Brescia

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Inviato da maria 26/04/2009 @ 02:07

Tags : brescia, lombardia, italia, serie b, calcio, sport

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Brescia

Panorama di Brescia

Brescia (Brèsa o Brèha in bresciano) è una città di circa 190.000 abitanti dell'Italia settentrionale, capoluogo dell'omonima provincia lombarda. È anche conosciuta come la Leonessa d'Italia, secondo l'appellativo attribuitole da Aleardo Aleardi e reso famoso da Giosuè Carducci. La città è ubicata allo sbocco della Val Trompia, ai piedi del Monte Maddalena e del Colle Cidneo, sul quale si trova il Castello di Brescia.

Il clima è freddo d'inverno con gelate e possibili nevicate soprattutto sul monte della Maddalena, mentre le estati sono generalmente afose.

Il principale corso d'acqua della città è il fiume Mella, mentre quelli restanti sono perlopiù a carattere torrentizio (come il Garza) oppure sono canali (Naviglio, Garzetta).

La città non è lontana dal Lago di Garda (Benàco) e da altri laghi alpini, come il Lago d'Iseo (Sebino) e il Lago d'Idro (Eridio) che ne mitigano il clima.

Il Monte Maddalena (già Monte Denno, da Monte Degno, da Mons Domini) è un monte appartenente alle Prealpi Bresciane che si innalza a ridosso della città e più precisamente nella sua parte nord-orientale. Proprio per la vicinanza con la città è detta la montagna dei bresciani. Alta 874 metri (slm), la Maddalena costituisce un vero polmone verde per la città.

La città è ubicata allo sbocco della Val Trompia, ai piedi del Monte Maddalena (874 m) e del Colle Cidneo, sul quale si trova il Castello di Brescia.

Il territorio è in maggior parte pianeggiante, tuttavia bisogna ricordare che tutto il versante sud del Monte Maddalena (compresa la cima) ricade nel territorio comunale, così che Brescia abbia un'escursione altimetrica di 770 metri.

Il toponimo Brescia appare inizialmente su trattati veneti e nasce dalla probabile venetizzazione del lombardo Brèsa o Brèssa, a sua volta derivante dal longobardo Brexia, che a sua volta trae origine dal nome romano della città, denominata da Augusto come Colonia Civica Augusta Brixia.

Il nome latino Brixia (e anche la variante greca Βρηξία) è ben documentato in epoca classica (Catullo, Livio, Plinio il Vecchio ed altri). Viene fatto solitamente risalire al termine celtico *brik/*brig (sommità, colle, altura) con vari riscontri in altre aree di influenza celtica (Bressa in Gallia, Brexa in Spagna, Bressanone). Anche nel dialetto locale il termine bréc significa sentiero ripido e sconnesso.

A differenza di quanto comunemente si crede, dovuto all'appellativo Leonessa d'Italia attribuito alla città di Brescia da Giosuè Carducci, quello che figura sullo stemma di Brescia è un leone maschio.

Nella città si registra una forte concentrazione di immigrati extracomunitari soprattutto pakistani, albanesi ed africani.

Il ciclo "Brescia, lo splendore dell'arte" a cui afferiscono le mostre dal 2004 al 2009, è stato curato da Marco Goldin e dalla sua società Linea d'ombra. In questo periodo le mostre organizzate a Brescia sono sempre risultate le più visitate in Italia e nel mondo (quella di Gauguin e Van Gogh risultò la quarta mostra più visitata al mondo in quell'anno). La giunta comunale di Adriano Paroli, insediatasi nell'aprile 2008 ha invece affidato le nuove politiche culturali a Giorgio Cortenova.

Si svolge presso la nuova struttura espositiva di Brescia.

Fino alle elezioni amministrative del 2008, la città era suddivisa in nove circoscrizioni. Tuttavia alla fine dell'ultima amministrazione Corsini (2007) tali circoscrizioni sono state ridotte a cinque aumentandone l'autonomia. Riportiamo qui dati delle circoscrizioni e dei relativi quartieri.

A 15 Km dal centro della città si trova l'aeroporto di Brescia-Montichiari, inaugurato il 25 ottobre 1999.

La città è attraversata dall'Autostrada A4, che la collega a Torino, Bergamo, Milano, Verona, Venezia e Trieste, ed è punto terminale dell'Autostrada A21, che la collega a Cremona, Piacenza e nuovamente Torino con un percorso più meridionale rispetto alla A4. La città è servita dai caselli autostradali di Brescia Ovest, Brescia Centro e Brescia Est sulla A4 e dai caselli Brescia Centro e Brescia Sud sulla A21.

La città è dotata di una rete di trasporti pubblici automobilistici composta da 18 linee e che serve anche 14 comuni dell'hinterland cittadino per un bacino d'utenza di 360.000 abitanti. Il numero di viaggiatori annuo del 2006 è stato pari a 39 milioni. Dal 2003, il servizio è garantito da Brescia Trasporti che si è aggiudicata la gara indetta dall'amministrazione comunale.

È in fase di costruzione una linea metropolitana leggera automatica, limitata al territorio comunale, sul modello di quella completata di recente a Copenaghen. È inoltre allo studio, da parte dell'amministrazione provinciale e della Regione, un progetto di servizio suburbano utilizzante la rete ferroviaria che si snoda attorno alla città.

La città è attraversata dalla linea ferroviaria Milano – Venezia e la stazione di Brescia è scalo di testa delle linee per Cremona, Parma, Iseo e Edolo, Bergamo e Lecco, Verona.

Prima della riforma del Codice della Strada del 1998 la città era attraversata dalla Strada Statale 11 Padana Superiore ed era punto di partenza della Strada Statale 510 Sebina Orientale, della 235 di Orzinuovi, della 236 Goitese, della 237 del Caffaro e della 345 delle Tre Valli.

Attualmente sono state tutte riclassificate come regionali e affidate dalla Regione Lombardia all'amministrazione provinciale.

La Confindustria locale, l'Associazione Industriale Bresciana (AIB), è stata la prima associazione industriale fondata in Italia il 14 aprile 1897. Le imprese attive in provincia di Brescia, gran parte delle quali opera nell'area urbana, sono 90.000 . Le principali attività industriali sono quelle meccaniche (macchine utensili, mezzi di trasporto, armi, componentistica), metallurgiche (materiali per l'edilizia, posate, rubinetti), tessili, calzaturiere, dell'abbigliamento, alimentari e dei laterizi. Come nel resto d'Italia, molte aziende bresciane sono di dimensioni medio-piccole e a conduzione familiare; negli ultimi anni sono arrivate anche imprese di grande rilevanza e filiali importanti (soprattutto straniere), sia nel territorio della città sia nei maggiori centri industriali della provincia.

Negli ultimi quaranta anni è aumentata l'importanza dei settori bancario, commerciale e della comunicazione.

Per questo motivo la provincia di Brescia ha un PIL di circa 37 miliardi di euro. Tra le aziende cittadine più quotate vi è il gruppo A2A, frutto della fusione tra ASM Brescia ed AEM Milano.

Vi sono anche le filiali di banche ed attività finanziarie. Negli ultimi anni, a seguito del processo di aggregazione bancaria, la città ha perso la sede delle sue due principali banche: Bipop-Carire, oggi parte del gruppo Unicredit, e Banca Lombarda, quest'ultima fusasi con la bergamasca Banche Popolari Unite per formare il gruppo UBI Banca, quarto gruppo bancario d'italia, con numerose sedi di divisione nella città (fonte dati Il Sole 24 ore, Banca d'Italia). In città si trovano inoltre le sedi dei gruppi Lucchini (acciaio) e Lonati (macchine per calze). Brescia e provincia sono importanti anche per la produzione di armi, la cui più nota fabbrica è la Beretta.

