Bologna

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Tags : bologna, emilia-romagna, italia, serie b, calcio, sport

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Bologna Football Club 1909

La formazione del Bologna Campione d'Italia nel 1925.

Il Bologna Football Club 1909, comunemente noto come Bologna, è una società calcistica italiana, fondata nel 1909 nell'omonimo capoluogo. Nella stagione 2008-2009 prende parte alla Serie A, massima divisione del campionato italiano.

Tra i club più titolati del Paese, vanta 7 titoli di campione d'Italia, due Coppe Italia, tre Coppe Mitropa, una Coppa Intertoto e una Coppa di Lega Italo-Inglese. Presente in 62 campionati di Serie A, detiene il singolare record di tre scudetti vinti allo spareggio, due dei quali prima dell'introduzione del girone unico, nel 1925 contro il Genoa e nel 1929 contro il Torino, e uno nell'era del girone unico, nel 1963-1964 contro l'Inter. Quello del 1964 è anche l'ultimo scudetto vinto dal Bologna.

Nato come Bologna Football Club, fallì nel 1993 e fu ricostituito societariamente con il nome attuale, dopo aver riacquisito il titolo sportivo della defunta società.

La maglia di gioco è a strisce verticali alternate di colore rosso e blu. Dal 1927 la squadra disputa le proprie gare interne nello Stadio Renato Dall'Ara (nato come Stadio del Littoriale e chiamato, dal dopoguerra fino al 1983, Stadio Comunale), il quale può ospitare poco più di 38 000 spettatori.

Il Bologna Football Club viene ufficialmente fondato domenica 3 ottobre 1909 presso la birreria Ronzani di via Spaderie, come sezione "per le esercitazioni di sport in campo aperto" del Circolo Turistico Bolognese. Così riportava il Resto del Carlino del 4 ottobre 1909. Venne eletto presidente Louis Rauch, un odontoiatra svizzero, mentre vicepresidente fu Giuseppe Della Valle e capitano Arrigo Gradi. L'iniziativa determinante era però stata quella di un giovane di origine boema, Emilio Arnstein, che aveva già fondato a Trieste il Black Star Football Club. Arnstein, appena arrivato in città, aveva subito cercato giovani che avessero la sua stessa grande passione per il calcio, e, saputo che nella Piazza d’Armi ai Prati di Caprara giocavano dei giovanotti, per lo più studenti, che dagli abitanti della zona erano detti "quei matti che corrono dietro a una palla", si era recato sul posto per incontrarli e convincerli a fondare anche a Bologna un football club. Tra i ragazzi che giocavano ai Prati di Caprara, fuori Porta Saffi, c'erano i fratelli Gradi, lo stesso Rauch e gli studenti del Collegio di Spagna, tra cui Antonio Bernabeu, fratello di Santiago, il presidente del mitico Real Madrid. Arrigo Gradi andava agli allenamenti con la maglia a larghi scacchi rosso e blu del collegio svizzero Schönberg di Rossbach nel quale aveva studiato, e presto questi colori divennero quelli della divisa sociale .

Nell'inverno del 1910 il Bologna Football Club si rese autonomo separandosi dal Circolo Turistico. Il disegno delle maglie venne modificato – dai quarti si passò alle strisce verticali – mentre rimasero i colori originari, il rosso ed il blu. Dopo la vittoria nel Campionato Emiliano, ottenuta in due diverse partite giocate nello stesso pomeriggio contro la Sempre Avanti e la Virtus, e vinte rispettivamente 10-0 e 9-1, nel maggio del 1910 venne organizzata un'amichevole con l'Internazionale Campione d'Italia in carica, gara che i milanesi vinsero per 1-0 davanti ad un pubblico numeroso; la buona prestazione diede comunque il permesso alla squadra bolognese di iscriversi alla Prima Categoria 1910-1911, il campionato di massima serie.

Nei primi due anni il Bologna giocò nel Girone Veneto-Emiliano non riuscendo mai ad accedere alla finalissima per lo scudetto contro la vincente del Girone Ligure-Lombardo-Piemontese; contemporaneamente la società trasferì il suo campo di gioco prima alla Cesoia il 26 febbraio 1911, poi allo Sterlino: il campo venne inaugurato il 30 novembre 1913 con l'incontro Bologna-Brescia terminato 1-1. Anche nei campionati 1912-1913, 1913-1914 e 1914-1915 la squadra emiliana non riuscì a qualificarsi alla Fase Nazionale del Nord Italia.

La prima guerra mondiale interruppe l'attività ufficiale del calcio in Italia, si giocarono praticamente soltanto amichevoli e piccoli tornei. Alla ripresa, iniziò per il Bologna un periodo ricco di successi.

Dopo la sconfitta nella finale del Prima Categoria 1920-1921 con la Pro Vercelli, nel 1922 ci fu l'esordio in squadra di Angelo Schiavio.

Dopo un'altra finale di Lega Nord persa nel 1924 con il Genoa, nella stagione 1924-1925 arrivò il primo scudetto della storia del Bologna FC. L'avversario in finale di Lega Nord, ancora il Genoa, venne sconfitto solo al quinto incontro (2-0), disputato a Milano a porte chiuse per evitare nuovi incidenti tra le tifoserie. In quel match la squadra giocò per la prima volta in tenute dalla maglia verde con colletto nero: a segnare furono Pozzi e Perin. Come sempre accadeva la finalissima con l'Alba Roma, vincitrice della Lega Sud, fu solo una formalità, causa il divario tecnico tra squadre settentrionali e meridionali: due vittorie, 4-0 a Bologna e 2-0 a Roma, portarono per la prima volta il titolo italiano nella città felsinea.

Nel stesso periodo iniziò la costruzione del nuovo Stadio del Littoriale, atto ad ospitare un maggior numero di spettatori. Il 29 maggio 1927 l'impianto venne inaugurato con l'incontro tra le Nazionali di Italia e Spagna (2-0), mentre il 6 giugno venne disputata la prima partita in campionato, una vittoria del Bologna sul Genoa per 1-0 con rete di Martelli.

Sempre sulla metà degli anni venti la squadra disputò due positivi tornei, nel 1925-1926 e nel 1926-1927, ma senza vincere; nel 1927 lo scudetto, vinto dal Torino, venne revocato per illecito (in seguito al Caso Allemandi) ma non assegnato al secondo classificato, proprio il Bologna. Tuttavia, nel 1929, lo scudetto tornà in Emilia dopo soli quattro anni: la finale a Roma contro il Torino si chiuse sull'1-0 con gol di Muzzioli su passaggio di Schiavio, giocatore simbolo dell'epoca e, ad oggi, miglior marcatore assoluto nella storia del club. Altri elementi di quella squadra erano il portiere Mario Gianni, il mediano Bernardo Perin e la punta Giuseppe Della Valle.

Nel 1929-1930 il Bologna poté inaugurare l'era dei campionati a girone unico con lo scudetto sulla maglia. Arrivarono nuovi giocatori dall'America Meridionale: da ricordare Francesco Fedullo, Raffaele Sansone, Michele Andreolo, il goleador Carlo Reguzzoni, Eraldo Monzeglio, Mario Montesanto. Guidata in panchina dall'ungherese Lelovich, subentrato a Felsner nel gennaio 1931, la squadra conquistò la Coppa Europa Centrale 1932, ripetendo l'impresa nel 1934 con la vittoria in finale sull'Admira Vienna.

Erano tempi di cambiamento a livello societario: nel 1934 arrivò la nomina prima a commissario straordinario e poi a presidente di Renato Dall'Ara, industriale reggiano che otterrà grandi risultati nella sua trentennale presidenza del club. Nel 1934 intanto la Nazionale italiana si laureò campione del mondo grazie ad un gol di Angelo Schiavio in finale; con il campionato 1935-1936 iniziò un periodo d'oro per i bolognesi: ben quattro scudetti (1935-1936, 1936-1937, 1938-1939, 1940-1941) ed un Trofeo dell'Esposizione vinto a Parigi nel 1937 con un 4-1 sul Chelsea in finale. Quel gruppo, guidato da Árpád Weisz prima e di nuovo da Felsner poi, divenne noto come "lo squadrone che tremare il mondo fa".

Dopo le vittorie tra anni trenta e quaranta, seguirono dei campionati meno positivi: in squadra, comunque, trovarono posto giocatori come Gino Cappello e Cesarino Cervellati. Il Bologna si piazzò sempre dietro le squadre dell'asse Milano–Torino e in un due occasioni andò anche vicino alla Serie B. Gli acquisti di Gino Pivatelli, che nella stagione 1955-1956 si laureò capocannoniere con 29 reti in 30 partite, e del giovane Ezio Pascutti, che al suo esordio segnò subito un gol a Vicenza, furono alcune delle poche note liete di un periodo in cui tra l'altro si ebbero più volte contestazioni al presidente Dall'Ara.

Agli inizi degli anni sessanta, con l'arrivo di Fulvio Bernardini, già allenatore della Fiorentina campione d'Italia 1955-1956, agli affermati Ezio Pascutti, Francesco Janich e Mirko Pavinato si aggiunsero i giovani Giacomo Bulgarelli e Romano Fogli, più il 23enne Paride Tumburus. Il regista tedesco occidentale Helmut Haller e il giovane centravanti danese Harald Nielsen completavano la rosa della squadra.

La stagione Serie A 1962-1963 cominciò all'insegna del bel gioco, al punto da far esclamare all'allenatore rossoblù, al termine della partita vinta 7-1 sul Modena (quinta giornata): «Così si gioca solo in Paradiso!». Nello stesso torneo Ezio Pascutti segnò consecutivamente per le prime 10 giornate (12 gol), record. Le trasferte con le squadre rivali (Juventus, Milan, Roma e Internazionale), il Bologna però le perse tutte: la squadra non andò dunque oltre il quarto posto finale, subendo ben 39 reti, venti più dell'Inter campione.

Il problema della difesa non impeccabile venne risolto l'anno dopo con l'acquisto del giovane William Negri, già in Nazionale. Nel campionato 1963-1964 il Bologna, dopo un inizio stentato con due pareggi, risalì e il 1° marzo raggiunse il comando in classifica grazie al 2–1 di San Siro sul Milan alla ventitreesima giornata. Solo tre giorni dopo scoppiò il caso doping: cinque giocatori (Pavinato, Fogli, Tumburus, Perani e Pascutti) vennero trovati positivi dopo gli esami effettuati un mese prima in occasione del match con il Torino. I giocatori, l'allenatore e il medico Poggiali vennero squalificati per 18 mesi ed il club penalizzato di tre punti.

Le controanalisi dimostrarono però l'innocenza dei giocatori: i tre punti vennero restituiti e le squalifiche annullate, permettendo il riaggancio in vetta dei rossoblù all'Inter. Il campionato finì così con le due squadre appaiate al primo posto: per la prima volta si rese necessario uno spareggio, da giocare a Roma il 7 giugno 1964. Il 4 giugno, intanto, era morto improvvisamente per infarto il presidente Renato Dall'Ara, mentre erano in corso le discussioni con Moratti, presidente dell'Inter, sui dettagli per lo spareggio. Il Bologna vinse la sfida per 2-0 con reti di Fogli e Harald Nielsen, conquistando il settimo (e finora ultimo) scudetto.

L'annata successiva alla vittoria del settimo scudetto vede la squadra partecipare alla Coppa dei Campioni 1964-1965 ma venire subito eliminata al turno preliminare contro l'Anderlecht, risolto a favore dei belgi nello spareggio di Barcellona per lancio della monetina. Sempre nel 1965 il Bologna chiude sesto in campionato. Viene esonerato Fulvio Bernardini e, dopo una breve parentesi con Manlio Scopigno in panchina, viene chiamato ad allenare il Bologna Luis Carniglia. I risultati arrivano, con il secondo posto nel 1965-1966 e il terzo nel 1966-1967. Col passare del tempo comunque vengono ceduti diversi pezzi del Bologna scudettato, prima Harald Nielsen, poi Helmut Haller, mentre Ezio Pascutti si ritira e William Negri trascorre un anno inattivo per infortunio, prima di essere ceduto pure lui.

Si alternano gli allenatori (tra i quali Gipo Viani e l'ex rossoblù Cesarino Cervellati) e i presidenti, finché nel 1969 viene chiamato ad allenare Edmondo Fabbri. Al primo anno l'ex CT della Nazionale italiana conquista la Coppa Italia: nella partita decisiva la squadra sconfigge il Torino per 2-0 con doppietta di Giuseppe Savoldi chiudendo al primo posto nel girone finale con un punto sui granata (9 a 8). Nelle stagione subito successiva la squadra continua a non raggiungere le posizioni di vetta, chiudendo tra il 1971 e il 1974 rispettivamente al quinto, undicesimo, settimo e nono posto. Proprio nel 1973-1974 i rossoblù, capitanati ancora da Bulgarelli, conquistano un'altra Coppa Italia battendo ai rigori il Palermo nella finale di Roma. L'allenatore di quella squadra era Bruno Pesaola, subentrato nel 1972 a Fabbri.

