Cesare Battisti

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Inviato da gort 26/02/2009 @ 00:50

Tags : cesare battisti, anni di piombo, storia, scienze umane e sociali, scienza

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Come si porta un uomo alla morte: la fotografia della cattura e dell'esecuzione di Cesare Battisti

Palazzo dell'università di firenze, piazza san marco, targa e busto cesare battisti.JPG

Come si porta un uomo alla morte: la fotografia della cattura e dell'esecuzione di Cesare Battisti è il titolo di un libro pubblicato nel 2007 nella collana Opere varie dal Museo storico in Trento in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento.

Curato da Diego Leoni, contiene scritti di Sonia Pinato, Fabrizio Rasera e Ando Gilardi.

Il volume è dedicato alla figura del patriota ed irredentista trentino Cesare Battisti, del quale vengono narrati - e documentati fotograficamente - gli ultimi giorni di vita, dalla cattura sul monte Corno (oggi monte Corno Battisti) fino alla morte per strangolamento, avvenuta nel castello del Buonconsiglio il 12 luglio 1916.

Le circa ottanta immagini che compongono la serie fotografica su cui si basa il lavoro di Leoni e degli studiosi che si sono occupati della redazione dei saggi divulgativi mostrano le varie fasi di quello che è stato definito il calvario di Cesare Battisti, dal suo trasferimento a Trento, fino all'esecuzione nella fossa del Castello.

La serie fotografica è stata composta attingendo da archivi pubblici e collezioni private: si tratta di immagini di origine e natura differerenti tanto nei formati, quanto nei supporti adoperati e negli stili di ripresa di coloro che materialmente le scattarono. Come spiegato dagli stessi curatori, "forse mai prima di allora la fotografia aveva svelato, attraverso la morte di un uomo, il legame indissolubile tra l'immagine, che è la produzione del simile, e l'aggressività, che è la distruzione del simile, assumendo nel simbolo (l'immagine-icona) il sacrificato".

Si tratta, in definitiva, di una memoria-fotografica tesa a documentare l'aberrazione della morte come propaganda in uno dei primi eventi mediatici documentati per immagine, ben prima di quelli altrettanto clamorosi e futuri, come ad esempio l'uccisione di un prigioniero vietcong da parte dell'ufficiale vietnamita Nguyen Ngoc Loan (1968) o la foto-ricordo scattata dalla riservista dell'esercito USA Sabrina Harman, ripresa accanto al cadavere di un prigioniero iracheno nella prigione di Abu Ghraib.

L'immagine divenuta icona del martirio di Battisti e che - al tempo dei fatti come ad oggi - destò il massimo orrore, nella valenza puramente propagandistica del messaggio che intendeva diffondere, è quella raffigurante il patriota morto da poco minuti effigiato con accanto il boia Josef Lang, fatto giungere appositamente da Vienna, che posa sorridente accanto al cadavere della sua vittima.

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Cesare Battisti

La fossa dei Martiri, Castello del Buonconsiglio

Cesare Battisti (Trento, 4 febbraio 1875 – Trento, 12 luglio 1916) è stato un geografo, politico e irredentista italiano. Nacque in Trentino quando questo era ancora parte dell'Impero Austro-Ungarico, da Cesare, commerciante, e dalla nobildonna Maria Teresa Fogolari.

Dopo aver frequentato il ginnasio a Trento, si sposta a Graz, dove incontra e si lega al gruppo dei marxisti tedeschi, e con loro fonda un giornale che verrà subito censurato; dopo la parentesi di studi a Graz, approda a Firenze per frequentare l'università. Si laurea nel 1898 in lettere e successivamente consegue una seconda laurea in geografia. Seguendo le orme dello zio materno, don Luigi Fogolari (condannato a morte dall'Austria per cospirazione e poi graziato), abbraccia presto gli ideali patriottici dell'irredentismo. Successivamente agli studi universitari, si occupa di studi geografici e naturalistici e pubblica alcune apprezzate "Guide" di Trento e di altri centri della regione e l'importante volume "Il Trentino". Contemporaneamente si occupa di problemi sociali e politici e, alla testa del movimento socialista trentino, si batte per migliorare le condizioni di vita degli operai, per l'Università italiana di Trieste e per l'autonomia del Trentino. Nel 1900 fonda il giornale socialista Il Popolo e quindi il settimanale illustrato "Vita Trentina", che dirige per molti anni.

