Benedetto XVI

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Inviato da amalia 03/04/2009 @ 15:13

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Papa Benedetto XVI

Stemma pontificio di Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI, nato Joseph Alois Ratzinger (in latino: Benedictus XVI; Marktl am Inn, 16 aprile 1927), è il 265° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 264° successore di Pietro), Primate d'Italia e sovrano dello Stato della Città del Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo), teologo e fermo sostenitore della tradizione della Chiesa.

È stato eletto papa il 19 aprile 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II.

Il motto di Benedetto XVI in italiano è: «Noi dobbiamo innalzarci a tal punto da essere cooperatori della verità».

Il padre, Joseph Ratzinger, era commissario di gendarmeria e proveniva da una modesta famiglia di agricoltori della diocesi di Passavia, nella Bassa Baviera; la madre, di Rimsting, sul lago Chiem in Baviera, era figlia di artigiani e, prima di sposarsi, aveva fatto la cuoca in diversi alberghi.

Al compimento dei 14 anni, il giovane Joseph fu arruolato per legge nella Gioventù hitleriana come "membro forzato",. Due anni dopo venne assegnato al programma Luftwaffenhelfer ("personale di supporto alla Luftwaffe") a Monaco e fu assegnato in un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW. Fu assegnato per un anno ad un reparto di intercettazioni radiofoniche. Con il peggioramento delle sorti tedesche nel conflitto fu trasferito e incaricato allo scavo di trincee, quindi inviato insieme a gruppi di coetanei a compiere marce in alcune città tedesche cantando canti nazionalsocialisti per sollevare il morale della popolazione. Ratzinger afferma che nell'aprile 1944 disertò durante una di queste marce, evitando la fucilazione prevista per i disertori grazie ad un sergente che lo fece scappare. Con la disfatta tedesca, nell'aprile 1945 Ratzinger fu recluso per alcune settimane in un campo degli Alleati, vicino a Ulma, come prigioniero di guerra; venne rilasciato il 19 giugno 1945. Ratzinger ha precisato di non aver mai sparato un colpo e di non aver mai partecipato ad una battaglia.

Ratzinger studiò filosofia all'università di Monaco di Baviera e successivamente alla scuola superiore di Filosofia e Teologia di Frisinga, dove discusse la tesi di teologia dal titolo Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di sant'Agostino. Nel periodo di Frisinga fu ospitato al Herzogliches Georgianum, un seminario interdiocesano per tutti i candidati al sacerdozio della Baviera. Ratzinger parla di quegli anni come di un periodo culturalmente molto ricco e stimolante. La formazione che ricevette risentì soprattutto del neoplatonismo agostiniano e del pensiero di Pascal, filosofie da sempre in voga nell'ambiente culturale tedesco.

Venne quindi ordinato sacerdote a 24 anni, il 29 giugno 1951, assieme al fratello maggiore Georg.

Nel 1955, Ratzinger, presentando la tesi di abilitazione all'insegnamento dal titolo La teologia della storia di san Bonaventura per la cattedra di dogmatica e teologia fondamentale a Frisinga, venne accusato dall'insegnante correlatore Michael Schmaus di un «pericoloso modernismo» che avrebbe potuto portare alla soggettivizzazione del concetto di rivelazione. La tesi fu opportunamente modificata (conservando comunque la struttura di pensiero) e l'anno successivo Ratzinger superò l'esame di abilitazione alla libera docenza. I suoi contrasti con il correlatore, sorti soprattutto perché ne aveva criticato le posizioni considerandole ormai superate, favorirono un avvicinamento a Karl Rahner, che Schmaus aveva invitato a Königstein, assieme a tutti i dogmatici di lingua tedesca, per la Pasqua del 1956 al fine di costituire l'associazione tedesca dei teologi dogmatici e fondamentali.

Per il giovane professore fu un'esperienza fondamentale la partecipazione, dal 1962, al concilio Vaticano II dove acquisì notorietà internazionale. Inizialmente partecipò come consulente teologico dell'arcivescovo di Colonia (Germania) cardinale Josef Frings, e poi come perito del Concilio, su interessamento dello stesso Frings, fin dalla fine della prima sessione. Risulta interessante sottolineare che Ratzinger, grazie al cardinale Frings che lo teneva aggiornato, poté consultare regolarmente gli schemi preparatori (schemata) che sarebbero stati presentati ai Padri dopo la convocazione dell'assemblea conciliare. Egli ha lasciato scritto che non trovava alcuna ragione per rifiutarli del tutto, ma il rifiuto, durante il Concilio, fu da molti richiesto e, infine, ottenuto. Fu un periodo in cui arricchì molto le proprie conoscenze teologiche, avendo infatti avuto modo di incontrare molti teologi come Henri De Lubac, Jean Daniélou, Yves Congar, Gérard Philips, oltre a cardinali e vescovi di tutto il mondo.

Per dieci anni, dal 1959 al 1969 fu insegnante a Bonn, Münster, e Tubinga. Nel 1969 divenne professore ordinario di teologia dogmatica e storia dei dogmi all'Università di Ratisbona.

Il 24 marzo 1977 nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI ed il 28 maggio dello stesso anno ricevette la consacrazione episcopale. Il successivo 27 giugno Paolo VI lo creò cardinale, e gli fu assegnato il titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino.

Nel 1978 prese parte ai conclavi che elessero papa Giovanni Paolo I e papa Giovanni Paolo II.

Il 25 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l'organo della Santa Sede che si occupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica, carica che manterrà fino all'elevazione al soglio pontificio. Il 15 febbraio 1982 rinunciò al governo pastorale dell'arcidiocesi di Monaco e Frisinga.

Nel 1985, rompendo la lunga tradizione di discrezione che caratterizzava l'ex Sant'Uffizio, accettò di essere intervistato dal giornalista italiano Vittorio Messori, già autore di due saggi su Gesù. Dall'incontro dell'agosto 1984 in un'ala chiusa del seminario di Bressanone, nacque il libro Rapporto sulla fede che, oltre a riscuotere successo in termini di vendite, provocò critiche all'interno e all'esterno della Chiesa cattolica.

Come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è autore dell'epistola De Delictis Gravioribus datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta e ad altri membri della gerarchia della Chiesa cattolica. Successivamente, è stato citato come imputato dalla Corte distrettuale della contea di Harris (Texas), perché accusato di "ostruzione della giustizia" a seguito dell'invio dell'epistola. Secondo l'accusa, il documento della Congregazione potrebbe aver favorito la copertura di prelati coinvolti nei casi di molestie sessuali negli Stati Uniti (molti dei quali su minorenni). Il 20 settembre 2005 però il Dipartimento di Stato statunitense ha accolto la richiesta di concedere al Santo Padre l'immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano, esentandolo di fatto dal processo.

Da cardinale, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la Pontificia Commissione Biblica, la Commissione Teologica Internazionale, la Commissione per la preparazione del catechismo della Chiesa cattolica (dal 1986 al 1992), e la Commissione di cardinali per la preparazione del Compendio del catechismo (dal 2003 al 2005).

Il 15 aprile 1993, venne chiamato a far parte dell'ordine dei vescovi e prese possesso del titolo della Sede suburbicaria di Velletri-Segni, che resse fino alla sua elezione a Papa.

Il 10 novembre 1999 gli venne conferita dalla Libera Università Maria Santissima Assunta la laurea honoris causa in Giurisprudenza.

Il 30 novembre 2002 divenne decano del collegio cardinalizio e prese possesso del titolo della Sede suburbicaria di Ostia. Come decano del Sacro Collegio, venerdì 8 aprile 2005, presiedette la cerimonia funebre per Giovanni Paolo II ("Messa esequiale del Romano Pontefice").

L'asteroide 8661 Ratzinger è stato a lui dedicato, in ricordo del suo impegno da cardinale in favore degli archivi vaticani.

Ratzinger fu eletto Papa durante il secondo giorno del conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile 2005. Scelse il nome di papa "Benedetto XVI".

Alle 17:56 fu dato l'annuncio dell'elezione con la tradizionale fumata bianca del comignolo della Cappella Sistina (ci fu in effetti un'iniziale incertezza sul colore del fumo, ma i dubbi furono sciolti alle 18:07, dal suono delle campane della basilica di San Pietro in Vaticano). Dopo circa mezz'ora, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez si affacciò dal balcone della loggia centrale della basilica per annunciare l'habemus Papam.

Nel suo primo discorso da Papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, riservò un ricordo al suo amico e predecessore Giovanni Paolo II.

Secondo la ricostruzione più puntuale del conclave, raccolta dal vaticanista Lucio Brunelli, il cardinale più votato dopo Ratzinger sarebbe stato l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, mentre gli altri candidati (come Carlo Maria Martini, Camillo Ruini e Angelo Sodano) avrebbero ricevuto poche preferenze.

È tradizione, da almeno otto secoli, per vescovi, cardinali e per il pontefice adottare uno stemma araldico. Dal Rinascimento in poi, con questo stemma sono decorati i monumenti e le opere fatte edificare dal Papa, oltre che i documenti da lui scritti.

Benedetto XVI ha deciso di mantenere nel suo stemma i simboli che aveva usato da vescovo prima e da cardinale poi. Nel complesso tuttavia egli ha introdotto alcune novità rispetto ai suoi predecessori.

Lo scudo, la cui forma è detta "a calice", si presenta diviso in tre parti in una modalità chiamata «cappatura».

In quella centrale è riportata una conchiglia, simbolo dei pellegrini, ma che ricorda anche la leggenda secondo cui Agostino d'Ippona, incontrando su una spiaggia un bambino che con una conchiglia voleva svuotare il mare dalla sua acqua, comprese l'impossibilità per la mente umana di capire il mistero di Dio. La conchiglia inoltre compare anche nello stemma del monastero di Schotten, a Ratisbona, a cui Benedetto XVI è particolarmente legato.

A destra e a sinistra compaiono i simboli della diocesi di Frisinga. Il moro a sinistra è per Benedetto XVI simbolo dell'universalità della Chiesa, mentre l'orso che trasporta un fardello richiama la leggenda di san Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. La tradizione vuole che il santo, mentre si recava a Roma, venisse assalito da un orso che uccise il suo cavallo. Corbiniano allora rimproverò l'orso e lo costrinse a portare il suo bagaglio fino a Roma, dove lo liberò. Papa Benedetto XVI ricorda le parole di sant'Agostino nel commento del salmo 72: «Sono divenuto per te come una bestia da soma, e così io sono in tutto e per sempre vicino a te», e l'orso diventa per lui il simbolo dello stesso pontefice.

Dietro lo scudo, com'è consuetudine, si trovano le due chiavi "decussate", cioè incrociate, una d'oro e l'altra d'argento, simbolo di san Pietro. Un segno di forte discontinuità con la tradizione araldica papale, invece, è dato dall'introduzione, sopra lo scudo, di una mitra, che ha sostituito la tiara papale usata dai suoi predecessori e sempre presente nello stemma fin dal pontificato di Clemente V nel 1305.

La mitra è d'argento e riporta tre fasce d'oro che mantengono i simboli della tiara (i tre poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona. Per significare la dignità pontificale è stato introdotta in basso l'immagine del pallio, segno della collegialità e dell'unità tra il Papa e la Chiesa.

