Burt Bacharach

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Inviato da murphy 22/03/2009 @ 13:08

Tags : burt bacharach, pop rock, musica, cultura

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Burt Bacharach

Burt Bacharach (Kansas City, 12 maggio 1928) è un pianista e compositore statunitense.

Vincitore di numerosi premi, è conosciuto per i grandi successi discografici negli anni 1962-1969 scritti assieme a Hal David e intepretati principalmente da Dionne Warwick.

Figlio di Irma e Bert Bacharach, discende da una famiglia di ebrei tedeschi. Dopo aver studiato musica alla McGill University ed alla Mannes School of Music è stato, negli anni cinquanta e nei primi anni sessanta, pianista, arrangiatore e leader della band che accompagnava in tour Marlene Dietrich.

Nel 1959, ancora semi-sconosciuto come autore di canzoni, ha conseguito il successo con Heavenly e Faithfully eseguite da Johnny Mathis che vinsero entrambe il disco d'oro.

Al principio degli anni sessanta ha iniziato la fortunata collaborazione con Hal David scrivendo numerose canzoni di grande successo negli anni sessanta e settanta e ancor oggi di grande popolarità (21 pezzi sono stati scritti per la cantante Dionne Warwick).

I pezzi di Bacharach sono stati cantati da artisti di grande fama fra cui i Beatles, Aretha Franklin, B.J. Thomas, Tom Jones, Dusty Springfield, i Drifters, Luther Vandross, e, appunto, Dionne Warwick, con la quale sviluppò un magico sodalizio musicale.

Nel 1967 ha composto la colonna sonora del film Casino Royale; è stato sposato per 4 volte (nell'ordine con Paula Stewart, con l'attrice Angie Dickinson, con la musicista Carole Bayer Sager e, dal 1993, con Jane Hanson) ed ha in totale 4 figli.

Nel 1998, ha collaborato con Elvis Costello all'album Painted From Memory. Bacharach ha inoltre avuto dei ruoli cameo in numerosi film, tra cui i 3 film di Austin Powers le cui colonne sonore hanno tratto ispirazione dalla sua musica.

Nel mese di febbraio 2009 ha prodotto la canzone Come In Ogni Ora della cantante soul italiana Karima Ammar. La canzone, in competizione al festival di Sanremo nella categoria nuove proposte, è arrivata seconda riscuotendo un buon successo della critica.

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Jenny Luna

Jenny Luna, all'anagrafe Maria Clotilde Frigeri (27 marzo 1934), è una cantante italiana di musica leggera attiva negli anni '50 e '60.

Inizia come cantante jazz con lo pseudonimo Tilde Natil, cambia poi repertorio debuttando discograficamente come Jenny Luna nel 1958, adottando uno stile moderno assimilabile a quello degli urlatori.

Dotata di grande voce e musicalità, non sfigura interpretando La mille bolle blu, in coppia con Mina, al Festival di Sanremo 1961.

L'anno seguente torna al Festival di Sanremo presentando i brani Cose inutili e Conta le stelle, che non vengono ammessi alla serata finale. Nello stesso anno partecipa al Cantagiro con A chi darai i tuoi baci?, alla Festa di Piedigrotta, interpretando il brano Tu iste a Surriento in coppia con Bruno Venturini. È inoltre ospite fissa della trasmissione televisiva "Il paroliere questo sconosciuto", condotta da Lelio Luttazzi.

Appare in piccole parti nei film Rocco e le sorelle (1961) e Questo pazzo, pazzo mondo della canzone (1965).

Nel 1967 propone ad Un disco per l'estate il brano Di qui.

Altri pezzi interpetati dalla cantante: Folle banderuola, Musetto, 24 mila baci, Non ho l'erre però (nel film Audace colpo dei soliti ignoti del 1959, diretto da Nanni Loy), Tintarella di luna, Quelqu'un viendra demain, Non t'innamorare, Alzo la vela, Sola nel sole, Qua qua te quiero.

