Carlo Verdone

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Inviato da amalia 04/04/2009 @ 11:13

Tags : carlo verdone, attori e attrici, cinema, cultura

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Maledetto il giorno che t'ho incontrato

Maledetto il giorno che t'ho incontrato è un film di Carlo Verdone del 1992. Protagonisti di questa commedia, dal retrogusto amaro, sono Margherita Buy e lo stesso Verdone.

Secondo molti critici, questo è in assoluto il miglior film dell'attore e regista romano.

Carlo Verdone è Bernardo, un giornalista romano che vive e lavora a Milano. Frequenta un analista perché è depresso (e anche ipocondriaco) da quando la sua donna l'ha lasciato. Intanto si sta preparando a scrivere una biografia su Jimi Hendrix, il chitarrista morto di overdose (anche se Bernardo la pensa diversamente) nel 1970. Dall'analista conoscerà Camilla (Margherita Buy), una ragazza con molti complessi, innamorata dell'analista, e che proprio come Bernardo fa largo uso di ansiolitici. I due diventano molto amici. Dopo vari litigi si ritroveranno in Inghilterra dove capiranno che la loro è molto più di un'amicizia...

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Il bambino e il poliziotto

Il bambino e il poliziotto è un film del 1989 diretto da Carlo Verdone.

Carlo (Carlo Verdone), ispettore di polizia, dopo aver scovato un festino a base di droga e aver arrestato la proprietaria dell'appartamento, scopre che questa aveva un figlio, Giulio (Federico Rizzo). In maniera ironica e con la sfacciataggine dei bambini, Giulio costringerà Carlo a prendersi cura di lui durante il periodo di detenzione della madre.

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Manuale d'amore

Manuale d'amore è un film del 2005, diretto dal regista Giovanni Veronesi, diviso in quattro episodi.

Il film ha un sequel, Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi, del 2007.

Giulia e Tommaso (Jasmine Trinca e Silvio Muccino) si incontrano per caso, lui se ne innamora all'istante, e nonostante inizialmente Giulia, non ne voglia sapere del giovane spasimante, tra i due dopo una romanitica "cenetta" tra sorelle, camerieri impiccioni e borsette dimenticate, nasce l'amore, fatto di baci, fino ad arrivare alla proposta ed al matrimonio.

Barbara e Marco (Margherita Buy e Sergio Rubini) sono una coppia in crisi, vicini alla separazione. Lei è la classica moglie piena di iniziative non accolte dal marito, che infatti col passare del tempo diventa più noioso.

Una vigilessa (Luciana Littizzetto) viene tradita dal marito (Dino Abbrescia). Sfogherà la sua rabbia sugli automobilisti, diventando la vigilessa più spietata di Roma: dopo un breve e fugace tradimento anche da parte di lei, i due coniugi si ricongiungeranno.

Goffredo, (Carlo Verdone) viene abbandonato dalla moglie Margherita. Dopo diversi, rocamboleschi tentativi di rivalsa e riconquista, Goffredo si rassegna (Io non sono abbastanza forte per sopportare questo distacco, non sono di quelli che decidono di smettere di fumare e buttano il pacchetto). Ma proprio quando la disperazione si fa più nera, incontrerà il volto amico di Livia (Anita Caprioli). I due diventano confidenti e il film si chiude su una loro passeggiata sulla spiaggia, verso un appuntamento che promette molto bene per entrambi.

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Borotalco (film)

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Borotalco è un film del 1982, diretto da Carlo Verdone. È il terzo film diretto dal regista romano, dopo Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone ed il primo dove interpreta un solo personaggio.

Girato agli inizi degli anni '80, il film anticipa quel che sarà il malcostume di quel decennio, ovvero il culto dell'immagine e dell'apparenza.

Sergio Benvenuti (Carlo Verdone), giovanotto mite ed impacciato, conduce una vita monotona e squallida: stressato dal lavoro di venditore porta a porta di enciclopedie musicali, pressato dalla sua fidanzata Rossella (Roberta Manfredi) e dal truce suocero Augusto (Mario Brega) che lo vorrebbe vedere sposato con la figlia ed impiegato nella sua norcineria, costretto a dividere una stanza in un convitto con lo strano ballerino campano Marcello (Christian De Sica).

Nadia (Eleonora Giorgi), bellissima e bravissima collega, è una fan accesa di Lucio Dalla. Sergio, che vorrebbe imparare da lei, combina un appuntamento in casa di un cliente, il carismatico uomo di mondo, "architetto" Manuel Fantoni (Angelo Infanti). Mentre i due attendono Nadia, che ritarda perché si ferma a comperare un biglietto per il concerto del suo cantante idolo, Fantoni racconta gli episodi più incredibili della sua omerica vita ad un incredulo Sergio. Non è oro, però, tutto quello che luccica. L'uomo infatti, mosso dalla simpatia per lui, smentisce tutto («...Non è vero niente! T'ho detto solo un sacco di fregnacce!!») gli racconta parte della sua vera vita e subito dopo sopraggiungono i Carabinieri ad arrestarlo, chiamandolo col suo vero nome: Cesare Cuticchia. Manuel Fantoni è un nome d'arte, scelto solo per il fatto che "suona bene". Cuticchia lascia a Sergio le chiavi di casa, chiedendogli di sistemarla in sua assenza.

