Chiaravalle

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Inviato da gort 29/04/2009 @ 20:14

Tags : chiaravalle, marche, italia

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Chiaravalle (AN)

Chiaravalle (AN) - Stemma

Chiaravalle è un comune di 14.483 abitanti in provincia di Ancona.

Il territorio comunale, perlopiù pianeggiante, è attraversato dal fiume Esino e dai torrenti Triponzio e Guardengo. Dista circa 6 km dal mare Adriatico. Il clima locale è caratterizzato da estati umide ed inverni freddi, anche se con scarse nevicate.

Secondo un codice cartaceo della biblioteca sessoriana la regina Teodolinda edificò il monastero di Castagnola alla riva del fiume Esino, attualmente detto di Chiaravalle, all'epoca di papa Gregorio I.

Da questa notizia si ricava che il monastero venne eretto originariamente nel VII secolo nel territorio di Chiaravalle, all'epoca ricoperto da una fitta vegetazione di querce castagnole. Questo fu il primo insediamento monastico benedettino nel territorio. Da quel primo insediamento avrebbe avuto inizio tutta la storia dell'abbazia, trasformatasi in seguito da abbazia benedettina in cistercense.

Il nucleo storico della città si sviluppa intorno alle vie Cavour e Castelfidardo, presso cui la regina longobarda Teodolinda concesse ai monaci benedettini la costruzione di due file di capanne con un impasto di creta e paglia seccate al sole. Ancora oggi la toponomastica popolare del luogo è conservata nell'indicare il quartiere compreso tra queste due vie con i nomi di Capanne davanti e Capanne de dietro, la zona è stata recentemente soggetta a restauro. Nel mese di agosto gli abitanti celebrano, patrocinati dal Comune, la Festa delle Capanne, manifestazione particolarmente sentita dalle persone più anziane, che sono solite distinguersi con il nome Capannari dagli abitanti del contado circostante, per sottolineare la loro localizzazione urbana.

Nella seconda metà del XVIII secolo nasce per opera dell'Abate commendatario cardinal Corsini la Manifattura tabacchi, centro propulsore dell'attività industriale del territorio e vera fonte di ricchezza per i residenti. Prima di questo periodo Chiaravalle esiste sostanzialmente come nucleo abitativo pertinente al complesso abbaziale. La fabbrica di tabacchi vede il suo apogeo nel XIX secolo, quando diventa punto di riferimento economico - lavorativo ed emblema della operosità della comunità cittadina, soprattutto grazie al lavoro delle sigaraie, le operaie che erano impiegate presso la fabbrica e che costituiscono una delle tradizioni più vive.

Le risorse più importanti sono la Manifattura Tabacchi (attiva da quasi tre secoli) ed il settore terziario. Nell'agricoltura si segnalano ortofrutta e cereali.

Nelle immediate vicinanze della città, ma su territorio appartenente al comune di Jesi, è recentemente sorto l'Interporto di Ancona.

La squadra di calcio locale è la Biagio Nazzaro Chiaravalle.

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Teatro comunale di Chiaravalle

Il Teatro comunale di Chiaravalle (AN) è lo storico teatro della città.

Venne inaugurato nel 1858 dopo quattro anni di lavori su un'area di proprietà dell'antica Abbazia cittadina. Non si conosce con certezza il nome del progettista, che si è ipotizzato possa essere stato l'architetto Cesare Boccolini; né si conoscono i nomi dei decoratori e degli scenografi che hanno operato all'interno della sala, utilizzata a partire dal 1935 anche per le proiezioni cinematografiche. La platea aveva un pavimento di assi di legno che poteva essere alzato per ampliarne la superficie in occasione delle feste danzanti. Da qui partivano tre ordini di palchetti in mattoni come le scale ed i pavimenti.

Il soffitto, sospeso tramite tiranti alle strutture del tetto, di forma concava, intonacato, stuccato e decorato presentava uno stile che riflette il tipico eclettismo ottocentesco. Un lampadario centrale a saliscendi, che scompariva nel soffitto, garantiva l'illuminazione.

Un bombardamento aereo, il 17 giugno 1944, danneggiò gravemente la struttura. Nel 1950 la facciata, l'avancorpo con l'atrio ed il ridotto soprastante, vennero completamente rifatti in stile novecentesco-piacentiniano. La sala degli spettacoli restaurata e riaperta nel 1997, conserva l'originaria pianta a ferro di cavallo e tre ordini di palchi per un totale di 50. I parapetti sono a fascia continua imbelliti con decorazioni a stucco, mentre la volta e l'architrave del proscenio mostrano una decorazione di autore ignoto. I lavori di restauro dell'apparato decorativo del teatro comunale, iniziati alla fine del settembre 1996, vennero ultimati agli inizi del mese di giugno 1997. Le decorazioni della volta richiamano fittissimi ornamenti e seducenti scene mitologiche raffiguranti "Leda e il cigno", "Danae", "Centauro e Ninfa" e "Selene ed Endimione dormiente" mentre nel boccascena la scena centrale raffigura "Due personaggi femminili in abiti da sera". La ricchezza dei dipinti nella volta contrasta con le contenute ma eleganti decorazioni dei parapetti dei palchi.

Il teatro ha riaperto i battenti il 25 ottobre 1997.