Domenica 24 aprile 2005 si tenne in piazza San Pietro la messa ("Santa Messa di imposizione del pallio e consegna dell'anello del pescatore per l'inizio del Ministero petrino del Vescovo di Roma", tradizionalmente detta "Messa di incoronazione" fino a papa Paolo VI) per l'inizio del ministero petrino di Benedetto XVI, il quale pronunciò un'omelia all'insegna dell'ecumenismo, della continuità nei confronti del suo predecessore e dell'apertura verso i fedeli.

Al termine della cerimonia il Papa attraversò con la jeep piazza San Pietro, gremita di 500.000 persone, e ricevette le delegazioni internazionali nella basilica.

Il 7 maggio 2005 nella basilica di San Giovanni in Laterano si tenne la messa di insediamento sulla cattedra romana del vescovo di Roma. Durante l'omelia il Papa riprese il concetto di "debole servitore di Dio": «Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole - come sono fragili e deboli le sue proprie forze - costantemente bisognoso di purificazione e di conversione».

In seguito alla pubblicazione su un quotidiano conservatore danese di alcune caricature di Maometto, il Papa affermò: «Dio punirà chi sparge sangue in suo nome» e condannò le reazioni violente che si ebbero alla pubblicazione delle «vignette blasfeme» ed espresse solidarietà al mondo musulmano ribadendo l'invito al rispetto di tutte le religioni.

Durante la visita in Germania del settembre 2006, Benedetto XVI lanciò un monito all'"Occidente laico" che, escludendo Dio, spaventerebbe le altre culture dell'Asia e dell'Africa: «La vera minaccia per la loro identità non viene vista nella fede cristiana, ma nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». Sull'"Islam fondamentalista" disse: «La guerra santa è contraria alla natura di Dio».

Uno degli snodi fondamentali del pontificato di Benedetto XVI è il dialogo ecumenico con il Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa tutta.

Questa attenzione da parte di Benedetto XVI è sottolineata da uno dei suoi primi atti ufficiali da pontefice, il primo Motu Proprio "L'antica e venerabile basilica" del 31 maggio 2005, in cui rinnova esplicitamente il mandato ai monaci benedettini della basilica di San Paolo fuori le mura di promuovere e curare speciali eventi di carattere ecumenico, proprio nella basilica eretta sul luogo di sepoltura dell'apostolo Paolo.

Durante il viaggio apostolico in Turchia nel 2006, il Papa ha assistito alla Divina Liturgia ortodossa celebrata da Bartolomeo I, insieme hanno visitato il santuario di Efeso e scritto una dichiarazione congiunta. Nel 2007 si sono incontrati a Ravenna i rappresentanti delle due Chiese per intavolare un dialogo al fine di attenuare le divergenze teologiche.

Il 29 giugno 2008, nella Basilica Vaticana, durante la celebrazione dei santi Pietro e Paolo, Benedetto XVI ha ceduto la parola a Bartolomeo I durante l'omelia, quindi i due hanno recitato insieme il Credo in lingua greca. Quest'ultimo è un segno importantissimo per l'appianamento della disputa sul filioque. Al termine della celebrazione hanno impartito entrambi la propria benedizione solenne.

Il 5 ottobre 2008, su invito di Benedetto XVI, anche Bartolomeo I partecipa all'apertura dei lavori del Sinodo dei vescovi cattolici (tematizzato sulla Parola di Dio) nella Basilica di san Paolo fuori le mura. Il 18 ottobre successivo, Bartolomeo I interviene nel vivo dei lavori del Sinodo, con un discorso pronunciato nella Cappella Sistina, nel quale ha parlato apertamente di una prospettiva unitaria fra cattolici ed ortodossi: è il primo patriarca ortodosso a partecipare attivamente ai lavori di un Sinodo cattolico ed il primo a pronunciare un discorso nel luogo nel quale vengono eletti i successori di Pietro.

I documenti del Concilio Vaticano II sono stati più volte ripresi da papa Ratzinger nei sui discorsi e documenti.

A quarant'anni dalla sua conclusione egli prega affinché il Vaticano II possa continuare a guidare la Chiesa «per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di Dio sull'uomo». L'attualità di quei documenti, secondo il Pontefice, è oggi addirittura aumentata; in ogni caso, il Papa ha, più volte, esplicitamente ripudiato quell'interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura, rispetto alla tradizione della Chiesa. In questo senso, ha testualmente affermato l'erroneità di quell'opinione secondo la quale il Concilio Vaticano II avrebbe dato vita ad una sorta di "rivoluzione" all'interno della Chiesa che autorizzerebbe a mutare, rispetto al passato, il costante insegnamento del magistero in materia di dottrina o di fede. Di conseguenza, l'unica interpretazione lecita dei documenti del Vaticano II, deve comunque procedere in assoluto accordo, rispetto al contenuto ed allo spirito delle precedenti proposizioni che informano quel millenario "depositum Fidei" che appare proprio alla tradizione cattolica.

Sempre fedele all'insegnamento dei documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra Aetate, che ha precisato «l'atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli ebrei, la stima verso i musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa». Tuttavia, in apparente contraddizione con le precedenti dichiarazioni, la citazione di una frase dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo a proposito della guerra santa ""Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava", fatta da Benedetto XVI nell'ambito di una lectio magistralis presso l'Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera, ha provocato nel mondo islamico violente reazioni.

Il Pontefice, il cui Angelus è andato in diretta sulla tv satellitare araba Al Jazira, ha ribadito che il testo medievale citato nel discorso di Ratisbona non esprime il suo pensiero e ha invitato l'Islam ad un dialogo franco e sincero: «Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all'Università di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilita dei credenti musulmani». Senza alcun precedente nella storia della Chiesa, nel 2007 e nel 2008 sono avvenuti più scambi culturali e teologici ad altissimo livello tra cattolici e musulmani, culminati con un incontro fra una nutrita delegazione di intellettuali e teologi islamici e lo stesso Benedetto XVI, in Vaticano.

Il rapporto con la comunità ebraica vive un periodo di crisi all'indomani della remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, concessa il 21 gennaio 2009. Pochi giorni dopo, mons. Richard Williamson (uno dei quattro vescovi) ha pubblicamente professato una posizione negazionista sulla Shoah, in ragione della quale il rabbinato d'Israele ha dichiarato di voler interrompere i rapporti con il Vaticano.

Le scuse del priore della Fraternità sacerdotale San Pio X, mons. Bernard Fellay, non sono bastate a placare la polemica, soprattutto perché indirizzate al Papa e non alla comunità ebraica. Fellay nel suo comunicato comunque dichiarava che: «Le affermazioni di monsignor Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità. Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche».

Sollecitato da più parti, lo stesso Pontefice nell'udienza generale del 28 gennaio 2009 ha espresso parole chiare volte a contestare ogni forma di negazionismo della Shoah e a esprimere piena solidarietà agli ebrei hanno mostrato la precisa ed esplicita volontà della Chiesa nel voler continuare il dialogo: «In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi ritornano alla memoria le immagini raccolte nelle mie ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato l'eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso. Mentre rinnovo con affetto l’espressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo. La Shoah sia per tutti monito contro l'oblio, contro la negazione o il riduzionismo. La Shoah insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell'ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all'auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!». Nella stessa occasione il Pontefice ha esplicitato chiaramente che la remissione della scomunica ai quattro vescovi scismatici è stata compiuta come «atto di paterna misericordia» e che egli auspicava che a questo gesto facesse séguito «il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II». Critiche al Papa sul caso Williamson sono state espresse dalla cancelliera tedesca Angela Merkel .

Tuttavia, il 4 febbraio 2009 la Segreteria di Stato della Santa Sede diffonde una nota in cui si afferma: "Le posizioni di Mons. Williamson sulla Shoah sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre, come Egli stesso ha rimarcato il 28 gennaio scorso quando, riferendosi a quell'efferato genocidio, ha ribadito la Sua piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, e ha affermato che la memoria di quel terribile genocidio deve indurre «l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo», aggiungendo che la Shoah resta «per tutti monito contro l'oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti».

«Il Vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa - aggiunge la nota - dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica».

Nella nota la Segreteria di Stato chiarisce anche «alcuni aspetti della vicenda». Anzitutto «la remissione della scomunica». Il Decreto della Congregazione per i vescovi, si legge nella nota, «è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del superiore generale della Fraternità San Pio X. Sua Santità ha voluto togliere un impedimento che pregiudicava l’apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende che uguale disponibilità venga espressa dai quattro vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa». È stato ribadito che, contrariamente a quanto molti mezzi d'informazione avevano fatto capire, la remissione della scomunica non significa che lo scisma dei lefebvriani dal cattolicesimo sia stato ricomposto e che, quindi, la Fraternità San Pio X resta esterna alla Chiesa. E inoltre che «per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI. La Chiesa Cattolica attende con viva speranza questi atti da parte dei Vescovi riammessi alla piena comunione cattolica per fare festa insieme come il Vangelo suggerisce».

Sulla vicenda, le critiche di Angela Merkel sono rientrate in una "comune affermazione" di condanna e ricordo della Shoah a seguito di un colloquio telefonico fra il Papa e la cancelliera tedesca.

Come già noto da mesi, in occasione di un udienza alle organizzazioni ebree statunitensi in Vaticano, è stato lo stesso Pontefice a confermare che nella primavera 2009 si recherà in Terra Santa: Israele, Palestina e Giordania. Nella stessa occasione, il Papa ha chiesto perdono al popolo ebraico con le stesse parole che usò Giovanni Paolo II nel 2000: «faccio mia la sua preghiera. "Signore dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell'Alleanza"». Inoltre, il Papa ha definito «inaccettabile e intollerabile» la posizione di chi, tra gli uomini di Chiesa, nega o minimizza la Shoah (riferimento, questo, esplicito alla posizione del vescovo scismatico Williamson). Il presidente dello Yad Vashem, il mueso israeliano sulla Shoah, ha espresso apprezzamento e fiducia per le «frasi inequivocabili» del Pontefice. Questo scambio sembra aver chiuso la accesa polemica sulle posizioni del vescovo negazionista e scismatico lefebvriano Richard Williamson.

Dall'11 ottobre 2006 è circolata sulla stampa la notizia secondo cui Benedetto XVI avrebbe avuto già pronto un Motu proprio per la liberalizzazione della Messa tridentina. La notizia è stata confermata il 28 giugno 2007 da un comunicato stampa ufficiale e commentata dal cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone: nel corso di una riunione avvenuta lo stesso giorno "è stato illustrato ai rappresentanti di diverse conferenze episcopali il contenuto e lo spirito" del provvedimento papale.