Rimasto solo arriva finalmente Nadia e nel vederla per la prima volta ne resta folgorato. A questo punto Sergio ha di fronte la sua grande occasione: spacciandosi per Manuel Fantoni incanta la ragazza riciclando le fandonie del millantatore.

Nasce da tutto ciò una serie di equivoci che porta Sergio in un gioco più grande di lui, per terminare con un catastrofico smascheramento. Per Nadia è un colpo mortale.

Qualche anno dopo i due, oramai sposati e con rispettive famiglie, si riincontrano ma di buon viso. E' stata lei a chiamarlo, in incognito, a casa sua, con la scusa di comperare un'enciclopedia. Evidentemente i racconti di Sergio la fanno sempre sognare. Succede, allora, quello che prima entrambi avevano sognato, ma che gli eventi avevano impedito.

La musica del film, tra cui il brano "Chi te l'ha detto?", che godette di una certa popolarità, è composta da Lucio Dalla e da Gaetano Curreri, mentre Fabio Liberatori, storico tastierista degli Stadio, ha curato la colonna sonora, eseguita dal gruppo stesso, con interventi di Dalla. Il brano che la protagonista Eleonora Giorgi cerca di far recapitare a Dalla è "Un fiore per Hal" (cantata da Ricky Portera, chitarrista degli Stadio nel 1982), la cui versione completa si può ascoltare nella scena finale del film, quando Nadia, mascherando la sua vera identità, invita Sergio a casa sua.

Per le musiche di Borotalco gli Stadio e Lucio Dalla hanno ricevuto un David di Donatello e un Nastro d'Argento.

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Bianco, rosso e Verdone

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Bianco, rosso e Verdone è il secondo film - articolato in tre episodi - diretto ed interpretato da Carlo Verdone nel 1981.

Spunto per la trama del film è una tornata elettorale, che spinge i protagonisti a viaggiare in lungo e largo per l'Italia, rivelando a sé stessi ed allo spettatore i più grotteschi aspetti della realtà italiana. Verdone mette in mostra tutto ciò con grande abilità, lasciando che l'aspetto comico delle situazioni e dei caratteri sia (almeno apparentemente) predominante, senza però oscurare l'interiorità dei personaggi. L'amaro finale viene compensato dalle numerose gag esilaranti presenti in tutto il film.

Pignolo oltre ogni ragionevole possibilità, capace di opprimere la giovane moglie ed i figli con una serie di pedanti quanto inopportune puntualizzazioni. Per lui tutto è scontato, calcolabile senza possibilità di errore, ma l'esasperazione della moglie la porterà ad allontanarsi da lui in modo quasi romanzesco. Nel film "Viaggi di nozze" il personaggio di Raniero riprende a grandi linee il personaggio di Furio.

È giovane e "fregnone", cresciuto nel fisico ma mentalmente ancora fanciullo; accompagna al seggio la nonna (Elena Fabrizi) ansiosa di tornare a Roma per poter dare il proprio voto al PCI. Il rapporto fra i due rivela la fragilità del giovane dinanzi alle vicissitudini della vita che, invece, vengono affrontate con sagacia e saggezza popolare dall'energica nonna. Riprende a grandi linee il Leo di "Un sacco bello".

Vive in Germania, a Monaco di Baviera, ed è un taciturno operaio emigrato dal sud Italia. Sopra il suo letto, al posto della tipica immagine devozionale, troneggia il rassicurante sorriso di Franco Causio, con la divisa della Juventus. La giornata di Pasquale inizia con uno sgradevole contrattempo provocato dallo scovolino del water, e prosegue con due robusti bockwurst a colazione. L'uomo lascia la casetta e la teutonica consorte per recarsi al seggio nel "profondo Sud" (Matera) a bordo della propria fiammante Alfa Romeo Alfasud rossa. Spaesato in un mondo così diverso dalla tranquilla periferia e dall'Italia che aveva lasciato, nel corso del viaggio - appena messo piede nel Bel Paese - inizia a subire una serie infinita di furti e vessazioni. Silenzioso per tutto il film, arrivato al seggio Pasquale dà vita ad un accoratissimo quanto esilarante sfogo verbale. Esasperato a causa dei continui torti subiti, in un dialetto indecifrabile ai suoi stessi compaesani, chiude il film in modo più che brillante, con una frase lapidaria, l'unica comprensibile a tutti.

