Brindisi

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Brindisi

Panorama di Brindisi

Brindisi (brindisino Brinnisi, latino Brundisium, greco Brentèsion o Vrindhision, messapico Brention) è una città di 89.979 abitanti dell'Italia meridionale, capoluogo dell'omonima provincia della Puglia e importante centro del Salento.

La città ha rivestito storicamente un importante ruolo commerciale e culturale, dovuto alla sua fortunata posizione verso Oriente e al suo porto naturale sul mar Adriatico.

Il comune è membro dell'area vasta Brindisina di cui è capofila.

Sede aeroportuale, la città ospita anche un porto rilevante per i commerci e i trasporti verso la Grecia e il Medio Oriente. Vivace centro industriale della penisola salentina, Brindisi è attiva nell'agricoltura e nell'industria, soprattutto chimica e energetica.

Brindisi sorge su un porto naturale, un'insenatura che si incunea profondamente nella costa, importante per i collegamenti con Grecia, Turchia e Albania.

Presentando una morfologia del territorio pianeggiante, l'intero territorio comunale rientra nella Piana di Brindisi si caratterizza per l’elevata vocazione agricola dei suoi terreni. Si trova nella parte nord-orientale della pianura salentina, a circa 40 Km dalla valle d'Itria e quindi dalle prime propaggini delle basse Murge. La città nasce sulla costa adriatica, poco distante dalla Riserva Marina Naturale del WWF di Torre Guaceto. Il mar Ionio si trova invece a circa 45 km.

Il territorio brindisino è caratterizzato da un’ampia area sub pianeggiante dalla quale emergono depositi calcarenitici e sabbiosi di origine marina; i quali a loro volta presentano un livello più profondo argilloso del pleistocene inferiore, e uno ancora successivo carbonatico composto da calcari mesozoici e da terreni del ciclo sedimentario della Fossa bradanica. Lo sviluppo dell'agricoltura, soprattutto intensiva, ha causato un aumento dell'utilizzo delle risorse idriche comportando però un aumento indiscriminato degli utilizzi.

In base alle medie di riferimento trentennale (1961-1990), la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9,5 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25 °C. Le precipitazioni medie annue, inferiori ai 600 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.

Città molto antica ha vissuto, nel bene e nel male, la sua storia in stretta correlazione alla sua posizione, geograficamente strategica.

Nel promontorio di Punta le Terrare, che si trova nel porto esterno, è stato individuato un villaggio dell'età del bronzo media (XVI secolo a.C.) dove un gruppo di capanne, protette da un terrapieno di pietre, ha restituito frammenti di ceramica micenea. Lo stesso Erodoto aveva parlato di un'origine micenea per queste popolazioni. La necropoli di Tor Pisana (a sud dell'attuale centro storico di Brindisi) ha restituito vasi protocorinzi della prima metà del VII secolo a.C.. La Brindisi messapica intrattenne certamente rapporti commerciali intensi con l'opposta sponda adriatica e con le popolazioni greche dell'Egeo: tali rapporti sono oggi documentati da numerosi reperti archeologici mentre fu in contrasto con la vicina Taranto.

Nel 267 a.C. Brindisi, come l'intero Salento, fu conquistata dai Romani e divenne un importantissimo scalo per la Grecia e l'Oriente, quindi venne elevata al rango di municipio nel 83 a.C. e ai brindisini fu riconosciuta la cittadinanza romana (240 a.C.). La città conobbe durante il periodo romano la sua età aurea e godette di importanti collegamenti stradali con Roma attraverso le consolari Appia, la Regina Viarum, e la via Traiana. Crocevia culturale, soprattutto per chi si recava in Grecia per motivi culturali, diede i natali al poeta Marco Pacuvio; Cicerone vi sostò in quanto ospite di Lenio Flacco e qui scrisse le Lettere Brindisine; a Brindisi si trattenne Orazio Flacco, accompagnato da Mecenate, a causa del suo esilio; fu meta dello sbarco di Agrippina con le ceneri di Germanico; il celebre Virgilio vi morì il 19 settembre 19 a.C. proprio tornando da un viaggio in Grecia.

Sede episcopale sin dall'età apostolica, Brindisi fu un centro importante per l'evangelizzazione della zona. Esaurito il fortunato periodo sotto Roma la città fu conquistata dai Goti nel VI secolo, poi nel 674 fu rasa al suolo dai Longobardi guidati da Romualdo, quindi fu presa dai Bizantini e, nel 1070, dai Normanni. La città pugliese recuperò in parte il fasto del passato durante il periodo delle Crociate, quando divenne porto privilegiato per la Terra Santa. L'importanza è dimostrata anche dal fatto che fu nella Cattedrale di Brindisi che l'imperatore Federico II di Svevia, il puer Apuliae, contrasse matrimonio il 9 novembre 1225 con l'erede alla corona di Gerusalemme: Isabella (o Jolanda) di Brienne e, sempre Federico II, partì proprio dal porto brindisino nel 1227 per la Sesta crociata.

Fortemente colpita dalla peste del 1348 riguadagnò, lentamente, le antiche dimensioni demografiche grazie a importanti flussi migratori di slavi, albanesi e greci che giungevano d'oltremare.

Dal 1496 al 1509 appartenne a Venezia per poi passare sotto il dominio spagnolo. Proprio sotto il periodo vicereale iniziò un lungo periodo di declino, di pari passo al progressivo impaludamento del porto. Con la successiva dominazione borbonica si ebbe un periodo di crescita economica: nel 1775, sotto Ferdinando IV di Borbone, fu riattivato il canale d'uscita del porto interno e furono risanate le paludi adiacenti alla città.

L'annessione al Regno d'Italia, nel 1860, e l'apertura del canale di Suez, nel 1869, portarono a Brindisi una linfa vitale nuova, che permise di diventare il terminale preferenziale per la Valigia delle Indie e importante snodo mercantile per la grande ex colonia britannica.

Durante la seconda guerra mondiale Brindisi divenne sede del comando alleato per il basso Adriatico, acquisendo una notevole importanza strategica. Tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, di conseguenza alla fuga di Vittorio Emanuele III, la città ebbe funzione di capitale d'Italia.

Il toponimo latino Brundisium, attraverso il greco Brentesion, ricalca il vocabolo messapico Brention, testa di cervo, che sembra riferirsi alla forma del porto.

