Chirurgia

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Inviato da maria 14/04/2009 @ 01:07

Tags : chirurgia, medicina, salute

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Chirurgia

Cranio con foro da trapanazione

Per chirurgia (gr: cheirourgia da cheir-cheiros, mano ed ergon, lavoro) etimologicamente si intende una attività lavorativa manuale.

In effetti essa si identifica nella scienza che si occupa di studiare quelle malattie che potendo essere curate con le proprie mani vengono appunto dette chirurgiche. Considerata una branca dell'arte medica in realtà riveste pari dignità, come testimonia la storia della sua evoluzione, delle contrapposizioni e dei percorsi diversificati rispetto alla medicina nel corso di molti secoli e la definitiva riunificazione in un corso di studi universitari comune che conferisce appunto la laurea in Medicina e Chirurgia.

Si interessa dei vari aspetti (eziologia, diagnosi, terapia) di tutte le patologie di sua pertinenza e pertanto è detta Chirurgia Generale. Ma anche di molte malattie considerate mediche e che possono diventare chirurgiche per vari motivi: complicazioni, non responsività alla terapia farmacologica, scelte del paziente.

Nel corso dell'ultimo secolo lo sviluppo delle conoscenze, la specificità di approccio a determinate malattie ed il loro incremento, problemi organizzativi, hanno reso necessario suddividere la Chirurgia Generale in numerose branche specialistiche. Alcune dedicate alla medesima Patologia generale: Chirurgia Oncologica, altre volte a quella specifica d'organo o di apparato: Cardiochirurgia, Chirurgia Toracica, o ancora alla medesima finalità: Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, o caratterizzate da tecniche peculiari: Chirurgia Laparoscopica, Chirurgia Robotica, Chirurgia Endoscopica. In alcuni casi esistono, nell'ambito della stessa branca, ulteriori specializzazioni; come ad esempio la Chirurgia della mano nell'ambito di quella ortopedica.

Nel 1761 il grande anatomico forlivese Giovan Battista Morgagni pubblica il "De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis", un'opera fondamentale, frutto di studio accurato dei reperti autoptici raccolti in decenni di attività a Bologna, Venezia e soprattutto Padova. Con lui nasce il moderno concetto di malattia.

La malattia considerata come la rottura del normale equilibrio dell’organismo dovuta ad alterazione della struttura o funzione di uno più organi danneggiati da agenti esterni o interni e che si manifesta con segni e sintomi caratteristici era un concetto fino ad allora sconosciuto, a parte qualche intuizione geniale ma rimasta tale. Con conseguenze negative soprattutto sotto due aspetti: impossibilità di prevenire alcune patologie quali quelle infettive responsabili di epidemie che hanno falcidiato l'umanità e impossibilità di prescrivere terapie causali.

In realtà, per molte patologie il rapporto causa-effetto risultava comunque evidente, come negli episodi traumatici in cui l’evento vulnerante determinava sintomi e segni immediatamente palesi sulle strutture esterne e quindi visibili del corpo: contusioni, ferite, emorragie, fratture. Ma anche su quelle interne, come era possibile osservare nella traumatologia aperta addominale e toracica, da sempre molto frequente per gli eventi bellici che hanno ininterrottamente segnato la storia dell’uomo.

In molti altri casi, invece, anche se i segni della malattia risultavano evidenti (tumefazioni erniarie, gozzi tiroidei , tumori cutanei, varici e varicoceli, etc.), la loro eziologia rimaneva sconosciuta. In ogni caso, sarà stata appunto questa evidenza a sollecitare una risposta terapeutica, prima "istintiva" e poi più ragionata, che nel corso dei secoli costituirà la base empirica su cui poggia tutta la chirurgia antica.

Scheletri risalenti all’epoca del neolitico mostrano esiti di fratture consolidate e di trapanazioni craniche con segni di rigenerazione ossea, testimonianza di interventi seguiti da guarigione.

Così la storia documentata più antica, risalente a circa tremila anni fa, ci tramanda una chirurgia in grado di utilizzare tecniche e strumenti sempre più sofisticati, con utilizzo strumentale di leghe metalliche, e chirurghi dotati di straordinaria abilità manuale.

Una chirurgia quindi arte ancestrale, straordinariamente efficace nella sua praticità ma relegata ad un ruolo subalterno rispetto alla medicina. Così, come è possibile osservare in tutte le antiche civiltà, mentre la figura professionale del medico (il quale, incapace di spiegare la malattia, per giustificarla doveva necessariamente attingere a nozioni filosofiche, astrologiche, religiose, esoteriche che comunque lo lasciavano impotente sotto l’aspetto terapeutico) finì con l’identificarsi in quelle nobili di sacerdote, astrologo, filosofo o esoteriche di mago, sciamano, stregone, all’altro estremo si collocava il chirurgo, capace di guarire alcune patologie e di spiegarne molte, ma relegato tra le categorie volgari, quelle che praticavano le arti minori, spesso considerate sconvenienti.

Un antagonismo evidente già nel giuramento di Ippocrate, che vieterà tassativamente di ‘praticare il taglio della pietra’, la litotomia, ritenuta atto chirurgico indegno di un medico, o che vedrà la Chiesa medioevale avocare a sé la medicina rifiutando in modo assoluto la pratica chirurgica perché cruenta e spregevole, per arrivare alla fine del XVII secolo quando ancora accadeva che un chirurgo, passando a studiare medicina per emancipare la propria condizione, era obbligato a sottoscrivere un atto notarile con il quale si impegnava a non praticare più atti operatori!

Per la parte superiore



Storia della chirurgia

Hirudo medicinalis. Sansuisuga per salassi.

Da quando l'uomo produce ed usa utensili e strumenti ha anche utilizzato il proprio ingegno per sviluppare tecniche chirurgiche sempre più sofisticate. Sarà necessario però arrivare alla rivoluzione industriale per vincere i 3 principali ostacoli con cui si scontrava questa specialità medica, ovvero: l'emorragia, il dolore e l'infezione. Gli avanzamenti in questi campi hanno trasformato la chirurgia da un'arte rischiosa (e quindi sottovalutata per questo), ad una capace dei risultati più sorprendenti.

