Carlton Myers

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Inviato da gort 15/04/2009 @ 00:15

Tags : carlton myers, cestisti, basket, sport

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Carlton Myers

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Carlton Myers (Londra, 30 marzo 1971) è un cestista italiano, in carriera ha vinto un europeo con la nazionale italiana e con la Fortitudo Bologna uno scudetto, una coppa italia ed una supercoppa italiana. Alle Olimpiadi del 2000 è stato il portabandiera dell'Italia.

Nato a Londra da padre di Saint Vincent e madre pesarese, preferì il basket alla musica, con dispiacere del padre, Carlton senior, che pensava sarebbe diventato un grande flautista. Crebbe cestisticamente a Rimini mettendosi in luce proprio tra le fila della squadra Riminese, esordì nella massima serie del campionato italiano nelle file della Scavolini Pesaro nel 1992 disputando anche una serie di finale scudetto, purtroppo per lui e per Pesaro, persa contro la Virtus nonostante uno stellare Myers.

Dopo le stagioni nelle Marche tornò per un anno a Rimini ma nel 1995 avvenne la svolta della carriera di Carlton, infatti quell'anno passò alla Fortitudo Bologna, squadra di cui diventò capitano, simbolo e idolo della tifoseria. Nei primi 3 anni di Myers a Bologna, la Fortitudo raggiunse sempre la finale scudetto, ma fu sconfitta da Milano nel '96, da Treviso nel '97 e dalla Virtus nel '98. Nonostante la sconfitta in finale di campionato, per la Fortitudo e per Myers fu una stagione positiva, infatti arrivarono i primi successi della storia Fortitudina, prima in coppa Italia contro la Benetton e in Supercoppa contro gli acerrimi rivali della Virtus. L'anno dopo la Fortitudo di Myers però, subì un'altra sconfitta bruciante, nella semifinale playoff contro la Benetton Treviso guidata da Rebraca e Pittis. Ma l'anno dopo per la Fortitudo guidata in panchina da Recalcati e in campo da Myers, Fucka e da un giovanissimo Gianluca Basile, arrivò il primo scudetto della storia, dopo le 3 partite della finale playoff dominate contro la Benetton Treviso. La stagione 2000-2001 fu l'ultima di Myers a Bologna. Durante la sua permanenza alla Fortitudo fu spesso contrapposto a Danilovic, leader della Virtus, infatti tra i due era nota una certa rivalità.

Lasciata la Fortitudo, giocò nella Virtus Roma fino al 2004. Dopo una breve permanenza nella Montepaschi Siena e poi nel Fórum Valladolid in Spagna, nella stagione 2005-2006 è tornato a giocare a Pesaro trascinando la squadra dalla B1 alla serie A in 2 anni. Nel settembre 2006 diventò azionista al 5% della società pesarese.

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PalaPadua

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Il PalaPadua di Via Zama a Ragusa è il palazzetto dello sport del Basket Club Ragusa, società di pallacanestro maschile.

Originariamente era l'impianto della Virtus Ragusa. Nel 1988-89 ospitò la finale dei play-off di Serie A1 femminile tra Enichem Priolo e Gemeaz Milano, che portò il primo scudetto di basket in Sicilia. Il 31 maggio 1998 fu sede della partita decisiva per la promozione della Virtus in Serie A2. In seguito, anche la Cestistica Ragusa femminile venne promossa in Serie A2 proprio al PalaPadua.

Quando la Virtus fu promossa in Serie A2 fu costruito il PalaMinardi alla periferia della città. In seguito al fallimento della società, si è voluti tornare a giocare nel palazzetto del PalaPadua in quanto più piccolo e intimo.

Tantissime sono le squadre ed i campioni che negli anni hanno calcato questo parquet, da Carlton Myers a Predrag Danilović, Roberto Premier, Santoro, Lino Lardo per citarne alcuni, a cestisti ragusani che si sono fatti conoscere prima a Ragusa e poi in Italia, parliamo di Giuseppe Cassì, i fratelli Ninni e Gaetano Gebbia, ad allenatori illustri come Carlo Recalcati, Gianni Lambruschi, Tonino Zorzi e tanti altri.

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Gianluca Basile

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Gianluca Basile (Ruvo di Puglia, 24 gennaio 1975) è un cestista italiano professionista.

Alto 1,92 m, il suo ruolo è quello di playmaker o guardia.

È considerato uno dei cestisti di più grande valore e talento nella storia della pallacanestro italiana. Fisicamente ben dotato, deve gran parte della sua notorietà ai cosiddetti tiri ignoranti (nome inventato dal giocatore stesso e reso celebre dai telecronisti italiani), ovvero un tiro da tre punti (spesso ben oltre la linea) preso in condizioni difficili o situazioni estemporanee.

Dopo essere cresciuto nelle file della Pallacanestro Reggiana, esordendo anche in serie A, e aver militato per 7 anni nella Fortitudo Pallacanestro Bologna, nella stagione 2005/06 al Barcellona.

Gianluca Basile è stato considerato a Bologna l'erede di Carlton Myers quando quest'ultimo lasciò la "effe", sicuramente tra i più amati tra i tifosi li ha saputi ripagare aiutando la squadra a vincere anche due scudetti proprio con la Fortitudo Bologna, il primo nel 2000 e l'ultimo proprio nel 2005 al termine di un'emozionante partita vinta all'ultimo secondo proprio grazie a un suo passaggio per Ruben Douglas, quella partita contro Milano fu poi l'ultima per il "Baso" in maglia biancoblù visto che successivamente andò a raggiungere il connazionale Denis Marconato al Barcellona.

Tante sono state le partite decise da suoi ultimi tiri, memorabile quello che permise alla Fortitudo di partecipare alle Final Four di Eurolega segnato a pochissimi secondi dalla fine da una distanza di 8 metri. Celebre la sua performance in semifinale contro la Lituania alle Olimpiadi 2004 (31 punti con 7/11 da tre punti).