Nella periferia cittadina, rispettivamente lungo la Tangenziale Sud e la Tangenziale Ovest, sono presenti 2 acciaierie (Alfa Acciai e Ori Martin).

Tra i finanzieri più importanti vanno ricordati Giovanni Bazoli (presidente di Intesa SanPaolo), Emilio Gnutti e Romain Zaleski.

Di rilievo sono il settore delle costruzioni - in forte espansione, date le riqualificazioni urbanistiche in atto - e quello commerciale, sia nella grande sia nella piccola distribuzione.

Altro settore importante è quello dello svago e della ristorazione, ricordando che a Brescia sono presenti oltre 500 tra bar e ristoranti (fonte dati Comune di Brescia, settore attività economiche).

A meridione della città è in funzione uno dei più grandi e moderni termovalorizzatori del mondo, realizzato e gestito dalla municipalizzata locale, del tipo combinato con inceneritore a recupero energetico. Tramite le tre linee dell'impianto, due alimentate con rifiuti e una con biomasse, si ottiene acqua calda distribuita mediante una rete di teleriscaldamento.

La città, infatti, è stata la prima in Italia a dotarsi, nel 1972, della rete di teleriscaldamento.

Tra le infrastrutture più importanti in città annoveriamo gli Ospedali Civili che con quasi 6.000 dipendenti si collocano al primo posto in Italia per personale impiegato.

Gli studenti universitari sono circa 25.000. L'università statale è attiva e il rettore Prof. Augusto Preti è il rettore da più tempo in carica d'Italia, eletto nel 1983 e in carica fino al 2010. La lunga durata del suo mandato, tuttora in corso, fu al centro, nel 2006, di una riflessione dell'allora Ministro dell'Università Fabio Mussi, che propose incarichi triennali rinnovabili una sola volta.

Brescia è sede di Corte d'appello dall'epoca Napoleonica ed è la sede competente per i processi spostati da Milano. Tutto il comparto giudiziario (Tribunali, Procura, Corte d'Appello) dalla primavera 2008 dovrebbe trovare sede nel nuovo Palazzo di Giustizia, realizzato in prossimità della Stazione Ferroviaria. Varie sono, inoltre, le strutture ospedaliere, la maggiore delle quali è l'A.O. Spedali Civili. Assieme a questa vi sono la Fondazione Poliambulanza, la Casa di Cura S. Camillo, la Casa di Cura Sant'Anna, l'Istituto Clinico Città di Brescia e l'Ospedale Sant'Orsola Fatebenefratelli.

Ha sede legale in città la Brescia Calcio S.p.A. La squadra è famosa per aver avuto tra le sue fila fuoriclasse del calibro di Roberto Baggio, Josep Guardiola, Gheorghe Hagi, Ioan Ovidiu Sabău, Alessandro Altobelli, Evaristo Beccalossi, Andrea Pirlo, Claudio Branco, Luca Toni, Daniele Bonera, Dario Hubner, e altri ancora. Inoltre ha anche tre importanti squadre di rugby: Ghial Calvisano (vincitrice dello scudetto 2008), Rugby Leonessa 1928 S.r.l. e Brescia Rugby. Da non dimenticare la compagine cittadina di pallanuoto, Systema Leonessa, vincitrice negli ultimi anni di scudetto e coppe europee, i Bengals Brescia che militano in serie A2 del campionato di football americano e l´A.S.D.T.T. Brescia che milita in serie A1 del campionato nazionale di tennistavolo e l'Acqua Paradiso Montichiari che milita nel campionato A1 di pallavolo.

Punto di partenza e di arrivo della storica competizione d'auto d'epoca Mille Miglia, gara storica che si tiene normalmente nel mese di maggio su un tracciato variabile tra Brescia e Roma. Sono ammesse alla competizione le vetture prodotte prima del 1957, anno in cui, per motivi di sicurezza, fu sospeso lo svolgimento della versione originale delle Mille Miglia gara di velocità.

Per la parte superiore



Brescia Calcio

Giuseppe Trivellini, portiere e colonna del Brescia degli anni '10 e degli anni'20

Il Brescia Calcio, noto semplicemente come Brescia, è il maggiore club calcistico della città lombarda di Brescia, dove fu costituito nel 1911. Milita attualmente in Serie B.

Il club detiene il record di partecipazioni totali (52) e consecutive (18, dal 1947-48 al 1964-65) nel campionato di Serie B, che ha vinto per 3 volte. Nella sua bacheca figura anche un Torneo Anglo-Italiano, conquistato nel 1994. Il miglior piazzamento in Serie A è il settimo posto della stagione 2000/01, quando, guidata dal Pallone d'oro 1993 Roberto Baggio, la formazione lombarda si qualificò per la Coppa Intertoto. In quest'ultima competizione il Brescia raggiunse la finale e fu sconfitto per la regola delle reti in trasferta dal Paris Saint-Germain dopo due pareggi.

Precedentemente, nella Divisione Nazionale 1928/29, la squadra era arrivata seconda, assieme alla Juventus, nel Girone B conquistando 41 punti, a otto di distacco dal Bologna primo.

Il calcio venne portato a Brescia, secondo la tradizione, da alcuni operai inglesi dello Stabilimento Tempini che, nel loro tempo libero, andavano al Campo Fiera a giocare con un pallone di cuoio.

Il loro gioco, pur suscitando le risate degli altri operai, trovò terreno fertile nei ragazzi della città che, al ritorno in patria di quegli operai, si fecero regalare il pallone e iniziarono a giocare dividendosi in base ai rioni e ignorando spesso le vere regole.

Secondo Bigio Vielmi, una delle prime persone a praticare "seriamente" questo sport nella città lombarda, fu un rappresentante di Milano a insegnare le prime regole, la disposizione in campo e i ruoli ai ragazzi.

Fu proprio Vielmi, assieme ai suoi due fratelli, che fondò la prima società solamente calcistica (prima vi era la Ginnastica Forza e Costanza che, come dice il nome, non si occupava solo di calcio): nel 1907 nacque la Forti e Liberi che debuttò nel campionato lombardo di Terza Categoria nel 1908.

Questa fu la prima formazione, guidata da Ettore Bacchelli, con cui la Forti e Liberi scese in campo: Cremasco, Trinca, Carrera, Ponti, Bonomi, B. Vielmi, Maraglio, G. Vielmi, Giudetti, Zamboni e L. Vielmi.

Il debutto avvenne il 21 marzo 1909, in casa contro il Collegio Facchetti di Treviglio; tuttavia i trevigliesi non si presentarono e al Brescia venne assegnata la vittoria a tavolino. La prima gara "vera" fu la domenica successiva a Brescia contro il Bergamo F.C. (antenato dell'Atalanta): il risultato fu di 0-5. Anche la gara di ritorno non fu delle migliori e la Forti e Liberi perse a Bergamo per 10-0 (il Bergamo F.C. vinse il titolo lombardo 1908-1909).

Grazie all'entusiasmo sorto in città nacquero presto anche altre formazioni tra cui la Gymnasium Brescia e l'Unione Sportiva Bresciana che divennero le due squadre più temibili dopo la Forti e Liberi.

Per farsi conoscere in Lombardia e per dimostrare di non essere una "squadretta" la formazione di Bacchelli organizzò un torneo a cui parteciparono Milan, U.S. Milanese, Ausonia, Hellas Verona e appunto la squadra bresciana. Il torneo venne vinto dai rossoneri ma la Forti e Liberi non sfigurò e poté, nel 1910, grazie alla fusione con il Club Sportivo Brixia, fondare la Victoria.