Le professioni del chirurgo e del medico hanno subito molti incontri e scontri nel corso della storia. In generale il chirurgo (barbiere, arruffone) è stato considerato il tecnico, mentre il medico (più relazionato storicamente con il sacerdote o lo sciamano) era un autentico terapeuta. Durante lo sviluppo della medicina moderna, la conoscenza di ambo le discipline si raggruppò nella medesima formazione accademica la quale, nella maggior parte dei paesi sviluppati, permette l'ottenimento del titolo congiunto di laurea in medicina e chirurgia. Buona parte della sua storia è relazionata con la storia della medicina in generale. Le nuove tecnologie applicate all'archeologia confermano che il suo sviluppo si rifà all'origine stessa dell'homo sapiens la cui vita in libertà era oggetto di numerosi incidenti, ferite ed emorragie suscettibili di trattamento chirurgico mediante tecniche rudimentali.

Le prime tecniche chirurgiche si utilizzarono per il trattamento delle ferite ed i traumi prodotti nel corso della vita. La combinazione di studi archeologici ed antropologici offre informazioni sui metodi rudimentali di sutura, amputazione, drenaggio e cauterizzazione di ferite, ottenuti con strumenti incandescenti.

Tra i trattamenti applicati dagli aztechi, secondo la descrizione dei testi spagnoli durante la conquista del Messico, si trovava questa raccomandazione per trattare le fratture: l'osso rotto deve essere steccato, esteso ed aggiustato, e se questo non sara sufficiente, si farà un'incisione nell'estremo dell'osso inserendo un ramo di abete, nella cavità midollare. . La medicina contemporanea ha sviluppato questo metodo di fissazione ossea nel secolo XX chiamandola fissazione midollare. Esistono ritrovamenti archeologici di cranii con segni evidenti di trapanazione (perforazione delle ossa piatte della testa per accedere all'encefalo), datate intorno all'anno 3000 a.C., nel quale si postula la sopravvivenza del paziente dopo l'intervento. Le più antiche trapanazioni sono state fatte nella conca del Danubio, però esistono reperti simili negli scavi effettuati in Danimarca, Polonia, Regno Unito, Svezia e Spagna. Folke Henschen, medico e storico svedese, afferma che i ritrovamenti archeologici sovietici sulle rive del fiume Dniepr (negli anni '60), dimostrano l'esistenza di trapanature nei crani datati nel mesolitico, all'incirca 12.000 anni prima di Cristo.

La teoria della sopravvivenza alla trapanazione del cranio poggia sull'evidenza della formazione di nuovo tessuto osseo o di callo osseo attorno all'orifizio prodotto dalla trapanazione. In alcuni studi il tasso di sopravvivenza supera il 50%. Un'altra disciplina correlata alla chirurgia della quale esistono evidenze da migliaia di anni è l'anestesiologia. L'alcool (arabo al-khwl الكحول, o al-ghawl الغول) è probabilmente uno degli anestetici più antichi, e il suo impiego è stato constatato varie migliaia di anni prima della nostra epoca. Inoltre si conosce l'impiego dell'oppio da migliaia di anni (alcuni cilindri babilonesi e bassorilievi mesopotamici mostrano delle teste di papavero da oppio) per uso anestetico oltre che ricreativo. Altre piante utilizzate nell'antichità con lo stesso fine furono l'estratto di Cannabis sativa, il ginepro comune, la pianta di coca o la mandragora.

Altra tecnica antica è il salasso o flebotomia, attestata da numerose società nel corso della storia inca peruviani, india (ayurveda), Greci (Ippocrate), effettuato mediante strumenti taglienti o l'utilizzo di sanguisughe. Nel papiro Kahun si menziona la tecnica del salasso utilizzata da alcuni veterinari egizi. Questa tecnica si estese con una grande diffusione in occidente, a modo che nel rinascimento si potevano vedere Calendari dei salassi che raccomandavano il suo utilizzo in momenti particolari dell'anno. É stata utilizzata per la cura di dolori disparati come l'infiammazione, l'infezione, l'ictus, la fase maniacale delle psicosi bipolari, ed anche come metodo preventivo di molte altre infermità.

Beroso, filosofo caldeo del secolo III riportò molte tradizioni scritte su Babilonia (principalmente negli archivi di Borsippa), ed arrivò ad affermare che da quando il dio Oannes insegnò al popolo Sumero tutto il conoscibile riguardo la civilizzazione, nulla di nuovo fu inventato. Questa affermazione sorprendente sembra meno iperbolica quando si analizzano le tavole sumere e si evidenzia tutto ciò che la civiltà sumera sviluppò ed inventò varie migliaia di anni prima della nostra era.

Circa nel 4000 a.C. si stabilisce in Mesopotamia ( tra il Tigri e l'Eufrate) la civiltà Sumera, che ha sviluppato la forma di scrittura più antica che si sia mai conosciuta. Tra le 30.000 tavolette cuneiformi scoperte, circa 800 trattano temi medici (ed in una di queste c'è la prima ricetta medica conosciuta). Il nome del primo chirurgo conosciuto è Urlugaledin, del 4000 a.C., il cui simbolo personale mostra due coltelli circondanti una pianta medicinale. Questo timbro si trova nel museo del Louvre a Parigi.

Il modello di salute e malattia tra i sumeri si basava su una concezione sovrannaturale della malattia: questa era un castigo divino imposto da differenti dèmoni in seguito alla rottura di alcuni tabù. Così la prima cosa che il medico doveva fare era identificare quale dei circa 6000 possibili dèmoni aveva causato il problema. Per farlo utilizzavano tecniche divinatore basate sullo studio del volo degli uccelli, della posizione degli astri o del fegato di alcuni animali. In questo modo la medicina era profondamente legata al sacerdozio, e la chirurgia restava relegata a specialità medica di seconda categoria.

Ciò nonostante lo sviluppo delle tecniche chirurgiche è notevole: a Ninive sono stati ritrovati strumenti di bronzo e ossidiana di elegante fattura, come bisturi, seghe, trapani etc.

Intorno al 3100 a.C. comincia il periodo di splendore della civiltà egizia, quando Narmer, il primo faraone, stabilisce la capitale a Memphis. Come accade con la civiltà sumera e la scrittura cuneiforme, si conserva un gran numero di documenti su questa civiltà grazie all'uso della scrittura geroglifica.

Il primo trattato di chirurgia data alla prima epoca monarchica (2700 a.C.); è stato scritto da Imhotep, visir del faraone Djoser, sacerdote, astronomo, medico e primo architetto di cui si abbia notizia. La sua fama di guaritore fu tale che venne deificato e considerato il dio egizio della medicina. Altri famosi medici dell'Antico Impero (dal 2500 al 2100 A.C.) furono Sachmet, medico del faraone Nebkhau, o Nesmenau, una sorta di primario dell'epoca. Su uno degli stipiti all'entrata del tempio di Memphis si trova il bassorilievo più antico relativo a un intervento chirurgico: una circoncisione. Tra i vari papiri conservati se ne conoscono nove relativi a materie mediche; tra essi il più famoso e importante è quello denominato dal suo scopritore: George Ebers.

