Cina

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Inviato da gort 04/05/2009 @ 20:18

Tags : cina, asia, esteri

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Cina

Cina - Bandiera

La Repubblica Popolare Cinese (cinese tradizionale: 中華人民共和國,cinese semplificato: 中华人民共和国,pinyin: Zhōnghuá Rénmín Gònghéguó), anche nota più semplicemente come Cina (cinese tradizionale: 中國, cinese semplificato: 中国, pinyin: Zhōngguó, letteralmente «Paese di Mezzo»), è un Paese dell'Asia, il più popoloso del mondo. La sua capitale è Pechino. Essa è membro dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, di cui è Paese fondatore e del cui Consiglio di sicurezza è membro permanente con diritto di veto.

La superficie della Cina è di 9.671.018 km², che ne fanno lo Stato più esteso dell'Asia orientale: la popolazione è di 1.306.313.813, pari a circa il 20% della popolazione mondiale.

Si tratta di una Repubblica socialista governato dall’unico sistema di partiti Partito comunista cinese, ha una giurisdizione su 22 province, 5 regioni autonome, 4 comuni, e 2 regioni amministrative speciali.

La Cina confina con 14 Paesi: a N con Russia e Mongolia; a E con la Corea del Nord; a S con Vietnam, Birmania, Laos, Bhutan e Nepal; a W con India, Pakistan, Kazakistan, Tagikistan, Afghanistan e Kirghizistan. Si affaccia inoltre a E si affaccia sul Mar Giallo e sul Mar Cinese Orientale e SE sul Mar Cinese Meridionale.

Dal 1° ottobre del 1949 la Cina ha un sistema di governo socialista e non va confusa con la Repubblica di Cina, più nota come Taiwan: entrambe le entità statuali rivendicano sovranità territoriale sull'intero territorio della Cina e delle sue isole, benché a livello internazionale l'entità che riceve il maggior riconoscimento è la Repubblica Popolare Cinese.

Appartengono alla Repubblica Popolare Cinese anche le città di Hong Kong e di Macao, che fino alla fine del XX secolo erano le ultime colonie in terra d'Asia rispettivamente di Regno unito e Portogallo.

L’importanza della Cina nel ventunesimo secolo si riflette in virtù del suo ruolo come la seconda potenza economica per PPP (la terza per grandezza del PIL nominale), è membro fondatore delle Nazioni Unite (è uno dei cinque membri permanenti con il diritto di veto), aderisce al Shanghai Cooperation Organisation (SCO), e fa parte del OMC, dell'APEC, dell’ASEAN e del G20. Con l’introduzione della riforma economica basata sul capitalismo, nel 1978 la Cina è diventata il paese con lo sviluppo economico più veloce al mondo, (secondo maggiore esportatore e il terzo più grande importatore di merci). Molti studiosi hanno definito la Cina come la nuova superpotenza militare emergente; già nel 1964 riesce a sviluppare i sui armamenti nucleari e mantiene dalla fine della Seconda guerra mondiale l’esercito di terra più grande al mondo (Esercito di Liberazione Popolare), il sua budget per la difesa (con un aumento annuale più10%) è secondo solo a quello degli USA. La rapida industrializzazione ha ridotto il suo tasso di povertà dal 53% nel 1981 e l'8% nel 2001. Tuttavia, la Repubblica popolare cinese è ora di fronte a una serie di altri problemi, tra cui il rapido invecchiamento della popolazione a causa della politica del figlio unico, un ampliamento urbano-rurale, uno squilibrio economico tra regione costiere e interne, e il degrado ambientale.

La Cina rivendica l'isola di Taiwan al governo di Taipei, le isole Ryukyu al Giappone, la provincia dell'Arunāchal Pradesh all'India e le isole Paracel .

La Cina è stata abitata dall'uomo fin da tempi antichissimi: i resti umani ritrovati e classificati come specie ominide a sé (Sinanthropus pekinensis o uomo di Pechino) risalgono a circa 500.000 anni fa. La società cinese passò da matriarcale (10.000 anni fa) a patriarcale (5.000 a. C.) sviluppando l'agricoltura e l'artigianato. Di questo periodo non abbiamo fonti storiche al di fuori di miti e leggende tramandate oralmente: le tre grandi figure di questi miti sono Huang Di, l'Imperatore Giallo, il primo a unificare la Cina, Lei Zu, sua moglie, che introdusse il baco da seta, e Yu il Grande (2205-2197 a.C.) che introdusse l'uso delle armi di bronzo e la dinastia Xia, la prima della storia nazionale. Successivamente ci fu l’epoca dei regni combattenti conclusa con l’unificazione di tutta la Cina nel 221 a.C. con la fondazione della dinastia Qin. Da qui in poi la storia cinese si identifica con l'impero Han, seguito da varie dinastie ufficiali, fino allo scoppio della Guerra dell'oppio fra Cina e Inghilterra, aprendo il periodo delle concessioni agli stranieri.

Dopo un secolo di rivolte e turbolenze, sedate con l'aiuto di potenze europee e del Giappone, l’autorità imperiale si indebolì sempre di più e nel dicembre 1911, a Nanchino viene proclamata la Repubblica, ponendo fine al Celeste Impero.

Due guerre civili fra nazionalisti e comunisti (1927-1937 e 1945-1949) e l'invasione giapponese (1937-1945) termineranno con la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao Zedong il primo ottobre 1949.

Nella seconda metà del Novecento, si afferma una linea economica che inizialmente segue il modello sovietico e poi tenta un percorso alternativo che porterà al disastro del Grande balzo in avanti. La terribile carestia, la repressione, i lavori forzati e la Rivoluzione Culturale in cui furono protagoniste le Guardie Rosse, provocheranno decine di milioni di morti.

Dopo le diverse carestie nel Paese, gli scontri politici interni del Partito, si afferma Deng Xiaoping, che riorganizza l'economia cinese, favorendo il riconoscimento costituzionale della proprietà privata e l'apertura del mercato ad investimenti esteri.

Le proteste di Tien An Men, non fermano la politica del Partito Comunista, che dopo il ritorno di Hong Kong e Macao, porta l'economia cinese ai primi posti del globo.

La prima dinastia di imperatori cinesi è la dinastia Xia, fondata dal Grande Yu che lasciò il trono al figlio Qin e ai suoi discendenti, nel 2200 a.C.: l'ultimo Xia fu Jie, che venne detronizzato dai fondatori della successiva dinastia Shang nel 1766 a.C. Durante quest'ultima nascono i primi pittogrammi, incisioni su dorsi di tartaruga a scopo augurale e divinatorio, che in seguito divennero gli ideogrammi della scrittura cinese: questa venne poi codificata durante il regno della dinastia successiva, gli Zhou, che regnarono dal 1122 a.C. al 770 a.C. In questo periodo il regno è sempre più diviso e iniziano le prime lotte fra province, che si accentua durante il periodo Chunqiu (Primavere e Autunni) 770-476 a.C., che segna l'ingresso della cina nell'età del Ferro: in questo periodo nasce e insegna Confucio. Alla fine la litigiosità dei principi locali smembra il regno degli Zhou e si apre il periodo dei Regni Combattenti, in cui la Cina è frammentata in una decina di regni in perenne lotta fra di loro. In realtà, anche se queste dinastie sono incluse tra quelle imperiali, fino al 221 a.C. l'Impero Cinese propriamente detto non esiste, poiché questi regni non estendono il loro controllo se non che su una parte della Cina. Inoltre i poteri locali sono ancora molto forti e l'economia è basata sulla schiavitù, un po' come succede nell'Impero Romano. Sarà lo stesso primo imperatore della dinastia Qin ( in cinese 秦始皇帝 ) che unificherà la Cina a inventare un nuovo titolo, Huangdi, per designare una forma più alta di autorità e potere: quello dell'Imperatore di tutta la Cina.

Nel 221 a.c. Ying Zheng, re dello stato di Qin, nell'odierna provincia dello Shaanxi, unifica definitivamente la Cina e nominandosi Qin Shihuangdi, cioè "primo augusto imperatore di Qin", fonda la prima dinastia imperiale moderna, la dinastia Qin, che dura solamente undici anni. In questo periodo inizia la costruzione della Grande Muraglia, vengono unificate le unità di misura e la lunghezza dell'asse dei carri. Viene codificata per la prima volta la scrittura cinese, ad opera del primo ministro Li Si, che pubblica il primo catalogo ufficiale con 3.300 caratteri.

