Casatenovo

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Inviato da gort 16/04/2009 @ 00:08

Tags : casatenovo, lombardia, italia

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Casatenovo

Casatenovo - Stemma

Casatenovo (Casanööf in dialetto brianzolo) è un comune di 12.484 abitanti della provincia di Lecco, il secondo più importante del Meratese per popolazione e il primo per estensione.

Il Comune di Casatenovo è posto nell’estremità sud occidentale della provincia di Lecco, nell'area del Meratese, e occupa una superficie di 13,5 km². Confina ad Ovest e a Sud con i Comuni di Besana Brianza, Correzzana, Camparada e Usmate Velate (Provincia di Monza e della Brianza) e a est con i Comuni di Monticello Brianza e Lomagna (Provincia di Lecco). Casatenovo è posto nel cuore della Brianza, il territorio presenta ancora delle parti boscate, ma solo lungo i pendii più scoscesi e lungo i corsi d’acqua (Pegorino, Lavandaia e Nava, che costituiscono il sistema idrografico principale e le rogge Molgorana e La Folgora che costituiscono il sistema idrografico secondario). Il Territorio è sito in posizione pressoché equidistante tra Monza e Lecco ed è servito dalla viabilità principale della Strada Provinciale 51 (La Santa), intermedia tra la Statale 36 e la nuova Valassina, dalla Strada Provinciale 54, che collega le direttrici principali sopra dette in senso est-ovest a nord del centro di Casatenovo, la Strada Provinciale 55, che connette il centro con Usmate ed i collegamenti con Lomagna e la Tangenziale Est di Milano. Il territorio non è interessato da linee ferroviarie. L’altimetria varia da un massimo di circa 375 m ad in minimo di 250 m. Il Patrimonio edilizio di origine storica è notevole e diffuso sia negli abitati che nelle zone agricole, in Casatenovo vi sono infatti ben 20 cascine isolate di particolare pregio, oltre a diverse ville e dimore nobiliari di notevole interesse dal punto di vista storico-architettonico. Casatenovo ha circa 12.300 abitanti ed un’organizzazione urbana policentrica, ricca di aree ad alto contenuto ambientale e paesaggistico.

Le prime notizie storiche relative ad un "Casale (cioè Casate) Nuovo" si possono far risalire ai tempi di Carlo il Calvo - nipote di Carlo Magno - erede di quel Ludovico il Pio che sottrasse ai Longobardi il predominio sull'Italia e che reintegrò il culto cristiano nelle Terre lombarde sconvolte prima dai Franchi, poi dalle eresie e dalle apostasie barbariche. Ed è in questo tormentato periodo di restaurazione cristiana, con l'insediamento a Monza di una sovrana cattolica, che sorsero e si moltiplicarono nelle terre milanesi le "Pievi", vale a dire le chiese presbiteriali, ove si amministrava la potestà arcivescovile e la cura evangelica del Popolo di Dio.

È all'anno 867, infatti, che si può fare riferimento come data di prima menzione di Casatenovo, benché i primi riferimenti documentali d'archivio, sulla presenza d'un nucleo abitato, non siano anteriori all'anno 1110. Il nucleo abitato doveva presumibilmente ascendere alla fine del secolo 10 - inizi dell' 11° quando - al tempo degli Ottoni prima e delle guerre Lotariane poi - il castello esistente fu potenziato ed ampliato dalla nobile famiglia dei Casati, in lotta contro l'ormai decadente primato locale dell'aristocrazia Franca. Ma è solo verso l'ultimo scorcio del 13° secolo - al termine delle intricate vicende che contrassegnarono le lotte tra gli Svevi, dal Barbarossa al Brunswick, contro i Signori locali - che il nome di "Casate Novo" (insieme a quelli di Casate Vegio, Galgiana, Vallis Aperta, etc.) si afferma come precisa realtà comunale, seppure ancora unita alla pieve di Missaglia.

Da questo momento la Casate medievale, vera e propria Corte fortificata, sarà coinvolta in tutte le travagliate vicende che interessarono la Lombardia: dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini, a quelle tra i Visconti - astro nascente dell'aristocrazia italica - e la Serenissima Repubblica di Venezia. Fu punto nevralgico dello scacchiere fortificato alto-lombardo, come già risultava dai lontani tempi di Ariberto, a conferma d'una antica pergamena ora conservata nell'Archivio del conte del Duomo di Milano, corroborata da un atto testamentario del conte Beato di Casate ai nipoti Marzio e Filippo Casati, risalente all'anno 1270. Fu dunque Casate, per tutto il tempo medievale, una grande fortificazione, a cui si aggregarono, col passar degli anni, varie cascine (tra le quali originariamente quella di Rancate) ove presero dominio alcuni signorotti locali, specie dopo l'infeudazione del 1538. Ma già dal 1450 si potevano contare quelle di Casate Veteri (oltreché, ovviamente, Novo), Cassina de' Brangiis, con quelle unite di Rogorea e Columbarino, Valle Aperta, Rimoldo, Galzana, etc. Il feudo passò - dopo le tragiche vicende legate al dominio visconteo - nelle mani di Gerolamo Brebbia, già tesoriere Generale dello Stato di Milano ed è sempre a questo periodo che si debbono gli stanziamenti di nobili famiglie nei palazzi di Rimoldo (i Parravicini) di Galgiana (i d'Adda) di Giovenigo (i Toscani). La comunità locale continuò tuttavia a frazionarsi fino a raggiungere, verso la metà del '500, anche i nuclei di Cascina Bracchi (in parte già de' Bragiis) e di Campofiorenzo; anche a seguito del passaggio del castello dai conti Lurani, agli Sforza e, finalmente, ai Casati.

È quindi nel 1692 che Casate Vecchio si distaccò da Casate Nuovo e quest'ultima fu assegnata definitivamente al marchese don Giulio Casati, uomo ribaldo e violento e noto come "bandito" che, prima personalmente, poi attraverso i suoi discendenti la detenne - anche se in forme giuridiche diverse da quelle feudali - fino a tutto il '700.

Resta da dire infine dei due rilevanti monasteri di Santa Margherita e dei Santi Pietro e Paolo, un tempo esistenti tra Casate Vecchio e Nuovo. Entrambi appartenenti all'ordine delle monache Benedettine furono soppressi e distrutti durante il sacco sforzesco del 1451. Sempre del 1451 è l'unificazione - voluta con una bolla del 5 ottobre da Papa Niccolò V - della Chiesa di San Margherita, con quella di Santa Giustina e la nomina a parroco del sacerdote Giacomo del Torgio, che provvide alla riedificazione dei templi, facendoli abbellire con interessanti affreschi.

A partire poi dalla fine del '700 e dagli inizi dell'800, si ebbe un considerevole sviluppo del nucleo comunale, specie con la erezione od il rifacimento di notevoli ville patrizie: quali la Casati-Facchi (già Greppi-Bressi), la Casati-Greppi di Bussero, la Casati-Marocco-Viganò, la Castelbarco-Vismara, la Garavaglia-Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Vismara, la Lurani-Cernuschi, nonché la cascina Bracchi-Casati.

