Chirurgia plastica

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Inviato da maria 01/04/2009 @ 02:13

Tags : chirurgia plastica, chirurgia, medicina, salute

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Chirurgia plastica

La chirurgia plastica è una branca della chirurgia che si propone di correggere e riparare i difetti morfologico-funzionali o le perdite di sostanza di svariati tessuti (cute, sottocute, fasce, muscoli, ossa, ecc.) sia congenite, che secondarie a traumi, neoplasie o malattie degenerative. Le tecniche fondamentali più utilizzate sono rappresentate dagli innesti e dai lembi. La Chirurgia Plastica è una delle poche specializzazioni chirurgiche non “distrettuali” o di “apparato”: pertanto il chirurgo plastico possiede le conoscenze tecniche ed anatomiche per operare su qualsiasi distretto corporeo. Pertanto la Chirurgia Plastica ha diverse sub-specializzazioni: la chirurgia della testa-collo, la chirurgia della mammella, la chirurgia della mano, il rimodellamento corporeo (il cosiddetto body-contouring), la chirurgia degli arti inferiori, la chirurgia delle ustioni, e la chirurgia estetica (che è una branca della chirurgia plastica, e non esiste come specializzazione isolata).

Gli innesti sono porzioni di tessuto che vengono completamente distaccate dall'area donatrice (ad esempio cute dall'addome o dalla coscia), per essere trasferite ed impiantate nell'area ricevente (ad esempio una perdita di tessuto cutaneo di un braccio o di una gamba conseguente ad un trauma). Gli innesti non possiedono una vascolarizzazone propria (essendo stati completamente distaccati dal corpo) e necessitano di un'area ricevente ben vascolarizzata, che possa fornire all'innesto stesso il nutrimento adeguato a garantirne l'attecchimento. L'innesto agisce pertanto con un meccanismo "passivo" (potremmo dire "parassita") fornendo all'area ricevente il tessuto mancante, ma richiedendone il nutrimento. Lo si sceglie, quando si può, per la relativa facilità della manovra chirurgica, ma non fornisce solitamente risultati estetici di alto livello. Il risultato estetico è tanto migliore quanto più l'innesto è spesso, mentre l'attecchimento è tanto più facile quanto più l'innesto è sottile.

I lembi sono porzioni di tessuti (singoli o compositi) che mantengono una connessione (chiamata "peduncolo") con l'area donatrice e vengono trasferiti sull'area ricevente (che deve essere pertanto limitrofa a quella donatrice) mediante movimenti di scorrimento o rotazione. I lembi possiedono una vascolarizzazione propria, che può essere di vario tipo.

Un lembo agisce pertanto con un meccanismo "attivo", portando nutrimento all'area ricevente che potrebbe anche esserne carente. Certi lembi compositi (ad esempio quelli muscolo-cutanei) possono svolgere anche un ruolo "detergente", essendo in grado di curare infezioni e/o ristagno di fluidi vari (stasi di sangue venoso, stasi linfatiche) nell'area ricevente. Rappresenta, di solito, una manovra chirurgica più complessa, in grado di risolvere problemi più gravi. Solitamente fornisce anche una qualità estetica del risultato superiore a quella dell'innesto.

I lembi microchirugici (o "microvascolari") sono l'evoluzione più moderna dei lembi. Si tratta di lembi a vascolarizzazione assiale nei quali il peduncolo viene adeguatamente identificato ed isolato ("scheletrizzato") e successivamente reciso, per permettere il trasferimento del lembo a grande distanza (ad esempio da una spalla ad una caviglia). Nell'area ricevente viene identificato un asse vascolare ricevente al quale, mediante l'uso di un microscopio, viene attaccato ("anastomizzato") il peduncolo del lembo, che può così continuare a vivere col proprio circolo sanguigno.

La plastica a Z è una tecnica chirurgica utilizzata per l'allungamento o il cambiamento di direzione di una cicatrice cutanea per fini estetici o di mobilità. Vengono eseguite incidendo la cicatrice che si vuole mobilizzare (il braccio centrale della Z) ed eseguendo due incisioni alle sue estremità con un angolo rispetto ad essa che è tanto più ampio quanto maggiore è l'allungamento-rotazione che si vuole ottenere.

