Christian Vieri

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Inviato da maria 23/04/2009 @ 00:14

Tags : christian vieri, calciatori, calcio, sport

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Christian Vieri

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Christian Vieri (Bologna, 12 luglio 1973) è un calciatore italiano, attaccante svincolato.

Nato a Bologna, è cresciuto nella comunità italiana di Sydney, in Australia, dove ha avuto le prime esperienze calcistiche in alcuni piccoli club locali come il Marconi Stallions, squadra italoaustraliana. Tornato in Italia adolescente con la famiglia, ha vissuto a Prato fino all'ingresso nel calcio professionistico. È figlio di Bob Vieri, celebre calciatore anni Sessanta, e fratello di Massimiliano Vieri, anch'egli giocatore di calcio professionista. Occupa la 71° posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer.

Quando rientra dall'Australia nel 1988 il suo primo club è l'A.C. Santa Lucia, squadra di una frazione di Prato, in cui il suo primo allenatore è Luciano Diamanti, padre del calciatore del Livorno Alessandro Diamanti. L'anno successivo viene tesserato giovanissimo dal Prato, mettendosi in luce a suon di goal nel campionato Berretti. Viene poi ceduto al Torino, squadra con cui ha esordito in serie A il 15 dicembre 1991 in Torino-Fiorentina 2-0.

Successivamente gira l'Italia e l'Europa, giocando con Pisa, Ravenna, Venezia, Atalanta, Juventus, Atletico Madrid, Lazio, Inter, Milan, Monaco, figurando nella Sampdoria, approdando all'Atalantasuccessivamente nella Fiorentina, e infine all'Atalanta. Il 1/4/2009 Vieri chiede di essere svincolato dal club, il quale accetta le sue richieste.

Gioca una sola stagione alla Juventus, in cui arriva a disputare la finale della Champions League persa contro il Borussia Dortmund, ma a fine stagione viene ceduto per una cifra record all'ambizioso club spagnolo allenato da Radomir Antić, l'Atletico Madrid. Nonostante qualche problema fisico ripaga appieno lo sforzo economico della società e vince la classifica capocannonieri in Spagna, diventando Pichichi con 24 gol in 24 partite.

Dopo l'ottimo Mondiale del 1998 in Francia, dove segna 5 gol trascinando l'Italia fino ai quarti di finale, nonostante o forse a causa dell'arrivo di Arrigo Sacchi alla guida Atletico Madrid, viene acquistato dalla Lazio per 55 miliardi di lire, con la quale vince la Coppa delle Coppe, realizzando, tra l'altro, il primo dei due goal con cui i biancocelesti liquidano 2-1 il Maiorca in finale. Viene ceduto all'Inter nell'estate 1999 per la cifra record di 90 miliardi di lire. Con la maglia nerazzurra gioca 190 gare ufficiali con 123 gol (103 in campionato, 12 nelle coppe europee, 8 in Coppa Italia).

Insieme a Felice Borel, è l'unico calciatore ad avere vinto la classifica marcatori della serie A con un numero di gol superiore a quello delle presenze: 24 gol in 23 partite nel 2002/03, con una media di 1,04 gol a partita. Il 5 luglio 2005, alcuni giorni dopo aver risolto il contratto che lo legava all'Inter, firma un contratto biennale con l'altro club di Milano, il Milan, fino al giugno 2007. Dopo aver segnato appena un gol con i rossoneri, nel gennaio 2006 si trasferisce al Monaco, ma a marzo riporta un serio infortunio, che lo costringe a rinunciare ai Mondiali di Germania.

Nel giugno dello stesso anno firma un contratto annuale con la Sampdoria per la stagione 2006/07, per poi rescinderlo nell'agosto della stessa stagione, senza neanche aver messo piede in campo. Dopo alcune settimane firma sempre un accordo annuale con l'Atalanta, secondo il quale il suo ingaggio sarà spesato rispetto al contributo che riuscirà a dare alla squadra. La prima convocazione con i neroazzurri, ritardata dai probelmi seguiti all'infortunio, arriva il 17 aprile 2007, in vista della gara di campionato contro l'Empoli, nella quale gioca i 20 minuti finali. Torna al gol in campionato meno di un mese dopo, il 6 maggio 2007 con la maglia dell'Atalanta nella partita vinta per 3-1 contro il Siena, grazie ad uno spettacolare tiro da 40 metri che sorprende il portiere bianconero Manninger.

L'attaccante ha poi rischiato di lasciare il calcio per depressione, certificata da una perizia medica, causata dai fatti che evidenziarono i pedinamenti dell'Inter nei suoi confronti, quando nell'autunno 2006 seppe dai giornali che, nell'ambito dell'inchiesta Telecom, era stato trovato un dossier su di lui dal quale emergeva che era stato pedinato e che, altrettanto illegalmente, erano stati acquisiti i suoi tabulati telefonici. Nell'aprile del 2007, Vieri ha fatto causa a Telecom e all'Inter di Moratti chiedendo un risarcimento per danni all'immagine, alla vita di relazione e per mancati guadagni. Dopo che i pm di Milano hanno chiuso l'inchiesta, il legale di Vieri ha depositato nella causa civile la perizia medica e alcuni atti dell'indagine penale. Ora ha rinnovato la richiesta di un risarcimento di 12 milioni di euro a Telecom e di 9 milioni e 250 mila euro all'Inter per danni all'immagine, alla vita di relazione e mancati guadagni.

Al termine della stagione 2006/07 in cui segna 2 gol in 7 partite, scaduto il contratto con l'Atalanta, passa alla Fiorentina a parametro zero ed il 16 settembre segna il primo gol in maglia viola con un perentorio colpo di testa all'incrocio dei pali, proprio all'Atalanta. Il 25 ottobre a Villarreal realizza il suo primo gol "europeo" con la maglia della Fiorentina, tra l'altro in occasione della quattrocentesima partita tra i professionisti. Il suo bottino personale a Firenze è di 9 gol (3 in Coppa UEFA, 6 in serie A), 3 rigori procurati e qualche assist decisivo, ruolino di tutto rispetto se si pensa che non parte quasi mai titolare. Con la Fiorentina arriva fino alla semifinale di Coppa UEFA, dove viene eliminata dai Rangers Glasgow ai calci di rigore: suo l'errore decisivo dal dischetto.

Al termine della stagione non rinnova il contratto con i Viola, rimanendo svincolato.

Durante il giugno 2008, in previsione di un suo possibile terzo ritorno all'Atalanta, i tifosi atalantini, contrariati per il modo in cui l'attaccante si è trasferito alla Fiorentina nel 2007 e per la sua eccessiva esulatanza (si era tolto la maglia ed esultato sotto la curva Fiesole) dopo il gol del momentaneo 2-1 nel match Fiorentina-Atalanta del 16 settembre 2007 conclusosi 2-2, hanno tappezzato il centro di Bergamo ed il resto della provincia con numerosi manifesti raffiguranti una sua foto in maglia Viola con un grosso cartello di divieto sopra e le scritte "Vieri sei solo un ingrato, non sei degno dell'Atalanta" con sottotitolo "La Dea merita rispetto".

Nonostante le suddette proteste il 30 giugno l'Atalanta comunica l'acquisto ufficiale.. Ma il 1°aprile 2009 chiede di interrompere anticipatamente il rapporto contrattuale con la Società ed ottiene la rescissione consensuale dopo 9 presenze e 2 reti e una brutta serie di infortuni.

Il suo bilancio al 9 gennaio 2009 in termini di gol segnati in partite ufficiali in tutta la sua carriera è di 272 gol, così distribuiti: 194 nei campionati professionistici (142 in serie A, 25 in serie B, 24 nella Liga spagnola, 3 nella Ligue 1 francese), 15 nelle coppe nazionali (14 in Coppa Italia, 1 nella Coppa di Lega francese), 27 nelle competizioni europee (10 in Champions League, 15 in Coppa UEFA, 1 in Coppa delle Coppe e 1 in Supercoppa Europea), 2 nel Torneo Anglo-Italiano e 34 nelle varie nazionali (23 con la nazionale A, 1 con la nazionale Olimpica e 10 con l'Under 21). Il 19 gennaio 2008 Vieri ha segnato dal dischetto, contro il Torino, il suo 200esimo gol in partite ufficiali con le maglie di squadre di club italiane.

Ha in bacheca lo scudetto, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale vinti con la Juventus nella stagione 1996/97, la Coppa delle Coppe con la Lazio nella stagione 1998-1999 ed una Coppa Italia con l'Inter nella stagione 2004-2005.

Ha esordito con la Nazionale italiana il 29 marzo 1997 in Italia-Moldavia 3-0, partita in cui ha realizzato il 1000° gol nella storia della Nazionale. In tutto con la nazionale vanta 49 presenze ed ha preso parte a due Mondiali, nel 1998 e nel 2002, ed ad un Europeo, nel 2004. Salta invece l'Europeo del 2000 ed il Mondiali del 2006, a causa di un infortunio. Detiene, con Paolo Rossi e Roberto Baggio, il record di goal fatti da un calciatore italiano ai mondiali (9).

Per la parte superiore



Atalanta Bergamasca Calcio

Christian Vieri storico bomber nerazzurro

L'Atalanta Bergamasca Calcio è la principale società calcistica di Bergamo.

Con 49 campionati di Serie A "a girone unico" disputati, l'Atalanta è la squadra col maggior numero di partecipazioni alla massima serie fra le rappresentanti di città non capoluogo di regione, ed è perciò considerata come "la regina delle provinciali". Milita, attualmente, in Serie A.

L'Atalanta Bergamasca Calcio trae le sue origini dalla scissione dalla Giovane Orobia 1901. La prima società di calcio a Bergamo fu comunque il Foot Ball Club Bergamo, fondato da emigranti svizzeri nel 1903, che prese parte a campionati lombardi F.I.F. fino al 1910 (dal 1909-10 campionati FIGC).

Fondata il 17 ottobre 1907 da Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti come Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici "Atalanta", l'Atalanta deriva il suo nome dall'omonima atleta della mitologia greca. Nel 1913 crea la sezione calcio, sodalizio ufficialmente riconosciuto dalla FIGC solo nel 1914 all'atto dell'inaugurazione e collaudo del campo.

Il primo campo, situato in via Maglio del lotto, provvisto di tribuna con 500 posti a sedere era a ridosso della ferrovia, tanto che all'inaugurazione nel maggio 1914 un treno in fase di ingresso in stazione rallentò ulteriormente per permettere ai viaggiatori di assistere ad alcune fasi della partita. Nel 1914-15 partecipa alle eliminatorie del campionato di promozione lombarda classificandosi seconda nel girone B e riportando un lusinghiero quarto posto nel girone finale.

Dopo la sospensione dell'attività dovuta alla Grande Guerra, la società ripartì di slancio impegnandosi alla ristrutturazione di un vecchio ippodromo in disuso la Clementina, in zona Daste, vicino al confine con Seriate, per affrontare nel migliore dei modi l'ammissione alla massima categoria FIGC dell'epoca. Nel 1911 la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma assorbe il Football Club Bergamo e nel marzo 1913 inizia l'attività ufficiale.

Dopo aver battuto per 2-0 i concittadini della Bergamasca in uno spareggio disputato a Brescia il 5 ottobre 1919, l'Atalanta si guadagna l'accesso alla Prima Categoria della stagione 1919-20, dove si classifica terza nel girone B Lombardo.

Nel febbraio 1920, dopo una assemblea memorabile, la Società per gli Sports Atletici Atalanta e la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma si fondono assumendo la denominazione di Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma, poi semplificata nell'attuale Atalanta Bergamasca Calcio. Come divisa ufficiale vengono adottati i colori nero (portato in dote dalla precedente maglia dell'Atalanta, che era bianco-nera) ed azzurro (dalla Bergamasca, che aveva una colorazione bianco-blu).

L'Atalanta, disputa vari anni nei gironi interregionali e nel 1925 assume Cesare Lovati (ex giocatore del Milan) come primo allenatore professionista. Nel tentativo di arrivare nelle categorie nazionali, in quello stesso anno arrivano anche i primi stranieri: gli ungheresi Lukacs e Hauser. Due anni più tardi viene ingaggiato anche il primo allenatore straniero (Imre Payer) ed il primo massaggiatore (Sala).

Il 1928 è un anno molto importante per la società e per la città di Bergamo, poiché viene costruito uno stadio molto più grande, intitolato all'eroe fascista Brumana. In quei tempi venne considerato uno dei più belli in assoluto, con due tribune contrapposte, di cui una addirittura coperta. Quello stadio, dopo ampliamenti ed adattamenti è tutt’ora utilizzato con il nome "Atleti Azzurri d'Italia" anche se, per la verità, dimostra tutti i suoi anni, tant’è che è al centro di un annoso dibattito sull'eventualità di un totale restyling o di un suo “pensionamento”. Nel 1929-30, con l'istituzione del girone unico italiano, l'Atalanta, fallita l'ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione 1928-29, viene ammessa al campionato nazionale di Serie B per la prima volta.

Seguono campionati in cui la squadra milita dignitosamente nel campionato cadetto, anni in cui si distinguono numerosi giocatori bergamaschi come Vittorio Casati, Francesco Simonetti, i fratelli Riccardo e Giacomo Cornolti, Francesco Bettoni, Giulio Panzeri e Luigi Tentorio.

Un sussulto lo si ha al termine della stagione 1932/33, quando, per problemi economici, la società rischia di non iscriversi al campionato. Ne seguirà una colletta tra sportivi e la cessione di Carlo Ceresoli, l'elemento più rappresentativo, all'Ambrosiana-Inter. Come vedremo il privarsi dei “pezzi pregiati” per sanare il bilancio, negli anni seguenti diventerà una costante.

Finalmente nel 1936-37, con l'allenatore Ottavio Barbieri alla guida di una squadra composta prevalentemente da bergamaschi, raggiunge la Serie A. La partita d'esordio nella massima serie vide la Juventus ospite al Brumana, che per l'occasione si riempì al limite della capienza, con più di 15.000 spettatori. La stagione però, nonostante l'entusiasmo, si concluse con l'immediata retrocessione. Nell'estate seguente, la dirigenza cedette Bonomi alla Roma per una cifra sbalorditiva per l'epoca: 120.000 lire.

Ma il ritorno nella massima serie non si fece attendere, tant’è che nel 1939-40 l'allora presidente Nando Bertoncini affidò all'allenatore Ivo Fiorentini un'ottima squadra che centrò nuovamente la promozione in serie A. L'anno successivo la squadra si tolse grandi soddisfazioni, rifilando tre gol a Juventus e Milan, sconfiggendo il Bologna campione d'Italia e classificandosi al 5° posto finale. L'Atalanta continua la sua esperienza in serie A, con alla guida l'allenatore ungherese Nehadoma, fino al 1942/43, quando i campionati vengono sospesi per lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Al termine del conflitto, il presidente Turani, con una cordata di illustri personaggi del tempo, mette mano al portafogli per risanare un buco nel bilancio della società e, alla riapertura delle frontiere, porta a Bergamo gli ungheresi Kincses e Olajkar, i cui nomi vennero ricordati più per le grandi bevute che non per le prestazioni sul campo.

In questi anni la squadra staziona stabilmente nella massima serie, acquisendo la nomea di provinciale terribile. Sono gli anni del portiere Bepi Casari, ma anche degli stranieri svedesi e danesi. Tra questi diedero un ottimo contributo Bertil Nordahl (fratello del più celebre giocatore del Milan Gunnar), Leschly Soerensen e Karl Hansen, poi ceduto alla Juventus grazie ad un blitz dell'avv.Agnelli. Ma ciò che fece scalpore fu l'acquisto, da parte di Achille Lauro, armatore e sindaco di Napoli, dell'attaccante Hasse Jeppson per la cifra di 105 milioni di lire. Ci furono addirittura interpellanze parlamentari per via della cifra spesa, giudicata scandalosa e fuori da ogni logica.

Gli anni ’50 videro stabilmente l'Atalanta in Serie A, e numerosi furono i giocatori rappresentativi: Rasmussen, Nane Bassetto, Angeleri (tutt’ora recordman di presenze in maglia neroazzurra), Longoni, Rota e Severo Cominelli, giocatore con il maggior numero di marcature fino al 2006-07, superato da Cristiano Doni.

Nel 1955 la squadra orobica fu protagonista della prima diretta televisiva per una partita di calcio: al comunale contro la Triestina la RAI mandò in onda quello che decenni più tardi sarebbe diventato un lucroso businness. Due anni più tardi l'Atalanta fu protagonista di un campionato vissuto nei bassifondi e quando si salvò, all'ultima giornata, espugnando il campo di Padova, fu accusata di combine e quindi retrocessa. Un'onta che venne cancellata un anno più tardi quando i presunti testimoni ed accusatori, tra cui Giovanni Azzini, confessarono di avere inventato tutto, e la società venne riabilitata. Nel frattempo però la squadra, guidata dall'allenatore Karl Adamek, si era conquistata sul campo l'immediato ritorno in serie A.

Gli anni '60 videro l'acquisto di stranieri che diedero importanti contributi (Humberto Maschio, Flemming Nielsen e Gustavsson), l'udienza concessa da Papa Giovanni XXIII (bergamasco pure lui), e le prime apparizioni in Europa grazie alla Mitropa Cup.

Ma l'apice venne raggiunto nella stagione 1962-63 quando la società nerazzurra conquistò la coppa Italia. Questo trofeo,che tutt’ora è l'unico trofeo di una certa importanza conquistato a livello di prima squadra, arrivò a Bergamo dopo una vittoria per 3-1 in campo neutro a San Siro contro il Torino, con tripletta dell'attaccante bergamasco Angelo Domenghini. La storica formazione era la seguente: Pizzaballa, Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti e Magistrelli. Di questi, ben sette erano bergamaschi. L'anno seguente vi fu il debutto in Coppa delle Coppe, dove però l'Atalanta venne subito eliminata dallo Sporting Lisbona dopo uno spareggio.

Nel 1964 muore il presidente Turani, che viene sostituito dall'Ing.Luigi Tentorio. La squadra continua il suo cammino nella massima serie fino al 1968-69 quando, complice la cessione al Bologna del bomber Savoldi, retrocede in serie B dopo dieci anni. Alla presidenza Baracchi subentra a Tentorio, ma dopo un solo anno il nuovo “patron” diventa Achille Bortolotti.

Dopo un anno di purgatorio ritorna in A grazie all'allenatore Giulio Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (tra tutti Gaetano Scirea, Adelio Moro e Giovanni Vavassori). Purtroppo, dopo una salvezza risicata, nel 1972-73 l'Atalanta incappa in un'altra stagione-no, nella quale subisce la sconfitta più pesante di sempre (9-3 a San Siro contro il Milan) e retrocede per differenza reti, nonostante fosse sufficiente raccogliere soltanto un punto nelle ultime 3 giornate per salvarsi.

Questa volta la permanenza tra i cadetti dura più del solito, tant’è che per il ritorno nel massimo campionato bisognerà aspettare fino all'anno 1976/77, promozione ottenuta da Titta Rota soltanto dopo gli spareggi a Marassi contro Cagliari e Pescara. L'anno seguente la squadra ottiene una tranquilla salvezza, ma nel 1978/79, a causa dell'inconsistenza del parco giocatori, si ritorna in B. L'anno seguente viene mancata la promozione e nell'anno 1980/81 l'Atalanta sprofonda addirittura in serie C1.

È il punto più basso nella storia della società bergamasca. Il presidente Achille Bortolotti cede il comando al figlio Cesare. Questo adotta una politica lungimirante e centra l'immediato ritorno tra i cadetti dopo una marcia trionfale guidata dall'allenatore Ottavio Bianchi. L'anno successivo serve come assestamento, utile come trampolino di lancio per la squadra che, guidata da Nedo Sonetti, nel 1983/84 vince il campionato riportando la città ai livelli che le competono.

Il 1984/85 vede nella serie A italiana molti campioni stranieri del calibro di Michel Platini, Diego Armando Maradona, Hans Peter Briegel, Karl-Heinz Rummenigge, Zico e Socrates quindi l'Atalanta, per non sfigurare, acquista gli svedesi Lars Larsson e Glenn Peter Strömberg. Se il primo non lascerà il segno, il secondo diventa un pilastro insostituibile del centrocampo nerazzurro, dove resterà per molti anni, tanto da diventare capitano della squadra. Nello stesso anno comincia a farsi notare Roberto Donadoni, destinato ad una grande carriera.

La permanenza nella categoria prosegue fino alla stagione 1986/87 quando, complice la sfortuna, l'Atalanta retrocede all'ultima giornata. Ma, nonostante questo, la squadra di Sonetti riesce a raggiungere la finale di Coppa Italia, dove viene sconfitta dal Napoli campione d'Italia. Si qualifica quindi di diritto per la coppa delle Coppe.

Ed è proprio il 1987/88 l'anno della svolta con il giovane e rampante allenatore Emiliano Mondonico. La stagione è memorabile: promozione in serie A, ma soprattutto una cavalcata entusiasmante in Europa, dove viene raggiunta la semifinale della coppa delle Coppe. Partita in sordina, l'Atalanta elimina nell'ordine i gallesi del Merthyr Tydfil, i greci dell'Ofi Creta ed i portoghesi dello Sporting Lisbona, in una sorta di rivincita della sfida di quasi cinque lustri prima, con lo storico gol-qualificazione di Aldo Cantarutti nella città lusitana.

E, apertesi le porte della semifinale, l'Italia si accorge della bella favola di questa squadra provinciale, rimasta sola a difendere l'onore dell'Italia nelle competizioni continentali. Ma il sogno s’infrange contro i belgi del Malines (in fiammingo Mechelen), poi vincitori del trofeo, che il 20 aprile 1988 eliminano gli orobici nello stadio di Bergamo stracolmo che rende onore ad entrambe le squadre in una grande giornata di sport.

L'anno successivo, vede l'Atalanta ai nastri di partenza con una squadra di tutto rispetto, che annovera il centrocampo probabilmente più forte della propria storia: Stromberg, Fortunato, Nicolini, Bonacina e Prytz. E le attese vengono mantenute con un ottimo sesto posto finale, che le vale la qualificazione in coppa UEFA. L'avventura europea però non è fortunata come la precedente, poiché l'eliminazione arriva al primo turno per mano dei russi dello Spartak Mosca. Ma il campionato 1989/90 vede di nuovo l'Atalanta tra i protagonisti (anche grazie all'acquisto dell' argentino Claudio Paul Caniggia), la quale, con un bel 7° posto, riesce a bissare la qualificazione europea dell'anno precedente.

Ma i festeggiamenti per la bella stagione sono smorzati dalla notizia della morte, avvenuta in un incidente stradale, del proprio presidente Cesare Bortolotti. La presidenza torna al padre Achille Bortolotti, che traghetterà la società fino all'acquisto del pacchetto azionario da parte dell'immobiliarista Antonio Percassi.

Consiste in una partita di 90 minuti tra la formazione orobica e una ospite che si affrontano a Bergamo.

Introdotto nel 1992, al trofeo hanno preso parte squadre note del panorama calcistico, come le brasiliane Vasco da Gama, San Paolo e Gremio, nonché Juventus, Olympique Marsiglia, Milan, Real Sociedad, IFK Göteborg e Borussia Dortmund.

La squadra nel frattempo ottiene buoni risultati nella coppa UEFA 90/91, dove elimina i croati della Dinamo Zagabria, i turchi del Fenerbahce ed i tedeschi del Colonia, ma non può fare nulla nello scontro “fratricida” contro l' Inter nei quarti di finale. Il campionato vede un avvicendamento alla guida tecnica tra Frosio e Giorgi, che conclude la stagione in una posizione di tranquillo centro classifica. Negli anni seguenti, in cui si alternano gli allenatori Giorgi e Lippi, la squadra si mantiene nei quartieri alti della classifica di serie A, senza però centrare altre qualificazioni in coppa UEFA.

L'anno 1993/94 doveva essere quello del rilancio, tanto che il presidente Percassi decise di puntare su un tecnico emergente, Guidolin, per portare il cosiddetto "calcio-spettacolo" a Bergamo. Acquistò addirittura Franck Sauzée, centrocampista dell'Olympique Marsiglia campione d'Europa. Ma qualcosa non funzionò e la squadra retrocesse al penultimo posto, nonostante l'avvicendamento tra Guidolin e Prandelli (tecnico delle giovanili), a conclusione di una stagione disastrosa.

Il presidente decise di cedere la proprietà ad Ivan Ruggeri, che riaffida la squadra ad Emiliano Mondonico, il quale la riporta subito in serie A. Negli anni successivi, nel massimo campionato, arrivano a Bergamo giovani giocatori come Christian Vieri e Filippo Inzaghi: quest'ultimo riesce nel 1996/97, unico giocatore nerazzurro della storia, a vincere il titolo di capocannoniere nel massimo campionato, con ben 24 centri. L'annata viene però funestata dalla tragica fine dell'attaccante Federico Pisani, vittima di un incidente stradale nel febbraio 1997. A lui viene di diritto intitolata la curva Nord dello stadio di Bergamo, quella riservata ai tifosi atalantini. L'anno successivo la squadra non tiene fede alle attese e retrocede nuovamente tra i cadetti.

Ci si affida a Bortolo Mutti, vecchia gloria degli anni '80, ma la promozione non arriva. Per l'anno 1999/2000 si punta su Giovanni Vavassori, altra vecchia gloria, che bene aveva fatto come allenatore del settore giovanile. Ed i risultati arrivano, dato che centra la seria A al primo tentativo, utilizzando numerosi giovani cresciuti nel proprio vivaio. L'entusiasmo è talmente alto che l'anno successivo, il 2000/01, l'Atalanta si ritrova al comando del campionato più bello del mondo dopo il primo mese, giocando un calcio divertente e redditizio. Nel prosieguo della stagione la squadra accusa una leggera flessione, che però non le impedisce di concludere con un onorevole 7° posto.

Il presidente Ruggeri cerca allora di far fare il salto di qualità alla squadra, cedendo qualche giovane alle squadre economicamente più forti, ma acquistando giocatori di fama quali Comandini (30 miliardi di lire per il suo acquisto, il più caro della storia atalantina), Saudati, Sala, Dabo e Taibi. Ma i nuovi non si amalgamano e la stagione termina con una posizione anonima. Si evita la retrocessione con i gol di uno strepitoso Cristiano Doni, convocato poi per i Mondiali di Corea-Giappone del 2002. Ma il miracolo non si ripete, e l'anno seguente la "banda" allenata da Vavassori retrocede al termine di una stagione difficile, culminata con l'esonero dell'allenatore (a favore di Giancarlo Finardi, tecnico della formazione primavera) e la sconfitta nello spareggio-salvezza giocato contro la Reggina. Si prova a risalire immediatamente con la guida tecnica di Andrea Mandorlini, e l'impresa riesce nuovamente, anche se non senza sofferenze.

Ma l'altalena tra le categorie continua, ed una nuova retrocessione colpisce la squadra di Delio Rossi, subentrato a stagione in corso al tecnico artefice della promozione dell'anno prima, nonostante un'incredibile rimonta nel girone di ritorno. Ci si affida quindi al giovane tecnico romano Stefano Colantuono, che riporta nella categoria superiore la squadra dopo un solo anno di assenza, al termine di una stagione colma di record per la serie cadetta, concludendo al primo posto senza particolari affanni. La direzione della squadra gli viene confermata anche per il 2006/07, stagione in cui l'Atalanta si regala un ottimo ottavo posto, a ridosso della zona-Uefa, ponendosi come una delle rivelazioni della massima serie.

Al termine della stagione però, mister Colantuono decide di abbandonare Bergamo per trasferirsi al Palermo, e la società decide di puntare su Luigi Del Neri, reduce da una retrocessione in B con il ChievoVerona. Al tecnico di Aquileia viene affidata una squadra competitiva per ottenere una tranquilla salvezza: tra gli arrivi più importanti ci sono quelli di Padoin, Floccari, Costinha, Muslimovic, Simone Inzaghi, Langella e l'argentino Pellegrino.

A gennaio 2008 un aneurisma colpisce il presidente Ruggeri che, ad aprile dello stesso anno, viene affiancato alla presidenza dalla figlia Francesca, in qualità di vice-presidente, e dal figlio Alessandro in qualità di amministratore delegato. Nel frattempo la squadra si mantiene in una tranquilla posizione di centro classifica, dando talvolta la sensazione di poter addirittura conquistare un posto in coppa UEFA. La qualificazione europea tuttavia non arriva, lasciando a ricordo di una buona annata la doppia vittoria contro il Milan e un ottimo nono posto in classifica. Il 3 settembre 2008 viene nominato presidente il figlio Alessandro .

Molti di più sono i successi a livello giovanile, essendo il vivaio dell'Atalanta, gestito da Mino Favini, uno dei più stimati d'Europa: secondo una classifica stilata dal Centro studi di Coverciano, la società bergamasca possiede il migliore settore giovanile d'Italia ed il sesto in Europa, dietro a Real Madrid, Barcellona e tre squadre francesi. Il parametro utilizzato è quello dei giocatori di prima divisione prodotti dal vivaio. Nella stagione 2007/2008 22 giocatori provenienti dal vivaio dell'Atalanta hanno giocato nel campionato di serie A, 32 in quello di B e 3 all’estero Dal vivaio alla prima squadra, un percorso educativo. URL consultato il 24-03-2009..

Fra i vari giocatori provenienti dalle giovanili atalantine si possono ricordare, in tempi recenti, Roberto Donadoni, Gianpaolo Bellini, Alessio Tacchinardi, Domenico Morfeo, Tomas Locatelli, Ivan Pelizzoli, i gemelli Cristian e Damiano Zenoni, Marco Zanchi, Luciano Zauri, Paolo Foglio, Cesare Natali, Michele Canini, Massimo Donati, Alex Pinardi, Riccardo Montolivo, Marco Motta, Samuele Dalla Bona, Rolando Bianchi, Filippo Carobbio, Fausto Rossini, Andrea Lazzari, Simone Padoin, Giampaolo Pazzini, Inácio Piá, Inácio Joelson, Massimo Mutarelli, Marino Defendi, Tiberio Guarente, Daniele Capelli e molti altri ancora, tanto che quasi tutte le squadre delle prime due divisioni calcistiche hanno in rosa qualche giocatore uscito da questo florido vivaio.

Nonostante frequentemente si privi dei suoi giovani più promettenti, la società riusce sempre a trovare nuova linfa nel settore giovanile ed a lanciare nuovi promettenti volti nel mondo del calcio, molti dei quali bergamaschi d'origine, cosa assai rara nelle squadre professionistiche.

Il 17 ottobre 2006, presso la sala Congressi Papa Giovanni XXIII a Bergamo, sono state presentate le iniziative per celebrare i cento anni di storia della cosiddetta "regina delle provinciali". Tra i vari eventi si è svolta una notte bianca a Bergamo, denominata Notte NerAzzurra, con spettacoli, apparizioni di ex calciatori atalantini, concerti e fuochi d'artificio.

I festeggiamenti sono terminati il 17 ottobre 2007 con un programma di appuntamenti musicali e sportivi, tra cui soprattutto un prestigioso triangolare con Porto e Stella Rossa (vinto dai lusitani con i bergamaschi al secondo posto) e la partecipazione al Trofeo Teresa Herrera con Real Madrid, Deportivo La Coruña e Belenenses, cui si aggiungono mostre dedicate alla Dea.

In 85 stagioni sportive dall'esordio a livello nazionale nella Lega Nord nel 1922: sono compresi 2 tornei di Divisione Nazionale (A) e 6 tornei di Seconda Divisione (B). In precedenza l'Atalanta ha partecipato in ambito FIGC a 4 tornei vari del Comitato Regionale Lombardo.

Il tifo a Bergamo si riunisce nella curva Nord, ora intitolata a Federico Pisani.

I primi gruppi di tifo organizzato nacquero verso la fine degli anni '60 quando si formò il primo centro di coordinamento del tifo orobico, denominato Club Amici dell'Atalanta. Ma l'evoluzione si ebbe nel 1971 quando sorsero i Commandos. Cinque anni più tardi, nel 1976 nacquero, da una costola degli stessi Commandos, le Brigate Nero-azzurre. Gli anni '80 videro un'escalation della violenza negli stadi, e Bergamo non fu da meno anche a causa di nuovi gruppi, tra cui i famigerati Wild Kaos. Nei primi anni del nuovo millennio questi gruppi organizzati si sciolsero e, complici leggi molto restrittive, il fenomeno-violenza è andato diminuendo sempre più. Attualmente l'unico gruppo di tifo organizzato rimasto sono i Dell'Atalanta Supporters, che preferiscono indicarsi con il nome di Curva Nord Bergamo 1907.

L'Atalanta disputa il derby cittadino con l'AlbinoLeffe, ma la partita più sentita tra i tifosi è quella contro il Brescia. Vengono considerate come derby anche tutte le altre partite contro squadre lombarde.

Per la parte superiore



ACF Fiorentina

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La ACF Fiorentina, già Associazione Calcio Firenze nel 1926, poi Associazione Calcio Fiorentina nel 1927 e Florentia Viola nel 2002, più comunemente nota come Fiorentina, è la principale società calcistica ad alti livelli di Firenze. Fu fondata il 26 agosto 1926 grazie al marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano e gioca con una caratteristica divisa viola, scelta cromatica piuttosto rara (voluta espressamente dal Marchese stesso) nel mondo calcistico, motivo per il quale viene chiamata spesso in tutto il mondo la Viola.

Nel suo palmarès, oltre a tre successi in campo internazionale (Coppa delle Coppe, Coppa di Lega Italo-Inglese e Mitropa Cup), figurano 2 scudetti (uno nella stagione 1955-56 e l'altro in quella 1968-69), 6 Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, ottenuta nel 1996.

La Fiorentina è stata la prima squadra italiana a raggiungere la finale nella massima competizione continentale (Coppa dei Campioni 1956-57) ed il primo club a vincere la Coppa delle Coppe (1960-61), prima competizione UEFA per club vinta da una compagine italiana. Inoltre è una delle 13 squadre europee che hanno disputato le finali di tutte le tre coppe principali della UEFA (Coppa dei Campioni-Champions League, Coppa delle Fiere-Coppa UEFA e Coppa delle Coppe).

Le origini della squadra viola vengono datate 1898 quando viene creato il primo gruppo calcistico della città di Firenze chiamato "Florence Foot-Ball Club". Il club è aristocratico e chiuso per cui il popolo non aveva alcun interesse a seguirlo. Nel 1902 però un gruppo di giovani (tra cui Italo Capanni, Mario Meloni e un certo signor Galluzzo, parente del futuro giocatore della Fiorentina) creò la "Itala F.C.": il campo da gioco si trovava a Campo di Marte. Nello stesso periodo nasce il "Club Sportivo Firenze" (1903), che inizialmente si dedicò solo al ciclismo ed altri sport minori e solo in seguito si occupò anche di calcio. Nel 1908, poi, nasce il "Firenze Football Club" tra i cui fondatori ci fu Oreste Gelli. Questa volta il campo da gioco era il Prato del Quercione, al Parco delle Cascine.

Nel 1910 la "Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas" (fondata nel 1877) istituisce anche essa una sezione dedicata al calcio, nata in realtà per una scissione interna al "Firenze Football Club". Entrambi giocarono sul Prato del Quercione, ma i due terreni da gioco vennero separati da una corda sorretta da qualche picchetto piantato per terra. Il dissidio tra le due società crebbe: gli sportivi della Libertas venivano chiamati "ghiozzi rossi" a causa dei frequenti tuffi nel fosso che delimitava il campo (come i pesci chiamati volgarmente ghiozzi), per recuperare il pallone e per la loro maglia di colore scarlatto che indossavano. Questi stessi furono sfrattati dalle Cascine e andarono presso il campo di via Bellini, inaugurato il 22 aprile 1922.

Alla fine le uniche squadre calcistiche che spiccavano a Firenze erano il "Club Sportivo Firenze" e la "Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas". Nessuna delle due però era particolarmente brillante in campo nazionale. Per risolvere questo problema i due club sportivi pensarono di fare un sacrificio fondendo le due squadre per dare vita ad una nuova società che fosse più forte, sia come qualità che come fondi economici. È importante sottolineare che anche gli orientamenti del nascente regime fascista in materia di sport spingevano i sodalizi più recenti alla fusione ed all'accorpamento (ogni frazionismo che dividesse le città, anche solo in ambito sportivo, era infatti visto con sospetto dal regime). È indicativo di tale tendenza il fatto che le società nate in quel periodo, come l'Ambrosiana, il Napoli, la Roma e, appunto, la Fiorentina, furono il frutto di unioni di società preesistenti e, sia nel caso dei viola che in quello dei giallorossi, artefici delle fusioni fossero proprio i federali fascisti provinciali Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano e Foschi (mentre per l'Ambrosiana la richiesta venne addirittura avanzata da Mussolini in persona).

Il 3 luglio 1926 (anche se, alcuni documenti, riportano la data del 7 luglio 1926) la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas giocò la sua ultima partita ufficiale (ultima giornata del Campionato Nazionale di II Divisione) contro il Prato con la seguente formazione: Sbrana, Farina, Posteiner, Barigozzi, Magnifico, Salvatorini, Mazzacurati, Focosi, Csapkay, Segoni II, Baldini. Il risultato finale: 1-1, con reti di Miliotti per i lanieri e pareggio gigliato di Baldini. La classifica finale consentì alla squadra fiorentina l'ammissione alla rinnovata cadetterìa, nel quadro della riforma dei tornei della FIGC intervenuta quell'anno.

Grazie al piazzamento della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas, la Fiorentina poté dunque iscriversi al nuovo Campionato di Prima Divisione, equivalente alla Serie B dei giorni nostri.

La Fiorentina venne fondata il 26 agosto 1926 in uno studio notarile dalla fusione tra il "Club Sportivo Firenze" e la sezione calcio della "Palestra Ginnastica Libertas". Il primo presidente fu il Marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, che rimase tale per quindici anni mentre il primo allenatore fu Károly Csapkay.

I colori sociali erano inizialmente gli stessi di Firenze: il bianco ed il rosso. La maglia da gioco era mezza bianca e mezza rossa anche se da Colle Val d'Elsa nel 1927 arrivarono le maglie della Colligiana a spicchi biancorossi (un dono fatto dai colligiani in onore dell'antica fratellanza Colle-Firenze) che nel 1929, si dice per un errato lavaggio, portarono al colore viola, colore che piacque subito alla dirigenza ed ai tifosi, e per questo divenne quello ufficiale della squadra.

La squadra fu ammessa al girone C (anno 1926-27), ed esordì in campionato, e dunque in una competizione ufficiale, il 3 ottobre 1926, nel match casalingo contro il Pisa, terminato poi con una vittoria per 3-1. Quel campionato per la formazione biancorossa non fu particolarmente brillante, infatti la squadra si classificò al 6° posto su 10 squadre; fu più che altro un campionato di assestamento e di formazione. Tra tutti i giocatori però si fece riconoscere un certo Bolteni (della Fiorentina) che alla fine del campionato aveva segnato un totale di 12 reti diventando così capo cannoniere della stagione. In realtà il suo vero nome era Rodolfo Volk, classe 1906, un biondo di Fiume che, essendo sotto servizio di leva, non poteva giocare senza l'autorizzazione delle autorità competenti. Il permesso non gli fu concesso per motivi politici e il giocatore fu così costretto a presentarsi presso i campi da gioco sotto falso nome. In seguito Volk si trasferirà a Roma divenendo un idolo della tifoseria giallorossa.

L'ultima partita contro il Bari fu decisiva per il campionato; la Fiorentina giocò fuori casa e perse 5-3. Durante la partita ci furono molti incidenti, i giocatori fiorentini furono insultati e minacciati dalla tifoseria barese. Il reclamo da parte della società biancorossa non servì e la squadra si dovette accontentare del secondo posto in classifica con 18 punti a pari merito con la Ternana Calcio, compagine con cui diete vita ad un altro appassionante duello concluso 3-3 a Firenze e con la vittoria dei gigliati a Terni per 1-0. Le due formazioni avrebbero dovuto disputare uno spareggio che non venne giocato a causa dei problemi economici che investirono la societa' umbra..

La Federcalcio per la stagione 1928-29 modificò l'assetto del massimo campionato volendo formare un unico girone per l'anno successivo; creò così due gironi formati ognuno da 16 squadre: le prima otto di ogni girone avrebbero fatto parte della Serie A dell'anno successivo, mentre le altre nove avrebbero formato la Serie B. La Fiorentina, inclusa nel girone B, arrivò ultima con soli 12 punti e 5 partite vinte, 26 reti fatte e 96 subite. La squadra era sempre allenata da Csapkay, ma a lui si aggiunse l'ungherese Gyula Feldmann che gli rimase al fianco pure per la stagione successiva. Alla rosa dei giocatori quell'anno si aggiunsero Meucci, Luchetti e Chiecchi. Il portiere della Fiorentina, Pieri, viene sostituito da Sernagiotto dopo due pessime prestazioni: 0-3 in casa contro l'Ambrosiana e 0-11 a Torino contro la Juventus.

La settimana dopo però disputò una notevole partita contro il Genoa che schierava in campo la formazione: De Prà, Lombardo, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Parodi, Puerari, Bodini, Catto, Chiecchi, Rosso. La Fiorentina passò in vantaggio nel primo tempo con un gol di Pilati IV, ma il Genoa riuscì a fare due gol negli ultimi tre minuti finali dell'incontro. I tifosi fiorentini ritennero l'arbitro, un certo signor Galassi, piuttosto parziale nei confronti della squadra ospite. La situazione diventò pericolosa a tal punto che i dirigenti della Fiorentina dovettero accompagnare il direttore di gara in macchina fino alla stazione di Signa, dove l'arbitro fu comunque aggredito. Il campo da gioco di Firenze venne così squalificato per una giornata.

La settimana dopo perse ancora, stavolta contro il Napoli per 2-7, mentre la settimana ancora successiva ci fu un'altra sconfitta contro la Lazio per 0-4 sul campo neutro di Modena.

La caratteristica maglia viola con il distintivo a sinistra sul petto raffigurante il giglio rosso in campo bianco simbolo e stemma di Firenze (da cui l'aggettivo gigliati con cui i giocatori della squadra vengono spesso citati) fu indossata ufficialmente il 22 settembre 1929 in una amichevole con la Roma. Si dice che le maglie viola furono adottate per un caso fortuito: le maglie biancorosse vennero mal lavate da una lavandaia in un fiume, stingendo e assumendo un colore violaceo. In realtà pare che fu il marchese Ridolfi in persona a volere il cambio del colore nel viola come espressione cromatica del giglio fiorentino. A tal proposito Indro Montanelli, tifoso della Fiorentina, ha sempre sostenuto che quel colore "appartenesse" alla città al di là dell'errore del lavandaio (una leggenda che a dire il vero si ripete nella storia di molte altre squadre) in quanto a suo giudizio furono proprio degli alchimisti fiorentini del trecento ad ottenere artificialmente il viola. Appresi i segreti dalle popolazioni orientali del Meditterraneo, infatti, queste persone fecero di Firenze il più importante centro di produzione occidentale del suddetto colore, ottenuto attraverso un particolare lichene del gruppo delle Roccellaceae (da cui il nome della famiglia fiorentina dei Rucellai), la Roccella tinctoria , alla quale diedero il nome di oricello, dal latino òra, che sta per estremità, confine. Difatti, il viola è collocato all’estremo dello spettro cromatico (già allora, ovviamente visibile nel fenomeno dell’arcobaleno) e dopo questo colore si estende un altro territorio, la gamma degli ultravioletti, il mondo dell’invisibile, non percepibile dai sensi ma solo dall'intuito. È questo il viola universalmente associato al fantastico, all’incantesimo e alla magia. Ai fiorentini successivamente il cambio di colore piacque e fu quindi deciso di adottarlo definitivamente.

Nella sua prima stagione di Serie B (1929-30) la Fiorentina si classificò quarta con 40 punti. La formazione viola tipica di quest'annata era: Sernagiotto, Magli, Renzo, Sinibaldi, Staccione, Pizziolo, Neri, Luchetti, Staffetta, Baldinotti, Galluzzi, Rivolo. Tra questi Mario Pizziolo (Pizziolo I) e Bruno Neri finirono a giocare in nazionale.

Il campionato 1930-31 della Serie B lo vinse proprio la Fiorentina che conquistò la vetta della classifica con 46 punti. Il punto decisivo fu segnato sul campo della Spezia Calcio con una rete del fiorentino Baldinotti. La Fiorentina giunse a parimerito con il Bari, proprio la compagine che tre anni prima aveva strappato il titolo cadetto ai gigliati. La squadra viola si guadagnò così la Serie A. In casa riuscì sempre a segnare almeno una rete anche se non riportò mai risultati eclatanti. Alla formazione si erano aggiunti il portiere Bruno Ballante, detto "il gatto magico", (acquistato dalla Roma) e il difensore Renato Vignolini.

La formazione di quell'anno fu: Ballante, Corbyons (Magli R.), Vignolini, Staccione, Pizziolo I (Neri), Neri (Pizziolo II), Luchetti, Staffetta (Moretti), Baldinotti, Galluzzi, Rivolo.

Luigi Ridolfi aveva intanto ripreso la presidenza della squadra, dopo essere stato nominato Commissario Straordinario nel 1928. Proprio quando la Fiorentina riceveva la promozione per la Serie A, il Marchese pensò di dimettersi a causa di altri impegni politici e sportivi. La Federcalcio però invitò Ridolfi ad assumere almeno la carica di Commissario Straordinario, che venne acettata volentieri.

La Fiorentina che adesso era giunta in serie A aveva il problema di dover sostenere in campo squadre di alto calibro come la Juventus, il Genoa, l'Ambrosiana, il Bologna e la Roma. Per questo la squadra viola pensò di comprare alcuni giocatori tra cui il difensore Gazzari dalla Triestina, il centrocampista Giuseppe Bigogno dal Legnano, Alfredo Pitto, che nel 1931 regalerà alla Fiorentina la prima maglia azzurra, e Antonio Busini dal Bologna, Gastone Prendato dal Padova.

Anche l'allenatore Feldmann, ormai solo dopo che Csapkay se ne andò, fu cambiato perché ritenuto inadatto alla Fiorentina di serie A. Fu chiamato così Hermann Fellsner, austriaco, dal Bologna.

Alla Fiorentina mancava però un centravanti solido che potesse portare la squadra al prestigio. Prima dell'inizio del campionato fu acquistato per trentamila lire dal Nacional l'uruguaiano Pedro Petrone, detto l'artillero. Petrone era stato il protagonista delle olimpiadi del 1924 a Parigi e a quelle di Amsterdam del 1928, quando aveva condotto la nazionale "celeste" alla medaglia d'oro. Nei mondiali del 1930 invece, l'attaccante deluse le aspettative, nonostante si giocasse in Uruguay e nonostante il titolo mondiale vinto. Era quindi un campione in cerca di riscatto quello che sbarcò a Genova con un lussuoso transatlantico il 6 agosto 1931. Petrone percepiva uno stipendio di duemila lire mensili (il doppio di un funzionario di stato di alto livello, ma la metà circa di quello di Orsi alla Juventus). Arrivò insieme a lui, il difensore Guido Laino del Penarol. Laino tuttavia subì uno strappo muscolare in allenamento che lo fece rientrare in Uruguay dopo pochi mesi senza che potesse mai esordire in maglia viola.

Petrone arrivò in Italia senza scarpe da calcio; girò diversi negozi a Firenze per trovare delle calzature che gli andassero bene. Addirittura la direzione della squadra telegrafò a Montevideo per richiedere le scarpe personali del giocatore. Durante una visita a Bologna presso l'amico Sansone trovò un paio di scarpe che gli calzavano a pennello (probabilmente presso via Rizzoli).

Dopo essere tornato a Firenze durante un allenamento sul campo della Giglio Rosso, sul Viale dei Colli, tirò un calcio così forte al pallone che, dopo aver oltrepassato la rete di protezione, questo spaccò la vetrata di una villa nei pressi.

Amante del tango e della vita comoda, meno, secondo le cronache, della cucina italiana, Petrone legò molto con il compagno di squadra e compatriota Carlos Gringa, che a differenza dell'artillero rimase tutta la vita a Firenze. Dopo una prima stagione esaltante, Petrone disputò il suo secondo campionato in tono minore. La retrocessione ad ala destra decretata dall'allenatore Felsner durante la seconda stagione in viola, lo portò a forti contrasti col tecnico. La decisione della società di schierarsi con l'allenatore e di multarlo con un'ammenda di duemila lire spinse Petrone ad abbandonare la squadra il 24 marzo del 1933 con una rocambolesca fuga nella notte, per fare ritorno in Uruguay.

Con la promozione in Serie A il vecchio stadio che si trovava in via Bellini non era più adatto. Il nuovo stadio, voluto dal marchese Luigi Ridolfi (che nel frattempo aveva ripreso la presidenza della squadra dopo i fatti di Torre Annunziata del 1928), doveva sorgere alle Cascine, dove c'erano già diversi impianti sportivi. Successivamente però fu presa la decisione di costruirlo presso Campo di Marte, il quale offriva più spazio e più facilità di comunicazione essendo vicino alla ferrovia. Il progetto venne affidato all'architetto Pier Luigi Nervi.

Inizialmente lo stadio fu intitolato a Giovanni Berta, un caduto fascista. Dopo la seconda guerra mondiale il nome fu cambiato semplicemente in "Comunale", mentre nel 1991 prese definitivamente il nome di "Artemio Franchi" in onore dell'ex presidente della FIGC oltre che dirigente della Fiorentina.

In realtà, il terreno del nuovo stadio, venne calcato dalla squadra viola il 10 settembre 1931 quando superò, in amichevole, il Montevarchi per 6 reti a zero (4 gol di Petrone).

Nella stagione 1955-56 la squadra gigliata ottiene il suo primo scudetto. Il presidente di allora, Enrico Befani, industriale tessile pratese, costruì un'ottima squadra, soprattutto con gli innesti dell'attaccante Miguel Montuori, argentino di origine sorrentina andato in Cile a cercare fortuna calcistica, e dell'asso brasiliano Julio Botelho, detto Julinho, i quali, con il loro estro e la tecnica sopraffina, fecero aumentare notevolmente la capacità offensiva del gioco. Bernardini aveva apprezzato Julinho ai mondiali (Svizzera 1954), lo considera la più forte ala destra del mondo, un giocatore completo per il genio, la forza atletica, lo scatto bruciante, la naturalezza con cui guida il gioco offensivo della squadra. Gioco rifornito assiduamente da un centrocampo di alto spessore tecnico, costituito dalla mezzala Guido Gratton e dal mediano Armando Segato, coadiuvati da un'ala tornante, ruolo ricoperto a turno da Maurilio Prini e Claudio Bizzarri. Completava la formazione un reparto difensivo, arcigno e grintoso nei contrasti come lo stopper Beppe Chiappella ed il terzino Ardico Magnini, ma anche classico e capace di passaggi precisi come il centromediano e capitano Francesco Rosetta e l'altro terzino Sergio Cervato. Il portiere era un giovanissimo Giuliano Sarti che in futuro avrebbe ricoperto quel ruolo nella leggendaria F.C. Internazionale degli anni 60.

Per la squadra allenata da Fulvio Bernardini con i gol di Montuori e di Giuseppe Virgili è una marcia trionfale; i viola arrivano imbattuti all'ultima giornata – sconfitti dal Genoa a Marassi (3-1, raggiunti ad un quarto d'ora dalla fine con un rigore regalato e battuti due volte negli ultimi 5'). Lo scudetto, conquistato con largo anticipo, era già stato festeggiato la domenica precedente, in occasione dell'ultima partita casalinga (4-1 alla Lazio), il 27 maggio. La gara venne preceduta dalla sfilata del calcio storico. Nella stagione 1956-1957 la Fiorentina partecipò alla Coppa dei Campioni, e fu la prima squadra italiana a disputare una finale nel prestigioso torneo. Ciò avvenne nel 1957 contro il Real Madrid di Alfredo Di Stefano perdendo per 2 a 0. Come voleva il regolamento dell'epoca, la finale si disputò nello stadio della squadra detentrice del torneo il Santiago Bernabéu di Madrid. In un contesto ambientale eccezionalmente sfavorevole, centomila spettatori assiepati sulle gradinate ed il "caudillo" Francisco Franco in persona in tribuna d'onore, la squadra viola resse sullo zero a zero sino a venti minuti dalla fine dopo che nel primo tempo Julinho aveva sprecato clamorosamente una palla gol per la Fiorentina. Decisivo si rivelò, per le sorti della gara, il rigore, trasformato da Di Stefano al 68° minuto, penalty che, come già rivelato dai cinegiornali dell'epoca, fu molto contestato e tutt'oggi appare molto dubbio. Fu poi il sigillo di Gento, sette minuti più tardi ad assegnare alle "merengues" la loro seconda coppa dei campioni.

In campionato colleziona una serie di 4 secondi posti consecutivi, e nella stagione 1960-1961 è la prima squadra a vincere il trofeo della Coppa delle Coppe: nella prima edizione, batté in una doppia finale i favoritissimi scozzesi del FC Rangers di Glasgow, con la doppia vittoria per 2-0 e 2-1. Si ripete nella stagione seguente, giungendo nuovamente in finale contro un'altra squadra di rango, l'Atletico Madrid: nella prima gara riesce ad impattare per 1-1, e nella ripetizione viene travolta per 3-0 dai madrileni.

Nel 1968-69 la Fiorentina vince il suo secondo titolo nazionale (scudetto). Dopo una partenza in sordina, la Fiorentina si inserisce fra Milan e Cagliari e, perdendo una sola partita in tutto il campionato (3-1 con il Bologna), le stacca e non si fa più riprendere conquistando lo scudetto con una giornata di anticipo andando a vincere a Torino in casa della "odiata" Juventus 2-0. Protagonisti principali di questa squadra furono Chiarugi, De Sisti, Amarildo, Esposito, Merlo, Maraschi, Ferrante, Brizi, Rizzo e Superchi, tutti sotto la guida dell'allenatore Bruno Pesaola.

Gli anni '70, se si esclude la vittoria della Coppa Italia nel 1975, sono abbastanza deludenti per la compagine viola. La Fiorentina staziona a metà classifica rischiando per ben due volte ('70-'71 e '77-'78) l'onta della B. Delle giovani speranze acquistate nella prima metà del decennio, come Moreno Roggi, Vincenzo Guerini, vittime di gravissimi infortuni, e Antognoni solo quest'ultima si conferma ad altissimi livelli. Proprio Antonio diverrà l'unica vera bandiera nella storia del club viola. Dal vivaio escono talenti come Desolati e soprattutto Giovanni Galli. Sono anni di presidenze oculate, Ugolini, ed oneste ma povere, come quella di Melloni, ed in campo, di dignitosi giocatori come, Alessio Tendi, Steno Gola, Giancarlo Galdiolo e Marco Rossinelli. La squadra non riesce ad uscire dal grigiore e della mediocrità.

Negli anni '80 subentra una nuova dirigenza, quella dei Pontello, costruttori edili a capo di una impresa multinazionale. Nel 1981 i Pontello attuano delle scelte come il cambio dell'inno e, soprattutto, del giglio, simbolo della squadra, che creeranno non poche polemiche fra i tifosi, ma a queste si contrappongono delle operazioni di mercato che portano in viola giocatori di alto livello come Graziani e Pecci dal Torino, il centrocampista tecnico Bertoni dal Siviglia, il centrocampista rivelazione dal Monza Massaro e il massiccio difensore Vierchowod in prestito dalla Sampdoria; inoltre arrivano altri giocatori come Casagrande.

Tutta la squadra girava intorno a Antognoni e cominciò un'emozionante testa a testa con la Juventus. Il 9 ottobre 1981, avvenne un grave incidente ad Antognoni: al 57' minuto della partita Fiorentina-Genoa (finita poi 3-2 per i viola) il portiere Martina, durante un'uscita, colpì con le ginocchia il viso del centrocampista viola, che rimase a terra privo di sensi. Dopo questo infortunio, che sul momento fece temere per l'incolumità del giocatore (riportò una frattura alle ossa craniche, con grave rischio per la sua stessa vita), rimarrà fuori dai campi di gioco per quattro mesi.

Successivamente, l'allora direttore sportivo Corsi decise di acquistare Luciano Miani nel mercato invernale per prendere temporaneamente il posto del capitano della formazione gigliata. Il rientro di Antognoni avvenne poi nel match casalingo vinto per 1-0 contro il Cesena, mentre in Napoli-Fiorentina (terminata 0-1) tornò al gol con un pallonetto dopo una discesa di 40 metri.

All'ultima giornata, Fiorentina e Juventus erano appaiate a 44 punti e i viola giocavano a Cagliari mentre la Vecchia Signora era di scena a Catanzaro; Graziani realizzò una rete che l'arbitro Mattei annullò per un fallo molto dubbio di Bertoni sul portiere sardo, mentre la Juventus vinse 1-0 a Catanzaro su rigore di Brady per fallo di mano di un difensore calabrese,anche se in precedenza l'arbitro aveva colpevolmente sorvolato su un fallo da rigore compiuto da Brio sull'attaccante catanzarese Borghi. Successivamente a questa delusione fra i tifosi viola nacque il motto "Meglio Secondi che Ladri".

Il 1990 in Italia sarà ricordato per i Mondiali di calcio disputati proprio nel nostro paese ma anche per la rivolta contro i Pontello riguardo la questione Baggio. La Fiorentina era intanto tornata nel grigiore dei vecchi tempi: la squadra lottava per la salvezza in campionato mentre si esaltava in Coppa UEFA, eliminando, nel seguente ordine, squadre come l'Atletico Madrid, i francesi del Sochaux e dell'Auxerre, i sovietici della Dinamo Kiev e in semifinale i tedeschi del Werder Brema.

In finale, per la prima volta nella storia della manifestazione, arrivano due squadre italiane: la Fiorentina e la Juventus. Durante il match d'andata, la Fiorentina perde per 3-1 a Torino contro la Juve, ma questa partita si concluse immediatamente in un turbine di polemiche per l'arbitraggio contestatissimo di Emilio Soriano Aladrén; a seguito del fine partita, il difensore viola Celeste Pin dichiarerà ai microfoni RAI uno scandito e lapalissiano "Ladri!!!", episodio emblematico per fotografare al meglio la situazione. Queste improvvise dichiarazioni costarono alcune squalifiche importanti per la società viola che, pareggiando per 0-0 ad Avellino (in sostituzione di Firenze perché campo squalificato dopo la semifinale con il Werder Brema), consegnarono di fatto alla squadra juventina la Coppa UEFA.

Ma i fiorentini erano più allarmati dal fatto che Baggio potesse andarsene e di fatto il giorno dopo la finale di Coppa UEFA, i Pontello annunciarono la sua cessione alla squadra più odiata da Firenze, la Juventus. Inoltre i Pontello dichiararono che nonostante la cessione del giocatore, loro sarebbero rimasti a Firenze alla guida della società viola.

Fu questa la scintilla che scatenò il popolo Viola, che scese in piazza a protestare cingendo d'assedio la sede della Fiorentina e l'abitazione della famiglia proprietaria della squadra. Furono giorni di tensioni e scontri in città con numerosi arresti e denunce tra i tifosi viola, inferociti, non tanto dalla vendita del loro campione, ma dal proclama della proprietà di non passare la mano ad un successore; questa rivolta di piazza in effetti non fece altro che accelerare la trattativa di passaggio di proprietà dai Pontello ai Cecchi Gori.

Nel 1990 i Pontello, contestatissimi per aver venduto Baggio ai rivali storici della Juventus, cedono il testimone vendendo la Fiorentina al famoso produttore cinematografico Mario Cecchi Gori, che però scompare il 5 novembre 1993.

Per consentire alla Fiorentina di risollevarsi dagli ultimi anonimi campionati, Cecchi Gori decise di investire nella campagna acquisti, portando a Firenze giocatori come Stefan Effenberg e Brian Laudrup dal Bayern Monaco, Francesco Baiano dal Foggia e Fabrizio Di Mauro dalla Roma.

A inizio stagione la squadra veleggiava nelle zone dell'alta classifica, e fra le prestazioni fornite venivano alternate vittorie larghe (7-1 in casa contro l'Ancona) a sconfitte altrettanto pesanti (3-7 in casa contro il Milan). La stagione sembrava continuare per il meglio, ma il 3 gennaio 1993 l'allenatore Luigi Radice fu esonerato da Vittorio Cecchi Gori (ancora vice-presidente) nel corso di un chiarimento nello spogliatoio viola (in realtà, da più parti si mormora che la ragione dell'esonero fosse dovuta ad una relazione extraconiugale tra Rita Rusic, all'epoca moglie di Cecchi Gori, e Radice). La ragione ufficiale dell'esonero fu la sconfitta casalinga contro l'Atalanta, 1 - 0 con gol di Carlo Perrone. In panchina, per i nerazzuri sedeva, infausto presagio, nientepopodimeno che Marcello Lippi, inviso poi alla tifoseria viola per i suoi imperdonabili trascorsi juventini.

In sostituzione di Radice arrivò, dopo una serrata trattativa condotta in un noto Hotel del centro di Firenze, Aldo Agroppi, ma a giudicare del tripudio mediatico che si stava scatenando sembrava che a sedersi sulla panchina viola sarebbe stato Cruijff. La squadra, dopo questo avvicendamento, ebbe un calo spaventoso inanellando una serie di partite povera di vittorie tanto da esserne schernita da varie tifoserie avversarie (memorabile lo striscione "Produttore: Vittorio Cecchi Gori, regista: Aldo Agroppi, titolo: Le comiche"). Dopo varie giornate, Agroppi fu sostituito da Luciano Chiarugi (in coppia con Giancarlo Antognoni) che non riuscirono però a salvare la Fiorentina.

Il 6 giugno 1993, ultima giornata del campionato, Udinese e Fiorentina si contendevano un posto per rimanere in Serie A: la squadra viola giocava in casa contro un Foggia ormai salvo da tempo e l'Udinese era di scena a Roma. La Fiorentina vinse per 6-2 ma il pareggio fra Roma e Udinese, dovuto ad un gol del bianconero ed ex romanista Stefano Desideri che aveva percorso gran parte del campo con il pallone fra i piedi, condannò i viola ad una retrocessione in Serie B arrivata nuovamente dopo cinquantaquattro anni.

Il 5 novembre 1993 scompare il famoso produttore cinematografico e da tre anni presidente della società viola Mario Cecchi Gori, probabilmente per infarto. Una folla immensa partecipa alle sue esequie e tributa un lunghissimo applauso. Il testimone della presidenza gigliata passa al figlio Vittorio.

Vittorio Cecchi Gori fu affiancato dalla madre Valeria, presidente onorario. Il nuovo presidente avrebbe ingaggiato successivamente giocatori del calibro di Francesco Toldo, Anselmo Robbiati, Manuel Rui Costa, Andrej Kančelskis, Edmundo ed Enrico Chiesa.

Il campionato di B del 93-94, con Batistuta in attacco ed altri giovani validi, fu conquistato dalla Fiorentina che, con alla guida Ranieri, lo vinse con qualche giornata d'anticipo, riconquistandosi così dopo un anno la partecipazione al massimo campionato italiano.

Tornata in Serie A, la Fiorentina si rinforza acquistando alcuni giocatori, tra i quali spiccano Manuel Rui Costa, astro nascente del Benfica, ed il neo campione del mondo Marcio Santos: il primo instaurerà un legame speciale coi tifosi, il secondo si rivelerà una delusione e verrà ceduto dopo soltanto un anno. Ma è soprattutto l'anno di Gabriel Batistuta, che diverrà capocannoniere del torneo e infrangerà il record di reti consecutive, battendo quello stabilito precedentemente da Ezio Pascutti. La Fiorentina si piazzerà decima in campionato a fine stagione.

Nella stagione 1995-1996 la Fiorentina si rinforza in difesa acquistando Lorenzo Amoruso e Emiliano Bigica dal Bari, lo svedese Stefan Schwarz dall'Arsenal e Michele Serena dalla Sampdoria.

La squadra si inserì subito nei piani alti della classifica e a gennaio del 1996 sembrava che potesse lottare per lo scudetto insieme a Milan e Juventus, ma non avendo rinforzi adatti in panchina, la stagione si concluse con un ottimo 3° posto a pari merito con la Lazio di Zdeněk Zeman.

Nel finale di stagione, in ogni modo, il traguardo più desiderato da tutti i tifosi fiorentini era ritornare a vincere la Coppa Italia dopo 21 anni dall'ultima conquistata nel 1975. L'obiettivo pareva meno difficile del tricolore, soprattutto dopo la travolgente cavalcata della squadra viola verso la finale che vide anche l'eliminazione netta dell'Inter con un 3-1 a Firenze e uno 0-1, caratterizzato da un delizioso gol in pallonetto di Batistuta. Durante la finale d'andata giocata a Firenze, la Fiorentina sconfisse l'Atalanta per 1-0 con un gol di Batistuta da fuori area;. Nel ritorno a Bergamo, la formazione viola si impose per 2-0 con reti di Lorenzo Amoruso e ancora di Batistuta. La Coppa Italia era tornata a Firenze e memorabili furono i festeggiamenti, con la squadra che di ritorno da Bergamo con la Coppa si ritrovò uno stadio con oltre 40.000 persone festanti alle tre del mattino.

La stagione 1996-1997 iniziò con la vittoria in Supercoppa italiana contro il Milan per 2-1 a San Siro. A decidere l'incontro fu la doppietta di Batistuta , che rese vano il gol di Dejan Savićević per il Milan. La Fiorentina fu la prima squadra non scudettata a vincere questo trofeo. La festa fu doppia perché la vittoria fu conseguita il 25 agosto 1996, la vigilia del 70esimo anniversario della fondazione della società viola. Nel ritiro della formazione toscana, intanto, arrivarono Luis Oliveira, Aldo Firicano e Vittorio Pusceddu dal Cagliari.

Si tentò di ripetere la stagione precedente in campionato, ma la squadra cominciò a deludere, mentre in Coppa delle Coppe, pur soffrendo, la formazione avanzava di turno e cominciava a pregustare la finale. Nel gennaio del 1997, inoltre, Cecchi Gori svelò la famosa "ciliegina" che aveva promesso alla squadra, l'acquisto del centrocampista russo Andrej Kančelskis, che però, a causa di un difficile adattamento durante la stagione in corso ed una serie di problemi fisici, deluse le attese con Ranieri.

Il cammino dei viola in Coppa s'interruppe in semifinale contro il Barcellona perché la squadra, pur pareggiando al Camp Nou per 1-1 con uno storico gol di Batistuta (rimase celebre il suo gesto con il dito davanti alla bocca per zittire gli 80 mila tifosi catalani presenti allo stadio), perse in casa per 2-0 contro la formazione catalana e venne eliminata. Fallita anche la qualificazione per la Coppa UEFA, Cecchi Gori decise di esonerare l'allenatore Ranieri e di chiamare per la stagione successiva il giovane Alberto Malesani che ben aveva fatto in Serie B col Chievo.

Nella campagna acquisti per la stagione 1997-1998 l'arrivo più acclamato fu quello del brasiliano Edmundo, accompagnato al suo arrivo da fama di gran calciatore e di personaggio turbolento, soprannominato O' Animal. La stagione di Malesani verrà ricordata soprattutto per il divertente accadimento della prima giornata di campionato: la Fiorentina era impegnata a Udine e con due prodezze di Batistuta era riuscita a vincere per 3-2 contro l'Udinese. Finita la partita, l'allenatore corse pieno di gioia sotto la curva dei tifosi viola, festeggiando con loro, episodio che gli attribuì il soprannome L'Allenatore Ultrà. La Fiorentina di Malesani si dimostrò una "mina vagante", perdendo con formazioni modeste e vincendo con le squadre più blasonate, ma mostrando sempre un gioco spumeggiante e divertente. Malesani fu anche molto sfortunato nel gestire l'organico, che spesso risentì dei gravi infortuni come quello del russo Kančelskis, che aveva iniziato un campionato in gran forma ma fu subito arrestato da una serie di infortuni alla caviglia che lo tennero fuori per vari mesi. Il duo, ormai ampiamente rodato, Rui Costa-Batistuta fu autore di un'altra prestazione stagionale a livelli elevati, esaltata dall'estro del brasiliano Edmundo che, disponibile da gennaio, divenne presto uno degli idoli della tifoseria.

Malesani, tuttavia, entrò in pessimi rapporti durante la primavera con il presidente Cecchi Gori, il quale decise a fine campionato di esonerarlo. Dopo un periodo di vacanza della panchina viola e varie voci sull'arrivo di Renzo Ulivieri dal Bologna o del tifoso viola Mondonico, il presidente propose la panchina della sua squadra a uno dei più grandi allenatori del momento, Giovanni Trapattoni, che accettò.

Nel campionato 1998-99 la Fiorentina, allenata da Trapattoni, lottò a lungo per lo scudetto e si laureò campione d'inverno, guidata soprattutto da un Batistuta in forma strepitosa. Dovette, poi, cedere il primato a febbraio, a causa di un infortunio del suo goleador, mentre Edmundo attirò su di sé critiche per essersi recato al carnevale di Rio de Janeiro mentre la squadra era in difficoltà. La squadra a fine stagione si piazzò comunque terza, riuscendo ad accedere al terzo turno preliminare della UEFA Champions League, che, con la nuova formula inaugurata quello stesso anno, permetteva alle squadre italiane classificatesi al terzo e quarto posto di tentare di accedere alla prima fase a gironi della più importante competizione europea. In ambito europeo la Fiorentina fu esclusa dalla Coppa UEFA per una assai discutibile decisione della UEFA: vincente a Zurigo contro il Grasshoppers e in vantaggio a Salerno, fu estromessa perché dei tifosi salernitani, resisi ostili durante la partita in campionato a Firenze per degli scontri, gettarono in campo una bomba carta; l'ordigno, diretto verso i giocatori viola che stavano raggiungendo gli spogliatoi per l'intervallo, colpì invece il quarto uomo, il belga Philippe Flament, ferendolo al ginocchio destro. Alla società viola, nonostante precedenti in senso contrario anche in campo internazionale, venne riconosciuta la responsabilità oggettiva, pur tra l'altro giocando in campo neutro per una squalifica del Franchi avvenuta 3 anni prima per degli oggetti gettati in campo.

Tra il 24 e il 25 luglio del 1999 presso il Giants Stadium di New York la formazione di Trapattoni si aggiudica in un torneo quadrangolare amichevole la "Gotham Cup" disputato insieme all'Aston Villa, l'Ajax e Panthinaikos. I viola battono prima i greci 3-0 (gol di Chiesa, Balbo e Oliveira), poi gli inglesi in finale 4-0 (gol di Mijatovic, 2 di Batistuta e Rui Costa).

Nella Champions League 1999-2000 i gigliati superano il turno preliminare battendo sia all'andata (3-1) che al ritorno (0-2) i polacchi del Widzew Łódź, rientrando così nel tabellone principale di questa competizione dopo ben 30 anni. Sono poi inseriti in un impegnativo girone con Arsenal, Barcellona e AIK Stoccolma. L'inizio è difficile: dopo il pareggio interno per 0-0 contro l'Arsenal, arriva la netta sconfitta per 4-2 al Camp Nou con il Barcellona, seguita da un nuovo pareggio per 0-0 in Svezia contro l'AIK. I viola riescono così a raccogliere 2 soli punti in 3 partite, rischiando così un'eliminazione anticipata dalla competizione, ma la successiva vittoria interna contro l'AIK li rimette in corsa per la qualificazione. Il 27 ottobre 1999 si gioca quindi Arsenal-Fiorentina, in una partita che, scherzi del calendario e della classifica, qualificherebbe con un turno d'anticipo la squadra vincitrice del confronto a scapito dell'altra. A vincere questo delicatissimo match è proprio la squadra viola, che si impone per 0-1 con un gol di Batistuta al 75', diventando l'unica squadra italiana di club in grado di sconfiggere una inglese nel vecchio stadio di Wembley prima della sua demolizione.

Dopo un inutile ma comunque spettacolare 3-3 a Firenze contro il Barcellona (dove Mauro Bressan segnò un gol eccezionale in rovesciata da 30 metri ), i viola accedono dunque alla seconda fase a gironi, dove si ritrovano ad affrontare altre tre formazioni titolate quali il Manchester United, il Valencia ed il Bordeaux. È proprio contro i campioni uscenti del Manchester United che i gigliati hanno l'occasione di giocare la prima partita del girone, riuscendo ad imporsi per 2-0 all'Artemio Franchi grazie ai gol di Batistuta e Balbo. Nelle due successive partite, sempre in casa, la Fiorentina batte per 1-0 il Valencia con gol di Predrag Mijatović e pareggiano in Francia per 0-0 a Bordeaux, candidandosi seriamente alla qualificazione ai quarti, ma nello scontro decisivo contro il Valencia in terra spagnola escono sconfitti per 2-0, recriminando per un gol annullato a Rui Costa al 90' (sul punteggio di 1-0) per un fuorigioco fischiato sul suo calcio di punizione.

Nella giornata successiva l'avversario è nuovamente il Manchester United, che vincendo per 3-1 si assicura la qualificazione, mettendo nei guai la formazione di Trapattoni a cui potrebbe non bastare una vittoria nell'ultima partita per passare il turno. Il Valencia difatti conquista successivamente la qualificazione pareggiando in casa con gli stessi inglesi, rendendo ininfluente il punteggio della partita della Fiorentina nella gara interna contro il Bordeaux, terminata comunque col punteggio di 3-3, ed eliminandola dalla Champions League.

Negli anni successivi al 2000 la Fiorentina attraversò un biennio doloroso, illuminato solo in parte dalla conquista della sesta Coppa Italia nel 2001. Nella doppia finale i gigliati superarono il Parma (1-0 in trasferta e 1-1 al Franchi). In campionato si piazzarono, invece, decimi, dopo l'esonero dell'allenatore turco Fatih Terim, sostituito dal debuttante Roberto Mancini.

Nella stagione 2001-2002 la squadra viola retrocesse in Serie B dopo nove anni. A nulla valsero l'esonero di Mancini, cui subentrò Ottavio Bianchi, e i gol del giovane centravanti Adriano, che non bastò per evitare il penultimo posto finale. Durante l'annata vennero portati i libri contabili dell'AC Fiorentina in tribunale, mentre nell'estate 2000 era stato venduto Batistuta (tuttora con 152 reti il primatista di reti segnate in Serie A con la maglia viola), l'estate successiva fu la volta di Rui Costa, Toldo. Dopo la retrocessione il 1º agosto la FIGC, al termine della riunione, escluse dal campionato di Serie B la AC Fiorentina per un passivo di 22.000.000 di euro non colmato. Il tribunale civile di Firenze decretò il fallimento della AC Fiorentina Spa, con la Ternana che veniva così ripescata in Serie B.

Grazie all'opera del sindaco Leonardo Domenici e dell'assessore allo sport Eugenio Giani, che fondarono nell'agosto del 2002 la società Fiorentina 1926 Florentia, Firenze non rimase senza calcio. Il nome della nuova società diventò poi Florentia Viola quando fu rilevata dall'imprenditore Diego Della Valle. Con questo nome, nella stagione 2002-2003, venne dunque iscritta al campionato italiano di calcio di serie C2, girone B, anziché nel Campionato Nazionale Dilettanti come avveniva a tutte le squadre che fallivano,poichè si liberò un posto nel girone C a seguito dell'ingiusta e immotivata retrocessione della Cavese per illecito sportivo(La Cavese nell'anno 2008 è stata assolta con formula piena).

La squadra, nella quale decise di continuare a giocare in segno di grande attaccamento a Firenze il capitano Angelo Di Livio, riuscì a vincere il proprio girone, nonostante tre sconfitte interne con Rimini, Montevarchi e Gualdo, oltre al ko nel derby a Grosseto. Grazie anche ai 30 gol del bomber Riganò, dunque, la Florentia Viola ottiene la promozione in C1. Successivamente il proprietario Diego Della Valle, acquistando il logotipo della vecchia Fiorentina e il nome, riuscì a riportare in vita l'antica società calcistica fiorentina, anche se dovette chiamarla "ACF Fiorentina" per problemi legali dovuti a delle scissioni che Cecchi Gori ne aveva fatto del marchio. Il 19 maggio 2003 la Florentia Viola torna ad assumere ufficialmente il suo vecchio nome, diventando ACF Fiorentina S.p.A..

Al termine delle vicissitudini giudiziarie legate al caso Catania, il presidente della FIGC, Franco Carraro, ammise la Fiorentina direttamente al campionato di Serie B 2003-2004 (occasionalmente allargato a 24 squadre) al posto del fallito Cosenza e insieme alle retrocesse Catania, Genoa e Salernitana per meriti sportivi, formula piuttosto ambigua e ancora oggi discussa.

Il campionato di Serie B, intrapreso con una rosa di giocatori prevista per la C1, si svolse per la prima metà con mediocri risultati e a inizio gennaio 2004 la società decise di esonerare Alberto Cavasin ma, con l'arrivo dell'allenatore Emiliano Mondonico la Fiorentina inanellò una serie strabiliante di risultati positivi che la portò a fine campionato al sesto posto in classifica e a guadagnare un insperato spareggio promozione con il Perugia Calcio classificatosi quartultimo in serie A. Nella prima partita giocata a Perugia la Fiorentina si impose per 1-0 con goal di Fantini e, con il pareggio per 1-1 nel ritorno a Firenze, riuscì a raggiungere la promozione in Serie A.

Nella prima annata in Serie A, nonostante un organico rafforzato nel mercato estivo dagli arrivi di Fabrizio Miccoli, Enzo Maresca, Christian Obodo, Dario Dainelli, Tomáš Ujfaluši, Martin Jørgensen e Cristiano Lupatelli, ma con molti giocatori ancora della C2, la squadra visse momenti di grossa difficoltà.

Emiliano Mondonico rimase alla guida dei viola fino alla settima giornata poi venne esonerato dopo alcune dichiarazioni non condivise dalla società e sostituito da Sergio Buso fino ad allora allenatore dei portieri viola ma, visti gli scarsi progressi della squadra, venne anch'egli esonerato ed al suo posto subentrò l'ex portiere ed allenatore della nazionale italiana Dino Zoff. Fino alla conclusione del girone d'andata la squadra era in lotta per un posto in Coppa UEFA ma una serie di 4 sconfitte consecutive la fecero precipitare nell'orlo della retrocessione. Il 31 gennaio 2005, ultimo giorno per il mercato invernale, la società acquistò per una cifra intorno ai 15 milioni di euro il talento bulgaro Valeri Bojinov dal Lecce, mentre nei giorni precedenti erano già stati acquistati per 3 milioni Marco Donadel dalla Sampdoria e per 6 milioni e mezzo l'attaccante toscano Giampaolo Pazzini dall'Atalanta.

La salvezza matematica arrivò all'ultima giornata, con nove squadre coinvolte a novanta minuti dalla fine nella lotta per non retrocedere. Grazie alla vittoria per 3-0 sul Brescia ed i contemporanei pareggi di Bologna e Parma (condannate allo spareggio) la squadra viola riuscì ad evitare la retrocessione. Alla fine di questo campionato, onorato con 12 presenze, lascia il calcio il capitano Angelo Di Livio, dopo 6 stagioni alla Fiorentina.

Nel tentativo di non ripercorrere la traumatica stagione, nell'estate del 2005 la squadra si è notevolmente rinforzata, soprattutto sul piano societario, con gli arrivi del direttore sportivo Pantaleo Corvino e dell'allenatore Cesare Prandelli. Nonostante le cessioni di Chiellini, Maresca, Miccoli e Obodo, la Fiorentina durante il mercato estivo decide di puntare su giocatori che possano portare esperienza, e su giovani di prospettiva con voglia di emergere. La rosa viene quindi arricchita da giocatori del calibro di Toni, Frey, Gamberini, Montolivo, Pasqual, Fiore, Brocchi, Pazienza, Di Loreto e Pancaro.

Eccezionale la prima parte di stagione: la Fiorentina veleggia nelle prime posizioni di classifica, affermandosi come squadra rivelazione del campionato e lottando per un posto nelle coppe europee. Al termine dell'anno solare la squadra si ritrova così al quarto posto, con Luca Toni capocannoniere con 16 reti all'attivo e primo giocatore della Fiorentina a segnare una tripletta in nazionale contro la Bielorussia.

Nella finestra di mercato del gennaio 2006 arrivano Kroldrup per 6 milioni e mezzo dall'Everton e Jimenez in comproprietà con la Ternana, più Lobont per 1 milione e mezzo dall'Ajax e Berti a sostituire l'infortunato Frey e lo svincolato Cejas; intanto l'operazione di ringiovanimento di Corvino continua.

Gli innesti, in particolare di Jiménez, si rivelano indovinati e grazie anche alla impressionante capacità realizzativa di Toni (31 reti che gli permettono di vincere la Scarpa d'oro 2006), la Fiorentina resiste al prepotente ritorno della AS Roma (11 vittorie consecutive, record assoluto poi superato quasi un anno dopo dall'Inter) e conquista il quarto posto, valido per affrontare i preliminari di Champions League.

In estate, però, la Fiorentina rimane invischiata nel processo di Calciopoli, con l'accusa di illecito sportivo per i suoi vertici societari: secondo gli inquirenti, il patron Diego Della Valle, il presidente Andrea Della Valle e l'amministratore delegato Sandro Mencucci si sarebbero adoperati per ottenere l'intervento del vice-presidente della FIGC Innocenzo Mazzini, anche lui indagato nell'inchiesta, al fine di ottenere la salvezza dei toscani ai danni del Bologna nel precedente torneo. Il processo si svolge in due gradi di giudizio: alla CAF la Fiorentina viene condannata alla retrocessione in serie B con 12 punti di penalizzazione da scontare nel campionato successivo. La Corte Federale della FIGC, però, rivede poi le decisioni, condannando la Fiorentina a una penalizzazione di 30 punti nel campionato 2005-2006, facendole così perdere la qualificazione sia alla Champions League che alla Coppa UEFA, cui si aggiunge una partenza ad handicap (-19 punti) per la stagione 2006-2007. L'arbitrato del CONI, successivamente, riduce la penalizzazione sul campionato 2006-2007 a 15 punti, stabilendo che la responsabilità della società nell'illecito sportivo relativo alla partita Lecce-Parma (il solo ancora contestato) è solo presunta (in quanto tale illecito è stato compiuto da persone estranee alla società). Nonostante sia stato provato che tali persone fossero estranee alla società viola la Fiorentina vede mantenuta a suo danno una forte penalizzazione e il mancato riconoscimento dei risultati ottenuti sul campo.

Durante la campagna estiva partono Brocchi, Fiore e Jiménez, ma arrivano altri giocatori importanti: Adrian Mutu, Mario Alberto Santana, Fabio Liverani, Manuele Blasi e Massimo Gobbi. Inoltre vengono riscattate le proprietà di Frey e Montolivo, arrivati la stagione precedente.

La Fiorentina inizia la propria stagione in Coppa Italia: nel primo turno eliminatorio i viola battono per 3-0 il Giarre con una doppietta di Giampaolo Pazzini e un gol di Santana. Nel secondo turno i viola vengono battuti per 1-0 dal Genoa e sono eliminati dalla competizione.

Il 9 settembre 2006 inizia il campionato di Serie A 2006-2007, il primo senza la Juventus, e la Fiorentina perde in casa per 2-3 (0-2 nel primo tempo) contro la favorita Inter: per la formazione nerazzurra gol di Zlatan Ibrahimović e doppietta di Esteban Cambiasso, mentre i due gol dei viola sono segnati da Luca Toni.

Nonostante la penalizzazione ed una partenza a stento con tre sconfitte (Inter in casa, Livorno e Udinese fuori) e una sola vittoria nelle prima quattro partite del campionato 2006-2007, la Fiorentina, dopo la sconfitta in casa contro il Palermo per 3-2 con gol rosanero di David Di Michele e doppietta di Amauri, riesce a riprendersi e a rilanciarsi in campionato, colmando il divario della penalizzazione ed arrivando, nel periodo pre-natalizio, a ridosso della metà della classifica.

Nel calciomercato del gennaio 2007 la Fiorentina si arricchisce con tre giovani aggregati al vivaio ed il 19enne centrocampista serbo Zdravko Kuzmanović, pagato 3 milioni al Basilea e giunto a Firenze dopo alcuni alterchi con il direttore sportivo del Palermo Rino Foschi, che lo accusa di avere corrotto il padre, suo manager personale. Nel mercato in uscita, invece, vengono ceduti il portiere Bogdan Lobont alla Dinamo Bucarest, Do Prado in prestito allo Spezia e Parravicini, sempre in prestito, al Parma via Palermo. Il 26 febbraio 2007, inoltre, la società viola ufficializza l'acquisto dell'attaccante Arturo Lupoli dall'Arsenal per la stagione successiva.

Nel girone di ritorno la squadra viola prosegue la sua scalata in classifica, giungendo a conquistare, nonostante la suddetta penalizzazione di 15 punti, il sesto posto in classifica dietro al Palermo per i peggiori scontri diretti. In tal modo si garantisce un posto in Coppa UEFA grazie alla miglior difesa del torneo, con soltanto 31 reti subite, e al terzo miglior attacco della Serie A, con 62 reti segnate.

Per la stagione 2007-2008 sono acquistati Federico Balzaretti dalla Juventus, Anthony Vanden Borre dall'Anderlecht, Pablo Daniel Osvaldo dall'Atalanta. Il 15 luglio 2007 sono conclusi, dopo complesse trattative, gli ingaggi di Franco Semioli dal ChievoVerona e del 34enne Christian Vieri. Per quanto riguarda le cessioni, si decide sul futuro di Valeri Bojinov, che alla fine sarà acquistato dal Manchester City per 8 milioni. Sono ceduti anche Reginaldo, al Parma, e Manuele Blasi, al Napoli.

Durante la prima parte del campionato, che inizia il 26 agosto con la Fiorentina vittoriosa per 3-1 contro l'Empoli nel derby toscano, i viola beneficiano anche dei gol di Christian Vieri e, potendo fare affidamento su un impianto di gioco collaudato, lottano per la qualificazione in UEFA Champions League.

Nel calciomercato di gennaio 2008 la dirigenza preleva in comproprietà Papa Waigo dal Genoa in cambio di Vanden Borre, Daniele Cacia dal Piacenza (sempre in comproprietà) e il giovane Manuel da Costa dal PSV. Michele Pazienza passa a titolo definitivo al Napoli, Federico Balzaretti passa sempre a titolo definitivo al Palermo e Arturo Lupoli è ceduto in prestito al Treviso.

La Fiorentina gareggia con il Milan per ottenere il quarto posto valido per la qualificazione ai preliminari di UEFA Champions League. Il 2 marzo riesce a vincere contro la Juventus (storica rivale) a Torino, imponendosi per 2-3 dopo quasi 20 anni. Il successo è accolto con festeggiamenti e caroselli al ritorno dei giocatori a Firenze. Alla fine i viola si qualificano per la Champions League a svantaggio del Milan, tornando nella massima competizione calcistica europea per club dopo otto anni. Anche questo risultato è festeggiato con imponenti manifestazioni di massa, con lo stadio Franchi aperto per l'occasione (anche se la partita decisiva viene giocata a Torino contro i granata) e oltre 30.000 tifosi esultanti sulle gradinate ad attendere l'arrivo della squadra.

In ambito europeo i viola ottengono una storica qualificazione alle semifinali di Coppa UEFA eliminando nei quarti di finale il PSV Eindhoven (1-1 al Franchi e vittoria per 2-0 al Philips Stadion). Mutu, con 6 gol, eguaglia Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta, migliori marcatori della Fiorentina in una stagione di una competizione europea. L'andata contro il Rangers all'Ibrox Stadium termina con il punteggio di 0-0. Al ritorno lo stesso risultato si protrae fino alla fine dei tempi supplementari . Ai tiri di rigore la spuntano gli scozzesi: dopo il primo tiro di Barry Ferguson parato da Frey, Fabio Liverani e Christian Vieri sbagliano i rigori, permettendo così ai Rangers di raggiungere la finale di Manchester poi persa contro lo Zenit San Pietroburgo.

La Fiorentina, che torna in UEFA Champions League dopo 8 anni, acquista Felipe Melo, Stevan Jovetic, Alberto Gilardino, Juan Manuel Vargas, Gianluca Comotto e, in prestito, Marco Storari, Luciano Zauri e Sergio Bernardo Almirón, per una cifra totale di 50 milioni di euro. Partono, invece, Tomas Ujfalusi, Fabio Liverani, Christian Vieri e Alessandro Potenza. Vengono risolte inoltre le comproprietà di Anthony Vanden Borre, ceduto interamente al Genoa, Papa Waigo N'Diayè, ancora in comproprietà con il Genoa, e di Daniele Cacia, che, alle buste, va al Piacenza.

I Della Valle annunciano la progettazione di un nuovo stadio, che sorgerà in area Castello: un impianto polifunzionale che permetterà alla Fiorentina un maggiore guadagno (dai 12 milioni all'anno del Franchi a 50 milioni) che porterebbe il club a ridurre il gap dei diritti tv con le "grandi squadre", puntando a traguardi sempre maggiori. Oltre al nuovo progetto la Fiorentina ha previsto, in accordo con il Comune di Firenze, una profonda ristrutturazione dell'Artemio Franchi.

Superando il terzo turno preliminare di Champions League contro i cechi dello Slavia Praga, i viola fanno ritorno dopo 8 anni nella fase finale della Champions League. La Fiorentina esordisce con un pari sul campo del Lione . La prima partita, in casa del Lione, si chiude sul 2-2. Dopo un inizio stagionale negativo, la squadra si riprende battendo in casa il Genoa in campionato e pareggiando in Champions League contro la Steaua Bucarest. Seguono alcune vittorie, la sconfitta per 3-0 con il Bayern Monaco in Europa e lo 0-0 con l'Inter. Dopo 5 partite nel girone di Champions League, la Fiorentina, con soli 3 punti guadagnati, viene matematicamente estromessa e sfida la Steaua per guadagnare l'accesso alla Coppa UEFA, che ottiene grazie ad un successo in terra rumena per 0-1, vittoria che consente ai fiorentini di salire a quota 6 punti complessivi. Al termine del girone di andata di campionato la Fiorentina staziona al 6° posto in classifica. Durante il calciomercato invernale sono ceduti Pablo Daniel Osvaldo e Giampaolo Pazzini, per un guadagno di 16 milioni di euro.

Eliminata dalla Champions League, la Fiorentina viene ammessa alla Coppa UEFA grazie al terzo posto conseguito nella fase a gironi. Al sorteggio ai viola viene assegnato l'Ajax, uno dei club più competitivi della coppa. In casa i viola giocano una buona partita ma non finalizzano e perdono 1-0; al ritorno in Olanda Gilardino apre le marcature illudendo la Fiorentina, che subisce all' 88esimo minuto un gol di Leonardo ed esce dalla competizione. L'eliminazione e il cattivo gioco espresso in campionato attira sulla società alcune critiche di gruppi di tifosi, che però si spiegano e si scusano dopo lo sfogo di Cesare Prandelli in conferenza stampa.

In 81 stagioni sportive dalla fondazione della società, compresi 2 campionati di Divisione Nazionale (A) e 2 tornei di Prima Divisione Cadetta (B) esulanti il girone unico.

L'inno della Fiorentina, intitolato La canzone viola ma conosciuto come O Fiorentina, fu scritto negli anni trenta per l'ordine del Marzocco, una sorta di viola club ante-litteram, con le parole di Marcello Manni e la musica del maestro Marco Vinicio. La versione più celebre è quella cantata da Narciso Parigi negli anni cinquanta ed eseguita allo stadio Franchi prima di ogni partita interna della Fiorentina. Curiosamente il coro che accompagna l'inno nella sua versione originale è cantato da giocatori dell'Inter (fra i quali il tifoso viola Pandolfini) raccolti da Narciso Parigi al momento dell'incisione avvenuta in uno studio di Milano. Una versione dell'inno riarrangiata da Gianni Maroccolo (ex Litfiba) adottata nei primi anni 2000 venne abbandonata dopo una sola stagione.

Va aggiunto che per molti anni la Fiorentina ebbe anche un "co-inno" ufficiale: "Alé Fiorentina" scritto da Corsini, Gallerini, Dolcino ed interpretato sempre da Narciso Parigi. Questa canzone era eseguita, nelle gare casalinghe, quando la squadra viola faceva il suo ingresso in campo nel secondo tempo. L'usanza del doppio inno è poi caduta in disuso.

Nel 1981 la dirigenza della società viola adottò un nuovo inno "La Fiorentina", che pur essendo inno ufficiale sino al 1990 non venne mai amato dai tifosi, che continuarono a preferirgli il brano precedente.

Nel 1998 il cantante Pupo propose ed incise un nuovo inno "È Fiorentina", cantato in anteprima alla trasmissione Quelli che il calcio. La canzone, venne eseguita allo stadio (con karaoke sul tabellone) in un paio di partite della stagione 1998-99 ma non fu mai adottata ufficialmente.

La Fiorentina è la squadra in tenuta viola per antonomasia, data la particolarità della tonalità e lo scarso uso che se ne faceva nel mondo del calcio fino all'esplosione del mercato del merchandising. Poche altre formazioni usano il viola e, se si escludono l'Austria Vienna, l'Anderlecht in qualche inserto o in trasferta e saltuariamente il Real Madrid in trasferta, sono tutte sconosciute al grande pubblico.

Se il colore viola viene spesso erroneamente associato anche alla città di Firenze, che invece ha come colori il bianco e rosso, pochi sanno che agli esordi la compagine fiorentina indossava proprio le tonalità della città. La prima divisa di gioco era metà bianca e metà rossa con sul petto lo scudo cittadino, e questa scelta durò qualche anno, finché delle maglie a strisce bianco-rosse subirono un lavaggio sbagliato nel fiume, almeno a quanto si dice ormai per tradizione. Il colore viola piacque subito al pubblico, e non venne mai più cambiato.

Durante gli anni la tenuta non fu sempre uguale, in quanto passò spesso da monocromatica ad alternata con pantaloncini bianchi o neri. I bordini e le rifiniture, quando presenti, di solito erano bianche. Con l'esplosione del merchandising, si sono aggiunti a volte bordini rossi o anche bizzarri disegni gialli.

Come seconda maglia la Fiorentina ha sempre avuto una divisa bianca, a seconda delle annate più o meno decorata con inserti o bordi viola. La terza maglia, introdotta soltanto a partire dal 1996 solitamente, quando viene prodotta, è rossa, ma ci sono state annate in cui era gialla ed una stagione in cui era di un grigio argentato.

Il simbolo della Fiorentina è da sempre il Giglio di Firenze, il principale segno distintivo della città. Se nei primi tempi si usava direttamente lo stemma comunale, col tempo ha subìto varie modifiche, passando dal tradizionale scudo ad un campo bianco romboidale.

Fu la dirigenza Pontello a cambiare in maniera netta il simbolo negli anni 80, stilizzando il giglio dentro un cerchio bianco bordato di viola insieme ad una sorta di F, iniziale della squadra. I tifosi rumoreggiarono parecchio per il cambio, anche perché il nuovo giglio sembrava più un'alabarda che non il simbolo storico.

L'attuale ed ultimo stemma societario, che sostituisce proprio quello dei Pontello, fu adottato dalla dirigenza di Cecchi Gori, inserendo un giglio stilizzato fiorentino all'interno di un rombo inserito in un triangolo viola contenente le iniziali della società, ACF. Questo stemma non fu utilizzato soltanto nella stagione in cui la neonata società giocò la Serie C2 sotto il nome di Florentia Viola, dove fu sostituito per problemi legali dal semplice giglio tradizionale senza contorni concesso gratuitamente dal Comune di Firenze.

L'attuale logotipo è il marchio del calcio italiano più valutato economicamente, avendolo pagato Diego Della Valle circa 2,5 milioni di euro.

Il fulcro del tifo viola è la Curva Fiesole, da sempre prescelta degli ultras viola, alcuni dei quali, tuttavia, occupano anche la Curva Ferrovia, in particolare dagli anni della presidenza Cecchi Gori.

Il più noto gruppo della Fiesole è stato quello degli Ultras. Fondati nel 1973 dal Pompa, leader carismatico del tifo fiorentino per lunghi anni, gli Ultras Viola furono poi costretti allo scioglimento negli anni 80, a causa di turbolenti scontri con i tifosi romanisti. Agli Ultras succedette nella leadership del tifo il Collettivo Autonomo Viola, gruppo ancora oggi preminente in Curva Fiesole. Nell'altra curva, la "Ferrovia", da diversi anni, ha un ruolo di spicco il Vieusseux di Walter Tanturli. Negli ultimi anni si sono sciolti diversi gruppi di tifosi, stanchi della "deriva" che la Fiesole aveva intrapreso in fatto di tifo: tra i più importanti ricordiamo la Vecchia Guardia, gruppo dedicato a Stefano Biagini "Pompa" nata nel luglio 1993 a seguito della retrocessione in serie B della squadra. Lo stesso destino percorso, in questo III millennio, dal gruppo Firenze Ultras 1926, portatore di una vera "ventata di nuovo" all'interno della Fiesole, poi costretto allo scioglimento da ripetuti problemi con le forze dell'ordine ed il resto della curva stessa.

Il viola club Settebello ha dal 1996 un gemellaggio con i tifosi dello Sporting Lisbona.

Il tifo viola ha alcune tifoserie rivali.

Sin dall'acquisizione della proprietà da parte della famiglia Della Valle la Fiorentina si è messa subito in mostra per una concezione diversa di calcio. La società viola ha da molti anni cominciato a sensibilizzare sia organico che tifosi al rispetto dell'avversario e al fair play e combatte per più eque ripartizioni economiche all'interno del mondo calcistico, sia per quel che riguarda gli ingaggi che le entrate esterne.

Con l'arrivo di Prandelli sulla panchina viola e la nascita del progetto Viola Fair, la proprietà della Fiorentina e l'allenatore hanno concertato alcuni tipi di condotta relativi a calciatori e addetti: l'allenatore da sempre non ha mai parlato della direzione di gara o di presunti atteggiamenti degli avversari, ma soltanto delle prestazioni della sua squadra. Nel 2007 invece la Fiorentina ha organizzato a sorpresa un terzo tempo tipico del rugby, un corridoio formato dai giocatori viola che hanno applaudito gli avversari dell'Inter meritatamente vittoriosi al Franchi facendoli passare su un tappeto viola. La Lega Calcio, positivamente impressionata, l'ha imposta poi in forma diversa ad ogni società di Serie A, costringendo la società viola a cambiare la celebrazione e rendendola forse meno spontanea e apparisciente. L'originale manifestazione della Fiorentina continua ad essere esibita in campo internazionale suscitando molto entusiasmo.

Dopo la semifinale persa ai rigori sfortunatamente contro il Rangers FC nella Coppa UEFA 2007-2008, il presidente UEFA Michel Platini ha colto l'occasione per elogiare il progetto di fair play della Fiorentina pubblicamente, in particolare per gli abbracci sinceri con i giocatori rivali nonostante la bruciante sconfitta e per l'accoglienza fornita dalla città di Firenze ai tifosi scozzesi sprovvisti di biglietti, sistemati nel Palazzetto dello Sport della città con vitto e maxischermo. Ciò nonostante, a seguito dei gravi incidenti che si sono verificati il 31 agosto 2008 a Napoli e a Roma (dove si disputava la partita tra la squadra giallorossa di casa e la formazione partenopea), l'Osservatorio del Viminale ha vietato la trasferta di Napoli del 14 settembre ai supporters viola, oltre a consentire l'ingresso ai soli abbonati per la partita casalinga con il Bologna del 21 settembre, suscitando stupore anche nella città felsinea, da dove non potrà partire la trasferta dei tifosi rossoblù..

Con l'annuncio del progetto di un nuovo futuro stadio, i Della Valle hanno lanciato la speranza di poter essere la prima società italiana a togliere le protezioni tra campo e spalti. Hanno in seguito fondato una ONLUS con attività solidaristica nel sociale. L'ultima manifestazione di fair play da parte della dirigenza fiorentina è avvenuta il 31 agosto 2008, durante la sentitissima partita Fiorentina-Juventus, prima gara della stagione, nella quale i Della Valle hanno invitato i tifosi alla correttezza e al rispetto dell'avversario e hanno assistito al match accanto alla dirigenza avversaria. Il 19 settembre 2008 la società ha presentato alla stampa il progetto del nuovo stadio inserito in un centro polifunzionale (con parco dello sport, museo di arte moderna, centro sportivo, centro del made in Italy etc.) atto a rilanciare nel mondo l'immagine di Firenze e non solo della ACF Fiorentina . Il progetto è stato realizzato da Massimiliano Fuksas, architetto di fama internazionale . Le autorità politiche fiorentine si trovano ora di fronte ad una scelta importante che richiederà prontezza e collaborazione nell'attivazione del progetto, totalmente finanziato con fondi privati . L'entusiasmo cittadino è alle stelle, tanto che la famiglia della Valle viene da molti paragonata alla famiglia principesca dei Medici ed il progetto considerato foriero di un nuovo Rinascimento toscano .

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Roberto Baggio

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Roberto Baggio (Caldogno, 18 febbraio 1967) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Occupa la 16ª posizione (primo italiano) nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer ed è stato inserito da Pelè nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi divulgata il 4 marzo 2004. Pur non avendo mai vinto la classifica dei marcatori, è il quinto realizzatore di sempre del campionato di Serie A con 205 gol, preceduto da Piola, Nordahl, Meazza e Altafini. In Nazionale conta 56 presenze e 27 gol, che lo collocano al quarto posto tra i realizzatori in maglia azzurra. In totale ha giocato 699 partite ufficiali segnando 318 gol.

È inoltre l'unico calciatore italiano ad aver segnato in tre diverse edizioni dei Campionati del mondo (1990, 1994 e 1998).

A livello individuale si è aggiudicato il Pallone d'oro 1993, anno in cui è stato eletto anche FIFA World Player da una giuria composta dai commissari tecnici e dai capitani delle Nazionali di tutti i continenti.

Attaccante o trequartista dotato di una tecnica sopraffina, eccelleva soprattutto nel dribbling. Baggio era un giocatore astuto ed esplosivo, quasi inarrestabile quando partiva palla al piede. Specialista dei calci piazzati e in possesso di un innato fiuto per il gol, oltre che di un'ottima visione del campo e di un tiro potente e preciso.

Dopo aver iniziato nella squadra del suo paese, all'età di 15 anni si trasferì al Vicenza, a quel tempo in Serie C1. Si mise subito in luce, realizzando 46 gol in 48 partite con la squadra primavera. Tale risultato gli permise di debuttare in prima squadra nel 1983. Nella stagione 1984/85 mise a segno 12 gol in 29 partite, consentendo alla sua squadra la risalita in Serie B, ma in una delle ultime partite di campionato, contro il Rimini allenato da Arrigo Sacchi, subì un grave infortunio al ginocchio destro, il primo di una lunga serie, che lo costrinse ad un lunghissimo periodo di assenza dai campi di gioco.

La Fiorentina, che lo aveva già ingaggiato prima dell'infortunio, avrebbe potuto recedere dal contratto, ma Piercesare Baretti decise di credere nel suo recupero. Dopo due anni di calvario, esordì in Serie A il 21 settembre 1986 ed il suo primo gol nella massima divisione arrivò su punizione il 10 maggio 1987 contro il Napoli di Maradona, che proprio in quel giorno festeggiava il primo scudetto della sua storia (la partita finì 1-1).

Nella stagione successiva si presentò a San Siro segnando alla seconda giornata in Milan-Fiorentina 0-2. Negli anni seguenti fu protagonista di primo piano nel panorama calcistico italiano; la Fiorentina navigava nelle zone medio-alte della classifica e raggiunse una finale di Coppa UEFA nel 1990, persa poi contro la Juventus. Alla fine dell'anno ricevette il "Trofeo Bravo", premio assegnato dalla rivista Guerin Sportivo al miglior giovane Under-23 partecipante alle coppe europee, unico ma importante riconoscimento personale vinto con la Fiorentina.

Nel 1988 venne convocato per la prima volta in Nazionale, in occasione del match del 16 novembre contro l'Olanda, nella gara amichevole organizzata in ricorrenza del 90º anniversario dell'istituzione della FIGC. In azzurro segnerà complessivamente 27 gol in 56 partite.

Rimase a Firenze fino al 18 maggio 1990, quando venne acquistato dalla Juventus per la cifra record, a quei tempi, di 18 miliardi di lire. La tifoseria viola, consapevole di perdere il proprio simbolo, scese in piazza protestando contro la dirigenza ed il presidente Pontello.

I disordini causaraono anche diversi feriti ed arrivarono fino a Coverciano, creando non pochi problemi al ritiro degli Azzurri in preparazione per i Mondiali.

Baggio restò per sempre legato a Firenze ed ai colori viola, suscitando non pochi malumori tra i suoi nuovi tifosi. Oltre all'episodio della sciarpa, rimase celebre il rifiuto di calciare un rigore durante un Fiorentina-Juventus (1-0) dell'aprile 1991, andando poi a salutare i suoi ex tifosi raccogliendo una sciarpa viola che gli era stata lanciata dagli spalti, in un'atmosfera surreale di applausi e fischi.

Dopo i mondiali italiani, iniziò la sua storia con la Juventus, che durerà cinque anni (78 i gol segnati in campionato con la maglia bianconera). Furono gli anni della consacrazione a livello mondiale, che lo videro vincitore con i colori bianconeri di uno scudetto, una Coppa Italia ed una Coppa Uefa.

Venne premiato nel 1993 con il Pallone d'Oro e con il Premio "FIFA World Player".

Il primo anno con la Juve di Gigi Maifredi non fu però dei più felici e la stampa lo accusò di essere incostante e di non saper essere un leader per la squadra. A fine campionato la Juve restò fuori dalle posizioni UEFA.

L'anno successivo sulla panchina della Juve torna Trapattoni ed ai suoi ordini maturò e prese per mano la squadra fino a diventarne capitano dalla stagione 92/93. Riuscì così ad entrare nel cuore dei tifosi juventini a suon di gol e grandi giocate, nonostante quelli fossero anni avari di successi per la Vecchia Signora.

In quel periodo infatti imperversa il Milan di Capello ma, nonostante questo, si tolse in Europa le soddisfazioni che non riuscì ad ottenere in campionato e nella stagione 1992/93 segnò 21 gol in campionato e trascinò la Juventus alla conquista della Coppa UEFA.

Memorabili le perle regalate ai tifosi bianconeri in semifinale contro il Paris Saint Germain ed in finale al Borussia Dortmund, battuto all'andata in Germania per 3-1 ed a Torino per 3-0. Tra semifinali e finali realizzò 5 gol e la strepitosa annata gli vale il Pallone d'Oro ed il Premio FIFA World Player.

L'anno successivo la Juventus inseguì ancora il successo in Europa, visto il solito dominio del Milan in campionato, ma venne eliminata ai quarti di finale di Coppa UEFA dal Cagliari e chiuse seconda in Campionato, nella stagione che precedeva i Mondiali americani.

Dopo il mondiale americano la stagione sembrò iniziare nel migliore dei modi, con un buono stato di forma e diversi gol. Il 27 novembre 1994 nella partita Padova-Juventus (1-2), segnò uno splendido gol ma poi si infortunò al ginocchio destro.

La società decise di non farlo sottoporre ad una operazione e rientrò in campo dopo quasi cinque mesi, segnando comunque gol decisivi per la conquista dello scudetto e della Coppa Italia. Il periodo di assenza dal terreno di gioco favorì l'esplosione del giovane Alessandro Del Piero, sul quale la dirigenza bianconera scelse di puntare, e venne ceduto al Milan (sebbene in un primo momento sembrasse destinato all'Inter) nell'estate del 1995, nonostante il parere contrario dei tifosi.

Con il Milan, allenato quell'anno da Fabio Capello, vinse subito lo scudetto, il secondo consecutivo per lui ma, tuttavia, le discussioni sul suo vero ruolo (punta, mezzapunta, rifinitore) e sulla compatibilità con Dejan Savićević si sprecarono, nonostante mostrasse invece un'ottima intesa sia con il montenegrino che con George Weah.

Partì titolare in quasi tutte le partite ed assume anche il ruolo di primo rigorista della squadra, ma viene puntualmente sostituito dal tecnico di Pieris, che non lo riteneva in grado di giocare per tutti e 90 i minuti.

Non venne convocato da Sacchi per gli Europei del 1996, poi finiti in maniera infausta per la squadra italiana.

Nella stagione successiva sulla panchina del Milan arrivò l'allenatore uruguagio Oscar Washington Tabárez, che subito dichiarò di voler puntare su di lui e sull'asso africano George Weah per l'attacco della squadra. Partì infatti titolare nelle prime partite stagionali, esordendo anche in UEFA Champions League nel match casalingo contro il Porto, ma la crisi di risultati della squadra lo relegò in panchina, a favore di Marco Simone.

Tabarez venne infine esonerato ed al suo posto la società chiamò l'ex tecnico Arrigo Sacchi, con il quale non era in buoni rapporti dopo il Mondiale americano e la situazione non cambiò: oltre ad essere sostituito come rigorista da Demetrio Albertini, venne anche relegato nel ruolo di riserva del francese Christophe Dugarry.

In rossonero non trovò più spazio e, sebbene nelle rare occasioni in cui viene impiegato riuscì a lasciare il segno non riuscì a far cambiare idea al tecnico. Tuttavia, il 30 aprile 1997 ritrovò la convocazione in Nazionale, segnando uno splendido gol nella partita giocata al San Paolo di Napoli contro la Polonia valida per le qualificazioni ai Mondiali 1998.

Nell'estate 1997 si presentò al raduno milanista con l'intenzione di restare, ma il rientrante Fabio Capello non mostrò alcuna fiducia in lui. La nuova gestione tecnica lo convinse così ad abbandonare il Milan.

Avendo bisogno di giocare con continuità per guadagnarsi un posto fra i 22 che avrebbero preso parte ai Mondiali francesi, tagliato il celebre "codino" decise di ripartire con una nuova vita, dopo aver raggiunto un accordo di massima col Parma, vanificato all'ultimo momento dall'intercessione negativa dell'allenatore Carlo Ancelotti, scelse Bologna.

Sarà la stagione del record di marcature per lui, con ben 22 gol segnati in 30 partite, tanto da meritarsi la fiducia del nuovo ct della nazionale Cesare Maldini e la convocazione per i Mondiali del 1998.

Anche in questa stagione si verificarono alcune incomprensioni con l'allenatore di turno, Renzo Ulivieri, tanto che lasciò il ritiro della squadra quando il tecnico gli comunicò che non avrebbe giocato dall'inizio nella partita con la Juventus.

Nella sua biografia, pubblicata poco prima dei mondiali del 2002, accusa Ulivieri di essere stato invidioso della sua fama, in quanto la stampa attribuiva le vittorie del Bologna al suo talento, mettendo in ombra il lavoro dell'allenatore.

In quella stessa estate, si trasferì all'Inter, la squadra del cuore quando era bambino, fresca vincitrice della Coppa UEFA e grande favorita in tutte le competizioni, guidata da Gigi Simoni.

Fu una delle annate più controverse della squadra, tormentata da infortuni celebri (su tutti Ronaldo) e caratterizzata da numerosi cambi d'allenatore (dopo Simoni, arrivarono Lucescu, Hodgson e Castellini), che gli impediroono di esprimersi al meglio. Unica soddisfazione della stagione, la doppietta realizzata in Champions League il 25 novembre 1998 contro il Real Madrid campione in carica, nei minuti finali della gara.

Nella seconda stagione arriva Marcello Lippi, che lo utilizzò col contagocce, ma riuscì a sfruttare al meglio i pochi spezzoni di partita che gli furono concessi mettendo a segno gol importanti in Campionato ed in Coppa Italia. Polemizzò apertamente contro Lippi e smentì pubblicamente le voci infondate sui suoi presunti guai fisici, precisando che veniva spesso tenuto fuori per scelte personali dell'allenatore.

Nella partita con il Verona del 23 gennaio 2000, l'Inter perdeva 1-0 e Lippi, non avendo altri attaccanti a disposizione, si vide "costretto" a farlo entrare: di tutta risposta, regala l'assist per il pareggio e segna il gol del 2-1 ed a fine partita si presenta dai giornalisti con un cappellino con una polemica scritta in spagnolo: «Matame, si no te sirvo» («Uccidimi se non ti servo»).

A fine stagione, scaduti i due anni di contratto, si congedò dall'Inter nel migliore dei modi e chiuse tutte le polemiche lasciando parlare il campo: con una doppietta nello spareggio contro il Parma del 23 maggio 2000, permise ai neroazzurri di accedere ai preliminari di Champions League.

La grande prestazione contro il Parma è considerata tra i capolavori della sua carriera, anche per le conseguenze connesse: aveva spiegato che sarebbe rimasto all'Inter soltanto nel caso di un addio di Marcello Lippi ma, dal canto suo, Moratti aveva spiegato che Lippi sarebbe rimasto solo in caso di qualificazione in Champions League quindi, segnando quella doppietta, di fatto segna la propria esclusione dalla squadra neroazzurra.

Nonostante i soliti sprazzi di classe, paga la poca continuità concessagli durante la stagione, ed il CT della Nazionale Dino Zoff, nonostante la solita mobilitazione popolare, lo lascia fuori dalla lista dei 22 convocati per gli Europei in Belgio e Olanda.

Mancata la convocazione in nazionale, decide di ritornare in una squadra provinciale, trasferendosi al Brescia sotto la guida di Carlo Mazzone, di cui diviene il capitano. Rifiuta le offerte di grosse squadre come Arsenal e Real Madrid, ma l'intenzione di restare in Italia ha una motivazione ben specifica: partecipare ai Mondiali del 2002.

Durante la stagione 2000-2001 smentisce ancora una volta coloro che lo davano per finito e conduce la sua squadra ad una insperata qualificazione alla Coppa Intertoto, nella quale i lombardi riescono a raggiungere la finale, poi persa contro il Paris Saint-Germain, nonostante un suo gol su rigore nella gara di ritorno che consente di pareggiare ma non di passare il turno. Durante la stagione, nel girone di ritorno, il 1º aprile 2001 in Juventus-Brescia segna uno dei gol più belli: Pirlo lo lancia con un preciso passaggio da centrocampo e lui salta Van der Sar con un delizioso stop a seguire per poi insaccare a porta vuota, dopo un fuorigioco non segnalato dal guardialinee (con conseguenti polemiche), fissando il punteggio sul definitivo 1-1, risultato che allontanerà la Juventus dal vertice della classifica, guidata fino alla fine dalla Roma.

Anche all'estero gli addetti ai lavori notano il suo rendimento straordinario e, nonostante non partecipi con il proprio club alle coppe europee e non venga più convocato in nazionale da anni, viene inserito fra i 50 pretendenti per il Pallone d'oro 2001, giungendo venticinquesimo nella classifica finale, un risultato di rilievo per un giocatore privo della vetrina internazionale.

La stagione decisiva (2001-2002) inizia nel migliore dei modi ed addirittura si ritrova capocannoniere con 8 gol dopo 9 giornate. Purtroppo la solita sfortuna interrompe il momento d'oro e, dopo una prima lesione al ginocchio avvenuta a causa di un contrasto duro con Antonio Marasco del Venezia in campionato, si fa male anche con il Parma in Coppa Italia. Stavolta la diagnosi è tremenda: rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco interno del ginocchio sinistro. Viene operato in Francia e, con una grandissima determinazione, riesce a rientrare in campo a 76 giorni dal giorno dell'infortunio (un record per il tipo d'infortunio subito), a tre giornate dalla fine del campionato. Nella partita del rientro, in casa della Fiorentina, segna un gol dopo appena due minuti dal suo ingresso in campo, raddoppiando poco dopo, e le reti vengono accolte da calorosi applausi anche da parte della tifoseria Viola. Nella penultima di campionato riesce a salvare ancora una volta il Brescia dalla retrocessione con un gol decisivo contro il Bologna. La stagione si conclude con un bottino di undici gol segnati in dodici partite, ma tutto questo non basta per convincere il commissario tecnico della Nazionale Giovanni Trapattoni a convocarlo, per discutibili motivazioni personali e anche ritenendolo non completamente ristabilito dall'infortunio.

Nelle due stagioni successive continua a giocare nel Brescia e, soprattutto con i suoi gol, fa raggiungere alla squadra la qualificazione per l'Intertoto, ed il 14 marzo 2004, durante il match contro il Parma, mette a segno il suo duecentesimo goal in Serie A (a fine stagione raggiungerà quota 205), soglia raggiunta solo da quattro altri "mostri sacri" del campionato italiano: Silvio Piola, Gunnar Nordahl, Giuseppe Meazza e José Altafini.

Quanto fosse determinante il suo apporto, sebbene a fine carriera, per il Brescia è dimostrato indirettamente da una semplice constatazione: gli anni di Baggio coincidono con il periodo di più lunga permanenza del Brescia in Serie A (5 stagioni) ed alla fine della stagione 2004-2005, successiva al suo ritiro, il Brescia, privo della sua guida ispirata, retrocederà in Serie B.

Disputa l'ultima partita della sua lunga carriera a San Siro il 16 maggio 2004 in Milan-Brescia 4-2, ultima giornata della stagione 2003-2004. Alla sua uscita, cinque minuti prima dalla fine dell'incontro, viene abbracciato da Paolo Maldini e tutto lo stadio si alza in piedi per tributargli un lungo applauso.

Al termine della stagione, il Brescia in suo onore ritira la maglia numero 10, da lui indossata per quattro stagioni. Per un pubblico di certo non abituato a grandi campioni come lui, l'avvento di Baggio e soprattutto le sue gesta in quei quattro anni rimangono ricordi indelebili, sia per quanto riguarda il campione in campo, sia la persona al di fuori dallo stadio.

Dopo una convocazione con la rappresentativa Under-21 nel 1987 che non lo vede però scendere in campo, esordisce con la maglia della Nazionale maggiore il 16 novembre 1988 contro l'Olanda. Due anni dopo viene convocato dall'allora commissario tecnico della nazionale Azeglio Vicini per la Coppa del Mondo Italia '90 durante la quale gioca con il numero 15. Sono le notti magiche nel segno di Totò Schillaci.

Nelle prime due partite viene lasciato in panchina da Vicini ma, appena chiamato in causa, non delude ed alla sua prima apparizione nella sfida con la Cecoslovacchia mette a segno un gol memorabile, considerato il più bello del Mondiale, partendo da metà campo e dribblando mezza squadra avversaria. Così nelle successive partite viene schierato titolare al fianco di Schillaci anche se, nella decisiva semifinale di Napoli contro l'Argentina, l'allenatore punta su un poco convincente Vialli, ed entra in campo al posto di Giannini solo al 73' sfiorando il gol su punizione e segnando il suo tiro dal dischetto nella sfortunata serie di rigori che premia l'Argentina, dopo gli errori di Donadoni e Serena.

Nella finale per il terzo posto, disputata a Bari, contro l'Inghilterra, mette a segno un altro gol dopo aver astutamente rubato la palla al portiere inglese Peter Shilton. La partita finisce 2-1 per gli azzurri che si aggiudicano così il terzo posto nel Mondiale casalingo. Da segnalare, nella medesima partita, la sua altruistica scelta di far tirare il calcio di rigore decisivo a Schillaci, in modo da permettergli di vincere la classifica dei marcatori del torneo con 6 gol.

Durante la stagione 1993-1994, fatica ad entrare in forma a causa di piccoli ma fastidiosi acciacchi, eppure il CT italiano Arrigo Sacchi, fa di tutto per recuperarlo fisicamente e psicologicamente, considerandolo "un patrimonio del calcio italiano".

Gli incontri di preparazione ai Mondiali non vanno nel migliore dei modi: sconfitta 1-0 a Napoli con la Francia, e vittoria per 1-0 contro la Svizzera. Inoltre, Arrigo Sacchi, dopo la rinuncia di Roberto Mancini all'azzurro, non sembra aver preso una decisione definitiva né su un preciso modulo di gioco né su una formazione-tipo. Solo Baggio ed alcuni giocatori del Milan (Baresi, Maldini, Costacurta, Donadoni) sembrano titolari inamovibili.

Italia-Irlanda: l'Italia affronta la prima partita con lo schema tattico 4-4-2, nonostante durante tutti gli incontri preparatori Sacchi l'avesse schierata con il 4-3-3. Tenta qualche assist in favore di Signori ma nel complesso la sua partita è piuttosto anonima e l'Italia disputa il peggior match del Mondiale. L'Irlanda si impone 1-0, con gol di Houghton che all'11º del primo tempo beffa Pagliuca con un pallonetto. Oltre alla mancanza di gioco, anche la sua poco convincente prestazione preoccupa i tifosi.

Italia-Norvegia: nel secondo incontro l'Italia non può più sbagliare, deve battere la Norvegia se vuole sperare di qualificarsi agli ottavi. Questa volta, tutto sembra andare per il meglio: L'Italia incomincia la partita con il piglio giusto e lui sembra ispirato.

Tuttavia, in occasione della prima azione norvegese, Pagliuca viene espulso dopo avere toccato il pallone con le mani uscendo oltre l'area di rigore per fermare un avversario lanciato a rete. L'Italia si ritrova in 10 ed un giocatore deve uscire per far posto al secondo portiere Luca Marchegiani: Sacchi, fra lo stupore generale, decide di far uscire proprio lui. Famose le immagini televisive nelle quali si vedono i suoi gesti e la sua espressione e soprattutto il suo labiale «Ma questo è pazzo!». L'episodio segna l'origine del travagliato rapporto futuro tra i due ma, tuttavia, la sostituzione, pur tra polemiche, risulterà indovinata.

L'Italia, ad ogni modo, al termine di un incontro molto tirato, riesce a vincere per 1-0, con un gol di testa di Dino Baggio su assist di un ispirattissimo Giuseppe Signori.

Italia-Messico: in occasione del terzo incontro, Italia e Messico pareggiano 1-1 (gol di Massaro per l'Italia e Bernal per il Messico), ma lui sembra l'ombra di se stesso. L'Italia si qualifica agli ottavi solo grazie al ripescaggio come una delle migliori terze classificate nei gironi. Agli ottavi ci si aspetta di affrontare l'Argentina di Batistuta e di Maradona, ma gli argentini (privati del "pibe de oro", sospeso per doping) perdono contro la Bulgaria. È così la Nigeria a classificarsi prima del suo gruppo e ad affrontare l'Italia.

Italia-Nigeria: a Boston la Nigeria, campione d'Africa in carica, passa in vantaggio al 26' con un gol di Amunike, dopo una carambola in area. L'Italia è costretta a vincere e gioca una prima frazione accettabile, nei limiti consentiti dalle proibitive condizioni climatiche (per esigenze televisive le partite si disputano nel primo pomeriggio di una torrida estate americana). La Nigeria si limita a controllare e, verso la metà del secondo tempo, l'Italia sembra essere fisicamente provata. Inoltre, l'arbitro messicano Brizio Carter espelle incredibilmente Gianfranco Zola, entrato da appena da 10 minuti, per un fallo che il giocatore del Parma non ha in realtà commesso.

A due minuti dalla fine, emulando Paolo Rossi in occasione del Mondiale dell'82, riceve un pallone sul limite dell'area da Roberto Mussi e lascia partire un tiro rasoterra ed angolato che entra alla destra di Rufai, passando fra una selva di gambe e portando l'Italia al pareggio.

Nel primo tempo supplementare Benarrivo lanciato da uno spettacolare passaggio di Baggio, subisce un fallo in area e l'arbitro fischia il calcio di rigore. Spiazza il portiere e segna con l'aiuto del palo. L'Italia vince 2-1. Il giorno dopo, la Gazzetta dello Sport intitola: ITALIA: BAGGIOOOOOOOOOOO!!! In 10 contro 11, l'Italia batte arbitro e Nigeria.

Italia-Spagna: nei quarti di finale l'Italia supera la Spagna ancora per 2-1 con i gol di Dino e Roberto Baggio che segna quasi allo scadere un gol straordinario: Nicola Berti lancia con precisione Beppe Signori, il quale lancia subito per il numero 10 che, involatosi verso l'area spagnola, aggira danzando sul pallone l'uscita di Zubizarreta e tira in porta da posizione impossibile vanificando il recupero alla disperata di un difensore spagnolo.

Italia-Bulgaria: in semifinale, l'Italia batte la Bulgaria di Stoichkov ancora per 2-1, grazie alla sua straordinaria doppietta.

Il primo gol è un altro numero d'alta scuola: ricevuta la palla da Donadoni, si accentra dal vertice sinistro dell'area di rigore e, dopo aver saltato un avversario, batte il portiere con un tiro a giro che si infila vicino al secondo palo. Il secondo gol, quinto del "Pallone d'Oro" nella rassegna iridata, arriva grazie ad un preciso diagonale su lancio millimetrico di Albertini, che entra a fil di palo alla destra del portiere bulgaro Mihailov.

Nel finale di gara rimane vittima di un infortunio muscolare, complici il caldo e la fatica.

Italia-Brasile: si gioca contro il Brasile allo stadio Rose Bowl di Pasadena, sobborgo di Los Angeles, sotto il solito torrido sole. Arrigo Sacchi decide per l'occasione di rischiare sia il capitano Franco Baresi, rientrante dopo l'operazione al menisco, sia il Codino, che non ha recuperato a pieno dopo lo stiramento nella precedente partita.

Nonostante nel primo tempo esibisca una prestazione di alto livello, paga l'infortunio e, pur rendendosi pericoloso dalle parti del portiere verdeoro Claudio Taffarel, non riesce ad essere decisivo come nelle partite precedenti, sforzando stoicamente la gamba malconcia. Il match, difficile e teso, rimane bloccato sullo 0-0 sino alla fine dei tempi supplementari.

I rigori danno la vittoria ai sudamericani per 3-2, con l'ultimo rigore sbagliato proprio da Baggio, che manda alto sopra la traversa, dopo gli errori di Franco Baresi e Daniele Massaro. Sarà il suo sguardo attonito dopo l'errore dal dischetto, l'immagine emblematica della sconfitta azzurra.

Il Mondiale di Francia '98 vivrà tutto sul "dualismo" con Del Piero. Cesare Maldini preferisce infatti puntare sul più giovane attaccante juventino, seppur rientrante da un infortunio rimediato nel finale di stagione, contro il Real Madrid nell'ultimo atto della Champions League.

Con Del Piero ancora convalescente, parte titolare in attacco al fianco di Christian Vieri contro il Cile nella prima partita e dimostra subito di essere uno dei giocatori più in forma tra gli Azzurri: inventa l'assist per il gol di Vieri, si procura e segna il rigore che riporta l'Italia sul pari dopo la rimonta cilena. Memorabile è l'esultanza, quasi liberatoria, dopo il centro dal dischetto, quattro anni dopo quell'infausto rigore che aveva tolto all'Italia il titolo mondiale. Nella seconda partita , vinta 3-0 contro il Camerun, sforna l'assist su calcio d'angolo per il primo gol di Di Biagio e gli annullano un goal per fuorigioco, ma la sua prestazione appare meno brillante rispetto alla gara d'esordio, complici anche alcuni ruvidi interventi a suo carico da parte dei difensori africani e si consuma la prima "staffetta" con Alex Del Piero. Da qui in avanti Maldini lancia definitivamente "Pinturicchio", confinandolo in panchina nelle partite successive e concedendogli solo alcuni spezzoni di fine gara. Tutto ciò crea un mare di polemiche coi tifosi italiani che invece lo sostengono. Contro l'Austria entra nel secondo tempo e dimostra una bella intesa con Filippo Inzaghi. Infatti Roberto segna su assist di Pippo firmando il momentaneo 2-0. Poi a tempo scaduto, Baggio contraccambia fornendo un assist ad Inzaghi dopo aver superato con agilità due difensori austriaci, ma l'intervento di un altro difensore negherà il gol all'attaccante allora in forza alla Juventus.

Nella partita degli ottavi contro la Norvegia non scende in campo nonostante si sia scaldato per un periodo di tempo della partita. L'eliminazione dell'Italia arriva ai quarti di finale, per mano della Francia, futura Campione del Mondo, ancora una volta ai rigori. Entrato nel corso della partita al posto di un evanescente Alessandro del Piero, offre notevoli giocate e nell'epilogo ai calci di rigore fa il suo dovere segnando il primo tiro dagli 11 metri. Il rimpianto per l'eliminazione è aumentato dallo scampolo di partita concessogli da Maldini infatti, oltre a giocare molto bene, nel secondo tempo supplementare inventa l'unica azione degli Azzurri veramente pericolosa con uno splendido destro al volo che finisce di un niente fuori alla destra di un Barthez ormai battuto.

Grazie alle due marcature di questo mondiale raggiunge il record appartenente a Paolo Rossi a quota 9 gol (il record verrà poi raggiunto anche da Bobo Vieri durante i mondiali del 2002) nella classifica dei bomber italiani ai mondiali e diventa l'unico giocatore italiano ad aver segnato in tre mondiali diversi. Record tuttora imbattuto.

Il 28 aprile 2004 a Genova gioca, a 37 anni, per l'ultima volta in Nazionale, grazie alla convocazione-tributo da parte del ct Trapattoni in occasione di una partita amichevole contro la Spagna (fino a quel momento soltanto Silvio Piola era stato celebrato in questo modo). La partita, terminata 1 a 1, è ricca di suoi numeri e l'affetto degli sportivi italiani è espresso da ovazioni continue ogni qualvolta tocca palla e da una standing ovation quando viene sostituito negli ultimi minuti da Miccoli.

Per via dell'altissimo livello delle sue prestazioni, l'opinione pubblica e la stampa spingono per vederlo in campo prima alle Olimpiadi ed ai seguenti Europei del 2004, ma quella di Genova resterà la sua ultima apparizione in azzurro.

Nonostante i suoi successi ai Mondiali non è mai stato convocato ad un Europeo.

Dopo essersi ritirato dall'attività agonistica, si è preso un lungo periodo di riposo e riflessione.

È proprietario di una azienda agricola in Argentina nella quale si reca spesso per trascorrere dei periodi di relax e per praticare la caccia, uno dei suoi hobby preferiti. Tuttavia, nel corso del 2005 ha dichiarato di voler rientrare nel mondo del calcio in un prossimo futuro, non come allenatore di club ma come dirigente in qualche società.

Il suo nome è stato da più parti accostato ad un possibile ruolo dirigenziale all'interno della Juventus, in particolare per quanto riguarda la carica di vice-presidente, successivamente allo scandalo esploso nelle fasi finali del campionato 2005-2006. Il presidente dell'Inter Massimo Moratti ha inoltre dichiarato che gli affiderebbe volentieri il ruolo di allenatore delle giovanili nerazzurre.

Nel corso del 2006, sebbene lontano dall'attività agonistica da oltre due anni, ha ricevuto un'offerta per tornare in campo con la squadra australiana del Sydney FC e dall'allora allenatore del Livorno Carlo Mazzone. Precedentemente si era parlato di un interessamento del Boca Juniors, che voleva ingaggiare un numero 10 di fama mondiale nell'anno del suo centenario.

Sommando le cifre di presenze e gol in nazionale maggiore (56 presenze/27 gol) con quelle in competizioni professionistiche riservate ai club (643 presenze/291 gol), ha complessivamente totalizzato nella sua carriera 699 presenze e 318 gol.

Sesto di otto figli, nell'ordine Gianna, Walter, Carla, Giorgio, Anna Maria, Roberto, Nadia ed Eddy, e figlio di Fiorindo e Matilde, si sposa giovanissimo con la compagna di sempre, Andreina, da cui ha tre figli: Valentina, nata il 2 dicembre 1990, Mattia, nato il 12 maggio 1994, e l'ultimo arrivato, Leonardo, nato il 3 marzo 2005. Uno dei fratelli di Roberto, Eddy, è anch'egli giocatore di calcio.

È uno dei 7 calciatori (gli altri sono Giovanni Ferrari, Riccardo Toros, Eraldo Mancin, Alessandro Orlando, Patrick Vieira e Zlatan Ibrahimovic) ad avere vinto due scudetti consecutivi sul campo con due differenti squadre.

È un devoto buddhista aderente alla Soka Gakkai, tanto che ha aperto una sala di riunione a Thiene: diventa praticante durante i suoi anni a Firenze grazie ad un amico. Anche per questo motivo è particolarmente amato in Estremo Oriente, specialmente in Giappone. Dopo aver lasciato l'Inter, nell'estate del 2000 ha ammesso che un'esperienza nel calcio giapponese gli sarebbe piaciuta, desiderio che non si è però concretizzato, nonostante alcune squadre giapponesi abbiano tentato d'ingaggiarlo.

Il 16 ottobre 2002 è stato proclamato ambasciatore della FAO.

Nel 1994 è stato bersaglio di un'imitazione satirica di Corrado Guzzanti che parodiava un suo sketch pubblicitario. Nel 2000 è protagonista di uno spot per una nota compagnia telefonica, ambientato durante il rigore sbagliato a USA 1994: lo spot vede Baggio segnare fortunosamente, abbracciato da Sacchi e dai compagni di squadra.

Possiede un regolare porto d'armi ed è un appassionato cacciatore.

L'8 marzo 2008, partecipa alla grande festa per i 100 anni dell'Inter, entrando in campo al "G. Meazza" dopo il successo per 2 a 0 dei nerazzurri contro la Reggina. Osannato dal pubblico interista, viene definito dal giornalista Maurizio Mosca il più grande giocatore che abbia mai vestito la maglia dell'Inter in cento anni di storia della "Beneamata".

Ha scritto un'autobiografia, pubblicata nel 2001, col titolo Una porta nel cielo (Limina Edizioni, ISBN 88-88551-92-1), nella quale, oltre a raccontare i periodi difficili dopo i gravi infortuni e il suo rapporto con la fede buddhista, descrive ed approfondisce i suoi complicati rapporti con alcuni allenatori, spendendo parole di elogio per molti altri (Giovanni Trapattoni, Carlo Mazzone e Gigi Simoni).

In particolare vengono descritti i contrasti con Marcello Lippi durante la stagione 1999-20000 all'Inter. Lippi, racconta, tenne nei suoi confronti un atteggiamento apertamente ostile ed ingiusto durante tutta la stagione, totalmente in contrasto con gli elogi e le promesse fatte ad inizio stagione. Celebre l'episodio, raccontato nel libro, in cui, durante una partitella al ritiro dell'Inter, fa un lancio smarcante di quaranta metri per Vieri, questi segna, si gira e applaude insieme a Panucci il suo bel lancio. Lippi urla: «Vieri, Panucci, ma che cazzo fate? Credete di essere a teatro? Non siamo qui per farci i complimenti a vicenda, tantomeno al sig. Baggio, siamo qui per lavorare!». Non è l'unica accusa rivolta apertamente a Lippi: nel corso del libro, Baggio accusa Lippi di avergli chiesto, in pratica, di "fare la spia", ossia riportare eventuali voci contro il mister viareggino, quando ad un certo punto della stagione il tecnico ebbe l'impressione che qualcuno remasse contro di lui nello spogliatoio. Dinnanzi al netto rifiuto da parte di Baggio, sarebbe nato l'atteggiamento ostile che poi si estrinsecò attraverso l'episodio del rimprovero a Panucci e Vieri ma anche tantissimi altri episodi che nel testo non sono stati resi noti. Durissima è la risposta da parte di Lippi che, senza mezzi termini, asserisce di non aver mai chiesto aiuto a Baggio "perché è una persona di cui non ho stima e che non reputo importante dal punto di vista umano" (queste le testuali parole del tecnico viareggino). Dopo l'episodio, Lippi ha dato mandato ai suoi avvocati di avviare un'azione legale contro il giocatore, contro quelle che il tecnico ritiene "cattiverie e falsità".

In occasione dei suoi quaranta anni, ha dato vita al suo blog, con la finalità di mettere in comunicazione i suoi ammiratori e tutti gli appassionati al gioco del calcio.

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Source : Wikipedia