Dopo un periodo di turbolenza seguito alla caduta dei Qin, si consolida il potere della dinastia Han, che regna per circa quattro secoli, fino al 220 d.C.: sotto la dinastia Han si apre la via della seta e inizia il commercio con le province romane d'oriente. L'impero comincia ad espandersi nell'Asia continentale, mentre il confucianesimo si afferma come ideologia della classe dirigente cinese. Viene inventata la carta, nel 105 a.C. Al cadere della dinastia Han, l'impero si spezza di nuovo in tre stati (periodo dei Tre Regni, 220-265): regno Wei a nord, regno Shu nell'attuale provincia del Sichuan e il regno Wu a sud. la divisione è favorita dall'introduzione del Buddismo.

Segue la dinastia Jin denominata "occidentale" nel periodo tra il 265 e il 316, durante la quale si verifica una riunificazione per un breve periodo, e "orientale" nel periodo tra il 317 e il 420 che vede Nanchino come capitale; dal 420 al 589 circa la Cina resta divisa tra le dinastie del Nord e del Sud, una nuova riunificazione avviene sotto la Dinastia Sui 581- 618 durante la quale la capitale diventa Xi'an; succede la Dinastia Tang dal 618 al 907, uno dei periodi di massima fioritura della cultura cinese, mentre il periodo dal 907 al 960, detto "delle Cinque Dinastie e Dieci Regni", porta alla Dinastia Song dal 960 al 1279. Tra il periodo Tang e quello Song viene inventata la polvere da sparo, la stampa e la bussola.

Il periodo successivo è segnato dall'invasione dei Mongoli sotto la guida di Gengis Khan e dei suoi discendenti, i quali liquidano la dinastia Song e fondano con Kublai Khan la dinastia Yuan dal 1279 al 1366, all'inizio della quale risalgono i viaggi di Marco Polo in Cina. Inizialmente la Cina fa parte dello sterminato Impero Mongolo e Kublai Khan era al tempo stesso sovrano di entrambe le entità territoriali; con la frammentazione dei vari Khanati, la dinastia Yuan si limita a governare la Cina. Il dominio mongolo è caratterizzato da una grave crisi demografica e gli invasori faticano a integrarsi con i vinti fino a che una rivolta popolare porta alla cacciata dei Mongoli ed alla fondazione di una nuova dinastia nazionale, la dinastia Ming dal 1368 al 1644. Sotto i Ming la Cina nel XV secolo costruisce in tre anni 1681 navi di cui molte oceaniche, cosa all'epoca impossibile in Europa, tanto che si può definire sicuramente la superpotenza mondiale di quest'epoca. Successivamente per una profonda crisi politica e d'identità, dovuta in parte alle pressioni dei mongoli e dei tartari a causa delle quali la Cina dovette impiegare le sue forze nella difesa dei confini sottraendole all'espansionismo marittimo, nel 1525 fu dato ordine all'esercito di distruggere qualsiasi vascello oceanico cinese che fosse stato trovato lungo le coste; tale decisione fu la premessa del declino l'impero cinese.

In seguito alla crisi dei Ming, i Manciù invadono la Cina e la conquistano fondando la dinastia Qing, rimasta al potere dal 1644 al 1911, la quale porta l'Impero alla massima estensione territoriale ma lentamente verso la crisi irreversibile dell'impero. Ad aggravare la crisi è il movimento Taiping, una guerra civile che l'impero riuscì a reprimere solo grazie all'aiuto delle potenze europee. Le potenze europee non aiutarono il movimento Taiping pur avendo gli stessi radici religiose cristiane, in quanto il movimento non consentiva la vendita dell'oppio. Una guerra che ha causato oltre 20 milioni di morti. Successivamente particolare dell'Inghilterra, la quale scatena le Guerre dell'oppio. Interi territori finiscono sotto l'influenza degli europei e dei giapponesi e la crisi dell'Impero si fa irreversibile. Tutto ciò si conclude con l'abdicazione del giovane Pu Yi, il 12 febbraio 1912. Diversi furono i tentativi di modernizzazione in questo periodo: in giappone, invece questa veniva portata a compimento con notevoli risultati, lo stesso processo in Cina fu represso prima e dopo la morte dell'imperatore Kuang-Hsiü, lontano parente dell'ultimo imperatore Pu Yi. La vedova Tsu-hsi, zia di Kuang Hsiu, aveva assunto il ruolo di reggente da molti anni ormai e per timore che la riforma confucianista da lei messa in atto allo scopo di rafforzare l'apparato amministrativo dell'impero andasse in frantumi, represse con una certa durezza ogni tentativo di aprire il paese all'occidente.

Anche l'occidentalizzazione della Cina, tentata più volte dagli europei a partire dal secolo XVII e culminata con l'irruzione coloniale dalla seconda metà del secolo XIX, è stata assorbita e trasformata nel corso del XX secolo in una singolare forma di comunismo nazionale, uno dei fattori dominanti nella scena internazionale del secondo dopoguerra, facendo dell'antico "Impero di Mezzo" uno dei poli della politica mondiale anche nell'era post-comunista.

La Cina moderna è caratterizzata da una serie di problemi, tra cui il rapido invecchiamento della popolazione a causa della politica del figlio unico, un ampliamento urbano-rurale, uno squilibrio economico tra regione costiere e interne, e il degrado ambientale.

La Cina è il terzo paese del mondo per estensione (dopo la Federazione Russa,e il Canada) e di conseguenza offre una grande varietà di climi e paesaggi.

Il sud è diviso tra l'altopiano dello Yunnan-Guizhou, con un'altitudine che parte dai 2000 m per arrivare ai 550 m e i bacini dei grandi fiumi che lo attraversano.

La Cina ha un gran numero di fiumi. I tre maggiori fiumi cinesi, Huang He, Chang Jiang e Xi Jiang, che nella parte media e bassa del loro corso segano i tre grandi assi orografici della Cina orientale, hanno la loro origine sull'altopiano tibetano. Lo Huang He o fiume giallo,nasce nelle montagne del Qinghai, percorre il territorio cinese per circa 4.850 km prima di sfociare nel Pacifico presso la penisola dello Shandong. Il Chang Jiang o fiume azzurro è il maggiore fiume cinese e il quarto per lunghezza al mondo. Anch'esso nasce dalle montagne del Qinghai, ma procede verso sud-est attraversando così zone di montagne ricche di acqua che gli garantiscono una notevole portata. Lo Xi jiang nasce sull'altopiano dello Yunnan ed ha notevole importanza dal punto di vista agricolo, dato il clima subtropicale delle regioni irrigate. Lo "Zhu Jiang" o Fiume delle Perle è un'altra importante arteria di trasporto fluviale che con il suo delta arriva fino alla città di Canton e oltre verso un territorio pieno di canali e dighe.

Circa la metà dei fiumi della Cina, compresi i tre più lunghi Chang Jiang (fiume Azzurro), Huang He (fiume Giallo) e Xi jiang, scorre da ovest a est e sfocia nei mari cinesi aperti all'Oceano Pacifico; in minore quantità sfociano nel Mar Glaciale Artico, mentre altri sono privi di sbocco sul mare e quindi si gettano negli aridi bacini occidentali e settentrionali, dove le acque filtrano nel sottosuolo formando profonde e importanti riserve d'acqua. Le piene dei grandi fiumi portano inondazioni che hanno sovente conseguenze disastrose sugli insediamenti umani e sulle coltivazioni.

La Repubblica Popolare Cinese è stato un paese sotto regime dittatoriale per gran parte del ventesimo secolo, e da molti è ancora considerato tale, ma non tutti sono concordi con questa visione. Tentare di caratterizzare la struttura politica Cinese in una categoria precisa non è molto semplice. Ciò è dovuto alla storia politica cinese: per oltre duemila anni, fino al 1912, il paese è stato governato da una monarchia imperiale centralista, che ha lasciato una profonda traccia nelle strutture politiche e sociali cinesi. Questo è stato seguito da una caotica serie di governi estremamente autoritari e nazionalisti, sin dalla prima rivoluzione cinese del 1912 (anche detta rivoluzione xinai, da non confondere con la Rivoluzione culturale cinese).

Il regime cinese è stato variamente definito come autoritario, comunista, socialista e varie combinazioni di questi termini. Negli ultimi anni la Cina sta lentamente trasformando il suo sistema politico/economico in un sistema capitalistico. Il governo cinese ha recentemente rilasciato delle dichiarazioni ufficiali, sostenendo che lo Stato debba essere governato da strutture democratiche.

Il governo cinese è controllato dal Partito comunista cinese. Viene utilizzata la censura come routine, specialmente su Internet. È abbastanza recente la censura preventiva della stessa enciclopedia online Wikipedia (la censura di Wikipedia non è più presente dall'inizio delle Olimpiadi), mentre Google è stato pagato per cancellare le parole come "libertà" e "democrazia", ed è stata decisa la chiusura di YouTube dopo gli ultimi scontri in Tibet (l'uso di Youtube è stato difficoltoso per circa 10 giorni durante gli ultimi scontri in Tibet) e recentemente anche la censura di Skype.

Il Partito comunista cinese reprime ogni protesta e opposizione che ritiene possa essere o divenire pericolosa, rimane famosa la repressione della protesta di Piazza Tiananmen. C'è comunque un limite alla repressione che il Partito comunista cinese riesce a esercitare. I media continuano ad evidenziare sempre più i problemi sociali causati dalla corruzione e l'inefficienza degli alti livelli del governo. Il Partito ha tentato inizialmente di controllare l'informazione, ma non sempre ha avuto successo ed è stato quindi, a volte, costretto a ridimensionare le repressioni.

Non vengono inoltre tollerate le organizzazioni che si oppongono al Partito, mentre manifestazioni sono a volte consentite. Hu Jintao, il segretario generale del Partito popolare cinese, viene sempre più spesso accusato di repressione nei confronti di giornalisti e reporters, anche di paesi stranieri.

La Cina è una Repubblica popolare. Organo Supremo del potere statale è l'Assemblea nazionale del popolo (ANP), i cui 2979 membri sono eletti per 5 anni dalle province, dalle regioni autonome, dalle municipalità e dalle forze armate.

L'ANP, che si riunisce di regola una volta all'anno, forma al suo interno un comitato permanente di 155 membri, che ne esercita le funzioni negli intervalli fra le sessioni; l'Assemblea elegge il presidente della Repubblica, il primo ministro e il Consiglio di Stato (che svolge le funzioni di governo), formula le leggi, approva i piani e i bilanci dello Stato.

Le assemblee popolari e locali e i Comitati da esse eletti sono gli organi locali del potere statale.

La Cina ha una popolazione di 1.303.720.330 (fino ad agosto 2008) abitanti, con una densità di 137 ab./km2. La popolazione è sparsa in modo molto irregolare; è infatti concentrata prevalentemente nelle province orientali nelle grandi pianure, mentre a ovest, zona più aspra e arida, vi è una densità bassissima.Il tasso di crescita della popolazione nel 2006 è 0,59%.Cina riconosce ufficialmente 56 gruppi etnici distinti, il più grande dei quali sono la cinese Han, che costituiscono circa il 91,9% della popolazione totale.ma la distribuzione è molto irregolare; esistono quindi vaste zone della Cina occidentale in cui l'etnia Han è una minoranza. Inoltre la riunione di molti cinesi nella maggioranza Han oscura alcune delle grandi differenze linguistiche, culturali e razziali che sussistono tra persone all'interno di questo stesso gruppo.Le grandi minoranze etniche comprendono Zhuang (16 milioni),Manciù (10 milioni),Hui (9 milioni),Miao (8 milioni),Uiguri (7 milioni),Yi (7 milioni), Tujia (5,75 milioni), Mongoli (5 milioni), tibetani (5 milioni), BuyeiBuyei (3 milioni) e coreani(2 milioni). La natura multietnicha della Cina è il risultato in parte dei territori incorporati dalla Dinastia Qing, i cui imperatori erano essi stessi di etnia Manchu e non membri della maggioranza Han. Le teorie etniche cinesi sono pesantemente influenzate da quelle dell'Unione sovietica. La politica ufficiale afferma di essere contro l'assimilazione e sostiene che ogni gruppo etnico dovrebbe avere il diritto di sviluppare i propri linguaggio e cultura. Il grado di integrazione dei gruppi entici di minoranza con la comunità nazionale varia largamente da gruppo a gruppo. Alcuni di essi, come i tibetani e gli Uiguri provano tutt'oggi un forte sentimento di ostilità verso la maggioranza. Invece altri gruppi come gli Zhuang, i cinesi Hui e l'etnia Manciù sono invece ben integrati.

Oggi,la Repubblica Popolare Cinese ha una dozzina di grandi città, con uno o più milioni di residenti di lungo periodo, tra cui le tre città globali diPechino, Hong Kong e Shanghai. Le principali città della Cina svolgere ruoli chiave a livello nazionale e l'identità regionale, cultura ed economia.

La lingua cinese fa parte della famiglia Han-Zang (sino-tibetana), la sua scrittura deriva dai pittogrammi incisi nella terracotta risalenti a 6000 anni fa. Pur avendo il sistema degli ideogrammi subito trasformazioni, la grafia ha subito meno cambiamenti dato che rimane molto simile alla scrittura di ventidue secoli fa quando l'unificatore della Cina, l'imperatore Qin Shihuangdi, uniforma gli ideogrammi sviluppatisi localmente durante le dinastie Xia, Shang e Zhou in modo che una unica scrittura possa essere letta nelle varie lingue parlate nella Cina appena unificata. La lingua ufficiale parlata oggi in Cina è il Cinese mandarino; che però presenta vari dialetti importanti, come lo Yue (Canton e provincia), il Wu (Shanghai), il Minbei (Fuzhou), il Minnan (Repubblica di Cina o Taiwan): oltre a questi, altri dialetti sono lo Hakka, il Gan, lo Xiang. Sopravvivono anche alcuni linguaggi Miao nelle zone abitate da questa minoranza, una delle 55. Dongba, la lingua dei Naxi, è un pittogramma ancora in uso.

In Cina sono poi diffusi nelle regioni di confine, il coreano e il kazaco e in alcune aree del Paese anche il mongolo, l'uiguro e alcuni dialetti tibetani. Questi dialetti a loro volta si evolvono localmente dando origine a lingue minori che hanno pronunce differenziate fra loro e utilizzano le parole in modo diverso. La lingua cinese prevede in tutto 415 sillabe che possono essere pronunciate in 4 toni diversi. Nella traslitterazione Pinyin, il sistema adottato a partire dal 1958 per trascrivere con caratteri latini la pronuncia degli ideogrammi, i 4 toni vengono trascritti sopra le sillabe con i seguenti segni: tono continuo; tono ascendente; tono discendente poi ascendente; tono discendente breve. I toni si riducono in pratica nell'altezza della voce e sono molto importanti perché alterando il tono di una sillaba se ne altera il significato. La lingua cinese parlata non prevede flessioni né differenziazione del genere (maschile, femminile), i verbi non hanno tempi (passato, futuro), si usa sempre il presente aggiungendovi una parola che dica tempo fa, anticamente, ieri, domani, in futuro, ecc... Nella grammatica ha maggiore enfasi la sintassi che la morfologia. Nella lingua scritta, si utilizzano gli ideogrammi, un sistema ingegnoso di simboli che disegnano l'idea di oggetti, verbi, cose astratte. Ognuno li può leggere con una propria fonia ma il significato non cambia.

La Cina è il primo produttore mondiale di frumento (86,1 milioni di tonnellate nel 2006), è in testa alla classifica per produzione di riso (167,6 milioni di tonnellate) ed ha anche il primato per le patate (66,8 milioni). Inoltre il Paese possiede oltre 1/3 degli allevamenti mondiali di suini, ed è ai primi posti per la pesca.

La Cina ha attirato sul proprio territorio le industrie dei paesi in cerca di manodopera a buon mercato, diventando così l'officina manifatturiera del mondo, in particolar modo delle imprese asiatiche. Il paese è riuscito a mantenere ritmi sostenuti per un arco di tempo molto lungo e nonostante una popolazione estremamente numerosa. Li Gongyou ha sintetizzato quattro fasi lo sviluppo dell'economia del suo Paese nel secolo che fa seguito alla caduta dell'Impero Cinese (1911). La prima fase, precomunista, fino alla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese avvenuta nel 1949, viene definita a economia semicoloniale e semifeudale. La seconda, comunista vera e propria e ispirata alle idee guida della Rivoluzione culturale, fino alle riforme di Deng Xiaoping, è stata caratterizzata dal tentativo di realizzare un'economia pianificata centralizzata (il primo piano quinquennale, di stampo sovietico, fu quello 1953-1957). La terza fase, partita con il programma delle "quattro modernizzazioni" (agricoltura, industria, scienza e tecnica, forze armate), è durata fino metà degli anni Novanta, e coincide con l'apertura a un'economia socialista "quasi di mercato". Infine, la quarta fase sarebbe cominciata nel 1995-1996, con la 5a sessione plenaria del XIV Comitato centrale del Partito comunista cinese, la quale ha stabilito la necessità di due fondamentali trasformazioni socio-economiche, da realizzare entro l'anno 2010: trasformare il tradizionale sistema pianificato cinese in un sistema di "economia socialista di mercato" (senza quasi, stavolta) e trasformare lo sviluppo economico da estensivo a intensivo. Il che, nei termini occidentali ormai largamente mutuati anche in Cina, significa anche puntare implicitamente allo sviluppo sostenibile, o almeno ispirarsi idealmente a questo traguardo. Oggi in Cina sono presenti tutte le maggiori produzioni industriali, sia di base (acciaio, alluminio, petrolio, chimica industriale, cemento) che manifatturiere (mezzi di trasporto, elettronica di consumo, microelettronica, informatica, telefoni, giocattoli, armi, abbigliamento, chimica fine, lavorazione del legno, prodotti alimentari). Inoltre le varie attività vanno incontro ad un rapido ammodernamento ed alla crescente competitività internazionale, specie grazie ai bassi costi di produzione. Attualmente le industrie cinesi sono in mano a grandi aziende private e statale; in gran parte sono situate sulle coste e nelle cosiddette "zone economiche speciali", nel Sud-Ovest.