I materiali "alloplastici" (o impianti) sono presìdi di origine non biologica o biologica di sintesi, utilizzati per vari scopi, solitamente di riempimento o di correzione di deformità congenite o acquisite. Fra le più note, a titolo di esempio, le protesi mammarie, ma esistono materiali simili per i glutei, i polpacci, gli zigomi, ecc. Esistono anche materiali iniettabili per la correzione di difetti di minore entità, utilizzati con gli stessi criteri delle protesi. Infine da ricordare le "epitesi", che sono protesi esterne applicabili, utili per sostituire e simulare organi avulsi e non più ricostruibili: fra le più note quelle per il naso e per l'orecchio. Non esiste "rigetto" delle protesi, in quanto tale meccanismo immunitario prevede l'attivazione di anticorpi nei confronti di antigeni (che sono proteine) non presenti in un materiale alloplastico. Esiste invece una "reazione da corpo estraneo" (di per sé normale) che, se esuberante, può portare all'eccessiva produzione di tessuto fibroso intorno alla protesi ed al rischio di deformazione ed estrusione. Inoltre un materiale alloplastico, non essendo fornito di circolo sanguigno e quindi di difese immunitarie, è più vulnerabile a possibili infezioni.

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Chirurgia

Cranio con foro da trapanazione

Per chirurgia (gr: cheirourgia da cheir-cheiros, mano ed ergon, lavoro) etimologicamente si intende una attività lavorativa manuale.

In effetti essa si identifica nella scienza che si occupa di studiare quelle malattie che potendo essere curate con le proprie mani vengono appunto dette chirurgiche. Considerata una branca dell'arte medica in realtà riveste pari dignità, come testimonia la storia della sua evoluzione, delle contrapposizioni e dei percorsi diversificati rispetto alla medicina nel corso di molti secoli e la definitiva riunificazione in un corso di studi universitari comune che conferisce appunto la laurea in Medicina e Chirurgia.

Si interessa dei vari aspetti (eziologia, diagnosi, terapia) di tutte le patologie di sua pertinenza e pertanto è detta Chirurgia Generale. Ma anche di molte malattie considerate mediche e che possono diventare chirurgiche per vari motivi: complicazioni, non responsività alla terapia farmacologica, scelte del paziente.

Nel corso dell'ultimo secolo lo sviluppo delle conoscenze, la specificità di approccio a determinate malattie ed il loro incremento, problemi organizzativi, hanno reso necessario suddividere la Chirurgia Generale in numerose branche specialistiche. Alcune dedicate alla medesima Patologia generale: Chirurgia Oncologica, altre volte a quella specifica d'organo o di apparato: Cardiochirurgia, Chirurgia Toracica, o ancora alla medesima finalità: Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, o caratterizzate da tecniche peculiari: Chirurgia Laparoscopica, Chirurgia Robotica, Chirurgia Endoscopica. In alcuni casi esistono, nell'ambito della stessa branca, ulteriori specializzazioni; come ad esempio la Chirurgia della mano nell'ambito di quella ortopedica.

Nel 1761 il grande anatomico forlivese Giovan Battista Morgagni pubblica il "De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis", un'opera fondamentale, frutto di studio accurato dei reperti autoptici raccolti in decenni di attività a Bologna, Venezia e soprattutto Padova. Con lui nasce il moderno concetto di malattia.

La malattia considerata come la rottura del normale equilibrio dell’organismo dovuta ad alterazione della struttura o funzione di uno più organi danneggiati da agenti esterni o interni e che si manifesta con segni e sintomi caratteristici era un concetto fino ad allora sconosciuto, a parte qualche intuizione geniale ma rimasta tale. Con conseguenze negative soprattutto sotto due aspetti: impossibilità di prevenire alcune patologie quali quelle infettive responsabili di epidemie che hanno falcidiato l'umanità e impossibilità di prescrivere terapie causali.

In realtà, per molte patologie il rapporto causa-effetto risultava comunque evidente, come negli episodi traumatici in cui l’evento vulnerante determinava sintomi e segni immediatamente palesi sulle strutture esterne e quindi visibili del corpo: contusioni, ferite, emorragie, fratture. Ma anche su quelle interne, come era possibile osservare nella traumatologia aperta addominale e toracica, da sempre molto frequente per gli eventi bellici che hanno ininterrottamente segnato la storia dell’uomo.

