Cancro

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Inviato da amalia 14/03/2009 @ 09:12

Tags : cancro, malattie, salute

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Cancro al colon

Il cancro al colon occupa il secondo posto per mortalità tumorale nell’uomo e il terzo nella donna. È più frequente in nord-America, Europa occidentale e Nuova Zelanda. In Italia si osservano 40 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, di cui la maggior incidenza si colloca tra la V e la VII decade. Le sedi maggiormente colpite sono li retto 39% e il sigma 25%, senza pero’ risparmiare nessun distretto colo-rettale.

L’eziologia è tuttora sconosciuta, studi confermano una associazione con alcuni fattori di rischio e soprattutto associazioni con alcune condizioni a rischio. I fattori dietetici giocano sicuramente un ruolo molto importante (vedi carenze di fibre e dieta iperlipidica). Condizioni a rischio sono state identificate nella familiarità per il cancro colo-rettale, la poliposi familiare, la presenza di polipi adenomatosi e le malattie infiammatorie intestinali.

Per una corretta classificazione è utile indagare sia gli aspetti macroscopici che quelli microscopici.

La classificazione dell’OMS suggerisce la suddivisione in tumori epiteliali, carcinoidi, non epiteliali e del sistema emopoietico.

Si avvale principalmente della colonscopia del clisma opaco ed eventualmente della tc (preoperatorio e stadiazione).

Oltre alla possibile anemizzazione (Hb minore di 12 g/dl) è utile il dosaggio sierico di alcuni markers tumorali quali il CEA e il ca 19.9; utili soprattutto per il follow-up dopo resezione chirurgica della neoplasia.

Attualmente con l’impiego dei programmi di screening la neoplasia o le condizioni precancerose (polipi adenomatosi) vengono riconosciute e diagnosticate precocemente, dando una sopravvivenza globale a 5 anni, dopo intervento chirurgico curativo, tra il 55% e il 75%.

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Cancro del colon-retto

Cancro del colon sigma in soggetto con il morbo di Crohn

Con il termine cancro del colon-retto (CRC) si fa riferimento ad un insieme di tumori che si localizzano nel colon, nel retto e nell'appendice. Con 655.000 morti nel mondo per anno, è il terza più comune forma di cancro.

Il cancro al colon occupa il secondo posto per mortalità tumorale nell’uomo e il terzo nella donna. È più frequente in nord-America, Europa occidentale e Nuova Zelanda. In Italia si osservano 40 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, di cui la maggior incidenza si colloca tra la quinta e la settima decade. L'80% dei casi di CRC è rappresentato dalle forme sporadiche (non connesse con mutazioni geneticamente acquisite). Mentre il cancro del colon colpisce indifferentemente entrambi i sessi, per il cancro del retto si ha un rapporto maschi:femmine di circa 2:1. Nelle ultime 2 decadi si è assistito ad un progressivo aumento dell'insorgenza di CRC; tuttavia, grazie alla diagnosi precoce e all'evoluzione delle terapie, la sopravvivenza a 5 anni è notevolmente aumentata. Le sedi maggiormente colpite sono li retto (39%) e il sigma (25%), senza però risparmiare nessun distretto colo-rettale.

La disseminazione per via ematica assume un ruolo di rilievo in quanto, negli stadi avanzati di malattia, è spesso possibile rintracciare metastasi epatiche in virtù della stretta connessione portale tra intestino e fegato. In alcuni casi è possibile ritrovare metastasi nei corpi vertebrali; tale reperto si associa alla presenza di anastomosi porto-cavali in grado di convogliare il sangue verso le strutture dello scheletro assiale. Sintomi sistemici, possono essere febbre, palpitazioni, pallore, cachessia ed astenia.

Nausea, vomito e alvo chiuso a feci e gas possono essere manifestazioni di un'occlusione intestinale acuta (soprattutto per le localizzazioni prossimali) primaria o secondaria ad intussuscezione. La distensione addominale e gli effetti lesivi diretti del tumore possono essere causa di perforazione e emorragia acuta, con anemia acuta e collasso cardio-circolatorio. La peritonite è una complicazione tardiva dovuta all'invasione del peritoneo; analogamente, l'invasione delle strutture pelviche può portare alla formazioni di ascessi<re>M.D. Abeloff, J.O. Armitage, J.E. Niederhuber, M.B. Kastan, W.G. McKenna. Clinical Oncology 3° edition. 2004</ref>. L'invasione batterica del torrente ematico è secondaria a lesione della mucosa. La batteriemia conseguente può essere responsabile di shock settico e rapidissimo peggioramento del quadro clinico. L'invasione della pelvi pelvi renale può portare ad insufficienza renale e uremia più o meno grave.