Nell'anno della fondazione la Victoria riuscì a imporsi nel campionato lombardo di Terza Categoria.

Nel 1911 Victoria, Unione Sportiva Bresciana e Gimnasium, guidate da Franco Apollonio, si fusero dando vita ad un nuovo club: il Foot Ball Club Brescia, posto sotto la guida tecnica di Ettore Bacchelli, già allenatore della Forti e Liberi e del Club Sportivo Brixia. I colori sociali erano arancione e blu.

Per permettere alla squadra di giocare fu costruito il suo primo campo da gioco, situato in Via Milano. Per far conoscere la squadra furono disputate alcune amichevoli con compagini quotate del calcio nazionale. Giunse, così, anche il primo riconoscimento ufficiale al Brescia, ossia la Medaglia d'oro della Regina Madre, ottenuta battendo il Bologna in una partita disputata a Colorno per 2-1.

Grazie ai buoni campionati in Terza Categoria della Victoria (1910-1911) e del Brescia (1911-1912) le "rondinelle" furono iscritte per la prima volta in un campionato riconosciuto dalla FIGC, quello di Promozione lombarda 1912-1913.

Per scelta della Federazione, che riteneva la squadra all'altezza di disputare il campionato nazionale, il Brescia fu iscritto nel 1913-1914 alla massima serie nel girone veneto-emiliano. La squadra, allenata dallo svizzero Fritz Ruchti, ottenne sedici punti e non riuscì a passare alla fase finale.

Durante l'annata successiva (1914/15) la formazione bresciana, sempre guidata dal tecnico elvetico, giocò invece nel girone lombardo-emiliano dove si classificò al terzo posto alle spalle di Inter e Como, qualificatesi alla fase finale nazionale.

La prima guerra mondiale interruppe l'attività agonistica della città che non poté partecipare nemmeno alla Coppa Federale del 1916, poiché questa era eccessivamente vicina al fronte dell'Adamello e non si poteva correre il rischio di giocare lì.

In questi anni emerse Giuseppe Trivellini, il portiere della squadra, che oltre ad essere il capitano dei lombardi (giocherà a Brescia fino al 1930) vestì la maglia della Nazionale per sette volte.

Rilevata dal conte Camillo Martinoni nel 1918, la società dovette aspettare il campionato 1919/20 per poter tornare a giocare, guidata questa volta dalla commisione tecnica di Guido Mori e Vittorio Castelli. In quell'anno arrivò il primo risultato di rilievo, quando, classificandosi seconda nel girone A della Lombardia, centrò la qualificazione alle semifinali nazionali, dove arrivò quinta nel girone B. A inizio campionato la presidenza tornò in mano a Franco Apollonio. La squadra adottò le maglie azzurre con la "V" bianca, che simboleggiava la vittoria nella guerra appena terminata.

Il 1920/21 cominciò con il cambio di presidente (Franco Apollonio fu sostituito da Alberto Genna) e non fu un campionato propriamente felice per le "rondinelle" che, inserite nel girone E, all'apparenza facile, non riuscirono a centrare la qualificazione al girone finale lombardo. L'accesso al raggruppamento finale fu ottenuto dal Saronno, mentre i bresciani arrivarono secondi con gli stessi punti del Racing Libertas e davanti ai cugini dell'Atalanta. Nel corso della stagione si avvicendarono sulla panchina Antonin Fivebr e Imre Schoffer.

Alla fine dell'anno la squadra si schierò nel fronte delle società secessioniste che volevano adottare il Progetto Pozzo, pensato per favorire il passaggio ad un campionato nazionale a girone unico. La squadra, per il 1921/22, disputò il campionato C.C.I., cui partecipavano solo le squadre più importanti. L'anno fu difficile sia in società che sul campo, tanto che, sotto il nuovo presidente Alberto Genna che riconfermò il tecnico ungherese, la squadra si piazzò penultima, precedendo solamente un'irriconoscibile Inter.

Tuttavia, nell'ambito dell'attuazione del compromesso Colombo (attuato per avere una graduale riduzione delle partecipanti al massimo campionato), pur essendo salva dovette giocare degli spareggi di ammissione al nuovo campionato. Disputò la partita contro una delle squadre del campionato F.I.G.C., la Sestrese: a Brescia terminò 2-0 per i lombardi ma a Sestri Ponente vinsero i locali 5-0. Il Brescia fu salvato in questo caso dal regolamento che prevedeva di tenere in considerazione solo i punti ottenuti e non i gol fatti; nel terzo spareggio, giocato a Brescia, le "rondinelle" vinsero nuovamente 2-0 e così si salvarono.

Ebbe così inizio il campionato del 1922/23: la sua struttura era transitoria e prevedeva tre gironi settentrionali coordinati dalla Lega Nord con quattro retrocessioni (su dodici squadre) ciascuno e, per il meridione, vari campionati regionali e una fase finale a due gironi organizzati invece dalla Lega Sud. Il Brescia fu inserito nel girone C dove riuscì a salvarsi per quattro punti sulla Lucchese.

Il campionato del 1923/24 vide un ulteriore cambiamento di "format" e di società: mentre i gironi meridionali rimanevano invariati quelli settentrionali scendevano a due e le retrocessioni passavano da quattro a una. Le "rondinelle", sotto la nuova guida tecnica di Imre Payer, furono iscritte nel Girone A e rimasero quasi subito invischiate nella lotta salvezza col Novara e la Virtus Bologna. Gli emiliani alla lunga cedettero e così lombardi e piemontesi riuscirono a salvarsi. Durante la stagione il comando fu assunto da un comitato di reggenza formato da Enrico dell'Era, Battista Pisa e dal ragionier Spinelli.

Anche il 1924/25, con la società guidata da Gino Rovetta, non fu facile; le nuove regole per il Nord Italia prevedevano due gironi diversi: il primo con dodici squadre e una retrocessione, il secondo con tredici squadre e due retrocessioni. Il Brescia fu inserito nel Girone A dove arrivò terzultimo precedendo il Legnano di due punti e lo Spezia di cinque. A fine campionato il presidente Genna fu sostituito da Gino Rovetta che rimase però presidente solamente per una stagione. La panchina, inizialmente affidata ancora a Payer fu poi affidata a un comitato tecnico composto da Agostino Marzoli, Battista Pisa, Enrico dell'Era e Virgilio Vasconi.

Una nuova riforma modificò il campionato del 1925/26: fu deciso di ridurre ulteriormente il numero di squadre in prima divisione e si sancì così, per la Lega Nord, il numero di quattro retrocessioni per i due gironi mentre in Lega Sud gli interventi arrivarono a fine campionato. I lombardi furono inseriti nel Girone A dove caddero subito Legnano, Pisa e Udinese; a contendersi la salvezza furono proprio le "rondinelle" e il Novara. Prevalse il Brescia che si salvò con una giornata d'anticipo: battendo per 5-0 l'Andrea Doria nella penultima partita di campionato riuscì a mantenere i suoi tre punti di vantaggio sui piemontesi che vinsero inutilmente per 5-1 lo scontro diretto dell'ultima giornata. In quest'annata la commisione tecnica fu guidata da un solo uomo, Evaristo Frisoni.