Dal secolo XIX Casatenovo entra nella grande vicenda dello sviluppo industriale e commerciale, tipico dell'area briantea, affermandosi - grazie anche all'intraprendenza di dinamiche dinastie imprenditoriali - soprattutto nel settore dei prodotti agro-alimentari - e collocandosi a buon diritto tra i Comuni più ricchi dell'area lombarda.

Sebbene le origini della Chiesa Parrocchiale risalgano al XIII secolo, l'aspetto attuale deriva da un radicale rifacimento a cui fu sottoposta nel 1635. L'edificio, con pianta a croce, si caratterizza nel suo complesso per un gusto barocco, da cui si allontana lo stile neoclassico della facciata, realizzato all'inizio del XIX secolo, durante interventi di restauro affidati all'architetto Carlo Amati.

Edificata sulle rovine di un antico monastero, questa chiesa presenta un impianto tipicamente medievale con la navata che si conclude in un'abside semicircolare. La riedificazione della struttura data al 1462, come indicato da un'iscrizione conservata nella chiesa. I pregevoli affreschi che la decorano risalgono al 1463 ma la loro attribuzione rimane a tutt'oggi incerta. I dipinti, restaurati nel 1986, appartengono alla produzione artistica lombarda di età tardo gotica. La parte centrale dell'abside si compone di una "mandorla" mistica che raffigura l'incoronazione della Vergine, attorniata da schiere di angeli; la parte inferiore rappresenta gli Apostoli che assistono adoranti alla scena. Lo zoccolo è affrescato da immagini monocrome che rappresentano i mesi dell'anno.

Le prime notizie certe relative all'esistenza di questo antico luogo di culto datano al 1062, mentre il campanile risale al periodo romanico, sebbene sia stato rimaneggiato nel XVI secolo. In origine questa chiesa, voluta dalla nobile famiglia Casati, sorgeva forse all'interno delle mura del castello. Tuttavia, dell'impianto originario non si è conservato quasi nulla a seguito di un cattivo restauro realizzato nel 1643, il quale fu responsabile della cancellazione della maggior parte degli affreschi. Ulteriori interventi furono effettuati nel XIX secolo con il rifacimento della facciata frontale. All'interno è custodito un notevole ciclo di affreschi in buone condizioni che decora la parete di fondo e ritrae la Vergine in trono con il Bambino e un angelo, circondata dai Santi Bernardino e Francesco e dai Santi Sebastiano e Rocco. Non ben conservati sono invece gli affreschi nella cappella sinistra, risalenti al secondo decennio del Cinquecento e raffiguranti i Padri della Chiesa e l'Eterno.

II nome di questa residenza patrizia deriva da quello dei suoi primi proprietari, i Casati, che qui abitarono per tutto il XVIII secolo, e da quello della famiglia Facchi, che entrò in possesso della villa nel 1881, inaugurando importanti lavori di restauro. Dell'impianto originario, collocato ai margini del nucleo storico di Casatenovo, si sono conservate sia la pianta a "U" sia la facciata rivolta al paese, inalterata nella distribuzione regolare delle finestre e negli angoli a bugnato. Nel corso del tempo la villa si è ampliata grazie alla costruzione del corpo della portineria con scuderie annesse e del portico laterale a sud. Furono, inoltre, restaurati gli affreschi che abbelliscono le stanze della villa. Dal 1989, una parte dell'edificio ospita la Biblioteca Comunale.

Poco distante da Villa Facchi, questa maestosa residenza fu costruita nel 1775 da un nuovo ramo marchionale della famiglia Casati, il cui ultimo erede, Francesco Casati, la elesse quale residenza invernale. Alla sua scomparsa, i suoi beni vennero ereditati dall'Ospedale Maggiore di Milano, che vendette poi la villa al conte Giuseppe Greppi in Bussero. La struttura, molto più imponente di Villa Facchi e omogenea nella fattura, si presenta in perfetto stile neoclassico. Alla villa si accede tramite un monumentale ingresso dorico a tre archi, preceduto da uno splendido viale alberato. Degna di nota la chiesetta consacrata ai Santi Carlo e Francesca, eretta a fianco dell'atrio. L'edificio, a pianta rettangolare, conserva affreschi dell'Alberta che decorano la volta, il busto di Giuseppe Greppi, una pala d'altare raffigurante la Vergine e i Santi Patroni, opera di Giuseppe Dotti e il monumento dedicato a Francesco Casati.

In località Galgiana, sorge questa residenza, la cui edificazione sembra risalire alla seconda metà del XVI secolo, quando il banchiere Rinaldo D'Adda di Olginate, capostipite dei marchesi di Pandino, acquistò alcuni immobili presso questa frazione. Nel 1963 l'edificio fu donato in parte all'istituto milanese dei sordomuti e in parte all'Amministrazione Comunale. Attualmente ospita la Civica Scuola di Musica e l’auditorium “Graziella Fumagalli”. II complesso si compone di due corpi di dimensioni diverse, posti uno di fronte all'altro ai lati del cortile d'onore. Essi furono entrambi rimaneggiati agli inizi del XVIII secolo per volontà del marchese Benedetto. Allo stesso periodo risalgono i giardini all'italiana presso la corte e prospicienti la villa. Una cancellata in barocchetto costituisce l'ingresso alla struttura.

Eretta nel 1858, su progetto di Antonio Tagliaferri e per volere della famiglia Lattuada, la villa sorge in località San Giacomo. L'edificio, la cui architettura richiama quella delle cattedrali gotiche, presenta una forma quadrangolare, arricchita da due torri elevate sul versante occidentale. Di stile barocco, invece, il portico sul fronte della villa.

Molto probabilmente questo edificio è stato costruito sul medesimo luogo dove sorgeva l'antico castello duecentesco, rimaneggiato dalla famiglia Casati. Nel 1587, gli allora proprietari del castello, gli Sforza, lo cedettero alla famiglia Lurani. Dell'antica struttura non rimane alcuna traccia, dal momento che nel corso dei secoli la villa è stata sottoposta a numerosi rifacimenti, il più importante dei quali realizzato sul finire del XVIII secolo. Attualmente le linee architettoniche della villa richiamano i canoni neoclassici, mentre la torre che spicca dal blocco principale, aggiunta alla fine dell'Ottocento, rivela un gusto neo-gotico. Un giardino paesaggistico circonda la villa su tre lati.

L'edificio, forse di proprietà dei De Casate, risale al 1380 e nel 1634 fu acquistato dai Simonetta, che resero pubblico l'oratorio dedicato a Sant'Antonio da Padova, affiancato alla torre. All'interno è custodita una pala che raffigura la Vergine con il Patrono. II complesso della cascina, racchiuso in una corte rettangolare, presenta un nucleo padronale di fattura cinquecentesca, con tracce di merlatura e una torre edificata sul lato meridionale.

