Buddy Holly

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Tags : buddy holly, rock and roll, musica, cultura

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Buddy Holly

Il monumento dedicato a Buddy Holly

Buddy Holly, nome d'arte di Charles Hardin Holley (Lubbock, 7 settembre 1936 – Clear Lake, 3 febbraio 1959), è stato un cantante, cantautore e chitarrista statunitense. La sua musica, che passa dal pop al rockabilly ed al rock and roll (egli fu proprio uno dei primi grandi interpreti di tal genere) lo resero molto amato ed apprezzato dai giovani negli anni Cinquanta.

Iniziò a cantare durante gli anni del liceo, e verso la metà degli anni Cinquanta cantava e suonava musica country and western in piccoli locali del sud-ovest degli Stati Uniti d'America. Sempre più attratto dalla musica rock, Holly registrò vari brani sia come solista sia come leader di un gruppo, i Crickets, per i quali firmò il grande successo "That'll Be the Day" nel 1957. Il titolo di questa canzone era curiosamente ispirato a una frase che l'attore John Wayne ripeteva nel film Sentieri selvaggi, uscito l'anno prima.

Nello stesso anno il suo singolo "Peggy Sue Buddy Duet jessie jennings " scalò le classifiche, rendendolo popolarissimo e pari ad Elvis Presley nello scatenare l'entusiasmo del pubblico. Holly e i Crickets ebbero un regolare programma radiofonico (1955-1958) e suonarono in tutto il mondo.

Il tono accattivante e il fascino fanciullesco della sua voce e delle sue canzoni che valsero il successo a Buddy Holly segnarono però anche il declino del rock and roll. Holly scrisse ed eseguì pezzi memorabili, sia in versione solista sia con il complesso dei Crickets.

Nello stesso periodo Holly compì diverse apparizioni, sia da solo sia con i Crickets, nei principali varietà televisivi statunitensi. La fenomenale carriera di Holly fu bruscamente interrotta da un incidente aereo; il 3 febbraio 1959, chiamato anche il "giorno in cui la musica morì", scomparvero con lui anche gli artisti rock Ritchie Valens e Big Bopper (nome d'arte di J.P. Richardson). La vita e i successi di Holly furono portati sullo schermo dal film The Buddy Holly Story (1978) e sui palcoscenici dal musical Buddy: The Buddy Holly Story (1990). Holly compariva come figura minore anche tra i personaggi del film La Bamba.

Il 16 settembre 2003 è stato dedicato alla sua figura un monumento nel luogo in cui avvenne l'incidente mortale, ma questo non è l'unico tributo che gli è stato donato: per esempio tante rockstar, influenzate dalla sua musica, hanno inserito omaggi a Buddy Holly nei loro brani.

Valga per esempio della canzone (intitolata appunto "Buddy Holly") dei Weezer, il cui videoclip fu inserito tra i contenuti bonus del CD di installazione del sistema operativo Microsoft Windows 95.

In Pulp Fiction di Quentin Tarantino, nel locale Jack Rabbit Slim's a tema anni '50 sono incluse le stelle dell'epoca, tra cui un cameriere travestito da Buddy Holly (Steve Buscemi).

I Beatles, quando ancora si chiamavano The Quarry Men, fecero una cover di That'll be the day con 2 chitarre in una registrazione casereccia, che appare nell'Anthology 1.

La canzone American Pie di Don McLean, è un tributo a Buddy Holly. Il brano parla dei terribili eventi del "giorno in cui la musica morì", il 3 febbraio 1959, in cui Buddy Holly morì (insieme a Ritchie Valens e J.P. Richardson).

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The Buddy Holly Story

The Buddy Holly Story è un film del 1978 diretto da Steve Rash. Attenzione: la chiave di ordinamento predefinita "Buddy Holly Story, The" confligge con quella precedente "The Buddy Holly Story".

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Buddy Holly (singolo)

Buddy Holly è il secondo singolo estratto dall'album di debutto dei Weezer. Considerato come uno dei fiori all'occhiello del power pop moderno, per il sound che si presenta come un mix tra hard rock e melodia pop, Buddy Holly venne rilasciato in occasione del 58° compleanno del celebre cantautore, morto in un incidente aereo. Il video del singolo venne diretto da Spike Jonze, e riprendeva la band che suonava in un locale, sullo scenario del telefilm Happy Days.

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The Beatles

I Beatles al loro arrivo a New York nel 1964. Da sinistra in alto in senso orario:John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison

I Beatles erano un gruppo musicale britannico, originario di Liverpool e in attività dal 1962 al 1970. Hanno segnato un'epoca nella musica, nel costume e nella moda e di conseguenza nella pop art.

Considerati uno dei maggiori fenomeni della musica contemporanea, a distanza di vari decenni dal loro scioglimento ufficiale - e dopo la morte di due dei quattro componenti - i Beatles contano ancora un vasto seguito. Secondo la EMI, la casa discografica che tra il 1986 e il 1987 ne ha recuperato i diritti, le riedizioni dei loro dischi hanno venduto oltre un miliardo di copie.

Per la rivista Rolling Stone, i Beatles rappresentano il gruppo musicale più importante ed influente del XX secolo .

Numerosi sono i loro fan club, esistenti in ogni parte del mondo. Inoltre, l'aura - per molti versi non sempre codificabile secondo canoni comuni - che circonda lo sviluppo del loro successo a livello mediatico, e lo straordinario esito artistico raggiunto come musicisti-rock, sono tutt'ora oggetto di studio.

Sabato 5 luglio 1958, nella chiesa di St.Peter a Liverpool, in occasione della festa annuale della parrocchia, era in corso un'esibizione dei The Quarrymen, il gruppo skiffle di cui era leader il sedicenne John Lennon. Ivan Vaughan, già compagno delle elementari di John, e componente della band, gli presentò il quindicenne Paul McCartney, all'epoca suo compagno di scuola al Liverpool Institute. Paul si presentò suonando Long Tall Sally di Little Richard e Twenty Flight Rock di Eddie Cochran.

Durante le sue esibizioni John usava cambiare parole e accordi a suo piacimento; rimase quindi colpito dalla memoria di Paul che ricordava alla perfezione testi e melodie. Sebbene John ben sapesse che invitare Paul a far parte del gruppo avrebbe significato condividerne la leadership, si risolse ben presto a chiedergli di entrare nei Quarrymen.

Un anno dopo l'ingresso di Paul nel gruppo, questi contattò per un provino un altro ragazzo del Liverpool Institute, l'amico e compagno di scuolabus George Harrison. John ammise George nel gruppo dopo un provino che ebbe luogo proprio su un autobus, dopo averlo ascoltato cimentarsi in un pezzo strumentale: Raunchy. Nel 1960 fu un compagno di John all'Art college, lo scozzese Stuart "Stu" Sutcliffe a divenire il bassista dei Quarrymen. Pittore di grande talento, acquistò un basso-Hofner dopo aver venduto il suo primo quadro. Più tardi, quell'anno, prendendo spunto dai Crickets di Buddy Holly (grilli, in inglese), il complesso prese il nome di Beatles (dopo essere passati per Beetles - coleotteri -, Long John & The Silver Beetles, Silver Beetles e altri). L'associazione in italiano fra il nome dei Beatles e quello degli scarafaggi è in realtà un errore grossolano anche se radicato in una leggenda: il nome comune inglese dello scarafaggio è in realtà cockroach, mentre con beetle si indicano genericamente i Coleotteri. L'errore, presumibilmente solo italiano, è probabilmente nato da una traduzione infelice del termine beetle e da una scarsa conoscenza degli Insetti. La scelta del nome, in realtà, identificherebbe i Beatles con i maggiolini o gli scarabei e non con gli scarafaggi.

I Beatles non si caratterizzavano all'inizio della loro carriera per bravura. Mancavano di un batterista fisso; a loro si unì per un breve tempo il batterista trentasei-enne Thomes Moore, che li lasciò dopo una sfortunata tourneé in Scozia come gruppo di accompagnamento del cantante Johnny Gentle. E soprattutto Sutcliffe aveva difficoltà a suonare il basso in modo soddisfacente. Per una serie di fortunate coincidenze, poiché altri gruppi di Liverpool non erano disponibili, il loro primo manager, Allan Williams, procurò loro una scrittura ad Amburgo, dove un'altra band di Liverpool, Derry and Senior, stava esibendosi con successo. Mancavano però ancora di un batterista: esibendosi nel "The Casbah" di Mona Best, notarono il figlio della proprietaria, tale Pete Best, che possedeva e suonava una batteria ma non aveva un proprio gruppo. Fu reclutato pochi giorni prima di partire per Amburgo. Ad Amburgo iniziò una vera trasformazione. Costretti dall'esigente titolare del locale in cui si esibivano (il nr. 36 di Große Freiheit, una laterale della Reeperbahn, la via a luci rosse del quartiere di St. Pauli) a lunghe performance in cui dovevano produrre il massimo volume, la loro musica acquistò potenza e consapevolezza. Iniziò ad emergere la volontà di Paul di prendere il posto di Stuart al basso, e si formò lo stile e il repertorio che caratterizzerà i primi anni della loro attività.

Presto furono costretti a tornare a Liverpool a causa di alcuni problemi con la polizia tedesca, imbeccata dal primo impresario che li aveva sotto contratto ma che essi lasciarono per una più vantaggiosa scrittura. George era minorenne e non poteva lavorare legalmente; Pete e Paul, lasciato il loro vecchio e precario alloggio perché trasferitisi nella sistemazione procurata dal loro nuovo datore di lavoro, rientrando nottetempo per prendere le loro cose illuminarono la stanza con un profilattico appeso alle parete cui diedero fuoco, incendiando così la carta da parati, evento che provocò il loro arresto e quindi l'espulsione. Tuttavia, pochi mesi dopo essi ritornavano nella città tedesca con un contratto firmato senza l'intermediazione del loro manager, grazie agli estimatori che si erano conquistati. Nella seconda spedizione ad Amburgo si iniziò a delineare la definitiva line-up della band. Stuart Sutcliffe, ammesso all'Accademia d'arte di Amburgo, lasciò la musica per dedicarsi alla pittura, suo vero interesse. Al basso subentrò così Paul McCartney. Al ritorno da Amburgo essi iniziarono ad attrarre l'attenzione con la loro musica martellante e il loro aspetto: i capelli pettinati in avanti con la frangetta, le giacche di pelle o senza risvolti, il tutto completato da stivaletti, furono il contributo all'immagine dei Beatles dato della fidanzata tedesca di Stuart, Astrid Kirchner, e anche il look che sostanzialmente caratterizzò la band negli anni dell'esplosione. Iniziarono a suonare in un locale in Matthew street, il Cavern club, in cui si erano precedentemente esibiti con scarsi risultati, ma in cui ora richiamavano un vasto pubblico, soprattutto femminile. Presto trovarono un manager in Brian Epstein che, all'epoca, gestiva un negozio di elettrodomestici e dischi a Liverpool. Incuriosito dalla richiesta da parte di un loro fan di un disco da loro registrato in Germania "My Bonnie", in cui in realtà essi accompagnavano il cantante solista Tony Sheridan incontrato ad Amburgo, e incoraggiato dal fatto che essi si esibissero nel Cavern club a poca distanza dal suo negozio, ci andò per conoscerli. Colpito dal loro carisma e dal richiamo di pubblico, si offrì di fare loro da manager. Anche per il fatto di aver rotto con il loro primo manager, Allan Williams, e limitandosi la loro attività quasi esclusivamente agli spettacoli quotidiani al Cavern club, dopo un'iniziale esitazione, accettarono. Da parte sua Epstein riuscì ad allargare il giro delle loro scritture, si impegnò a "ripulirli" , a "civilizzarli" adeguatamente per poi ottenere un provino ai Beatles con la Decca records per il giorno di capodanno del 1962.