Nel 1975 chiuse la sua carriera Giacomo Bulgarelli, bandiera della squadra per ben 16 stagioni. La fascia di capitano passò a Eraldo Pecci, un altro centrocampista di regia cresciuto nel vivaio. Il centravanti titolare e cannoniere Giuseppe Savoldi, sempre nell'estate 1975, venne ceduto al Napoli per la cifra record di due miliardi, mentre lo stesso Pecci fu ceduto al Torino. Le stagioni successive furono tutte caratterizzate da piazzamenti mai oltre il settimo posto. Le annate 1976-1977, 1977-1978 e 1978-1979 furono ancora più negative, nonostante il ritorno di Pesaola, con la salvezza raggiunta in extremis e piazzamenti appena sopra la zona retrocessione, dodicesimo e tredicesimo posto. In particolare, nel 1977-1978 la salvezza fu raggiunta solo all'ultima giornata grazie alla vittoria per 1-0 sul campo della Lazio, mentre l'anno seguente la squadra si salvò solo grazie ad una miglior differenza reti rispetto a Vicenza e Atalanta, avendo pareggiato all'ultima giornata in casa con il Perugia per 2-2 dopo aver rimontato lo 0-2 iniziale.

Al termine della stagione 1978-1979 se ne andò il presidente Conti: a lui subentrò Tommaso Fabbretti, che subito scelse come allenatore Marino Perani, ala con 15 stagioni da giocatore nel Bologna. Si ebbe anche il ritorno di Giuseppe Savoldi in maglia rossoblù. Il campionato 1979-1980 vide la squadra chiudere all'ottavo posto in classifica. Rimasta però coinvolta nella vicenda di calcioscommesse, venne punita con una penalizzazione di 5 punti da scontare nel campionato successivo. Nella stagione 1980-1981 i felsinei, con in panca l'allenatore Luigi Radice, terminarono in settima posizione nonostante la penalizzazione.

Nel campionato 1981-1982, però, la squadra retrocesse per la prima volta in Serie B dopo aver totalizzato solo 23 punti. Da ricordare la presenza in rosa di un diciassettenne Roberto Mancini, il quale giocò in tutte e 30 le partite stagionali segnando anche 9 reti, miglior marcatore della squadra. Nel 1982, dopo solo un anno da professionista, Mancini venne comprato dalla Sampdoria per 4 miliardi di lire. La prima storica annata in Serie B del Bologna fu anch'essa molto negativa: teriminato il torneo al diciottesimo, retrocessero in Serie C1, scendendo dunque di due categorie in due anni.

All'immediata risalita in B seguirono tre campionati caratterizzati dal vano tentativo di riconquistare la risalita in Serie A e terminati al nono, al sesto e al decimo posto. L'annata 1987-1988 fu invece decisiva: l'arrivo dell'allenatore Gigi Maifredi, voluto dal presidente Luigi Corioni, permise ai bolognesi di ottenere la promozione in massima serie. Nella Serie A 1987-1988, dopo un inizio difficile, il Bologna raggiunse la salvezza classificandosi quattordicesimo nel torneo appena ampliato a 18 squadre; l'anno seguente Maifredi condusse il team alla qualificazione alle coppe europee grazie all'ottavo posto, prima di lasciare la città per rispondere alla chiamata della Juventus.

Il campionato 1990-1991 iniziò con soli due punti nelle prime sei giornate e con il conseguente esonero di Franco Scoglio. Il ritorno in panchina di Luigi Radice non fu sufficiente e il club, con soli 18 punti all'attivo e ben 63 reti al passivo, retrocesse in Serie B. Gli unici risultati positivi della stagione arrivarono dalla Coppa UEFA, in cui i rossoblù sfiorarono le semifinali dopo avere eliminato Hearts of Midlothian e Admira Wacker rimontando in entrambi i casi sconfitte subite all'andata. Nei quarti la squadra dovette arrendersi allo Sporting Clube de Portugal, poi eliminato in semifinale dall'Inter.

La successiva stagione in Serie B venne chiusa solo al tredicesimo posto, mentre quella successiva , la 1992-1993, addirittura in diciottesima piazza, che significò retrocessione in Serie C1, la seconda in undici anni. Nel 1993 lo storico Bologna Football Club andò incontro al fallimento.

Dalla sentenza del tribunale la società viene rifondata nel medesimo anno sotto la denominazione Bologna Football Club 1909. Giuseppe Gazzoni Frascara diventa il nuovo presidente, mentre come allenatore viene chiamato Alberto Zaccheroni e come direttore sportivo Eraldo Pecci. Il campionato di Serie C1 1993-1994 vede la squadra mancare la promozione in Serie B dopo aver terminato il girone al quarto posto ed aver perso ai play-off contro la SPAL. Al secondo tentativo, guidata prima dalla coppia Reja–Pecci e poi da Renzo Ulivieri e Gabriele Oriali come direttore sportivo, il club riesce a risalire in B terminando l'anno al primo posto. Nella stagione 1995-1996, sempre allenati da Ulivieri, riescono subito a centrare la promozione in Serie A grazie ad un altro primo posto.

La prima annata dopo il ritorno in massima serie li vede chiudere il campionato al settimo posto, appena fuori dalla zona valida per la partecipazione alle coppe europee. In Coppa Italia, inoltre, la formazione di Ulivieri viene eliminata solo in semifinale dal Vicenza di Guidolin, che poi andrà ad aggiudicarsi il trofeo.

La stagione 1997-1998, la quarta con Ulivieri in panchina, viene ancora conclusa in modo positivo, con l'ottavo posto, piazzamento che dà diritto ai felsinei di partecipare alla Coppa Intertoto, valida per l'ingresso in Coppa UEFA; è questa anche l'unica stagione in rossoblù di Roberto Baggio, ex di Fiorentina e Juventus, autore di ben 22 reti e terzo nella classifica marcatori di Serie A.

Nell'estate 1998 il "Divin Codino" viene dunque ceduto all'Inter; anche Ulivieri lascia, per accasarsi al Napoli. Sempre in quell'estate arrivano un nuovo allenatore, Carlo Mazzone, coadiuvato da Oreste Cinquini come DS, e una nuova punta, Giuseppe Signori, ex Lazio. La squadra vince la Coppa Intertoto, qualificandosi dunque per la Coppa UEFA 1998-1999. Il torneo di Serie A 1998-1999 viene terminato al nono posto, a cui si aggiunge la vittoria nello spareggio con l'Inter valido per l'ingresso in Europa.

Il contemporaneo percorso in Coppa UEFA è anch'esso positivo: la squadra elimina in successione Sporting, Real Betis, Slavia Praga e Olympique Lione, prima di arrendersi a sua volta in semifinale contro l'Olympique Marsiglia, poi finalista perdente con il Parma. Anche in Coppa Italia i bolognesi escono in semifinale, stavolta per mano della Fiorentina.

Per la stagione 1999-2000 la dirigenza affida la squadra a Sergio Buso, già allenatore della Primavera ed ex portiere rossoblù negli anni settanta. Dopo la settima giornata, e soli 7 punti in classifica, Buso viene esonerato. Viene allora nominato allenatore Francesco Guidolin, anch'egli ex calciatore nel Bologna. La squadra chiude all'undicesimo posto in A, mentre in Coppa UEFA viene eliminata al terzo turno dai turchi del Galatasaray, poi vincitori del trofeo.

La seconda stagione di Guidolin, la 2000-2001, si conclude con un nono posto, insieme alla Fiorentina. A guidare i bolognesi in attacco è ancora Giuseppe Signori, autore di 16 reti. La stagione 2001-2002 è all'insegna della contestazione che porta alle dimissioni di Gazzoni Frascara e alla nomina come presidente di Renato Cipollini. L'annata è comunque positiva e la squadra lotta fino all'ultimo per un posto importante in Europa: all'ultima giornata, però, la sconfitta in casa del Brescia esclude la squadra sia dalla Champions League che dalla Coppa UEFA. Il settimo posto con 52 punti basta però per la qualificazione in Coppa Intertoto.

La stagione 2002-2003 vede la squadra impegnata in estate nell'Intertoto. Al terzo turno e nelle semifinali i felsinei eliminano rispettivamente i bielorussi del BATE Borisov (2-0 e 0-0) e i cechi del Teplice (5-1 e 3-1); nella doppia finale arriva però la sconfitta contro gli inglesi del Fulham (2-2 e 1-3). Nel girone d'andata di Serie A il club fa registrare il proprio record di sette vittorie nelle prime sette gare casalinghe, terminando a 27 punti la tornata. Il girone di ritorno è però più negativo, appena 14 punti, e non permette al gruppo di Guidolin di andare oltre l'undicesimo posto.

Alla vigilia del campionato 2003-2004 Guidolin lascia il Bologna. Cipollini richiama dunque in panchina Carlo Mazzone, già allenatore nella stagione 1998-1999. Dopo un non ottimo girone di andata, la squadra fa registrare tra l'altro due sequenze di tre vittorie consecutive, risultati che le permettono di raggiungere in anticipo il traguardo della salvezza e il dodicesimo posto in classifica. Giuseppe Signori annuncia quindi l'addio al calcio italiano, dopo 344 partite in A e ben 188 gol, inclusi tre titoli di capocannoniere del campionato. Mazzone invece rinnova il contratto.

L'annata 2004-2005 è inizialmente positiva, anche in virtù di quattordici incontri con una sola sconfitta, e la squadra riesce addirittura a raggiungere un momentaneo settimo posto. Le ultime 15 giornate però vedono i bolognesi totalizzare soltanto 11 punti, con una sola vittoria. Al termine della stagione la squadra si ritrova, in coabitazione con Fiorentina e Parma, a quota 42 punti. Per la classifica avulsa sono le due emiliane a doversi giocare la salvezza, con un doppio spareggio: nella gara di andata al Tardini di Parma è il Bologna a imporsi, per 1-0, mentre in quella di ritorno il Parma espugna il Dall'Ara per 0-2, determinando la retrocessione dei rossoblù.

Dopo la discesa in B il Bologna viene affidato nuovamente al tecnico Renzo Ulivieri, già coach tra 1994 e 1998. Dopo le prime giornate del campionato 2005-2006 il principale azionista, Gazzoni Frascara, cede la sua quota ad Alfredo Cazzola, che diventa anche nuovo presidente assieme ai soci Menarini e Bandiera. Arriva anche un nuovo allenatore, Andrea Mandorlini. Terminato il girone d'andata sulla metà classifica, ritorna in panchina Ulivieri, il quale tuttavia manca l'accesso ai playoff promozione.

Nella stagione 2006-2007 allenatore è ancora Renzo Ulivieri. La Serie B vive un'importante annata, per la presenza al via di squadre come Genoa, Napoli e Juventus. La stagione è relativamente incolore e Ulivieri viene esonerato a favore di Luca Cecconi, suo vice; la mossa però non ottiene gli effetti desiderati e ad andare in A sono, come da pronostico, Juventus, Napoli e Genoa, mentre i rossoblù terminano solo settimi.

A guidare la squadra per il campionato 2007-2008 arriva il cesenate Daniele Arrigoni. L'organico comprende giocatori come Adaílton, Massimo Marazzina, Davide Bombardini e Cristian Bucchi; arriva l'agognata promozione, ottenuta all'ultima giornata e grazie al secondo posto dietro al ChievoVerona.

Il 2 agosto 2008 viene ufficializzato l'acquisto della società da parte di Renzo Menarini, socio di minoranza, che acquisisce il pacchetto di maggioranza da parte di Alfredo Cazzola. Fino al 12 settembre, Cazzola rimane presidente della società. Per le prime dieci giornate della stagione 2008-2009 allenatore è ancora Daniele Arrigoni, che viene però esonerato il 3 novembre dopo la sconfitta sul campo del Cagliari per 5 a 1. Al suo posto viene chiamato Siniša Mihajlović.

La prima maglia del Bologna, nel 1909, era a quarti rossi e blu, e riproduceva la divisa del collegio svizzero di Schönberg. Nel 1910 il Bologna FC si dissociò dal circolo e le maglie da gioco furono modificate con strisce verticali rosso-blu. Questo tipo di disegno è rimasto praticamente immutato fino ad oggi, tranne che per la variazione annuale nella larghezza delle bande.

Un'importante eccezione fu quella del 1925: in quell'anno il Bologna vinse il suo primo scudetto indossando un'inedita maglia verde. Tale divisa fu scelta dall'allora dirigente Enrico Sabbatini, per imitazione di quella del Rapid Vienna, che, secondo le sue parole, «...alcuni anni prima scese allo Sterlino e lasciò in tutti una grande impressione di possanza e di invincibilità. Ebbene sia il verde, il colore della speranza, quello che possa dare al Bologna lo Scudetto». In realtà il cambio di divisa fu anche suggerito dal caldo, che in quei giorni di giugno si faceva particolarmente sentire. La nuova maglia perciò fu di cotone leggero verde scuro, con bordi e calzoncini neri.

Nei decenni successivi la maglia verde fu alternata a quella bianca (spesso con banda trasversale rosso-blu) come seconda divisa. Il suo ultimo utilizzo risale agli anni '80. Nel 1934 la divisa verde fu indossata dalla Sampierdarenese in uno spareggio-promozione giocato contro il Bari sul campo neutro di Bologna: i liguri giocarono infatti con una muta di maglie verdi donata dal presidente del Bologna Dall'Ara, visto che entrambe le squadre si erano presentate in divisa bianca.

A fine anni novanta, la prima maglia subì alcune leggere modifiche, come nelle stagioni 1998-1999 e 1999-2000, quando le strisce rosso-blu più laterali (non quindi le due centrali) si dipartivano dal colletto invece che dalle spalle. Nella stagione 2000-2001 fu adottata una prima maglia con due sole larghe strisce, una rossa e una blu, con i bordi bianchi.

Tra le divise da trasferta va ricordata quella adottata a partire dagli anni cinquanta, che presenta una maglia a sfondo bianco con due strisce oblique, una rossa e una blu, ed eventuali altri profili rossoblù. Poche sono state le variazioni negli anni a seguire. Negli anni recenti è stata introdotta anche la terza maglia, destinata ad essere usata soprattutto nelle coppe europee, solitamente a sfondo giallo o dorato con profili rossoblù.