Dal punto di vista dello sviluppo economico il paese è stato fortemente segnato dalla presenza del Salumificio Vismara, attualmente facente parte del Gruppo Ferrarini, la cui prospettiva di rilocalizzazione sul territorio ha come corollario una probabile forte influenza anche sui futuri sviluppi economici di Casatenovo. La ricollocazione della Vismara ha infatti tra i suoi obiettivi anche la creazione delle condizioni favorevoli all’insediamento di altri rami d’azienda e possibilmente di nuove attività ad alto valore aggiunto. La presenza in paese dell’azienda lattiero-casearia Galbusera, che già dispone di un insediamento produttivo in Casatenovo e ne ha programmato la realizzazione di un altro, e di Mangimi Brianza importante azienda produttrice di alimenti zootecnici, fa di Casatenovo e del Casatese un potenziale distretto dell’industria agro-alimentare. Ovviamente il sistema economico di Casatenovo consta anche di un insieme di altre attività produttive, di natura prevalentemente artigianale, e di attività di natura commerciale e agricola. Per quanto concerne le attività commerciali va evidenziata la presenza di 2 importanti centri commerciali e la presenza di tre attività di commercio al dettaglio di medie dimensioni. Altra caratteristica di Casatenovo è la presenza di bar, pub e ristoranti con ampi bacini d’utenza prevalentemente sovracomunali.

Per la parte superiore



Rogoredo (Casatenovo)

Rogoredo (Regulea in dialetto brianzolo) è una frazione del comune di Casatenovo in provincia di Lecco, situata sud est del territorio comunale.

La frazione di Rogoredo dista circa 3 Km dal centro del paese cui essa appartiene ed è una delle più popolose di Casatenovo.

Rogoredo è molto nota perché ospita la fiera zootecnica di San Gaetano nata negli anni 50 e ancora molto attiva grazie ad interessanti mostre di animali e macchine agriocole, gare e corse di cavalli oltre ad altri numerosi eventi.

Per la parte superiore



Brianza

Il Segantini ci presenta lo scenario di una Brianza ancora rurale.

La Brianza (in dialetto brianzolo Brianza o Briansa) è una regione della Lombardia, per la quale non esiste un vero e proprio riconoscimento politico-amministrativo. Per quanto concerne l’etimologia, il nome Brianza deriva probabilmente dal termine celtico brig (colle, altura) il quale si mantiene col medesimo significato ancora oggi – per lo più nella forma bricch – in molti dialetti settentrionali, tra cui il brianzolo. Come confini generali della regione si possono indicare il Canale Villoresi a sud, l’Adda a est, le valli prealpine a nord e il fiume Seveso a ovest. Nonostante la mancanza di un’istituzione territoriale, il senso d’appartenenza a quest’area è decisamente spiccato tra i suoi abitanti. Le diverse zone della Brianza presentano del resto numerosi tratti che le accomunano tra loro e le differenziano dal resto della Lombardia, di natura geografica, demografica, economica, sociale, culturale e linguistica.

Si possono individuare due grandi aree geografiche distinte all’interno della Brianza e che si ricollegano ad aspetti geologici: un'area pianeggiante a sud e a ovest ed un'area collinare a nord e a est. La prima area coincide con la propaggine in assoluto più settentrionale – insieme alla Marca trevigiana – della Pianura Padana e occupa il settore monzese della Brianza, più la maggior parte di quello comasco e parte del Meratese. Questa porzione pianeggiante è ascrivibile al territorio dell’Alta pianura, caratterizzato da un suolo permeabile composto da sabbie e ghiaie, in contrapposizione al suolo argilloso e impermeabile della Bassa pianura. Nell’Alta pianura, vista l’incapacità del suolo di trattenere l’acqua, essa penetra per varie decine di metri finché non incontra uno strato impermeabile, sul quale scorre. Questa tendenza dà origine al fenomeno delle risorgive, che si rinvengono dove queste acque ritornano ad emergere, vale a dire nella bassa pianura a sud di Milano. La pianura brianzola, da sud a nord, sale molto gradualmente, con un dislivello altimetrico che va approssimativamente dai 160 metri di Monza ai 370 di Cantù, per una media di +10,5 metri s.l.m. al chilometro. Data la posizione molto settentrionale della pianura briantea, nelle giornate limpide qui si percepisce intensamente che le Alpi formano un “arco” attorno alla Pianura Padana. Infatti, oltre che dalle Grigne, dal Resegone e dalle Prealpi Orobiche il paesaggio è dominato dall’imponente mole del Monte Rosa, che compare esattamente a ovest, e non a nordovest come ci si aspetterebbe. La seconda area, quella collinare, si estende per lo più in Provincia di Lecco e nel settore nordorientale di quella di Como.

I rilievi briantei sono i primi che il viaggiatore proveniente da Milano e dalla Valpadana scorge salendo verso la Svizzera, il Lario o la Valtellina. Essi si aggirano mediamente sui 500 – 600 metri, ma in alcuni casi raggiungono altitudini montane: il Monte Barro, 950 m; il monte Cornizzolo, 1241 m; il monte Bollettone, 1317 m; i Corni di Canzo, 1371 m e il monte Palanzone, 1436 m.

Dall’area collinare principale, quella delle Prealpi del Triangolo Lariano, risulta staccato il circondario del Colle di Brianza, posto più a sud. A dividere le due zone è la Piana di Erba. Questa seconda area è caratterizzata da rilievi più dolci e meno elevati, che culminano con il Monte Crocione, alto 877 metri, anche se probabilmente il colle più famoso è il San Genesio (832 m), dove si trovano le sorgenti del torrente Molgora. Altro rilievo significativo è il Monte Regina (817 m). Le colline brianzole più meridionali sono quelle del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, che raggiungono i 500 metri di altezza. Esse sono facilmente riconoscibili, quando il cielo è libero dalla foschia, dalle guglie del Duomo di Milano. I colli di Montevecchia sono le prime propaggini di un antichissimo anfiteatro morenico, ovvero la lingua più a sud di un enorme ghiacciaio risalente all’epoca delle glaciazioni.

La Brianza è posta nel pieno centro della Regione dei Laghi italiana. Effettivamente, i numerosi specchi d’acqua di cui è costellata sono un elemento costituente insostituibile del suo paesaggio.

La regione briantea è solo marginalmente interessata dal Lago di Como, che costituisce semmai il suo confine con il Comasco e il Lecchese. Al sistema lacustre lariano appartiene comunque la maggior parte degli specchi d’acqua interamente compresi nel territorio brianzolo. Il più importante è sicuramente il Lago di Annone, ventunesimo lago italiano per estensione (5,71 km²) che raggiunge la profondità massima di appena 11 metri. Le dimensioni ridotte e la scarsa profondità possono dar luogo a ghiacciate di parte della superficie durante i mesi invernali. Il lago ha la forma somigliante a un cuore, determinata dalla penisola di Isella – tagliata da uno strettissimo canale – che lo divide in due parti. Lago altrettanto famoso è l’Eupilio o Lago di Pusiano, che deve la sua celebrità alle descrizioni del Parini, nativo di quelle zone. La sua superficie è di poco inferiore ai 5 km² – che lo rendono il 23° specchio d’acqua italiano per estensione – mentre la profondità massima raggiunta ammonta a 24 metri. Altri laghi, in ordine di superficie, sono quello di Garlate (4,6 km²), che segna il confine tra la Brianza, la Val San Martino e il distretto di Lecco; il Lago di Alserio (1,2 km²) in provincia di Como; il Lago di Olginate (0,77 km²) che si apre lungo il corso dell’Adda in provincia di Lecco; il Lago del Segrino (0,35 km²) famoso per le sue acque verde-smeraldo e per le opere di numerosi scrittori e pittori internazionali ad esso dedicate, e il Lago di Sartirana (0,1 km²) ameno specchio d’acqua del Meratese.