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Victoria Libertas Pesaro

L' U.S. Victoria Libertas (o "VL") è una squadra di pallacanestro con sede a Pesaro, Italia. È conosciuta nel mondo semplicemente come Scavolini Pesaro, dal nome del principale storico sponsor e Presidente, Valter Scavolini. Gioca le sue partite casalinghe all'Adriatic Arena (fino al 2006 noto come "BPA Palas").

La Victoria Pesaro nasce ufficialmente il 1° luglio 1946. Il suo nome poi venne cambiato nel 1965 quando ci fu la fusione fra le due società cestistiche di Pesaro, la Victoria e la Libertas. L'attività agonistica inizia ufficialmente con la partecipazione al Campionato Nazionale di Serie B nella stagione sportiva 1946/1947.

Simbolicamente però si può collocare l'inizio della storia cestistica a Pesaro al 1938 quando in città si trovava affisso il seguente messaggio: Tutti coloro che intendono praticare lo sport della palla al cesto debbono trovarsi alle ore 18 di mercoledì e venerdì nella Palestra Carducci - Sarà presente un istruttore federale.

Nel 1950 la Victoria Libertas guidata da Agide Fava conquistò la sua prima promozione in Prima Serie grazie ad uno spareggio con Pavia. Per molti anni lo sponsor fu la Benelli, l'azienda pesarese che negli stessi anni, coglieva successi in campo motociclistico.

Nel 1957 la squadra che fino a quel momento aveva giocato le sue partite all'aperto si trasferisce nel palazzetto di Viale dei Partigiani. L'"hangar" così chiamato divenne il santuario del basket pesarese ed uno dei più difficili campi d'Europa da espugnare per le squadre avversarie.

Nel 1974 la squadra retrocede in serie A2 e l'anno seguente avvenne la "svolta" : la famiglia Scavolini diventa proprietaria e sponsor della squadra (prima era Max Mobili) cominciando un'avventura che durerà per decenni e che farà legare il nome di Scavolini alla squadra di Pesaro per sempre. Inoltre sempre nel 1975 nasce l'Inferno Biancorosso, il gruppo ultras della squadra. Nel 1978, la "Scavolini" torna in A1 e ci resterà fino al 1998. La passione pesarese nasce e si sviluppa nella sofferenza, nelle grandi lotte per evitare la retrocessione, epico è lo spareggio salvezza con la Superga Mestre a Milano, per la partita in trasferta furono organizzati 77 pullman. La partita fu vinta all'ultimo tiro e da questa straordinaria partita, dato il grande amore nato per questa squadra, la famiglia Scavolini si impegnò ad allestire un roster capace di lottare per lo scudetto.

Arrivarono a Pesaro una serie di giovani giocatori italiani che formarono l'ossatura di una formazione capace di stare ai vertici del basket nazionale per oltre un decennio. Da Rimini venne acquistato, nel 1981, Domenico Zampolini, soprannominato "Mister Miliardo" perché fu il primo giocatore di basket il cui trasferimento venne pagato quella cifra. Da Venezia arrivò, nel 1983, Andrea Gracis, playmaker e da Brescia, l'anno seguente, il giovane pivot Ario Costa. Prima di loro però giunsero a Pesaro (1980) Michael Sylvester, oriundo italoamericano e un giovane pugliese quasi sconosciuto che diventerà uno dei più grandi giocatori italiani di sempre: Walter Magnifico. Il suo arrivo fu del tutto casuale. Pesaro infatti aveva puntato gli occhi su Marco Ricci, giovane talento di Roma, che però rifiutò il trasferimento sull'Adriatico. Solo allora la Victoria libertas ripiegò su Magnifico.

Il suo periodo d'oro fu negli anni Ottanta dove conquistò due scudetti: nelle stagioni 1987-88 e 1989-90.

Dopo una stagione di "prova", quella 80/81 in cui Pesaro arriva ai quarti di finale dei play off, va in scena l'anno seguente la prima vera e propria "sinfonia" di una squadra destinata a lasciare il segno nella storia del basket italiano di vertice per un decennio. Nella stagione 81/82 arriva il grande playmaker yugoslavo Dragan Kicanovic, soprannominato "il cobra" e la Scavolini vola. Chiude al primo posto la regular season e arriva ai play off nel ruolo di favorita. Si gioca la finale scudetto contro l'Olimpia Milano dopo aver battuto in semifinale la Synudine Bologna (88-87 il risultato finale) con un tiro all'ultimo secondo di Domenico Zampolini. Anche la finale contro Milano vede Pesaro partire nel ruolo di favorita. Vuoi per il vantaggio di giocare l'eventuale spareggio in casa propria, vuoi per il fatto che durante la regular season la Scavolini aveva gia pesantemente sconfitto (con ben 45 punti di scarto) la squadra di Milano.Arriverà invece una dura sconfitta. Milano vince i primi due incontri e si aggiudica lo scudetto. Inizia così per la Scavolini un periodo di "sudditanza" psicologica nei confronti della squadra di Milano che solo nella stagione 87/88 riuscirà a scrollarsi di dosso. Il 9 marzo 1983 Pesaro conquista il primo alloro internazionale. A Palma di Maiorca sconfigge l'Asvel Villurbane (formazione francese) con il risultato di 111-99 e si aggiudica la Coppa delle Coppe. In questa manifestazione per altre due volte la Scavolini arriverà alla finale senza però riuscire a vincere. Il 18 marzo 1986 a Caserta, sconfitta dal Barcellona 101-86 e il 17 marzo 1987 a Novi Sad (Croazia) sconfitta dal Cibona Zagabria dei fratelli Petrovic 89-74. L'8 maggio 1985 la Scavolini sconfigge la squadra di Varese 109-82 e vince la sua prima Coppa Italia. È il 19 maggio 1988 quando la Victoria Libertas, allenata da Valerio Bianchini sconfigge nella quarta partita di finale la Tracer Milano e conquista il suo primo "scudetto". 98-87 è il risultato finale di quella partita. Protagonisti di quella stagione sono, oltre al nucleo storico composto da Ario Costa, Walter Magnifico, Andrea Gracis, Domenico Zampolini e Renzo Vecchiato, i due giocatori americani Darren Daye e Darwin Cook, che lasciano un'impronta indelebile sul gioco della Scavolini, tanto da essere ricordati come il "Darren&Darwin Show".