Nel Prima Divisione 1924-1925/26 fu emanata la Carta di Viareggio che creò la Divisione Nazionale per la stagione 1926/27, formata da due gironi, non seguenti criteri geografici, di dieci squadre ciascuno con due retrocessioni. Il Brescia del nuovo presidente Franco Mazzotti che scelse come allenatore il nordirlandese Bellamy riuscì a salvarsi senza problemi, poiché il divario tra squadre settentrionali e meridionali era troppo alto. Sul fondo della classifica furono infatti il Napoli, che ottenne un solo punto proprio contro le "rondinelle", e l'Alba Audace di Roma che cadde sulla distanza. I lombardi arrivarono settimi a pari punti con l'Hellas Verona.

Anche il 1927/28 vide nuovi cambiamenti: il torneo fu ulteriormente cambiato con la creazione di due gironi nazionali di undici squadre ciascuno con due retrocessioni mentre la presidenza dei lombardi cambiò ancora con l'arrivo di Federico Palazzoli e il ritorno in panchina di Imre Schoffer. Furono gli "anni d'oro" del Brescia, in grado di impensierire anche formazioni storicamente più quotate. I primi risultati giunsero già in quello stesso anno: inserito nel Girone A riuscì a classificarsi quinto con cinque punti di distacco dal Milan (ultima delle squadre ammesse alla finale) e con tre punti di vantaggio sulla Pro Vercelli. Confermato inizialmente Bellamy in panchina durante il campionato questi fu sostituito dal padre del calcio bresciano: Luigi Vielmi, detto Bigio.

Il 1928/29 fu il campionato migliore del Brescia, guidato nuovamente da Imre Schoffer: con le nuove regole si formarono due gironi di sedici squadre con sette retrocessioni nella neonata Serie B e nove promozioni nella Serie A; le due prime avrebbero disputato una finale nazionale. I lombardi riuscirono a piazzarsi secondi nel Girone B del campionato nazionale arrivando otto punti dietro al Bologna campione in carica, conquistandone quarantuno come la Juventus, due in più del Genova 1893 (nome del Genoa durante il fascismo) e quattro più dell'Ambrosiana-Inter. Grazie a questo risultato poté appunto partecipare, nel 1929-1930, al primo campionato di Serie A.

Negli anni '30 il Brescia divenne noto soprattutto per avere lanciato un altro grande portiere dopo Trivellini: Giuseppe Peruchetti, che disputò 196 partite nelle "rondinelle" e alcune in nazionale prima di essere acquistato dall'Inter.

Il primo campionato disputato in Serie A, quello della stagione 1929/30, si concluse con un tranquillo nono posto, a trentatré punti come la Pro Vercelli, con sette punti di vantaggio sulla zona retrocessione. La squadra sempre allenata da Imre Schoffer disputò un campionato simile anche nell'annata 1930/31; stavolta il Brescia fu da solo al nono posto e il vantaggio sulla zona retrocessione fu di ben quattordici punti.

Nel 1931 la presidenza della squadra passò da Franco Mazzotti a Federico Palazzoli, un noto industriale locale. Il campionato del 1931/32 fu tuttavia un disastro. La squadra si classificò penultima con venticinque punti (solo tre in più del Modena fanalino di coda) alla pari con il Bari; si rese necessario lo spareggio che fu disputato a Bologna e vide imporsi i pugliesi per 3-1.

Per risalire nella massima serie fu scelto in panchina Gyorgy Hlaway, tecnico ungherese proveniente dall'Udinese; la risalita fu immediata poiché i lombardi rimasero in Serie B solamente un anno. Arrivarono infatti secondi con cinquanta punti nella stagione 1932/33, vinta dal Livorno con cinquantuno, che la dominò assieme alle "rondinelle" (il Brescia conquistò infatti la promozione con quattro giornate d'anticipo, avendo dodici punti di vantaggio sul Modena).

La stagione 1933/34 fu nel complesso positiva nonostante le difficoltà in ambito dirigenziale. Finì infatti la presidenza di Federico Palazzoli, che fu rilevata dal comitato di reggenza formato da Vignoli, Torresani e Masini; nel corso del campionato questi furono però sostituiti da due commissari straordinari: Alfredo Rocchi prima e Renzo Castagneto poi. Sul piano sportivo la squadra terminò il campionato in dodicesima posizione con ventinove punti (come Torino, Alessandria e Palermo), due in più del Padova retrocesso. La salvezza fu inoltre ottenuta con una giornata d'anticipo, nonostante la sconfitta per 1-0 con l'Ambrosiana-Inter, in quanto i padovani, con tre punti di svantaggio sulle "rondinelle", perdettero per 5-1 contro la Juventus.

Nell'annata 1934/35 la situazione in società sembro stabilizzarsi con l'arrivo in presidenza di Fortunato Vicari. Nel corso dell'anno ci fu tuttavia un ulteriore avvicendamento in quanto egli fu sostuito da Alfredo Rocchi. In campionato la squadra arrivò ancora dodicesima con ventisette punti alla pari di Milan e Triestina; i punti di vantaggio sul Livorno furono tre. Decisiva fu l'ultima giornata: il Brescia sfruttò il vantaggio di giocare in casa l'ultimo turno riuscendo a battere 1-0 l'Alessandria; questo gli consentì di ottenere la salvezza senza dover aspettare il risultato di Torino-Livorno.

Il campionato del 1935-1936 fu disastroso: riconfermato Rocchi come presidente, Hlaway andò ad allenare la SPAL e arrivò a Brescia Umberto Caligaris. La squadra nel corso dell'anno ottenne solamente sedici punti e retrocedette assieme al Palermo, con ben nove punti di distacco dalla zona salvezza, rappresentata dal Bari.

A fine stagione il Foot Ball Club Brescia dovette italianizzare il proprio nome nell'ambito delle leggi volute dallo stato fascista in Associazione Calcio Brescia, nome che manterrà fino al 1976.

Nel 1936-1937 le "rondinelle" riuscirono a condurre un campionato di media classifica in Serie B concludendo all'ottavo posto con trenta punti (gli stessi del Palermo, retrocesso l'anno prima insieme ai lombardi). I punti di vantaggio sulla zona dei quadrangolari di salvezza (necessari a causa della parità di punteggio tra Pro Vercelli, Messina, Venezia e Catania) furono due.

Per la stagione 1937-1938 fu scelto di affidare il Brescia a Innocente Dugnani come presidente e Mariano Tansini come allenatore. I cambi in società furono tutt'altro che positivi e per la prima volta nella loro storia le "rondinelle" retrocedettero in Serie C (non servì il cambio di allenatore nel corso della stagione con l'arrivo di Evaristo Frisoni). La stagione fu veramente un disastro e la retrocessione arrivò con diverse giornate d'anticipo. I bianco-azzurri terminarono quattordicesimi a ventuno punti (gli stessi della Cremonese), staccati di cinque punti dallo Spezia, l'ultima squadra a salvarsi.

Il compito di guidare la società alla risalita fu affidato a Pier Carlo Beretta che rilevò la società nella stagione 1938-1939 con la squadra iscritta nel Girone C di Serie C decidendo di lasciare sulla panchina lo stesso Frisoni. All'epoca la terza serie era formata da otto gironi (quattro settentrionali e quattro centro-meridionali); le vincenti di ogni girone si affrontavano in due quadrangolari chiamati Gironi finali (anche qui uno per il Nord e uno per il Sud) che premiavano le prime due classificate. Il Brescia concluse la prima parte del torneo vincendo il girone grazie al quoziente-reti migliore di quello del Varese (entrambe erano giunte prime con trentotto punti). Inserito nel Girone finale A con Udinese, Reggiana e Savona lo superò senza problemi vincendo quattro partite su sei e ottenendo così la promozione in Serie B.

Beretta per la stagione 1939-1940 confermò la fiducia al tecnico bresciano; la squadra si piazzò al sesto posto del campionato di Serie B conquistando quaranta punti come il Siena, a sei dal Livorno promosso.

Senza cambi in società anche nell'annata 1941-1942 il Brescia terminò il campionato nella zona medio-alta della classifica. La squadra si classificò infatti quinta con trentanove punti, staccata di otto punti dall'ACIVI Vicenza.

Ritrovata la Serie A nel 1942-1943 (un anno prima dell'interruzione dei campionati) la squadra ottenne ancora un buon risultato nel 1945-1946 quando giunse quinta nel Campionato Alta Italia mancando l'accesso al girone nazionale dopo i due spareggi decisivi giocati contro il Milan raggiunto grazie alla vittoria ottenuta nello scontro diretto dell'ultima giornata (pareggiato ai supplementari il primo spareggio, perso ai supplementari il secondo).

Ma, dopo la buona annata, il diciottesimo posto del 1946-1947 costò al Brescia la retrocessione in Serie B. L'anno successivo, quello del 1947-1948, vide il Brescia arrivare secondo nel Girone A della cadetteria ma, per le riforme della FIGC atte a riportare questa categoria a girone unico, ciò non coincise col ritorno in massima serie.

Anche nel campionato del 1951-1952 (dopo tre anni in cui ottenne risultati di media classifica) la squadra lombarda arrivò seconda in Serie B; si giocò la promozione nello spareggio di Valdagno contro la Triestina (arrivata diciassettesima in Serie A) ma perdette per 1-0 e mancò ancora il ritorno in A. Passati ancora quattro anni senza prestazioni eclatanti, nel 1956-1957 la società centrò nuovamente il secondo posto. Stavolta lo spareggio fu disputato contro l'Alessandria, arrivato secondo con gli stessi punti dei Lombardi, ma ancora una volta fu fatale al Brescia sconfitto per 2-1 sul neutro di Milano.

Le stagioni successive furono molto deludenti per i tifosi delle "rondinelle" e, sia nel 1958-1959.

Anche nel 1960-1961, si rischiò la retrocessione in Serie C. Nel 1964-1965, con una prestazione notevolmente differente rispetto a quella degli ultimi anni, il Brescia vinse il campionato di Serie B e ritrovò, dopo diciotto anni, la Serie A (va considerato però che nel 1963-1964 furono determinanti i sette punti di penalizzazione avuti dai lombardi che li esclusero dalla lotta per la promozione).

La massima serie venne mantenuta però solo per due anni e già nel 1967-1968, con un quattordicesimo posto finale, la squadra retrocedette in Serie B. Ritrovata la Serie A grazie al secondo posto del 1968-1969, con un altro quattordicesimo posto nel 1969-1970 la società tornò in B.

Iniziò allora uno dei periodi più neri nella storia del Brescia Calcio: per dieci anni la squadra fece fatica ad arrivare nelle prime dieci posizioni della cadetteria e per tre volte (1972-1973, 1976-1977 e 1977-1978) sfiorò la retrocessione in Serie C. La provvisoria risalita in Serie A grazie al terzo posto del 1979-1980 sembrò la fine delle difficoltà ma in realtà fu solo una breve boccata d'ossigeno per la società e la tifoseria.

Quattordicesima in Serie A nel 1980-1981 (con conseguente retrocessione in Serie B) la squadra, nel 1981-1982, arrivando diciottesima nella cadetteria, retrocedette nella neonata Serie C1. Undicesima nel girone A del 1982-1983 e quinta nello stesso girone del 1983-1984 con la vittoria del 1984-1985 ritrovò la Serie B.

La risalita non si fermò in cadetteria ma, visto il secondo posto 1985-1986, arrivò fino alla Serie A. Massima serie che venne però mantenuta solo un anno dato che, col quattordicesimo posto del 1986-1987, la squadra retrocedette nuovamente.

Nel 1988-1989 il Brescia arrivò sedicesimo nel campionato di Serie B; in questo caso, la retrocessione fu evitata vincendo lo spareggio contro l'Empoli giocato allo Stadio Dino Manuzzi di Cesena, vinto per 3-0 ai calci di rigore.

Per la stagione 1989-1990 la guida in società fu ottenuta da Luciano Ravelli mentre la gestione tecnica venne affidata a Franco Varrella (Direttore Tecnico) e Sergio Cozzi (allenatore). La squadra condusse un campionato di media classifica in Serie B e giunse alla fine decima con trentasette punti (gli stessi del Padova), staccato di nove dalla zona promozione e di soli tre punti dal Monza retrocesso. Decisiva per la salvezza fu l'ultima partita giocata proprio a Padova che vide imporsi le "rondinelle" per 2-1.

Brescia Calcio: Landucci, Marangon, Giunta, Domini, Baronchelli, Bonometti, Schenardi (46' Neri), Sabau, Ambrosetti (75' Piovanelli), Hagi, Gallo. Allenatore: Lucescu.

Notts County: Cherry, Wilson, Dijkstra, Turner, Johnson, Palmer, Devlin, Draper, Lund, McSwegan (71'Agana), Legg. Allenatore: Walker.

Marcatore: Ambrosetti 65’.

Nel campionato 1990-1991 in società arrivò un nuovo presidente: Claudio Cremonesi. Egli esonerò Varrella e Cozzi e ingaggiò Bruno Mazzia; alla quarta giornata, nonostante la squadra avesse ottenuto sei punti, l'allenatore venne esonerato e sostituito con Bruno Bolchi. Il campionato terminò con un nono posto, sempre con trentasette punti (gli stessi dell'Ancona, del Taranto e del Messina). Il ritardo dalla zona promozione era di cinque punti mentre il vantaggio sul "gruppone" del quartultimo posto (Modena, Pescara, Avellino, Cosenza e Salernitana) era dato da un solo punto. Questo venne conquistato all'ultima giornata nella difficile sfida giocata a Barletta contro i padroni di casa ancora in lotta per la salvezza (il risultato finale - 1-1 - salvò i lombardi ma fece retrocedere i pugliesi).

Il campionato decisivo per la promozione fu quello del 1991-1992. Sotto la guida della coppia Lucescu-Moro la squadra vinse in scioltezza il campionato di Serie B ottenendo così la promozione in Serie A. I punti conquistati furono quarantanove, tre in più del Pescara secondo.

Con l'inizio della stagione 1992-1993 si insediò come presidente Luigi Corioni, chiamato Gino dai tifosi. Confermata la coppia italo-rumena alla guida tecnica la squadra retrocedette in Serie B. La lotta salvezza fu dura e riguardò, oltre il Brescia, anche il Napoli, il Foggia, il Genoa, l'Udinese e la Fiorentina (più indietro erano già condannate alla retrocessione anticipata Ancona e Pescara). Fu decisiva l'ultima giornata: il Genoa pareggiò 2-2 col Milan campione d'Italia, il Napoli chiuse 1-1 col Parma, la Fiorentina vinse inutilmente 6-2 contro il Foggia, l'Udinese pareggiò 1-1 con la Roma venendo così raggiunto dalle rondinelle vittoriose per 3-1 contro la Sampdoria. La classifica stabilì che partenopei e pugliesi a quota trentadue e liguri a trentuno si salvassero direttamente mentre i toscani retrocedessero in Serie B; tra lombardi e friulani si rese invece necessario lo spareggio. Questo fu disputato allo stadio Renato Dall'Ara di Bologna e vide i bianco-neri imporsi sui bianco-azzurri per 3-1.

