Biennale di Venezia

3.4213518635348 (1583)
Inviato da nono 06/03/2009 @ 12:11

Tags : biennale di venezia, arti visive, cultura

ultime notizie
Lampi di genio & colpi di ego Ecco la Biennale Grandi Numeri - La Repubblica
Sfilano 90 artisti, 77 le partecipazioni nazionali. Ma sul Padiglione Italia è polemica di LAURA LARCAN VENEZIA - Aria di festa, aria di polemica. Tutto perfetto. La 53esima edizione della Biennale di Arti visive si apre sotto i migliori auspici....
Dal re del lusso agli altri italiani L'altra Biennale invade la Laguna - La Repubblica
La ribattezzata altra Biennale, sponsorizzata dal Comune di Venezia, col sindaco Cacciari in prima linea, potrebbe avere il sapore di un Salòn des Refuses se non fosse per quella indiscreta smania di raccontare ancora un po' di arte italiana....
ARTE: SIRIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA OSPITA ANCHE SETTE ITALIANI - Libero-News.it
Venezia, 28 mag. - (Adnkronos) - La Repubblica Araba Siriana partecipa alla 53/a Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia con la mostra ''Stanza d'artista'', che sottolinea gli intensi rapporti culturali che intercorrono tra i Paesi del...
Colombara, la mia Biennale - Il Secolo XIX
NON AVREBBE potuto scegliere posto migliore, Piergiorgio Colombara, per segnare la sua partecipazione alla Biennale di Venezia, che non l'isola di San Servolo, per tutti i veneziani “l'isola dei matti”. Dal 1797 al 1979 sede di un manicomio-cittadella...
Biennale di Venezia, rincarano i biglietti Codacons: «Colpo di ... - Il Gazzettino
Sono le principali strategie adottate quest'anno dalla Biennale di Venezia per far quadrare i conti dell'esposizione che verrà inaugurata nei prossimi giorni. Il budget per la mostra, ha detto oggi il presidente della Biennale Paolo Baratta,...
Leone di melassa per Yoko la “provocatrice” - Libero-News.it
Fra pochi giorni, Yoko Ono e John Baldessari riceveranno il Leone d'Oro alla carriera della Biennale di Venezia. Yoko Ono ha accolto la notizia con stupore e ha dichiarato al Corriere: «Venezia lancia un messaggio coraggiosissimo al resto del mondo...
Biennale: cambia Padiglione Italia - ANSA
(ANSA) - VENEZIA, 28 MAG - Il Padiglione Italia ai giardini della Biennale diventa sede della biblioteca dell'Archivio Storico delle Arti Contemporanee (Asac). L'operazione e' stata possibile grazie ad un accordo stipulato con il Comune di Venezia che...
53° Biennale di Arte Contemporanea - TGCOM
“Costruire i Mondi” sarà il tema della prossima edizione della Biennale di Venezia, l'esposizione di arte contemporanea internazionale che vede coinvolti i Paesi di buona parte del mondo, in un'unica grande kermesse multietnica e multiculturale....
CLT - Biennale, il mondo di Mark Lewis al padiglione canadese - Il Velino
Roma, 28 mag (Velino) - Fare Mondi: questo il tema della 53esima Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia nell'ambito della quale l'artista canadese Mark Lewis presenterà al Padiglione Canada, dal 4 giug... Oltre al Padiglione Canada,...
Paura e deliri per la Biennale “di destra” - Libero-News.it
Il titanico sforzo di Bonami di dare definitivo compimento all'arte italiana contemporanea è però passato sotto silenzio. E tutto sul Canal Grande prosegue come prima, la gente passa, stupisce di ammirazione per Venezia e guarda con sospetto le prove...

Biennale di Venezia

9th Venice Architecture Biennale.jpg

La Biennale di Venezia è un organismo non-profit sostenuto dallo stato italiano. Nasce come società di cultura nel 1895 con il fine di stimolare l'attività artistica e il mercato dell'arte nella città di Venezia. A far decollare l'iniziativa fu un gruppo di intellettuali veneziani capeggiati dal sindaco del tempo, Riccardo Selvatico.

Il nome "Biennale" deriva dalla cadenza biennale delle sue manifestazioni, con l'eccezione dell'annuale Mostra del Cinema.

Infine il settore dell'Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) è preposto alla conservazione del patrimonio della Biennale, in tutti i suoi ambiti.

Già nel 1907 iniziarono a sorgere nei pressi del Padiglione Italia, nel sestiere di Castello, un certo numero di complessi (circa 27) nati dallo studio di famosi architetti (fra cui Carlo Scarpa, James Stirling, Alvar Aalto, Bruno Giacometti, il gruppo milanese B.B.P.R.) con lo stile delle più diverse architetture mondiali.

Nel 1930 la Biennale divenne un ente autonomo statale dedicato in prevalenza all'arte accademica. In quello stesso anno si tenne, per la prima volta, la Mostra di musica contemporanea, seguita due anni più tardi, nel 1932, dalla più importante e famosa Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Nel 1934 fu, invece, la volta di quella teatrale.

Nel 1980 si tenne la prima edizione della Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia sotto la direzione di Paolo Portoghesi, aprendo per la prima volta lo spazio delle Corderie dell'Arsenale di Venezia. La Biennale d'Arte si svolge negli anni dispari, in alternanza con quella di Architettura.

La Biennale di Venezia ha subito diverse riforme. La prima nel 1973 in "Ente Autonomo dello Stato" fornendola di un nuovo statuto. Nel febbraio 1998 viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto di riforma che privatizza la Biennale che diviene "Società di cultura". L'ultima riforma risale al 2004 che ha portato la Biennale a "Fondazione".

Presidente della Biennale, nominato nel gennaio 2008, è Paolo Baratta.

Per la parte superiore



Alberto Martini

Coordinate: 45°46′33″N 12°29′21″E / 45.77583, 12.48917 Alberto Giacomo Spiridione Martini (Oderzo, 24 novembre 1876 – Milano, 8 novembre 1954) è stato un disegnatore, illustratore e pittore italiano, precursore del movimento surrealista.

Alberto Giacomo Spiridione nasce da Maria dei Conti Spineda de Cattaneis, antica famiglia nobile trevigiana, e da Giorgio Martini, pittore naturalista e professore di disegno.

Tra il 1890 e il 1895 sotto la guida del padre, Alberto inizia a dipingere e a disegnare continuando così la tradizione familiare. In effetti, i parenti materni del padre erano noti decoratori e mosaicisti veneziani. Durante gli anni della formazione, Martini realizza innumerevoli disegni, rivelando da subito una particolare predilezione per la grafica. Pur dedicandosi alle matite grasse, realizza anche oli, acquarelli e tempere di piccolo formato grazie ai quali, superato il mero esercizio scolastico, raggiunge i primi validi risultati. I temi preferiti sono quelli della campagna trevigiana e dei contadini al lavoro: quindi l'uomo e il suo rapporto con la natura vista nel suo divenire (ad es. Antica gualchiera trevigiana, 1895). Si esercita anche su fiori e conchiglie, che studia in modo analitico, lasciando una serie di acquarelli molto belli. Al di là di un mero esercizio dal vero, sono temi attraverso i quali Alberto mostra di assimilare la cultura figurativa italiana ed europea tardoromantica, populista e umanitaria, volta a cogliere dubbi e perplessità d'intonazione simbolista sul senso della vita, piuttosto che a definire un ambiente. Tra il 1894 e il 1896 realizza le quattordici chine acquerellate dell'Albo della morte, rivelando suggestioni culturali di matrice nordica.

Nel 1895 inizia la prima serie di illustrazioni a penna in inchiostro di china per il Morgante Maggiore di Luigi Pulci, che, tuttavia, presto abbandona per dedicarsi alle illustrazioni per La secchia rapita (1895-1935) di Alessandro Tassoni, continuate sino al 1903. I centotrenta disegni eroicomici per La secchia, in gran parte opera giovanile, sono, nella definizione dello stesso Martini, ...una curiosa sfilata di soldatacci mangiati dalla fame e pidocchiosi…. Queste opere testimoniano una grande abilità grafica di Martini, che non ha ancora trent'anni, e chiudono l'esperienza giovanile sul piano di precise fonti letterarie e influenza nordiche. Pur nella puntuale referenzialità del testo (la vena burlesca di Tassoni, la sua truculenza barocca e l'enfasi litografica del "sublime" basso), i personaggi elaborati da Alberto sembrano mutare in una sorta di grottesco rivoluzionario che proclama la libertà d'azione e d'invenzione sul personaggio. Evidente, in queste opere, l'influsso della grafica manierista tedesca cinquecentesca (l'interesse per Dürer, Luca di Leida, Urs Graf, Baldun Grien e ammira Sattler) recuperata attraverso una peculiare lettura simbolista. Nel 1896-97 Esegue una serie di 30 disegni a penna in inchiostro di china che intitola La corte dei miracoli. Inizia a illustrare il ciclo grafico per il Poema del lavoro che porterà a termine nel 1898 (in totale 9 disegni a penna in inchiostro di china). Nel 1897 espone alla II Biennale di Venezia 14 disegni per La corte dei miracoli che l'anno seguente verranno presentati a Monaco di Baviera e all'Esposizione Internazionale di Torino con i disegni per Il Poema del lavoro.

Nel 1898 Martini soggiorna a Monaco e lavora come illustratore per le riviste Dekorative Kunst e Jugend. Determinante risulta, la primavera di quest'anno, l'incontro dell'artista con Vittorio Pica in occasione dell'Esposizione Internazionale di Torino: sarà il noto critico napoletano a sostenerlo d'ora in poi, proponendo la sua arte in ambito italiano ed europeo.

Nel 1899 con i disegni per Il poema del lavoro partecipa alla III Biennale di Venezia, che verranno in seguito esposti a Monaco e a Berlino. A partire da questo anno esegue una serie di diciannove cromolitografie (cartoline postali illustrate, manifesti per Carnevale o veglioni e affiches pubblicitarie) per le case litografiche Longo e Zoppelli di Treviso. Si tratta di lavori d'ispirazione vagamente liberty con evidenti richiami alla Secessione e al gusto preraffaellita inglese. Vittorio Pica offre intanto all'artista di collaborare come illustratore alla rivista Emporium e ai fascicoli Attraverso gli Albi e le Cartelle. Nel 1901 esegue il primo ciclo di 19 disegni a penna acquarellati per l'edizione illustrata de "La Divina Commedia" promossa dal concorso Alinari di Firenze. Partecipa alla IV Biennale di Venezia con i disegni per La secchia rapita che in parte sono acquistati dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Nel 1903 termina le illustrazioni per La secchia rapita (130 disegni a penna in inchiostro di china) e ne espone alcune alla V Biennale di Venezia.

Nel 1904 effettua un breve soggiorno a Parigi. Disegna i primi ex libris per Antonio Fogazzaro, V. Pica, G. Rovetta e Tom Antongini. Si dedica a un altro ciclo grafico dal titolo La lotta per l'amore (disegni a penna e pennello in inchiostro di china). Partecipa con successo a una rassegna a Londra. Nel 1905 completa la serie La lotta per l'amore (in totale 86 disegni). Inizia le illustrazioni per La parabola dei celibi con cui partecipa alla VI Biennale di Venezia. Nel mese di luglio inizia a eseguire le tavole illustrative per i racconti di Edgar Allan Poe, cui lavorerà sino al 1909 e oltre, inaugurando un periodo di grande intensità creativa nell'ambito della grafica a spunto letterario.

Il 1907 è un anno importante, grazie ai contatti intessuti da Vittorio Pica: infatti l'artista inizia l'illustrazione del Vert-vert di Gresset con due disegni a penna in inchiostro di china. In occasione di una mostra personale presso la Leicester Gallery si reca a Londra, ove conosce il celebre editore William Heinemann; con il suo aiuto, nel 1914, Martini organizzerà nella capitale inglese una mostra personale alla Galleria Goupil. Partecipa alla VII Biennale di Venezia esponendo, nella sala L'arte del sogno, due splendidi oli, intitolati Notturno e Nel sonno e alcuni disegni tra i quali La bellezza della donna. Si reca per un breve soggiorno a Parigi dove, ancora tramite Pica, incontra Gabriel Mourey, scrittore e collaboratore dalla Francia per la rivista bergamasca "Emporium", ed Eugène Rodriguez, presidente della società "Les cent bibliophiles".

Nel 1908 In autunno partecipa alla Mostra di belle arti di Faenza, nella sezione del "Bianco e nero", esponendo alcuni disegni della Parabola dei celibi, alcune illustrazioni per Poe e altre opere ispirate alla città di Venezia. A questo anno risale una fitta corrispondenza di Martini con lo scrittore simbolista russo Valerij Brjusov, conosciuto probabilmente durante il soggiorno a Monaco nel 1898. Presso l'editore londinese Heinemann viene pubblicato un volume di novelle di Perceval Landon, Raw Edges - Studies and Stories of These Days, contenente quattro illustrazioni di Martini.

Nel 1909 esegue tre disegni a penna in inchiostro di china: Crepuscolo veneziano, Una pagina crudele e Sogno. Partecipa alla VIII Biennale di Venezia con i disegni a penna La bella straniera, Murano e con otto illustrazioni per le Storie straordinarie di Poe. Esegue una serie di disegni per l'opera di Stéphane Mallarmé, Poemucci in prosa e le prime tavole per il Macbeth di Shakespeare, cui l'artista lavorerà sicuramente sino al 1911.

Nel 1910-11 esegue le tavole illustrative per il poema tragico di E. A. Butti Il castello del sogno (1910), edito dai Fratelli Treves di Milano. In seguito alla morte del padre, avvenuta il 28 ottobre 1910, Martini si trasferisce con la madre a San Zeno, nella campagna di Treviso. A questo periodo risalgono le illustrazioni più significative eseguite per l'Amleto di Shakespeare, il ciclo grafico per le poesie di Paul Verlaine (55 disegni a penna colorati a pastelli) e una serie di puntesecche quali La sirena dormiente, Le figlie di Leda, La sirena e il mostro.

Nel 1912, incoraggiato da Pica, Martini si dedica alla produzione pittorica, facendo uso soprattutto della tecnica del pastello. Esegue le "Sinfonie del sole" (L 'Aurora, La notte, I fiumi) e il pastello Farfalla gialla, esempio delle numerose opere di questi anni caratterizzate dal tema della donna-farfalla. Il medesimo soggetto ricomparirà nel 1915, in una serie di litografie intitolata "Farfalle". Partecipa alla X Biennale di Venezia con i disegni a penna in inchiostro di china Autoritratto, Vittorio Pica, Hans St. Lerche.

Nel 1914 è presente alla XI Biennale di Venezia dove espone, insieme ai ritratti della marchesa Luisa Casati e della contessa Revedin, il pastello Arlecchino.

Allo scoppio del primo conflitto mondiale, esegue 54 litografie intitolate Danza macabra, tramite le quali rivela il suo sentimento antitedesco. Stampate in formato cartolina, vengono distribuite tra gli alleati quale propaganda contro l'impero austroungarico: a tale proposito, va ricordato che Charles Carry, addetto all'Ambasciata inglese di Roma gli invia i suoi complimenti uniti alla richiesta di una serie completa per l'Ambasciatore inglese presso il Quirinale; anche il pittore Federico Zandomeneghi rimane colpito e "impaurito" dalla "fantasia infinita" di Martini. L'artista inizia anche una serie di litografie, terminate nel 1915, per il poema grafico Misteri, contenente sei illustrazioni (Amore, Morte, Infinito, Follia, Sogno, Nascita). L'opera, preceduta da un commento di Emanuele di Castelbarco, verrà pubblicata dalla casa editrice "Bottega di Poesia" nel 1923. Nel mese di dicembre muore la madre dell'artista.