L'anno successivo la Scavolini viene eliminata da Milano nella semifinale dei play off, dove perde 2-0 a tavolino il primo incontro, per colpa di una "monetina" che, lanciata dagli spalti, colpisce alla fronte il pivot avversario, Dino Meneghin, costringendolo ad abbandonare la partita. La stagione 89/90 vede ancora Pesaro, guidata da Sergio Scariolo, campione d'Italia.

In quella successiva riesce ad arrivare alle Final Four di Coppa dei Campioni, chiudendo però solo quarta venendo battuta in semifinale da Spalato, poi vincitrice del torneo, per 70 a 65, e nella finalina per il terzo e quarto posto dal Maccabi Tel Aviv per 83 a 81. Nel 1992 con in panchina Alberto Bucci la Victoria Libertas conquista quello che è sino ad oggi il suo ultimo trofeo: battendo la Benetton Treviso vince la sua seconda Coppa Italia. Raggiunge anche la finale scudetto dove si trova di nuovo i biancoverdi che stavolta hanno la meglio vincendo la serie per 3 a 1. Nelle successive stagioni si assesterà al sesto, settimo posto nella classifica della stagione regolare, non andando oltre i quarti nei play- off, tranne che in quella 1993/1994 dove riuscirà, dopo aver chiuso la regular season al secondo posto alle spalle della Virtus Bologna, a giungere di nuovo in finale che perderà per 3 a 2 proprio contro le V Nere.

Alla fine degli anni Novanta, una serie di errori a livello societario nella sostituzione dei giocatori "storici", culminò con una retrocessione in Serie A2 avvenuta nel 1998. Nonostante fosse risalita in A1 nel 2000, i risultati erano di gran lunga insoddisfacenti. Nel 2003 la squadra si rafforzò notevolmente acquistando giocatori come Ford e Djordjevic. La stagione fu soddisfacente: la squadra arrivò in finale di Coppa Italia, dove venne sconfitta da Treviso, conquistò la semifinale, dove venne superata da Siena, ed ottenne la qualificazione all'Eurolega. Nel settembre 2004, dopo giorni di agonia, muore Alphonso Ford. Un grave lutto colpì la Scavolini e la pallacanestro in generale. Per sostituirlo, fu acquistato Charles Cornelius Smith, che disputò una grandissima stagione. La regolar-season non fu comunque positiva: la squadra non si qualificò ai Play-off, ma vinse gare storiche in Eurolega contro Maccabi Tel Aviv e Barcellona. Appena finito il campionato,subentrarono nuove difficoltà finanziarie, finché nell'estate 2005 la società fu dichiarata priva dei requisiti per partecipare alla massima serie. La società Victoria-Libertas Pesaro fu dichiarata in fallimento (è ancora in corso il procedimento legale). La Pallacanestro pesarese, per la stagione 2005-2006, fu costretta a ripartire, con una nuova squadra,cioè la seconda squadra cittadina cioè la Falco Pesaro, dalla Serie B.

Nasce una pubblic company dove oltre ai vari soci di minoranza spiccano Valter Scavolini e Stefano Vellucci (presidente della Falco Pesaro) che preparano una squadra stellare rispetto alla categoria chiamando Agostino Li Vecchi, Mauro Morri, Daniele Parente, Samuele Podestà e soprattutto il figliol prodigo Carlton Myers.

La Scavolini-GruppoSpar, ora così sponsorizzata, disputa con successo il torneo dilettantistico e con un record di 7-0 ai playoff si aggiudica la promozione in LegaDue. Dopo un' annata conclusasi con la 5^ posizione (e quindi la qualificazione ai playoff), la squadra, allenata da Alessandro Ramagli, con Mauro Morri, Samuele Podestà e Carlton Myers affronta e sconfigge con un secco 3-0 la Carife Ferrara, aggiudicandosi l'accesso alle semifinali di Legadue dove incontrerà Rimini, che ha battuto non certo facilmente (3-2) la Junior Casale Monferrato. Il "Derby" (vista la vicinanza delle due città) è molto sentito nella città marchigiana: non a caso, si fatica a trovare i biglietti per l'esodo verso Rimini. Il 13 maggio, davanti ad oltre 1500 pesaresi giunti a Rimini, la VL vince Gara uno battendo la Coopsette con il risultato di 77-69. Due giorni dopo espugna nuovamente il 105 Stadium vincendo 84-80. Venerdì 18 maggio 2007 la Vuelle conquista le finali, mandando a casa i Crabs con il punteggio di 85-82: a Pesaro si riaccende dopo due cupi anni l'amore verso la Scavolini. Questo non vuol dire però che la squadra sia stata "abbandonata" durante il suo anno in B1 e in quest'ultima stagione stessa in Legadue. Grazie alla vittoria 3-1 nella serie contro Pavia, il 3 giugno 2007 la Victoria Libertas conquista la promozione in serie A1.

Degli eroi dei due anni rimangono Samuele Podestà e Carlton Myers.

Nella notte del 20 luglio 2007 la Scavolini firma un contratto annuale con Keydren Clark, 6° miglior realizzatore della NCAA e scorso capocannoniere del campionato greco.

Partecipa alle Final Eight (Coppa Italia) del campionato di Serie A1 dell'anno 2007/08. Batte ai quarti Siena per 77-78, in una incredibile partita decisa all'instant-replay (giudicato da 2 un tiro di Mc Intyre in cui pestò leggermente col piede la fatidica linea dei 3 punti che avrebbe permesso il pareggio senese), super-favorita per la vittoria finale. Grande protagonista di questa partita fu l'intramontabile Carlton Myers, realizzatore di 17 punti, tirando con 2/3 da 2, 3/6 da 3 e 4/4 ai liberi. Perde invece nella semifinale contro la Virtus Bologna, padrona di casa, per 80-88. Anche in seguito la sconfitta l'entusiasmo nell'ambiente pesarese rimase alle stelle anche solo per aver battuto Siena e per essersi riaffacciati a certi livelli che mancavano da tempo ad una piazza importante come Pesaro.

