Cagliari

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Tags : cagliari, sardegna, italia

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Cagliari

Panorama di Cagliari

Cagliari (in sardo Castèddu /ka'steɖːu/, in spagnolo e catalano Càller) è un comune italiano di 157.630 abitanti, capoluogo della provincia di Cagliari e della Regione Autonoma della Sardegna. La sua area metropolitana (comprendente i comuni conurbati di Cagliari, Monserrato, Selargius, Quartucciu, Quartu Sant'Elena, Capoterra, Elmas, Assemini e Sestu) raggiunge i 368.000 abitanti, che divengono 474.000 con l'agglomerato urbano diffuso (vedi Area metropolitana di Cagliari).

È sede dell'Università degli studi di Cagliari e sede arcivescovile (Arcidiocesi di Cagliari).

In passato Cagliari era chiamata in greco antico Kalares e in latino Càralis.

Intorno al XVI secolo Roderigo Hunno Baeza, un umanista sardo, affermò che Karalis derivasse dal greco κάρα che significa testa, poiché Cagliari era il principale centro dell'Isola.

Il semitista Guglielmo Gesenius fece derivare il nome della città da Kar Baalis , che in fenicio significa "città di Dio". Questa derivazione venne, seppur con qualche differenza, accettata da Giovanni Spano; egli, infatti, sostenne che Cagliari derivi dal nome fenicio Kar-El , che significa anch'esso "città di Dio".

Max Leopold Wagner fece risalire il termine Karalis al protosardo, trovando riscontro con i toponimi Carale di Austis, Carallai di Sorradile, Karhalis o Karhallis della Panfilia e Karhalleia della Pisfidia. Inoltre il toponimo Karalis è da collegare con gli appellativi cacarallai, criallei, crielle, chirelle, ghirelle (crisantemo selvatico e macerone) e garuleu, galureu, galileu (polline depositato nel miele, che è di colore giallo oro), che hanno affinità con l'etrusco garouleou (crisantemo selvatico). Tutti questi termini vanno ricondotti ai viaggiatori dell'Ottocento che definivano Cagliari "gialla", poiché la roccia della sua roccaforte era di questo colore.

Francesco Artizzu notò che la radice "kar" nel linguaggio dei popoli mediterranei significava "pietra/roccia" e il suffisso "al/ar" dava valore collettivo, e si sarebbe formato così Karali, che significherebbe "luogo di comunità sulla roccia" o semplicemente "località rocciosa". Quanto poi al plurale Kalares, Artizzu lo spiega col fatto che, da un nucleo iniziale, si sarebbero uniti altri nuclei vicini, aumentando così l'estensione della città. Durante il medioevo venne identificata nei documenti pisani come Kastrum Karalis e successivamente dagli aragonesi come Castel de Càller in catalano antico. La trasformazione dall'antico toponimo a quello attuale è pertanto avvenuta con le seguenti forme: Karalis > Calaris > Càller/Callari > Cagliari (quest'ultima trasformazione si ebbe a causa della pronuncia ispanica). In conclusione, molto probabilmente in origine Karalis/Caralis aveva il significato di «luogo di comunità sulla roccia/rocca gialla».

La città di Cagliari è situata nella zona meridionale della Sardegna. Si trova in mezzo al Golfo degli Angeli, e si sviluppa intorno alla Sella del Diavolo, e ad est i monti dei Sette Fratelli, ad ovest i monti di Capoterra e a nord la pianura del Campidano. Ha inoltre in comune con Roma, Lisbona e Istanbul il fatto di essere stata costruita su 7 colli. Il clima della città è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati calde e siccitose. I valori estremi estivi talora superano di poco i 40 °C (a volte con tassi di umidità contenuti), mentre quelli invernali, solo in condizioni particolari e rare, scendono leggermente sotto lo zero. Leggermente più continentale il clima della pianura del Campidano, evidenziato delle rilevazioni della Stazione meteo di Decimomannu.

Per il suo sacrificio e per la fierezza con la quale affrontò il nemico durante la seconda guerra mondiale, Cagliari il 19 maggio 1950 ricevette, dal Presidente della Repubblica, il gonfalone della città insignito della medaglia d'oro al valor militare.

La città era stata abitata fin dall'età nuragica dal popolo sardo-nuragico e vi sono non pochi ritrovamenti di reperti che presentano una datazione anteriore al VI millennio a.C., il che prova che i suoi porti godevano già allora di vita e di frequentazione. I Fenici, che frequentarono i porti di Cagliari e di altre zone della Sardegna sin dall'VIII secolo, o in periodo comunque antecedente alla fondazione di Roma, si stanziarono all'imboccatura dello stagno di Santa Gilla. Passata ai Cartaginesi nel V secolo a.C., la città conobbe un rapido sviluppo, testimoniato tra l'altro dalle necropoli di Tuvixeddu, ritenuta la più vasta necropoli fenicia del Mediterraneo, e di Bonaria: questi furono gli estremi dell'espansione urbana di quei secoli, che vide l'abbandono degli insediamenti nuragici sui colli ed il concentrarsi lungo la costa dell'abitato, che assumeva un carattere decisamente mediterraneo. Il centro cittadino fortificato era nel sito oggi occupato dal quartiere della Marina, affiancato dall'area sacra nell'attuale zona di Stampace, e chiuso tra i due quartieri portuali delle zone di Sant'Avendrace e di Bonaria.