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Gerardo di Chiaravalle

Gerardo di Chiaravalle (XII secolo – Chiaravalle, 1138) è stato un religioso italiano, monaco, beato , fratello di San Bernardo di Chiaravalle, che gli affidò la cura del monastero, l'amministrazione e l'organizzazione della comunità.

Prima di divenire monaco, fu un cavaliere: dopo essere stato ferito, prese la decisione di diventare Benedettino Cistercense di Chiaravalle. Morì quando non aveva ancora cinquant'anni e il fratello Bernardo tenne un'orazione di elogio. Disse di lui: Non fu grande soltanto nelle grandi circostanze, ma fu nelle piccole che egli si rivelò grande. È commemorato il 13 giugno.

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Chiaravalle Centrale

Chiaravalle Centrale - Stemma

Chiaravalle Centrale è un comune di 7.120 abitanti della provincia di Catanzaro.

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Abbazia di Chiaravalle della Colomba

L'abbazia di Chiaravalle della Colomba è un'abbazia cistercense fondata nel 11 aprile 1136 ed è situata ad Alseno (Piacenza) in Italia.

L'abbazia è stata fondata da San Bernardo di Chiaravalle stesso attorno al 1135. Il complesso nacque quando Bernardo accolse le suppliche del vescovo Arduino di Piacenza e del suo popolo: era tipico dei monasteri cistercensi, infatti, insediarsi in zone disagiate, lavorando attivamente per coltivarle e bonificarle e incanalando lo sforzo di ascesi spirituale attraverso il duro lavoro. Celebre é, in tal senso, la formula Ora et labora.

Il primo documento che ne riporta l'esistenza ufficiale é, nel 1136, una institutionis paginam del Vescovo Arduino stesso. Con essa il prelato concede al monastero i primi beni terrieri, cui altri seguiranno dai marchesi Pallavicino e Cavalcabò. Tuttavia l’inizio dei lavori del corpo della Basilica è successivo al 1145 e si protrae per i duecento anni successivi.

Il primo privilegio papale giunge il 7 febbraio 1137 ad opera di Papa Innocenzo II. Il monastero verrà poi accolto sotto la protezione della Sede Apostolica ad opera di Papa Lucio II, con il Laterano del 12 luglio 1144.

Già in questo antico documento si fa riferimento all'appellativo della colomba. La leggenda vuole che una colomba candida avesse volteggiato dinanzi agli occhi dei monaci, delineando con pagliuzze il perimetro del complesso. Tuttavia è assai più probabile che che l’intitolazione a Santa Maria della Colomba faccia riferimento alla discesa dello Spirito Santo nel grembo di Maria durante l'Annunciazione.

Il monastero, tuttavia, fu spesso preda di razzie soprattutto ad opera dei vari eserciti che si contendevano il controllo del territorio. Ad esempio, diversi monaci furono uccisi nel saccheggio e conseguente incendio del 1248 ad opera di Federico II di Svevia. Un altro grave problema si verificò quando invalse l'uso della commenda. Secondo tale uso una data Abbazia o monastero si vedeva assegnare come priore un personaggio illustre. Questi viveva, solitamente, ben lontano dal monastero stesso, raramente se ne occupava e più solitamente si limitava ad incassarne le cospicue rendite economiche. L'Abbazia di Chiaravalle della Colomba, sede famosa di attività religiose, scientifiche, letterarie e agronomiche, si vide data in commenda nel 1444. Nonostante ciò si ampliò e prosperò nei secoli a venire, sino all'epoca napoleonica, quando due decreti, del 1805 e 1810, ne confiscarono i beni e la soppressero come istituzione. I religiosi, come accadde in molti altri istituti, vennero allontanati. Proprietà quali l’archivio, la biblioteca e gli arredi andarono persi, mentre i mille ettari di terreno e i fabbricati divennero proprietà degli Ospedali Civili di Piacenza. Sino al 1937 rimase soltanto un abate-parroco del clero secolare; il complesso architettonico, disgraziatamente, fu vittima di incuria e abbandono.

Tuttavia nel 1937 l'ultimo abate-parroco, don Guglielmo Bertuzzi, convinse il Vescovo di Piacenza a richiamare i monaci, che vennero dall’Abbazia di Casamari. Questi assunsero la cura della parrocchia e del complesso stesso, che ha avuto diversi restauri negli anni e di altri ancora necessita. Oggi è sede di ritiri spirituali, convegni di studio e meta di visitatori che cercano i prodotti tipici dei monaci: liquori, tisane, medicinali fitoterapici, profumi, mieli pregiati.

La ricorrenza liturgica oggi più nota è il Corpus Domini, che si svolge in giugno. Durante la festa ha luogo la celebre «infiorata»: un grande tappeto di petali che parte dall’ingresso della chiesa al presbiterio della basilica e che raffigura motivi sacri, spesso eucaristici.

Il complesso presenta il classico schema benedettino, con elementi ortogonali che consentivano successivi ampliamenti. Il corpo fondamentale è la basilica, cui aderisce un chiostro trecentesco di particolare bellezza e pregio. All'interno della basilica troviamo una struttura a salienti, nervature e archetti pensili, mentre l'impianto stesso è di transizione tra romanico e gotico. La decorazione è essenziale: San Bernardo disapprovava quanto chiamò la ridicula monstruositas del bestiario medioevale, ed impose interni senza decorazioni superflue.

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Source : Wikipedia