La stagione 1993-1994 fu la stagione della "riscossa" bresciana: la squadra riuscì infatti a ben figurare sia in Italia che in Europa. In Serie B la squadra ritrovò subito la risalita nella massima serie: arrivò infatti terza in campionato a quota quarantaquattro punti, venendo promossa assieme alla Fiorentina (cinquanta), al Bari (quarantacinque) e al Padova (quarantatre come il Cesena, sconfitto nello spareggio di Cremona); fondamentale per le "rondinelle" fu la vittoria casalinga alla penultima giornata per 2-1 contro il Ravenna che permise la possibilità di perdere l'ultimo incontro contro il Modena (2-1 per i "canarini" il finale). La squadra si guadagnò così la possibilità di disputare il Torneo Anglo-Italiano, strutturato in un girone eliminatorio con classifica seguito da semifinali e finale: nel girone il Brescia superò il Charlton Athletic per 2-0, pareggiò col Bolton per 3-3 e vinse col Notts County 3-1 e col Middlesbrough per 1-0. La semifinale fu giocata contro il Pescara e vide i lombardi vincere 1-0 a Brescia e perdere 3-2 a pescara, avanzando però per la regola dei gol in trasferta. La finale fu disputata nel prestigioso stadio di Wembley ancora contro il Notts County: terminato 0-0 il primo tempo la partita si decise nel secondo quando, al 20', Gabriele Ambrosetti superò Steve Cherry con un tiro dal limite dell'area.

Il campionato 1994-1995 fu, al contrario, uno dei peggiori campionati nella storia del club lombardo: la stagione iniziò riconfermando la coppia italo-rumena in panchina con la convinzione di poter fare bene visti anche i risultati dell'anno precedente. Invece il Brescia fu la prima squadra a retrocedere in Serie B ottenendo solamente dodici punti in campionato (con i lombardi retrocedettero Reggiana, Foggia e Genoa, sconfitto ai calci di rigore per 5-4 nello spareggio salvezza di Firenze contro il Padova). Il campionato sembrò iniziare tuttavia bene, con due punti raccolti nelle prime tre giornate grazie a due pareggi contro Juventus (1-1) e Inter (0-0) ma poi arrivarono otto sconfitte in undici partite; la prima delle due vittorie, ottenuta sulla Reggiana per 2-1, arrivò solo alla quindicesima giornata (la seconda fu invece contro il Foggia per 1-0 alla diciannovesima) e alla ventesima, dopo la sconfitta per 1-0 contro l'Inter, Corioni esonerò Moro e Lucescu sostituendoli con Gigi Maifredi con cui aveva già lavorato in precedenza all'Ospitaletto. Tuttavia il tecnico bresciano ottenne cinque sconfitte in altrettante partite e questo portò a richiamare ancora, dopo la ventiseiesima, il tecnico di Mozzanica. Anche le restanti otto partite coincidettero con altrettante sconfitte decretando il completo fallimento della stagione.

Per la stagione del 1995-1996 il presidente bresciano richiamò in panchina Lucescu e Moro ma i risultati furono negativi. Infatti, dopo un buon inizio (tre vittorie con il Pescara per 4-2 e con l'Hellas Verona e la Salernitana per 1-0 e due pareggi con la Fidelis Andria per 2-2 e con la Lucchese per 0-0) arrivò la prima sconfitta per 2-1 al Partenio contro l'Avellino. Nonostante tutto però la squadra riusciva anche ad ottenere dei buoni risultati, come la vittoria per 5-0 sul Foggia e quella per 2-0 sul Genoa e solo dopo la quattordicesima giornata subì un vero calo ottenendo cinque sconfitte di fila (2-1 con la Reggina, 1-0 con la Reggiana, 3-2 con il Cosenza, 1-0 con il Chievo e 3-1 col Perugia). Il risultato che fece saltare ancora una volta la panchina della coppia italo-rumena fu la sconfitta per 5-0, subita alla ventiquattresima giornata, contro la Salernitana. A sostituirli fu chiamato Edoardo Reja. Alla fine del campionato i lombardi riuscirono a salvarsi ottenendo quarantasei punti, uno in più della Fidelis Andria e tre in più dell'Avellino. Decisiva fu la vittoria ottenuta dai lombardi all'ultima giornata contro il Cesena (2-1) mentre il Genoa battè per 2-0 i pugliesi.

La Serie A fu ritrovata con la stagione 1996-1997, che il Brescia riuscì a vincere senza troppi problemi. Presentatasi all'inizio del campionato con la riconferma di Eddy Reja, la società vinse il campionato con sessantasei punti (due in più dell'Empoli, tre in più del Lecce e quattro in più del Bari). La promozione arrivò grazie all'1-1 ottenuto alla penultima giornata contro la Reggina in concomitanza con lo 0-0 del Genoa contro il Ravenna mentre invece il primo posto fu assicurato con la vittoria dell'ultima giornata per 3-1 contro il Venezia.

La permanenza in massima serie durò appena un anno, quello della stagione 1997-1998. Prima dell'inizio del campionato, a causa di dissidi col presidente, fu esonerato Reja, sostituito da Giuseppe Materazzi che, in dieci giornate, raccolse tre vittorie, un pareggio e sei sconfitte (tra cui due pesanti 4-0 contro Juventus e Udinese). Per questo fu anch'egli esonerato e sostituito con Paolo Ferrario. Neanche il tecnico milanese riuscì a rimanere fino a fine campionato (terminato dalla coppia Salvi-Bacconi). I lombardi non riuscirono ad ottenere la salvezza poiché ottennero trentacinque punti retrocedendo con Atalanta (trentadue), Lecce (ventisei) e Napoli (quattordici). La salvezza fu mancata di un punto (infatti il Vicenza riuscì a salvarsi con trentasei punti); col pareggio alla terzultima giornata dei veneti contro la Juventus per 0-0 e la sconfitta bresciana a Firenze per 5-1 il divario divenne di sette punti decretando la retrocessione anticipata delle "rondinelle" che vinsero inutilmente le ultime due partite.

Per la stagione 1998-1999 fu chiamato in panchina Silvio Baldini, col compito di riportare in massima serie le "rondinelle". La stagione fu nel complesso positiva ma la zona promozione fu mancata di otto punti. I lombardi chiusero infatti il campionato in settima posizione ottenendo cinquantasei punti come il Treviso mentre giunsero terzi Reggina e Lecce con sessantaquattro, quinto il Pescara con sessantatre e sesta l'Atalanta con sessantuno.

Brescia Calcio: Castellazzi, Petruzzi, Calori, Bonera, Diana (76' Esposito), A. Filippini, Yllana, E. Filippini, Kozminski (84' Del Nero), Toni (46' Baggio), Tare. Allenatore: Mazzone.

Paris Saint-German: Letizi, Cristóbal, Pochettino, Heinze, Domi, Mendy (82' Ducrocq), Dehu, Cissé (59' Potillon), Okocha, Aloísio, Anelka (29' Arteta). Allenatore: Fernandez.

Arbitro: Mejuto Gonzalez.

Si qualifica per il primo turno della Coppa UEFA 2001-2002 il Paris Saint-Germain per le reti segnate in trasferta.

Dopo un'iniziale riconferma del tecnico massese nel 1999-2000 la società chiamò Giacomo Violini per una partita (l'1-1 casalingo della prima giornata contro il Savoia) e poi Nedo Sonetti. I lombardi riuscirono a ritornare in Serie A grazie al secondo posto, alla pari con Napoli e Atalanta, ottenuto con sessantatre punti. Il distacco dalla prima, il Vicenza, fu di quattro punti mentre uno fu quello di vantaggio sulla Sampdoria. La promozione arrivò all'ultima giornata quando, con tre punti di vantaggio sui liguri, i bresciani pareggiarono 2-2 col Cosenza in trasferta rendendo inutile la vittoria interna dei genovesi per 3-2 sull'Alzano Virescit.