Aggiornato al 26 gennaio 2009.

Aggiornato al 4 novembre 2008.

Calciatori con almeno 200 presenze o 50 gol in partite ufficiali, aggiornato al 12 gennaio 2009.

Aggiornato al 17 ottobre 2008.

Per le partite casalinghe la tifoseria organizzata si riunisce nella curva Nord, chiamata "Andrea Costa". "La tua forza la nostra fede! Curva A. Costa." recita lo striscione appeso nel settore degli ultras rossoblù.

All'ingresso delle squadre in campo viene suonato Cuore rossoblù, canzone scritta per il Bologna da Andrea Mingardi, cantante e tifoso bolognese, in occasione della promozione di Maifredi nel 1988.

Esistono anche altre canzoni scritte per la squadra, come Il sogno continua cantata da Paolo Mengoli, Le tue ali Bologna scritta e cantata a quattro da Luca Carboni, Gianni Morandi, Andrea Mingardi e Lucio Dalla, e Bologna Campione cantata da Dino Sarti.

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Provincia di Bologna

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La Provincia di Bologna è una provincia dell'Emilia-Romagna di 969.456 abitanti.

Confina a nord con la Provincia di Ferrara; a est con la Provincia di Ravenna; a sud con la Provincia di Firenze,la Provincia di Prato e la Provincia di Pistoia; ed ad ovest con la Provincia di Modena.

La provincia di Bologna comprende l'Emilia sud-orientale e sette comuni il cui territorio è interamente compreso nella regione storico-geografica della Romagna: Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice, Imola, Mordano.

Il territorio provinciale si estende principalmente in pianura e in collina (la montagna occupa il 21,3% della provincia, contro una media regionale del 25%).

I principali fiumi che attraversano il territorio provinciale sono il Reno (211 km), che raccoglie quasi tutte le acque del Bolognese, il Santerno (85 km), il Sillaro (66 km), il Savena (54 km), il Samoggia (44 km), il Setta (40 km), e l'Idice.

Nell'esteso sistema collinare spiccano due dorsali che si pongono trasversalmente alle valli principali: il Contrafforte pliocenico e la Vena del gesso. Caratteristici e quasi unici al mondo sono i calanchi, formazioni collinari scavate dallo scorrere delle piogge sui versanti argillosi di diverse densità, presenti lungo la Vena del gesso sulle colline da Reggio Emilia fino alla provincia di Rimini.

Il patrimonio floro-faunistico del territorio bolognese è gestito attraverso un sistema rappresentato da ben 21 aree protette e 31 siti di importanza comunitaria. La superficie complessiva nell’ottobre 2004 ammontava a 71.684 ha (pari al 19,36% della superficie provinciale). In particolare ritroviamo 5 Parchi Regionali (Corno alle Scale, Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, Monte Sole, Abbazia di Monteveglio, Laghi di Suviana e Brasimone), 2 Parchi Provinciali (Montovolo, La Martina), 1 Riserva Naturale (Bosco della Frattona), 13 Aree di Riequilibrio Ecologico (ARE). La presenza di habitat di interesse comunitario (pSIC e ZPS previsti dalla Dir. 92/43/CEE) è discreta: 34, pari al 25,4% di quelli elencati dalla Commissione Europea per la regione continentale. Sono inoltre state censite sul territorio provinciale 70 diverse specie tra quelle elencate nell’allegato I della Direttiva “Uccelli".

I settori trainanti dell'economia regionale sono: l'agricoltura (ortaggi, cereali - famosa la patata DOP di Budrio), l'allevamento (suini e bovini) e la piccola e media industria nei settori alimentare, meccanico, della ceramica e dell'elettronica. Di rilievo l'attività della Fiera di Bologna, dove vengono organizzate manifestazioni internazionali (Motor Show) e l'infrastruttura dell'Interporto di Bologna per il carico e lo scarico delle merci provenienti in container dal porto di Ravenna.

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Bologna

Panorama di Bologna

Bologna (Bulåggna in dialetto bolognese) è una città di 374.057 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Emilia-Romagna.

Antichissima città universitaria, ospita numerosissimi studenti che le conferiscono ricchezza e animano la sua vita culturale e sociale. Nota per le sue torri ed i suoi lunghi portici, possiede un ben conservato centro storico (fra i più estesi d'Italia), in virtù di un'attenta politica di restauro e conservazione avviata dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso, a dispetto dei gravi danni, causati dagli sventramenti urbanistici della fine del XIX secolo e dalle distruzioni belliche.

La città, le cui origini risalgono ad almeno un millennio prima di Cristo, è sempre stata un importante centro urbano, prima sotto gli Etruschi (Velzna/Felsina) ed i Celti (Bona), poi sotto i Romani (Bononia), poi ancora nel Medioevo, come libero comune (per un secolo è stata la quinta città europea per popolazione). Importante centro culturale ed artistico, questo ruolo fatica talvolta ad esserle riconosciuto, mancando un "capolavoro" di rinomanza mondiale che possa attirare in massa i turisti: tuttavia, la sua importanza artistica e monumentale è basata su un insieme omogeneo di monumenti ed emergenze architettoniche (le torri medievali, i palazzi d'epoca, le chiese, la struttura del centro storico) ed opere d'arte frutto di una storia architettonica ed artistica di prim'ordine.

Bologna è un importante nodo di comunicazioni stradali e ferroviarie del nord Italia, rilevante polo fieristico e area in cui risiedono importanti industrie meccaniche, elettroniche e alimentari. È sede d'importanti istituzioni culturali, economiche e politiche.

Bologna è situata nella Pianura Padana, a ridosso dei colli appenninici, fra lo sbocco della valle del Reno e quella del Savena. Il territorio provinciale si estende dai margini meridionali della Pianura Padana confinante con Ferrara ai monti dell'Appennino tosco-emiliano, spaziando dai 54 m s.l.m. del centro città, ai 300 m s.l.m. di Sabbiuno e del Colle della Guardia (sempre in territorio comunale) ai 1945 m s.l.m. del Corno alle Scale (in territorio provinciale).

L'area metropolitana di Bologna conta una popolazione di oltre 750.000 abitanti, mentre la sua influenza economica, culturale e come polo d'attrazione supera ampiamente l'area urbana propriamente detta, estendendosi da Parma fino alle Marche lungo l'asse della via Emilia; si tratta di una sorta di "nebulosa urbana" con oltre 3,5 milioni di abitanti, la cui essenza è stata colta dallo scrittore Carlo Lucarelli, nel suo romanzo Almost Blue, quando fa dire ad uno dei personaggi "Quella che lei chiama Bologna, è un cosa grande, che va da Parma fino a Cattolica ... dove davvero la gente vive a Modena, lavora a Bologna e la sera va a ballare a Rimini ... è una strana metropoli ... che s'allarga a macchia d'olio tra il mare e gli Appennini".

Inoltre, ormai si va profilando la fusione con l'area urbana di Modena (dalla quale la separano solo pochissimi chilometri lungo gli assi della via Emilia e della via Bazzanese); lo stesso Aeroporto di Bologna è al servizio diretto dell'intera provincia modenese e dei suoi poli produttivi tessile (Carpi), delle ceramiche (Sassuolo) e del biomedicale (Mirandola).

La città e la sua area metropolitana, parametrate anche su scala economica, culturale, commerciale, industriale, congressuale, fieristica, finanziaria e sociale, rivestono quindi un'importanza, in ambito nazionale ed europeo, assai superiore a quanto espresso dal semplice parametro demografico (men che meno a quello della popolazione ufficialmente residente nel ristretto ambito comunale). La conferma di questo arriva da un interessante studio francese condotto nel 1989 dal gruppo Reclus di Montpellier e commissionato della DATAR (Délégation à l'Amenagement du Territoire et à l'Action Régionale), studio nel quale si formula una classificazione per grado d'importanza delle città con più di 200.000 abitanti di 14 Stati dell'Europa Occidentale e mediterranea: Bologna, invero con Firenze e Venezia, si situa allo stesso livello assieme a metropoli assai più popolose (ad esempio Glasgow, Edimburgo, Birmingham, Oslo, Helsinki, L'Aia, Dusseldorf, Colonia, Vienna, Lisbona, Marsiglia, Siviglia, Valencia, le stesse Napoli, Genova e la conurbazione Firenze - Prato, in Italia, ecc.); addirittura ad un rango superiore a quello in cui sono collocate altre città più popolose, quali Dublino, Leeds, Liverpool, Lilla, Norimberga, Essen, Dortmund, Brema, Hannover, Saragozza, Malaga, Bilbao, Salonicco, in Italia la stessa Palermo, ecc.

Nonostante l'esigua popolazione comunale Bologna è stata anche inserita, dal gruppo di studio GaWC, tra il centinaio di Città globali (o Città del Mondo), in virtù della sua importanza culturale ed economica (invero in categoria D, cioè città globali in formazione, con scarsa evidenza) .

Bologna presenta un clima continentale, non risentendo dell'influenza del mare; la Classificazione climatica è "zona E, 2259 GR/G".

Gli inverni possono essere anche assai rigidi (la minima temperatura invernale storicamente registrata nella zona, più precisamente a Molinella nella notte tra il 12-13 gennaio 1985, fu di -28,8 °C) e non mancano le precipitazioni nevose, talvolta anche assai abbondanti per una zona di pianura: sono rimaste negli annali e nella memoria storica di molti bolognesi, quasi mitizzate, la precipitazioni del giugno del 1491 con i suoi 30 cm e quella del febbraio 1929, con circa 130 cm di neve e con la città interamente bloccata per giorni da veri e propri "muri di neve" che arrivavano fino ai primi piani degli edifici, anche a causa della neve che apposite squadre di spalatori scaricavano dai tetti a rischio di crollo. Altre cospicue precipitazioni, quasi sempre nei mesi di gennaio e febbraio, si sono avute, in epoche più recenti, nel 1977 (con crolli di tetti), nel 1985, in gennaio (che causò tre giorni di completo black out a causa delle rottura di linee elettriche), nel 2004 (oltre 70 cm di neve in una sola volta fra la fine di febbraio e l'inizio di marzo); ma si ricordano anche nevicate di qualche decimetro addirittura in mesi primaverili (come quella del 21 aprile 1974 o del 26 aprile 1990). Le estati sono calde e particolarmente afose a causa dell'umidità dell'aria e possono essere assai lunghe e siccitose (come nel 2003); in luglio e agosto è abituale il superamento dei +37 °C e la temperatura massima registrata, seppure per un giorno solo, è stata di circa +43 °C. I mesi più caldi sono luglio ed agosto anche se si ricordano anni con mesi di giugno e settembre sistematicamente sopra i 30 °C di massima; si rammentano anche mesi di maggio con temperature assai elevate, oltre i 30° per buona parte del mese.

Le mezze stagioni sono, in genere, miti e piovose e hanno breve durata. Il sopraggiungere della stagione calda, di fatto, spesso trasforma la primavera in estate già dai primi di maggio, e così il rigido inverno padano si presenta, sempre in termini empirici, già in alcune giornate di fine ottobre.

Le precipitazioni medie in città oscillano, a seconda degli anni, da 500 mm ad oltre 1.000 mm (le misurazioni si effettuano all'Aeroporto Guglielmo Marconi, mentre un tempo erano effettuate, per il centro storico, nella torretta della Specola dell'Università e si concentrano solitamente in primavera ed autunno per almeno il 70%. Non di meno si sono avute anche estati assai piovose.

La ventosità modesta contribuisce alla formazione di nebbie e foschie ed alla permanenza di un elevato inquinamento atmosferico conseguente sia al traffico locale e di transito, sia alle esalazioni dei prodotti della combustione degli impianti di riscaldamento (peraltro ormai convertiti per la maggior parte a gas metano) e degli impianti industriali. Occasionalmente, tuttavia, si sono avute giornate con raffiche anche a 120 km/ora (ad esempio il 26 dicembre 1996) per effetto di venti di tramontana (talvolta il buran delle steppe siberiane arriva fino ai piedi dell'Appennino); durante il mese di agosto, specialmente, forti raffiche, anche superiori a 100 km/ora, si possono registrare in occasione di nubifragi ed altri eventi temporaleschi a carattere locale.

La zona di Bologna risulta abitata fin dal IX secolo a.C., come risulta dagli scavi effettuati a partire da metà '800 nella vicina Villanova, frazione di Castenaso. In questo periodo, e fino al VI secolo a.C., l'insediamento appartiene alla fase indicata appunto come villanoviana ed è sparso in vari nuclei. Nel VII-VI secolo a.C. abbiamo testimonianze di un'apertura ai modelli artistici della vicina Etruria: anche la composizione etnica della popolazione cambia, passando dagli Umbri agli Etruschi che la battezzarono Felsina.

Successivamente (V-IV secolo a.C.), con la discesa dei Galli nella penisola gli Etruschi vengono progressivamente messi in minoranza, e il dominio gallico sulla zona durerà fino al 196 a.C., anno in cui i Galli Boi vengono scacciati dai Romani. Nel 189 a.C. questi ultimi fondarono sul sito una colonia di diritto latino a cui diedero il nome di Bononia.

Dopo la caduta dell'Impero, fu soggetta ad Odoacre, a Teodorico il Grande (493-526), a Bisanzio e infine, nel 727, ai Longobardi, nella cui ottica era solo un centro militare. Nel 774 la città capitola davanti a Carlo Magno, che la consegna al papa Adriano I.