Nel 1916, in maggio, alla Leicester Gallery di Londra, espone quattro serie della Danza macabra, Gli orrori della guerra, sei disegni per Poe e la litografia Avanti Italia. In settembre, a Liverpool, partecipa a una mostra collettiva organizzata sempre dalla Leicester Gallery: in questa sede, oltre alle opere esposte a Londra, presenta le serie litografiche Farfalle e Bocche.

Nel 1917-18 a Bologna, in attesa di partire per il fronte, Martini inizia a miniare, con inchiostro di china e acquarelli colorati, le ballate Les Orientales di Victor Hugo portate a termine nel gennaio dell'anno successivo.

Nel 1919, in gennaio, si inaugura la mostra personale presso la galleria di Lino Pesaro a Milano. Agli anni 1919-20 risale l'interesse di Martini per il teatro: realizza infatti 84 disegni a penna e acquarello colorato e sei tavole a tempera per i costumi del balletto Il cuore di cera. In tale occasione l'artista si occupa anche della coreografia e del canovaccio letterario.

Nel 1920 Torna a esporre, insieme allo scultore Hans St. Lerche e al pittore Mario Cavaglieri, alla Galleria Pesaro. Il catalogo della mostra reca la presentazione di Vittorio Pica. Martini inizia il ciclo grafico di Trentun fantasie bizzarre e crudeli che, completato nel 1922, verrà pubblicato nel 1924 dalle Edizioni Bottega di Poesia, dirette dal conte Emanuele di Castelbarco Visconti Simonetta. Tramite Castelbarco, Martini entra in contatto con i personaggi aristocratici del tempo, in particolare nobildonne quali la principessa Paola d'Ostheim e Wally Toscanini che gli commissioneranno numerose opere.

Nel 1922 Partecipa alla XIII Biennale di Venezia con il disegno a penna Ritratto del marchese G.F.P., alcuni pastelli e 13 opere del ciclo Trentun fantasie bizzarre e crudeli.

Nel 1923 alla primavera di quest'anno risale l'idea di Martini del Tetiteatro: un teatro sull'acqua completamente inventato e dedicato, come dice il nome, alla dea del mare Teti. "Fu nella primavera del 1923 che inventai il Tetiteatro – scriverà Martini nella sua Vita d'artista - un'invenzione teatrale che ha fatto il giro del mondo rimanendo intatta, perché il giro del mondo non l'ha fatto con l'autore. Un architettonico teatro terraqueo, uno strumento gigante per le risonanze di una nuova voce e per nuove plastiche teatrali". Martini esegue, infatti, ispirandosi a opere teatrali o musicali di Wagner, Strauss, Eschilo, Wilde e altri, una serie di disegni e scenografie per la realizzazione del suo teatro sull'acqua. Tali illustrazioni verranno pubblicate nel volume Il Tetiteatro ovvero il teatro sull'acqua di Alberto Martini, testo di Emanuele di Castelbarco, edito nel 1924 da Bottega di Poesia.

Nel 1924 espone alla XIV Biennale di Venezia il pastello A Venezia, nel quale ritrae Maria Petringa, sua futura moglie, che sarà per Martini fonte di ispirazione per numerose opere, come testimonia la serie di ritratti a lei dedicati quali il pastello L'album di Daumier del 1924, presentato alla Biennale di Venezia del 1926; Parrucca bianca, opera esposta alla mostra del 1927 presso la Galleria Scopinich di Milano; e l'olio Serenade - Maria con la chitarra del 1928.

Nel 1927 Martini esegue disegni e dipinti per illustrare il numero di novembre-dicembre della rivista "L'Eroica" . Decide di fondare, insieme ad altri, un comitato per le onorificenze a Vittorio Pica: aderiscono a tale iniziativa numerosi artisti italiani e stranieri.

Nel 1928, a febbraio, la proposta di Martini trova realizzazione nella mostra "Raccolta internazionale d'arte offerta dagli autori in omaggio a Pica", tenutasi a Milano alla Galleria Scopinich. Per l'occasione Martini esegue una vignetta utilizzata per la copertina del catalogo e un disegno in cui ritrae di profilo il volto di Pica.

Deluso e amareggiato dall'ostilità dei critici italiani, che verso la fine degli anni venti sembrano ignorare i suoi lavori, Martini si trasferisce a Parigi ove trova amicizie altolocate e numerosi estimatori della sua arte. A Parigi, Martini rimarrà sino al 1934, a eccezione di qualche breve soggiorno in Italia e un viaggio a Berlino nel 1932. In questi anni la moglie, rimasta in Italia, lo raggiunge periodicamente. Nella capitale francese Martini frequenta l'ambiente dei critici e dei letterati. Stringe amicizia con Solito de Solis, musicista e appassionato d'arte, che lo introduce nei salotti aristocratici parigini.

Inizia a dipingere "alla maniera nera" eseguendo opere di impostazione surrealista: ne sono esempio gli oli Conversazione con i miei fantasmi, Fiore dello scoglio, La prigione sotterranea.

1929-30: in questo periodo parigino Martini, produce una cospicua serie di opere pittoriche "alla maniera chiara": Martini torna a dedicarsi all'illustrazione in bianco e nero di numerosi testi; esegue infatti disegni a penna e acquarelli colorati per "Une saison en enfer" di Rimbaud, "Les fleurs du mal" di Charles Baudelaire, "Poèmes di Mallarmé", "L'homme qui rit" di Victor Hugo, "La croix de bois" di Dorgelès, "La danse macabre" di M. Orland, "Les destinées" di Alfred de Vigny. Nel 1930 partecipa alla XVII Biennale di Venezia con l'olio L'uomo che crea.

Nel 1932 si dedica in particolar modo alle arti applicate: disegna una serie di progetti per piccole sculture in vetro ispirandosi ai canoni stilistici dell'art decò e del Novecento e una cinquantina di illustrazioni per stoffe o carte da parati, probabilmente commissionate dall'industriale tessile Adolfo Bogoncelli.

Nel periodo 1934-1940, a causa della precaria situazione finanziaria, Martini è costretto a rientrare a Milano. Qui, in occasione della triennale milanese, esegue il bozzetto per il trittico Battaglia d'uomini e demoni; con quest'opera si impegna a esaltare le conquiste del regime. Allo stesso tempo però, soprattutto tra il 1935 e il 1936, rivela il suo acceso antinovecentismo tramite la pubblicazione sulla rivista "Perseo" di disegni, didascalie e vignette caratterizzati da una pungente vena satirica. Continua le illustrazioni, iniziate a Parigi nel 1929, per l'Aurelia di Gérard de Nerval, che terminerà nel 1944. A questi anni risalgono anche un disegno a penna in inchiostro di china per i Fioretti di San Francesco, le tavole illustrative per il libro Cuore di Edmondo De Amicis (1936) e una serie di disegni per la tragedia di Guido Stacchini, Il Titano liberato. Nel periodo 1941-1952 illustra con una serie litografica a colori La vita della Vergine e altre poesie di R.M. Rilke. Esegue inoltre un ciclo grafico per La vita di Cristo (1943-1944). Nel dicembre 1946 partecipa alla "Esposizione internazionale di ex libris e illustrazione del libro" al Museo di Belle Arti di Nancy, dove gli viene conferito un diploma d'onore.

Nel 1947 esegue dodici puntesecche raccolte sotto il titolo Poema mitografico. In questi anni Martini continua a dedicarsi anche all'attività pittorica alternando a opere caratterizzate da un mediocre naturalismo lavori resi con un realismo non privo di notevole efficacia espressiva. Tra le pitture ad olio più interessanti vanno ricordate: Anime gemelle (1945), Corteo di Venere (1949), La valle di Cleopatra (1950). Nel 1952 espone alla XXVI Biennale di Venezia i disegni a penna in inchiostro di china colorati a pastello dal titolo La realtà e i sogni di gloria e La finestra di Psiche nella casa del poeta.

L'8 novembre 1954 muore a Milano, all'Ospedale Fatebenefratelli. Lascia un testamento spirituale, auspicando l'istituzione di un museo dove custodire le memorie e i documenti del surrealismo italiano che è stato. Ora c'è la .

Per la parte superiore



Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Il pubblico del festival in una delle sue prime edizioni sulla terrazza dell'Hotel Excelsior

La Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia è un festival cinematografico che si svolge annualmente nella città lagunare (solitamente tra la fine del mese di agosto e l'inizio di settembre) nello storico Palazzo del Cinema, sul Lungomare Marconi, al Lido di Venezia. È il festival cinematografico più antico del mondo (la prima edizione si tenne nel 1932).

Giunta nel 2008 alla sessantacinquesima edizione, la mostra si inquadra nel più vasto scenario della Biennale di Venezia, festival culturale che include un'esposizione di arte contemporanea. La prima edizione si tenne in concomitanza con la XVIII Biennale.

Il premio principale che viene assegnato - assieme a diversi altri - è il Leone d'Oro, che deve il suo nome al simbolo della città (il leone della basilica di San Marco). Tale riconoscimento è considerato uno dei più importanti dal punto di vista della critica cinematografica, al pari di quelli assegnati nelle altre due principali rassegne cinematografiche europee, la Palma d'Oro del Festival di Cannes e l'Orso d'Oro del Festival di Berlino. Nel loro insieme, si tratta di tre premi ambiti e di grande impatto, spesso in controtendenza rispetto agli Oscar statunitensi, che si svolgono abitualmente in primavera.

La prima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (denominata 1a Esposizione Internazionale d'Arte Cinematografica) si svolse dal 6 al 21 agosto del 1932. Il festival nacque da un'idea del presidente della Biennale di Venezia, il conte Giuseppe Volpi di Misurata, dello scultore Antonio Maraini, segretario generale, e di Luciano De Feo, il segretario generale dell'Istituto internazionale per il cinema educativo, emanazione della Società delle Nazioni con sede a Roma, concorde sull'idea di svolgere la rassegna nella città lagunare, e che fu il primo direttore-selezionatore.

La mostra viene giustamente considerata la prima manifestazione internazionale di questo tipo, ricevendo un forte appoggio dalle autorità. La prima edizione si svolse alla terrazza dell'Hotel Excelsior al Lido di Venezia, ma ancora non si trattava di una rassegna competitiva. I titoli venivano solamente presentati al pubblico, ma nonostante questo l'edizione del 1932 vanta pellicole di grande valore, divenuti poi veri e propri "classici" della storia del cinema. Tra questi vale la pena di ricordare Forbidden del grande regista americano Frank Capra, Grand Hotel di Edmund Goulding, Il Campione di King Vidor, il primo ed inimitabile Frankenstein di James Whale, The Devil to Pay! di George Fitzmaurice, Gli uomini, che mascalzoni... di Mario Camerini e A noi la libertà di René Clair. Oltre ai film citati, in concorso sono presenti opere di altri grandi registi, quali Raoul Walsh, Ernst Lubitsch, Nikolaj Ekk, Howard Hawks, Maurice Tourneur, Anatole Litvak.

Personaggi di spicco di questa prima rassegna sono gli attori che appaiono sul grande schermo attraverso le pellicole proiettate, che garantiscono alla mostra un successo maggiore di quello aspettato, portando nelle sale oltre 25mila spettatori. Si parla dei maggiori divi internazionali dell'epoca, Greta Garbo, Clark Gable, Fredric March, Wallace Beery, Norma Shearer, James Cagney, Ronald Colman, Loretta Young, John Barrymore, Joan Crawford, senza dimenticare l'idolo italiano Vittorio De Sica ed il grande Boris Karloff, passato alla storia per il suo ruolo del mostro nel primo Frankenstein.

Il primo film della storia della mostra viene proiettato la sera del 6 agosto 1932: si tratta di Il dottor Jekyll (Dr. Jekyll and Mr. Hyde) di Rouben Mamoulian; al film seguì un grande ballo nei saloni dell'Excelsior. Il primo film italiano, Gli uomini, che mascalzoni... di Camerini, venne presentato invece la sera dell'11 agosto 1932.

La seconda edizione si svolge due anni dopo, dal 1 al 20 agosto 1934. Inizialmente, infatti, la rassegna si trova indissolubilmente legata alla più ampia Biennale di Venezia, rispettandone la cadenza. L'esperienza della prima edizione porta subito, comunque, una importante novità: si tratta della prima edizione competitiva. Le nazioni in gara con almeno un proprio esponente sono ben 19, più di 300 i giornalisti accreditati alle proiezioni. Viene istituita la Coppa Mussolini per il miglior film straniero ed italiano, ma ancora non esiste una vera giuria. È la presidenza della Biennale che, consultati alcuni esperti e secondo il parere del pubblico, in accordo con l'Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa di Luciano de Feo, ancora direttore della mostra, decreta i vincitori dei premi.

Oltre alla Coppa Mussolini vengono distribuite le Grandi Medaglie d'Oro dell'Associazione Nazionale Fascista dello Spettacolo e i premi per le migliori interpretazioni. La miglior attrice è una giovane Katharine Hepburn, premiata per la sua splendida interpretazione in Piccole Donne di George Cukor. Il premio per il miglior film straniero va a L'uomo di Aran, di Robert Joseph Flaherty, un documentario d'autore, genere molto apprezzato all'epoca. Si ripresenta inoltre Frank Capra con uno dei suoi film più celebrati, Accadde una notte, con Clark Gable e Myrna Loy. Alla seconda edizione, la mostra vanta già il suo primo scandalo: durante una sequenza di Estasi, del regista cecoslovacco Gustav Machatý, Hedwig Kieslerová, conosciuta successivamente come Hedy Lamarr, appare sul grande schermo in un nudo integrale.

Già dalla terza edizione, 1935, la mostra diventa annuale, come conseguenza del grande successo di pubblico e di critica riscosso dalle due prime edizioni, sotto la direzione di Ottavio Croze. Col crescere della notorietà e del prestigio della rassegna, cresce anche il numero di opere e dei paesi partecipanti in concorso. A partire da questa edizione, però, e fino al dopoguerra, non parteciperanno più i film sovietici, mentre il prestigioso premio per gli attori assume la denominazione di Coppa Volpi, dal cognome del conte Giuseppe Volpi di Misurata, padre della rassegna.

Ancora una volta il festival vanta film di grande valore: Il traditore di John Ford, Capriccio spagnolo di Josef von Sternberg, con Marlene Dietrich, ed il vincitore del premio per il miglior film straniero, Anna Karenina, di Clarence Brown, con Greta Garbo, presente per la seconda volta al Lido di Venezia.

Nel 1936 è tempo per un'altra "prima volta", quella della Giuria internazionale, mentre si consolida il prestigio della rassegna, con la presenza ancora una volta di film di registi importanti come Frank Capra, John Ford, Max Ophüls, René Clair, Josef von Sternberg, Marcel L'Herbier. Il maggior successo di pubblico, tuttavia, lo riscuote il divo italiano Amedeo Nazzari.

Proseguono di edizione in edizione le innovazioni della mostra: nel 1937 viene inaugurato il nuovo Palazzo del Cinema, opera dell'architetto Luigi Quagliata, costruito a tempo di record, secondo i dettami del Modernismo, diffusosi all'epoca e mai più abbandonato nella storia della rassegna, tranne che tra il 1940 ed il 1948.

La Mostra così si ingrandisce: aumenta il numero delle nazioni partecipanti e dei film accettati. Questa volta le luci della ribalta sono tutte puntate su Marlene Dietrich, che porta scompiglio al Lido di Venezia, ma anche Bette Davis si afferma fortemente tra il pubblico, vincendo il premio come migliore attrice. La rivelazione di questa edizione è il giovane attore francese Jean Gabin, protagonista de La grande illusione di Jean Renoir, vincitore del gran premio della giuria internazionale.

Nel 1938 anche la mostra subisce le pesanti pressioni politiche dettate dal governo fascista. I vincitori vengono imposti alla giuria internazionale, e film vincitori risultano il tedesco Olympia di Leni Riefenstahl e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini, due film di esplicita propaganda, seppure il primo è ancora oggi riconosciuto come uno dei capolavori del cinema degli anni trenta.