Desiderando combattere per la causa trentina con la politica e farla valere dall'interno, nel 1911 si fa eleggere deputato al Reichsrat, il Parlamento di Vienna. Nel 1914 entra anche nella Dieta di Innsbruck.

Si sposò con Ernesta Bittanti (Cremona, 1871 - 1957) ed ebbe tre figli: Luigi (1901 - 1946), Livia (1907 - 1978) e Camillo (1910- ).

Il 17 agosto 1914, appena due settimane dopo lo scoppio della guerra austro-serba, abbandona il territorio austriaco e ripara in Italia. Diventa subito un propagandista attivo per l'intervento italiano contro l'Impero Austro-Ungarico, tenendo comizi nelle maggiori città italiane e pubblicando articoli interventisti su giornali e riviste.

Tra le città in cui soggiornò vi è anche Treviglio dove risiedette in via Sangalli al numero 15.

Il 24 maggio 1915, l'Italia entra in guerra. Battisti si arruola volontario e viene inquadrato nel Battaglione Alpini Edolo, 50ª Compagnia. Combatte al Montozzo sotto la guida di ufficiali come Gennaro Sora e di Attilio Calvi. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate riceve, nell'agosto del 1915, un encomio solenne. Viene trasferito ad un reparto sciatori al Passo del Tonale e successivamente, promosso ufficiale, al Battaglione Vicenza del 4º Reggimento Alpini, operante sul Monte Baldo nel 1915 e sul Pasubio nel 1916.

Nel maggio 1916 si trova a Malga Campobrun, in attesa dell'inizio della famosa Strafexpedition (15 maggio - 15 giugno 1916), preparando la controffensiva italiana. Il 10 luglio il Battaglione Vicenza, formato dalle Compagnie 59ª, 60ª, 61ª e da una Compagnia di marcia comandata dal tenente Cesare Battisti, di cui è subalterno anche il sottotenente Fabio Filzi, riceve l'ordine di occupare il Monte Corno (1765 m) sulla destra del Leno in Vallarsa, occupato dalle forze austro-ungariche.

Nelle operazioni, molti Alpini caddero sotto i colpi austriaci, mentre molti altri furono fatti prigionieri. Tra questi ultimi si trovavano anche il sottotenente Fabio Filzi e il tenente Cesare Battisti stesso che, dopo essere stati riconosciuti, furono tradotti e incarcerati a Trento.

La mattina dell'11 luglio, Battisti venne trasportato attraverso la città a bordo di un carretto, in catene e circondato da soldati. Durante il percorso numerosi gruppi di cittadini e milizie, aizzati anche dai poliziotti austriaci, lo fecero bersaglio di insulti, sputi e frasi infamanti.

La mattina seguente, il 12 luglio 1916, fu condotto al Castello del Buon Consiglio insieme a Fabio Filzi. Durante il processo non si abbassò mai alle scuse, né rinnegò il suo operato e ribadì invece la sua piena fede all'Italia. Respinse l'accusa di tradimento a lui rivolta e si considerò a tutti gli effetti un soldato catturato in azione di guerra.

Alla pronunzia della sentenza di morte mediante capestro per tradimento, Battisti prese la parola e chiese, invano, di essere fucilato invece che impiccato, per rispetto alla divisa militare che indossava. Il giudice gli negò questa richiesta e procedette invece ad acquistare alcuni miseri indumenti da fargli indossare, dando seguito alla sentenza. L'esecuzione avvenne nel cortile interno del Castello del Buonconsiglio (La fossa dei Martiri). Le cronache riportano che il cappio si spezzò, ma invece che concedergli la grazia com'era usanza, il carnefice ripeté la sentenza con una nuova corda. Da una testimonianza diretta, redatta sul libro Martiri ed eroi Trentini nella 1a Guerra Mondiale edizione Legione Trentina, assieme a tutti i verbali del processo a Cesare Battisti, il testimone racconta che, vedendo una cordicella appesa a lato della forca, chiese al boia (Lang, venuto da Vienna e chiamato ancora prima che il processo iniziasse) se tale corda era adatta per l'esecuzione; il boia rispose che la corda buona era nella valigia. Cesare Battisti affrontò il processo, la condanna e l'esecuzione con animo sereno e con grande fierezza, nonostante la misera esposizione durante il tragitto in città, al fatto che fosse stato condotto alla forca vestito quasi di stracci e che non gli si permise di scrivere alla famiglia. Morì gridando in faccia ai carnefici: Viva Trento italiana! Viva l'Italia!