In molti altri casi, invece, anche se i segni della malattia risultavano evidenti (tumefazioni erniarie, gozzi tiroidei , tumori cutanei, varici e varicoceli, etc.), la loro eziologia rimaneva sconosciuta. In ogni caso, sarà stata appunto questa evidenza a sollecitare una risposta terapeutica, prima "istintiva" e poi più ragionata, che nel corso dei secoli costituirà la base empirica su cui poggia tutta la chirurgia antica.

Scheletri risalenti all’epoca del neolitico mostrano esiti di fratture consolidate e di trapanazioni craniche con segni di rigenerazione ossea, testimonianza di interventi seguiti da guarigione.

Così la storia documentata più antica, risalente a circa tremila anni fa, ci tramanda una chirurgia in grado di utilizzare tecniche e strumenti sempre più sofisticati, con utilizzo strumentale di leghe metalliche, e chirurghi dotati di straordinaria abilità manuale.

Una chirurgia quindi arte ancestrale, straordinariamente efficace nella sua praticità ma relegata ad un ruolo subalterno rispetto alla medicina. Così, come è possibile osservare in tutte le antiche civiltà, mentre la figura professionale del medico (il quale, incapace di spiegare la malattia, per giustificarla doveva necessariamente attingere a nozioni filosofiche, astrologiche, religiose, esoteriche che comunque lo lasciavano impotente sotto l’aspetto terapeutico) finì con l’identificarsi in quelle nobili di sacerdote, astrologo, filosofo o esoteriche di mago, sciamano, stregone, all’altro estremo si collocava il chirurgo, capace di guarire alcune patologie e di spiegarne molte, ma relegato tra le categorie volgari, quelle che praticavano le arti minori, spesso considerate sconvenienti.

Un antagonismo evidente già nel giuramento di Ippocrate, che vieterà tassativamente di ‘praticare il taglio della pietra’, la litotomia, ritenuta atto chirurgico indegno di un medico, o che vedrà la Chiesa medioevale avocare a sé la medicina rifiutando in modo assoluto la pratica chirurgica perché cruenta e spregevole, per arrivare alla fine del XVII secolo quando ancora accadeva che un chirurgo, passando a studiare medicina per emancipare la propria condizione, era obbligato a sottoscrivere un atto notarile con il quale si impegnava a non praticare più atti operatori!

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Veronika Petrovici

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Veronika Petrovici (Tătuleşti, 23 luglio 1934) è una chirurgo rumeno, professoressa di chirurgia plastica e ricostruttiva all'università di Colonia (Germania).

Dopo l'esame di maturità al liceo scientifico di Slatina, ha iniziato nel 1953 lo studio di medicina all'Università di Bucarest, dove si è laureata nel 1959 con una tesi su L'epilessia nelle malattie cerebro-vascolari.

Si è specializzata in Chirurgia plastica e ricostruttiva lavorando nelle cliniche di Chirurgia generale e di Chirurgia plastica della Facoltà di Medicina dell'Università di Bucarest. È stata attestata come specialista nel 1965.

Nel 1969 si trasferisce in Germania, dove inizia a lavorare nella Clinica di Chirurgia plastica dell'Università di Colonia, sotto la direzione di Josef Schrudde.

Veronika Petrovici riceve nel 1982 dall'Università di Colonia la qualificazione di libero-docente (venia legendi per Chirurgia plastica) con la disertazione Considerazioni sulla Classificazione e la Terapia degli emangiomi cutanei. Nel 1988 diventa Professoressa di Chirurgia plastica alla Facoltà di Medicina dell'Università di Colonia.

Veronika Petrovici è socio di numerose società scientifiche come International Society for Burn Injuries, Verein der Deutschen Plastischen Chirurgen, Società Italiana di Chirurgia Plastica ed Estetica, Deutsche Gesellschaft für Senologie. È socio onorifico dell'Academia Rumena di Scienze Mediche, International Society for the Study of Vascular Anomalies, Jordanian Society for Plastic and Reconstructive Surgery.