Ripopolatasi nel X secolo, Bologna inizia a nutrire aspirazioni comunali, che riuscirà ad affermare alla morte di Mathilde di Canossa, nel 1115, ottenendo l'anno successivo una serie di concessioni giurisdizionali ed economiche dall'imperatore Enrico V. Il comune partecipò alla lotta contro il Barbarossa, conclusasi con la pace di Costanza nel 1183, dopo la quale conobbe una forte espansione, anche edilizia (periodo delle case-torri): fu uno dei principali centri di scambio commerciale grazie a canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci. Basti considerare che alla fine del XIII secolo, con i suoi 50.000, forse 60.000 abitanti era la quinta città europea per popolazione (dopo Cordoba, Parigi, Venezia e Firenze), al pari con Milano ed era il maggior centro industriale tessile d'Italia.

Il complesso sistema di approvvigionamento idrico di cui era dotata la città, mediante una sviluppata rete di canali tra le più avanzate in Europa, si riforniva d'acqua dai torrenti Savena e Aposa e dal fiume Reno (come il Canale Navile ed il Canale di Savena). Questa energia idraulica serviva ad alimentare numerosi mulini per la fiorentissima industria tessile serica e per il trasporto di merci. Dei canali di Bologna (ora quasi tutti interrati) rimangono oggi tracce nella toponomastica.

Nel 1088 fu fondata a Bologna quella che è riconosciuta come la prima università del mondo occidentale (Alma mater studiorum). Tra i primi maestri, i giuristi D'Accursio ed Irnerio, che resero famosa la facoltà di giurispudenza nel mondo civilizzato, divulgando il Corpus Juris (raccolta di leggi e sentenze di diritto civile romano, voluta dall'imperatore romano d'oriente Giustiniano).

Nel XIII secolo, Bologna fu coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini, con alterne fortune. Ad esempio: nel 1249 i bolognesi riuscirono addirittura a catturare Re Enzo di Sardegna, figlio di Federico II del Sacro Romano Impero ed a tenerlo imprigionato fino alla sua morte (1272) malgrado le minacce del potente padre; nel 1275, invece, dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, le truppe ghibelline di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, misero in fuga i bolognesi presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tanto grave che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì.

Nel 1256 il primo capitano del Popolo (Giordano Lucino) insieme al Podestà promulgarono la "Legge del Paradiso" che riscattava i servi della gleba.

Nel 1337 ha inizio la signoria dei Pepoli, definita da alcuni studiosi una "criptosignoria" perché la famiglia cerca di governare ponendosi come primi tra pari piuttosto che come veri e propri signori della città. La signoria presenta forti elementi di continuità col passato, e resisterà fino al 28 marzo 1401 quando diventeranno signori di Bologna i Bentivoglio.

Nel 1507 passa allo Stato Pontificio fino al 1796 quando con Napoleone arrivano a Bologna le truppe francesi ma, dopo il Congresso di Vienna (1815) la città ritorna alla Chiesa. Vi si stabiliranno gli austriaci, per essere poi annessa al Regno d'Italia nel 1860.

La città di Bologna fu esposta a numerose azioni di bombardamento durante la Seconda guerra mondiale. L'importanza della città come grande centro urbano di raccordo tra nord e centro ed in particolare il valore strategico del suo nodo ferroviario la resero obiettivo primario da parte dei comandi Alleati. A tal fine il 16 luglio 1943 ebbe inizio una serie di bombardamenti i cui obiettivi erano essenzialmente strategici, ma con un raggio d'azione talmente vasto da coinvolgere gran parte del tessuto urbano e della popolazione.

L'attacco ebbe sulla città effetti devastanti tra i quali lo sconvolgimento della fisionomia di quartieri del centro storico di Bologna e danni ingenti al principale scalo ferroviario. Al termine del conflitto il 44% del patrimonio edilizio della città era stato distrutto o gravemente danneggiato.

Il 25 settembre 1943, Bologna fu nuovamente oggetto di attacchi e incursioni aeree, si contano 936 morti, e migliaia di feriti, a differenza del 16 luglio vengono bombardati i quartieri periferici oltre al centro.

La mattina del 21 aprile 1945, in una Bologna ormai abbandonata dai tedeschi, entrò per primo l'87° Reggimento Fanteria del Gruppo di Combattimento "Friuli", comandato dal generale Arturo Scattini. Poiché i soldati erano vestiti con equipaggiamento inglese, questi furono inizialmente scambiati per gli alleati ma, al sentire le parlate italiane, la popolazione si rovesciò per la strada Maggiore a festeggiare e a portare in trionfo i soldati.

Bologna è stata protagonista nella resistenza, dal dopoguerra la città è stata sempre un baluardo e fiore all'occhiello delle amministrazioni di sinistra. La città ha avuto ininterrottamente sindaci di sinistra dal 1945 al 1999, il più famoso dei quali è stato Giuseppe Dozza. Nel 1999 tale tradizione si è interrotta con la storica affermazione di Giorgio Guazzaloca.

Durante l'amministrazione di Renato Zangheri, il 2 agosto 1980 alle ore 10.25 una bomba esplose alla stazione centrale di Bologna causando 85 morti: questo avvenimento è passato alla storia come la Strage di Bologna, e per esso sono stati condannati come esecutori dell'attentato i neofascisti dei NAR Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, mentre l'ex capo della loggia massonica P2, Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte sono stati condannati per il depistaggio delle indagini.

Nel 1999, il centro-sinistra perse le elezioni comunali, e gli elettori votarono in maggioranza a favore della coalizione di centro-destra guidata da Giorgio Guazzaloca. L'esperienza del centro-destra terminò nel 2004 quando l'ex sindacalista Sergio Cofferati venne eletto Sindaco della città, grazie alla partecipazione determinante della cittadinanza attiva (85 movimenti e associazioni, molte delle quali diedero vita nel 2005 alla rete Unirsi) insieme ai partiti de L'Ulivo e de L'Italia dei Valori.

Bologna è la città dei portici: oltre 38 Km nel solo centro storico . Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è in parte da attribuirsi alla forte espansione che ebbe la città nel tardo medioevo, quando la città e la fiorente università divennero un polo ambito per studiosi e letterati di tutta l'Europa, ma anche per la popolazione proveniente dalla campagna.

Di qui la necessità di sfruttare al meglio gli spazi e aumentare la capienza delle case espandendo i piani superiori al piano terra, dapprima con la creazione di sporti in legno sorretti da travature, e successivamente da portici sorretti da colonne. Peraltro i portici, come anche in altre città vicinanti, costituirono anche un sistema pressoché spontaneo di camminamenti coperti, consentendo perciò di percorrere buona parte delle strade al riparo da pioggia e neve. Esse furono anche un mezzo per l'espansione di attività commerciali e artigiane. Ritenere che la nascita del portico sia solo una diretta conseguenza delle necessità espansionistiche del tessuto urbano è però fare torto ai principi di saggia amministrazione urbanistica che hanno dimostrato gli allora rettori della città. Anzi dobbiamo rilevare la loro lungimiranza e la loro capacità di predisporre dei servizi per tutti, richiedendo un sacrificio alla proprietà privata (i portici sono eretti su suolo privato e la loro manutenzione è di pertinenza del proprietario della casa annessa alla struttura portilizia) obbligandola alla costruzione delle case coi portici e al loro uso pubblico. Un curioso editto del 1288, secondo il quale nessun nuovo edificio doveva essere privo di portico, specificava che questi dovevano essere alti almeno 7 piedi bolognesi (2,66 metri), questo per permettere il transito di un uomo a cavallo. Identica anche la larghezza minima. A queste misure non si attenne scrupolosamente la popolazione più indigente che in alcuni casi riservava 1 o 2 piedi alla propria dimora obbligando i cavalieri transitanti a chinare il capo.

In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente (è la quinta chiesa più grande del mondo) basilica di San Petronio costruita per volere del Comune (e infatti le abitazioni presenti sul terreno in cui edificare furono acquistate con soldi pubblici) fra il 1390 ed il 1659. Presenta un portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia, mentre all'interno si trovano alcune cappelle notevolmente decorate. Nella navata sinistra, sul pavimento, è visibile la meridiana più grande del mondo, progettata dal matematico Giovanni Domenico Cassini e realizzata nel 1655. Nella Piazza Maggiore si trovano la fontana del Nettuno, opera del Giambologna; il Palazzo Comunale (XIII e XV secolo) e il Palazzo del Podestà, riedificato nel 1485 accanto al duecentesco Palazzo Re Enzo.

Di notevole interesse la chiesa di San Francesco del XIII secolo (anche se ha subito notevoli interventi nel XIX secolo e nel secondo dopoguerra), primo esempio di gotico francese in Italia, e gli adiacenti i monumenti funebri dei glossatori, e la chiesa di San Domenico del XIII secolo, con l'arca in cui sono conservate le spoglie del santo: il sarcofago fu realizzato nel 1264-1267 da Nicola Pisano e bottega, mentre la cimasa è opera di Niccolò dell'Arca, fu iniziata nel 1469 e, essendo rimasta incompiuta dopo la sua morte nel 1494, è completata da alcune piccole statue di Michelangelo; all'interno della basilica, da notare anche il Sepolcro Tartagni di Francesco di Simone Ferrucci.

In piazza Santo Stefano spicca il complesso di Santo Stefano, noto anche come "le Sette Chiese" a causa della sua notevole articolazione in numerose chiese e cappelle collegate da un cortile e da un chiostro. Il nucleo originale fu edificato nel VIII secolo su un tempio pagano del II secolo dedicato alla dea egizia Iside, del quale resta un architrave con dedica alla dea, murato all'esterno, e alcune colonne di granito africano, all'interno. L'impianto architettonico principale è marcatamente romanico, nonostante alcune modifiche successive. Qui erano conservate fino al 2000 le spoglie di San Petronio, ora traslate nella omonima basilica; alcune cappelle del complesso sono dedicate ai caduti italiani nei conflitti mondiali.

Notevoli anche la cattedrale di San Pietro (ricostruita al XVII secolo); San Giacomo Maggiore (1263), in stile gotico e con elegante portico rinascimentale; la Basilica di Santa Maria dei Servi (eretta tra il XIV ed il XVI secolo), con una Maestà di Cimabue e un suggestivo quadriportico; Santa Maria della Vita (è la chiesa del primo ospedale di Bologna, fondato nel 1260), al cui interno si trovano le preziosissime terracotte delle Marie Piangenti, note come Compianto sul Cristo morto e realizzate da Niccolò dell'Arca tra il 1463 e il 1490.

Sul Colle della Guardia a circa 300 m s.l.m. e a sud-ovest del centro storico si trova il caratteristico santuario della Madonna di San Luca (1723), che si raggiunge per una lunghissima e suggestiva via porticata del XVII e XVIII secolo (la più lunga al mondo, ben 3,796 km e dotata di 666 archi).

Le torri gentilizie di Bologna, di origine medioevale, sono uno dei tratti più caratteristici della città. Secondo il conteggio effettuato da Giovanni Gozzadini nel XIX secolo, le torri nel medioevo sarebbero state addirittura più di 180 (una enormità rispetto all'estensione della città di allora). Stime condotte con metodi più moderni riducono questo numero a 90-100 tra torri e case-torri, un valore comunque considerevole considerando il notevole sforzo necessario all'epoca per edificare costruzioni simili. Di esse ne esistono ancora diciassette. Fra le torri superstiti si possono citare la Torre Azzoguidi (61 metri di altezza), la Torre Prendiparte (59,50 metri), e le ben più note Torre degli Asinelli e Garisenda.

Le due torri sono i monumenti simbolo della città: la Torre degli Asinelli (97,20 metri, la più alta d'Italia) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48) edificate per volere di nobili ghibellini nel XII secolo. La più pendente delle due, la Garisenda, fu citata più volte da Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, XXXI, 136-140) e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.

La torre degli Asinelli venne usata da Giglielmini al fine di condurre esperimenti sulla gravità nel XVIII secolo.

La maggior parte dei palazzi di Bologna risalgono principalmente all'epoca in cui la città era inglobata nello Stato della Chiesa tra il XVI e il XVIII secolo ed appartenevano alle famiglie senatorie che governavano Bologna a quei tempi. Alcuni furono costruiti altri, già presenti, solo ammodernati. I Bentivoglio precedentemente furono tra le prime famiglie a costruirsi un loro palazzo che però fu distrutto e le macerie si trovano ai Giardini del Guasto dei Bentivoglio, dietro il Teatro Comunale.

L'Archiginnasio di Bologna è uno dei palazzi più significativi della città: fu sede dell'antica Università, dal 1563 al 1803. Il palazzo fu costruito nel 1562 su progetto di Antonio Morandi (detto il Terribilia), ed è ricchissimo di storia e opere d'arte. Citiamo il complesso araldico murale (che si compone di più di 6000 stemmi studenteschi), ed il teatro anatomico (che risale al 1637, sala dedicata allo studio dell'anatomia a forma di anfiteatro, costruita in legno d'abete, soffitto a cassettoni, e decorata con statue di illustri medici del passato e di modelli anatomici dell'artista Lelli). Dal 1838 è sede della Biblioteca Comunale.

Per quanto riguarda le ville, in molti casi si tratta di antichi conventi o luoghi di culto che, in età napoleonica, vennero venduti a privati e in qualche occasione trasformati appunto in ville.

La struttura romana della città non è più visibile dato che la fisionomia attuale del vasto centro storico si è sviluppata nel XI e XII secolo. Bologna ebbe tre cerchie di mura: la più antica era costruita in selenite e risale all'epoca di Teodorico. Queste furono distrutte per ordine di Federico Barbarossa e al loro posto vennero costruite le più ampie mura dei Torresotti (XII secolo).