Lo stemma della città di Brindisi, trae origine da alcune caratteristiche peculiari dell'antica città di Brindisi, alcune di esse ancora oggi visibili. La testa di cervo deriva dal toponimo messapico della città "Brention", toponimo ispirato dalla forma del porto cittadino, che ricorda, appunto, le ramificazioni delle corna di un cervo: ciò è chiaramente visibile ancora oggi nelle foto satellitari, che evidenziano i due seni, di levante e di ponente, in cui il porto è diviso. Nello stemma sono inoltre presenti le cosiddette "colonne terminali" della Via Appia, visibili oggi in cima a quella che è comunemente denominata la "Scalinata Virgilio".

La città di Brindisi conserva interessanti testimonianze monumentali dall'antichità all'età moderna. Di seguito i luoghi di maggiore interesse.

Brindisi è stata oggetto di un'ampia emigrazione durante il Novecento, così come tutte le città del Mezzogiorno. L'emigrazione riguardava soprattutto le fasce sociali più basse che abbandonavano le campagne. L'emigrazione può essere ricondotta in due grandi ondate. La prima, che ha il suo picco negli anni immediatamente precedenti e seguenti la I guerra mondiale, ha per meta esclusiva le Americhe (Stati Uniti, Argentina, Brasile), per poi dirigersi verso l'Europa centro-settentrionale, che diviene così la destinazione principale dell'emigrazione pugliese. Quella dopo la II guerra mondiale, attratta dallo sviluppo industriale di alcune aree settentrionali del Paese: il Piemonte e la Lombardia, in particolare Milano.

A partire dagli anni sessanta con la realizzazione del grande petrolchimico che andava ad aggiungersi alle imprese meccaniche e aeronavali, Brindisi poté garantire opportunità di lavoro a tecnici e operai. La città conobbe quindi una piccola immigrazione regionale, attirando famiglie dalle province e regioni limitrofe.

Un altro importante capitolo nella demografia cittadina fu sicuramente l'esodo albanese del 1990-1991 (che in realtà durò almeno un decennio) che portò nel porto di Brindisi ondate di sbarchi immigrati. Nell'emergenza i cittadini di Brindisi si distinsero per la grande solidarietà. Moltissimi portarono beni di prima necessità, offrirono cibo e acqua ai migliaia di Albanesi che giungevano in navi-rottame super affollate dopo l'attraversamento del canale d'Otranto.

Se durante gli anni '90 l'emigrazione verso il nord si era affievolita, nell'ultimo decennio la crisi dell'industria labour intensive, non supportata da una diffusione di piccole e medie imprese nel territorio, e gli anni di stasi dell'economia italiana e, ancor più, meridionale hanno fatto sì che il fenomeno, soprattutto giovanile, si riaccendesse. A beneficiarne maggiormente sono stati i poli più attrattivi del Paese: le industrie del nord est, le grandi città come Roma, Milano e Bologna che, tutt'oggi, sono sia per motivi di lavoro, che per motivi di studio le mete privilegiate di migliaia di brindisini. Il circolo vizioso di Brindisi nonché del Mezzogiorno è che, essendo luogo di partenza di lavoratori e studenti universitari in movimento, si impoverisce di capitale umano, provocando nel medio e nel lungo periodo un ritardo di sviluppo nel tessuto economico e sociale.

Oggi Brindisi è una città che conosce anche una regolare immigrazione extracomunitaria, sebbene i valori siano lontani dalle città del Nord Italia.

Gli stranieri regolari residenti sono 1.203 (561 maschi e 642 femmine) pari allo 1,34% della popolazione brindisina. La più grande comunità, come prevedibile, è quella albanese. Il numero di coloro che hanno deciso di rimanere nella città pugliese è, comunque, molto trascurabile rispetto al totale di immigrati che vi sono transitati. Brindisi, infatti, ha rappresentato, e rappresenta ancora oggi, per questo popolo balcanico il primo passo verso l'Italia e l'Europa occidentale.

Il gran numero di statunitensi è spiegato dal fatto che, tra Brindisi e San Vito dei Normanni fu installata, e ha operato in tutta la seconda metà del '900, una stazione dell'aeronautica militare statunitense. Nonostante la base non sia più operativa da anni, molti militari hanno deciso di restare a vivere nella città pugliese.

La presenza britannica è il risultato di un fenomeno che, da almeno un decennio a questa parte, sembra consolidarsi nel territorio: un'immigrazione da parte di famiglie del Nord Europa, soprattutto Inglesi e Irlandesi. Queste famiglie, di solito composte da pensionati, decidono di comprare delle ville nella campagna brindisina e godere tutto l'anno delle gradevoli temperature brindisine. Tale fenomeno, relativamente recente in Puglia, è conosciuto come "Salentoshire", neologismo scherzoso sulla falsariga del "Chiantishire", relativo al consolidato turismo britannico in Toscana.

Il dialetto brindisino è una variante del salentino e, pur esistendo delle differenze minime tra i vari comuni, la radice resta invariata. Esso è parlato, oltre che a Brindisi, nel territorio di alcuni comuni limitrofi e, con piccole differenze, in alcuni comuni della provincia di Taranto. Il brindisino, inoltre, influenza alcuni dialetti del nord leccese e del sud brindisino.

Brindisi, insieme a Ostuni, è sede dell'omonima arcidiocesi (Archidioecesis Brundusina-Ostunensis in latino), sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia.

Eretta nel IV secolo, il suo primo vescovo fu san Leucio. Nel X secolo in seguito alla distruzione della città ad opera dei saraceni, i vescovi stabilirono la propria residenza ad Oria. Fu in questo secolo che fu stabilita la diocesi di Ostuni, dapprima unita alla diocesi di Monopoli e probabilmente erede dell'antica diocesi di Egnazia. Sempre nel X secolo o in quello successivo che la sede di Brindisi fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana. Già nel 1010 comunque Brindisi aveva due suffraganee: Ostuni e Monopoli. Nel 1591 Oria divenne sede di una nuova diocesi, il cui territorio fu ricavato dall'arcidiocesi brindisina. Il 30 settembre 1986, con decreto della Congregazione per i Vescovi, l’arcidiocesi di Brindisi e la diocesi di Ostuni furono unite sede plena nell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni. La nuova diocesi fu riconosciuta civilmente il 20 ottobre 1986, con decreto del Ministero dell'Interno.

