Capaci

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Inviato da nono 23/04/2009 @ 08:12

Tags : capaci, sicilia, italia

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Capaci

Capaci - Stemma

Capaci è un comune di 10.342 abitanti della provincia di Palermo.

Il centro abitato si sviluppa lungo un asse stradale molto antico, di epoca romana, che collega il Capoluogo con le città più importanti della Sicilia occidentale di Trapani e Marsala. Numerosi reperti archeologici ancora da analizzare e collocare cronologicamente testimoniano un passato preistorico particolarmente interessante mentre è certo che il primo insediamento stabile risale al 15 settembre 1241, data che segna il passaggio dal feudo al casale e che prelude alla fondazione dell'odierna cittadina. Il suo nucleo originale è sorto intorno al 1523 ai piedi della Montagnola Santa Rosalia, sovrastata dalle balze concave della "Quarara", verso la metà dello stesso anno risalgono le prime fondamenta della Chiesa Madre, centro di primario interesse religioso, artistico e culturale. Nei primi decenni del XVI secolo, con la riunificazione dei vari possedimenti in un'unica baronìa l'agricoltura divenne l'attività primaria. Anche la pesca conobbe una attività molto redditizia e poté estendersi sempre più lontano fino a raggiungere le coste dell'Africa settentrionale. E Susa sul Golfo di Hammamet, in Tunisia, ancor oggi reca la testimonianza di un intero quartiere che porta il nome di Capaci.

Il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci (ma in territorio di Isola delle Femmine, un comune adiacente), una carica di tritolo posta in un tunnel che passa sotto l'asfalto fu fatta esplodere dalla mafia e uccise il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro.

A Capaci esistono molte tradizioni di antica data ripetute solennemente ogni anno. Un esempio è quello della festa di San Giuseppe, che, ogni anno per il giorno della festa del papà alcune persone devote al Santo preparano una minestra con una ricetta che risale al '300, età medievale, antica usanza dice che veniva distribuita alle persone povere del paese, ma adesso per tradizione quasi tutti gli abitanti si riuniscono nella piazza principale del paese dove ricevono una porzione di pasta accompagnato con il pane speciale, preparato dai fornai solo il 19 marzo, in onore del santo.

Capaci è attraversata dall Autostrada A29, della quale è possibile usufruire attraverso uno svincolo distante circa 2 km dal centro abitato. Quest'Autostrada collega Capaci con Palermo, Mazara del Vallo, Trapani e con l'Aeroporto Internazionale di Palermo "Falcone-Borsellino", distante dal centro abitato circa 35 km. Capaci è servita dalle Autolinee AST che la collegano con Palermo e con gli altri comuni adiacenti. Inoltre nel territorio del comune è presente una stazione della Metropolitana di Palermo che collega Capaci con il capoluogo in circa 25 minuti.

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Strage di Capaci

La Strage di Capaci (chiamato in siciliano "l'attentatuni") fu un attentato mafioso in cui il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci (ma in territorio del comune di Isola delle Femmine) e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro.

Nel tragico attentato sono rimasti miracolosamente illesi altri quattro componenti del gruppo al seguito del magistrato: l'autista giudiziario Giuseppe Costanza (seduto nei sedili posteriori dell'auto blindata guidata da Falcone) e gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.

Gli esecutori materiali del delitto furono almeno cinque uomini (tra cui Giovanni Brusca, che fu la persona che fisicamente azionò il telecomando da grande distanza al momento del passaggio dell'auto blindata del giudice, che tornava da Roma), i quali avevano riempito di tritolo un tunnel che avevano scavato sotto l'autostrada (per assicurarsi la buona riuscita del delitto, ne misero circa 500 kg) nel tratto che collega l'aeroporto di Punta Raisi (oggi "Aeroporto Falcone-Borsellino") al capoluogo siciliano. A tutt'oggi sono conosciuti soltanto i nomi degli esecutori materiali della strage, poiché le indagini mirate a scoprire i mandanti ed eventuali intrecci di natura politica non hanno prodotto risultati significativi.

La strage di Capaci ha segnato una delle pagine più tragiche della lotta alla mafia ed è strettamente connessa al successivo attentato di cui rimase vittima il giudice Paolo Borsellino, amico e collega di Falcone.

Le indagini eseguite non hanno mai portato alla verità. Secondo alcune solide indiscrezioni molti indizi relativi ai mandanti sarebbero stati tenuti segreti poiché, se divenuti di pubblico interesse, avrebbero portato ad una grave instabilità della democrazia in Italia. Ne sono testimonianza i sopralluoghi effettuati nel covo dove fu catturato il boss Totò Riina: dopo l'arresto, infatti, molti documenti sparirono senza mai essere ritrovati.

Ogni anno, il 23 maggio, si tiene a Palermo e Capaci una lunga serie di attività, in commemorazione della morte del magistrato Giovanni Falcone e di Francesca Morvillo. Inoltre è stata creata anche una fondazione di nome "Giovanni e Francesca Falcone" guidata da Maria Falcone, la sorella del magistrato.

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Mafia

Tommaso Buscetta, mafioso pentito che collaborò con Giovanni Falcone.

Mafia (più raramente maffia) è un termine diffuso ormai a livello mondiale con cui ci si riferisce ad una particolare tipologia di organizzazioni criminali. Le analisi moderne del fenomeno della mafia la considerano, prima ancora che una organizzazione criminale, una "organizzazione di potere"; ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali, quanto nelle alleanze e collaborazioni con funzionari dello Stato, in particolare politici, nonché del supporto di certi strati della popolazione. Di conseguenza il termine viene spesso usato per indicare un modo di fare o meglio di organizzare attività illecite. Quindi il termine "mafioso" può essere utilizzato nel linguaggio comune per definire, per esempio un sindaco che dia concessioni edilizie solo ai suoi "amici" o un professore universitario che fa vincere borse di studio a persone anche valide ma a lui legate o la nomina da parte di un governo di altissimi dirigenti anche capaci ma "politicamente vicini" alla maggioranza di cui il governo è espressione.

Il termine mafia venne inizialmente utilizzato per indicare una organizzazione criminale originaria della Sicilia, più precisamente definita come Cosa nostra.

I capimafia (spesso a causa della latitanza) comunicano principalmente in modo scritto, con i pizzini, poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti (capifamiglia, picciotti).

Il fenomeno mafioso è tradizionalmente legato alla Sicilia come area geografica nella quale se ne sviluppò la forma più nota. Le cosiddette mafie internazionali presentano alcuni caratteri distintivi.

Essendo la bibliografia sull'argomento immensa, vengono presentati in questo elenco solo i testi più famosi, di facile reperibilità, con l'anno dell'ultima edizione.

La mafia italiana e quella italo-americana hanno rappresentato il soggetto di numerosissimi film, fiction e serie televisive. Le chiavi narrative sono state molteplici, dal dramma alla commedia, dal film epico alla ricostruzione di episodi celebri della storia della mafia.

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Rosolino Pilo

Rosolino Pilo, o Rosalino Pilo, (Palermo, 15 luglio 1820 – San Martino delle Scale, 21 maggio 1860), è stato un patriota italiano.

Quartogenito del conte Gerolamo di Capaci e di Antonia Gioeni dei principi di Bologna e di Petrulla, fu un patriota italiano. All'anagrafe era stato registrato come Rosolino, ma egli si firmò sempre Rosalino.

Partecipò alla rivoluzione del 1848 contro il regime borbonico. Quando i liberali si impadronirono della città, tenne il comando delle batterie e delle artiglierie palermitane, sino al momento in cui la città fu costretta a capitolare.

Con la repressione e il fallimento dei moti, Rosolino Pilo partì esule verso Marsiglia, e poi per Genova. Qui frequentò Mazzini, riallacciò i contatti con gli altri esuli siciliani, conobbe e si innamorò di Rosetta Borlasca.

Durante i moti falliti del 1853 a Milano, Rosolino Pilo era a Torino per coprire la fuga dei cospiratori che cercavano di espatriare. Qui conobbe Giuseppe Piolti, agente mazziniano del quale non condivideva i propositi di agitazione di piazza. Pilo era più propenso alla guerriglia e, nell’estate 1856, iniziò in contatti con Carlo Pisacane per aprire un fronte rivoltoso in Sicilia.

Ai primi di dicembre dello stesso anno Rosolino Pilo salpò da Genova su un piroscafo inglese diretto a Malta con l’intento di unirsi alla rivolta capeggiata dal barone Francesco Bentivegna. Ma, arrivato a Malta, seppe del fallimento del tentativo e non poté far altro che ritornare a Genova.

A Genova incontrò Carlo Pisacane aderendo con entusiasmo al suo progetto di guerriglia che sarebbe partito da Sapri per sollevare la Campania e giungere a Napoli. Un primo tentativo si ebbe il 6 giugno 1857, si imbarcò su un battello diretto verso l’isola di Moltecristo con diversi guerriglieri e col carico delle armi utili alla spedizione, precedendo la partenza di Carlo Pisacane. L’intesa con Pisacane prevedeva il loro ricongiungimento sull’isola. Durante la traversata, però fu travolto da una tempesta che lo costrinse, per alleggerire lo scafo, a gettare fuoribordo l’armamento. Pilo dovette far ritorno a Genova per avvisare gli altri cospiratori e non compromettere l’intera missione.

Il tentativo definitivo iniziò con la partenze di Pisacane e i suoi, il 25 giugno. Pilo si occupò nuovamente del trasporto delle armi e partì il giorno dopo a bordo di alcuni pescherecci, con l’accordo di unirsi a Pisacane successivamente. Ma, anche questa volta, per sfortuna o per inesperienza come navigatore, Pilo finì per sbagliare rotta e, non potendo più raggiungere Pisacane, tornò a Genova lasciandolo senza i rinforzi e le armi che erano a lui necessarie. A Genova, Pilo e Mazzini, non poterono altro che attendere fiduciosi notizie dal Sud Italia. Il governo piemontese, nel frattempo, attuò misure repressive nei confronti dei cospiratori e Mazzini dovette far ritorno a Londra, mentre Pilo riuscì a rifugiarsi a Malta.

Il 28 marzo 1860, insieme a Giovanni Corrao si affrettò a tornare nella sua Sicilia alle prime voci dello sbarco di Giuseppe Garibaldi alla guida dei Mille, e alla testa di un gruppo di volontari si unì alla colonna garibaldina che marciava su Palermo.

In uno scontro con i borbonici cadde colpito alla fronte, sei giorni prima che la sua città fosse liberata per sempre.

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Source : Wikipedia