Particolarmente suggestiva l'esecuzione di Non mi pentirò, la versione italiana, arrangiata da Luis Bacalov, di Walk On By, un successo di Burt Bacharach interpretato in inglese da Dionne Warwick.

Nel 1969 si ritira dal mondo dello spettacolo.

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Dusty Springfield

Mary Isabel Catherine Bernadette O'Brien OBE (nota come Dusty Springfield; West Hampstead, 16 aprile 1939 – Henley-on-Thames, 2 marzo 1999) fu una cantante britannica. Il suo impatto sulla storia del costume e della musica popolare britannica del novecento è paragonabile a quello che Mina ha avuto in Italia, o Dalida ebbe in Francia.

Mary è la secondogenita di Gerard e Catherine (Kay) O'Brien, immigrati di origine irlandese stabilitisi in uno dei quartieri operai della periferia nord di Londra. Cresce nel sobborgo di Ealing e già da bambina si guadagna il soprannome di Dusty per il suo atteggiamento da maschiaccio. Eredita la passione per la musica dal nonno materno, che la incoraggia ad ascoltare autori come George Gershwin, Richard Rodgers, Cole Porter, Count Basie, Duke Ellington e Glenn Miller. Il suo modello musicale da ragazzina è Peggy Lee. Nel 1958 lascia la scuola e, rispondendo a un annuncio su un giornale, si unisce al gruppo delle Lana Sisters. Grazie a questa esperienza impara l'armonia vocale, le tecniche di microfonia e di registrazione, si esibisce in spettacoli dal vivo, incide alcuni singoli (fra i quali anche una versione inglese di Tintarella di luna) e fa anche le prime apparizioni televisive.

Nel 1960 lascia il gruppo e, insieme a Dion O'Brien (suo fratello maggiore, che prenderà il nome di Tom Springfield) e a Reshad (Tim) Feild forma il trio the Springfields. I ragazzi del trio, che si ispirano al folk americano, vengono messi sotto contratto dalla Philips, piazzano alcuni successi nella classifica inglese (Island of Dreams) e uno (Silver Threads and Golden Needles) addirittura nella classifica USA. Vengono così inviati a Nashville per registrare un album (Folk Songs from the Hills), e durante il loro soggiorno negli Stati Uniti, Dusty ha modo di conoscere e di ascoltare la musica dei nuovi gruppi vocali femminili di colore. Questo sarà determinante nella sua successiva svolta musicale. Nel 1963 Say I Won't Be There, che sarà l'ultimo singolo registrato dagli Springfields, raggiunge le prime posizioni nella classifica britannica, ma il gruppo sa di non poter reggere l'impatto della nuova ondata beat e, dopo l'ultimo concerto tenuto l'11 ottobre al London Palladium, decide di separarsi. Lo stesso Tom incoraggia sua sorella a proseguire la carriera come solista.

Appena sei giorni dopo, Dusty entra in sala di registrazione e realizza il suo primo 45 giri. I Only Want to Be with You, viene pubblicato nel novembre 1963 ed entra immediatamente tra i dischi più venduti, rimanendo in classifica 18 settimane e risuonando in vari paesi d'Europa e oltreoceano. La canzone, dichiaratamente ispirata al Motown sound, imita i suoni e lo stile del famoso arrangiatore Phil Spector, ed è la prima ad essere eseguita nel neonato programma televisivo Top of the Pops realizzato dalla BBC.

A questo singolo fa subito seguito A Girl Called Dusty, un album che sorprende per la coraggiosa scelta di autori non ancora molto noti, ma che in seguito caratterizzeranno la scena pop internazionale: Burt Bacharach, Randy Newman e Carole King. Nel maggio 1964 l'album arriva nel Regno Unito al numero 6 della classifica e viene seguito da due altri successi a 45 giri: il primo, I Don't Know Just What to Do With Myself è un brano di Bacharach, il secondo, Losing You, viene scritto da suo fratello Tom.

Il suo successo la porta ovunque: in autunno viene in Italia a lanciare la versione italiana di Wishin' and Hopin', brano di Burt Bacharach che verrà intitolato Stupido, stupido. A dicembre si esibisce a Città del Capo di fronte a una platea mista di spettatori bianchi e di colore. La sua sfida alla politica di segregazione razziale del governo sudafricano le costerà l'immediata espulsione dal territorio. Alla fine dell'anno, il tradizionale sondaggio indetto dalla rivista New Musical Express la elegge miglior voce femminile nonostante la concorrenza di artiste come Lulu, Sandie Shaw e Cilla Black.

Nel 1965 Dusty viene invitata a Sanremo dove gareggia al Festival con Di fronte all'amore e Tu che ne sai?. Entrambi i brani vengono eliminati e Dusty si trova esclusa dalla finale ma, tornata in Inghilterra, decide di prendere la canzone a suo parere più bella della manifestazione e di interpretarla a suo modo. Io che non vivo senza te, scritta da Pino Donaggio, viene adattata in inglese da Vicki Wickham, sua amica e futura manager, e da Simon Napier-Bell, e diventa You Don't Have to Say You Love Me. Insoddisfatta dal risultato della registrazione, con il perfezionismo che tutti le hanno sempre riconosciuto chiede di montare il microfono nella tromba delle scale dell'edificio in cui si trova lo studio e, cantando dal fondo della cantina, ottiene finalmente l'effetto di eco che desiderava. Il brano raggiunge il numero 1 nelle classifiche di molti paesi europei e sfonda anche negli Stati Uniti, diventando un evergreen (è stata votata tra le prime cento canzoni di ogni tempo in un referendum di Radio 2 della BBC).

Nello stesso anno a Dusty viene offerta la conduzione di uno special televisivo in cui ha l'opportunità di dar voce in Gran Bretagna alle star emergenti del rhythm and blues. Lo show, intitolato The Sound Of Motown, ospita personaggi del calibro di Stevie Wonder, Marvin Gaye, The Miracles, The Supremes e The Temptations ed è l'occasione per il lancio del suo secondo LP, intitolato Ev'rything's Coming Up Dusty.

Nel 1966 la cantante si trova a dover giocare letteralmente su due sponde: in Gran Bretagna i discografici privilegiano ormai i gruppi dell'ondata beat e la sua figura è leggermente in declino, nonostante anche per il 1965 sia stata confermata miglior cantante dell'anno; negli Stati Uniti invece la sua reputazione è tale che gli autori scrivono pezzi destinati espressamente alla sua voce: tra questi, Carole King che scrive per lei Some of Your Lovin' e Goin' Back, Ben Weisman che le confeziona All I See Is You, una ballata in puro stile "sanremese", con il proposito di bissare il successo del brano di Donaggio, e Burt Bacharach che le affida The Look of Love, brano che verrà inserito nella celebre pellicola James Bond 007 - Casino Royale.

Quest'ultimo brano sfonda in America e diventa nel tempo un classico della musica lounge; in patria viene quasi ignorato e resta relegato nella facciata B di un 45 giri. Tornata a Londra, nel 1967 Dusty promuove l'uscita del suo terzo album Where Am I Going?, che comprende una versione inglese della famosa Ne me quitte pas di Jacques Brel e Close to You, scritta ancora una volta da Bacharach e che verrà incisa anche da Dionne Warwick e dai Carpenters.

Il 1968 vede nuovamente la Springfield protagonista in classifica nel Regno Unito con I Close My Eyes And Count to Ten, e in televisione con il programma a puntate It must be Dusty. In autunno esce il suo quarto album Dusty... Definitely, che la conferma interprete sensibile e raffinata di autori quali Sammy Cahn e Jimmy Van Heusen, Charles Aznavour, Randy Newman e, per l'ennesima volta, Burt Bacharach del quale sceglie This Girl's in Love with You.