Per anni Brindisi ha rappresentato un punto nevralgico del traffico di sigarette di contrabbando e, in misura minore, di droga proveniente dai Paesi balcanici.

La città pugliese era la soglia che permetteva l'accesso illecito di sigarette, di fattura per lo più cinese, in Italia e in altre destinazioni comunitarie (in particolare Francia, Belgio, Gran Bretagna). Il fenomeno assunse caratteri davvero importanti durante gli anni '80 e '90, quando anche in Puglia cominciò a diffondersi la criminalità organizzata (la Sacra corona unita) la quale si era specializzata proprio nei traffici illeciti con i Balcani (segnatamente Montenegro e Albania), rafforzandosi poi anche sul territorio brindisino, rivalendosi su esercizi commerciali e pubblica amministrazione. Una battuta d'arresto si ebbe con l'operazione "Salento" (10 maggio 1995 - 3 novembre 1995) alla quale presero parte 1.713 soldati dell'esercito italiano, e poi con l'operazione "Primavera" (28 febbraio 2000 - 14 marzo 2000) alla quale parteciparono 1.900 uomini. Lo Stato, in questo caso, è riuscito a decapitare la criminalità e a inferire un grosso colpo al contrabbando brindisino.

Il fenomeno del contrabbando è considerato quasi del tutto scomparso, mentre, secondo la Direzione Investigativa Antimafia oggi la criminalità organizzata pugliese è stata molto indebolita e marginalizzata, presentando un’alta frammentazione e frequenti ricambi interni.

A Brindisi hanno sede una Base Logistica delle Nazioni Unite (UNLB) e il Deposito del WFP-UNHRD. L'UNLB, attivo dal 1994, riceve materiale proveniente dalle missioni in chiusura o ridimensionamento, ispeziona, ripara, immagazzina e invia tale materiale alle operazioni di pace e umanitarie che ne fanno richiesta; appronta e mantiene in condizioni di efficienza i cosiddetti "start up kits", ossia tutti quei materiali ed attrezzature necessarie all'apertura di una nuova missione; opera da centro di smistamento, o hub, delle telecomunicazioni satellitari per le Nazioni Unite.

L'Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente è presente a Brindisi fin dai primi anni Novanta con uno sportello tecnologico. Nel 2001 l'ENEA ha consolidato la propria presenza a Brindisi, rilevando le strutture del Centro Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo dei Materiali (CNRSM) e creando un proprio Centro di ricerca all'interno del Campus "Cittadella della Ricerca" ubicato sulla Strada Statale 7 Via Appia.

Attualmente operano nel Centro l'Unità Tecnico Scientifica Materiali e Nuove Tecnologie (MAT), l'Unità Tecnico Scientifica Fusione (FUS), l'Unità Tecnico Scientifica Tecnologie Fisiche Avanzate (FIS) e il Progetto Speciale Clima Globale (CLIM).

A Brindisi nacque Marco Pacuvio, drammaturgo, la cui produzione fu esclusivamente tragica; ci sono stati tramandati infatti dodici titoli di fabulae cothurnatae e vari frammenti tratti da singole tragedie. Pacuvio scrisse anche una fabula praetexta, cioè una tragedia di ambiente romano, il Paulus, avente per protagonista Lucio Emilio Paolo, il vincitore a Pidna.

Importante la presenza a Brindisi nel I secolo a.C. del mecenate Lenio Flacco che aveva trasformato la sua casa, posta sulle colline settentrionali del porto, in un cenacolo di cultura: ospitava artisti, letterati, scienziati e poeti, tra cui Orazio e soprattutto l'amico fraterno M. Tullio Cicerone, in particolare in occasione del suo esilio del 58 a.C. A Brindisi soggiornò Virgilio durante la stesura dell'Eneide e vi trovò la morte nel 19 a.C.

Aulo Gellio nelle Noctes Acticae, tra il serio e il faceto, parla di Brindisi come di una città dove la cultura era ampiamente diffusa e dove si potevano trovare a buon prezzo testi in lingua greca.

Non vi è traccia delle opere di una Clodia Anthianilla, giovanissima poetessa brindisina, di cui si conserva solo una statua (proveniente dall'area del foro della città) con il basamento che reca un'iscrizione elogiativa di rara commozione.

Lupo Protospata compilò nel XI secolo un Chronicon: se non fu con certezza un brindisino, era comunque un pugliese. I più bei versi dedicati a Brindisi furono composti dall'imperatore Federico II, che così cantò la città che riteneva la capitale di tutte le città di mare: Filia Solis, ave, / nostro gratissima cordi.

Nel XVI secolo la città diede i natali a un letterato che ebbe fama a Venezia: Lucio Scarano fu anche un filosofo e fu tra i fondatori dell'Accademia Veneziana (1593).

Eruditi, scrittori di cose religiose o autori di storie locali furono tra Cinquecento e Seicento Nicola Taccone (XVI secolo), che fu poeta in lingua latina, Giovan Battista Casimiro (XVI secolo), l'arcivescovo Giovanni Carlo Bovio (1522-1570), il gesuita Lelio Fornari (1545–1612), Teodoro Monetta (1556–1620c.), Giovanni Maria Moricino (1558-1628), il cappuccino San Lorenzo da Brindisi (1559-1619), il francescano Bernardino Selvaggi (1600c.-1679).

L'arcivescovo Annibale De Leo (1739-1814), uomo di grande cultura, ha legato il suo nome al Codice Diplomatico Brindisino, ma fu autore anche di diversi scritti di profonda erudizione ed ebbe contatti con i maggiori studiosi del tempo.

La poesia vernacolare ha avuto i suoi massimi esponenti in Agostino Chimienti (papa Ustinu) (1832–1902) e Pasquale Camassa (1858-1941), esempi emulati da Giovanni Guarino (autore di testi per le canzoni dialettali più popolari) e, in tempi più recenti, da Alfredo Galasso, Luigi De Marco, Ennio Masiello e Attilio Mingolla.

Un'importante realtà brindisina è CiccioRiccio, emittente radiofonica storica e che è ascoltata in tutta la Puglia, Basilicata, Molise e parte della Campania e della Calabria.

Per quanto riguarda la stampa, oltre alla Gazzetta del Mezzogiorno e del Nuovo Quotidiano di Puglia, entrambi con una redazione provinciale a Brindisi, è presente anche Senza Colonne e BrindisiSera.

Brindisi ospita alcune emittenti televisive come Blustar TV, Puglia TV e Teleradio Agricoltura.

