Calciomercato

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Inviato da maria 25/02/2009 @ 16:41

Tags : calciomercato, calcio, sport

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Calciomercato

Calciomercato è il termine che designa le operazioni di compravendita dei calciatori compiute dalle società di calcio. Le trattative ruotano attorno al possesso del "cartellino" ed in periodi predefiniti dell'anno, cioè del diritto di godere delle prestazioni sportive del giocatore interessato, a titolo di prestito, compartecipazione o cessione definitiva.

Le sessioni di calciomercato sono regolate dalla FIGC. Negli ultimi anni si sono svolte all'AtaQuark Hotel di Milano. Fino al 1995 oltre alla normale sessione estiva, si teneva solo una sessione autunnale, dal 1 al 31 ottobre. Dal 2000 al 2001 il calciomercato è rimasto aperto in un'unica grande sessione dal 1º luglio al 31 gennaio.

Le squadre non possono effettuare operazioni di calciomercato al di fuori delle "finestre" stabilite normativamente; tuttavia possono acquisire i cartellini di giocatori svincolati entro il 31 marzo oppure firmare contratti di opzione con società detentrici del cartellino di un giocatore interessato. L'opzione dà diritto ad una prelazione sulla scelta sulla squadra a cui vendere un giocatore ed è a favore della società acquirente. La società detentrice del cartellino è obbligata a vendere, meno che non si parli di un semplice diritto di prelazione.

Anche se non sono ammesse operazioni di trasferimento dei cartellini, spesso tuttavia le società e i calciatori si accordano e firmano contratti anche al di fuori del calciomercato: questi diventano effettivi soltanto dopo che le società depositano i contratti alla Lega Calcio durante i termini concessi.

Verso la fine degli anni Novanta si è registrato un aumento esponenziale del costo medio di trasferimento dei giocatori, dovuto ad una pericolosa tendenza al rialzo, una eccessiva valutazione di giocatori mediocri (anche causata dallo sfruttamento delle cosiddette "plusvalenze", vedi paragrafo sotto) ed a gestioni economiche deficitarie. Il record del trasferimento più costoso è stato infatti abbattuto praticamente ad ogni estate, arrivando a toccare la cifra ancora imbattuta di 120 miliardi di lire per il passaggio di Zinedine Zidane dalla Juventus al Real Madrid nell'estate 2001. Questa corsa alla spesa ha poi causato una stagione di vacche magre, caratterizzate da problemi finanziari per la maggior parte delle squadre: due "big" di quegli anni come Lazio e Parma, sempre ai vertici sia in Italia che in Europa, per colpa dei miliardi di debiti accumulati sotto le gestioni di Sergio Cragnotti e Callisto Tanzi (padroni rispettivamente di Cirio e Parmalat, che anche hanno avuto pesanti rovesci e perdite) hanno subito grossi ridimensionamenti e hanno dovuto cedere i giocatori più rappresentativi, uscendo di fatto dalla lotta alle prime posizioni. Non solo: nomi celebri come Fiorentina, Napoli e Perugia sono falliti e solo grazie ad una legge "ad hoc", il Lodo Petrucci, sono potuti ripartire dalle serie inferiori con una nuova proprietà. Ma i fallimenti non si sono fermati alle grandi squadre: decine di formazioni hanno avuto gli stessi problemi e ogni stagione dal 2002-2003 in poi è stata caratterizzata, dalla A alla C2, da penalizzazioni o retrocessioni causate da inadempienze finanziarie o fallimenti.

Questa diffusa incertezza finanziaria si è ovviamente riflessa sul mercato: dal 2004-2005 in poi non ci sono più state grandi cifre come quelle degli anni passati e anche il volume di movimenti si è di molto ridotto. Le squadre, anche le più grandi, puntano molto sul meccanismo del prestito e riservano gli investimenti, eventualmente finanziati dalle casse private dei ricchi proprietari, solo per i campioni più famosi. Il calcio italiano sta in questi anni subendo il sorpasso di club stranieri, come quelli spagnoli e inglesi, nelle disponibilità finanziarie e nell'attrattiva verso i calciatori. I dirigenti ora pongono molta attenzione a raggiungere il pareggio di bilancio ed essere una società autonoma, che si finanzia grazie alle sue entrate, prendendo come modello la Juventus degli anni Novanta, sotto la gestione di Moggi, Giraudo e Bettega. Si sta sviluppando negli ultimi tempi un movimento di opinione per cercare di ridurre i costi del calcio in generale, dagli stipendi ai prezzi dei biglietti allo stadio.

Era uso comune in quegli anni il puro scambio di giocatori tra due società, senza esborso di denaro. Questa mossa si rivelava una vera e propria arma segreta per ripianare i bilanci delle società in cerca di ossigeno: il trucco approntato dagli operatori di mercato era infatti, al momento di scambiare i giocatori con un'altra società, di dare loro una valutazione spropositatamente alta, palesemente fuori mercato. Il guadagno era infatti che formalmente la vendita del proprio giocatore (e il conseguente incasso di una cospicua cifra) veniva ascritto al bilancio dell'anno in chiusura, spesso negativo, per migliorarne nettamente l'aspetto, mentre l'acquisto del giocatore, cioè l'esborso del costo del suo cartellino, entrava come voce del bilancio successivo, riuscendo così a spostare il problema di pareggiare quella uscita alla prossima gestione, quando ancora c'era tutto un anno per poter rimediare.

Entravano spesso in questo tipo di trasferimenti calciatori meno famosi, provenienti dalle giovanili, ai quali, neanche facenti parte della rosa della prima squadra, venivano date valutazioni di vari miliardi, ma anche dei campioni affermati come Hernan Crespo, Domenico Morfeo e Bernardo Corradi. Nel gennaio 2007 sono iniziate, da parte di varie procure italiane, Milano, Roma, Torino, Napoli, indagini su scambi di giocatori giovani, con valutazioni, stimate dalle procure in fase di indagine, fuori mercato; nel filone dell'inchiesta milanese è venuto fuori il caso dell'Inter e del Milan, circa il nome del giocatore Simone Brunelli della Primavera. L'ufficio indagini della Lega Calcio ha, peraltro, deferito i due medici sociali e i dirigenti responsabili per irregolarità non afferenti alle plusvalenze. Infatti leggere ammende sono state inflitte alle due Società per responsabilità oggettiva. Il calciatore Brunelli è stato altresì condannato a due mesi di squalifica per violazione art. 27 dello Statuto FIGC, art. 1, C.G.S. e art. 95 e ss. NOIF. rif.sentenza CAF n°281.

La questione del doping amministrativo rimane in attesa di una sua soluzione legislativa, resa difficile dalla difficile valutazione di parametri oggettivi per la valutazione di un giocatore giovane. Altre società che sono venute fuori in questa inchiesta sono Roma, Sampdoria, Lazio e Genoa.

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Allenatore (calcio)

L'allenatore di calcio è colui che decide il programma d'allenamenti, che comunica le convocazioni per ogni evento a cui la squadra dovrà partecipare e che seleziona tra i giocatori convocati quelli che faranno parte della formazione titolare. I giocatori titolari vengono spesso preferiti ad altri in base alla loro adattabilità ad uno schema di gioco, anch'esso scelto dall'allenatore. L'allenatore è inoltre colui che durante il calciomercato suggerisce al presidente della società quali sono i calciatori che più farebbero comodo alla squadra. L'allenatore di calcio viene spesso soprannominato "mister", soprannome nato negli anni in cui il Genoa era allenato dal britannico William Garbutt. Un altro termine spesso usato per indicare unicamente gli allenatori delle squadre nazionali è "CT", abbreviazione di commissario tecnico.

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Storia della Società Sportiva Lazio

La finale del 1913 sul giornale "La Stampa Sportiva"

Voce principale: Società Sportiva Lazio.

La Società Sportiva Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 come società podistica; fondazione che avviene in un ufficio in piazza della Libertà, tra il rione Prati e l’odierno quartiere delle Vittorie.

Presto la società diviene polisportiva e vengono scelti come colori sociali il bianco e il celeste, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dello sport e dei Giochi olimpici, al cui spirito i fondatori della Lazio si ispirano; la fondazione avviene infatti tra la I Olimpiade disputata ad Atene nel 1896, e la II, che si sarebbe tenuta di lì a poco a Parigi nell’estate del 1900). Il nome “Lazio” fu, di fatto, una scelta obbligata da parte dei fondatori, in quanto il nome “Roma” era all’epoca già usato da un’altra polisportiva, la Società Ginnastica Roma, fondata nel 1890. Fu quindi scelto un nome che, nell’intenzione dei fondatori, comprendesse un ambito più grande della stessa Capitale, sì da coinvolgere nelle attività della nuova società anche gli abitanti dell'intera sua regione.

Come simbolo viene scelta l’aquila romana, emblema delle legioni imperiali e per metafora, immagine della potenza di Roma nel mondo.

Fondatori della società sono: Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Giacomo Bigiarelli, Luigi Bigiarelli (sottufficiale dei bersaglieri), Alceste Grifoni, Giulio Lefévre, Galileo Massa, Alberto Mesones ed Enrico Venier. A loro ricordo nel 2000, in occasione del centenario, è stata affissa in piazza della Libertà (Roma, Prati), una targa con i loro nomi, voluta dall'allora presidente laziale Sergio Cragnotti.

La nascita del calcio a Roma avvenne in un pomeriggio del gennaio 1901, quando Bruto Seghettini, uno sportivo e socio del Racing Club di Parigi si presentò nella sede della Lazio in Via Valadier. Avendo appreso dai soci laziali che il football non era ancora praticato, decise di raccontare loro gli aneddoti delle origini, di insegnare le regole basilari di questo recente sport nato in Inghilterra, ma soprattutto mostrò lo strumento con cui si praticava: una palla di corda annodata che rimbalzava ogni qual volta toccava terra.