Fu così che Mike Smith, osservatore della Decca Records, partì alla volta di Liverpool per ascoltare i Beatles e un altro gruppo locale, rimanendo favorevolmente impressionato dalle loro esibizioni al Cavern club. Giunti a Londra per l'audizione, i Beatles sciorinarono il meglio del loro repertorio, conservato per la storia nelle registrazioni rimaste nell'archivio della casa discografica. Nonostante il gradimento di Smith, la Decca preferì mettere sotto contratto un altro gruppo, per il fatto che quest'ultimo era di Londra e non della relativamente lontana Liverpool. Il fatto divenne aneddotico ed entrò a far parte della classica galleria di errori di valutazione della serie La parola agli esperti. Un paio d'anni dopo, la Decca, per ironia della sorte su raccomandazione di George Harrison, mise sotto contratto i Rolling Stones.

Dopo questo insuccesso, per puro caso, mentre Brian Epstein faceva realizzare un acetato dei pezzi dei Beatles nel celebre negozio HMV in Oxford street a Londra, un tecnico, colpito dalla musica che aveva sentito, lo indirizzò presso la EMI.

Fu solo l'insistenza di Brian Epstein e il fatto che egli fosse, con il negozio di famiglia, la NEMS, un importante distributore nel nord dell'Inghilterra, a convincere i dirigenti della EMI, che demandarono a George Martin il compito di ascoltare qualche traccia incisa dai Beatles.

Martin, all'epoca, era responsabile per la EMI dell'etichetta sussidiaria Parlophone, che si occupava di jazz e musica classica. Non era quindi molto sintonizzato con lo stile dei Beatles, ma avendo ascoltato su insistenza di Epstein parte del materiale da essi prodotto, decise di concedere loro un'audizione che si tenne il 6 giugno 1962 a Londra.

Furono registrati quattro pezzi, tra cui una versione del classico Besame Mucho cantata da Paul, e tre composizioni originali: Love Me Do, P.S. I Love You e Ask Me Why, sulle quali l'assistente di studio di George Martin, Ron Richards (che si fece carico della seduta di registrazione in attesa dell'arrivo di Martin), riteneva si potesse lavorare.

Fu solo a quel punto che i Beatles poterono avere un vero contratto discografico, anche se non molto vantaggioso per loro. Martin era convinto che si potesse trarre qualcosa di buono dal gruppo, ma certo non più di qualche migliaio di copie prima che la band cadesse nel dimenticatoio e si sciogliesse, come succedeva nella musica pop del tempo. Quando il 4 settembre 1962 i Beatles si ripresentarono in sala d'incisione, Ringo Starr sostituiva Pete Best alla batteria. Subito dopo la prima audizione, infatti, George Martin, insoddisfatto della batteria di Best, disse a Brian Epstein che avrebbe preferito un sessionman per le registrazioni in studio, mentre Best poteva andare bene per le esibizioni dal vivo. Questo fatto, oltre alla mancanza di un vero rapporto tra Best, dal carattere molto introverso, e gli altri componenti, nonché la convinzione che Starr, che conoscevano bene per averlo incrociato ad Amburgo con il suo gruppo Rory Storm & the Hurricanes e averci suonato in qualche occasione, fosse il sostituto adatto convinsero il gruppo alla sostituzione il 16 agosto. Love Me Do fu il primo brano a essere inciso.

Martin, che nulla sapeva del cambio di formazione, aveva chiamato un batterista per sostituire Best, il sessionman Andy White, che registrò Love Me Do e P.S. I Love You. Ringo si adattò a suonare il tamburello come rinforzo al rullante in Love Me Do, mentre in P.S. I Love You era alle maracas. Venne pubblicato come singolo la versione con Andy White, mentre la versione dell'album vide Starr alla batteria. Il disco raggiunse il diciassettesimo posto nelle classifiche di vendita del Regno Unito, ma a Liverpool vendette moltissimo.

Una leggenda mai confermata vuole che il successo di vendite a Liverpool fosse dovuto all'acquisto da parte di Brian Epstein di diecimila copie, la maggior parte delle quali giacquero invendute nel magazzino della Nems. Le accanite fans di Liverpool non comprarono il disco, convinte che il successo avrebbe portato i Beatles lontano dalla loro città.

Dopo la buona affermazione di Love Me Do, i Beatles tornarono in studio per dare un seguito al loro esordio. George Martin, da buon professionista del ramo, aveva loro trovato una canzone con cui pensava essi potessero scalare la classifica delle vendite. Il titolo del pezzo era "How do you do it?" e l'autore era Mitch Murray. I Beatles fecero chiaramente capire che era la loro nuova composizione, Please please me, che intendevano registrare.

Martin era di tutt'altro avviso, ma bastò che essi gliela facessero ascoltare perché il produttore cambiasse idea. Please please me fu il loro secondo 45 giri e raggiunse il primo posto della Hit parade inglese. Sarebbe stato il primo degli innumerevoli hits firmati Lennon-McCartney. Il successo del brano iniziò a far conoscere il gruppo su scala nazionale: uscito l'11 gennaio 1963 ebbe subito recensioni positive.

Due mesi dopo, il 23 marzo, uscì l'album omonimo, che vendette subito 500.000 copie e raggiunse la vetta della classifica di vendita degli LP. Questo 33 giri, che vedeva una originale copertina con la loro foto in costume di scena affacciati, baldanzosi e sorridenti, dalla ringhiera della casa editrice della EMI in Manchester Street, fu di fatto il primo passo del loro ingresso nella storia della musica pop. Notevole era il fatto che per la prima volta non si trattava di brani di altri autori, cioè cover, raffazzonate alla buona per mettere insieme il formato a 33 giri, come era comune per sfruttare rapidamente singoli di successo; ben otto brani su quattordici erano infatti di loro composizione.

Con le apparizioni televisive negli show musicali, la loro immagine innovativa, la pettinatura, i vestiti, essi conquistarono un istantaneo seguito tra gli adolescenti inglesi. Iniziò così la beatlemania: ogni loro concerto fu presto caratterizzato dalle urla assordanti delle fan che rendevano impossibile ascoltare il suono che producevano. Erano inoltre costretti a rocambolesche fughe per evitare l'assalto delle orde di ammiratrici. Ben presto altri gruppi imitarono il loro look e il loro repertorio. Inizia così una fase nuova nella musica pop.

L'album seguente With the Beatles fu pubblicato il 22 novembre 1963 ed ebbe un consenso talmente grande, sia di pubblico sia di critica, che non fu nemmeno necessario promuoverlo con l'uscita di un singolo. La copertina era decisamente artistica e originale, così come gli otto brani firmati da Lennon-McCartney ed il primo firmato da Harrison intitolato Don't Bother Me. Divennero celeberrime All My Loving, ripresa da molti altri artisti e I Wanna Be Your Man con la quale i Rolling Stones centrarono il loro primo successo commerciale.

Accanto all'intensa attività in studio, si susseguivano senza sosta i concerti e i tour in vari Paesi del mondo.

Le scene di delirio collettivo che si erano verificate oltre Atlantico nel febbraio del 1964, in occasione della loro apparizione all' "Ed Sullivan show" e dei concerti al Washington Coliseum e a Miami e poi durante il primo vero tour dell'estate successiva che li lanciava sul mercato americano sembravano intramontabili. Durante l' apparizione all'"Ed Sullivan show" il numero di crimini riportati a New York fu molto vicino allo zero, e quelli minorili praticamente si azzerarono. George Harrison affermò nel film "The Beatles Anthology": "Anche i criminali si fermarono a guardarci!" prendendo spunto dalle notizie, forse un po' sensazionalistiche, apparse sui quotidiani anglo-americani dell'epoca.

Il 10 luglio 1964 venne dato alle stampe A Hard Day's Night: il film omonimo fu un vero e proprio tributo alla Beatlemania; l'idea portante era di riprendere 36 ore della vita dei Fab Four nello stile di un documentario.

Il disco si rivelò il migliore realizzato fino a quel momento e tutti i brani erano composti da loro. Il disco viene ricordato anche per l'introduzione della Rickenbacker 12 corde elettrica e del rivoluzionario stile, contemporaneo a quello dei Byrds di Roger McGuinn. John Lennon con A Hard Day's Night incominciò a comporre una lunga serie di brani a sfondo filosofico-esistenziale-politico-sociale e non a caso i suoi libri, in quel periodo, ottennero premi letterari e riconoscimenti un po' ovunque. Paul McCartney si specializzò sempre di più nella produzione di canzoni melodiche, sentimentali ed accattivanti come And I Love Her e If I Feel, mostrando però una accuratezza tecnica sempre maggiore.

Instancabilmente proseguirono i loro tour dopo la pausa di 14 giorni dovuta alla registrazione dell'album e le scene di folle deliranti, composte soprattutto da ragazze urlanti, culminarono con lo storico concerto dell'agosto 1965 allo Shea Stadium di New York, davanti ad un pubblico di 55.000 persone, e si sarebbero ripetute sempre uguali dall'Europa all'Australia ad esclusione del loro ultimo tour americano contestato da alcuni gruppi di fanatici religiosi a causa di alcune avventate dichiarazioni di John Lennon sulla presunta maggiore popolarità ed incidenza dei Beatles rispetto a quella di Gesù Cristo.

