Caravaggio

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Tags : caravaggio, arti visive, cultura, lombardia, italia

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Michelangelo Merisi da Caravaggio

Caravaggio sulla banconota da 100.000 lire

Michelangelo Merisi, o Merigi o Amerighi, detto il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610), è stato un pittore italiano. Attivo a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia fra il 1593 e il 1610, è considerato il primo grande esponente della scuola barocca e uno dei più celebrati pittori del mondo.

Michelangelo Merisi (o Merigi o Amerighi) nacque nel 1571 a Milano come sembra provato da una fortunata scoperta documentaria del 2007. La scoperta chiude un dibattito apertosi nel 1973, quando per la prima volta si pensò che egli non fosse nato a Caravaggio (BG) nella provincia di Bergamo, ipotesi priva di riscontri ma comunemente accettata per secoli . Nel 1584, a tredici anni, dimostrando evidentemente un precoce talento pittorico, Michelangelo Merisi venne accolto nella bottega di Simone Peterzano (pittore di un certo successo all'epoca), allievo di Tiziano e attivo a Milano. L'apprendistato del giovane pittore si protrasse per circa quattro anni, durante i quali apprese la lezione dei maestri della scuola lombarda e veneta. Giulio Mancini, uno dei suoi biografi, nelle "Considerazioni sulla pittura" del 1621, racconta dell'infanzia di Caravaggio, sottolineando il forte carattere dell'artista già in quei primi anni: «Studiò in fanciullezza per quattro o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché di quando in quando, facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande».

Il 6 aprile 1588 scadeva il contratto con il suo maestro; il giovane pittore probabilmente in quegli anni abbandonò Milano per trasferirsi a Venezia, per conoscere da vicino l'opera dei grandi maestri del colore, Giorgione, Tiziano e Tintoretto.

Alcuni biografi del pittore (soprattutto Giovanni Baglione), accennano ad un probabile omicidio che Caravaggio, allora poco più che ventenne, avrebbe commesso proprio quell'anno; ipotizzando che il viaggio a Roma sarebbe stato in realtà una fuga.

I primi tempi furono duri e mortificanti, soprattutto per colpa del suo carattere spigoloso ed aggressivo, che non lo facilitava nel rapporto con gli altri. Bellori, uno storico dell'epoca, lo descrive in quel periodo già affetto da malaria (fatto che condizionò il suo sistema nervoso per tutta la vita) un'infermità che rendeva il suo fisico fragile e vulnerabile in perfetto contrasto con la sua tempra irascibile.

Nel primo periodo romano Caravaggio si trovò costretto a fare copie di quadri sacri da utilizzare come pagamento per un alloggio modesto all'interno di una pensione gestita da un certo monsignor Pandolfo Pucci, che lui soprannominava "Monsignor Insalata", per via del magro vitto di sole verdure che questi soleva passare ai suoi clienti.

Stanco di questa situazione, l'artista si trasferì presso la bottega di Lorenzo il Siciliano, un mediocre pittore dell'epoca, che non seppe valorizzare e capire il talento del giovane apprendista al quale faceva dipingere solo teste di santi. Dopo il Siciliano, Caravaggio ebbe per un breve periodo di tempo come maestro Antiveduto Gramatica, un sofisticato pittore manierista senese il cui bizzarro nome era dovuto alla sua nascita prematura.

Grazie all'apprendistato presso le botteghe di questi due artisti Caravaggio acquistò la rapidità d'esecuzione: visto che i due pittori producevano opere "in serie", in un gran numero di copie, questo costringeva loro e gli allievi, che seguivano le loro direttive, a dipingere rapidamente. Fu anche merito dei suoi primi maestri se Caravaggio nell'arco di venti anni di carriera riuscì a creare un gran numero di capolavori.

Dopo l'esperienza presso il Grammatica, Caravaggio approdò alla corte di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino, uno dei pittori più in voga negli ambienti della committenza romana. Da questo maestro, come dice il Bellori: «fu applicato a dipinger fiori e frutti sì bene contraffatti, che da lui vennero a frequentarsi a quella maggior vaghezza che oggi tanto diletta». Quei fiori e frutti in realtà rappresentano l'inizio di quel genere pittorico che in seguito verrà definito natura morta. Gli insegnamenti del Cavalier d'Arpino non appagavano il giovane pittore che si sentiva poco stimolato da ciò che il maestro gli proponeva. Questa sua insoddisfazione, sommata ad un episodio che vide Caravaggio ricoverato all'ospedale per il calcio di un cavallo, senza che il suo maestro gli facesse visita, fu motivo di litigio tra i due; il pessimo carattere dell'allievo portò alla rottura del rapporto con la bottega del Cesari.

Caravaggio, spinto dalla voglia di affermazione decise così di mettersi in proprio. Durante questo periodo e per tutta la sua vita ebbe una condotta di vita piuttosto sregolata, viene spesso citato nelle denunce per vari fatti di violenza nei quartieri più turbolenti della città, il che ha oltremodo alimentato il mito dell'artista bohémien che traeva ispirazione dalla vita di strada e dai fatti di sangue e di malaffare a cui era abituato.

Nel Bacchino malato, una delle sue prime opere compiute, è raffigurato il Caravaggio di quei primi anni romani, lo sguardo vivo ed intenso contrasta con la malinconia provocata dalla malattia che affliggeva il giovane pittore e che lo accompagnò fino alla morte.

I personaggi che posavano per i suoi dipinti venivano direttamente dalla strada, era gente umile che egli usava frequentare quotidianamente; inoltre Caravaggio non poteva permettersi di retribuire dei modelli di professione, per via delle scarse committenze che l'artista faticava ad ottenere. Comunque è stato uno dei pittori più importanti del 1500.

Grazie a Prospero Orsi (meglio noto come Prosperino delle Grottesche), pittore con il quale strinse una forte amicizia, il Merisi nel 1595 conobbe il suo primo protettore: il cardinal Francesco Maria Del Monte, grandissimo uomo di cultura ed appassionato d'arte che, incantato dalla sua pittura, acquistò alcuni dei suoi quadri; il giovane lombardo entrò al suo servizio, rimanendovi per circa tre anni. Il Del Monte secondo il Bellori: «ridusse in buono stato Michele e lo sollevò dandogli luogo onorato in casa fra i gentiluomini».

La fama dell'artista grazie al suo importante committente cominciò a decollare all'interno dei più importanti salotti dell'alta nobiltà romana. L'ambiente fu scosso dalla sua rivoluzionaria pittura che si pose immediatamente al centro di forti discussioni ed accese polemiche. Grazie alle commissioni e ai consigli dell'influente ed illuminato prelato, Caravaggio mutò il suo stile: abbandonando le tele di piccole dimensioni ed i singoli ritratti e cominciando a dedicarsi alla realizzazione di opere complesse con gruppi di più personaggi che interagiscono tra loro, descrivendo all'interno di un'ambientazione un episodio specifico. Uno dei primi lavori di questo periodo è il Riposo durante la fuga in Egitto.

