Cecenia

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Inviato da amalia 28/02/2009 @ 08:05

Tags : cecenia, russia, europa, esteri

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Cecenia

Russia - Chechen Republic (2008-01).svg

La Repubblica Cecena (in russo Чеченская Республика, in ceceno Нохчийн Республика/Noxçiyn Respublika), nota anche come Cecenia (in russo Чечня, in ceceno Нохчичьо/Noxçiyçö), è una repubblica autonoma della Federazione Russa. Confina a nordovest con la regione di Stavropol', ad est e nordest con la repubblica del Daghestan, a sud con la Georgia e ad ovest con le repubbliche dell'Inguscezia e dell'Ossezia del Nord. Si trova sulle montagne del Caucaso settentrionale nel distretto federale meridionale della Federazione Russa.

Nel 1577 i cosacchi si stabilirono nella regione del Terek, primo segno dell'arrivo dell'Impero Russo nella regione. Parte dell'impero russo dal 1783, sia pure con periodiche ribellioni (Imamato del Caucaso), Cecenia ed Inguscezia furono inglobate nella Repubblica Autonoma Socialista Sovietica Ceceno-Inguscia alla nascita dell'Unione Sovietica. Durante la Seconda guerra mondiale, i ceceni insorsero contro i russi e si allearono con i tedeschi, ma una volta che l'Armata Rossa ebbe ricacciato le truppe nemiche, Stalin ordinò una durissima punizione. Il 23 febbraio 1944 con l'Operazione Lentil in una sola notte un milione di cittadini ceceni vennero deportati dal governo centrale sovietico nella repubblica sovietica del Kazakhstan. Fu loro concesso di ritornare alla loro regione d'origine solo nel 1957.

Dopo il collasso dell'Unione Sovietica in Cecenia nacque un movimento indipendentista che entrò in conflitto con la Russia, non disposta a riconoscere la secessione della Cecenia. Tra i motivi dell'opposizione russa vi sono anche la produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio ceceno di petrodotti e gasdotti. Džokhar Dudaev, il presidente nazionalista della repubblica cecena, dichiarò l'indipendenza della Ichkeria dalla Russia nel 1991. Nella sua campagna elettorale presidenziale del 1990 Boris Eltsin aveva promesso di riconoscere le richieste di autonomia amministrativa e fiscale dei governi federati, spesso disegnati su base etnica in epoca sovietica e il 31 marzo 1992 la Duma (presieduta da Ruslan Khasbulatov, un ceceno) approvò una legge in tal senso, in base alla quale Eltsin e Khasbulatov firmarono il Trattato della Federazione (Russa), che definiva la divisione dei poteri fra i due livelli di governo, con 86 degli 88 territori interessati. Il Tatarstan firmò nella primavera del 1994, mentre nel caso della Cecenia, che rifiutava di ritirare la dichiarazione di indipendenza, nessuna delle due parti tentò seriamente di trattare. Nel 1994 il presidente russo Boris Eltsin inviò 40.000 soldati nella repubblica per impedirne la secessione e dando avvio alla prima guerra cecena. La Russia si è trovata presto in una situazione difficile, paragonabile a quella già sperimentata in Afghanistan. Le sue truppe mal equipaggiate e poco motivate subirono sconfitte anche notevoli ad opera dei ribelli ceceni. Le truppe russe riuscirono a prendere il controllo di Groznyj, la capitale, solo nel febbraio del 1995, e a uccidere Dudaev il 21 aprile 1996 tirando intenzionalmente un missile su di lui.

A fine agosto 1996 Eltsin si accordò con i leader ceceni per un cessate il fuoco (firmato a Khasavyurt, in Daghestan) che portò nel 1997 alla firma di un trattato di pace. Alla fine della prima guerra russo-cecena (1991-96) viene eletto come primo Presidente della Cecenia Aslan Maškhadov, il comandante delle forze ribelli che firmò con il generale Aleksandr Lebed la tregua con le forze armate russe. Aslan Maškhadov è stato eletto con un mandato quadriennale in un'elezione tenuta sotto monitoraggio internazionale nel gennaio 1997, quando i separatisti rappresentavano una forza maggioritaria. Tuttavia una grave crisi economica, le continue azioni terroristiche di Shamil Basayev e la perdurante presenza di "signori della guerra" che sostituivano anche completamente l'autorità governativa ridimensionarono fortemente la figura del comandante Maškhadov.

Il conflitto tornò a divampare nel 1999, annullando de facto il trattato esistente, dando inizio alla seconda guerra cecena. Nell'agosto 1999, Shamil Basayev decideva di allargare lo spettro del conflitto al vicino Daghestan. A nulla sono serviti i tentativi di Aslan Maškhadov di ridurlo a più miti consigli. Più tardi Basayev fu autore del sequestro del Teatro Dubrovka del 2002 e del massacro di Beslan del 2004. Le truppe russe invasero la Cecenia nell'ottobre 1999, radendo al suolo la capitale Grozny. Nel 2001, Maškhadov promulgava un decreto che ne prorogava la carica per un altro anno. Non gli fu tuttavia possibile partecipare elle elezioni presidenziali del 2003, dato che i partiti separatisti furono posti fuori legge e che su di lui pendeva l'accusa di far parte di forze separatiste: Maškhadov fu costretto a ritirarsi sulle montagne. Dopo l'assassinio di Aslan Maškhadov ad opera dei servizi russi (avvenuto il 9 marzo 2005), il nuovo capo dei separatisti divenne Abdul Halim Sadulayev, esponente di quella "nuova guardia" stanca dei silenzi dell'Occidente e che non esitò nel settembre del 2005 a destituire i vecchi ministri del defunto Maškhadov, sostituendoli con personaggi più estremisti come Shamil Basayev. Il 17 giugno 2006 le truppe speciali russe hanno ucciso Sadulayev e il 9 luglio 2006 Shamil Basayev, l'uomo più ricercato in Russia, leader della guerriglia cecena, nel corso di un'operazione delle forze speciali russe, è stato ucciso insieme ad altri guerriglieri che si trovavano con lui in Inguscezia. La maggior parte della Cecenia è attualmente sotto il controllo dei militari federali russi. Dopo il massacro di Beslan nei media italiani non si è più sentito parlare della causa indipendentista Cecena, a partire dal 2004, anno al quale risale l'ultimo atto rivendicato dal movimento indipendentista.

La Cecenia è ufficialmente una Repubblica federata alla Federazione Russa, la cui Costituzione regionale è entrata in vigore il 2 aprile 2003, dopo un referendum tenutosi il 23 marzo 2003. Il referendum è stato però bollato come "farsa" da molte ONG, come anche larga parte delle tornate elettorali tenutesi in Cecenia dal 1999 in poi. Sin dal 1990 la repubblica cecena è stata al centro di conflitti legali, militari e civili riguardanti la sua indipendenza. L'attuale governo recepisce la maggior parte delle leggi della precedente Repubblica socialista sovietica, della successiva Repubblica cecena e della Federazione Russa. Questo compromesso viene visto da alcuni come troppo pro-federale. A dispetto dell'opinione corrente, la maggior parte dei cittadini ceceni vede la propria Repubblica come parte della Federazione Russa (oltre il 70% anche secondo sondaggi di fonte indipendente e anti-russa). Il 5 ottobre 2003 Akhmad Kadyrov, uno dei primi leader della guerra separatista - visto oggi dai separatisti come un traditore - è stato eletto Presidente della Repubblica con l'83% dei consensi. L'OSCE ha tuttavia segnalato brogli elettorali e atti di intimidazione da parte dei soldati russi, nonché l'esclusione delle liste separatiste dalla contesa elettorale. A capo del Consiglio di Sicurezza ceceno è salito Rudnik Dudaev, mentre Anatolij Popov è diventato Primo Ministro. Il 9 maggio 2004, Kadyrov è stato ucciso in uno stadio di Groznyj con una mina posta nella tribuna d'onore fatta esplodere durante una parata a commemorazione della vittoria sovietica della seconda guerra mondiale. Sergei Abramov ne ha assunto le funzioni ad interim dopo l'attentato. Il 29 agosto 2004 si è tenuta una nuova elezione presidenziale. Stando alla commissione elettorale cecena, Alu Alkhanov], ex ministro dell'interno, ha ricevuto il 74% dei consensi. L'affluenza alle urne è stata dell'85,2%. Alcuni osservatori, quali il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la Federazione Internazionale dei Diritti Umani di Helsinki, nonché i partiti di opposizione hanno contestato l'elezione citando, tra le altre cause, anche la mancata accettazione della candidatura del principale oppositore Malik Sadulayev dovuta a vizi di forma. Anche la conduzione dell'elezione è stata contestata, senza tuttavia l'apertura di contestazioni formali. Le elezioni sono state sorvegliate nel loro svolgimento dalla Comunità di Stati Indipendenti e dalla Lega Araba. Gli osservatori occidentali, benché invitati, non hanno partecipato all'osservazione. Il 4 marzo 2006 il primo ministro Sergei Abramov muore in un incidente stradale a Mosca. Viene sostituito dal vice-primo ministro Ramzan Kadyrov.

Durante gli anni della guerra l'economia cecena è collassata. Il prodotto interno lordo, se fosse attendibilmente misurabile, risulterebbe essere una frazione di ciò che era prima delle guerre. I problemi dell'economia cecena hanno anche impatto sull'economia federale russa - molti crimini finanziari negli anni '90 sono stati commessi da (o con la copertura di) organizzazioni finanziarie cecene. La Cecenia è all'interno della Federazione Russa la regione in cui si registrano i maggiori movimenti di capitali da dollari a rubli. Consistente è il giro di dollari USA falsi. I separatisti hanno previsto l'introduzione di una valuta locale, il Nahar, ma l'esercito federale russo finora l'ha impedita. Tra gli effetti della guerra rientra la distruzione di circa l'80% del potenziale economico della Cecenia. L'unico settore industriale che è stato finora ricostruito è l'industria petrolifera. Nel 2003 la produzione locale è stata stimata in circa 1,5 tonnellate (circa 30.000 barili al giorno) contro la produzione massima degli anni '80 di circa 4 milioni di tonnellate. La produzione del rappresenta circa lo 0,6% della produzione totale russa. Il tasso di disoccupazione è al 76%. Nonostante qualche miglioramento, baratto ed espedienti sono praticati da gran parte della popolazione. Secondo il governo federale russo, sono stati spesi dal 2000 ad oggi oltre 2 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'economia cecena. Tuttavia, secondo l'equivalente russo della Corte dei Conti (Sčotnaja Palata) non più di 350 milioni di dollari sono stati spesi come pianificato.

La maggior parte dei ceceni è di religione musulmana sunnita; la regione vi fu convertita tra il XVI secolo ed il XVIII secolo. Alla fine dell'era sovietica i russi rappresentavano il 23% circa della popolazione (269.000 nel 1989), tuttavia la guerra ed i conflitti sociali hanno spinto molti russi a lasciare il paese. Alla fine degli anni '90 ne rimanevano nel paese circa 60.000. Le lingue usate nella repubblica sono la lingua cecena e la lingua russa. La lingua cecena appartiene alla famiglia linguistica Vaynakh, o del Caucaso centro-settentrionale, che include anche le lingue inguscia e batsb. Alcuni ricercatori collocano questa famiglia linguistica in una super-famiglia ibero-caucasica. La Cecenia ha una tra le popolazioni più giovani della Federazione Russa, la cui popolazione sta generalmente invecchiando. Nei primi anni '90 era una tra le poche regioni la cui popolazione cresceva in modo naturale.

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Selezione di calcio della Cecenia

La Selezione di calcio della Cecenia non è riconosciuta a livello internazionale. Rappresenta la repubblica di Cecenia.

La Cecenia non è membro né della FIFA né della UEFA e non può partecipare a tornei internazionali. L'obiettivo della federazione di calcio cecena, formata nel 2005, è di ottenere lo status ufficiale.

Attualmente è membro della NF-Board, che organizza gare non ufficiali tra altre squadre non ufficiali ed ha accettato di prendere parte alla VIVA World Cup.

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Bandiera della Cecenia

Bandiera della Cecenia

La bandiera della Cecenia è la bandiera ufficiale della repubblica federale cecena dal 22 giugno 2004.

La bandiera nazionale della Repubblica cecena è composta da tre bande orizzontali: la banda superiore, di colore verde, occupa il 65% della superficie. La banda centrale, di colore bianco, occupa il 10% della superficie e la banda inferiore di colore rosso occupa il 35% della superficie. Sulla sinistra, è presente una banda verticale di colore bianco con ornamenti di colore oro.

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Džokhar Dudaev

Dzhokhar Musayevich Dudayev (ceceno: Дудин Муса кант Жовхар; russo: Джохар Мусаевич Дудаев) (Yalkhori, 15 febbraio 1944 – Gekhi-Chu, 21 aprile 1996) è stato un militare e politico russo, di etnia cecena. È stato dapprima un generale dell'aviazione Sovietica e in seguito un leader politico, primo Presidente della Repubblica Cecena, uno Stato del Caucaso settentrionale.

Dudayev naque nel febbraio del 1944, durante la deportazione forzata della sua famiglia (insieme a tutte le altre del popolo ceceno, inguscio, balkaro, calmucco, tataro di Crimea e di altre nazioni minori, secondo gli ordini di Stalin) dal loro villaggio natale di Yalkhoroi nella Repubblica Autonoma Socialista Sovietica (RASS) della Cecenia-Inguscezia. Trascorse i suoi primi 13 anni di vita in esilio nella Repubblica Socialista Sovietica del Kazakistan.

Dopo il rimpatrio avvenuto nel 1957 dei Ceceni e degli Ingusci, studiò alle scuole serali in Cecenia-Inguscezia e si diplomò elettricista. Nel 1962, dopo due anni trascorsi studiando elettronica a Vladikavkaz, entrò nella Scuola Superiore dell'Aviazione Militare per Piloti di Tambov, dove si laureò nel 1966. Si presume che abbia ufficialmente camuffato la sua origine etnica, dichiarandosi osseta per evitare la discriminazione contro i Ceceni. Dudayev entrò nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica nel 1968 e dal 1971 al 1974 studiò nella prestigiosa Accademia Aeronautica Gagarin. Si sposò con Alla, una poetessa Russa dalla quale ebbe tre figli.

Dudayev servì in unità di bombardieri dell'Aeronautica Sovietica in Siberia e Ucraina, e prese parte all'invasione sovietica dell'Afghanistan. Crebbe rapidamente di ruolo, assumendo nel 1987 il comando della base aerea dell'Aeronautica Militare Sovietica a Tartu, in Estonia, con il grado di Maggior Generale. Dudayev apprese l'estone e dimostrò grande tolleranza per il nazionalismo estone ignorando gli ordini di attaccare la Televisione di Stato e il Parlamento; inviò invece una cucina militare da campo. Nel 1990, la sua divisione aerea fu ritirata dall'Estonia e Dudayev rassegnò le proprie dimissioni dall'esercito Sovietico (sebbene non abbia mai lasciato formalmente il Partito Comunista).

Nel maggio del 1990, Dudayev fece ritorno a Grozny, la capitale della Cecenia, per dedicarsi alla vita politica locale. Venne eletto a capo del Comitato Esecutivo dell'opposizione non ufficiale, il Congresso della Nazione Cecena (NCChP), che invocava la sovranità della Cecenia come Repubblica dell'Unione Sovietica (la RASS di Cecenia-Inguscezia aveva uno statuto di repubblica autonoma della Repubblica Socialista Sovietica Federata Russa).

Nell'agosto del 1991, Doku Zavgayev, il leader comunista della RASS di Cecenia-Inguscezia, espresse pubblicamente il proprio supporto per il fallito colpo di stato contro il presidente Sovietico Mikhail Gorbachev. Dopo il fallimento del putsch, l'Unione Sovietica cominciò rapidamente a disgregarsi mentre le repubbliche costituenti si sbrigarono ad abbandonarla. Avvantaggiandosi dell'implosione dell'Unione Sovietica, Dudayev e i suoi sostenitori si mossero contro l'amministrazione di Zavgayev. Il 6 settembre 1991, militanti del NCChP invasero una seduta del Soviet Supremo locale, disperdendo così il governo della RASS di Cecenia-Inguscezia; vennero inoltre occupate la stazione televisiva di Grozny e altri edifici governativi chiave.

Dopo che un controverso referendum nell'ottobre del 1991 confermò l'elezione di Dudayev a Presidente della Repubblica Cecena, egli stesso dichiarò unilateralmente la sovranità della repubblica e la sua indipendenza dall'Unione Sovietica. Nel novembre del 1991, il Presidente Russo Boris Yeltsin dispiegò le truppe a Grozny, ma furono ritirate quando le forze di Dudayev impedirono loro di uscire dall'aeroporto. La Russia si rifiutò di riconoscere l'indipendenza, ma esitò a usare la forza contro i separatisti. La Repubblica di Cecenia-Inguscezia era diventata uno stato indipendente de facto.

Inizialmente il governo di Dudayev ebbe relazioni diplomatiche con la Georgia, dove ricevette ampio supporto morale dal primo Presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. Quando Gamsakhurdia fu rovesciato alla fine del 1991, gli venne concesso asilo in Cecenia e presenziò alla cerimonia d'insediamento presidenziale di Dudayev. Mentre risiedeva a Grozny aiutò anche a organizzare la prima "Conferenza Caucasica", alla quale parteciparono gruppi indipendentisti da tutta la regione. La Cecenia non ha mai ottenuto un riconoscimento diplomatico da alcun altro Stato al di fuori della Georgia nel 1991.

La Repubblica di Cecenia-Inguscezia si separò in due nel giugno 1992, durante il crescente conflitto osseto-inguscio. Dopo che la Cecenia aveva annunciato la propria dichiarazione di sovranità nel 1991, la regione dell'Inguscezia scelse di unirsi alla Federazione Russa come entità federale (Repubblica di Inguscezia). La regione rimanente dell'Ichkeria (Cecenia) dichiarò la piena indipendenza nel 1993; nello stesso anno venne fermato l'insegnamento della lingua russa nelle scuole cecene e fu annunicato che la lingua cecena avrebbe cominciato ad essere scritta usando l'alfabeto latino (con l'aggiunta di alcuni speciali caratteri ceceni), invece che con l'alfabeto cirillico imposto ai ceceni durante gli anni '30. Il governo cominciò anche a stampare la propria moneta e i propri francobolli. Uno dei primi decreti di Dudayev diede a ogni uomo il diritto di portare armi.

Le scelte politiche di Dudayev a favore dell'indipendenza cominciarono presto a minare l'economia della Cecenia e, secondo gli osservatori russi, trasformò la regione in un paradiso criminale. La popolazione di etnia diversa da quella cecena lasciò la repubblica per via delle minacce da parte della criminalità, che il governo trattava con indifferenza. Nel 1993 il Parlamento ceceno tentò di organizzare un referendum sulla fiducia pubblica in Dudayev, dato che aveva fallito nel consolidare l'indipendenza cecena. La ritorsione di Dudayev comportò lo scioglimento del Parlamento e di altri organi del potere. A partire dell'estate del 1994, gruppi armati dell'opposizione cecena (che potevano contare sull'appoggio militare e finanziario russo) provarono ripetutamente ma senza successo a deporre Dudayev con la forza.

Il 1 dicembre 1994 i russi cominciarono a bombardare l'aeroporto di Grozny e distrussero l'aviazione militare cecena (costituita da aerei da addestramento sovietici requisiti dalla Repubblica cecena nel 1991). In risposta la Cecenia dichiarò guerra alla Russia e mobilitò il proprio esercito. L'11 dicembre 1994, cinque giorni dopo che Dudayev e il Ministro della Difesa russo Pavel Grachev avevano raggiunto un accordo per evitare un ulteriore uso della forza, le truppe russe invasero la Cecenia. Uno dei due figli maschi di Dudayev venne ucciso in azione all'inizio della guerra.

Prima della caduta di Grozny, Dudayev abbandonò il palazzo presidenziale, si diresse a Sud con il suo esercitò e continuò a condurre la guerra nel 1995, si dice da una postazione missilistica vicino Vedeno, la capitale storica della Cecenia. Continuò a insistere che le sue forze avrebbero prevalso dopo la fine della guerra convenzionale, e i guerriglieri ceceni continuarono a operare attraverso tutto il paese attaccando le unità russe e demoralizzando i soldati nemici. Una Jihad contro la Russia fu dichiarata da Akhmad Kadyrov, nominato da Dudayev Mufti della Cecenia, e volontari stranieri cominciarono ad arrivare nella repubblica, per lo più dalle vicine repubbliche musulmane del Caucaso settentrionale, come il Dagestan. La popolarità di Dudayev negli stati Baltici, specialmente in Estonia, fu anche una delle ragioni del mito delle "Calze Bianche", che si crede siano state soldatesse baltiche usate come cecchini dai ceceni.

Dudayev fu ucciso il 21 aprile 1996, da due missili guidati con il laser mentre stava usando un telefono satellitare, dopo che la sua posizione era stata scoperta da un aereo da ricognizione russo, che intercettò la sua chiamata. Sembra che in quel momento Dudayev stesse parlando con un deputato liberale alla Duma di Mosca, e si fa il nome di Konstantin Borovoy. Vennero quindi inviati altri aerei (un Su-24MR e un Su-25) per localizzare Dudayev e sparare un missile guidato. I dettagli dell'operazione non sono mai stati svelati dal governo russo: tuttavia, si sa che gli aerei da ricognizione nella zona stavano tenendo sotto controllo le comunicazioni satellitari da qualche tempo, tentando di far combaciare la voce di Dudayev alle registrazioni dei suoi discorsi. Fu anche detto che Dudayev venne ucciso da un attacco congiunto con un razzo e una trappola esplosiva. Nonostante gli USA bandiscano gli omicidi, esiste una teoria del complotto secondo la quale la NSA fu implicata in questo caso, fornendo uno dei propri satelliti SIGINT come aiuto alla triangolazione.

La morte di Dudayev fu annunciata interrompendo le trasmissioni da Shamil Basayev, comandante della guerriglia cecena. Il successore di Dudayev fu il suo vicepresidente Zelimkhan Yandarbiyev (come Presidente ad interim) e in seguito, dopo le elezioni popolari del 1997, il suo Capo di Stato Maggiore durante la guerra, Aslan Maskhadov.

A Dzhokhar Dudayev sopravvissero la moglie, Alla Dudayeva, e il figlio più giovane, Tegi Dudayev.

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Source : Wikipedia