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Pallacanestro Virtus Roma

La Pallacanestro Virtus Roma 1982-1983 campione d'Italia

La Pallacanestro Virtus Roma è la principale società di pallacanestro di Roma ed una delle più importanti in Italia e in Europa. Fondata nel 1960, milita nel campionato italiano di Serie A e nella competizione continentale di Eurolega.

La squadra è di proprietà dell'imprenditore romano Claudio Toti, che ha rilevato la società nel 2001 da Giorgio Corbelli (dopo due anni di transizione in cui la presidenza fu affidata a Sergio D'Antoni e Giovanni Malagò). Nando Gentile è l'allenatore e Dejan Bodiroga, già nella squadra come giocatore, il general manager. Ha vinto uno scudetto (1982-83), una Supercoppa italiana (2000), una Coppa dei Campioni (1984), una Coppa Intercontinentale (1984) e due Coppe Korać (1986 e 1992).

La squadra gioca le proprie partite casalinghe al PalaLottomatica ed i colori sociali sono il giallo, il rosso ed il blu.

La Pallacanestro Virtus Roma venne fondata a Roma intorno alla metà degli anni sessanta, in una palestra a poche centinaia di metri da Piazza San Pietro, in seguito alla fusione di due squadre romane militanti già da fine anni cinquanta in serie C, il San Saba ed il Gruppo Borgo Cavalleggeri, prendendo inizialmente il nome di Virtus Aurelia. Al momento della affiliazione alla FIP venne registrato come anno di fondazione il 1960.

I quattro fondatori della società furono Rino Saba, Paolo Ragnisco, Franco Pileri ed Armando Polidori, eletto primo presidente. Poco tempo dopo la società, assorbendo la sezione pallacanestro della Società Ginnastica Roma (vincitrice di 4 scudetti tra il 1928 e il 1935) assunse la sua denominazione definitiva, Pallacanestro Virtus Roma, con la quale è conosciuta a tutt'oggi.

Gli anni immediatamente seguenti videro la formazione militare nelle categorie minori, allenandosi all'aperto sotto gli archi di Porta Cavalleggeri. La situazione cambiò agli inizi degli anni settanta: nel 1972 iniziarono i contatti tra il presidente Polidori ed alcuni funzionari del Banco di Roma, sponsor della formazione del CRAL, che prendeva parte al campionato di promozione. Interessati inizialmente alla semplice sponsorizzazione della squadra, che all'epoca ancora arrancava in serie C, i dirigenti bancari, ambiziosi e in cerca di maggiore visibilità, puntarono poi all'acquisizione diretta della Pallacanestro Virtus Roma.

Nonostante alcune resistenze da parte di un gruppo di soci della Virtus, l'accordo tra il Banco di Roma ed Armando Polidori per la fusione delle due società si concretizzò il 4 agosto 1972; nacque così la Pallacanestro Virtus Banco di Roma, iscritta al girone Sud del campionato di serie C.

La carica di presidente fu affidata a Giovanni Del Vecchio. Come allenatore venne scelto Anacleto Vanghetti, già coach della squadra della banca in promozione, ma 15 giorni prima dell'inizio della stagione l'allenatore diede le dimissioni in circostanze mai chiarite. L'incarico venne quindi affidato a Maurizio Polidori, figlio dell'ex-presidente Armando (nel frattempo uscito dalla società e divenuto presidente della Fortitudo Roma). Alla fine dell'anno la squadra si spostò nella nuova sede di Settebagni, sulla via Salaria.

Al termine del primo campionato in serie C, nel 1973, le sconfitte ottenute negli spareggi per la promozione impedirono l'immediato salto di categoria, non ottenuto neanche l'anno successivo. Al termine della stagione 1973/74, la ristrutturazione dei campionati ordinata dalla Federazione permise alla Virtus Banco di Roma di ottenere l'ammissione alla serie B.

Nel primo anno in serie B la Virtus fece fatica, evitando la retrocessione solo nella fase di repechage, e anche nelle due stagioni successive non riuscì ad entrare nella poule promozione. Per il campionato 1976/77 venne ingaggiato come nuovo allenatore l'esperto Nello Paratore (già commissario tecnico della Nazionale alle Olimpiadi di Roma 1960); sotto la sua guida tecnica, nel 1978 la Virtus ottenne finalmente la promozione in serie A2.

Un ulteriore salto di categoria fu sfiorato già al primo anno in A2, durante il quale la Virtus raggiunse gli spareggi promozione, vincendo contro la Pallalcesto Amatori Udine e la Nuova Pallacanestro Gorizia ma venendo battuta dal Basket Brescia. La stagione successiva si rivelò decisiva: la formazione romana, sempre allenata da Paratore, concluse il campionato 1979/80 al primo posto con 36 punti, conquistando così la promozione diretta in serie A1. Questa la rosa della Virtus promossa in serie A1: Massimo Bini, Roberto Castellano, Claudio Cornolò, Mike Davis, Phil Hicks, Graziano Malachin, Luigi Santoro, Marco Spizzichini, Maurizio Tomassi e Giampiero Torda.

Da allora la Virtus è rimasta sempre presente nella massima categoria della pallacanestro professionistica italiana.

L'approccio con la serie A1 fu difficile, caratterizzato da un paio di annate interlocutorie: nella prima stagione nella massima serie la Virtus sfiorò comunque i playoff, mancandoli in seguito ad una sconfitta per un punto contro la Fortitudo Bologna all'ultima giornata e classificandosi decima; l'anno successivo arrivò soltanto un deludente dodicesimo posto.

Nella stagione 1982/83 arrivò improvvisa la consacrazione. Per la panchina venne ingaggiato Valerio Bianchini (coach campione d'Italia con Cantù nel 1981), e l'arrivo del fuoriclasse americano Larry Wright nel ruolo di playmaker permise di completare un gruppo di elementi solidissimo, con l'ossatura della squadra largamente composta da giocatori romani (Polesello, Gilardi, Sbarra, Castellano).