La terza e ultima più grande cerchia di mura risale al XIII e XIV secolo: e non ebbe mai una efficacia difensiva. Di essa - dopo il discutibile abbattimento avvenuto all'inizio del XX secolo - sono rimaste dieci delle dodici porte e alcuni piccoli tratti.

Entro il tracciato di queste mura il tessuto urbano della città è rimasto in gran parte intatto: questo lo rende uno dei centri storici più estesi d'Italia.

L'età media dei cittadini bolognesi è in crescita, ma dalla fine degli anni novanta aumenta anche il numero delle nascite.

Nel 2000 Bologna è stata Capitale europea della cultura, mentre nel 2006 è stato conferito alla città il riconoscimento da parte dell'UNESCO di Città creativa della musica, la prima in Italia, la seconda in Europa dopo Siviglia. Nella cultura popolare è nota come la grassa, la dotta e la rossa.

Fra le biblioteche si segnalano la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio e la moderna Biblioteca Sala Borsa (inaugurata nel 2001). Mentre la più fornita (oltre 1.300.000 libri) è la Biblioteca Universitaria di Bologna dell'Alma Mater Studiorum. Di notevole interesse, e di capitale importanza in ambito nazionale ed europeo, è anche la Cineteca di Bologna, istituzione comunale dedicata al cinema ed alla filmografia.

L'Alma mater studiorum - Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale.

La data della sua fondazione è stata fissata convenzionalmente nell'anno 1088 da una commissione composta, tra gli altri, da Giosuè Carducci.

Attualmente ospita circa 90.000 studenti (che su meno di 400.000 abitanti sono un numero considerevole) e 23 facoltà. La vita della città e quelle dall'Università sono intimamente connesse fin dal medioevo, facendole meritare l'appellativo di Bologna la dotta.

Questa massa di studenti, provenienti da ogni parte d'Italia e del mondo (in particolare dal Progetto Erasmus) ha un notevole impatto sulla vita della città. Se da una parte questo afflusso contribuisce a vivacizzare in maniera significativa un centro storico in cui l'età media dei residenti sarebbe molto alta, d'altro canto tutte le amministrazioni degli ultimi anni hanno dovuto confrontarsi con problemi di ordine pubblico e di sporcizia legati all'animata vita notturna della zona universitaria.

Oltre alla celebre Università sono presenti diversi licei e istituti superiori. Fra questi il Liceo Ginnasio Luigi Galvani in via Castiglione, che ha annoverato tra i propri studenti i politici Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini e l'autore letterario e regista Pier Paolo Pasolini.

Bologna è una città dal sistema museale molto attivo ed espanso, costituito da ben 43 musei (per lo più Comunali e Universitari) sempre curati ed aggiornati e nei quali, accanto alle ricche collezioni permanenti, stazionano spesso importanti e interessanti mostre. I principali musei sono: le Collezioni Comunali d'Arte, il Museo Civico Archeologico (con collezioni di epoca romana, etrusca e preistorica), il Museo Civico Medievale, la Pinacoteca Nazionale di Bologna (con opere dei Carracci, Giotto, Vitale da Bologna, Raffaello, Guido Reni, Parmigianino), il Museo Morandi, il Museo Civico d'Arte Industriale Davia Bargellini, il Museo del Patrimonio Industriale alla Fornace Galotti, la Galleria d'Arte Moderna di Bologna. L'Università ha un numero elevatissimo di propri musei e biblioteche, quasi uno per ogni facoltà, a cui si aggiungono i musei religiosi.

Di recente costituzione è anche l'interessante Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, che, insieme al Conservatorio Giovanni Battista Martini possiede un notevole insieme di collezioni musicali (libri, strumenti musicali, quadri).

Il teatro è stata una forma di intrattenimento molto diffusa a Bologna fino dal Cinquecento. Il primo teatro pubblico fu il Teatro della Sala, attivo a partire dal 1547 nel Palazzo del Podestà.

Una figura molto importante del teatro bolognese e italiano fu Alfredo Testoni, il commediografo autore de "Il Cardinale Lambertini", grande successo teatrale sin dal 1905, riproposto poi sullo schermo dall'attore bolognese Gino Cervi.

Nel 1998 il Comune di Bologna ha dato vita al progetto "Bologna dei Teatri", un'associazione che riunisce le principali strutture teatrali della città. Si tratta di un circuito di teatri dall'offerta culturale variegata, che spazia dalla commedia dialettale bolognese alla danza contemporanea, ma con una strategia di comunicazione e promozione unitaria. In concreto, gli spettacoli in cartellone nei vari teatri aderenti al progetto vengono pubblicizzati settimanalmente attraverso una locandina unica.

La fama gastronomica di Bologna risale al medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati. Ma la tradizione gastronomica bolognese è strettamente legata all'Università: la mescolanza di numerosissimi studenti e professori di nazionalità diverse arricchì la cultura gastronomica, e rese necessaria una buona organizzazione dell'approvvigionamento alimentare. Nel trecento si contavano in città ben 150 osterie e 50 alberghi, che venivano riforniti dalle fertili campagne circostanti ma anche da lontano, per vie d'acqua (tramite i canali della città, che erano collegati al Po e di qui al mare). Il detto Bologna la grassa va quindi a braccetto con il detto Bologna la dotta. La cucina Bolognese (così come la cucina emiliana in genere) è nota per la sua varietà ed opulenza: i piatti tipici sono a base di carne (in particolare maiale) e pasta all'uovo. Sono particolarmente famosi i saporiti la mortadella, i tortellini, le lasagne, il ragù (tipicamente usato per condire le tagliatelle). La leggenda racconta che i tortellini siano stati modellati sulla forma dall'ombelico di Venere. Le tagliatelle, sempre secondo la leggenda, furono create a somiglianza dei lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia in occasione delle sue nozze con il Duca di Ferrara, Alfonso I d'Este.

Nel periodo compreso tra novembre 2007 e gennaio 2008 Urban Center Bologna ha ospitato un ciclo di incontri pubblici in cui cittadini, associazioni, rappresentanti del mondo economico e sociale hanno discusso con il Comune di Bologna le strategie di trasformazione urbanistica per il futuro della città previste all'interno del Piano Strutturale Comunale (nuovo strumento di pianificazione territoriale in corso di approvazione). Tali strategie sono state rappresentate metaforicamente come Sette Città che comporranno Bologna, sette orientamenti per lo sviluppo omogeneo di altrettante grandi aree, ciascuna della quali identificata da caratteristiche territoriali e sociali specifiche: la Città della Ferrovia, la Città della Tangenziale, la Città della Collina, la Città della Via Emilia Levante, la Città della Via Emilia Ponente, la Città del Reno, la Città del Savena. Il percorso di partecipazione con i cittadini, denominato Bologna si fa in Sette, è stato accompagnato da modalità di comunicazione innovative come l'utilizzo dei film del regista Filippo Porcelli che, attraverso accurate scelte di montaggio, ha raccontato l'immaginario legato a ciascuna delle sette città.

Il comune si suddivide amministrativamente in nove circoscrizioni di decentramento, a cui lo statuto attribuisce il nome di "quartieri": Borgo Panigale, San Donato, San Vitale, Savena, Navile, Porto, Saragozza, Santo Stefano, Reno.

Centro commerciale di primaria importanza (Centergross nell'area metropolitana, per un lungo periodo è stato dalla fondazione nel 1977 il maggior centro commerciale all'ingrosso d'Europa, Interporto). È un importante centro fieristico che con la Fiera di Bologna è sede di numerose fiere di caratura europea (Saie, Cersaie, Cosmoprof, Motor Show, Lineapelle, SANA e la La Fiera del Libro per Ragazzi).

L'area metropolitana comprende numerosi comuni della provincia, per un totale di oltre 750.000 abitanti, area che se riferita alla popolazione "presente" giornalmente sfiora, tuttavia, il milione di persone.

La città e la sua area metropolitana sono poste al centro dei traffici dell'Italia produttiva. In linea generale si può affermare che questa funzione di crocevia è resa possibile dalla particolare posizione geografica che, pur collocandola al margine meridionale della Pianura Padana, la pone, quasi come punto di passaggio obbligato, al centro delle vie di comunicazione che collegano il Nord dell'Italia col Mezzogiorno, sia attraverso la direttrice "adriatica" da Torino, Milano, il Veneto fino alla Puglia, assai più rilevante per traffico di quella "tirrenica" da Genova a Roma, sia attraverso la cosiddetta "dorsale appenninica" per Firenze e Roma (che sfrutta, almeno nel primo tratto, la storica ed importante via di penetrazione appenninica rappresentata dalla valle del fiume Reno): infatti proprio queste due direttrici s'incontrano a Bologna.

Principale snodo autostradale d'Italia, confluiscono nel nodo di Bologna: la A1 "Autostrada del Sole" Milano-Firenze-Roma-Napoli; l'asse adriatico A14 Bologna-Ancona-Taranto; la A13 Bologna-Padova. Il raccordo autostradale che circonda la città ad ovest, nord ed est è affiancato per circa 22 km dalla tangenziale. La situazione del traffico stradale ed autostradale di Bologna è critica. La densità di traffico è una delle più elevate d'Italia ed anche l'ambiente e la qualità dell'aria ne risentono fortemente: all'inquinamento proprio del traffico di un agglomerato urbano di un milione di abitanti si aggiunge, nel caso di Bologna, quello di un traffico "di transito" che non ha eguali in Italia, specie in rapporto alla grandezza dell'agglomerato. Sono allo studio (ed alcuni già in atto) progetti che mirano alla decongestione e al potenziamento del raccordo autostradale e della tangenziale (costruzione della terza corsia dinamica sulla A14 e ammodernamento degli svincoli della tangenziale tramite la sostituzione dei semafori con rotatorie nell'innesto con le strade urbane), in modo da rendere il traffico più fluido e ridurre l'inquinamento. Già l'apertura (dicembre 2006) del nuovo casello autostradale "Fiera", che dall'autostrada immette direttamente dentro il quartiere fieristico, ha portato consistenti ed innegabili benefici in termini di decongestionamento della tangenziale urbana, soprattutto in occasione delle grandi manifestazioni fieristiche.

È allo studio, inoltre, la realizzazione del cosiddetto Passante Nord che, staccandosi dalla A14 nella zona di Castel San Pietro Terme, dovrebbe collegarsi alla A1 prima di Castelfranco Emilia, transitando, a nord della città, vicino all'Interporto ed al Centergross, in modo da allontanare dall'agglomerato urbano il traffico di solo transito (ed anzi, avvicinarlo a taluni nodi generatori di traffico, quali, ad esempio, proprio i due citati); in tal modo il semianello tangenziale alla città verrebbe lasciato interamente a disposizione del traffico urbano.

Altre strade importanti che toccano la città sono la Strada Statale 9 Via Emilia che la collega con tutti i capoluoghi dell'Emilia Romagna, tranne Ravenna e Ferrara, più Lodi e Milano; la ex Strada Statale 253 San Vitale che la collega con Ravenna; la ex Strada Statale 65 della Futa che la collega con il capoluogo toscano e la Strada Statale 64 Porrettana che proviene da Pistoia e prosegue per Ferrara.

Sono inoltre in costruzione nuove stazioni per servizi di tipo metropolitano.

A livello strategico, lo snodo ferroviario di Bologna è il crocevia tra Nord e Sud, potendo stimare che da esso transiti oltre l'85% del traffico nazionale fra Nord e Sud, escludendo i traffici via La Spezia (per Milano e la Francia) e quelli minori via Ravenna - Ferrara e via Ferrara - Suzzara - Parma.

Le ferrovie offrono, oltre al servizio di collegamento regionale, nazionale e internazionale, anche alcuni servizi di tipo metropolitano.

L'Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna è un'infrastruttura di crescente importanza, dopo l'allungamento della pista a 2,8 km nell'estate del 2004.

L'importanza dell'aeroporto (il cui bacino d'utenza è stimato in almeno 10 milioni di persone) è data, in buona misura, dalla posizione come "baricentro produttivo" d'Italia. Se ora la sua funzione è al servizio dell'intera zona produttiva emiliana e marchigiana (gli altri aeroporti emiliani, Parma, Forlì e Rimini, ancorché quest'ultimo possieda una pista più lunga di quella del Marconi, non possono competere in termini di traffico con lo scalo bolognese), la realizzazione della linea ad Alta Velocità per Firenze (città nella quale ci si potrà recare in appena mezz'ora di treno da Bologna), convoglierà probabilmente molti passeggeri turistice da e per Firenze (il cui circondario, sia per ragioni di densità urbana, sia per ragioni orografiche, non ha sufficienti spazi per dotarsi di un grande aeroporto intercontinentale adeguato all'importanza della città ed ai suoi flussi turistici).

I trasporti pubblici urbani sono assicurati dall'ATC, che offre un servizio di autobus e filobus, con linee urbane, suburbane ed extraurbane.

Il 29 luglio 2005 è stato approvato dal CIPE il progetto preliminare per la Metropolitana di Bologna, per un valore complessivo di 587 milioni di euro, con uno stanziamento di 3 milioni per la redazione del progetto definitivo della tratta Fiera-Ospedale Maggiore . Vi sono tuttavia problemi e polemiche riguardo ai finanziamenti e al progetto. Al 2007 sono stati stanziati solo 92 milioni di euro per la realizzazione di una prima parte dei lavori. I progetti sono oggetto di scontri politici, tra partiti del Consiglio comunale, tra le Giunte Regionali e Provinciali e il Governo nazionale, e il destino dell'opera è tuttora incerto. Se da una parte il progetto è sostenuto da DS, Margherita e da una forte lobby vicina al centro-destra cittadino e alla Lega delle Cooperative, dall'altra è avversato dai Verdi e da vaste aree della sinistra bolognese.