Per quanto riguarda i fiumi, il maggiore è decisamente l’Adda, di cui sia in passato che oggi (se pur in minor misura) sono sfruttate le correnti per la produzione di energia elettrica. L’Adda, quarto fiume italiano con 313 km di lunghezza, bagna la Brianza Orientale per circa 30 km, da Olginate (LC) a Cornate d’Adda (MB) segnando da Brivio (LC) in giù il confine con la Bergamasca. Un celebre passaggio de "I Promessi Sposi" narra la vicenda di Renzo che, ricercato, deve fuggire all’estero: per farlo decide di attraversare il fiume Adda, che a quel tempo costituiva il confine tra il Ducato di Milano e la Serenissima Repubblica di Venezia. In territorio brianzolo esistono tre ponti che mettono in collegamento le due sponde: quello di Olginate – Garlate, quello di Brivio – Cisano Bergamasco e quello di Paderno d'Adda, che è una straordinaria opera di ingegneria (vedi ponte di Paderno). A Imbersago, nel Meratese, è invece attivo un piccolo traghetto costruito su un progetto di Leonardo da Vinci (vedi traghetto leonardesco), che permette il passaggio sia di pedoni che di auto, moto e bici. In Brianza l’Adda scorre impetuoso ed è incassato in una valle profonda, coperta da una vegetazione lussureggiante. Il corso del fiume, sia per la particolare irruenza delle sue correnti sia per convogliare le acque nelle centrali idroelettriche è incanalato in un complesso sistema di chiuse. L’altro fiume importante è il Lambro, che scende dalla Vallassina ed entra in Brianza nella località di Ponte Lambro (CO). Dopo aver dato vita al Lago di Pusiano scorre in terra briantea per alcune decine di chilometri, fino a Monza. In Brianza l'affluente più importante del Lambro è il Rio Pegorino che nasce a Casatenovo ed è compreso nella fascia ‘boschiva’ lungo la valle da cui prende il nome (valle del Rio Pegorino) e principalmente presso i Comuni di Lesmo e Triuggio. Alcuni abitati delle frazioni come Gerno, o ex luoghi-cascine ora non più ricordati, come Pecorino primo, Pecorino secondo, oppure frazioni come Canonica Lambro sono adiacenti al sito e arrivano a toccarne i confini. Lungo il percorso si trova anche la fonte della Madonna del soldato, che pare sia sorta miracolosamente per assetare un soldato che invocava la Madonna. È la Madonna del soldato o della fonte (ma viene chiamata anche in altri modi), e che si trova proprio nel letto del Rio Pegorino, in prossimità di una delle fonti del torrente. La leggenda per l’appunto narra che una legione romana dell’epoca post-Costantino si era persa nei boschi e la fonte iniziò a sgorgare per dissetare i soldati (o un soldato della legione). Secondo una delle altre versioni il fatto sarebbe più tardivo e vi era stata costruita una costruzione votiva romanica, qualcuno fa risalire l'evento al 1400. L’attuale edicola dell’antico luogo di culto popolare è risalente al 1876 ed ebbe fino al 1950 momenti di abbandono e poi di rifacimenti ed è ed in ogni caso una sede suggestiva di devozione che ha riguardato anche e soprattutto i soldati delle due ultime guerre. Comunque, il Lambro dopo aver attraversato Monza si addentra nell’area urbana di Milano. Degni di nota sono anche il fiume Seveso che scorre in Brianza per circa 40 km e ne segna il confine occidentale, da oltre Casnate con Bernate (CO) a Varedo (MB), e il Molgora, in terra briantea da Colle Brianza (LC), dove si trovano le sue sorgenti, fino a Caponago (MB), passando per la città di Vimercate (MB).

Il clima brianzolo varia da zona a zona: la pianura, e soprattutto le cinture urbane di Monza-Brugherio-Villasanta, Desio-Lissone e Seregno-Seveso-Meda risentono di un effetto di cappa di calore simile a quella del capoluogo lombardo, dovuto alle emissioni inquinanti e alla elevatissima densità abitativa. In collina o in aree meno densamente popolate si possono registrare anche cinque gradi in meno nello stesso momento. In via generale, si può classificare il clima della regione come un clima temperato continentale. Gli inverni sono abbastanza piovosi e rigidi (in pianura sono ricorrenti le ghiacciate notturne e la colonnina di mercurio può scendere fino a -10 °C / -12 °C), le mezze stagioni umide, brevi e miti e le estati torride e molto umide (con temperature massime che possono variare dai +30 °C della collina ai +35 °C / +37 °C della pianura, e punte eccezionali di +38 °C / +40 °C in città). L’effetto mitigatore dei laghi si fa sentire poco, viste le loro dimensioni ridotte.

Tracciare i confini di un'area regionale di cui non esiste un preciso riconoscimento politico è sempre piuttosto arduo. Nel caso della Brianza esistono 'fattori' di carattere geografico e culturale (coniugati con un altro 'fattore': quello di uno stato d'animo della popolazione non di solitudine ma di appartenenza, pur con venature di campanilismo) che permettono di individuarne delimitazioni piuttosto precise. A mezzogiorno la Brianza confina con la Provincia di Milano: a tale proposito è utile ricordare che pure dopo l’istituzione della Provincia di Monza permane la dizione di Brianza Milanese che è per certi versi impropria, visto che l’intero territorio brianteo appartenente alla Provincia di Milano (e non 'conurbato' con Milano) è passato sotto Monza. In ogni caso una discriminante di carattere linguistico permette di mantenere tale definizione, visto che il brianteo parlato nell’area del Monzese è affine al dialetto milanese (la Brianza riconosce comunque come suo centro di riferimento Milano) e si distingue in parte da quello parlato nel Lecchese e nel Comasco. Il confine meridionale è segnato in parte dal Canale Villoresi (il canale artificiale più lungo d’Italia): se Cavenago – situata a nord del canale – è in Brianza, Gessate, Caponago e Pessano con Bornago – che si trovano al di là – non lo sono. Costituiscono un’eccezione i comuni del Trezzese, che pur trovandosi a nord del Villoresi non appartengono alla Brianza (hanno infatti legami storici diretti con Milano). Da quella parte, i primi comuni briantei che si incontrano venendo da sud sono infatti Busnago e Roncello. Sempre restando sul confine meridionale, ma spostandosi verso ovest, si possono includere nel territorio brianteo i comuni dell’area monzese, ed escludere quelli rimasti alla Provincia di Milano. Ormai è infatti opinione diffusa che i comuni dell’hinterland milanese costituiscano una realtà a sé stante. La Brianza dunque non comprenderebbe né il comune di Caponago né quello di Carugate né quello di Cologno Monzese, che pur avendo forti legami storico-geografici con l’area briantea non sono stati inclusi nel nuovo ente territoriale di Monza e Brianza.