Il papiro Ebers, conservato all'Università di Lipsia, è considerato uno dei più antichi trattati di medicina conosciuti. La sua composizione è datata intorno all'anno 1550 a.C., ed è lungo circa 20 metri. Vi sono scritte ricette, una farmacopea e la descrizione di numerose malattie, nonché alcuni trattamenti cosmetici. Riguardo alla chirurgia, si fa menzione dei morsi di coccodrillo e delle ustioni. Raccomandave il drenaggio dei gonfiori, anche se avvisava che determinate patologie della pelle non dovevano essere toccate.

Nella parte finale di questo manoscritto viene descritto nel dettaglio come trattare una dislocazione della mandibola; le esaustive descrizioni anatomiche, la cui possibile origine sta nella tecnica dell'imbalsamazione, non saranno superate fino a molti secoli più tardi.

Dopo la seconda metà del XX secolo la medicina occidentale (la cui corrente principale è di forte tendenza biologicista), accetta comunque la coesistenza di un modello di salute-malattia basato su un paradigma ambientalista o integrale: la malattia è il risultato della scomparsa dell'equilibrio naturale tra l'essere vivo e il suo ambiente che lo circonda. Questo squilibrio o mancanza d'armonia tra l'individuo e l'ambiente costituiscono l'asse principale del millenario modello orientale. La medicina cinese tradizionale descrive l'equilibrio di cinque elementi che considera fondamentali: acqua, terra, fuoco, legno e metallo. A sua volta l'equilibrio è il risultato della presenza di due forze: Yin e Yang, che operano simultaneamente.

Il manuale medico cinese più antico conosciuto è datato intorno all'anno 2600 a.C., ed è conosciuto con il nome di Nei Ching. Questo testo viene attribuito all'imperatore giallo, Huang Di (anche se gli storici moderni considerano che fu compilato da fonti antiche da uno studioso tra le dinastie Zhou e Han, più di 2000 anni più tardi) e sviluppa molti concetti medici interessanti per l'epoca. Tuttavia, il tabù di rispettare i cadaveri umani sembra avere frenato conoscenze di anatomia chirurgica, essendo i suoi principali trattamenti di natura chirurgica superficiale o di minore importanza (disinfezione delle ferite, massaggi in patologie traumatologiche, etc.).

La medicina cinese si sviluppò a favore di una disciplina a cavallo tra la medicina e la chirurgia denominata agopuntura: secondo questa disciplina l'applicazione di aghi in alcuni dei 365 punti di inserzione (o fino a 600, a seconda delle scuole) restaurerebbe l'equilibrio perso tra Yin e Yang.

La civiltà indú, da parte sua, descrive nel Atharvaveda alcuni procedimenti medici ampliati parzialmente nel Ayurveda, due libri sacri. Quest'ultimo, datato all' 800 a. C. , è il precursore di un trattato di chirurgia indù conosciuto come Susruta Samhita. Susruta è il supposto autore (anche se non si sa niente di questo individuo od insieme di individui), e la datazione di questa compilazione è dubbia, oscillando, a seconda degli autori, tra il 800 a. C. y el 400 d. C. In questo trattato si descrivono tecniche chirurgiche ingegnose, successivamente reinventate dalla medicina contemporanea: la riduzione delle fratture mediante ferula, sutura delle ferite, cauterizzazione delle fistole, o drenaggio degli ascessi. Questo manuale contiene un allegato che elenca e rappresenta graficamente 121 diversi strumenti chirurgici.

La medicina indù fu la prima a sviluppare tecniche specifiche di chirurgia plastica: dalla riparazione delle deformità del padiglione auricolare dopo la perforazione per mettere orecchini, fino ad una complessa tecnica di rinoplastica (presumibilmente sviluppato da ladri, dopo che gli era stata applicata la pena dell'amputazione del naso prevista per il loro crimine).

Esistono numerose scoperte archeologiche che dimostrano che la pratica della trapanazione del cranio era conosciuta in tutto il continente americano (includendo in ciò anche le tribù nordamericane). E' però necessario segnalare che il maggior sviluppo della chirurgia si raggiunse nelle due principali civiltà del centro-sud: Aztechi ed Inca .Comunque in generale la concezione della salute-infermità era di tipo animista o spirituale, e la profonda conoscenza delle erbe o dei principi attivi naturali dotò queste culture di un importante arsenale: ad esempio emergono l'uso della coca (erytroxilon coca), del yagé (banisteriopsis caapi), del yopo (piptadenia peregrina), del pericá (virola colophila), del tabacco (nicotiana tabacum), del yoco (paulinia yoco), e del curaro e di alcune datura come agente anestetico.

È degno di nota trovare la prima scuola medica nel Monte Alban, accanto a Oaxaca, datato intorno all'anno 250 D.c., nel cui sito si sono trovate alcune incisioni anatomiche, tra le quali paiono esservi interventi di parto cesareo ed una descrizione di diversi interventi minori, come l'estrazione di denti, la riduzione delle fratture o drenaggio di ascessi.

Tra gli aztechi esisteva una differenza tra il medico empirico, o "Tepatl" (simile per certi aspetti al "chirurgo-barbiere" del tardo Medioevo europeo), ed il medico sciamano(Ticitl), più versato nelle procedure magiche. Anche alcuni guaritori si potevano specializzare in aree operative, di cui si trovano esempi nel codice Magliabecchi, come fisioterapisti, ostetriche o chirurghi propriamente detti.

Il traumatologo era conosciuto come Teomiquetzan, esperto principalmente in ferite e traumatismi prodotti in combattimento. La Tlamatlquiticitl od ostetrica seguiva la gravidanza, e poteva anche eseguire una embriotomia in caso di aborto. È degno di nota l'uso della della Ossitocina (stimolante della contrazione uterina) presente nella pianta Cihuapatl.

La conoscenza dell'anatomia (basata sulle esperienze dei combattimenti in guerra e sui sacrifici rituali), permisero una tecnica chirurgica e traumatologica estremamente avanzata, essendo di utilizzo comune le ferule ed un strumentario chirurgico variato. Questi utensili chirurgici erano molto variabili tra le diverse tribù americane, da piccole punte di osso ad autentici bisturi con manici come attestato tra i Karimé, od il tumi, di manifattura Moche e simbolo della medicina peruviana.

