Banca Centrale Europea

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Inviato da maria 01/03/2009 @ 00:42

Tags : banca centrale europea, unione europea, organizzazioni internazionali, esteri

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Banca centrale europea

Il logo della Banca centrale europea

La Banca centrale europea (BCE o European Central Bank - ECB - nella dizione inglese) è la Banca centrale incaricata dell'attuazione della politica monetaria per i 15 paesi (tutti facenti parte dell'Unione europea) che hanno aderito all'euro adottandolo come moneta unica (cosiddetta "zona-euro" o "area dell'euro"). La BCE è stata istituita in base al "trattato che istituisce la Comunità europea" ed allo "statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea", il 1º giugno 1998. La Banca ha, inoltre, ai sensi del diritto pubblico internazionale, propria personalità giuridica autonoma.

La sede della BCE è a Francoforte sul Meno in Germania, in Kaiserstraße.

A capo dell'istituzione si sono succeduti, con il ruolo di governatore, Wim Duisenberg, ex governatore della Banca centrale olandese e ministro delle finanze del governo olandese, (dal 1º giugno 1998 al 1º novembre 2003) e il francese Jean-Claude Trichet (dal 1º novembre 2003).

Scopo principale della Banca centrale europea è quello di mantenere sotto controllo l'andamento dei prezzi mantenendo il potere d'acquisto nell'area dell'euro; la BCE esercita, infatti, il controllo dell'inflazione nell'"area dell'euro" badando a contenere, tramite opportune politiche monetarie (controllando la base monetaria o fissando i tassi di interesse a breve), il tasso di inflazione di medio periodo ad un livello inferiore (ma tuttavia prossimo) al 2%. Un ruolo analogo di contenimento dell'inflazione è svolto in America dalla Federal Reserve.

Il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) comprende, a norma dell'articolo 106 del trattato che istituisce la Comunità europea (il trattato di Maastricht), la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dei 27 stati membri dell'Unione europea a prescindere dall'adozione della moneta unica; solo i governatori delle banche nazionali dei paesi appartenenti all'"eurozona", però, prendono parte al processo decisionale ed attuativo della politica monetaria della BCE: il cosiddetto eurosistema è infatti composto dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi che hanno introdotto la moneta unica; le banche centrali nazionali dei paesi al di fuori della "zona euro" sono invece abilitate a condurre una politica monetaria nazionale autonoma. Fintanto che vi saranno stati membri dell'Unione europea non appartenenti all'"area dell'euro" vi sarà l'inevitabile coesistenza tra eurosistema e SEBC (l'eurosistema non era stato previsto dai trattati in quanto, diversamente da quello che si è poi verificato, si dava per scontata la partecipazione di tutti i paesi dell'Unione europea alla moneta unica).

Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del trattato che istituisce la Comunità europea, oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".

Il processo decisionale all'interno dell'eurosistema è centralizzato a livello degli organi direttivi della BCE; l'organizzazione della BCE, basata su quella della Bundesbank tedesca, prevede che questi ultimi siano costituiti (articolo 109A del trattato) da un Comitato esecutivo, a cui capo siede il Presidente della BCE (il Governatore), e dal Consiglio dei governatori (detto anche Consiglio direttivo) costituito dai membri del Comitato esecutivo e dai rappresentanti delle altre banche apparteneti all'eurosistema (con l'esclusione quindi dei rappresentanti delle Banche centrali dei paesi non aderenti all'euro); dal momento che alcuni dei paesi appartenenti all'UE non hanno ancora aderito alla moneta unica, esiste, dunque, un terzo organo decisionale, il Consiglio generale.

