Banca d'Italia

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Tags : banca d'italia, banche e assicurazioni, economia

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Banca d'Italia

Logo della Banca d'Italia

La Banca d'Italia è la banca centrale della Repubblica italiana. Dal 1998 è parte integrante del Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Il suo nome viene talvolta informalmente abbreviato in Bankitalia.

Sebbene la maggioranza delle quote di partecipazione al suo capitale sia in larga parte (94,6%) di proprietà di banche private e assicurazioni, è un istituto di diritto pubblico come stabilito dalla "legge bancaria" del 1936 e ribadita anche da una sentenza della Corte di Cassazione, e come scritto sullo statuto della banca nelle sue successive evoluzioni.

La sede centrale della Banca d'Italia è nel Palazzo Koch a Roma. Ha sedi e succursali in tutta Italia.

Il Governatore della Banca d'Italia è Mario Draghi.

La Banca d'Italia viene istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, dalla fusione di quattro banche: la Banca Nazionale del Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito e dalla liquidazione della Banca Romana in seguito al c.d. scandalo della Banca Romana.

Con una serie complessa di fusioni fra queste banche, si forma quella che diventerà l'attuale Banca d'Italia. Artefici dell'operazione sono alcune famiglie di banchieri, soci storici: Bombrini, Diavolo, Bastogi, Balduino.

La moneta del Regno aveva pochissime riserve auree; con l'annessione del sud avrebbe ricostituito una massa di riserve tale da poter emettere molta nuova moneta, con la politica di non tenere una piena convertibilità fra l'oro e la moneta dello stato piemontese. Infatti, il Banco di Napoli e il Banco delle due Sicilie disponevano di una quantità ingente di riserve auree da incamerare.

Nel 1926 la Banca d'Italia ottiene l'esclusiva sull'emissione della moneta (viene così abrogato il Regio Decreto del 28 aprile 1910, n. 204, che aveva confermato la prerogativa anche al Banco di Napoli ed al Banco di Sicilia).

Nel 1928 la Banca viene riorganizzata. Al Direttore Generale viene affiancato un Governatore, dotato di poteri maggiori.

La Banca d'Italia è una società per azioni fino al 1936. In quell'anno viene convertita in Istituto di diritto pubblico dall'articolo 3 della legge bancaria del 1936 (ovvero il regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141, e successive modificazioni e integrazioni). Le viene assegnato il compito di vigilare sulle banche italiane e ottiene la conferma del potere di emissione della moneta.

Nel 1948 viene conferito al Governatore il compito di regolare l'offerta di moneta e decidere il tasso di sconto, in base al D.P.R. n. 482 del 19 aprile (articolo 25, comma 4).

Una legge del 1992 (la n.82 del 7 febbraio), proposta dall'allora Ministro del Tesoro Guido Carli, chiarisce che la decisione sul tasso di sconto è di competenza esclusiva del Governatore e non deve essere più concordata di concerto con il Ministro del Tesoro (il precedente decreto del Presidente della Repubblica, viene modificato in relazione alla nuova legge con il DPR del 18 luglio).

Il 13 giugno 1999 il senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discute il disegno di legge N. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d'Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d'Italia”. Tale disegno di legge vorrebbe far acquisire dallo stato tutte le azioni dell'istituto, ma non viene mai approvato.

Il 4 gennaio 2004 il numero 1 di "Famiglia Cristiana" riporta, per la prima volta nella storia, l'elenco dei partecipanti al capitale della Banca d'Italia con le relative quote. La fonte è un dossier di Ricerche & Studi di Mediobanca, diretta dal ricercatore Fulvio Coltorti, il quale, indagando a ritroso sui bilanci di banche, assicurazioni ed enti, ed annotando mano a mano le quote che segnalavano una partecipazione al capitale della Banca d'Italia è riuscito a ricostruire gran parte dell'elenco dei partecipanti della massima istituzione finanziaria italiana.

Il 20 settembre 2005 l'elenco degli azionisti viene reso ufficialmente disponibile da Bankitalia; fino a questo momento era da considerarsi "riservato".

Il 19 dicembre 2005, dopo intense campagne di stampa e critiche al suo operato, il governatore Antonio Fazio si dimette. Pochi giorni dopo, viene nominato al suo posto Mario Draghi, che si insedierà il 16 gennaio 2006.

La Legge 262 del 28 dicembre 2005, nell'ambito di varie misure a tutela del risparmio, introduce per la prima volta un termine al mandato del governatore e dei membri del direttorio, e dispone che entro il 2008 le quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia attualmente in mano a imprese private passino allo Stato.

In base a tale legge, Draghi sarà il primo governatore ad avere un mandato a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta.

Con D.P.R. del 12 dicembre 2006, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre, viene cambiato l'articolo 3 dello Statuto dell'istituto che così recitava: "In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici." . Il decreto è firmato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal Ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa. Con questa modifica è stato eliminato l'ultima norma che prevedeva la presenza dello stato in Bankitalia, pur non essendo mai stata fatta rispettare da nessun governo.

Il 28 novembre l'Assemblea straordinaria dei partecipanti al capitale della Banca d'Italia approva il nuovo statuto. Il nuovo articolo abroga il vincolo del controllo pubblico di Banca d'Italia, e dei soggetti che possono possedere delle quote, la cui titolarità resta disciplinata dalla legge. Non sono in vigore norme che disciplinano i soggetti ammessi alla partecipazione del capitale.

Il 28 dicembre 2005 viene pubblicata nella gazzetta ufficiale la legge n. 262 atta a ritrasferire, entro il 12 gennaio 2009, le quote di partecipazione di Bankitalia attualmente in mano a imprese private, allo Stato ed agli enti pubblici . La legge stabiliva che la mano pubblica avrebbe dovuto assumere il controllo entro il terzo anno dalla data di approvazione del testo.

La normativa non prevede sanzioni, non indica una data precisa e un carattere perentorio di questa scadenza: in base a tali elementi la normativa potrebbe essere interpretata come un contenuto meramente ordinatorio, non perentorio, e rinviabile indefinitamente nel tempo.

Diversi istituti di credito propendono per un'altra soluzione, ossia il riacquisto da parte di Banca d'Italia delle quote di partecipazione dalle altre banche.

Le attività di vigilanza sono competenza decisionale del Governatore e del Direttorio.

Le attività di regolazione dell'offerta di moneta sono competenza decisionale del Governatore che le esprime nell'ambito del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea.

I membri del consiglio durano in carica cinque anni e sono rieleggibili non più di due volte.

Lo Statuto della Banca Centrale all'articolo 3 specifica le tipologie giuridiche dei soggetti che possono detenere quote del capitale sociale. Prima della revisione del 12 dicembre 2006, lo stesso articolo indicava che il pacchetto di controllo deve essere detenuto da soggetti pubblici. La Legge 28 dicembre 2005, n. 262 ("Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari") prevedeva all'articolo 19, comma 10: 10. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.

L'elenco ufficiale si trova sul sito web della Banca . Si può vedere come il numero di voti non sia proporzionale al capitale detenuto, in modo da evitare sia eccessive frammentazioni che eccessive concentrazioni nell'esercizio del diritto di voto. In particolare, è previsto un voto ogni 100 quote fino alle 500 quote possedute, e poi un voto ogni 500 quote detenute in più delle 500. Nessun partecipante può disporre di più di 50 voti, né può rappresentare più di 2 partecipanti.

Il capitale sociale della Banca ammonta a 156.000 euro, versati nel 1936. Secondo l'articolo 3 dello statuto il capitale sociale "è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge". Le quote di partecipazione sono costituite da certificati nominativi (articolo 4).

Inoltre, le filiali della Banca d'Italia svolgono dal 1907 la funzione di Tesoreria Provinciale dello Stato. Questo incarico, ai sensi della legge n. 104/91, è regolato da apposita convenzione tacitamente rinnovata di 20 anni in 20 anni, salvo disdetta di una delle parti da notificarsi all'altra parte almeno 5 anni prima della scadenza fissata nel 2010. Dal 1999, la Banca d'Italia svolge altresì, tramite la Succursale di Roma sita in Via dei Mille, la funzione di Tesoreria Centrale.

La Banca è un istituto privato di diritto pubblico, secondo quanto previsto dalla legge bancaria del 1936, tuttora in vigore limitatamente ad alcuni articoli. La cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d'Italia "non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l'espressa indicazione dell'articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375". la proprietà può quindi essere di soggetti privati, la gestione ha un ruolo pubblicistico, come compiti e poteri.

La banca, pertanto, segue regole di funzionamento differenti da quelle di una normale società per azioni, come si evince anche dallo statuto, che assegna ai soci un numero di voti non proporzionale alle azioni possedute (limitando i voti dei soci maggiori).

Come gli enti pubblici, la Banca Centrale persegue fini di pubblica utilità e gode del rapporto di sovraordinazione degli enti statali sui soggetti privati, fra i quali vige invece un rapporto di equiordinazione (secondo il diritto privato). Questo status rende le decisioni dell'istituto vincolanti per le banche, e nel contempo afferma che le attività di vigilanza e la regolazione dell'offerta di moneta avvengono nell'interesse economico generale, che può differire da quello dei soci proprietari.

Lo status giuridico di ente pubblico esclude la possibilità di fallimento della Banca d'Italia e, tramite il suo intervento nei casi di crisi, la possibilità di fallimento delle banche private, garantendo la stabilità dell'intero sistema bancario italiano.

Fino ad oggi, per preservare l'indipendenza dell'istituto dal potere politico, era previsto che le azioni della Banca d'Italia potessero appartenere solo a banche, assicurazioni ed enti pubblici economici (ad esempio l'INPS). Tale situazione è da alcuni considerata un'anomalia foriera di possibili conflitti di interesse, poiché i partecipanti al capitale della Banca comprendono anche le banche sul cui operato la Banca d'Italia è chiamata dalla legge a vigilare. Secondo lo statuto il potere dei partecipanti riguarda l'approvazione del bilancio e la nomina del Consiglio Superiore, al quale vengono solitamente eletti esponenti del mondo dell'economia e dell'industria, e non formali rappresentanti delle banche. Il Consiglio Superiore svolge funzioni amministrative, e partecipa con ruolo consultivo (ma vincolante) al processo di nomina del Governatore, che dirige le attività di vigilanza insieme al resto del Direttorio.

L'Amministrazione Centrale della Banca d'Italia, sita in Roma, è articolata su 10 aree funzionali. Queste comprendono 25 servizi ed 8 Uffici. Ogni servizio è organizzato in divisioni e/o uffici.

La maggior parte delle strutture dell'Amministrazione Centrale si trova nel centro di Roma, spesso in palazzi di grande prestigio. Il Governatore, ad esempio, ha i suoi uffici in Via Nazionale, a Palazzo Koch.

Alla fine del XX Secolo alcuni servizi sono stati trasferiti nel Centro Donato Menichella, un complesso di nuova costruzione, sito a Vermicino (Frascati). Si tratta, soprattutto, dei servizi legati all'informatica ed alle telecomunicazioni.

Circa la metà del personale della Banca d'Italia è assegnato all'Amministrazione Centrale.

Le filiali della Banca d'Italia si dividono in Sedi e Succursali.

Le sedi, più importanti, sono un lascito delle origini regionalistiche della Banca d'Italia, e corrispondono solitamente con le sedi delle banche da cui nacque l'istituto. Le sedi sono 14 (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Livorno, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste, Venezia).

Nei capoluoghi delle province rimanenti sono invece presenti delle succursali. Nelle province istituite dopo il 1995 non vi è nessuna presenza della Banca, si fa invece riferimento alla filiale della provincia di provenienza.

A Roma sono presenti tre diverse strutture: 'Roma Sede', 'Roma Succursale' e la filiale di 'Roma Tuscolano' (attualmente presso il Centro Donato Menichella).

In passato anche le città di Milano e Napoli avevano sia una Sede che una Succursale. Nel corso del 2005, in entrambe le città si è avuta l'unificazione di Sede e Succursale in un'unica struttura.

È in atto una modifica dell'assetto periferico delle Filiali che dovrebbe comportare, entro la fine del 2009, la chiusura di 32 Filiali e la rimodulazione di altre.

La Banca d'Italia mantiene sei delegazioni all'estero, a Bruxelles, Francoforte, Londra, New York, Parigi e Tokio. Queste delegazioni curano i contatti con gli organismi internazionali e le istituzioni finanziarie locali. Il progetto di riforma organizzativa in atto prevede la chiusura delle delegazioni site nell'Eurosistema (Bruxelles, Francoforte e Parigi) e il rafforzamento della presenza della Banca in aree economiche emergenti (Cina, India e Brasile), con modalità snelle di insediamento. A tale proposito, il 17 luglio 2007 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Governatore Mario Draghi e il Ministro degli Affari Esteri Massimo D'Alema che regola le modalità di insediamento di personale della Banca presso gli uffici consolari all'estero.

La Banca d'Italia gestisce a Perugia la Scuola di Automazione per Dirigenti Bancari (SADiBa). Oltre ad ospitare corsi, è anche sede di incontri, conferenze e dibattiti, di livello sia nazionale che internazionale, su temi economici e finanziari.

Per la parte superiore



Sede della Banca d'Italia (Massa)

La sede della Banca d'Italia è situata tra piazza Garibaldi 3-4 e viale Chiesa a Massa.

A seguito dell'insufficienza dei vecchi locali, situati in un antico palazzo in piazza Mercurio, l'amministrazione decide di edificare una nuova sede in un'area più accessibile e leggermente più periferica. Il progetto per la nuova sede della banca d'Italia viene commissionato all'architetto Giulio Roisecco alla metà degli anni sessanta: gli esecutivi vengono approntati a partire dal 1965 ed i lavori rapidamente avviati: l'edificio viene inaugurato nel 1968.

I giudizi critici sull'intervento sono assai ridotti: entusiastico quello del Giorgieri (1989) il quale evidenzia come la costruzione affidi la sua qualificazione formale all'articolata disposizione dei volumi che producono un forte effetto plastico, proponendo soluzioni architettoniche del tutto nuove per la città, come i giardini pensili e gli scattanti volumi cilindrici.

La banca è situata nel centro di Massa e definisce il fronte settentrionale di piazza Garibaldi, posta a cerniera tra il tridente di vie provenienti da Marina e dalla Stazione e l'asse di viale Eugenio Chiesa che, attraversando longitudinalmente il centro, giunge fino al cuore della piazza del teatro e del municipio.

Sulla piazza, con aiuole perimetrali scandite da palme, prospettano edifici estremamente eterogenei: a fianco del palazzo della Banca sono situati una palazzina a 3 piani e, sull'altro fronte, un edificio adibito a negozi, uffici e residenza su 8 piani: sull'altro fronte della strada è situata una cappella con portico di stile barocco, il santuario della Misericordia, fungente da fondale allo spazio raccolto della piazza. Il lotto in cui insiste l'edificio è delimitato a est da un angusto vicolo che si ricongiunge a viale Democrazia e ad ovest da viale Chiesa, dove è situato l'accesso meccanizzato al corpo cilindrico dei parcheggi a silos.

L'edificio si caratterizza per una planimetria ed un impianto estremamente articolati, sviluppati su 5 e 7 piani fuori terra, giocati sull'intersezione di due forme plastiche pure: il cilindro (il corpo della Banca, i vani scala ed il silos dei parcheggi) ed il parallelepipedo con angoli fortemente acuti (il blocco della residenza). Nell'insieme il complesso si articola in tre diversi nuclei: il volume dei parcheggi - situato sul retro con accesso dalla via Chiesa e collegato agli altri due blocchi tramite un corpo ad un piano, in cemento faccia vista con pilastri circolari che contrassegnano l'andamento elicoidale del parapetto con corrimano in acciaio - e quelli della residenza e degli uffici.

Questi due nuclei sono unificati al piano terra dalla presenza di una piastra in cui sono localizzati gli accessi e le finestrature della hall della Banca ed al piano superiore da un grande spazio vuoto, scandito dai pilastri, nel quale risaltano il volume cilindrico del vano scala della residenza, in cemento a faccia vista ed ammorsato al sottosostante parapetto, ed il corpo, sempre cilindrico, degli uffici della banca, caratterizzati in pianta dalla distribuzione perimetrale dei vani ai quali si accede da un vano centrale, illuminato dal grande lucernario. Al volume delle banca è inoltre addossato, nell'angolo sud-est della piastra, lo svettante cilindro del vano scale in acciaio e vetro, caratterizzato dalla partitura orizzontale delle fasce in vetro trasparente e satinato.

I due corpi della residenza e degli uffici oltreché per volumetria, risultano diversi anche nel ritmo delle aperture: piccole finestre abbinate in numero di quattro nel compatto cilindro della torre, finestre alternate a balconi con parapetto in cemento faccia vista nel blocco delle residenze. Uguale è invece la soluzione del paramento, lastre in pietra artificiale di colore rosa riquadrate da cornici in cemento aggettanti, e quella della copertura: in ambedue i casi infatti emerge un corpo cilindrico, il corpo scale vetrato con sottostante muratura curvilinea ammorsata al parapetto della copertura nel caso della residenza, l'anello circolare in cemento faccia vista nel caso della banca.

Per la parte superiore



Come svaligiammo la Banca d'Italia

Lucio Fulci

Come svaligiammo la banca d'Italia è un film del 1966, diretto dal regista Lucio Fulci.

Per la parte superiore



Palazzo della Banca d'Italia (Siena)

La costruzione della Banca d'Italia a Siena nasce a seguito di una lunga gestazione che ha inizio negli anni '70 quando già si discute sulla scelta dell'area. Nel 1977 la Banca decide di acquistare il lotto di terreno posto nel settore nord ovest della città, nella contrada della Lupa, rinunciando all'idea iniziale di realizzare la nuova sede in pieno centro storico recuperando un preesistente palazzo quattrocentesco. La posizione prescelta per erigere la nuova filiale è motivata principalmente dalle preoccupazioni relative alla sicurezza e all'accessibilità del luogo che trovandosi in una posizione leggermente più marginale rispetto al centro storico, anche se in un punto delicatissimo del tessuto urbano, avrebbe offerto maggiori vantaggi sotto questo punto di vista. Altra fase non facile nella genesi dell'opera è quella relativa all'incarico per la progettazione; dopo un'attenta ricerca critica, che porta la committenza a mettere insieme un certo numero di nominativi, la scelta cade sull'architetto Enzo Zacchiroli che viene posto di fronte alla richiesta di realizzare una nuova banca che risponda ai criteri prioritari della sicurezza e di un elevato livello qualitativo dei servizi. Con l'affidamento del progetto, avvenuto nel 1984, ha inizio il lungo iter progettuale. Come racconta lo stesso Zacchiroli i primi mesi sono dedicati alla ricognizione del luogo e alla riflessione sul come fare un edificio "moderno" nel centro storico di Siena, che avrebbe dovuto evitare la ripetizione dell'antico ma al tempo stesso parlare il linguaggio senese.

Partendo dalle indicazioni del Piano regolatore generale che sottoponeva l'area in oggetto ad un piano particolareggiato elaborato da Ludovico Quaroni, Zacchiroli si attiene alle prescrizioni dettate dallo strumento urbanistico che prevede di demolire i vecchi edifici a carattere industriale e artigianale presenti sul lotto. Unica variante introdotta è il recupero della palazzina ottocentesca della quale era previsto il mantenimento della sola facciata principale. Nel 1985 Zacchiroli presenta il progetto di massima, elaborato con la collaborazione di Robert Coath, Elena e Michele Zacchiroli, e nel febbraio 1986 il primo progetto esecutivo al quale seguirà una variante definitiva nel maggio dell'anno successivo. I lavori, durati circa cinque anni, sono preceduti da notevoli opere di sbancamento e di stabilizzazione del pendio rese necessarie data la complessa situazione geomorfologica del luogo. Anche da un punto di vista tecnico e costruttivo l'opera presenta non poche difficoltà, in particolare la progettazione degli apparati tecnologici per la quale Zacchiroli si avvale della proficua collaborazione con la committenza che fornisce gran parte degli schemi funzionali adottati. Fra questi la soluzione per la posa degli impianti negli uffici e nei saloni per il pubblico dove è realizzato un pavimento galleggiante - in travertino nei saloni e in legno negli uffici - in modo da creare una intercapedine dove alloggiare tutta l'impiantistica. Ai risultati di quest'architettura concorrono quindi vari fattori dalla cura minuziosa del dettaglio ad alcune scelte essenziali come l'impiego di una manodopera altamente specializzata e l'uso magistrale del mattone fatto realizzare nella misura senese e fabbricato a mano con pasta molle, non geliva e stuccato con malta bastarda con inerte di tufo di cava.

Il tema del rapporto tra nuovo e antico, peraltro già affrontato in altre occasioni progettuali da Enzo Zacchiroli, costituisce il motivo basilare che sta alla radice di tutto il lavoro per la nuova banca senese. La matrice del progetto nasce così da un'attentissima analisi degli elementi capaci di accordarsi con il volto urbano della città antica che l'architetto bolognese ha attentamente indagato in fase preliminare studiandone il sito, la storia e le vicende degli edifici. Egli stesso scrive nella relazione che accompagna il progetto: " con un'attenta osservazione degli edifici esistenti si è cercato di estrapolare l'armonia del colore e della dimensione architettonica della città per trasmetterli nell'opera progettata per un preciso suo inserimento nel contesto urbano." La continuità formale e la coscienza storica del sito emergono come tratti distintivi da questo episodio architettonico singolarmente inserito che vede trasferiti a scala edilizia i suggerimenti dell'ambiente pur evitando ogni operazione mimetica. Il manufatto entra in simbiosi con il luogo e lo interpreta; la discrezione con cui l'architetto ha voluto confrontarsi con la città è denunciata dal basso volume del corpo di fabbrica su via della Stufa Secca, mentre avvicinandosi all'edificio da sud esso appare in tutta la sua massa disarticolata costituita dalla frammentarietà dei volumi ricomposti quasi confusamente, ma tuttavia intelligibili, che non si arrampicano sul pendio ma lo interpretano e lo concludono.

Il nuovo insediamento sorge su un pendio delimitato superiormente da via della Stufa Secca e inferiormente dalla via Pian d'Ovile tra le quali vi è un dislivello di circa 20 metri. L'intera operazione architettonica si inserisce nel circostante tessuto edilizio mediante un articolato e fluido sistema di rampe e gradinate che mettendo in comunicazione i due dislivelli del pendio convergono nel piazzale antistante la banca vera e propria e creano così una sorta di dilatazione dello spazio pubblico. Il tema formale compositivo principale è la cortina muraria la cui massiccia plasticità caratterizza formalmente l'opera. Essa, ignorando le trasparenze, appare come una superficie tesa tagliata da squarci e feritoie che dà origine a una trama decorativa costituita dalle strombature delle finestre e dagli sguanci degli stipiti oltre che dal contrasto fra la flessuosità della linea curva e l'acutezza degli spigoli.

L'opera si configura come un complesso architettonico estremamente articolato sia volumetricamente che planimetricamente essendo costituito dall'assemblaggio di tre corpi di fabbrica che concatenano le diverse funzioni della Banca. Il primo corpo, che presenta una scalettatura del volume in senso trasversale mostrando cinque piani verso valle e due a monte, accoglie nei tre piani superiori gli uffici direzionali e nei livelli inferiori le centrali. Verso via della Stufa Secca questo edificio è completato da un volume a un piano con pianta a "U" contenente un corridoio coperto che delimita un cortile interno sistemato a verde. Il secondo corpo, che contiene le casse e le funzioni primarie, è il più complesso morfologicamente. Esso si innesta al precedente creando un nodo nel quale si apre, in posizione arretrata rispetto all'allineamento stradale degli altri due fabbricati, l'ingresso pedonale dei dipendenti. Il suo prospetto verso il piazzale risulta fortemente caratterizzato dalla presenza nell'angolo nord di uno sperone triangolare che rimanda alla solidità delle antiche fortezze medioevali.

Il terzo edificio è quello costituito dalla palazzina ottocentesca che, sottoposta a vincolo monumentale, è stata completamente ristrutturata e inserita nel nuovo complesso edilizio. Questa, allineata su via della Stufa Secca, si sviluppa su tre piani oltre la copertura ed è a pianta pressoché rettangolare. Al piano terra si apre l'accesso al pubblico che attraverso un atrio d'ingresso immette nel salone sul quale prospettano i banconi delle casse, mentre ai piani superiori si trovano gli appartamenti direzionali. L'intervento è completato da una piccola costruzione che sorge sulla destra della banca, nel prospetto posteriore, a ridosso del vecchio tessuto urbano; si tratta della residenza del custode inizialmente non prevista dal progetto e aggiunta in fase successiva perché, come dice l'autore, "ci avanzava qualche metro cubo". La piccola costruzione si raccorda all'edificio della banca stemperandone il linguaggio robusto e immettendo nella composizione dell'insieme un tono di umanità e cordialità, temi da sempre presenti nell'architettura di Zacchiroli.

Per la parte superiore



Governatore della Banca d'Italia

Il Governatore della Banca d'Italia ha il compito di appresentare l'istituto bancario con terzi, di presiedere l'Assemblea, e di informare il Governo in materia di finanza estera o interna.

Fino a prima dell'introduzione dell'Euro si occupava, anche, della politica monetaria nazionale. Tale funzione, ora, viene esercitata collegialmente insieme alle altre banche centrali dell'area Euro.

Sebbene la Banca d'Italia sia stata fondata nel 1893, la carica di Governatore è stata istituita solo nel 1928; precedentemente la funzione era assegnata al Direttore Generale. Il ruolo di Direttore Generale è rimasto anche dopo il 1928, pur cambiando funzione.

L'articolo 19, comma 8, della Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (recante Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari) afferma che la nomina del governatore è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il procedimento si applica anche per la revoca del governatore.

La sua carica, dopo la riforma del 2005 (emendamento dell'8 settembre), dura sei anni, rinnovabile una sola volta.

Gli altri membri del Consiglio Direttivo,invece, durano in carica 5 anni ma sono rieleggibili (Decreto Legislativo n°43, 10 marzo 1998).

Per la parte superiore



Source : Wikipedia