Gli sportivi Laziali, furono subito entusiasti e cominciarono a fare pratica sul campo di Piazza D'Armi, spesso causando problemi di ordine pubblico. La Lazio comunque proseguì negli allenamenti e Seghettini si vide ben presto superato in abilità, poiché gli aspiranti calciatori erano anche mezzofondisti, velocisti e marciatori. Intanto il socio Oscar Frey, uno svizzero, fece arrivare direttamente dalla Gran Bretagna i regolamenti e i manuali ufficiali, indispensabili per una corretta pratica.

Quella Lazio era una squadra dal profilo internazionale, della "rosa" facevano parte tre argentini: i fratelli Cerruti; completavano la formazione: Volpi, Balestrieri, Masini, Grifoni, Grassi, Ancherani, Tofini e Golini.

I primi incontri avvennero contro i seminaristi scozzesi dai quali i calciatori della Lazio impararono ad occupare e controllare le zone del campo e passarsi la palla piuttosto che eccedere in individualismi, pur tenendo conto del fatto che i più bravi potessero risolvere la partita (era il caso di Sante Ancherani vera punta di diamante di quella squadra).

Il football attirava sempre più nuove leve e praticanti.

Il 15 maggio 1904 si poté assistere al primo Derby di Roma tra la Lazio e la Virtus. Quest'ultima era nata un anno prima a seguito di una scissione interna alla Lazio, i fondatori erano stati gli "ammutinati" Mesones, Balestrieri, Venarucci, Monarchi e Zanchi. La partita finì 3 a 0 per i biancocelesti. Il giorno seguente la cronaca del match venne riportata sui giornali locali. La storica formazione era così composta: Volpi, Grassi, Grifoni, Pollina, D'Amico, Mariotti, Pellegrini, Ricci, Ancherani, Masini, Golini.

Nel 1907 venne organizzato un campionato romano che la Lazio vinse battendo in finale la Virtus. Sempre in quell'anno a giugno la Lazio sconfisse in un solo giorno Lucca (3-0), Pisa (4-0) e Livorno (1-0) vincendo il Campionato Interregionale Toscano. Nel 1910 venne organizzato un campionato romano di III Categoria e la Lazio lo vinse agevolmente con questi risultati: Lazio Fortitudo 11-0 e 4-1; Lazio Roman 6-1 e 6-0; Lazio Juventus Roma 2-0 e 2-0. La Lazio vinse anche le edizioni del 1911 e 1912 dimostrando di essere chiaramente la squadra più forte di Roma.

Nella stagione 1912-13, dopo vari campionati di Terza Categoria, la Lazio partecipò per la prima volta al campionato di Prima Categoria (Serie A). La Federazione, infatti, organizzò il primo campionato davvero nazionale consentendo, per la prima volta, alle squadre del centrosud di giocarsi il titolo di campione d'Italia con gli squadroni del Nord. La Lazio, naturalmente, venne inserita nel Girone Laziale del Torneo del Sud Italia. Vinse senza difficoltà il girone eliminatorio e si qualificò alle finali del Torneo del Sud a cui partecipavano anche le vincenti del girone toscano e del girone campano. In semifinale affrontò la vincente del Girone toscano, la Virtus Juventusque di Livorno. Se ne sbarazzò battendola in entrambe le gare per 3-1 e 3-0 e si qualificò alla finale dove affrontò la vincente del Girone campano, il Naples.

Nella stagione successiva la Lazio disputò un altro ottimo campionato. Vinse infatti il Girone Laziale vincendo tutte le partite e vinse anche le finali del Torneo del Sud battendo lo SPES Livorno in semifinale (1-0 e 3-0) e Internazionale NA in finale (1-0 e 8-0). In questo modo, oltre a vincere il Torneo del Sud per la seconda volta consecutiva e a qualificarsi alla finalissima, vinse ben 14 partite consecutive, record battuto dall'Inter solo nel 2006-07.

In finale perse nettamente contro il Casale per 7-1 (a Casale Monferrato) e 2-0 (a Roma).

Nella stagione 1914-15 la Lazio giunse seconda nel girone laziale dietro il Roman e si qualificò alle finali Italia Centrale a cui partecipavano anche le prime due del Girone Toscano (Pisa e Lucca). Ancora una volta la Lazio si dimostrò superiore alle altre squadre e a una giornata dal termine era prima nel Girone Finale dell'Italia Centrale. Il campionato fu tuttavia sospeso a causa dell'entrata in guerra dell'Italia e lo scudetto venne assegnato al Genoa, in testa a una giornata dal termine nel Girone Finale dell'Italia Settentrionale. La FIGC assegnò lo scudetto al Genoa non tenendo minimamente in considerazione il Torneo del Sud perché sapeva della debolezza delle squadre meridionali che non erano certo in grado di battere le squadre del Nord.

Alla fine della guerra il campionato riprese; la Lazio fu indebolita dalla guerra in cui persero la vita alcuni suoi campioni e di consegunza perse la supremazia nel girone laziale e in quello meridionale. Nel 1919-20, pur avendo giocatori di talento come un giovane Fulvio Bernardini (che allora giocava in porta), non riuscì neanche a qualificarsi alle semifinali centro-sud.

Nella stagione successiva andò un po' meglio; infatti la Lazio stavolta riuscì a arrivare tra le prime due nel Girone Laziale e a qualificarsi alle semifinali interregionali. Ma si trovò di fronte il fortissimo Livorno, che l'anno prima aveva perso la finalissima contro l'Inter solo per 3-2, e il Naples. Arrivò terza e ultima in questo girone e venne eliminata. Una curiosità: in seguito alla partita Naples-Lazio 4-2 il portiere laziale Bernardini, umiliato per i quattro gol subiti, decise di cambiare ruolo in attaccante. E fece bene perché negli anni successivi segnò caterve di gol diventando uno dei bomber più prolifici del campionato meridionale.

Nella stagione 1921-22 la Lazio prese parte al torneo CCI non riuscendo a qualificarsi però alle Finali di Lega Sud. Nella stagione 1922-23 la società biancoceleste, in cui militavano elementi di buon valore come Saraceni e un giovane Fulvio Bernardini, riuscì a vincere il campionato di Lega Sud battendo in finale il Savoia di Torre Annunziata per 3-3 e 4-1 e a qualificarsi alla finalissima contro il Genoa; i squadroni del nord erano però ancora troppo forti per le squadre meridionali e così il Genoa si impose nettamente per 4-1 e 2-0.

Nella stagione 1923-24 la Lazio si rinforzò ingaggiando altri giocatori di talento come il portiere Ezio Sclavi e l'attaccante Antonio Vojak. L'apporto di questi due giocatori non bastò però alla Lazio per qualificarsi alla Finale di Lega Sud. Nella stagione 1924-25 la Lazio si rinforzò ulteriormente con gli arrivi dell'allenatore Desiderio Koszegy e dei giocatori Pardini e Cattaneo. Ancora una volta però fu eliminata nelle Semifinali di Lega Sud. Intanto Bernardini con le sue numerose reti si mise ben in mostra e il 22 marzo 1925 debuttò addirittura in nazionale nell'amichevole contro la Francia, diventando il primo giocatore Laziale e centromeridionale a riuscire nell'impresa.

Al termine della stagione 1925-26, a causa di una riforma dei campionati voluta dalla FIGC (la cosiddetta Carta di Viareggio) e alle partenze di Sclavi, Vojak e Cattaneo, arrivò però la retrocessione nella nuova Prima Divisione. La Lazio, indebolita pure dalla partenza di Bernardini (ceduto all'Inter), però dopo una sola stagione tornò in massima serie grazie al primo posto nel Girone D di Prima Divisione. Nella stagione 1927-28 i biancocelesti vennero retrocessi ma furono ripescati per allargamento del campionato. Nel 1928-29 dopo tanta fatica la Lazio evitò per un soffio la retrocessione in Serie B e venne ammessa nella nuova Serie A a girone unico.

A partire dalla stagione 1929/30 viene istituito il campionato a girone unico.

L'esordio in Serie A della compagine biancoceleste avviene il 6 ottobre 1929 nello stadio della Rondinella, contro il Bologna campione in carica. Gli inizi sono dei più beneauguranti, il risultato è infatti di 3 a 0 per la Lazio; il resto della stagione sarà tutt'altro che esaltante, con un quindicesimo posto raggiunto all'ultima giornata.

Con la presidenza Gualdi aumentano anche le ambizioni, vengono acquistati, Piola e Ferraris IV e nella stagione 1936/37 la Lazio raggiunge il secondo posto alle spalle del Bologna, all’epoca una delle squadre più forti d’Europa, dopo aver terminato il girone d'andata in testa e aver visto sfumare lo scudetto a causa degli infortuni e di riserve non all'altezza. In quel periodo la squadra é trascinata da uno dei migliori attaccanti della storia del calcio, Silvio Piola. Piola a Roma gioca per nove stagioni e vanta tuttora il record di marcature in Serie A con la Lazio (143 su 274 sue reti in totale in Serie A tra Pro Vercelli, Lazio, Juventus e Novara a cui dovrebbero aggiungersi i 27 gol segnati da Piola con la maglia del Torino nel Campionato di Guerra 1943/44 e i 16 con la Juventus del Campionato 1945/46 a due gironi geografici, i cui risultati non furono mai conteggiati a fini statistici).

In quello stesso anno la squadra fa anche le prime esperienze europee ad alti livelli partecipa alla Coppa Europa e viene sconfitta solo in finale dal Ferencvaros.

Gli anni seguenti sono privi di grandi soddisfazioni, eccezion fatta per il derby del 1939 in cui i biancocelesti espugnano il campo Testaccio con un secco 2 a 0. L'anno seguente, invece, viene raggiunto un ottimo quarto posto dietro le grandi dell'epoca: Ambrosiana, Bologna e Juventus.