La Virtus terminò così la regular season in testa alla classifica con 44 punti. I successivi playoff si rivelarono una cavalcata trionfale: ai quarti superò la Nuova Pallacanestro Gorizia in sole due partite, e in semifinale sconfisse 2 a 1 la Ford Cantù campione d'Europa in carica. Battendo poi in finale l'Olimpia Milano di Dino Meneghin e Mike D'Antoni in tre intensissime gare, la formazione romana si laureò campione d'Italia. La gara decisiva vide la Virtus vittoriosa col punteggio di 97-83, sostenuta da una cornice di pubblico incredibile: il 19 aprile 1983 sugli spalti del PalaEUR furono 14.348 gli spettatori paganti che assistettero alla conquista dello scudetto, record assoluto e imbattuto nella storia della pallacanestro italiana.

La formazione della Virtus campione d'Italia: Roberto Castellano, Egidio Delle Vedove, Enrico Gilardi, Giuseppe Grimaldi, Clarence Kea, Fulvio Polesello, Massimo Prosperi, Stefano Sbarra, Marco Solfrini e Larry Wright.

Nella stagione seguente la formazione capitolina partecipò alla Coppa dei Campioni. Il cammino nella massima competizione europea fu subito molto convincente, e dopo i primi agevoli turni arrivarono per la Virtus alcune prestigiose vittorie contro squadre titolate come il Maccabi Tel Aviv, il Bosna Sarajevo e la Pallacanestro Cantù. La squadra di Bianchini e Wright raggiunse così la finale contro il Barcellona di Juan Antonio San Epifanio.

La sera del 29 marzo 1984, al Patinoire di Ginevra, la partita fu emozionante e combattutissima: sotto di dieci punti alla fine del primo tempo, nella ripresa la squadra capitolina trascinata dal solito Larry Wright rimontò e superò gli avversari: battendo gli spagnoli col punteggio di 79-73, la Virtus si laureò campione d'Europa. Il capitano Fulvio Polesello potè alzare la coppa in mezzo a migliaia di tifosi romani festanti. Questa la rosa della Virtus campione d'Europa: Gianni Bertolotti, Enrico Gilardi, Giuseppe Grimaldi, Clarence Kea, Fulvio Polesello, Paolo Salvaggi, Stefano Sbarra, Marco Solfrini, Renzo Tombolato e Larry Wright.

La vittoria ottenuta nella Coppa dei Campioni permise di oscurare una stagione italiana decisamente sottotono, in cui la Virtus concluse la regular season in nona posizione, esclusa dai playoff e dalla possibilità di difendere il titolo conquistato l'anno precedente.

Nella stagione 1984/85, dopo una serie di partite disputatesi a San Paolo in Brasile, la squadra conquistò anche la Coppa Intercontinentale, precedendo tra gli altri nella classifica finale gli argentini dell'Obras Sanitarias. In campionato, dopo aver concluso per la seconda (e finora ultima) volta la regular season al primo posto in classifica, venne eliminata prematuramente nei quarti di finale dei playoff dalla Scavolini Pesaro perdendo due volte al PalaEUR, abbandonando così il sogno del secondo scudetto.

Quella fu (per il momento) l'ultima stagione di Valerio Bianchini sulla panchina della Virtus, sostituito da Mario De Sisti. Ma anche dopo il cambio di allenatore, nel 1986 il palmares della società romana si arricchì con la vittoria della Coppa Korać, conquistata dopo una doppia finale tutta italiana contro la Juve Caserta del campione brasiliano Oscar Schmidt: vincendo sia la gara di andata che quella di ritorno al PalaEUR, la Virtus conquistò un altro trofeo, chiudendo un ciclo incredibile in campo nazionale ed internazionale.

La formazione della Virtus vincitrice della Coppa Korać: Claudio Brunetti, Bruce Flowers, Enrico Gilardi, Franco Picozzi, Fulvio Polesello, Leo Rautins, Franco Rossi, Stefano Sbarra, Marco Solfrini e Fabrizio Valente.

Nonostante acquisti prestigiosi, su tutti quello della stella americana George Gervin (quattro volte capocannoniere della NBA), alla fine degli anni '80 i risultati non furono più altrettanto brillanti: la squadra concluse spesso il campionato a centro classifica, e i numerosi avvicendamenti nel ruolo di allenatore non aiutarono la Virtus a tornare nelle primissime posizioni del campionato. Nel 1988 arrivò anche la definitiva conclusione della partnership con il Banco di Roma, abbinamento durato quasi un ventennio.

Il campionato 1988/89, il primo senza lo storico sponsor, si rivelò un difficile anno di transizione per una Virtus decisamente ridimensionata. A stagione in corso, la deficitaria situazione in classifica portò all'esonero di Giancarlo Primo, sostituito in panchina dal primo coach straniero della storia virtussina, il croato Petar Skansi. La squadra romana riuscì ad evitare una clamorosa retrocessione in serie A2 soltanto all'ultima giornata dei playout, ottenendo la salvezza grazie ad una drammatica vittoria casalinga per 82-78 contro la Glaxo Verona, dopo essere stata in netto svantaggio per lunghi tratti del match.

La permanenza in serie A1 permise comunque di perfezionare il passaggio di proprietà della società nelle mani del gruppo Ferruzzi.

Alla vigilia della stagione 1989/90 la società passò così sotto la discussa gestione del gruppo Ferruzzi, con Carlo Sama nel ruolo di presidente, portando come sponsor il quotidiano romano Il Messaggero. La nuova proprietà si caratterizzò da subito per le sue grandi ambizioni e le sue promesse di grandi risultati, alimentate dal ritorno in panchina del coach dello scudetto, Valerio Bianchini, e dall'ingaggio di due giovani campioni americani: Brian Shaw e Danny Ferry.