La nuova metropolitana dovrebbe essere integrata al servizio ferroviario metropolitano, un sistema di trasporti ferroviari dell'area provinciale e cittadina bolognese. È stata, inoltre, progettata una monorotaia sospesa che dovrebbe collegare la Stazione Centrale FS (con le sue nuove strutture a seguito del completamento dei lavori TAV) all'Aeroporto Marconi . Tale progetto ha provocato alcune critiche in quanto ritenuto eccessivamente dispendioso e non sufficientemente integrato con il sistema di trasporti pubblici provinciale e regionale .

Nel settembre 2007 sono stati avviati i cantieri del progetto CIVIS, per collegare San Lazzaro di Savena al Centro Storico e alla Stazione Centrale di Bologna (18,7 km). Il progetto consiste nell'elettrificazione dell'intera tratta, la ripavimentazione di tutte le strade e nella creazione di una rete per un tram su gomma, per una durata dei lavori prevista di 1000 giorni ed un costo totale che ammonta a 182 milioni di euro .

A Bologna sono attivi inoltre un servizio di car sharing e uno di bike sharing.

Bologna ha, e ha avuto in passato, squadre di vertice in altri sport. La Fortitudo Baseball ha vinto sette campionati italiani (l'ultimo nel 2005), quattro Coppe Italia e due Coppe dei Campioni. Attualmente milita nel massimo campionato italiano di baseball, la Italian Baseball League, nel recente campionato del 2008 è stata vinta la coppa Italia. Gli Athletic's Bologna, i Bologna Longbridge 2000 militano invece nel campionato di serie B.

A Bologna la pallacanestro è uno sport molto radicato. Negli anni novanta la città si è guadagnata l'appellativo di Basket City ("la città della pallacanestro") grazie alla contemporanea militanza ai vertici della Serie A1 delle due squadre bolognesi Virtus e Fortitudo.

Anche il calcio, come in tutte le città italiane, è molto popolare. Il Bologna Football Club 1909, la principale squadra della città, nel corso della sua storia ha vinto 7 scudetti (1925, 1929, 1936, 1937, 1939, 1941 e 1964), due Coppe dell'Europa Centrale (1932 e 1934), due Coppe Italia (1970 e 1974), una Coppa di Lega Italo-Inglese (1970) ed ha raggiunto due volte la semifinale di Coppa UEFA.

Bologna è stata sede delle due semitappe della 1ª tappa del Giro d'Italia 1994 (22 maggio), una prova in linea vinta da Endrio Leoni ed una cronometro individuale vinta dal francese Armand De Las Cuevas. Il Giro d'Italia tornerà a fare tappa a Bologna nel 2009 per l'occasione del Giro del Centenario, con un arrivo in salita a San Luca.

Nel football americano, Bologna si impose, negli anni ottanta, tra le realtà del campionato della massima serie di quello sport, allora emergente, conquistando il superbowl nel 1985 e nel 1986, rispettivamente con i Doves e con i Warriors. Nel 1989 le due società si unirono e i Warriors, rifondati ufficialmente nel 2003, hanno raggiunto il superbowl nel 2005 e conquistato nel 2006 lo Youngbowl, Campionato italiano Under 21.

Bologna possiede anche dal 1932 un ippodromo comunale, l'Arcoveggio, che ospita corse al trotto tutto l'anno esclusa la pausa estiva di luglio e agosto. La città è un po' la patria del trotto nazionale, sia per la sua centenaria e gloriosa storia ippica, sia per aver espresso personaggi che hanno contribuito a fondare la moderna ippica italiana. Il campionissimo indigeno Varenne detiene tuttora il record della pista con il tempo di 1.13.1 sui 2060 metri, segnato il 19 settembre 1999 correndo il Gran Premio Continentale.

Nel panorama sportivo bolognese spicca, inoltre, la Ducati, storica azienda di Borgo Panigale fondata nel 1926 che, nell'immediato dopoguerra, ha iniziato la produzione di motoveicoli. In particolar modo, negli ultimi vent'anni, l'azienda ha conquistato un invidiabile palmarés di vittorie nel campionato Superbike (moto da corsa derivate dalla produzione di serie - 14 titoli mondiali Costruttori e 12 titoli mondiali Piloti), e dal 2003 è diventata una delle protagoniste del Campionato del Mondo della classe MotoGP, vincendo il titolo mondiale nel 2007 con Casey Stoner.

La Zinella Volley ha vinto il campionato italiano nel 1984/85, la Coppa Italia nel 1983/84, la Coppa delle Coppe nel 1986/87 e una Coppa di Lega nel 1985/86.

Fra gli altri sport di buon livello figurano la pallanuoto (Rari Nantes Bologna e Waterpolo Bologna), il cricket (Pianoro Cricket Club e Bologna Cricket Club), la pallamano (Bologna United Handball), il rugby (Rugby Bologna, recentemente fallito, e la Reno Rugby Bologna, neopromossa nel campionato di Serie B, importante realtà cittadina e provinciale anche per i ben organizzati settori giovanili), l'hockey su prato (HT Bologna) e l'hockey su ghiaccio (Wizards Bologna Hockey Club). Nel Wheel-chair hockey la rangers pallavicini bologna partecipante al campionato nazionale in molte fasi finali e con diversi atleti della nazionale italiana.

Tra le personalità bolognesi dello sport, si ricordano la velocista Ondina Valla (la prima donna italiana a vincere un oro olimpico), il calciatore Giacomo Bulgarelli (considerato dai tifosi di ogni età come la bandiera del club rossoblu), lo sciatore Alberto Tomba, l'arbitro di calcio Pierluigi Collina, il pilota automobilistico Alex Zanardi.

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Virtus Pallacanestro Bologna

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La Virtus Pallacanestro Bologna è una delle più importanti società di pallacanestro in Italia e in Europa. Ha sede a Bologna, in Via dell'Arcoveggio, e gioca alla Futurshow Station di Casalecchio di Reno.

Fin dagli anni del secondo dopoguerra la Virtus Bologna ha apportato un contributo fondamentale alla crescita della pallacanestro italiana, grazie al continuo impulso allo sviluppo del sistema fortemente impresso dalle varie dirgenze che si sono susseguite nel tempo (da Porelli, a Cazzola, al recente Sabatini) sempre attente alla valorizzazione del basket giovanile ed ai ruoli "secondari" ma non meno importanti dei preparatori. In questo modo sono nati dal vivaio bianconero talenti immensi e si sono creati personaggi celebri come il prof. Grandi, preparatore della Virtus e della Nazionale, e Giordano Consolini, unanimemente riconosciuto come il miglior allenatore d'Italia per il settore giovanile.

La Virtus ha sempre avuto un vasto seguito ed il pubblico è aumentato negli anni raccogliendo numerosissimi tifosi in tutta Italia grazie alle sue "bandiere", da Villalta a Bonamico, da Brunamonti a Danilović, da Emanuel Ginobili a Marko Jaric, e all'abnegazione messa in campo da tutti i giocatori nel tentativo di onorare una delle maglie più blasonate d'Europa.

La platea dei palazzetti virtussini è la più numerosa d'Italia, e supera di gran lunga piazze più ricche e popolose come Milano, Roma o la stessa rivale storica bolognese, la Fortitudo.

L'attaccamento alla squadra invece non si è mai affievolito nonostante le gravi difficoltà e la necessità di ripartire, nel 2003, dopo una grave crisi societaria, da una fusione con il Progresso Castelmaggiore, allora militante in Legadue, riempiendo il palasport in moltissime occasioni grazie anche a numerosi biglietti in omaggio concessi soprattutto ai ragazzi delle scuole, iniziativa promossa dal patron Claudio Sabatini allo scopo di far appassionare a questo sport anche i più giovani.

I colori bianconeri sono quindi unanimemente riconosciuti come sinonimo di una tradizione sportiva vincente, che negli anni '90 ha raggiunto il suo apice quando su 19 finali disputate tra campionato di serie A, Coppe Europee e Coppa Italia, ne vinse ben 14.

È il 17 gennaio 1871, cioè pieno XIX Secolo, quando Emilio Baumann, maestro elementare e insegnante di ginnastica, da nove anni in Emilia, fonda la Società Sezionale di Ginnastica in Bologna, con lo scopo di promuovere in città le "arti ginniche". Lo statuto della società è sottoposto ai soci e approvato in un'adunanza appositamente convocata nei locali della scuola serale San Domenico, in via Drapperie, centro storico di Bologna. La prima storica sede della polisportiva fu un vero e proprio "tempio", e non solo in senso metaforico: per iniziativa dello stesso Baumann, il comune destinò la chiesa di Santa Lucia, una chiesa sconsacrata nel 1866 durante la terza guerra d'indipendenza, alle attività ginniche della neonata società. "Ginnasti, saltatori, cultori della pesistica, della lotta greco-romana, della scherma, si allenavano tenacemente, in un'atmosfera cordiale e di sana emulazione; cosicché la buona scuola non mancava di dare frutti attesi" si legge in uno scritto dell'epoca a proposito delle attività alla "Santa Lucia".

Inizialmente la società si occupa di ginnastica e scherma, ma col tempo la polisportiva (ribattezzata dapprima Società Ginnastica Bologna e, dal 1922, Società per l'Educazione Fisica Virtus) diventerà la "madre" dello sport bolognese, arrivando a comprendere praticamente tutte le principali discipline sportive tra cui, ovviamente, la pallacanestro. Tra il 1927 e il 1929 (non si sa ancora bene) De Luigi, Simoni, Padovani, Grigioni, Chiaffarelli sono i cinque ragazzi provenienti dall'atletica leggera che formano la sezione pallacanestro e costituiscono il primo quintetto delle V nere.

Il primo campionato ufficiale della Virtus risale al 1934, anno in cui vinse il torneo di prima divisione, ottenendo la promozione in massima serie dopo un combattutissimo girone di spareggio contro l'Unione Sportiva Milanese e la Ginnastica Roma. Merita però di essere ricordato quello che, visti i tempi in cui accadde, può essere considerato un vero e proprio "evento" sportivo: nel mese di gennaio del 1931, assai misteriosamente, una rappresentativa estone, il Kalev di Tallinn, giocò a Bologna contro una selezione bolognese (non solo Virtus, quindi). L'incontro finì con un inglorioso 86 a 12 per i maestri dell'est, nonostante il prodigarsi di un tennista prestato alla pallacanestro: Pier Giovanni Canepele, per lungo tempo il miglior tennista italiano.

Dopo la promozione la Virtus si insediò stabilmente ai vertici del basket nazionale, ma inanellò soltanto una lunga serie di piazzamenti onorevoli: nei nove campionati disputati dal 1935 allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, le Vu nere collezionarono infatti 6 secondi posti, 2 terzi posti e un sesto posto, rimanendo sempre alle spalle di squadre come Ginnastica Roma, Borletti Milano o Reyer Venezia. I protagonisti di quella "palla al cerchio" ancora pionieristica sono giocatori dai nomi d'altri tempi, come Venzo Vannini, primo capitano, Napoleone Valvola, Athos Paganelli, Galeazzo Dondi, Giancarlo Marinelli, Giuseppe Palmieri, specialista del salto in alto, e tanti altri . A proposito di quella prima Virtus ha scritto Adalberto Bortolotti su "Giganti del Basket": "Parte da qui la leggenda della Vu nera: sono tutti bolognesi, anzi del quartiere di Castiglione. Gianfranco Bersani, che tiene una bottega nei pressi, li vede passare ed entrare in palestra. Li segue, si innamora di quello sport in sboccio, lui che è nato con una malformazione ad un braccio e non ha mai fatto attività. Chiede: Mi prendete a giocare? , impara, si specializza, diventerà una delle più fulgide glorie Virtussine, pluricampione d'Italia e nazionale. Era un basket casereccio, umano e genuino. Prima dell'inizio, ci si riuniva a centrocampo e, stretti l'uno all'altro, si lanciava il grido di guerra. Quello del Santa Lucia scandito da voci possenti sotto le volte antiche diceva: E par la mi bela bala/ un occ' am bala/ un occ' am bala/ am bala un occ'/ un occ', un occ' un occ' ".

Alla fine del conflitto mondiale, una doccia fredda attende gli appassionati bolognesi: la "Santa Lucia" viene destinata a corsi per aspiranti muratori, e non è più quindi disponibile per la pallacanestro. Dopo un breve intermezzo di partite all'aperto, su un campo in Via del Ravone, il basket bolognese si trasferisce in un'altra "cattedrale", anche se questa volta dedicata agli affari: si tratta della Sala Borsa di Piazza Maggiore: lo stesso spazio che la mattina ospita gli agenti di cambio, viene riadattata alla sera per gli incontri di basket. Questa insolita sede, con le sue gallerie e la sue celebri piastrelle a rombi, diventerà il marchio distintivo di una nuova stagione del basket, non solo bolognese: lo spiega molto bene il giornalista Leo Turrini: "Alla Sala Borsa la pallacanestro ha cambiato nome, è diventata basket. Una pallacanestro che parla straniero e fa un po' la schizzinosa. Nasce la parola "pivot": alla Santa Lucia infatti avevamo creduto che Marinelli fosse semplicemente un centrattacco". Con un paragone un po' irriverente, ma non troppo, il giornalista Tullio Lauro arriverà a paragonare le piastrelle della Sala Borsa, come marchio di fabbrica delle Vu nere, al celeberrimo parquet incrociato del Boston Garden, tratto distintivo di una squadra mitica della pallacanestro mondiale, i Boston Celtics.

