Cardinale

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Inviato da david 25/02/2009 @ 18:09

Tags : cardinale, calabria, italia, claudia cardinale, attori e attrici, cinema, cultura

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Claudia Cardinale

Una veduta di Tunisi nel 1942.

Claudia Cardinale in 8½ (1963) di Federico Fellini.

Claudia Cardinale, all'anagrafe Claude Josephine Rose Cardinale (La Goletta, 15 aprile 1938), è un'attrice italiana, nata in Tunisia da genitori di origine siciliana.

È l'attrice italiana più importante emersa negli anni sessanta e l'unica a conseguire una notorietà internazionale paragonabile a quella di Sophia Loren, pur senza raggiungere i fasti divistici della Loren o della Lollobrigida negli anni cinquanta.

La sua «bellezza in pari tempo solare e notturna, limpida, misteriosa e inquietante» è stata utilizzata e valorizzata dai maggiori autori dell'epoca d'oro del cinema italiano. Si ricordano in particolare le sue interpretazioni per Visconti (Il Gattopardo, Vaghe stelle dell'Orsa), Fellini (8½), Bolognini (Il bell'Antonio, La viaccia, Senilità), Zurlini (La ragazza con la valigia), Comencini (La ragazza di Bube), Sergio Leone (C'era una volta il West).

Come le altre attrici della sua generazione, ha incarnato un nuovo modello femminile, una donna volitiva e battagliera, che vuole essere libera e indipendente, afferma la proprietà di se stessa ed aspira ad un ruolo paritario nei rapporti affettivi e professionali.

Compagna per oltre un decennio del produttore cinematografico Franco Cristaldi, principale artefice della sua carriera, dalla metà degli anni settanta è legata al regista Pasquale Squitieri e dalla fine degli anni ottanta risiede stabilmente in Francia. Ha due figli, Patrick e Claudia.

I suoi genitori, Yolande e François, erano nati in Africa, figli di emigranti siciliani: i nonni paterni erano commercianti, trasferitisi in Tunisia quando era ancora un protettorato francese; i nonni materni, i Greco, di Trapani, erano piccoli costruttori marittimi, per questo si stabilirono a La Goletta, il vecchio porto, dove esisteva una numerosa comunità italiana. Pur essendo entrambi i genitori francofoni, educati in scuole francesi, il radicamento nella terra d'origine era tale che il padre, ingegnere delle ferrovie, scelse di mantenere la nazionalità italiana invece di prendere quella francese, che avrebbe facilitato la vita della loro famiglia, soprattutto durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando l'alleanza dell'Italia fascista con il regime nazista fece emergere un certo antitalianismo. Proprio per rispetto della scelta del padre, quando la Cardinale nella maturità risiederà stabilmente in Francia, preferirà rimanere a sua volta italiana.

La Cardinale è educata insieme alla sorella Blanche, più piccola di un solo anno, nella scuola di suore di Saint-Joseph-de-l'Apparition, a Cartagine, dove la sua irrequietezza le costa continue punizioni, quindi studia alla scuola Paul Cambon, dove ottiene il diploma con la prospettiva di diventare maestra. È un'adolescente introversa, silenziosa, molto chiusa e selvaggia, come tutte le ragazze della sua generazione affascinata da «BB», Brigitte Bardot, esplosa nel 1956 con E Dio creò la donna di Roger Vadim.

Il suo primo contatto con il mondo del cinema è la partecipazione, insieme alle compagne di scuola, ad un cortometraggio del regista francese René Vautier, Anneaux d'or, presentato con successo al Festival di Berlino. È sufficiente l'unico primo piano di quel film per diventare una piccola celebrità locale ed essere richiesta dal regista Jacques Baratier per girare I giorni dell'amore, con l'attore egiziano Omar Sharif, una proposta che accetta con riluttanza, recitando in un ruolo di secondo piano (per la protagonista la produzione vuole un'attrice di nazionalità tunisina).

Ma la svolta determinante è, nel 1957, durante la Settimana del cinema italiano a Tunisi organizzata dall'Unitalia-Film, quando vince in modo del tutto involontario e inconsapevole il concorso per la «più bella italiana di Tunisia», che le vale in premio un viaggio a Venezia, durante la Mostra del Cinema. Al Lido l'affascinante diciottenne non passa inosservata agli occhi dei molti registi e produttori presenti.

Le viene offerto di frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ma è un'esperienza breve ed insoddisfacente, durante la quale mette in evidenza una scarsa attitudine al mestiere di attrice (acuita dalle difficoltà con la lingua italiana), ma anche una straordinaria fotogenia. Abbandona gli studi dopo un solo trimestre e decide di ritornare a casa, guadagnandosi il servizio di copertina del settimanale popolare Epoca per questa sua scelta inaspettata di rifiutare l'avventura del cinema.

Tornata a Tunisi, si trova però di fronte all'inattesa scoperta di essere incinta. È il risultato di una drammatica esperienza personale: una breve, dolorosa relazione con un uomo francese, più grande di lei di una decina d'anni, iniziata quand'era ancora solo diciassettenne, con una violenza. Decisa a non abortire, trova una via di salvezza nella proposta di un contratto di esclusiva da parte della casa di produzione Vides di Franco Cristaldi. È questo l'inizio, non desiderato ma imposto dalle circostanze, della sua carriera cinematografica.

Il suo primo film italiano è I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli, nel quale interpreta il piccolo ruolo di Carmelina, una ragazza segregata in casa dal fratello, il primo di tanti ruoli di donna siciliana a cui il suo aspetto mediterraneo sembra destinarla. La commedia è un enorme successo e la Cardinale diventa immediatamente riconoscibile, addirittura già presentata da alcuni giornali come «la fidanzata d'Italia».