Cesare Battisti è ricordato nel popolare canto La canzone del Piave, citato assieme a Nazario Sauro e Guglielmo Oberdan.

Cesare Battisti è considerato un eroe nazionale italiano e a lui sono dedicati monumenti, piazze parcheggi e vie in tutta Italia. A Trento è stato eretto un grande mausoleo sul Doss Trento, che sovrasta simbolicamente la città. La montagna su cui venne catturato viene adesso chiamata Monte Corno Battisti.

Fervente massone, lanciava spesso i suoi appelli patriottici dalla "Rivista della Massoneria italiana". A lui vennero dedicate alcune logge in tutto il mondo, come la "loggia massonica Cesare Battisti" di San Paolo in Brasile.

Un'ulteriore opera che tende a restituire a Cesare Battisti le sue origini di intellettuale austro-marxista e che ripercorre la sua nobile e complessa figura è quella di Claus Gatterer, intitolata ironicamente Cesare Battisti: ritratto di un alto traditore, La Nuova Italia editrice, Firenze, 1975.

Infine l'opera piu' completa sulla figura di Cesare Battisti e' quella recentemente scritta da Stefano Biguzzi, intitolata "Cesare Battisti", UTET, 2008.

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Rifugio Cesare Battisti

Il Rifugio Cesare Battisti è un rifugio situato nel comune di Recoaro Terme (VI), nel cuore delle Piccole Dolomiti, a 1.265 metri sul livello del mare.

Si trova ai piedi del massiccio del Carega, sotto il Passo della Lora, nella località denominata "Gazza", per cui si presta come ottima base di partenza per le numerosi escursioni turistiche e alpinistiche possibili in zona. È di proprietà della sezione CAI di Valdagno. Ha una capienza di circa 34 posti letto ed è aperto da giugno a settembre. Il resto dell'anno solo nei giorni festivi e prefestivi.

Per la provinciale 246 Valdagno - Recoaro, in contrada Parlati si risale la Valle Agno di Lora fino alla Trattoria Obante in caso d'innevamento, o fino al rifugio Battisti ove la strada finisce.

Il rifugio è base di ripiego del Sentiero europeo n° 5 che va dal Lago di Costanza a Venezia e fa tappa proprio sul Carega.

Il Rifugio Cesare Battisti, conosciuto anche come Gazza dal nome della conca prativa nel quale sorge, è molto noto fra i ciclisti vicentini e veneti per l’ascesa che si compie per accedervi da Recoaro Terme. La salita è lunga 10,6 chilometri e presenta un dislivello di oltre 800 metri, per cui richiede un certo impegno e un buon grado di allenamento.

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Mausoleo di Cesare Battisti

Il Mausoleo di Cesare Battisti posto sulla sommità del Doss Trento e ben visibile dalla città.

Il Mausoleo di Cesare Battisti si trova sulla collina del Doss Trento, è stato costruito dall'architetto Ettore Fagioli nel 1935 ed inaugurato il 26 maggio di quell'anno con la traslazione del Caduto dal cimitero di Trento.

Il monumento poggia su una base circolare sulla quale si trova un porticato, costituito da sedici colonne in pietra chiara, che racchiude una simbolica ara in porfido recante le scritte 12 luglio 1916 e Cesare Battisti.

All'interno della struttura circolare, sulla trabeazione, si trova l'epigrafe A Cesare Battisti che preparò a Trento l'unione alla Patria ed i nuovi destini, di Giuseppe Gerola.