Il fenomeno Cina è estremamente interessante perché permette di affrontare gran parte delle questioni fondamentali nel campo dell’economia internazionale e della geopolitica. Il punto di svolta di questo fenomeno si può far risalire all’epoca degli episodi di piazza Tian'anmen a Pechino (aprile-maggio-giugno 1989): in quell’occasione un gruppo di studenti occupò la piazza al grido di “Abbasso la rivoluzione, viva la democrazia, viva la Cina”. Dopo qualche settimana gran parte della popolazione era scesa in piazza, nonostante il regime avesse istituito il coprifuoco e la legge marziale, e per le strade ci fossero già i carri armati. Poi, agli inizi di giugno, l’esercito spara: seguono giorni di lotta nelle strade ma, alla fine, il regime riconquista la piazza, seppur con migliaia di morti e un’immagine internazionale bruciata.

Tuttavia, anche se la battaglia è stata perduta, è rimasto un segnale forte di cui i dirigenti del partito comunista avrebbero tenuto conto in seguito; da allora, infatti, il potere si rese conto che se avesse voluto conservarsi in futuro, avrebbe dovuto portare la Cina sulla via della modernità. Già questo è piuttosto interessante: fino ad allora il potere aveva potuto vivere tranquillo entro i confini della Grande Muraglia, ma con l’avvento di mezzi di comunicazione globale questo non sarebbe più stato possibile perché una fetta di popolazione che aveva accesso al mondo esterno rimaneva e sarebbe rimasta sempre più insofferente allo stile di vita occidentale, ai beni di consumo occidentali e alla speranza di una vita "migliore". È chiaro però che i cinesi sono attratti dallo stile e il modello di vita occidentale perché questo è, almeno all'apparenza, un modello di vita più auspicabile agli occhi della popolazione.

Dopo questo episodio, per tutti gli anni ’90 la Cina ha intrapreso a tappe forzate la via del capitalismo attraverso uno sviluppo rapidissimo, supportato sia dai massicci investimenti statali, specialmente nei settori dell’energia e delle materie prime, sia dagli investimenti sempre maggiori da parte delle multinazionali di tutto il mondo, le quali, dall’apertura del mercato cinese vedevano e vedono tuttora un immenso serbatoio di occasioni per produrre a basso costo e con estreme semplificazioni dal lato del mercato del lavoro. Tutto questo è avvenuto e avviene ancora con tassi di incremento del PIL compresi fra il 7 e il 10 per cento e, ad oggi, la Cina è la seconda economia del mondo, avendo già superato Italia, Francia e Regno unito, e anche la Germania.

L’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) avvenuta nel dicembre del 2001 rappresenta senza dubbio una pietra miliare per la Cina e per il commercio internazionale. La Cina è riuscita a persuadere gli altri Stati membri della WTO che senza la propria partecipazione, la WTO non può essere davvero considerata un’organizzazione mondiale. Tuttavia, questo grande traguardo ha portato con sé conseguenze giuridiche, politiche e sociali di rilevante impatto per il mercato globale, che deve integrare un paese con numerose diversità strutturali, culturali e comportamentali. Fin da prima della sua adesione alla WTO il Governo cinese aveva avviato riforme significative del proprio sistema giuridico interno. Ciò nonostante, molte questioni devono essere ancora affrontate e risolte per garantire un pieno ed effettivo rispetto degli accordi su tutto il territorio della Repubblica Popolare di Cina (RPC). Durante il negoziato per l’adesione alla WTO, erano già chiare le difficoltà del governo cinese a garantire il rispetto del principio di trasparenza e delle condizioni implicite nell’adesione. Era dunque diffusa fra tutti gli Stati membri, Stati Uniti e Unione Europea in primis, la consapevolezza della situazione del mercato e della necessità di una profonda riforma dell’ordinamento giuridico cinese per garantire nel lungo periodo il buon funzionamento del sistema WTO. Come nel caso dell’adesione all’UE dei nuovi dieci Paesi avvenuta nel maggio del 2004, è stata fatta una precisa scelta politica. Si è ritenuto che un’integrazione, anche prematura, della Cina all’interno della WTO, oltre a rafforzare le posizioni della parte più riformista della classe dirigente cinese, avrebbe indirettamente accelerato il processo di riforme in atto, con il pretesto del rispetto degli impegni previsti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. I negoziati duravano da quasi quindici anni e non si è voluto rinviarne nuovamente la conclusione in attesa di ulteriori miglioramenti del contesto interno cinese.

1. la società mista, per la cui costituzione è necessaria l'approvazione del MOFTEC e la registrazione presso l'ufficio SAIC. Per questo tipo di società la legge prevedel'obbligo per il partner straniero di sottoscrivere una quota minima del 25% del capitale dell'impresa.

2. La società cooperativa o contrattuale, assimilabile alla precedente, sebbene più semplice e caratterizzata da maggiore flessibilità operativa e giuridica.

3. La società a capitale interamente straniero, prevista a condizione che la società risulti prevalentemente a vocazione all'export o impieghi tecnologie avanzate. Le agevolazioni previste per gli investitori stranieri sono di varia natura, sebbene prevalentemente di carattere fiscale, mentre particolari agevolazioni esistono per le imprese che si insediano nelle aree economiche speciali.

La rete stradale si estende per una lunghezza complessiva di 1,87 mln/km, sviluppandosi maggiormente lungo la zona costiera e comprende 34.300 km di strade a scorrimento veloce. La rete ferroviaria operativa ha raggiunto 73.100 km di cui 23.700 km di ferrovie a più binari e 18.500 km di ferrovie elettriche. Per quanto riguarda il trasporto marittimo nella costruzione dei porti è stato recentemente ottimizzato il sistema dei cointainer. Tutti i maggiori porti (Hong Kong, Shanghai, Shenzhen, Qingdao, Tianjin, Canton, Xiamen, Ningbo, Dalian) fanno parte del circuito dei primi 50 containers-ports del mondo, dove ogni anno transitano anche più di 100 milioni di tonnellate di merci.

Tasso di alfabetizzazione: 98% (sopra i 15 anni; uomini: 99,2%; donne: 96,7%) (stime 2001). Studenti universitari: 1,4%; 18 milioni (2003).

La Repubblica Popolare Cinese, nonostante le riforme e la conversione al libero mercato degli ultimi 15 anni, non ha introdotto alcuna libertà dal punto di vista politico. Essa è considerata responsabile di crimini contro i suoi stessi cittadini. La situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese continua a subire numerose critiche da parte della maggior parte delle associazioni internazionali che si occupano di diritti umani che riportano numerose testimonianze di abusi ben documentati in violazione delle norme internazionali. Da un lato il governo ammette le deficienze, dall'altro parla della situazione dei diritti umani come la migliore di tutti i tempi. Il sistema legale è stato spesso criticato come arbitrario, corrotto e incapace di fornire la salvaguarda delle libertà e dei diritti fondamentali. Nelle carceri laogai ("riforma attraverso il lavoro"), secondo molte fonti, vigerebbero condizioni di vita disumane al limite dello schiavismo e sarebbero applicati sistematicamente tortura e tecniche di lavaggio del cervello.

La Cina è il paese al mondo in cui si eseguono più condanne a morte, sebbene le autorità si rifiutino di rendere pubblica alcuna statistica ufficiale. Riguardo le condanne eseguite nel 2007, Amnesty International ha raccolto notizie su 470 esecuzioni, ma ne stima un totale di almeno 6000 nell'arco dell'anno. Nessuno tocchi Caino stima una cifra simile di almeno 5000 esecuzioni nello stesso periodo, con un'incidenza dell'85,4% sul totale mondiale. Entrambe le associazioni riconoscono però che c'è stata una diminuzione nel numero delle esecuzioni, dopo che è stata reintrodotta la norma per cui tutte le condanne a morte devono essere confermate dalla Corte suprema del popolo: ciò consente di attutire la piaga delle condanne a morte comminate dopo processi sommari e iniqui. Alcune stime, tuttavia, sono ben più pessimistiche: un esponente politico cinese, Chen Zhonglin, delegato della municipalità di Chongqing, giurista e preside della facoltà di legge dell'Università sudorientale cinese, in un'intervista al China Youth Daily ha parlato di 10.000 esecuzioni l’anno. In quell'occasione Chen dichiarava la sua intenzione di lavorare per migliorare la situazione dei diritti umani in Cina.

Secondo quanto rivelato dal viceministro della salute Huang Jiefu nel corso del 2005, è dai condannati a morte che proviene la maggioranza degli organi espiantati in Cina, spesso senza che il donatore abbia dato il suo consenso, sebbene la legge lo esiga. L'espianto non consensuale pare che venga praticato sistematicamente ai condannati appartenenti al movimento spirituale del Falun Gong, perseguitato dal regime di Pechino. Questo fenomeno, che ha determinato di fatto un traffico illegale di organi umani, ha generato il sospetto che le condanne vengano eseguite quando c'è richiesta di organi compatibili con il condannato.

Il governo cinese assicura di dispensare la pena capitale solo in caso di gravi reati (omicidio, strage, terrorismo…), escludendo reati politici o di qualsiasi altro genere, e ha pubblicato sul web una copia del proprio codice penale che conferma questa versione. Tuttavia Amnesty International afferma che in Cina sono 68 i crimini punibili con la pena di morte, inclusi reati non violenti come l'evasione fiscale, l'appropriazione indebita, l'incasso di tangenti e alcuni reati connessi al traffico di droga.

Il governo cinese si è frequentemente macchiato di violazioni dei diritti umani nei confronti di minoranze etniche e religiose e dissidenti politici: l’esempio più celebre, per l’opera di sensibilizzazione mondiale in cui si è prodigato il Dalai Lama, è l’occupazione armata del suolo tibetano, oltre che il sopracitato esempio della setta del Falun Gong. Si pensa da più parti, inoltre, che in Cina vengano applicate gravi limitazioni alla libertà di informazione, alla libertà religiosa, quella di parola e persino alla libertà di movimento dei cittadini. Non esistono sindacati indipendenti ed è permesso solo il sindacato statale. Lo stato, almeno sulla carta, assicura i diritti dei lavoratori; ma la quantità annua di morti sul lavoro ha destato molte preoccupazioni e parecchie critiche e denunce non solo da organizzazioni umanitarie, ma anche dall’interno degli stessi organi di governo cinesi.

In vista delle Olimpiadi di Pechino 2008 il CIO espresse forti perplessità sui ritmi di lavoro con cui gli impianti sportivi venivano costruiti. Sempre in vista delle Olimpiadi la comunità internazionale richiese al governo cinese "un’ulteriore apertura" sul piano delle libertà politiche.

L'evento più conosciuto in occidente delle azioni di forza perpetrate dalla Cina nei confronti dei dissidenti politici è rappresentato dalla repressione della Protesta di piazza Tiananmen il 4 giugno 1989, in cui perse la vita un numero imprecisato di manifestanti e soldati (200 secondo il governo cinese, 600-800 secondo la CIA, tra 2 e 7 mila secondo alcuni dissidenti).

Questo genere di politica è in Cina un punto di frizione molto critico nei rapporti fra governo e opinione pubblica; il 68 % dei cinesi, in un sondaggio del China Youth Daily (un giornale del partito), si è dichiarato contrario alla pratica di “comprarsi” il diritto di un altro figlio. Pareri sfavorevoli sono stati espressi anche dall’Accademia Cinese delle Scienze . Zhang Weiging, direttore del NPFPC, assicura comunque che la normativa prevede molte eccezioni, e che si sia molto ammorbidita dai primi anni di applicazioni. Il governo assicura inoltre di aver preso seri provvedimenti contro i membri del Partito che abbiano più figli di quanti ne preveda la normativa.

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Nazionale di calcio della Cina

La Nazionale di calcio cinese (中国国家男子足球队) è stata fondata nel 1924 ed è stato membro della FIFA dal 1931 al 58 e di nuovo dal 1979 fino a oggi.

I suoi maggiori risultati li ha ottenuti nella Coppa d'Asia dove non ha mai vinto ma ha ottenuto due secondi posti nel 1984 (0-2 contro l'Arabia Saudita in finale) e in casa nel 2004 (1-3 contro il Giappone), due terzi posti nel 1976 e nel 1992 e due quarti posti nel 1988 e nel 2000. E' stata eliminata ai quarti di finale nel 1996 al primo turno nel 1980 e nel 2007. Ha partecipato quindi alle ultime 9 edizioni della coppa (meglio ha fatto solo l'Iran, partecipante alle ultime 11). Per quanto riguarda i mondiali ha partecipato per la prima volta alle qualificazioni nel 1958, venendo subito eliminata dall'Indonesia. A causa dell'isolamento internazionale ha dovuto attendere fino al 1982 per prendere parte a un'altra qualificazione, dove sfiorò la qualificazione. Arrivò seconda assieme alla Nuova Zelanda e dietro al Kuwait nel girone finale asiatico-oceanico. Nello spareggio contro la Nuova Zelanda perse 2-1. Nelle qualificazioni per il mondiale 1986 fu eliminata subito da Hong Kong. In quelle per il mondiale 1990 arrivò quarta nel girone finale, dietro alle due qualificate Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti e al Qatar e davanti ad Arabia Saudita e Corea del Nord. Nelle eliminatorie per la Coppa del mondo 1994 non riuscì a qualificarsi al girone finale da 6 eliminata dall'Iraq per un punto. In quelle per il mondiale 1998 riuscì a qualificarsi per uno dei due gironi finali da 5 squadre. Arrivò terza, dietro di un solo punto all'Iran ma eliminata con una gara di anticipo. L'Iran andò quindi allo spareggio con la seconda dell'altro girone, con il quale la vincente andava al mondiale e la perdente allo spareggio contro l'Australia. Ha partecipato a un solo mondiale, quello di Giappone-Corea del Sud 2002. In quel mondiale la squadra non riuscì a segnare neanche un gol venendo subito eliminata al primo turno.

La Cina è attualmente sponsorizzata da Adidas.

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Storia della Cina

Ying Zheng primo imperatore della Cina

Questo articolo tratta la storia della Cina dal Paleolitico ai giorni nostri.

Più di un milione di anni fa, probabilmente la Cina era abitata dall' Homo erectus, gli scavi a Yuanmou (元謀) e più tardi a Lantian (藍田) lo dimostrano. Forse però la specie più famosa di Homo erectus ritrovata in Cina è quella del cosiddetto Uomo di Pechino (北京人) ritrovato nel 1923. L' Homo sapiens potrebbe aver raggiunto la Cina circa 65.000 anni fa dall'Africa.

Risalenti al Paleolitico Medio e Superiore sono i siti trovati nella regione dell’Ordos, nella Cina settentrionale, comprendenti focolari, grandi quantità di pietra lavorata e di ossa di fossili animali – mammuth, rinoceronti, bufali, gazzelle e frammenti di uova di struzzo. Nella Caverna Superiore di Zhoukoudian si sono trovati resti di tre scheletri umani che sono stati datati intorno al 16.922 a.C.

Testimonianze di un'antica agricoltura cinese basata sulle risaie sono state datate al 6.000 a.C., e associate alla cultura di Peiligang (裴李崗文化) della contea di Xinzheng (新鄭縣), Henan (河南省).

Con l'agricoltura aumentò la popolazione, l'abilità nell'immagazzinare le risorse e comparvero le prime figure di amministratori ed artigiani. Nel tardo Neolitico, la valle del Fiume Giallo (Huáng Hé 黃河) divenne il centro della cultura di Yangshao, sviluppatasi fra il 5000 e il 3000 a.C. Fra gli insediamenti di questo periodo, il più significativo dal punto di vista archeologico è quello ritrovato a Banpo (半坡), Xi'an (西安).

In una fase più tarda del Neolitico, fra il 3000 e il 2000 a.C., si diffuse la cultura di Longshan, basata nel basso e medio Fiume Giallo. Durante il periodo della cultura Lóngshān iniziò la costruzione di città, con mura di terra compattata e fossati. Il sito di Taosi è il più grande insediamento fortificato della cultura di Longshan. Gli artigiani di questa cultura conoscevano l'uso del tornio e produssero vasellame di fattura molto pregiata. La coltura del riso era già diffusa, e veniva già praticata la coltura del baco e la produzione di seta.

La storia primitiva della Cina è complicata da studiare per via della mancanza di una lingua scritta e per l'inaffidabilità dei primi documenti nel descrivere fatti accaduti in tempi molto più antichi. In un certo senso un problema può essere rappresentato dalla confusione che in antichità si era creata nel popolo tra fatti e leggende riguardo alle proprie origini. Siti archeologici come quelli di Sanxingdui (三星堆) ed Erlitou (二里頭) mostrano prove di una civiltà dell'età del bronzo in Cina. Comunque, la prima esauriente trattazione sulla storia della Cina, le Memorie di uno storico (史記) di Sima Qian (司馬遷), un rinomato storiografo del II secolo a.C., comincia circa 1300 anni prima, con un racconto dei Tre Augusti e Cinque Imperatori (三皇五帝). Questi governanti erano re semi-mitici ed esempi morali, e uno di loro, l'Imperatore Giallo (黃帝), è definito come l'antenato di tutti i cinesi.

Sima Qian riferisce che il successivo sistema di governo per ereditarietà venne stabilito solo nel periodo successivo, quello della Dinastia Xia (夏朝), e questo modello venne portato avanti nelle successive dinastie Shang e Zhou (周朝). È da questo periodo delle tre dinastie (cinese: 三代; pinyin: sāndài) che si riesce a delineare con chiarezza la storia della Cina.

La dinastia Xia (cinese: 夏; Pinyin: xià). 2100-1800 a.C.. È la prima dinastia ereditaria cinese, sviluppatasi quando sul territorio appaiono le prime forme statali all’interno di una società fortemente stratificata e in cui l’agricoltura, la tecnica, l'artigianato, l’arte vedono un forte impulso. Regnò su una vasta area tagliata dal Fiume Azzurro comprendente le attuali regioni dell’Henan e Shandong a est, Shanxi a ovest, l’Hubei a nord, l’Hebei a sud. A lungo oggetto della tradizione orale, la reale esistenza e storicità di questa dinastia fu a lungo messa in dubbio, e fu ipotizzato fosse solo stata creata dal mito. A fine degli anni cinquanta gli importanti ritrovamenti archeologici nel sito di Erlitou (città di Yanshi, nello Henan) chiarificarono di molto le cose. Durante la dinastia vide la luce una propria cultura collocabile tra la cultura di Longshan e quella Shang antica. Il primo sovrano fu Yǔ, ricordato soprattutto per le grandi opere di regolazione delle acque e i sovrani furono in tutto 17. L’esistenza di una organizzazione statale sembra dimostrata delle fondamenta di enormi palazzi a Erlitou. Tali opere non sarebbero state possibili senza mezzi coercitivi e l’utilizzo di abbondante manodopera. La società era fortemente gerarchizzata e questo è riscontrabile nella differenza delle tombe e delle abitazioni. Economicamente la cultura Xia era basata sull’agricoltura. Erano prodotti attrezzi agricoli, vasellame in terracotta e in bronzo; venivano praticati i sacrifici umani. Non sono note le cause della fine della dinastia e della cultura Xia.

Alla fine del II millennio a.C., la dinastia Zhou cominciò ad affermarsi nella valle del Fiume Giallo, sconfiggendo la dinastia Shang. Originariamente, era un popolo che viveva nella regione ad ovest del regno degli Shang, e il sovrano dei Zhou, il re Wu, era stato nominato protettore occidentale dal re Shang. Sconfitti gli Shang nella battaglia di Muye, il re Wu invocò il mandato divino per legittimare la sua presa di potere, concetto che fu fondamentale per legittimare il regno di tutte le dinastie seguenti. Durante la dinastia Zhou maturò la filosofia cinese, con personalità come Confucio e Laozi, fondatori del confucianesimo e del taoismo, che influenzarono il pensiero cinese fino ai giorni nostri.

Il "Periodo delle primavere e degli autunni" (春秋時代) fu un periodo della storia cinese dal 770 a.C. al 454 a.C.. Prende il nome dalle cronache di quel tempo, gli Annali delle primavere e degli autunni, tradizionalmente attribuiti a Confucio, che narrano gli avvenimenti dello stato di Lu dal 770 a.C. al 481 a.C. In realtà il periodo delle "Primavere e degli Autunni" (Chunqiu) termina nel 454 a.C., anno in cui il principato di Jin si divide in tre stati indipendenti (Han, Wei, Zhao). In questo periodo i capi militari locali al servizio della dinastia Zhou ingaggiarono una guerra interna allo scopo di affermare la propria egemonia. Inoltre la situazione si aggravò ulteriormente con l'invasione di alcune popolazioni straniere provenienti da nord-ovest, tra cui i barbari del Quanrong che costrinse gli Zhou a spostare la capitale più a est, da Hao a Luoyang. Ebbe così inizio la seconda era della dinastia Zhou: la dinastia Zhou orientale.

Emersero 7 stati principali, in perenne lotta tra loro: Han, Zhao, Wei, Yan, Qin, Qi, Chu; i prìncipi di quegli stati (wang) detenevano tutto il potere ma continuarono solo formalmente a servire la dinastia dominante. Fu questo un periodo molto ricco per sviluppo della filosofia cinese; sorsero infatti, in risposta ai profondi cambiamenti del mondo politico, le cosiddette Cento Scuole di Pensiero,così come alcuni fra i più influenti movimenti (il confucianesimo, il taoismo, il legismo e il moismo).

Con Stati combattenti o Regni combattenti (cinese: 战国; pinyin: Zhànguó) si indica il periodo storico cinese che va dal 453 a.C. al 221 a.C.

Il periodo degli stati combattenti vide numerosi stati - Han, Wei, Zhao, Qi, Qin, Yan e Chu - combattersi la supremazia nell'antica Cina. Ad imporsi fu lo stato di Qin, che per raggiungere questo scopo ricorse ad ogni mezzo, dallo scontro militare alla manovra diplomatica, dall'inganno all'assassinio degli avversari. La fase conclusiva del processo di unificazione ebbe inizio con l'ascesa al trono di Qin del re Ying Zheng nel 246 a.C., sovrano dalle rare capacità organizzative e dall'eccezionale senso strategico, che conquistò nell'ordine: Han (230 a.C.), Wei (225 a.C.), Chu (223 a.C.), Zhao e Yan (222 a.C.) e Qi nel 221 a.C. unificando così la Cina e dando inizio alla dinastia Qin. Yin Zheng si rinominò Qin Shihuangdi, nome che si richiamava agli antichi sovrani mitici.

Il Periodo dei regni combattenti vide il fiorire della lavorazione del ferro, che sostituì il bronzo nelle armi. La sfera d'influenza della cultura cinese si allargò ad aree come lo Shu (l'attuale Sichuan) e lo Yue (l'odierno Zhejiang). Le scuole filosofiche più importanti, come il confucianesimo, il taoismo e il moismo subirono varie elaborazioni e se ne aggiunsero altre, come il legismo formulato da Han Feizi, dando vita alle Cento scuole di pensiero.

Nel 246 a.C. Ying Zheng divenne re dello stato di Qin e ben presto, grazie alle sue grandi doti strategiche, a un forte esercito e spesso ricorrendo all'inganno e all'assassinio degli avversari, sconfisse gli altri 6 regni che occupavano il territorio cinese: Zhao, Han, Wei, Yan, Qi e Chu. Con la sconfitta di Qi, nel 221 a.C. Ying Zheng realizzò infine l'unificazione della Cina e assunse il titolo di Qin Shi Huangdi (Primo Imperatore della Dinastia Qin). Questo atto fu una sfida alla tradizione perché fino ad allora i termini Huang e Di erano stati utilizzati esclusivamente per indicare i grandi imperatori della più remota antichità, che avevano dato origine alla civiltà. Ying Zheng si poneva così sul loro stesso piano, sottolineando il fatto che non aveva bisogno della tradizione per legittimare il proprio potere. Si accinse quindi a realizzare una serie di riforme, sotto il consiglio del primo ministro legista Li Si, che avrebbero lasciato un'impronta indelebile nella storia cinese. L'antica aristocrazia venne esautorata, le famiglie nobili furono costrette a trasferirsi nella capitale Xianyang, l'intero territorio venne diviso in distretti raccolti in governatorati, tutte le unità di misura vennero unificate così come la moneta e la scrittura. Per favorire la comunicazione tra le diverse regioni venne imposto un unico scartamento assiale per i carri e fu costruita un'ampia rete stradale per un totale di circa 6.000 km. Shi Huang Di produsse un rinforzamento delle difese settentrionali del paese innalzate per proteggere il paese dalla incursioni dei cosiddetti barbari Hsiungnu. L'opera, secondo lo storico cinese Sima Qian, venne affidata al generale Meng Tian e al suo esercito di 300.000 uomini. L'obiettivo imperiale doveva essere quello di collegare i vari pezzi di muraglia già esistenti ottenendo, come risultato, la Grande muraglia. Affinché nessuno potesse dubitare della sua autorità invocando la tradizione, accolse la proposta di Li Si e nel 213 a.C. decretò che tutti i testi antichi fossero bruciati per cancellare il ricordo del passato, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico e tecnico.

I fattori che determinarono la caduta della dinastia furono numerosi, innanzitutto la frenesia con cui Shi Huang Di aveva attuato la sua politica e la spietatezza dei metodi punitivi da lui adottati, come il principio della responsabilità collettiva (se una persona commette un reato, tutto il suo clan d'appartenenza ne sarà colpevole). Migliaia di contadini erano stati costretti ad abbandonare i campi per andare a combattere o per partecipare ai lavori di costruzione della Muraglia, delle strade, dei canali e dei palazzi imperiali. Le realtà locali furono sconvolte anche a causa dell'unificazione della moneta e del sistema di scrittura.

La dinastia non sopravvisse alla morte del suo primo imperatore nel 210 a.C., il governo non fu in grado di gestire la situazione e l'azione della corte fu pressoché paralizzata da intrighi a corte e lotte per il potere. A seguito di un complotto attuato dal primo ministro Li Si e dall'eunuco Zhao Gao, l'erede al trono fu costretto a suicidarsi. Zhao Gao si sbarazzò anche di Li Si, che fu imprigionato e messo a morte. Al trono fu posto Er HuangDi (Secondo Imperatore), secondogenito di Shi HuangDi, che venne anch'egli presto ucciso. Il potere passò a Zi Ying, nipote del primo Imperatore, il quale non osò assumere il titolo di Terzo Imperatore. Mentre il governo era dilaniato da lotte intestine, nel 209 a.C. scoppiò una grande rivolta popolare che si espanse per tutto l'Impero. Le forze principali dei ribelli erano comandate da Xiang Yu, che nel 206 ottenne la resa di Qin, mise a sacco la capitale e fece uccidere l'Imperatore Zi Ying, e da Liu Bang, che trasferì la capitale a Chang'An e, nel 206 a.C., si proclamò Imperatore della nuova dinastia Han, assumendo in seguito il nome di GaoZu.

La dinastia Han (caratteri non semplificati: 漢朝, caratteri semplificati: 汉朝, pinyin: Hàncháo) governò la Cina dal 202 a.C. al 220 d.C. Fu preceduta dalla Dinastia Qin e seguita dal periodo dei Tre Regni. La dinastia Han diede in seguito anche il suo nome alla popolazione etnica cinese per differenziarsi dalle numerose altre minoranze etniche presenti in Cina.

La dinastia fondata dalla famiglia Liu (刘), regnò sulla Cina per quattro secoli diffondendo la sua influenza sul Vietnam, l'Asia Centrale, la Mongolia e la Corea. Durante la dominazione Han, Il Confucianesimo divenne la filosofia ufficiale di stato, l'agricoltura e il commercio prosperarono, tanto che la popolazione raggiunse i 50 milioni di abitanti, di cui tre milioni abitavano la capitale Chang'an长安, di fatto la più grande metropoli del suo tempo.

La dinastia Han si divide in due periodi: il primo detto Dinastia degli Han Anteriori (Qian Han 前漢) o anche Dinastia Han Occidentali (Xi Han 西漢) fiorì dal 206 a.C. - al 9 a.C. ed ebbe come capitale Chang'an. Il secondo periodo è definita Dinastia degli Han Posteriori (Hou Han 後漢) o anche Dinastia Han Orientali (Dong Han 東漢) dal 25 d.C. - al 220 d.C. con capitale Luoyang, più a est rispetto a Chang'an, di cui il nome dinastico. Attualmente si predilige la distinzione tra orientali-occidentali per evitare confusione con la meno nota dinastia degli Han Posteriori del periodo delle Cinque Dinastie e dieci Regni, sebbene gli storici cinesi, come Sima Guang, abbiano utilizzato l'altra distinzione.

Durante la dinastia Han si ebbero grandi progressi intellettuali, letterari, artistici e scientifici. Fu perfezionata la scoperta della Carta tanto da poterla utilizzare quale supporto per la Scrittura e soppiantare così il precedente sistema su Seta o su piccole liste di Bambù. Durante questa dinastia visse il più famoso storico cinese, Sima Qian司馬遷 (145 a.C. -87? d.C.), il cui Shiji史記 o Memorie Storiche fornisce tavole genealogiche, biografie e cronache dai tempi dei sovrani leggendari fino ai tempi dell'imperatore Wudi 漢武帝(141 a.C.- 87 a.C.).

La forza militare della dinastia Han permise all'impero di espandersi a occidente nella pianura desertica del Tarim, dove erano situate le città-stato e i principati dei Tocari, Saci e Sogdiani nella provincia del Xinjiang-Uigur attualmente di etnia prevalentemente uigura. In questo modo la Via della seta veniva resa sicura fino al Pamir, ai confini con la Battriana nell'odierno Afghanistan. Anche il Vietnam settentrionale e la Corea furono invasi dagli eserciti Han. In questo periodo si sviluppa il sistema di tributi in base al quale stati periferici indipendenti o semi-indipendenti pagano una sorta di omaggio formale di sottomissione alla Cina, inviano doni e stabiliscono sistemi di commercio regolato, in cambio della pace e del riconoscimento alla legittimità al governo locale. Anche l'invio di principesse cinesi servì a mantenere l'equilibrio diplomatico con i vicini, soprattutto con le tribù e le confederazioni nomadi del nord, in particolare con i Xiongnu e i Wusun.

Il periodo dei Tre Regni (Cinese semplificato: 三国; Cinese tradizionale: 三國; Pinyin Sānguó) è un periodo della storia della Cina. In senso strettamente accademico si riferisce al periodo tra la fondazione del Regno Wei nel 220 e la conquista del Regno Wu da parte della Dinastia Jin nel 280. Comunque, molti storici cinesi fanno risalire l'inizio di questo periodo all'insurrezione dei Turbanti Gialli nel 184.

Nell'anno 263, le truppe del Regno Wei conquistavano lo stato di Shu, cosicché i tre regni divennero due. Nel 265, Sima Yan, della prestigiosa famiglia Sima, discendente di Sima Qian, sconfisse l'imperatore Wei, togliendo così il potere alla famiglia Cao, e instaurando la dinastía Jin. Nell'anno 280, i Jin conquistarono il regno di Wu, di modo che riuscirono a riunificare sotto la nuova dinastia l'antico impero Han.

Comunque non durò molto tempo. La corte Jin in Luoyang fu sempre più minacciata dai popoli nomadi del nord che avevano formato vari stati ed avevano una grande tradizione militare difatti riuscirono a conquistare le capitali della dinastia Jin; Luoyang nel 311, e Chang'an nel 316. Così lo stato Jin scomparì dal nord della Cina, che rimase diviso in ben sedici regni. La conquista del nord da parte dei popoli nomadi o seminomadi provocò un importante esodo della popolazione verso il sud. La corte Jin si ricostituì nella città di Jiankang, molto più a meridione, vicino alla attuale Nanjing, dove continuarono a governare fino al 420. Gli storici cinesi hanno così dato il nome di "periodo dei Sedici regni" all'epoca compresa fra il 304 e il 439, durante la quale il nord della Cina attraversò una fase di frammentazione politica e di caos. Questi sedici regni inoltre erano retti da popoli di etnia non cinese.

Sarà un altro popolo di etnia non cinese, i tuoba, coloro che riuscirono ad unificare il nord della Cina sconfiggendo tutti questi piccoli stati e proclamando la dinastia Wei del Nord nel 440. Con il settentrione unificato, la Cina rimase divisa in due stati: quello nordico, nel quale si succederanno le cosiddette dinastie settentrionali: Wei del Nord, Wei del Est, Wei del Ovest, Qi del Nord y Zhou del Nord; e un altro al sud, nel quale, essendo sconfitto l'ultimo imperatore Jin nel 420, si succederanno quattro dinastie nella corte di Jiankang: i Song, Qi, Liang e Chen.

Dopo la fine della dinastia Tang, con la fondazione della dinastia Liang nel nord della Cina, inizia una fase di instabilità in cui, in un breve periodo, si succederanno cinque dinastie nel settentrione della Cina (dinastia Liang Posteriore, dinastia Tang Posteriore, dinastia Jin Posteriore, dinastia Han Posteriore e dinastia Zhou Posteriore), frattanto, nel sud apparirono dieci regni indipendenti. Questa epoca, dal 907 al 960, gli storici cinesi la conoscono come il "periodo delle Cinque Dinastie e Dieci Regni", o semplicemente "delle Cinque Dinastie".

Con Rivoluzione e Repubblica Cinese si intende il periodo compreso tra il 1911 (rivolta di Wuchang) ed il 1949 (proclamazione della Repubblica popolare cinese).

Nel 1950 furono introdotte una serie di riforme, fra cui quella agraria (ripartizione delle terre) e fu divulgata anche nelle campagne quella sul matrimonio (divorzio e libertà della donna) introdotta negli anni '30 dal Guomindang. Circa 5.000 missionari cristiani furono espulsi e nel periodo di terrore della riforma agraria (1950-1952) furono sterminati milioni di contadini e proprietari terrieri.

Nelle campagne dei Tre contro (Sanfan) e Cinque contro (Wufan) l’obiettivo fu costituito dalla “corruzione” degli industriali e dei capitalisti cinesi, cosa che costituì un pretesto per la nazionalizzazione di numerose imprese.

Il primo piano quinquennale (1953-1957, attuato a partire dal 1955) denotò una forte impronta sovietica nel privilegiare l’industria pesante a scapito della tradizionale risorsa economica cinese, l’agricoltura.

Nel 1956 col discorso Sui dieci grandi rapporti, Mao Zedong volle esporre la nuova visione socialista dei rapporti sociali, lanciando contemporaneamente la campagna dei Cento fiori. Quest’ultimo movimento era aperto agli intellettuali, che furono incoraggiati a partecipare al dibattito sull’evoluzione dello stato socialista; ben presto però questi iniziarono a criticare aspramente il governo, per cui si rese necessaria una campagna correttiva denominata Campagna contro la destra in cui mezzo milione di funzionari e intellettuali furono destituiti o mandati ai lavori forzati.

Pur essendo stato predisposto un secondo piano quinquennale, esso perse importanza di fronte al grande balzo in avanti (1958-1960), nel quale si avvertì un significativo distacco dalla linea dell’Unione Sovietica: venne avviata la collettivizzazione delle terre ed incoraggiato ogni sforzo per la produzione di materiali industriali come l’acciaio. Il Grande balzo in avanti ebbe esiti fallimentari, causando una carestia nella quale si stima siano morte decine di milioni di persone.

Nel 1959, in seguito alla repressione della rivolta di Lhasa, il Dalai Lama fuggì in esilio in India, ove costituì il Governo tibetano in esilio. Quello stesso anno il maresciallo Peng Dehuai criticò Mao Zedong definendo il Grande Balzo “espressione di un fanatismo piccolo borghese”, e venne destituito immediatamente dopo. Come reazione la destra del Partito, nella persona del sindaco di Pechino Peng Zhen e del suo vice, lo scrittore Wu Han, iniziarono a diffondere ed a rappresentare il dramma teatrale La destituzione di Hai Rui. Questo si rifaceva all’episodio storico dell’ingiusta destituzione dell’integerrimo funzionario imperiale Hai Rui, celandosi dietro la figura di costui quella dello stesso Peng Dehuai.

Nel 1962 vi fu la breve guerra Cino-Indiana, che si concluse a favore della Cina.

Negli anni successivi si assistette ad una radicalizzazione della lotta tra la destra e la sinistra del partito, quest’ultima sotto la guida di Mao Zedong e Lin Biao, che si proponevano una maggiore politicizzazione della società. Fu creato a questo scopo il movimento di educazione socialista, che trovò però scarso consenso; la destra cercò infatti di delimitare questo movimento in ambito puramente intellettuale e culturale (tesi di febbraio), ed ebbe così inizio la rivoluzione culturale (1965-1969). La sinistra istituì un “gruppo per la rivoluzione culturale”, presieduto da Chen Boda e guidato dalla cosiddetta “banda dei quattro”, e volle coinvolgere gli studenti delle scuole secondarie, i quali furono invitati a lasciare gli studi per organizzare ovunque delle sedute di indottrinamento politico e di distruzione della “vecchia cultura”, culminando in episodi di fanatismo quali la Comune di Shanghai. Il movimento, oltrepassando le intenzioni degli ideatori ebbe l’effetto di minare seriamente le basi dell’organizzazione statale, e per estinguerlo si dovette ricorrere alla forza militare.

Nel 1971 morì Lin Biao in un incidente aereo. Nello stesso anno il segretario di stato americano Henry Kissinger visitò segretamente la Cina, che pochi mesi dopo venne ammessa all’ONU occupando il posto di Taiwan. Nel 1972 seguì la visita del presidente americano Nixon.

Nel 1973 iniziò un nuovo contrasto tra la sinistra e la destra del partito, prima sotto l’insegna della campagna contro Confucio (ove per Confucio si intendeva attaccare Zhou Enlai), che suscitò come risposta da parte di quest’ultimo la critica a Lin Biao, critica a Confucio. Nello stesso periodo Deng Xiaoping ricomparve sulla scena pubblica.

Nel 1975 Zhou Enlai avanzò il piano delle quattro modernizzazioni (industria, agricoltura, difesa, scienza).

L’8 gennaio 1976 moriva Zhou Enlai, e il 9 settembre scomparve anche Mao Zedong. Ad ottobre venne arrestata la “banda dei quattro” mediante un’azione di polizia. Nell’aprile era stato designato Hua Guofeng come primo ministro, un funzionario che si schierò con l’ala radicale estromettendo il “moderato” Deng Xiaoping, la cui linea trionfò a partire da un paio d’anni dopo.

Nei primi anni ’80 iniziarono le riforme economiche che portarono al ritorno di una limitata proprietà agricola, alla liberalizzazione di alcuni settori del mercato ed all’istituzione delle “zone economiche speciali”, sottratte alla legislazione economica nazionale ed aperte agli investimenti stranieri ed infine alla revisione del sistema abitativo urbano. Nel 1984 furono abolite le comuni popolari.

Nel 1986 la corrente riformista guidata da Hu Yaobang lanciò il movimento del doppio cento richiamandosi a quello dei cento fiori (1956), secondo cui si proponeva una maggiore separazione tra le funzioni del Partito e quelle dello Stato. Seguirono manifestazioni studentesche di sostegno a Hu Yaobang. Quest’ultimo morì il 15 aprile 1989, e nelle commemorazioni gli studenti invocarono la democrazia. Gli organi di stampa replicarono che si trattava solo di pochi gruppi di “controrivoluzionari”, allora gli studenti iniziarono le manifestazioni che continuarono con gli scioperi della fame e gli applausi a Gorbachëv, in quel momento in visita ufficiale in Cina e considerato il campione delle riforme in Unione Sovietica. Le proteste culminarono nelle giornate del 16 e 17 maggio 1989 presso piazza Tiananmen a Pechino, quando l’esercito disperse i manifestanti sparando sulla folla. Probabilmente l’ordine di aprire il fuoco arrivò dalla stessa dirigenza, preoccupata che il movimento democratico potesse pregiudicare le riforme economiche.

Negli anni ’90 l’economia cinese, con la nuova formula economia socialista di mercato (1992) ha registrato una crescita significativa ed a tratti eccessiva, tanto da rendersi necessarie talvolta manovre di freno alla stessa.

Deng Xiaoping si ritirò dalla vita politica attiva nel 1992 e morì il 19 febbraio 1997. Nel luglio 1997 Hong Kong ritornò alla Cina, e la seguì Macao nel 1999.

Nel novembre 2002 Hu Jintao successe a Jiang Zemin alla segreteria generale del Partito Comunista Cinese.

Nel 2003 Hu Jintao fu designato presidente della Repubblica popolare cinese.

Nel 2007 il parlamento cinese ha votato una legge che consente la proprietà privata ai suoi cittadini. Un passo storico per una nazione ufficialmente comunista.

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Source : Wikipedia