Questa edizione è anche l'ultima in cui il cinema americano, finora sempre presente in maniera importante, sia quantitativamente, che qualitativamente, è presente al Lido di Venezia. Si congeda con un premio ad uno dei migliori lungometraggi animati di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani.

Il 1938 è anche l'anno della prima grande retrospettiva, secondo il criterio di continua innovazione del festival, che in questa occasione viene dedicata al cinema francese dalle origini al 1933, che tra tutte le nazioni era quello che di più aveva offerto autentici capolavori: A noi la libertà (1932) di René Clair, Un carnet da ballo (1937) di Julien Duvivier, La grande illusione (1937) e La bestia umana (1939) di Jean Renoir, Il porto delle nebbie (1938) e Alba tragica (1939) di Marcel Carné.

Gli anni quaranta rappresentano uno dei momenti più difficili della rassegna.

La conclusione della Seconda guerra mondiale divide il decennio in due. Se già dal 1938 le pressioni politiche falsarono e rovinarono il festival, con l'avvento del conflitto la situazione degenerò a tal punto che le edizioni del 1940, 1941 e 1942, successivamente considerate non avvenute, si svolsero ben lontano dal Lido di Venezia. Pochi paesi partecipanti e l'assoluto monopolio delle opere e dei registi appartenenti all'asse Roma-Berlino, in un clima più propagandistico che artistico, rappresentati fortemente anche dai divi italiani, tra i quali spiccarono Alida Valli, Assia Noris e Fosco Giachetti.

Dopo la triste parentesi, la mostra riprende a pieno regime nel 1946 a seguito della conclusione della guerra, ma le proiezioni si svolgono stavolta al cinema San Marco, a causa della requisizione del Palazzo del Cinema ad opera dagli Alleati. Il nuovo direttore è Elio Zorzi, che con la sua opera vuole recuperare la libertà e la internazionalità che aveva portato la mostra al successo, distrutta dagli anni di guerra precedenti. L'edizione del 1946 per la prima volta si tenne nel mese di settembre, a seguito dell'accordo con il neonato Festival di Cannes, che proprio nella primavera del '46 aveva tenuto la sua prima rassegna.

A caratterizzare questo nuovo percorso sono i molti importanti film del Neorealismo, uno dei più significativi movimenti nella storia del cinema italiano, quali Paisà (1946) di Roberto Rossellini, Il sole sorge ancora (1946) di Aldo Vergano, Caccia tragica (1947) di Giuseppe De Santis, Senza pietà (1948) di Alberto Lattuada e La terra trema (1948) di Luchino Visconti; nonostante il loro indiscusso valore e il successo di pubblico, le opere non ottengono il meritato riconoscimento di critica.

La mostra torna comunque ad ospitare anche i grandi registi internazionali: Orson Welles, Laurence Olivier, Fritz Lang, John Huston, Claude Autant-Lara, David Lean, Henri-Georges Clouzot, Jean Cocteau, Michael Powell ed Emeric Pressburger, oltre ai già presenti Jean Renoir, Julien Duvivier, Marcel Carné.

Con il ritorno alla normalità tornano a Venezia anche le grandi icone del cinema mondiale, tra le quali spiccano Rita Hayworth, Joseph Cotten, Olivia de Havilland, ma la vera protagonista è l'attrice romana Anna Magnani, premiata per la sua splendida interpretazione ne L'onorevole Angelina di Luigi Zampa con la Coppa Volpi per la migliore attrice nel 1947.

Nel 1947 la mostra si tenne al Palazzo Ducale, in una splendida ed unica cornice, raggiungendo un record di 90mila presenze. Sicuramente si può parlare di una delle migliori edizioni della storia del festival, che vide finalmente il ritorno al Lido di Venezia delle opere dell'URSS, accostate alle nuove "democrazie popolari", come la Cecoslovacchia, che all'esordio vinse il primo premio grazie al film Siréna del cineasta Karel Stekly. Il 1947 vede anche ripristinata la Giuria internazionale per assegnare il Gran premio internazionale di Venezia.

Nel 1949, sotto la direzione del nuovo responsabile Antonio Petrucci, la manifestazione ritorna definitivamente al Palazzo del Cinema al Lido di Venezia. Viene istituito il Premio Leone di San Marco per il miglior film, vinto per la prima volta da Manon di Henri-Georges Clouzot, ma va segnalato l'esordio di Jacques Tati con Giorno di festa, tra i film del sempre presente ed apprezzato cinema francese.

Negli anni cinquanta finalmente il valore della Mostra viene riconosciuto definitivamente nel campo internazionale, conoscendo un periodo di forte espansione, e concorrendo all'affermazione di nuove scuole di cinema, come quella giapponese e quella indiana, con l'arrivo dei più grandi registi e divi.

In questi anni la rassegna cambia più volte direttore, alla ricerca di nuovi spunti e nuove strade da percorrere: Antonio Petrucci (1949-1953), di nuovo Ottavio Croze (1954-1955), Floris Ammannati (1956-1959).

Sono anni importanti, con il mondo del cinema che sembra ormai essersi lasciato definitivamente alle spalle il fantasma della guerra, e la mostra contribuisce ad influenzare le tendenze dell'epoca.

Venezia lancia definitivamente il cinema giapponese, che si impone alla ribalta in Occidente grazie al Leone d'Oro vinto da Rashōmon del grande regista nipponico Akira Kurosawa nel 1951, "bissato" sette anni dopo, nel 1958, da L'uomo del risciò di Iroshi Inagaki. I racconti della luna pallida d'agosto (1953), L'intendente Sanshô (1954) di Kenji Mizoguchi e I sette samurai (1954), sempre di Kurosawa, vincono il comunque prestigioso secondo premio, il Leone d'Argento, mentre altri film nipponici in concorso, non premiati, riscuotono comunque un buon successo, come La vita di O Haru donna galante (1952) di Kenji Mizoguchi e L'arpa birmana (1956) di Kon Ichikawa.

Lo stesso successo riscuote il giovane cinema indiano, che si afferma a sua volta con un Leone d'Oro vinto nel 1957 da L'invitto di Satyajit Ray.

La scuola dell'Est europeo, premiata già con il Gran premio della Giuria internazionale ottenuto nel 1947 dall'opera del cecoslovacco Karel Stekly, Siréna, si impone nuovamente grazie alla presenza di nuovi validi autori, tra i quali meritano una citazione Andrzej Wajda e Andrzej Munk.

Dopo l'exploit negli anni quaranta dei primi film neorealisti, gli anni cinquanta segnano l'arrivo sugli schermi del festival di due dei più grandi ed amati registi italiani del dopoguerra, Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, che vengono consacrati proprio dalla loro presenza al Lido. Contemporaneamente, ai grandi maestri si affacciano una serie di giovani emergenti, promettenti volti nuovi di un panorama nazionale in grande ascesa, quantitativa e , soprattutto, qualitativa, che daranno vita al periodo forse più brillante del cinema italiano sul piano internazionale. A Venezia si presentano nel 1958 Francesco Rosi, con La sfida, e soprattutto Ermanno Olmi, con l'opera prima Il tempo si è fermato, datata 1959.

Nonostante la grande fama ed il prestigio ottenuto, il cinema italiano non viene adeguatamente premiato al festival, scatenando roventi polemiche. Due episodi accendono lunghe discussioni: il Leone d'Oro non assegnato a Luchino Visconti né nel 1954 per Senso, a favore del film Giulietta e Romeo di Renato Castellani, né nel 1960, per Rocco e i suoi fratelli, questa volta in favore di un film d'oltralpe, Il passaggio del Reno di André Cayatte. Il massimo riconoscimento gli verrà conferito solo nel 1964, quando Vaghe stelle dell'Orsa vince finalmente l'ambito premio.

Anche Roberto Rossellini, altro autore di spicco del cinema italiano dell'epoca, presenta molti dei suoi film nel corso della rassegna: il 1950 è l'anno di Francesco giullare di Dio e Stromboli terra di Dio, due anni dopo presenta Europa '51.

Scandali a parte, è il cinema europeo a fare la parte del leone. La scuola del vecchio continente si afferma tanto con autori già noti, quali il danese Carl Theodor Dreyer, premiato con il Leone d'Oro per il suo Ordet (1955) e lo svedese Ingmar Bergman, che con Il volto conquista il Premio Speciale della Giuria nel 1959, dopo aver già partecipato alla mostra nel 1948, allora completamente sconosciuto e inosservato, con Musica nel buio, quanto con i nuovi autori. In questo campo si mette in luce ancora una volta il cinema francese; Robert Bresson si rivela nel 1951 con Il diario di un curato di campagna; Louis Malle presenta, nel 1958 il film scandalo Gli amanti, che nonostante le polemiche e l'indignazione di molti vince il Premio Speciale; ultimo, solo in ordine di tempo, exploit è quello di Claude Chabrol, presenta nel 1958 Le beau Serge, considerato successivamente dalla critica come il film che diede inizio al movimento della Nouvelle Vague.

In questi anni, finalmente Venezia può celebrare il ritorno alla mostra del cinema statunitense, che si presenta con nuovi registi quali Elia Kazan, Billy Wilder, Samuel Fuller, Robert Aldrich.

I nuovi divi del panorama cinematografico si fanno conoscere al Lido: il 1954 è il turno di Marlon Brando, con il film Fronte del porto, di Elia Kazan, quattro anni dopo, nel 1958, a monopolizzare l'attenzione di tutti è Brigitte Bardot, protagonista del film La ragazza del peccato di Claude Autant-Lara, ma anche i divi e soprattutto le dive italiane si fanno notare: due nomi su tutti sono quelli di Sophia Loren, vincitrice della Coppa Volpi nel 1958 per l'interpretazione in Orchidea nera di Martin Ritt, e Gina Lollobrigida, ma anche Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Silvana Mangano, presenti nel film vincitore del Leone d'Oro del 1959, La grande guerra di Mario Monicelli, e Giulietta Masina, lanciata dalle sue interpretazioni in vari film di Federico Fellini.

Gli anni sessanta registrano un continuo sviluppo ed ampliamento della mostra, secondo il percorso artistico seguito nel dopoguerra.

L'edizione del 1960 viene ricordata come la più contestata della storia del festival, per la mancata assegnazione del Leone d'Oro a uno straordinario film di Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli, a favore dell'opera del francese André Cayatte Il passaggio del Reno. Il pubblico in sala fischiò per tutto il tempo della cerimonia di premiazione e la proiezione del film vincitore. Si trattava della seconda grande delusione per il regista, già beffato nel 1954, quando aveva presentato Senso.

Agli inizi del decennio, il festival si fece promotore di una profonda opera di rinnovamento del cinema. Vennero create numerose sezioni per diversificare l'offerta ed ampliare il campo d'azione. Vennero presentati importanti film del free cinema inglese, fino ad allora semisconosiuto, come Sabato sera, domenica mattina (1961) di Karel Reisz, Sapore di miele (1962) di Tony Richardson, o Billy il bugiardo (1963) di John Schlesinger, mentre trovò piena consacrazione la Nouvelle Vague francese, presente grazie a Jean-Luc Godard ed Alain Resnais.

Alcuni giovani registi italiani si affacciarono per la prima volta davanti al grande pubblico: Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Paolo ed il fratello Vittorio Taviani, Vittorio De Seta, Valerio Zurlini, Marco Ferreri, Florestano Vancini, Marco Bellocchio, Giuliano Montaldo, Tinto Brass, mentre alcuni altri si confermarono all'altezza di quanto avessero mostrato agli esordi negli anni cinquanta, registi del calibro di Francesco Rosi, Ermanno Olmi e Gillo Pontecorvo.

Dopo le polemiche del 1960, i premi successivi furono attendibili e non senza coraggio: l'anno successivo vinse L'anno scorso a Marienbad di Alain Resnais, mentre nel 1962 il premio venne assegnato ex aequo a Valerio Zurlini e Andrej Tarkovskij, rispettivamente con Cronaca familiare e L'infanzia di Ivan.

Dal 1963 il vento delle novità porto il "professore" Luigi Chiarini alla direzione della mostra, aprendo un'era che durò fino al 1968. Negli anni della sua presidenza, Chiarini puntò a rinnovare lo spirito e le strutture della mostra, puntando a una riorganizzazione dalla base di tutto il sistema. Per sei anni, la mostra seguì un percorso coerente, secondo i rigorosi criteri dettati per la selezione delle opere in concorso, opponendosi alla mondanità, alle pressioni politiche e alle ingerenze delle sempre più esigenti case di produzione, preferendo la qualità artistica dei film contro la crescente commercializzazione dell'industria del cinema.

Un punto chiave della gestione Chiarini fu il continuo ed utile confronto di diverse generazioni e scuole di registi. Conferme ed emergenti si alternarono sugli schermi della mostra, maestri ed allievi: Jean-Luc Godard, Carl Theodor Dreyer, Ingmar Bergman, Arthur Penn, Pier Paolo Pasolini, Robert Bresson, Akira Kurosawa, Roman Polanski, François Truffaut, Roberto Rossellini, Joseph Losey, Miloš Forman, e ancora Carmelo Bene, John Cassavetes, Alain Resnais, Luis Buñuel, vincitore nel 1967 del Leone d'Oro con Bella di giorno, un film decisamente meno d'avanguardia rispetto a quelli del periodo della sua collaborazione con Salvador Dalì.

Il cinema italiano è il vero marchio di fabbrica di questo periodo della mostra, grazie anche alla ribalta di nuovi divi emergenti, come Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni e Monica Vitti, ma soprattutto per l'eccezionale serie di quattro vittorie consecutive del premio più prestigioso: 1963, Le mani sulla città di Francesco Rosi; 1964, Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni; 1965; Vaghe stelle dell'Orsa, la tanto attesa vittoria di Luchino Visconti; infine, nel 1966, La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo.

Le agitazioni sociali e politiche del 1968 ebbero forti ripercussioni anche sulla Biennale di Venezia, retta ancora dallo statuto di epoca fascista, e di conseguenza anche sulla mostra del cinema, da questa dipendente, che subì pesanti e continue contestazioni, portando a rompere con la tradizione secondo le linee di pensiero dell'epoca. Dal 1969 al 1979 la rassegna si tenne, ma non furono assegnati premi e si tornò alla non-competitività della prima edizione. Nel 1973, 1977 e 1978, la mostra addirittura non si tenne. Il Leone d'Oro fece il suo ritorno solamente nel 1980, paradossalmente in doppia copia per la vittoria ex aequo di Louis Malle e John Cassavetes.

L'effetto della contestazione sessantottina fu, dunque, l'abolizione della competizione e quindi del relativo conferimento dei premi. Le dieci edizioni tenutesi tra il 1969 ed il 1979 furono dunque non competitive. I primi due anni furono sotto la direzione di Ernesto Laura, direzione che passò successivamente a Gian Luigi Rondi e quindi a Giacomo Gambetti. Come parziale compensazione della mancata competizione, vennero inaugurate nuove sezioni, tese ad ampliare l'offerta della mostra.

Un'importante novità fu l'introduzione, nel 1971, del Leone d'Oro alla carriera, che ebbe come primi destinatari due nomi eccellenti: il regista americano John Ford, più volte presente al festival, e, l'anno successivo, Charlie Chaplin, per la sua opera di uomo di cinema completo e poliedrico. Il 1971 viene ricordato anche come l'anno della prima proiezione di uno dei film-modello della Rivoluzione culturale cinese: Il distaccamento femminile rosso.

Nel 1972 venne organizzata nel centro storico della città una manifestazione cinematografica parallela in aperto contrasto con la mostra "ufficiale" organizzata dalla Biennale di Venezia, le Giornate del cinema italiano, sotto l'egida dell'ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e dell'AACI (Associazione Autori Cinematografici Italiani), criticandone aspramente la nuova direzione.

