Cinema porno

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Inviato da amalia 01/05/2009 @ 08:12

Tags : cinema porno, cinema, cultura

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Pilar Miró

Pilar Miró Romero (Madrid, 20 aprile 1940 – Madrid, 19 ottobre 1997) è stata una regista e sceneggiatrice spagnola. Ha lavorato anche per la televisione ed è stata direttrice dell'emittente TVE dall'1986 al 1989.

Nel 1982 Pilar Miró viene incaricata di riorganizzare l'industria cinematografica spagnola; si ispira a quella francese, consisteva nel dare un anticipo sull'incasso, creazione di una categoria (Especial Calidad), l'apertura di cinema porno e la promozione del cinema spagnolo. Gli effetti si avvertono nel 1983 con un Oscar per Ricominciare ancora; arriva anche l'Orso d'oro con L'alveare e il premio speciale di Venezia per l'interpretazione di Fernando Fernán Gómez in Los zancos di Saura, infine il festival di San Sebastian riprende nuovo prestigio.

Studiò giornalismo e diritto, laureandosi ugualmente nella Escuela Oficial de Cinematografía, dove fu anche professoressa.

Lavorò alla TVE dopo il 1960 come aiutante di redazione e come realizzatrice. Da lì arrivò al mondo del cinema scrivendo e dirigendo vari film.

Nel 1982 occupò la carica di Direttrice Generale della Cinematografia fino al 1985, carica che comportò un cambiamento strutturale nella creazione cinematografica spagnola che, in cambio di un aumento della qualità, ebbe un'incidenza negativa sulla quantità dei film prodotti. Dopo tale responsabilità, ebbe un ruolo decisivo nel recupero della categoria A della FIAPF da parte del Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, al quale sviò la maggior parte delle sovvenzioni statali dirette ad altri festival del cinema spagnoli. Nel 1985 tornò a dedicarsi al cinema dirigendo Werther. Nel 1986 torna a occupare una carica politica dirigendo l'Ente della Radiotelevisione Spagnola fino al 1989.

Nel 1995 e nel 1997 fu la realizzatrice televisiva dei rapporti della principessa Elena e della principessa Cristina. Morì pochi giorni prima di quest'ultima trasmissione. Lasciò più di 200 produzioni per cinema e televisione.

Ebbe un figlio, Gonzalo, da nubile, poiché non rivelò mai il nome del padre.

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McKenzie Lee

McKenzie Lee (pseud. di Paula McQuone; Leicester, 16 maggio 1979) è un'attrice pornografica inglese.

McKenzie Lee esordisce come spogliarellista in uno strip club di Birmingham,per poi continuare in un nightclub londinese. Ha lavorato come spogliarellista per sei anni.

Inizia la sua carriera nel cinema porno nel 2004 in europa,lavorando per case produttrici importanti come la Private Media. Al momento è sotto contratto con Club Jenna.

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Meatball Machine

Meatball Machine.JPG

Meatball Machine (Mitoboru Mashin) è un film del 2005, diretto da Yûdai Yamaguchi e Jun'ichi Yamamoto. In origine era un cortometraggio, dal titolo omonimo, della durata di otto minuti, diretto nel 1999 da Jun'ichi Yamamoto.

Yôji (Issei Takahashi) è un ragazzo timido e solitario, che lavora in una fabbrica. È segretamente innamorato di Sachiko (Aoba Kawai), una ragazza anch'essa solitaria che lavora di fronte alla fabbrica di Yôji. Questi la osserva ogni giorno, durante la pausa pranzo, ma non ha il coraggio di parlarle.

Dopo essere stato molestato e aggredito in un cinema porno da un transessuale, Yôji scopre una strana corazza, che cade da un tetto. Yôji la prende e la porta con se. Mentre sta tornando a casa, Yôji scopre per caso Sachiko in compagnia di un uomo, che la sta per violentare. Yôji accorre in suo aiuto, ma viene pestato dall'uomo, che fugge. Sachiko lo aiuta, e lo accompagna a casa. Lì Yôji confessa alla ragazza di amarla, ma di non avere avuto mai il coraggio di avvicinarla. Sachiko risponde che anch'essa è innamorata di lui, e i due si baciano. Sachiko ha però una cosa da mostrare a Yôji: si tratta di una fresca cicatrice, che si trova all'altezza del petto. Sachiko confessa di avere altre cicatrici, dovute agli abusi subiti dal padre.

Mentre i due ragazzi stanno colloquiando, dal sacco in cui è nascosta la strana corazza giungono dei movimenti, e la corazza prende improvvisamente vita attaccando Sachiko. Decine di braccia meccaniche avvolgono il suo corpo e un braccio in particolare la penetra e genera in lei un piccolo mostriciattolo che prende il comando del suo corpo e la acceca, perforandole gli occhi. Sachiko diventa così uno strano essere, dalle sembianze metà umane e metà meccaniche, e aggredisce Yôji, che viene scaraventato fuori dal proprio appartamento e giace svenuto.

Yôji si risveglia su un letto e la prima cosa che vede è una ragazza con un occhio bendato. Appare quindi un uomo, Tanaka (Kenichi Kawasaki), che si rivela essere il padre della ragazza. Tanaka spiega a Yôji che Sachiko è stata aggredita da un parassita dalle sembianze aliene, che si impossessa dei corpi degli umani e cancella la loro memoria. Gli umani vedono e sentono comunque quello che fa il parassita, ma non possono opporsi. I parasiti sono chiamati Necroborg. Tanaka ha già visto e combattuto alcuni Necroborg, che hanno come unico fine il combattere la razza umana e anche eliminarsi tra di loro.