La cucina brindisina presenta numerosi prodotti della tradizione agricola e del mare.

Tra le ricette tipiche meritano di essere ricordate, in particolare "li pettuli" (frittelle di pasta lievitata da gustare dolci o salate magari ripiene di baccalà o acciughe, di cavolfiore o broccoli), "tajedda di riso patani e cozzi" (riso, patate e cozze al forno), zuppa di pesce, purè di fave, fave e cozze, "cozze racanate", "scuma ti mari" (bianchetti).

Burrata, Cacio, Caciocavallo, Giuncata, Manteca, Mozzarella o Fiordilatte, Pecorino, Ricotta, Ricotta forte, Scamorza, Vaccino, Ricotta salata o marzotica.

Asparagi sott'olio, Capperi sott'aceto, Carciofini sott'olio, Cotognata, Cotto di Fico, Fichi Secchi, Funghi spontanei secchi al sole, Funghi spontanei sott'olio, Lampascioni sott'olio, Marmellata di arancio e limone, Marmellata di Fichi, Melanzane secche al sole, Melanzane sott'olio, Olive schiacciate o cazzate, Olive in salamoia, Olive verdi, Peperoni secchi al Sole, Peperoni sott'olio, Pomodori secchi al sole, Pomodori verdi e maturi secchi sott'olio, Salsa di pomodoro, Vincotto, Zucchine secche al sole, Zucchine sott'olio.

Cartellate, Cavatelli, Dolci di pasta di mandorle (pasta reale), Lagane, Orecchiette, Pane di grano duro, Ravioli con ricotta, Taralli, Pucce, Uliate, Pane di semola, Pane di orzo.

Nel territorio di Brindisi è possibile produrre Aleatico di Puglia Doc, Ostuni Doc, Brindisi Rosso DOC, Brindisi Rosato DOC e Puglia Igt.

Da un punto di vista urbanistico, la città conosce i più antichi segni di antropizzazione nel territorio sul promontorio di Punta le Terrare, un'area costiera esterna al porto, ma si deve ai Messapi la formazione di una città nell'area dell'attuale centro urbano. Dell'impianto urbanistico della città messapica e di altre emergenze (la presunta agorà, i templi, le porte) non è si hanno riscontri archeologici certi: gli scavi occasionali hanno restituito soprattutto tombe.

Dopo che a Brindisi fu dedotta una colonia romana (244 a.C.), la città conobbe una espansione urbanistica notevole per lo sviluppo economico e sociale che ne conseguì. Secondo Plinio il Vecchio Brindisi era una delle prime città italiane (Brundisium ... in primis Italiae portu nobile). Durante l'alto Medioevo Brindisi subì un forte declino; dopo che fu devastata dai Goti nel (VI secolo), Procopio la descrive come una piccola città senza mura difensive: l'abitato si restrinse in un ambito più piccolo, probabilmente attorno al tempio di San Leucio, fuori dal centro antico. Il porto fu abbandonato per alcuni secoli. La rinascita avvenne con l'ultima dominazione bizantina (XI secolo) e soprattutto coi Normanni e con gli Svevi (XII e XIII secolo), quando diviene scalo privilegiato per le Crociate e per tutti i traffici con l'Oriente. Successivamente la città si sviluppò intorno alla "rua maestra" (le attuali via Consiglio, piazza Sedile, via Fornari, largo Angeli e via Carmine), sulla quale si affacciavano i più importanti edifici privati cittadini. La città era divisa in tre rioni o "pittachi": Santo Stefano (nelle vicinanze delle colonne), Sant'Eufemia (nella zona di Santa Teresa) e San Toma (nella zona di Santa Lucia).

Se il passaggio della peste del 1348 e le seguenti discordie cittadine furono devastanti per Brindisi, il fatto che portò al collasso la città fu l'inopportuna ostruzione del canale di accesso al porto per timore di un attacco dal mare da parte dei Veneziani (1446): il conseguente impaludamento delle acque spopolò Brindisi. Sotto gli Aragonesi e gli Spagnoli, i maggiori sforzi furono rivolti essenzialmente intorno alle fortificazioni (mura, castello di terra e forte a mare) e a fornire agevolazioni a popolazioni di immigrati (soprattutto greci, albanesi e slavoni). Solo la riapertura del canale Pigonati (1775) diede nuovo slancio alla città che si riaprì ai traffici con l'Oriente soprattutto grazie alla istituzione della Valigia delle Indie sul finire dell'Ottocento. Lo sviluppo demografico e urbanistico del Novecento ha portato al nuovo disegno della città moderna sovrapposta a quella antica a costo di sventramenti e demolizioni spesso inutili e poco opportune (quartieri delle Sciabiche, di San Pietro degli Schiavoni, Teatro Verdi, Torre dell'Orologio).

Oggi una nuova concezione urbanistica, per quanto tardiva, consente di programmare gli insediamenti di maggiore impatto architettonico fuori dal centro storico. Nel frattempo la città si espande oltre le mura del centro storico costituendo nuovi quartieri periferici: Commenda, Cappuccini, Sant'Angelo (negli anni 1950-1970) e poi Santa Chiara, Sant'Elia, Bozzano (anni 1980-2000).

Tuturano è l'unica frazione di Brindisi abitata tutto l'anno, sorge a 10 km a sud della città nella Piana di Brindisi. La frazione sconta la presenza, a pochi chilometri dall'abitato, da una delle centrali termoelettriche più grandi d'Europa: la centrale Federico II di proprietà dell'ENEL.

Pur godendo di una tradizione agricola molto importante, lo sviluppo industriale, veloce e massiccio nel corso del XX secolo, ha comportato cambiamenti radicali al tessuto economico, ma anche urbano e sociale della città con una conseguente cementificazione di parte della costa.

Sfruttando la posizione del porto, Brindisi è anche un importante scalo marittimo per la Grecia e la Turchia, ed è essa stessa una destinazione turistica che conosce importanti tassi di crescita a partire dagli anni '90.

L'agricoltura brindisina raggiunge i suoi "primati" nell'orticoltura, viticoltura, frutticoltura e olivicoltura.Sicuramente il settore che ha segnato il territorio per secoli si basa su colture di mandorli, olivi, tabacco, carciofi, cereali. L'agricoltura ha però conosciuto negli ultimi decenni una dinamica sfavorevole forse da imputare una crisi dovuta all'elevata età media degli imprenditori agricoli (superiore ai 50 anni); sembra, quindi, auspicabile un ricambio generazionale del settore per garantire una maggiore dinamicità, ed evitare un ulteriore indebolimento, in termini di incidenza del settore nell'economia totale.