Seconda kermesse di personaggi del repertorio cabarettistico e televisivo di Carlo Verdone, insistendo sul loro impaccio, accentuato nel personaggio di Mimmo. Come nel primo film, è l'attualità del contesto a fare da contorno: un paese disorganizzato, fitto di antagonismi ideologici nonché insicuro per i forestieri. Segue l'immagine un po' datata dell'emigrante meridionale all'estero. Straniero sia in patria che nel paese d'adozione, che non parla l'Italiano bensì un dialetto antico, incomprensibile ai suoi stessi paesani. Il film propone brillantemente una comicissima Sora Lella, antico stereotipo della romana dalla saggezza ancestrale, in antitesi ad un nipote sprovveduto. Preponderante il commento musicale il cui tormentone riprende le note dell'inno di Mameli.

Di notevole importanza è la leggera critica lanciata da Verdone contro la politica e "il rito del voto". Il candido perderà la nonna poco dopo aver espresso il suo voto. Gli scrutinatori litigheranno se accettare o meno il voto dell'anziana nonna nell'incertezza di valutare la scheda "mezza aperta o mezza chiusa". Furio farà notare un disegno volgare chiedendone la censura e l'indecenza; anche in questo caso gli scrutinatori si comportano in maniera diversa, ridendo laddove avrebbero dovuto censurare. Infine c'è la disaventura del lucano Ametrano, la cui unica battuta non è solo uno sfogo per i drammi che ha vissuto, ma anche verso un voto che non servirà a cambiare niente.

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Perdiamoci di vista

Perdiamoci di vista è un film del 1994 diretto dal regista Carlo Verdone. Protagonisti, in questa commedia dal retrogusto amaro, sono Carlo Verdone e Asia Argento.

Gerry Fuxas (Carlo Verdone) conduttore televisivo di grande fama, conduce il programma settimanale di successo "Terrazza Italiana", in cui vengono trattati innumerevoli casi umani drammatici con molta superficialità e cinismo. Durante una delle diverse puntate della trasmissione, Fuxas viene provocato e umiliato in diretta da Arianna (Asia Argento), una giovane ragazza diversamente abile. Da quell'episiodio, la carriera televisiva di Fuxas viene rovinata e viene sbattuto in prima pagina su tutti i giornali ma, inaspettatamente, stringerà un rapporto di amicizia ( e non solo) con la bella Arianna.

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Un sacco bello

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Un sacco bello è un film del 1980 diretto ed interpretato da Carlo Verdone. Costituisce il fortunato esordio come regista di Verdone.

Carlo Verdone interpreta tre personaggi diversi in una Roma ferragostana, assolata e deserta. Il film esordisce con Enzo, prossimo alla trentina, oramai privo d'amici ma irriducibile ragazzo. Riuscito a procurarsi un compagno, Sergio, tutt'altro che entusiasta, i due partono con una Fiat Dino nera per un "tour del sesso" in Polonia. Durante la traversata della capitale incrociano senza conoscersi Leo e Ruggero, entrambi interpretati da Verdone.

Leo, ingenuo e goffo ragazzo trasteverino che deve raggiungere la madre in vacanza a Ladispoli, quando incontra per caso per strada una ragazza spagnola, Marisol, la quale è disperata perché non trova nessun albergo libero e perché tutti i musei e i monumenti sono chiusi per ferie. Leo pensa solo a non ritardare la partenza per Ladispoli, ma Marisol lo convince ad accompagnarla in giro per Roma e poi, dopo molte resistenze, a casa sua, cominciando a provare una certa attrazione verso di lei; Leo è un ragazzo molto timido e tenero e la sua tipica caratteristica è quella di alzare gli occhi al cielo per pensare ogni volta che gli si pone una domanda.

Terzo personaggio principale è Ruggero, che vive in una comunità di ragazzi dopo aver avuto una visione mistica; Ruggero è una sorta di hippie che professa l'amore libero e il distacco dal mondo moderno. Il padre di Ruggero lo convince a tornare per un attimo a casa nel tentativo di reinserirlo nei ranghi. Durante la permanenza nell'appartamento, il padre invita tutte le persone che crede possano aiutarlo: ecco così comparire personaggi caricaturali come il prete Alfio, il cugino Anselmo e un vecchio professore autoritario (sempre interpretati da Verdone).

Appena usciti da Roma, Sergio accusa fortissimi dolori addominali. Enzo allora, sperando in un malessere passeggero, lo conduce in un ospedale per una visita. Nel frattempo, nel cortile assolato, il giovane intrattiene portantini ed infermieri raccontando in modo iperbolico e con enfasi storie di incidenti e disgrazie di cui è improbabile testimone. Inevitabilmente arriva la cattiva notizia del ricovero d'urgenza di Sergio per calcolosi biliare che manda a monte la partenza.