L'anno successivo, il direttore in carica, Gian Luigi Rondi, fu costretto a dimettersi. Con lo statuto della Biennale ancora fermo in Parlamento, immutato dal periodo fascista, tutte le manifestazioni legate all'organizzazione saltarono, mostra compresa. Le due associazioni degli autori italiani colsero la palla al balzo, organizzando nuovamente le Giornate del cinema italiano, che tuttavia non riuscirono ad affermarsi ed a soppiantare il festival ufficiale.

La direzione passò dunque a Giacomo Gambetti, che la mantenne tra il 1974 ed il 1976, il quale tentò una strada nuova, cercando di cambiare l'immagine della mostra. Si inaugurarono omaggi, retrospettive, convegni, proposte di nuovi film, optando per delle proiezioni decentrate rispetto al cuore della città. Nel 1977, all'interno dei progetti della Biennale, si svolse una manifestazione dedicata interamente al cinema dell'Est europeo, integrandosi nel progetto della fondazione sul "dissenso culturale".

L'anno successivo la mostra non ebbe nuovamente luogo.

Nonostante le contestazioni ed il brutto momento attraversato tanto dalla mostra, quanto dalla Biennale di Venezia stessa, le edizioni si caratterizzarono per le opere che mostrarono forti sintomi di un deciso quanto atteso rinnovamento del cinema negli anni settanta. A questo proposito, vanno ricordate pellicole come I diavoli di Ken Russell e Domenica, maledetta domenica di John Schlesinger, o Attenzione alla puttana santa, l'ennesimo film-scandalo, di Rainer Werner Fassbinder, tutti e tre datati 1971, Anche gli uccelli uccidono di Robert Altman, Prima del calcio di rigore di Wim Wenders, entrambi del 1972, poi ancora La rabbia giovane di Terrence Malick; tre anni dopo, nel 1976 è il momento di Novecento di Bernardo Bertolucci e L'ultima donna di Marco Ferreri.

Tra tutti questi film, spicca il capolavoro che Stanley Kubrick presentò al pubblico nella rassegna lagunare del 1972, Arancia meccanica, con protagonista Malcolm McDowell, un film che fece immancabilmente discutere e parlare di sé.

La sperata rinascita vera e propria arriva nel 1979, grazie al nuovo direttore Carlo Lizzani, deciso a rilanciare l'immagine ed il valore che la mostra aveva perso nell'ultimo decennio. Quella del 1979 fu l'edizione che gettò le fondamenta per il recupero del prestigio internazionale, che sarà poi portato a termine a tutti gli effetti solo nel decennio successivo. Con la sua preziosa esperienza di regista, Lizzani diede una svolta che partì dal nome, chiamando la rassegna con un semplice e sobrio 'Mostra Internazionale del Cinema, anziché Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, la denominazione che mantiene ancora oggi.

Deciso a voler offrire un'immagine più moderna e pronta della mostra, il neo-direttore formò un comitato di esperti per aiutarlo a selezionare le opere e a dare ancor più una svolta al festival. Tra i collaboratori figurano personaggi di spicco dell'ambiente culturale italiano, ma non solo, dell'epoca, tra i quali Alberto Moravia, Cesare G. De Michelis, Roberto Escobar, Giovanni Grazzini, Enzo Scotto Lavina e Paolo Valmarana. Come "vice" è più stretto consigliere, Lizzani portò a Venezia Enzo Ungari.

Molto interessante fu l'iniziativa che portò un gran numero di divi ed attori di prestigio per una discussione dal titolo "Gli anni '80 del cinema", che diede il "la" al dibattito critico sul cinema e sulle nuove tecnologie emergenti, venute alla ribalta soprattutto grazie a Guerre Stellari (1977) di George Lucas (non presentato a Venezia), che furono di basilare importanza in quella fase di transizione della cinematografia mondiale, occupando via via sempre un'importanza maggiore sino ai giorni nostri.

L'uomo simbolo della rinascita della mostra è sicuramente Carlo Lizzani, direttore della rassegna tra il 1979 ed il 1982, che riesce nell'arduo compito di restituire al festival il prestigio meritato, perso nel decennio precedente.

Si intensifica, accanto ad una sempre ampia gamma di pellicole, la presenza delle retrospettive, dedicate ad autori e movimenti importanti, di nuove sezioni dedicate alla ricerca ("Officina") e a film spettacolari ("Mezzogiorno-Mezzanotte"), come il primo film del ciclo di Indiana Jones, I predatori dell'arca perduta (1981) ed E.T. l'Extra-Terrestre (1982), entrambi del genio emergente Steven Spielberg, oltre al secondo episodio della trilogia originale di Guerre Stellari di George Lucas, L'Impero colpisce ancora, diretto da Irvin Kershner (1980), I cancelli del cielo di Michael Cimino (1982), l'horror Poltergeist - Demoniache presenze di Tobe Hooper (1982), remake di vecchie glorie o film eccentrici, tutte iniziative nate dalla mente del critico Enzo Ungari, collaboratore di Lizzani, una formula efficace, presa a modello per molti anni non solo in Italia.

Nel 1980 la rassegna torna competitiva, dopo una lunga pausa, e viene assegnato un doppio Leone d'Oro, ex aequo tra il francese Louis Malle, con Atlantic City, USA, e l'americano John Cassavetes, con Gloria.

Venezia gioca un ruolo molto importante nell'affermazione mondiale del cinema tedesco nuovo stile: Margarethe Von Trotta, la prima vincitrice del Leone d'Oro, nel 1981 stupisce la giuria con Anni di piombo, mentre Wim Wenders si afferma l'anno successivo con 'Lo stato delle cose; il documentario a puntate Berlin Alexanderplatz di Rainer Werner Fassbinder ottiene un grande successo nel 1980, ma due anni più tardi, nel 1982 la presentazione postuma, a pochi mesi dalla morte del regista, del suo ultimo film, il più controverso, Querelle, non ottiene, nonostante i pareri favorevoli, il primo premio, spaccando la giuria e scatenando vivaci polemiche.

La mostra vive il suo momento d'oro, dopo la parentesi buia degli anni sessanta. Lo testimonia la capacità del festival di dare visibilità per la prima volta a grandi registi destinati, negli anni successivi, ad affermarsi come grandi autori del cinema contemporaneo. Tra questi, il giovane Emir Kusturica, vincitore del Leone d'Oro per la migliore opera prima nel 1981 con Ti ricordi di Dolly Bell?, e Peter Greenaway, che presenta, l'anno seguente, I misteri del giardino di Compton House, il film che gli darà la notorietà.

Anche il cinema italiano pare essere sul punto di affrontare un "ricambio generazionale": la mostra propone film di registi quasi esordienti, come Nanni Moretti, Gianni Amelio, Marco Tullio Giordana, Franco Piavoli, Paolo Benvenuti.

Nel 1983 la direzione passa nella mani di Gian Luigi Rondi, che comunque non si discosta dalla precedente linea di pensiero, rientrando, questa volta da vincitore, dopo le meste dimissioni del 1972. Vengono gettate le basi per una maggiore organizzazione della mostra, istituzionalizzando le sezioni e dando spazio ai maestri del cinema del passato e del presente.

La giuria internazionale diviene composta da soli autori, secondo l'idea di Rondi di creare una "mostra degli autori, per gli autori". I membri sono scelti tra i registi emersi nei favolosi anni sessanta: il primo di essi è Bernardo Bertolucci. Vince Jean-Luc Godard con Prénom Carmen, poi nel 1984 Krystof Zanussi con L'anno del sole quieto, nel 1985 Agnès Varda con 'Senza tetto né legge, nel 1986 Eric Rohmer con Il raggio verde.

Venezia ospita in questi anni molti altri grandi film, non premiati o semplicemente fuori concorso, come Zelig di Woody Allen, E la nave va di Federico Fellini, Heimat di Edgar Reitz, il cyberpunk Blade Runner di Ridley Scott, datato 1983 ed il mafia-movie C'era una volta in America di Sergio Leone (1984).

Proprio nel 1984 nasce la Settimana Internazionale della Critica, un'iniziativa spontanea ed autogestita Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, e dedicata esclusivamente a opere prime e seconde.

Il 14° direttore della mostra è lo scrittore e critico cinematografico del quotidiano Il Messaggero di Roma Guglielmo Biraghi, già direttore del Festival di Taormina, nominato nel 1987. Il suo mandato, lungo cinque edizioni, si contraddistingue per una continua ricerca alla caccia di autori ed opere nuove ed inusuali, secondo il gusto e la passione di Biraghi per i viaggi e le culture diverse. Già nella sua prima edizione sotto la guida del nuovo direttore, in concorso erano presenti un film indiano, uno libanese, uno svizzero, uno norvegese, uno coreano ed uno turco.

La "prima volta" più eclatante avviene nell'edizione del 1989: Biraghi presenterà O Recado das Ilhas di Ruy Duarte de Carvalho, primo film dell'Isola di Capo Verde presentato ad un festival internazionale di cinematografia.

La nuova formula, caratterizzata da un programma snello ed incalzante, viene apprezzata sia dagli addetti ai lavori, che avevano sostenuto la nomina di Biraghi, che dal pubblico, e la prima mostra sotto la sua direzione premia un veterano, Louis Malle, con Arrivederci ragazzi (Au revoir les enfants), al quale si affiancano "nuove scoperte", registi come Carlo Mazzacurati e David Mamet, senza allo stesso tempo rinunciare a pellicole di grande spessore presentate fuori concorso, tra cui Gli intoccabili di Brian De Palma e The Dead - Gente di Dublino di John Huston.

Nel 1988 la mostra si arricchisce di due nuove ed importanti sezioni, "Orizzonti" e "Notte", e degli "Eventi Speciali", tra i quali figura la proiezione di L'ultima tentazione di Cristo, uno dei più controversi film di Martin Scorsese. Il film, basato sui vangeli apocrifi, viene accolto come uno scandalo dall'ambiente religioso, soprattutto in America e quindi in Italia, prima ancora della sua apparizione a Venezia; la pellicola viene proiettata regolarmente, in un Palazzo del Cinema sorvegliato quanto un bunker, e la conferenza stampa nella quale il regista spiegherà le sue ragioni sarà affollatissima, ma ordinata.

Non sono solo queste le prerogative di questa edizione del 1988, che ha il merito di scoprire il talento dello spagnolo Pedro Almodóvar e presenta al mondo uno dei maggiori successi comici della storia, Un pesce di nome Wanda di Charles Crichton, oltre a Chi ha incastrato Roger Rabbit, splendido mix di recitazione ed animazione firmato da Robert Zemeckis. Il Leone d'Oro va a La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi.

Il 1989 vede il trionfo di Krzysztof Kieślowski e dei suoi Dieci comandamenti: proiettati al ritmo di uno al giorno, i film polarizzano l'interesse della stampa, italiana ed estera, e del pubblico. Accanto a Kieslowski, si mette in luce anche Nanni Moretti, grazie al discusso Palombella rossa, escluso dalla rassegna ufficiale, ma inserito nella settimana della critica, dove riscuote comunque pareri positivi, seppur non manchino le critiche.

Il terzo capitolo della saga di Indiana Jones, Indiana Jones e l'ultima crociata , firmato ancora da Steven Spielberg, riscuote un ampio successo, grazie anche alla bravura dei due protagonisti, Harrison Ford e Sean Connery.

Il primo premio quest'anno va alla pellicola di Taiwan Città dolente di Hou Hsiao-Hsien, che getta per la prima volta i riflettori sul poco conosciuto cinema asiatico, destinato a vivere un vero e proprio boom nel decennio successivo, grazie soprattutto ai numerosi premi del festival stesso.

L'assegnazione del Leone d'Oro del 1990 a Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard suscita nuovamente delle polemiche. Il giudizio della giuria, presieduta da Gore Vidal, lo preferisce al visionario talento emergente di Jane Campion, suscitando aspre polemiche tanto tra il pubblico, quanto tra gli addetti ai lavori, riportando alla mente le contestazioni degli anni cinquanta, quando le giurie ignorarono per due volte i film di Luchino Visconti.

L'anno successivo, il film che sorprende tutti è Lanterne rosse del cinese Zhang Yimou, ma anche questa volta il film accolto con maggior calore da pubblico e critica non ottiene il Leone d'Oro; al suo posto sarà premiato Urga di Nikita Michalkov).

Le ultime edizioni della direzione di Guglielmo Biraghi sono comunque caratterizzate dall'ampiezza della selezione, grazie ad un massiccio inserimento di giovani registi americani: meritano di essere ricordate le apparizioni di Spike Lee e Gus Van Sant. Accanto ai giovani, come sempre, la mostra schiera autori consolidati e riconosciuti, delle conferme come Martin Scorsese, presente nel 1990 con Quei bravi ragazzi e Jean-Luc Godard, presente l'anno seguente con Allemagne Année 90 neuf zéro.

Il regista italiano Gillo Pontecorvo diviene il curatore della mostra nel 1992, per diventarne poi direttore nel 1996; da subito la sua impronta si nota sulla riorganizzazione della mostra, ed è chiaro qual è il programma del regista. Tre parole d'ordine: primo, fare della città lagunare la capitale degli autori cinematografici; secondo: riportare al Lido di Venezia i grandi registi e divi del cinema "fisicamente"; terzo ed ultimo, cercare di rivitalizzare la zona del Palazzo del Cinema grazie alla presenza dei giovani.

Grazie ad una lunga e notevole serie di iniziative ed eventi, la mostra sembra riacquistare nuovo vigore. Durante il suo mandato, Gillo Pontecorvo sembra riuscire a portare a termine la sua "missione". Venezia ospita le Assise degli autori (1993), numerosi convegni e vede la luce l'UMAC (Unione Mondiale degli Autori Cinematografici), nata dalla fusione di AAIC e ANAC.

La sezione "Notte" ospita film spettacolari di grande richiamo, ed il Lido torna ad ospitare le superstar hollywoodiane, quali Jack Nicholson, Harrison Ford, Bruce Willis, Kevin Costner, Mel Gibson, Nicole Kidman, Tom Hanks e Denzel Washington. A questi nomi di interpreti di film presenti alla rassegna, vanno aggiunti gli altrettanto prestigiosi Leoni d'Oro alla carriera: Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro, Francis Ford Coppola, che nel 1992 ricevette il premio insieme all'"idolo di casa" Paolo Villaggio, il primo comico a ricevere tale riconoscimento.

La zona del Lido torna a nuova vita, ospitando eventi e concerti rock nel piazzale antistante il Casinò, e grazie all'ennesima nuova iniziativa, "CinemAvvenire", Pontecorvo porta i giovani a vivere il festival da protagonisti e viene istituita la prima giuria dei giovani che consegna il prestigioso premio Anica-Flash al miglior film opera prima.

Sono numerosi i giovani talenti e le pellicole lanciate durante questo periodo: i giovani italiani Mario Martone, Aurelio Grimaldi, Carlo Carlei e Paolo Virzì, e poi il neozelandese Peter Jackson (poco conosciuto prima dell'exploit come autore della trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli), Sally Potter, Neil Jordan, Julian Schnabel, autore di Basquiat, film biografico sulla vita del pittore americano Jean-Michel Basquiat.

Gli anni seguenti al Lido tornano i grandi autori come Robert Altman (con America oggi (Short Cuts), Leone d'Oro 1993), Abel Ferrara, Rolf De Heer, Michael Radford (suo Il Postino, con Massimo Troisi), Milcho Manchevski (Before the Rain, Leone d'Oro 1994), Lee Tamahori, Kathryn Bigelow, Gregg Araki e ancora una volta Jane Campion.

Il cinema orientale fa incetta di riconoscimenti e si afferma come una vera e propria potenza sul mercato mondiale. La storia di Qiu Ju del cinese Zhang Yimou è il Leone d'Oro 1992, mentre Vive l'amour di Tsai Ming Liang riceve il premio nel 1994 (ex aequo con Altman) e Cyclo di Tran Anh Hung nel 1995.