Divenuta il centro principale dell'isola, ormai completamente punicizzata, passò ai Romani con tutta la Sardegna e la Corsica, nel 238 a.C., all'indomani della I guerra punica. L'aspetto dell'abitato non sembra essere cambiato molto durante la lunga dominazione romana, di cui sono notevoli resti l'anfiteatro e le ville suburbane note come la Villa di Tigellio. Nei secoli successivi la Karalis romana mantenne il suo ruolo di metropoli sarda e nel 48 a.C. Cesare la premiò per averlo sostenuto nello scontro con Pompeo concedendole lo stato giuridico di municipio. Alla morte di Cesare i cittadini gli rimasero fedeli e si schierarono dalla parte del figlio Ottaviano Augusto, prima contro Sesto Pompeo, poi contro Antonio. Dopo la vittoria di Ottaviano ci fu un lungo periodo di tranquillità politica e di grande sviluppo economico, prima di cadere sotto l'occupazione dei Vandali d'Africa nella metà del V secolo. Sul finire dello stesso secolo fu conquistata da Giustiniano ed entrò nel sistema amministrativo bizantino come sede del preside, funzionario imperiale a capo di tutta la Sardegna, e sottoposto all'esarcato d'Africa.

Con la divisione dell'isola in quattro giudicati, la città, da secoli in fortissima recessione e ormai ridotta al borgo di Santa Igia o Santa Gilla, rimase a capo del giudicato che ne prese il nome. Intanto aveva subìto secoli di incursioni saracene, contrastate dal principio dell'XI secolo con l'aiuto delle potenze navali di Pisa e Genova. È nota la progressiva ingerenza che le due città marinare esercitarono da allora sulla Sardegna. Il Giudicato cagliaritano, fin dalle sue più antiche attestazioni, rientrò nell'orbita dei Pisani, che finirono con l'impadronirsi del titolo giudicale con Guglielmo di Lacon-Massa (1187). Dopo meno di trent'anni, nel 1215, di fronte alla possibilità di un'alleanza tra la nuova giudicessa Benedetta e Genova, il pisano Lamberto Visconti ottenne con la minaccia delle armi la cessione del colle che sarebbe stato detto di Castello: infatti, quasi a guardia della capitale giudicale, vi venne presto costruita una città fortificata interamente pisana: il Castellum Castri de Kallari.

Essa era destinata a divenire la nuova capitale, quando nel 1258 i pisani, ormai forti della loro rocca, palesata la loro intenzione non solo di governare di fatto il giudicato, ma di conquistarlo, rasero al suolo Santa Gilla. Da allora il Castellum Castri fu identificato con la stessa Cagliari, come mostra ancora l'attuale nome sardo della città, Casteddu. Nondimeno attorno ad esso si formarono i sobborghi di Bagnaia –oggi detta Marina–, zona portuale regolata dal Breve del porto di Cagliari; della fortificata Stampace (toponimo che si riscontra anche a Pisa); e infine di Villanova; in queste appendici trovarono asilo i sardi, esclusi dal Castello, che aveva invece un ordinamento comunale, regolato dal Breue Castelli Castri de Kallari, e dipendeva direttamente da Pisa.

Non passarono cent'anni e un'altra dominazione sopraggiunse. Questa volta furono gli Aragonesi che, nella loro guerra di conquista della Sardegna, assediando Cagliari, edificarono una loro roccaforte su un altro colle, ancora più meridionale: quello di Bonaria. Essi tuttavia non distrussero la città nemica, come avevano fatto i Pisani con Santa Gilla; ma anzi, ottenuta la vittoria, lasciarono il Castello infeudato a Pisa. I toscani però non sopportavano la concorrenza del nuovo borgo aragonese di Bonaria, col suo fiorente porto: ripresero le armi e furono costretti ad abbandonare per sempre la città. Sotto la dominazione iberica Caller, città reale non sottomessa a un feudatario, tornò ad essere la capitale della Sardegna riunificata, e fu sede del viceré. Alcune famiglie di origine iberica che si insediarono a Cagliari in quell'epoca sono tuttora presenti in città; tra le varie si possono ricordare gli Aymerich, gli Amat, i Canelles e i Sanjust.

Il Castello continuò ad essere interdetto ai sardi, ma fu fortificata anche Bagnaia, dagli Aragonesi chiamata Llapola (pola significa 'marina' in latino medievale; la lappula o leppula portus Bagnarie dei documenti medievali sembra essere stato un luogo o un oggetto posto nel porto di Cagliari, il cui nome fu esteso al quartiere). La vita intellettuale fu relativamente vivace e nel XVII secolo venne fondata l'Università. Tuttavia pian piano la città, pur fortemente ispanizzata, cominciò a provare una certa insofferenza per la dominazione iberica: sentimento che culminò nell'assassinio del viceré Camarassa (1666). Così nel 1708 i cagliaritani non opposero resistenza all'assedio anglo-olandese, che pose fine all'età spagnola. Dopo la breve parentesi austriaca (1712-18) e l'effimera occupazione del cardinale Alberoni, che cercava di riconquistare la Sardegna agli spagnoli, Cagliari passò con tutta l'isola sotto il dominio sabaudo (1720).