I giornalisti americani li assillarono continuamente su questo tema finché John Lennon riuscì a chiarire le sue tesi un volta per tutte ed a calmare un po' le acque; i Fab Four però vissero ugualmente l'ultima fase della tournée con il terrore di essere bersaglio di qualche attentato.

L'ultimo concerto dal vivo fu realizzato al Candlestick park di San Francisco, nell'agosto del 1966.

Attesi spasmodicamente anche in Italia, nel giugno del 1965, i Beatles effettuarono un mini-tour italiano e in ciascuno dei concerti - uno al pomeriggio ed uno alla sera - suonarono per poco più di mezz'ora (preceduti da artisti rock italiani come Angela, Peppino Di Capri, Fausto Leali e i New Dada); ma i fan che accorsero ad ascoltarli al Velodromo Vigorelli di Milano, al Palasport di Genova e al Teatro Adriano di Roma rimasero tutt'altro che delusi. Fu quella l'unica volta che suonarono in Italia.

Nel pieno della carriera, i componenti del complesso furono nominati - a furor di popolo, ma soprattutto grazie ad una illuminante mossa politica del Primo Ministro Harold Wilson in cerca di consensi - Membri dell'Ordine dell'Impero Britannico dalla regina Elisabetta II (e pare che i quattro nell'occasione non abbiano risparmiato apprezzamenti poco regalmente corretti nei confronti dell'augusta sovrana, mentre ancor più certa, nonostante le smentite successive, pare la leggenda che i Fab Four abbiano consumato uno spinello nelle regali toilettes di Palazzo, anche se in realtà, come confermato successivamente dagli stessi Beatles nella loro Anthology, consumarono solo un'"innocente" sigaretta). La motivazione ufficiale del riconoscimento evidenziò più che i loro meriti artistici quelli economici; infatti i "Fab Four" fecero da traino alla zoppicante economia inglese che trovò un immediato giovamento dal made in England artistico diffusosi ormai in quasi tutto il pianeta. Conviene rammentare che raramente nel passato la Gran Bretagna aveva esportato cantanti, canzoni e composizioni e ormai veniva considerata una colonia americana per la musica leggera e una colonia italiana per il bel canto.

Anni più tardi, nel 1969, Lennon rinuncerà alle onorificenze restituendo la medaglia alla regina: fu un gesto clamoroso con cui intese protestare per il ruolo del Regno Unito nel Biafra e contro l'appoggio agli Stati Uniti in Vietnam e per il fatto che il suo disco "Cold Turkey" non arrivò in cima alla Hit Parade.

Molti anni dopo Paul McCartney fu promosso al grado di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico, il che comporta il diritto al titolo di Sir davanti al nome.

Il poco tempo lasciato libero dalle tournée che si susseguivano a ritmo battente causò il passo indietro di Beatles for Sale, uscito il 27 novembre 1964. Il titolo sardonico ma emblematico, ideato da John Lennon, rifletteva le stesse impressioni del brano più gettonato che fu Eight Days A Week; la stanchezza aleggiava tra le note dell'album nonostante il più alto numero di cover presenti, ben sei, e per di più prese in prestito da autori della fama di Buddy Holly, Chuck Berry, Little Richard. Viene considerato l'album meno incisivo del gruppo.

Tale lavoro fu però un passo necessario per consentire il percorso evolutivo musicale esplicato dapprima con Help!, altro album di supporto a un film omonimo piuttosto auto-indulgente nel quale i Beatles istrioneggiarono, evidenziando più che altro il buon talento recitativo di Ringo Starr e un certo disinteresse di John Lennon per le riprese (proprio lui in seguito otterrà premi cinematografici con la pellicola Come vinsi la guerra). Il disco evidenziò da una parte la passione di John Lennon per Dylan manifestata nella ballata You Have Got To Hide Your Love Away e la sua ricerca di testi sempre più elaborati e impegnati, dall'altra la continua ricerca di brani melodici, romantici, ma indimenticabili fatta da Paul McCartney e culminata nella evergreen Yesterday.

Help fu pubblicato nell'agosto 1965 e solo 4 mesi più tardi la loro evoluzione li portò al risultato straordinario di Rubber Soul, raffinato e ricercato album, in cui compare per la prima volta nella musica leggera occidentale il suono del sitar indiano, e le cui le sonorità presero il sopravvento sui temi trattati nei primi anni di carriera, volutamente non impegnati e frivoli, atti a conquistare più pubblico possibile. I Beatles erano adesso pronti anche a mettere pubblicamente su disco le riflessioni sul proprio ruolo di star e sull'importanza che essi, all'inizio incoscientemente e, mano mano, sempre più volontariamente, stavano assumendo nel panorama della musica occidentale e degli usi e dei costumi. Avevano ancora conservato una buona carica di idealismo giovanile e di ambizione personale; a quel punto della carriera si sentivano certamente investiti del carisma di leader di un movimento giovanile incandescente, magmatico, ribelle, propositivo ma anche molto fragile, aleatorio e condizionabile. Inoltre percepivano di trovarsi al centro del mondo occidentale avendo conquistato, per primi nella storia della musica moderna, fans trans-generazionali (dai teen-ager fino agli adulti e persino agli anziani); seguirono quindi la via della sperimentazione per innumerevoli motivi, cercando anche di stupire, di ammaliare e di guidare con ogni opera e ad ogni atto pubblico i loro fans. Assursero al ruolo di "profeti", più che ascetici, però, "mondani", necessari ad una massa in divenire alla ricerca di nuovi punti di riferimento.

Cominciò anche l'uso di stupefacenti come l'LSD, che ispirarono direttamente il testo e le suggestioni psichedeliche di molti loro brani.

Il titolo ("anima di gomma") fu proposto da McCartney come una risposta alla crescente passione dei giovani inglesi verso la musica soul proveniente dall'America. L'album è pervaso da una atmosfera misticheggiante, le musiche appaiono fresche, imprevedibili, trascinanti; Paul McCartney confermò i suoi talenti in Drive My Car orchestrata da un piano straripante e virtuoso, da una chitarra scintillante, e dalle voci allusive e sbeffeggianti, mentre con Michelle cantò un inno all'amore dolciastro e sentimentale meritevole di innumerevoli cover; John Lennon raggiunse picchi di umorismo sardonico memorabili nelle sue indimenticabili ballate: in Norvegian Wood, compose un quadretto di un'avventura extraconiugale tanto grottesca quanto esistenzialista; in Nowhere Man, delineò un ritratto dell'uomo medio contemporaneo proteso verso falsi e inutili traguardi a causa della perdita del senso della vita; in Girl e In My Life la vena ironica si accostò perfettamente a quella nostalgica e a quella romantica.

Secondo il periodico "Paralleli", colui che indusse, per la prima volta, i Beatles ad utilizzare stupefacenti, fu Bob Dylan. Si narra che il grande folk-singer, tra l'altro uno degli idoli del gruppo, durante la tournèe statunitense del 1964, si ritrovò con gli stessi nel bagno di un albergo. Toccando l'argomento, Lennon offrì a Dylan delle pillole di "Dexies", un eccitante che i Beatles assumevano durante la gavetta di Amburgo per sostenere al meglio gli stressanti ritmi di quelle notti. Dylan rifiutò proponendo di fumare un po' di erba. Il primo a provare fu Starr che dopo alcune boccate iniziò a ridere come un matto.

È il preludio alla fase della maturità artistica. Revolver iniziò la fase in cui la musica dei Beatles prendeva forma in lunghe e articolate sessioni in studio, con l'assistenza di Geoff Emerick, giovane tecnico assunto in EMI cinque anni prima all'età di 15 anni, piuttosto insofferente alle normative consolidate da anni in EMI riguardanti le metologie da usare nella presa del suono, sfruttando con abilità tutte le risorse fornite dalla primitiva tecnologia dell'epoca, iniziano a sfornare capolavori sul piano del suono, che sarebbe stato impossibile riprodurre in concerti dal vivo. Revolver parlò di amore, di droga, ma anche di tasse con il pezzo di apertura Taxman musicalmente brillante e con un testo acido verso i politici inglesi dell'epoca, composto e cantato da George Harrison. Parlò anche di morte con Tomorrow never knows di John Lennon che si era ispirato al Libro tibetano dei morti con la voce immersa tra suoni di nastri riprodotti al contrario in una perfetta anticipazione di Sgt. Pepper's; le canzoni di Paul McCartney Eleanor Rigby, For no one, Good day sunshine e Here, there and everywhere raggiungeranno una nitidezza non più eguagliata. I suoni si arricchiscono di strumenti indiani, e di molte altre innovazioni elaborate in studio in modo artigianale ma dalla grande resa finale.

Cominciarono gli anni delle lunghe sedute di registrazione in studio: non potendo riprodurre dal vivo le complesse sonorità dei brani presenti sui loro dischi a partire da Revolver, ma anche estenuati dalle tournée mondiali con tumultuose esibizioni in cui il suono del gruppo era letteralmente sommerso dalle urla delle fan, preocupati per le prime minacce piovute dai fanatici religiosi e infine allettati dall'ambizione di entrare nei libri di storia, non solo musicale, i Beatles interruppero l'attività dal vivo e si dedicarono esclusivamente all'attività in studio di registrazione (questa scelta rattristò Brian Epstein che si sentì a quel punto persino inutile e ingombrante, anche se fu proprio lui a spingere i Fab Four verso il progetto di una etichetta indipendente).

Nella mitica estate del 1967 uscì il disco considerato da molti il più importante della storia del rock: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, inizialmente fu pensato come un concept album che avrebbe dovuto rievocare gli anni della loro infanzia e adolescenza a Liverpool. Il titolo nacque su idea di Paul McCartney che voleva creare una nuova identità al gruppo. Tuttavia, esigenze contrattuali imposero che venissero commercializzati come 45 giri i due brani del progetto già registrati: Penny Lane e Strawberry Fields Forever. Per la prima volta veniva pubblicato un 45 giri dal doppio lato A, cioè con due pezzi di pari livello. Ciononostante Sgt. Pepper conservò un'apparente compattezza, dovuta alle innovazioni sonore introdotte e al momento particolarmente ricettivo del pubblico, a dispetto della disomogeneità qualitativa dei brani presenti nel disco. Anni dopo, John Lennon rivendicherà l'individualità dei suoi pezzi (Lucy in the Sky with Diamonds, A day in the life i più notevoli) affermando che sarebbero potuti stare in qualunque 33 giri dei Beatles, negando implicitamente che Sgt. Pepper fosse un "concept album".