Per quel che riguarda il cinema d'oltreoceano, spiccano giovani speranze, come Roger Avary (con Killing Zoe, 1994, prodotto da Quentin Tarantino), James Gray, Henry Selick (con il lungometraggio animato Nightmare Before Christmas, ideato e prodotto da Tim Burton, 1995), Doug Liman, i fratelli Andy e Larry Wachowski, James Mangold, Guillermo del Toro e Bryan Singer.

Tra le innumerevoli che fanno la loro comparsa in questo periodo, la sezione "Finestra sulle immagini", una sorta di laboratorio al lavoro su corti, medi e lungometraggi sempre nel segno dell'avanguardia e della sperimentazione.

Nel 1996 nell'ambito di questo progetto, viene presentato al pubblico l'anime Ghost in the Shell di Mamoru Oshii, un vero e proprio capolavoro rivoluzionario dell'animazione nipponica, destinato a diventare un cult.

Nel 1995, la mostra celebra il ritorno dietro la macchina da presa del regista italiano Michelangelo Antonioni con Al di là delle nuvole (diretto assieme al tedesco Wim Wenders).

Finita l'epoca di Gillo Pontecorvo, la mostra passa in mano a Felice Laudadio, e la prima rassegna curata dal nuovo direttore rivela internazionalmente il cinema di Takeshi Kitano, il regista giapponese che vince il Leone d'Oro 1997 con Hana-bi - Fiori di fuoco.

Così ridevano di Gianni Amelio è, nel 1998, il nono Leone d'Oro vinto da un film italiano. Per il cinema italiano si segnalano, oltre ad Amelio, Roberta Torre, Giuseppe Gaudino e Alessandro d'Alatri.

Nel 1998, RAI e Agenzia Romana per il Giubileo producono il film Eterne le strade di Roma attraverso i deserti di Filippo Porcelli. Il film, interamente realizzato con materiali di repertorio, è presentato nella sezione prospettive ed è proiettato per tutto il 2000 nei Centri di Accoglienza dei pellegrini a Roma.

La mostra, nel frattempo, dà inizio ad una politica mirata ad irrobustire ed ampliare le infrastrutture: viene realizzata un'ampia tensostruttura, il PalaLido (a partire dal 1999 PalaBNL), per ospitare il pubblico sempre più numeroso alle proiezioni e aumentare il numero degli schermi disponibili.

Tra il 2000 ed il 2001, la direzione si concentra su un forte rafforzamento delle infrastrutture, affiancando ai palazzi storici nuove ampie strutture, ristrutturate o create appositamente per il festival, migliorando i collegamenti tra le diverse zone e portando lo spazio totale a disposizione della rassegna ad oltre 11.000 metri quadrati.

Dal 1999 al 2001 il responsabile della mostra è Alberto Barbera. Nel 2001 viene creata la sezione, competitiva anch'essa, "Cinema del Presente"; accanto al Leone d'Oro appare dunque un nuovo premio, il Leone dell'Anno, teso a dare maggior rilievo ed opportunità a opere prime e film più "marginali", pellicole con un pubblico di nicchia, orientate all'innovazione e all'originalità creativa, in una corsa continua alla sperimentazione.

La mostra continua ad essere un'efficace vetrina per nuovi talenti che desiderano farsi notare all'attenzione internazionale: in questo contesto si inseriscono, per esempio, i nomi di Spike Jonze con Essere John Malkovich, David Fincher con Fight Club, Kimberly Peirce con Boys Don't Cry e Harmony Korine con Julien Donkey-Boy nel 1999, Christopher Nolan con Memento e Tarsem Singh con The Cell l'anno successivo, Alejandro Amenábar con The Others, Antoine Fuqua con Training Day ed Albert e Allen Hughes con La vera storia di Jack lo squartatore nel 2001.

Evento clou degli ultimi anni è, senza dubbio, la premiere, postuma, il 13 settembre 1999 dell'ultima opera di Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut, un evento speciale in grado di richiamare al Lido di Venezia una mole enorme di spettatori, grazie soprattutto all'eccezionale presenza della coppia protagonista, Nicole Kidman-Tom Cruise.

L'anno successivo, l'evento speciale di maggior importanza e richiamo è sicuramente l'anteprima del film-documentario di Martin Scorsese sul cinema italiano, Il mio viaggio in Italia.

Alcuni giovani registi italiani si mettono in bella luce durante questi anni, basti ricordare l'exploit di Matteo Garrone con L'imbalsamatore, ma i Leoni d'Oro assegnati in questi anni sono attribuiti ad opere provenienti dalle scuole di cinema d'Oriente: Non uno di meno del maestro cinese Zhang Yimou, Il cerchio di Jafar Panahi ed infine Monsoon Wedding di Mira Nair.

Nel 2002 l'edizione viene organizzata un po' in fretta, in pochi mesi di tempo, sotto la direzione questa volta di Moritz De Hadeln. Nonostante ciò, la rassegna riesce a proporre un programma di grande interesse, uno sguardo completo sul panorama cinematografico mondiale odierno, creando ancora una volta un efficace mix tra autori già affermati e giovani emergenti.

Ancora una volta è l'Oriente la sorpresa della mostra, rappresentato egregiamente dal regista giapponese Takeshi Kitano, già vincitore nel 1997 con Hana-bi - Fiori di fuoco, che presenta questa volta un film leggermente diverso dal suo solito, Dolls, un'opera più poetica e riflessiva, e l'esordiente Chang-dong Lee, autore di Oasis, primo rappresentante del cinema coreano, una realtà in rapida espansione ed una delle più interessanti del panorama mondiale.

11 settembre 2001 è il film collettivo presentato come evento speciale nel 2002, un'opera che vuole essere un omaggio alle vittime dell'attentato e un monito a ricordare la tragedia. Il film, diviso in 11 episodi girati da Yusuf Shahin, Amos Gitai, Alejandro González Iñárritu, Shohei Imamura, Claude Lelouch, Ken Loach, Samira Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Sean Penn, Danis Tanovic, attira l'attenzione dei mass-media, al pari del Leone d'Oro The Magdalene Sisters di Peter Mullan.

La 60° edizione della mostra viene inaugurata dal nuovo film di Woody Allen, grande amante della città lagunare, ma per la prima volta al Lido per un'anteprima, Anything Else.

Ancora una volta, l'organizzazione punta molto sulla massiccia presenza di stelle hollywoodiane sulle passerelle della mostra, ottenendo la presenza di divi del calibro di George Clooney e Catherine Zeta-Jones, giunti in Italia per presentare l'ultima opera dei fratelli Joel ed Ethan Coen, Prima ti sposo, poi ti rovino, Sean Penn, premiato come miglior attore con la Coppa Volpi, e Naomi Watts per 21 grammi di Alejandro González Iñárritu, Anthony Hopkins, protagonista di La macchia umana di Robert Benton, Salma Hayek e Johnny Depp con C'era una volta in Messico di Robert Rodriguez, Bill Murray con Lost in Translation - L'amore tradotto di Sofia Coppola, Tim Robbins, regista ed interprete di Code 46, ed infine Nicolas Cage, protagonista dell'ultima opera di Ridley Scott, Il genio della truffa.

Per quel che riguarda i film in concorso, ancora una volta la mostra è scossa dalle polemiche: il Leone d'Oro va a Il ritorno, dell'esordiente russo Andrej Zvjagintsev, che si aggiudica, quindi, anche il riconoscimento Leone del Futuro, il premio per la migliore opera prima. La polemica viene portata avanti da Marco Bellocchio, autore di Buongiorno, notte, film sul sequestro di Aldo Moro, ignorato dalla giuria. L'accusa, al di là della delusione personale, punta il dito contro una linea di pensiero tesa a non premiare il cinema italiano, alla ricerca di un rilancio (l'ultimo Leone d'Oro solo nel 1998 a Gianni Amelio) a scapito di altre opere straniere. Critica e pubblico si schierano a favore del regista italiano, chiedendo almeno un premio ex aequo, ed i film italiani presenti raccolgono comunque tutti un deciso successo, a partire dall'ultima fatica di Bernardo Bertolucci, The Dreamers.

La selezione dei film presenta ancora una volta un'ampia finestra sul panorama mondiale, andando dall'Europa all'Asia, puntando molto sulla cultura del Mar Mediterraneo, luogo di incontro e scambio culturale da millenni. Tra i registi più noti ancora una volta Takeshi Kitano, che con il premio speciale alla regia porta a casa un'altra statuetta dopo il successo del 1997, poi Amos Gitai, Randa Chahal Sabbaq, Jacques Doillon e Tsai Ming-Liang.

Fuori concorso il film Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, legato al Leone d'Oro alla carriera ad Omar Sharif, premiato insieme al produttore Dino de Laurentiis, uno dei personaggi più importanti della cinematografia italiana.

La sezione "Controcorrente", grande novità dell'edizione 2002, presenta film di particolare vitalità ed originalità, come le opere di Hiner Saleem, Vodka Lemon (vincitore del Premio San Marco), Sofia Coppola, Lost in Translation - L'amore tradotto (poi vincitore di un Oscar per la miglior sceneggiatura originale), John Sayles, Casa de los babys, Michael Schorr, Schultze vuole suonare il blues, l'accoppiata di registi danesi Lars Von Trier e Jørgen Leth, Le cinque variazioni, ed infine i giovani registi siciliani Daniele Ciprì e Franco Maresco, Il ritorno di Cagliostro.

Dal 2004 la direzione passa a Marco Müller, grande amante e conoscitore del cinema orientale, che ottiene una maggiore attenzione da parte della rassegna. Tra le novità inserite vi sono la sezione "Cinema Digitale", dedicata alle nuove tecnologie digitali. Nel 2004 e nel 2005 vengono dedicate due retrospettive alla "Storia segreta del cinema italiano", un progetto nato per recuperare i film di genere degli anni sessanta e settanta (la prima parte, nel 2004, era intitolata "Italian Kings of the B's"). Nel 2005 è stata dedicata una retropettiva alla "Storia segreta del cinema asiatico".

L'edizione 2004 ha premiato con il Leone d'Oro alla carriera i registi Manoel de Oliveira e Stanley Donen, e ha assegnato il Leone d'Oro al miglior film a Il segreto di Vera Drake di Mike Leigh. Nel 2005 il premio alla carriera è stato assegnato al maestro del cinema d'animazione giapponese Hayao Miyazaki e all'attrice italiana Stefania Sandrelli, mentre il premio per la miglior pellicola è andato a I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.

Per la prima volta dal dopoguerra, l'edizione del 2006 ha portato in concorso soltanto opere in anteprima mondiale. Madrina della rassegna è stata l'attrice italiana Isabella Ferrari. Il Leone d'Oro alla carriera è stato consegnato al regista statunitense David Lynch. Forti critiche sono state rivolte alla giuria, presieduta da Catherine Deneuve, riguardo alla scelta del film vincitore: la maggior parte della critica, della stampa specialistica e del pubblico che aveva assistito alle proiezioni dava per vincitore Nuovomondo, di Emanuele Crialese, ma il Leone d'Oro è stato invece assegnato a Still Life, di Jia Zhangke, film passato pressoché inosservato agli occhi della critica e del pubblico perché inserito in concorso in extremis, presentato come "film a sorpresa". Numerose proteste sono giunte, inoltre, per la creazione ad hoc di un Leone d'Argento per poter premiare il film di Crialese.

Per la parte superiore



Venezia

Panorama di Venezia

Venezia /veˈnɛʦːja/ (in veneziano Venesia /veˈnɛsja/) è una città di 270.277 abitanti dell'Italia nord-orientale, capoluogo della regione Veneto e della provincia omonima. È stata inoltre per più di un millennio capitale della Repubblica di Venezia e conosciuta a questo riguardo come "la Serenissima" o "la Dominante".

Per le peculiarità urbanistiche e per l'inestimabile patrimonio artistico, Venezia è universalmente considerata una tra le più belle città del mondo ed è annoverata tra i patrimoni dell'umanità tutelati dall'UNESCO. Per questo motivo, è la città italiana con il più alto flusso turistico, in gran parte dall'estero.

Il territorio comunale si estende su buona parte della Laguna di Venezia ma anche sulla terraferma circostante, comprendendo la vasta area metropolitana che ha per centro Mestre.

Come già accennato, il centro storico di Venezia sorge su un insieme di isole poste nel mezzo della Laguna di Venezia, sulla costa adriatica nord-occidentale (golfo di Venezia), per un totale di 60.182 abitanti. A queste si aggiungono la maggior parte delle isole dell'estuario (30.367 abitanti) e la terraferma (179.728) che con i suoi 130,03 km² di estensione, rappresenta l'83% delle superfici emerse del territorio.

Il centro storico è sempre stato isolato dalla terraferma (cosa che in più occasioni ha rappresentato un efficiente sistema difensivo) fino al 1846, quando fu ultimato il ponte ferroviario, affiancato, nel 1933, dal Ponte della Libertà, aperto al traffico stradale; lungo 4 Km collega Mestre a Piazzale Roma.

Dista circa 37 km da Treviso e 40 km da Padova.

Il clima di Venezia è quello tipico della Pianura Padana, mitigato per la vicinanza al mare nelle temperature minime invernali (3 °C in media) e nelle massime estive (24 °C in media). Si può considerare un clima di transizione tra il continentale e il mediterraneo. La piovosità raggiunge i suoi picchi in primavera e in autunno e sono frequenti i temporali estivi. In inverno non sono infrequenti le nevicate (ma normalmente la neve tende a sciogliersi rapidamente), tuttavia la notte gela spesso, cosa che coinvolge anche le acque lagunari delle zone più interne. L'elevata umidità può provocare nebbie nei mesi freddi ed afa in quelli caldi.

I venti principali sono la Bora (NE) dominante nei mesi invernali e primaverili, lo Scirocco (SE) in estate e, meno frequente, Libeccio (SW, detto localmente Garbìn).

L'inquinamento dell'aria è un problema ben conosciuto e che coinvolge tutta l'area della pianura padana, anche se è praticamente inesistente il traffico veicolare nella città storica si registrano gli stessi livelli di particolato Pm10 che si registrano sulla terraferma.

Il polo petrolchimico di Marghera genera una emissione di inquinanti nell'aria e nell'acqua della laguna. Una recente indagine ha rilevato le quantità per una serie di sostanze emesse in atmosfera distinte per settore di attività, leggiamo che in un anno (dati relativi al 1999) vengono emesse 23.000 tonnellate di ossidi di azoto, 27.000 t. di ossidi di zolfo, 1500 t. di particelle sospese e ancora metalli come 9 t. di ferro, 3 t. di rame, 1, 5 t. di piombo e così via. Se in un primo tempo, all'inizio del '900, il polo industriale era visto come fonte di progresso e di benessere economico, nel corso dei decenni nella popolazione si è sviluppato un atteggiamento sempre più critico, fino a sfociare nel celebre, e tormentato, mega processo al petrolchimico che ha visto fronteggiarsi come parte civile i lavoratori e familiari di lavoratori del petrolchimico, le autorità civili (tra queste la Regione Veneto, la Provincia ed il Comune di Venezia insieme alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell'Ambiente) associazioni ambientaliste e sindacali contro ventotto imputati e responsabili civili le maggiori aziende chimiche (Edison, Enichem, Eni e Montefibre), il processo si è chiuso nel maggio del 2006 con la sentenza di Cassazione..

La Vongola filippina (Tapes philippinarum), differente dalla Vongola verace italiana (Tapes decussatus), detta in veneziano caparozzolo, introdotta nel mediterraneo negli anni settanta e recentemente diffusasi in laguna, ha influito sulle forme di pesca tradizionale, la pesca del novellame e la pesca della moeca; la moeca è il granchio in una fase dello sviluppo (ovvero, durante il cambiamento della muta) in cui mancano parti dure ed è completamente molle, è una prelibatezza gastronomica e la sua pesca, compiuta ormai da pochi, si svolge secondo una tecnica immutata da secoli, trasmessa di padre in figlio e che richiede una decina di anni per la formazione del pescatore. Negli ultimi anni si sono verificati episodi di criminalità legati alla pesca illegale di vongole in terreni inquinati .

