Campo Marzio

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Inviato da amalia 09/03/2009 @ 15:14

Tags : campo marzio, roma, lazio, italia

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Campo Marzio

Campo Marzio

Il Campo Marzio (Campus Martius) era una zona della Roma antica di approssimativamente 2 km², inizialmente esterna ai confini cittadini e più tardi suddivisa da Augusto tra due delle sue 14 regioni: la VII via Lata e la IX Circus Flaminius.

Nel medioevo divenne la zona più densamente popolata della città. Il nome è attualmente attribuito al IV rione della città, meno esteso della omonima zona antica. Lo stemma è una mezza-luna d'argento in campo azzurro; l'origine di tale simbolo è ignota.

Dal punto di vista orografico si tratta di una vasta zona pianeggiante, delimitata da un'ansa del fiume Tevere, a nord del Quirinale e del Campidoglio.

Sin dall'epoca regia, l'area fu consacrata al dio Marte, e adibita ad esercizi militari. Tarquinio il Superbo se ne appropriò e lo fece coltivare a grano. Secondo una leggenda, durante la rivolta che causò la cacciata del re, i covoni di quel grano furono gettati nel fiume dando origine all'Isola Tiberina. Con l'inizio dell'epoca repubblicana, il Campo Marzio ritornò area pubblica e fu riconsacrato al dio. Fu sede dei comitia centuriata, assemblee del popolo in armi.

La parte più meridionale della piana, a partire dalle pendici del Campidoglio (dove attualmente sono visibili i resti del teatro di Marcello e del portico di Ottavia) era distinta dal Campo Marzio vero e proprio, con il toponimo di Circo Flaminio. L'area fu attraversata dalla via Flaminia, la cui parte urbana prese il nome di via Lata (attuale via del Corso).

Le fondazioni di edifici sacri partono dal primo dei re di Roma, Romolo e proseguono fino a tutto il II secolo a.C. Vi vennero inoltre edificati portici e edifici privati e vi ebbero dei possedimenti Publio Cornelio Scipione e Pompeo.

Inizialmente la zona, poiché era al di fuori dei confini ufficiali della città (pomerio), venne utilizzata per dare udienza ad ambasciatori stranieri e vi venivano più facilmente eretti luoghi di culto per le divinità orientali.

L'inizio della monumentalizzazione dell'area si ebbe con il teatro di Pompeo nel 55 a.C. Con Cesare furono sistemati gli edifici legati alle elezioni, i Saepta Iulia (completati da Augusto) e la Villa publica.

In epoca augustea, Marco Vipsanio Agrippa inserì i giardini, la basilica di Nettuno, le terme con il suo nome e il Pantheon. Vi fu costruito anche il primo anfiteatro permanente di Roma (l'anfiteatro di Statilio Tauro), un teatro (il teatro di Balbo), un'immensa Meridiana (l'Orologio di Augusto) a fianco della quale sorgeva l'Ara Pacis.

La zona non edificata verso nord era dominata dal mausoleo di Augusto e dall'orologio solare (Orologium Augusti) formato da una estesa platea in marmo, i cui resti sono oggi visibili negli scavi a San Lorenzo in Lucina, e per gnomone l'obelisco oggi a piazza Montecitorio. Nel giorno natale dell'imperatore, l'ombra dello gnomone raggiungeva l'ingresso dell'Ara Pacis, il monumento voluto dal Senato per ricordare la pace e la stabilità portate dal governo di Augusto, che integrava questo grande complesso celebrativo e funerario.

Probabilmente a Caligola si deve la prima costruzione del tempio dedicato a Iside. Sotto Nerone furono costruite altre terme a suo nome e un ponte.

Dopo il grande incendio di Roma dell'anno 80 Domiziano ricostruì i monumenti aggiungendo uno stadio (che diverrà poi piazza Navona) e un odeion (piccolo edificio per spettacoli coperto, in forma di piccolo teatro). Adriano trasformò il complesso del Pantheon e collocò nella parte settentrionale, legata ai funerali imperiali, i templi di Matidia e Marciana. Successivamente vi furono costruiti il tempio di Adriano, e vi furono innalzate una colonna dedicata ad Antonino Pio e la Colonna Antonina, dedicata a Marco Aurelio, che traeva ispirazione dalla Colonna Traiana.

Con il taglio degli acquedotti durante gli assedi delle guerre greco-gotiche nel VI secolo e la conseguente maggiore comodità determinata dalla vicinanza del fiume, e in seguito alla creazione di un nuovo polo cittadino nella Basilica di San Pietro in Vaticano, centro di pellegrinaggi, l'area del Campo Marzio divenne il quartiere più popolato della Roma medioevale.

Il quartiere era attraversato dal percorso della processione che conduceva il papa neo eletto tra San Pietro e la residenza a San Giovanni in Laterano. L'area era inoltre attraversata dalla più importante arteria che continuava a collegare Roma col resto d'Europa, la via Cassia, Questa, dopo essersi riunita alla via Flaminia entrava in città attraverso la porta del Popolo; il tratto urbano conservava ancora l'antico nome di via Lata e costituiva un importante percorso cittadino.

Il tessuto edilizio del quartiere era particolarmente fitto tra le emergenze monumentali dei resti degli antichi edifici ancora conservati, percorso da una fitta rete di strette strade, incentrata sulle preesistenti vie romane e sull'attraversamento del Tevere verso San Pietro con Ponte Sant'Angelo.

Va tenuto presente che durante l'alto Medioevo erano rimasti urbanizzati a Roma in modo intensivo (si fa per dire, "intensivo": si stima che la popolazione nel XIII secolo fosse ridotta a circa 17.000 anime) soltanto tre rioni: il Borgo Vaticano, Trastevere e appunto il Campo Marzio, nella cui denominazione si includeva tutta la zona popolata lungo la riva sinistra del Tevere a partire dalle falde del Quirinale, cioè quelli che sono oggi i rioni di Trevi, Colonna, Pigna, Sant'Angelo, Regola, Sant'Eustachio e Ponte ed erano allora al massimo toponimi.

Contemporaneamente la città si arricchisce di palazzi nobiliari e cardinalizi, di chiese e di monumenti pubblici. Per evitare di dipendere dall'acqua del Tevere nel 1570 si ripristinò l'acquedotto Vergine e si iniziarono ad edificare le prime fontane. Con papa Sisto V (1585-1590) si iniziò la sistemazione degli obelischi antichi, che vennero rialzati come punto focale dei nuovi tracciati stradali, i quali estendevano il processo di urbanizzazione anche al di fuori del Campo Marzio. Continuarono ad essere edificati palazzi e sistemate piazze, fontane e monumenti per tutto il periodo barocco e ancora nel XVIII secolo, che vide le scenografiche sistemazioni della scalinata di piazza di Spagna, del porto di Ripetta e della fontana di Trevi.

Gli interventi successivi diminuirono (si può citare quasi soltanto la sistemazione di piazza del Popolo), spostandosi in altre zone della città in sviluppo o rivolgendosi alle infrastrutture.

Massicci interventi nel Campo Marzio ripresero quando Roma divenne capitale del Regno d'Italia nel 1870: anzitutto i muraglioni in cui fu chiuso il Tevere, per evitare le alluvioni, costeggiati dai nuovi "Lungotevere", che furono denominati Lungotevere in Augusta (dove fu bruciato Cola di Rienzo ), dalle mura all'Ara Pacis, e Lungotevere Marzio.

Per raggiungere il nuovo quartiere dei Prati di Castello da Piazza del Popolo fu costruito nel 1891 il ponte intitolato alla Regina Margherita e nel 1902 più a valle, in asse con piazza Cavour e il Palazzaccio, il ponte intitolato a Cavour, sotto il quale fu seppellito il porto di Ripetta.

Già nel 1909, in funzione dello sviluppo del rione Prati, era poi stato previsto uno sventramento trasversale al Campo Marzio, che prevedeva un nuovo asse stradale il quale, scendendo dal Pincio, doveva raggiungere il Tevere a Ponte Cavour, demolendo lungo la direttrice di via della Croce. Questo percorso fu leggermente modificato tra il 1926 e i primi anni '30 quando, contestualmente agli sventramenti di via Arenula, di corso Vittorio Emanuele, di corso Rinascimento e di Borgo, furono effettuati grandi lavori di "liberazione" attorno al Mausoleo di Augusto, creando attorno al mausoleo un grande vuoto delimitato da travertini abbaglianti e geometrici in luogo delle 120 case demolite.

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Chiesa di Sant'Antonio in Campo Marzio

Facciata

Sant'Antonio in Campo Marzio (conosciuta anche come Sant'Antonio dei Portoghesi) è una chiesa di Roma Situata nel cuore di Campo Marzio, vicino all'antica osteria dell'Orso, è la chiesa nazionale della comunità portoghese a Roma.

Fu fondata nel 1445 dal cardinale Antonio Martínez de Chaves sul luogo di un ospizio per i pellegrini portoghesi, poi ampliata nel 1695.

Si presenta dalla stretta visuale di via della Scrofa con la ricca e monumentale facciata barocca di Martino Longhi il Giovane (1638). Molto ornato è anche l'interno, che riesce a dare un'impressione di ricchezza e sfarzo nonostante le piccole dimensioni. Al suo interno conserva una tavola a fondo oro di Antoniazzo Romano e il Monumento De Souza di Antonio Canova (1808). Il transetto fu decorato da Luigi Vanvitelli.

Nel 1742 Nicola Salvi montò provvisoriamente all'interno della chiesa i "pezzi" della cappella di S. Giovanni Battista, un'opera sfolgorante di oro e marmi preziosi, vero gioiello tardobarocco, eseguita da un équipe di artisti su disegno suo e dell'amico Luigi Vanvitelli. La cappella fu poi benedetta da papa Benedetto XIV e inviata a Lisbona via nave.

Nel 2008 viene installato un grandioso organo Mascioni dotato di 4 tastiere e 47 registri.

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Tempio di Iside al Campo Marzio

Il tempio di Iside al Campo Marzio era un iseo della dea Iside e al suo consorte Serapide, costruito a Roma nel Campo Marzio, tra il Saepta Iulia e il tempio di Minerva.

L'ingresso alla parte interna era decorata con degli obelischi in granito rosso o rosa di Siene, importati nel I secolo ed eretti a coppie: un gran numero di essi è stato ritrovato, a pezzi e incompleti, nei pressi della basilica di Santa Maria sopra Minerva.

Il culto di Iside fu introdotto a Roma nel I secolo a.C.: nel Campo Marzio fu costruito un iseo nel 43 a.C..

Il santuario, lungo 240 m e largo 60, era articolato in tre parti: al centro vi era un'area rettangolare, alla quale si accedeva tramite archi monumentali; seguiva una piazza scoperta ornata da coppie di obelischi in granito rosso di Siene e sfingi, nel centro della quale sorgeva il tempio isiaco; un'esedra semicircolare con abside ospitava presumibilmente il serapeo.

L'edificio fu distrutto da un incendio nell'80 e ricostruito da Domiziano; modifiche successive furono attuate da Adriano, mentre ad età severiana risale il restauro di gran parte delle strutture. La sopravvivenza del santuario è attestata fino al V secolo.

Tra gli obelischi che ornavano il complesso sono ancora visibili quello del Pantheon, quello della Minerva e quello di Dogali.

Sarebbe da porre in connessione con il santuario la statua di Iside Sothis, collocata davanti alla chiesa di San Marco e nota come "Madama Lucrezia".

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Museo ferroviario di Trieste Campo Marzio

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Il Museo ferroviario di Trieste Campo Marzio è un museo triestino dedicato alla storia delle ferrovie del Friuli e della Venezia Giulia, e i relativi mezzi di locomozione, personale, sistemi di manutenzione e gestione. Sito nell'ex stazione ferroviaria di Campo Marzio, il museo è uno dei pochi in Italia completamente dedicati alle "strade ferrate".

Il museo sorge l'8 marzo 1984 per l'iniziativa di un gruppo di volontari della "sezione appassionati trasporti" del Dopolavoro Ferroviario di Trieste. Il numero oggetti esposti nel museo, inizialmente limitato, aumenta con le donazioni di reperti da parte di altri appassionati della storia delle ferrovie, fino a giungere a una collezione che, per quantità e qualità, è una vera "testimonianza storica" di un periodo che va dalla prima metà dell'800 alla prima metà del '900.

Il museo ha sede nell'ex stazione ferroviaria di Campo Marzio, a Trieste. La prima stazione edificata sul luogo fu quella di Trieste Sant'Andrea aperta nel 1887 come capolinea della Ferrovia Trieste-Erpelle e che da quella stazione lungo la ferrovia Istriana permetteva di raggiungere Pola e Rovigno (attualmente in territorio croato). Nel 1902 si attestò in questo impianto anche la linea a scartamento ridotto Ferrovia Parenzana. L'edificio attuale fu costruito tra il 1901 e il 1906 su progetto dell'architetto Robert Seelig in quanto la stazione di Sant'Andrea era stata scelta come capolinea dell'importante ferrovia statale chiamata Ferrovia Transalpina, che congiungeva Trieste con il territorio interno austriaco e che, grazie ad alcune ramificazioni, arrivava a Vienna e Salisburgo. Questo nuovo impianto ferroviario era secondo per dimensioni e volume di trasporti solo all'odierna Stazione Centrale. Sotto l'esercizio FS (succedute alle KKStB) l'impianto mutò il nome originale da Triest Staatsbahnhof (Trieste Stazione dello Stato) in Trieste Campo Marzio. La stazione è ancora dotata di quattro binari: alcuni tronchi e inutilizzati, altri che invece ospitano locomotive e tram d'epoca, facenti anch'essi parte della collezione museale.

La vasta collezione del museo, comprendente cimeli storici di vario tipo, è ospitata in varie sale dell'ala un tempo dedicata ai passeggeri. Nel primo salone, quello principale, decorato in stile liberty, trovano posto molte fotografie (specialmente d'epoca), rappresentanti i mezzi e le stazioni del "periodo d'oro" delle ferrovie friulane, alcuni tracciati in scala funzionanti e altri cimeli che, per le loro dimensioni, necessitano di un'area adeguata. Nel corridoio principale vi sono reperti di piccole dimensioni, dedicati soprattutto al personale delle stazioni: vi trovano posto, per esempio, indumenti, documenti vari che spaziano da orari a schemi di funzionamento di locomotive e, particolarmente interessante, la ricostruzione di una biglietteria dei primi del '900. Vi sono poi altre sale laterali, che ospitano reperti aventi come tema le tranvie triestine, i sistemi di manutenzione dei binari, la gestione dei tracciati, ... Di particolare interesse sono un grande diorama in scala H0 e la ricostruzione dell'ufficio di un capostazione.

All'esterno del museo, sui binari, sono presentati locomotori, carrozze e tram d'epoca, alcuni funzionanti. Di particolare interesse le antiche locomotive dell'800, alcune anche di grandi dimensioni, e un veicolo ferroviario corazzato tedesco della Seconda Guerra Mondiale. Nei pressi dei binari, inoltre, sono rimaste ancora le attrezzature d'epoca, come un serbatoio idrico per i treni a vapore e segnali di transito.

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Source : Wikipedia