Per quanto concerne la zootecnia è consistente con allevamenti di capi bovini e ovi-caprini.

L'industria brindisina si identifica principalmente con l'industria chimica e aeronautica.

L'industria chimica, nelle sue più svariate accezioni (alimentare, energetica, farmaceutica o di processo) è nel territorio brindisino assai sviluppata. L'associazione Federchimica riconosce Brindisi e provincia un polo industriale chimico.

I diversi stabilimenti dell'ENI, dislocati come Polimeri Europa, Snam ed EniPower sono inseriti del resto proprio nel polo petrolchimico di Brindisi, situato alla periferia della città, e si affaccia sul mare Adriatico. Negli ultimi anni, con l’entrata in esercizio della nuova centrale, degli impianti originali sono rimasti in esercizio i soli generatori direttamente alimentati con vapore di recupero dall’adiacente impianto di "cracking idrocarburi" di altre società Eni e una caldaia come riserva fredda.

Brindisi è leader per la produzione di energia elettrica in Italia. Sul territorio comunale insistono tre grandi centrali pertinenti ai gruppi ENEL, Edipower ed EniPower ed è inoltre in progetto la realizzazione di una importante centrale fotovoltaica.

A Brindisi sono dislocati gli stabilimenti di Alenia Aeronautica (specializzata nella modifica di velivoli dalla configurazione passeggeri a quella cargo), Avio (centro di eccellenza per i motori militari) e Agusta (produzione di strutture metalliche e revisione di elicotteri).

La crescita del settore terziario nella provincia è confermata dall'analisi del trend sempre crescente che ha accompagnato i servizi nella creazione del valore aggiunto tra il 1995 e il 2004 (dal 66,8% al 75,5%), dimostrando quindi il fatto che Brindisi (ancora più che la provincia) si sta indirizzando verso uno sviluppo terziarizzato, abbandonando la forte vocazione industriale.

Ad oggi è in questo settore economico che si può ritrovare il contributo principale alla formazione del valore aggiunto brindisino: una produzione complessiva di quasi 6.000 milioni di euro, pari al 75,5% dell'output totale.

I trasporti ferroviari sono assicurati dalla Stazione di Brindisi, un importante snodo ferroviario della Puglia, punto di incontro tra la Ferrovia Adriatica e la linea Brindisi – Taranto. La stazione appartiene al circuito CentoStazioni e presenta collegamenti verso tutte le località servite dalla linea adriatica e ionica.

È prevista la dismissione della linea ferroviaria Brindisi – Brindisi Marittima che permetterà l'allargamento della sede stradale di via del Mare, con la conseguente creazione di nuove zone di sosta per le auto, e consentendo inoltre di risolvere buona parte dei disagi rivenienti proprio dalla carenza di parcheggi. Va detto che la dismissione della stazione ferroviaria Brindisi Marittima comporterà anche l'eliminazione del passaggio a livello situato a ridosso di via Porta Lecce.

Il porto di Brindisi è un porto turistico, commerciale e industriale e uno dei più importanti del mar Adriatico. Il traffico mercantile concerne carbone, olio combustibile, gas naturale, prodotti chimici.

Le banchine di Costa Morena si sviluppano per 1.170 m, con profondità di 14 metri e piazzali per 300.000 m². Lungo la diga di Costa Morena (500 m) si sviluppa il sistema, a mezzo nastro e tubature, per lo sbarco dei prodotti destinati all'alimentazione delle centrali elettriche di Brindisi sud e nord. A Punta delle Terrare sono operativi 270 m di banchine per il traffico Ro-Ro con possibilità di ormeggio contemporaneo di cinque navi.

L'aeroporto di Brindisi ha collegamenti giornalieri con le maggiori città italiane ed europee. Lo scalo, distante 6 km dal centro cittadino, serve l'intera provincia di Brindisi, quella di Lecce ed in parte anche quella di Taranto. Nel 2007 sono transitati complessivamente 929.854 passeggeri.

L'aeroporto è dotato di due piste, una in direzione NW-SE lunga 2.628 m, l'altra in direzione NE-SW lunga 1.970 m. Le piste, essendo state utilizzate in passato anche dall'adiacente aeroporto militare, sono abbastanza grandi da far atterrare anche un aereo bombardiere B-52. L'aeroporto ha avuto in passato un ruolo strategico per il controllo dell'aerea dei paesi dell'Unione Sovietica con l'appoggio della vicina base Nato di San Vito Dei Normanni (che dista 10 km dalla città). Non a caso è stato scelto come base centrale delle Nazioni Unite per controllare l'attuale area di crisi internazionale, quale è quella del Medio Oriente, per cui partono spesso aiuti umanitari alle popolazioni (gli ultimi per l'Iraq e per il Libano).

L'aeroporto è stato recentemente rinnovato e ristrutturato. Così sono stati modernizzati i controlli ed il check-in, nonché l'area di attesa dei passeggeri e quella dei gate. Rimane un piccolo scalo che però è sufficiente per l'utenza salentina e quella turistica verso queste destinazioni. Sono previsti dei nuovi collegamenti verso tutta l'area europea, balcanica e nordafricana.

La Società Trasporti Pubblici di Brindisi, garantisce un servizio di trasporto pubblico urbano e il collegamento del capoluogo con gli altri comuni della provincia.

Inoltre, questa società assicura il servizio di trasporto via mare nelle acque interne del porto di Brindisi.

La principale società di basket della città e di tutta la Puglia è la New Basket Brindisi, che ha disputato nella sua storia cestistica un campionato nella massima serie di A1 e diversi campionati in Lega 2; i colori sociali sono gli stessi della società calcistica e di tutti i sodalizi sportivi presenti in città, ovvero il bianco e il blu. Il club disputa le proprie partite interne nel palazzetto dello sport "Elio Pentassuglia", uomo simbolo della palla a spicchi brindisina e nazionale. Attualmente la squadra è gestita dal patron Massimo Ferrarese e presieduta da Antonio Corlianò e disputa il campionato della serie Lega 2.

Oltre alla New basket Brindisi, nel capoluogo adriatico disputano il loro campionato diverse società minori come l'Invicta Brindisi militante in C2, Eagles BK Brindisi militante C2, Assi Basket Brindisi militante in C2, Real ACLI Brindisi militante in serie D e Quelli che... Brindisi militante in serie D. Infine ci sono il Basket Brindisi militante in Promozione ed altre 7 squadre militanti in Prima Divisione. In tutto, quindi, la città di Brindisi può vantare di ben 14 società cestistiche maschili.

Per quanto riguarda il basket femminile, si distingue la rinnovata società Futura Basket Brindisi che partecipa al campionato di serie C femminile.

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Football Brindisi 1912 Società Dilettantistica

Il Football Brindisi 1912 è la principale società calcistica di Brindisi. Milita nel campionato di Serie D, Girone H.

Fondata nel 1912, il Brindisi divenne la squadra più forte della Puglia laureandosi nel 1913 campione pugliese.

In seguito disputò vari campionati di Serie C e Serie D, fino alla promozione in Serie B al termine del campionato 1971-72.

Il Brindisi Football Club 1912 è arrivato a disputare il campionato cadetto per quattro volte nella sua storia.

Nella stagione 1971-72 il Brindisi di Franco Fanuzzi, allenato da Louis De Menezes Vinicius, meglio noto come Vinicio, conquista la Serie B vincendo il campionato di Serie C con 55 punti (cinque punti di distacco dal Lecce, secondo classificato, già a due giornate dal termine).

La formazione è la seguente: De Rossi, Sensibile, La Palma, Cantarelli, Fiorini, Castelletti, Renna, Giannattasio, Ferrari, Lombardo, Cremaschi.

Capocannoniere: Cremaschi con 13 reti.

Nella stagione successiva, il Brindisi è nel campionato cadetto: si dimostrerà la sorpresa del campionato che chiuderà in settima posizione, con 41 punti.

Nonostante le polemiche il Brindisi comincia la stagione 1973-74 con l'allenatore Gianni Di Marzio. Al termine della stagione il Brindisi è terzultimo con 34 punti assieme alla Reggina, che retrocede per peggior differenza reti.

Nella stagione 1975/1976 il Brindisi è penultimo con 27 punti, e retrocede in Serie C1 assieme a Piacenza e Reggiana.

Nel campionato di Serie C2 1982-83 la città di Brindisi è rappresentata da due squadre, cioè questa e la Gioventù Brindisi. Nei due derby le due squadre otteranno una vittoria a testa, ma la Gioventù Brindisi retrocede.

Nel 2003 la squadra vince la Coppa Italia Serie C, venendo quindi ammessa alla Coppa Italia l'anno seguente, dove sarà eliminata dal Bologna, nonostante la vittoria per 3-2 all'andata.

Dal mese di luglio 2004, in seguito a una crisi societaria e al mancato assolvimento delle formalità per l'iscrizione al campionato di Serie C2, la società è stata esclusa dai campionati federali e ha cessato la sua attività. Nell'ultimo campionato di C2, stagione 2003-04, il Brindisi si era classificato al secondo posto della stagione regolare, disputando successivamente i play-off e perdendo la finale per l'accesso alla Serie C1 nelle gare di andata e ritorno contro l'Acireale (Acireale - Brindisi 1-0 (91' Anastasi); Brindisi - Acireale 3-3 (6' e 50' Francioso, 27' e 90' Ventura, 45' Anastasi, 55' Corona).

Successivamente all'esclusione del Brindisi, il titolo sportivo è stato rilevato da una nuova società, la Football Brindisi 1912, che, come previsto dal Lodo Petrucci, ha dovuto ricominciare dal campionato di Eccellenza.

La nuova cordata, messa assieme dal presidente di Assindustria Brindisi Massimo Ferrarese (contemporaneamente impegnato anche nel salvataggio della locale squadra di basket, New Basket Brindisi), è costituita dai fratelli Francesco, Rino e Giuseppe Barretta, Rosario Mazzarella, Luigi Bagnato, Vincenzo Fiorillo, Massimo Ferrarese, Pasquale Giurgola e Aldo Cannone (successivamente questi ultimi due usciranno dalla società), ed è nata ufficialmente la sera del 12 agosto 2004 nello studio del notaio Roberto Baraccio con un capitale sociale di un milione di euro.

Il Football Brindisi 1912 nasce il 21 luglio 2004 dalle ceneri della precedente società cittadina, fallita al termine di un campionato di vertice di Serie C2, ripartendo dal campionato di Eccellenza. La prima compagine azionaria fu costituita da un nucleo di dieci imprenditori locali, fra i quali erano già presenti i fratelli Barretta che, al termine del primo campionato, ottennero la promozione del Football Brindisi 1912 in Serie D. Prima dell'avvio della stagione 2005-06, i fratelli Barretta decisero di acquisire il 100% delle quote societarie.

Il Football Brindisi 1912 si presenta sotto la forma giuridica di S.r.l. (Società a responsabilità limitata), con un capitale sociale di 100.000,00 euro, interamente versato. Gli attuali soci sono i fratelli Francesco e Giuseppe Barretta, rispettivamente presidente e vice presidente del Football Brindisi 1912, noti e stimati imprenditori locali con interessi nell'ambito del porto di Brindisi e nella gestione del servizio di assistenza presso terminal petroliferi off shore in diverse aree del continente. Il loro primo impegno è stato quello di ristrutturare la società sia sotto il profilo tecnico che gestionale. I risultati stanno a testimoniare il buon lavoro svolto: la prima squadra si è brillantemente conquistata la partecipazione ai play off promozione ed il settore giovanile ha riservato risultati lusinghieri sotto il profilo tecnico.

Al termine della stagione 2004-05 il Brindisi viene promosso in Serie D totalizzando ben 98 punti che però non gli sono sufficienti a precedere uno straordinario Monopoli che di punti ne totalizza addirittura 102.

Al termine della stagione 2007-08 il Brindisi pareggia in casa contro il Pomigliano e vede sfumare ancora una volta le residue speranze di poter approdare ai play-off e fare il salto nel calcio professionistico.

Brindisi promosso in Serie D.

Brindisi esce dai play-off.

Brindisi esce dai play-off.

La Curva Sud Michele Stasi è il settore dello stadio dove si posizionano gli ultras biancoazzurri, che sono composti dai Teenager korps, che guidano la curva, e da Gruppo Autonomo, Ghenga Sconvolta, Gruppo Sant'Elia, Ultras, Legione e altri.