Il miglior risultato ottenuto in quella stagione fu il raggiungimento della finale di Coppa Italia 1990, poi persa 94-83 a Forlì contro la Knorr Bologna. Ma in campionato la Virtus non riuscì a far meglio dell'ottavo posto, non superando i quarti di finale dei playoff. Negli anni immediatamente successivi la società cercò quindi di rinforzare la squadra, non badando a spese per portare nella capitale tanti importanti nomi del panorama cestistico italiano ed internazionale come Dino Radja, Michael Cooper, Ricky Mahorn e Roberto Premier.

Le grandi promesse e ambizioni societarie però non si concretizzarono: il gioco e i risultati rimasero spesso al di sotto delle aspettative, il cammino nei playoff 1991 si fermò in semifinale contro gli eterni rivali dell'Olimpia Milano, e a metà della stagione 1991/92 si concretizzò anche il clamoroso esonero di Bianchini con la promozione in panchina del suo vice Paolo Di Fonzo.

La sola grande soddisfazione che la Virtus riuscì a dare ai propri tifosi fu la conquista della seconda Coppa Korać della sua storia, vinta contro la Scavolini Pesaro nel 1992. Dopo un inusuale risultato di parità nella gara di andata al PalaEUR, una strepitosa prestazione nel ritorno a Pesaro permise alla formazione romana di vincere 99-86, e di aggiungere in bacheca un nuovo trofeo europeo.

Questa la rosa della Virtus vincitrice della Coppa Korać: Stefano Attruia, Donato Avenia, Fausto Bargna, Davide Croce, Alessandro Fantozzi, Gianluca Lulli, Ricky Mahorn, Andrea Niccolai, Roberto Premier e Dino Radja.

Quella coppa rimase l'unico trofeo conquistato in tutto il decennio: l'anno seguente, sempre in Coppa Korać, la Virtus si fermò però soltanto in finale, superata sia all'andata che al ritorno dalla Philips Milano. In campionato, il massimo risultato raggiunto fu un quarto posto in classifica e il raggiungimento di un'altra semifinale playoff, la seconda consecutiva, con l'eliminazione per mano della Benetton Treviso.

Tra il 1992 e il 1993 lo scandalo di Mani pulite travolse l'Italia, e il coinvolgimento del gruppo Ferruzzi colpì indirettamente anche l'incolpevole Virtus. Nel bel mezzo della stagione 1992/93 le conseguenze furono pesantissime: l'azzeramento dei vertici societari e l'abbandono dello sponsor Il Messaggero lasciarono la società e la squadra allo sbando. Ne seguì un immediato e brusco ridimensionamento di budget, di pubblico e di risultati.

Il nuovo proprietario fu Angelo Rovati, ma le ridotte possibilità economiche societarie non permisero di allestire per la stagione 1993/94 un roster all'altezza. Quello divenne per la Virtus il campionato più sofferto della sua storia: perdendo all'ultima giornata a Reggio Calabria, la formazione romana concluse al penultimo posto in classifica, retrocedendo in serie A2. La retrocessione però non si concretizzò: il passaggio di proprietà ad un nuovo presidente, Giorgio Corbelli, e l'acquisizione dei diritti sportivi della fallita Aurora Desio permisero alla società capitolina di restare in serie A1 e di gettare le basi per un futuro più stabile.

I primi passi della nuova dirigenza furono l'arrivo a Roma del giovane coach Attilio Caja e il completo rinnovo del parco giocatori, col proposito di riportare gradualmente il grande pubblico al PalaEUR. Il lavoro del coach pavese permise alla squadra di mantenersi su buoni livelli per tutte le stagioni successive, con tranquille qualificazioni ai playoff (senza mai però riuscire a superare il muro dei quarti di finale) e dignitose partecipazioni alla Coppa Korać, arrivando fino alle semifinali nel 1998.

L'evento più importante della seconda metà del decennio, però, fu anche quello più drammatico. Alla vigilia del campionato 1997/98, durante una amichevole di preparazione estiva disputata a Gubbio, il giocatore della Virtus Davide Ancilotto cadde a terra colpito in campo da un edema cerebrale.

Morì all'ospedale San Filippo Neri di Roma il 24 agosto 1997, a 23 anni, lasciando un grande vuoto nel basket italiano, che perse troppo presto uno dei suoi più grandi talenti, e nel cuore degli appassionati romani, che ancora oggi lo ricordano con immutato affetto. La sua maglia numero 4 è stata ufficialmente ritirata il 24 marzo 2001, e la curva della tifoseria romana (insieme a quella della Juve Caserta, formazione in cui ha militato ad inizio carriera) porta il suo nome.

Una nuova svolta nella storia della Virtus arrivò nel 2000: dopo un campionato decisamente deludente, venne completato il passaggio di proprietà della società nelle mani dell'imprenditore romano Claudio Toti. L'annata 2000/01 vide alla presidenza Giovanni Malagò come traghettatore nel cambio di gestione, e in avvio di stagione la Virtus (nuovamente guidata in panchina da Attilio Caja) tornò dopo otto anni a conquistare un trofeo, aggiudicandosi infatti la Supercoppa Italiana, disputata in quell'anno con una formula allargata a tutte le squadre partecipanti al campionato, battendo in finale la Kinder Bologna.

La rosa della Virtus vincitrice della Supercoppa: Jerome Allen, Federico Antinori, Juan Alberto Espil, Gianluca Lulli, Giancarlo Marcaccini, Massimo Minto, Massimiliano Monti, Alex Righetti, Rod Sellers e Alessandro Tonolli.

L'anno successivo Claudio Toti divenne a titolo definitivo il nuovo proprietario e presidente della Virtus.

Gradualmente, la Virtus iniziò a rinforzarsi sempre più sia nella dirigenza che nel parco giocatori: nel 2002 i quadri societari si arricchirono con l'arrivo di una delle figure storiche del basket italiano, Roberto Brunamonti, in qualità di general manager; dal 2001 al 2004 è stata la squadra della celebre guardia Carlton Myers (oltre 10.000 punti in Serie A in carriera).