Il 7 luglio 2007 è stato dunque promulgato il motu proprio Summorum Pontificum, secondo il quale qualunque sacerdote cattolico possa, entro precise condizioni, celebrare la Messa secondo il rito romano antico col cosiddetto Messale Romano del 1962 (perché promulgato in quell'anno da Giovanni XXIII, che aggiornò così il Messale di san Pio V), anteriore alla riforma liturgica, entrata in vigore dal 1970, e caduto in disuso a causa della riforma stessa. A tali funzioni i fedeli sono ammessi, secondo il provvedimento stesso, solo se essi stessi lo richiedono. Precedentemente questa possibilità era riservata ai soli sacerdoti che avessero ottenuto il permesso dal proprio ordinario, secondo quanto stabilito dal motu proprio Ecclesia Dei promulgato da Giovanni Paolo II nel 1988 (che auspicava una larga generosità, di rado verificatasi, dei vescovi nel concedere il permesso). Il provvedimento è stato corredato da una lettera di accompagnamento, nella quale il Papa ha auspicato che questa nuova disciplina possa rappresentare un passo verso il riassorbimento dello scisma dei lefebvriani. Secondo le nuove norme introdotte, il Rito romano si esplica in due forme: la forma ordinaria, che è la Messa di Paolo VI, e la forma extraordinaria, che è la Messa di san Pio V.

È d'altra parte evidente che il ritorno ad una spiritualità maggiormente legata alla tradizione millenaria della Chiesa è uno dei punti centrali del pontificato di Benedetto XVI: anche nell'esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis (2006) era stato auspicato un più ampio uso del latino e del canto gregoriano nelle liturgie.

Papa Benedetto XVI ha deciso di reindossare alcuni abiti pontifici risalenti al Rinascimento. È il caso del camauro, un copricapo di velluto rosso bordato di pelliccia d'ermellino bianco che era stato indossato dai papi fino al Settecento, per poi essere ripreso da Leone XIII e successivamente da Giovanni XXIII: dopo più di quarant'anni il camauro è stato utilizzato da Benedetto XVI nel corso delle udienze generali del 21 e 28 dicembre 2005. Un altro antico abito papale rispolverato da Ratzinger (l'8 dicembre 2005, in occasione del consueto omaggio alla statua dell'Immacolata, in Piazza di Spagna) è la mozzetta di velluto rosso bordata di ermellino bianco, che fu usata fino ai primi anni di pontificato di Paolo VI e che Benedetto XVI indossa in tutte le occasioni in cui è tradizionalmente previsto (preghiera comune, incontri diplomatici, ecc.). Durante il periodo pasquale del 2008 il Papa ha riutilizzato la mozzetta bianca bordata di ermellino, utilizzata per l'ultima volta da Paolo VI il 26 marzo 1967 quando firmò la sua enciclica Populorum Progressio.

In occasione dell'udienza generale del 6 settembre 2006, ha indossato il cappello detto "saturno" a tesa larga, un copricapo rosso, così chiamato per la sua vaga somiglianza con il pianeta, adatto soprattutto a proteggersi dal caldo, che era spesso indossato da Giovanni XXIII.. Benedetto XVI, in seguito, ha più volte indossato il saturno durante le udienze generali tenute all'aperto, nei mesi estivi. A partire dal novembre 2007 il Papa ha sostituito il Maestro delle cerimonie liturgiche pontificie monsignor Piero Marini con monsignor Guido Marini. Il Maestro delle cerimonie liturgiche pontificie in sostanza è colui che prepara e assiste le liturgie papali e Guido Marini interpreta la liturgia con sobrietà, solennità e tradizione. A partire dalle prime celebrazioni del Papa con monsignor Guido Marini, sono stati reintrodotti camici in pizzo, mitrie gemmate e piviali tradizionali e la croce al centro dell'altare affiancata dai sette candelabri; inoltre è stato utilizzato dopo lungo tempo il trono dello Spirito Santo, fabbricato durante il pontificato di Leone XIII. L' alto trono papale è stato ricollocato al centro dell'altare per mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo.

Con un motu proprio datato 11 giugno 2007, Benedetto XVI ha disposto che i papi dovranno essere eletti da una maggioranza di due terzi, indipendentemente dal numero di scrutini, come accadeva da secoli prima della Costituzione apostolica del 1996 di Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, pertanto emendata.

Il 13 gennaio 2008 Benedetto XVI ha celebrato la S. Messa all'altare antico della Cappella Sistina, con offertorio e liturgia eucaristica svolti col viso a est e le spalle ai fedeli. Questa scelta è stata giustificata dalla volontà di recuperare «la bellezza e l'armonia» della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, senza ricorrere all'altare su pedana mobile tante volte usato da Giovanni Paolo II.

Sempre dal 2008, nelle celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa è tornato a campeggiare il crocifisso in centro all'altare, e non a lato, per «indicare la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l'orientamento esatto che tutta l'assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore.». Inoltre è stato utilizzato alcune volte il trono papale «usato in particolari circostanze, per semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo».

A partire dal 22 maggio 2008, festa del Corpus Domini, il Papa ha comunicato i fedeli che erano inginocchiati davanti a lui, seguendo la tradizione, e cioè non consegnando la particola consacrata nelle mani ma mettendola direttamente nella bocca. La prassi tradizionale sottolinea maggiormente il significato dell'Eucaristia come rinnovato sacrificio di Gesù rispetto a quella ordinariamente in uso, che evidenzia maggiormente la dimensione della mensa.

In un'intervista all'Osservatore Romano del 26 giugno 2008, mons. Guido Marini ha illustrato dettagliatamente molti degli aspetti delle celebrazioni liturgiche di Benedetto XVI che sono apparsi come un ritorno alla tradizione. Egli ha, tra l'altro dichiarato che «le vesti liturgiche adottate, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa. L'ermeneutica della continuità è sempre il criterio esatto per leggere il cammino della Chiesa nel tempo. Ciò vale anche per la liturgia. Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell'ambito liturgico un Papa usa anche vesti liturgiche e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi. Vorrei però far notare che il Papa non usa sempre abiti liturgici antichi. Ne indossa spesso di moderni. L'importante non è tanto l'antichità o la modernità, quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica».

Dal 29 giugno 2008 il Papa ha recuperato il vecchio pallio che ha una forma circolare chiusa, con i due estremi pendenti sul petto e sulla schiena. Le croci che lo adornano restano rosse, ma la forma è più grande e lunga. Benedetto XVI ha cambiato anche il pastorale, ripristinando il modello usato da Pio IX (ferula), quello dorato a forma di croce greca al posto di quello argentato con la figura del crocifisso introdotto da Paolo VI.

Il 6 gennaio 2009, in occasione della cappella papale in San Pietro per la solennità dell'Epifania, Benedetto XVI ha utilizzato, per la prima volta, il tronetto di Papa Pio IX, musealizzato sotto il pontificato di Giovanni Paolo II trent'anni prima e mai più utilizzato successivamente .

Comunque Benedetto XVI, dopo l'elezione papale, ha celebrato sempre secondo il messale di Paolo VI.

Il 24 gennaio 2009 ha rimesso la scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, mediante un decreto della Congregazione per i vescovi, accogliendo una lettera di mons. Bernard Fellay del 15 dicembre 2008 in cui il Presule dichiarava a nome della Fraternità: «siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione» .

La remissione della comunica è una tappa importante del cammino auspicato da Benedetto XVI che dovrebbe portare «al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione».

Il 30 giugno 2007 è stata diffusa la tanto annunciata Lettera di Benedetto XVI ai fedeli della Chiesa cinese, che porta la data del 27 maggio 2007, solennità di Pentecoste. La Lettera è diretta alla Chiesa in Cina e tratta questioni eminentemente religiose, rispondendo a precisi quesiti che vengono posti da tempo alla Santa Sede da parte di vescovi e di sacerdoti cinesi. Non è, quindi, un documento politico né un atto di accusa contro le autorità governative, pur non potendo ignorare le note difficoltà che la Chiesa in Cina deve affrontare quotidianamente. Il Santo Padre ricorda il "disegno originario", che Cristo ha avuto della sua Chiesa e che ha affidato agli Apostoli e ai loro successori, i vescovi. Alla luce di esso, egli prende in considerazione varie problematiche della vita della Chiesa in Cina, che sono sorte negli ultimi 50 anni. Da tale "disegno" trae anche ispirazione e orientamenti per affrontare e risolvere, in spirito di comunione e di verità, le suddette problematiche.

Nella lettera, il Papa si dice pienamente disponibile ed aperto ad un sereno e costruttivo dialogo con le autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica, e di arrivare alla desiderata normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Popolare Cinese, nella certezza che i cattolici, con la libera professione della loro fede e con una generosa testimonianza di vita, contribuiscono, come buoni cittadini, anche al bene del popolo cinese.

Nella lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università, tenuta presso l'Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera nel settembre 2006, il Papa ha sviluppato un importante intervento sul tema dei rapporti tra fede e ragione, già oggetto di uno studio di papa Giovanni Paolo II (enciclica Fides et Ratio, 1998).

Benedetto XVI, pronunciandosi nettamente contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso, ha espresso la sua «convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio» e che nell'elemento del Logos (espressione greca per "parola", cioè verbo di Dio, ma anche "ragione") si trovi «la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia».

Durante la messa dell'Epifania del gennaio 2008 papa Benedetto XVI asserì che non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro ed aggiunse i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale..

Il 26 settembre 2005 ha avuto luogo un colloquio tra papa Benedetto XVI e Hans Küng, suo amico e collega negli anni del Concilio. Küng, che da anni è in contrasto con la posizione ufficiale della Chiesa su molte questioni teologiche, era stato sospeso dall'attività di teologo cattolico da Giovanni Paolo II, che non volle mai riceverlo in Vaticano. L'incontro con Benedetto XVI si è invece svolto in un clima amichevole: il Papa teologo ha «apprezzato» lo «sforzo» di Küng di «contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell'umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell'incontro con la ragione secolare», ha sottolineato che «l'impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è un obiettivo importante del suo Pontificato» e ha anche affermato di condividere il tentativo di Küng di «ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage». Küng ha invece espresso il «suo plauso circa gli sforzi del Papa a favore del dialogo delle religioni e anche circa l'incontro con i differenti gruppi sociali del mondo moderno». Il 13 aprile 2006 (Giovedì Santo) ha anche dichiarato che «questo pontefice saprà stupirci».

Nel luglio 2008, con una decisione senza precedenti, Benedetto XVI è stato l'artefice della prima dimissione dallo stato clericale di un vescovo nella storia della Chiesa: si trattava di Fernando Lugo, eletto tre mesi prima presidente del Paraguay alla guida di un partito di sinistra. La richiesta, inizialmente respinta, era stata posta dallo stesso Lugo all'indomani dell'avvenuta elezione. Il ripensamento del Pontefice è stato accolto come "un gesto d'amore" da parte dell'interessato, che così ha commentato: "Che amore deve avere Benedetto XVI per il Paraguay se per il bene del nostro paese ha deciso di esonerarmi da tutte le responsabilità clericali!".

Il primo viaggio apostolico di Benedetto XVI all'estero si è svolto nell'agosto 2005 a Colonia, in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù (nel corso del quale ha visitato la sinagoga e la comunità islamica locale). Nel maggio 2006 papa Benedetto si è recato in Polonia, terra di papa Giovanni Paolo II, durante il quale ha fatto visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. L'8 e 9 luglio il Pontefice si è recato nella città di Valencia (Spagna) in occasione del V Incontro Mondiale delle Famiglie.