Nel giro di pochi anni la sua fama crebbe in maniera esponenziale, Caravaggio divenne un mito vivente per un'intera generazione di pittori che ne esaltavano lo stile e le tematiche.

Nel 1599 Caravaggio, grazie all'aiuto del cardinal Del Monte, ricevette la prima commissione pubblica per due grandi tele da collocare all'interno della cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. I dipinti che Caravaggio doveva realizzare riguardavano degli episodi tratti dalla vita di san Matteo: la vocazione ed il martirio.

In meno di un anno il pittore concluse le due opere, e tale fu il successo di questi due dipinti che Caravaggio ebbe immediatamente un altro importante incarico per la Chiesa di Santa Maria del Popolo. Per ordine del monsignor Tiberio Cerasi, che aveva acquistato una cappella della chiesa romana, gli vennero commissionati due dipinti: la Crocefissione di San Pietro e la Conversione di san Paolo. Contemporaneamente gli fu chiesta la realizzazione di una terza tela per la Chiesa di San Luigi dei Francesi: San Matteo e l'Angelo. Il pittore, nonostante conoscesse bene il gusto estetico dei suoi committenti, scelse dei soggetti popolari, che esprimessero in una dimensione reale e drammatica lo svolgersi degli eventi, rappresentando così i valori spirituali della corrente pauperista all'interno della Chiesa Cattolica.

La prima versione del San Matteo e l'Angelo, distrutta in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, fu però rifiutata e poi sostituita con quella ancora in loco dipinta nel 1602. La stessa sorte toccò ai due quadri per la Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo, che dopo esser stati rifiutati vennero comprati dal cardinal Giacomo Sannesio.

Il Marchese Giustiniani era un ricco banchiere genovese nell'orbita della corte pontificia e fu protettore di Caravaggio per molti anni; collezionò moltissime delle sue opere e contribuì moltissimo alla formazione culturale del pittore. In più di un'occasione, grazie alle sue ramificate influenze, riuscì a salvare l'artista dalle gravose questioni legali nelle quali era spesso implicato per colpa della sua indole aggressiva.

Durante il suo soggiorno presso Palazzo Madama, dimora del cardinal Del Monte, il Merisi si rese protagonista di un episodio spiacevole il 28 novembre del 1600, in cui malmenò e percosse con un bastone Girolamo Stampa da Montepulciano, un nobile che si trovava come ospite del prelato: ne conseguì una denuncia. In seguito gli episodi di risse, violenze e schiamazzi andarono via via aumentando; spesso il pittore venne arrestato e condotto presso le carceri di Tor di Nona.

Non sarebbe comunque stato il primo guaio con la legge per il turbolento artista. Il Bellori -uno dei suoi primi biografi- addirittura sostiene che, intorno al 1590-92, Caravaggio -già distintosi per risse tra bande di giovinastri- avrebbe commesso un assassinio, a causa del quale era fuggito da Milano prima per Venezia (dove studiò la pittura locale, in particolar modo Giorgione), e poi per Roma. Il suo trasferimento nella Città Eterna, dunque, non sarebbe stato una meta prefissata, ma la conseguenza di una fuga.

Nel 1602 dipinge La cattura di Cristo e Amor Vincit Omnia. Nel 1603 fu processato per la diffamazione di un altro pittore, Giovanni Baglione, che querelò sia Caravaggio sia i suoi seguaci Orazio Gentileschi e Onorio Longhi, colpevoli di aver scritto rime offensive nei suoi confronti. Grazie all'intervento dell'ambasciatore francese, Merisi, condannato al processo, venne liberato e trasferito agli arresti domiciliari, seppur per poco (in precedenza, aveva scontato già un mese di carcere a Tor di Nona).

Tra il maggio e l'ottobre del 1604 il pittore fu arrestato varie volte per possesso d'armi abusivo e ingiurie alle guardie cittadine; inoltre, fu querelato da un garzone d'osteria per avergli tirato in faccia un piatto di carciofi.

Nel 1605 fu costretto a scappare a Genova per circa tre settimane, dopo aver ferito gravemente un notaio, Mariano Pasqualone da Accumuli, a causa di una donna: Lena, l'amante di Caravaggio. L'intervento dei protettori dell'artista riuscì ad insabbiare l'accaduto anche se, al ritorno a Roma, il pittore venne querelato da Prudenzia Bruni, sua padrona di casa, per non aver pagato l'affitto; per ripicca, Merisi prese nottetempo a sassate la sua finestra, finendo nuovamente querelato. Nel novembre dello stesso anno, il pittore risulta degente per una ferita, che dice di essersi procurato da solo, cadendo sulla propria spada.

Il fatto più grave però si svolse a Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606: l'artista si sporcò dell'omicidio di Ranuccio Tommasoni da Terni. A causa di una discussione causata da un fallo nel gioco della pallacorda, il pittore venne ferito e, a sua volta, ferì mortalmente il rivale, con il quale aveva avuto già delle discussioni in precedenza spesso sfociate in risse. Anche questa volta c'era di mezzo una donna, Fillide Melandroni, le cui grazie erano contese da entrambi. Probabilmente dietro l'assassinio di Ranuccio c'erano anche questioni economiche, forse qualche debito di gioco non pagato dal pittore, o addirittura politiche: la famiglia Tommasoni infatti era notoriamente filo-spagnola, mentre Michelangelo Merisi era un protetto dell'ambasciatore di Francia.

Il verdetto del processo per il delitto di Campo Marzio fu severissimo: Caravaggio venne condannato alla decapitazione, che poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per la strada. In seguito alla condanna, nei dipinti dell'artista lombardo cominciarono ossessivamente a comparire personaggi giustiziati con la testa mozzata, dove il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannato.

La permanenza nella città eterna non era più possibile: ad aiutare Caravaggio a fuggire da Roma fu il principe Filippo Colonna, che gli offrì asilo all'interno di uno dei suoi feudi laziali di Palestrina, Zagarolo e Paliano.

Il nobile romano mise in atto una serie di depistaggi, grazie anche agli altri componenti della sua famiglia che testimoniarono la presenza del pittore in altre città italiane, facendo così perdere le tracce del famoso artista.

Per i Colonna Caravaggio eseguì diversi dipinti, su tutti la Cena in Emmaus.