Il il Codice de la Cruz-Badiano, contiene buona parte delle tecniche conosciute dagli indigeni , compresa una curiosa lista di sintomi che presentano gli individui che stanno per morire.

Nel Mar Egeo si sviluppò tra l'anno 2500 e 1500 a. C. la civiltà Minoica, precorritrice della civiltà greca. Nel 1971 durante scavi archeologici a Nauplia, si ritrovarono in una tomba micenea vari strumenti medici, datati circa 1500 anni prima della nostra era (coltelli, forbici, pinze, sonde), attribuiti da alcuni autori al mitico (tra i greci) medico Palamidas.

La più antica opera greca scritta che includa conoscenze riguardanti la medicina sono i poemi omerici: l'Iliade e l'Odissea. Nel primo si descrive ad esempio il trattamento che riceve il re Menelao dopo essere stato colpito nel polso da una freccia, durante l'assedio di Troia: il chirurgo risulta essere Asclepio, il dio della medicina greca educato nella scienza medica dal centauro Chirone. Dal suo nome deriva Esculapio, un antico sinonimo del medico, e dal nome della figlia Hygieia, derivò il nome attribuito all'attuale ramo della medicina preventiva denominata Igiene. Ad Asclepio si attribuisce anche l'origine del Caduceo, o Bacchetta di Esculapio, considerato un simbolo medico universale anche oggi.

Tuttavia la figura medica per eccellenza nella cultura della Grecia classica è Ippocrate. Questo medico, nato a Kos nel 460 a. C. , è considerato il padre della medicina moderna, e la sua vita coincise con l'età dell'oro della civiltà ellenica e della sua moderna visione cosmica della Ragione in contrapposizione al Mito. Fondò una Scuola medica basata sui principi del cosiddetto giuramento ippocratico, che ancora oggi viene recitato (in modo rituale, non letterale) dai neolaureati in Medicina e Chirurgia di molti paesi occidentali. I campi medici abbracciati da Ippocrate includono la medicina interna, l'igiene, l'etica medica e la dietetica. Sulla chirurgia esistono numerose annotazioni nei suoi scritti.

La chirurgia tratta il paziente, il chirurgo, gli aiutanti e gli strumenti; il tipo di orientamento della luce; la collocazione idonea del paziente e degli strumenti; l'ora, la metodica ed il luogo. Il chirurgo deve posizionarsi in un luogo ben illuminato e confortevole, sia per lui che per il paziente. Le unghie devono essere tagliate corte. Il chirurgo deve imparare ad utilizzare le sue dita mediante una pratica continua, essendo di particolare importanza l'indice ed il pollice. Devono muoversi bene, con eleganza, in modo rapido, con agilità, accurateza ed a comando, op. cit.

Nei trattati di chirurgia del corpus ippocratico si evidenzia una notevole esattezza anatomica, e sorprendono alcune proposte terapeutiche ancora oggi pienamente in uso, come il drenaggio dell'empiema pleurale, o i trattamenti suggeriti per i traumi cranici. Le proposte per la riduzione delle fratture includono l'utilizzo di diversi supporti fisici (come il "banco ippocratico" o la "scala ippocratica", supporti di riduzione della frattura dell'omero e sistemi di trazione) di fattura ingegnosa e di provata efficacia.

Dopo Ippocrate, la successiva figura medica greca di spicco fu Aristotele. Questo pensatore poliedrico apprese la medicina da suo padre, ma non risulta che la esercitò assiduamente. Tuttavia la sua scuola peripatetica fu la culla di vari medici e chirurghi insigni dell'epoca: Diocle di Caristo, Prassagora di Cos e Teofrasto di Ereso sono alcuni esempi. Questa scuola non apportò novità essenziali in materia di chirurgia. Intorno all'anno 300 a. C. Alessandro Magno conquistò Alessandria, città che in poco tempo si trasformerà nel centro culturale del Mediterraneo e del vicino Oriente. La "Scuola Alessandrina" raccolse e sviluppò tutte le conoscenze sulla medicina (e su molte altre discipline) conosciute in quell'epoca, contribuendo a formare alcuni chirurghi di primo piano. Si cita il nome di Erofilo di Calcedonia, come il primo ad eseguire dissezioni in pubblico; alcune fonti informano anche della possibilità che la Tolomeo abbia messo a sua disposizione condannati a morte per praticare la vivisezione. Questo clinico si interessò per lo più allo studio del sistema nervoso e di quello digestivo.

Altro medico importante della scuola alessandrina fu Erasistrato di Ceo, scopritore della colecisti (condotto che trasporta la bile nell'intestino tenue), e del sistema di circolazione portale (un sistema di vene che attraversa il fegato, con sangue proveniente dal tratto digestivo).

Parallelamente si sviluppò la scuola empirista, il cui principale esponente medico fu Glauco di Tarentio (secolo I a. C.). Glauco può essere considerato come il precursore della medicina basata sulle evidenze, dato che per lui esisteva solo una base affidabile: ovvero i risultati fondati sulla propria esperienza e su quella degli altri medici, o nella logica analogica quando non esistano dati preliminari da confrontare. Sotto questo paradigma filosofico si svilupparono tecniche chirurgiche come gli interventi alle cataratte e la litotomia (estrazione di calcoli renali mediante un'incisione della vescica o dell'uretra).

Uno dei pochi chirurghi romani conosciuti dell'era precristiana fu Arcagato del Peloponeso. Fu citato da Plinio nella sua Naturalis Historia, in cui si fa anche riferimento al suo soprannome, che era inizialmente Vulnarius(curaferite); ma per i suoi metodi ed i successivi fallimenti si guadagnò il soprannnome di Carnifex.

Tra gli anni 25 a. C. e 50 a. C. della nostra era visse un'altra figura medica di grande importanza: Aulo Cornelio Celso. In realtà non si ha la certezza che abbia esercitato la medicina, certo è che ci ha lasciato un trattato di medicina (De Re Medica Libri Octo) che descrive per la prima volta la tecnica chirurgica della legatura che propone l'uso per le fratture, a modo di ferula, di materiali semirigidi o malleabili come la cera. Descrive fino a 50 tipi di strumenti chirurgici. Si tratta di una vasta opera che include trattamento per le ferite, emorragie, ferite da freccia, varici, ed attribuisce alla chirurgia una importanza fondamentale tra le specialità mediche.Celso descrive così il chirurgo ideale: Il chirurgo deve essere non lontano dalla giovinezza, avere la mano ferma e rapida, non esitante, e rapida la destra come la sinistra; vista acuta e chiara, aspetto tranquillo e rassicurante, il cui desiderio sia quello di curare il paziente e, a sua volta, non lasciare che le sue grida lo facciano esitare più di quanto non richiedano le circostanze, ne' tagliare meno del necessario e agire come se fosse indifferente alle urla del paziente, op. cit.