Seguono altri due film, Tre straniere a Roma di Claudio Gora e La prima notte di Alberto Cavalcanti, durante i quali lavora segretamente incinta, fino al settimo mese, in uno stato di depressione, tormentata da pensieri suicidi.

Quando teme ormai di non poter più nascondere la gravidanza, incontra Cristaldi per chiedergli l'interruzione del contratto, in modo da potersene andare, ma lui intuisce il problema, l'aiuta ad affrontare la famiglia e la manda a partorire a Londra, lontano dagli sguardi della stampa, con la scusa di dover imparare la lingua inglese per un film. Grata della comprensione da parte del produttore, è però sconvolta quando lui le impone di non rivelare la propria maternità, perché questa sarebbe un tradimento verso il pubblico e significherebbe la fine della sua carriera, facendo leva sul dettagliatissimo contratto all'americana che la vincola in ogni aspetto della sua vita, compresa la propria immagine, privandola di qualsiasi capacità di autodeterminazione: «non ero più padrona nè del mio corpo nè dei miei pensieri. Tutto era in mano alla Vides».

Per ben sette anni conserverà questo enorme segreto, non solo al pubblico ma anche al suo stesso figlio, Patrick, cresciuto in famiglia come un fratello, finché un giornale scandalistico non scoprirà la verità e la Cardinale deciderà di raccontarla in esclusiva all'autorevole giornalista Enzo Biagi, in un articolo pubblicato su Oggi e L'Europeo: per lei è una rivelazione sofferta, ma anche una grande liberazione.

Il primo film importante della sua carriera è Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi, che per lei è una vera rivelazione. Fino a quel momento ha lavorato senza essere conquistata dal cinema, ma grazie alla sapiente direzione del burbero e laconico regista-attore, con il quale nasce un'immediata affinità tra due caratteri simili, comincia ad imparare cosa sia il mestiere della recitazione e a sentirsi a proprio agio davanti alla macchina da presa.

Si tratta della sua prima vera prova di attrice, per la quale riceve una lusinghiera recensione da parte di Pier Paolo Pasolini («una Cardinale che io mi ricorderò per un pezzo. Quegli occhi che guardano solo con gli angoli accanto al naso, quei capelli neri spettinati (...) quel viso di umile, di gatta, e così selvaggiamente perduta nella tragedia»), anche se è ancora vittima dell'ingrata pratica del doppiaggio, che nasconde la sua voce così particolare.

Subito dopo questo film, la Cardinale realizza la celebre intervista con Alberto Moravia nella quale lo scrittore si concentra esclusivamente sul suo corpo, trattandola come un oggetto, ma lei stessa trova adeguato che le si chieda solo di quello che è il suo strumento dell'essere attrice: «Io usavo il mio corpo come una maschera, come rappresentazione di me stessa». L'articolo, pubblicato su Esquire con il titolo The next goddess of love, è ripreso in tutto il mondo e poi ampliato in un libro intitolato La dea dell'amore, pubblicato nel 1963. L'attrice si rende conto, con un certo divertimento, di mettere a disagio lo scrittore, per il suo prorompente aspetto fisico, che l'avvicina ai personaggi femminili dei suoi romanzi. E qualche anno dopo interpreterà proprio uno di essi nel film Gli indifferenti, tratto dal suo omonimo romanzo.

Mentre la maternità nascosta le fa condurre una vita sempre più appartata, impedendole di viverne a pieno la parte pubblica, tutta la sua esistenza si riduce al solo dovere, ad un lavoro serrato e ininterrotto, un film dietro l'altro (sono addirittura sei i film datati 1961 a cui partecipa), tra i quali la poco riuscita megaproduzione internazionale Napoleone ad Austerlitz di Abel Gance, il primo incontro professionale con Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli, e I delfini di Citto Maselli. La strategia di Cristaldi è quella di farle girare piccoli ruoli, ma con i più grandi autori.

Nei film di Bolognini, la Cardinale incarna la figura della donna come perdizione per l'uomo, la mantide religiosa. In effetti, durante le riprese del primo di questi, Il bell'Antonio, la star della Dolce vita Marcello Mastroianni si innamora di lei che, pur attratta dal suo fascino gentile, lo respinge, perché non lo prende sul serio e lo considera uno di quegli attori che non possono fare a meno di innamorarsi delle loro compagne di lavoro. Mastroianni, anche a distanza di molti anni, le rinfaccerà di non aver creduto all'autenticità dei suoi sentimenti. Malgrado il dispiacere di Bolognini per la situazione, l'atmosfera di tensione tra i due interpreti si rivela ideale per trasmettere quella fra i personaggi del film.

Il successivo lavoro con Bolognini, La viaccia, le fa incontrare invece Jean-Paul Belmondo, con il quale girerà poi l'avventuroso Cartouche (1962), il film della popolarità per l'attrice in Francia, ma con il quale soprattutto avrà una piccola storia d'amore.

Un vero e proprio «film della vita» è La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, che mette in scena involontariamente la parte più dolorosa della sua vita reale, il figlio nascosto, e le permette un'identificazione totale con il personaggio della ragazza-madre Aida. Il coinvolgimento è tale che le richiede poi un paio di mesi per essere superato e lasciato alle spalle.

Il regista la sceglie contro il parere di tutti, per un personaggio così difficile, quando lei non è ancora considerata una «vera» attrice. Come Germi, le si mette accanto durante la lavorazione: «Zurlini era di quelli che amano molto le donne: aveva una sensibilità quasi femminile. Mi capiva da uno sguardo. Mi ha insegnato tutto, senza impormi niente. (...) Mi ha voluto veramente bene.» Con lui nasce una vera amicizia, basata su una profonda comprensione reciproca.