Nel 1973 Veronika Petrovici riceve il titolo di Dottore in Medicina e Chirurgia all'Università di Roma.

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Ivo Hélcio Jardim de Campos Pitanguy

Ivo Hélcio Jardim de Campos Pitanguy (Belo Horizonte, 5 luglio 1926) è un chirurgo plastico brasiliano di grande fama internazionale.

Figlio di un chirurgo generale, Pitanguy iniziò a frequentare Medicina all'Università di Minas Gerais e si formò tramite la Facoltà di Medicina di Rio de Janeiro, nel 1946. Alla fine del 1940, la chirurgia plastica non era ancora riconosciuta come una specialità della medicina.

Con una borsa di studio, Pitanguy parte per gli USA per lavorare come chirurgo residente presso il Bethesda Hospital di Cincinnati, Ohio, tra il 1948 e il 1949. Nel medesimo periodo, frequentò la Clinica Mayo nel Minnesota e il servizio di Chirurgia Plastica del Dr. John Marquis Converse di New York. Di ritorno nel Brasile, nel 1949, crea il servizio di Chirurgia della Santa Casa della Misericordia di Rio de Janeiro, il primo per la chirurgia della mano dell'America del Sud, dove cura pazienti poveri e vittime di deformità.

Tra il 1950 e 1951, in Parigi, sarà visiting fellow di Marc Iselin, uno dei creatori della Chirurgia della mano e riferimento nella cura ai mutilati della Seconda Guerra mondiale.

Nella medesima occasione frequenta anche altri servizi di Chirurgia plastica in Francia e Inghilterra. Nuovamente nel Brasile, Pitanguy opera nel Servizio delle Ustioni e della Chirurgia ricostruttiva dell'Ospedale 'Souza Aguiar' in Rio de Janeiro, tra il 1952 e il 1955. Nel 1954, passa a dirigere il Servizio di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso la Santa Casa della Misericordia.

Nel 1960, crea il corso di post-laurea in chirurgia plastica della Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, integrato nella Infermeria della Santa Casa. Il corso ha già formato 45 classi di circa 500 allievi in oltre 40 nazioni.

Nel dicembre del 1961 avvenne l'incendio del 'Grande Circo Nord-Americano', in Niteroi, RJ, il maggior incendio in un recinto chiuso mai registrato al Mondo, causando 2500 feriti e 500 morti, in maggioranza bambini. Pitanguy e una equipe di volontari brasiliani e stranieri si dedicarono, per mesi, al trattamento delle vittime per mezzo della chirurgia ricostruttiva ma anche estetica, all'epoca ancora poco apprezzata.

In quella occasione, Pitanguy organizza il servizio Ustioni dell'Ospedale Antonio Pedro, in RJ. Nel 1963 fonda la Clinica 'Ivo Pitanguy' che diventò un centro di eccellenza in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva. Là il Professor Pitanguy supervisiona una equipe di chirurghi plastici affinata con le sue tecniche e filosofia.

Settimanalmente, il mercoledì, il Prof. si reca alla 38° Infermeria della Santa Casa dove guida gli interventi, discute i casi più complessi con i suoi assistenti e condivide la sua esperienza con i medici residenti.

Una equipe di 40 medici, tra istuttori e aiuti, realizza approssimatamene mille interventi per anno, la maggior parte in pazienti con deformità congenite o conseguenze di trauma,ustioni e tumori. Interventi estetici sono pure eseguiti poiché il Prof. Pitanguy crede che qualunque disagio con la propria immagine deve essere tenuto in considerazione.

Pitanguy è autore di oltre 800 lavori pubblicati in riviste scientifiche di tutto il mondo. Fu membro del Consiglio Editoriale del "Giornale della Società Americana di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva" (ASPS) e della rivista mensile della "American Head and Neck Society" (AHNS).

Fu autore per il 'Bollettino di Chirugia Plastica' della Pontificia Universtià Cattolica di Rio de Janeiro e dell' Istituto di Post-laurea medica Carlos Chagas, scritto in Portoghese e inglese e pubblicato sulla Rivista della Società Brasiliana di Chirurgia Plastica (SBCP).

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Source : Wikipedia