Con un nuovo coach, Piero Bucchi, e con acquisti di grandi nomi come Daniel Santiago, Davide Bonora, Horace Jenkins, Marko Tusek e, da metà stagione, Anthony Parker, nel 2002/03 la squadra capitolina riuscì a disputare uno dei suoi migliori campionati: conclusa la regular season al secondo posto, sfiorò l'accesso alla finale dei playoff perdendo in casa col punteggio di 75-77 una rocambolesca gara 5 di semifinale contro la Fortitudo Bologna, nella quale vennero dilapidati i 23 punti di vantaggio accumulati nelle fasi iniziali. Fu comunque centrata la qualificazione all'Eurolega per la stagione 2003/04, un'esperienza rivelatasi però fallimentare e terminata con l'ultimo posto nel girone di primo turno.

Nel 2005 l'arrivo in panchina del celebre coach slavo Svetislav Pešić, acquistato dopo l'esonero di Piero Bucchi al termine del girone di andata, fece crescere nuovo interesse intorno alla Virtus, che nei quarti di finale dei playoff eliminò clamorosamente tra l'entusiasmo del pubblico il Montepaschi Siena campione d'Italia in carica, per poi essere però fermata ancora una volta nelle semifinali dalla Fortitudo Bologna.

Grazie alle stelle della squadra, il serbo pluricampione d'Europa Dejan Bodiroga e lo statunitense David Hawkins (arrivato sul finire della stagione 2005), la formazione romana si qualificò nuovamente per l'Eurolega per effetto della semifinale di campionato 2005/06 perduta per mano della Benetton Treviso. Nella stessa annata, la Virtus di Pešić raggiunse anche la finale di Coppa Italia, persa a Forlì contro la Carpisa Napoli per 85-83 dopo un emozionante tempo supplementare.

La stagione 2006/07 iniziò con il cambio d'allenatore: dopo un lungo diverbio con Svetislav Pešić, legato a Roma da un ulteriore anno di contratto ma intenzionato a lasciare la squadra della capitale per tornare a lavorare in Spagna, al Club Bàsquet Girona, finito poi per vie legali, la squadra ingaggiò l'ex-tecnico della Fortitudo Bologna Jasmin Repeša, siglando un contratto biennale.

Il 6 ottobre 2006 la Virtus affrontò in un'esibizione amichevole la formazione NBA dei Phoenix Suns, in una partita del progetto NBA Europe Live Tour, riportando una squadra del campionato professionistico statunitense in Italia dopo 8 anni di assenza e a Roma dopo 17 (nel 1989 era stata la volta dei Denver Nuggets). L'evento fu fortemente voluto dall'allora sindaco di Roma Walter Veltroni, grande appassionato di basket e tifoso della Virtus.

Dopo una campagna acquisti estiva poco efficace (con il mancato arrivo di Marco Belinelli), buona parte della stagione 2006/07 vide molti alti e bassi nei risultati, con la Virtus che ottenne comunque le qualificazioni alle Final 8 di Coppa Italia e alle Top 16 di Eurolega. Dopo essersi attivata sul mercato a febbraio 2007 con ben quattro nuovi acquisti, la squadra riuscì a trovare più continuità nei risultati, e grazie anche a una striscia di nove vittorie consecutive (record per questa società) concluse la regular season al quarto posto.

I successivi playoff partirono con un perentorio 3-0 nei confronti della Eldo Napoli, ma il cammino finì ancora una volta nelle semifinali, stavolta contro il Montepaschi Siena primo in stagione regolare, impostosi per 3-1. La gara-4 contro la formazione toscana, persa 49-70 al PalaLottomatica, è stata l'ultima partita da giocatore del grande campione serbo Dejan Bodiroga, a cui tutto il pubblico presente ha tributato una lunghissima ed emozionante standing ovation.

La nuova stagione della Virtus si è aperta con la conferma di Jasmin Repeša sulla panchina della squadra con un nuovo contratto triennale ed il passaggio di Dejan Bodiroga dietro la scrivania in veste di general manager della squadra capitolina.

Il 26 settembre 2007, nel corso della presentazione della squadra in Campidoglio, la Virtus ha svelato la nuova maglia casalinga di colore rosso anziché bianco, tornando quindi ad indossare il colore della prime maglie della sua storia. Il 6 e 7 ottobre 2007 Roma ha ospitato nuovamente l'NBA Europe Live Tour, questa volta per due partite: la prima sfida ha visto di fronte due squadre NBA, i Boston Celtics e i Toronto Raptors (squadra di Andrea Bargnani, nato a Roma), che la sera successiva hanno affrontato la Virtus.

Molti i nuovi arrivi sul mercato, su tutti quelli dell'ex-nazionale Gregor Fučka, della guardia ex-Boston Celtics Allan Ray e del playmaker croato Roko Ukić. Durante il corso della stagione il roster della squadra, colpito da numerosi infortuni più o meno gravi, si è modificato, arricchendosi ulteriormente con gli acquisti dell'ala spagnola Rodrigo De la Fuente e del play statunitense Ibrahim Jaaber; tra i giocatori che invece sono usciti dal roster figura Erik Daniels, tagliato dopo aver disputato solo poche gare in maglia giallorossa per ripetute incomprensioni con il coach Repeša, mentre l'ala danese Christian Drejer ha annunciato il suo prematuro ritiro dalla pallacanestro a soli 25 anni nel marzo 2008, in seguito ad un grave infortunio.

In Eurolega, la formazione romana ha iniziato malissimo, vincendo una sola partita sulle prime sette; le imprese arrivano nel girone di ritorno della prima fase, contro Panathinaikos e Real Madrid, e la vittoria esterna sul campo del Barcellona ha sancito la qualificazione alle Top 16. Il cammino in questa seconda fase del torneo (contro CSKA Mosca, ancora Barcellona e Unicaja Malaga), non è facile, e il sogno dei quarti di finale viene infranto a Malaga a seguito della sconfitta della Virtus e quella contemporanea del CSKA Mosca a Barcellona.