Più a occidente, il confine tra la Brianza e il Milanese segue la linea Monza – Muggiò - Nova Milanese – Varedo – Limbiate – Ceriano Laghetto per poi attestarsi sul fiume Seveso fino a Casnate con Bernate e Fino Mornasco, nel Comasco. Appartengono alla Brianza – anche se Oltreseveso – i comuni di Cermenate e Vertemate con Minoprio. A nord il confine tra Brianza e Comasco segue la linea Senna Comasco – Capiago Intimiano – Lipomo per poi comprendere tutti i comuni del distretto di Erba fino a Canzo, l’ultimo centro prima della Vallassina. Più a est, nel Lecchese, il confine si attesta tra Civate e Valmadrera e tra Galbiate e Pescate. Il confine orientale è invece segnato nettamente dal fiume Adda. Le aree più limitrofe ed affini alla Brianza, dal punto di vista storico-geografico, culturale-linguistico e delle tradizioni sono: quella al confine lariano con Asso, Barni, Bellagio, Caglio, Canzo, Civenna, Faggeto Lario, Lasnigo, Magreglio, Nesso, Pognana Lario, Rezzago, Sormano, Torno, Valbrona, Veleso, Zelbio (CO), Oliveto Lario (LC); quella al confine con l’area prealpina-lecchese ivi comprese la frazioni Onno e Limonta di Oliveto Lario; quella ‘Adda sud sponda milanese’ (nel passato oltre il Ducato di Milano, sotto Bergamo ‘appartenente’ alla Serenissima), con Trezzo d'Adda, Vaprio d'Adda, Groppello d'Adda, Cassano d'Adda, Inzago, Pozzo d'Adda, Grezzago (MI); quella Comasca e delle fonti-sponda nord-ovest del torrente-fiume Seveso (contesa nel passato nelle guerre fra Milano e Como), con Luisago, Cassina Rizzardi, Villa Guardia, Gironico, Parè, Drezzo, Faloppio e Camnago di Falloppio, Gironico al Monte e Campo Amà, Castello di Lurate, Lurate Caccivio, Beregazzo con Figliaro, Oltrona di San Mamette, Bulgarograsso, Appiano Gentile, Turate, Lomazzo, Guanzate, Cadorago (CO) ed anche Gorla Minore, Cislago (VA); quella della cintura conurbata con la Milano Metropolitana con Gessate, Pessano con Bornago, Carugate, Cernusco sul Naviglio, Cologno Monzese, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Bresso e Cormano (MI). La Brianza ha un’organizzazione territoriale particolare, dovuta al suo intenso grado di urbanizzazione. In questa regione, piuttosto che accorpare comuni e creare municipalità dotate di frazioni si è teso a rendere comune ogni centro. Ecco dunque che su una superficie di appena 880 km² si contano ben 141 comuni, di cui 55 in Provincia di Monza e Brianza, 47 in Provincia di Lecco e 39 in Provincia di Como. A confermare questa impressione concorre il dato sull’estensione media dei comuni: in Brianza un comune ha mediamente una superficie di 6,2 km², contro i 15,4 km² della Lombardia e i 37,19 km² nazionali. Il comune brianzolo più grande è Monza, (la residenza-capitale estiva del regno d’Italia all’epoca di Teodolinda e Agilulfo), con 33 km², seguito a distanza da Cantù con 23,2 km². Il più piccolo è invece Longone al Segrino (CO), con appena 1,5 km², seguito da Camparada (MB) e Viganò (LC), che hanno entrambi una superficie comunale di soli 1,6 km².

La terra di Brianza è una delle regioni più densamente abitate d’Italia, d’Europa e del Mondo. Del resto questo è un suo carattere distintivo già dal Medioevo e dal Rinascimento, quando si registravano densità prossime ai 40 abitanti per km², che costituivano una rarità per gli standard del periodo. Le ragioni sono da rintracciare innanzitutto nella fertilità del suolo e nella morfologia del territorio, pianeggiante o dolcemente collinare.

La presenza di numerosi corsi d’acqua, alcuni dei quali distinti da correnti vigorose come l'Adda, ha favorito l'agricoltura, l'industria tessile e la produzione di energia elettrica, determinando così un processo di industrializzazione deciso, seguito da una altrettanto decisa urbanizzazione. La Brianza conta 1.207.150 abitanti su 879,8 km² di superficie, per una densità popolativa di 1.372 ab./km².

La prosperità economica brianzola, a partire dagli anni del boom o miracolo, ha attirato consistenti flussi migratori prima dal Nord Est e quindi dall'Italia Meridionale. Con il tempo, anche nella Brianza rurale i nuovi immigrati si sono integrati fondendosi con la gente del posto e contribuendo alla formazione di un piccolo melting pot.

A partire dagli anni '90, dopo un decenndio di pausa, è ripreso un significativo fenomeno immigratorio legato all'arrivo di stranieri, la cui popolazione ammonta oggi al 5,2% della popolazione residente (dato riferito ai residenti regolari). L’offerta lavorativa particolarmente ampia (la Provincia di Lecco possiede il tasso di disoccupazione più basso d’Italia) ha favorito l'inserimento lavorativo degli immigrati in Brianza e anche se si sono verificati da casi di criminalità, sfruttamento e caporalato, il processo di integrazione procede gradatamenente. Per quanto riguarda il trend demografico, la crescita naturale della popolazione, come nella maggior parte delle società occidentali avanzate, è negativa o prossima allo zero. Tuttavia, a causa degli intensi flussi migratori il saldo demografico è positivo e molto superiore alla media nazionale, con picchi di crescita media annua vicini all'1%, a fronte di una media nazionale dello 0,1%. Nell'ultimo decennio, la Brianza è stata inoltre interessata da un fenomeno demografico di trasferimento da Milano e dal suo hinterland più immediato (oggi in fase di decremento o stasi demografica) verso i territori circostanti, giudicati meno caotici e favoriti da un migliore mercato immobiliare, a fronte di una diffusa presenza di servizi di livello metropolitano. Nel 2006 la Provincia di Como si è posizionata ottava nella classifica del saldo migratorio interno, con un dato pari a +0,58%, e anche quella di Lecco ha presentato un saldo positivo (+0,32%) confermando l'attrazione demografica della regione, dovuta anche agli elevati standard di vita dell’area.

Se si considerano le convenzioni dettate dalle Nazioni Unite, risulta che la popolazione urbana in Brianza ammonta al 98,9% sul totale, contro una media nazionale del 67%. La concezione di urbano è però piuttosto arbitraria e soprattutto varia da regione a regione (per la maggior parte degli stati europei, per esempio, sono considerati non urbani i centri con popolazione inferiore alle 2.000 unità). Il dato certo di cui siamo in possesso è quello della densità abitativa, che in Brianza tocca quota 1372 ab./km². Si può avere un'idea di quanto questo dato sia impressionante confrontandolo con la media regionale (397 ab./km²), con quella nazionale (195 ab./ km²) e con quella dell’Unione Europea (113 ab./ km²) .