Leo organizza una cena romantica con la turista che lo ha preso in simpatia. La situazione sembra preludere a qualcosa di intimo quando si sente suonare il campanello e il ragazzo va ad aprire nonostante le suppliche della ragazza. Fa ingresso infatti il di lei fidanzato arrabbiatissimo a distruggere tutti i sogni di Leo.

Nel pieno della notte echeggia un boato nella Capitale per un attentato terroristico. Enzo sta ancora cercando qualcuno con cui partire. Leo si sveglia di nuovo solo. Ruggero si congeda da suo padre per tornare nella comunità roso da mille dubbi. Il mattino dopo riprende la vita di prima. Peggio di prima.

Commedia romanesca metropolitana caratterizzata da stereotipi e maschere, alcune datate come l'hippie deluso dell'impegno politico degli anni settanta, e altre attuali come il giovane mai cresciuto, il tipico coatto, tronfio ma pur sempre onesto, per finire con il timido ingenuo, fragile, incapace di un minimo riscatto.

Attorno ai personaggi si sviluppa un contesto attuale alla fine degli anni settanta: la città deserta, disorganizzata, poco accogliente per i turisti nonché il terrorismo con le famigerate bombe (l'esplosione finale allude all'attentato dinamitardo al Campidoglio nella primavera del 1979). Seguono una Trastevere dal sapore ancora popolare, il mito della facile conquista nei paesi allora appartenenti al Patto di Varsavia, in cambio di calze di nylon e penne a sfera, e una Cracovia divenuta famosa con la recente elezione di Papa Wojtyla.

Verdone traspone sul grande schermo il suo repertorio trasformistico di personaggi, sperimentati con successo nel cabaret e nel varietà televisivo in un prodotto divertente e dolceamaro. La vita offre occasioni interessanti per poi riconfermarsi la stessa sempre.

Anche a distanza di decenni, giovani e non tendono ad identificarsi nel cast, sebbene l'intento di Verdone fosse fortemente satirico. Sarà molto difficile per il regista distaccarsi da quei personaggi giacché un certo pubblico l'ha oramai consacrato loro feticcio, come testimoniato da una trasmissione RAI dei primi anni del 'Duemila, dedicata alla figura del cosiddetto coatto e da Verdone patrocinata.

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Viaggi di nozze

Viaggi di nozze è un film del 1995, diretto dal regista Carlo Verdone.

Il film ricalca la struttura di Bianco, rosso e Verdone, pellicola che riscosse molto successo negli anni '80, dove Verdone interpretava tre personaggi. Anche in questa pellicola, infatti, Carlo interpreta Raniero Cotti Borroni, Giovannino e Ivano. I tre, insieme alle rispettive mogli (Fosca, Valeriana, Jessica, rispettivamente Veronica Pivetti, Cinzia Mascoli e Claudia Gerini) si mettono in viaggio dopo il matrimonio. Le vignette divertenti e le frasi ripetute più volte, abbinate all'immensa bravura di Verdone nel calarsi nei 3 personaggi, rendono il film veramente bello e piacevole, senza troppe volgarità. Il personaggio di Raniero Cotti Borroni riprende a grandi linee il Furio di Bianco Rosso e Verdone, ma in chiave più cinica ed egoista.

Raniero e Fosca: Il professor Raniero Cotti Borroni (Carlo Verdone), barone della medicina che pensa al lavoro 24 ore su 24, al punto di non staccare mai il cellulare, nemmeno sull'altare, convola a "inguste" nozze con la giovane Fosca (Veronica Pivetti) che subito dopo le nozze si accorge di a ver fatto un errore irreparabile, durante il viaggio di nozze, che Raniero ha organizzato uguale a quello fatto anni prima con la prima moglie defunta, Fosca prova in ogni modo a scappare dall'opprimente marito, che arriva al punto di programmare dove i due saranno sepolti nella cappella di famiglia; alla fine la donna disperata finisce per suicidarsi buttandosi dal balcone della stanza d'albergo a Venezia.

Giovannino e Valeriana: il candido Giovannino (Carlo Verdone) sposa Valeriana (Cinzia Mascoli), dopo un'interminabile predica del prete che celebra la funzione (sempre interpretato da Verdone) i due s'imbarcano finalmente per una crociera nel mediterraneo, ma poco prima di partire una telefonata inaspettata costringe Giovannino a lasciare Valeriana e tornare a Roma: l'infermiera albanese del padre si è licenziata e Giovannino deve trovargli una sistemazione, è l'inizio di una seria di imprevisti familiari che manderà a monte l'intero viaggio di nozze, ma alla fine i due neo sposi troveranno la forza di reagire.

La colonna sonora è incentrata tra hard rock, grunge, alt rock, punk e heavy metal soprattutto per la storia di Ivano e Jessica.

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Source : Wikipedia