L'uscita del disco provocò uno strappo nel panorama musicale mainstream: tutto, dalla copertina, ai suoni, alla chiusura con la "epica" e "apocalittica" A Day in the Life, erano la riproposizione in chiave "moderata" e popolare delle pietre miliari del 1966 americano, ovvero gli album dei Byrds, Beach Boys (Pet Sounds) e Bob Dylan (Blonde on Blondes). Finalmente l'Europa per prima e il grande pubblico internazionale poi, legittimavano testi e suoni che fino ad allora avevano rappresentato la cultura alternativa, il prodotto dell'underground giovanile. Eravamo ad un punto di non ritorno; da questo momento la musica pop poteva a ben diritto essere considerata arte. Nella copertina c'è un messaggio ironico all'indirizzo del loro gruppo rivale, costituito dalla frase "Welcome The Rolling Stones" stampata sulla maglietta di un pupazzo dalle fattezze di una bimba col viso di Shirley Temple. Jimi Hendrix rese onore all'uscita dell'album producendo rapidamente una cover del brano di apertura spesso eseguita durante i suoi concerti.

Il 25 giugno registrarono dal vivo negli studi EMI la Lennoniana All You Need Is Love che assurgerà al ruolo di inno dei figli dei fiori e dei movimenti di protesta sessantottini; fu lanciata in mondovisione durante la prima trasmissione internazionale televisiva via satellite e rappresentò simbolicamente tutto il movimento artistico musicale britannico e la nascente generazione dell'amore.

Famosi ma non infallibili: così i Beatles si scoprirono in quella estate: tra le altre cose, il loro terzo film (destinato alla televisione) Magical Mystery Tour, di cui firmano - e sarà l'unica volta - la regia, si rivelerà un fiasco. Quella stessa estate, infine, il loro "scopritore" e manager storico Brian Epstein verrà trovato morto nella sua stanza, per un letale mix di alcool e psicofarmaci. La complessa macchina organizzativa e soprattutto amministrativa del gruppo si trovò così all'improvviso senza una guida.

Il 1968 si aprì con un viaggio in India presso il Maharishi Mahesh Yogi, della cui scuola di pensiero della "Rigenerazione spirituale" i Beatles erano nel frattempo diventati adepti. Al ritorno dall'India, John e Paul volarono a New York per il lancio della loro società di produzione ribattezzata "Apple" e che aveva per simbolo una mela verde. Con la loro società, essi spiegarono, volevano dare la possibilità a tutti gli artisti che avevano qualcosa da dire, siano essi musicisti, scrittori, cineasti, di potersi esprimere senza passare dalla dura gavetta e dalla spasmodica ricerca di qualcuno che gli desse fiducia come era capitato a loro. Paul disse in una conferenza stampa che l'idea era quella di un "comunismo occidentale". Di fatto, l'attività principale della Apple fu la produzione dei loro dischi, che dal White album in poi iniziarono ad apparire con l'etichetta della mela verde tagliata a metà. Si trattò di un'impresa velleitaria che risucchiò molto denaro e dette risultati molto modesti rispetto alle aspettative artistiche, anche se alla fine uscirono per la Apple dischi di autori di talento, come il giovane James Taylor.

Con il contributo anche di molti brani composti durante il loro soggiorno presso l'ashram himalaiano del Maharishi, conclusosi con una certa delusione da parte loro, nacque il doppio The Beatles (soprannominato White Album per la copertina completamente bianca), uscito nel novembre del '68. Nel disco è evidente come il gruppo stesse perdendo la sua coesione, in quanto ogni brano riporta l'identificabile cifra stilistica del suo autore, ma anche in positivo il prepotente emergere come compositore di George Harrison (sua infatti la notevole "While my guitar gently weeps", che si segnalò anche per l'inedita presenza alla chitarra solista di Eric Clapton) al pari di alcuni dei più bei pezzi mai scritti dai Beatles (Happiness is a warm gun, Martha my Dear, Glass Onion, Blackbird).

Ma il disco non riscosse lo stesso consenso dei precedenti, e loro stessi osservando il panorama musicale contemporaneo si accorsero che molti artisti contemporanei, anche emergenti, avevano pubblicato album contenenti sonorità più innovative e sofisticate, grazie ad una virtuosità musicale degna almeno dei collaboratori di Miles Davis. In quel periodo i percorsi della musica cosidetta "alta" e della musica "bassa", per così dire, si incrociarono e da questi accostamenti nacquero progetti, suite, opere sempre più avveniristici. I Beatles, forse, intuirono che non erano più loro a condurre la locomotiva dei mutamenti musicali.

Per questi motivi e per rimediare ai sempre più frequenti contrasti interni (dovuti anche alla presenza ingombrante della nuova compagna di Lennon, Yoko Ono), nacque l'idea di "tornare alle origini" con un disco più spontaneo e meno ricercato, registrato in diretta senza le ricercatezze e le elaborazioni in studio dei loro ultimi lavori. Il progetto, dal nome Get Back, prevedeva anche un film sulla sua realizzazione e il ritorno ad una performance dal vivo.

Le riprese delle sedute di registrazione furono affidate al regista Michael Lindsay Hogg. Venne così immortalato un litigio tra Paul e George a proposito del modo in cui il chitarrista "interpretava" la musica di McCartney: un episodio che ben rifletteva le tensioni latenti nel gruppo. Le riprese, iniziate negli inospitali studi cinematografici di Twickenham a Londra, poi abbandonati per uno studio casalingo alla Apple in Savile Row, sarebbero diventate un film uscito con lo stesso titolo dell'album, destinato a restare - e a farli restare - nella storia della musica pop. Dopo molte ipotesi, tra cui quello di tenere un concerto di chiusura su una nave o suonando in un locale "a sorpresa" e all'insaputa del pubblico, il palcoscenico, l'ultimo stage, divenne la terrazza del loro quartier generale londinese, la Apple, al numero 3 di Savile Row, dove, il 30 gennaio del 1969, ebbe luogo il loro ultimo concerto dal vivo .

Il pubblico era costituito, oltre che dagli operatori addetti alle riprese cinematografiche del concerto, da una manciata di curiosi, per lo più impiegati dello stesso stabile accorsi fra i comignoli senza forse immaginare che sarebbero stati testimoni di un evento. Per strada, per contro, decine di bobbies faticavano a tenere a bada ancora una volta (l'ultima) nugoli di fans che avevano appreso in qualche modo la notizia della performance.

Ma subito dopo l'interesse dei quattro per Get Back calò e si dedicarono a diversi progetti solisti che avevano già pronti nel cassetto.

Pochi mesi dopo i quattro tornarono in studio per un nuovo album: richiamarono George Martin, che li aveva abbandonati dopo il White Album, stanco dei continui litigi, e produssero con un ultimo sforzo Abbey Road, il testamento artistico che con capolavori quali Come Together, Here Comes The Sun e She Came in Through the Bathroom Window diede l'ultimo fulgido esempio della loro arte.

Dopo l'uscita di Abbey Road, Harrison e Lennon (all'insaputa di McCartney) chiamarono l'affermato produttore Phil Spector per affidargli i nastri di Get Back: Spector rielaborò radicalmente molte canzoni, ma ebbe il merito di rendere vendibile del materiale spesso troppo grezzo.

Il prodotto è l'album Let It Be, che uscirà un mese dopo l'intervista con cui McCartney annunciò l'abbandono del gruppo. Fu l'atto finale.

Seguiranno diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro (e difficilmente accostabili a quella del complesso unito), ed una eredità pesantissima.

Le molte (e controverse) informazioni sul gruppo nel suo insieme o sui singoli componenti - rilanciate dalla stampa specializzata e non in una sorta di caleidoscopico tam-tam mediatico - hanno spesso generato leggende e falsi miti tra coloro che nel corso degli anni ne hanno seguito vita e carriera.

La leggenda più nota, forse la prima leggenda metropolitana del rock, fu quella della morte di Paul McCartney (Paul Is Dead, PID): nel 1969 fu fatta circolare una voce secondo la quale il bassista sarebbe deceduto nel 1966 in un incidente stradale, e sarebbe stato sostituito da un sosia. La leggenda fu poi smentita, ma in qualche modo continuò a suscitare dubbi e interrogativi; alcuni accusarono gli stessi Beatles di averla alimentata di proposito; se ad esempio si ascoltano al contrario i secondi finali della canzone I'm So Tired si può sentire John Lennon pronunciare le parole "Paul is dead, miss him... miss him" ("Paul è morto, mi manca... mi manca"). Altri divertenti "indizi" inseriti nei pezzi per alimentare la fantasia dei fan si possono trovare in Glass Onion (White Album), dove Lennon dice: " Well here's another clue for you all, The walrus was Paul." ("C'è un altro indizio per tutti voi, il tricheco era Paul.") o nel pezzo di Ringo Starr Don't Pass me by, dove canta: "you were in a car crash and you lost your hair " ("hai avuto un incidente in macchina e hai perso i capelli"). Inoltre la copertina dell'album 'Abbey Road' mostra i quattro che attraversano la strada, tutti al passo con lo stesso piede, tranne Paul, che fra di loro è il solo scalzo, mentre l'automobile sulla sinistra è targata con la sigla "LMW 28 IF", interpretabile come "Linda McCartney Widowed (Linda McCartney diventata vedova) e "28 SE", cioè se Paul fosse ancora vivo, avrebbe 28 anni (in effetti, nel 1969 il Beatle compiva 27 anni). Inoltre John, vestito di bianco, rappresenterebbe il prete che celebra i funerali di Paul, Ringo, con l'abito scuro, l'impresario delle pompe funebri e George, in jeans e camicia, il becchino. Anche la copertina del disco Sgt. Pepper celerebbe due "indizi": sul fronte la composizione di fiori a forma di basso rappresenterebbe la tomba di Paul; sul retro il fatto che Paul sia ritratto di spalle al contrario degli altri Beatles ha per molti costituito un altro "segnale" della sua morte.

Per molti, la ditta Beatles avrebbe potuto chiamarsi tranquillamente Lennon-McCartney: i due firmavano ufficialmente insieme musica e parole della maggior parte dei brani, anche di quelli composti singolarmente, ma soprattutto di tutti i brani più noti.