Alla fine dell'anno Dusty è nuovamente negli Stati Uniti, dove la Atlantic Records, etichetta che gestisce la maggior parte dei cantanti soul americani, le assicura un prestigioso contratto discografico mettendole a disposizione i migliori e più accreditati musicisti per la realizzazione del primo vero album americano (in precedenza erano uscite negli Stati Uniti solo raccolte dei suoi successi). Dusty in Memphis, questo il titolo del lavoro, venderà molto meno degli album precedenti, ma ancor oggi è riconosciuto dai critici come il miglior album della cantante, che in questo disco mette alla prova tutte le sue capacità vocali. Un 45 giri estratto dall'album, Son of a Preacher Man, riesce comunque ad entrare in classifica sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, e verrà molti anni più tardi inserito nella colonna sonora del celebre Pulp Fiction.

Nel 1969 Dusty torna di scena alla BBC con otto puntate dello show Decidedly Dusty; si reca poi negli USA, che ormai sono la sua seconda patria, per incidere il suo secondo album per l'Atlantic, From Dusty With Love. Prodotto da Thom Bell, Kenny Gamble e Leon Huff, tre giovani talenti che alcuni anni più tardi saranno tra gli artefici della disco music, il disco non ottiene i risultati sperati. Unico singolo estratto dall'album è A Brand New Me, che entra in classifica nei soli Stati Uniti e viene quasi ignorato in Gran Bretagna.

Nel 1970 è pronto il suo terzo lavoro per la casa discografica americana: Longing, questo il titolo del disco, viene preceduto da un 45 giri per "saggiare" il pubblico, ma le disastrose vendite di quest'ultimo mandano a monte il progetto. I nastri originali saranno distrutti in un incendio, ma il produttore Jeff Barry, che aveva tenuto per sé delle copie non definitive, farà uscire le incisioni come bonus-tracks in una riedizione postuma di Dusty in Memphis.

In questo periodo il gossip sulla vita privata di Dusty Springfield, finora tenuta gelosamente nascosta, irrompe prepotentemente sulle pagine dei giornali. Il fatto che a 31 anni non fosse sposata e non avesse avuto alcuna relazione con un uomo aveva alimentato molti pettegolezzi, ma all'epoca intervistare un personaggio pubblico sulla propria vita sessuale era impensabile. Eppure Ray Connolly, giornalista dell'Evening Standard, riesce a farsi rilasciare una dichiarazione nella quale la cantante ammette di aver imparato ad accettare, con il tempo, la propria diversità.

La cosa sembra non aver influito sulla sua carriera, ma sta di fatto che per tutti gli anni '70 si sentirà parlare di lei molto meno che nel decennio precedente. Nel 1972 esce per la Philips l'album See All Her Faces, che raccoglie materiale registrato in parte in USA e in parte a Londra. Il risultato è un album slegato, del quale la prima ad essere insoddisfatta sarà la cantante stessa, che decide di non promuoverlo. Paradossalmente, dalle tracce del disco resta fuori What Are You Doing the Rest of Your Life?, che verrà edito solo 24 anni più tardi, e che diventerà un grande successo.

L'anno successivo scade il contratto con la Philips e con l'Atlantic. Dusty si trasferisce a Hollywood e, dopo l'uscita dell'album Cameo per la Dunhill Records, decide di ritirarsi a vita privata e per un certo periodo non si sente più parlare di lei. In questi anni sembra che sia stata sottoposta a pesanti trattamenti antidepressivi, mirati ad impedire gli atti di autolesionismo che spesso si infligge, e l'uso di alcool e di droghe.

Il 1978 è l'anno del suo ritorno sulle scene, con It Begins Again, album realizzato con Roy Thomas Baker, ex produttore dei Queen. Ricomincia per Dusty il grande giro promozionale nelle TV, in radio e nelle sale stampa. Sorprendentemente l'anno successivo pubblica un nuovo LP, Living Without Your Love, e per l'occasione compare sul palcoscenico in quella che sarà la sua ultima esibizione di fronte a un grande pubblico, in uno spettacolo di beneficenza che ha luogo alla Royal Albert Hall in presenza della Principessa Margaret d'Inghilterra.