L'età di riforme che seguì in tutta Europa vide un relativo rilancio della città, con la riorganizzazione dell'Università e dell’ospedale, la creazione dell'Archivio di Stato e della Biblioteca universitaria, di una scuola di Chirurgia e della Stamperia reale. Anche i piemontesi furono tuttavia non ben tollerati e quando, dopo che Cagliari aveva stavolta resistito con vigore all'assedio navale dei francesi rivoluzionari (1793), i sardi videro rifiutare la loro richiesta di una maggiore autonomia e del rispetto degli antichi privilegi, la città insorse (27 aprile 1794) e cacciò temporaneamente i piemontesi; ma la rivolta, pur propagatasi subito al resto dell'isola, dove prese una piega anti-feudale, fu alla fine soffocata.

Cagliari, rioccupata, ospitò addirittura nel Palazzo reale (oggi detto spesso Viceregio) la corte sabauda, cacciata da Torino da quei francesi che non avevano potuto conquistare la Sardegna. Nella prima metà dell'Ottocento, l'età d'oro della cultura sarda, si registrò il declino dell'aristocrazia feudale a favore di un'aristocrazia culturale che, con l'abolizione del feudalesimo e la concessione dello Statuto Albertino (1848), divenne la classe dirigente. Con le nuove tecniche belliche a Cagliari, privata del ruolo di piazzaforte all'indomani dell'Unità d'Italia, furono abbattute le mura e si posero le basi per la grande espansione dell'ultimo secolo. Nel XX secolo, durante la seconda guerra mondiale, Cagliari subì numerosi bombardamenti (l'80% della città venne raso al suolo, tanto che Cagliari fu dichiarata Città Martire e ricevette una medaglia d'oro al valore militare) dei quali possiamo ancora vedere i segni in alcune zone del centro storico.

Nel 1948 Cagliari diventa ufficialmente capoluogo della Sardegna secondo l'articolo 2 dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna. Nel XX secolo il centro urbano si è esteso fino al litorale del Poetto e alla zona di Monte Urpinu facendo sorgere i quartieri di San Benedetto, Bonaria, La Vega, Tuvumannu e San Michele.

Negli ultimi anni Cagliari ha iniziato un processo di sviluppo urbanistico con l'obiettivo di diventare una città turistica di rilevanza internazionale, dando vita a numerosi progetti, come ad esempio il museo Betile, dedicato all'arte nuragica e contemporanea, progettato dal Premio Pritzker 2004 Zaha Hadid, che dovrebbe sorgere sul lungomare di Sant'Elia. È già stato realizzato il primo tratto della metropolitana di superficie di Cagliari, che collega Piazza Repubblica con Monserrato, uno dei sobborghi della città che presto sarà collegato alla cittadella universitaria. È previsto un ampliamento delle linee e la metro dovrebbe coprire l'intera città metropolitana con tratti in superficie alternati a tratti interrati, collegando anche l'aeroporto al centro cittadino.

Il museo Betile inoltre sorgerà su un lungomare che collegherà Sant'Elia al porto storico, dove è già stato realizzato un terminal crociere adatto a ricevere qualsiasi tipo di nave (ha recentemente accolto la Independence of The Seas, la nave da crociera più grande del mondo), il porto commerciale e quello passeggeri saranno spostati sul porto canale, lasciando in via Roma solo il terminal crociere e facendo dell'ex porto commerciale un porto turistico per imbarcazioni da diporto di grossa stazza. La via Roma stessa subirà profondi cambiamenti, in quanto verrà realizzato un tunnel sotterraneo dove far passare le automobili e la metro oltre che collocare un parcheggio sotterraneo, facendo della via Roma attuale una piazza sul mare chiusa al traffico, dove collocare locali destinati all'intrattenimento e poter così realizzare la famosa passeggiata che collegherà la via del municipio al nuovo porto turistico di Sant'Elia.

Lo stesso quartiere di Sant'Elia subirà profonde modifiche, gli attuali palazzoni di edilizia popolare verranno ristrutturati e incastonati nel nuovo quartiere progettato dall'architetto olandese Rem Koolhaas (Premio Pritzker 2000), mentre lo stadio comunale, in pieno dibattito tra il Comune e il presidente del Cagliari Calcio, Massimo Cellino (che non intende demolire l'attuale struttura, costruendo il nuovo impianto – 25000 posti coperti – a fianco, senza accollarsi i 20 milioni di euro di spese relative all'abbattimento) è ancora oggetto di contesa. Sorgeranno inoltre sul lungomare un teatro scoperto da 20000 posti per le grandi manifestazioni e probabilmente un acquario nelle strutture sul canale di Terramaini che un tempo erano destinate alla produzione del sale.