Il cammino in campionato è stato più convincente, e al termine della regular season la Virtus ha concluso al secondo posto in classifica, spuntandola all'ultima giornata sulle rivelazioni Montegranaro e Avellino. Il cammino nei playoff è iniziato ai quarti contro Cantù, superata per 3 a 1 nella serie, e in semifinale la Virtus ha ritrovato l'Air Avellino: dopo una gara-1 combattutissima, vinta 68-63, la formazione romana (trascinata dalle stelle Erazem Lorbek e David Hawkins) con una prova di forza ha espugnato il palasport avellinese, chiudendo poi al PalaLottomatica la serie sul 3 a 0. Dopo 25 anni la Virtus è tornata a giocare una finale scudetto, la seconda della sua storia, in cui ha affrontato il Montepaschi Siena, perdendo la serie per 4 partite a 1, benché molte discussioni si siano create attorno ad alcuni episodi con la terna arbitrale protagonista.

La stagione 2008/09 è iniziata in maniera difficile per Roma, con la perdita di alcune delle sue pedine più pregiate, tra le quali David Hawkins (desideroso di tentare la carriera in NBA e poi approdato all'Armani Jeans Milano), Erazem Lorbek (acquistato dal CSKA Mosca), Roko Ukic (fine prestito dal Barcellona e poi ingaggiato dai Toronto Raptors nella NBA).

Dopo la conferma di sei elementi della formazione giunta in finale la stagione precedente, il primo colpo di mercato della Virtus è stato il ritorno in Italia di Sani Bečirovič (dal Panathinaikos), guardia slovena con passaporto italiano che ha firmato un triennale il 4 luglio, seguito dall'arrivo alla Virtus della giovanissima point guard statunitense Brandon Jennings (dalla Oak Hill Academy), deciso a giocare in Europa e non nella NCAA prima di dichiararsi eleggibile al draft NBA, del centro sloveno Primož Brezec, dell'ala grande statunitense Andre Hutson e dell'ala grande italiana Angelo Gigli. A fine settembre il roster viene completato con l'arrivo di Luigi Datome da Siena dopo la fine del prestito a Scafati, con la formula del prestito per due anni.

Il 26 settembre, la presentazione della squadra ai tifosi con l'opening game della stagione vede la Virtus superare per 76-57 la Stella Rossa Belgrado guidata dal predecessore di Jasmin, Svetislav Pešić, seguita dalla presentazione ufficiale in Campidoglio il 7 ottobre alla presenza del sindaco di Roma Gianni Alemanno.

La squadra è partita bene sia in campionato, con 4 vittorie consecutive, che in Eurolega, dove dopo una sconfitta iniziale contro l'ALBA Berlino ha ottenuto 5 successi, tra i quali uno sul difficile campo del Tau Vitoria, portandosi in testa al girone. Dopo questo buon inizio tuttavia la squadra è incappata in una serie di 5 sconfitte consecutive in campionato; nonostante il primato nel girone di Eurolega, in seguito a questi insuccessi Jasmin Repeša si è dimesso il 9 dicembre, e contestualmente è stato messo fuori rosa Allan Ray, il cui contratto viene rescisso il 15 gennaio 2009 (poi firmato dalla Carife Ferrara). Dopo la promozione a capo allenatore dell'ex assistente di Repeša, Nando Gentile, la Virtus ha ritrovato una serie di successi in campionato, tornando al secondo posto in classifica e qualificandosi per le Final Eight di Coppa Italia, e in campo europeo ha ottenuto il passaggio alle Top 16 di Eurolega con due giornate di anticipo, seconda nel girone dietro al Tau Vitoria. L'8 febbraio 2009 con la vittoria casalinga per 78-72 contro l'Angelico Biella la squadra eguaglia il record societario di 9 vittorie consecutive, stabilito due anni prima sotto la guida di Repeša, interrompendo la striscia contro la Bancatercas Teramo. Il 16 febbraio la Virtus aggiunge due pedine al roster per rimpiazzare le perdite di Repeša e Ray: il coach bosniaco Nenad Trajkovic, come assistente di Gentile, e la guardia statunitense con passaporto panamense Ruben Douglas.

Il primo campo di gioco che ospitò le partite interne della Virtus Roma era situato all'interno del Centro Sportivo di Settebagni, lungo la via Salaria; la formazione capitolina vi disputò i suoi incontri fino alla stagione 1978/79, mantenendo comunque il complesso come propria sede sportiva e come campo di allenamento fino ai nostri giorni.

Alla seconda stagione in serie A2, quella che portò poi la Virtus alla promozione nella massima serie, la squadra si trasferì in una struttura più adatta e in una zona decisamente più centrale della città: il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, nelle immediate adiacenze dello Stadio Flaminio. L'impianto progettato da Pier Luigi Nervi fu teatro di tutte le gare di campionato della Virtus nei primi anni '80.

In occasione dei playoff 1982/83, che la Virtus concluse con la vittoria dello scudetto, per venire incontro alle richieste del grande pubblico il campo di gioco divenne il gigantesco PalaEur, anch'esso opera di Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini; l'impianto (il palasport più capiente d'Italia e il secondo in Europa con i suoi oltre 13.000 posti) rimase la sede delle partite interne della formazione capitolina fino al 2000, quando venne temporaneamente chiuso per lavori di restauro e ammodernamento.

In occasione dei lunghi e tormentati lavori del palazzone dell'Eur, protrattisi oltre i due anni inizialmente preventivati, all'inizio del nuovo millennio la Virtus fu costretta a ritornare a giocare nel vecchio impianto di viale Tiziano, ormai inadatto con i suoi 3.500 posti per una squadra di Serie A di alto livello.

Dopo una breve parentesi all'inizio della stagione 2003/04, con relativo abbandono per scarso pubblico e deficit di risultati in una stagione disgraziata, il definitivo ritorno del basket romano all'interno del nuovo PalaEur (ribattezzato dopo i lavori PalaLottomatica) avvenne soltanto in occasione dei playoff 2004/05: la Virtus vi disputò quattro partite da tutto esaurito (dopo i lavori la capienza è stata ridotta a circa 10.500 posti), e vi è rimasta a giocare anche nelle stagioni successive, ritrovando così la sua storica casa sia per le partite di campionato che per quelle di Eurolega.

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Source : Wikipedia