Più tardi, la figlia di Tanaka porta Yôji in una serra, dove vengono allevati i parassiti. Tanaka afferma che l'allevamento serve a far mangiare la figlia, che è stata aggredita da un Necroborg ma lui ha fatto in tempo a sconfiggerlo. Mentre Tanaka sta parlando un Necroborg aggredisce Yôji, impossessandosi del suo corpo, ma non totalmente. Yôji infatti riesce a sradicare il parassita e, pur trasormandosi, riesce a mantenere il controllo della sua mente. Yôji uccide Tanaka e fugge, alla ricerca di Sachiko.

Yôji vaga per un po' e non riesce a controllarsi del tutto, dato che uccide una bambina. Finalmente trova Sachiko, e ingaggia con il parassita che comanda il suo corpo una lunga lotta. Yôji tenta invano di convincere Sachiko a ribellarsi, fino a quando ci riesce. Ma oltre ad attirare l'attenzione di Sachiko, Yôji sprigiona una forza immensa dal suo corpo, uccidendo sia il parassita sia Sachiko. Disperato, Yôji vaga per la città, facendosi saltare la testa.

Su una navicella due Necroborg dialogano nella loro lingua, mentre i corpi di Yôji e di Sachiko giacciono accanto a loro, resi in vita da alcuni cavi e resi perfettamente aerodinamici per il loro compito: combattere per sempre. Infatti i due adesso sono stati trasformati in delle "polpette da combattimento". I due aprono gli occhi e urlano.

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Pornografia

Pornografia cinese

Il termine ha iniziato ad essere impiegato con questo significato agli inizi del XIX secolo, per poi diffondersi nei decenni successivi.

Generalmente, nei paesi occidentali non è giudicata illegale, ma in molti contesti è (o è stata) soggetta a censura, e ne viene vietata la visione (in particolare a minorenni).

La pornografia intesa in senso lato ha origini molto antiche; qualche forma di rappresentazione esplicita di atti sessuali è testimoniata presso la maggior parte delle civiltà della storia. È questione controversa se l'importanza relativa della pornografia sia correlata con il "grado di civiltà" di un popolo. Certamente la pornografia intesa nel senso corrente è un fenomeno moderno; nell'esaminare la storia di questo fenomeno, quindi, occorre estendere l'accezione di pornografia ed intendere qualsiasi genere di rappresentazione esplicita di atti sessuali, nudità e così via; tenendo però presente che, al di fuori di alcuni casi, non sempre è ipotizzabile che tale rappresentazione avesse lo scopo di provocare eccitazione nell'osservatore. Il primo pornografo è stato il pittore Parrasio, vissuto ai tempi di Socrate, che innamorato della prostituta Teodora la dipinse nuda, (pittore di prostituta in greco pórnē gráphos) L'illustrazione sessuale è la più antica tra le varie raffigurazioni visive; addirittura, sono state le sculture e le fotografie che raffigurano nudità e corpi senza veli le prime forme d'illustrazione, dando così il via ai vari modi d'intendere e d'interpretare il sesso spinto, estremo, violento, esplicito, sfrenato e carnale. Ma non si è mai scoperta con certezza la motivazione di tali illustrazioni, che potrebbero essere state fatte per provocare eccitazione ma anche per stupire il vedente.

Le donne nude e le attività sessuali sono descritte in maniera minuziosa nell'arte paleolitica (vedi ad esempio la Venere di Willendorf). Tuttavia, non è sicuro che lo scopo di tali opere fosse il risveglio sessuale, dato che tali immagini possono avere preferibilmente un'importanza spirituale.

Inoltre, proprio in questa epoca sorsero le famose case chiuse (definite bordelli dal linguaggio popolano), che avevano come segno distintivo alcuni disegni pornografici affissi nella porta d'ingresso. A Pompei sono tutt'ora in perfetto stato di conservazione i lupanari, case chiuse sulle cui pareti sono ancora presenti rappresentazioni pornografiche. Inoltre sono state recentemente notate raffigurazioni degli organi sessuali maschili e femminili eseguita in alcune strade : è il segno che quelle erano vie frequentate dalle prostitute. Una particolare sezione del Museo archeologico nazionale di Napoli (vietata ai minori di 14 anni e ai minori non accompagnati) contiene tutto quello che di pornografico è stato trovato negli scavi archeologici di Pompei: statue, affreschi, suppellettili (e persino giocattoli erotici), che ci testimoniano che all'epoca la pornografia era comunemente diffusa.

Nell'aprile del 2005 alcuni archeologi della Germania hanno notato un grosso disegno, di circa 7.000 anni fa, raffigurante un uomo che si piega sopra una donna nel tentativo di veder soddisfatte le proprie richieste sessuali. Tale figura è stata chiamata Adonis von Zschernitz.

Per molto tempo ed, in parte, anche oggi, la pornografia è diventata bersaglio di lazzi e gag umoristiche o satiriche. Addirittura, nel 1920, furono pubblicati negli Stati Uniti d'America, alcuni fumetti d'impronta comica che prendevano bonariamente in giro il mondo della pornografia. Il titolo era Le Bibbie di Tijuana.

Nella seconda metà del XX secolo, la pornografia si è evoluta negli USA grazie ad alcune riviste specializzate per soli uomini, quali a esempio Playboy e Uomo Moderno (entrambe fondate nel 1950). Questi periodici hanno ritratto donne famose completamente nude.

Dal 1960 in poi queste riviste hanno cercato una forma di raffigurazione sessuale più esplicita. Tale ricerca è terminata negli anni Novanta, quando erano ormai inseriti articoli ed immagini riguardanti l'amore lesbico, l'omosessualità, la penetrazione, il sesso di gruppo, il feticismo sessuale.