È l'epoca del Grande Torino e la Lazio si attesta in posizioni di mezza classifica. Nel 1943 il campionato viene sospeso per cause belliche. A livello locale viene organizzato il Campionato Romano con il quale sembra tornare all'epoca dei pionieri. Finita la guerra, nel campionato del 1945/46, diviso in due gironi, non riesce a raggiungere la fase finale. Anche quella del 1948/49 è una stagione difficile, con stipendi al minimo e giocatori che scioperano e a metà stagione la Lazio si ritrova ultima nonostante l'illusione degli otto gol rifilati al Bologna. Tocca al presidente Zenobi ricostruire e i risultati non tardano ad arrivare. La Lazio conclude al tredicesimo posto, in una partita casalinga costringe al pareggio il grande Torino. L'anno seguente si classifica quarta mostrando una difesa di ferro e grandi prestazioni del portiere Sentimenti IV, che era stato scartato dalla Juventus perché giudicato ormai vecchio. La posizione viene confermata nel campionato seguente.

Nel frattempo, complice una defezione internazionale della Juventus, la Lazio si riaffaccia sul panorama internazionale giocando la Coppa Latina del 1950 (antesignana della Coppa dei Campioni). I risultati non sono quelli sperati, ma il misurarsi con altre realtà calcistiche contribuisce alla crescita sportiva del club. Nel 1953 termina l'era Zenobi sotto la quale la Lazio era riuscita a ridurre la differenza con le squadre del nord e vincere sette derby su otto. Gli succede Tessarolo, vengono acquistati giocatori importanti ma a fine carriera, questa politica non porta grossi risultati, provoca invece problemi di bilancio. Nella stagione 1955/56 viene effettuata un'onerosa campagna acquisti, spiccano i nomi di Selmosson e Muccinelli. Il campionato si svolgerà tra alti e bassi e si concluderà con un terzo posto.

L'estate successiva con altri acquisti si cerca di consegnare a Carver una squadra che possa vincere finalmente il titolo, ma, complice una partenza a rilento, sarà ancora terzo posto nonostante le vittorie entrambe per 3 a 0 su Milan e Fiorentina, le prime due classificate al termine del campionato. Tessarolo lascia la società con un ingente deficit di bilancio. La gestione successiva si occupa soprattutto di ripianare i debiti, ma arriva comunque la conquista del primo trofeo ufficiale: la Coppa Italia del 1958, con "Fuffo" Bernardini in panchina. La gioia dura poco, in estate viene ceduto Selmosson alla Roma generando una vera e propria rivolta dei tifosi. Con lui partono anche altri giocatori di esperienza, la Lazio si affida a calciatori promettenti e di prospettiva, il risultato sarà un undicesimo posto. Nel 1959/60 la Lazio, a causa delle perduranti difficoltà economiche, cede anche Humberto Tozzi, l'unico giocatore di livello rimasto.

È sicuramente un decennio tra i più negativi della storia della Lazio: nel 1961 arriva la prima retrocessione in Serie B, che condanna così la squadra al primo dei suoi 11 campionati nella serie cadetta (l’ultimo nel 1987/88). Il ritorno nella massima serie sarebbe immediato se l'arbitro Rigato, nella partita decisiva contro il Napoli, vedesse il tiro di Seghedoni infilatosi nella rete per poi uscire. La squadra viene poi affidata all'allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo e nel 1963 termina il purgatorio della Serie B, la Lazio conquista la promozione nella partita casalinga contro la Pro Patria davanti ad oltre 60.000 spettatori. Nel 1963/64 Lorenzo ottiene un buon ottavo posto con una squadra giovane. L'anno seguente l'argentino passa sull'altra sponda del Tevere. Con Mannocci in panchina i biancocelesti raggiungono la salvezza ma a fine stagione si riaffaccia la crisi finanziaria, la presidenza viene rilevata da Umberto Lenzini, un personaggio che da lì a poco cambierà la storia della Lazio. La sua presidenza inizia però nel peggiore dei modi, dopo una stagione anonima arriva una nuova retrocessione in Serie B dopo che in estate c'era stata una deludente campagna acquisti. Partita per vincere il campionato la Lazio si ritrova a lottare nelle parti basse della classifica, subentra come allenatore Lorenzo, di ritorno dalla Roma dove aveva decisamente fallito, che ottiene la salvezza. Nella stagione seguente, anche grazie ad acquisti finalmente all'altezza, la Lazio torna in Serie A con due giornate d'anticipo.

Nel campionato 1969/70 la Lazio può contare sui gol di Giorgio Chinaglia e sul libero Pino Wilson, arrivati in estate un po' in sordina dall'Internapoli. Raggiunge una salvezza tranquilla. Nel 1970/71, dopo un girone di ritorno disastroso, la Lazio retrocede nuovamente in Serie B. L'ambiente ha bisogno di una svolta, è così che il presidente Umberto Lenzini pensa a Tommaso Maestrelli uno degli allenatori in ascesa in quel periodo.

Una scelta azzeccatissima visto che la Lazio torna subito in Serie A. In estate tra non poche polemiche viene ceduto Giuseppe Massa all'Inter, a Roma arrivano Mario Frustalupi, Renzo Garlaschelli, Luciano Re Cecconi, Felice Pulici e Martini.

Si viene a formare un gruppo di giocatori tra di loro eterogenei ma dotati di estro e personalità, guidati e tenuti insieme da Tommaso Maestrelli, allenatore - psicologo e tuttofare, che dà alla squadra che un gioco brillante molto simile al calcio totale reso famoso dagli olandesi di quella generazione ai mondiali di Germania del 1974.

Nel 1972/73, appena rientrata in Serie A, si ritrova a lottare praticamente fino all'ultima giornata per lo scudetto. Prima dell'ultima partita del torneo comanda il Milan con 44 punti, seguono Lazio e Juventus appaiate ad un solo punto. La fine del primo tempo vede i rossoneri e i bianconeri perdere rispettivamente a Verona e a Roma contro i giallorossi mentre la Lazio pareggia a reti bianche a Napoli. Nel secondo tempo i torinesi ribaltano il risultato, il gol del Napoli consegna un contestatissimo titolo alla Juventus, la Lazio termina terza.

Il campionato riparte tra lo scetticismo dell'opinione pubblica che non crede che la Lazio possa ripetersi. La tifoseria è ancora amareggiata per il finale dell'anno prima ma è consapevole della forza della squadra che esprime un gioco spettacolare. L'unica aggiunta ad un meccanismo già collaudato è la giovane ala Vincenzo D'Amico proveniente dalle giovanili. La stagione è una vera e propria cavalcata, interrotta solo da qualche incertezza in alcune partite. La vittoria per 3 a 1 nello scontro diretto contro la Juventus e la prova di forza nel derby di ritorno, in cui la Lazio è capace di ribaltare il risultato contro una Roma che vuole arrestare a tutti i costi la marcia dei biancocelesti, portano saldamente la squadra in testa alla classifica.

La Lazio perde un'ultima partita con il Torino ma riesce comunque a laurearsi Campione d'Italia, con una giornata d'anticipo, nell'incontro casalingo contro il Foggia in un Olimpico stracolmo. Nonostante lo Scudetto e i relativi incassi la società non gode di grande floridezza economica, in estate è pressoché immobile sul mercato. Il campionato 1974/75 non è trionfale come quello precedente, inoltre si viene a sapere che Maestrelli è afflitto da una grave malattia e ciò non può che influire negativamente sull'andamento. La stagione si conclude al quarto posto con Lovati in panchina, ma la mente di tutti i laziali è rivolta sicuramente altrove. Viene ceduto Frustalupi, punto di riferimento del centrocampo, la panchina affidata a Corsini, Giorgio Chinaglia emigra in America al Cosmos. La Lazio rimane invischiata nella lotta per non retrocedere, è necessario il ritorno di Maestrelli perché venga evitata la Serie B.

Nel campionato 1976/77 Lenzini chiama Luis Vinicio sulla panchina e strappa Cordova alla Roma, è una Lazio che fa forza sul proprio vivaio, oltre a Giordano e D'Amico si mettono in luce anche Manfredonia e Agostinelli. A fine stagione la squadra arriva quinta, ma due lutti sconvolgono l'ambiente, quelli di Maestrelli e Re Cecconi, il secondo ucciso da un colpo di pistola mentre faceva uno scherzo simulando una rapina.

Quella formazione che solo pochi anni prima aveva conquistato uno storico traguardo si viene a sgretolare, Pulici viene ceduto al Monza e sostituito da Claudio Garella voluto da Luís Vinício. L'allenatore con i suoi metodi rigidi non ha più il controllo della squadra, viene sostituito da Bob Lovati che ancora una volta si erge a salvatore della patria e riesce a raggiungere la salvezza. Viene confermato anche nella stagione seguente, la Lazio si classifica ottava, Bruno Giordano diventa capocannoniere con 19 gol.

La stagione 1979/1980 è forse la più drammatica di tutta la storia laziale: durante il derby viene ucciso il tifoso laziale Vincenzo Paparelli, colpito da un razzo proveniente dalla curva romanista. Sul finire dell'anno scoppia lo "Scandalo calcioscommesse", e la Lazio viene retrocessa in Serie B insieme al Milan e alcuni suoi giocatori squalificati per delibera della CAF.

Il girone di andata della stagione 1980/81 nel campionato cadetto sembra promettere un rapido ritorno in Serie A: la squadra, guidata da Ilario Castagner, ed attrezzata in sede di mercato per competere nella massima serie, prende largamente il comando della classifica. Al girone di ritorno il meccanismo però si rompe (come anche il tendine di achille del portiere Moscatelli) e comincia un lento ed inesorabile declino fino al fatale rigore, fallito la penultima giornata da Stefano Chiodi contro il Vicenza, che condanna la Lazio alla permanenza in serie B. La squadra faticherà a riaversi: alla fine gli anni di B saranno tre.

Il 1981 è un anno travagliato anche per la società che dopo un periodo di grave incertezza manageriale, tra i fratelli Lenzini e Rutolo, passa nell'estate a Gian Chiaron Casoni.

Con la gestione Casoni la Lazio risale faticosamente la china. Il purgatorio finisce anche grazie al ritorno di Manfredonia e Giordano, graziati dalla vittoria mondiale dell'82 dell'ultimo anno di squalifica. La Lazio torna in Serie A nel 1983 e Giorgio Chinaglia, tra gli artefici in campo dello scudetto del 1974, ne assume la presidenza.