Tradizionalmente si considera la città di Monza come "capoluogo brianzolo", già da prima che venisse istituita la Provincia di Monza e della Brianza. Effettivamente, la città della Villa Reale è di gran lunga la più popolata della zona, con i suoi 121.506 abitanti. Nel giro di pochi chilometri quadrati ci sono ben 28 centri urbani che superano i 10.000 abitanti. Il centro meno abitato è invece Proserpio (CO) con una popolazione di 933 unità.

Il brianteo è affine al dialetto milanese. In definitiva si parlano ancora il dialetto degli abitanti di Brugherio e Villasanta (i paltitt per gli abitanti dell'alta brianza; termine non traducibile che ha a che vedere con il fango), il monzese grass (monsciasch) e quello più propriamente brianteo (brianzoeu) (dai Milanesi definito dei falchett). Le varianti locali sono diverse, variano financo da quartiere a quartiere, ma sono sempre tra loro immediatamente comprensibili. In parte si distinguono dal dialetto parlato nel Lecchese (quello dei cavritt) e nel Comasco (quello dell'erba). Questi dialetti fanno tutti parte della lingua insubre, detta anche Lingua Milanese o Lombarda occidentale. Gli abitanti delle metropoli chiamano spesso, gli abitanti della Provincia della Brianza ,Brianzoli. Gli abitanti della Brianza si autodefiniscono brianzoeu,in Italiano :briantei.

Protagonista della seconda rivoluzione industriale, vertice della Blue banana, della Sunbelt, del Pentagono industriale LondraParigiAmburgo – Monaco di Baviera – Milano e del Triangolo industriale Torino – Milano – Genova la Brianza è una delle regioni più produttive del continente.

Elenco dei collegamenti stradali passanti per il territorio brianzolo.

Elenco dei collegamenti stradali passanti per il territorio brianzolo.

Il primo documento scritto in cui compare per la prima volta il nome di Brianza è datato 16 agosto 1107. Si tratta di un lascito attraverso il quale la vedova del milanese Azzone Grassi dona i suoi possedimenti che aveva sul monte qui dicitur Brianza per la fondazione del monastero cluniacense di san Michele in Figina. Ma il toponimo non stava ad indicare solo il monte, ma già nella prima suddivisione in pievi della diocesi di Milano, attribuita ad uno dei primi vescovi milanesi del III secolo, san Mona, si denominavano sotto il nome di Briantia tutti i villaggi che si affacciavano sulla valle di Rovagnate. All'inizio del XV secolo, il nome di Brianza comincia ad affermarsi anche come regione. Lo si evince dal giuramento fatto dai procuratori omnia communia Montis Briantie contrate Martescane al duca Filippo Maria Visconti del 1412..

Si suppone che la Brianza (Brigantia,Italice Brianza: inter pagos iuxta Suesi et Addua flumina , ac montes apud Larium lacum usque ad Mediolani planitiem , collocata est) sia stata ritenuta una entità burocratico-territoriale, inizialmente, a partire circa dall'anno mille.

Il brianzolo (o brianteo, localmente briansoeu) è ancora usato e compreso in Brianza, sia pure con le parlate leggermente diversificate da paese a paese e financo da quartiere a quartiere.

Economicamente la Brianza, che nel XIX secolo aveva una fiorente economia agricola, si è trasformata in una delle più industrializzate regioni d'Italia, con molte piccole e medie imprese, talora a carattere artigianale/familiare, a partire dalla seconda metà del XX secolo ed è stata oggetto di una intensa immigrazione interna italiana, stimolata dalle numerose opportunità di lavoro disponibili. Con Briantitudine, (-itudine = la condizione di chi o di cio` che è “x” ), si intende un sentimento di riconoscimento di caratteristiche proprie ed identitarie della Brianza e della sua Popolazione.La Briantitudine contiene in se un apparente paradosso, infatti considerando i flussi immigratori ,la loro entita’ e le loro componenti (tutte le identita’ regionali della Repubblica Italiana) , la fusione con gli indigeni , la densita’ abitativa , il Melting pot ,si puo’ affermare che da una identita’ prettamente locale e peculiare di un’area regionale della Repubblica Italiana, si e’ giunti in realta’ ad un ’area regionale della Repubblica Italiana la cui caratteristica piu' particolare e' quella di essere rappresentativa della complessa ’identita’ italiana .

Il nome della regione - secondo antichi romani - era da riportare a Brianteo, generale al seguito delle truppe di Belloveso, che nel VII-V secolo a.C. avrebbe occupato il territorio dell' Insubria in Italia settentrionale, fondando l’antica Mediolanum (l'odierna Milano). Brianteo pare si stanziò in questa zona, che da lui prese il nome. Un'altra ipotesi sull 'origine del nome brianza si ricollega ai Briganti popolazione celtica che abitava la Britannia tra i fiumi Tyne e Humber : potrebbero avere origini comuni con quelle di tribu' di Briganti Celti delle Alpi Orientali e quello di tribu' celtiche della Brianza . Altri collegano il nome Brianza a quello del brigantaggio, quello dei 'bravi' di manzoniana memoria che qui avrebbero trovato rifugio tra le colline ed boschi di allora dove vi erano i 'malcanton' ove i viandanti potevano incontrare dei briganti che li affrontavano dicendo il 'famoso' 'o l bursa o la vita o ul canèn da la pipa'. Per altri ancora l'origine sarebbe terra di bric ʿalture,' oppure di brik'kone 'persone scaltre, chiuse , ma anche scherzose'.

La via forse più conosciuta al mondo che si richiama ai Lombardi e quindi anche ai Briantei è la “Lombard Street”, la strada più tortuosa del mondo, situata in San Francisco. Lumbard o Lombard street , (rue,strasse etc), sono comuni anche in Francia, Paesi Bassi, Germania e soprattutto in Inghilterra , come in Usa ed anche in Canada. Nel passato specie nei paesi anglosassoni, Lombard (o Lumbard) era parola talora con valenza dispregiativa verso i Lombardi (quindi anche verso i Briantei) e non solo verso i Lombardi . Il termine veniva in alcuni casi utilizzato anche come appellativo indicante persone dedite all'usura . Ora in perfetto aplomb si sono ristabiliti i termini storici: 'il soprannome lumbard o lombard era in effetti usato per denominare i primi emigranti, alcuni dei quali dediti anche a lecite attività bancarie e di concessione di prestiti. Il termine di Lombard Street (come quello di lombard street the money market ) divenne quindi sinonimo di localita' delle citta' , ove erano presenti persone oneste che potevano lavorare anche nell'ambito della finanza. D'altro canto con 'tasso lombard' viene denominata la percentuale applicata dalle banche di deposito inglesi e tedesche sulle anticipazioni sui titoli; il termine è usato anche in Francia e Olanda.

A Milano, e nelle sue terre circostanti come la Brianza dopo il periodo preistorico e protostorico pre cultura celtica, vi fu la cultura celtica e la romanizzazione. Nel 313 Costantino si accordò con Licinio per consentire, con l'Editto di Milano, la pratica del culto cristiano. Subito si iniziò a costruire numerose basiliche paleocristiane. Nel periodo del vescovo Ambrogio e dell'imperatore Teodosio I . Milano divenne il centro più influente della Chiesa d'Occidente (qui Sant'Agostino fu convertito al cristianesimo nel 386 e ricevette il battesimo l'anno seguente). Vi fu in seguito l’influsso dei cattolicesimo celtico. L’originalità del monachesimo celtico si manifesta attraverso molte caratteristiche: era consueto in questo periodo portare avanti la cosiddetta peregrinatio pro Domino per mare, ovvero la partenza in nave e l'arrivo in una terra dove sarebbe sorto un nuovo monastero. Dopo l'epoca Longobarda si arrivo' alla annessione fatta dai Franchi. Nell'XI secolo Milano, e le sue terre circostanti come la Brianza acquistarono una crescente importanza ed indipendenza dal Sacro Romano Impero. Distrutta Milano nell'aprile del 1162 da Federico I Barbarossa, rinacque dopo la vittoria della Lega Lombarda nella battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 con Alberto da Giussano ed il ‘Carroccio’. Monza e Barbarossa : Federico I Barbarossa succede allo zio Corrado III di Svevia ed è due volte nella città di Monza: nel 1158 e nel 1163. In questo periodo la città torna ad assumere grande e solitaria importanza e riafferma la propria indipendenza da Milano, la città fortemente ostile all'imperatore.Federico concede a Monza anche la "curraria" (cioè il diritto di riscuotere la dogana sulle strade), diritto solitamente concesso solo alle città di "sede regia".Nel periodo delle lotte contro Milano e le altre città della Lega, Monza è soprattutto un centro amministrativo per il Barbarossa.L'indipendenza monzese dura fino al 1185 quando il Barbarossa, conclusa con la Lega la pace di Costanza, deve abbandonare la città a Milano. Como e Barbarossa : anche Como non fece parte della Lega Lombarda contro il Sacro Romano Impero. Anzi, fu proprio grande l'alleanza coi tedeschi da parte della citta' . Nel 1159 ospitò lo stesso Barbarossa con la consorte Beatrice di Borgogna che erano di passaggio .In questi anni di effimera gloria, Como partecipo’ alla distruzione di Milano nel 1162 e dell'Isola Comacina nel 1169, piccola roccaforte lacustre alleata dei milanesi nella guerra decennale.Con un diploma datato 23 ottobre 1178, Federico Barbarossa donò alla Comunità di Como - in premio della loro fedeltà - il Castel Baradello e la Torre di Olonio a Sorico. -Ancora sulla battaglia di Legnano e Alberto da Giussano (Brianza) : durante la battaglia di Legnano , sotto la bandiera della loro coalizione, i soldati lombardi, in inferiorità numerica e stanchi, resistettero contro un esercito riposato, superiore e per di più con una grande cavalleria. Fra i motivi di questa resistenza che ha dell'incredibile bisogna elencare soprattutto la ferma convinzione dei Comuni 'anti-barbarossa ' (la maggioranza dei comuni lombardi) nel combattere per la loro libertà ma forse anche il fatto che gli eventi della battaglia li hanno portati a raggrupparsi proprio sotto il loro simbolo. Sul carro si trova la croce di Ariberto d'Intimiano che infonde morale a questi fanti e che resistono fino all'arrivo dei rinforzi; oltre a ciò, proprio per stare attorno al carro (che è un carro molto grande dal quale i comandanti impartiscono gli ordini) i fanti lombardi formano inavvertitamente uno schiltron.Lo schiltron è una formazione di lancieri in cerchio : le lance, tutte rivolte all'esterno, devono sicuramente essere state importanti nell'impedire la sconfitta lombarda. Per tutti questi motivi i fanti lombardi resistono valorosamente . Essi tuttaia stavano per soccombere fino a quando alcuni di essi, inviati , a cavallo, a Milano durante la carica della cavalleria imperiale , avvisano la cavalleria lombarda della battaglia.Alla testa della cavalleria lombarda si trova la Compagnia della Morte, guidata, secondo la tradizione popolare, da Alberto da Giussano, un cavaliere leggendario lombardo. La 'compagnia' è un gruppo di cavalieri scelti che ha giurato , dice la storia o la leggenda, di proteggere i propri ideali fino alla morte. Tale compagnia pare essere stata assemblata molto velocemente poiche' la coalizione lombarda aveva un esercito formato prevalentemente da fanti e detta fanteria mancava di un valido supporto a cavallo. Tale compagnia di cavalleria era stata arruolata da Alberto da Giussano che aveva cercato uomini anche nel bresciano o comunque nelle zone orientali. Questi cavalieri sono da intendersi non in senso medievale romanticizzato ma come semplici "montati a cavallo", particolarmente agguerriti, e destinati a portare scompiglio nelle file nemiche (nel senso quindi militare e tattico del termine "cavalleria").Il motto o grido di battaglia doveva essere secondo fonti tuttavia scarsamente documentate "Sant'Ambrogio!" (il che non era però nelle tradizioni di tutti coloro che costituivano questa 'compagnia' ,come ad esempio la componente bresciana; componente bresciana che comunque ebbe un ruolo determinante per la vittoria ). Gli uomini di questa ‘cavalleria’ effetturono la carica finale contro l'esercito imperiale, che venne messo in rotta.L'imperatore ebbe gosse difficoltà a sfuggire alla cattura ed a raggiungere la fedele Pavia. Sul finire del XIII secolo Milano vide la lotta tra le famiglie dei Della Torre e dei Visconti per il possesso della città con il predominio di quest'ultima (vedi Battaglia di Desio) .Con i Visconti inizio’ l’epoca dl  Ducato che dopo l' 'episodica ' Aurea Repubblica Ambrosiana’ arrivo’ al primo Ducato degli Sforza , cui segui’, il primo Ducato francese,il secondo Ducato sforzesco, il secondo Ducato francese,il terzo Ducato Sforzesco ,il periodo ‘spagnolo’ e la presenza asburgica austriaca (da rammentare la 'Pace' conseguente al secondo trattato di Aquisgrana), la conquista franco-napoleonica , la 'restaurazione austro-ungarica.

Nel 1898, a circa 30 anni dall'annessione della Lombardia al Regno d'Italia dei Sabaudi, la situazione economica era gravissima. Si ricorda che in questi 30 anni emigrarono circa 519.000 lombardi . A Milano, a seguito dell'aumento del costo della farina e del pane, gravati dall'esosissima tassa sul macinato, imposta dal regno sabaudo, il popolo affamato insorse e assaltò i forni del pane. L'insurrezione durò vari giorni e fu repressa nel sangue con i fucili e i cannoni al comando del generale piemontese Fiorenzo Bava-Beccaris, che poi per questa azione di ordine pubblico fu insignito con la Croce di grand'ufficiale dell'ordine militare di Savoia, "per rimeritare il servizio reso alle istituzioni e alla civiltà" da Umberto I re d'Italia. Nella feroce repressione militare si calcola che vi furono più di cento persone uccise (i dati non sono precisi) e centinaia di feriti. Tra le vittime vi furono i miserabili in fila per ricevere la minestra dei frati, sui quali si sparò a mitraglia. Moti antisavoia e le conseguenti repressioni vi furono anche in Brianza. Vi fu una caccia a persone in condizioni di vita miserabili, innocue ma definite BRIGANTI. Gaetano Bresci, secondo la filosofia di un certo anarchismo militante non pacifista, intese vendicare l'eccidio e rendere giustizia, perciò uccise il re Umberto I di Savoia a Monza in quanto responsabile in capo di questi tragici avvenimenti. Tutti gli amici più stretti e i parenti di Bresci vennero arrestati. L'Avanti, divenuto capro espiatorio nonostante non fosse affatto vicino agli anarchici, subì un'aggressione , in seguito alla quale vennero arrestati alcuni lavoratori del giornale e nessun aggressore. Molti anarchici in tutta Italia vennero arrestati, colpevoli di apologia di regicidio.