Anche negli anni '80, Dusty Springfield sarà lontana dalle scene. Lo spettacolare ritorno avrà luogo nel 1987 grazie ai Pet Shop Boys, che la vogliono come partner nel brano What Have I Done to Deserve This?. Il brano, corredato di videoclip, irrompe al numero 2 delle classifiche sia statunitensi che britanniche, e fa da preludio all'album Reputation, sempre prodotto dai Pet Shop Boys, che due anni dopo si rivelerà ugualmente un successo.

Dopo una manciata di singoli, che vengono utilizzati come sigle televisive o colonne sonore di spot pubblicitari, nel 1988 esce la sua raccolta ufficiale The Silver Collection, che celebra i suoi 25 anni di carriera come cantante solista. Nel frattempo Dusty decide di lasciare la sua residenza in America e di tornare a vivere a Londra.

Nel 1995, durante le registrazioni di quello che sarà il suo ultimo album, Dusty si accorge di avere un nodulo al seno e le viene diagnosticato un carcinoma. Le lunghe sedute di chemio e radioterapia avranno la meglio sulla malattia, almeno per il momento. In stato di remissione clinica, Dusty si dedica alla promozione dell'album A Very Fine Love. Per l'occasione ricompare in qualche show televisivo, ma dopo circa un anno la malattia si ripresenta in forma più violenta e devastante. Dopo una battaglia durata tre anni, Dusty Springfield si spegne proprio pochi giorni prima di ricevere l'onorificenza di Ufficiale dell'Impero Britannico (OBE). La medaglia verrà consegnata alla sua amica e manager Vicki Wickham.

Alla cerimonia funebre partecipano molti nomi illustri e centinaia di fans. Anche la regina Elisabetta rompe per una volta il rigore del protocollo e dichiara pubblicamente di essere "rattristata" per la morte dell'artista. Le ceneri di Dusty verranno in parte conservate a Henley, la cittadina dell'Oxfordshire dove si era stabilita negli ultimi anni, in parte verranno disperse da suo fratello Tom, sulle rive del Mare d'Irlanda.

Sono escluse le raccolte e le riedizioni americane degli album britannici, che spesso presentavano una lista tracce diversa dalla pubblicazione originale.

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Alfie (canzone)

Alfie è una canzone scritta da Burt Bacharach e Hal David nel 1966, per la colonna sonora del film Alfie, diretto da Lewis Gilbert. Il brano originariamente interpretato da Cher, è stato oggetto di numerose cover nel corso degli anni.

Cher registrò Alfie nel 1966, ed il brano fu inserito nell'album Cher, oltre che nella colonna sonora del film ominimo, dove venina suonata durante i titoli di coda. Pubblicato come singolo dalla Imperial Records, e prodotto da Sonny Bono, Alfie riuscì ad entrare nella top 40 della Billboard Hot 100, raggiungendo la posizione numero 32.

Nel 1967, Dionne Warwick pubblicò la propria cover di Alfie come singolo. Questa versione del singolo superò di gran lunga il successo dell'originale di Cher, arrivando alla quinta posizione della classifica Black Single ed alla 19 della Billboard Hot 100.

Nel 1968, Stevie Wonder pubblicò una versione strumentale del brano, suonata con l'armonica. Il singolo nella versione di Wonder arrivò alla sessantaseiesima posizione della Billboard Hot 100, ed alla undicesima della classifica Adult Contemporary Tracks. Il singolo fu pubblicato per la Gordy Records, sotto lo pseudonimo Eivets Rednow.

Nello stesso anno della pubblicazione del singolo di Cher, la cantante Cilla Black pubblicò una propria versione del brano, che pur non ottenendo particolare successo negli Stati Uniti, riuscì a giungere alla nona posizione della UK Singles Chart.

Fra gli altri artisti ad aver registrato una cover del brano si ricordano: Vikki Carr, The Delfonics, Bill Evans, Percy Faith, Blossom Dearie, Maynard Ferguson, Stan Getz, Dick Hyman, Jack Jones, The Anita Kerr Singers, Johnny Mathis, Brad Mehldau, Matt Monro, Mina, Olivia Newton-John, Buddy Rich, Joss Stone (per la colonna sonora del film del 2004 Alfie, remake del film del 1966), Barbra Streisand, The Sweet Inspirations, McCoy Tyner, Midge Ure, Sarah Vaughan e Nancy Wilson.