Il fenomeno dell'acqua alta è generato dalla combinazione di due fattori principali: un contributo astronomico che crea l'alternarsi regolare delle maree ed una causa meteorologica, l'ondata di bufera (storm surge in inglese), composta dalla combinazione di vento e pressione atmosferica sulla massa marina; l'alta marea da sola non genera l'acqua alta, è l'ondata di bufera che combinandosi con la marea astronomica porta il livello dell'acqua ad alzarsi oltre i livelli normali ed in modo molto meno prevedibile. Il rialzo dell'acqua oltre il livello di marea è un fenomeno normale in un bacino chiuso come il mare Adriatico ed il vento che lo favorisce non è tanto la Bora comune a Venezia ma lo Scirocco che agisce in senso longitudinale su tutta la massa d'acqua dell'Adriatico. L'apertura delle bocche di porto, aumentando i canali di scambio d'acqua tra laguna e mare, ha amplificato il fenomeno che nel passato era un evento straordinario per la città. Anche numerosi lavori di interramento di parti della laguna (ad esempio per la realizzazione di Porto Marghera, o dell'Isola del Tronchetto hanno ridotto il volume di acqua invasabile e quindi modificato il comportamento delle maree.

In caso sia prevista "acqua alta", la città è dotata di un sistema di segnalazione in grado di informare gli abitanti con un certo anticipo attraverso comunicazioni telefoniche e sirene, per permettere di predisporre in tempo l'occorrente per fronteggiare l'evento. Nei periodi di maggior frequenza del fenomeno a cura dell'Amministrazione Comunale è attivo un sistema di passerelle, ovvero di tavole di legno appoggiate su supporti in ferro che creano percorsi "asciutti" lungo i principali itinerari della città. Tali supporti sono garantiti fino ad un livello di marea di +120 cm, oltre i quali vengono rimossi in quanto alcuni tratti di "passerelle" inizierebbero a galleggiare. Quando l'acqua supera i +95 cm alcune linee di navigazione pubblica vengono limitate e/o deviate, in quanto i mezzi non sono più in grado di passare sotto il Ponte delle guglie, il Ponte dei Tre Archi ed il ponte ferroviario che scavalca il canale di Scomenzera. Se la marea raggiunge livelli più elevati, sono previste ulteriori riduzioni del servizio, fino al blocco totale dovuto all'impraticabilità degli imbarcaderi, ossia i pontoni galleggianti che costituiscono le fermate.

Allo scopo di contrastare il fenomeno dell'acqua alta, dal 2003 è in corso di realizzazione il progetto Mose che nell'intenzione dei progettisti permetterà la riduzione delle acque alte eccezionali grazie a barriere mobili costituite da un numero variabile di paratoie ancorate sul fondo delle bocche di porto della laguna, che verranno fatte emergere in caso di bisogno attraverso un sistema pneumatico che immettendovi l'aria ed espellendo l'acqua le porterà a galleggiare sfruttando il principio di Archimede.

La venuta dei Romani non fa che rafforzare questa situazione. Il sistema dei porti viene potenziato (a questo periodo risale Chioggia), mentre l'entroterra viene bonificato e centuriato, cosa peraltro ancora visibile nell'attuale disposizione di strade e fossi. La laguna divenne forse luogo di villeggiatura per la nobiltà, come testimoniano alcuni ritrovamenti.

Secondo il Chronicon Altinate (XI secolo), il primo insediamento a Venezia sulla Riva Alta (Rialto) risale al 25 marzo del 421 con la consacrazione della chiesa di San Giacometo sulle rive dell'attuale Canal Grande. Gli abitanti della terraferma vi cercarono rifugio a seguito delle varie ondate di invasioni barbariche che si succedettero dal V secolo, in particolare quella degli Unni (452) e dei Longobardi (568). Tuttavia Venezia si presentava allora come un insieme di piccoli insediamenti ancora molto eterogeneo, mentre maggiore importanza assumono alcuni centri limitrofi come Torcello, Ammiana, Metamauco. Parallelamente, si vengono a trasferire in laguna le maggiori istituzioni religiose, come il Patriarca di Aquileia a Grado e il vescovo di Altino a Torcello.

Riuniti assieme con tutta l'Italia all'impero con la prammatica sanzione di Giustiniano del 554, il Triveneto è nuovamente travolto dalla calata dei Longobardi del 568. I bizantini perdono gran parte della zona, mantenendo solamente la fascia costiera. È da questo momento che il termine Venetia, un tempo riferito a tutto il Veneto, viene ad indicare solo la zona delle lagune.

Eretta nel 697 la Venezia a ducato dipendente dall'Esarcato di Ravenna, con capitale prima ad Eracliana, quindi Metamauco, a seguito della tentata invasione franca di Pipino (Carlomanno), nell'821 la più sicura Rialto diviene capitale del Ducato di Venezia, assumendo nel tempo il nome stesso del territorio e dello stato e diventando definitivamente Venezia.

La vicinanza con l'Impero franco, il rapporto privilegiato con l'oriente Bizantino e contemporaneamente la distanza da Costantinopoli ne fece uno dei principali porti di scambio tra l'Occidente e l'Oriente, permettendo lo sviluppo di una classe mercantile dinamica ed intraprendente che nel corso di quattro secoli circa trasforma la città da remoto insediamento e avanposto imperiale a potenza padrona dei mari, ormai totalmente indipendente.

È annoverata fra le Repubbliche marinare, insieme a Genova, Pisa e Amalfi; a ricordo di ciò il leone di San Marco, emblema della Serenissima, appare nelle insegne marine della bandiera italiana.

Il capo del governo era il Doge (dal latino dux), il quale vide, col passare del tempo, il suo potere sempre più vincolato da nuovi organi istituzionali. Molti Dogi, soprattutto prima dell'anno mille, si videro costretti a prendere i voti perché i cittadini li reputavano troppo bramosi di potere: alcuni vennero anche uccisi o abbacinati.

All'apice della sua potenza, nel XIII secolo, Venezia dominava gran parte delle coste dell'Adriatico, regioni quali la Dalmazia, l'Istria, molte delle isole dell'Egeo, Creta, Cipro, Corfù, ed era la principale potenza militare e tra le principali forze mercantili nel Medio oriente. Nel XV secolo il territorio della Repubblica si estendeva da Brescia all'Istria, e da parte dell'attuale provincia di Belluno, al polesine veneto. Ma la decadenza cominciò a farsi sentire già nel XV secolo: eventi storici come l'accrescersi della potenza Ottomana e lo spostamento dei commerci verso le Americhe, colpirono duramente la vocazione marittima della città che finì per volgere i suoi interessi economici verso l'entroterra.

Nel XVIII secolo Venezia fu tra le città più raffinate d'Europa, con una forte influenza sull'arte, l'architettura e la letteratura del tempo, ma questo non era che un segno del suo inesorabile tramonto. Dopo oltre 1000 anni d'indipendenza, il 12 maggio 1797 il doge Ludovico Manin e il Maggior Consiglio vennero costretti da Napoleone ad abdicare, per proclamare il "Governo Provvisorio della Municipalità di Venezia".

Con il Trattato di Campoformio tra Francesi ed Austriaci, il 17 ottobre 1797 la "Municipalità di Venezia" cessò di esistere e furono ceduti all'Austria il Veneto, l'Istria, la Dalmazia e le Bocche di Cattaro, che andarono a formare la "Provincia veneta" dell'Impero Austro-Ungarico. Tornata ai Francesi, fu di nuovo Austriaca sino all'Unità d'Italia.

Nel 1848 la città partecipò attivamente ai moti rivoluzionari e sotto l'iniziativa di Daniele Manin fu, sebbene per poco, indipendente con l'istituzione della Repubblica di San Marco. Nel 1866 entrò a far parte del Regno d'Italia e l'annessione fu sancita dal plebiscito del 21 ottobre del 1866, che vide vincere il sì con il 99, 9% dei voti favorevoli dell'elettorato attivo.

Divenuta comune del Regno d'Italia, soprattutto con i decreti degli anni venti la città vide accrescere notevolmente il suo territorio, grazie alla soppressione dei comuni di Malamocco (1883), Burano, Murano, Pellestrina (1923), Chirignago, Zelarino, Mestre e Favaro Veneto (1926).

Il toponimo "Venezia" (e le sue antiche varianti: Venédia-Venétia-Venésia-Venéxia-Vinegia) era utilizzato inizialmente per indicare tutta la terra dei Veneti antichi, corrispondente pressapoco agli attuali Veneto e Friuli. L'etnico Veneti è attestato per diverse popolazioni antiche (compare anche in Asia Minore, in Illiria, in Bretagna e nel Lazio) e riguardo alla sua origine si sono fatte molte supposizioni: la proposta più accreditata vi individua la radice wen-, con il significato di "desiderare" (e quindi i Veneti sarebbero i "beneamati"); e che secondo il Devoto indicherebbe le stesse genti indoeuropee, una più recente e discussa ipotesi del Semerano, invece, avvicina addirittura la radice all'accadico enu e al semitico ain, "fiume" ma anche "sorgente", con il significato quindi di "abitanti accanto al fiume o alla sorgente".

Venetia compare anche nella suddivisione amministrativa augustea dell'Italia (7 d.C) e, accanto all'antica Istria, faceva parte della X regione. Il toponimo continuò ad essere utilizzato sotto i Bizantini che chiamavano Venetikà o, in latino Venetia maritima, la fascia costiera da Chioggia a Grado. Di conseguenza, il nome è passato poi ad indicare il ducato di Venezia e solo più tardi la sua capitale: è noto infatti che il centro è sorto in epoca tarda riunendo gli abitati sorti sulle sue isole.

Una particolarità del nome latino di Venezia è che esso è un pluralia tantum, si declina cioè al plurale Venetiae e non Venetia; questo forse perché la città veniva concepita come l'unione di più centri sorti sulle diverse isolette e poi fusisi insieme, o comunque costituita da una pluralità di elementi. Un meccanismo, questo, analogo a quanto avvenuto per i nomi di altre città, come Atene, chiamata Ἀθῆναι (Athénai; lat.: Athenae) perché costituita di più circoscrizioni, i demi. Nei documenti antichi la regione compariva, quindi, al singolare Venetia (Venetia et Histria, Venetia Maritima), ma quando ci si riferiva alla città si ricorreva invece al plurale: Venetiarum Civitas, Venetiarum ResPublica, Venetiarum Patriarcha.

Il corpo principale di Venezia visto dall'alto ha l'aspetto di un pesce, con la coda rivolta verso est. Il centro è tradizionalmente diviso nei sei sestieri di Dorsoduro, Santa Croce, San Polo, San Marco, Cannaregio e Castello e si sviluppa su ben 118 isolette collegate da 354 ponti e divise da 177 tra rii e canali.

I canali principali della città sono il Canal Grande ed il Canale della Giudecca. Il primo taglia in due la città tracciando una "S", il secondo separa il centro storico propriamente detto dall'isola della Giudecca.

La conformazione ed il terreno su cui sorge Venezia hanno richiesto la soluzione a diversi problemi nella costruzione degli edifici e nell'urbanistica della città..

Architettura, a Venezia, significa anche "architettura" del paesaggio e dell'ambiente.

Il delicato equilibrio della laguna, che risente dell'apporto di sedimenti e di acqua dolce dai fiumi, dell'invasione dell'acqua marina in base alle maree e al vento, ha reso necessario l'attento controllo del regime delle acque nel corso dei secoli, in ciò Venezia è stata maestra nel passato modellando la laguna con interventi idraulici e di gestione ambientale e trovando un equilibrio tra laguna e città. Tale equilibrio si è rotto nell'ultimo secolo a causa dell'intervento umano portando all'aggravamento del fenomeno dell'acqua alta. Il progetto MoSE, ormai deciso da parte del Governo Nazionale per salvare Venezia dalle acque alte è contestato da alcuni ambienti cittadini.

Un elemento tipico dell'architettura di Venezia è la patera.

Il cuore della città di Venezia è Piazza San Marco, per definizione l'unica a meritarsi il nome di piazza: le altre piazze sono chiamate infatti "campi" o "campielli". La Basilica di San Marco appare al centro della piazza, colorata d'oro e rivestita da mosaici che raccontano la storia di Venezia, assieme ai meravigliosi bassorilievi che raffigurano i mesi dell'anno. Sopra la porta principale, i quattro cavalli bronzei di Costantinopoli, (sono copie: gli originali sono nel museo di San Marco) ricordano la quarta Crociata del 1204. La sua forma a croce greca è sovrastata da cinque enormi cupole. È la terza Basilica dedicata a San Marco che sorge in questo luogo: le prime due andarono distrutte. Pare che questa versione sia stata ispirata dalla chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. L'interno è rivestito di mosaici a fondo oro che raffigurano passi biblici e allegorici. Inizialmente, era la cappella dei Dogi della Repubblica di Venezia.

Il Palazzo Ducale sorge a fianco della Basilica: a unirli, la Porta della Carta, meravigliosa opera di Bartolomeo Bon, che oggi è l'uscita del museo di Palazzo Ducale. L'ingresso principale è sul lato che guarda alla laguna. Sede del governo della Serenissima, è stato costruito nel XV secolo con marmi d'Istria. Qui sorgeva un castello, poi dato alle fiamme per far uscire Pietro IV Candiano che vi aveva trovato rifugio durante una sommossa. Ora il Palazzo è un museo, con opere dei migliori artisti veneziani: la Biblioteca Sansovina, che si trova al suo interno, ospita delle mostre temporanee. Da vedere la Sala del Maggior Consiglio, che per secoli fu la più grande sede di governo del mondo, il Ponte dei Sospiri, le carceri e i Piombi.

Di fronte al Palazzo Ducale sorge il campanile di San Marco: costruito nel 1173 come faro per i naviganti, fu restaurato da Bartolomeo Bon nel XV secolo. Crollò il 14 luglio 1902 e venne interamente ricostruito. La loggetta in marmo rosso di Verona è un'opera di Jacopo Sansovino, e su di essa si trovano i bassorilievi che raffigurano allegorie con le imprese della Repubblica del Leone.

Un altro simbolo della città è il Ponte di Rialto: opera di Antonio Da Ponte, sorse nel 1591. Costituiva l'unico modo di attraversare il Canal Grande a piedi: infatti, rimase l'unico ponte fino al 1854, quando fu costruito il Ponte dell'Accademia. Sui lati del corpo centrale si trovano negozi di lusso mentre, alla fine del ponte, nel sestiere di San Polo, la pittoresca pescheria e la chiesa di San Giacomo di Rialto.

Altri importanti monumenti veneziani sono l'Arsenale, la chiesa di Santa Maria della Salute, la basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari, le sinagoghe del Ghetto.

Per una corretta lettura del grafico a fianco, è da segnalare che il 2 aprile 1999, dopo un voto referendario, è stato istituito il Comune di Cavallino-Treporti mediante lo scorporo del litorale a nord-est del centro storico. Pertanto a partire da quella data gli abitanti di Cavallino-Treporti (11.824 nel 2001) non rientrano più nel computo di quelli del Comune di Venezia. L'età media della popolazione si attesta sui 47,10 anni di età. In questo senso, la differenza tra estuario (centro storico compreso) e terraferma non è più marcata come un tempo, visto che ora anche Mestre e Marghera (meno gli altri sobborghi) si stanno notevolmente spopolando, fenomeno che interessa sin dagli anni novanta un po' tutte le metropoli italiane .