Ma il contributo degli altri due fu comunque determinante: Harrison compose una serie di canzoni di ottima qualità e introdusse, grazie al perfezionamento degli assoli, le sonorità indiane poi divenute celebri. Ringo Starr, autore in proprio soltanto di due brani, mise da parte sua una voce particolare, una predisposizione alla comicità ed una simpatia che funse da collante in diversi momenti di crisi del gruppo, oltre ad uno stile batteristico semplice ma efficace e di grande precisione, che il big beat in un certo senso farà suo.

Non paghe di setacciare ed inventare le biografie dei quattro, la stampa e la mitologia hanno creato la figura del "quinto Beatle" come personaggio a cui accreditare una parte di rilievo nel percorso artistico e personale del gruppo: un appellativo di volta in volta attribuito a diverse figure che ruotano intorno alla storia del gruppo, ciascuno con la propria importanza.

Sono stati definiti a turno "quinto Beatle" Stuart Sutcliffe, per la sua forte personalità e perché da lui dipese l'idea del look poi caratteristico; Pete Best, licenziato ad un passo dalla fama; il manager Brian Epstein; il produttore George Martin, forse con maggior ragione che negli altri casi, dato il suo fondamentale apporto musicale; Yoko Ono, che negli ultimi anni divenne presenza fissa nella vita di John Lennon e, loro malgrado, degli altri tre; Billy Preston, tastierista che si aggiunse al complesso per le registrazioni di Let It Be (uno dei pochissimi musicisti esterni, orchestrali esclusi, a suonare nei dischi dei Beatles); il dj americano Murray the K, che seguì il complesso nel tour USA del 1964 (il primo) e soprattutto venne nominato il quinto beatle uno dei più grandi calciatori, il nord-irlandese George Best, il primo giocatore di calcio ad indossare i panni della pop star.

Il nome stesso del gruppo evoca l'humus musicale in cui erano cresciuti: la Musica Beat (o Merseybeat, dal nome del fiume Mersey che attraversa la loro città natale), un nome collettivo che richiamava impropriamente la corrente letteraria statunitense, ma in realtà si riferiva al battito come unità del ritmo.

Ma, a differenza di quelle dei gruppi coevi, fin dall'inizio le canzoni dei Beatles non si limitavano ad attingere dal blues e dal rock 'n' roll, ma includevano diverse influenze musicali: dallo skiffle (una forma di Folk importata dagli USA), allo stile Motown.

A questa varietà di stimoli si aggiunsero via via il rapporto con Bob Dylan, il confronto a distanza con i Beach Boys, con i Monkees e con i Byrds, ma soprattutto con i Rolling Stones, i loro veri rivali musicali, la fascinazione per l'India e per le avanguardie musicali e per tutti i movimenti nascenti ma ancora sotterranei o poco noti (basti pensare alla comunità hippy di San Francisco visitata dai Beatles per trarne una fonte di ispirazione). Tutti fattori che contribuirono, direttamente o indirettamente, alla nascita di uno stile Beatles che trascendeva i limiti dei generi. I "Fab Four" Le innovazioni nel campo della melodia hanno di fatto creato la moderna musica pop, permettendo al rock di fiorire come ambito musicale a sé stante e di diventare anche forma d'arte.

Le canzoni dei Beatles - spesso accostate a quelle di altri grandi autori di motivi di forte impatto popolare come Cole Porter, Irving Berlin e George Gershwin - sono considerate fra le più importanti composizioni del XX secolo e tali da costituire un patrimonio unico in grado di elevare il rock allo stesso piano di generi musicali ritenuti, prima del loro avvento, più nobili.

Fondamentale fu anche l'apporto nel campo delle innovazioni tecnologiche per la registrazione e la manipolazione del suono, nonché la cura nell'ottenerne la migliore qualità.

Durante gli anni trascorsi dal gruppo negli studi di Abbey Road, proprio per rendere possibili le loro idee musicali, furono elaborate soluzioni sonore, dispositivi e tecniche ancora in uso dopo decenni, nonostante il progresso abbia nel frattempo portato, dai preistorici registratori a nastro a quattro piste, dai semplici oscillatori audio e dai microfoni Neumann a valvole, all'uso dei computer e delle tecnologie digitali.

A parere di molti critici la qualità del suono registrato nelle tracce di Sgt. Pepper non ha nulla da invidiare alle registrazioni che si ottengono attualmente grazie ai supporti digitali, una qualità apprezzabile sia con il semplice ascolto sia con una analisi spettrale della dinamica sonora.

Fondamentale per il sound psichedelico di alcuni brani dei Fab Four (Tomorrow Never Knows, Lucy in the Sky with Diamonds, Strawberry Fields Forever, ecc.) era il contributo di Paul McCartney, che riusciva a creare suoni mai incisi prima, grazie ai "tape-loops". McCartney, trascorreva parte del suo tempo, durante le incisioni, a registrare, con un semplice riproduttore, suoni naturali, percorrendo sentieri di boschi, strade trafficate di città, luoghi pubblici. Il tutto, trasportato su nastro, sarebbe poi stato esaminato scrupolosamente al fine di comporre, come in una sorta di collage, suoni inediti.

Vi era, quindi, un meticoloso e interessante lavoro che consisteva nell'ascoltare migliaia di frammenti di nastro che venivano poi scelti, uniti e mixati. Validi esempi sono le sonorità diffuse da brani come Tomorrow never knows, Yellow submarine e dagli album a partire da Sgt. Pepper's. Esistono su quest'ultimo suoni che le sofisticate tecnologie odierne non sono ancora riuscite a riprodurre. I Beatles possono essere definiti i "traghettatori" della musica leggera, avendo condotto per mano sia il pubblico sia il carrozzone musicale nel passaggio dal Rock and Roll al Pop-Rock moderno. Inoltre sono riusciti a coniugare un prodotto commerciale, fruito da una ampia massa di consumatori e perciò tendenzialmente di facile ascolto, con alcune opere sorprendentemente complicate dall'anelito di innovazione e di ricerca esplorativa che li sospingeva.

Le immagini che più rappresentano l'impatto dei Beatles nella società del loro tempo sono le scene di isteria collettiva che accompagnavano i loro concerti e i loro trasferimenti nei (magici e misteriosi) tour da un continente all'altro.

Furono immediatamente un fenomeno commerciale di vastissima eco, con dirette influenze sul costume: gli stivaletti in pelle neri e gli abiti scuri abbottonati in alto, le zazzere a caschetto, inventate quasi per caso al tempo dei loro concerti di esordio, nelle balere dell'angiporto di Amburgo all'inizio degli anni '60. Ai Beatles ed alla Beatlemania è associato lo splendore della ritrovata Swingin' London uscita dal buio del dopoguerra, con le minigonne a quadretti in bianco e nero inventate da Mary Quant, indossate da Twiggy ed esposte nei mercatini di Carnaby Street.

Ma successivamente l'immagine dei Beatles fu contigua a manifestazioni culturali internazionali come la psichedelia, il Flower Power e la cultura Hippy; le loro copertine diventarono esse stesse oggetti d'arte, proprio mentre fiorì la Pop Art di Andy Warhol. I Beatles incarnarono la gioventù occidentale nella propria presa di coscienza, intesa in ogni senso: estetica (i capelli lunghi, gli abiti), artistica (le influenze musicali, che ormai si aprirono anche verso la musica indiana e l'avanguardia), politica (il pacifismo e l'opposizione alla guerra del Vietnam). Se Paul fece fatica a scrollarsi di dosso l'etichetta del Beatle "bello" e del compositore di canzoni sdolcinate e frivole, John non fece proprio nessuna fatica ad auto appiopparsi quella dell'intellettuale rivoluzionario un po' stravagante e contradditorio, sia per l'elevata qualità delle sue musiche e dei suoi testi e sia per il suo ruolo pubblico di leader del movimento hippy, del movimento pacifista, di quello comunista-radicale (ma in "Revolution" sembrava non condividere i metodi massimalisti-maoisti), per l'appoggio alle pantere nere e ai movimenti protestanti a favore dei diritti dei neri e di emancipazione delle donne.

Se si tiene conto delle circa duemilacinquecento versioni che sono state incise della loro canzone Yesterday, avanzare paragoni o suggerire accostamenti - come quello già citato fra i Beatles e Gershwin - può sembrare in fin dei conti paradossale; ma quanto testimoniato dallo scrittore e pittore Carlo Levi può aiutare a capire meglio e a decifrare in maniera più approfondita il fenomeno Beatles.

Quelli che seguono sono personaggi che hanno caratterizzato il gruppo sia prima della sua esplosione che durante la sua attività. Hanno preso parte a vario titolo alle vicende dei Beatles e sono, comunque, meritevoli di citazione.

La discografia si basa sulle edizioni inglesi degli album (spesso venivano modificati e rititolati per l'uscita in USA), che sono alla base delle riedizioni in compact disc.

Data la rarità di apparecchi stereofonici, i Beatles e il loro produttore George Martin si applicarono tardi a produrre master stereofonici dei brani. Così i primi quattro album furono pubblicati in mono, ed anche i CD da essi ricavati sono monofonici.

Molti singoli contengono brani di grande importanza e fama non usciti su album. La EMI ha provveduto a rendere reperibili tutti i singoli su CD con due raccolte.

Al catalogo ufficiale si aggiungono alcune raccolte che si distinguono dalle altre (mere ricompilazioni di brani già editi) per alcune caratteristiche particolari. Vanno ricordati i due doppi album di raccolte: 1962-1966 (noto come The Red Album) e 1967-1970 (noto come The Blue Album) a cui vanno aggiunti i due album Past Master Volume 1 e Past Master Volume 2. In questo modo, con gli album "inglesi" si hanno a disposizione tutte le canzoni dei "fab four" non pubblicate su questi.

Nella lista degli album inglesi si comprende per tradizione il doppio EP Magical Mystery Tour, che in USA uscì come album con l'aggiunta di brani già pubblicati su singolo: tale versione è alla base dell'edizione su compact disc.

Tutti i dischi fino a Magical Mystery Tour uscirono su etichetta EMI/Parlophone. Dal White Album in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, ma in realtà si trattava comunque di edizioni EMI.

I singoli originariamente pubblicati furono monofonici fino a Get Back. The ballad of John & Yoko fu il primo singolo uscito in versione stereo.

Tutti i singoli fino a Lady Madonna uscirono su etichetta EMI/Parlophone. Da Hey Jude in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, ma in realtà si trattava comunque di edizioni EMI. Le canzoni totali effettive dei Beatles sono 203.

Fin dagli esordi la personalità dei quattro, e l'immagine mediatica che li aveva resi famosi, ispirarono la possibilità di sfruttare anche cinematograficamente la notorietà del complesso.