La prognosi nei soggetti con cancro del colon-retto dipende strettamente dal grado di invasione tissutale locale, dall'infiltrazione degli organi vicinori e dalla presenza di metastasi linfonodali o ad altri organi. Si possono utilizzare diversi sistemi di stadiazione, che correlano strettamente con il profilo prognostico e la sopravvivenza a 5 anni. La classificazione di Dukes, proposta dal dottor Cuthbert E. Dukes nel 1932, pone l'accento sulla infiltrazione tissutale, sul coinvolgimento linfonodale e sulla presenza di metastasi a distanza. La classificazione TNM, più attuale, pone maggiore attenzione al grado di infiltrazione tissutale, discriminando tra l'invasione della sola mucosa, dello strato muscolare o della sierosa. Benché i reperti strumentali siano molto importati per diagnosticare le lesioni neoplastiche a distanza e il coinvolgimento linfonodale, per una corretta valutazione della stadiazione, e quindi della prognosi, si rende necessaria la valutazione istologica post-operatoria.

L'evoluzione del cancro del colon-retto è lenta; per questo motivo, lo screening è uno strumento importante per la diagnosi precoce e per organizzare una migliore strategia terapeutica. Ciò nonostante, lo screening per il cancro del colon-retto è una procedura ancora poco diffusa. In Italia lo screening consiste nella ricerca del sangue occulto nell feci (vedi oltre). I soggetti, maschi e femmine, di età compresa tra i 50 e i 69 anni sono invitati dalla propria azienda sanitaria locale ad eseguire ogni 2 anni, con unico campione e senza restrizioni dietetiche, il test per la ricerca del sangue occulto. Se il test risulta positivo, si consiglia di eseguire ulteriori indagini (colonscopia o clisma opaco) per indentificare la natura nel sanguinamento.

Il test consiste nel ricercare sangue nelle feci del paziente (Hemoccult®). Si possono avere falsi positivi se il soggetto presenta lesioni sanguinanti del colon (ulcerazioni, colite, diverticolite) o falsi negativi per errori tecnici del laboratorio, sanguinamento intermittente o dieta ricca di vitamina C. Vengono utilizzati due tipi di test: il test chimico ed immuno-chimico. La sensibilità di quest'ultimo è molto maggiore rispetto al test chimico senza che vi sia tuttavia una riduzione critica della specificità.

Con questi esami vengono valutate le lesioni del colon, siano esse infiammatorie, polipoidi o neoplastiche maligne. Queste indagini, oltre a fornire informazioni sulla stato delle mucose e sulla morfologia delle lesioni, possono essere utili per prelevare frammenti di tessuto sospetto.

Le indagini radiologiche del colon (clisma opaco a doppio contrasto) sono utili per indagare la sede e le dimensioni delle lesioni (difficile evidenziare formazioni inferiori al centimetro). Il clisma è inoltre in grado di dare informazioni sullo stato del colon a monte e a valle della lesione.

La TAC e l'angioTAC possono essere utili come guida per l'intervento chirurgico; l'esame è in grado di fornire informazioni sull'invasione degli organi vicinori, sull'interessamento linfonodale e sulla presenza di metastasi epatiche. In alternativa può essere usata la risonanza magnetica nucleare (RMN), più sensibile per l'indagine delle metastasi epatiche.

L'esame ecografico è particolarmente utile per lo studio delle metastasi epatiche e per le procedure ecoguidate di biopsia delle stesse.

Il CEA è un marker tumorale che può essere indagato in corso di cancro del colon retto. I livelli standard di CEA sono inferiori a 5 μg/mL; livelli superiori possono essere riscontrati in corso di epatite, polmonite e gastroenterite. Inoltre, possono essere riscontrati soggetti con alti livelli di CEA senza che vi sia una patologia sottostante. Questi elementi rendono il test poco specifico per lo screening e la diagnosi di CRC; la valutazioni del CEA assumono un particolare significato nel follow-up post-operatorio: riscontrare alti livelli nei soggetti colostomizzati correla con recidiva o malattia metastatica.

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Cancro del rene

Renal cell carcinoma

Il carcinoma a cellule renali (in inglese renal cell carcinoma), è il più comune tipo di cancro al rene negli adulti ed origina dal tubulo renale. La terapia di elezione è la chirurgia, atta all'asportazione del tumore. È notoriamente resistente alla radioterapia ed alla chemioterapia, anche se alcuni casi rispondono alla immunoterapia.

Segni: La "triade classica" è costituita da ematuria (sangue nelle urine), dolore lombare e reperto di una massa addominale. Questa "triade classica" è raramente completa alla prima osservazione del medico. Segno più frequente è l'ematuria, ma altamente aspecifico.

Il carcinoma a cellule renali colpisce preferenzialmente il sesso maschile rispetto al femminile, con un rapporto di 3:1 ed una maggiore frequenza tra i 60 e i 70 anni. Negli USA ha un' incidenza di circa tre persone ogni 10.000 abitanti, (pari a circa 31.000 nuovi casi/anno) e una mortalità di 12.000 persone/anno.

L'eziologia è ignota, ma può esistere una certa familiarità per carcinoma a cellule renali. Fattori di rischio per tale neoplasia sono l'abitudine al fumo, l'obesità, l'ipertensione, terapia estrogenica non bilanciata, esposizione ad asbesto, derivati del petrolio, metalli pesanti e malattia cistica acquisita (da emodialisi).

Forme ereditarie si presentano nelle forme di: sindrome di Von Hippel-Lindau, carcinoma a cellule chiare familiare e carcinoma papillifero ereditario.

L'esame macroscopico mostra una lesione ipervascolarizzata nella corticale renale, che si presenta frequentemente multilobata, giallastra (in seguito ad accumulo di lipidi) e calcifica.

Il microscopio ottico sono visibili cellule tumorali che si dispongono formando cordoni, papille, tubuli o nidi. Possono esservi cellule atipiche, poligonali e di grandi dimensioni. Dal momento che queste cellule accumulano glicogeno e lipidi, il loro citoplasma appare più "chiaro", rivestito da lipidi, ed il nucleo rimane "contratto" nel mezzo delle cellule. La membrana cellulare è evidente. Alcune cellule possono essere più piccole, con citoplasma eosinofilo, che rassomiglia a quello delle cellule tubulari normali. Lo stroma che circonda le cellule si riduce, ma rimane ben vascolarizzato. Il tumore cresce tramite un ampio fronte, che comprime il parenchima circostante, dando luogo ad una pseudocapsula.

La secrezione di sostanze vasoattive (ad.es. renina) può causare ipertensione arteriosa, ed il rilascio di eritropoietina può portare alla policitemia (aumentata produzione di globuli rossi).

L'aspetto caratteristico del carcinoma a cellule renali (renal cell carcinoma, o RCC) è quello di una lesione solida che altera il contorno renale. Spesso presenta un margine irregolare o lobulato. Circa un 85% delle masse che radiologicamente appaiono solide sono degli RCC. 10% degli RCC conterranno calcificazioni, alcune macroscopiche (probabilmente per invasione ed intrappolamento del grasso perirenale). In seguito alla somministrazione di liquido di contrasto intravenoso (sia nella tomografia computerizzata oppure nelle immagini di risonanza magnetica), aumenterà il contrasto delle zone densamente irrorate, mettendo in evidenza il tumore rispetto al parenchima normale.

In particolare, distinguere con certezza il carcinoma a cellule renali da un oncocitoma (lesione benigna) non è attualmente possibile usando le procedure di "imaging" o la biopsia percutanea. Il carcinoma a cellule renali può inoltre essere cistico. Esistendo diverse lesioni renali cistiche benigne (ciste renale semplice, ciste renale emorragica, nefroma cistico multiloculare, morbo renale policistico), può essere difficile per il radiologo differenziare una lesione cistica benigna da una maligna. Un famoso radiologo, il Dr. Morton Bosniak, sviluppò un sistema di classificazione delle lesioni rneali cistiche che, in base all'aspetto, le divide in benigne e in operabili.. Alla disgnosi, il 30% dei carcinomi renali si è steso nella vena cava superiore, e il 5-10% ha continuato nella vena cava inferiore.

Una biopsia percutanea può essere effettuata da un radiologo usando ultrasuoni otomografia computerizzata per guidare il campionamento del tessuto a scopo diagnostico. Ad ogni modo non è una tecnica particolarmente usata perché la possibilità di una diagnosi non corretta e il rischio per il paziente la rendono sfavorevole come tecnica.

Se è localizzato solo nel rene, circa il 40% dei casi , viene curato il 90% delle volte con la terapia chirurgia. Se ha diffusione fuori dal rene, spesso nei linfonodi o nelle vene principali del rene, si usano altri trattamenti.

La rimozione chirurgica di una parte o di tutto il rene (nefrectomia) è raccomandata. Questo può comprendere la rimozione della ghiandola surrenale, dei linfonodi retro-peritoneali, e dei possibili tessuti coinvolti per l'estensione diretta (invasione) del tumore nell'ambiente circostante. nei casi in cui il tumore si è diffuso nella vena renale, vena cava inferiore, e sia possibile un' angioinvasione è comunque possibile rimuovere chirurgicamente il tumore. In caso di metastasi una riduzione del rene("nefrectomia citoriduttiva") può aumentare la sopravvivenza, as well as resection of a solitary metastatic lesion.

La terapia percutanea, terapia immagine guidata, generalmente usata dai radiologi, viene offerta a pazienti con tumori localizzati, ma che non sono buoni candidati per l'operazione chirurgica. In questa procedura si mette una sonda nella pelle e nel tumore e usando l'immagine del tumore in tempo reale ottenuta con tomografia computerizzata, ultrasuoni, o anche immagine di risonanza magnetica si distrugge il tumore utilizzando radiazioni calde or fredde(crioterapia). Queste terapie sono meno efficaci della rimozione chirurgica perché non portano alla totale distruzione del tumore.

Radioterapia non è usata per il trattamento comune del carcinoma renale perché solitamente non ha successo. Può essere usata come palliativo in caso di metastasi scheletriche.

Farmaci come interferone-alfa e interleuchina-2 (IL-2) hanno successo nel ridurre la crescita del carcinoma renale, inclusi anche casi con metastasi. Studi hanno dimostrato che IL-2 offre la possibilità di una completa e durevole remissione in alcuni casi. In aggiunta, l' anticorpo monoclonale anti-VEGF ha mostrato avere un'azione interessante nei casi avanzati.

Sorafenib (Nexavar)è stato approvato dalla FDA nel dicembre 2005 per il trattamento del carcinoma renale avanzato, e Sunitinib (Sutent) è stato approvato il mese successivo. Entrambi interferiscono con la crescita del tumore impedendo l'angiogenesi.

Temsirolimus (CCI-779) è un inibitore della mTOR chinasi (bersaglio mammifero della rifampicina) che è stato visto prolungare la sopravvivenza rispetto all'interferone-alfa in pazienti con metastasi di carcinoma renale. Il risultato di questi studi di Fase III è stato presentato nel 2006 al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (www.ASCO.org).

Chemioterapia può essere usata in alcuni casi, ma non è particolarmente utile se il cancro non è stato rimosso completamente per via chirurgica.

Nel novembre del 2006, venne annunciato che era stato sviluppato un vaccino, con risultati molto promettenti. (vedi ) Il nuovo vaccino, noto col nome commerciale TroVax, lavora in un modo totalmente differente rispetto ai trattamenti esistenti perché stimola il sistema immunitario del paziente a combattere contro la malattia. Gli esperti suggeriscono che i vaccini basati sulla terapia genica possano dimostrarsi come un trattamento efficace per un grande numero di cancri. Oxford BioMedica è la compagnia che stà sviluppando e testando il vaccino; è una compagnia britannica che si è stabilita come una "spin-off" dalla Oxford University e si specializza nello sviluppo di vari tipi di terapia genica. Attualmente sono in corso ulteriori processi di valutazione ("trials") su questo vaccino.

La prognosi dipende dalla grandezza del tumore, dal fatto che sia rimasto confinato nel rene oppure no, e dalla presenza o assenza di metastasi. La scala Furhman , che misura l'aggressività del tumore, può dare anche informazioni sulla sopravvivenza, anche se i dati sono controversi.

La percentuale di sopravvivenza dopo cinque anni è intorno al 90-95% per tumori più piccoli di 4 centimetri. Per tumori più grossi, confinati nel rene e non vascolarizzati, la percentuale si attesta intorno al 80-85%. Per tumori che si estendono oltre la capsula renale e fuori dal locale investimento fasciale, la percentuale si riduce al 60%. In caso di metastasi ai linfonodi la percentuale di sopravvivenza varia dal 5 % al 15 %. In caso di diffusione di metastasi in altri organi la percentuale di sopravvivenza a cinque anni dall'intervento è meno del 5 %.

Per coloro che hanno un ritorno del tumore dopo l'intervento la prognosi è generalmente negativa. Le cellule del carcinoma renale non rispondono alla chemioterapia e alle radiazioni. L'immunoterapia, che induce il corpo ad attaccare le cellule tumorali rimaste, pare avere più successo.

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Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro

L'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) è un ente privato senza fini di lucro nato nel 1965 grazie all'iniziativa di alcuni ricercatori dell'Istituto dei Tumori di Milano, fra cui il Prof. Umberto Veronesi e il Prof. Giuseppe Della Porta, e al prezioso sostegno di noti imprenditori milanesi.

Oggi conta 17 Comitati Regionali e quasi 2.000.000 di Soci, tante persone che sostengono l'Associazione, consentendole di esistere e di andare avanti. L'AIRC raccoglie e distribuisce fondi a favore del progresso della ricerca oncologica e diffonde al pubblico una corretta informazione in materia.

I fondi vengono annualmente distribuiti a favore di progetti di ricerca e di borse di studio considerati validi a fini scientifici dal Comitato Tecnico-Scientifico AIRC. Il Comitato Tecnico-Scientifico è composto da scienziati oncologi provenienti da tutta Italia, affiancati nella valutazione e selezione da piu' di 350 ricercatori europei e americani.

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Source : Wikipedia