Le rivalità sono quelle con Barletta, Monopoli, Foggia, Andria, Nocerina, ma la rivalità di sempre è solo con il Lecce anche se manca da diversi anni il derby. Mentre con i tifosi del Foligno è presente un gemellaggio che dura ormai da più di 20 anni.

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Provincia di Brindisi

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La Provincia di Brindisi è una provincia della Puglia meridionale situata nella subregione del Salento. Comprende 20 comuni e conta 402.985 abitanti.

Affacciata a nord-est sul Mar Adriatico, confina a nord con la Provincia di Bari, a ovest con la Provincia di Taranto e a sud-est con la Provincia di Lecce.

La provincia è stata istituita nel 1927 dalla scissione dell'antica regione della Terra d'Otranto, suddivisa nelle tre province salentine. La provincia fu realizzata con l'unione di parte della allora Provincia di Lecce (18 comuni) e con due comuni della allora Provincia di Bari (Cisternino e Fasano). Il suo stemma è quello di un cervo, e ci sono Tre ipotesi sulle sue origini: la città potrebbe essere sorta in luogo che già i Messapi sapevano essere l'habitat naturale del cervo, in lingua Messapica brunda, da cui il nome Brindisi; le due colonne che indicavano la fine della Via Appia Antica e dove i romani che avevano sottomesso i messapi usavano brindare prima di partire per l'oriente, da cui il nome brindisi; vengono identificate con le corna del cervo;oppure lo stesso nome sarebbe stato attribuito per via della conformazione della costa dove oggi sorge il porto cittadino, penetrata da un braccio di mare biforcuto, che ricorderebbe le corna di un cervo.

Tra il XII e l'XI secolo a.C. il territorio dell'attuale provincia era abitato da popoli indigeni mescolatisi con popolazioni d'origine cretese-micenea. Successivamente furono invasi da genti Illiriche provenienti da Sparta e dalla Grecia. Nacque così dalla fusione di tali popoli una civiltà del tutto particolare, gli Iapigi-Messapi, che costruirono le prime città fortificate, di cui alcune ancora oggi esistenti e la prima rete stradale, poi ricalacata dalle civiltà successiva e più o meno rimasta nelle sue linee generali invariata. I Messapi si insediarono in diversi centri a macchia di leopardo, alcuni di questi divennero le odierne città di Brindisi, Mesagne, Oria, Carovigno, Villa Castelli, Ceglie Messapica e San Pancrazio Salentino. Importanti i siti archeologici siti in Pezza Petrosa nel territorio di Villa Castelli; Egnazia presso Fasano,e Muro Tenente presso Mesagne. Nel periodo messapico, la terra di Brindisi disponeva di tre porti: Egnazia, vicino l'odierna Fasano che fu distrutta poi dai Goti nel VI secolo, quello di Brindisi. Dovevano inoltre essere presenti altri approdi secondari. La provincia seguì la storia dell'intero Salento, fu conquistato dai Romani nel 267-266 a.C. Brindisi, divenne colonia latina nel 244 a.C. e poi municipio nell'89 a.C. crescendo economicamente e strategicamente per la posizione e per la ricchezza dei prodotti agricoli: l'olio, il vino e il frumento. Anche Oria, per la sua posizione tra Taranto e Brindisi conservò la sua importanza tanto da farvi passare la via Appia. Successivamente, nel 109 d.C., l'imperatore Traiano ordinò di lastricare la via che prese appunto il nome di Via Traiana, seguendo la costa. Di notevole importanza in questo periodo l'artigianato: nelle fornaci di Apani e Giancola venivano realizzate le ànfore che contenevano vini e oli e raggiungevano i porti della Grecia, dell'Egitto, della Siria e del Mar Nero.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 e il successivo dominio dei Bizantini, il territorio della provincia era parte della Diocesi di Oria, che ha protetto i territori dalle guerre tra Goti e Greci e dai continui attacchi dei Saraceni sulla costa. Tra il IV e V secolo d.C. cominciono a nascere i primi luoghi di culto cristiano, nei secoli successivi si diffondono anche degli insediamenti rupestri, come le Grotte di San Biagio nelle vicinanze di San Vito dei Normanni. Nel VII secolo Brindisi ed il Vescovado di Oria furono conquistate dai Longobardi. Le popolazioni conobbero un periodo di migrazione dalle zone costiere verso l'entroterra, in particolare le Murge meridionali che offrivano maggiore sicurezza dovuta all'altezza; nonostante ciò i Saraceni riuscirono comunque ad incendiare la foresta di Oria. Il territorio conobbe un nuovo periodo di rinascita con i Normanni che elevarono la sede episcopale ad arcivescovado e costruirono numerosissime chiese e castelli (Carovigno, San Vito dei Normanni, Mesagne) ancora oggi esistenti. Il porto di Brindisi divenne importantissimo per le crociate e la popolazione ritornò ad abitare città sul mare. Anche gli Svevi, con Federico II, lasciarono il loro segno: costruirono il castello fortezza di Oria per controllare l'Adriatico e il Mar Jonio ed il castello "di terra" a Brindisi, nel punto in cui termina la via Appia, e ampliarono i castelli di Mesagne e del resto della provincia. Sotto gli Angioini, il porto di Brindisi continuò a crescere e divenne lo scalo principale per il commercio con Oriente, ma anche per la Sicilia. Nel 1450 circa, il principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, volendo difendere meglio la città, realizzò l'interramento del canale che collegava il porto interno a quello esterno. Si trattava di un espediente strategico non originale: 1400 anni prima era già stato utilizzato da Cesare nella guerra contro Pompeo). Ci furono degli effetti collaterali disastrosi: le acque stagnanti causarono la malaria, che si ripercosse nei secoli successivi come causa principale del declino economico, dell'elevata mortalità, e di una nuova migrazione verso l'entroterra, più salubri. Gli insediamenti rurali si svilupparono con fortuna soprattutto nei territori di Francavilla, San Vito dei Normanni, Ostuni, Fasano. Sotto il dominio degli Aragonesi e il nuovo pericolo degli attacchi dei Turchi, che nel 1480 avevano assediato Otranto, le aree costiere tornarono ad essere fortificate. Un esempio di tali fortificazioni è il comune di Torchiarolo, dove furono costruite case e corti fortificate circondate da un robusto muro di cinta.