Alla fine del 1606 Caravaggio giunse a Napoli, dove rimase per circa un anno. La fama del pittore nella città era ben nota a tutti. I Colonna lo raccomandarono ad un ramo collaterale della famiglia: i Carafa-Colonna, importanti membri dell'aristocrazia napoletana. Qui il Merisi visse un periodo felice e prolifico per quanto riguarda le commissioni: la più importante, ad opera di un mercante croato di Ragusa, Nicola Radulovic, fu la Madonna del Rosario; l'iconografia del dipinto venne impostata dal committente stesso che alla fine non acquistò più l'opera, che venne così modificata dal pittore e collocata all'interno della Cappella del Rosario nella chiesa dei domenicani. In tale periodo realizzò le Sette opere di Misericordia.

Nel 1607 Michelangelo Merisi parte per Malta, sempre per intercessione dei Colonna, qui entra in contatto con il Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, Alof de Wignacourt, a cui il pittore fece anche un ritratto. Il suo obiettivo era diventare Cavaliere per ottenere l'immunità, in quanto su di lui pendeva ancora la condanna alla decapitazione. Il Caravaggio firma un documento dove dichiara che il suo luogo di nascita è proprio Caravaggio in provincia di Bergamo: "Carraca oppido vulgo de Caravagio in Longobardis natus". Questo dovrebbe far riflettere sulle numerose diatribe sul suo luogo di nascita.

Nel 1608 Caravaggio dipinge la Decollazione di San Giovanni Battista, il suo quadro più grande per dimensioni, tuttora conservato nella Cattedrale di La Valletta.

Dopo un anno di noviziato, il 14 luglio 1608 Caravaggio fu investito della carica di Cavaliere di grazia, di rango inferiore rispetto ai Cavalieri di giustizia di origine aristocratica. Anche qui ebbe dei problemi: fu arrestato per un duro litigio con un cavaliere del rango superiore e perché si venne a sapere che su di lui pendeva la condanna a morte. Venne rinchiuso nel carcere di Sant'Angelo a La Valletta, il 6 ottobre: riuscì incredibilmente ad evadere e a rifugiarsi in Sicilia a Siracusa. Il 6 dicembre i Cavalieri espulsero Caravaggio dall'Ordine con disonore: «Come membro fetido e putrido».

A Siracusa, Caravaggio fu ospite di Mario Minniti, suo amico di vecchia data, conosciuto durante gli ultimi anni romani. Nella città siciliana si interessò molto all'archeologia studiando i reperti ellenistici e romani della città siciliana: durante una visita assieme allo storico Vincenzo Mirabella coniò il nome "Orecchio di Dionigi" per descrivere la Grotta delle Latomie. Durante questo soggiorno dipinse per la Chiesa di Santa Lucia una pala d'altare del Seppellimento di santa Lucia (la patrona della città siciliana) la cui ambientazione sembra proprio quella delle vicine grotte da lui tanto ammirate.

Durante il suo tragitto, secondo molti critici e secondo lo scrittore Andrea Camilleri, si sarebbe fermato a Licata, dipingendo il S. Girolamo nella fossa dei leoni, dipinto che avrebbe creato il culto della festa del Venerdì santo nella località dell'agrigentino e il San Giacomo della misericordia presente nella omonima chiesa.

A Messina dipinse la Resurrezione di Lazzaro, tetra e cimiteriale rappresentazione non finita la cui parte centrale è occupata dal corpo spasmodicamente teso nel gesto del braccio verso la luce, e l'Adorazione dei pastori, umile, raccolta, essenziale, calma. Fece a Palermo per l'Oratorio della Compagnia di San Lorenzo una Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi (ricordata da Giovan Pietro Bellori) di lì poi trafugata da ladri nel 1969.

Alla fine dell'estate del 1609 Caravaggio tornò a Napoli. Il 24 ottobre, affrontato con violenza da alcuni uomini al soldo del suo rivale maltese, all'uscita della Locanda del Cerriglio (nei pressi di Via Monteoliveto), rimase sfigurato e la notizia della sua morte cominciò a circolare prematura. La fase creativa del suo secondo periodo napoletano è ricostruita dagli storici con molte congetture: dipinse sicuramente il Martirio di sant'Orsola per Marcantonio Doria, la Negazione di San Pietro, il San Giovanni Battista conservato alla Galleria Borghese.

Diversamente attribuiti al periodo di Napoli o, preferendo considerare la committenza, di Malta, sono i due diversi quadri con medesimo soggetto: la Salomè con la testa di San Giovanni nel bacino esposto solo di recente in prestito alla National Gallery di Londra che il pittore avrebbe dovuto recapitare ai Cavalieri dell'Ordine, e la Salomè con la testa del Battista conservato a Madrid. Inoltre, il San Francesco che riceve le Stimmate, il San Francesco in meditazione e una Resurrezione (quest'ultima nota oggi attraverso una copia di Louis Finson ad Aix en Provence) andarono perduti durante il terremoto del 1805 col crollo della Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, per la quale erano stati dipinti. Da Roma gli fu inviata la notizia che Papa Paolo V stava preparando una revoca del bando. Caravaggio, da Napoli, dove abitava presso La Marchesa Costanza Colonna, si mise in viaggio con una feluca traghetto che settimanalmente faceva il tragitto: Napoli-Porto Ercole e ritorno; era diretto segretamente a Palo, feudo degli Orsini in territorio papale, luogo distante 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono Papale prima di ritornare, da uomo libero, a Roma. Ma l'arrivo a Palo, disatteso perché segreto, avvenuto probabilmente di notte, causò il fermo dalla sorveglianza della costa per l'accertamento dell'identità. La feluca che lo aveva sbarcato, non potendo aspettare, proseguì il viaggio per Porto Ercole dove era diretta, portandosi dietro il bagaglio dell'artista. Quelle casse, però, contenevano anche il prezzo concordato dal Merisi con il Cardinale Scipione Borghese per la sua definitiva libertà: un'opera, il "San Giovanni Battista" (della Borghese) in cambio della revoca della pena di morte; pertanto, quel bagaglio era da recuperare perché letteralmente vitale. Quando gli Orsini lo liberarono, fornirono al Caravaggio una loro imbarcazione con marinai per giungere a Porto Ercole, distante da Palo 40 miglia, per recuperare le sue cose. L'artista giunse mentre la feluca-traghetto stava ripartendo riportando a Napoli i suoi averi.

In preda alla febbre per infezioni intestinali, dopo quel lungo viaggio, il Caravaggio fu lasciato alle cure della locale Confraternita che il 18 luglio 1610 certificò la morte avvenuta nel loro ospedale. Il giorno successivo, l'artista fu seppellito nella fossa comune ricavata nella spiaggia e riservata agli stranieri, e che oggi è il retroporto urbanizzato di Porto Ercole, dove nel 2002 è stato collocato il monumento. Pertanto, morto in ospedale e sepolto nella spiaggia. Il condono papale fu spedito qualche giorno dopo a Napoli, alla Marchesa Costanza che abitava a Cellammare, a Palazzo Carafa Colonna da dove il Caravaggio era segretamente partito.