Il Consiglio generale è composto dal presidente e dal vicepresidente della BCE e dai governatori delle BCN dei 27 paesi membri dell'UE (possono partecipare alle riunioni del Consiglio generale, ma senza diritto di voto, gli altri membri del Comitato esecutivo della BCE, il Presidente del Consiglio dell'Unione europea e un membro della Commissione europea). Il Consiglio generale è un organo di transizione dal momento che, a norma dello "statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea", viene sciolto nel momento in cui tutti gli stati membri dell'UE hanno introdotto la moneta unica. Il Consiglio generale svolge i compiti in precedenza affidati all'Istituto Monetario Europeo, ed assunti dalla BCE nella Terza fase dell'Unione economica e monetaria (UEM).

Le Banche centrali nazionali (BCN) sono le uniche autorizzate alla sottoscrizione ed alla detenzione del capitale sociale della BCE. La sottoscrizione di tale capitale sociale è stata effettuata secondo un criterio di ripartizione proporzionale alla percentuale di ciascuno stato membro dell'Unione europea al PIL comunitario ed alla popolazione dell'Unione.

L'ammontare sottoscritto, ed interamente versato, dalle Banche centrali nazionali dei paesi della "zona euro" è pari a 4.020.445.721,56 di euro, ovvero il 69,7915% dei 5.760.652.402,58 costituenti il totale del capitale sociale della BCE.

Secondo lo statuto della BCE, le Banche centrali nazionali dei paesi non aderenti all'area dell'euro, le quali non hanno titolo a partecipare alla ripartizione degli utili, né sono tenute al ripianamento delle perdite della BCE, versano una piccola percentuale delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte, pari al 7%, come contributo ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al Sistema europeo di banche centrali (SEBC).

Fonte dei dati è il sito ufficiale della BCE; come si evince dalla tabella la maggioranza relativa delle quote è detenuta dalla Bundesbank, seguita da Banca di Francia, Banca d'Inghilterra e da Banca d'Italia; le altre banche centrali detengono invece, rispetto ai quattro principali sottoscrittori, percentuali inferiori delle quote della BCE.

Inoltre le BCN degli stati partecipanti all'area dell'euro hanno dotato la BCE di riserve di cambio per un valore equivalente a circa 40 miliardi di euro. Il contributo di ciascuna BCN è stato fissato proporzionalmente alla partecipazione nel capitale BCE ed è stato versato in oro per il 15%, in dollari statunitensi e yen per il restante 85%.

Alla BCE spetta il compito di emettere l'8% della moneta emessa dal SEBC. Tale quota viene iscritta nello stato patrimoniale alla voce “banconote in circolazione” del passivo. La quota della BCE sul totale delle banconote in euro emesse trova contropartita nei crediti nei confronti delle BCN, crediti, di natura fruttifera, iscritti alla voce “crediti interni all'eurosistema: crediti derivanti dall'allocazione delle banconote in euro all'interno dell'eurosistema”.

La BCE viene criticata, principalmente, sotto due aspetti: quello dell'indipendenza e quello della politica dei tassi; oltre a tali due aspetti principali ulteriori critiche sono rivolta alla BCE con riguardo al linguaggio adottato dalla banca sul proprio sito istituzionale: un tipo di linguaggio che non rispecchierebbe quello degli stati membri di modo tale che la maggior parte della popolazione che utilizza l'euro non può avere accesso in maniera facilmente comprensibile alle informazioni riguardanti l'utilizzo quotidiano della propria valuta, ovvero può avere un accesso molto limitato ad informazioni di poca utilità.

Il primo aspetto per il quale la BCE viene criticata è l'assoluta indipendenza dell'istituzione: la BCE è, infatti, nata come una banca centrale, pensata per operare in maniera indipendente dalla politica; sebbene i suoi poteri ed obiettivi derivino da decisioni politiche dell'Unione europea e dei paesi membri della stessa, le decisioni su come tali poteri debbano essere utilizzati e sul come raggiungere gli obiettivi prefissati sono state, infatti, direttamente delegate alla BCE stessa.

Alcuni ritengono non democratica tale indipendenza decisionale e criticano, di conseguenza, il processo decisionale e gli obiettivi della BCE, asserendo sia che gli obiettivi economici della BCE sono troppo lontani da quelli dei cittadini dell'Unione sia che la politica monetaria della banca è troppo impermeabile ad eventuali critiche, anche quando queste dovessero riguardare l'influenza di tale politica della BCE su aspetti fondamentali quali il rispetto dei diritti umani e l'ambiente.

La BCE, inoltre, non pubblica (nè sollecita) alcun commento alle proprie decisioni: a seguito della pubblicazione delle proprie decisioni le pagine web della banca non permettono, infatti, l'inserimento di commenti alle stesse da parte dei cittadini; da parte dei critici si ritiene, inoltre, che i dettagli relativi alle riunioni degli organi decisionali della banca non siano pubblicati per non dar conto delle fratture e dei differenti punti di vista emersi, pur se esistenti.

Come conseguenza di ciò si sottolinea come i cittadini dell'Unione europea possono influenzare le decisioni della BCE solo in maniera del tutto indiretta tramite il processo elettorale in ciascuno degli stati membri: anche così, però, l'influenza sulla concreta politica operativa della BCE esercitabile da parte dei cittadini europei è di rilevanza assai modesta.

Di contro è pur vero che la BCE rimane responsabile delle proprie decisioni sia nei confronti del Parlamento europeo che del Consiglio dei ministri: come già indicato le nomime del presidente, del vicepresidente e degli altri membri del Comitato esecutivo della BCE devono infatti essere approvate da consiglio e parlamento prima di diventare effettive ed, inoltre, la BCE deve presentare una relazione annuale del proprio operato di fronte al parlamento riunito in seduta plenaria mentre sia il proprio presidente che membri del Comitato esecutivo partecipano alle riunioni (che sono almeno quattro all'anno) del "Comitato parlamentare per gli affari monetari".

Inoltre è da aggiungere che l'orientamento generale dagli economisti è a favore dell'indipendenza dell'istituto di emissione centrale, ritenendolo come una caratteristica fondamentale per il raggiungimento dell'obiettivo primario della Politica monetaria: la stabilità dei prezzi. È stato storicamente accertato che i paesi caratterizzati da elevata inflazione erano quelli i cui organi politici erano intervenuti in maniera eccessiva nel processo di creazione della moneta.

I critici affermano che gli obiettivi fissati e perseguiti dalla BCE siano inappropriati. Essi sostengono che la BCE fisserebbe i tassi d'interesse con il solo obiettivo di controllare l'inflazione senza prenderne in considerazione altri, quali il raggiungimento del tasso di disoccupazione naturale o frizionale o la stabilità dei tassi di cambio. Per essi, il tasso di inflazione sarebbe un obiettivo troppo limitato in relazione alle reali necessità dell'economia.

Coloro che sono a favore, invece, dichiarano che la Banca centrale ha fissato l'unico obiettivo che può essere ragionevolmente raggiunto con gli strumenti che le sono stati affidati: la stabilità dei prezzi. L'obiettivo del pieno impiego deve essere raggiunto attraverso altri strumenti che appartengono al campo della politica fiscale. La stabilità del cambio, invece, avrebbe bisogno di un intervento comune di governi e di Banca centrale e porrebbe dei rischi per il rispetto dell'obiettivo primario. Per tale motivo la Banca centrale si è limitata ad applicare questo obiettivo nei confronti dei paesi che hanno interesse ad entrare nell'Euro e che appartengono al SME 2.

La domanda e l'offerta di moneta sono legate al tasso d'interesse dal modello IS-LM secondo il quale esiste una correlazione inversa, non sempre lineare, fra offerta di moneta e tasso d'interesse: aumentando l'offerta di moneta, il tasso d'interesse scende in proporzione; viceversa, vendendo titoli per ridurre la base monetaria (offerta di moneta), i tassi aumentano.

Il mercato determina il tasso d'interesse, con la legge della domanda e dell'offerta (di moneta). La Banca centrale determinando l'offerta di moneta, ha la leva per controllare i tassi d'interesse. Compito per statuto della Banca centrale è regolare l'offerta di moneta.

LA BCE ha la possibilità di emanare provvedimenti quali Regolamenti e Direttive, aventi la stessa forza giuridica di quelli emanati da altre Istituzioni europee, nonché raccomandazioni o pareri.

La Banca centrale ha come obiettivo primario la stabilità dei prezzi. Per questo motivo il Consiglio Direttivo ha definito in maniera precisa che esso si concretizza con un tasso d'inflazione prossimo al 2% annuo nel medio periodo. Poiché il collegamento fra le decisioni di politica monetaria e l'obiettivo finale non è certo e immediato, la Banca centrale ha stabilito un obiettivo intermedio nella crescita dell'aggregato monetario M3, considerata come una componenente economica che, nel medio periodo, influenza la crescita dei prezzi.

In materia di immunità tale concetto è stato ripreso dall'articolo 11 della Costituzione Europea relativo all'immunità di giurisdizione sul territorio di ciascuno stato membro per i funzionari ed altri agenti dell'Unione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale.

L'immunità della BCE e dei suoi funzionari (per gli atti compiuti per nome e per conto della Banca) è però superiore a quella degli europarlamentari dal momento che non consente nemmeno l'autorizzazione a procedere da parte dell'organo interessato contro uno dei suoi membri, per celebrare i processi.

Inoltre, l'immunità per gli atti compiuti durante il mandato, ha durata anche dopo la scadenza dell'incarico (es. nel periodo della pensione), per cui l'operato non è di fatto sindacabile o sottoponibile a processi.

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Zona euro

██ Zona euro ██ Paesi membri appartenenti allo SME-2 ██ Paesi membri con divisa nazionale legata all'euro ██ Paesi membri con divisa nazionale non legata all'euro ██ Paesi terzi che utilizzano unilateralmente l'euro ██ Paesi terzi con divisa nazionale legata all'euro ██ Paesi terzi con divisa nazionale non legata all'euro

Viene informalmente detta zona euro (o, altrettanto frequentemente, eurozona o eurolandia) l'insieme degli stati membri dell'Unione europea che adotta l'euro come valuta ufficiale. Attualmente (2009) la zona euro è composta da sedici stati. Le politiche monetarie dell'eurozona sono regolate esclusivamente dalla Banca Centrale Europea, con sede a Francoforte sul Meno.

L'armonizzazione delle politiche economiche e fiscali dell'area euro è agevolata dalle periodiche riunioni dell'Eurogruppo, organismo composto dai ministri dell'economia e delle finanze dei sedici stati aderenti alla valuta comune, che di solito precede di poche ore i vertici dell'Ecofin (ampliati ai delegati di tutti i ventisette stati dell'Unione).

L'euro è entrato in vigore per la prima volta il 1° gennaio 1999 in undici degli allora quindici stati membri dell'Unione; a questi si aggiunse la Grecia, che rientrò nei parametri economici richiesti nel 2000 e fu ammessa nell'eurozona il 1° gennaio 2001. In questi primi dodici stati l'euro entrò ufficialmente in circolazione il 1° gennaio 2002 sotto forma di monete e banconote.

Nel 2006 un tredicesimo stato, la Slovenia, entrata nell'Unione nel 2004, dimostrò di possedere i parametri economici necessari per l'adesione alla divisa comune e fu ammessa nella zona euro il 1° gennaio 2007. Pochi giorni dopo, il 15 gennaio, il tallero sloveno fu ufficialmente considerato fuori corso.

Con procedura analoga, nel 2007 Malta e Cipro, in virtù dei propri parametri macroeconomici soddisfacenti, vennero a loro volta ammessi nella zona euro. L'introduzione della divisa comune nelle due isole mediterranee è avvenuta il 1° gennaio 2008. Pochi giorni dopo, il 31 gennaio, la lira cipriota e la lira maltese furono ufficialmente considerato fuori corso.

Infine, con lo stesso procedimento, nel 2008 la Slovacchia è stata a sua volta ammessa nella zona euro. L'introduzione della divisa comune in Slovacchia è avvenuta il 1° gennaio 2009.

Dei ventisette attuali paesi membri dell'Unione europea, undici utilizzano ancora una valuta nazionale diversa dall'euro. Fra questi, solamente la Danimarca ed il Regno Unito sono in possesso di una deroga ai protocolli del Trattato di Maastricht; ad esse non è legalmente richiesto di unirsi all'euro, a meno che i loro governi non decidano altrimenti.

Il governo britannico del primo ministro Tony Blair si è impegnato in una procedura di tripla approvazione prima di unirsi all'euro, la quale coinvolgerà il gabinetto, il parlamento e, in ultima istanza, l'elettorato tramite referendum. Contrariamente a molti altri paesi europei, dove l'euro è visto come un mattone fondamentale di un'Europa più integrata politicamente, nel Regno Unito la moneta unica sarebbe vista principalmente come un potenziale beneficio economico.

In Danimarca un referendum sull'unione all'euro si è tenuto il 28 settembre 2000, con il risultato di un 53,2% di voti contrari. Il 22 novembre 2007, il Governo danese ha dichiarato l'intenzione di indire un nuovo referendum sull'introduzione dell'euro nel Paese.

Fra gli altri stati membri dell'Unione europea privi di deroga si segnala la posizione peculiare della Svezia, che decise nel 1997 di non utilizzare l'euro e quindi da allora evita di proposito di rispettare i criteri di un tasso di cambio stabile. Nel paese si è tenuto un referendum relativo all'adozione della moneta unica il 14 settembre 2003; gli elettori hanno votato contro la proposta, con un 41,8% di sì e un 56,1% di no, in un clima di tensione dovuto all'uccisione del Ministro degli Esteri Anna Lindh, convinta europeista. Tale risultato ha di fatto rinviato sine die la decisione di ingresso nell'Eurozona.

Per tutti i rimanenti otto membri dell'Unione europea è obbligatorio aderire all'euro. Una volta soddisfatte tutte le condizioni necessarie, i nuovi membri potranno adottarla come moneta ufficiale.

Dei paesi che sono entrati a far parte dell'UE il 1 maggio 2004 e il 1° gennaio 2007, quelli appartenenti al meccanismo di cambio SME-2, insieme alla Danimarca, sono l' Estonia e la Lituania (dal 28 giugno 2004) e la Lettonia (dal 2 maggio 2005). Una permanenza di due anni nel meccanismo SME-2 è un prerequisito necessario per poter aderire alla zona euro.

Per le valute di Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria si prospetta un ingresso nell'Eurozona nel corso degli anni 2010.

Andorra, Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano utilizzano l'euro come moneta ufficiale, nonostante non siano ufficialmente membri dell'UE e non abbiano rapporti formali con la Banca Centrale Europea (BCE), poiché impiegavano in precedenza le valute locali che sono state sostituite dalla moneta unica. Nello specifico, Andorra usa le monete spagnole e francesi, avendo conferito unilateralmente valore legale all'euro, mentre Monaco, San Marino e Città del Vaticano possono coniare monete proprie, con i loro simboli sul retro..

Nel 2003, il principato di Andorra ha avanzato formale richiesta per la conclusione di un accordo monetario analogo con l'Unione; i negoziati sono ancora in corso.

Montenegro e il territorio indipendentista serbo del Kosovo, che utilizzavano il marco tedesco come loro valuta, hanno adottato unilateralmente l'euro, anche se, contrariamente agli stati citati in precedenza, non hanno nessun accordo legale con l'UE.

Nelle basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia, nell'isola di Cipro, l'euro viene usato dal 1 gennaio 2008. Si tratta degli unici territori sotto la sovranità inglese in cui viene usata la moneta unica europea.

Le nazioni dotate di una divisa nazionale agganciata a una valuta confluita nell'euro si sono di conseguenza agganciate all'euro; è il caso del marco convertibile della Bosnia. Per decisione del Consiglio, su richiesta di Francia e Portogallo, l'euro ha sostituito sia il franco, nelle parità centrali con le due unioni africane che utilizzano il franco CFA e con l'unione monetaria del franco CFP, sia l'escudo portoghese nella convertibilità fissa con l'escudo capoverdiano.

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Sistema europeo delle banche centrali

Il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC), istituito dal trattato di Maastricht), è costituito dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali dei 27 stati membri dell'Unione europea, a prescindere dall'adozione della moneta unica.

Obiettivo del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi per mantenere il valore dell'euro. Per svolgere le operazioni che rientrano nei compiti della SEBC, la BCE farà capo alle banche centrali nazionali. Spetta al SEBC fissare il Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR). Il TUR rappresenta il costo del denaro, sia per le banche sia per i clienti delle banche. Alla Banca d'Italia spettano soprattutto funzioni di controllo e vigilanza del sistema creditizio nazionale.

Il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) comprende, a norma dell'articolo 106 del trattato che istituisce la Comunità europea (il trattato di Maastricht), la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dei 27 stati membri dell'Unione europea a prescindere dall'adozione della moneta unica; solo i governatori delle banche nazionali dei paesi appartenenti all'"eurozona", però, prendono parte al processo decisionale ed attuativo della politica monetaria della BCE: il cosiddetto eurosistema è infatti composto dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi che hanno introdotto la moneta unica; le banche centrali nazionali dei paesi al di fuori della "zona euro" sono invece abilitate a condurre una politica monetaria nazionale autonoma. Fintanto che vi saranno stati membri dell'Unione europea non appartenenti all'"area dell'euro" vi sarà l'inevitabile coesistenza tra eurosistema e SEBC (l'eurosistema non era stato previsto dai trattati in quanto, diversamente da quello che si è poi verificato, si dava per scontata la partecipazione di tutti i paesi dell'Unione europea alla moneta unica).

Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del trattato che istituisce la Comunità europea, oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".

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Wim Duisenberg

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Willem Frederik Duisenberg più conosciuto come Wim Duisenberg (Heerenveen, 9 luglio 1935 – Faucon, 31 luglio 2005) è stato un banchiere, politico ed economista olandese.

È stato colui che ha pilotato – come primo presidente della Banca Centrale Europea (BCE) – l'entrata in vigore dell'Euro, la moneta europea. La sua morte è avvenuta in circostanze drammatiche: è stato infatti trovato privo di vita – per annegamento in conseguenza di un infarto – nella piscina della sua villa di Faucon, vicino ad Orange (Francia), dove si trovava in vacanza.

In qualità di primo governatore della BCE scelse i primi tagli di euro emessi che portano la sua firma.

Inizialmente keynesiano convinto, Duisenberg ha leggermente rivisto nel corso della sua carriera di banchiere ed uomo politico le proprie vedute in materia economico-finanziaria.

Duisenberg, laureatosi in Economia all'Università di Groninga nel '61 all'età di ventisei anni, ottenne anche, nel 1965, la laurea in Filosofia. Nello stesso anno cominciò a lavorare per la Divisione europea del Fondo Monetario Internazionale, dove rimase poi per quattro anni.

Alla fine di questa esperienza Duisenberg venne nominato consigliere del direttore della Banca Centrale Olandese, posto che lascerà solo un anno dopo per quello di professore di Macroeconomia all'Università di Amsterdam. Nel 1973 giunse la nomina a Ministro delle Finanze del governo laburista olandese guidato da Joop den Uyl, carica che ricoprirà fino alla caduta del governo, nel 1977.