In estate il presidente Luigi Corioni effettuò una mossa a sorpresa acquistando Roberto Baggio (vincitore anche di un FIFA World Player). Cambiò anche l'allenatore grazie al contratto firmato da Carlo Mazzone.

La successiva stagione, quella del 2000/01, fu la migliore delle rondinelle: il debutto coincise con la sconfitta per 4-2 con l'Udinese. Dopo tre sconfitte (Lazio, Roma e Atalanta) e tre pareggi (Parma, Fiorentina e Juventus) arrivò la prima vittoria all'ottava giornata grazie al 3-0 di Reggio Calabria contro la Reggina. La squadra collezionò ancora due successi con Perugia e Bari, due stop con Hellas Verona e Bologna e cinque pari con Napoli, Inter, Lecce, Vicenza e Milan.

La stagione 2001/02 iniziò nel migliore dei modi con Baggio capocannoniere con 8 gol dopo nove giornate. La sfortuna però interruppe il momento d'oro: rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco interno del ginocchio sinistro. Il giocatore venne operato in Francia e, con una grandissima determinazione, riuscì a rientrare in campo a 77 giorni dall'infortunio (un record per il tipo d'infortunio subito), quando mancavano tre giornate alla fine del campionato.

Nella partita del rientro, in casa della Fiorentina, segnò un gol dopo appena due minuti dal suo ingresso in campo e raddoppiò poco dopo; le reti vennero accolte da calorosi applausi anche da parte della tifoseria locale. Nell'ultima giornata di campionato Baggio riuscì a salvare il Brescia dalla retrocessione con un gol decisivo contro il Bologna.

Nei quattro anni di Baggio il Brescia ottenne altrettante salvezze ma la stagione successiva al suo ritiro, quella del 2004/05, retrocedette nuovamente in Serie B dopo la sconfitta nella decisiva partita di Firenze all'ultima giornata.

Durante il campionato 2005/06 la squadra bresciana occupò stabilmente per tre quarti del campionato le prime posizioni, ciò nonostante a 11 giornate dalla fine il presidente Corioni decise di esonerare l'allenatore Rolando Maran ingaggiando Zdenek Zeman al fine di puntare alla promozione diretta invece che ai playoff. L'allenatore boemo affermò subito di puntare a ottenere 11 vittorie nelle restanti partite ma la squadra non ottenne i risultati sperati e dopo una serie di brutte prestazioni, soprattutto in trasferta, restò clamorosamente fuori anche dai playoff.

Nel 2006/07 la squadra, dopo un inizio di campionato poco entusiasmante e con un avvicendamento in panchina tra Mario Somma e Serse Cosmi, riuscì a raggiungere all'ultima giornata la zona play-off, che però non si disputarono (vi furono infatti più di dieci punti di distacco tra terza e quarta classificata).

Nella stagione 2007/08 la formazione bresciana si è piazzata quinta e si è qualificata per i play-off per la promozione in massima serie, dove ha affrontato senza successo l'AlbinoLeffe. In virtù dei risultati del doppio confronto (1-0 al Rigamonti, 1-2 allo Stadio Atleti Azzurri d'Italia di Bergamo), la squadra di Serse Cosmi è stata eliminata, in base al miglior piazzamento degli avversari nella classifica finale della stagione regolare. Il Brescia dovrà, dunque, militare almeno un altro anno in Serie B. Nel gennaio del 2009 ha venduto il giocatore Savio Nserenko al West Ham dove ora c'è anche l'ex direttore sportivo Gianlulca Nani.

Nel 1911, anno di fondazione, la maglia fu di colore blu con una banda verticale arancione, poi, fino al 1915, la maglia divenne bianco azzurra in riferimento ai colori cittadini (anche se ci furono altre maglie che utilizzavano la colorazione azzurro-arancio). Al termine della prima guerra mondiale le divise divennero azzurro Savoia (era anche il colore della nazionale) e furono lasciate bianche solamente nel colletto.

Il motivo a V bianco venne introdotto nel 1927 per poter utilizzare il nuovo campo di calcio della Virtus (lo Stadium) in una partita di campionato contro il Torino (vittoria di 3-1 per i lombardi), per essere usato fino al 1940, quando si ritornò alla casacca completamente azzurra.

Nel 1948, anche a causa dell'avvento della repubblica sulla monarchia, la società propose una maglia completamente bianca, con l'azzurro (simbolo della casata dei Savoia) ridotto a colore dei pantaloncini e delle calze.

L'azzurro ritornò presto colore principale e il motivo bianco a V venne reintrodotto nel 1961 in veste augurale dal nuovo presidente Ranzanici. Un'altra modifica arrivò nel 1969 quando la V bianca venne sostituita da una striscia dello stesso colore in diagonale.

La divisa ritornò completamente blu nel 1974 (per due anni con una piccola V bianca sul cuore) e rimase così, a esclusione del 1985, fino al 1991 quando divenne come quella attuale.

Il primo campo sul quale nasce il calcio in terra bresciana è quello di "Campo Fiera", cuore della Brescia sportiva.

Nel 1911, sulle ali dell'entusiasmo per la fondazione della nuova società calcistica, si pensò anche alla costruzione di un campo sportvo cintato che sorse ben presto in via Milano.

Nel 1920 si giunse alla inaugurazione del nuovo campo sociale in via Cesare Lombroso, che venne utilizzato dalla squadra bresciana fino al 1923. Dalla stagione del 1923 fino a quella del 1959 la squadra si trasferì nel più moderno e più ampio impianto situato a porta Venezia (all'epoca via Naviglio), costruito per la società sportiva cittadina della Virtus e pomposamente chiamato Stadium.

Fu nel 1956 che il comune ebbe l'idea di trasferire la società in uno stadio più moderno e più adatto ad ospitare le partite della nuova Serie B.

Iniziarono così i lavori di ristrutturazione e costruzione delle tribune al campo che già esisteva in via Giovanni Novogani. Questi furono completati nel 1959 e il Brescia poté iniziare a disputare le proprie partite casalinghe nel nuovo stadio Mario Rigamonti (fu intitolato al giocatore del Grande Torino Mario Rigamonti, deceduto nella tragedia di Superga).

Nel corso degli anni lo stadio subì numerosi interventi di ristrutturazione (costruzione della copertura, della sala stampa, ...), il più significativo dei quali nel 2007, con l'adeguamento delle norme di sicurezza.

Proprio alla luce della sicurezza si è pensato di costruire un nuovo stadio per la squadra, situato in posizione più decentrata (quello attuale è inglobato nella città ed è in mezzo alle abitazioni). Il nuovo campo da gioco, che dovrebbe sorgere vicino all'aeroporto di Montichiari, avrà, secondo i progetti, 25.000 posti coperti (contro i 16.000 scoperti del Rigamonti) e divisi in palchi, omologazione UEFA, centri servizi, ristorante, tribuna stampa, impianto di sorveglianza a circuito chiuso e posto di Polizia interno; dovrebbe costare tra i trenta ed i cinquanta milioni di Euro.

La squadra usa come campo di allenamento lo stadio dell'Ospitaletto.

In 87 stagioni sportive dall'esordio a livello nazionale il 4 gennaio 1920, compresi 10 tornei di Prima Categoria Nazionale e Prima Divisione e Divisione Nazionale (A). In precedenza il Brescia aveva partecipato a vari campionati regionali, cui dovette limitarsi anche nell'annata 1920-1921.