Altri progetti che cambieranno il capoluogo sardo sono il nuovo quartiere in prossimità delle saline (piazza Santa Gilla), un lussuoso centro benessere sulla spiaggia del Poetto dove oggi c'è il vecchio ospedale marino (in stato di abbandono), il nuovo campus universitario progettato dall'architetto brasiliano Paulo Mendes da Rocha e anche questo già approvato in consiglio e il Parco della musica, già in costruzione tra l'esclusivo T Hotel e il Teatro Lirico di Cagliari, che dovrebbe essere pronto entro quest'anno. Il completamento di queste opere è previsto per il 2011-2012.

Oltre al museo archeologico nazionale, il più importante al mondo per la civiltà nuragica e ricco anche di collezioni fenicio-puniche, si segnalano l'Anfiteatro romano, del II secolo; la Basilica di San Saturnino, la più antica chiesa della Sardegna di cui si abbia notizia, fondata nel V secolo e rimaneggiata in età romanica, oggi ristrutturata e riconsacrata di recente; il quartiere fortificato di Castello, che fino alla seconda guerra mondiale, fu la residenza dei nobili. Da visitare sono anche i quartieri di Stampace, Marina e Villanova. Il primo era il quartiere dei borghesi e dei mercanti, il secondo era il quartiere dei pescatori e marinai, il terzo quello dei pastori e dei contadini.

Il Bastione di Saint Remy venne costruito alla fine del XIX secolo sulle mura antiche della città, risalenti agli inizi del XIV secolo, collegando fra loro i tre bastioni meridionali della Zecca, di Santa Caterina e dello Sperone, per unire il quartiere Castello con quelli sottostanti di Villanova e Marina.

Il Poetto (in sardo Su Poettu) è la principale spiaggia di Cagliari che si estende per circa otto chilometri, dalla Sella del Diavolo sino al litorale di Quartu Sant'Elena.

A Cagliari ci sono in totale 33 quartieri, 4 di essi compongono il centro storico, mentre gli altri 29 sono frutto del fenomeno dell'urbanizzazione.

La Laguna di Santa Gilla (3.000 ettari di superficie) a ovest e lo Stagno di Molentargius a est (17,6 km²), riconosciuti zone umide protette, offrono asilo a notevoli colonie di fenicotteri che da anni vi nidificano, creando un ambiente simile a quello della Camargue francese.

Tra gli anni '80 e '90, quattro distretti cagliaritani divennero, tramite referendum, comuni autonomi. Così, con l'autonomia di Monserrato nel 1991 (20.829 ab.), Selargius (29.675 ab.), Elmas nel 1989 (8.475 ab.) e Quartucciu nel 1983 (11.418 ab.), Cagliari passò da circa 220.000 abitanti a circa 160.000.

La lingua autoctona di Cagliari è il sardo (sardu), e per la precisione il campidanese (campidanesu) nella sua variante cagliaritana (casteddaiu).

Tale idioma è parlato sempre meno dalle nuove generazioni del luogo, che preferiscono utilizzare l'italiano, in quanto, oltre ad essere l'unica lingua di cultura largamente diffusa nell'isola, tramite l'istruzione e i mezzi di comunicazione di massa, è diventata ormai anche la lingua predominante nei rapporti sociali, formali ma anche informali, specie nelle città maggiori, e particolarmente nel cagliaritano, relegando sempre più il sardo al ruolo sociologico di dialetto; spesso i giovani hanno solo la competenza passiva del sardo, dovuta al rapporto con i parenti anziani che ancora lo parlano, mentre con i genitori (per scelta di questi ultimi in merito alla loro educazione) hanno sempre parlato in italiano.

La variante cagliaritana del sardo nei suoi registri alti ha tradizionalmente rappresentato il modello linguistico di referenza per tutta l'area meridionale dell'isola, variante diastratica alta utilizzata dal ceto borghese in tutto il dominio campidanese, nonché modello letterario di riferimento per scrittori e poeti.

Partite da campo neutro. Cagliari ha ospitato, presso lo stadio Sant'Elia, tre partite del Campionato mondiale di calcio 1990, e precisamente quelle del Gruppo F eliminatorio riguardanti l'Inghilterra, sesta testa di serie: contro l'Irlanda l'11 giugno, l'Olanda il 16 e l'Egitto il 21; le altre tre partite del medesimo gruppo si disputavano a Palermo; più che per il gioco, quel breve periodo è ricordato per il timore suscitato dai tifosi hooligans britannici, fortunatamente scongiurato dalle rigide misure di sicurezza. Partite dell'Italia. La Nazionale italiana, a Cagliari, ha finora disputato cinque partite. La prima, Italia-Svizzera 4-0 per le qualificazioni alla fase finale dell'Europeo 1968, avvenne allo stadio Amsicora il 23 dicembre 1967. Le altre quattro furono effettuate allo stadio Sant'Elia: Spagna-Italia 2-1 il 20 febbraio 1971 (amichevole, ricordata per un lancio di arance sul campo, a protesta contro il C. T. Valcareggi non avendo egli convocato alcun giocatore del Cagliari che pure era la squadra campione d'Italia in carica; questo gesto del pubblico costò alla città oltre 18 anni di attesa prima di poter ospitare un altro incontro in azzurro), Italia-Argentina 0-0 il 21 dicembre 1989 (amichevole), Italia-Svizzera 2-2 il 14 ottobre 1992 (prima, soffertissima, partita di qualificazione ai Mondiali 1994) e infine Italia-Russia 2-0 il 9 febbraio 2005 (amichevole, ricordata per i festeggiamenti, precedenti l'incontro, a Gigi Riva - tuttora massimo goleador della Nazionale con 35 reti - che includevano l'assegnazione della cittadinanza cagliaritana onoraria e la cerimonia di ritiro della maglia n. 11 del Cagliari in onore del suo più illustre possessore).