Quella della Sala Borsa fu comunque per la Virtus una straordinaria stagione di successi: una nuova generazione di giocatori, tra tutti Achille Canna e Antonio Calebotta, con il capitano Marinelli a fare da trait d'union con il gruppo dell'anteguerra, portò quattro scudetti consecutivi, dal 1946 al 1949, e altri due nel 1955 e nel 1956. Gli anni '50 sono il periodo in cui inizia la rivalità con l'Olimpia Milano, destinata a durare nel tempo, ma anche delle prime, caldissime, sfide stracittadine contro Gira e Moto Morini.

Il finire degli anni '50 è contrassegnato dal biennio tricolore '55-'56 ma anche dal trasferimento del campo di gioco dalla Sala Borsa al Palazzo dello sport di piazza Azzarita, inaugurato dal sindaco Giuseppe Dozza nel 1957. Il nuovo, modernissimo palazzetto, più tardi soprannominato Madison perchè, come il Madison Square Garden di New York, si trovava nel cuore della città, inizialmente non portò fortuna ai colori bianconeri: la Virtus attraversò un decennio povero di soddisfazioni, nonostante la presenza di talenti come "Dado" Lombardi, Gambini, Pellanera e Zuccheri. Il gotha della pallacanestro italiana si era spostato stabilmente in Lombardia, dove, accanto alla solita Olimpia, si stava affermando l'astro nascente dell'Ignis Varese, e la Virtus si trovò persino, alla fine degli anni '60, a lottare per non retrocedere.

La svolta si ebbe a partire dal 1968, quando l'Avvocato Gian Luigi Porelli fu nominato dall'allora presidente della polisportiva, Elkan, alla guida della sezione basket. Soprannominato alternativamente "Torquemada" o "Robespierre" per i suoi metodi spicci e spesso dittatoriali, o, più semplicemente, "l' Avvocato", Porelli è stato una delle figure di maggiore spicco della storia della Virtus Pallacanestro, che ha, attraverso iniziative spesso impopolari ma quasi sempre vincenti, definitivamente traghettato verso il professionismo.

Appena arrivato, a solo 38 anni, l' avvocato fece piazza pulita dei vecchi dirigenti e cedette il miglior giocatore del tempo, Dado Lombardi, scatenando una rivolta popolare che finì addirittura in tribunale. Subito dopo, nel 1970, la Virtus Pallacanestro si staccò dalla polisportiva e si costituì in Società per Azioni. Grazie a questa scelta, anch'essa molto criticata, Porelli risanò definitivamente le finanze e nel 1973 aprì una nuova stagione di trionfi, con l'abbinamento milionario con la Sinudyne e soprattutto con l'ingaggio del giovane coach Dan Peterson, proveniente dalla panchina della Nazionale del Cile, non certo una potenza del basket mondiale.

Grazie al binomio Porelli-Peterson le sorti bianconere si risollevarono nettamente portando in bacheca la prima coppa Italia nel 1973/74 e il settimo scudetto due anni dopo sotto il segno di giocatori come Terry Driscoll, Charly Caglieris, Gianni Bertolotti, Marco Bonamico e Massimo Sacco. Gli scudetti numero 8 e 9 arrivarono nel biennio 79-80, con Dan Peterson stavolta avversario sulla panchina del Billy Milano, sconfitta in finale nel 1979. Sulla panchina bianconera sedeva l'ex allievo dell' uomo di Chattanooga, cioè Terry Driscoll, e in campo giocatori come Generali, Villalta, Caglieris, il "Duca nero" Jim McMillian, e il "Vescovo", ovvero il compianto campione jugoslavo Kreso Cosic.

Tornate ai vertici in Italia, le Vu nere tentarono la scalata all'Europa, che sfumò di un soffio, con la finale di Coppa dei Campioni del 1981 persa di un solo punto a Strasburgo contro il Maccabi Tel Aviv. L'addio di Driscoll, che lascia la panchina dopo due scudetti in due anni, e la delusione cocente della sconfitta in Coppa, pongono le basi per un'altra rifondazione. Se ne vanno Bertolotti, che lascia il ruolo di capitano a Villalta, Cosic e Caglieris, e arrivano il mago della panchina Asa Nikolic, Roberto Brunamonti, Augusto Binelli, Marco Bonamico, di ritorno da Milano, oltre a una serie di stranieri non indimenticabili, ad eccezione forse di quel Jan van Breda Kolff che sarà protagonista dello scudetto della stella, che arriva nel 1984 con Alberto Bucci e un giovane Ettore Messina in panchina. Il decimo tricolore, insieme a tre Coppe Italia, costituì il principale trofeo di un decennio non troppo esaltante, che si concluse comunque con il passaggio sotto le Due Torri di uno dei giocatori di maggior classe che abbiano mai calcato i campi da basket italiani: "Sugar" Ray Richardson.

Si apriva dunque il decennio più glorioso della sua storia, mentre saliva alla poltrona di presidente Alfredo Cazzola (nell'anno 1992) ed Ettore Messina, l'allenatore italiano più vincente di sempre, sedeva in panchina conquistando l'ennesimo scudetto. La Virtus Bologna, guidata da Brunamonti e diretta da Alberto Bucci, si ripete infilando tre Scudetti consecutivi, dal 1993 al 1995. Proprio nel 1993 e nel 1995 la squadra prende parte al celebre Mc Donald's Open, in cui incontra le franchigie della NBA. Alla Virtus si affermano grandi giocatori italiani: Alessandro Abbio, Augusto Binelli, Flavio Carera, Claudio Coldebella, Riccardo Morandotti, Paolo Moretti.

Tre anni dopo, la storia entra dalla porta principale in via dell'Arcoveggio; il ritorno di Messina segna l'arrivo di uomini (come Rasho Nesterovic, Antoine Rigaudeau, Hugo Sconochini e Alessandro Frosini) che affiancano altri grandi veterani nell'assalto all'Italia e all'Europa. La prima impresa si compie nella leggendaria finale contro gli eterni rivali della Fortitudo: a una ventina di secondi dalla fine con la Fortitudo sopra di 4, l'arbitro Zancanella fischia un fallo a Dominique Wilkins sulla tripla disperata di Danilovic che invece gonfia la retina; il serbo segna il libero aggiuntivo e pareggia i conti spianando la strada al supplementare terminato con il trionfo bianconero. Poco tempo prima, al Palau St. Jordi di Barcellona, la Virtus (guidata da un grande Zoran Savic) aveva conquistato la sua prima Eurolega, travolgendo in finale i greci dell'AEK Atene (58-44), dopo aver battuto in semifinale il Partizan di Belgrado. Dopo quella vittoria la Virtus ha sempre vinto quasi tutte le sue partite.

Due volte all’anno, o anche di più nelle stagioni più fortunate, la città delle torri dimostra tutto il suo amore per lo sport dei canestri, che le è valso l’appellativo di basket city. È il derby, ovvero la sfida tra le due principali squadre di Bologna. Si tratta di un evento unico, senza eguali nel basket italiano, e in grado di monopolizzare l’attenzione di un’intera città come pochi altri eventi sportivi in Italia, partite di calcio a parte. Per questa ragione, e per la sua capacità di unire e dividere insieme, è stato più volte paragonato al Palio di Siena. Come a Siena infatti la città si ferma e il derby diventa, nei luoghi di lavoro, per le strade, nei bar e sotto i portici, l’unico argomento di discussione. Le prime infuocate sfide stracittadine risalgono agli anni ’50. In quel periodo a contendersi la supremazia cittadina nell’arena della Sala Borsa erano, oltre alla Virtus, che già allora era identificata con la Bologna borghese e un po’ snob, squadre come il Gira, nato tra gli studenti dell’Università, o il Mazzini-Moto Morini. Dagli anni ’80 in poi però il derby è sempre stato Virtus-Fortitudo, o, se si preferisce, Fortitudo-Virtus. Tra i 101 derby disputati finora tra queste due squadre (il bilancio registra 57 a 44 per le Vu nere), e tra i mille aneddoti possibili, almeno due episodi sono da ricordare: il primo è l'edizione del campionato 1988-89, derby di andata: Virtus Knorr - Fortitudo Arimo 102-70, 32 punti di scarto per la Fortitudo, fino a quel momento massimo scarto per un derby. Per l’occasione Nino Pellacani, giocatore-tifoso, amatissimo dalla Fossa dei Leoni biancoblu, invase la città con le sue magliette con la scritta “il grande freddo” (“-32”, appunto). Per i colori bianconeri invece il derby per eccellenza è quello del 1998, quinta e decisiva finale scudetto: a 20 secondi dalla fine la Fortitudo è avanti di 4 punti e vola verso il suo primo scudetto. Sasha Danilovic tira da tre punti e prende anche il fallo di Dominique Wilkins. Canestro e tiro libero. Azione da quattro punti, supplementari e tionfo Virtus. Virtussini euforici e dilaganti, fortitudini increduli e affranti. Semplicemente indimenticabile.

Il nuovo millennio vede succedere alla presidenza bianconera Marco Madrigali, con il quale il club toccherà la gloria più alta e cadrà irrimediabilmente nel baratro della radiazione.

La dirigenza decide di puntare su forze fresche e arruola giovani talenti come Manu Ginobili (ora All-star NBA, 3 anelli in 5 anni con San Antonio), Marko Jaric (ora in NBA, a Minnesota) e Matjaz Smodis (campione europeo 05/06 e 07/08 con il CSKA Mosca). Sasha Danilovic, re delle Vu Nere imperiali degli anni '90, lascia la squadra e la pallacanestro all'inizio della stagione 2000/01, annunciando il ritiro dall'attività agonistica.

L'assenza di un leader emotivamente accentratore come il serbo e in seguito la squalifica per doping di un altro grande senatore come Hugo Sconochini costringe ogni singolo elemento a responsabilizzarsi, ma al contempo apre spazi agli acerbi e talentuosi esterni, liberi di mostrare le loro capacità e fare esperienza ad alto livello.

É con tali premesse che si avvia il campionato ed il percorso vincente della corazzata di Ettore Messina, che dopo un inizio di stagione difficoltoso svolta la stagione nel Derby di Natale, un 99-62 che stordisce la Fortitudo Bologna e lancia la squadra in scia per una impressionante striscia di ben 33 risultati utili consecutivi, presentandosi con questo biglietto da visita alla Final Eight di Coppa Italia, dove porta a casa il primo trofeo stagionale ai danni dalla Scavolini.

Da lì in avanti è un rullo compressore: la Fortitudo cerca di interrompere il cammino sia verso la finale di Eurolega che nell'ultima serie dei playoff, ma si deve arrendere ad un gruppo irripetibile capace di battere ogni record e divenire a pieno titolo una delle più forti squadre europee di tutti i tempi. Dopo la doppietta "Scudetto-Eurolega" del 1998, nel 2001 arriva infatti il Grande Slam. In soli quattro anni diventa un'impresa mai riuscita a nessun'altra società italiana.

Sebbene la Virtus sia considerata la squadra più forte d'Europa, all'inizio della stagione 2001/2002 il presidente Madrigali pensa di rafforzarla ulteriormente con l'ingaggio milionario (quinquennale da 7 milioni di dollari) dello sloveno Sani Becirovic ma nel corso dell'anno, nonostante la conquista della Coppa Italia vinta in finale sulla Montepaschi Siena, l'apparente solidità societaria viene minata da risultati negativi che mettono in crisi, agli occhi del presidente Madrigali, le posizioni dell'allenatore Ettore Messina e del vicepresidente e general manager Roberto Brunamonti. Tali dissidî sfociano nel clamoroso esonero del tecnico, avvenuto l'11 marzo 2002 a poche ore da pesante sconfitta a Pesaro, in cui la squadra aveva toccato addirittura il -41. La decisione viene fieramente avversata dal pubblico virtussino, la cui pacifica invasione di campo, che ritarda l'inizio del match di campionato contro la Telit Trieste, induce Madrigali a reintegrare l'allenatore. Ma gli equilibri e, di conseguenza, il rendimento della squadra ne escono irrimediabilmente segnati. La Virtus raggiunge la finale di Eurolega, che si disputa proprio a Bologna, ma viene inopinatamente sconfitta dai greci del Panathinaikos, in una gara condotta per metà dalla squadra bolognese. L'esito del campionato è ugualmente amaro per la squadra bolognese che nella serie di semifinale viene superata per 3-1 dalla Benetton Treviso allenata da Mike D'Antoni, vincente a Casalecchio in gara 4.

A fine stagione il presidente Madrigali allontana definitivamente Brunamonti (diretto alla Virtus Roma) e Messina (Treviso) ed affida la guida tecnica al general manager Gianfranco Lombardi ed all'allenatore Bogdan Tanjevic, i quali tentano un improbabile e radicale rifondazione della squadra. La svolta non viene accettata dal pubblico e si registra il crollo degli abbonamenti; anche lo sponsor Ferrero, che col marchio Kinder aveva firmato i recenti successi, e che stringeva un rapporto di ferro con coach Messina, volta le spalle alla società. La stagione 2002/2003 è sicuramente la più amara e tormentata dell'intera storia virtussina: dopo una serie di risultati ben oltre il limite della decenza, incluso un -35 a Fabriano, e senza luce nemmeno in Eurolega, il cambio di coach da Tanjevic a Valerio Bianchini ultima lo sfacelo. E il club, per la prima volta nella storia, non entra nei play off scudetto. Ma i risvolti peggiori sono di carattere finanziario: il giocatore Sani Becirovic, costretto all'inattività da problemi al ginocchio, apre una vertenza con la società (il cosiddetto "lodo Becirovic"), lamentando la mancanza del pagamento degli emolumenti da parte della Virtus. Nel corso dell'estate, parallelamente alla causa Becirovic sopraggiungono altre richieste di "lodo", nei giorni in cui scricchiola anche l'azienda di Madrigali, la C.T.O. s.p.a. Tutto precipita il 4 agosto 2003, giorno in cui il Consiglio Federale della Federazione Italiana Pallacanestro decreta la radiazione della Virtus e la sua esclusione dal tutti i campionati nazionali per la stagione 2003/2004: la posizione di Sani Becirovic rimaneva infatti insoluta.

Il fallimento societario della Virtus viene però scongiurato dall'intervento dell'imprenditore Claudio Sabatini (l'organizzatore del Futurshow), che con un'opera irripetibile ed eroica transa tutti i debiti della società, ottiene le liberatorie dei creditori e rileva la società da Madrigali a pochi giorni dall'udienza innanzi al Giudice fallimentare. Sabatini, che rivelerà fin dall'inizio un notevole attivismo, acquisisce anche la società Progresso Castelmaggiore (un paese dell' hinterland bolognese), militante nel campionato di Legadue (cioè la divisione inferiore alla serie A) e la sponsorizza con il marchio "Futur Virtus", garantendo quindi la continuità del glorioso nome Virtus nonostante l'esclusione dai campionati. La Futur Virtus non raggiunge l'obiettivo promozione, sconfitta per 3-0 nella serie finale dei playoff dall'Aurora Jesi, ma riottiene la riaffiliazione alla Federazione Italiana Pallacanestro per la Virtus Pallacanestro in vista della successiva stagione e, fatto moralmente importante, non disperde le migliaia di appassionati che riempivano il PalaMalaguti prima del crack Madrigali.

Nella stagione 2004/2005, Sabatini affida la guida tecnica a Giordano Consolini, attualmente responsabile del settore giovanile, storico vice allenatore di Ettore Messina e per questo amato e stimato dal pubblico virtussino. La Virtus, sponsorizzata "Caffè Maxim", conclude la stagione regolare in seconda posizione, dietro all'Upea Capo d'Orlando e si vede costretta ad affrontare i playoff. Trascinata da alcuni giocatori di livello superiore come Mario Boni e Samuele Podestà ed in netta crescita atletica, come Corey Brewer e Bennett Davison, la Virtus ottiene la promozione battendo per 3-0 in finale la Premiata Montegranaro il 3 giugno 2005, rientrando così nel massimo campionato dopo due stagioni.

Nel gennaio 2006 la Virtus Bologna Pallacanestro acquista lo sponsor Caffè Maxim, e giunge all'accordo con la ditta di occhiali VidiVici, per la sponsorizzazione fino a fine stagione.

Nel campionato del ritorno alla massima serie la nuova squadra, guidata dal coach macedone Zare Markovski, pur disputando una bella stagione decisamente al di sopra delle aspettative, non partecipa alle Final Four di Coppa Italia ed ai Playoff a causa di spareggi sfavorevoli all'ultima giornata sia del girone d'andata sia del girone di ritorno.

Si registra inoltre un'eccezionale affluenza ed un forte attaccamento del pubblico virtussino ai colori bianconeri, di gran lunga il più numeroso di tutto il panorama cestistico italiano con oltre 7.500 presenze ad ogni partita, ma anche un notevole ringiovanimento della platea sugli spalti del Palamalaguti grazie ad iniziative promosse dalla società rivolte ai ragazzi.

L'investimento sul settore giovanile per il futuro ha portato all'acquisizione della gestione del centro sportivo Cierrebi a Bologna dedicato alle attività del minibasket. Le partite delle giovanili saranno con ingresso a pagamento e gli introiti saranno devoluti ad una associazione benefica di Bologna.

Il club ha lanciato un proprio canale, il Virtus Channel, che ha già cominciato a trasmettere eventi in diretta nonché partite del passato; è l'unico canale sportivo monotematico dedicato ad una squadra di pallacanestro in Italia, visibile senza abbonamento sul digitale terrestre, frutto della collaborazione con l'emittente locale È TV, già canale ufficiale della Virtus Bologna.

Il 29 ottobre 2006 la Virtus si presenta all'appuntamento del derby battendo 64-60 la Fortitudo, grazie a un'ottima prestazione dello statunitense Travis Best, riconquistando la supremazia cittadina (oltre al momentaneo comando del Campionato).

Il ritorno su livelli di eccellenza è confermato dalla conquista della finale di Coppa Italia al PalaMalaguti, dove la Virtus si presenta da seconda della classe in virtù del secondo posto che occupava nella Regular Season, eliminando autoritariamente la Whirpool Varese ai quarti e l'Armani Jeans Milano in semifinale. Il trofeo se lo aggiudica la Benetton Treviso che, al termine di una gara equilibratissima, sconfigge 67-65 i padroni di casa, grazie ad una maggiore precisione ai liberi negli ultimi secondi.

Nel girone di ritorno l'11 marzo 2007, la Virtus si impone ancora sulla Fortitudo e si aggiudica la stracittadina anche al PalaDozza, per merito delle ottime prestazioni dell'ala danese Christian Drejer (24 punti) e della mortifera prestazione dall'arco di Brett Blizzard (6/10 da 3 per 22 punti).

La partecipazione alla Fiba EuroCup, la prima competizione europea a cui la Virtus prende parte dopo l'Uleb Cup del 2003/2004 quando partecipò sponsorizzata WWF Italia, è terminata con l'accesso alle FinalFour di Girona e la conquista della terza piazza, sconfitta a sorpresa dagli ucraini dell'Azovmash Mariupol in semifinale ma vittoriosa contro l'Estudiantes nello spareggio per il 3-4° posto.

Dopo aver chiuso la regular season al terzo posto, nei play-off affronta una delle sorprese del campionato, l'Angelico Biella. Dopo aver perso il fattore campo nella prima gara va in vantaggio 2-1, per poi chiudere la serie 3-2. In semifinale, contro l'Olimpia Milano, si presenta una "classica" del basket italiano. La Virtus vince subito in trasferta, ma perde gara 2 in casa. Quindi diventa tutto semplice per la squadra di Markovksi, che espugna per la seconda volta consecutiva Milano e poi chiude la serie in casa. La finale, però, è a senso unico a causa della netta superiorità della Montepaschi Siena che concretizza in questa serie lo strapotere dimostrato nella regular season. Finisce 3-0 e solo in gara 3 la Virtus appare in grado di giocare alla pari con i senesi, ma ancora una volta la classe di Rimantas Kaukenas, la precisione di Terrell McIntyre e la potenza atletica di Benjamin Eze, oltre allo sfortuna che causa un grave infortunio a Brett Blizzard prima della fine, che priva la Virtus del suo miglior giocatore della serata, bloccano ogni speranza di successo. Nonostante questo, la stagione passerà alla storia come una delle più sorprendenti mai vissute, e il secondo posto segna inoltre il ritorno della Vu nera in Eurolega, la massima competizione Europea. Sancendo definitivamente la fine del processo di rinascita della Virtus, ormai tornata al livello che gli compete.

Nella successiva estate la squadra che aveva conquistato il secondo posto viene completamente rivoluzionata. Rimangono Brett Blizzard, Guilherme Giovannoni, il capitano Fabio Di Bella, Andrea Michelori (il quale, però, verrà a lungo messo fuori rosa per problemi contrattuali, ed esordirà in campionato solo il 27 gennaio) e il centro Andrea Crosariol, al secondo anno di prestito dalla Benetton Treviso. A questi si aggiunge l'esperto Roberto Chiacig, l'ex azzurro Luca Garri e gli americani Delonte Holland, Alan Anderson, Will Conroy e Dewarick Spencer, quest'ultimo MVP nel campionato Francese appena concluso. Cambia anche l'allenatore: passato a Milano l'autore della rinascita della Virtus, Zare Markovski, ecco arrivare Stefano Pillastrini, allenatore noto per la sua capacità di far crescere i ragazzi giovani, ma anche per la sua crescita professionale avvenuta in gran parte sulle panchine delle giovanili della Fortitudo Bologna. Dopo un buon avvio di stagione, la squadra inanella una serie di prestazioni deludenti sia in campionato che in Eurolega che creano altro malcontento nella tifoseria.

A novembre i primi aggiustamenti nel roster: viene ingaggiato Donnie McGrath e poco dopo viene tagliato Conroy. Il 3 dicembre Sabatini annuncia da aver acquistato dall'Olimpia Milano il playmaker italiano Massimo Bulleri. Il 21 gennaio, in seguito ad una sconfitta casalinga al supplementare contro Avellino, viene esonerato Stefano Pillastrini. Al suo posto viene ingaggiato Renato Pasquali, già in Virtus dal 1989 al 1993 come assistente di Ettore Messina. In Coppa Italia, le cui Final Eight si disputano a Bologna, la squadra si compatta e riesce a raggiungere la finale, ma perde sul filo di lana contro la rivelazione Avellino. Le partite a seguire in campionato non confermano però quanto di buono mostrato in Coppa Italia. A seguito della sconfitta interna con Pesaro (gara di esordio di Bulleri in maglia bianconera), che compromette le residue speranze di raggiungere i play-off, Spencer, reo di essersi rifiutato di tornare in campo e protagonista di una veemente sfuriata finale, viene messo definitivamente in tribuna. A fine febbraio, alla vigilia del sentito derby cittadino, viene ceduto il capitano Fabio Di Bella all'Armani Jeans Milano e si acquista il belga di passaporto italiano Dimitri Lauwers. Poco dopo la sconfitta del derby il patron Claudio Sabatini lascia intendere di essere in procinto di una compravendita: è il giorno in cui chiude l'acquisto del Palamalaguti, impianto di gioco della Virtus, dalla società Forumnet del Gruppo Cabassi. Ancora una volta il patron bianconero lascia i suoi tifosi sbalorditi.

Dopo aver raggiunto la salvezza solo nelle ultime giornate della stagione 2007/2008 la Virtus, grazie anche allo sforzo economico di Sabatini, costruisce una squadra ambiziosa, portando sotto le Due Torri giocatori come Sharrod Ford, Earl Boykins, Keith Langford e Jamie Arnold. Arrivano anche Dusan Vukcevic (di ritorno dopo una stagione a Milano), e Alex Righetti, giocatore di grande esperienza nel basket italiano. Viene inoltre ingaggiato Petteri Koponen, promettente play finlandese. Nel roster virtussino vengono riconfermati i soli Giovannoni, Blizzard e Chiacig.

Dopo un avvio di stagione lanciato con tre vittorie in altrettante partite, la squadra perde consecutivamente le seguenti due partite. Sabatini decide allora di esonerare Renato Pasquali e di chiamare in panchina il miglior tecnico 2007/2008, Matteo Boniciolli. La squadra dà segnali di risveglio vincendo le successive quattro partite con la Solsonica Rieti, con Cantù, con Lottomatica Roma e nel derby vinto 93-67. Il 25 novembre la guardia Brett Blizzard decide autonomamente di lasciare la Virtus ma la striscia di risultati positivi prosegue. Dopo la vittoria nel derby la Virtus perde a Caserta poi in casa con Teramo. Il giorno di Natale la Virtus vince con Ferrara, ma poche ore dopo la partita la società annuncia il taglio di Earl Boykins per motivi disciplinari. 2 Gennaio: Boykins torna dagli Stati Uniti e chiede perdono a società e tifosi . Così viene reintegrato e partecipa alla disfatta di Siena. In Toscana la Virtus perde 107 a 81 contro una grandissima Montepaschi condotta da Romain Sato (37 punti). Unico virtussino da sufficienza Guilherme Giovannoni con 23 punti. La Virtus vince la successiva gara casalinga con Montegranaro. Nonostante questo la Virtus crolla nelle successive trasferte di Treviso e Biella. A queste sconfitte fa seguito il taglio di un giocatore come Jamie Arnold. La V nera comunica poi l'ingaggio al posto di Jamie Arnold di Reyshawn Antonio Terry, proveniente da Soresina, ex-Nba che in legadue stava viaggiando con medie interessanti. Il 22 febbraio arriva alla finale di Coppa Italia persa 69-70 contro il Montepaschi Siena.

Le divise della Virtus sono, fin dalla fondazione, bianche e nere, e tali colori sono rimasti invariati fino ad oggi, in tutte le competizioni e con qualunque sponsor. Fanno eccezione le divise degli anni '60, giallo-verdi nel periodo del primo abbinamento Knorr, e rosso-azzurre in occasione dell'abbinamento Candy. Dal 1970 i colori sono tornati definitivamente al bianco-nero. Ultima piccola concessione ai colori dello sponsor è stato il marchio Kinder, sponsor ufficiale dal 1996 al 2002, scritto in rosso con solo la "K" nera. Quasi sempre la maglia casalinga è bianca con risvolti neri, mentre quella da trasferta nera con risvolti bianchi.

Il simbolo è sempre stato la lettera V, nera su sfondo bianco, o bianca su sfondo nero nella tenuta da trasferta. Prima che la Virtus Pallacanestro Spa si rendesse autonoma dalla polisportiva SEF Virtus, il simbolo conteneva anche quattro effe disposte a croce, iniziali di forte, franco, fermo e fiero, ovvero le quattro virtù del vero sportivo. Dopo il 1984 è stata inserita la stella d'oro, simbolo del decimo scudetto, e la Vu nera è stata racchiusa in un cerchio.

Statistiche aggiornate alla stagione 2007/2008.

Dati aggiornati alla stagione 2008/2009.

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Source : Wikipedia