Tanto La viaccia di Bolognini quanto La ragazza con la valigia di Zurlini vengono selezionati in concorso per il Festival di Cannes 1961. Alla Croisette l'attrice ventiduenne non è paragonabile alle due dive italiane presenti, Sophia Loren (che vince il premio per la migliore interpretazione femminile con La ciociara) e Gina Lollobrigida, ma per alcuni giornali appare come una credibile antagonista di Brigitte Bardot, tanto che la rivista francese Paris Match le dedica una copertina intitolata «La chiamano già CC. È Claudia Cardinale la giovane rivale di BB».

Il rapporto professionale con il produttore Cristaldi si evolve progressivamente e, dopo un paio di anni dall'inizio del contratto con la Vides, diventa anche personale, privato, sentimentale. Fin dall'inizio, la Cardinale è consapevole che si tratta di un legame senza prospettive di future ufficializzazioni e, almeno per un certo periodo, è dolorosamente consapevole di rappresentare lo stereotipo dell'avventura del produttore con l'attrice.

A posteriori, sostiene di non essersi mai sentita davvero la compagna di Cristaldi, perché non si è trattato di un rapporto alla pari: è sempre stata in una posizione svantaggiata, subordinata rispetto al produttore, «Cenerentola gratificata dalla sua generosità», da un lato per il grande debito di riconoscenza nei suoi confronti per averla aiutata nel momento critico della gravidanza segreta, dall'altro per il fatto di essere legata da un rapporto lavorativo, per lui impossibile da scindere da quello personale, che gli ha permesso di tenerla costantemente sotto controllo (attraverso lo staff personale formato da responsabile stampa, segretaria e autista), di privarla di qualsiasi libertà personale e autonomia, facendola sentire prigioniera in una torre d'avorio e ricordandole sempre che l'aveva creata e gli apparteneva. Non solo non hanno mai vissuto una vita di coppia e hanno condotto vite separate se non durante brevi viaggi, ma addirittura lei non l'ha mai chiamato Franco, solo Cristaldi.

Per lungo tempo sopporta la situazione, ma con insofferenza crescente, che porterà ad un'inevitabile rottura.

Il 1963 rappresenta un anno cruciale per la carriera della Cardinale.

Ha l'irripetibile occasione di lavorare contemporaneamente con due dei maggiori maestri del cinema italiano dell'epoca in veri e propri film-simbolo della loro intera carriera, con Luchino Visconti per Il Gattopardo e con Federico Fellini per 8½, sperimentando in prima persona come due artisti possano essere dei geni in maniera totalmente diversa: seguendo strade, istinti, metodi addirittura opposti.

Sul set di Visconti, il clima è quasi religioso, si vive solo per il film, lasciando fuori il mondo esterno. Tanto Visconti ha bisogno del silenzio per lavorare, quanto Fellini ne ha invece di essere immerso nella confusione e circondato dal massimo della volgarità e del rumore. Con il primo, è impossibile cambiare una virgola, con il secondo il clima è di improvvisazione totale, anche se di fatto si viene portati dove lui vuole, senza nemmeno accorgersi.

Fellini fa esprimere al proprio alter ego Mastroianni una reverente dichiarazione d'amore all'attrice («Quanto sei bella, mi metti in soggezione, mi fai battere il cuore come un collegiale. Che rispetto vero, profondo, comunichi.») e la trasforma in una sorta di ideale femminile salvifico, l'interprete ideale della "ragazza della fonte": «bellissima, giovane e antica, bambina e già donna, autentica, solare». È lui il primo a volerla non doppiata: per lui, ogni differenza è poesia, compresa quella voce così caratteristica che, per merito suo, viene finalmente rivelata su grande schermo, aggiungendo ulteriore fascino a quello già irresistibile derivato dall'eccezionale fotogenia del volto e dallo splendore fisico del corpo.

Entrambi i film partecipano con successo al Festival di Cannes: Il Gattopardo conquista trionfalmente la Palma d'Oro, mentre 8½ è presentato fuori concorso. La Cardinale presenzia brevemente sulla Croisette, giusto il tempo sufficiente per la storica fotografia sulla spiaggia in compagnia dei "tre gattopardi", Luchino Visconti, Burt Lancaster e un vero ghepardo.

Se l'interpretazione di Angelica nel Gattopardo e la breve apparizione nel ruolo di se stessa in 8½ segnano la sua definitiva consacrazione come stella di prima grandezza, la sua prima vera interpretazione con la propria voce, nel film La ragazza di Bube di Luigi Comencini (che segue saggiamente l'esempio di Fellini), le vale il primo importante riconoscimento al suo lavoro di attrice, il Nastro d'Argento alla migliore attrice protagonista.

In questo stesso anno partecipa anche al suo primo film americano (seppur girato in Italia), La pantera rosa di Blake Edwards, nel quale recita accanto ad un attore del calibro di David Niven, dall'eccezionale humour, che conia per lei l'eccentrico complimento «la più bella invenzione italiana... dopo gli spaghetti!». A distanza di trent'anni, ritroverà poi Blake Edwards per Il figlio della pantera rosa (1993).

I pieni anni sessanta la vedono all'apice della carriera e della fama internazionale.

Il circo e la sua grande avventura (1964) di Henry Hathaway le permette di lavorare con due star assolute come John Wayne e Rita Hayworth ma, mentre instaura un rapporto molto amichevole con "the Duke", deve assistere suo malgrado alla straziante decadenza della Hayworth.

Lavora poi con Rock Hudson in L'affare Blindfold (1965) di Philip Dunne e con Anthony Quinn in Né onore né gloria (1966) di Mark Robson. Proprio il primo, di cui non ignora le segrete preferenze sessuali, è il miglior compagno del suo periodo hollywoodiano: Hudson si dimostra molto protettivo nei suoi confronti, comprendendo il suo disagio di europea in un mondo diverso. Frequenta anche Barbra Streisand ed Elliott Gould, diventa amica di Steve McQueen, ma continua a sentirsi inevitabilmente estranea a quel mondo.

Nel frattempo in Italia torna a lavorare con Visconti in Vaghe stelle dell'Orsa (1965), vincitore di un "riparatorio" Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia ma anche insuccesso commerciale, nel quale ha modo di esprimere al massimo le proprie capacità drammatiche.

Torna anche lavorare con Monicelli per un episodio del film Le fate (1966).

A dimostrazione dello status divistico raggiunto dall'attrice, nel 1966 la casa editrice Longanesi pubblica l'insolito volume Cara Claudia... Lettere dei fans alla Cardinale.

Si cimenta con il genere western in I professionisti (1966) di Richard Brooks, il suo miglior film americano, nel quale ha il piacere di ritrovare Lancaster, con il quale ha condiviso l'indimenticabile esperienza del Gattopardo. È protagonista assoluta della commedia d'ambientazione brasiliana Una rosa per tutti (1967) di Franco Rossi. Affianca Tony Curtis e Sharon Tate in Piano, piano non t'agitare (1967) di Alexander Mackendrick.

All'inizio del 1967, viene raggiunta negli Stati Uniti da Cristaldi, che ha organizzato a sua insaputa il loro matrimonio, che viene celebrato ad Atlanta, ma mai ufficializzato in Italia. Questo «sedicente matrimonio», come lo definisce la Cardinale, e la successiva affiliazione di Patrick, sono vissute dall'attrice come un altro modo per tenerla legata, sempre meno libera di decidere della propria vita, piuttosto che il risultato di sentimenti autentici.

Il 1968 è l'anno di Il giorno della civetta di Damiano Damiani, capostipite dei film di denuncia, e soprattutto del capolavoro del western all'italiana C'era una volta il West di Sergio Leone, nel quale interpreta la prostituta Gill, l'unico ruolo femminile di rilievo di tutto il cinema del regista.

Il decennio dorato si chiude con la megaproduzione italosovietica La tenda rossa (1969) di Mikhail Kalatozov, che le permette di recitare accanto a Sean Connery.

La partecipazione alla commedia Le avventure di Gerard (1970) di Jerzy Skolimowski, una produzione americana girata a Cinecittà, è una delle esperienza più divertenti della sua carriera, il regista polacco al suo primo film straniero si rivela un «pazzo scatenato» e la Cardinale si deve impegnare in prima persona per impedire che i produttori lo licenzino.

In Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa recita con Alberto Sordi, da cui in seguito sarà anche diretta, nel film Il comune senso del pudore (1976).

Dopo Cartouche per dieci anni non ha più lavorato in Francia, per l'assenza di proposte abbastanza interessanti. Ma ora gliene arriva una impossibile da rifiutare, un incontro-duello con il sex symbol planetario e bandiera francese Brigitte Bardot. Il risultato è il western al femminile Le pistolere (1971) di Christian-Jaque, buon successo popolare stroncato dalla critica.

Intanto, sta già maturando progressivamente il distacco da Cristaldi e dalla Vides, che avverrà però solo nel 1975, con il mancato rinnovo del contratto.

Torna a lavorare per un'ultima volta con due dei "suoi" registi, Bolognini, in Libera, amore mio... (1973), e Visconti, profondamente segnato dalle conseguenze di un ictus («Era costretto a dirigerti solo con lo sguardo: e dietro quella persona curva, immobile, silenziosa, tu rivedevi l'ombra di quel leone ruggente che era stato fino a poco prima»), in Gruppo di famiglia in un interno (1974).

Ma soprattutto nel film I guappi (1974) lavora per la prima volta con il giovane regista emergente Pasquale Squitieri, suo coetaneo, che sarà il protagonista di qui in avanti della sua vita professionale e privata. Il loro primo incontro è decisamente tempestoso, caratterizzato in apparenza da reciproca diffidenza ed antipatia, ma la Cardinale rimane anche fortemente attratta da quell'ombroso regista napoletano, dallo sguardo trasparente. È lei, inavvicinabile in quanto compagna di uno degli uomini più potenti dell'ambiente cinematografico italiano, a farsi avanti, malgrado tutte le voci negative sul regista, che viene generalmente dipinto come un uomo imprevedibile, collerico, collezionista di donne. Ma ai suoi occhi Squitieri rappresenta proprio quella vitalità ed anche quella follia e quegli eccessi di cui sente un bisogno crescente, dopo molti anni costretta ad «una vita tutta regolata, tutta programmata, tutta razionale e razionalizzata... Pasquale era l'opposto: ed è stato l'opposto a sedurmi.» La loro relazione ha inizio nel 1973, ma solo due anni dopo la ufficializzeranno, pur senza sposarsi.

La Cardinale si aspetta che Cristaldi, sempre così distaccato, sia comprensivo e le permetta di rifarsi una vita, invece la sua reazione è meschina e vendicativa: le crea attorno il vuoto nell'ambiente cinematografico, per mettere fine alla sua carriera, e chiede esplicitamente a Visconti di non chiamarla per L'innocente (1976), impedendole così di partecipare a quello che si rivelerà essere l'ultimo film del regista. Per di più, la Vides la lascia con un debito nei confronti del fisco di cento milioni di lire.

Si ritrova quindi a pagare il raggiungimento della felicità privata con l'inattività professionale. Anche Squitieri da uomo di successo si ritrova disoccupato, perché non trova produttori disposti ad inimicarsi Cristaldi. L'ultimo contatto con Cristaldi saranno, in seguito, solo le pratiche del divorzio necessarie per consentire al produttore di sposare Zeudi Araya.

Dopo diciassette anni di lavoro ininterrotto, con almeno tre-quattro film all'anno, l'attrice rimane ferma per quasi due anni prima che Franco Zeffirelli la chiami per il ruolo dell'adultera nel suo Gesù di Nazareth televisivo. Le sembra di uscire da una lunga convalescenza e il fatto che le riprese si svolgano a Monastir, in Tunisia, non fa che accentuare la sensazione di un nuovo inizio.

Negli anni seguenti lavora ripetutamente con Squitieri, che l'affianca a Giuliano Gemma in Corleone (1977) e Il prefetto di ferro (1977).

A quarant'anni può permettersi una seconda maternità desiderata, vissuta con grande serenità, come un riscatto della prima. Ma per tutta la durata della gravidanza è perseguitata dai fotografi, una situazione che culmina nel famigerato episodio in cui Squitieri minaccia con la pistola i fotografi che assediano letteralmente la loro villa fuori Roma (secondo la Cardinale, un equivoco generato da un periodo di tensione generale).

Gli anni ottanta si aprono per la Cardinale con due film importanti, La pelle (1981) di Liliana Cavani, che le vale un secondo Nastro d'argento, e Fitzcarraldo (1982) di Werner Herzog, un'autentica avventura in Amazzonia: «su quel set è successo veramente di tutto (...) Ci si chiedeva ogni giorno se saremmo riusciti a girare», «più che un film (...) una specie di lotta per sopravvivere (...) una lotta contro il caldo terrificante, contro le mille difficoltà per girare in un posto fuori dal mondo». Le oggettive difficoltà ambientali sono acuite dal dover fronteggiare tanto il famigerato Klaus Kinski quanto il non meno imprevedibile Herzog.

L'interpretazione del controverso personaggio storico di Claretta Petacci in Claretta (1984), diretta per l'ennesima volta da Squitieri, le fa ottenere il Premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia e il suo terzo Nastro d'argento. Di qui in avanti, cominceranno ad arrivare solo premi alla carriera perché, malgrado la sua splendida maturità, il cinema sembra non offrirle più ruoli all'altezza.

Recita nell'Enrico IV di Marco Bellocchio (1984), di nuovo a fianco di Mastroianni, e poi in La Storia di Luigi Comencini (1986), uno dei suoi ruoli più drammatici, che le richiede di apparire prematuramente invecchiata, ma ormai la sua attività si è spostata prevalentemente in Francia, dove continua a lavorare ininterrottamente, anche se spesso i suoi film non arrivano in Italia. Fra gli altri, nel kolossal celebrativo La rivoluzione francese (1989) di Robert Enrico e Richard T. Heffron interpreta il ruolo della duchessa di Polignac.

Dopo la vita nomade da attrice internazionale, con base a Roma, nel 1989 si trasferisce stabilmente a Parigi, che sente come la sua vera città, perché ha bisogno di sentir parlare francese per sentirsi davvero a casa.

Nel 2000 recita nello spettacolo La Venexiana, adattato da Renè de Ceccatty, diretto da Maurizio Scaparro e rappresentato al teatro Rond-Point di Parigi. Seguono nel 2002/2003 Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello, messo in scena da Squitieri, rappresentato in una tournée teatrale in Italia, nel 2005 Doux oiseaux de jeunesse di Tennessee Williams, messo in scena da Philippe Adrien, e nel 2006/2007 Lo zoo di vetro, sempre di Williams, diretto da Andrea Liberovici.

Convinta che gli artisti, in quanto punto di riferimento e voce per molti, abbiano il dovere di essere generosi con gli altri come la vita lo è stata con loro, la Cardinale ha speso il suo impegno pubblico soprattutto per la causa dei diritti delle donne. È madrina di un'associazione per la lotta contro l'AIDS e nel 2000 è stata nominata ambasciatrice (Goodwill Ambassador) dell'UNESCO.

Se Un maledetto imbroglio di Germi ha segnato l'inizio della sua evoluzione come attrice, l'esperienza del Gattopardo con Luchino Visconti ne ha segnato invece la maturazione. Visconti le ha insegnato, soprattutto, ad avere una piena consapevolezza del proprio corpo: «mi ha insegnato a guidare, e a non farmi guidare ciecamente dal corpo. Mi ha restituito, se così posso dire, uno sguardo, il sorriso».

La Cardinale è apparsa in diversi documentari, per raccontare se stessa e la propria carriera, o per rendere la propria testimonianza sulle personalità cinematografiche incontrate e conosciute nel corso degli anni.

Fino al 1963 la Cardinale è stata doppiata in lingua italiana, da diverse attrici, fra cui Rita Savagnone (Un maledetto imbroglio), Luisella Visconti (Rocco e i suoi fratelli), Adriana Asti (I delfini, La ragazza con la valigia).

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Cardinale (CZ)

Cardinale (CZ) - Stemma

Cardinale è un comune di 2.615 abitanti della provincia di Catanzaro.

Situato nella zona delle Serre calabresi con una popolazione di circa 3.500 abitanti. Oltre al centro storico vi sono varie frazioni delle quali Novalba è la principale. Il primo nucleo di Novalba è sorto dopo l'alluvione del 1935, il secondo dopo l'alluvione del 1954. Sia il primo che il secondo nucleo sono stati realizzati per l'interessamento del sindaco di allora, l'avv. Giovanni Salvi. Attualmente l'amministrazione comunale gli ha dedicato la piazza principale di Novalba (già Piazza Italia).

Il centro storico è bagnato dal fiume Ancinale (l'antico Cecinus) che nasce dal Monte Pecoraro in località Pietre Bianche e sfocia nel Mar Jonio nei pressi di Soverato, dopo un percorso di circa 35 km. Lungo il percordo del fiume si trova una importante stazione della felce Osmunda regalis.

Il comune è situato a circa 560 m s.l.m. e a circa 60 km dal capoluogo Catanzaro. Il territorio è in massima parte boscoso. Le essenze forestali prevalenti ed autoctone sono: il castagno, la quercia e il faggio. Negli anni '50-'60 sono stati avviati imponenti rimboschimenti con conifere (pino in prevalenza).

Cardinale è anche un sito neolitico. Già nell'Ottocento, durante i lavori per il rinforzo di un ponte in ferro sono state ritrovate delle asce in pietra lavorata. Molte di queste sono state ritrovate in varie località e la tradizione vuole che i pastori li considerassero dei tuoni e li portassero con loro in quanto si credeva fossero un potente talismano contro i fulmini. Tali asce venivano chiamate "cugni" o "truoni". Alcune di queste asce sono conservate nel Museo di Crotone. Tali ritrovamento attestano la presenza dell'uomo nella Valle dell'Ancinale sin già dall'età Neolitica. Il centro storico è ricco di vari manufatti in granito (portali ecc.) e vi si trova una bella chiesa, del '700, con una imponente facciata.

Nel 1965 diventa Sindaco di Cardinale il Prof. Domenico Cirillo amato e ricordato da tutti ancor oggi. Con un programma all'insegna del rinnovamento diviene uno dei protagonisti dello sviluppo del piccolo paese. Nel 1970, qualche mese prima di morire, viene rieletto Sindaco.

Nel territorio del comune e nei comuni confinanti, fino a pochi anni fa veniva coltivato in larga scala il nocciolo. Attualmente tale attività è molto ridotta a causa del deprezzamento del prodotto e del forte aumento della manodopera. Tale pianta è stata importata, dalla zona di Atripalda (AV) da Alfonso Salvi intorno alla metà dell'Ottocento. Intorno a questa data Cardinale era "un centro industriale" in quanto c'erano le acciaierie borboniche in località Razzona. Con l'acciaio prodotto in questo comune venne realizzato il primo ponte sospeso sul fiume Garigliano e in seguito un secondo sul Calore. Oltre alle acciaierie in Cardinale esistevano delle filande dette in gergo locale "vattandìari" dove venivano lavorate varie fibre naturali fra cui la lana. Con questa veniva prodotto un tessuto impermeabile chiamato "arbascio" del quale nessuno sa più con esattezza come veniva realizzato. Oggi riveste una importante fonte di reddito l'industria boschiva con lo sfruttamento di vasti boschi di castagno, faggio e conifere. Un tempo a Cardinale era praticata la bachicoltura e il gelso bianco (Morus alba)veniva coltivato su vasta scala.

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Cardinale Segretario di Stato

Il cardinale Segretario di Stato - ufficialmente Segretario di Stato di Sua Santità il Sommo Pontefice - presiede la Segreteria di Stato del Vaticano, il più antico e rilevante dicastero della Curia romana.

Dal pontificato di Innocenzo X (1644-1655) il Segretario è sempre stato un cardinale.

Se l'ufficio diventa vacante, un ecclesiastico non cardinale può ricoprire la carica di prosegretario di Stato, esercitando le sue normali funzioni, finché si trova una sostituzione appropriata od il prosegretario è fatto cardinale nel Concistoro successivo.

Il cardinale Segretario di Stato, come responsabile delle attività politiche e diplomatiche della Santa Sede, è considerato il "primo ministro" della Città del Vaticano. Inizia e termina il suo mandato col pontefice che lo ha designato.

Fino al 15 settembre 2006 questo incarico è stato ricoperto dal cardinale Angelo Sodano: scelto da papa Giovanni Paolo II (1978-2005) il 29 giugno 1991, ha terminato il suo primo mandato con la scomparsa di quest'ultimo il 2 aprile 2005; è stato riconfermato il 21 aprile 2005, dal nuovo pontefice Benedetto XVI (19 aprile 2005- in carica).

Il 22 giugno 2006 è stata ufficializzata la nomina a segretario di stato dell'arcivescovo di Genova, il cardinale Tarcisio Bertone, che pertanto va ad affiancare Joseph Ratzinger nel più importante dicastero della curia romana dopo la trascorsa attività in qualità di segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. Bertone ha assunto l'incarico il 15 settembre 2006.

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Cardinale in pectore

Il Cardinale in pectore è un Cardinale la cui nomina non viene resa pubblica dal Papa, per vari motivi. La locuzione latina deriva dal fatto che il Cardinale in questione, resta «segreto nel cuore (petto) del Pontefice».

Per esempio, il Cardinale Ignatius Kung Pin-mei fu creato in pectore nel 1979 da Giovanni Paolo II, per motivi politici e di avversione del Governo cinese contro la Chiesa cattolica, e poi pubblicato nel concistoro del 1991.

Già nel 1965 dal Papa Paolo VI fu proclamato Cardinale "in pectore" Josyf Slipyj, Ucraino - Patriarca della Chiesa greco-cattolica ucraina, perseguitato per la fedeltà alla Cattedra di Roma dai sovietici, deportato e detenuto nei Gulag siberiani.

Ugualmente, il cardinale Marian Jaworski, polacco-arcivescovo di Leopoli (Ucraina), fu creato in pectore nel concistoro del 1998 e pubblicato successivamente, nel concistoro del 2001.

Il Santo Padre si riserva di pubblicare i Cardinali in pectore, a sua discrezione, in un successivo Concistoro. Se il Santo Padre muore, tutti i Cardinali che ha creato in pectore restano per sempre segreti.

Anche in questo caso, possiamo prendere spunto dall' ultimo Concistoro di Giovanni Paolo II, nel 2003: fu creato un Cardinale in pectore, ma non fu mai pubblicato, poiché il Papa morì nel 2005 senza avere aperto altri concistori.

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Numero cardinale (matematica)

La lettera aleph dell'alfabeto ebraico

In matematica, i numeri cardinali (o semplicemente i cardinali) sono un tipo generalizzato di numeri utilizzati per indicare la grandezza di un insieme. Mentre per gli insiemi finiti la grandezza è indicata da un numero naturale, e cioè il numero di elementi, i numeri cardinali (la cardinalità) classificano oltre a questi anche diversi tipi di infinito. Da un lato è possibile che un sottoinsieme proprio di un insieme infinito abbia la stessa cardinalità dell'insieme che lo contiene, d'altra parte non è detto che tutti gli insiemi infiniti abbiano la stessa grandezza. Esiste una caratterizzazione formale di come alcuni insiemi infiniti siano più piccoli di altri insiemi infiniti. Il concetto di cardinalità è utilizzato in molte branche della matematica, ed è anche studiato nella teoria degli insiemi, particolarmente per descrivere le proprietà dei grandi cardinali.

I numeri cardinali furono scoperti da Georg Cantor mentre stava sviluppando la teoria degli insiemi oggi chiamata teoria ingenua degli insiemi nel periodo 1874–1884.

Inizialmente definì il concetto di cardinalità come strumento per confrontare insiemi finiti; per esempio, gli insiemi {1,2,3} e {2,3,4} non sono uguali, ma hanno la stessa cardinalità, e cioè tre.

Cantor utilizzò il concetto di corrispondenza biunivoca per mostrare che due insiemi finiti hanno la stessa cardinalità se esiste una corrispondenza biunivoca tra i loro elementi. In seguito trasferì il concetto agli insiemi infiniti, come per esempio l'insieme dei numeri naturali N = {1, 2, 3, ... }. Chiamò questi numeri cardinali numeri cardinali transfiniti, e definì insiemi numerabili tutti gli insiemi in corrispondenza biunivoca con N.

Al numero cardinale transfinito che corrisponde alla cardinalità di N Cantor diede il nome di (aleph zero; aleph è la prima lettera dell'alfabeto ebraico). Inoltre dimostrò il fatto, non intuitivo, che alcuni sottoinsiemi di N (quelli infiniti) hanno la stessa cardinalità di N stesso. Provò inoltre che l'insieme di tutte le coppie ordinate di numeri naturali è numerabile, e in seguito che l'insieme di tutti i numeri algebrici lo è.

A questo punto, nel 1874, si chiese se tutti gli insiemi infiniti fossero numerabili, rendendo così di poca utilità la definizione di cardinalità. Invece Cantor riuscì a dimostrare che esistono numeri cardinali più grandi utilizzando una tecnica che ha preso il nome di argomento diagonale di Cantor. Il primo numero cardinale maggiore di scoperto da Cantor venne indicato con c e chiamato cardinalità del continuo.

Cantor sviluppò poi una teoria generale dei numeri cardinali, dimostrando che è il più piccolo numero cardinale transfinito, e che per ogni numero cardinale ne esiste uno più grande ().

La successiva ipotesi del continuo suggerì che c è lo stesso numero indicato da ; in seguito venne dimostrato che questa ipotesi è indipendente dagli assiomi standard della teoria degli insiemi: essa non può essere dimostrata né contraddetta utilizzando gli assiomi standard.

Nell'uso non rigoroso, un numero cardinale è ciò che serve per contare. I numeri cardinali vengono identificati con i numeri naturali, a partire da 0. I numeri naturali sono esattamente ciò che viene definito in modo formale come i numeri cardinali finiti. I cardinali infiniti vengono usati soltanto nella matematica di livello più alto e nella logica.

In modo più formale si può dire che un numero può essere usato per due scopi differenti: per descrivere la grandezza di un insieme, o per descrivere la posizione di un elemento in una successione. Per insiemi e successioni finite è facile vedere che queste due nozioni coincidono, dato che per ogni numero che descrive una posizione in una successione si può costruire un insieme che ha esattamente quella grandezza. Per esempio, 3 descrive la posizione di 'c' nella successione <'a','b','c','d',...>, e si può costruire l'insieme {a,b,c} che ha 3 elementi. Però quando si ha a che fare con insiemi infiniti è necessario distinguere tra i due concetti, che per insiemi infiniti sono effettivamente diversi. L'aspetto della posizione in una successione porta al concetto di numero ordinale, mentre l'aspetto della grandezza di un insieme è generalizzato dai numeri cardinali descritti qui.

L'intuizione che sta dietro alla definizione formale di cardinale consiste nella definizione di "grandezza" di un insieme senza però fare riferimento al tipo di elementi che l'insieme contiene. Per gli insiemi finiti è facile, basta semplicemente contare gli elementi di un insieme uno dopo l'altro. Ma per confrontare le dimensioni di insiemi più grossi occorre fare uso di nozioni più sottili.

Questa definizione può essere modificata per renderla una relazione di equivalenza. Due insiemi X e Y hanno la stessa cardinalità se esiste una funzione biunivoca tra X e Y, oppure se esistono sia una funzione iniettiva da X a Y e una funzione iniettiva da Y a X. In tal caso, si scrive | X | = | Y |. Il numero cardinale di X spesso è definito come il minore numero ordinale a tale che | a | = | X |. Questa procedura viene chiamata assegnazione cardinale di von Neumann. Perché questa definizione abbia senso, deve essere dimostrato che ogni insieme ha la stessa cardinalità di un qualche ordinale: questa affermazione è il principio di buon ordinamento. È comunque possibile parlare della cardinalità relativa di insiemi senza assegnare esplicitamente dei nomi agli oggetti in questione.

In questo modo si vede che l'insieme {1,2,3,...} ha la stessa cardinalità dell'insieme {2,3,4,...}, dato che è stata mostrata una applicazione biunivoca tra il primo e il secondo insieme. Questo motiva la definizione di insieme infinito come insieme che possiede un sottoinsieme proprio con la stessa cardinalità: in questo caso {2,3,4,...} è un sottoinsieme proprio di {1,2,3,...}.

Quando si considerano questi oggetti così grandi si vuole anche vedere se la nozione di "counting order" coincide con quella di cardinale. In effetti, no. Considerando l'esempio precedente dell'albergo infinito si può vedere che se esiste un oggetto "infinito più uno" allora esso deve avere la stessa cardinalità dell'insieme infinito dal quale si è partiti. Si può usare una nozione differente di numero, chiamata numero ordinale, basata sull'idea di contare i numeri uno dopo l'altro, e si vede che le due nozioni sono diverse quando si passa ai numeri infiniti.

Si può dimostrare che la cardinalità dei numeri reali è maggiore di quella dei numeri naturali. Questo fatto può essere visualizzato grazie all'argomento diagonale di Cantor. Problemi classici nello studio della cardinalità (per esempio l'ipotesi del continuo) hanno a che fare con la possibilità che esista qualche cardinale compreso tra una coppia di altri cardinali infiniti. Nei tempi recenti i matematici hanno iniziato a descrivere le proprietà di cardinali sempre più grandi.

Poiché la cardinalità è un concetto molto comune in matematica, per esso vengono usati molti nomi diversi, come equipotenza, equipollenza o equinumerosità. Si dice quindi che due insiemi con la stessa cardinalità sono equipotenti, equipollenti o equinumerosi.

Il teorema di Cantor-Bernstein-Schroeder afferma che se , ovvero esiste una funzione bigettiva tra X e Y, e ci garantisce quindi che è effettivamente una relazione d'ordine. Supponendo vero l'assioma della scelta otteniamo poi che dati due insiemi X e Y, vale sempre o , ovvero la relazione d'ordine è totale.

Osserviamo che il primo " < " che compare è l'ordine indotto sugli ordinali, ovvero la semplice inclusione.

Si verifica facilmente che dati due ordinali iniziali α,β, si ha che, se α > β oppure β > α, non vale | α | = | β | . Infatti se così non fosse avremmo, ad esempio, che α > β (il caso opposto è identico) ma | α | = | β | , e quindi α non è un ordinale iniziale.

Supponendo valido l'assioma della scelta, chiamiamo poi cardinalità di un insieme X, e denotiamo con | X | , il cardinale (l'unico) k tale che esista una bigezione tra X e k.

A questo punto possiamo vedere la relazione come una semplice relazione tra cardinali.

Se l'assioma della scelta non viene invece ritenuto valido e X non possiede un buon ordinamento, la cardinalità di X viene solitamente definita come l'insieme di tutti gli ordinali che sono equipotenti a X e hanno il minor rango che un ordinale equipotente con X possa avere (questo è un trucco dovuto a Dana Scott: funziona perché la collezione di oggetti aventi un dato rango è un insieme). La più antica definizione di cardinalità di un insieme X (implicita in Cantor e esplicita in Frege e nei Principia Mathematica) è l'insieme di tutti gli insiemi che sono equipotenti a X: non funziona in ZFC o altri sistemi simili della teoria assiomatica degli insiemi perché questa collezione è troppo grande per essere un insieme, ma funziona nella teoria dei tipi, nella teoria New Foundations e nei sistemi ad esse relativi.

Un insieme X è infinito, o equivalentemente il suo cardinale è infinito, se esiste un sottoinsieme proprio Y di X tale che | X | = | Y |. Un cardinale che non è infinito viene detto finito; si può dimostrare che i cardinali finiti sono i numeri naturali, cioè che un insieme X è finito se e solo se | X | = | n | = n per qualche numero naturale n.

Chiameremo cardinale successore un qualsiasi cardinale tale che esista un ordinale β per cui e cardinale limite un qualsiasi cardinale con λ ordinale limite.

ATTENZIONE: un cardinale successore non è un ordinale successore; tutti i cardinali sono infatti ordinali limiti. Un cardinale successore è immagine attraverso la funzione di un ordinale successore.

Si dimostra che la funzione è inettiva e surgettiva. Ovviamente non è una funzione vera e propria nella Teoria degli insiemi di Zermelo-Fraenkel, dato che le famiglie dei cardinali e degli ordinali costituiscono due classi proprie; è solitamente detta una funzione classe, nel senso che soddisfa il requisito . L'iniettività e la surgettività si possono vedere come iniettività e surgettività su ogni segmento iniziale della famiglia degli ordinali e di quella dei cardinali.

Si possono definire delle operazioni aritmetiche sui numeri cardinali che generalizzano le operazioni ordinarie sui numeri naturali. Se X e Y sono disgiunti, allora l'addizione è data dall'unione di X e Y.

Questo concorda con il risultato raggiunto da Cantor che afferma che, ad esempio, il prodotto cartesiano di N (di cardinalità ℵ0) con sé stesso è ancora ℵ0.

Si noti che 2| X | è la cardinalità dell'insieme potenza dell'insieme X e l'argomento diagonale di Cantor dimostra che 2| X | > | X | per ogni insieme X. Ciò dimostra che non esiste un cardinale più grande di tutti gli altri. In effetti, la classe di tutti i cardinali è una classe propria.

L'ipotesi del continuo (continuum hypothesis, abbreviato con CH) afferma che non esistono cardinali strettamente compresi tra e . Il cardinale è spesso indicato con c; è la cardinalità del continuo (l'insieme dei numeri reali). In questo caso . L'ipotesi del continuo generalizzata (GCH) afferma che per ogni insieme infinito X non esistono cardinali strettamente compresi tra | X | e 2| X |. L'ipotesi del continuo è indipendente dagli assiomi usuali della teoria degli insiemi, cioè dagli assiomi di Zermelo-Fraenkel con l'assioma della scelta (ZFC).

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Source : Wikipedia