Il 28 maggio 1991 la terza tappa del Giro d'Italia 1991 si è conclusa a Cagliari con la vittoria di Mario Cipollini. Il 14 maggio 2007 si conclude a Cagliari la terza tappa del 90º Giro d'Italia con la vittoria di Alessandro Petacchi, poi revocata a causa di una squalifica per doping inflitta al corridore spezzino.

Ogni anno si tiene in città il meeting Terra Sarda di atletica, al quale partecipano alcuni dei più forti atleti italiani ed internazionali. La Rari Nantes Cagliari, società di pallanuoto cagliaritana, fondata nel 1909, milita in serie A2 e nel 2006 ha sfiorato la promozione in A1 (perdendo ai play-off).

Per la parte superiore



Stagno di Cagliari

Il tratto settentrionale della laguna di Santa Gilla.In primo piano un tappeto di Oxalis cernua, una specie invadente

Lo Stagno di Santa Gilla o Stagno di Cagliari è per estensione e per rilevanza della biodiversità una delle più importanti aree umide della Sardegna. Lo stagno è riconosciuto negli elenchi ufficiali delle aree umide da sottoporre a tutela: è classificato Zona di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva n. 409 del 1979 ("Uccelli selvatici") dell'Unione Europea e Zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. È inoltre inserito nella rete ecologica Natura 2000.

Lo stagno è ubicato nelle immediate vicinanze del capoluogo di regione, lungo il tratto iniziale della costa occidentale del Golfo degli Angeli. I suoi confini naturali sono stati drasticamente alterati nel corso degli ultimi decenni.

A est è delimitato dai bassi rilievi su cui si estendono i centri abitati di Cagliari e Elmas e le infrastrutture del capoluogo (arterie stradali, ferrovie, aeroporto, zona industriale). A nord è delimitato dalle foci dei principali corsi d'acqua provenienti dalla pianura del Campidano e dalla piana del Cixerri. A ovest è delimitato dall'agglomerato industriale di Macchiareddu-Grogastu e dagli insediamenti agricoli e residenziali del comune di Capoterra. A sud è delimitato dal lembo litoraneo che lo separa dal Golfo degli Angeli, percorso dalla SS 195 (Sulcitana).

I confini naturali dello stagno sono stati drammaticamente alterati nel corso degli ultimi decenni a causa delle opere di bonifica a cui hanno fatto seguito l'urbanizzazione delle aree limitrofe, la costruzione di infrastrutture di servizio, l'espansione di attività agricole e soprattutto industriali e commerciali. Nella prima parte del Novecento l'estensione dell'area umida era di circa 40 km², attualmente è inferiore ai 13 km² comprendendo anche lo Stagno di Capoterra. Anche per quest'ultimo si è avuta una riduzione della superficie a causa degli insediamenti residenziali del comune di Capoterra, il cui piano regolatore comprende l'espansione dell'abitato verso il mare e la vecchia frazione di La Maddalena.

Dal punto di vista geologico, l'area occupata dallo stagno è una depressione che fa parte integrante della fossa del Campidano. Questa fossa si è originata nell'Era Quaternaria per erosione fluviale delle arenarie che formavano la panchina Tirrenica, seguita da cicliche regressioni e ingressioni marine in periodi successivi (Versiliano). La depressione meridionale venne definitivamente colmata dal mare e in epoche molto recenti ne è stata separata da un cordone litoraneo sabbioso. Dell'originaria panchina Tirrenica restano tracce a Sa illetta e in alcuni siti della terraferma all'interno di Cagliari.

I fondali sono mediamente bassi, la massima profondità rilevata in alcuni punti è di 2,5 metri, tuttavia negli ultimi decenni l'alterazione degli sbocchi naturali di collegamento al mare e della circolazione delle correnti ha provocato il deposito di materiali e l'innalzamento del fondale.

La salinità varia secondo la zona dello stagno. Nei tratti più aperti che hanno una naturale continuità con il golfo ha valori tipicamente marini (Laguna di Santa Gilla). Nel settore settentrionale, in corrispondenza delle foci degli immissari, la salinità è più bassa formando un ambiente di transizione. Nella parte meridionale, che costituisce il bacino d'evaporazione delle Saline di Macchiareddu, ha valori più elevati rispetto a quelli marini. Più a sud, in corrispondenza dello Stagno di Capoterra, ricompare il gradiente di salinità decrescente, dallo stagno fino allo sbocco del Rio Santa Lucia.