La presidenza Chinaglia non sarà all'altezza delle aspettative suscitate nei tifosi. La Lazio di Giordano, Manfredonia, D'Amico, di un giovanissimo Michael Laudrup, in prestito dalla Juventus, ottenne una stentata salvezza nel 1984. Segue un'estate di polemiche con Giordano e Manfredonia in bilico tra Juventus e Roma e con i conti del bilancio in rosso fisso: prodromi di un campionato rovinoso. Nel 1985 la Lazio retrocede di nuovo in serie B; Giordano va al Napoli tra la polemiche e lasciano la squadra anche Manfredonia e Laudrup.

Anche questa volta gli anni di B saranno tre. Al temine del primo, nell'1986, la Lazio viene coinvolta nel cosiddetto “secondo scandalo calcioscommesse”: la squadra viene penalizzata di 9 punti per la stagione 1986/87 e rischia seriamente di finire in Serie C per la prima volta nella sua storia. Di nuovo il crocevia della stagione è la partita con il Vicenza all'Olimpico. È Giuliano Fiorini il protagonista della giornata che, a pochi minuti dal termine, butta la palla in rete consentendo alla squadra di raggiungere il terzultimo posto insieme al Taranto e al Campobasso contro i quali è costretta a spareggiare a Napoli nel giugno 1987 per non retrocedere. Alla fine, battendo il Campobasso (con un gol di Fabio Poli), la Lazio riesce a mantenere la Serie B.

Dopo la sofferta salvezza la società viene rilevata da Gianmarco Calleri, che, dopo la promozione in Serie A e il risanamento economico, la vende al finanziere - ex direttore finanziario del gruppo alimentare Ferruzzi-Gardini - Sergio Cragnotti.

Cragnotti, uscito dalla Enimont, una società del gruppo Ferruzzi, con 100 miliardi di lire e all’epoca proprietario delle alimentari Cirio e Del Monte Food, con stile spregiudicato costruirà una delle realtà calcistiche più forti a livello mondiale. Sergio Cragnotti arriva alla Lazio nel 1992, gli fu suggerito di investire nel mondo del calcio, dato che all'epoca si occupava di risanare e vendere società produttive ma in difficoltà decise di acquistare una Lazio reduce dalla serie B, con lo scopo di portarla in alto e rivenderla al miglior offerente, presto però Cragnotti, come racconta nel suo ultimo e unico libro, si ritrovò costretto a tenere la Lazio per lungo tempo e ad abbandonare l'idea di una sua pronta cessione. La sua prima stagione alla Lazio non è certo scintillante ma arrivano alcuni giocatori importanti come Gascoigne, Favalli, Winter e Signori che poi diverranno la base della Lazio per gli anni successivi e si classifica quinta a fine anno guadagnandosi l'ingresso in Europa che la Lazio non raggiungeva ormai da quasi vent'anni. L'anno successivo si caratterizza per un altro innesto, stavolta dalle giovanili, di fondamentale importanza: Alessandro Nesta. Il vero uomo guida per la Lazio fino alla sua triste cessione nel 31 agosto 2002. Quell'anno la Lazio guidata da Dino Zoff arriva quarta, in Uefa invece esce ai sedicesimi.

Nel 1994 la Lazio decide di puntare su un tecnico emergente, che proviene da stagioni molto positive nel Foggia: è il turno di Zdenek Zeman che, più tardi, dirà che la Lazio è la squadra più forte che abbia mai allenato.

Il suo arrivo scuote il gioco, si passa dal gioco difensivista di Zoff al 4-3-3 sbilanciato del boemo. L'emergente ex tecnico dei rossoneri alterna alcuni risultati nettamente posiviti tra i quali un 8 a 2 alla Fiorentina, un 7 a 1 al "suo" Foggia, un 5 a 1 al Napoli, un clamoroso 4 a 1 all'Inter a prestazioni decisamente meno convincenti. Troppo spesso la Lazio butta via delle partite nelle quali forse un po' più di elasticità tattica le sarebbe stata sufficiente per conquistare i 3 punti.

Il primo anno di Zeman si concluderà con un ottimo secondo posto a 10 punti dalla Juventus, tale risultato sarà oggetto di discussione negli anni successivi: i più accaniti fan di Zeman sostengono che tale scudetto andrebbe assegnato alla Lazio dato che la Juventus, quell'anno, avrebbe fatto uso di sostanze stupefacenti. Quello fu il miglior piazzamento di tutta la carriera del tecnico ceco. In Coppa Uefa la Lazio arriverà ai quarti di finale, fino ad allora mai raggiunti, eliminata da Borussia Dortmund per un gol subito negli ultimi minuti. la partita fu giocata di martedì ed alla Lazio, che la domenica sera precedente aveva giocato la partita di campionato con il Napoli, non fu concesso di spostare l'incontro.

Nella stagione a seguire, 1995/1996, la Lazio continua ad offrire uno spettacolo simile a quello della precedente stagione, con altrettanti bizzarri risultati, in Europa si ferma ai sedicesimi di finale ed in campionato conclude con un eccellente terzo posto, che la fa accedere alla Coppa Uefa. L'anno successivo segna la conclusione dell'avventura del tecnico boemo sulla panchina biancoceleste, una sconfitta per 2 a 1 con il Bologna segnerà la fine di 3 anni nei quali la Lazio aveva brillato come gioco ma non aveva ottenuto comunque nessun successo, l'unica magra consolazione è la vittoria di Giuseppe Signori nella classifica dei capocannonieri del 1995/1996. Il traghettatore di quella squadra diviene l'esperto Dino Zoff, che conclude comunque con un positivo quarto posto e la "solita" eliminazione ai sedicesimi di Coppa Uefa.

Nel 1997/1998 la Lazio decide che è giunta l'ora di puntare su un tecnico esperto sia a livello internazionale sia a livello nazionale, la scelta ricade su Sven Goran Eriksson. Un allenatore, fino a quel momento, che viene descritto come un eterno perdente, per lui il ritorno a Roma, stavolta sponda laziale, è però una vera benedizione. È infatti proprio nella Lazio che Eriksson conosce il suo periodo più felice, dal 1997 al 2001 non passa una stagione senza vincere un trofeo, è l'unico allenatore della Lazio a riuscirci. Il suo arrivo spinge ancor di più Cragnotti ad investire nel suo sogno, portare la Lazio a vincere il suo secondo scudetto. Arrivano 4 acquisti di una caratura notevole: Matias Almeyda, Vladimir Jugović, Roberto Mancini e Alen Boksic i quali vanno solo ad aggiungersi ad una squadra che era già piena di importanti giocatori come Pavel Nedved, Pierluigi Casiraghi, Paolo Negro e il già citato Alessandro Nesta. La Lazio per bocca del suo presidente punta già quell'anno al titolo, ed infatti lotta per lo scudetto fino a sette giornate dal termine quando viene sconfitta dalla Juventus in casa anche grazie ad un clamoroso errore dell'arbitro che non vede un evidentissimo fallo di mano in area dello juventino Mark Iuliano. La Lazio centra però la Coppa Italia e giunge ad un passo dalla Coppa Uefa. Curiosamente, nello stesso giorno della finale di Coppa Uefa, la Lazio entra in borsa. La Coppa Italia viene vinta ai danni del Milan dopo un'incredibile rimonta, in seguito ad una beffarda sconfitta con gol di Weah, nell'altra sfida contro i milanesi dell'Inter la Lazio esce sconfitta per 3 a 0, abbandonando il sogno di Cragnotti di portare il primo trofeo europeo a Roma. Ma il sogno è solo rinviato.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Mihajlovic, Favalli, D.Stankovic (56’ Sergio Conceicao), Almeyda, Mancini (90’ Couto), Nedved (83’ Lombardo), Salas, Vieri. Allenatore: Eriksson.

MAIORCA: Roa, Olaizola, Marcelino, Siviero, M.Soler, Lauren, Engonga , J.Stankovic, Ibagaza, Dani, Biagini (72’ Paunovic ). Allenatore: Cuper.

L'anno successivo avrà un sapore a metà tra il dolce e l'amaro. Arrivano Iván de la Peña, all'epoca considerato come un emergente fenomeno, Fernando Couto, Sinisa Mihajlovic, Sergio Conceicao, Dejan Stankovic, strappato alla Roma in extremis, e Marcelo Salas. Non pago, il presidente Cragnotti decide di comprare il giocatore italiano che meglio aveva fatto nei mondiali, appena terminati, di Francia '98: Christian Vieri. Al termine di una trattativa lampo il presidente romano brucia la Juventus, intenzionata a riprenderlo, e ufficializza l'acquisto del giovane Vieri.

Sembra tutto pronto per la conquista dello scudetto, la stagione va confermandolo dato che la Lazio domina il campionato senza rivali e in Europa convince passando man mano tutti i turni della Coppa delle Coppe, giunta alla sua ultima edizione. Non tutto però va come sperato: la Lazio ha un finale di stagione un po' infelice e il Milan si avvicina passo passo, alla penultima giornata il vantaggio è ormai ridotto all'osso e un episodio sfavorevole condanna i capitolini a dire addio al sogno scudetto, almeno per quell'anno: Mirri atterra Salas in area, l'arbitro Treossi lascia proseguire e la Fiorentina ferma beffardamente la Lazio sull'1 a 1. La giornata successiva la Lazio batte inutilmente il Parma. Sembra vivere un incubo la Lazio, alla quale anche nello scontro diretto con il Milan era stata annullata una rete regolare di Vieri, proprio quando era ad un passo dal sogno. Tutt'oggi molti tifosi capitolini continuano a sostenere che la Lazio meritò più lo scudetto quell'anno che nell'anno successivo. Va comunque detto che l'episodio di Firenze e quello precedente, relativo allo scontro diretto contro il Milan, non furono gli unici sospetti di una stagione comunque fantastica, ma che contò uno strano e opposto comportamento da parte dei direttori di gara nei confronti delle candidate al titolo. La stagione però non è assolutamente da buttare: la Lazio affronta il Real Club Deportivo Mallorca di Hector Cuper, un giovane tecnico argentino che ha portato in finale una squadra da tutti considerati come una vera e propria sorpresa. Questa volta la Lazio non fallisce: i gol di Vieri e Nedved portano a Roma l'ultima edizione della Coppa delle Coppe, il primo trofeo europeo riconosciuto dall'UEFA vinto a Roma dopo quasi 100 anni dal'arrivo del calcio nella capitale. Il secondo posto della Lazio, inoltre, le garantisce l'accesso alla Champions League, grande sogno mai realizzato del presidente Cragnotti.

Tra i tanti anni di storia della Lazio non vi è dubbio che quello che i tifosi laziali ricorderanno come il più importante è proprio il 1999/2000, l'anno del centenario, del secondo scudetto e della terza Coppa Italia.

Durante il calciomercato estivo Cragnotti fa andare su tutte le furie la propria tifoseria, un'ira che non si vedeva dai tempi della cessione di Giuseppe Signori: l'italoaustraliano Bobo Vieri, eroe della finale di Coppa delle Coppe con il Mallorca, lascia Roma destinazione Inter. I 90 miliardi di lire comprensivi del cartellino di Diego Pablo Simeone non bastano a placare le ire del popolo biancoceleste, ferito dalla cessione di quell'attaccante che tanto ricordava l'indimenticato Giorgio Chinaglia. Al di là di questa pesante cessione la campagna acquisti laziale non si può proprio definire beffarda, arrivano Nestor Sensini, il già citato Simeone, Juan Sebastian Veròn e il giovane piacentino Simone Inzaghi, fratello del più noto Pippo. Sarà proprio Veròn l'indiscusso protagonista della brillante stagione laziale: in campionato dopo un inizio convulso ma alla pari con la Juventus quest'ultima prende il largo, i tanti punti di distacco accumulati dalla formazione laziale fanno pensare ad alcuni che per un altro anno il sogno scudetto rimarrà tale, è il neoacquisto Simeone a scuotere l'ambiente, prima a parole con la sua famosa frase "chi non se la sente alzi la mano" e poi con la testa che regala alla Lazio un insperato successo a Torino proprio contro i rivali diretti della Juventus.

La Lazio sogna la rimonta, e i risultati sembrano girare decisamente a suo favore: i torinesi inciampano in una serie di partite, bruciando in breve tempo il largo divario, perdendo contro formazioni nettamente inferiori (memorabile una sconfitta contro il Verona con protagonista Cammarata), si giunge così alla penultima giornata, il distacco è minimo ed è il Parma, in lotta per la Champions, il rivale della Juventus. La Lazio è a 2 punti, un pareggio della Juventus e una sua contemporanea vittoria le permetterebbero di raggiungere la Juventus e di sognare uno storico spareggio. La Juve passa in vantaggio con Del Piero, il Parma non si arrende e su un calcio d'angolo Cannavaro insacca, tra la Lazio e lo spareggio si frappone però De Santis (poi radiato in seguito alle vicende di Calciopoli) che annulla il gol di Cannavaro e sembra anticipare lo scudetto della Juventus, che vince 1 a 0 lasciando intatti i due punti che la separano dai romani. La furia del popolo laziale si abbatte sulla Federcalcio che però non interviene in alcun modo. Il 14 maggio 2000 i tifosi della Lazio, in occasione della partita casalinga con la Reggina, organizzano un funerale del calcio, morto, secondo loro, in seguito alla vittoria della Juventus sul Parma, trovando la solidarietà di molte tifoserie, scosse dalla decisione di De Santis.

MANCHESTER UTD: Van der Gouw, G.Neville, Berg, Stam ( 57’ Curtis), P.Neville, Beckham ( 58’ Cruijff), Keane, Scholes, Cole ( 77’ Greening), Sheringham, Solskjaer . Allenatore: Ferguson.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, D.Stankovic (56’ Sergio Conceicao), Veron, Almeyda, Nedved ( 66’ Simeone), Mancini (84’ Lombardo), S.Inzaghi ( 21’ Salas). Allenatore: Eriksson.

Allo stadio Renato Curi, di Perugia i biancocelesti trovano però un'inaspettata sorpresa. Qui la Juventus, impegnata contro la squadra del focoso presidente Luciano Gaucci, si ritrova nel bel mezzo di un diluvio incredibile che, a metà partita, costringe l'arbitro Collina a sospendere l'incontro. Il direttore di gara dopo aver effettuato numerosi sopralluoghi, coll'intento di verificare l'esistenza delle condizioni necessarie per riprendere la partita, e nella speranza di evitare di effettuare un rinvio del match a data da destinarsi che causerebbe la lesione del principio di contemporaneità dell'ultima giornata, decide che la partita può riprendere: il diluvio si è fermato e le squadre possono scendere in campo. La Juventus fatica. Da una rimessa laterale, inizialmente accordata ai bianconeri ma poi concessa al Perugia in seguito ad un'ammissione di Pessotto, scaturisce l'inaspettato gol di Alessandro Calori. L'uno a zero del giocatore perugino segnerà la fine delle speranze scudetto della Juventus e porterà la Lazio ad un'incredibile, inattesa e incessante festa: dopo 26 anni lo scudetto è ritornato in mano alla compagine biancoceleste. L'ultimo impegno della stagione vedrà una Lazio decisamente in festa e con tutti i giocatori con i capelli tinti di strani colori pareggiare 0 a 0 con l'Inter di Moratti e Vieri e conquistare la sua terza Coppa Italia.

In Europa però la storia è un'altra: la stagione inizia nel migliore dei modi, un gol di Salas allo stadio Louis II di Montecarlo regala alla Lazio la Supercoppa Europea ai danni del Manchester United, la Champions League vede la Lazio trionfare nel suo girone con 14 punti, nella fase successiva sarà ancora prima con 11. Il sorteggio dei quarti sarà però beffardo per la Lazio: ancora Cúper, questa volta a Valencia, questa volta finisce 5 a 2 per l'argentino. La vittoria per 1 a 0 nel ritorno, a Roma, sarà solo una magra consolazione per i romani che salutano i sogni di gloria.

Il giorno che però i laziali ricorderanno con maggior piacere di tutta la stagione sarà il 9 gennaio del 2000, quando la Lazio, dopo aver battuto faticosamente i rossoblù del Bologna, festeggerà il suo centesimo compleanno. La festa, ben organizzata dal presidente Cragnotti, vedrà partecipare numerose autorità e scenderà in campo egli stesso realizzando anche un gol.

Il calciomercato estivo 2000-2001 si apre con gli arrivi del portiere Angelo Peruzzi acquistato dall'Inter; del centrocampista Roberto Baronio, reduce da una straordinaria stagione a Reggio Calabria con la Reggina; e degli attaccanti Hernan Crespo, prelevato dal Parma e Claudio López. Quest'ultimo proveniente dal Valencia squadra che ha eliminato la compagine biancazzurra nei quarti di finale della Champions League 1999-2000. Con l'intento, da un lato, di fare cassa, e dall'altro di alimentare quel perverso meccanismo di aggiustamenti di bilancio che attraverso le plusvalenze permetteva al bilancio di chiudersi in positivo ma, che al contempo, porterà negli anni seguenti la società verso la crisi economica, da Roma partono due importanti giocatori fautori della vittoria dello scudetto: Matias Almeyda e Sergio Conceicao, entrambi destinati a vestire la casacca gialloblù del Parma. La trattativa viene conclusa in seguito al rifiuto di Marcelo Salas di trasferirsi in Emilia. Intanto all'Olimpico la Lazio inizia nel migliore dei modi la nuova stagione mettendo in bacheca un nuovo trofeo. Grazie al trionfo sull'Inter per 4-3 con reti di Siniša Mihajlović, Dejan Stanković ed alla doppietta di Claudio Lopez gli aquilotti riportano a Roma, dopo due anni, la Supercoppa Italiana.

Nonostante il campionato sia iniziato le trattative di mercato non si fermano, infatti a stagione in corso si registrano gli acquisti di Dino Baggio, Castroman e Poborsky, mentre, sempre in corso d'opera vengono ceduti Sensini, Lombardo, De la Pena e Ravanelli.

L'inizio scoppiettante fa pensare ad un'altra grande stagione di vittorie in riva al Tevere, in realtà, nonostante alcuni ottimi risultati, tra cui il 4 a 1 rifilato alla Juventus, la Lazio chiude con un terzo posto in campionato, a 6 punti di distanza dai cugini della Roma vincitori dello scudetto.

L'avventura della Lazio in Coppa Italia inizia dagli ottavi di finale contro la Sampdoria. Al Marassi dopo essere passati in vantaggio nei primi minuti con Salas, i biancazzurri subiscono all'82 l'1-1 di Flachi. Nella gara di ritorno la Lazio mostra la propria supremazia estromettendo i doriani di Cagni con un secco 5-2, frutto della rete di Sensini ed delle doppiette di Lombardo e Ravanelli. Ai quarti invece il cammino della Lazio si interrompe bruscamente per mano dell'Udinese che, al Friuli, rifila un 4-1 alla formazione schierata da Eriksson.

Senza dubbio l'intera stagione è caratterizzata dalle vicende contrattuali dell'allenatore che, a stagione in corso, si era accordato con la nazionale Inglese. Eriksson si ritrova così ad essere contemporaneamente allenatore della Lazio e selezionatore inglese, la situazione non dura a lungo visti i risultati poco soddisfacenti. La dirigenza decide così di sostituirlo con Dino Zoff, che era stato anche il suo predecessore.

La stagione successiva segna l'ultimo anno intero di Sergio Cragnotti presidente, senza dubbio è il peggiore alla Lazio: se ne vanno infatti giocatori di altissimo livello come Pavel Nedved, idolo della tifoseria e considerato ormai una delle ultime bandiere rimaste, Juan Sebastian Veròn e Marcelo Salas. Ma è soprattutto la modalità della rocambolesca cessione di Nedved alla Juventus, a stupire negativamente i tifosi. Il ceco aveva infatti da poco firmato sotto gli occhi delle telecamere un rinnovo contrattuale che lo avrebbe dovuto bloccare a Roma "a vita", e ora quello stesso contratto, veniva "stracciato" per dare spazio ad una cessione alla Juventus. La partenza di Nedved causa immediatamente dei tumulti nelle tifoseria laziale in quanto, assieme a Nesta, egli era diventato il giocatore simbolo dei successi laziali. La "rivolta" inscenata dai biancocelesti pone Cragnotti in notevole difficoltà, costringendolo ad intervenire sul mercato per mezzo del procuratore Vincenzo Morabito, al quale viene assegnato l'incaricato di portare a Roma Gaizka Mendieta. Questi gli fa presente che il Valencia chiede una cifra spropositata e che forse è meglio non proseguire la trattativa. Cragnotti dapprima sembra seguire il consiglio ma, poco dopo, conclude l'"affare" con la mediazione di Bronzetti e un ingente investimento economico di circa 47 milioni di euro.

Il centrocampista è considerato un grande acquisto, è infatti reduce dalle vittorie consecutive di 2 premi come miglior giocatore della Champions League, in Spagna è dipinto come un fenomeno e il suo arrivo alla Lazio suscita parecchio clamore. Oltre allo spagnolo arrivano: da Udine la coppia Giuliano Giannichedda - Stefano Fiore; dal Perugia Fabio Liverani, reduce da una straordinaria stagione e inseguito a lungo dalla Juventus; e dal Brasile il brasiliano Cesar, una giovane scommessa del figlio del presidente biancoceleste. Non pago, sul finire del mercato, Cragnotti mette sotto contratto Jaap Stam, il quale in coppia con Nesta forma una solida coppia difensiva. Al di là delle cessioni sembrava che con il solito gioco di sostituzioni il presidente Cragnotti avesse messo in piedi una squadra altamente competitiva. Sembrava. In realtà la Lazio deve far fronte a numerosi ostacoli: la squalifica di Stam per doping; un grave infortunio di Simeone; il non agevole inserimento di Fiore; i contrasti tra la tifoseria e Mihajlovic; ma soprattutto lo scarso rendimento di Mendieta, che non si rivela per nulla all'altezza delle aspettative.

L'inizio della stagione è disastroso, tanto che Zoff viene esonerato e sostituito con Zaccheroni, il quale all'esordio perde due a zero con il Milan, sua ex squadra. In Europa le cose non vanno affatto meglio: la squadra esce praticamente subito dalla Champions League e, soprattutto, si fa liquidare 5 a 1 dai cugini della Roma, protagonista Montella con i suoi 4 gol.

In campionato la Lazio riesce comunque ad inserirsi nella lotta per lo scudetto, anche se stavolta facendo da arbitro, il 5 maggio 2002 infatti, una Lazio a rischio esclusione dalle coppe europee, e contro il tifo di una parte dei suoi stessi tifosi, batte 4 a 2 l'Inter consegnando lo scudetto alla Juventus ed il secondo posto alla Roma. Questa è anche l'ultima partita di Nesta con la maglia della Lazio.

A Zaccheroni restano ancora 2 anni di contratto ma Cragnotti si accorge della netta impopolarità del tecnico e decide di esonerarlo, il suo sostituto è Roberto Mancini reduce da una disastrosa stagione alla Fiorentina ma idolatrato dai tifosi biancocelesti. Questa volta il mercato non lascia spazio a dubbi: la Lazio subisce un ridimensionamento rispetto agli anni passati. Cragnotti promette di cedere solo uno tra Nesta e Crespo, in realtà proprio all'ultimo giorno di mercato venderà entrambi lasciando spiazzato il tecnico Mancini, delusa la tifoseria e attonita la squadra. Gli unici acquisti sono Bernardo Corradi, ricevuto dall'Inter in cambio di Hernan Crespo e 13 milioni di euro, Enrico Chiesa fermo da un anno per un grave infortunio e, a metà stagione, Nikola Lazetić dal Como.

La stagione inizia male, pronti via e la Lazio perde con il Chievo, i problemi della Lazio sono tanti e soprattutto finanziari: la squadra è senza stipendio da mesi, il presidente è impegnato altrove dato che è coinvolto nell'uragano della Cirio e l'ambiente è ancora scosso dall'addio di Alessandro Nesta. Non basterà questo a fermare la Lazio di Mancini che sembra ignorare i suoi problemi e vola nelle posizioni alte della classifica, tanto da suscitare nell'opinione pubblica un clamore notevole, infatti sembra quasi impossibile che una società in così precarie condizioni economiche, al punto di non essere in grado di far fronte agli stipendi dei suoi calciatori, sia in grado di andare così bene in campionato. Il merito di quel miracolo verrà dato tutto a Roberto Mancini che verrà innalzato dai tifosi come vero e proprio simbolo della Lazio. La stagione europea si rivelerà invece beffarda: dopo una gloriosa corsa verso il successo finale la Lazio verrà fermata 4 a 1 dal Porto e dirà addio al sogno di portare a Roma quella coppa persa nel 1998 a Parigi, in campionato la Lazio centrerà un inatteso quarto posto e in Coppa Italia verrà sconfitta dai cugini giallorossi.

Tra i più importanti eventi della stagione c'è da segnalare l'addio, doloroso e difficile, del presidente Sergio Cragnotti a gennaio del 2003. Chiuderà la sua storia in biancoceleste come il più vincente presidente di tutti i tempi nella capitale, superando Dino Viola e Lenzini.

L'anno successivo la Lazio gira tutto l'anno tra il quarto ed il sesto posto, a metà stagione saluta il suo capitano Dejan Stanković che, per 2 milioni di euro e la comproprietà del giovane Goran Pandev, saluta i capitolini e va all'Inter: scoppia la polemica dato che il serbo aveva rifiutato ad agosto un contratto con la Juventus che aveva fatto una discreta offerta. Nonostante la cessione di Stanković la Lazio sembra tenere il quarto posto ma quando mancano due giornate perde clamorosamente contro un Brescia già salvo, la sconfitta le costerà cara e sarà del tutto inutile la vittoria contro il Modena all'ultima giornata. In Champions League esce pressoché subito: dopo aver eliminato brillantemente il Benfica nei preliminari i gironi sono amari per la Lazio che se la gioca fino all'ultimo ma nella sfortunata trasferta contro lo Sparta Praga centra un palo con Demetrio Albertini e dopo qualche minuto incassa il colpo della sconfitta. Decisamente più fortunata l'avventura in Coppa Italia, che vince dopo una bella e schiacciante vittoria sui campioni d'Europa del Milan e dopo una finale spettacolare con la Juventus.

Tra le cose da ricordare c'è il record di abbonamenti: 42000. Le solite vicissitudini societarie accompagnano la Lazio in questa stagione: l'amministratore delegato Baraldi si dimette, a suo dire, per motivi familiari, le lacrime il giorno del suo addio scuotono il popolo laziale che però non avrà un ricordo molto felice dell'amministratore Baraldi che verrà condannato dalla magistratura a pagare 2 milioni di euro alla Lazio, che erano stati sottratti in maniera indebita.

Sembrano passati i brutti tempi in cui la Lazio sfiorava di non iscriversi al campionato, quando dovette sacrificare grandi campioni, solo pochi anni prima, per raggiungere il faticoso obiettivo di giocare anche l'anno successivo. Questa volta le cose sembrano essersi fatte ancora più complicate: salutano Roma Jaap Stam, Stefano Fiore, Bernardo Corradi, Siniša Mihajlović, l'allenatore Roberto Mancini con tutto il suo staff e il capitano Giuseppe Favalli, inoltre mancano i soldi per i rinnovi contrattuali di Fernando Couto e Angelo Peruzzi, ciò che rimane alla Lazio è un pugno di mosche o poco più, quella squadra che aveva ottenuto la Coppa Italia e che aveva fatto tanto gioire i tifosi, ora è stata definitivamente smantellata dai soliti problemi economici. A quanto pare, però, questa emorragia non sarà sufficiente a dissetare le casse societarie, sempre più vuote: l'amministratore Masoni, che aveva sostituito Baraldi, dichiara che se la Lazio non incasserà almeno 80 milioni di euro dall'aumento di capitale la Lazio è destinata a fallire. Scoppia l'allarme tra i tifosi, l'aumento di capitale è drammatico: sono pochissimi i soldi che la Lazio riesce a raccogliere da questo aumento, tra cui da ricordare i soldi versati da Alessandro Nesta (all'incirca 1 milione di euro), a causa della poca fiducia che circola intorno all'ambiente: Mancini se ne è andato dopo una lunga querelle e il valore della rosa è basso. Il destino della Lazio sembra ormai segnato quando a pochi giorni dalla "dead line" si fanno avanti due investitori: Tulli e Lotito, nonostante Capitalia e la Lazio si augurino un investimento contemporaneo dei due imprenditori romani ciò non si verificherà e ci saranno una serie di tentennamenti: sono diverse le volte che Lotito dichiara che non è più interessato a investire nella Lazio e che la trattativa è saltata, Tulli invece rimane sempre un po' fuori dai giochi e sembra difficile che si possa realmente impossessare del controllo della società.

In un caldo pomeriggio di luglio, precisamente il 19, il presidente Ugo Longo annuncia che la Lazio ha trovato il suo nuovo presidente: si tratta di Claudio Lotito che dopo una faticosa trattativa porta alle casse laziali 21 milioni di euro: l'entusiasmo dei tifosi laziali è grande e vengono organizzate feste del tutto spontanee per accogliere il neopresidente e per festeggiare la sopravvivenza dell'ultracentenario club capitolino: la Lazio è salva.

La società, nonostante l'arrivo del nuovo presidente e di nuova liquidità, rischia comunque di fallire a causa di un debito accumulato con l'erario di circa 110 milioni di euro. Per scongiurare questo rischio la dirigenza intraprende una trattativa con l'Agenzia delle Entrate che si conclude con l'ammissione della Lazio ai benefici del decreto legge 138 dell'agosto del 2002, convertito in legge 178/02. In tal modo viene concessa una dilazione del debito in 23 anni e verranno tolti gli interessi di mora e le sanzioni. A proposito del provvedimento di cui ha usufruito la Lazio è da segnalare la forte contrarietà della Lega Nord, che paradossalmente è il partito che aveva proposto questa controversa legge.

Altri problemi, stavolta di campo, sembrano attanagliare i capitolini: all'arrivo del presidente romano l'organico conta solamente 13 giocatori e nessun allenatore. Lotito cerca di porre rimedio mettendo sotto contratto Couto e Peruzzi che attendevano solo una proposta, nominando Domenico Caso come allenatore e provvedendo a fare una campagna acquisti che sarà di puro rattoppamento. Arrivano Paolo Di Canio dal Charlton e Tommaso Rocchi dall'Empoli (comproprietà) e poi la lunga scia di prestiti: Oscar Lopez dal Barça, Anthony Šerić e Sebastiano Siviglia dal Parma, i gemelli Antonio ed Emanuele Filippini dal Palermo, Talamonti dal Rosario Central. Da segnalare anche l'acquisto di alcuni sconosciuti come Mea Vitali, Esteban Gonzalez e Brian Robert.

In questo clima di incertezza Oddo e César chiedono di lasciare la capitale, su Oddo c'è il forte interesse del Milan e César lo vorrebbe l'Inter: Lotito non ci pensa un secondo e dichiara i due giocatori incedibili. Inizia così la difficile stagione della Lazio. Da settembre a gennaio la situazione è decisamente critica, nonostante un eccellente vittoria fuori casa (1-0 allo Stadio Luigi Ferraris di Genova sulla Sampdoria) per i biancocelesti tutto il campionato sarà giocato al limite tra zona retrocessione, nella quale, comunque, la Lazio non metterà mai piede in tutto l'arco della stagione, e salvezza.

Dopo una serie di partite abbastanza negative, tra cui un secco 3 a 0 subito dall'Udinese, il presidente Lotito opta per l'esonero del tecnico Domenico Caso, che riceveva solo 50.000 euro l'anno, e incarica l'esperto Giuseppe Papadopulo di guidare la Lazio verso la salvezza. Per lui si tratterà di un ritorno visto che era già stato 3 stagioni (1969-1972) alla Lazio da giocatore. La sua avventura inizia con una partita ad altissima tensione: per i biancocelesti c'è la bestia nera della Roma, una squadra che la Lazio non batte dalla conquista dello scudetto, e che in questi anni ha regalato solo insoddisfazioni agli aquilotti. La vigilia è condita da una serie di piccate risposte tra i due giocatori maggiormente rappresentativi, Totti promette di spedire la Lazio in serie B, Di Canio ironizza sulla presunta ignoranza del capitano giallorosso.

Il clima è di fuoco e quando le squadre scendono in campo l'atmosfera è veramente tesa. La Lazio sembra essere altra cosa rispetto a quella vista contro l'Udinese, benché rimaneggiata e piena di assenze dopo qualche minuto, su lancio di Liverani, Di Canio supera i suoi marcatori e insacca per il vantaggio laziale: per i romanisti è un incubo visto e considerato che l'avanti biancoceleste da giovane aveva già segnato alla Roma esultando sotto la curva giallorossa, la stessa scena si ripete anche quella sera. La partita si concude con un secco 3 a 1 in favore della Lazio. Sarà però uno specchietto per le allodole, infatti l'era Papadopulo si rivelerà l'esatta copia dell'era Caso: rispetto al suo predecessore il tecnico di Casale Marittimo otterrà solamente un punto in più, pergiunta regalatogli da Bazzani che Caso non aveva a disposizione dato che il centravanti doriano arrivò solo a gennaio. La salvezza tuttavia viene centrata grazie anche ad un contestatissimo intervento con la mano di Zauri sulla linea (durante l'ultima gara in casa contro la Fiorentina, finita 1 - 1) e grazie ad un rocambolesco pareggio (3 - 3) a Palermo.

Nonostante Papadopulo abbia centrato l'obiettivo salvezza, e a sorpresa anche l'Intertoto, non rimane sulla panchina laziale: Lotito decide per il suo esonero e il sostituto si chiama Delio Rossi. Inoltre la Lazio assume, non ufficialmente, il direttore Walter Sabatini (il ds ufficiale risulterà invece Osti, dall'Atalanta). Il trio Rossi-Lotito-Sabatini prenderà una squadra tappezzata e salvatasi quasi per miracolo e la porterà a ben altri palcoscenici.

Questa volta l'estate è abbastanza tranquilla e la Lazio può, con tutta calma, programmare il suo calciomercato che in effetti si rivela molto prolifico: arrivano Marco Ballotta, Fabio Firmani, Manuel Belleri, Emílson Sánchez Cribari, Igli Tare, Guglielmo Stendardo, Valon Behrami e Gaby Mudingayi, viene inoltre riscattato Sebastiano Siviglia dal Parma e Tommaso Rocchi dall'Empoli. L'arrivo di questi giocatori e il buon lavoro del tecnico Delio Rossi porteranno la Lazio a esprimere un gioco ordinato e chiaro e, a differenza della stagione precendente, ad ottenere buoni risultati. Nella sessione invernale del calciomercato viene ceduto César all'Inter; mentre arrivano Massimo Bonanni in prestito dal Palermo e soprattutto Stefano Mauri acquistato dall'Udinese, quest'ultimo sarà una pedina fondamentale per la stagione laziale. In campionato l'obiettivo salvezza viene presto accantonato e la Lazio centra un inatteso sesto posto.

In Europa la squadra è iscritta alla Coppa Intertoto 2005, ma il cammino nella competizione non è molto felice, infatti dopo avere eliminato i finlandesi del Tampere (3-0 all'Olimpico e 0-0 al Ratinan) l'eliminazione avviene in semifinale in seguito ad un pareggio 1-1 in casa e ad una sconfitta per 3-0 allo stadio Vélodrome contro l'Olympique Marsiglia.

In Coppa Italia il cammino della Lazio, dopo aver eliminato i veneti del Cittadella, termina ai quarti di finale in seguito all'eliminazione per mano dell'Inter, squadra vincitrice della competizione.

Nella settimana che accompagna l'ultima giornata del campionato 2005/2006 la Lazio viene coinvolta nell'affare "Calciopoli", uno scandalo calcistico riguardante la stagione 2004/2005. Da Formello arrivano notevoli assicurazioni, la Lazio si tira fuori e sottolinea come sia paradossale che Claudio Lotito, che in quell'anno era appena entrato nel calcio, già fosse parte integrante di corrotti meccanismi e che godesse di vantaggi arbitrali. Il processo calcistico per "Calciopoli" inizia e fra gli accusati, oltre a Milan, Fiorentina e Juventus, è presente anche la Lazio. In prima istanza la squadra viene condannata alla retrocessione in Serie B, e per i tifosi laziali sembra di rivivere gli stessi fatti di vent'anni prima. Nulla sembra poter salvare la Lazio dalla retrocessione quando l'arbitro Daniele Tombolini chiarirà che, nell'unica partita che vedeva la Lazio coinvolta, egli, arbitro di quella partita, non era stato affatto invitato a favorire i biancocelesti ma gli era solo stata richiesta una particolare attenzione dato che la Lazio aveva subito alcuni torti. Paradossalmente quella partita, per la quale la Lazio in teoria avrebbe dovuto ricevere favori arbitrali, andò in maniera totalmente diversa. La Lazio fu vittima di un contestatissimo errore dell'arbitro dato che non le venne assegnato un rigore solare su Tommaso Rocchi.

Ascoltata la testimonianza di Tombolini il giudice Piero Sandulli muta la condanna precedente: per la Lazio è serie A con 11 punti di penalizzazione e il sogno di giocare la Coppa UEFA centrata la stagione passata è definitivamente cancellato: la squadra riceve una seconda penalizzazione di 30 punti validi per la stagione precedente. Lotito nel frattempo aveva lavorato anche sul fronte calciomercato: Stefano Mauri, Goran Pandev, Sanchez Emilson Cribari e Manuel Belleri vengono confermati, viene comprata l'altra metà del cartellino di Valon Behrami, e vengono acquistati, Cristian Daniel Ledesma dal Lecce e Stephen Makinwa, pupillo di Delio Rossi, dal Palermo. Sul lato delle cessioni, a gennaio, si registra il contestatissimo trasferimento al Milan del capitano Massimo Oddo, in cambio di una cifra intorno ai 7 milioni di euro e del giovane talento Foggia.

La Lazio si compatta e prepara l'inizio di stagione in maniera molto professionale: distaccata dai problemi giudiziari e attenta solo a tenere gli occhi aperti in una stagione che si preannuncia emblematica. In Coppa Italia il cammino della Lazio comincia dal primo turno e termina al terzo. Infatti, dopo aver eliminato il Rende (4-0) e il Monza (3-4 d.c.r.), l'eliminazione arriva allo Stadio San Filippo ad opera del Messina (4-3 d.t.s.) allenato dall'indimenticato ex-giocatore Bruno Giordano.

L'inizio del campionato 2006/2007 è sfavorevole alla Lazio complici 2 sconfitte - entrambe per 2-1 - con Milan, e Palermo. Ma dopo qualche settimana a seguito di una serie positiva di risultati e alla restituzione, grazie all'Arbitrato del CONI, di 8 degli 11 punti di penalizzazione, la posizione in classifica migliora notevolmente. La compagine di Delio Rossi si rende protagonista di una stagione più che positiva, condita da una vittoria nel derby d'andata per 3 a 0, e dopo un'annata decisamente convincente centra un clamoroso terzo posto che permette alla squadra di centrale la qualificazione per l'ultimo turno preliminare di Champions League.

Il calciomercato estivo 2007, nonostante la qualificazione alla Champions League 2008 continua nella filosofia del risanamento economico. A caratterizzare quest'importante momento della formazione della rosa sono i colpi di scena riguardanti i portieri e le contestazioni da parte dei tifosi biancocelesti, perlopiù delusi dalla gestione della campagna acquisti da parte della dirigenza. Abbandonano la Lazio, oltre al terzino Massimo Oddo già ceduto nel mercato di gennaio 2007, anche il portiere Angelo Peruzzi, vero simbolo e leader della squadra, che decide di abbandonare il calcio, e l'altro portiere Matteo Sereni, deluso dai mancati accordi economici con la società. Il rebus portiere resta irrisolto anche dopo l'annuncio dell'ingaggio del portiere argentino Juan Pablo Carrizo, poiché sorgono problemi con il passaporto del giocatore, che dichiara di avere un nonno italiano ma che per un errore di trascrizione all'anagrafe è registrato come svizzero. Non potendo prendere l'unico posto da extracomunitario, già impegnato dal nuovo arrivato Aleksandar Kolarov, il trasferimento salta e verrà rinviato con ogni probabilità al mercato di gennaio. Arriva al suo posto Fernando Muslera, giovane portiere sudamericano di belle speranze che però finora ha deluso le aspettative,complici la sua inesperienza e la sua giovane età. Altri colpi di mercato sono l'arrivo di Mourad Meghni, lo stesso Kolarov, Simone Del Nero, Lionel Scaloni, arrivato a parametro zero, e dei rincalzi Ivan Artipoli e Fabio Vignaroli. La delusione nei tifosi è grande poiché tra nessuno di questi giocatori si nasconde il grande colpo che tutti si aspettavano per affrontare al meglio una competizione impegnativa come la Champions League.

L'avventura della Lazio in UEFA Champions League 2008 comincia dal 3° turno preliminare. L'avversaria sorteggiata è la Dinamo Bucarest. La partita di andata giocata finisce 1 a 1 allo Stadio Olimpico, il ritorno viene vito 3 a 1 dai biancocelesti a Bucarest. Nella fase a gironi la squadra viene sorteggiata con i campioni di Spagna in carica del Real Madrid , i tedeschi del Werder Brema e i greci dell'Olympiakos Pireo nel gruppo C. Il cammino europeo si conclude malamente con l'ultimo posto nel girone, facendo sfumare anche l'obbiettivo minimo del terzo posto che sarebbe valso l'accesso alla Coppa UEFA. Fondamentale è stata la sconfitta rimediata allo Stadio Olimpico il 28 novembre contro i greci dell'Olimpyakos (2-1 risultato finale).

Il campionato incomincia male. La squadra, che nella passata stagione aveva brillato, piazzandosi al terzo posto, sembra sparita e bisogna attendere la quinta giornata per vedere la prima vittoria dei biancocelesti. Ad influire sulle prestazioni vi è una serie di infortuni a ripetizioni che colpiscono in particolare Diakité, Cribari, Ledesma e Mauri. Da segnalare la sconfitta nel derby romano alla decima giornata per 3 a 2, e i due pesanti passivi incassati con i club meneghini (prima 1-5 a Roma contro il Milan ed in seguito il 3-0 contro l'Inter al Giuseppe Meazza). Il bilancio della squadra è negativo con più sconfitte che vittorie e la zona retrocessione poco distante. L'11 novembre 2007, dodicesima giornata di campionato, un grave lutto colpisce il calcio italiano e la società laziale: Gabriele Sandri, un tifoso appunto della Lazio, viene ucciso da un colpo di pistola alla gola nella stazione di servizio nei pressi dello svincolo autostradale di Arezzo. In un primo tempo si era parlato di rissa tra tifosi finita in tragedia, e l'ipotesi è stata avvalorata anche da numerose testimonianze che parlano di una piccola rissa tra tifosi laziali e juventini (i primi stavano andando in direzione Milano, i secondi verso Parma); ma le indagini successive portano a supporre invece che, sebbene una breve colluttazione tra tifosi ci fossero effettivamente stata, il colpo di pistola sarebbe stato esploso da un poliziotto in servizio, che dall'altro lato della carreggiata avrebbe pensato ad una rapina. La notizia si diffonde immediatamente e, complice anche una cattiva gestione dell'accaduto da parte delle autorità competenti, cominciano a scatenarsi le violenze ultras in tutta Italia: rinviata immediatamente Inter-Lazio per motivi di ordine pubblico; a Bergamo, viene sfondato un vetro divisore a colpi di tombino, ed i giocatori in campo vengono minacciati di ritorsioni se la gara non venisse sospesa, obbligando l'arbitro ad ordinare il "tutti a casa" dopo pochi minuti di gioco; a Taranto, parte una fitta sassaiola in campo che costringe l'arbitro a seguire l'esempio di Bergamo. In tutti gli altri campi viene osservato un minuto di silenzio, ma molti ultras protestano e chiedono le sospensione delle gare, che però vengono giocate. Il peggio, però, avverrà solo a gare finite, quando la violenza ultras dilaga: nel pericolo di rappresaglie, viene rinviato il posticipo Roma-Cagliari, ma sarà tutto inutile. In serata, infatti, centinai di ultras laziali e romanisti si uniscono in una feroce guerriglia urbana nei confronti delle forze dell'ordine, e vengono attaccate la stazione polizia di via Guido Reni, il Commissariato in via Fuga (a Porta del Popolo), gli uffici del C.O.N.I. e tutta la zona intorno allo stadio viene messa a ferro a fuoco, con l'incendio di cassonetti, la devastazione di fioriere ed i continui scontri tra ultras e poliziotti. L'ultimo assalto è quello alla caserma dei carabinieri di Ponte Milvio. Solo un massiccio intervento delle forze dell'ordine evita il peggio, e la situazione si normalizza intorno a mezzanotte. Per gli ultras arrestati viene formulata anche l'accusa di terrorismo. A Gennaio, la Lazio risale un pochino la classifica, ma rimane sempre nelle zone retrocessione. L' unica soddisfazione arriva nel Derby dove un goal di Beherami allo scadere fa vincere la partita alla Lazio 3 a 2 sui cugini romanisti.

In Coppa Italia la Lazio esordisce dagli ottavi di finale affrontando il Napoli. Nella partita di andata i romani si sono imposti sui partenopei per 2-1 recuperando lo svantaggio iniziale. Nella gara di ritorno il risultato di 1 a 1 permette ai biancocelesti di superare il turno e di accedere ai quarti contro la Fiorentina. All' andata la Lazio si è impsta per 2 a 1, risultato ribadito poi al Franchi, recuperando il gol di svantaggio di Semioli. Nella semifinale la Lazio riporrà grandi speranze, dovute anche alle delusioni in campionato, ma verrà sconfitta dall' Inter nella gara di ritorno per 0 a 2, dopo aver pareggiato per 0 a 0 l' andata.

Per la stagione 2008-2009 il presidente Lotito, in accordo con Delio Rossi, ha applicato una politica di rinnovamento della squadra, mettendo in disparte alcuni giocatori tra cui Stendardo, Behrami, Inzaghi, Mutarelli, Baronio, Berni e il capitano Zauri non rientranti più nei piani della società. Il nuovo capitano della Lazio, votato dai giocatori, sarà Tommaso Rocchi, che ha già indossato la fascia in altre occasioni. Delio Rossi ha inoltre inserito nel ritiro estivo, valenti giocatori della Primavera. Una novità è l'inserimento dell'ex giocatore Tare nello staff dirigenziale. Durante il calciomercato estivo vengono acquistati: Mauro Matías Zárate, Francelino Matuzalem, Cristian Brocchi, Stephan Lichtsteiner e il giovane Libor Kozak. Oltre i ritorni di Pasquale Foggia e Stephen Ayodele Makinwa.

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Marco Zunino

Marco Zunino (Savona, 1 agosto 1966) è un giornalista italiano.

Collabora dal 1984 con il settimanale italiano Guerin Sportivo sul quale firma due rubriche dedicate: "Radiomercato" e "Zunino consiglia".

Dal 1995 fa parte della giuria del più importante premio internazionale del calcio europeo: il Pallone d'Oro del magazine francese France Football che ogni anno premia il migliore calciatore in attività. Ha pubblicato tre libri sulla storia del calcio della Repubblica di San Marino.

Dal 2002 collabora con Rai Radio 1, dove, il sabato pomeriggio, firma la rubrica settimanale di calcio e calciomercato "Mercato e dintorni". Per Rai Radio 1 ha seguito il Campionato Europeo di calcio 2008 come esperto di calcio internazionale, ruolo che ha ricoperto anche al Campionato Europeo 2004 e al Campionato Mondiale 2006.

Dal 1991 cura le carriere statistiche dei calciatori stranieri presenti nel campionato italiano di calcio di Serie A e Serie B per l'Almanacco Illustrato del Calcio edito dalla Panini di Modena. Dal 1988 al 2007 ha collaborato alle pagine del calcio internazionale de l'Annuario del Calcio Mondiale diretto da Salvatore Lo Presti. Dal 2000 al 2003 è stato il Direttore responsabile del sito internet Calciomanager.it.

Nel 1993 è stato l'unico giornalista italiano invitato dalla Federcalcio giapponese all'inaugurazione della J-League, il campionato professionistico di calcio giapponese.

È stato inoltre corrispondente dall'Italia per il quotidiano sportivo Sport di Barcellona, per il settimanale sportivo spagnolo Don Balon e per il quotidiano portoghese O Jogo, ha collaborato con la Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport. Nella stagione 2005-06 ha curato la rubrica firmata di Calciomercato della trasmissione televisiva Tacalabala condotta da Giorgio Micheletti su Odeon Tv.

E' ideatore e proprietario della più completa Banca Dati privata sulle caratteristiche Fisico-Tecnico-Tattiche dei Calciatori di tutto il Mondo e di tutte le Serie professionistiche italiane: Serie A, Serie B, Lega Pro (1 Divisione e 2 Divisione): 25.000 files, aggiornati con report professionali.

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Source : Wikipedia