La particolare tecnica pittorica e realizzativa di Caravaggio, fu una delle chiavi del suo successo. Fino al suo avvento nella pittura, lo stile che caratterizzava la maggior parte degli artisti era estremamente legato ad un tipo di cultura accademica che si basava prevalentemente sullo studio dell'arte classica, con forti influssi derivati dai grandi protagonisti del periodo d'oro del Rinascimento italiano, su tutti le figure di Michelangelo e Raffaello, nel centro Italia; per quanto riguarda il settentrione la pittura si rifaceva soprattutto a Tiziano, Correggio e Leonardo. La rivoluzione di Caravaggio sta nel naturalismo della sua opera, espresso nei soggetti dei suoi dipinti e nelle atmosfere in cui la plasticità delle figure viene evidenziata dalla particolare illuminazione che teatralmente sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. Sono pochi i quadri in cui il pittore lombardo dipinge lo sfondo, che passa nettamente in secondo piano rispetto ai soggetti, i veri e soli protagonisti della sua opera. Per la realizzazione dei suoi dipinti, Caravaggio nel suo studio posizionava delle lanterne in posti specifici per far sì che i modelli venissero illuminati solo in parte, lasciando il resto del corpo nel buio dell'ambiente.

Tra le opere giovanili del Caravaggio ci sono molti ragazzi seducenti solitamente intenti a suonare uno strumento (tradizionale accompagnamento all'amore) mangiare un frutto (simbolo dell'appagamento dei sensi).

Sono giovani colti dalla strada, dai luoghi che lui amava frequentare come osterie, bische, bordelli e luoghi di malaffare della città. La continua proposta di questi personaggi, ha fatto formulare a molti critici, supposizioni riguardo la presunta omosessualità dell'artista e dei suoi due più importanti committenti il cardinale Del Monte ed il marchese Giustiniani, che conservavano molte di queste opere all'interno dei loro gabinetti privati; la più famosa tra queste è l'Amore vincitore, dipinto dai forti toni sensuali, che l'artista dovette replicare per entrambi i committenti.

Non solo soggetti efebici caratterizzarono le pitture di Caravaggio, spesso la rappresentazione, anche nelle opere ufficiali per committenze pubbliche, di personaggi vecchi e deformi nei panni di venerati santi e di prostitute e umili donne nelle vesti di importanti figure femminili della storia della chiesa. L'utilizzo di questi modelli fu motivo di molte critiche che accusavano l'artista di esaltare la goffaggine e la sporcizia di certi personaggi, lasciando da parte l'idealizzazione della bellezza e la ricerca di una perfezione compositiva, particolarità da sempre ricercate dagli artisti precedenti, specie nella rappresentazione di soggetti appartenenti alla storia della religione.

Nelle prime opere del Caravaggio si trovano spesso splendidi particolari di nature morte, ma una sola è la composizione completa che sia pervenuta, Canestra di frutta. Ciò è riferibile soprattutto al periodo di apprendistato nella bottega dal Cavalier d'Arpino. La frutta rappresentata da Merisi è in perfetta sintonia con i personaggi. Le foglie appassite, con il loro stato di maturazione, danno l'idea di una particolare atmosfera autunnale che vive nei forti contrasti di molte opere di Caravaggio.

Il pittore non dipinse molti ritratti e di quei pochi restano soltanto quattro o cinque (l'unico ritratto femminile, quello di una cortigiana, probabilmente Fillide Melandroni, modella per dipinti dell'artista, andò distrutto a Berlino, nel Kaiser Friedrich Museum durante la Seconda guerra mondiale). Sopravvivono inoltre il ritratto del cardinale Maffeo Barberini (che poi sarà papa col nome di Urbano VIII), quello del Gran Maestro dei cavalieri di Malta Alof de Wignacourt con un paggio, il ritratto di un altro Cavaliere di Malta, Antonio Martelli, quello di un gentiluomo sconosciuto e quello del Papa Paolo V (di incerta attribuzione).

Tra il 1600 ed il 1606 Caravaggio dipinse per alcune chiese romane quattro importanti tele laterali e cinque pale d'altare (compresa la Deposizione nel sepolcro, ora alla Pinacoteca Vaticana, ma dipinta per la seconda cappella a destra in S.Maria in Vallicella, la chiesa Nuova di Roma), di cui tre (San Matteo e l'angelo, Morte della Vergine e Madonna dei Palafrenieri) furono rifiutate o rimosse perché ritenute rappresentazioni disdicevoli e poco decorose del soggetto sacro.

Molti quadri di Caravaggio raffigurano santi, i tre più rappresentati sono san Francesco, san Girolamo e san Giovanni Battista. San Francesco appare di solito come una figura ascetica in preghiera, San Girolamo come un vecchio intento a scrivere e San Giovanni come un giovane, praticamente nudo, nel deserto.

Famoso ed ammirato in vita, Caravaggio fu quasi completamente dimenticato nei secoli successivi alla sua morte, e solo all’inizio del XX Secolo la sua importanza nello sviluppo dell’arte pittorica moderna fu universalmente riconosciuta. Ciò nonostante, la sua influenza sul nuovo Barocco - lo stile pittorico che emerse dalle rovine del Manierismo - fu profonda. Andre Berne-Joffroy, segretario di Paul Valéry, disse di lui: "Ciò che inizia con l’opera di Caravaggio è molto semplicemente la pittura moderna." Oltre a segnare l'inizio di un nuovo stile, l'opera di Caravaggio rappresenta un'imponente sintesi di tutta una secolare tradizione. In lui troviamo sia la "profondità" di Leonardo, sia la "potenza" di Michelangelo, sia la "perfezione" di Raffaello.

Con questo termine si indica lo stile degli artisti che si ispirano al Caravaggio. Nei dipinti caravaggeschi troviamo grande realismo nel riprodurre le figure, rappresentate generalmente su uno sfondo monocromo, e illuminate da una luce violenta. I principali pittori caravaggisti sono Bartolomeo Manfredi, Carlo Saraceni, Orazio e Artemisia Gentileschi, Gerrit van Honthorst, Hendrick ter Brugghen, Giovanni Serodine, Battistello Caracciolo, José de Ribera; in questi ultimi due, operanti a Napoli, ritroviamo riproposto lo stile degli ultimi anni del Caravaggio, caratterizzato da atmosfere molto cupe. Carlo Sellitto, anch'egli operante in Napoli (sua città natale), viene invece definito dagli storici dell'arte il primo caravaggesco napoletano; ma la monumentale opera del Caravaggio influenza anche una fitta schiera di grandi artisti d'Oltralpe, tra i quali: Louis Le Nain, Georges de La Tour, Valentin de Boulogne, Simon Vouet, Zurbaràn, Velàzquez, Murillo, Matthias Stomer, Rubens, Van Dyck, Rembrandt, Vermeer, Elsheimer; inoltre, influenze caravaggesce pervadono le opere di artisti ottocenteschi quali: David, Goya, Gericault, Delacroix, Courbet.

Sono stati girati due lungometraggi sulla vita del pittore: il primo, Caravaggio, il pittore maledetto, diretto da Goffredo Alessandrini, è del 1941. È del 1986 la seconda opera cinematografica dedicatagli, Caravaggio, diretto da Derek Jarman. Il mediometraggio Caravaggio. L'ultimo tempo (1606-1610), opera del regista napoletano Mario Martone, è del 2004.

Nel 1967 la Rai trasmise lo sceneggiato televisivo Caravaggio con la regia di Francesco Blasi e Gian Maria Volonté nella parte dell'artista.

Nel 2002 il cortometraggio "Vernissage! 1607 Caravaggio" di Stella Leonetti racconta la presentazione di uno dei dipinti dell'artista, Le sette opere di Misericordia.

Nel 2006 è stato prodotto un nuovo sceneggiato televisivo di due puntate Caravaggio, regia di Angelo Longoni, con Alessio Boni, Claire Keim, Jordi Mollà, Paolo Briguglia, Elena Sofia Ricci, Francesco Siciliano, Sarah Felberbaum, Benjamin Sadler, fotografia di Vittorio Storaro e musiche di Luis Bacalov. È stato messo in onda su RaiUno il 17 e il 18 febbraio del 2008.

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Caravaggio (BG)

Panorama di Caravaggio (BG)

Caravaggio (Careàs, in dialetto bergamasco) è un comune italiano di 15 853 abitanti della provincia di Bergamo, collocato nella pianura bergamasca occidentale. Il territorio comunale comprende anche due frazioni, Masano e Vidalengo, oltre a nuclei rurali minori.

La città deve la sua particolare notorietà alla presenza di un noto Santuario dedicato a Santa Maria del Fonte, che secondo la tradizione cattolica apparve nel 1432 nelle campagne circostanti il centro abitato; l'attuale Basilica fu edificata nel 1571 su progetto dell'architetto Pellegrino Tibaldi.

Caravaggio è anche nota per aver dato il soprannome a Michelangelo Merisi, celeberrimo pittore italiano, che vi sarebbe nato nel 1571 e vi trascorse la propria infanzia, anche se recenti scoperte mettono in dubbio questo dato a favore di Milano. Purtroppo, gli archivi parrocchiali corrispondenti agli anni della presunta nascita del Caravaggio sono andati perduti.

Dal 22 dicembre 1954 Caravaggio può fregiarsi, per decreto del Presidente della Repubblica Italiana, del titolo ufficiale di città, pur avendo una popolazione inferiore ai 20 000 abitanti.

Il territorio comunale di Caravaggio è pianeggiante, e caratterizzato da numerose risorgive naturali. Esso presenta una forma di croce con l'asse principale posto in direzione nord-sud, con una distanza tra i due punti estremi di 11 km.

L'altitudine rispetto al livello del mare varia di ben 31 metri passando dai 123 del confine nord-occidentale ai 92 di quello sud-orientale.

Il nome di Caravaggio appare per la prima volta in un documento del 962. Non vi sono documenti antecedenti, e sul processo di formazione di Caravaggio manca ogni testimonianza; è tuttavia opinione comune che la sua origine non sembri essere romana, ma sia piuttosto da ricollegarsi alla presenza di un precedente insediamento longobardo.

I documenti che riguardano la città continuano ad essere scarsi sino almeno al XII secolo. In un documento del 1182 viene citato per la prima volta il Comune Caravagii, che risulta essere il comune più antico della Gera d'Adda.

Nel 1186 il Barbarossa assegnò quasi tutta la Gera d'Adda, Caravaggio compresa, alla communitas mediolanensis, dando inizio ad una lunga stagione di guerre ed occupazioni fra Milanesi e Veneziani che avrebbero interessato l'intera regione sino al Risorgimento.

Nel 1335 Caravaggio venne occupata da Azzone Visconti, che aveva vinto a Vaprio l'esercito della Santa Sede; con lui iniziò il dominio della dinastia viscontea. Nel 1427/1437 la città venne occupata dalle truppe venete comandate da Francesco Sforza, che, passato alla Repubblica Ambrosiana, la rioccupò per conto dei milanesi sconfiggendo le truppe di Bartolomeo Colleoni nel 1448.

Assunta la Signoria di Milano, lo Sforza venne a patti con Venezia e le cedette una nuova volta l'intera Gera d'Adda, che tuttavia tornò sotto Milano nel 1452. Dopo qualche anno di tranquillità, l'arrivo di Luigi XII, alleato dei veneziani, segnò, con il 1499, la ripresa delle guerre e dei saccheggi, che avrebbero caratterizzato la vita del borgo sino alla fine del XVI secolo.

Nel 1524 Caravaggio fu interessata da un saccheggio ad opera di Giovanni delle Bande Nere; ancora, nel 1629 la città subì la discesa dei Lanzichenecchi, che al saccheggio aggiunsero la peste. La popolazione si ridusse di un terzo: si stima che oltre 3600 caravaggini morirono per la malattia. Nel frattempo, nel 1532, il borgo aveva assunto il titolo di marchesato.

Agli spagnoli subentrarono, nel 1707, gli austriaci; il passaggio di dominazione non diede luogo ad avvenimenti di rilievo. Un secolo più tardi, nel 1796, la Gera d'Adda fu occupata dalle truppe di Napoleone Bonaparte; dopo la sua caduta, ad ogni modo, l'Austria rioccupò la Lombardia.

Terminate le guerre risorgimentali, Caravaggio trovò finalmente un periodo di relativa tranquillità. Alla fine del XIX secolo il borgo aveva raggiunto ormai i novemila abitanti, nonostante le condizioni sanitarie generali deficienti per via della diffusa presenza di risaie nelle campagne circostanti. Il secolo XX si aprì con un miglioramento della situazione; l'ammodernamento dell'agricoltura e la scomparsa delle risaie, assieme alla nascita dell'industria, avevano allontanato lo spettro della malaria e aperto nuove occasioni di lavoro.

Anche nel corso della Seconda guerra mondiale Caravaggio offrì alla Patria il suo tributo di sangue; l'ultima vittima del conflitto fu una bambina, uccisa il 26 aprile del 1945 nella camera da letto, fra le braccia della madre che la stava svestendo.

Il simbolo del comune è lo stemma concesso con Regio Decreto il 14 settembre 1928.

Pur non avendo ricevuto ancora alcuna onorificenza, Treviglio ha riacquisito il titolo di città con tutti gli onori dopo l'Unità d'Italia, dato che aveva partecipato ai moti del 1848 e per tale motivo le era stato tolto dall'Impero Austro-Ungarico che in precedenza glielo aveva conferito.

Altre sagre anticamente molto sentite, ma progressivamente cadute in disuso includono la Sagra dè Fursér (nel rione Folcero, la seconda domenica di giugno), la sagra di san Defendente (il 2 gennaio) e quella di sant'Anna (il 26 luglio).

Il Santuario di Caravaggio è un monumentale edificio di culto situato circa 2 km a sud-ovest del centro cittadino, e dedicato all'adorazione di Santa Maria del Fonte, che, secondo la tradizione, apparve in tale località il 26 maggio 1432, di fronte alla giovane contadina Giannetta de' Vacchi.

Già nel 1432 il vicario foraneo del vescovo di Cremona, Bonincontro de' Secchi, aveva posto sul luogo dell'apparizione, il campo del Mezzolengo, la prima pietra per l'erezione di una cappelletta; per accogliere i numerosi infermi che si recavano in pellegrinaggio presso il luogo dell'apparizione fu edificato anche un piccolo ospedale accanto alla cappella.

Le cronache del 1516 già descrivono la cappella come una chiesa "veramente insigne, con edifizi adatti, ornamenti e pitture venerande", come recitano le parole del privilegio concesso in quell'anno da Papa Leone X al Santuario. Già pericolante a metà del secolo, la chiesetta fu diroccata e venne in seguito ricostruita.

L'erezione dell'attuale tempio mariano, fortemente voluto dall'arcivescovo Carlo Borromeo, iniziò nel 1575 dietro progetto dell'architetto Pellegrino Tibaldi; alternando fasi di sviluppo a lunghi intervalli, l'opera di costruzione si protrasse fino ai primi decenni del XVIII secolo, con numerose modifiche, seppur di poco conto, rispetto al progetto originario.

Al giorno d'oggi il Santuario, oltre a fungere da importante luogo di preghiera, ospita un Centro d'accoglienza per pellegrini ed ammalati, un Centro di consulenza matrimoniale e familiare ed un Centro di spiritualità. Gli edifici che ospitano tali attività furono ristrutturati sul finire del XX secolo dagli architetti caravaggini Paolo e Salvatore Ziglioli; l'auditorium ospita pregevoli vetrate del pittore caravaggino Giorgio Versetti. La Cappella del centro di spiritualità, che venne inaugurata da Papa Giovanni Paolo II durante il suo soggiorno presso il santuario nel 1992, ospita sculture ad opera del mozzanichese Mario Toffetti.

L'edificio di culto principale del borgo è sicuramente la chiesa parrocchiale di San Fermo e Rustico, in stile gotico-lombardo, edificata nel XIII secolo, probabilmente su un edificio sacro preesistente. La facciata è caratterizzata da un portale centrale in marmo, sovrastato da un grande rosone a dieci raggi. La colorazione diseguale del cotto della facciata, unitamente alla presenza di alcune finestre mai aperte, porta a pensare a numerose modifiche intervenute in corso d'opera rispetto al progetto originario.

La chiesa è affiancata da un campanile alto 76 metri, edificato nel 1500 per volere del governatore Giovanni Dandolo.

La prospiciente piazza, intitolata ai patroni della città, è caratterizzata da un notevole palazzo in stile liberty, la cui decorazione in piastrelle, in parte scomparsa, è opera dello scultore Enrico Pancera. Il palazzo ospitava l'ospedale, che fu trasferito nel 1516.

La Chiesa di Santa Liberata è un piccolo edificio di culto dalla caratteristica pianta esagonale, situato a poca distanza dal centro storico cittadino, nel rione Seriola, appena fuori porta. Si ritiene che l'edificio abbia origini cinquecentesche; sugli affreschi conservati all'interno della struttura viene riportata la data 1540.

La Chiesa di Santa Elisabetta, risalente al XVII secolo è un edificio di culto minore situato nel centro storico, a poche decine di metri dalla chiesa parrocchiale; vi sono annessi un campanile coevo ed un edificio che fu sede del monastero delle Agostiniane, la cui presenza in città è testimoniata a partire dal 1480.

Il Cimitero cittadino, intitolato a sant'Eusebio, sorge ad est del centro abitato, in direzione della frazione di Masano e del vicino comune di Bariano. La struttura è caratterizzata da un'imponente facciata di matrice neoclassica, realizzata su progetto dell'architetto Carlo Ranzanico, al centro della quale si trova una cappella con affreschi di Enrico Scuri e Giovanni Moriggia.

Sotto ai portici che interessano tutta la facciata si trova, fra le altre, la tomba della famiglia Cavenaghi, dove si trovano le spoglie del pittore Luigi Cavenaghi, noto per la restaurazione dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci; il sepolcro è caratterizzato da una pregevole scultura del Danielli. Lo stesso porticato ospita la tomba di un altro artista locale, lo stesso Giovanni Moriggia, opera di Rustico Soliveri.

Fra le altre opere di rilievo si segnalano un'opera di Enrico Butti, un busto di giovane donna sulla tomba Rocchi (opera dello Stertini), e due realizzazioni di Enrico Pancera, il Funerale Alpestre e una raffigurazione di Gesù Cristo in piedi sopra a una pagina del Vangelo. Sono inoltre degne di nota una figura di donna di E. Girbafranti e una scultura di Cristo Risorto, in marmo bianco, opera di Barbieri.

L'interno del cimitero ospita opere più recenti, fra cui la cappella dei Tadini, corredata di un mosaico di Trento Longaretti sul soffitto interno e di quattro sculture di Elia Aiolfi collocate sul perimetro, la cappella Foppa, con mosaici e vetrata dello stesso Longaretti, e la tomba Bianchi, caratterizzata dalla presenza di un Cristo in croce realizzato dal Ciminaghi.

Palazzo Gallavresi (o Palazzo della Marchesa) è uno degli edifici più antichi dell'intera città; si tratta di un edificio pubblico risalente con ogni probabilità alla seconda metà del XIII secolo, situato all'interno del centro storico. Dal 1947 è sede dell'amministrazione comunale.

Non si conosce la data esatta di costruzione dell'edificio, anche se un valido terminus post quem è dato dallo stile tardogotico degli archi ogivali degli ampi portici della facciata principale, che indica un'edificazione sicuramente successiva alla metà del XIII secolo (il gotico si diffuse solo in questo periodo in Lombardia). Si trattò tuttavia, con ogni probabilità, del rifacimento di un edificio preesistente.

Il palazzo fu sede dell'amministrazione comunale già nel primo XIV secolo; nel corso dei secoli passò poi in mano ai privati, e segnatamente alla famiglia Sforza e ai Gallavresi, che ne mantennero la proprietà fino alla prima metà del XX secolo. Appena dopo la Liberazione l'amministrazione cittadina lo riacquistò dai suoi ultimi proprietari, la famiglia Gallavresi, per trasferirvi la sede municipale, precedentemente collocata nell'attuale via Mangone.

Il palazzo venne profondamente ristrutturato nel 1981.

L'Arco di Porta Nuova è un arco monumentale, di costruzione settecentesca, che adorna uno degli ingressi al centro storico della città; il viale che diparte dall'Arco, della lunghezza complessiva di circa due chilometri, congiunge il centro dell'abitato con il Santuario di Caravaggio.

L'Arco fu eretto in occasione dell'Incoronazione della Beata Vergine al Santuario, concessa nel 1708 da Roma e celebrata nel 1710; fu terminato nel 1709 ed inaugurato nel 1710 in coincidenza con i festeggiamenti per l'incoronazione.

Il teatro Amerighi fu un importante edificio del centro storico, costruito nel 1910 ed estremamente attivo nel primo dopoguerra; in stile liberty, presentava al suo interno palchi in legno rivestiti di velluto e divenni per alcuni decenni il fulcro della vita culturale cittadina. Fu però demolito poco dopo la seconda guerra mondiale.

Il fontanile Brancaleone, situato in località Gavazzolo, all'estrema periferia nord della città, è la principale risorgiva presente nel territorio comunale; il fontanile è noto localmente come Öcc del Bàss, con riferimento alla presenza di sette ricche polle che danno vita all'importante Roggia Basso, le cui acque irrigue furono motivo di contesa con le comunità vicine nel corso del XV secolo.

Meta di passeggiate, l'area del fontanile è anche luogo di notevole interesse naturalistico: è infatti habitat naturale di diversi biotipi rari, sia di natura animale, come i crostacei depigmentati, che di natura vegetale, come le alghe rosse, che denotano la purezza delle acque.

In futuro è prevista l'inaugurazione di un centro di studi e documentazione su Michelangelo Merisi noto come Casa Caravaggio, destinato a sorgere in pieno centro storico, nei locali che furono dell'antico ospedale cittadino. Il centro studi ospiterà un'esposizione permanente di fedeli riproduzioni dei dipinti del Caravaggio e fungerà da luogo di attrazione per studiosi e ricercatori interessati alla vita e alle opere del celeberrimo pittore.

Caravaggio ospita il Museo navale "Ottorino Zibetti", un museo navale aperto gratuitamente al pubblico che ospita numerose riproduzioni di velieri, cimeli storici, antichi strumenti nautici, attrezzi navali, fossili marini, una biblioteca del mare e altri oggetti di interesse. Il museo fu inaugurato il 5 novembre 1978 grazie al lascito degli averi del dottor Ottorino Zibetti, grande collezionista di oggetti nautici, disposto dalla moglie, e si è arricchito con il passare del tempo grazie alle donazioni di altri privati cittadini ed enti pubblici.

La cucina tipica caravaggina rispecchia diversi elementi caratteristici della tradizione bergamasca, quali la genuinità e la semplicità. Fra i piatti caratteristici si menzionano: il riso bollito nel latte; le uova sode con cicorino e salame nostrano.

Il piatto tradizionalmente considerato rappresentativo della cucina bergamasca, la polenta, è presente nella gastronomia locale con numerosi accostamenti particolari; ad esempio con la lüganghina, una sorta di salame; con cotechini e lenticchie; con il latte freddo; con pucì (intingolo) e verza; con burro fuso, alla salvia e al formaggio.

Un piatto tipico di pasta è costituito dagli gnuchècc, della pasta sfoglia tagliata a quadratini e cotta in brodo con fagioli e cotenna di maiale. I piatti di carne includono la rüstizàda, un arrosto di carne fresca di maiale con cipolla ed una spruzzata di vino rosso.

Un altro elemento caratteristico della cucina bergamasca, il pane, è tradizionalmente tagliato a fette e cotto in brodo, per ottenere la panàda; se invece prima della bollitura viene grattugiato è noto come pan trìt. Il tradizionale pa' de' mèi è invece pane di farina di miglio, mais e frumento cotto nel latte e preparato soprattutto nella stagione invernale.

I dolci più caratteristici comprendono il biciulàt de la nóna, un buccellato (ciambella dolce) realizzato con farina, uova fresche, burro, zucchero e scorza di limone; gli ovis-moris, pasticcini di farina, burro, rosso d'uovo cotto, miele, sale e vaniglia; le fave dei morti, realizzate con mandorle, zucchero, albume e scorza di limone grattugiata; il pane dei morti, un dolce di pasticcini in polvere, uva sultanina, mandorle e nocciole triturate, zucchero e lievito in polvere.

Un prodotto agricolo caratteristico della zona è il cosiddetto popone, o "melone di Caravaggio"; esso presenta una polpa particolarmente gustosa e zuccherina, ed è da gustarsi fresco con pane e salame. Ancora più squisite sono le sàte e le satèle, anch'esse appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee da mangiare con pane e prosciutto, crudo o cotto.

La superficie agricola utilizzata è pari a circa l'84% del territorio complessivo di competenza del comune; il rimanente 16% rappresenta l'incolto, gli insediamenti abitativi e la superficie produttiva.

Oltre al centro abitato principale, il territorio comunale ospita due frazioni, Vidalengo (2,9 km a nord del capoluogo) e Masano (3,5 km a nord-est). Appare inoltre rilevante il nucleo abitato che insiste sul Santuario di Caravaggio, situato circa 2 km a sud-ovest del centro cittadino, in una località talvolta indicata come Mezzolengo; tale area, ricca di attività turistiche e ricettive, sconfina nel territorio del confinante comune di Misano Gera d'Adda.

Si segnala inoltre la presenza, nelle campagne circostanti Caravaggio, di numerosi cascinali, che assieme alle rogge, alle risorgive e alle marcite rappresentano un elemento caratteristico del paesaggio. I nomi di queste costruzioni sono spesso singolari, con evidenti riferimenti a caratteristiche specifiche della località: ad esempio Paradiso, Paradisino, Purgatorio, Inferno; Resiga, Fornace, Vallarsa; Maglio; Montizzolo, Montizoletto; Fontanello; Valle, Vallicelle; Guzzafame, Guzzasete; Bornocchia; Volte; Caccialupo; Albarito; Camporicco; Benedetta, Veronica.

Il centro cittadino dista 7 km dalla vicina Treviglio, 24 km dal capoluogo di provincia, Bergamo; 39 km da Milano; 52 km da Brescia; 60 km da Cremona.

Già nel XVI secolo il borgo era segnalato come fiorente centro rurale, anche grazie alla particolare orografia del suo territorio, ricco di sorgenti naturali. Oggi la Città di Caravaggio oltre alla vocazione agricola è una città industriale con numerose ditte di livello rilevante come la Kraft, la Isover, la Khale, etcc. ben distribuite sul territorio in due zone industriali e una zona artigianale. Caratteristica della città è il commercio al dettaglio che non ha mai subito forti flessioni nonostante la presenza sul territorio di numerosi centri di distribuzione.

Il capoluogo del comune è sede di un mercato ambulante che si svolge ogni venerdì mattina, a partire dal 14 marzo 1477, quando fu organizzato per la prima volta dal duca Galeazzo Maria Sforza; con il passare dei secoli il mercato si è spostato dall'originaria piazza Griala, oggi notevolmente ristretta, alla centrale piazza Garibaldi, al viale Giovanni XXIII (verso la metà del XX secolo), fino all'attuale collocazione in via san Francesco d'Assisi.

Nel giorno di san Luca (il 18 ottobre), anticamente, si teneva un mercato bovino.

La città di Caravaggio è interessata dal passaggio dell'ex Strada Statale 11 Padana Superiore (oggi derubricata al rango di strada provinciale, nel suo tratto lombardo). Tale arteria funge, insieme alla strada provinciale Rivoltana, da principale via di collegamento con l'hinterland orientale di Milano.

Il territorio compreso fra le due frazioni e il capoluogo comunale sarà attraversato a partire dal 2012 dalla variante direttissima Brescia-Milano dell'autostrada A4 (BreBeMi).

Il territorio comunale ospita due stazioni ferroviarie: la stazione di Caravaggio, situata a sudovest del centro storico, si trova sulla linea ferroviaria Bergamo-Treviglio-Cremona, mentre la stazione di Vidalengo, situata fra l'omonima frazione e il centro cittadino, insiste sulla ferrovia Milano-Venezia. Entrambe le stazioni non sono presidiate, e sono servite unicamente da treni regionali. Secondo la classificazione operata da Rete Ferroviaria Italiana la stazione di Caravaggio è da considerarsi di categoria silver, mentre quella di Vidalengo è di categoria bronze.

Nel territorio comunale transiterà, in affiancamento all'autostrada Brescia-Milano, la linea ferroviaria ad alta velocità Milano-Venezia.

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Annunciazione (Caravaggio)

Caravaggio - The Annunciation.JPG

L'Annunciazione è un dipinto di Caravaggio realizzato a Malta in olio su tela (285 x 205 cm) nel 1609 circa. È conservato nel Musée des Beaux-Arts di Nancy (Francia).

In questa opera il Caravaggio propone il tema classico dell’Annunciazione in una prospettiva nuova, e per certi versi rivoluzionaria: l'angelo infatti, nella iconografia classica, è raffigurato di fronte a Maria, in piedi o in ginocchio, comunque leggermente inchinato verso la donna; Caravaggio invece mostra l’angelo mentre è ancora in volo e volge le spalle a chi guarda; questa prospettiva dall’alto, in cui si trova pure lo spettatore, porta inoltre la figura dell’angelo ad essere più grande di quella di Maria; infine è Maria ad essere inchinata di fronte al messaggero di Dio, e non viceversa.

L'opera fu quasi sicuramente lasciata incompiuta dal pittore, probabilmente a causa del suo arresto e conseguente fuga da Malta, e finita da qualche allievo. Ciò s'intuisce osservando attentamente le figure dell'angelo (che si distingue netta nel disegno e nel potente chiaroscuro) e quella della Vergine e dello sfondo (più "inconsistenti" se non addirittura vaporosi).

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Polidoro da Caravaggio

Giove e Ganimede (incisione di Polidoro da Caravaggio)

Polidoro Caldara, detto Polidoro da Caravaggio (Caravaggio, 1499/1500 circa – Messina, 1543 circa), è stato un pittore italiano.

Intorno al 1515 è a Roma dove grazie alla conoscenza di Giovanni da Udine, Giovan Francesco Penni e Giulio Romano entra nella bottega di Raffaello, dove stringe rapporti soprattutto con Perin del Vaga e con lo spagnolo Pedro Machuca.

Tra il 1517 e il 1518 lavora alla decorazione delle Logge Vaticane, commissionata da Leone X ad una squadra di pittori diretta da Raffaello. Sono da attribuire a lui gli scomparti con Giuseppe venduto dai fratelli e il Passaggio del Giordano.

Dal 1522 lavorò soprattutto come pittore di facciate di palazzi, in collaborazione con Maturino da Firenze, gli affreschi a grisaille, ispirati da quelli realizzati da Baldassarre Peruzzi, con temi tratti dalla mitologia o dalla storia romana, sono quasi tutti perduti, di loro restano comunque molte copie in incisioni, lavorò a: Palazzo Ricci, molto ridipinto, Palazzo Milesi e al Casino del Buffalo realizzato tra il 1525 e il 1526 di cui sono conservati alcuni frammenti di affreschi.

Tra il 1523 e il 1524, Polidoro soggiornò brevemente a Napoli affrescando logge e facciate di palazzi, per il palazzo del poeta Bernardino Rota affresco scena con Storie di Amore e Psiche, verso il 1524, di questo ciclo rimangono la scena con Psiche ricevuta nell'Olimpo ora al Louvre e altre parti a Hampton Court.

Tra il 1524 e il 1525, decora una sala in Villa Lante al Gianicolo. Intorno al 1526 decora la cappella di Fra Mariano in San Silvestro al Quirinale, con Scene della vita della Maddalena e di santa Caterina.

Nel 1527, con il Sacco di Roma, l'artista fugge verso Napoli. In città lavora per le chiese di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli e Santa Maria delle Grazie alla Pescheria, realizzando le opere con i Santi Pietro e Andrea e le anime del Purgatorio e il Trasporto di Cristo al sepolcro.

Nell'ottobre del 1529 si trasferì a Messina, dove rimase sino alla morte. Nel 1535 lavorò per le feste in onore di Carlo V, allestendo apparati effimeri ed archi trionfali di cartapesta, in parte riportati nei suoi disegni. All'ultima fase vanno ascritti: l' Adorazione dei pastori, l' Incredulità di san Tommaso, la drammatica Salita al Calvario (oggi a Capodimonte) e il polittico del Carmine di cui rimane il Sant’Angelo dei carmelitani, ora alla Galleria Sabauda di Torino; in queste opere il patetismo si accentua in accordo con le pratiche di devozione meridionali. Significativo di questo momento è il patetico Crocifisso della co-cattedrale di San Giovanni a La Valletta (Malta), quasi neo-medievale.

Nella sua Idea del Tempio della Pittura 1590, Giovan Paolo Lomazzo lo collocherà tra i sette governatori dell'arte accanto a Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Andrea Mantegna, Tiziano, Gaudenzio Ferrari.

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Source : Wikipedia