A conferma del costante invecchiamento della popolazione, nel 2006 si sono contati 2.094 nati vivi (7,8‰) e 3.265 morti (12,3‰), per un saldo naturale di -1.216 unità (-4,5‰). Mediamente, si hanno 2,1 componenti per famiglia.

In 55 anni (1951-2006) il centro storico ha perso il 65 % circa della popolazione. Sempre nel 1951, la proporzione tra centro storico, estuario e terraferma era di 55:14:21, nel 2006 di 23:11:66.

Gli stranieri residenti, alla fine del 2006, erano 16.959 (il 6,3%).

Nel comune di Venezia è parlata una notevole varietà di dialetti della lingua Veneta, soprattutto a causa delle notevoli diversità geografiche del territorio, suddiviso tra centro storico, estuario e terraferma.

Sostanzialmente, si può dire che il dialetto veneziano, più propriamente veneziano lagunare, è parlato in tutta l'area della Laguna Veneta, centro storico compreso, ma può mostrare notevoli differenze tra isola e isola; spicca tra tutte Pellestrina, dove permane un idioma affine al chioggiotto. Nell'entroterra è invece parlato il dialetto trevigiano.

Questa differenziazione ovviamente non è così marcata, almeno non come un tempo. Il veneziano è ben presente anche in terraferma a causa dello spopolamento del centro storico a favore di Mestre e dei sobborghi limitrofi e spesso qui si possono ravvisare degli "ibridi" tra le varie parlate.

Frutto di una storia peculiare nell'occidente europeo, la diocesi di Venezia è l'unica in Italia a titolare Patriarca il proprio vescovo cattolico. Quest'ultimo, che, secondo una prassi in vigore dal 1827 è un cardinale, è pure il metropolita della provincia ecclesiastica che comprende tutte le diocesi del Triveneto con l'esclusione di Udine, Gorizia, Trieste, Trento e Bolzano.

Da ricordare anche l'Ordine Mekhitarista, insediatosi nel 1717 sull'isola di San Lazzaro degli Armeni. Si tratta di una delle più importanti istituzioni di cultura armena nel mondo.

Dal 1991 Venezia è inoltre sede dell'Arcidiocesi Ortodossa d'Italia, sottoposta al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Suo centro è la Chiesa di San Giorgio dei Greci, a Castello.

L'unica chiesa anglicana è Saint George's, ricavata da un palazzo patrizio nei pressi dell'Accademia.

Per quanto riguarda le altre religioni, degna di nota è la Comunità Ebraica di Venezia, con sede nel noto Ghetto; conta circa 500 appartenenti.

I templi degli altri culti sorgono soprattutto in terraferma.

La comunità ebraica gestisce la biblioteca-archivio "Renato Maestro", sita nel Ghetto.

Per quanto riguarda le biblioteche civiche, il Sistema Bibliotecario Urbano del Comune di Venezia, con sede a Mestre, raggruppa diciannove biblioteche, delle quali tre si trovano nel centro storico, quattro nelle isole e dodici in terraferma.

Delle varie scuole istituti secondarie di Venezia, vanno ricordati alcuni istituti storici, come i licei classici "Foscarini" (fondato nel 1807) e "Marco Polo" (1812). A queste si può aggiungere la nota Scuola Navale "Morosini", che continua l'antico Collegio dei giovani nobili.

Se Torino rivendica essere la culla del cinema in Italia ed ospita il Museo Nazionale del Cinema all'interno del proprio monumento simbolo e se Roma con Cinecittà ha prodotto Il Cinema Italiano famoso nel mondo, Venezia è indiscutibilmente la vetrina internazionale con la Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia che è il festival italiano del cinema, ed il Leone d'Oro, il premio che vi si conferisce, ha reputazione pari alla Palma d'oro del festival di Cannes e all'Orso d'oro del festival di Berlino.

Tra i veneziani più conosciuti è Marco Polo (1254 - 1324) autore del il Milione, divenuta l'opera più famosa per la conoscenza del mondo asiatico e della Cina nell'Europa del Medioevo.

Venezia è una città legata a filo doppio alla scrittura, da un punto di vista tecnico innanzitutto poiché è stata sede della prima tipografia italiana, condotta da Aldo Manuzio (1449-1515) e restò importante centro tipografico tanto che nel '700 vi si stampava la metà dei libri prodotti in Italia.

A Venezia hanno scritto: Carlo Goldoni (1707 –1793), padre della commedia dialettale, e Giacomo Casanova (1725–1798), scrittore prolifico ricordato soprattutto per la sua autobiografia Histoire de ma vie (Storia della mia vita), che si identifica con Venezia anche per la fama libertina che la città aveva nel '700.

Ugo Foscolo (1778 – 1827) nato a Zante allora Repubblica di Venezia, famoso poeta e patriota del risorgimento.

Di Venezia si è scritto moltissimo, basti ricordare Shakespeare (1564-1616) che vi ambienta l'Othello ed Il mercante di Venezia.

Venezia ha ospitato e ispirato la poetica di Ezra Pound, il quale pubblicò e scrisse nella città la sua prima fatica letteraria "A Lume Spento". Sempre a Venezia, Pound morì nel 1972 e i suoi resti sono tutt'ora seppelliti al locale cimitero dell'isola di San Michele.

Lo scrittore francese Philippe Sollers passa gran parte della sua vita a Venezia e ha pubblicato un Dizionario per gli amanti di Venezia(2004).

Venezia è la patria del celebre compositore barocco Antonio Vivaldi (1678-1741), del compositore Luigi Nono (1924-1990) e del compositore e direttore d'orchestra Giuseppe Sinopoli (1946-2001). Claudio Monteverdi, chiamato a San Marco dalla corte di Mantova ne riorganizzò il coro e completò i suoi madrigali. A Benedetto Marcello (1686-1739) è intitolato il Conservatorio di Musica della città. A Venezia, nel 1636, fu aperto il primo teatro pubblico a pagamento del mondo, il San Cassiano. Il teatro lirico della città è La Fenice ricostruito dopo l'incendio del 1996 che lo distrusse completamente. La città ospitò un contestatissimo megaconcerto gratuito dei Pink Floyd nel 1989. Ricordato da una canzone dal gruppo raggae veneziano, i Pitura Freska. Nel 1984, la cantante Madonna scelse proprio Venezia per girare il videoclip della sua celebre canzone Like a Virgin. La Biennale di Venezia organizza i Festival di musica contemporanea.

Venezia, nata come città bizantina, conserva in Italia fulgidi esempi di arte del mosaico nella Basilica di San Marco.

Il precursore della pittura veneta è Paolo Veneziano (XIV secolo) mediatore tra il gusto bizantino e le nuove influenze di Giotto.

Dopo Jacopo Bellini (1396? – 1470?) che si pone tra il gotico ed il primo rinascimento, nel XV e XVII secolo Venezia esprime una scuola di pittura con caratteri propri nell'ambito del rinascimento italiano, Giovanni Bellini (1430 circa -1516), Giorgione (1478 circa - 1510), Tiziano Vecellio (1488 circa - 1576) e il Tintoretto (1518 - 1594) ne sono i massimi esponenti. Ancora Palma il Vecchio (1480-1528) esaltato dal Vasari, il ritrattista Lorenzo Lotto (1480–1556) o il manierista Paolo Veronese (1528–1588) ed ancora Sebastiano del Piombo (1485-1547) amico e collaboratore di Michelangelo. Nel XVIII secolo il Canaletto, Giovanni Antonio Canal (1697 – 1768), sarà autore delle famose vedute. Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770) che dipinge in Italia ed in Europa e muore alla corte di Carlo III di Spagna.

Oltre alle numerose chiese e luoghi d'arte, le Gallerie dell'Accademia espongono tra le altre opere di: Jacopo Bellini, Giovanni Bellini, Tintoretto e Tiziano.

Tra i contemporanei il veneziano d'adozione Virgilio Guidi (Roma 1891-Venezia 1984) autore di struggenti vedute della laguna.

Venezia è stata per quasi un millennio una città di commerci, diventata potente grazie ad essi e modellatasi nelle sue istituzioni ad uso dei mercanti. Dopo la decadenza ottocentesca, nel Novecento la città ha trovato nuove risorse nel turismo e nell'industria chimica.

L'agricoltura conta sulle aree rurali della terraferma, in particolare quelle che si estendono a sud di Marghera e a est di Mestre. Degna di nota è anche l'orticoltura ancora praticata in varie isole della laguna che, più per la quantità, spiccano per la qualità e la specificità dei prodotti (tipico il carciofo violetto di Sant'Erasmo). Nel 2007 si contavano 917 imprese agricole nel territorio comunale (compreso Cavallino-Treporti), in netto calo rispetto al quinquennio precedente.

La pesca si basa su 366 imprese.

Secondo il Censimento dell'Industria e dei Servizi del 2001, al settore primario partecipavano 760 addetti, pari al lo 0,5% della forza lavoro occupata nel comune.

Vista l'importanza del turismo, l'artigianato tipico è ben vivo in città. Tra i prodotti più noti, si ricordano i vetri di Murano e i merletti di Burano. È ancora attivo qualche squero, il cantiere dove si costruiscono e si riparano le imbarcazioni veneziane, come le gondole, secondo i metodi tradizionali.

L'industria del comune si basa sul polo di Porto Marghera, notevolmente ridimensionato rispetto a qualche decennio fa.

Al settore energetico(acqua, elettricità, gas) fanno capo 2.214 lavoratori. Gli addetti delle industrie estrattive e chimiche sono 7.176, quelli delle industrie metallurgiche 9.203; gli addetti all'edilizia sono 7.144. Le altre industrie riguardano 4.983 lavoratori.

Importante l'industria navale presente con la Fincantieri.

Il settore trainante della economia veneziana è quello dei servizi. Nel commercio operano 35.629 unità, nei trasporti e comunicazioni 7.346; credito e assicurazioni riguardano 22.262 lavoratori, mentre gli addetti ad altri servizi e alla pubblica amministrazione sono 37.070.

Notevole Mestre come importante polo commerciale, esaurito ormai il suo ruolo di mero sobborgo residenziale.

È la città con il più alto flusso turistico in Italia: 29.326.000 presenze in provincia nell'anno 2002, rispetto a Roma (19.486.000) e a Firenze (9.540.000). Nella sola città si contavano 8.245.154 presenze e 3.496.160 arrivi, con una netta prevalenza di turisti stranieri sugli italiani (dati 2006). Il flusso è abbastanza costante, anche se i periodi più intensi sono durante il Carnevale e fra maggio e ottobre.

Compreso il comune di Cavallino-Treporti, il turismo conta su 3.496 imprese.

Per la sua particolarità di svilupparsi sia sulla terraferma sia sulla laguna, la città di Venezia ha sviluppato un complesso sistema di trasporti sia per via terrestre sia acquea, in grado di permetterle di assolvere a qualsiasi necessità di collegamento, approvvigionamento o di servizio, sia pubblico sia privato. Una simile peculiarità si rende evidente nel centro storico della città e nelle isole dove qualunque spostamento di persone o cose avviene o tramite imbarcazioni o per via pedonale.

La navigazione all'interno della gronda lagunare, sebbene ricada sotto diversi regolamenti e giurisdizioni (Comune di Venezia, Capitaneria di Porto di Venezia, Provincia di Venezia, Magistrato alle Acque, Comune di Chioggia, Capitaneria di Porto di Chioggia, Comune di Cavallino-Treporti) è stata in tempi recenti regolamentata in modo univoco con l'applicazione di un unico regolamento stabilito da un'autorità commissariale governativa e l'applicazione di limiti di velocità, zone a traffico limitato e in generale di un sistema di cartellonistica simile a quella in uso sulle strade. Tale azione di riordinamento del traffico acqueo è volta in particolare alla riduzione del moto ondoso provocato dalle imbarcazioni a motore che causa difficoltà di navigazione per le imbarcazioni tradizionali a remi e danni alle rive, costantemente sottoposte ad un intenso fenomeno erosivo.

Lo smistamento dei treni avviene presso la stazione di Venezia Mestre, da dove la ferrovia prosegue verso il lungo ponte della libertà fino ad arrivare alla stazione terminale di Venezia Santa Lucia, posta all'estremità occidentale del Canal Grande e luogo di interconnessione con i trasporti urbani lagunari.

Venezia è una delle mete servite dal famoso Venice-Simplon Orient Express.

Il porto di Venezia è il sesto porto in Italia per volume di traffico commerciale. Il movimento merci vede transitare il 6% del traffico totale nazionale, con 29.000 migliaia di tonnellate circa (dati 2004). Relativamente basso invece il traffico passeggeri: il movimento complessivo tra sbarchi e imbarchi di 1.365.375 unità rappresenta il 3,06% del totale nazionale (dati 2005). È da notare però che il 70% circa del traffico passeggeri è dato dal settore crocieristico: il più ad alto valore aggiunto. Oltre a ciò, il trend di crescita di questo settore è stato rapidissimo: in dieci anni è passato da meno di mezzo milione a 1.453.513 passeggeri (dati 2006), facendo di Venezia il primo porto crocieristico italiano ed uno dei primi al mondo: su un parco mondiale di 282 navi da crociera, ben 80 toccano lo scalo veneziano.

Sulla terraferma, in località Tessèra, è ubicato l'Aeroporto Marco Polo, terzo in Italia per volume di traffico passeggeri, con 1.983.745 passeggeri su voli nazionali pari al 4,0% nazionale e 3.809.586 su voli internazionali pari al 6,6% nazionale; quarto per movimenti totali, con 73.458 voli equivalente al 5,7% del totale nazionale (dati 2005). Nel trasporto merci, Tessera è il secondo scalo in regione dopo l'aeroporto di Treviso Sant'Angelo, il traffico merci movimenta 12.341 migliaia di tonnellate, pari al 1,5% del totale nazionale (dati 2005).

Dal 2004 l'aeroporto utilizza la nuova aerostazione, dotata di finger per aeroplani e progettata per operare con 15 milioni di passeggeri l'anno; ma attualmente è sui 7 milioni, con crescite annuali del 5% grazie ad un costante aumento dei voli e delle tratte.

Esiste pure l'aeroporto turistico di Venezia-San Nicolò che si trova al Lido di Venezia.

Tali mezzi acquei dispongono di approdi, i cosiddetti pontili, costituiti da pontoni galleggianti ormeggiati a robuste palificazioni e collegati alle rive tramite passerelle: ne esistono quasi un centinaio di vario genere e grandezza sparsi per la città e la laguna.

Nell'ambito del trasporto pubblico di linea opera da anni anche Alilaguna, società privata con una partecipazione pubblica del 30% di Actv che garantisce da oramai dieci anni il collegamento via acqua tra l'aeroporto di Venezia e il centro Storico. Alilaguna opera inoltre da qualche anno il collegamento via acqua tra la stazione marittima e San Marco.

Sempre nell'ambito del trasporto pubblico, nella città storica è attivo un servizio taxi su imbarcazioni funzionante esattamente come qualsiasi altro servizio di auto pubbliche del mondo.

Presso Venezia-Piazzale Roma e Lido-Santa Maria Elisabetta avviene l'interscambio tra il trasporto pubblico acqueo e quello su ruota, sono inoltre presenti collegamenti da e per il terminale di Fusina, l'aeroporto e Punta Sabbioni, nel comune di Cavallino-Treporti. Relativamente ai collegamenti pubblici, è in corso di realizzazione la linea tramviaria di collegamento tra Venezia e Mestre.

Per il trasporto privato esiste un'amplissima gamma di imbarcazioni, delle più svariate forme e dimensioni, le più numerosi delle quali sono perlopiù imbarcazioni tipiche veneziane. Per tale naviglio privato esiste una fitta rete di servizi, con rimesse per l'alaggio e il varo, cantieri per la costruzione e manutenzione, distributori di carburante e ormeggi privati, sia temporanei sia dati in concessione.