La vegetazione dello stagno è poco rilevante dal punto di vista paesaggistico, essendo costituita da specie erbacee e suffruticose. Tuttavia è di grande importanza naturalistica perché è indispensabile per garantire il mantenimento della biodiversità, soprattutto per quanto riguarda la fauna. I prodotti di alcune specie vegetali sono il componente principale per la nutrizione di diversi uccelli presenti nello stagno, ma soprattutto la fitta vegetazione erbacea-arbustiva che ricopre le sponde e gli argini rappresenta l'habitat in cui la maggior parte delle specie avicole può nidificare indisturbata. Un'alterazione della composizione floristica e del grado di copertura ha inevitabilmente ripercussioni sull'avifauna dello stagno.

La vegetazione psammofila si estende prevalentemente sul lembo litoraneo sabbioso e in altre zone dello stagno spesso associata alle alofite (in tal caso si parla di vegetazione alopsammofila). In questa vegetazione si rinvengono Limonium densiflorum e Polygonum scoparium (entrambi endemiche non esclusive della Sardegna), Anthemis maritima, Agropyrum junceum, Ammophyla arenaria, ecc.

La vegetazione alofila è diffusa in buona parte dello stagno, ma soprattutto si rinviene intorno nelle zone più esterne, lungo gli argini dei canali e delle vasche evaporanti e sulle sponde di Sa illetta. Associazioni di piante alofite si rinvengono anche nella parte settentrionale dello stagno e nelle aree dove la sommersione è temporanea, condizione che determina un forte accumulo di sali. In questa vegetazione si rinvengono piante comunemente diffuse in terreni salini e in acque salmastre (Salicornia, Arthrocnemum, Salsola, Halocnemum, ecc.). Alcune specie possono formare associazioni specifiche in cui prevalgono diventando rappresentative (es. Salicornia). Fra le piante arbustive alofite s'individua facilmente l'alimo (Atriplex halimus), specie molto comune nel Cagliaritano. Fra le idrofite alofile, presenti nelle acque salate, sono di particolare importanza Ruppia cirrhosa e Potamogeton pectinatus sostituite in quelle salmastre presso le foci da Ruppietum maritimae e Potamogeton natans. Queste piante rientrano nella dieta di molti uccelli dello stagno. Fra questi rientra anche il Fenicottero rosa, che si nutre di semi di Ruppia prelevandoli insieme ai crostacei del bacino evaporante.

La vegetazione d'acqua dolce si concentra prevalentemente nella parte settentrionale presso le foci degli immissari, dove l'acqua è solo debolmente salmastra. Questa vegetazione è rappresentata da alcune associazioni specifiche: il canneto, con la canna di palude (Phragmites australis), il tifeto, con le tife (Thypha latifolia e Thypha angustifolia), il giungheto, con i giunchi (Juncus spp.). Queste associazioni sono ben visibili, presso Assemini, nel tratto della Strada provinciale pedemontana che costeggia la parte settentrionale dello stagno. Fra le specie della vegetazione d'acqua dolce si rinvengono i carici (Carex spp.), i ciperi (Cyperus spp.), la menta d'acqua (Mentha aquatica), il crescione (Nasturtium officinale), i ranuncoli (Ranunculus spp.), il pseudacoro (Iris pseudacorus), ecc.). Fra le piante legnose si rinvengono anche i tamerici (Tamarix gallica e Tamarix africana).

Fra le curiosità va citata la presenza di un piccolo oliveto nei terreni di Sa illetta. D'altra parte l'olivo è una specie che tollera meglio di altri fruttiferi terreni moderatamente salini o alcalino-salini.

Un aspetto negativo della vegetazione dello stagno di Cagliari è il progressivo degrado a cui va incontro: nel 1911 erano state censite oltre 500 specie botaniche, negli anni 80 sono state censite poco più di 460 specie di cui oltre un centinaio non erano presenti nel primo censimento. Questo dato oltre a indicare una riduzione della biodiversità vegetale mette a nudo anche l'alterazione che ha subito la composizione floristica.

L'avifauna rappresenta l'elemento di maggiore importanza nello stagno per l'elevato numero di specie presenti, sia stanziali sia migranti. Lo stagno di Santa Gilla e il vicino Stagno di Molentargius rientrano fra le più importanti stazioni di sosta europee nelle migrazioni del Fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber). Questo trampoliere staziona nelle acque dello stagno nutrendosi principalmente di piccoli crostacei. Il componente principale della sua dieta è l'Artemia salina un crostaceo presente in grandi quantità negli stagni di Cagliari e che conferisce il colore roseo al piumaggio del fenicottero. La dieta è integrata con altri piccoli animali (artropodi, molluschi, ecc.) e con semi di piante idrofite dispersi nelle acque (ruppia, giunco, tifa, ecc.). Per molti anni i fenicotteri hanno frequentato lo stagno senza nidificare, probabilmente a causa della pressione antropica e dei predatori di uova (soprattutto gabbiani). Negli ultimi anni ha ripreso a nidificare fra la vegetazione spontanea dello stagno. Un monitoraggio del 2004 ha censito oltre 6000 coppie nidificanti.