Le forme più diffuse della pornografia sono foto che ritraggono donne in atteggiamenti sessuali espliciti, immagini di rapporti sessuali eterosessuali o omosessuali con due, tre o più persone coinvolte.

La stampa dedicata alla pornografia è un mercato che non conosce recessione, composto da centinaia di pubblicazioni periodiche come a esempio Penthouse, Hustler, Private e altre. Altre riviste sono in forma di fotoromanzo porno.

Pubblicazioni di notevole successo commerciale sono i fumetti porno che in Italia e Giappone sono disegnati da fumettisti di fama mondiale. Fra i maggiori autori italiani in questo campo troviamo Guido Crepax , Milo Manara e Giovanna Casotto .

La cinematografia ha sempre avuto interesse per la pornografia ma ha trovato ostacoli nelle legislazioni delle varie nazioni. Attualmente il genere del cinema porno è un notevole affare commerciale nelle nazioni dove è consentito.

Contenuti pornografici sono presenti in ogni forma di comunicazione artistica, come pubblicazioni letterarie (romanzi, racconti, fumetti ecc.).

Esistono forme artistiche con contenuti erotici da alcuni assimilate alla pornografia, in letteratura (valgano per tutti gli esempi di La Chiave, dello scrittore giapponese Junichiro Tanizaki, tutta la bibliografia del Marchese de Sade e la letteratura popolare inglese che ha preceduto il romanzo Moll Flanders di Daniel Defoe), nei fumetti (il genere hentai giapponese), nell'arte (La fornarina di Raffaello), nella poesia (Catullo, Marziale, Tibullo, Properzio, Ovidio, Gabriele D'Annunzio e il "divino" Aretino) e nella musica (ad esempio il brano allora giudicato scandaloso Je t'aime... moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin).

Nella pittura e nella fotografia numerosissimi sono i casi di nudità al confine con la pornografia.

La grande disponibilità di pubblico e l'economicità del mezzo, rendono Internet un mezzo molto usato per la distribuzione e la fruizione di materiali a contenuto pornografico. Di fatto, con l'avvento di internet, soprattutto, per la diffusione di sistemi quali il file sharing (condivisione di file), la pornografia è divenuta immediatamente e anonimamente disponibile ovunque e per chiunque. L'ultima conseguenza di questo fenomeno ha, innanzitutto, mitigato il generico sentimento di condanna di fronte a questa forma espressiva, dall'altro ha agevolato l'esplosione o larghissima diffusione di fenomeni quali il genere "amatoriale", consistente nella realizzazione di foto e video di carattere porno-erotico ritraente persone comuni (spesso gli stessi soggetti autori del prodotto). L'impossibilità di individuare talvolta tali individui è data dalla loro abilità (anche dietro commissione) di far rimbalzare il proprio ip attraverso server che non sono raggiungibili dai tecnici delle forze dell'ordine perché ubicati in paesi come quelli dell'Est Europa, dell'Asia e del sud America dove non c'è collaborazione con le forze dell'ordine locali.

Oltre al file sharing, altro canale principale di distribuzione della pornografia via internet è rappresentato dai siti a pagamento, un'attività sempre più lucrosa per i produttori di materiale professionale che stanno privilegiando il web ai canali di distribuzione classici quali edicole, videoteche e sexy shop.

Alcuni soggetti subiscono più di altri gli effetti psicologici della pornografia, dovuti ad una rappresentazione non reale del rapporto sessuale, momento intimo ed emotivo della vita umana, deviato in parte a causa della fonte diversa che porta al piacere (non il contatto con una persona con il coinvolgimento di tutti i sensi, ma la visione di immagini su uno schermo, con il coinvolgimento solo di vista ed udito), che può poi causare diverse percezioni o aspettative di un rapporto reale (specie in soggetti vergini).

La grande diffusione di pornografia a buon mercato e senza limiti di tempo dovuta ad internet (dove negli ultimi anni è facile ottenere materiale pornografico, sia gratuito che a pagamento), fa sì che molti soggetti acquisiscano un certo grado di pornodipendenza, della quale ha parlato per la prima volta la dottoressa Kymberly Young nel 1995. Tale dipendenza nei casi estremi porta individui di entrambi i sessi a stare davanti al computer per svariate ore, ma può dare disturbi importanti alla sfera affettiva anche nei casi più lievi, come per gli uomini la difficoltà a raggiungere l'erezione con una persona in carne ed ossa, ad aver necessità di usare materiale porno durante gli atti "reali" per raggiungere una certa eccitazione e, per i più giovani, il rovinamento della prima (o prime) esperienze sessuali. La disponibilità di materiale pornografico in passato era molto più scarsa, poiché tale materiale richiedeva di essere acquistato fisicamente in edicole o negozi specializzati, per cui questo problema è nuovo ed anche gli esperti sono spesso stati colti impreparati. In internet si sono creati gruppi di autoaiuto con migliaia di iscritti (segno di un problema diffuso ma poco trattato).

Nell'immaginario collettivo, gli attori e le attrici porno sono spesso invidiati per il loro lavoro. Tuttavia, a parte poche persone che riescono a raggiungere una notorietà con questo lavoro, molte altre (specie le attrici) subiscono dei traumi psicologici e fisici che restano nell'anonimato. Inoltre, molte delle attrici sono state vittima di violenze e incesto durante l'ìnfanzia; abusano di sostanze stupefacenti; hanno problemi di dissociazione, depressione e mantengono un certo stress post traumatico. In un certo senso, per loro, il consumatore porno è un perpetuatore delle passate violenze.