A partite dal XVII secolo i comuni interni ritornarono a svilupparsi a causa dell'incremento demografico e lo sviluppo delle colture agricole. In questo periodo i feudi di Francavilla e Oria e degli Ungaro a Villa Castelli raggiunsero l'àpice della loro potenza. Nel porto di furono ripristinati i traffici delle grandi navi mercantili per decisione dei Borboni. La vera e propria rinascita della città di Brindisi avvenne nel 1870, con l'apertura della cosiddetta "Valigia delle Indie", la linea mercantile prima ferroviaria e poi marittima che collegava rapidamente, attraverso il porto brindisino e il canale di Suez, Londra all'India. Tra il XIX e il XX secolo si sviluppa l'industria della trasformazione dei prodotti agricoli a Brindisi, San Pietro Vernotico, Mesagne, Ostuni e Fasano; inoltre si diffusero gli stabilimenti vinicoli e oleari. A Brindisi nacquero le fabbriche di botti per il commercio del vino.

Durante la Grande Guerra Brindisi contribuì in maniera preponderante agli eventi bellici sfruttando l'ampiezza e la sicurezza del porto e le industrie meccaniche lavorarono a ritmi frenetici. Non mancarono i conflitti interni, durante il Biennio Rosso. Il 1921 è una data di cesura dal punto di vista sociale, inizia la prima ondata di occupazione delle terre, e a Villa Castelli i contadini e i reduci della Prima guerra mondiale avanzano la prima richiesta di indipendenza da Francavilla Fontana. Nel 1927 in pieno ventennio fascista e nonostante la resistenza di molti comuni viene istituita la provincia di Brindisi con un territorio che comprende venti centri urbani. Nei primi anni sessanta a Brindisi, fu realizzata una grande industria petrolchimica che si aggiungeva alle imprese meccaniche e aeronavali che ha potuto dare lavoro a tecnici e operai provenienti del territorio provinciale, ma anche dalle province e regioni limitrofe. Il territorio provinciale invece si specializza nell-agricoltura di tipo intensivo caratterizzata da piccole e medie imprese. Con la crisi della grande industria chimica e la creazione di un grande polo industiale a Taranto, si è verificata una migrazione degli operai specializzati verso Bari e Taranto. Oggi il territorio della provincia conosce il successo del processo di terziarizzazione dell'economia che punta sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti locali di qualità, nonché una valorizzazione del suo patrimonio artistico e naturalistico che sono alla base di un solido turismo culturale.

L'aeroporto di Brindisi (Papola-Casale) ha collegamenti giornalieri con le maggiori città italiane ed europee. Lo scalo, distante 6 km dal centro cittadino, serve l'intera provincia di Brindisi, quella di Taranto (in parte) e quella di Lecce. Nel 2004 sono transitati complessivamente 754.289 passeggeri, sono state imbarcate e sbarcate merci per 805.108 t, vi hanno fatto scalo 9.418 aeromobili. Collegato con le città della provincia attraverso la linea della Pugliairbus, progetto della società Aeroporti Pugliesi.

L'aeroporto è dotato di due piste, una in direzione NW-SE lunga 2.628 m, l'altra in direzione NE-SW lunga 1.970 m.

Attivo già prima della seconda guerra mondiale, l'aeroporto di Brindisi ebbe dal 1928 regolari collegamenti aerei con Valona in Albania cui seguirono quelli, dal 1933, sulla linea Brindisi - Atene - Rodi e Brindisi- Atene - Istanbul. Interrotta nel 1943 per gli eventi bellici, l'attività civile riprese regolarmente nel 1947. Tra il 1960 e il 1970 la seconda pista viene allungata fino ai 2.628 metri attuali. Negli anni ottanta le strutture vengono sostanzialmente modificate con l'edificazione di una serie di edifici, tra cui una caserma dei Vigili del Fuoco ed una struttura per il traffico merci.

Attualmente, la struttura è gestita dalla S.E.A.P. - Aeroporti di Puglia, ed è parte del sistema aeroportuale pugliese con gli scali Bari Karol Wojtyla, Foggia "Gino Lisa" e Taranto-Grottaglie.

Lungo tutto questo percorso sono stati individuati i resti di ben 431 fortificazioni, tra torri e altri sistemi di avvistamento e difesa della costa.

Testimonianze storiche di grande interesse come i numerosi castelli, presenti quasi in ogni paese, da quelli importanti nati come poderosi sistemi di fortificazione a quelli realizzati come residenze di alcuni sovrani, ad altri trasformati nel tempo in abitazioni fortificate o palazzi baronali.

Un territorio di grande vocazione agricola, dove dominano l'olivo, circa 60 mila ettari di uliveti con piante secolari che assumono forme uniche e particolari, un patrimonio di assoluto valore paesaggistico, e i vigneti (25 mila ettari) con le uve tipiche del Negroamaro, della Malvasia e l’Ostuni Ottavianello dal quale si producono vini a Denominazione di Origine Controllata. Sulle colline della Valle d'Itria, tra le campagne delimitate da antichi e caratteristici muretti a secco, non mancano i mandorleti, mentre in pianura i pescheti si alternano agli altri frutteti. Numerose e differenti coltivazioni ortive di qualità, come il pomodoro, il carciofo, i cereali, e le angurie. Da questi nascono gli originali piatti della gastronomia locale, genuina e profumata.

Alle zone coltivate seguono le aree boschive e la macchia mediterranea. La campagna è divenuta nel tempo ideale sede di vacanze agrituristiche nelle tante Masserie, alcune fortificate, o in abitazioni signorili e nei tipici e bianchi Trulli, dove è facile incontrare importanti insediamenti rupestri, con cripte e tempietti originati dal VI secolo ad opera dei monaci basiliani (Grotte di San Biagio a San Vito dei Normanni). Alti cumuli di pietre, che rappresentano le misteriose Specchie, installazioni megalitiche nate in epoca remota come torri di avvistamento o come luoghi di sepoltura, spiccano all’improvviso nelle zone tra Francavilla, Villa Castelli e Ceglie.

Aree archeologiche di epoca messapica e romana sono presenti in tutta l’area provinciale, con necropoli, terme, strade, cinte murarie e domus, hanno fornito numerosi reperti (monete, ceramiche, statue) oggi custoditi nei musei.

Importantissimi esempi di architettura del periodo Barocco e Romanico.

L'unicità del borgo di Ostuni con le case in calce bianca.

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Source : Wikipedia