In una scena tagliata del film Austin Powers in Goldmember, c'è una parodia del brano, in cui il nome "Alfie" è sostituito da "Austin". Il brano viene cantato da quasi tutto il cast del film, compreso Michael Caine, che era l'attore che interpretava Alfie nel film originale.

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Giampiero Vigorito

Giampiero Vigorito (Roma, 6 novembre 1956) è un critico musicale, giornalista e conduttore radiofonico italiano.

Ha condotto molti programmi fra cui, dal 1983 al 1994, "Rai Stereo Notte".

Ha lavorato anche in network radiofonici come "Radio Kiss Kiss" e Radio Città Futura.

Dal 2001 ha presentato sulle tre reti radiofoniche della Rai trasmissioni come "Radiouno Music Club", "Zona Cesarini", "Storyville", "Fuochi", "Baobab" e "Prima del Giorno".

In televisione è stato ospite di "Quelli della Notte" e ha collaborato ai testi per i programmi di Renzo Arbore "DOC Speciale" e "International DOC Club".

Dal 1994 al 2001 ha diretto il mensile musicale "Rockstar". Nel 1981 è stato coautore per "L’Enciclopedia del Rock" di Teti Editore, ha pubblicato il libro "Genesis" con la Gammalibri nel 1982 e ha collaborato a "La Grande Enciclopedia di Rockstar" del 1987.

Nel 2008 ha pubblicato per la Coniglio Editore il libro "Burt Bacharach - The Book of Love".

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I Say a Little Prayer

I Say a Little Prayer è una canzone scritta dai compositori Burt Bacharach e Hal David per la cantante Dionne Warwick nel 1967. Spesso viene erroneamente citata come I Say a Little Prayer for You.

Il brano fu il secondo singolo della Warwick ad essere estratto dall'album The Windows Of The World, subito dopo la pubblicazione in disco singolo della title track del disco. Il singolo raggiunse la quarta posizione della Billboard Hot 100 nel Dicembre 1967 e fu certificata disco di platino dalla RIAA. La canzone è ancora oggi considerata una delle più importanti nella carriera della Warwick. Anche il "lato B" del singolo era (Theme from) Valley of the Dolls fu un grosso successo.

Nel corso degli anni I Say a Little Prayer è diventato uno standard musicale per le cantanti soul e R&B, ed è stata interpretata da numerose artiste. La prima a registrarne una cover nel 1968 fu Aretha Franklin, che la inserì nell'album Aretha Now. Il singolo pubblicato dalla Franklin riuscì a scalare la Billboard Hot 100 fino ad arrivare alla decima posizione.

Anche Gloria Gaynor ne ha registrato una cover, mentre Whitney Houston e Natalie Cole ne hanno interpretato un duetto dal vivo. Nel 1997 il brano è stato inserito nella colonna sonora del film Il matrimonio del mio migliore amico, in una versione registrata da Diana King. Nello stesso film il brano è interpretato anche dal cast della pellicola.

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Cher (1966)

Cher è il terzo album in studio da solista della cantante americana Cher, prodotto dall'allora marito Sonny Bono e pubblicato, come i precedenti, dalla Imperial Records.

Il disco segue la stessa formula dei due album precedenti: un mix di cover riarrangiate e pezzi nuovi scritti perlopiù da Sonny esclusivamente per Cher. Il 45 giri non fu un successo (a differenza dei suoi due predecessori); colpa di una scarsa pubblicità (soprattutto in Europa) e della troppa vicinanza con il precedente disco di Cher (anch'esso commercializzato nel 1966).

Nonostante lo scarso impatto che ebbe sul mercato, da esso furono estratti ben tre singoli: la ballata "Alfie", scritta dal maestro Burt Bacharach per la colonna sonora del film omonimo con Michael Caine, "I Feel Something in the Air" scritta da Sonny e la cover "Sunny" che divenne una hit in Europa sul finire dell'anno.

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Source : Wikipedia