Il basamento contiene la cripta dove sono raccolti i resti del martire e un busto di marmo bianco, realizzato da Eraldo Fozzer.

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Cesare Battisti (n. 1954)

Cesare Battisti (Sermoneta, 18 dicembre 1954) è un ex terrorista e scrittore italiano.

È stato condannato in contumacia all'ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli anni di piombo. Nel corso della sua latitanza in Francia, dove benificiò a lungo della dottrina Mitterrand, è diventato uno scrittore di romanzi noir. Attualmente è detenuto in Brasile, dove ha recentemente ottenuto lo status di rifugiato politico.

Nel 1968, Cesare Battisti si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola. Protagonista di una fase giovanile piuttosto burrascosa, punteggiata da atti di teppismo che lo segnalarono più volte all'attenzione delle forze dell'ordine, Battisti fu per la prima volta arrestato nel 1972, per una rapina compiuta a Frascati. Nel 1974 venne nuovamente tratto in arresto per una rapina con sequestro di persona compiuta a Sabaudia e, successivamente, denunciato (ma non condannato) per aver commesso atti di libidine su una persona che i verbali definiscono "incapace". Dopo aver raggiunta la maggiore età, nel 1977 fu arrestato, sempre per rapina, e rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei PAC, che lo accolse nell'organizzazione .

Trasferitosi a Milano, iniziò a partecipare alle azioni del gruppo eversivo, responsabile di alcuni omicidi e varie rapine a banche e supermercati legate alla pratica degli espropri proletari.

Per i fatti sopracitati Cesare Battisti si è sempre dichiarato innocente. Recentemente Battisti si è detto pronto ad incontrare i parenti delle vittime degli omicidi a lui contestati e ha dichiarato di avere già avuto un rapporto epistolare "di amicizia, sincerità e rispetto" con Alberto Torregiani.

Nel 1979 Battisti venne arrestato nell'ambito di un'operazione antiterrorismo di vaste proporzioni e detenuto nel carcere di Frosinone, a seguito di un'istruttoria che si basava, in parte, sulle dichiarazioni di alcuni pentiti.

Il 4 ottobre 1981 Battisti riuscì ad evadere e a fuggire in Francia.

Per circa un anno visse da clandestino a Parigi, dove conobbe la sua compagna e futura moglie, con la quale poi si trasferì in Messico, dove nacque la sua prima figlia. Là iniziò a scrivere, essendo uno dei fondatori della rivista culturale "Via Libre". Terminò il primo romanzo, pubblicato, a sua insaputa, da un suo amico che si spacciò per l'autore — o almeno questo sostiene lo stesso Battisti in un articolo apparso su Paris Match il 22 luglio 2004 in cui comunque non fece il nome né del romanzo, né della persona che se ne sarebbe attribuita la paternità.

Durante la sua latitanza messicana, i giudici italiani lo condannarono in contumacia all'ergastolo perché giudicato responsabile dei quattro omicidi e di varie rapine.

Nel 1990 decise di tornare a Parigi, dove nel frattempo erano andate a vivere sua moglie - con cui il rapporto era entrato in crisi - e sua figlia . Nella capitale francese frequentò la comunità di latitanti italiani che vi viveva grazie alla dottrina Mitterrand. Intanto terminò un romanzo e visse traducendo in italiano racconti di autori noir francesi, tra i quali Didier Daeninckx e Jean-Patrick Manchette.

Poco tempo dopo venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. Nell'aprile 1991, dopo quattro mesi di detenzione, la Chambre d'accusation di Parigi lo dichiarò non estradabile. Tornato libero, per vivere e continuare a scrivere acquistò una lavanderia automatica, che in seguito fallì . Nel frattempo, nel 1993, Gallimard pubblicò nella sua Série Noire il suo romanzo "Travestito da uomo". La sua attività letteraria proseguì con libri in cui espose la sua analisi sull'antagonismo radicale, il più significativo dei quali fu "Orma rossa".