Così come per le persone e i servizi pubblici, anche le merci seguono, nella città storica, un doppio percorso acqueo e terrestre, snodo principale di tale sistema è l'isola del Tronchetto, dove le merci vengono scaricate dai camion e trasbordate sulle imbarcazioni che provvedono poi a distribuirle in tutta la città (e viceversa). Analogamente qualsiasi altra attività lavorativa, dai trasporto-valori alle imprese edili, sono dotate di propri mezzi acquei atti a consentire lo svolgimento delle loro occupazioni.

Nel centro storico tutti i servizi di pubblica utilità e le amministrazioni pubbliche sono dotate di proprie imbarcazioni per le più svariate attività, dal servizio di rappresentanza all'emergenza sanitaria, si incontrano così imbarcazioni della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, idroambulanze del Servizio di Urgenza ed Emergenza Medica, imbarcazioni antincendio dei Vigili del Fuoco, pattuglie della Guardia Costiera, della Polizia Locale, Provinciale, Lagunare, barche della Polizia Penitenziaria, del Servizio Postale, della Nettezza Urbana o addette ai Servizi Funebri. Molte delle istituzioni utilizza imbarcazioni progettati esclusivamente per la laguna Veneta.

Le municipalità furono istituite il 7 febbraio 2005 e divennero operative dal 21 aprile dello stesso anno. In precedenza, la città era partita in 18 quartieri, ridotti a 13 nel 1997.

Cropani, Italia. È inoltre gemellata con la Contrada della Chiocciola della città di Siena.

All'inizio del '900, da una delle più antiche società sportive in Italia, nasce il Venezia Calcio che nel 1907 prenderà i colori nero e verde, la società militerà per più di un ventennio nella massima serie. Nel 1987, dopo l'unione con la squadra di Mestre aggiunse al nero e verde l'arancione. Attualmente è in C1 girone A. Nel campo del rugby al 1986 risale la Venezia Mestre Rugby. Nel campo della pallacanestro al 1872 risale la Reyer Venezia. A San Marco ha sede la Compagnia della Vela, fondata nel 1911 e vincitrice della Louis Vuitton Cup nell'ambito della XXIII America's Cup con Il Moro di Venezia. Oltre a sport acquatici, nuoto e pallanuoto, una disciplina particolare è stata introdotta nel mondo sportivo con la voga veneta. In città si tengono numerose regate per imbarcazioni tipiche durante tutto il corso dell'anno e che hanno il loro culmine nelle competizioni annuali che si svolgono in occasione della Regata Storica. Anche se apparentemente la scherma non rientra nell'immaginario collettivo degli sport veneziani, bisogna ricordare che nell'entroterra veneziano a Mestre ha sede la più importante società sportiva di scherma italiana. Dal 1962 ad oggi, il circolo di scherma Mestre "Livio Di Rosa", ha raccolto nel suo medagliere alle Olimpiadi: 2 medaglie d'oro individuale, 3 medaglie d'oro a squadre, 2 medaglie d'argento a squadre; ai Campionati del mondo assoluti: 4 medaglie d'oro individuale, 10 medaglie d'oro a squadre, 3 medaglie d'argento individuale, 4 medaglie d'argento a squadre; alle Coppa del Mondo assoluti: 9 medaglie d'oro, 1 medaglie d'argento, oltre a numerosi titoli italiani.

Vista del Canal Grande dal ponte del Monastero.

La sera del giorno 11 settembre 1970, una tromba d'aria di intensità stimata F4 sulla scala Fujita (la più tragica che l'Italia ricordi), generatasi sui Colli Euganei, nel suo cammino di distruzione arrivò a colpire direttamente la città lagunare, in particolar modo la zona dell'Isola di S. Elena, provocando gravi danni: la distruzione di numerose case e strutture. Proseguendo il suo tragitto causò l'affondamento di un motoscafo di linea dell'ACNIL (oggi ACTV), con 50 persone a bordo, di cui 21 persero la vita imprigionate nel mezzo. Il tornado proseguì investendo il litorale del Cavallino, causando altre vittime, e andando infine a scomparire nel Mar Adriatico. A ricordo delle vittime, nell'Isola di Sant'Elena venne posta successivamente alla tragedia una lapide di marmo bianco.

Nella notte fra l'8 ed il 9 maggio 1997, ricorrenza del bi-centenario della soppressione della Repubblica di Venezia da parte di Napoleone Bonaparte, nove uomini occuparono Piazza San Marco e il campanile utilizzando un carro armato autocostruito. Il clamore che ne derivò ebbe rilievo sia nella stampa italiana sia in quella internazionale ed i media chiamarono i nove "I Serenissimi". Sul posto furono inviati i carabinieri del GIS che all'alba del 9 maggio fecero irruzione nella cella campanaria del campanile dopo averlo scalato dall'esterno sfruttando un ponteggio presente per lavori di restauro mentre un'altra squadra arrestò i sovversivi rimanenti che erano rimasti nel blindato.

I mercanti veneziani importarono il caffè dall'impero Ottomano intorno al 1615 e da Venezia il caffè si diffonde in Italia ed in Europa. Nel 1750 Carlo Goldoni scrive una commedia intitolata La bottega del caffè dove descrive la vita che ruota attorno ad una piccola bottega di caffè. Storici e famosi sono il caffè Florian aperto nel 1720, il caffè Lavena (1750) ed il caffè Quadri (1775), tutti situati in Piazza San Marco e ciascuno con una propria orchestra all'aperto.

Per la parte superiore



Giuseppe Ajmone

Giuseppe Ajmone (Carpignano Sesia, 17 febbraio 1923 – Romagnano Sesia, 8 aprile 2005) è stato un pittore italiano.

Dal 1941 studia pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, sotto la guida di Achille Funi e Carlo Carrà. Nel 1946 è uno dei firmatari del Manifesto del Realismo, noto anche come "Oltre Guernica". Collabora nelle redazioni di Numero (1944-1946), Pittura (1946-1948), Quaderni milanesi (1960-1962). Collabora con Einaudi dal 1947 al 1949. Nel 1951 vince il premio "Senatore Borletti" per la giovane pittura italiana ed è membro della Giunta Tecnica della Triennale di Milano. Le sue opere figurano in collezioni pubbliche e private.

Nasce a Carpignano Sesia (NO) il giorno 17 febbraio 1923 da Piero e Natalia Geranzani. All'età di sei anni, nel 1929, viene iscritto alla classe terza; aveva già frequentato come uditore i primi due anni delle scuole elementari. Nel 1931 Muore la madre. Si trasferisce con il padre a Novara. L'anno successivo il padre si risposa e il 28 ottobre nasce la sorella Giuseppina. Nel 1933 viene iscritto al Collegio Gallarini di Novara. Nel 1937 inizia a disegnare presso lo studio dello scultore Riccardo Mella. Il 1 gennaio 1941 muore il padre vittima di un incidente automobilistico. A Giugno si diploma all'istituto magistrale. A ottobre si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano dove seguirà i corsi di Achille Funi e Carlo Carrà. Nel 1943 è a Novara e lavora nello studio di Corso Umberto I. Nel giugno del 1944 si diploma in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. A Milano divide uno studio in Corso Garibaldi con Morlotti e Cassinari. Nel 1946 partecipa a “Posizione (Ajmone, Bergolli, Morlotti, Paganin e Testori)” alla Galleria Bergamini di Milano. È premiato alla “Prima mostra nazionale di pittura” a Bellagio. Sempre nello stesso anno, a Milano, espone alla “II Mostra d'arte contemporanea” del Fondo Matteotti. Il 4 maggio 1946 si sposa con Maria Angela Barzizza. Si trasferisce a Bassignana (AL). Il 3 dicembre 1947 nasce la figlia Natalia. Nel 1946 inizia una collaborazione con la casa editrice Einaudi come curatore della veste artistica dei libri. Sempre con Einaudi nel 1947 pubblica una serie di dieci acqueforti per Lavorare stanca di Cesare Pavese e nel 1949 per L'infinito di Giacomo Leopardi. Il 1948 è l'anno della prima partecipazione alla Biennale di Venezia per la “XXIV Esposizione internazionale d'arte”. Nel 1949 la famiglia torna a Novara e poi nel 1953 si trasferisce a Milano. Espone grafica a Praga nel 1949 e alla “Mostra di pittura italiana moderna” alla Galleria di Pittura a Milano con la presentazione di Alberto Cruciani e l'introduzione del catalogo a firma di Salvatore Quasimodo.

Partecipa, nel 1950, alla “XXV Esposizione internazionale d'arte” alla Biennale di Venezia. Nel 1951 vince il “Premio Senatore Borletti” per la giovane pittura italiana. Dal medesimo anno è stato uno dei collaboratori della Triennale di Milano come membro della Giunta tecnica della XI manifestazione e poi membro del Centro studi. Nel 1952 partecipa alla alla Biennale di Venezia per la “XXVI Esposizione internazionale d'arte”. Espone alla Biennale di San Paolo del Brasile del 1951 e del 1959; alle mostre “Italia-Francia” di Torino del 1951, 1952, 1955 con una personale nel 1959 e poi nel 1961. Nel 1955 e nel 1959 partecipa alla Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma e, sempre nel 1959, anche alla Biennale Internazionale di Tokyo. Nel 1955 e nel 1958 espone al Pittsburgh International Museum of Art. In quegli anni partecipa alle mostre dedicate alla pittura italiana al Museo di Copenhagen, alla Kunsthalle di Dortmund e Norimberga, al Museo di Buenos Aires.

Nel 1962 è invitato alla “XXXI Esposizione internazionale d'arte” alla Biennale di Venezia, questa volta con una sala personale. Nel medesimo anno è ospite anche al Castello Estense di Ferrara per la mostra collettiva “Il dopoguerra. La pittura dal '45 al '55” e con mostre personali alla galleria Gissi di Torino e a La Ruota di Parma. L'anno successivo espone a Firenze da Michaud e a Genova alla Galleria Rotta. Nel 1964 finisce di costruire la casa di Romagnano Sesia che frequenterà sempre più assiduamente fino a trasferirvisi definitivamente agli inizi degli anni ottanta. Nel 1967 partecipa alla XXV Biennale d'arte Città di Milano al Palazzo della Permanente. L'anno successivo, nel 1968, è nuovamente alla Permanente con la collettiva “La tavolozza figurativa” e partecipa alla XIV Triennale di Milano a Palazzo dell'Arte.

Negli anni settanta e ottanta fa parte delle Commissioni della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano. Nel 1971 è protagonista delle mostre personali a Milano da Bergamini, a Borgomanero alla Galleria L'incontro e alla Galleria dello Scudo di Verona. Nel 1972 è a Roma con la X Quadriennale d'Arte e a Milano, al Museo Poldi Pezzoli, con la collettiva “Milano 70-70”. Nel 1974 un'altra collettiva a Palazzo Reale di Milano “50 anni di pittura italiana" nella collezione Boschi-Di Stefano”. Nel 1976 La Spirale di Milano pubblica la monografia di Roberto Tassi “Studio sulla pittura di Giuseppe Ajmone. La luce delle cose”.

Nel 1982 espone la famosa serie dei grandi nudi annegati (ispirata ad un fatto della cronaca di Romagnano Sesia della fine degli anni settanta) al Palazzo della Permanente di Milano; la mostra a cura di Roberto Tassi verrà poi ospitata anche a Villa Marazza di Borgomanero e a Palazzo Robellini di Aqui Terme. L'anno successivo espone altre grandi tele degli anni settanta, anch'esse ispirate dalle difficili vicende storiche del momento, come “Nicevò”, “Ancora un delitto” e “Il grande studio”, al Circolo della stampa di Milano. Il 1984 è l'anno della mostra antologica a cura di Giuseppe Bonini a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nello stesso anno espone anche a Castel Ivano di Ivano Fracena con un testo in catalogo di Giorgio Mascherpa. Nel 1986 è alla Galleria Immagine di Mendrisio, nel 1987 alla Galleria 32 di Milano e da Biasutti a Torino con testo in catalogo di Gian Alberto Dell'Acqua. Nel 1987 espone alla “XXX Biennale Nazionale Città di Milano” e nel 1988 da Forni a Bologna con una mostra a cura di Rossana Bossaglia; nel 1989 da Salamon a Torino con testo in catalogo di Stefano Crespi.

Espone nel 1990 alla Galleria Gradiva di Roma con testo di Vito Apuleo. Nel 1992 da Bergamini a Milano e al Palazzo della Permanente alla collettiva “Pittura a Milano1945-‘90”. Nel 1994 epone da Montrasio a Monza con in catalogo un testo di Crespi. È a Palazzo Sarcinelli di Conegliano Veneto nel 1995 e nel 1996 con “Figure della pittura” e due anni più tardi con un'altra collettiva dal titolo “Da Fattori a Burri”. Il 1997 vede Ajmone prendere parte a diverse mostre collettive: “Milano 1950-59” a Palazzo dei diamanti di Ferrara, “L'informale italiano. Pittura di segno e materia” alla galleria Niccoli di Parma, “Figurazioni” al Museo della Permanente di Milano e “Reale, concreto, astratto. Arte a Milano 1946-1959” a Palazzo pretorio di Sondrio. Lo stesso anno Marco Rosci cura una scelta di opere dal 1943 al 1997 per una mostra antologica tenutasi all'ex Convento della Purificazione di Arona.

Nel 2000 espone a Palermo presso il Centro d'Arte Mercurio; nello stesso anno è nuovamente a Castel Ivano di Ivano Fracena, e presso la Galleria Montrasio a Monza con una mostra a cura di Elena Pontiggia. Nel medesimo anno è ospite anche alla mostra collettiva “Miracoli a Milano 1945-1965” alla Permanente di Milano, sodalizio artistico di cui è anche socio. Nell'anno successivo una personale antologica presso la Galleria Il Chiostro di Saronno e una collettiva, “Realismi”, presso MontrasioArte di Milano. Nel 2003 partecipa, alla Galleria Civica di Lissone, alla collettiva “Naturalismo padano nella collezione Boschi-Di Stefano”. L'anno successivo si apre con la partecipazione alla collettiva “L'incanto della pittura. Percorsi dell'arte italiana del secondo Novecento” alla Casa del Mantegna di Mantova e poi una personale alla Banca Ponti di Milano. L'ultima mostra antologia risale all'ottobre 2004 presso la Galleria MontrasioArte di Milano con in catalogo un saggio di Flavio Arensi e un dialogo a cura di Daniele Astrologo. Muore a Romagnano Sesia (NO) dove ha vissuto e lavorato fino al 8 aprile 2005.

Per la parte superiore



Louise Bourgeois

Maman, situata davanti alla National Gallery of Canada

Louise Bourgeois (Parigi, 25 dicembre 1911) è una scultrice e artista francese. Si formò come scultrice alla École des Beaux-Arts di Parigi, per poi approdare a New York City nel 1938. Acquisì la cittadinanza degli Stati Uniti nel 1951 e partecipò a diversi correnti artistiche, dapprima sotto l'influenza del surrealismo degli emigrati dall'Europa e dedicandosi, a partire dagli anni 60, alla lavorazione del metallo realizzando tra l’altro delle installazioni.

La sua popolarità aumentò con la partecipazione alla documenta nel 1983 ed alla Biennale di Venezia nel 1993.

Negli anni più maturi, l'artista si occupa in maniera approfondita di temi come la sessualità, la famiglia e la solitudine, rappresentando immagini trasfigurate del membro maschile nelle sue installazioni e celebrando il concetto di maternità con enormi sculture filigrane a forma di ragno; si tratta di opere di carattere onirico spesso ripetute per essere poi installate in diverse città, dell'altezza di una decina di metri.

La Tate Modern di Londra le ha dedicato un’ampia retrospettiva in occasione del suo novantacinquesimo compleanno (2007), destinata a continuare in diverse sedi di prestigio tra cui il Centre Pompidou.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia