica Tirabassese: un gruppo di quaranta gioanotti amanti e praticanti del calcio a 5. Al gioco sul campo si affiancano alcune iniziative culturali che sono promosse dalle pagine del sito civitanovafc.it, ricco peraltro di informazioni sulla società e sugli eventi inerenti alle attività e alle imprese delle sue squadre.

Questa stagione rappresenta la seconda in cui la squadra partecipa al campionato di Serie B. Il gruppo dirigenziale è espresso dal presidente Acchillozzi Fabrizio e dal vice presidente Grandicelli Mauro. Gli altri nomi che compongono il quadro direttivo: responsabile Under21 Vagnozzi Mauro e Capone Ivan in qualità di dirigente responsabile arbitri. Collabora inoltre alla società Castignani Michele come responsabile video.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia