Barack Obama

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Inviato da amalia 26/02/2009 @ 15:42

Tags : barack obama, stati uniti d'america, nord america, esteri

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Barack Obama

Barack Obama

Barack Hussein Obama II (pron. IPA: /bəˈrɑːk hʊˈseɪn oʊˈbɑːmə/; Honolulu, 4 agosto 1961) è un politico statunitense, 44° Presidente degli Stati Uniti.

Candidato del Partito Democratico alle Elezioni presidenziali statunitensi del 2008 ha ottenuto il 4 novembre un numero di "grandi elettori" tale da essere designato come presidente eletto degli Stati Uniti. Si è insediato ufficialmente il 20 gennaio 2009.

Fino a poche settimane prima era il senatore junior per l'Illinois, carica da cui si è dimesso per affrontare l'amministrazione presidenziale. Inoltre è stato l'unico senatore "nero" durante gli ultimi anni. Per l'esattezza è nato negli Stati Uniti da padre "nero" del Kenya e da madre "bianca" del Kansas. Negli Stati Uniti d'America molti lo considerano, usando un'accezione estensiva del termine (poiché solo uno dei due genitori è "di colore"), afroamericano.

La prima circostanza che gli ha accordato vasta notorietà nazionale è stata la convention democratica del 2004, della quale ha pronunciato il discorso introduttivo. Il 10 febbraio 2007 ha annunciato ufficialmente la propria candidatura per le elezioni presidenziali del 2008.

Dopo un lungo testa a testa ha battuto a sorpresa l'ex first lady e senatrice dello stato di New York Hillary Clinton (ritenuta dai sondaggi la grande favorita della vigilia) alle elezioni primarie del Partito Democratico. Il 3 giugno 2008 Obama ha ottenuto il quorum necessario per la nomination democratica, diventando così il primo nero a correre per la Casa Bianca per uno dei due maggiori partiti. Ha ottenuto l'investitura ufficiale durante la convention del partito che si è tenuta a Denver tra il 25 e il 28 agosto 2008.

Il settimanale statunitense TIME lo ha eletto Persona dell'anno 2008. La sua foto ufficiale è stata scattata per la prima volta con l'ausilio di una fotocamera digitale, una Canon EOS 5D, ed è stata rilasciata sotto una licenza Creative Commons.

Barack Obama nasce al Kapi'olani Hospital di Honolulu da Barack Hussein Obama Sr., un keniota ateo, ex pastore di capre ed all'epoca studente straniero, e da Ann Dunham, proveniente da Wichita, in Kansas; al momento della nascita entrambi i genitori erano giovani studenti universitari.

Nel 1963 i genitori si separarono e successivamente divorziarono; il padre andò all'Università Harvard per conseguire un dottorato, e infine tornò in Kenya, dove morì in un incidente stradale nel 1982: rivide il figlio solo in un'occasione. La madre invece si risposò con Lolo Soetoro, un altro suo ex collega universitario, da cui ebbe una figlia. Soetoro proveniva dall'Indonesia, si laureò in geografia nel 1962, morì poi il 2 marzo del 1993. Obama si trasferì quindi con la famiglia a Giacarta, dove nacque la sorellastra di Obama, Maya Soetoro-Ng. A Giacarta, Obama frequentò le scuole elementari da 6 a 10 anni.

A dieci anni, Obama ritornò a Honolulu per ricevere un'istruzione migliore. Fu cresciuto prima dai nonni materni, Madelyn e Stanley Dunham, e poi dalla madre. Si iscrisse alla quinta elementare della scuola Punahou, dove si diplomò con ottimi voti nel 1979. La madre di Obama morì di cancro pochi mesi dopo la pubblicazione dell'autobiografia di Barack Obama, Dreams from My Father .

Dopo il liceo, Obama studiò per un paio d'anni all'Occidental College, prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Là si laureò in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali. Dopo la laurea, lavorò per un anno alla Business International Corporation (ora parte del The Economist Group), una società che forniva notizie economiche di carattere internazionale alle aziende clienti. Si trasferì poi a Chicago, per dirigere un progetto non profit che assisteva le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side.

Nel 1988, Obama lasciò Chicago per tre anni per studiare giurisprudenza ad Harvard. Nel febbraio 1990 diventò il primo presidente afroamericano della celebre rivista Harvard Law Review. Nel 1989, durante uno stage estivo presso lo studio legale specializzato in diritto societario Sidley Austin di Chicago conobbe Michelle Robinson, avvocato associato nello stesso studio. Si laureò magna cum laude nel 1991. Il 3 ottobre 1992 sposò Michelle Robinson nella Trinity United Church of Christ di Chicago. In seguito anche lui divenne avvocato senza però esercitare la professione.

Tornato a Chicago, Obama diresse un movimento per far registrare al voto quanti più elettori possibili (voter registration drive), poi come avvocato associato lavorò per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto presso lo studio legale Miner, Barnhill & Galland, e insegnò diritto costituzionale presso la facoltà di legge dell'Università di Chicago, dal 1993 fino alla sua elezione al Senato federale nel 2004.

L'impegno politico di Obama cominciò nel 1992, anno in cui, dopo un'aggressiva campagna elettorale, aiutò il presidente Bill Clinton nelle elezioni presidenziali, portandogli circa 100.000 voti. Personaggio abbastanza conosciuto a Chicago, dove lavorando in uno studio legale si era occupato di diritti civili, nel 1993 favorì l'elezione al Senato di Carol Moseley Braun, prima donna afro-americana a diventare senatrice.

Nel 1996, Obama fu eletto al senato dell'Illinois dal 13° distretto nel quartiere Hyde Park, nella parte meridionale di Chicago. Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato. Tra le sue iniziative legislative, Obama aiutò a realizzare degli sgravi fiscali sul reddito per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò su una legge che aiutava i residenti che non si potevano permettere un'assicurazione sanitaria, e aiutò a promuovere leggi per aumentare la prevenzione dell'AIDS e programmi di assistenza.

Nel 2000 si candidò alle elezioni primarie del Partito Democratico che avrebbero dovuto scegliere il rappresentante congressuale per l'Illinois, ma fu sconfitto in maniera abbastanza netta da Bobby Rush. Rush, già membro delle Pantere Nere e un attivista nella comunità, affermò che Obama non "aveva vissuto nel primo distretto congressuale abbastanza per sapere realmente cosa stava succedendo." Rush vince le primarie con il 61% dei voti, contro il 30% di Obama. Dopo la sconfitta, Obama si concentrò sul Senato statale, creando una legge che obbliga la polizia a registrare gli interrogatori nei confronti di criminali punibili con la pena di morte e favorendo una legge che richiede alle assicurazioni di coprire le mammografie di routine. Nel 2002 si candidò alla stessa carica senza rivali.

Analizzando la carriera di Obama nel Senato dell'Illinois, un articolo del Washington Post, pubblicato nel febbraio del 2007, ha notato la sua abilità nel lavorare con efficacia sia con i democratici che con i repubblicani, e la capacità di costruire coalizioni bipartisan. Nella sua campagna elettorale seguente, per il Senato federale, Obama ha ottenuto l'appoggio del Fraternal Order of Police, il più grande sindacato di polizia statunitense. Gli agenti hanno lodato il suo "duraturo appoggio ad un controllo sulle armi da fuoco e la sua volontà di raggiungere compromessi", nonostante alcune leggi su cui il sindacato di polizia si era opposto.

Nel 2004 si tennero le elezioni in Illinois per decidere il nuovo senatore che avrebbe rappresentato lo stato al congresso degli Stati Uniti; il senatore in carica era il repubblicano Peter Fitzgerald, il quale però aveva già annunciato di non volersi ricandidare. Obama presentò la sua candidatura alle primarie democratiche. Nei primi sondaggi Obama inseguiva il ricchissimo uomo d'affari Blair Hull e il supervisore statale Dan Hynes. Le possibilità per Hull precipitarono, però, dopo le accuse di violenza domestica.

La candidatura di Obama divenne vincente grazie ad una campagna pubblicitaria che proponeva immagini di Harold Washington, il sindaco deceduto di Chicago, e dello scomparso senatore federale Paul Simon. Fu inoltre sostenuto dalla figlia di Simon, dal Chicago Tribune e dal Chicago Sun-Times. Quindi affrontò Jack Ryan, il vincitore delle primarie per il Partito Repubblicano. Nei sondaggi iniziali Ryan inseguiva Obama, il quale però lo distanziò di venti punti dopo che i media resero noto che Ryan aveva incaricato un assistente di seguire le apparizioni pubbliche di Obama. Con il progredire della campagna, una causa intentata dal Chicago Tribune e dal canale WLS-TV di proprietà della ABC, portarono un tribunale della California ad aprire dei dossier sull'affidamento che datavano dal divorzio di Ryan dalla moglie, l'attrice Jeri Ryan. Nei dossier, la donna sosteneva che il marito l'avesse condotta in alcuni sex club di svariate città con l'intenzione di avere rapporti sessuali in pubblico. Benché la natura sensazionale delle accuse ne facesse materiale per giornali scandalistici e programmi televisivi specializzati nell'argomento, i dossier avevano comunque rilevanza giornalistica in quanto Ryan aveva insistito con i leader repubblicani che essi non contenevano niente che potesse danneggiarlo. Di conseguenza molti repubblicani misero in dubbio l'integrità morale di Ryan, che abbandonò la campagna elettorale il 25 giugno 2004, lasciando Obama senza rivali.

Risultò difficile per il Partito Repubblicano dell'Illinois trovare un sostituto al posto di Ryan, perché molti dei potenziali candidati, fra i quali Mike Ditka, ex allenatore degli Chicago Bears, rifiutarono la candidatura. La presidente del Partito Repubblicano dell'Illinois, Judy Baar Topinka, alla fine indicò due possibili candidati, entrambi afroamericani: Alan Keys, un ex funzionario del Dipartimento di Stato e commentatore radiofonico dal Maryland, e Andrea Barthwell, un ex funzionario dell'Agenzia Antidroga federale. Nell'agosto del 2004, a meno di tre mesi dal giorno delle elezioni, Alan Keyes accettò la nomina di candidato repubblicano, per sostituire Ryan. Keyes, un residente del Maryland di lunga data, cambiò la sua residenza legale nell'Illinois dopo la candidatura.

Obama e Keyes esprimevano punti di vista opposti riguardo alla ricerca sulle cellule staminali, sull'aborto, sul controllo sulle armi da fuoco, sui tagli alle tasse e sui buoni scuola. Il 2 novembre 2004, Obama trionfò contro Keyes con il 70% dei voti, contro il 27% dell'avversario.

Obama ha prodotto 152 disegni di legge e risoluzioni presso il 109° Congresso nel 2005 e nel 2006, e ne ha appoggiate altre 427. Il suo primo disegno di legge è stata la "Legge per l'aumento delle borse di studio universitarie Pell." Mantenendo una promessa elettorale, il disegno proponeva di aumentare l'ammontare massimo di borse di studio "Pell Grant" per aiutare studenti di famiglie a basso reddito a pagare le rette universitarie. Il disegno di legge non superò l'esame della commissione e non fu mai votato dal Senato.

Obama svolse un ruolo attivo nello sforzo del Senato per migliorare la sicurezza dei confini e le riforme sull'immigrazione. A partire dal 2005, ha appoggiato la "Legge sull'America sicura e sull'Immigrazione controllata", introdotta dal senatore John McCain (R-AZ). Obama successivamente aggiunse tre emendamenti alla legge 2611, la "Riforma tollerante sull'Immigrazione," voluta dal senatore Arlen Specter (R-PA). La S. 2611 passò l'esame del Senato nel maggio 2006, ma non fu approvata dalla maggioranza della Camera. Nel settembre 2006, Obama appoggiò un disegno di legge collegato, la "Legge per la barriera sicura", che autorizza la costruzione di un muro e altri rafforzamenti delle misure tese ad impedire l'immigrazione clandestina proveniente dal Messico. Il Presidente Bush approvò il disegno di legge nell'ottobre 2006, definendolo "un passo importante verso la riforma dell'immigrazione".

Congiuntamente, prima, al senatore Richard Lugar (R-IN), e poi al senatore Tom Coburn (R-OK), Obama ha introdotto con successo due iniziative che portavano il suo nome. La "Lugar-Obama" amplia la "Nunn-Lugar" sulla riduzione delle armi di distruzione di massa, anche alle armi convenzionali, tra cui i missili a spalla e le mine anti-uomo.

La "Legge sulla trasparenza dei fondi federali Coburn-Obama" prevede la pubblicazione di un sito web, gestito dall'Agenzia della Gestione e del Bilancio, che annota tutte le organizzazioni che ricevono fondi federali dal 2007 in avanti. Per ogni organizzazione si dichiara quale agenzia destina i fondi, la quantità di denaro fornito, e il motivo del finanziamento o contratto. Il 22 dicembre 2006, il presidente Bush firmò la "Legge per gli aiuti, sicurezza e promozione della democrazia della Repubblica Democratica del Congo;" questa è stata la prima legge federale con Obama primo firmatario.

Nei primi giorni della 110° legislatura, in un editoriale pubblicato sul Washington Post, Obama ha invocato la fine di "ogni pratica che faccia pensare ad un cittadino ragionevole che un politico deve qualcosa ad un lobbista". Si è unito al senatore Russ Feingold (D-WI) per fare pressione sulla dirigenza dei Democratici al fine di ottenere restrizioni più severe nella S.1, la legge del 2007 sulla trasparenza e la responsabilità dei legislatori, che è passata al Senato con 96 voti favorevoli e solo due contrari. Obama si è unito a Charles Schumer (D-NY) nell'appoggiare la S. 453, un disegno di legge che intende criminalizzare pratiche scorrette nelle elezioni federali, tra cui volantini fraudolenti e telefonate automatiche, come è avvenuto nelle elezioni di medio termine 2006.

Le iniziative di Obama riguardo all'energia hanno riscosso plausi e critiche da parte degli ambientalisti, che hanno gradito la sua proposta di legge sul riscaldamento globale, presentata con il senatore John McCain (R-AZ), che permetterebbe di ridurre le emissioni di gas serra di due terzi, entro il 2050, ma si sono mostrati più scettici nei confronti dell'appoggio di Obama nei confronti di una legge che promuove la produzione di carbone liquefatto. Sempre nei primi mesi della 110° Legislatura, Obama ha presentato il "disegno di legge per l'uscita dalla guerra in Iraq," una proposta che prevedeva la graduale riduzione del numero di militari presenti sul suolo iracheno a partire dal primo maggio 2007 e il totale rientro di tutti i militari dall'Iraq entro il 31 marzo 2008.

Nella pausa parlamentare dell'agosto 2005, Obama viaggiò con il senatore Richard Lugar, Presidente della Commissioni del Senato sui Rapporti con l'Estero, in Russia, Ucraina e Azerbaijan. Il viaggio era focalizzato su strategie per controllare l'offerta mondiale di armi convenzionali, armi biologiche e le armi di distruzioni di massa, come una prima difesa strategica dalla minaccia di futuri attacchi terroristici. Lugar e Obama hanno ispezionato una struttura per la distruzione di testate nucleari a Saratov, nel sud della Russia europea.

Nel gennaio 2006, Obama ha partecipato ad una delegazione del Congresso che ha incontrato i militari statunitensi in Kuwait e in Iraq. Dopo le visite, Obama si è recato in Giordania, Israele e in Palestina. Mentre era in Israele, Obama ha incontrato il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom. Obama ha anche incontrato un gruppo di studenti palestinesi due settimane prima che Hamas vincesse le elezioni. ABC News 7 (Chicago) ha riportato che Obama ha riferito agli studenti che "gli Stati Uniti non riconosceranno mai la vittoria di Hamas, se questo non rinuncia alla sua principale missione di distruggere Israele" e poi dichiarò lo stesso nel suo incontro con il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas.

Il terzo viaggio ufficiale di Obama fu nell'agosto del 2006, in Sudafrica, Kenya, Gibuti, Etiopia e Chad. Obama fu raggiunto dalla moglie e dalle due figlie nella visita al luogo di nascita di suo padre, un villaggio vicino a Kisumu, in una regione occidentale e rurale. Obama fu accolto da folle entusiaste nelle sue uscite pubbliche. Per incoraggiare le popolazioni locali ad effettuare il test HIV in maniera volontaria, Obama e sua moglie si sottoposero pubblicamente ad un test in una clinica keniota. In un discorso ripreso dalla televisione keniota, tenuto presso l'Università di Nairobi, Obama criticò fortemente l'influenza delle rivalità etniche sulla politica keniota. Il discorso generò un pubblico dibattito tra i diversi dirigenti politici, alcuni dei quali bollarono formalmente le parole di Obama come ingiuste e inappropriate mentre altri condivisero le sue posizioni.

Molti commentatori hanno segnalato l'interesse internazionale per Obama come uno dei fattori determinanti nella costruzione della sua immagine pubblica. Se da un lato la sua candidatura è stata premiata da sondaggi svolti a livello globale, è d'altra parte significativa la scelta di stabilire relazioni con importanti politici stranieri già prima della sua corsa presidenziale, in particolare con l'allotra Primo ministro britannico Tony Blair, che incontrò a Londra nel 2005, con il segretario del Partito Democratico italiano, e allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, che visitò l'ufficio di Obama al Senato di Washington nel 2005, e con il Presidente francese Nicolas Sarkozy, che lo incontrò a Washington nel 2006.

Ha lasciato il Senato 16 novembre 2008 per concentrarsi sulla presidenza incipiente, con molto anticipo rispetto l'insediamento del 20 gennaio a differenza della maggior parte dei precedenti presidenti americani senatori, che lasciarono il Senato pochi giorni prima del giuramento.

Voci su una possibile candidatura alle elezioni presidenziali del 2008 si erano intensificate dopo la sua vittoria al Senato Federale nel novembre 2004. Subito dopo la sua vittoria, Obama aveva dichiarato ai giornalisti: "Posso senza dubbio affermare che non mi candiderò alle elezioni presidenziali tra quattro anni".. La stessa domanda gli viene posta nel gennaio 2006 durante la trasmissione televisiva Meet the Press; anche questa volta Obama ha ripetuto la sua volontà di terminare il mandato da senatore, che scade nel 2010. L'altro senatore democratico dell'Illinois, Dick Durbin, ha più volte invitato Obama a pensare di candidarsi.. Un articolo del dicembre 2005 sulla rivista The New Republic osservava che il 2008 sarebbe il momento in cui Obama avrebbe le maggiori possibilità di vittoria; in quanto non ci sarà un presidente che si ricandiderà o un vicepresidente che si candiderà, come accade invece nella maggior parte dei casi.

Nel settembre 2006, Daniel Hynes, l'avversario di Obama alle primarie senatoriali del 2004, aveva scritto una lettera aperta al Chicago Sun-Times, in cui invitava i Democratici a pensare seriamente alla candidatura di Obama. Il 2 ottobre 2006, il New York Magazine ha pubblicato un articolo in cui Obama dichiarava "Molta gente mi chiede se mi candiderò nel 2008, e io ho risposto di no. E se cambio idea, vi farò sapere".. Anche la rivista Time ha pubblicato un articolo con nuove voci sua una sua possibile candidatura nel 2008; la prestigiosa rivista ha anche pubblicato la sua foto in prima pagina, con un titolo che diceva "Le ragioni per cui Barack Obama potrebbe essere il prossimo presidente".

Il 22 ottobre 2006, Obama ha di nuovo partecipato alla trasmissione Meet the Press ammettendo di pensare ad una candidatura. Ha dichiarato: "Non voglio essere schivo al riguardo: date le reazioni che ho ricevuto negli scorsi mesi, ho pensato a questa possibilità ma non ci ho ancora pensato con la serietà e la profondità che credo siano necessarie. Dopo il 7 novembre, mi fermerò, mi siederò e considererò la questione, e se ad un certo punto cambio idea, farò un annuncio pubblico e tutti saranno in grado di darmi addosso" ha promesso Obama.

Il 10 febbraio 2007 Obama ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008.

Il procedimento per la scelta del candidato democratico iniziò il 3 gennaio 2008, quando si tennero i caucus dell'Iowa. Barack Obama vinse con quasi il 38% dei voti, davanti a John Edwards (con circa il 30%) e Hillary Clinton (29%). Sebbene i sondaggi prevedessero una sua netta vittoria anche nelle primarie del New Hampshire dell'8 gennaio 2008, in quell'occasione Obama ha ottenuto solo il 37% dei voti, contro il 39% della senatrice Clinton (John Edwards è arrivato terzo col 17%).

Il 26 gennaio 2008 ha nuovamente vinto un'importante primaria statale, questa volta in Carolina del Sud, dove, monopolizzando il voto nero ed aprendosi larghi varchi in quello bianco, ha conquistato il 55% dei voti contro il 27% della Clinton ed il 18% di Edwards.

Il 19 febbraio dello stesso anno ha vinto le primarie in Wisconsin con il 58% di voti circa, superando la senatrice Clinton che ha ottenuto solo il 41%, e nelle Hawaii dove ha ottenuto il 76% delle preferenze contro il 24% della Clinton.

Il 3 giugno 2008, con la vittoria in Montana, Obama ha ottenuto il quorum necessario per la nomination alla convention democratica di Denver.

Il 7 giugno, dopo una pioggia di appoggi da parte di moltissimi superdelegati, anche la sua diretta rivale alla nomination democratica, Hillary Clinton riconosce la vittoria del senatore dell'Illinois, dando il suo endorsement e ritirandosi di fatto dalla corsa. Barack Obama diventa così, ormai ufficialmente, il primo afro-americano in corsa per la Casa Bianca.

Il 23 agosto, Obama sceglie per il ruolo di candidato alla Vicepresidenza degli Stati Uniti il senatore democratico Joe Biden.

Il 4 novembre, Obama vince le elezioni sconfiggendo il repubblicano John McCain.

Il 20 gennaio 2009, con la cerimonia di insediamento presso il Campidoglio, Sede del Congresso, Barack H. Obama è diventato il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America. Il giorno seguente, per un lieve errore durante la fase di giuramento, Obama ha ritenuto opportuno ripetere la frase di rito di fronte alle telecamere. L'errore pare esser nato dal fatto che il presidente della corte suprema, John Roberts, abbia involantariamente invertito le parole, inducendo dunque il neo presidente ad incespicarsi.

Nel febbraio del 2009 è stato approvato il piano finanaziario di stabilità dal nuovo segretario del Tesoro Timothy Geithner, che pur essendo stato considerato migliore rispetto a quello del prdecessore Poulson, è stato accolto con freddezza da parte dei mercati finanziari ed è stato sottoposto a numerose critiche.

Tra le motivazioni delle critichec'è sicuramente la mancanza di dettagli, l'eccessiva "timidezza" in un momento in cui l'amministrazione Obama potrebbe osare di più.

Si è attirato le critiche di progressisti come il giornalista David Sirota quando ha votato per confermare Condoleezza Rice come Segretario di Stato, quando ha votato a favore di una legge di azione collettiva "scritta dalle multinazionali", e per "essersi rifiutato di criticare apertamente" la guerra in Iraq, nonostante si presenti come un candidato contro la guerra. Anche il professore afro-americano Cornel West, dell'Università di Princeton, ha sollevato forti dubbi, in particolare riferiti alla scarsa trasparenza sulla provenienza dei finanziamenti per la campagna elettorale. Tra i critici più radicali si pone lo storico Webster Tarpley, già noto come critico spietato dei neoconservatori e autore di due libri polemici su Obama usciti nel 2008, fra cui una biografia non autorizzata. Si è attirato le critiche della Santa Sede alla svolta di Barack Obama sull' aborto.

Obama ha pubblicato l'autobiografia, I sogni di mio padre (Dreams from My Father) nel 1995 e ha pubblicato una nuova versione, con qualche modifica, nel 2004. In Italia è stata pubblicata dalla casa editrice Nutrimenti nel 2007. La versione in audiolibro è stata premiata nel 2006 con un Grammy award for Best Spoken Word Album.

Nel dicembre 2004, Obama ha stretto un accordo da 1,9 milioni di dollari per scrivere tre libri. Il primo, L'audacia della speranza (The Audacity of Hope), è uscito il 17 ottobre 2006, e delinea le sue convinzioni politiche. Il secondo è un libro per bambini scritto in stretta collaborazione con la moglie Michelle e le loro due figlie, i cui profitti saranno devoluti in beneficenza. L'argomento del terzo libro non è stato annunciato.

In Italia L'audacia della speranza è stato pubblicato nel 2007 con prefazione di Walter Veltroni.

Oh, vede, lei sa, quando ero un ragazzo ho sniffato. Frequentemente. Quello era il punto. Vede, è qualcosa di cui mi rammarico. È qualcosa di cui ho in realtà scritto nel mio primo libro, e rifletteva la lotta e la confusione di un adolescente. E, in quel senso, io credo che la grande maggioranza degli americani capiscano che gli adolescenti sono spesso confusi.

Per un paragone con la frase di Bill Clinton "non ho mai sniffato", detta durante la campagna elettorale presidenziale del 1992, vedi:Seelye, Katharine Q. "Barack Obama, Asked about Drug History, Admits He Inhaled", New York Times, reprinted in International Herald Tribune, 24 ottobre 2006. URL consultato il 2007-02-10. Per l'intera trascrizione dell'intervista, vedi: Remnick, David. "Testing the Waters", New Yorker Online Only, 10 ottobre 2006 (text and audio). URL consultato il 2007-02-10.

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Stati Uniti d'America

Stati Uniti d'America - Stemma

Gli Stati Uniti d'America, comunemente abbreviati in Stati Uniti, anche conosciuti con l'acronimo USA (United States of America) (in inglese viene usata anche l'abbreviazione The States dell'originale denominazione ufficiale in lingua inglese United States of America), sono una repubblica federale democratica dell'America settentrionale composta da 50 stati e un distretto federale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'oceano Atlantico e dall'oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska - lo stato più vasto - confinano con la Russia (Stretto di Bering). Lo stato delle Hawaii è formato da un arcipelago localizzato nel centro dell’oceano Pacifico. Il paese possiede anche alcuni territori e zone insulari, sparsi tra il mar dei Caraibi e il Pacifico.

Con una superficie di oltre 9,83 milioni di km² e con più di 300 milioni di abitanti, gli Stati Uniti sono il terzo paese più esteso al mondo, e il terzo più popolato. Gli Stati Uniti sono uno dei paesi con la maggior diversità etnica e la sua multiculturalità è il prodotto di un’immigrazione su larga scala dai più svariati paesi dei diversi continenti. L'economia statunitense è la più grande del mondo, con una stima del prodotto interno lordo (PIL) nel 2008 di 14.300 milioni di $ (che rappresenta il 23% del totale mondiale basato sul PIL nominale e quasi il 21% del PIL calcolato a parità di potere d'acquisto).

La federazione è stata fondata da tredici colonie del Regno Unito situate lungo la costa atlantica. Il 4 luglio 1776, con la Dichiarazione di indipendenza, hanno proclamato la loro indipendenza dalla Gran Bretagna. Gli stati si ribellarono e sconfissero i britannici nella guerra di indipendenza americana, prima grande colonia a rivoltarsi con successo contro le leggi coloniali. Una Convenzione Federale (Convenzione di Filadelfia) adottò l'attuale Costituzione degli Stati Uniti d'America il 17 settembre 1787; con la ratifica, l'anno successivo nasceva una repubblica con un forte governo centrale. La Carta dei Diritti, che comprendeva dieci emendamenti costituzionali per garantire molti diritti civili fondamentali e libertà, venne ratificata nel 1791.

Nel corso del XIX secolo gli Stati Uniti acquisirono nuovi territori da Francia, Spagna, Regno Unito, Messico e Russia, annettendo la Repubblica del Texas e la Repubblica di Hawaii. Le controversie tra il Sud agrario e il Nord industriale sull’affermazione dei diritti e l'espansione dell’istituzione della schiavitù provocò la guerra di secessione americana del 1860. Il Nord impedì una scissione del paese e portò la fine della schiavitù legale negli Stati Uniti. La guerra ispano-americana e la prima guerra mondiale confermarono lo status di potenza militare. Nel 1945 gli Stati Uniti emersero dalla seconda guerra mondiale come il primo paese dotato di armi nucleari, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e un membro fondatore della NATO. La fine della guerra fredda lasciò gli Stati Uniti come unica superpotenza.

Il sostantivo America deriva dal nome dell'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci, che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome America fu nel libro Cosmographiae Introductio, pubblicato nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci.

Il nome completo del paese è stato utilizzato per la prima volta ufficialmente nella Dichiarazione d'indipendenza, con la dicitura di "unanime Dichiarazione dei tredici Stati Uniti d'America", adottata dai "Rappresentanti degli Stati Uniti d'America" il 4 luglio 1776. L'attuale nome (sensibilmente corretto) risale al 15 novembre 1777, quando il secondo Congresso Continentale adottò gli articoli della Confederazione, utilizzando The United States of America (Gli Stati Uniti d'America). La forma più breve, Stati Uniti è normalmente utilizzata. Altre forme comuni includono gli U.S, U.S.A., o semplicemente America. Il nome Columbia, un tempo nome popolare per le Americhe e per gli Stati Uniti (in onore di Cristoforo Colombo), permane nel nome Distretto di Columbia.

Il modo standard per fare riferimento a un cittadino degli Stati Uniti è con il termine americano o statunitense. L’aggettivo americano è il più comune adottato per riferirsi al paese ("valori americani", "le forze americane"). Americano è raramente usato nella lingua inglese per riferirsi a persone che non sono in riferimento agli Stati Uniti.

Le popolazioni indigene del continente americano, tra cui i nativi dell'Alaska, migrarono dall'Asia in una data variabile, a secondo della ricerca, tra i 12.000 e i 40.000 anni fa. Alcune civiltà precolombiane svilupparono un’avanzata agricoltura, una grande architettura, ed un alto livello di società. Nel 1492, l’esploratore genovese Cristoforo Colombo, sotto la corona spagnola, raggiunse diversi isole dei Caraibi, contribuendo al primo contatto dell’uomo bianco con le popolazioni indigene. Milioni di indigeni americani morirono in seguito a causa delle epidemie portate dagli europei.

Il 2 aprile 1513 il conquistatore spagnolo Juan Ponce de León sbarcò in una regione che chiamò "La Florida", il primo contatto europeo documentato su quello che sarebbero diventati gli Stati Uniti. Degli insediamenti spagnoli nella regione, rimane solo St. Augustine, fondata nel 1565. Altri insediamenti spagnoli vennero creati nell’odierno sud degli Stati Uniti, attirando migliaia di persone attraverso il Messico. I commercianti di pellicce francesi stabilirono avamposti nella Nuova Francia nella regione dei Grandi Laghi; successivamente la Francia si impadronì di gran parte del Nord America, penetrando fino al Golfo del Messico. La prima colonia inglese di una certa entità fu Jamestown, Virginia, fondata nel 1607. Il 1628 venne fondata la Massachusetts Bay Colony da parte dei Puritani che portò ad un’ondata migratoria; nel 1634 nella Nuova Inghilterra erano insediati circa 10.000 Puritani. Tra la fine degli anni ’10 del 1600 e la Rivoluzione Americana, vennero spediti circa 50.000 detenuti nelle colonie americane britanniche. Nel 1614 venne fondato un insediamento olandese lungo il fiume Hudson inferiore, includendo New Amsterdam sull’isola di Manhattan.

Nel 1674 gli olandesi cedettero il loro territorio americano all'Inghilterra, la provincia della Nuova Olanda venne ribattezzata New York. Molti dei nuovi immigrati, soprattutto nel Sud, erano schiavi (circa due terzi di tutti gli immigrati della Virginia tra il 1630 e 1680). Con la fine del secolo, furono gli schiavi africani a diventare la fonte primaria di lavoro. Nel 1729 con la divisione della Carolina, e la colonizzazione della Georgia del 1732, si completava il cerchio delle tredici colonie britanniche che sarebbero diventate gli Stati Uniti d'America. Con tassi di natalità elevati, bassi tassi di mortalità, e una costante immigrazione, la popolazione coloniale crebbe rapidamente. Nella Guerra franco-indiana le forze britanniche si impadronirono dal Canada francese. Esclusi i nativi americani, le tredici colonie avevano una popolazione di 2,6 milioni di abitanti nel 1770, circa un terzo della Gran Bretagna, e quasi uno su cinque erano schiavi neri. Anche se soggetti alla tassazione britannica, le colonie americane non avevano rappresentanza nel Parlamento della Gran Bretagna.

Tensioni crescenti tra i coloni americani e gli inglesi durante gli anni sessanta e settanta del 1700 portarono alla Guerra di indipendenza americana, combattuta dal 1775 al 1781. Il 14 giugno 1775, il Congresso continentale, tenutosi a Filadelfia, istituì un esercito continentale sotto il comando di George Washington. Annunciando che "tutti gli uomini sono creati uguali" e dotati di "diritti inalienabili", il Congresso adottò la Dichiarazione d'Indipendenza, redatta in gran parte da Thomas Jefferson, il 4 luglio 1776. Tale data celebrata ogni anno come il “giorno dell’Indipendenza”.

Dopo la sconfitta dell’esercito britannico da parte delle forze americane assistite dai francesi, la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza degli Stati Uniti la sovranità sul territorio americano fino al fiume Mississippi. La Costituzione degli Stati Uniti d'America venne ratificato nel 1788, e il primo presidente, George Washington, entrò in carica nel 1789.

Gli atteggiamenti verso la schiavitù mutarono; una clausola nella Costituzione protesse il commercio di schiavi africani solo fino al 1808. Il Nord abolì la schiavitù tra il 1780 e il 1804.

Acquisizioni territoriali aumentarono il desiderio americano di espansione verso l’Ovest, richiedendo una lunga serie di guerre indiane e politica volte a spogliare i popoli indigeni delle loro terre. L'acquisto della Louisiana francese, sotto la guida del Presidente Thomas Jefferson nel 1803, raddoppiò quasi la dimensione della federazione. La guerra del 1812 contro la Gran Bretagna rafforzò il nazionalismo. Una serie di incursioni militari statunitensi in Florida portarono la Spagna a cedere altro territorio lungo la costa del Golfo del Messico nel 1819. Ci fu l’annessione della Repubblica del Texas nel 1845. Nel 1846 fu siglato il trattato dell'Oregon con la Gran Bretagna, portando al controllo da parte statunitense sul Nord-Ovest americano. La vittoria degli Stati Uniti nella guerra contro il Messico nel 1848 portò all’annessione della California e di gran parte dell’odierno Sud-ovest americano. La corsa all'oro tra il 1848 e 1849 portarono ad un’ulteriore migrazione verso occidente. La nuova rete ferroviaria rese più facile il trasferimento di coloni e l'aumento dei conflitti con i nativi americani. In mezzo secolo vennero abbattuti fino a 40 milioni di bisonti americani per le pelli e la carne. Una risorsa primaria che scompariva dalle pianure, causando un grave contraccolpo in molte culture native.

Le tensioni tra gli Stati del Nord e quelli del Sud aumentarono su argomenti quali il rapporto tra lo Stato e i governi federali, come pure la diffusione della schiavitù nei nuovi Stati membri. Abraham Lincoln fu eletto presidente nel 1860. Poco prima sette Stati schiavisti dichiararono la loro secessione. Si arrivò alla Guerra di secessione americana iniziata con l’attacco a Fort Sumter. Dopo la vittoria dell'Unione nel 1865, tre emendamenti alla Costituzione degli Stati Uniti d'America garantirono la libertà a quasi quattro milioni di africani americani un tempo schiavi, rendendoli cittadini, e donando loro il diritto di voto. La guerra e la sua risoluzione portarono ad un aumento sostanziale del potere federale.

Nel Nord, l'urbanizzazione e un afflusso senza precedenti di immigrati provenienti dagli stati meridionali e orientali affrettò il processo di industrializzazione. L'ondata di immigrazione durò fino al 1929. Massicce protezioni tariffarie, la costruzione di infrastrutture, e nuovi regolamenti bancari, incoraggiarono la crescita economica. Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l’Alaska dalla Russia completando l’espansione continentale. Il Massacro di Wounded Knee nel 1890 fu l'ultimo grande conflitto armato delle Guerre Indiane. Nel 1893, la monarchia indigena del Regno di Hawaii venne rovesciato in un colpo di stato portato avanti dagli americani residenti; gli Stati Uniti annessero l'arcipelago nel 1898. La vittoria nella Guerra ispano-americana dello stesso anno dimostrò che gli Stati Uniti erano oramai una potenza mondiale e portò all’annessione di Porto Rico, Guam e delle Filippine. Le Filippine ottennero l'indipendenza solo mezzo secolo più tardi; Porto Rico e Guam rimangono ancora territori degli Stati Uniti.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, gli Stati Uniti rimasero neutrali. La maggior parte degli americani simpatizzava per i britannici e i francesi, anche se molti erano contrari all’intervento. Nel 1917 gli Stati Uniti si unirono agli alleati, contro gli Imperi Centrali. Dopo la guerra il Senato non ratificò il trattato di Versailles, che istituiva la Lega delle Nazioni. Il paese perseguì una politica unilaterale di quasi isolazionismo. Negli anni ‘20 un emendamento costituzionale concesse il suffragio alle donne. La prosperità dei ruggenti anni Venti si concluse con il crollo di Wall Street del 1929 che diede inizio alla Grande Depressione. Dopo la sua elezione a presidente nel 1932, Franklin Delano Roosevelt diede inizio al New Deal, una serie crescente di politiche di intervento del governo nell'economia. Il Dust Bowl a metà degli anni ’30 impoverì molte comunità agricole e stimolò una nuova ondata migratoria verso occidente.

Gli Stati Uniti, effettivamente neutrali durante la Seconda Guerra Mondiale dopo l'invasione nazista della Polonia nel settembre 1939, iniziarono la fornitura di materiali agli Alleati nel marzo 1941 tramite il programma Lend-Lease. Il 7 dicembre 1941 gli Stati Uniti entrarono in guerra con gli Alleati contro le potenze dell’Asse in seguito ad un attacco a sorpresa su Pearl Harbor da parte del Giappone. La Seconda Guerra Mondiale ebbe un costo economico superiore a qualsiasi altra guerra nella storia americana, ma favorì l'economia, fornendo capitali e garantendo l’occupazione.

Tra i grandi paesi combattenti, la federazione è stata l'unica a diventare più ricca (di gran lunga) in conseguenza alla guerra. Le conferenze di Bretton Woods e Yalta delinearono un nuovo sistema nelle organizzazioni internazionali, ponendo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica al centro del mondo. Con la vittoria in Europa, nel 1945 venne tenuta una conferenza internazionale a San Francisco che portò alla Carta delle Nazioni Unite, divenuta attiva dopo la guerra .

Gli Stati Uniti, dopo aver sviluppato le prime armi nucleari, sganciarono la bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945. Il Giappone si arrese il 2 settembre, ponendo fine alla guerra .

Gli Stati Uniti e Unione Sovietica si spartirono il potere dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda, e dominarono gli affari militari dell'Europa attraverso la NATO e il Patto di Varsavia. Gli Stati Uniti promossero la democrazia liberale e il capitalismo, mentre l'Unione Sovietica promosse il comunismo e un’economia pianificata a livello centrale. Le truppe americane combatterono le forze comuniste nella Guerra di Corea del 1950-1953, e si sperimentò la crisi missilistica di Cuba.

Al lancio sovietico del primo equipaggio umano nello spazio nel 1961 risposero gli Stati Uniti con il primo uomo sulla Luna nel 1969. Il paese conobbe una forte espansione economica. Un crescente movimento dei diritti civili, guidata da africani americani, come Martin Luther King, combatterono la segregazione e la discriminazione razziale. Dopo l'assassinio di Kennedy nel 1963 vennero approvati il Civil Rights Act del 1964 e il Voting Rights Act del 1965 dal Presidente Lyndon B. Johnson. Johnson e il suo successore, Richard Nixon, portarono il paese ad una nuova guerra nel Sud-Est asiatico, la Guerra del Vietnam. In questi anni furono grandi le riforme sociali, nacque il movimento femminista e si sviluppò il dibattito sui problemi ambientali e sui diritti civili, e l’opposizione alla guerra.

Come risultato dello scandalo Watergate, Nixon divenne il primo presidente degli Stati Uniti a dimettersi nel 1974. Durante il governo di Jimmy Carter alla fine degli anni settanta, l'economia degli Stati Uniti sperimentò la stagflazione. L'elezione di Ronald Reagan come presidente nel 1980 segnò un significativo spostamento verso destra della politica americana, che si riflesse nelle principali modifiche in materia fiscale e nelle priorità di spesa. Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, l'Unione Sovietica crollò, ponendo fine alla Guerra Fredda.

Il ruolo di leadership assunto dagli Stati Uniti e dei suoi alleati -la Guerra del Golfo sotto la guida del Presidente George H.W. Bush, e la guerra in Jugoslavia sotto la guida del Presidente Bill Clinton- contribuì a preservare la propria posizione di superpotenza. La più lunga espansione economica nella storia moderna degli Stati Uniti coprì il periodo tra marzo 1991 e marzo 2001, prevalentemente sotto l'amministrazione Clinton.

Gli attentati dell'11 settembre 2001 che colpirono il World Trade Center di New York e il Pentagono uccisero quasi tremila persone. In risposta, il Presidente George W. Bush lanciò la guerra contro il terrorismo. Alla fine del 2001 le forze americane invasero l'Afghanistan, rovesciando il governo dei talebani che però continuarono le operazioni di guerriglia. Nel 2002 l'amministrazione Bush iniziò a premere per il cambiamento del regime in Iraq. Sebbene senza il sostegno della NATO o di un esplicito mandato delle Nazioni Unite si arrivò all’invasione dell'Iraq nel 2003 che portò alla cattura del presidente Saddam Hussein. La guerra in Iraq, non ancora conclusa, vede l’opposizione dalla maggior parte degli americani. Il 4 novembre 2008 il senatore democratico Barack Obama è stato eletto presidente (il suo mandato è iniziato il 20 gennaio 2009), primo afro-americano nella storia degli USA, battendo il senatore repubblicano John McCain.

Gli Stati Uniti si trovano quasi interamente nell’emisfero occidentale: gli Stati Uniti continentali sono bagnati dall’Oceano Pacifico a ovest, dall'Oceano Atlantico a est, e a sud-est dal Golfo del Messico. I paesi confinanti sono il Canada a nord e il Messico a sud. L’Alaska è lo stato più vasto, mentre le Hawaii occupano un arcipelago nel Pacifico centrale. Dopo la Russia e il Canada, gli Stati Uniti contendono con la Cina il terzo posto come paese più esteso del mondo. La classifica varia a seconda di come vengono conteggiati i due territori contestati dalla Cina con l'India e la superficie stessa degli Stati Uniti: il CIA World Factbook segnala 9.826.630 km², lo United Nations Statistics Division fornisce 9.629.091 km², l'Enciclopedia Britannica 9.522.055 km². Gli Stati Uniti possiedono anche diversi territori insulari sparsi tra l'Oceano Pacifico (ad esempio Guam) e i Caraibi (compreso Porto Rico, che è legato agli Stati Uniti in un'associazione chiamata Commonwealth).

Dalle pianura costiera dell’atlantico spostandosi verso l’interno si incontrano i boschi decidui e le dolci colline del Piedmont. I monti Appalachi dividono la costa orientale dai Grandi Laghi alle praterie del Midwest. Il Mississippi-Missouri, il quarto sistema fluviale più lungo del mondo, attraversa da nord verso sud il centro del paese. Le piatte e fertili praterie delle Grandi Pianure si estende ad ovest, interrotte da un altopiano nella regione sud-est. Le Montagne Rocciose, al margine occidentale delle Grandi Pianure si estendono da nord a sud attraverso tutto il paese, raggiungendo altitudini superiori ai 4.300 metri in Colorado. Più ad ovest sono si incontrano le rocce del Gran Bacino e deserti come il Mojave. Le catene montuose della Sierra Nevada e la Catena delle Cascate si snodano prossimi oramai alla costa del Pacifico. Con i suoi 6.194 metri sul livello del mare, il Monte McKinley, in Alaska è la vetta più elevata del paese. Vulcani attivi sono comuni e presenti in tutta la regione costiera che va dall’Arcipelago Alexander alle Isole Aleutine, attraversando la Penisola di Alaska, oltre che nell’arcipelago delle Hawaii. Il supervulcano presente nel Parco Nazionale di Yellowstone nelle Montagne Rocciose è più grande vulcano presente all’interno della parte continentale degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, con la loro grande dimensione e varietà geografica, comprendono al loro interno la maggior parte dei vari tipi di clima. Ad est del 100° meridiano il clima varia da umido continentale nel nord fino a subtropicale umido a sud. Nella punta meridionale della Florida è presente un clima tropicale, così come alle Hawaii. Le Grandi Pianure ad ovest del 100° meridiano sono generalmente semi-aride. In gran parte delle regioni montane dell’Ovest sono caratterizzate da un clima alpino. Il clima è arido nel Gran Bacino, desertico nel Sud-Ovest, mediterraneo lungo la costa californiana, oceanico lungo la costiere di Oregon, Washington e Alaska meridionale. La maggior parte dell’Alaska rientra però nel clima subartico o polare. Fenomeni meteorologici estremi non sono rari, con le regioni costiere lungo il Golfo del Messico soggette al rischio uragani.

L’ecologia degli Stati Uniti è molto varia: circa 17.000 specie di piante vascolari sono presenti negli Stati Uniti contigui e nell'Alaska, e oltre 1800 specie di piante fiorite si trovano nelle isole Hawaii, alcune delle quali presenti anche nel continente. Gli Stati Uniti sono la patria di più oltre 400 specie di mammiferi, 700 specie di uccelli, 500 specie di rettili e anfibi, e 90.000 specie di insetti. La specie minacciate di estinzione legge del 1973 protegge minacciate e di specie minacciate e dei loro habitat, che sono monitorati da parte degli Stati Uniti di pesce e della fauna selvatica del servizio. Sono presenti 58 parchi nazionali e centinaia di altri parchi, foreste e zone desertiche protette a livello federale. Nel complesso il governo gestisce il 28,8% del territorio, buona parte del quale è protetta.

Gli stati principali sono suddivisi in quelli della costa orientale (East Coast), il sud (South), il Midwest, la zona montana (Mountain states, compreso il Southwest), e la costa occidentale (West Coast). Gli stati della costa orientale sono, da nord a sud, Maine, New Hampshire, Vermont (che non è sulla costa), Massachusetts, Rhode Island (il più piccolo degli stati), Connecticut, New York, Pennsylvania (che è vicino alla costa e la cui metà occidentale è spesso considerata parte del Midwest), New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Florida. Gli ultimi 5 (dalla Virginia) vengono anche contati come stati del Sud.

Geograficamente questa zona comprende montagne basse e molto antiche, gli Appalachi, con un andamento generalmente da nord-est a sud-ovest, oltre a molti fenomeni locali, compresi i fenomeni glaciali a nord, le faglie tettoniche della valle dell'Hudson, e la zona di origine calcarea (corallina) della Florida. Il corso dei fiumi è generalmente da ovest verso est. I fiumi tendono ad essere di lunghezza limitata ma ampi e dal flusso regolare. Le maree sono spesso forti, soprattutto al nord. Gli inverni sono freddi (nel nord) o moderati (al sud) e umidi, le estati ugualmente umide.

Gli stati del Sud comprendono i summenzionati Virginia, Carolina del Nord/Sud, Georgia, Florida, e anche Virginia Occidentale (spesso considerato parte del Midwest, dato che era dalla parte del nord nella guerra civile), Kentucky, Tennessee, Alabama, Louisiana, Arkansas, Oklahoma, Texas (spesso considerato fra gli stati del sud-ovest). Questa zona comprende la parte meridionale (e le cime più elevate) degli Appalachi, e più a ovest l'altopiano d'Ozark. I fiumi comprendono le foci del Mississippi e del Río Grande. La più grande influenza climatica viene dal Golfo del Messico, e comprende inverni miti, umidità, e di tanto in tanto uragani.

Gli stati del Midwest comprendono Ohio, Michigan, Indiana, Wisconsin, Illinois, Missouri, Minnesota, Iowa, Dakota del Nord, Dakota del Sud, Nebraska e Kansas. Sono in gran parte stati agricoli e industriali (compresa la "rust belt", la zona industriale "arrugginita" negli anni settanta e ottanta dalla concorrenza, soprattutto giapponese), freddi d'inverno, caldi d'estate, con clima da umido (verso est) a secco (verso ovest). È qui che si trova il "cuore" ("heartland") degli Stati Uniti, ed è considerato un centro di valori morali (lavoro serio, casa e famiglia, i pionieri sulla prateria, e così via) per il resto del paese.

Gli stati della zona montana comprendono Montana, Idaho, Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, Arizona, Nuovo Messico. Gli ultimi quattro spesso anche considerati gli stati del sud-ovest. Soprattutto a sud la zona è secca, con molti deserti (deserto Sonorano) e le Montagne Rocciose. A nord ci sono inverni molto freddi ed estati miti, mentre a sud gli inverni sono miti e le estati calde. Questa è la zona meno abitata del paese, ed è dove si trovano molte delle destinazioni sceniche degli Stati Uniti, per esempio il Grand Canyon (Arizona) e Yellowstone (Wyoming). La geografia della costa occidentale (Washington, Oregon, California) comprende montagne elevate (Sierra Nevada), vari vulcani, deserti (Death Valley), e zone molto umide (la costa, soprattutto a nord).

L'immigrazione negli Stati Uniti fu sempre molto intensa nel corso della storia, specialmente dall'Europa, la parte meridionale fu interessata dall'immigrazione dalla Spagna, tranne la zona della Louisiana che al tempo si estendeva fino al Canada. I primi immigrati nelle 13 colonie provenivano dal Regno Unito ma in seguito fu fortissima l'immigrazione dalla Germania dove il numero degli abitanti era quasi pari a quello degli immigrati britannici, mentre nella zona dell'attuale stato del New York erano presenti immigrati dai Paesi Bassi. L'immigrazione dalla Francia fu frequente dopo il cedimento della Louisiana agli Stati Uniti da parte di Napoleone Bonaparte. Nell'ottocento fu enorme l'immigrazione dall'Irlanda, ed altrettanto forte quella dall'Italia, specie a cavallo tra l'800 ed il '900. L'immigrazione proseguì nel novecento con l'arrivo di immigrati dai paesi scandinavi, e durante la seconda guerra mondiale di Ebrei (circa 6 milioni) specialmente dalla Russia, dalla Polonia e dall'Ungheria.

Con più di 305 milioni di abitanti (fine 2008), gli Stati Uniti sono il terzo paese al mondo per popolazione, dopo Cina ed India.

La zona più popolata del Paese è quella nordorientale, di antica urbanizzazione. Di recente si sono espanse anche le zone urbane della costa pacifica, specie in California.

Secondo l'ultimo censimento ufficiale (2000), il 75,1% della popolazione è bianca, il 12,3% nera o di origine afroamericana, il 3,6% asiatica, e solo lo 0,9% di origine amerindia. Va notato che il 5,5% si è dichiarato di altre etnie, mentre il 2,4% di origine mista.

I latinoamericani di ogni etnia costituiscono, sempre secondo l'ultimo censimento, il 12,5% della popolazione. Percentualmente vengono subito dopo i residenti di ascendenza tedesca (15,2%), ma prima di quelli di origine irlandese (10,9%) ed inglese (8,7%). Consistenti sono anche le minoranze asiatiche, soprattutto cinesi. I residenti di ascendenza italiana rappresentano il 5,6% della popolazione totale. Il gruppo comunemente identificato come WASP, Bianco, Anglosassone, Anglicana, pur detenendo ancora le leve del potere politico ed economico, non costituisce più la maggioranza della popolazione del paese.

La popolazione è generalmente in crescita, specie grazie ad una forte immigrazione, proveniente in buona parte dall'America Latina e dall'Asia sudorientale. La presenza di immigrati - o di loro discendenti diretti - è molto rilevante nella parte sud occidentale del paese. Più di 37 milioni di cittadini sono nati all'estero e circa 15 milioni di questi sono stati naturalizzati cittadini statunitensi.

L'Affirmative Action, una politica a favore dei gruppi minoritari, ha permesso negli ultimi decenni agli appartenenti alle minoranze etniche un più facile accesso alle Università, a molti posti di lavoro che precedentemente erano loro preclusi e ad incarichi di grande responsabilità nel mondo politico e nell'alta finanza.Questo però da qualcuno è visto come una sorta di razzismo al contrario nei confronti di una parte di popolazione.

Circa 36,6 milioni sono afroamericani.

Circa 198 milioni sono bianchi non ispanici così suddivisi: 50,7 milioni sono originari della Germania, 36,5 milioni del Regno Unito, 36,5 milioni dell'Irlanda, 17,8 milioni dell'Italia, 11,8 milioni della Francia (compresi franco-canadesi), 10 milioni della Polonia, 5 milioni dei Paesi Bassi, 4,6 della Norvegia , 4,4 milioni della Svezia, 3 milioni della Russia, 1,5 milioni dell'Ungheria, 1,5 milioni della Danimarca, 1,4 milioni della Grecia e altrettanti dell'Armenia e del Portogallo. Di minore consistenza qualche altro milione rappresentato dai paesi europei non elencati sopra.

Circa 15 milioni di persone sono di origine asiatica, soprattutto Filippine (4 milioni), Cina (3,5 milioni), India (2,7 milioni), Vietnam (1,6 milioni), Corea (1,5 milioni) e Giappone (1,2 milioni).

Da una stima fatta nel 2007 risulta che 45,5 milioni di cittadini statunitensi sono di origine ispanica ( di qualsiasi razza ) in particolare dal Messico (28 milioni), da Porto Rico (4 milioni), da Cuba (1,5 milioni), da El Salvador (1,4 milioni).

I nativi americani sono circa 2,5 milioni.

L'immigrazione ispanica è tutt'oggi la più numerosa (molti sono i clandestini entrati illegalmente dal Messico) e si dice che tra qualche decennio il numero degli ispanici supererà quello degli americani di lingua inglese.

È stato inoltre calcolato che negli Stati Uniti vivano approssimativamente 12 milioni di clandestini (unauthorized immigrants), principalmente messicani, salvadoregni, guatemaltechi, filippini.

Gli Stati Uniti hanno un sistema economico capitalista di tipo misto, con un grande contributo delle imprese private nelle decisioni microeconomiche, regolate però dalle scelte del governo. Caratterizzata da alta produttività, alimentata da abbondanti risorse naturali, e da una sviluppata rete di infrastrutture, secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia degli Stati Uniti genera un PIL annuo di 14.300 miliardi di $, che costituisce il 23% del prodotto interno lordo mondiale lordo ai prezzi di mercato, e quasi il 21% del prodotto mondiale lordo a parità di potere d'acquisto (PPA). È la più grande economia nazionale del pianeta in termini di PIL, solo il 4% in meno circa rispetto al PIL combinato di tutti i paesi dell'Unione europea a PPA generato nel 2007. Il PIL pro capite l’ottavo in termini nominali e il quarto in termini di parità di potere d'acquisto. GLi Stati Uniti sono il più grande importatore di merci e il terzo maggiore esportatore, anche se le esportazioni pro capite sono relativamente basse. Canada, Cina, Messico, Giappone e Germania sono i principali partner commerciali. Le principali merci di esportazione sono macchinari elettrici, mentre i veicoli costituiscono la principale voce delle importazioni.

Il settore privato costituisce la maggior parte dell'economia, mentre le attività governative partecipano al 12,4% del PIL. L'economia è prevalentemente postindustriale, con il settore dei servizi che contribuisce al 67,8% del PIL. Il principale settore in termini di giro d’affari è quello del commercio all'ingrosso e al dettaglio; in termini di reddito netto è quello della finanza e assicurazioni. Gli Stati Uniti restano una potenza industriale, con produzioni nell’industria chimica e manifatturiera leader nei rispettivi settori. Gli Stati Uniti sono il terzo più grande produttore di petrolio del mondo, così come il più grande importatore di questa materia prima. E’ leader nella produzione di energia elettrica e nucleare, come pure come per l’estrazione di gas naturale, zolfo, fosfati, e sale. Sebbene l'agricoltura rappresenti poco meno dell’1% del PIL, gli Stati Uniti sono i migliori produttori mondiali di mais e soia. Il New York Stock Exchange è la più grande borsa valori del mondo. Coca-Cola e McDonald's sono i due marchi più riconosciuti a livello globale.

Nel 2005 la forza lavoro retribuita era pari a 155 milioni di persone, di cui l’80% a tempo pieno. La maggioranza, il 79%, era impiegate nel settore dei servizi. Con circa 15,5 milioni di persone, il settore dell’assistenza sanitaria e assistenza sociale rappresentava il principale settore di occupazione. Circa il 12% dei lavoratori è sindacalizzato, contro il 30% dell’Europa occidentale. La Banca Mondiale classifica gli Stati Uniti nel primo posto per facilità nell'assunzione dei lavoratori. Tra il 1973 e il 2003, le ore lavorative medie per un lavoratore americano è cresciuto di 199 ore. Come risultato, gli Stati Uniti mantengono la più alta produttività del lavoro del mondo, sebbene non in termini di produttività per ora lavorata come fino ai primi anni ’90: i lavoratori di Norvegia, Francia, Belgio e Lussemburgo si trovano meglio piazzati in questo indicatore. Rispetto all'Europa, negli Stati Uniti le tasse su proprietà e reddito delle società sono in genere più elevate, mentre il lavoro sconta in genere aliquote fiscali più basse.

Secondo lo United States Census Bureau, il reddito medio lordo delle famiglie americane nel 2007 è stato di 50.233 $, con medie che variano dai 68.080 $ nel Maryland ai 36.338 $ del Mississipi. A parità di potere d'acquisto la media è simile ai quella delle maggiori nazioni sviluppate. I tassi di povertà, dopo essere scesi bruscamente durante la metà del XX secolo, si sono stabilizzati dai primi anni ‘70, con l’11,15% degli americani al di sotto della soglia di povertà, e il 58,5% che ha sperimentato almeno un anno in condizioni di povertà tra i 25 e i 75 anni di età. Nel 2007 ben 37,3 milioni di americani vivevano in condizioni di povertà. Lo stato sociale è ormai tra i più austeri nel mondo sviluppato, e tende a ridurre sia la povertà relativa che assoluta, inferiore alla media delle nazioni ricche. Ma mentre lo stato sociale tutela e riduce la fascia debole tra la popolazione anziana, in proporzione poco è fatto per la fascia più giovane. Uno studio 2007 dell’UNICEF sul benessere dei bambini tra le 21 nazioni più industrializzate, pone gli Stati Uniti tra gli ultimi posti.

Nonostante i forti aumenti di produttività, la bassa disoccupazione e la bassa inflazione, gli incrementi di reddito a partire dagli anni ‘80 hanno avuto una crescita lenta rispetto ai precedenti decenni, oltre ad essere stato meno ampliamente condivisi, e accompagnati da una maggiore insicurezza economica.

Tra il 1947 e il 1979 il reddito medio è aumentato di oltre l’80% nell’insieme di tutte le classi di reddito, con i redditi più bassi cresciuti ad un ritmo più elevato rispetto a quelli elevati. Il reddito familiare medio è aumentato dal 1980 in gran parte a causa di un doppio reddito all’interno delle famiglie, la riduzione del divario tra i sessi, e per il maggior numero di ore lavorate, ma la crescita è stata più lenta e maggiormente concentrata nei redditi più elevati. Di conseguenza, i redditi di gran lunga più elevati, che corrispondono all’1% dei redditi, hanno generato il 21,8% del reddito totale prodotto nel paese nel 2005, cifra che è più che raddoppiato dal 1980, rendendo gli Stati Uniti uno dei paesi con la maggiore disparità di reddito tra nazioni sviluppate. La ricchezza, come reddito, è estremamente concentrata: il 10% della popolazione, la fascia più ricca, possiede il 69,8% della ricchezza del paese, la seconda quota più elevata tra le nazioni sviluppate. Il 1% posto al vertice possiede il 33,4% del patrimonio netto.

Il sistema politico degli Stati Uniti d'America comprende il sistema federale che unisce gli stati, e il sistema di ciascun stato.

Nonostante la possibilità teorica di ampia indipendenza, gli stati tendono ad assomigliarsi nei sistemi di governo, e generalmente sono basati sul sistema federale con un capo dello stato (il presidente degli Stati Uniti, o il governatore di ciascun Stato), un'assemblea legislativa (di solito bicamerale, con un Senato e una Camera dei Rappresentanti - "House" o "House of Representatives") e un sistema di giudici e tribunali, federali e statali, ciascuno con una propria giurisdizione.

Il rapporto fra il governo federale e gli stati è regolato dalla costituzione americana, interpretata dalla Corte Suprema.

Il governo federale, per Costituzione, ha il solo potere di regolare il commercio fra gli stati, di proteggere i diritti dei cittadini, e di difendere il paese. Di fatto e con l'avallo della Corte Suprema, col tempo ha acquisito grandi poteri, che esercita attraverso organismi federali i quali, ad esempio, regolamentano la circolazione delle droghe o la cattura dei criminali, ma anche l'educazione e i diritti dei disabili.

Ogni stato elegge al congresso due senatori e un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione (almeno uno), un sistema che offre un maggiore peso agli stati più piccoli.

Il sistema politico statunitense è bipolare e assegna il potere a chi ha ricevuto più voti tra i due grandi partiti, il partito Democratico (generalmente più vicino alla sinistra) e il partito Repubblicano (generalmente più vicina alla destra).

L'elezione del presidente avviene ogni quattro anni, il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. L'elezione del Presidente avviene in modo indiretto. I cittadini eleggono i grandi elettori che a loro volta si riuniscono ed eleggono il Presidente. Ogni stato possiede un numero di grandi elettori pari al numero di deputati e di senatori che lo stato esprime.

Con rare eccezioni in ciascuno stato i grandi elettori vengono assegnati alla lista che prende il maggior numero di voti (the winner takes all). Il meccanismo elettorale spinge i candidati a concentrare i propri sforzi per ottenere i voti di pochi decisivi stati nei quali il risultato è incerto, trascurando invece gli stati nei quali con ragionevole certezza il risultato finale è scontato. La scelta del candidato alla presidenza avviene attraverso elezioni primarie che avvengono nel corso di diverse settimane, secondo un calendario che rispecchia la tradizione e vede nell'Iowa e nel New Hampshire i primi stati interessati da questo tipo di voto.

Nel senato una maggioranza di tre quinti è necessaria per porre fine al dibattito. Questo permette a una sostanziale minoranza di bloccare leggi particolarmente sfavorevoli, con un processo chiamato "filibuster". Inoltre, se il presidente si rifiuta di firmare una legge (ponendo il suo diritto di "veto"), maggioranze di due terzi sia nella Camera sia nel Senato possono approvare una legge senza la firma del presidente, superandone il suo "veto". Talvolta, le leggi passate dal Senato e dalla Camera sono diverse. In tal caso, un comitato formato da senatori e rappresentanti ("conference committee") si riunisce per cercare un compromesso accettabile ad entrambe le camere: compromesso che spesso esprime più le preferenze del comitato che delle due camere. Ciononostante le leggi, molto spesso, vengono approvate comunque. In tali battaglie politiche spesso il conflitto non è a viso aperto: infatti, spesso il presidente firma una legge approvata dai due terzi di ciascuna delle due camere ("a veto-proof majority") pur dichiarandosi contrario.

A questo punto, in entrambi i casi, è necessario che tre quarti degli Stati approvino l'emendamento. Questa approvazione può essere opera dell'assemblea legislativa dello Stato, o di una apposita convenzione. Tranne in un caso, l'approvazione degli emendamenti è sempre stata opera delle assemblee legislative degli stati.

Vari emendamenti si sono succeduti nella storia statunitense. Sono famose le modifiche dopo la guerra civile intese a proibire la schiavitù. Clamoroso l'XVIII emendamento che proibisce il consumo dell'alcool, successivamente abrogato dall'XXI, emendamento che è stato l'unico ad essere approvato mediante convenzioni statali, e l'unico ad abrogare un precedente emendamento (il XVIII, appunto).

Gli Stati Uniti esercitano a livello globale una grande influenza economica, politica e militare. Sono membro permanente delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e la città di New York ospita la sede dell’ONU. Quasi tutti i paesi hanno ambasciate a Washington e numerosi consolati sono presenti in tutto il paese. Allo stesso modo quasi tutte le nazioni ospitanti missioni diplomatiche americane. Tuttavia Cuba, Iran, Corea del Nord, Bhutan, Sudan e Taiwan non hanno formali relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti godono di un rapporto speciale con il Regno Unito e mantengono forti legami con Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Israele, e tutti i membri della NATO. Lavorano inoltre a stretto contatto con i vicini continentali tramite l'Organizzazione degli Stati Americani e accordi di libero scambio come il NAFTA con Canada e Messico. Nel 2005 gli Stati Uniti hanno speso 27 miliardi di $ in aiuti pubblici allo sviluppo, il maggior paese contributore del mondo. Tuttavia, relativamente al reddito nazionale lordo, gli Stati Uniti contribuiscono con il 0,22%, classificandosi al ventesimo posto tra i ventidue principali stati donatori. Enti non governativi, come fondazioni private, imprese e istituzioni religiose donano 96 miliardi di dollari. Il totale complessivo sale così a 123 miliardi di $, il settimo in percentuale del reddito nazionale lordo.

Il presidente detiene il titolo di comandante in capo della forze armate e nomina i suoi leader, il Segretario della Difesa e i comandi congiunti del personale. Il Dipartimento della Difesa gestisce le forze armate, compresa Esercito, Marina, Corpo dei Marines, e l’Air Force. La Guardia Costiera è gestito dal Dipartimento di Sicurezza della Patria in tempo di pace e dal Dipartimento della Marina in tempo di guerra. Nel 2005 i militari erano 1,38 milioni di personale in servizio attivo, insieme a diverse centinaia di migliaia di riserva, oltre alla Guardia Nazionale, per un totale di 2,3 milioni di soldati. Il Dipartimento della Difesa impiega inoltre circa 700.000 civili. Il servizio militare è volontario, anche se la coscrizione può verificarsi in tempo di guerra. Le forze americane possono essere impiegate rapidamente grazie alla grande flotta di aerei da trasporto e aerei cisterna di rifornimento dell’Air Force, e alle undici portaerei attive nelle flotte dislocate nell’oceano Atlantico e Pacifico. Al di fuori degli Stati Uniti, i militari americani sono schierati su 770 basi e strutture presenti in ogni continente, tranne l'Antartide. La spesa totale in campo militare nel 2006 ammontava a più di 528 miliardi di $, cioè quasi il 46% della spesa militare globale. La spesa pro capite è di 1.756 $, circa dieci volte la media mondiale. Con il 4,06% del PIL, la spesa militare degli Stati Uniti è classificata al 27° posto su 172 nazioni.

Sebbene la classe dirigente abbia in maggioranza origini inglesi (i primi coloni giunsero sulla costa Est degli attuali Stati Uniti a seguito della repressione dei Puritani dopo la restaurazione stuartiana), la maggior parte degli americani ha origini tedesche. La composizione etnica della federazione varia molto a seconda della regione. La cultura statunitense nasce dalla fusione di numerose culture: europei, neri africani, ispanoparlanti e nativi americani.

Importanti da segnalare - cosa spesso poco capita dagli stranieri - sono le grosse differenze culturali e filosofiche fra le diverse regioni americane. Spesso visti dall'estero come una entità unica e "unita", la realtà degli USA è tutt'altro. Sulle coste prevalgono gli americani "progressisti", mentre nel grande centro (con l'eccezione delle grandi città come Chicago e Denver) rimane una visione più tradizionale, più legata alla religione, che fanno parte della cosiddetta "Bible Belt" o cintura della bibbia, forse la regione meno accessibile all'attuale mentalità filosofica prevalente in Europa.

Si usa l'acronimo WASP (White Anglo-Saxon-Protestant) per indicare una tipologia di americano specifica, senza ambiguità: Bianco, Anglosassone, Protestante. Nonostante ciò la percentuale di americani cattolici è massiccia, composta da irlandesi, italiani e polacchi nel contesto europeo e di latinoamericani (principalmente dal Messico al primo posto seguito dalla Colombia e la Repubblica Dominicana).

Al momento della Rivoluzione americana (1775) oltre al rifiuto alle tasse imposte dal regime, la nuova federazione si pone il problema di avere una propria cultura distinta da quella dell'Inghilterra, che fino ad allora aveva governato quei territori. Questo problema è affrontato da Ralph Waldo Emerson in uno dei saggi cruciali della letteratura americana, "Lo studioso americano", che O. W. Holmes definì "la Dichiarazione d'Indipendenza intellettuale americana". Lo stesso problema è affrontato in tutta l'opera di Emerson, tanto che oggi Harold Bloom lo definisce "la figura centrale nella cultura americana".

Nel corso dei decenni gli apporti di altre culture si sono fatti sentire, a seconda dei flussi migratori che si sono succeduti: hanno contribuito l'Irlanda, l'Italia, l'Europa orientale (soprattutto a seguito della forte immigrazione ebraica dalla Russia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, ecc.), e in minor proporzione ma non di minor importanza- la Grecia.

Nel frattempo si è sviluppata in territorio statunitense, tra mille contraddizioni e lacerazioni, una cultura afro-americana, legata alla peculiare e travagliata storia degli americani discendenti degli schiavi. Una delle realizzazioni più rappresentative di questa cultura è il jazz, il più grande ed innovativo contributo statunitense nel campo musicale. E in modo ancor più faticoso e drammatico, comincia a uscire dall'isolamento la cultura dei Nativi Americani, ridotti allo 0,8% della popolazione e confinati nelle riserve dove però hanno la possibilità di professare la loro religione e continuare a vivere secondo le proprie tradizioni.

L'immigrazione dal Messico soprattutto, e secondariamente dagli altri paesi latino-americani ispanofoni, quella dell'est asiatico e dell'India contribuiscono a far sì che la cultura americana assuma (non senza resistenze e incomprensioni) anche caratteri non-europei.

La più recente ondata immigratoria è quella dai paesi latinoamericani e islamici, che ancora non si può dire abbia segnato la cultura statunitense nel suo complesso (per quanto l'islam si sia diffuso in maniera ribelle già a partire dagli anni 1930 tra gli afro-americani). Nonostante l'origine, però, è poco saputo che ben il 55% degli immigrati dai paesi arabi sono di fede cristiana.

Per quanto riguarda la cultura degli USA ciò che subito salta all'occhio è lo smodato utilizzo dell'entertainment (ovvero l'intrattenimento), la spettacolarizzazione degli eventi. Tutto, o quasi, negli USA è reso pubblico sotto forma di spettacolo. Anche le recenti elezioni sono state estremamente spettacolarizzate, con fastose convention e raduni che sembravano più degli show televisivi.

Un importante componente della cultura americana si sta ponendo in questione tra i progressisti nel film e il sogno americano dove l'idea che con il duro lavoro, il coraggio e l'autodeterminazione una persona possa guadagnarsi una vita migliore.

L'inglese è adottato in tutti gli atti pubblici formali ma non è ufficiale a livello federale. È ufficiale in 28 dei 50 Stati dell'Unione. Il 18 maggio 2006 il Senato ha approvato una risoluzione, proposta dal repubblicano James Inhofe, con cui si stabilisce che l'inglese è la lingua "comune e unificatrice degli Stati Uniti". Per entrare in vigore deve però essere votata anche dalla Camera dei Rappresentanti e anche essere approvata dal Presidente, che ha il diritto di veto.

Lo sport è importantissimo nella cultura statunitense. Nei college è possibile avanzare negli studi in base ai risultati sportivi, come fecero il cestista Michael Jordan (North Carolina) ed il lottatore di wrestling Brock Lesnar (Minnesota).

Il calcio (noto negli USA come soccer) è molto praticato dai giovani ed è lo sport più praticato dalle ragazze (la nazionale statunitense ha anche vinto 2 dei 5 campionati del mondo femminili finora disputati), ma non conta molti spettatori. Nonostante ciò, l'organizzazione da parte degli USA del Mondiale 1994 ha suscitato un discreto interesse per lo sport e per il locale campionato, la Major League Soccer, fondata nel 1993. La nazionale di calcio statunitense negli ultimi anni è diventata assai più competitiva, pur con andamenti altalenanti (ad esempio raggiunse i quarti di finale nel 2002, ma 4 anni dopo uscì al primo turno).

Otto Olimpiadi si sono svolte negli USA (4 olimpiadi estive e 4 olimpiadi invernali); gli Stati Uniti sono secondi nel medagliere di tutti i tempi ai Giochi olimpici invernali (prima è la Norvegia con 280 medaglie) con 216 medaglie vinte (78 d'oro, 80 d'argento e 58 di bronzo), e primi nel medagliere di tutti i tempi ai Giochi olimpici estivi, con 2321 medaglie vinte (943 d'oro, 736 d'argento e 642 di bronzo).

Ampie possono essere le considerazioni sulla religione. Gli USA sono contraddistinti da un tanto forte quanto variegato spirito religioso che si spiega facendo riferimento alla storia e alla costituzione materiale del Paese. Di fatto si osserva che nascono continuamente moltissime confessioni religiose. I valori religiosi sono una parte importantissima della vita degli statunitensi, come dimostrano le elezioni vinte dal candidato repubblicano George Bush, puntando sui valori familiari della società.

Il Cristianesimo è presente in tutte le sue grandi derivazioni: in maggioranza protestanti (49,1%), seguiti dai cattolici (25,9%), mormoni (1,4%), e cristiani ortodossi (0,3%).

Le confessioni protestanti di maggiori tradizioni sono quelle della tradizione calvinista-riformata (presbiteriana, congregazionalista, nonché i battisti) e gli episcopali, questi ultimi ramo americano dell'Anglicanesimo, cui tradizionalmente fanno riferimento le classi alte (è la confessione della famiglia Bush). Le confessioni più diffuse sono nell'ordine la battista (17.2%), la metodista (7.2%), fede abbracciata dal presidente George W. Bush dopo il matrimonio, la luterana (4.9%), la presbiteriana (2.8%) e la episcopale (1.8%), oltre ad una miriade di Chiese evangeliche, pentecostali e minori. La singola chiesa più diffusa è quella cattolica, rafforzata dall'immigrazione ispanica degli ultimi 30 anni.

Vi sono anche presenze ebraiche (1.4%), islamiche (0,6%), Testimoni di Geova (0,7%), buddisti (0,5%), induisti (0,4%), sikh, caodaisti, shintoisti, e bahai, grazie all'enorme varietà di etnie presenti ogni religione è rappresentata.

Negli ultimi decenni si è sviluppato il fenomeno delle TV and Web Churches, guidate dei cosiddetti tele-predicatori, tra i quali vano ricordati Pat Robertson e Jerry Falwell, animatori della Destra Cristiana, fondamentale per le vittorie elettorali di Ronald Reagan nel 1980 e 1984, nonché per quelle di George W. Bush nel 2000 e 2004. Parallelamente sono nate e cresciute le cosiddette megachurches, grandissime chiese evangeliche non-denominazionali.

Spesso la religione è dietro a molte questioni e controversie politiche riguardanti il razzismo (il movimento per la desegregazione dei neri era guidato da Martin Luther King), il pacifismo (la stessa guerra in Iraq ha diviso il panorama religioso tra favorevoli e contrari), la pena di morte (sostenuta dalle chiese protestanti di stampo evangelical e fermamente contestata dai cattolici), la bioetica, l'omosessualità, l'insegnamento della teoria dell'evoluzione delle specie e il Neodarwinismo.

Fenomeno minoritario anche se in forte crescita è il Neopaganesimo , le cui numerose religioni sono tutte presenti negli Stati Uniti. I neopagani statunitensi sono in maggioranza wiccani, ma sono presenti anche ampie comunità di eteni, celtisti e dodecateici. In netta minoranza sono i neopagani romani. Le religioni neopagane hanno trovato, negli Stati Uniti, terreno fertile per l'istituzione di innumerevoli organizzazioni, chiamate Chiese nella maggior parte dei casi, come previsto dalla politica religiosa.

Anche se gli USA non hanno una lingua ufficiale, l'inglese è di fatto la lingua nazionale. Nel 2003, circa 215 milioni, ovverosia l'82%, della popolazione in età scolare, parlava a casa solo inglese. Oltre all'inglese le lingue parlate in casa più diffuse sono: lo spagnolo, utilizzato da 29,7 milioni; il cinese, da 2,2 milioni; il francese, da 1,4 milioni (con il creolo-francese 1,9 milioni); il tagalog, da 1,3 milioni; il vietnamita, da 1,1 milioni; il tedesco, da 1 milione; l'italiano, da 0,8 milioni. Le lingue autoctone (indiane d'America e Inuit) sono parlate da meno dello 0,5% della popolazione.

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Insediamento presidenziale di Barack Obama

Ritratto ufficiale di Barack Obama

L'insediamento presidenziale di Barack Obama è consistito in una cerimonia culminata alle ore 12.00 del 20 gennaio 2009, di fronte all'ala ovest del Campidoglio di Washington, col giuramento di Barack Obama come 44° Presidente degli Stati Uniti e di Joe Biden come Vice-Presidente.

Un numero record di spettatori , stimato da 1,5 a 2 milioni di persone, hanno partecipato alle celebrazioni. L'amministrazione della città di Washington ha preparato questo grande avvenimento con diversi mesi di anticipo. È stato scelto come nome ufficiale delle cerimonie di insediamento A New Birth of Freedom" (una nuova nascita della libertà), per commemorare il 200° anniversario della nascita di Abramo Lincoln.

Le manifestazioni, secondo un cerimoniale messo a punto dal Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies, nominato dal Congresso degli Stati Uniti, sono iniziate il 17 gennaio a Filadelfia con un viaggio in treno che ha fatto sosta a Wilmington e a Baltimora prima di arrivare il 18 gennaio a Washington.

Il giuramento di Barack Obama come 44° Presidente degli Stati Uniti è stato amministrato da John G. Roberts, giudice capo della Corte Suprema degli Stati Uniti, alle ore 12.05 del 20 gennaio (ora di Washington). Il giuramento è stato fatto sulla stessa bibbia sulla quale giurò Abramo Lincoln nel 1861 come 16° Presidente degli Stati Uniti. É stata Michelle Obama a sorreggere la bibbia. Nell'indicare le parole del giuramento il giudice ha inavvertitamente scambiato l'ordine di due frasi, ciò che ha causato l'esitazione di Obama nel ripeterle. In seguito ai dubbi sollevati da alcuni costituzionalisti il giudice Roberts si è recato il giorno successivo alla Casa Bianca per ripetere il giuramento, che è avvenuto questa volta senza intoppi. Il giuramento del Vice Presidente Joe Biden era stato amministrato circa mezz'ora prima da John Paul Stevens, giudice associato della Corte Suprema.

Tra gli ospiti d'onore presenti al giuramento gli ex-presidenti Jimmy Carter, George Bush senior, Bill Clinton e l'ex-segretario di stato Colin Powell. Secondo una tradizione consolidata, dovuta soprattutto a ragioni di sicurezza, non erano stati invitati capi di stato o di governo stranieri . Erano invece presenti gli ambasciatori a Washington di moltissimi paesi.

Dopo il giuramento c'è stato il primo saluto delle Forze Armate al nuovo presidente con 21 salve di cannone, con la banda militare che ha intonato l'inno "Hail to the Chief"   , dopodiché il Presidente ha pronunciato il discorso inaugurale. C'è stato poi un pranzo in Campidoglio nella Capitol Statuary Hall del Campidoglio, offerto dal Congresso.

Alle ore 14 è iniziata la parata inaugurale, che si è snodata lungo la Pennsylvania Avenue fino alla Casa Bianca. Per tradizione questo percorso viene fatto dal nuovo Presidente a piedi, ma per motivi di sicurezza era stato previsto che il il Presidente Obama lo avrebbe fatto in automobile . Il Presidente e la moglie Michelle sono però usciti due volte dalla limousine per fare qualche tratto a piedi in mezzo alla folla festante. La parata è proseguita poi nel pomeriggio per oltre due ore con la partecipazione di circa 15.000 persone, 240 cavalli e diverse bande musicali.

Si sono svolti vari concerti ed esibizioni ai quali hanno partecipato Aretha Franklin, Bruce Springsteen, Bono, la cantante emergente filippina Charice, la cantante Demi Lovato, il violinista Itzhak Perlman, il violoncellista Yo-Yo Ma, la pianista Gabriela Montero e il clarinettista Anthony McGill. Oprah Winfrey, una grande sostenitrice di Obama durante la campagna elettorale, il 19 gennaio ha registrato il suo famoso "Oprah Winfrey Show" dal Kennedy Center Opera House di Washington anziché da Chicago come di consueto.

I coniugi Obama hanno preso parte a 10 feste inaugurali il 20 gennaio. La principale è stata la "Neighborhood Inaugural Ball", organizzata nel Washington Convention Center, iniziata nella prima serata del giorno dell'insediamento. Questo edificio può ospitare oltre 5.000 persone. I biglietti di ingresso, del costo di 25 dollari, erano tutti stati da tempo venduti. Anche i 240.000 biglietti che davano diritto a posizioni preferenziali per assistere al giuramento erano stati venduti con grande anticipo.

Il costo delle cerimonie inaugurali è stato stimato dal comitato per l'inaugurazione in circa 40 milioni di dollari, mentre l'amministrazione della città di Washington prevede sarà di circa 50 milioni di dollari. Per l'inaugurazione di George W. Bush del 2005 molte società americane donarono ciascuna 250.000 dollari, mentre per il 2009 il comitato inaugurale ha fissato un limite di 50.000 dollari per ciascuna donazione. Sono stati raccolti fino al 6 gennaio oltre 27 milioni di dollari. Entro tale data sono state fatte 378 donazioni con questo importo massimo, tra esse quelle di George Soros, Halle Berry, Jamie Foxx, Sharon Stone, Ron Howard, George Lucas, Steven Spielberg, Robert Zemeckis.

Il 4 dicembre 2008 il Comitato di inaugurazione presidenziale ha annunciato che in occasione dell'inaugurazione del 2009 l'intera lunghezza del National Mall (circa 3 km) sarà aperta al pubblico, mentre in precedenza solo il tratto compreso tra la 7a strada e la 14ma strada era disponibile. Si stima che in tal modo questa grande area verde potrà ospitare oltre un milione di persone. Saranno predisposti numerosi schermi televisivi giganti in vari punti del National Mall.

Si prevede che l'organico della polizia del Distretto della Columbia raddoppierà a circa 8.000 agenti col contributo di molte forze di polizia provenienti da diverse parti degli Stati Uniti. Circa 5.000 soldati parteciperanno alla parata inaugurale con divisa da cerimonia e 1.300 agenti della Guardia Nazionale daranno man forte alle forze di polizia di Washington per garantire la sicurezza della manifestazione.

Gli hotels e i ristoranti di Washington saranno messi a dura prova per i giorni dal 17 al 21 gennaio. Il Marriott Wardman Park Hotel, il più grande della città, si è attrezzato per servire 49.000 pasti in tale periodo. L'hotel a 5 stelle Ritz-Carlton offre pacchetti di soggiorno per tre o quattro giorni a 50.000 dollari. Si prevede che almeno 500 venditori ambulanti di generi di ristoro e gadgets si apposteranno in varie zone della città.

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It's A New Day

It's A New Day è una canzone realizzata da will.i.am per la vittoria del candidato Barack Obama alle elezioni presidenziali.

Il brano è stato pubblicato il 5 novembre 2008 sui siti Dipdive.com e YouTube.

Questo è la terza canzone, dopo Yes We Can e We Are The Ones, creata dal membro dei Black Eyed Peas per sostenere Obama.

Oltre alle diverse immagini di Obama durante l'ultimo discorso e dopo l'elezione, al minuto 1:57 compare will.i.am in compagnia proprio del nuovo presidente.

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Webster Tarpley

Webster Griffin Tarpley (1946) è un giornalista statunitense.

Tarpley si è occupato di terrorismo internazionale e 11 settembre, dei lati più controversi di Barack Obama di Prescott Bush, Bush padre e il narcotraffico gestito dalla CIA, di terrorismo italiano (BR) e del caso Moro. Tarpley ha scritto anche sulle oligarchie veneziane nel XVI secolo e su economia e finanza globale.

Webster Griffin Tarpley è giornalista investigativo ed è considerato uno dei più arditi e iconoclastici "spifferatori" dei segreti politici statunitensi. Egli per la prima volta ha attratto le attenzioni del pubblico con il libro, scritto a quattro mani con Anton Chaitkin, riguardante la biografia non autorizzata di Bush (George Bush: The Unauthorized Biography, 1992) Egli ha esposto la "Tesi di Versailles", dove fa ricadere le colpe delle grandi guerre del ventesimo secolo su intrighi della Gran Bretagna per mantenere il proprio dominio imperiale. Tarpley ha vissuto in Italia negli anni della contestazione e negli anni di piombo. Ha seguito da vicino, in particolare, la vicenda di Aldo Moro, dirigendo una commissione indipendente d'inchiesta patrocinata dal parlamentare italiano Zamberletti. Il risultato di tale inchiesta è stato pubblicato nel volume Chi ha ucciso Aldo Moro, che ha avuto subito vasta eco su "Panorama". La conclusione di questa indagine era che i mandanti dell'assassinio di Moro erano membri di alto livello dei governi britannici e americani (un grande sospetto sarebbe caduto su Kissinger), intenti a impedire il "compromesso storico" che nei delicati anni della Guerra Freddda avrebbe finito per portare i comunisti al governo, formando un governo italiano stabile di democristiani e comunisti insieme, con il rischio di uno sbilanciamento dell'Italia verso l'URSS, cosa che avrebbe rischiato di spalancare le porte a un'invasione sovietica di gran parte dell'Europa.

La filosofia di Tarpley si può descrivere come realista, umanista, progressista e anti-maltusiana. I principali pensatori classici a cui si ispira sono Platone, Dante, Machiavelli e Leibniz. Fra gli altri pensatori che lo hanno influenzato ci sono Orwell e A. Huxley. Tarpley è studioso di economia e di storia, soprattutto storia moderna e storia veneziana. La Repubblica di Venezia è da lui considerata il prototipo esemplare di ogni società oligarchica ed elitista come, a suo parere, è l'impero angloamericano odierno. Tarpley, inoltre, ha fatto esperienza come attivista politico negli anni del movimento di LaRouche, da cui ha preso le distanze intorno alla metà degli anni '90.

Nel 2005, il suo libro 9/11 Synthetic Terror: Made in USA (tr. it. La fabbrica del terrore, 2007) è diventato un best seller fra i libri sui fatti 11 settembre 2001; esso è diventato un caso editoriale e ha sfiorato il duecentesimo posto nelle vendite su Amazon quando, il 7 ottobre 2006, il principale recensore di saggistica su Amazon, Robert David Steele, ex spia della CIA, accademico e funzionario dei Marines, lo ha definito "il più forte fra gli oltre 770 libri che ho recensito qui su Amazon". Tarpley in questo volume propone un'ipotesi per cui gli eventi dell'11 settembre 2001 sarebbero stati orchestrati da una "rete canaglia" di golpisti interni al governo statunitense e legati al relativo complesso industrial-militare. Egli, per interpretare questi avvenimenti, propone un modello di terrorismo sotto falsa bandiera (false flag) condotto da una rete multinazionale di agenti indipendenti nel settore privatizzato dell'intelligence militare e dei "media ufficiali controllati", con infiltrati di alto livello negli apparati statali statunitensi.

Tarpley parla a lungo dei temi del suo libro durante un'intervista nel film Oil, Smoke, Mirrors e anche nel film Zero dell'europarlamentare Giulietto Chiesa (2007). Fondamentali, nelle ultime edizioni di questo libro, sono le scoperte di Tarpley sul ruolo di oltre venti esercitazioni militari statunitensi svoltesi l'11 settembre e nelle stesse settimane. Tarpley ha osservato che tali esercitazioni spesso mimavano fasi cruciali dell'operazione terroristica dell'11 settembre.

A partire dal marzo del 2006, Tarpley ha condotto un programma radiofonico settimanale intitolato World Crisis Radio, per Republic Broadcasting Network. Dopo una diatriba fra Wes Perkins e John Stadtmiller nel gennaio 2007, Tarpley apparentemente ha lasciato RBN e si è trasferito su Genesis, dove presenta l'edizione del giovedì di World Crisis Radio. Il format resta quello di una panoramica a 360 gradi sull'intelligence e sulla politica internazionale.

Tarpley è un membro del gruppo mondiale antimperialista Asse per la Pace, di Scholars for 9/11 Truth e del gruppo di ricerca Netzwerk, che riunisce gli autori tedeschi sull'11/9, a partire dal settembre 2006. Di questi è membro anche Andreas von Buelow, ex ministro delle tecnologie tedesco.

Tarpley ha completato gli studi a Princeton nel 1966 in inglese e italiano (summa cum laude) e Phi Beta Kappa; è stato studente Fulbright all'Università di Torino. Ha un master in materie umanistiche (Skidmore College). Ha collaborato con vari giornali e riviste, statunitensi, italiane, del Vaticano e di altri paesi; è stato commentatore e portavoce del movimento per la verità sull'11/9 sulla CNN e su Fox News, due fra le reti televisive statunitensi più seguite. Ha partecipato al film italiano Zero (2007), di Franco Fracassi e Giulietto Chiesa.

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Source : Wikipedia