Nacquero così due pellicole, A Hard Day's Night (1964) e Help! (1965), entrambe firmate da Richard Lester. Il noto regista fu capace di ricavare da un fenomeno all'epoca ancora potenzialmente effimero come la Beatlemania due opere molto apprezzate dalla critica, ancora oggi considerate fondamentali per la storia del cinema musicale.

La successiva incursione del gruppo nella celluloide fu con un anarchico e scombussolato film per la televisione, Magical Mystery Tour, diretto dai quattro Beatles e andato in onda il giorno di Santo Stefano del 1967. Gli ascolti e le critiche furono molto deludenti, anche se il film è stato in parte rivalutato per l'interesse storico e documentario. Il progetto, nato dopo il suicidio di Brian Epstein, soffre di una mancanza di direzione: alcune voci critiche ritengono che sia stato un progetto essenzialmente di Paul, che non aveva idea della complessità di un simile lavoro.

Forse per questo fiasco, ma più probabilmente perché il progetto non interessava loro ma erano costretti a fare un altro lungometraggio, i quattro si dedicarono poco a Yellow Submarine diretto da George Dunning per la parte d'animazione, e da Dennis Abey: i Beatles si limitarono a fornire solo 4 nuovi brani (alcuni dei quali erano scarti delle sessioni per i dischi precedenti). Ciononostante il film, uscito nel 1968, ebbe un grande successo e segnò una tappa importante per il cinema d'animazione.

L'ultimo film dei Beatles corrisponde a quello che fu il loro ultimo concerto, e cioè fu il documentario che porta il titolo di Let it Be diretto da Michael Lindsay-Hogg nel 1969, che ebbe una irregolare distribuzione nell'aprile 1970, dopo cioè lo scioglimento informale del gruppo, pur essendo stato girato un anno e mezzo prima, durante la lavorazione del progetto Get Back.

Un altro capolavoro è il musical Across the Universe, un musical con solamente canzoni e riferimenti alla celebre band di Liverpool e agli anni '60.

Le canzoni dei Beatles sono state spesso tradotte in italiano (i Meteors hanno dedicato al gruppo un intero album, intitolato Beatlesmania, nel 1965); di seguito riportiamo un elenco non esaustivo delle principali cover (con l'indicazione del titolo in italiano, dell'interprete e dell'anno di pubblicazione).

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Pulp Fiction

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Pulp Fiction è un film statunitense del 1994, diretto da Quentin Tarantino, con John Travolta, Uma Thurman, Samuel L. Jackson, Harvey Keitel, Bruce Willis, Christopher Walken, Ving Rhames, Tim Roth e Amanda Plummer.

La pellicola rilanciò John Travolta, ormai in ombra da anni, e consacrò la giovane e già quotata Uma Thurman. Le interpretazioni di entrambi meritarono una nomination all'Oscar rispettivamente per miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista. Anche Samuel L. Jackson ricevette la nomination come miglior attore non protagonista.

Inoltre, il film si aggiudicò la Palma d'Oro al festival di Cannes del 1994 e permise a Quentin Tarantino e Roger Avary di ottenere il premio per la miglior sceneggiatura originale agli Oscar del 1995, su ben 7 nomination, tra cui oltre a quelle già citate, quelle a miglior film, miglior regista e miglior montaggio.

Uscito il 14 ottobre 1994 negli Stati Uniti, arrivò nelle sale italiane il 16 dicembre dello stesso anno.

A causa del contenuto violento, il film venne vietato in Italia ai minori di 18 anni, ma dal 1997 il divieto rimase solo per i minori di 14 anni.

Il film è l'ultimo capitolo della cosiddetta "trilogia pulp" di Quentin Tarantino, preceduto da Una vita al massimo e Le Iene.

All'Hawthorne Grill, una piccola caffetteria nella periferia di Los Angeles, i due rapinatori Zucchino (Tim Roth) e Coniglietta (Amanda Plummer) stanno architettando il loro prossimo colpo, sino a quando non decidono di rapinare proprio il ristorante nel quale si trovano.

Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) sfrecciano di prima mattina per le strade di Los Angeles, diretti verso l'appartamento nel quale dovrebbero trovarsi gli uomini che hanno sottratto a Marsellus Wallace (Ving Rhames), il loro capo, una valigetta dal contenuto misterioso. I due killer, entrati nell'appartamento, recuperano la valigetta e uccidono due dei tre uomini presenti. Quando tutto sembra sistemato, a sorpresa esce dal bagno un quarto uomo che scarica su di loro un intero caricatore di un revolver. I due sicari, nemmeno scalfiti dalle copiose pallottole, uccidono il quarto uomo e poi portano via Marvin - l'unico rimasto in vita - verso il privé di Marsellus.

In auto, mentre Jules tenta di spiegarsi come mai siano riusciti a restare illesi dopo la sparatoria e grida al miracolo divino, Vincent, cercando di fargli cambiare idea, si volta verso Marvin ponendogli una domanda, e involontariamente gli spara un colpo di pistola in piena faccia. I due killer si ritrovano in un bagno di sangue. Urge togliere l'auto dalla strada, per evitare che i poliziotti possano notarla e fermarli. Un rifugio sicuro è la casa di un amico di Jules, l'estroso Jimmie Dimmick (Quentin Tarantino), che abita a Toluca Lake.

Più che rimanere orripilato dal cadavere sfigurato che i due hanno con sé, Jimmie si preoccupa della conseguenza che potrebbe avere questo su sua moglie, che di lì a poco tornerà dopo un faticoso turno notturno in ospedale. Jules, allora, assicura a Jimmie che tutti i problemi saranno risolti prima che sua moglie rientri. Per riparare al disastro, Jules chiama il suo capo, Marsellus, che gli procura l'aiuto desiderato mandando sul luogo il cinico e misterioso signor Wolf (Harvey Keitel).

Grazie agli efficienti metodi del signor Wolf, l'auto viene ripulita e i due killer si ritrovano lindi dopo soli trenta minuti. Così, evitato il peggio, portano a rottamare l'auto da "mostro Joe". Svolto il suo compito, Wolf si allontana con la figlia del rottamatore, sua amica, lasciando Jules e Vincent a piedi, con la valigetta. Desiderosi di fare colazione, i killer raggiungono l'Hawthorne Grill. Qui, Jules esprime all'amico la ferma intenzione di abbandonare il suo mestiere in seguito al presunto miracolo al quale ha assistito.

Poco dopo ha inizio la rapina di Zucchino e Coniglietta, nella quale vengono irrimediabilmente coinvolti Jules e Vincent. I rapinatori dettano le loro condizioni: consegnare tutti i beni in un'unica sacca che hanno con sé. Ciò implicherebbe la perdita della valigetta che i due devono riportare a Marsellus. Per evitare un'inutile strage, Jules fa prendere a Zucchino il proprio portafogli ma gli ordina di lasciare la valigetta. I due rapinatori, terrorizzati da Jules, escono illesi dal locale e i killer riescono finalmente a portare a termine il proprio compito.

Jules e Vincent raggiungono il privé di Marsellus, dove quest'ultimo sta corrompendo un pugile, ordinandogli di perdere l'incontro che terrà a breve. Quando termina la conversazione, egli chiama a sé Vincent, ricordandogli che quella sera dovrà portare fuori sua moglie Mia (Uma Thurman). Prima di recarsi a casa di Mia, Vincent passa da un suo amico spacciatore, Lance (Eric Stoltz), dal quale compra una dose di eroina. Vincent - stordito dalla droga che ha appena assunto - si reca a casa di Mia, una donna annoiata, cocainomane, molto attraente e maliziosa.

Su consiglio di Mia, la coppia va a mangiare al Jack Rabbit Slim's, un locale a tema anni cinquanta nel centro città. All'interno del ristorante, la coppia inizia a conoscersi meglio, dando il via a discorsi che spaziano da argomenti banali a temi quasi filosofici. Dopo aver cenato, i due vengono ingaggiati in una gara di twist sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry.

Tornati felicemente a casa, i due sono quasi sul punto di avere un rapporto sessuale, ma Vincent, ricordandosi che si tratta della moglie del "gran capo", preferisce fare una sosta in bagno per calmarsi e riflettere, imponendosi di evitare un coinvolgimento che risulterebbe molto pericoloso. Rimasta sola, Mia si porta alle labbra una sigaretta e, cercando l'accendino, trova nella giacca di Vincent una dose di eroina. Ritenendo sia cocaina, Mia la sniffa, e per l'errore finisce in overdose. Vincent è confuso e decide di portare Mia a casa di Lance, dove i due riescono a farle un'iniezione di adrenalina al cuore, grazie alla quale la donna si salva appena in tempo.

Finalmente, terminata l'odissea, Vincent accompagna Mia a casa, dove i due giurano reciprocamente di non far mai menzione con Marsellus della terribile avventura vissuta.

Butch Coolidge (Bruce Willis) è un pugile al quale Marsellus Wallace ha ordinato di perdere, dietro il compenso di un'ingente somma di denaro. Butch acconsente, ma poi decide di fare il doppio gioco scommettendo a proprio favore e battendo il proprio rivale, Floyd Wilson, che nell'incontro perde addirittura la vita. Fugge in taxi con Esmeralda Villalobos (Angela Jones) sino al motel dove lo attende Fabienne (Maria de Medeiros), la sua fidanzata.

La mattina seguente Butch e Fabienne stanno per partire, secondo i piani, per andare a vivere nella cittadina natale di Butch, Knoxville in Tennessee. Scoprono però che nel fare i bagagli Fabienne ha dimenticato di prendere l'orologio d'oro che Butch aveva ricevuto da suo padre, e che apparteneva alla sua famiglia da generazioni. Butch non può rinunciare all'orologio. Pur sapendo che gli uomini di Marsellus saranno sicuramente sulle sue tracce per vendicare lo sgarro fatto al loro capo, decide di tornare nel proprio appartamento per recuperare la preziosa reliquia.

L'appartamento appare deserto, e Butch, recuperato l'orologio, si concede una breve colazione. Ad un tratto però nota sul piano di lavoro della cucina una mitraglietta con silenziatore e la impugna perplesso. Inoltre, pochi istanti dopo sente azionarsi lo scarico della toilette: è Vincent Vega. I due si ritrovano uno di fronte all'altro e rimangono entrambi attoniti fino a quando Butch, spaventatosi per un rumore improvviso (lo scatto del tostapane), crivella di colpi il killer.