Dal 9 al 14 settembre 2006 il Pontefice si è recato nella sua terra natale, la Baviera. Dal 29 novembre al 1 dicembre 2006 si è recato in Turchia; in questo viaggio ha tentato di ricucire i rapporti con l'Islam (incrinati dalle dichiarazioni rilasciate alla lezione universitaria di Ratisbona) definendo la religione islamica una "religione di libertà e pace". Dal 9 al 14 maggio 2007 ha compiuto il suo primo viaggio extra-continentale recandosi in visita in Brasile, mentre dal 7 al 9 settembre si è recato in Austria. Tra i viaggi in Italia si ricordano quello a Bari, a Loreto, a Pavia, a Napoli, a Verona.

Nel 2008 Benedetto XVI si è recato negli Stati Uniti d'America (15-21 aprile), a Savona e Genova (17-18 maggio), a Santa Maria di Leuca e Brindisi (14-15 giugno), a Sydney per la Giornata Mondiale della Gioventù (12-21 luglio), a Cagliari (7 settembre), in occasione del centenario della proclamazione della Vergine di Bonaria a patrona massima della Sardegna; si è poi recato in Francia (12-15 settembre), in visita a Parigi e a Lourdes, in occasione del centocinquantesimo anniversario delle apparizioni a Bernadette Soubirous.

Nel 2009 il papa si è recato in Camerun (17-20 marzo) ed Angola (20-23 marzo).

Papa Benedetto XVI ha scritto molti saggi e durante il suo pontificato, oltre a vari altri documenti, ha promulgato due lettere encicliche (Deus caritas est e Spe Salvi), e ha pubblicato un libro personale sulla figura storica di Gesù Cristo (Gesù di Nazaret). Dovrebbe essere pubblicata prossimamente la terza enciclica del Papa, "Caritas in Veritate" , dedicata a temi sociali.

Benedetto XVI ha presieduto due concistori, il primo il 24 marzo 2006 ed il secondo il 24 novembre 2007. Nel corso del primo ha nominato 15 cardinali (di cui 12 elettori); nel secondo invece ne ha nominati 23 (di cui 18 elettori).

Mentre nel concistoro del 2006 sono stati elevati alla porpora prevalentemente arcivescovi impegnati nel governo pastorale di una diocesi nel mondo, in quello del 2007 si è invece avuta anche una forte componente di "cardinali di Curia", ossia impegnati nelle diverse funzioni della Santa Sede.

Alcune pubblicazioni sono critiche circa la veridicità delle affermazioni di Ratzinger sul proprio rapporto con il nazismo. Nel libro di autori anonimi, chiamati "Discepoli di verità" Senza misericordia della Kaos edizioni, viene enfatizzata l'ammirazione del giovane Ratzinger per il cardinale Michael von Faulhaber, che nel libro viene accusato di avere avuto posizioni filo-naziste e antisemite, sebbene sia stato un autore dell'enciclica di condanna del nazismo Mit brennender Sorge e definito dai nazisti come Judenkardinal (il «cardinale ebreo»).

In Italia la stampa ne ha tuttavia diffuso una traduzione diversa ed assai approssimativa, la quale è stata la causa essenziale del clamore: «È un bene che lei illumini la gente su Harry Potter perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente e quindi in profondità, distorcendo il Cristianesimo nell'anima, prima che possa formarsi». Il 27 maggio dello stesso anno il cardinale scrisse ancora all'autrice del libro contro il maghetto: «Posso con piacere darle il mio permesso di riferire il mio giudizio su Harry Potter. Cordiali saluti e benedizioni».

Nel dicembre 2005 Benedetto XVI non ha presenziato al concerto Natale in Vaticano, inoltre non ha mandato nessun messaggio o video e non ha ricevuto gli artisti che si erano esibiti nella manifestazione, in aperta discontinuità con il comportamento del suo predecessore. Nel 2006 e nel 2007 Benedetto XVI ha espressamente negato agli organizzatori di organizzare il concerto nell'aula Paolo VI, costringendoli a spostare la sede rispettivamente al Grimaldi Forum di Montecarlo e al Teatro Filarmonico di Verona con grande disappunto di molti artisti tra cui Ron, Laura Pausini e Andrea Bocelli. La ragione di questo comportamento è da molti individuata nel fatto che il Papa non ha mai fatto mistero di non amare la musica pop.

Il 12 settembre 2006 Benedetto XVI nel discorso all'Università di Ratisbona, in un momento molto difficile della storia recente tra guerra in Iraq e terrorismo islamico in piena recrudescenza, scelse di parlare di un argomento che in quel momento appariva quantomeno delicato . Il discorso, anche se costituiva una dotta citazione, fece temere ripercussioni diplomatiche.

Il 1° dicembre 2007 accogliendo un centinaio di rappresentanti di Ong di ispirazione cattolica accreditate presso le Nazioni Unite, il Papa ha criticato la "logica relativistica" che spesso segna il dibattito internazionale, auspicando che la dottrina sociale della Chiesa cattolica sia recepita a livello internazionale. Le Nazioni Unite ribadiranno a mezzo del proprio portavoce l'origine «nata da un accordo tra Stati e il proprio fondamento basato sui diritti dell'uomo. Una delle pietre miliari della sua storia è la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo».

Il 15 gennaio 2008 il Papa, su richiesta del rettore dell'Università di Roma "La Sapienza", è stato invitato ad intervenire all'inaugurazione dell'anno accademico. Tale scelta è stata criticata da 67 docenti della stessa università. Tali posizioni hanno portato la Santa Sede a declinare l'invito, ed hanno scatenato polemiche in tutto il mondo politico, giornalistico e scientifico.

Il 20 marzo 2008 papa Benedetto XVI è accusato in una registrazione audio trasmessa sul web attribuita ad Osama Bin Laden di essere essere coinvolto in un piano di demonizzazione dell'Islam.

Fra il gennaio e il febbraio 2009, a seguito della remissione della scomunica ai quattro vescovi scismatici della Fraternità Sacerdotale San Pio X ordinati senza mandato pontificio da Marcel Lefebvre, scoppia una polemica internazionale incentrata sulla tempistica della remissione principalmente a causa della posizione negazionista della Shoah assunta dal vescovo Richard Williamson in un'intervista rilasciata il 1° novembre 2008 e tramessa dalla televisione di Stato svedese "SVT" il 21 gennaio 2009, giorno medesimo del ritiro della scomunica.

Nuove critiche sono state indirizzare a Ratzinger durante il suo viaggio in Camerun e Angola del marzo 2009. In volo verso l'Africa, il continente più colpito dall'AIDS, il Pontefice ha dichiarato: «Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema.», suscitando la «viva inquietudine», la «costernazione» e l'«indignazione» di numerosi paesi europei e non ed organizzazioni impegnati nella lotta contro l'HIV. In risposta a queste critiche, il presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, alla riunione di apertura del Consiglio Episcopale Permanente il 23 marzo 2009, ha risposto: «Non ci sfugge tuttavia che nella circostanza non ci si è limitati ad un libero dissenso, ma si è arrivati ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici. L’irrisione e la volgarità tuttavia non potranno far mai parte del linguaggio civile, e fatalmente ricadono su chi li pratica.»«E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, vorremmo anche dire – sommessamente ma con energia − che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso.». Nella stessa prolusione, il cardinale presidente della CEI risponde anche alle critiche sul caso Williamson e sul caso Eluana Englaro.

Per la parte superiore



Viaggi apostolici di Benedetto XVI

La casa natale di Benedetto XVI a Marktl am Inn

Voce principale: Papa Benedetto XVI.

Papa Benedetto XVI ha effettuato vari viaggi apostolici: due in Germania (Colonia per la XX Giornata Mondiale della Gioventù e Baviera), poi in Polonia, terra di papa Giovanni Paolo II, durante il quale ha fatto visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Spagna, in Turchia ed in Austria. Quattro i viaggi apostolici intercontinentali: in Brasile, negli Stati Uniti d'America, in Australia e in Africa.

Il Papa si è recato nella sua terra natale per celebrare la XX Giornata Mondiale della Gioventù. Il Pontefice è giunto al duomo di Colonia attraverso un'imbarcazione salutato da migliaia di giovani stipati sulle rive del Reno. Di rilevanza storica la visita alla sinagoga della città, dove ha parlato del forte legame che unisce ebrei e cattolici, condannando ogni forma di antisemitismo. È stato il terzo Pontefice nella storia, dopo San Pietro e Giovanni Paolo II a visitare una sinagoga. Il Pontefice ha partecipato alla veglia notturna e ha celebrato la messa sulla spianata di Marienfeld (ex miniera di lignite), presso Türnich e Kerpen, dove si sono radunati un milione di giovani.

Il 25 maggio 2006, nel primo giorno di permanenza in Polonia, si è recato a Varsavia dove ha pregato nella cattedrale di San Giovanni sulla tomba del cardinale Stefan Wyszynski, il primate polacco, scomparso nel 1981. In quest'occasione Benedetto XVI si è rivolto ai cattolici che devono «guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze».

Il 26 maggio 2006 il Papa partecipa alla prima celebrazione di massa in terra polacca officiando la messa solenne in piazza della Vittoria a Varsavia, luogo simbolo della storia del Paese. Durante l'omelia pronunciata nel corso della Messa ha detto: «Oggi come nei secoli passati c'è chi vuole negare la verità di Cristo e non bisogna cadere nella tentazione del relativismo. Si cerca di creare l'impressione che tutto sia relativo: anche le verità della fede dipenderebbero dalla valutazione umana. Ogni cristiano è tenuto a confrontare continuamente le proprie convinzioni con i dettami del Vangelo e della Tradizione della Chiesa nell'impegno di rimanere fedele alla parola di Cristo, anche quando essa è esigente e umanamente difficile da comprendere». Nel pomeriggio si è recato a Czestochowa, al santuario mariano di Jasna Góra dov'è venerata la Madonna nera. In serata si è trasferito a Cracovia alloggiando nel palazzo arcivescovile, negli ambienti in cui Giovanni Paolo II esercitò il suo ministero di vescovo.

Il 27 maggio 2006 papa Benedetto XVI ha infatti visitato alcuni dei luoghi simbolo della vita del suo predecessore. A Wadowice (città natale di papa Wojtyla), ha visitato la basilica dell'Immacolata Concezione e la casa natale di Giovanni Paolo II, oggi trasformata in un museo. Ha anche esternato la sua preghiera affinché il suo predecessore venga presto canonizzato. Sulla via di ritorno a Cracovia, si è recato al Santuario della Madonna di Kalwaria Zebrzydowska, che fu meta di numerosi pellegrinaggi di Giovanni Paolo II negli anni della sua giovinezza, e al Santuario della Divina Misericordia di Lagiewniki, consacrato da Giovanni Paolo II nel suo ultimo viaggio in patria nel 2002. Nel pomeriggio dopo una visita alla Cattedrale del Wawel di Cracovia, dove sono venerate le spoglie di san Stanislao, patrono della Polonia, ha incontrato centinaia di migliaia di ragazzi nel parco di Blonie, una immensa distesa verde sulle rive del fiume Vistola. Qui, Benedetto XVI ha pregato con loro e ha consegnato loro la «Fiamma della misericordia», affidando loro la missione di portare la luce della fede al mondo.