L'elenco delle specie presenti nello stagno è piuttosto lungo, considerando sia le specie nidificanti, sia quelle che frequentano lo stagno senza nidificare. L'elenco seguente prende in considerazione solo le presenze accertate in più occasioni dagli anni novanta al 2004. Dall'elenco sono escluse le presenze occasionali e quelle documentate in passato. Per quanto riguarda l'indicazione delle specie nidificanti sono presi in considerazione solo gli eventi accertati nei monitoraggi.

Lo stagno è facilmente raggiungibile in pochi minuti da Cagliari attraverso varie vie d'accesso. Lo stesso nuovo raccordo che collega la Statale dell'Iglesiente e la Carlo Felice al quartiere La Playa costeggia la laguna di Santa Gilla per circa un chilometro.

Dalla Statale dell'Iglesiente (SS 130) si può accedere alla parte settentrionale della laguna, passando per Elmas, oppure proseguendo sulla Strada Pedemontana per Carbonia (SP 2). Dopo aver oltrepassato Assemini la strada passa sopra il tratto terminale dei fiumi Flumini Mannu e Cixerri. Dal ponte è ben visibile la vegetazione d'acqua dolce che caratterizza il paesaggio della zona settentrionale dello stagno. Subito dopo il ponte è possibile deviare per una strada che conduce a Macchiareddu, costeggiando la zona della Foce Mereu. Questo tratto attraversa una zona di transizione fra la vegetazione spontanea dello stagno, in parte alofita in parte d'acqua dolce, e terreni coltivati che ancora s'insinuano verso la zona industriale.

Proseguendo sulla Strada pedemontana, dopo qualche chilometro si può deviare per la zona industriale di Grogastu imboccando la Strada consortile. Dopo aver attraversato l'agglomerato industriale, questa strada costeggia un tratto delle saline e delle vasche di evaporazione, alcune con il caratteristico colore roseo delle acque conferito dalle alghe.

La parte più interessante dello stagno è ben visibile percorrendo la Statale Sulcitana (SS 195): all'uscita di Cagliari la statale passa sopra il canale della Scafa, che mette in collegamento la laguna con il mare aperto, dopo di che imbocca il tratto di superstrada costruito per aggirare il Porto Canale e che passa per Sa illetta. In questa zona il paesaggio mostra le contraddizioni che accompagnano la storia recente dello stagno: la vecchia azienda agricola, con i suoi olivi e il tratto intermedio della laguna di Santa Gilla sono affiancati dalle strutture e dalle colline di terra di riporto del Porto Canale e un palazzo di recente costruzione in cui ha sede la società Tiscali. Proseguendo per alcuni chilometri si può deviare per la vecchia strada che conduce alle Saline di Macchiareddu attraversando il bacino di evaporazione, oppure si può proseguire sulla Sulcitana. Da questo punto in poi la strada costeggia il bacino di evaporazione, nel quale stazionano i fenicotteri, spesso anche a breve distanza. Terminato il tratto di superstrada la statale riprende il suo vecchio percorso nel lembo che separa il mare aperto dal bacino di evaporazione delle Saline, ben visibile nonostante i cespugli di Atriplex halimus. Superato il punto d'innesto con la strada consortile della zona industriale, la Sulcitana costeggia lo Stagno di Capoterra. Qui sono visibili i sentieri predisposti per il birdwatching con le postazioni di osservazione allestite per limitare il disturbo. Si tratta di uno dei siti più interessanti per l'osservazione di numerose specie dell'avifauna più eterogenea rispetto alla monotonia delle vasche di evaporazione.

La storia dello stagno è stata per lungo tempo associata alla pescosità delle sue acque e alla particolare posizione che lo rendevano adatto come porto per gli scambi commerciali.

Tracce di insediamenti umani nella laguna di Santa Gilla risalgono al VIII secolo A.C., ma s'ipotizza che lo stagno fosse frequentato già dall'Età del Bronzo. Altri reperti archeologici rinvenuti sulla costa orientale della laguna fanno ipotizzare una presenza dei Fenici. Nel Periodo Punico e in quello Cartaginese era presente un insediamento urbano sulla costa orientale della laguna, con relativo porto. I reperti documentano attività economiche basate sul commercio e sulla pesca. In età Romana l'insediamento presso Santa Gilla perse d'importanza diventando un sobborgo della Karalis.

Nel Medioevo la regressione demografica interessò anche l'attuale Cagliari e Santa Gilla, chiamata allora Santa Igia, divenne il centro principale della zona, capitale del Giudicato di Calari e sede episcopale. Santa Igia era ubicata sul tratto di terraferma che si affaccia sulla laguna. L'isolotto di San Simone era raggiungibile solo via mare, tuttavia era un centro residenziale frequentato dall'aristocrazia. Le acque della laguna erano navigabili e permettevano l'accesso anche alle galere delle Repubbliche marinare: è infatti documentato che nel 1194 si svolse una guerra navale nelle acque della laguna fra Genovesi e Pisani per conquistare il predominio sul Giudicato di Calari.