Nelle elezioni politiche dell’aprile 1924, i risultati nazionali avevano visto la vittoria estesa del Listone di Mussolini in Italia . A Milano come in parte del Nord Italia vi fu un voto inferiore e vi furono ritorsioni. Anche in molti Comuni della Brianza cio’ avvenne, ad esempio a Seregno e Lissone si affermavano ancora una volta i Popolari , non cedevano i Socialisti, mentre il Listone ottenne un risultato minimale.

La Brianza che molto soffri' la guerra civile ('fuga' regia dell'8 settembre, Rep. Salo',Partigiani) fu fra le terre che piu' contribuirono col Referendum all'affermazione della Repubblica Italiana.

Gagliardetti di Comuni Briantei sono presenti nelle basi Antartiche e sono stati presenti nello Spazio. In alcune regioni italiane il termine Brianza è utilizzato per definire persone che si distinguono per lo stile. Peraltro nel dopoguerra i briantei erano chiamati i 'Giapponesi' d'Italia.

Nella giurisdizione ecclesiastica della Chiesa Cattolica, pressoché tutti i comuni del territorio della Brianza tranne alcuni della brianza comasca) fanno parte dell'Arcidiocesi di Milano (chiamata anche diocesi ambrosiana o ambrosiano-borromaica). Questa arcidiocesi segue lo specifico rito ambrosiano cui aderiscono quasi tutti i Comuni meno lontani da Milano, nelle cui prossimita' fanno eccezione solo il comune di Monza e il Monzese (cioè Villasanta e Brugherio) che, in considerazione di peculiarità storiche, seguono invece il rito romano. A Monza Parco la suddivisione tra i due riti segue il tracciato di "viale Cavriga", che unisce le due porte principali del Parco, Porta Monza e Porta Villasanta: a nord del viale si segue il rito ambrosiano e a sud quello romano.

La Brianza ha avuto un ruolo popolare nella poetica ,nella filosofia e storia della medicina e nella propulsione alla solidarieta' (ad es. : Giuseppe Parini, Paolo Mantegazza, Bartolomeo Zucchi, Giovanni Battista Scalabrini). Filippo Turati, nato in Brianza, fu il fondatore del Partito Socialista Italiano . L'invenzione delle 'Brugola' e avvenuta in Brianza. La produzione del mobile d'Italia conosciuta internazionalmente e' dovuta principalmente agli artigiani briantei.

Per la parte superiore



Lavandaia

Il torrente Lavandaia è un piccolo corso d'acqua che si snoda nel territorio del Parco regionale di Montevecchia e della Valle di Curone per una lunghezza complessiva di 9 chilometri. Le sue sorgenti sono site nel comune di Sirtori (LC), mentre il torrente sfocia da destra nella Molgorella, nel comune di Lomagna, sempre in provincia di Lecco. I comuni attraversati sono Sirtori, Viganò, Missaglia, Casatenovo e Lomagna.

Per la parte superiore



Contra

Contra è un frazione del comune di Missaglia, in provincia di Lecco. È collocata tra i campi che dividono Missaglia da Casatenovo e in particolare dalle sue frazioni di Valaperta e Rogoredo. Alcune antiche cascine, due vecchie chiese ed una scuola rimangono come vestigia del passato del borgo che ha conosciuto una forte espansione negli ultimi decenni a causa della speculzione edilizia che ha colpito tutta la Brianza. Resta comunque un borgo tranquillo le cui attività principali sono l'agricoltura e una grossa industria di vini. Il paese è anche caratterizzato dalla presenza di numerose abitazioni patrizie quali la villa del Vignate e la villa Sormani, oggi convento di suore salesiane, un tempo villa dei Conti Sormani e durante la Seconda Guerra Mondiale caserma dell'esecrito tedesco prima e di quello americano poi.

La frazione di Contra comprende anche le cascine Agazzino, Brusè e Tegnoso.

Il nome Contra sembra significare ripiano a vitame oppure luogo opposto, situato di fronte ad un altro per la collocazione del borgo in opposizione ai centri abitati di Missaglia e Barriano.

Le prime notizie di un comune indipendente a Contra risalgono al 1412 quando il procuratore si recava a prestare giuramento di fedeltà a Filippo Maria Visconti insieme ai colleghi di Missaglia, Tegnoso, Missagliola e Cascina Albareda.

In realtà le prime notizie della frazione risalgono al 1289 e si rifanno all'esistenza della capella di San Bartolomeo, il santo patrono del borgo, affrescata con figure antichissime di cui oggi non rimane alcuna traccia. La cappella possedeva anche due pertiche di terreno attorno utilizzate principalmente come cimitero, sebbene anche l'interno della chiesa fosse destinato a questa funzione. La cappella di San Bartolomeo, oggi una vera e propria chiesa, ricevette nel 1571 la visita di San Carlo Borromeo e anche in quell'occasione si rimarcò lo splendore degli affreschi della cappella di San Bartolomeo.

Nel XVI secolo, in particolare nell'anno 1558 si contavano a Contra circa settanta famiglie.

Nel 1928 Contra, Lomaniga e Missaglia vennero uniti in un solo comune con la denominazione di Missaglia. Nel 1946 venne respinta la richiesta dei precedenti comuni di ritornare autonomi. Ad oggi il vecchio municipio di Contra, che si affaccia su un tratto della via San Bartolomeo che ospita l'omonima chiesa e le vecchie scuole elementari, è un'abitazione privata.

La principale attività produttiva della frazione è la Casa Vinicola Caldirola fondata agli inizi del '900 per iniziativa di Ferdinando Caldirola. In quegli anni ricevette anche il Premio Nobel per la pace Ernesto Teodoro Moneta la cui famiglia era una delle maggiori proprietarie di terreni della frazione ed a cui è dedicata la via che conduce alla cascina Tegnoso, una delle residenze della famiglia Moneta.

Oggi la frazione ha perso la sua vocazione agricola, sebbene sia circondata da campi di mais e frumento e gli anziani pratichino ancora l'allevamento e l'agricoltura e rimangano alcune aziende agricole presso la cascina Tegnoso. Attorno al nucleo storico è possibile vedere i segni della progressiva urbanizzazione dagli anni cinquanta ai giorni nostri.

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