Il 28 maggio 2006 papa Benedetto XVI davanti a un milione di persone ha celebrato la Messa nel parco di Blonie. Nel pomeriggio si è tenuta la visita storica al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove ha pregato per onorare la memoria degli ebrei, dei polacchi, dei russi, dei rom, e dei rappresentanti di venticinque nazioni uccisi dall'odio nazista. Il Papa è entrato a piedi e da solo nel campo di concentramento di Auschwitz passando sotto l'inquietante scritta Arbeit macht frei ("Il lavoro rende liberi"), sotto la quale sono passati milioni di ebrei destinati allo sterminio. Dopo aver pregato davanti al "muro della morte", dove vennero fucilati 20.000 detenuti, ha salutato un gruppo di ex deportati di Auschwitz. La visita è poi continuata con l'omaggio alla cella di san Massimiliano Kolbe, il frate francescano polacco (canonizzato nel 1982) che si offrì per essere ucciso al posto di un altro prigioniero, un padre di famiglia, il 14 agosto 1941. Si è poi trasferito al vicino campo di Birkenau dove si trova il Monumento internazionale alle vittime dell'Olocausto, composto da 22 lapidi che in varie lingue ricordano tutti i morti nei campi di Auschwitz-Birkenau. Qui si è anche tenuto un incontro di preghiera interconfessionale con un gruppo di ex prigionieri, nel corso del quale è stato cantato il Kaddish, un cantico funebre ebraico.

Il Papa dopo aver trascorso qualche minuto di preghiera, soffermandosi in particolare davanti alla lapide in ricordo delle vittime tedesche, ha pronunciato il suo discorso, in italiano, rimarcando quanto, in quella circostanza, senta come un peso essere un tedesco e, da teologo, ha cercato risposte all'inquietante silenzio divino davanti al male nazista. Queste sono state le sue parole: «In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio che è un interiore grido verso Dio: Signore, perché hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? Non possiamo scrutare il segreto di Dio, vediamo solo frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia». Papa Ratzinger ha indicato come scopo della sua visita al campo «la grazia della riconciliazione - da Dio innanzitutto che, solo, può aprire e purificare i nostri cuori; dagli uomini poi che qui hanno sofferto, e infine la grazia della riconciliazione per tutti coloro che, in quest'ora della nostra storia, soffrono in modo nuovo sotto il potere dell'odio e sotto la violenza fomentata dall'odio». In un passaggio del discorso ha poi di fatto discolpato il popolo tedesco dalle colpe collettive, accusando i «criminali nazisti» di aver ingannato il suo popolo che fu usato come strumento della loro smania di dominio in nome di prospettive di grandezza, di ricupero dell'onore della nazione e della sua rilevanza.

Il punto principale del discorso è stato l'interpretazione del tentativo di annientamento degli ebrei come un progetto per uccidere Dio, della cui esistenza il popolo ebraico sarebbe testimonianza: cancellando Israele gli autori dello sterminio «volevano strappare anche la radice su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte».

Molti polacchi si sono mobilitati per la prima visita del Papa succeduto a Giovanni Paolo II. In suo onore sono state organizzate donazioni straordinarie di sangue, sono stati vietati gli alcolici ed una pubblicità televisiva sui Mondiali di calcio 2006 in cui si vede una coppia mentre fa sesso, inoltre giovani cattolici gli hanno consegnato un libro in cui affermano il proprio impegno contro la droga.

Mentre veniva cantato il Kaddish, un canto per i morti della Shoah, è spuntato sopra il campo di Birkenau uno spettacolare arcobaleno, simbolo della pace e dell'Olocausto. Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni dopo aver definito la visita del Pontefice «un momento storico, con un discorso grande all'inizio e alla fine problematico nel suo contenuto» ha aggiunto: «Si deve riflettere su un segno spettacolare: quell'arcobaleno che spunta nel cielo mentre il Papa compie la sua visita. L'arcobaleno è il segno biblico dell'impegno divino a non distruggere l'umanità: Dio non distrugge l'uomo, ma lascia agli uomini il libero arbitrio di farlo».

Il Papa si è recato nella città spagnola di Valencia in occasione del V Incontro Mondiale delle Famiglie. Subito dopo l'atterraggio, Benedetto XVI è giunto alla stazione Jesus della metropolitana di Valencia dove ha pregato per le 42 vittime dell'incidente del 3 luglio, causato da un guasto dei treni. Ad accoglierlo i principi ereditari Felipe e Letizia di Borbone. Il Papa si è raccolto in preghiera davanti all'entrata della stazione del metro leggendo un passaggio del Vangelo. Dopo la breve cerimonia si è diretto con la papamobile alla cattedrale della Virgen de Los Desamparados ed ha rivolto un messaggio ai vescovi. Nel pomeriggio è andato a far visita di cortesia ai reali di Spagna, re Juan Carlos e la consorte Sofia al Palazzo della Generalitat. Successivamente Papa Ratzinger ha ricevuto per un breve scambio di saluti il presidente del governo spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero nel Palazzo Arcivescovile. Il premier spagnolo all’ingresso dell’arcivescovado è stato fischiato dai gruppi di pellegrini a seguito dei provvedimenti promossi dal suo governo (legge sui matrimoni omosessuali, divorzio breve, sperimentazione sugli embrioni, declassamento dell’ora di religione).

In serata il Pontefice si è recato all'incontro festivo e testimoniale per la conclusione del V Incontro Mondiale delle Famiglie nella Città delle Arti e delle Scienze. Nello stesso luogo nella prima mattinata di domenica 9 luglio Papa Ratzinger ha celebrato la messa e recitato l'Angelus. Ha fatto discutere la decisione del premier Zapatero di non assistere alla funzione religiosa (il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls ha sottolineato che neanche Fidel Castro aveva disertato la messa durante la visita di Giovanni Paolo II a Cuba).

Per il suo quarto viaggio apostolico il Papa si è recato nella sua terra natale, la Baviera.

Il 9 settembre 2006 papa Ratzinger è giunto a Monaco di Baviera esprimendo la sua gioia per la possibilità di rivedere almeno una volta la sua patria e i luoghi in cui è vissuto da giovane. Dopo i discorsi di benvenuto si è recato sulla Marienplatz, la piazza principale della città dove lo hanno accolto migliaia di persone. In questo stesso luogo trent'anni prima i fedeli di Monaco lo accolsero come loro nuovo arcivescovo e sempre da qui, cinque anni dopo, Ratzinger era partito per andare a Roma chiamato dal Papa. Il Papa ha ricordato che prima di partire per il Vaticano rivolse una preghiera alla Patrona Bavariae, per affidare alla sua protezione la sua città e la sua patria. Nel discorso alla piazza ha anche ricordato la leggenda di San Corbiniano e dell'orso, raffigurato nello stemma papale, da cui si fece aiutare nel viaggio verso Roma, lasciandolo poi libero una volta raggiunta la meta. «L'orso di San Corbiniano a Roma è stato lasciato libero. Nel mio caso il Padrone ha deciso diversamente» ha aggiunto. Dopo la preghiera in Marienplatz, Benedetto XVI si è recato alla Residenz, uno dei palazzi reali più grandi d'Europa che ospita la Cancelleria dove in rapida successione ha incontrato, unico momento politico della visita, il presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler, il cancelliere Angela Merkel e il ministro presidente della Baviera Edmund Stoiber.

Il Papa ha visitato anche il Santuario Mariano di Altötting, la città di Frisinga dove fu ordinato sacerdote e Marktl am Inn (suo paese natale), con varie celebrazioni e momenti di preghiera. Il 13 settembre, il Papa ha compiuto una tappa privata a casa del fratello mons. Georg Ratzinger e, all'Università di Ratisbona tenendo una vera e propria lezione sul rapporto tra fede e ragione in un discorso davanti ai cattedratici, ha anche ribadito la sua ferma condanna dell'uso della violenza per scopi religiosi,: «La violenza» ha detto Ratzinger, «è in contrasto con la natura di Dio» e «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio».

Prima di lasciare la Baviera il Papa ha anche visitato le tombe della sorella e dei genitori al cimitero di Pentling, lasciando ancora viva l'eco delle parole con cui aveva aperto la sua visita a Monaco, in risposta alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se sarebbe tornato nella sua terra per visitare Berlino: «Sono un uomo vecchio e non so quanto tempo mi darà ancora il Signore».

Alcuni passaggi del discorso tenuto a Ratisbona sono stati duramente contestati da gran parte delle comunità musulmane: la massima autorità religiosa turca, Ali Bardokoglu, ha chiesto al Pontefice di scusarsi per quanto affermato dichiarando che «se le parole di Ratzinger mostrano un odio nel suo cuore, allora siamo davanti ad una situazione pericolosa» e chiedendo l'annullamento della previsto viaggio apostolico in Turchia. Reazioni anche della comunità palestinese che, per bocca del portavoce di Al-Fatah in Cisgiordania ha affermato che «il suo discorso non riflette i principi di tolleranza del Cristianesimo, veicolati dal messaggero palestinese della Cristianità». In risposta alle polemiche, il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi ha rilevato in una nota che «non era certo nelle intenzioni del Santo Padre svolgere uno studio approfondito sulla Jihad e sul pensiero musulmano in merito, e tanto meno offendere la sensibilità dei credenti musulmani» e che «ciò che sta a cuore al Santo Padre è un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza». Numerose poi sono state le manifestazioni di protesta in alcuni paesi islamici, come il Pakistan, che hanno preso di mira il Pontefice, anche condite da minacce di morte. Benedetto XVI, vista la portata delle polemiche suscitate, ha sentito la necessità di intervenire personalmente affermando di essere «vivamente rammaricato» per la crisi provocata e che le sue intenzioni erano quelle di incoraggiare «un dialogo franco e sincero con grande rispetto reciproco». Il Papa ha preso inoltre le distanze dal contenuto delle citazioni contro Maometto pronunciate che, ha detto, «non riflettono in alcun modo il mio pensiero».

Il 28 novembre, su invito del Presidente della Repubblica turco Ahmet Necdet Sezer, il Papa è giunto in Turchia in visita ufficiale.

Benedetto XVI, dopo aver sottolineato ai giornalisti presenti sull'aereo papale, che il suo «non è un viaggio politico ma un viaggio pastorale», giunto ad Ankara ha incontrato, per un breve colloquio in aeroporto, il premier turco Recep Tayyip Erdoğan, trasmettendogli i suoi sentimenti positivi riguardo l'adesione della Turchia all'Unione Europea e, nella sede della nunziatura, i membri del corpo diplomatico, ai quali ha ricordato il problema della Terra Santa.

Nel secondo giorno di visita il Papa è stato (terzo pontefice dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II) nella storica città di Efeso dove ha visitato il santuario della Casa di Maria, luogo di culto sia per i cattolici sia per i musulmani; qui, nel suo discorso tenuto davanti a qualche centinaio di fedeli cattolici, ha invocato ancora «pace e riconciliazione per coloro che abitano nella Terra che chiamiamo 'santa' e che tale è ritenuta sia dai cristiani che dagli ebrei e dai musulmani».

Il 30 novembre, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I ha accolto il Papa ad Istanbul nella Chiesa di San Giorgio; qui il Pontefice ha assistito alla Divina Liturgia secondo il rito ortodosso, pronunciando poi parole di apertura verso il dialogo ecumenico, affermando tra l'altro che «la Chiesa Cattolica è pronta a fare tutto il possibile per superare gli ostacoli e per ricercare, insieme con i nostri fratelli e sorelle ortodossi, mezzi sempre più efficaci di collaborazione pastorale a tale scopo». Il Papa ed il Patriarca hanno prodotto poi una dichiarazione congiunta di condanna della violenza esercitata in nome di Dio .

Dopo la visita alla Basilica di Santa Sofia, principale monumento di Istanbul, il Papa si è recato nella Moschea Blu, forse il momento più suggestivo dell'intero viaggio pastorale; a piedi scalzi ha percorso il tempio assieme al Gran Mufti con cui si è raccolto in un momento di raccoglimento. In seguito dirà di aver pregato con i "fratelli musulmani" l'unico Dio. Successivamente ha visitato anche la Cattedrale Armena Apostolica di Istanbul, incontrando il Patriarca Mesrob II.

Il 1° dicembre, nel suo ultimo giorno di visita, papa Ratzinger ha celebrato la messa nella Cattedrale dello Spirito Santo, altro momento di incontro con la comunità cattolica turca alla quale il papa ha dedicato parte della sua omelia, sottolineando le difficili condizioni in cui vivono i fedeli e affermando che «la Chiesa non vuole imporre nulla a nessuno e che chiede semplicemente di poter vivere liberamente per rivelare colui che essa non puo' nascondere, Cristo Gesu' che ci ha amati fino alla fine sulla croce e che ci ha dato il suo Spirito, presenza viva di Dio in mezzo a noi e nel più profondo di noi stessi».

La visita del Papa in Turchia, nata in un clima difficile nei rapporti con una parte delle comunità islamiche anche in seguito al discorso di Ratisbona che aveva suscitato irritazione, si è svolta senza particolari intoppi.

Numerose erano state le minacce all'incolumità di Ratzinger, fatte pervenire per lo più via internet, da parte di gruppi integralisti islamici turchi; ma, una manifestazione di protesta indetta ad Istanbul, alcuni giorni prima del viaggio papale, non aveva avuto l'esito sperato dagli organizzatori, vedendo la partecipazione di poche migliaia di persone, confermando così la moderazione di gran parte del popolo turco e la marginalizzazione delle frange estremiste.

A viaggio pastorale in corso tuttavia sono pervenute pesanti minacce firmate dal gruppo terroristico Al-Qaida e pervenute tramite un sito web in cui si affermava che «la visita di Benedetto XVI ha lo scopo di preparare una campagna crociata contro i paesi islamici».

Imponenti sono state le misure di sicurezza prese dalle autorità turche per questo viaggio pastorale: oltre dodicimila poliziotti hanno garantito la sicurezza del papa ad Istanbul, mentre tiratori scelti sono stati collocati sulle terrazze degli edifici, dando alla storica città turca l'aspetto da città in stato di assedio; la polizia turca ha inoltre compiuto 18 arresti di presunti esponenti di Al-Qaida.

Inoltre i nazionalisti turchi conosciuti per le loro posizioni intransigenti sono stati posti sotto stretta sorveglianza dalle autorità; una manifestazione di protesta organizzata da esponenti dei Lupi grigi, gli islamo-nazionalisti del Partito della Grande Unione (Bbp), si è svolta durante la visita di Benedetto XVI alla Basilica di Santa Sofia, ma non ha visto una nutrita partecipazione, anche per l'intervento della polizia che ha impedito ai facinorosi di avvicinarsi alla piazza Beyazid.

È emerso, anche secondo quanto riportato da tutta la stampa locale, che la visita di Benedetto XVI in Turchia è stata un successo sia per quanto riguarda i rapporti interreligiosi, sia anche per l'immagine che il Papa ha dato di sé, riuscendo a conquistare il popolo turco con i suoi gesti e le sue parole di distensione (durante una celebrazione il Papa ha sventolato anche la bandiera turca). Soddisfazione per il successo della visita è stato espresso da gran parte del mondo politico: l'incidente accaduto con Ratisbona può considerarsi chiuso.

In occasione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi (CELAM), il Papa ha iniziato il suo primo viaggio extraeuropeo giungendo il 9 maggio a San Paolo del Brasile, accolto dal presidente della Repubblica Luiz Inácio Lula da Silva. Durante il viaggio in aereo che lo ha portato nel continente latino-americano, il Papa ha tenuto la sua prima conferenza stampa lasciando qualche strascico polemico per le sue dichiarazioni di commento ad un provvedimento ipotizzato dai vescovi messicani nei confronti di politici che votano leggi a favore dell'aborto. Rispondendo alla domanda di un giornalista il Papa ha affermato che «l’uccisione di un innocente, di un bambino è incompatibile con l’essere in comunione con il corpo di Cristo», ribadendo come legittimo un provvedimento di scomunica, in quanto previsto dal Codice di diritto canonico. Il portavoce della sala stampa vaticana ha successivamente precisato che il Papa intendeva affermare l'autoesclusione dal corpo della Chiesa di chi vota leggi abortiste.

Il 10 maggio, Benedetto XVI ha avuto un colloquio con il presidente Lula; quest'ultimo ha ribadito le sue convinzioni circa la salvaguardia della laicità dello Stato facendo anche rimarcare posizioni distanti tra la Chiesa ed il Brasile in tema di aborto. Nel pomeriggio il Papa ha incontrato circa 70.000 giovani allo stadio Pacaembu di San Paolo (più di altri 100.000 hanno dovuto seguire l'evento dall'esterno dell'impianto per ragioni di sicurezza), esortandoli a essere «costruttori di una società più giusta e solidale, riconciliata e pacifica». L' 11 maggio, nel suo terzo giorno di permanenza nel paese che ha il maggior numero di cattolici al mondo, Benedetto XVI ha celebrato la messa solenne al Campo di Marte di San Paolo dove, davanti a un milione di fedeli, ha elevato agli onori degli altari il francescano Frei Galvão, già beatificato da Giovanni Paolo II, rendendolo così il primo santo brasiliano della storia. Nella Cattedrale della città ha poi incontrato i vescovi brasiliani, mettendo ancora una volta l'accento sull'"attacco" cui sarebbe sottoposta l'istituzione della famiglia e parlando in termini molto chiari di aborto e unioni civili (che il Papa ha definito come "ferite della società") ed accennando anche ai problemi dei sacerdoti che fanno politica, della povertà e delle ingiustizie sociali, della piaga della pedofilia esortando la Chiesa ad essere più "missionaria" per contrastare l'ascesa delle sette e dell'agnosticismo. Parlando alla "Fazenda della Speranza" (una comunità di ex-tossicodipendenti ed ex-alcolisti), il 12 maggio, toccando il delicato tema della droga, il Papa ha lanciato un duro monito ai narcotrafficanti: «dico a coloro che commerciano con la droga che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto». In serata il pontefice è giunto al Santuario dell'Aparecida (patrona del Brasile) per la recita del Rosario assieme ai religiosi del Santuario tra i più visitati dell'America latina. Il 13 maggio, ha celebrato la messa all'aperto sulla spianata del santuario, dove centinaia di migliaia di fedeli hanno accolto il suo arrivo a bordo della papamobile. Dopo la celebrazione il Papa ha aperto la V Conferenza generale dei vescovi latino-americani e, nel suo discorso ai prelati ha evidenziato, pur senza mai nominarla, una certa freddezza nei confronti della Teologia della liberazione, ribadendo ancora una volta le critiche sia verso il marxismo che verso il capitalismo e sottolineando che la politica «non è competenza immediata della Chiesa» e che «il rispetto di una sana laicità, compresa la pluralità delle posizioni politiche, è essenziale nella tradizione cristiana autentica».

Per il settimo viaggio apostolico Benedetto XVI si è recato in Austria. Il pellegrinaggio (e non visita pastorale, come precisato dalla Conferenza Episcopale Austriaca, e dallo stesso Pontefice, durante il volo papale) è stato compiuto in occasione dell'850° Anniversario della Fondazione del Santuario di Mariazell. Il 7 settembre il Pontefice è giunto a Vienna ed ha visitato la Piazza Am Hof e reso omaggio al Monumento per le vittime austriache della Shoah nella Juden Platz, incontrando poi il Presidente della Repubblica Heinz Fischer ed il Corpo diplomatico e toccando, nel suo discorso, temi spinosi come l'eutanasia, l'aborto e le radici cristiane del continente europeo. A proposito dell'aborto il Papa ha affermato che esso »non può essere un diritto umano, ma è il suo contrario», mentre a riguardo dell'eutanasia ha espresso i timori che «possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé». L'8 settembre il Papa si è recato a Mariazell, sede del Santuario mariano dove ha celebrato una messa per l'anniversario della fondazione della chiesa; il 9 settembre ha celebrato alla Stephansdom, la Cattedrale della capitale austriaca, ha incontrato il mondo del volontariato presso la Wiener Konzerthaus e si è recato nella vicina Abbazia di Heiligenkreuz, per visitare l'antico convento dei cistercensi.

L'ottavo viaggio apostolico del Papa è iniziato il 15 aprile dalla capitale americana. Sull'aereo che lo conduceva a Washington, Benedetto XVI, parlando con i giornalisti ha affrontato lo spinoso argomento dello scandalo dei preti pedofili che ha particolarmente interessato il clero statunitense, esprimendo profonda vergogna e assicurando che la chiesa «farà di tutto per sanare le ferite» ed esprimendo la certezza che «vicende del genere non accadranno più». Accogliendolo con tutti gli onori riservati ai capi di stato, il presidente George Bush e la sua famiglia hanno incontrato il Papa al suo arrivo alla base aerea di Andrews.

Il 16 aprile Benedetto XVI è stato ricevuto ufficialmente alla Casa Bianca, secondo pontefice romano a varcare la soglia della residenza dei presidenti americani (il primo era stato Giovanni Paolo II nel 1979). Dopo una solenne cerimonia di benvenuto, condita da festeggiamenti e cori per il suo 81° compleanno, il Papa è stato a colloquio con Bush nello Studio Ovale per un incontro a quattr'occhi che, come confermato dal comunicato ufficiale, ha riguardato svariati argomenti sia di natura morale che religiosa («il rispetto della dignità della persona umana; la difesa e la promozione della vita, del matrimonio e della famiglia; l'istruzione delle generazioni future; diritti umani e libertà religiosa; sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà ed alle malattie epidemiche, specialmente in Africa») che di natura politica (Medio Oriente, situazione in Iraq, in Libano e in America Latina). In serata il Papa ha incontrato nella più grande chiesa d'America, la Basilica del Santuario Nazionale dell'Immacolata Concezione, i 400 vescovi americani, affrontando temi "caldi" che interessano gli Stati Uniti, come il secolarismo, l'individualismo, il materialismo, il «declino della famiglia», l'aborto, tornando anche, con toni netti e duri, sulla questione della pedofilia nella Chiesa.

Accolto da 45.000 persone assiepate nel nuovo impianto del baseball, da poco inaugurato (il Nationals Stadium), il Papa ha celebrato la messa nel suo terzo giorno di permanenza a Washington (17 aprile). Concelebrando assieme a 14 cardinali, 250 vescovi, e 1.300 sacerdoti, Ratzinger si è rivolto in particolare a quei cattolici «inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo», risultato di un «crollo preoccupante di valori». Il Papa ha poi ricevuto alcuni fedeli di Boston, accompagnati dall'arcivescovo Sean Patrick O'Malley, vittime di abusi sessuali di preti pedofili, riunendosi con loro in preghiera ed ascoltando le loro tristi vicende. A concludere la giornata è stato l'incontro ecumenico con i leader di alcune comunità di altre confessioni religiose nordamericane (islamica, ebraica, buddista, induista e giainista), durante il quale è stato posto un forte accento sulla necessità di garantire a tutti piena libertà di fede.

Il 18 aprile Benedetto XVI si è recato a New York e, accogliendo l'invito fattogli dall'ONU in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ha parlato davanti all'Assemblea Generale, davanti a 3.000 delegati di 192 paesi del mondo. Ratzinger è stato il terzo Pontefice a parlare all'ONU, dopo Paolo VI nel 1965 e Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995; il discorso è durato 29 minuti ed il Papa si è rivolto ai presenti prima in francese, poi in inglese, dopo l'introduzione del Segretario Generale Ban Ki Moon (vedere riquadro a lato). Prima di lasciare il Palazzo di Vetro, il Papa si è raccolto in preghiera nella cosiddetta "stanza della meditazione", una sala dell'ONU adibita come tempio per tutte le fedi, sebbene laico. Il Papa ha poi fatto visita alla Sinagoga di New York, città con significativa presenza ebraica (oltre 1 milione e mezzo di ebrei), dove si è intrattenuto con il rabbino capo e numerosi fedeli e, successivamente alla Chiesa di Saint Joseph, per l'incontro con le altre confessioni cristiane della città. In serata, acclamato dai fedeli che sostavano sotto la sua "residenza" newyorchese (l'abitazione del Nunzio Apostolico), ha dato luogo ad un fuori programma, scendendo in strada a salutare la folla.

Il momento culminante del viaggio apostolico statunitense del pontefice, per emozione e simbolismo, è stato raggiunto il 20 aprile, quando Benedetto XVI si è recato a Ground Zero, il luogo dove sorgevano le Twin Towers abbattute dall'attentato kamikaze del 11 settembre 2001, in cui perirono quasi 3.000 persone. Il Papa si è inginocchiato in preghiera, auspicando «un mondo cui pace e amore autentici regnino tra le Nazioni e nei cuori di tutti» ed ha incontrato alcuni dei sopravvissuti, intrattenendosi con loro ed ascoltando le loro storie. Forte è stato poi il richiamo alla cultura della vita in contrapposizione a quella dell'aborto, nel suo ultimo bagno di folla newyorchese allo Yankee Stadium (circa 57.000 i fedeli presenti); durante l'omelia della messa, il Papa ha sottolineato che «solo le verità della fede possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti di ogni uomo, donna, e bambino nel mondo, compresi i più indifesi tra gli esseri umani, i bimbi non ancora nati nel grembo materno».

Giunto in terra australiana il 12 luglio, dopo alcuni giorni di riposo, il 17 luglio il Papa è giunto, in battello sul fiume, nella grande area di 22 ettari di Sidney, dove è avvenuta la cerimonia dell'accoglienza e successivamente si è recato a Town Hall per l'incontro ufficiale con le autorità. Il 18 luglio ha partecipato alla Via Crucis nel centro di Sydney, con i principali palazzi e monumenti cittadini utilizzati come stazioni della passione e morte di Cristo. Il giorno seguente, per gli eventi conclusivi dell'evento Benedetto XVI si è recato all'ippodromo di Randwick per presiedere la tradizonale grande veglia e per celebrare, la mattina del 19 luglio la Santa Messa di chiusura.

Forte è stato il monito del Papa, rivolto durante le giornate della GMG australiana, ai sacerdoti resisi responsabili di atti di pedofilia. Il Papa ha parlato duramente di «misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia che devono essere condannati in modo inequivocabile». Il Papa ha anche voluto incontrare i familiari di alcune vittime della pedofilia, affermando che esse «devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia».

Il 12 settembre, il Papa, giunto a Parigi per una visita di quattro giorni in Francia, è stato accolto dal Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, con il quale ha colloquiato all'Eliseo per venti minuti; al termine dell'incontro, nei discorsi ufficiali, mentre Sarkozy ha parlato di «laicità positiva», Benedetto XVI ha rilanciato il tema della «riflessione sul vero significato e sull'importanza della laicità». Successivamente ha incontrato il clero francese, riunito nella Cattedrale di Notre-Dame, da lui definita, durante il discorso ai presuli, come «inno vivente di pietre e di luce».

Il 13 settembre, davanti a circa 260.000 persone assiepate nella grande spianata parigina dell'Hôtel des Invalides, il Papa ha celebrato la Messa solenne durante la quale ha lanciato un chiaro monito: «A tutti gli uomini di buona volontà che mi ascoltano, io ridico con san Paolo: fuggite il culto degli idoli, non smettete di fare il bene». Nel pomeriggio, la partenza per Lourdes, la meta centrale del viaggio apostolico. Giunto nella cittadina pirenaica il Pontefice ha presieduto in serata la tradizionale processione delle fiaccole.

Il 14 settembre ha celebrato la Messa davanti a 170.000 fedeli e, nel pomeriggio ha pronunciato un discorso di fronte ai vescovi francesi, prima di concludere la processione eucaristica.

Il 15 settembre ha celebrato una messa per gli ammalati sulla Spianata del Rosario, prima di ripartire per Roma, salutato dal primo ministro francese, François Fillon.

Per la prima volta in terra africana, Benedetto XVI è giunto il 17 marzo a Yaoundé, capitale del Camerun, accolto dal presidente Paul Biya e dall'arcivescovo Bakot. Parlando con i giornalisti a bordo dell'aereo che lo ha condotto nel continente nero il Papa ha affrontato il dramma dell'AIDS con dichiarazioni molto forti sul tema che hanno avuto ampio risalto nei media («L’epidemia di Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi») e non hanno mancato di suscitare forti critiche (tra gli altri, Francia, Germania ed Unione Europea hanno preso posizione contro le dichiarazioni del Papa). Nel suo primo discorso ufficiale nel paese africano il Papa, riferendosi all'impegno della Chiesa nel continente ha ricordato che «in Camerun, dove oltre un quarto della popolazione è cattolica la Chiesa è ben piazzata per portare avanti la sua missione per la salute e la riconciliazione».

Il 18 marzo il Papa ha avuto un incontro ufficiale con il Presidente Bya e ha parlato ai vescovi camerunensi riuniti nella chiesa Christ-Roi nel quartiere Tsinga di Yaoundè esortando l'episcopato a vigilare sulla moralità dei sacerdoti. Alla nunziatura apostolica di Yaoundè il Papa ha affrontato il tema dell'ecumenismo, rivolgendosi, durante un incontro a porte chiuse, ai rappresentanti dei musulmani del Paese africano (in Camerun i musulmani sono il 22% di una popolazione di circa 17 milioni di persone, i cattolici rappresentano il 27%).

Il 19 marzo, durante la messa celebrata nello stadio delle capitale camerunense, Benedetto XVI ha consegnato l' Instrumentum Laboris, documento recante le linee guida per il Sinodo speciale africano previsto per ottobre 2009 in Vaticano sul tema "Riconciliazione, pace e giustizia". Il documento contiene, tra l'altro un richiamo alle responsabilità delle multinazionali che, si legge, «continuano a invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali, schiacciano le compagnie locali, acquistano migliaia di ettari espropriando le popolazioni dalle loro terre con la complicità dei dirigenti africani». La messa papale è stata seguita da 60.000 fedeli (secondo fonti della locale polizia) che hanno assistito ad una celebrazione che ha mescolato il rito latino a quello africano con canti e balli tradizionali. In serata ha incontrato i malati ribadendo la vicinanza della Chiesa ai sofferenti ed a fianco «di tutte le vittime di Aids, malaria, tubercolosi». Prima di lasciare il Camerun, il Papa ha incontrato un gruppo di Pigmei dai quali ha ricevuto in regalo una tartaruga.

Il 20 marzo ha lasciato il Camerun, per raggiungere la seconda ed ultima mèta del suo viaggio africano: l'Angola. Accolto da una cerimonia di benvenuto all'aeroporto della capitale Luanda, dal presidente José Eduardo dos Santos, il Papa ha incentrato il suo discorso sul tema del dialogo tra gli uomini come strumento per superare ogni forma di conflitto, richiamando l'esperienza della guerra nella sua Germania, per riportarla all'attualità dell'Angola, in cui una guerra civile durata oltre vent'anni e da poco cessata, ha funestato il paese. Ha quindi poi tenuto un discorso alle autorità politiche e civili e al Corpo diplomatico nel salone d’onore del Palazzo Presidenziale di Luanda, davanti ai quali ha espresso critiche al trattato sui diritti delle donne in Africa adottato dall'Unione Africana nel 2003, che autorizza, in taluni casi, l'aborto terapeutico. Ultimo impegno ufficiale della giornata è stato l'incontro con i vescovi di Angola e São Tomé presso la nunziatura apostolica. In serata il Papa si è affacciato dal balcone della nunziatura di Luanda, che lo ha ospitato durante il suo soggiorno, per salutare e ringraziare la folla ivi radunata.

La mattina del 21 marzo ha celebrato la messa nella parrocchia di Sao Paulo con il clero angolano, cui ha affidato la missione di convertire chi crede nella stregoneria. Nel pomeriggio ha incontrato i giovani nello stadio cittadino Dos Coqueiros, ai quali ha fatto un forte appello. Riferendosi al matrimonio, «Giovani non abbiate paura di prendere decisioni definitive» ha detto il Papa. «La generosita' non vi manca ma di fronte al rischio di impegnarsi per tutta la vita, sia nel matrimonio che in una vita di speciale consacrazione, provate sgomento». L'evento è stato funestato dalla morte di due giovani angolani, rimasti uccisi (altre 40 persone sono rimaste ferite) nella calca uamana creatasi in attesa di accedere allo stadio.

Il 22 marzo, davanti un milione di persone, ha celebrato la messa sulla spianata di Cimangola, elencando le tragedie del continente africano «dal flagello della guerra, ai frutti feroci del tribalismo e delle rivalità etniche, alla cupidigia che corrompe il cuore dell'uomo, riduce in schiavitù gli uomini e priva le generazioni future delle risorse di cui hanno bisogno per creare una società più solidale e più giusta, una società veramente e autenticamente africana nel suo genio e nei suoi valori.» Ultimo impegno papale, a conclusione del suo viaggio apostolico africano, è stato l'incontro con i movimenti cattolici per la promozione della donna nella parrocchia di Santo António di Luanda.

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Concistori di Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro

Voce principale: Papa Benedetto XVI.

Questa voce raccoglie l'elenco completo dei Concistori ordinari pubblici per la creazione di nuovi cardinali presieduti da Papa Benedetto XVI, con l'indicazione di tutti i cardinali creati.

All'inizio del concistoro è il neo cardinale William Joseph Levada, primo in ordine di precedenza tra i nuovi cardinali, a promettere la propria fedeltà e quella degli altri 14 neo cardinali a Benedetto XVI.

Imponendo la berretta ai nuovi porporati il Papa ricordò loro che questo segno della dignità cardinalizia significa che dovranno «essere pronti a comportarsi con fortezza, fino all'effusione del sangue, per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa».

Come da tradizione ad ogni cardinale viene assegnata la titolarità di una chiesa di Roma come simbolo dell'unione dei cardinali con il Papa.

È da segnalare la creazione di tre nuovi cardinali asiatici, tra cui il vescovo di Hong Kong, che a causa della sua battaglia per la libertà di culto è mal tollerato dal governo di Pechino.

Inoltre Benedetto XVI ha reso noto che avrebbe voluto concedere assieme a questi ultimi, la porpora cardinalizia anche a Ignacy Ludwik Jeż, vescovo emerito di Koszalin-Kołobrzeg, (Polonia), deceduto però il 16 ottobre 2007, giorno precedente all'annuncio.

Al termine dell'annuncio dei nuovi porporati, Benedetto XVI ha lasciato intendere il desiderio di procedere in futuro a nuove nomine cardinalizie, dichiarando: «Altre persone vi sarebbero, a me molto care, che per la loro dedizione al servizio della Chiesa ben meriterebbero di essere elevate alla dignità cardinalizia. Spero di avere in futuro l'opportunità di testimoniare, anche in questo modo, ad esse ed ai Paesi a cui appartengono la mia stima ed il mio affetto».

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Lectio magistralis di Papa Benedetto XVI su "Fede, ragione e università"

Voce principale: Papa Benedetto XVI.

La lectio magistralis "Fede, ragione e università - Ricordi e riflessioni", tenuta il 12 settembre 2006 dal papa Benedetto XVI presso l'università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera, rappresenta un intervento del pontefice sul tema dei rapporti tra fede e ragione, di importante rilievo sul piano culturale e teologico cattolico.

Il discorso papale è noto anche per la controversia con parte del mondo islamico suscitata a seguito della citazione di una frase dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, citazione tratta da uno scritto sulla guerra santa, probabilmente redatto tra il 1394 e il 1402, mentre l'imperatore era assediato dagli Ottomani a Costantinopoli.

Il papa esordisce affermando che è "necessario e ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione".

Prende come spunto il dialogo tra Manuele II Paleologo e un persiano colto, come curato dal prof. Khoury. Nel dialogo si afferma che Maometto ha introdotto solo "cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede", ma, secondo Manuele II, ciò è irragionevole e "non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio".

Khoury commenta che invece per l'Islam "Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza". Cita anche un islamista francese, il quale rileva che Ibn Hazm "si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria".

Con parole proprie e con l'ausilio di citazioni, così il papa si è pronunciato nettamente contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso: "La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima. Dio non si compiace del sangue. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia".

Il discorso papale non può non avere una portata di carattere più generale e non dovrebbe riferirsi in modo specifico all'Islam, dal momento che lungo e intenso è stato nella Chiesa il dibattito fra chi - Tertulliano, Origene e Lattanzio ad esempio - rifiutava il ricorso alle armi qualificandosi seguace di Gesù Cristo, e chi preferì invece elaborare il concetto di "guerra giusta" ( bellum pium ) e "legittima", quando ci si fosse trovati di fronte alla necessità di fermare una violenza non provocata, portata in modo diretto contro altri uomini: corrente ideologica quest'ultima affermatasi poi di fatto nel successivo Cristianesimo, che rimprovererà (tra le altre cose) a Catari e Lollardi il loro pacifismo senza eccezioni.

Uno dei cardini del discorso papale è rappresentato dalla "convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio" e che nell'elemento del Logos si trovi "la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia".

Ratzinger commenta che Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: "In principio era il λόγος" e il logos (λόγος), che significa insieme ragione e parola, è Dio. Quindi, "l'incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso".

Il papa ne trae la conclusione che "la fede biblica, durante l'epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco": è per questo che, partendo dall'intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio.

Esistono quindi per il pontefice due possibili interpretazioni della divinità: un Dio razionale secondo i canoni umani, che possa quindi essere interpretato dalla ragione, ed un Dio completamente oscuro e trascendente il cui operato non può essere riportato all’esperienza degli uomini, i quali devono accettare le sue azioni solo attraverso la fede.

Il Papa conclude dando il vantaggio al Dio razionale, opzione che, peraltro, non era e non è scontata per tutti gli uomini: ad esempio, per la dottrina musulmana, Dio è assolutamente trascendente e la sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, nemmeno a quella della ragionevolezza. Per questo "Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla Sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse Sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria".

Benedetto XVI ricorda che nel tardo Medioevo "si sono sviluppate nella teologia tendenze che rompono questa sintesi tra spirito greco e spirito cristiano", smarrendo il filo di uno sviluppo coerente del reciproco positivo dialogo.

In quel periodo emersero posizioni più vicine all'idea islamica dell'assoluta trascendenza di Dio, non dissimili da quelle di Ibn Hazm, capaci di "portare fino all'immagine di un Dio-Arbitrio, che non è legato neanche alla verità e al bene": è il caso di Duns Scoto, secondo cui "noi di Dio conosceremmo soltanto la voluntas ordinata. Al di là di essa esisterebbe la libertà di Dio, in virtù della quale Egli avrebbe potuto creare e fare anche il contrario di tutto ciò che effettivamente ha fatto".

In contrasto con ciò, "la fede della Chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui (come dice il Concilio Lateranense IV nel 1215) certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l'analogia e il suo linguaggio. Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore".

Il patrimonio greco, "criticamente purificato", è quindi "una parte integrante della fede cristiana".

Tuttavia, a quest'ultima tesi, "si oppone la richiesta della deellenizzazione del cristianesimo – una richiesta che dall'inizio dell'età moderna domina in modo crescente la ricerca teologica" e, secondo Benedetto, "si possono osservare tre onde nel programma della deellenizzazione".

La Riforma protestante del XVI secolo, che rifiuta il condizionamento della filosofia e "cerca la pura forma primordiale della fede, come essa è presente originariamente nella Parola biblica". Kant "ha agito in base a questo programma" e "ha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l'accesso al tutto della realtà".

La teologia liberale del XIX e del XX secolo, muovendo dalla "distinzione di Pascal tra il Dio dei filosofi ed il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe", auspica un "ritorno al semplice uomo Gesù e al suo messaggio semplice". "Nel sottofondo c'è l'autolimitazione moderna della ragione, espressa in modo classico nelle 'critiche' di Kant, nel frattempo però ulteriormente radicalizzata dal pensiero delle scienze naturali", che da una parte "presuppone la struttura matematica della materia, la sua per così dire razionalità intrinseca" e, dall'altra, "tratta della utilizzabilità funzionale della natura per i nostri scopi, dove solo la possibilità di controllare verità o falsità mediante l'esperimento fornisce la certezza decisiva". Tale approccio "esclude il problema Dio, facendolo apparire come problema ascientifico o pre-scientifico".

Ma "se la scienza nel suo insieme è soltanto questo, allora è l'uomo stesso che con ciò subisce una riduzione. Poiché allora gli interrogativi propriamente umani, cioè quelli del 'da dove' e del 'verso dove', gli interrogativi della religione e dell'ethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla 'scienza' intesa in questo modo e devono essere spostati nell'ambito del soggettivo".

I contributi positivi portati dalla scienza e più in generale dallo sviluppo moderno dello spirito sono da salutare favorevolmente: "tutti siamo grati per le grandiose possibilità che esso ha aperto all’uomo e per i progressi nel campo umano che ci sono stati donati".

Riprendendo il concetto del Logos come elemento unificante, Benedetto afferma che "l’ethos della scientificità, del resto, è volontà di obbedienza alla verità e quindi espressione di un atteggiamento che fa parte delle decisioni essenziali dello spirito cristiano".

Nell'attuale terza onda di deellenizzazione, prosegue Benedetto XVI, "in considerazione dell’incontro con la molteplicità delle culture si ama dire oggi che la sintesi con l’ellenismo, compiutasi nella Chiesa antica, sarebbe stata una prima inculturazione, che non dovrebbe vincolare le altre culture".

Si deve invece procedere verso "un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa".

Per combattere le minacce derivanti da un uso distorto delle conquiste scientifiche esiste un'unica strada possibile: "solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell'esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza". Perciò, la teologia, intesa "come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nell'università e nel vasto dialogo delle scienze".

Il mondo ha un "urgente bisogno" di dialogo tra le diverse culture e religioni.

Da questa premessa il papa ricava uno tra i messaggi centrali del suo discorso: "Nel mondo occidentale domina largamente l'opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture".

Pertanto, alle scienze naturali compete studiare ed accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto; viceversa, "la domanda sul perché di questo dato di fatto deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare, alla filosofia e alla teologia".

Occupandosi della lezione di Ratisbona i media hanno dato notevole risalto alla frase contestata, spesso isolandola dal contesto del più ampio discorso del papa.

Le reazioni sono risultate disomogenee, sia nel mondo islamico sia in quello cristiano. Nel primo caso si è passati dall'indignazione delle maggiori cariche civili e religiose degli stati a prevalenza musulmana con aspre proteste di piazza annesse (a volte anche decisamente offensive), fino ad arrivare a minacce di morte nei confronti di Benedetto XVI da parte di gruppi estremisti quali ad esempio al-Qāˁida, ˁIrāq al-Jihādiyya (Iraq jihadista) o Jaysh al-Mujāhidīn (Esercito dei Mujāhidīn). Nel mondo islamico si sono verificati inoltre diversi assalti e incendi a chiese e luoghi di culto cattolici.

Anche l'omicidio della suora italiana Leonella Sgorbati, operante a Mogadiscio da molti anni, probabilmente legato alla lezione di Ratisbona, ha contribuito a far esprimere "vivo rammarico" a Benedetto XVI, durante l'Angelus domenicale, in merito alla situazione globale che si era creata.

Tale espressione di rammarico è stata da molti paesi accettata, mentre permangono ancora situazioni di paesi più intransigenti, i quali si attendono vere e proprie scuse formali.

Ahmadinejad ha però colto l'occasione di sottolineare come, malgrado i valori cristiani contengano un ripudio della violenza, «tutte le guerre del XX secolo sono state provocate da nazioni europee e dagli Stati Uniti». La posizione del Presidente iraniano ha di fatto smentito una dichiarazione di tutt'altro tenore rilasciata il giorno prima da Ali Khamenei, supremo leader iraniano, che aveva accusato il Papa di esser parte di una «crociata condotta dagli USA e dai sionisti» .

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Source : Wikipedia