In Roma la casta medica si divideva in gruppi che ricordano le specialità attuali, in medici generali (medici), in chirurghi (medici vulnerum, chirurgi), oculisti (medici ab oculis), dentisti e gli specialisti nelle malattie dell'udito. Le Legioni romane disponevano di un chirurgo e di una equipe capace di installare un ospedale in pieno campo di battaglia, per curare i feriti durante il combattimento.Uno di questi medici legionari fu Dioscoride, l'autore del manuale farmacologico più utilizzato e conosciuto fino al secolo XV. I suoi viaggi con l'esercito romano gli permisero di collezionario una gran campionario, di erge e sostanze medicinali e scrivere la sua grande opera: De Materia Medica.

La figura medica romana per eccellenza fu Galeno, la cui influenza (e conseguentemente i suoi errori anatomici e fisiologici) perdurò fino al secolo XVI (il primo a correggerli fu Vesalio. Galeno di Pérgamo nasce nell'anno 130 d.C., sotto l'influenza greca e sotto uno dei maggiori templi dedicati a Esculapio (Asclepio). Studiò medicina con due discepoli di Ippocrate: Estraconio e Satiro, e successivamente visitò la scuola di Esmirna, Corinto e Alessandria. Alla fine si recò a Roma ove la sua fama crebbe fino a diventare il medico personale dell'imperatore Marco Aurelio. Senza dubbio a Roma le autopsie erano proibite, per cui le sue conoscenze di anatomia si fondavano sulle dissezioni di animali, la qual cosa lo portò a commettere alcuni errori. Nel campo della chirurgia descrisse il nervo laringeo ricorrente, il cui taglio accidentale nel corso di intervento per gozzo, poteva provocare la perdita della voce; la sua dedizione nel trattamento delle ferite dei gladiatori gli diede una gran fama come chirurgo e traumatologo; furono da lui eseguiti vari interventi nuovi e di buon esito, tra cui il trattamento per il labbro leporino, o l'estirpazione dei polipi nasali. Morì intorno all'anno 200 della nostra era, con un lascito non sempre benefico per il progresso della medicina, però di indubitabile valore. Il suo nome, al pari di quella di Esculapio, diventò sinonimo di medico.

Areteo di Cappadocia non ottenne la fama ed il riconoscimento pubblico di Galeno, peò lo scarso materiale scritto che di lui fu conservato dimostra una grande conoscenza ed un ancora maggiore buon senso. Non si conoscono molti dati di questo modesto medico romano, salvo la sua provenienza turca e che visse nel primo secolo dopo Cristo. Si formò verosimilmente in Alessandria (ove erano permesse le autopsie) visto che le sue conoscenze di anatomia viscerale erano molto complete. Le sue opere contengono poche riflessioni teoriche, ed almeno uno dei suoi libri parla di chirurgia (anche di questo non si ha nessun esemplare, si sa solo della sua esistenza grazie a riferimenti indiretti). E' il primo medico a descrivere il quadro clinico del tetano, ed a lui si deve il nome attuale dell'epilessia e del diabete.

L'impero Romano d'Oriente fu, dopo la divisione per la morte di Teodosio, l'erede della cultura e della medicina greca. La cultura bizantina, nel suo sforzo finalizzato a non perdere gli insegnamenti classici, esercitò una funzione fondamentale ricompilando e catalogando il meglio della tradizione greca e romana. Il medico personale di Giuliano, di nome Oribasio, riportò in 70 volumi (Las Sinagogas médicas) tutto il sapere medico noto fino ad allora. Con lo stesso spirito compilatore, anche se meno innovatore, troviamo Alessandro di Tralles (fratello dell'architetto di Hagia Sophia), o Etión di Amida, del secolo VII, quest'ultimo specificatamente dedicato alla chirurgia. Tra le sue opere vi è un trattato sugli aneurismi (De vasorum dilatatione) e molti capitoli di chirurgia ginecologica. L'ultimo grande chirurgo dell'Impero Bizantino fu Paolo di Egina (607-690), il quale sviluppò alcune tecniche per la chirurgia del gozzo.

La storiografia moderna, in particolare gli autori Darrel W. Amundsen, e Walsh, ritengono che il ruolo della Chiesa vada rivalutato da fondamentale nemico della medicina (in particolare la chirurgia) a ruolo più attivo nel promuovere la medicina ed a non ostacolare la chirurgia.

Esso non vieta la medicina in se stessa, bensì fa' divieto di fatto ai regolari di lasciare i loro luoghi e doveri religiosi per altri scopi.

Di fatto, la separazione tra internisti e chirurghi, già presente dall'antichità, non fu risolta.

Esistono molti dati discordanti su questo famosa massima. Secondo una moderma storiografia, la seguente frase non è riscontrabile in nessun atto ufficiale della chiesa. Si può trovare solo in François Quesnay, storico della Facoltà di Chirurgia di Parigi, che nel 1774, cita un passo dalle Recherches de la France di Étienne Pasquier ("et comme l'eglise n'abhorre rien tant que le sang") e lo tradusse in latino. Di questa frase pare non trovarsi alcuna fonte precedente.

Nell'occidente medioevale, fino ad almeno il 1280, non esistono casi di apprendistato od insegnamento medico in ambito ospedaliero. Quimdi gli ospedali furono dotati molto lentamente di medici.

Il maggior ospedale conosciuto dell'epoca si trovava al Cairo: l'Ospedale di Al-Mansur, fondato nel 1283, era strutturato con una divisione per reparti specialistici, secondo una logica attuale; prevedeva anche una sezione di dietetica coordinata con la cucina dell'ospedale, un reparto per i pazienti esterni, sale di conferenze e biblioteca.

Seguendo gli insegnamenti di Maometto:Cercate il sapere, anche se dovete andare in Cina o Chi lascia la sua casa per dedicarsi alla scienza, segue i passi di Allah, il mondo arabo seppe raccogliere gli insegnamenti delle culture con cui venne in contatto. Tra i musulmani Al Hakim (il medico) era sinonimo di maestro erudito. I medici arabi avevano l'obbligo di specializzarsi in alcuni campi della medicina, ed esistevano classi all'interno della professione. Dalla categoria più elevata alla inferiore troviamo Al Hakim (il medico dell'ospedale),Tahib, Mutabbib (medico pratico) e Mudawi (medico la cui sapienza era meramente empirica). In tutti i manuali medici arabi si trovano importanti capitoli o sezioni dedicate alla chirurgia, ispirandosi alla tradizione alessandrina, che originariamente non fu appresa in Alessandria, bensì a Gundishapur (Persia), ove gli esiliati nestoriani si impiegavano nel compito di tradurre le principali opere dal greco all'arabo. Lì si formò la prima tornata di medici arabi, sotto l'insegnamento di Hunayn ibn Ishaq (808-873), che arrivò ad essere il medico personale del califfo Al-Mamum. Da qui fondò la prima scuola medica dell'Islam.

Successivamente primeggerà Abu Bakr Muhammed ibn Zakkariya, di soprannome Al-Razi o Rhazes. Medico del califfo e direttor fondatore dell'ospedale di Bagdad, si racconta che per decidere ove ubicarlo, fece porre i cadaveri degli animali nei 4 punti cardinali della città, optando per la direzione nella quale la decomposizione era meno rapida. Non ebbe un particolare interesse per la chirurgia, eccetto qualche proposta di estrazione dei molari cariati, inclusa nella sua opera medica (Kitab-el-Mansuri).

Malgrado la sua trascendenza come figura medica dell'Islam, Ali ibn Sina (Avicenna) (980-1037), non incluse nel Canone alcun trattamento chirurgico di interesse, raccomandando la cauterizzazione come metodo generale chirurgico. Nell'opera Il poema della medicina, Avicenna segnala invece, nella sezione dedicata alla pratica, l'utilizzo della chirurgia con: salassi, le incisioni ed asportazioni, le riparazioni di lussazioni e fratture In modo simile, i filosofi e medici ispanici Avempace (h. 1080 - 1138) e Averroè (1126-1198) accennarono appena alla materia chirurgica nelle proprie opere mediche, dedicandosi principalmente alle piante medicinali.

Abulcasis (Abul Qasim Al Zaharawi) è il primo chirurgo specialista conosciuto del mondo islamico. Nacque a Medina Azahara nell'anno 936 e visse nella corte di Abderramán III. La sua principale opera compilatoria fu Kitàb al-Tasrìf ("La práctica" ed "Il método") il cui volume XXX contiene un esteso trattato di chirurgia. I campi che affronta questo volume dedicato alla chirurgia includono l'oftalmologia, l'odontoiatria, il trattamento delle ernie e l'estrazione dei calcoli, l'ostetricia ed un'ampia trattazione della traumatologia. La sua opera è una traduzione ampliata di quella di Paolo di Egina, a cui aggiunse una dettagliata descrizione dello strumentario chirurgico dell'epoca..

Tra l'XI° ed il XIII° secolo si sviluppò a Salerno, nell'Italia meridionale, una scuola medica di grande celebrità: la Scuola Medica Salernitana. Per l'ottenimento del titolo di Medico e del conseguente diritto ad esercitare la professione, Ruggero II di Sicilia stabilì l'obbligo di superamento di un esame di abilitazione, che prevedeva la dimostrazione di competenze sia di medicina che di chirurgia; questo "riabilitava" la specialità chirurgica dal rifiuto nei suoi confronti operato dalla Chiesa Cattolica e da parte del mondo arabo.

Alcuni anni dopo (nel 1224) Federico II riformò l'esame, affinché fosse realizzato in forma pubblica da un gruppo di maestri di Salerno, e stabilendo per l'esercizio della medicina un periodo di formazione teorica (che includeva cinque anni di studio di medicina e chirurgia) ed un periodo pratico di un anno .

Una figura di rilevanza di questa scuola fu il monaco Costantino l'Africano (1010-1087), medico cartaginese che raccolse numerose opere mediche nel corso dei suoi viaggi, e che contribuì alla medicina europea con la traduzione dall'arabo di vari testi classici.

Il primo trattato europeo medioevale di chirurgia ha la sua origine in questa scuola: la "Practica chirurgiae" di Ruggero Frugardi (1170), opera che si occupa del trattamento delle ferite e dei traumatismi. A titolo di curiosità, e come sostituzione per il fatto che non era possibile praticare la dissezione di cadaveri umani, Cofon il giovane scrive intorno all'anno 1150 la sua Anatomia Porci, guida pratica alla dissezione del maiale, utilizzata dagli studenti.

In Europa si continua a sviluppare questa attività, a cominciare dalle recenti Università inaugurate. Quella di Bologna, possedeva una propria facoltà di medicina fondata da Ugo de' Borgognoni, il cui figlio Teodorico de' Borgognoni (1205-1296), era un autore del testo Chirurgia, un trattato dedicato esclusivamente alla chirurgia. In esso mette in discussione la pratica, ereditata da Galeno, di lasciar che le ferite si carichino di pus, come misura più efficace per la guarigione.Per le suture utilizzava filo realizzato con intestino di animali, (autentico precursore del catcut (ovvero un tipo di filo di sutura utilizzata in chirurgia prima dello sviluppo dei materiali sintetici, fatto a partire dall'intesino del cavallo o della capra, ed utilizzato per suture interne, in modo da poter essere riassorbita, con il tempo).

Guido de Lanfranc, alunno di Guglielmo da Saliceto è considerato come il padre della chirurgia francese. Dopo la fuga dall'Italia a causa degli scontri tra Guelfi e Ghibellini, si insedia a Lione 1290 e subito dopo viaggia a Parigi, dove finisce di formarsi nella scuola indipendente di Saint-Come. Il suo spirito eclettico lo portò ad affermare che nessuno può essere un buon internista, senza avere conoscenza della chirurgia e, al contrario, nessun chirurgo sarà un buon professionista se non ha un'adeguata conoscenza di medicina interna. Il suo principale campo di studio chirurgico furono le lesioni cerebrali, quantunque sviluppò alcuni aspetti di etica medica. Concluse la sua carriera professionale come chirurgo personale di Filippo il Bello, successivamente lo sarà un altro grande chirurgo francese: Henry de Mondeville.

A Guadalupe (Cáceres) si costruì una rete di Ospedali (secoli XIV-XVI) per la cura di pellegrini ed infermi. In questi locali si praticò, per la prima volta in Spagna, e sotto indulto apostolico, la chirurgia e la dissezione da parte di medici illustri del regno dei re cattolici, Carlos I e Felipe II.

La figura determinante dell'impulso scientifico in Inghilterra fu Ruggero Bacone (1214-1294), che pose le basi della sperimentazione empirica al posto della speculazione. La sua massima fu "dubita di tutto quello che non puoi dimostrare", cosa che all'epoca includeva le principali fonti mediche classiche. Nel suo Tractatus de erroribus medicorum ('Trattato degli errori medici) descrive fino a 36 errori fondamentali delle fonti mediche classiche, sebbene non apporti nulla di specifico al campo della chirurgia.

Nel XV° secolo, verso la fine del Medioevo, troviamo in Inghilterra John di Arderne, chirurgo attivo durante la Guerra dei Cento Anni agli ordini dei Duchi di Lancaster. Dopo i suoi servizi nella campagna si stabilì a Londra, dove si autoproclamò chirurgo tra i medici, in un periodo in cui il titolo ufficiale dei medici era dottore, mentre i chirurghi venivano chiamati solo signore. Tra le altre leggende nate intorno alla sua figura, si racconta di un intervento per una fistola anale (delle quali era specialista), per la quale chiese 100 scellini per l'intervento, ed altri cento per ogni anno per cui sarebbe vissuto il paziente. Questa predilezione per la patologia ano-rettale gli ha guadagnato il titolo di "padre della proctologia".

Nel 1368 viene fondato l' Ordine dei chirurghi di Londra, nel tentativo di separare i barbieri (incaricati soprattutto di radere e tagliare i capelli) dai medici specializzati in trattamenti chirurgici. Nell'ambiguo campo invece della chirurgia minore (drenaggio di ascessi, estirpazioni di verruche), inizia invece una disputa sull'attribuzione professionale che durerà molti anni. Nel frattanto, le condizioni sociali, economiche e politiche spingevano l'Europa verso lo sviluppo di una nuova concezione di società. Sono gli albori del Rinascimento.

Lo spirito scientifico impregna ogni ramo del sapere: Antonio Benivieni, chirurgo italiano della seconda metà del secolo XV, annota minuziosamente tutte le sue scoperte ed autopsie che realizza suiccessivamente sui pazienti che erano sopravvissuti. Queste note furono pubblicate nel 1507 col titolo: de abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum causis (Sulle cause occulte delle infermità), con un immaginabile interesse in tutto il corpo medico. Nella sua opera sono presenti le prime descrizioni documentate di cancro dello stomaco e dell'intestino, così come delle estese e dettagliate descrizioni dei vari tipi di ernie allora conosciute.

Il miglior anatomista di questo periodo, anche se non il primo, fu Andrea Vesalio, autore di uno dei manuali di anatomia più estesi ed influenti durante i successivi due secoli: De humani corporis fabrica. Questo medico si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme, secondo quanto riportato da un documento del 1563, per ottenere che gli venisse commutata dal Re la sua pena di morte, in virtù della penitenza. Il motivo della condanna era relativo all'autopsia che aveva effettuato su un giovane nobile spagnolo dopo la sua morte, e la scoperta, all'apertura del petto, che il cuore gli batteva ancora.

Vesalio si laureò all'università di Padova, dopo aver studiato a Parigi, e fu nominato "Explicator Chirurgiae" (Professore di Chirurgia) di quella università italiana. Durante i suoi anni come professore scriverà la sua grande opera, e terminerà la sua carriera come medico personale di Carlos I e successivamente di Filippo II. Di questa medesima epoca (1511-1553) è lo spagnolo Miguel Servet, altro pioniere nel campo dell'Anatomia. Praticando la dissezione insieme ad Hans Gunther, osservò e pubblicò nella sua opera Christianismi restitutioche il sangue si ossigenava nei polmoni e non nel cuore come invece credeva Galeno, e che in questo organo esisteva una circolazione, attraverso la quale il sangue giungeva al ventricolo sinistro. Questa scoperta era già stata fatta in precedenza, e senza dubbio, da Ibn Nafis, medico arabo, le cui osservazioni non erano mai giunte in occidente.

A partire dal secolo XIII la categoria dei chirurghi francesi, si faceva più numerosa ed aumentava la sua visibilità, mediante l'utilizzo della toga per effettuare la chirurgia maggiore. Nel corso dei secoli successivi comincia a utilizzare il termine "barbiere" per fare riferimento a una gilda di "praticanti", non medici, non conoscitori del Latino, ed il cui campo di azione si limitava ad interventi minori, come la flebotomia, estrazioni dentarie, cura di piccole ferite. In Francia, durante il Rinascimento, il successo della chirurgia portò alla scomparsa della differenziazione di classe tra medici e chirurghi.

Senza dubbio i barbieri continuarono ad esercitare la propria funzione sociale liberamente per molto tempo, ovvero fino alla fondazione della Académie Royale de Chirurgie nel 1731, diretta all'inizio dal chirurgo Jean Louis Petit, che perfezionò il tourniquet, e la promulgazione della ordinanza di Luigi XV che proibì ai barbieri l'esercizio della chirurgia.

In Inghilterra, senza dubbio, nel corso del secolo XV gli internisti andarono rafforzandosi, riuscendo a fondare il Collegio Reale dei Medici, con l'effetto di equiparare i chirurghi ai barbieri. Nel 1540 il parlamento autorizzò la formazione della Compagnia dei Barbieri-Chirurghi; sarà però Thomas Vicary, chirurgo incaricato di curare una ferita nella gamba di Enrivo VIII, a consegnare nelle mani del re la carta dei diritti della Gilda dei Chirurghi.

Nella ultima decade del secolo XVI, alla fine del periodo rinascimentale, fa la sua comparsa il principale chirurgo di questa epoca, e padre della chirurgia franceseAmbroise Paré (1510-1590). Poco prima, lo svizzero Paracelso, figura medica controversa, considerato da alcuni un semplice barbiere, un alchimista per i più e chirurgo per i meno, aveva tentato (con scarso esito) di elevare la chirurgia al medesimo rango della medicina interna. Sarà però il francese Paré ad eliminare le ultime riserve. Questo chirurgo fu medico personale di cinque re, in un'epoca in cui era consuetudine sostituire tutta la corte ad ogni nuovo insediamento reale.

La sua formazione inizia nella corporazione dei barbieri e ciarlatani, frequentando però nel contempo anche l'Hôtel-Dieu di Parigi (il principale ospedale del luogo). Il suo lavoro come chirurgo comincia tra le fila dell'esercito francese, dove si specializzo in ferite da proiettili. Fu colpito da un certo ostracismo dalla comunità medica; per via della sua umile estrazione e per l'ignoranza del greco e del latino scrisse tutte le sue opere in francese. Fin dal suo inizio si considerò un rinnovatore, la qual cosa non gli fu sempre di beneficio, quantunque il suo principale alleato fosse la propria reputazione.

La seguente citazione evidenzia il suo spirito innovatore, in quanto viene considerato il primo chirurgo ad effettuare la legatura routinaria dei vasi nelle amputazioni: dices que atar los vasos sanguíneos tras una amputación es un método nuevo y, por tanto, no debe aplicarse. Mal argumento para un médico, op. cit.

La sua inventiva lo portò a progettare alcuni strumenti chirurgici, tra cui alcune protesi, per i suoi pazienti amputati. Degno di nota è il suo studio sui gemelli siamesi, od il suo rifiuto all'utilizzo delle pietre bezoar come antidoti universali. Buona parte della sua opera è un compendio in cui analizza e refuta i costumi, le tradizioni o le superstizioni mediche, senza fondamento scientifico nè utilità reale.

William Cheselden, John Hunter o Percival Pott in Inghilterra, Jean-Andre Venel in Svizzera, Pedro Virgili o Antonio de Gimbernat in Spagna sono alcuni dei nomi di una lista interminabile di chirurghi rilevanti del secolo XVIII. Tra tutti si distinsero Dominique-Jean Larrey (1766-1842), chirurgo di Napoleone ed inventore del trasporto in ambulanza, utilizzata per la prima volta durante le guerre napoleoniche. Lavorò sulla Fregata Vigilante, a Terranova; per la difficoltà di abituarsi alla vita di mare aperto ritornò a Parigi, e fu nominato aiuto chirurgo presso l'Ospedale degli Invalidi. Nel 1792 elaborò un progetto per la campagna di Napoleone in Italia, che prevedeva 3 gruppi di quindici chirurghi e dodici carrozze a cavallo, ognuna dedicato a trasportare e trattare i feriti. Così poteva operare 24 ore su 24. Ne risulta un tale successo che nel 1793 si trasferisce a Parigi, con il compito di organizzare un sistema di ambulanze volanti per l'intero esercito francese. Successivamente serve in Spagna ed in Egitto, perfezionando le competenze ed, in particolare, le tecniche chirurgiche di amputazione.

Scrisse vari trattati di chirurgia (Mémoires de chirurgie militaire, Recueil de mémoires de chirurgie o Clinique chirurgicale) e tuttora si conservano nella nomenclatura medica vari eponimi in suo onore: “Malattia di Larrey” (una variante del tetano), “Segno di Larrey”, “Operazione di Larrey” ed “Amputazione di Larrey”.

Durante il secolo XIX, avviene l'integrazione tra la chirurgia e la medicina nel medesimo corpo di conoscenza ed insegnamento, che comporta il riconoscimento definitivo delle specialità chirurgiche, con l'incorporazione della traumatologia aggiunta al suo campo d'azione. La sconfitta dei tre avversari classici della chirurgia: l'emorragia, l'infezione ed il dolore, è la vittoria d questa disciplina; la formulazione della teoria microbica delle malattie infettive (Semmelweis, Pasteur, Lister...), l'evoluzione della tecnica anestesiologiche, la scoperta dei raggi X, sono elementi fondamentali per la sua crescita.

Il chirurgo può quindi lavorare con il paziente sedato, e senza la necessaria rapidità che era richiesta fino a quel momento, con molta maggiore conoscenza di quello che può trovare, e con armi adeguate per combattere le possibli complicanze. Il tasso di mortalità comincia quindi a scendere; tutto ciò avviene nell'arco di poche decadi. In questo secolo si distinguono chirurghi come Abraham Colles (1773-1843) (medico irlandese che diede il suo nome alla caratteristica frattura per caduta dell'estremità distale del radio), Sir Benjamin Brodie (1786-1862) (ascesso di Brodie), William John Little (Infermità di Little) o Sir James Paget (1814-1899) (infermità di Paget). In realtà la lista sarebbe interminabile e si estende per le diverse specialità chirurgiche (ginecologia, urologia, traumatologia, chirurgia digestiva, neurochirurgia...).

Lo sviluppo tecnologico ha permesso avanzamenti importanti nel campo della chirurgia, fin dalle ultime decadi del secolo XX. Principalmente la chirurgia minimamente invasiva ha permesso di diminuire i tempi di recupero e le complicanze post-chirurgiche. La telemedicina e la robotica hanno dotato di nuovi mezzi i chirurghi, permettendogli di intervenire a distanza o con un livello di precisione non possibile per l'occhio umano. D'altra parte l'apparire di nuove tecniche di diagnostica per immagini, quali ad esempio l'Ecografia, l'Endoscopia, la RMN o la PET hanno permesso lo sviluppo di interventi più selettivi, molto meno aggressivi e più sicuri.

La nanotecnología e lo sviluppo di sistemi chirurgici automatizzati saranno probabilmente le evoluzioni scientifiche e tecnologiche successive, che articoleranno nei prossimi decenni lo sviluppo di questa disciplina.

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Chirurgia maxillo-facciale

La chirurgia maxillo-facciale è una specialità medico-chirurgica che si occupa di tutte le operazioni mirate alla risoluzione di patologie (traumatiche, malformative, neoplastiche, infettive e degenerative) e di problemi estetico-funzionali della faccia e dello scheletro facciale. Comprende tutte le fasi cliniche, diagnostiche e imaging, la scelta della terapia chirurgica indicata e il successivo assiduo e rigoroso follow-up.

La competenza specifica dello specialista comprende oltre a conoscenze generali di medicina e chirugia, preparazione nei campi dell'odontoiatria, chirurgia plastica, otorinolaringoiatria, neurochirurgia. La maggior parte degli interventi di chirurgia maxillo-facciale vengono effettuati in regime di ricovero (day surgery o ordinario), le più importanti in anestesia generale, eventualmente con intubazione nasale o tracheostomia, data la complessità degli interventi. Altri interventi più semplici possono essere effettuati in un ambulatorio chirurgico o odontoiatrico.

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Source : Wikipedia