Legalmente la diffusione di opere pornografiche in Italia potrebbe integrare la fattispecie criminosa di cui agli articoli 528, 529 e 725 del codice penale.

Nonostante un'interpretazione letterale della legge potrebbe portare a pensare che nel paese sia vietata la diffusione di opere pornografiche, o che tutto dipenda dell'interpretazione soggettiva di "osceno" data dai giudici, di fatto al giorno d'oggi la sua applicazione si rivela tollerante, situazione simile a quella di altri stati europei con legislazioni analoghe. Durante gli anni '80 avvenivano comunque ancora saltuari sequestri di materiale in base a queste norme. Invero dagli anni '90 la Giurisprudenza, sia di legittimità che di merito ha individuato il bene giuridico protetto dagli artt. 527 e 528 del Codice Penale nell'interesse del singolo a non essere posto a contatto contro la propria volontà con rappresentazioni o materiale idoneo a turbarlo in relazione alla sfera sessuale. Corollario logico -giuridico é non tanto la punibilità di per sé delle condotte prevedute ex art. 528 Codice Penale, ma piuttosto che le pubblicazioni o gli spettacoli osceni siano offerti a chi non li approva né li desidera. Ne consegue che il Reato non é integrato allorché lo spettatore, maggiorenne, conosca il contenuto di quanto gli viene offerto, lo accetti, non lo consideri offensivo e desideri prenderne conoscenza. Tale interpretazione ha sostanzialmente sanzionato la non punibilità allorché gli spettacoli siano offerti in locali specializzati in un particolare genere ad un pubblico che ne conosce ed accetta i contenuti. Analogamente si è ritenuta non punibile la vendita (od il noleggio) di riviste od audiovisivi a maggiorenni, consci del contenuto dell'opera, qualora la stessa avvenga in forma riservata senza esposizione a minorenni ovvero a persone non interessate.

10. È vietata la trasmissione di programmi che possano nuocere allo sviluppo psichico o morale dei minori, che contengano scene di violenza gratuita o pornografiche, che inducano ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità.

È da notare che alcuni film erotici dotati di trama sono a volte distribuiti in due versioni, una integrale vietata ai minori di 18 anni e una rimontata senza le scene di sesso esplicito vietata ai minori di 14 anni, per permettere l'eventuale trasmissione di quest'ultima nei palinsesti serali/notturni delle reti televisive in chiaro (di fatto quasi esclusivamente nelle emittenti locali).

La pedopornografia è la pornografia in cui sono raffigurati soggetti in età pre-puberale. Si tratta dunque di materiale pornografico destinato a individui affetti da pedofilia, ossia la devianza sessuale che consiste nell'attrazione sessuale per i bambini.

La pedopornografia viene tuttavia spesso erroneamente confusa con la pornografia minorile, ossia il materiale pornografico in cui sono coinvolti individui che, pur non avendo ancora raggiunto la maggiore età, hanno già subito le trasformazioni fisiche e mentali proprie della pubertà o che hanno comunque raggiunto l'età del consenso. Tale confusione nasce probabilmente dal fatto che in molte legislazioni viene considerata illegale e punita non solo la pedopornografia in quanto tale, ma più in generale qualsiasi forma di pornografia minorile, ossia la la produzione, distribuzione e detenzione di materiale pornografico coinvolgente minori.

In Italia la detenzione, la diffusione e la produzione di pornografia minorile sono punite secondo gli articoli 600 e seguenti del codice penale. È da notare, a questo proposito, che, sia in Italia che in altre nazioni, è punita anche la produzione e successiva detenzione di materiale non destinato alla diffusione (cfr. l'eventuale caso di minori che riprendano volontariamente le proprie esperienze sessuali).

Bisogna tuttavia considerare che il raggiungimento della maggiore età è diverso da paese a paese (14, 16, 17, 18, 21 o addirittura 23 anni), ragion per cui è possibile che un prodotto pornografico coinvolgente attori diciottenni, perfettamente legale in una nazione, sia illegale in un'altra e viceversa. In altri casi la soglia di età per cui immagini di nudo o pornografiche venivano considerate pedopornografia è stata elevata a più riprese, per cui materiale legale e presente in commercio alcuni decenni prima è poi divenuto illegale (cfr. ad esempio la Gran Bretagna dove il Protection of Children Act del 1978 ha definito "bambini" tutte le persone sotto i 16 anni, modificato poi dal Sexual Offences Act del 2003 che ha alzato lo spartiacque fino ai 18 anni). Allo stesso modo alcune nazioni differenziano le età da cui sono permessi il semplice nudo, rispetto a quelle in cui sono permesse le rappresentazioni di atti sessuali espliciti.

È da ricordare, infine, che la punibilità della diffusione di prodotti pornografici con protagonisti soggetti minorenni prescinde dal vizio di volontà dei soggetti coinvolti. Se, ad esempio, due adolescenti girassero un filmato pornografico amatoriale che li ritrae coinvolti in atti sessuali e, successivamente, raggiunta la maggiore età, decidessero di distribuirlo, gli stessi sarebbero perseguibili.

Per far fronte ai problemi sulla legalità della pornografia minorile, molti produttori si avvalgono di attrici appena maggiorenni, appositamente scelte e truccate in modo tale che sembrino ancora più giovani. Queste attrici, insomma, nonostante siano maggiorenni, interpretano il ruolo di minorenni. Tuttavia in alcune nazioni, tra cui l'Italia, la detenzione di materiale pornografico che ritrae soggetti apparentemente minorenni è perseguibile non diversamente dalla detenzione di materiale pornografico minorile. Ciò si è reso appunto necessario per ovviare alla difficoltà di individuare con certezza l'età dei soggetti sfruttati nel mercato pornografico clandestino.