La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che venne concessa dalle autorità francesi il 30 giugno 2004: poco prima il presidente Jacques Chirac, successore di Mitterrand, aveva palesato il suo consenso all'estradizione in Italia in caso di esito negativo del ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti. Il Consiglio di Stato francese e la Corte di Cassazione, con due successive decisioni sulla richiesta di estradizione, autorizzarono la consegna di Battisti alle autorità italiane. A seguito di tale provvedimento francese Battisti si rese latitante, lasciando la Francia e facendo perdere le sue tracce.

Un ultimo ricorso, presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, contro la sua estradizione in Italia, venne dichiarato dalla stessa Corte inammissibile nel dicembre del 2006 in quanto manifestamente infondato .

Venne arrestato a Copacabana, in Brasile, il 18 marzo 2007, a seguito di indagini congiunte di agenti francesi e carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Assieme a lui venne arrestata temporaneamente una donna, esponente dei comitati di sostegno ai latitanti italiani, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro.

Il 13 gennaio 2009, il Brasile ha deciso di accordare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti Il ministro della giustizia Tarso Genro ha motivato la decisione sul fondato timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche, nonché i dubbi espressi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti. Il Tribunale Supremo Federale ha, tuttavia, bloccato la scarcerazione di Battisti, contestando la ricostruzione del Ministro.

Secondo la stampa brasiliana Carla Bruni sarebbe intervenuta tramite il marito Nicolas Sarkozy sul governo Brasiliano per determinare la decisione del Ministro della Giustizia Genro; la notizia è stata pubblicamente smentita in diretta alla trasmissione "Che tempo che fa" del 25 gennaio 2009 dalla stessa Carla Bruni. Sulla decisione brasiliana è da ultimo intervenuto il Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione che chiede al governo brasiliano di tenere conto delle sentenze italiane sul caso Battisti e ha osservato un irrituale minuto di silenzio in memoria delle vittime (l'europarlamentare di Alleanza Nazionale Roberta Angelilli ha chiesto di utilizzare il suo tempo di parola per il silenzioso omaggio).

Un movimento di solidarietà a Cesare Battisti si è sviluppato in Francia in occasione della seconda richiesta di estradizione accettata dalle autorità francesi. Vari intellettuali e personalità del mondo della cultura e della politica francese hanno aderito, tra i quali Bernard-Henri Lévy, che ha curato la prefazione all'ultimo suo libro ("Ma Cavale"), lo scrittore Serge Quadruppani e Daniel Pennac.

In particolare Cesare Battisti ha ricevuto il supporto della scrittrice francese Fred Vargas, che in questi anni lo ha sostenuto economicamente fino ai giorni dell'arresto in Brasile (dovuto ad una telefonata rintracciata dalle autorità brasiliane fatta dal Battisti proprio alla abitazione parigina della Vargas). Suo il libro La Vérité sur Cesare Battisti, non ancora edito in Italia.

Altre manifestazioni di solidarietà sono venute dallo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez e da 500 tra scrittori, intellettuali e rappresentanti di organizzazioni non governative per i diritti umani brasiliani, firmatari di un documento per la concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti. Solidarietà a Cesare Battisti è arrivata anche dall'Italia. Il sito internet Carmilla Online nel 2007 ha organizzato una raccolta di firme di solidarietà per Cesare Battisti coinvolgendo oltre 1.500 firmatari nel panorama politico-culturale di Francia e Italia. Questa iniziativa ha suscitato l'attenzione dei media soprattutto grazie all'interessamento del settimanale Panorama.

I sostenitori di Cesare Battisti contestano le modalità con cui si è svolto il processo contumaciale a carico dell'ex militante dei PAC, in particolare sostengono che le accuse sono state prodotte sulla base delle dichiarazioni del pentito Pietro Mutti, anch'esso appartenente ai PAC, che avrebbe accusato il compagno per garantirsi gli sconti di pena concessi dalla legge speciale antiterrorismo italiana..

Sul caso Battisti si sono espresse associazioni e personalità che hanno difeso le vittime del terrorismo degli anni di piombo, come l'Associazione Italiana vittime del terrorismo.

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Source : Wikipedia