Nel XVI secolo avvennero le prime sensibili trasformazioni: l'isola di San Simone venne collegata alla terraferma a est da un ponte di barche e tavole, detto Ponte della Scafa. Nello stesso periodo nell'isola si sviluppo un'attività agricola e venne costruita una casa colonica ancora esistente, mentre il fondale dello stagno subì drastiche modifiche in seguito ad interventi di bonifica idraulica (apertura di sbocchi sul mare aperto, dragaggi, incremento della profondità).

Nell'Ottocento l'ecosistema subì gravi interventi di degrado di cui i più rilevanti sono l'impiego come discarica industriale e l'apporto di terra di colmata per la costruzione delle ferrovie.

Nel 1920 si stipulò un accordo fra la società Contivecchi e lo Stato per l'estrazione del sale marino. L'area occidentale dello stagno venne bonificata e si realizzarono gli impianti di Macchiareddu. Questo evento ridimensiono l'attività della pesca, relegata alla laguna di Santa Gilla, nel settore occidentale. Le Saline di Macchiareddu, in particolare il bacino evaporante, rappresentano tuttavia un elemento paesaggistico integrato con lo stagno, anche se hanno influito notevolmente sulla dinamica della biocenosi vegetale e animale. L'importanza delle Saline, industria fiorente fino agli anni 70, è ormai relegata agli aspetti storici, ambientali e paesaggistici.

Il degrado vero e proprio ha avuto inizio nel secondo dopoguerra con l'inquinamento delle acque a causa degli scarichi industriali e civili confluenti nello stagno, la conseguente scomparsa definitiva dell'attività di pesca e la grave alterazione della composizione floristica e faunistica.

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Arcidiocesi di Cagliari

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L'arcidiocesi di Cagliari (in latino Archidioecesis Calaritana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Sardegna. Nel 2006 contava 562.251 battezzati su 563.251 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Giuseppe Mani.

L'arcidiocesi comprende la parte centro-orientale della provincia di Cagliari e una piccola parte della provincia di Nuoro.

La sede arcivescovile è la città di Cagliari, dove si trova la Cattedrale di Santa Maria. Sempre a Cagliari si trovano inoltre la basilica di San Saturnino, la basilica di Santa Croce e la basilica e santuario di Nostra Signora di Bonaria. A Quartu Sant'Elena si trova la basilica di Sant'Elena Imperatrice.

Il territorio è suddiviso in 133 parrocchie.

Fu probabilmente la prima diocesi della Sardegna, una delle più antiche attestate al mondo. Il primo vescovo ad avere una certa attendibilità, almeno tradizionale, sarebbe sant'Avendrace, che ricoprì la cattedra dal 70 al 77 (o 87), quando fu martirizzato. Tale tradizione è tutt'altro che certa, anche se il quartere cagliaritano che porta il suo nome, nel quale sarebbe vissuto in eremitaggio, sembrerebbe convalidare la tradizione. Sul suo sepolcro sorse la Chiesa di Sant'Avendrace, probabilmente già nel 202, quando fu scoperto; edificio modificato durante il XVII secolo, presenta ancora l'ipogeo del I secolo. Il primo vescovo di Cagliari certamente documentato fu Quintasio, attestato nel 314, quindi il famoso teologo san Lucifero (353-370 circa). I vescovi di Cagliari risultano avere il titolo di arcivescovi fin dal 484, quando è documentato l'arcivescovo Lucifero II.

Attualmente il vescovo di Cagliari è primate di Sardegna e porta i titoli di Vessillario di Santa Romana Chiesa, barone di Suelli e barone di San Pantaleo.

In epoca medioevale la sua giurisdizione si estendeva sui territori delle curatorie del Campidano, Colostrai, Decimomannu, Gipi, Nora e Nuraminis.

Il titolo primaziale di Sardegna compare per la prima volta nella corrispondenza di papa Vittore III con l'arcivescovo Giacomo (1075-1089). Nel 1189 però papa Innocenzo II lo devolse all'arcivescovo di Pisa. Fu poi vantato dagli arcivescovi di Cagliari a partire da Antonio (1409).

Dal 1420 la sua giurisdizione si estese sulla disciolta diocesi di Suelli, dal 1495 sulla diocesi di Galtellì, dal 1503 sulla diocesi di Dolia e dal 1506 sulla diocesi di Sulcis.

Nei secoli successivi alcune diocesi ottennero nuovamente l'autonomia: nel 1824 una parte della diocesi di Suelli costituì la diocesi di Ogliastra, divenuta oggi diocesi di Lanusei; la diocesi di Iglesias fu eretta nel 1763; la diocesi di Galtellì fu ristabilita nel 1779 e trasferita a Nuoro.

Il 7 settembre 2008 ha fatto visita alla città di Cagliari il Santo Padre Benedetto XVI, nel centesimo anno in cui papa Pio X ha proclamato la Madonna di Bonaria patrona principale della Sardegna.

La diocesi al termine dell'anno 2006 su una popolazione di 563.251 persone contava 562.251 battezzati, corrispondenti al 99,8% del totale.

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Source : Wikipedia