L'opportunità di censurare o meno le raffigurazioni pornografiche è da sempre all'origine di dibattiti etici e sociali. I favorevoli alla censura credono che un'azione legislativa più severa renderebbe la pornografia un fenomeno meno diffuso. I contrari alla censura sostengono che l'autodeterminazione dell'individuo non dovrebbe essere limitata per legge (fatti salvi i casi più aberranti). Inoltre, spesso, ciò che un tempo era considerato pornografico o scandalistico con le mutazioni dei costumi della società non è più considerato tale. Per esempio tratti del Decamerone di Giovanni Boccaccio, che fu addirittura inserito nell'Indice dei libri proibiti dalla Chiesa Cattolica, e del romanzo di David Herbert Lawrence L'amante di Lady Chatterley, che fu considerato nell'anno in cui fu pubblicato (il 1928) osceno e offensivo al comune senso del pudore.

Una questione rilevante nel dibattito sulla censura riguarda il ruolo della pornografia nella trasmissione e nella riproduzione di forme di oppressione e violenza nei confronti della donna o di altre figure, e, in ogni caso, di un uso puramente mercantile del corpo umano. Uno degli aspetti maggiormente rimproverati alla pornografia è l'eccessivo utilizzo del sadismo.

In Giappone ad esempio, la legge proibisce di mostrare gli organi genitali al pubblico: pertanto, i film pornografici e le riviste (compresi anime e manga), sono censurati.

Nei movimenti femministi s'individuano due posizioni contrapposte riguardo la pornografia. Le femministe che hanno una visione positiva del sesso, come la sociologa della Northwestern University di Chicago Laura Kipnis, considerano la pornografia un aspetto positivo e cruciale della rivoluzione sessuale che ha portato alla liberazione della donna, contrariamente alla morale dei conservatori, che la vedono invece come oppressiva per le donne.

Invece secondo l'altra posizione, rappresentata soprattutto dalla giurista Catharine MacKinnon della University of Michigan Law School, la prospettiva "liberazionista" della pornografia è puramente illusoria: anzi essa, ponendo l'esposizione della sessualità della donna al centro del suo fuoco, la danneggia sotto vari aspetti: innanzitutto, sostenendo una ecologia culturale sessista che si compiace di ridurla a oggetto e merce sessuale, e di trasmetterne un'immagine degradata. In secondo luogo, essa si rende spesso causa o concausa di danni a persone specifiche sia in fase di produzione (donne forzate a posare, o riprese senza loro reale consenso alla produzione o circolazione del materiale pornografico), sia dopo, attraverso le modalità della diffamazione o della molestia, o ancora fornendo una spinta verso l'aggressione sessuale in persone predisposte.

Per queste ragioni certi gruppi di femministe si sono spinte a boicottare alcune manifestazioni pornografiche, sia cinematografiche che letterarie. La contestazione più curiosa è avvenuta a Napoli nel 2000: un gruppo di femministe battagliere ha scaraventato dei pomodori contro Tinto Brass, il cui cinema appartiene per altro al genere softcore e non a quello pornografico hardcore.

La morale cattolica da sempre condanna la pornografia, considerata come un atto che lede gravemente la dignità della persona umana degradandola da fine a oggetto.

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Cinema pornografico

Il cinema pornografico è un genere cinematografico.

I primi esempi di filmati pornografici risalgono agli albori del cinema.

Nel corso della seconda metà del XX secolo la pornografia si è diffusa in modo da diventare, in particolare nel corso degli anni settanta, un vero e proprio genere del grande schermo.

L'ambiente della cinematografia, ovviamente, sin dalla sua invenzione, si accorse del potenziale commerciale di questo genere, ma la legge vietava produzione e distribuzione di pellicole a contenuto pornografico in tutte le nazioni del mondo. Persone facoltose finanziavano segretamente la produzione di pellicole porno che venivano acquistate e rivendute all'interno di una cerchia ristretta di ricchi appassionati del genere.

Tali pellicole - che vennero prodotte nelle nazioni dove l'industria cinematografica ebbe i maggiori sviluppi - adesso valgono molto e sono custodite da esperti collezionisti: in Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Svezia e Stati Uniti le prime pellicole realmente pornografiche, ossia con penetrazioni in primo piano, si giravano già nei primissimi anni del XX secolo. Alcune copie, accuratamente restaurate, di pellicole così antiche sono visibili nei musei dedicati alla pornografia. In una pellicola italiana del periodo pionieristico e clandestino, tra i collaboratori alle didascalie si legge chiaramente il nome di Gabriele D'Annunzio.

La produzione pornografica, specialmente negli Stati Uniti, diventò un affare importante per la criminalità organizzata, che riusciva a produrre e distribuire anche in notevole quantità: le autorità riuscirono però a contenere il fenomeno solo fino alla seconda guerra mondiale; col passare del tempo, infatti, il mercato divenne così florido che i fuorilegge potevano promettere lauti compensi a chi collaborava e soprattutto alle interpreti, che spesso erano prostitute di lusso, note quindi anche in certi ambienti di potere.

L'altra decisiva e grande spinta alla produzione della pornografia legale venne dai movimenti hippy. Da tale ambiente di contestatori, attivi soprattutto in California (Los Angeles e San Francisco), provengono i fratelli Mitchell (produttori di film pornografici e amici di Ted Kennedy), Candida Royalle, attrice e produttrice di porno, Larry Flynt, editore e cineasta.