Il primo gruppo organizzato nacque agli inizi degli anni '70 col nome 21+ (questo nome derivò dal numero dei soci fondatori, che erano appunto 21).

Nel 1979 furono invece fondati gli Ultras Brescia 1911 (conosciuti anche come UBS 1911), gruppo che guida la Curva Nord del Rigamonti e che si è reso famoso molte volte per atti vandalici e di violenza.

La tifoseria organizzata bresciana conta molte rivalità con i relativi gruppi delle altre squadre: quelle più famose sono rivolte verso l'Atalanta, l'Hellas Verona, la Roma e il Napoli (dovuti soprattutto alle incomprensioni con gli abitanti di Bergamo, Verona, Roma e Napoli). Essendo legata alla curva del Milan si verificano spesso scontri anche con i gruppi di Juventus e Inter.

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Provincia di Brescia

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La Provincia di Brescia è una provincia della Lombardia di 1.195.777 abitanti. Si estende su una superficie di 4.783 km² e comprende 206 comuni.

Confina a nord e a nord-ovest con la provincia di Sondrio, a ovest con la Provincia di Bergamo, a sud-ovest con la Provincia di Cremona, a sud con la Provincia di Mantova, a est con il Veneto (Provincia di Verona) e con il Trentino-Alto Adige (Provincia di Trento).

La Provincia di Brescia, la più estesa della regione, vanta tre laghi più numerosi laghetti di montagna, tre valli più altre valli minori, la pianura e le colline.

La provincia comprende i territori sottoposti alla signoria di Brescia, con l'eccezione delle terre irredente di Asola, Canneto sull'Oglio e Lovere.

Grazie alla varietà altitudinale e morfologica, nonché della presenza di grandi laghi, la Provincia di Brescia comprende tutti i tipi di biomi dell'Europa: da qualcosa di simile alla macchia mediterranea fino alle nevi perenni dell'Adamello (col più grande ghiacciaio delle Alpi italiane).

La provincia venne istituita col nome di Dipartimento del Mella dalla legge della Repubblica Cisalpina del 24 brumale anno VI, successiva al Trattato di Campoformio che aveva stabilito lo scioglimento dell'antico vincolo di sottomissione di Brescia alla Repubblica di Venezia. Successivi interventi legislativi definirono il compartimento del territorio dipartimentale, da cui era esclusa la Val Camonica soggetta al dipartimento del Serio o di Bergamo.

Con l'annessione al Regno Lombardo-Veneto nel 1815, l'ente assunse l'attuale denominazione di Provincia di Brescia, e nel 1859 passò al neonato Regno d'Italia il quale definì la propria ripartizione amministrativa tramite il Regio Decreto 3702 del 23 ottobre 1859: la provincia assumeva pressappoco l'attuale estensione, compresa parte della Val Camonica, ma comprendeva anche Canneto sull'Oglio, Ostiano, Volongo e tutti i comuni dell'attuale provincia di Mantova posti sulla riva destra del Mincio.

Nel 1868 il comune di Ostiano venne aggregato alla provincia di Cremona, mentre con la costituzione della provincia mantovana passarono a quest'ultima Acquanegra sul Chiese e Asola, nonostante da secoli facessero parte della provincia bresciana, e Canneto sull'Oglio, Casalmoro, Casaloldo, Casalpoglio, Casalromano, Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Ceresara, Goito, Guidizzolo, Mariana Mantovana, Medole, Monzambano, Piubega, Redondesco, Solferino e Volta Mantovana.

Nel 1871 anche il comune di Volongo venne aggregato alla provincia cremonese.

Nel 1934 il comune di Turano venne staccato dalla provincia di Trento e aggregato alla provincia bresciana con il nome di Valvestino.

Lo stemma della provincia di Brescia rappresenta l'insieme di cinque blasoni: quello di Brescia al centro, quello del comune di Chiari, di Breno, di Verolanuova e di Salò.

La provincia di Brescia è ben rappresentata in diversi sport. Nella pallamano, la imbattibile società A.S. Pallamano Cologne,nel calcio la squadra del Brescia milita nel campionato di serie B. Altre squadre calcistiche sono il Lumezzane, iscritto alla Prima Divisione, il Carpenedolo, il Montichiari e il Rodengo Saiano, militanti nella Seconda Divisione. Nella pallavolo la città di Brescia è rappresentata dall'Atlantide Pallavolo Brescia militante in serie B2 ed invence nella provincia, la città di Montichiari, è nota per la sua squadra di pallavolo, la Gabeca Pallavolo Spa, che partecipa ormai da diversi anni alla massima divisione nazionale. Seguitissimo è anche il rugby: la squadra del Rugby Calvisano è stata campione d'Italia dopo essere giunta seconda per ben 4 anni consecutivi, mentre hanno sede nel capoluogo due società, il Rugby Leonessa e il Brescia Rugby, entrambi militanti nella seconda divisione nazionale.

Altro sport cittadino è la pallanuoto grazie alle recenti imprese della Systema Pompea.

Importanti sono anche la ginnastica artistica femminile, con la squadra del Brixia più volte campione d'Italia negli ultimi anni e i motori, grazie alla Mille Miglia.

La provincia è attraversata da ovest a est dall'autostrada A4 che interseca nei pressi del capoluogo l'Autostrada A21 proveniente da Sud. Per via della geografia locale, le strade si allontano dal capoluogo verso la periferia (laghi, valli, pianura)tramite una struttura a raggiera che converge sul capoluogo. L'asse viario portante è la ex Strada Statale 11 Padana Superiore che attraversa la provincia da Chiari a Sirmione passando per Brescia. Dalla ex SS 11 si staccano la ex Strada Statale 510 Sebina Orientale che rappresenta la porta d'accesso per il Lago d'Iseo e Valcamonica, e la Strada Statale 45bis Gardesana Occidentale che collega il capoluogo bresciano a Cremona ed a Trento. La ex Strada Statale 236 Goitese permette il collegamento della città con Mantova mentre la Val Sabbia e la Val Trompia possono essere raggiunte percorrendo rispettivamente la ex Strada Statale 237 del Caffaro e la ex Strada Statale 345 delle Tre Valli.

La Provincia di Brescia possiede inoltre una Rete ciclopedonale di circa 300 km.

L'attuale patrimonio stradale della provincia, comprese le strade ex Statali in applicazione del Decreto Legislativo n. 112 del 1998, conta un totale di 130 strade.

Il principale nodo ferroviario è la stazione di Brescia, posta sulla direttrice Milano – Venezia, da cui dipartono anche le tratte verso Cremona, verso Parma e verso Bergamo. Dalla stazione si diparte anche la ferrovia Brescia-Iseo-Edolo che serve la zona del Sebino e della Valcamonica.

Attualmente è in fase di realizzazione la Metropolitana di Brescia che entrerà in esercizio nel 2011.

In passato, in provincia erano attive una Rete tranviaria urbana ed una Rete tranviaria extraurbana oggi totalmente dismesse.

La quarta sottorete attualmente non è stata ancora attribuita, in quanto è stato sospeso il bando di assegnazione. Il servizio automobilistico della zona viene attualmente esercitato dalla Ferrovie Nord Milano Autoservizi in regime provvisorio di proroga della concessione precedente.

In provincia si trova anche l'Aeroporto di Brescia-Montichiari, da cui partono voli nazionali ed internazionali.

Sul Lago di Garda e sul Lago d'Iseo è attivo un sistema di trasporti lacustre che si avvale di traghetti, aliscafi e catamarani.

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Source : Wikipedia