Mentre sta per ritornare da Fabienne, a un semaforo, Butch s'imbatte proprio in Marsellus. Lo investe e causa un incidente, che lo lascia tramortito. Rimessisi faticosamente in piedi tutti e due, Marsellus inizia a sparare contro Butch e lo insegue fino a quando non finiscono in un negozio di pegni gestito da un certo Maynard (Duane Whitaker). L'uomo stordisce Butch e Marsellus e chiama un suo amico, Zed (Peter Greene), un poliziotto-criminale che giunge al negozio in divisa.

Maynard e Zed, che sono sadici stupratori, violentano Marsellus e lasciano Butch, legato, nelle mani del loro schiavo detto "lo storpio" (Stephen Hibbert). Butch si libera e fa svenire lo storpio con un pugno; a un passo dalla libertà, decide di armarsi con una katana, che trova nel negozio, tornare indietro ed uccidere i due stupratori. Così, rientrato nel seminterrato, uccide Maynard. Sul punto di uccidere anche Zed con un colpo di katana, Butch viene fermato da Marsellus che, usando un fucile a pompa, fa saltar via il pene di Zed. Non soddisfatto, Marsellus promette a Zed che le vere torture devono ancora cominciare. Per quanto riguarda la violenza subita, Marsellus fa giurare a Butch di non farne mai menzione in giro e, inoltre, riconoscente per il gesto appena compiuto, considera chiuso il conto aperto che li aveva portati, poco prima, a cercare di uccidersi a vicenda, a patto che Butch lasci la città il giorno stesso.

Molte reti televisive hanno eliminato (o coperto con un «beep») molte delle parole volgari presenti nei dialoghi. Inoltre hanno eliminato la scena in cui John Travolta spara in faccia a Marvin, rimpiazzandola con uno schermo nero e la frase, letta da una voce somigliante a quella di Travolta, «Oh, no! Ho sparato a Marvin!».

Negli Emirati Arabi, il montaggio originale del film è stato totalmente stravolto: il film è stato infatti ri-montato in maniera tale che ogni storia fosse raccontata senza tagli. Il film termina con la scena in cui Butch e Fabienne lasciano Los Angeles.

Dopo l'uscita di Le Iene, Quentin Tarantino decise di ritirarsi per breve tempo dal mondo del cinema. Durante questo periodo, egli maturò una nuova sceneggiatura, che doveva partire come un cortometraggio sul mondo del crimine, al quale si sarebbero poi aggiunti altri due episodi: l'intenzione iniziale era quella di creare un'antologia di corti sul mondo del crimine. Per creare qualcosa di assolutamente originale ed innovativo, Tarantino decise di partire da situazioni classiche: un pugile che deve perdere un incontro truccato ma lo vince e lo scagnozzo del boss che deve portare a cena la moglie del boss senza "toccarla"; da qui si doveva generare una serie di errori che avrebbe condotto a situazioni estreme.

Come aveva già fatto con Le Iene, il regista applicò alla storia la cronologia frammentata, uno dei suoi cosiddetti "marchi di fabbrica". Nella sceneggiatura, il regista decise di inserire svariati riferimenti al cinema d'exploitation degli anni settanta e ottanta, asserendo - sulla falsariga dello scrittore Stephen King - che «prima di apprezzare il latte, dovrai bere un sacco di latte rancido». Egli sosteneva in pratica, che dopo essersi nutrito di B-movies e noir anni trenta (il "latte rancido") per tutta la sua adolescenza, era logico che avrebbe creato qualcosa di molto migliore (il "latte").

Per scrivere la sceneggiatura del film, Tarantino si recò ad Amsterdam, in Olanda, dove scrisse i dialoghi iniziali tra Jules e Vincent e si informò sulla cultura olandese ed europea in generale. Dopo aver iniziato a caratterizzare i personaggi, Tarantino iniziò a pensare che la maniera migliore per descrivere il mondo del crimine, evitando di creare un'antologia, fosse quella di ispirarsi alla struttura del pulp magazine Black Mask (che infatti era il titolo di lavorazione della pellicola).

Scrisse appositamente il ruolo del signor Wolf per Harvey Keitel, quello di Jules per Samuel L. Jackson e quello di Lance per Eric Stoltz. Anche i personaggi di Zucchino e Coniglietta vennero scritti appositamente per Tim Roth e Amanda Plummer.

Dalla sceneggiatura originale alla pellicola vennero apportati molti cambiamenti: ad esempio, secondo il copione originale, durante il mexican standoff all'Hawthorne Grill, Jules doveva sparare tre colpi a Ringo e due a Yolanda, mentre un sesto andava a colpire un cliente all'interno del locale; a questo punto Jules riapriva gli occhi, facendo capire che tutto era stato immaginato. Continuando, secondo le prime stesure, Vincent doveva sparare tre colpi a Marvin: due in faccia ed uno - per non farlo soffrire - in gola, ma alla fine Tarantino optò per un unico colpo perché faceva apparire più divertente la situazione.

Insieme all'amico Roger Avary, Tarantino si aggiudicò l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale.

Degli 8 milioni di dollari messi a disposizione dalla Miramax in fase di pre-produzione, 5 servirono per il cast stellare del film. La pellicola è nota per aver ridato linfa alla carriera di John Travolta, per l'aiuto che diede alla figura di Samuel L. Jackson (che dopo questa interpretazione inanellò una serie di scritture importanti come protagonista) e a quella di Uma Thurman.

Molto diverso era il cast scelto prima delle riprese, che vedeva Daniel Day-Lewis o Michael Madsen nel ruolo di Vincent Vega, Paul Calderon in quello di Jules, Mickey Rourke e Matt Dillon come candidati per il ruolo di Butch, David Rodriguez nel ruolo dello storpio; in questo assetto iniziale, Michelle Pfeiffer, Meg Ryan, Joan Cusack, Isabella Rossellini e Daryl Hannah erano state considerate per il ruolo di Mia, mentre Johnny Depp e Christian Slater erano in ballottaggio per quello di Zucchino. Pam Grier, una delle attrici preferite dal regista, doveva avere il ruolo della moglie di Lance, Jody. Tarantino disse anche che inizialmente voleva che Kurt Cobain e Courtney Love recitassero nei ruoli rispettivamente di Lance e Jody.

Per puro caso, al posto di Michael Madsen, subentrò John Travolta nel ruolo di Vincent Vega: Madsen aveva scelto di interpretare Virgil Earp nel nuovo film di Kevin Costner, Wyatt Earp. Pagato solo 140.000 dollari, Travolta riuscì a trarre beneficio dal film grazie al successo che gli procurò. In pochi mesi, ricevette la sua seconda nomination all'Oscar e venne richiesto da registi come Barry Sonnenfeld e John Woo, che lo vollero rispettivamente per Get Shorty e Face/Off - Due facce di un assassino.

Dopo aver provinato e scartato Paul Calderon per il ruolo di Jules, Tarantino riscrisse la parte per Samuel L. Jackson, che era stato inizialmente scelto nel cast di Le Iene nel ruolo di Mr. Orange ed aveva apprezzato molto l'opera prima di Tarantino. Dopo il primo provino, Jackson rischiò di perdere la parte, ma un tempestivo intervento di Paul Calderon, amico dell'attore, riuscì a convincere Tarantino a dare una seconda chance a Jackson. L'attore convinse il regista e partecipò alla pellicola, che gli fruttò una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista.

Tarantino esitò circa chi far recitare nel ruolo di Butch Coolidge: indeciso tra Sylvester Stallone, Matt Dillon, Mickey Rourke e Bruce Willis, optò alla fine per quest'ultimo. Nella sceneggiatura originale, Butch è un pugile sulla ventina d'anni, ma per adeguare la storia al fisico dell'attore, il personaggio venne trasformato in un pugile ormai alla fine della sua carriera. Nelle intenzioni iniziali di Tarantino, Coolidge doveva ricordare il personaggio di Ralph Meeker in Un bacio e una pistola di Robert Aldrich, «un duro con gli amici ed un melenso romanticone con la sua donna».

Dopo aver interpretato il sadico Marsellus Wallace, Ving Rhames ottenne grande notorietà. Dopo Pulp Fiction, l'attore sarà presente come attore non protagonista in molti film come Mission: Impossible di Brian De Palma, Con Air di Simon West e Out of Sight di Steven Soderbergh.

Per riuscire a ottenere il ruolo di Mia Wallace, Uma Thurman dovette impegnarsi parecchio, poiché erano già state chiamate Holly Hunter e Meg Ryan. Dopo aver ottenuto la parte, il volto di Uma Thurman divenne per certi versi il volto di Pulp Fiction: l'attrice appariva nei manifesti del film su di un letto con una sigaretta in mano, un pulp magazine ed una pistola poggiati su di esso. Venne nominata all'Oscar come miglior attrice non protagonista grazie al ruolo della moglie annoiata e cocainomane. Tuttavia, non monetizzò questa fama acquisita, perché scelse di non partecipare a film ad alto budget per i successivi tre anni.

Amanda Plummer guadagnò molta attenzione da Pulp Fiction, tanto che l'anno successivo venne chiamata ad interpretare la serial killer protagonista di Butterfly Kiss - Il bacio della farfalla di Michael Winterbottom.

Tarantino affiancò agli attori già elencati tre sue vecchie conoscenze: Tim Roth ed Harvey Keitel, che avevano già recitato per lui in Le Iene nel 1992; e Christopher Walken, che recita in una breve ma memorabile parte ed aveva già avuto un ruolo in Una vita al massimo (1993), scritto da Tarantino ma diretto da Tony Scott.

Come aveva già fatto con Le Iene, Tarantino ritagliò per sé una parte, interpretando Jimmie Dimmick, un ruolo di una certa importanza. Così, anche attraverso l'espediente di entrare a far parte del cast delle pellicole da lui stesso dirette, Tarantino segue le orme di grandi registi come Alfred Hitchcock, famoso per essere apparso in molti suoi film.

Per risparmiare poi sugli oggetti di scena, vennero usate moltissimi beni appartenenti realmente agli attori: l'automobile guidata da Vincent Vega (John Travolta) nel film, una Chevrolet Chevelle del 1964 (tra l'altro rubata durante le riprese), apparteneva a Quentin Tarantino, così come il portafogli "Bad Motherfucker" di Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) e i giochi da tavolo "Operation" e "Life" di Lance (Eric Stoltz).

Oltre a vestire i panni di regista e sceneggiatore, Tarantino si riservò il ruolo di Jimmie Dimmick, nonostante fosse indeciso sino all'ultimo se interpretare Jimmie o Lance: alla fine optò per Jimmie, perché preferiva trovarsi dietro la macchina da presa durante la scena dell'iniezione di adrenalina. Tarantino si divertì, inoltre a "giocare" con i personaggi: se Steve Buscemi interpretava il Mr. Pink contrario alle mance ne Le Iene, stavolta per contrappasso divenne il cameriere Buddy Holly che serve Vincent (John Travolta) e Mia (Uma Thurman).

Tarantino ammise che la scena più difficile da girare fu quella della siringa a casa di Lance (Eric Stoltz). Questa venne infatti girata al contrario, con John Travolta che tirava fuori l'ago dal petto di Uma Thurman. «Ci pensò Sally a montarla poi al contrario» - asserì Tarantino.

Le scene in cui Tarantino è davanti la macchina da presa vennero girate dall'allora esordiente Robert Rodríguez.

Pulp Fiction fu accolto immediatamente in maniera positiva, sin dall'anteprima del maggio 1994 al Festival di Cannes, dove ottenne la Palma d'Oro. Ancora più entusiastica l'accoglienza del pubblico, che lo elesse subito a cult. Molti critici, come Siskel ed Ebert, hanno messo al pari livello il successo che Tarantino ottenne con Pulp Fiction con quello che Orson Welles ottenne dopo la distribuzione di Quarto potere.

Seppur in maniera moderata, il film venne ritenuto controverso, a causa di alcune scene violente ma anche per il razzismo. Inoltre venne notato che a subire violenza nel film sono esclusivamente personaggi di colore (lo stupro al negozio di pegni, Vincent che spara a Marvin, Butch che investe Marsellus).

Visto il successo della pellicola, moltissimi studi cinematografici si affrettarono a realizzare un'orda di remake non ufficiali che tentavano di duplicare la formula di dialoghi ironici e insoliti, cronologia frammentata e violenza affrontata con leggerezza. Molte di queste pellicole affondarono giunte al botteghino, mentre alcune come Go - Una notte da dimenticare e Lock & Stock - Pazzi scatenati vennero ben accolte; nell'ultimo, in modo particolare, Guy Ritchie riuscì in maniera egregia a trasferire lo schema di Pulp Fiction tra i meandri della malavita organizzata di Londra.

Anche all'estero venne accolto positivamente: in Italia, la famosa scena dell'uccisione di Marvin venne parodiata nel film comico Così è la vita di Aldo, Giovanni & Giacomo: Aldo mangia un hamburger, quando, puntando inavvertitamente la pistola verso il sedile posteriore dove è seduto Giovanni fa partire erroneamente un colpo: il lunotto posteriore viene spruzzato di rosso esattamente come in Pulp Fiction, Giovanni boccheggia come fosse stato colpito ed Aldo piange. Finché Giacomo non svela che la vittima non è che una confezione di ketchup.

Dopo circa 14 anni dall'uscita nei cinema americani, Pulp Fiction continua ad essere riconosciuto come uno tra i più grandi capolavori della storia della cinematografia mondiale: nella IMDb Top 250, il film è costantemente tra i primi dieci posti della classifica. Per il sito TSPDT (They Shoot Pictures, Don't They?) il film si attesta a livello di recezione critica solo al 175° posto, posizione dovuta soprattutto ai giudizi contrastanti che vari critici avevano dato all'uscita del film. Nel 2000, i lettori di Total Film magazine lo hanno collocato al terzo posto nella classifica dei film più belli della storia del cinema, battuto solamente da L'impero colpisce ancora e Fight Club.

Nonostante diversi giornalisti abbiano accusato Clint Eastwood - assegnatore della Palma d'Oro al film - di aver tenuto scarsamente in considerazione l'altra pellicola in concorso, Tre colori: Film Rosso di Krzysztof Kieślowski, e di aver invece osannato Pulp Fiction, la pellicola incoronò il trentunenne Quentin Tarantino come il nuovo ragazzo prodigio del cinema americano. Non era facile confermarsi dopo il grande successo de Le Iene, e l'aver fatto di nuovo centro, rafforzò il convincimento da parte di tutta la critica che questo apprezzato giovane autore fosse realmente il nome nuovo più importante di tutta la scena cinematografica mondiale.

Il critico statunitense Raymond Johnston affermò che il film non sembrava affatto il lavoro di un giovane con parecchie idee, ma più che altro l'opera di un minuzioso regista. Punti che Johnston ammirò particolarmente furono l'accuratezza dei dialoghi surreali e l'occhio di un regista che mirava alla perfezione in ogni sequenza. Inoltre, egli notò che nonostante il film fosse lungo 2 ore e 46 minuti, lo spettatore non avvertiva la durata a causa della fluidità del racconto. James Berardinelli, invece, scrisse che è raro che un regista alle prime armi esordisca con un "cult" come Le Iene e si confermi con il suo secondo film, perché di solito la seconda pellicola vuole ripetere il successo della prima riproponendo le stesse trame e gli stessi personaggi.

Ma non mancarono le critiche parzialmente negative. Pur essendoci un riconoscimento unanime sul valore tecnico della pellicola o sulla qualità della sceneggiatura, diversi ne evidenziarono dei limiti dal lato artistico. La rivista Variety lo bollò definendolo «per spettatori giovani di sesso maschile» (additando dunque la violenza grafica e le molteplici parolacce ripetute, tra cui fuck, usato 281 volte), mentre in Italia Irene Bignardi, seppure divertitasi, disse di essere rimasta «perplessa di fronte agli eccessi e al vuoto di un brillantissimo metacinema». Per il critico de La Repubblica, questo fu un passo indietro rispetto a Le Iene, il cui tratto innovativo fu davvero dirompente, più di quanto non lo fosse stata questa ricerca insistita di trovate ad effetto che possono allietare una prima visione ma che poi lasciano molto poco allo spettatore.

Di fatto, a più di dieci anni dalla sua uscita, si può però affermare che alcuni dei tratti più caratterizzanti della pellicola, quali la struttura a storie intrecciate e cronologicamente non sequenziale, i dialoghi iper-realisti, una rappresentazione fumettistica dei personaggi ed una violenza esplicita ed eccessiva (qui tesa a suscitare ilarità a differenza di quanto non avveniva in Le iene), hanno forgiato un’intera generazione di cineasti e influenzato in maniera evidente l’ultimo decennio della cinematografia mondiale. Se poi l'influenza del genere pulp e dello stile di Tarantino siano stati nella storia del cinema solo qualcosa di passeggero e circoscritto, è ancora presto per dirlo.

Dopo il successo ottenuto dalle action figures di Kill Bill, la NECA decise - collaborando con la GEoms - di distribuire sul mercato dei set riguardanti varie scene di Pulp Fiction. I set erano chiamati "The Clean-Up", che rappresentava la scena dell'arrivo di Wolf, "The Gimp", che rappresentava la scena della tortura e "Overdose", rappresentante la scena dell'overdose di Mia.

Dal 2006, BMFWallets.com ha iniziato a distribuire sul mercato delle perfette copie del portafoglio di Jules Winnfield sul quale è inciso "Bad Motherfucker": esistono 3 varianti del portafoglio, una che lo riproduce fedelmente, una in marrone con la scritta impressa e una in nero con la scritta impressa. Sempre nello stesso anno, su iniziativa di movie-stuff.uk, è stato messo in vendita il portachiavi usato da Zed (Peter Greene) nel film.

Dal 20 maggio 1998 è in vendita il DVD di Pulp Fiction, mentre già nel settembre 1995 era in vendita la VHS della pellicola.

Nel dicembre 1994, la sceneggiatura del film è divenuta un libro edito dalla Miramax Books.

La colonna sonora del film comprende brani di diverso genere: si spazia dalla musica surf al rock al funk e al blues: spiccano svariati artisti come i Kool & the Gang, Dick Dale e Al Green. Altra particolarità della colonna sonora è la presenza di alcuni dialoghi estratti dal film che si intercalano più volte tra un brano ed un altro.

Secondo Stephen Erlewine, la colonna sonora del film riesce a ricreare la violenza, l'humor, lo stile ed il non-sense del film in maniera brillante, concentrandosi sulla musica surf e aggiungendo alcuni classici del rock and roll statunitense e altri del blues, come "Let's Stay Together" di Al Green e "You Never Can Tell" di Chuck Berry.

Nel 2002 venne realizzata un'edizione da collezione della colonna sonora, contenente le sedici tracce originali rimasterizzate digitalmente e altre cinque tracce "bonus". Il secondo disco conteneva l'intervista Stranger Than Fiction! con il regista Quentin Tarantino.

Nonostante Quentin Tarantino abbia più volte asserito che si tratta unicamente di un hitchcockiano "MacGuffin", molti fan della pellicola hanno elaborato diverse teorie secondo cui la valigetta potrebbe contenere l'anima di Marsellus Wallace (Ving Rhames), i diamanti della rapina di Le Iene, una pistola dorata, il vestito dorato di Elvis, un premio Oscar, l'orecchio tagliato a Marvin Nash in Le Iene o essere solamente una citazione a film passati come Un bacio e una pistola, Johnny Oro o Repo Man, il recuperatore.

Il match a cui partecipa Butch Coolidge (Bruce Willis) e al quale lo spettatore non assiste potrebbe essere un riferimento al libro Piombo e sangue di Dashiell Hammett, considerato un "pulp magazine": molti di questi racconti del ventesimo secolo servirono a Tarantino come ispirazione.

In realtà, nella Bibbia questo passaggio non esiste, perciò si pensa che quello del film sia solamente un omaggio al film di kung fu Karate Kiba, con Sonny Chiba: nella pellicola in questione, il protagonista recita questo passo quando sta per uccidere una persona.

Da notare poi come le persone chiamate Marvin muoiano sempre nei film di Tarantino: in Le Iene, il poliziotto 'Marvin' Nash (Kirk Baltz) viene prima torturato da Mr. Blonde (Michael Madsen) e poi ucciso da Eddie il Bello (Chris Penn); in Pulp Fiction, lo sventurato 'Marvin' è la vittima del colpo partito per errore di Vincent Vega (John Travolta).

Dal momento che l'insegna "Wilson vs. Coolidge" rivela che l'incontro ha luogo giovedì 16 luglio, probabilmente il collocamento temporale più logico è quello del luglio 1992 (gli altri due anni temporalmente vicini in cui il 16 luglio cadeva di giovedì erano il 1987 ed il 1998). Il 1992 tra l'altro sembra combaciare con l'età di Butch, che nei primi anni settanta era un bambino.

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Source : Wikipedia