Le autorità della California si resero conto che ormai l'industria cinematografica di Los Angeles considerava il genere pornografico importante per il suo valore non solo commerciale ma anche culturale e politico; lo Stato della California legalizzò quindi nel 1970 la produzione e la distribuzione di pellicole pornografiche: da allora Los Angeles è stata ed è ancora il centro di produzione mondiale meglio organizzato per pellicole, videocassette, dischi digitali di contenuto pornografico, e la qualità di tali prodotti viene apprezzata anche da registi che non girano pellicole di questo genere.

Il primo film pornografico ad essere distribuito legalmente negli Stati Uniti fu Mona: girato nel 1970, esso durava poco meno di un'ora ed è pertanto da considerare un mediometraggio. I registi furono Bill Osco e Howard Ziehm, che utilizzarono i ricavi di tale pellicola per produrre il film cult Flesh Gordon. Nel 1972 venne realizzato Gola profonda con Linda Lovelace, che è tuttora uno dei film più conosciuti in assoluto. Da più parti si ritiene che il miglior film hard in assoluto sia The Opening of Misty Beethoven, noto anche come Misty Beethoven, una pellicola del 1976 diretta da Radley Metzger (con lo pseudonimo, in omaggio alla capitale della Francia, di Henry Paris), alcune parti della quale sono state girate a Roma.

È difficile stabilire quale sia stato il primo film pornografico vero e proprio, cioè destinato alle sale cinematografiche, realizzato in Italia. Probabilmente si tratta di qualche film circolato in Italia in versione soft, ma girato in versione hard nelle copie destinate all'estero (forse già nei primi Anni Settanta). Un celebre caso di tale usanza è costituito dal film Emanuelle in America, di Joe d'Amato (pseudonimo di Aristide Massaccesi), che conteneva una scena hard girata da Marina Lotar. Forse il primo film girato in Italia in versione hard e circolato nelle sale cinematografiche nazionali è Sesso nero, del 1979, diretto da Joe D'Amato. Questo particolare non deve stupire più di tanto, perché all'epoca era frequente la contiguità di chi operava (o aveva operato) nel cinema "normale" ed in quello hard, al punto che in queste pellicole si trovava a lavorare (quasi sempre in scene non pornografiche, e forse all'oscuro del fatto che tali scene sarebbero state girate e montate) anche più di un caratterista di non trascurabile notorietà. Il primato può essere anche attribuito al film I porno amori di Eva, di Giorgio Mille, circolato prima di quello di Magnolia, ma le cui scene di sesso esplicito erano assai limitate. A rendere più complessa la questione, il fatto che, per timore di sequestri, le pellicole venivano proiettate con scene più o meno esplicite a seconda della località.

Il primo spettacolo pornografico destinato al grande pubblico in Italia è stato Curve deliziose del 1986 con Cicciolina, Moana Pozzi e Malù-Ramba.

Sono numerosissime le attrici principali del cinema pornografico, come a esempio Moana Pozzi, Marina Lothar, Barbarella, Ilona Staller ("Cicciolina"), che raggiunse in Italia una grande popolarità negli anni Settanta e Ottanta, per poi dedicarsi alla politica. Tra gli uomini, celebri sono: John Holmes, Gabriel Pontello, Peter North, Rocco Siffredi.

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Jesús Franco

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Jesús Franco Manera, detto Jess (Madrid, 12 maggio 1930), è un regista spagnolo, autore di oltre 170 lungometraggi in 49 anni di attività.

Cineasta straordinariamente prolifico e molto controverso, ugualmente distante dal cinema commerciale e dal cinema d'élite, ama definirsi egli stesso un outsider. Nella sua carriera ha tenuto fede al motto dell'amico e regista spagnolo Luis García Berlanga, secondo il quale tutto ciò che occorre per fare cinema è «Una camera y libertad!». Compositore, direttore della fotografia, sceneggiatore, attore, montatore, direttore del doppiaggio e doppiatore, oltre che regista, ha firmato i suoi film sotto vari pseudonimi, per lo più tratti dal mondo del jazz, tra cui Clifford Brown, James P. Johnson e David Khune (quest'ultimo come soggettista e sceneggiatore).

Accanito cinefilo, dotato di una sterminata cultura cinematografica, ha sempre preso le distanze tanto dal cinema impegnato quanto dal cosiddetto cinema di serie B o cult, nel quale i suoi film sono per altro generalmente classificati dalla critica, dichiarandosi invece cultore di registi come Orson Welles (con il quale ha lavorato), Robert Siodmak, John Ford, Douglas Sirk, Friedrich Wilhelm Murnau, Fritz Lang, Luis Buñuel, Max Ophüls, Billy Wilder, Raoul Walsh.

Figlio di padre spagnolo - un colonnello seguace del dittatore Francisco Franco - e di madre cubana, Jesús è l'ultimo di 12 fratelli. Avverso al regime sin da ragazzo, il desiderio di libertà lo spinge verso la musica, tra le forme di espressione quella meno soggetta alla censura. Inizia a studiare pianoforte in casa strimpellando il Sogno d'amore n. 3 di Franz Liszt (che in seguito utilizzerà spesso nelle colonne sonore dei suoi film) e in seguito diventa pianista e trombettista jazz, studiando anche composizione musicale. Laureatosi in Giurisprudenza, inizia a dedicarsi al cinema. Per due anni studia presso l'Instituto de Investigaciones y Experiencias Cinematográficas di Madrid. Quindi si reca a Parigi, dove studia tecnica di regia e ha finalmente modo di vedere i film non censurati.

Inizia a lavorare nel cinema nel 1952, come direttore del doppiaggio, compositore e, soprattutto, sceneggiatore e aiuto regista, al seguito di importanti registi spagnoli quali Juan Antonio Bardem, Joaquín Luis Romero Marchent, León Klimovsky, Pedro Lazaga. Nello stesso periodo gira i suoi primi cortometraggi.

Nel 1959 gira il suo primo lungometraggio: Tenemos 18 años. Il cocktail di generi cinematografici, che nel film d'esordio è parte costitutiva della trama, basata sulle fantasie di una coppia di ragazze, sarà sempre un tratto distintivo della sua personalità. Negli anni seguenti Franco spazia con disinvoltura dal musical al noir, dal western alla commedia, dal film di spionaggio all'horror. È quest'ultimo genere a decretare la sua fortuna con Gritos en la noche, il cui protagonista, lo svizzero Howard Vernon, sarà di qui in avanti l'attore-feticcio di Franco. Il periodo, che culmina in una duplice collaborazione con lo sceneggiatore francese Jean-Claude Carrière (l'horror alla Hitchcock Miss Muerte e la spy-comedy con Eddie Constantine Cartas boca arriba), è caratterizzato da una scrittura cinematografica classica, spesso arricchita da un uso espressionistico del bianco e nero. Tutti i film contengono numeri musicali, anche estesi, che testimoniano da una parte la radice musicale dell'ispirazione del regista, dall'altra la sua passione cinefila per il muto.

Orson Welles, dopo aver visto La muerte silba un blues e Rififí en la ciudad, assume Franco come seconda unità di ripresa di Campanadas a medianoche (1965). Subito dopo, Franco inizia a girare La isla del tesoro, con Welles nei panni del protagonista, ma le riprese sono interrotte dopo pochi giorni di lavorazione.

L'incontro con Welles libera il cinema di Franco da ogni residuo di convenzionalità. L'horror onirico Necronomicon è il suo primo film erotico, per gran parte improvvisato sul set. Le eleganti commedie girate nel 1967 assorbono invece il linguaggio del fumetto italiano, di cui il regista è un lettore vorace. Nel 1968 Franco entra nella scuderia del produttore britannico Harry Alan Towers: i budget aumentano considerevolmente ed egli può lavorare con attori del calibro di Klaus Kinski, Herbert Lom, Mercedes McCambridge e Christopher Lee, ma la produzione impone tempi rapidissimi. I film, destinati al mercato internazionale, sono inoltre rimontati dai distributori, in modo spesso maldestro. Gli stessi distributori impongono i loro attori, a volte contro la volontà di Franco, come nel caso di Romina Power, la protagonista di Justine and Juliet. In quest'ultimo film e in Philosophy in the Boudoir il regista si cimenta per la prima volta con le opere di uno dei suoi scrittori preferiti: il Marchese de Sade.

Dopo le disavventure produttive di The Bloody Judge e Count Dracula, Franco lascia la scuderia di Harry Alan Towers e prende la via del cinema indipendente a basso, a volte bassissimo costo. In quest'avventura lo segue Soledad Miranda, una giovane attrice spagnola di autentico talento, destinata a morire tragicamente il 18 agosto 1970 e protagonista del suo film più famoso - Vampyros Lesbos - per altro non particolarmente amato dal regista. I soggetti di molti dei quasi 50 film girati in questo periodo sono esplicitamente erotici, anche grazie al talento dell'attrice Lina Romay, l'inseparabile compagnia del regista, prima sul set poi nella vita. Un erotismo tuttavia arricchito da una caratteristica vena esoterica o horror, nella quale abbondano le storie di vampirismo. Spesso i produttori francesi e italiani aggiungono scene hard, per distribuire i film nei circuiti a luci rosse. Per contro, gli stessi film in Spagna sono pesantemente censurati, cosicché raramente siamo in grado di vederli come li ha montati l'autore.

È un periodo di grande entusiasmo e creatività: le interviste del tempo rivelano un impulso rivoluzionario che va al di là degli aspetti tecnici. Franco ormai lavora con sceneggiature minimalistiche, improvvisando sul set e montando i materiali filmici attraverso bande sonore fatte non solo di musica ma anche di vere e proprie partiture di rumori. L'uso della camera a mano, manovrata dallo stesso regista, e dello zoom consente di girare rapidamente, il resto avviene in sala di montaggio. Il ritmo narrativo spesso si dilata a dismisura e il film si trasforma in un poema di suoni e immagini. Nel caso di Dracula prisonnier de Frankenstein Franco giunge ad un passo dal cinema muto. Non mancano tuttavia le concessioni ad un cinema più facile e nello stesso periodo il regista gira in Spagna alcuni film di struttura più classica, tra i quali spicca Al otro lado del espejo, alla cui sceneggiatura Franco aveva già lavorato negli anni sessanta con Carrière e che, totalmente stravolto, fu distribuito anche in Francia e in Italia, rispettivamente come film erotico e porno.

Vicissitudini professionali spingono il regista ad abbandonare la Francia. Inizia la collaborazione con il produttore svizzero Erwin C. Dietrich. Il periodo anarchico sembra finito: Franco lavora su sceneggiature complete, con l'ausilio di una equipe tecnica professionale e con budget talora ragguardevoli, come nel caso di Jack the Ripper, il film che consente al regista di tornare a lavorare con Klaus Kinski. Si tratta però pur sempre di film di serie B, a sfondo erotico, che sfruttano filoni fortunati in area germanica, in particolare quello noto come Women in Prison.

Abbandonata anche la Svizzera, Franco si adatta a girare film commerciali: in Francia alcuni porno e in Germania alcune pellicole trash che culminano in due bizzarre parodie dei film italiani del genere cannibalesco, quanto mai lontane dall'idea di cinema verità.

Contemporaneamente, il cinema di Franco trova finalmente spazio nella Spagna democratica, dopo la morte del Generalissimo. I ritmi di produzione tornano a farsi frenetici: nel solo 1982 vedono la luce ben 9 film. Ma Franco è finalmente libero di fare il suo cinema, sia pure lavorando con budget irrisori. Come Manacoa Film, egli stesso produce 11 film tra il 1983 e il 1985. Accanto alla consueta miscela di erotismo ed esoterismo, troviamo film d'avventura, per bambini, di arti marziali, nonché libere rivisitazioni di generi tradizionali, quali il noir e la commedia. I film di questo periodo sono spesso pervasi da uno spirito serenamente folle: Franco lavora con la sua donna, l'ormai inseparabile Lina Romay, e i suoi amici, tra cui l'attore spagnolo Antonio Mayans, suo autentico alter ego davanti alla cinepresa, che collabora anche in veste di produttore esecutivo, e il direttore della fotografia Juan Soler, che appare in molti film nelle vesti di attore. Le musiche sono spesso tratte dal repertorio dell'amico Daniel J. White, che insieme a Franco, con lo pseudonimo Pablo Villa, ha inciso decine di dischi per colonne sonore. Il set è quello naturale delle coste o delle isole spagnole, con la sua luce mediterranea. Il linguaggio cinematografico si asciuga: alla scrittura nervosa dei film dei primi anni settanta subentra ora una sorta di lirica pigrizia, mentre la musica mantiene un ruolo centrale nel guidare lo spettatore attraverso le esili trame. C'è ampio spazio anche per la sperimentazione, come in due film tratti dal Marchese de Sade: Gemidos de placer, girato in poco più di venti piano-sequenza, la cui vicenda si svolge entro le unità aristoteliche di spazio, tempo e azione, e Sinfonía erótica, costruito intorno al Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Franz Liszt.

L'incanto è rotto dalla Legge Miró, che soffoca il cinema indipendente spagnolo, alimentando da una parte il cinema d'importazione e dall'altra il cinema pornografico. Per effetto di questa legge, tutte le pellicole classificate S, ossia di contenuto erotico ma senza scene hard, possono essere proiettate solo nei cinema a luci rosse, il cui pubblico ovviamente esige la presenza di scene porno. In questa situazione Franco, insieme a Lina Romay, si trova quasi costretto a girare una decina di pellicole hard (quasi tutte tra il 1985 e il 1987), caratterizzate da una scrittura filmica talmente sciatta da apparire intenzionale. Per nulla erotici, anche perché girati per lo più con attori non professionisti, questi film appaiono piuttosto come una messa a nudo dei banali meccanismi che regolano la pornografia. Il più interessante è forse El mirón y la exhibicionista, un film quasi muto girato con un realismo estremo, i cui protagonisti - il guardone e l'esibizionista - rispecchiano e svelano il rapporto tra spettatore e film porno, mettendo il primo di fronte a sé stesso.

Abbandonata nuovamente la Spagna per Parigi, Franco tenta la strada dell'integrazione nel sistema, girando cinque film nei quali è spesso difficile riconoscere la sua mano. Le produzioni sono abbastanza ricche e i cast includono attori famosi, come Helmut Berger, Stéphane Audran, Christopher Lee, Fernando Rey, oltre ad alcune starlettes del cinema erotico.

Ma non è questo il cinema che Franco vuole fare. Egli coglie al volo l'offerta di Oja Kodar, ultima moglie di Orson Welles, che gli propone di completare il Don Quijote: la pellicola alla quale Welles aveva lavorato per oltre 20 anni, lasciando una quantità enorme di materiale, per la verità solo in parte messo a disposizione di Franco. Il film è presentato nel 1992 al Festival di Cannes, accolto negativamente dalla critica.

Alcuni nuovi progetti non vanno in porto. The Golden Beetle non viene distribuito per espressa volontà del regista, non soddisfatto del risultato. Siamo ad una svolta.

I riflettori sono ora puntati su Franco. La fase della riscoperta è già iniziata e alcuni fans americani, tra cui Kevin Collins, decidono di finanziare i suoi nuovi film, girati in video digitale. Il target dei produttori è costituito da un pubblico interessato al trash e all'erotismo feticista, oltre che dai sempre più numerosi fans del regista, che tuttavia accolgono i nuovi film con diffidenza. I budget sono talmente modesti che, con poche eccezioni, Franco lavora con attori dilettanti. Su queste premesse, il regista ultrasessantenne si inventa un cinema a suo modo sperimentale: delirante, straniato e quanto mai personale, dove l'ironia degli anni ottanta lascia il posto ad uno spirito caustico, sardonico e demenziale. La società postmoderna è decostruita e intenzionalmente desublimata: Helter Skelter è un'interminabile serie di scene fetish al rallentatore, alternate a declamazioni di brani tratti dalle opere del Marchese de Sade e a frammenti di quadri di scuola impressionista. Il tutto, sempre, sulla musica.

Oggi Franco vive e lavora a Malaga con la compagna Lina Romay. Tra i suoi progetti c'è un film tratto dalla Medea di Seneca.

L'1 febbraio 2009 ha ricevuto il Premio Goya alla carriera.

Tra il 18 giugno e il 31 luglio 2008 la Cinémathèque française dedicherà a Franco un ciclo monografico, nel corso del quale saranno proiettati 65 film da lui diretti, il documentario Cuadecuc di Petro Portabella, girato sul set di Count Dracula, Campanadas a medianoche di Orson Welles e il Don Quijote dello stesso Welles, completato da Franco (programma completo della rassegna).

Gran parte di questa sterminata filmografia è stata a suo tempo edita in videocassetta. Oggi Jess Franco è probabilmente il regista con il numero più alto di film pubblicati su DVD, in diverse nazioni del mondo.

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Source : Wikipedia