Venne eletto parlamentare, ma ricoprì questo ruolo per breve tempo per diventare vicepresidente della Rabobank, una banca privata olandese. Nel 1979 venne nominato direttore della Banca Centrale Olandese, istituto del quale manterrà poi la presidenza dal 1982 al 1997.

La sua direzione della Nederlandsche Bank fu contrassegnata dalla cautela. Sotto la sua guida il Fiorino olandese fu connesso al Marco tedesco, portando benefici all'economia dei Paesi Bassi, grazie alla forza della valuta tedesca. Seguì inoltre da vicino le politiche tedesche sui tassi di interesse, guadagnandosi il soprannome di "Signor Quindici Minuti" adeguandosi velocemente alle decisioni dei colleghi tedeschi.

Dal gennaio 1994 al giugno 1997 ricoprì l'incarico di presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Grazie ai successi ottenuti dalle sue politiche monetarie divenne conosciuto negli altri paesi europei, fino ad essere nominato, nel 1998, primo presidente della neonata Banca Centrale Europea. La decisione non fu tuttavia gradita dai francesi che desideravano l'elezione di un candidato francese. Si giunse probabilmente a un accordo, ufficialmente negato da tutte le parti in causa, garantendo a Jean-Claude Trichet, al momento direttore dalla Banque de France, la successione al banchiere olandese.

Ha ricoperto la carica di presidente della BCE dal 1 giugno 1998 al 31 ottobre 2003. Dopo aver annunciato, il 7 febbraio 2002, che si sarebbe dimesso in occasione del suo sessantottesimo compleanno (il 9 luglio 2003) rimase però in carica ancora alcuni mesi, in attesa della nomina del suo successore, Jean-Claude Trichet, che prese il suo posto il 1 novembre 2003, dopo essere stato finalmente assolto da tutte le accuse nei suoi confronti riguardo al caso del fallimento del Crédit Lyonnais.

Quando l'ex Ministro dell'Economia italiano Giulio Tremonti propose di sostituire le monete da uno e due Euro con delle banconote affermò che sarebbe stato possibile ma che, se l'Italia avesse preso questa decisione, avrebbe perso i diritti di signoraggio sull'emissione delle monete a vantaggio della Bce.

Duisemberg è stato sposato con l'attivista politica Gretta Duisenberg, la cui proposta di una raccolta di sei milioni di firme per fermare le politiche israeliane nei Territori Occupati creò un certo scandalo a causa della probabile allusione al numero di vittime dell'Olocausto di religione ebraica.

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Banca centrale

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Le banche centrali sono istituti di emissione indipendenti che si occupano di gestire la politica monetaria dei Paesi o delle aree economiche che condividono la medesima moneta. Di solito nascono su sollecitazioni di stati bisognosi di finanziare i deficit, ovvero la quota delle spese statali non coperte da imposizione fiscale, mediante l'emissione di titoli per dedicarsi successivamente all'emissione e alla gestione di moneta, anche al fine di impedire le frequenti crisi bancarie (con relative speculazioni) più probabili in sistemi economici in cui veniva riconosciuto a più banche private il diritto di emettere moneta.

La svedese Riksbank (1656) e la Banca d'Inghilterra, la cui fondazione risale al 1694, furono le prime Banche Centrali. La Banca d'inghilterra, su incarico del re, amministrava le riserve auree ed era il principale istituto di credito della Corona e del Governo britannici. La Banca poteva utilizzare la riserva aurea nazionale per garantire prestiti con interessi nei confronti di altre banche e cittadini.

Secoli dopo, in Germania, fu fondata la Reichsbank nel 1875. La prima banca statale con potere di emettere credito fu invece la Banca nazionale d'America che Alexander Hamilton fondò nel 1790 sotto impulso di Benjamin Franklin e che intendeva introdurre in America l'idea di sistema economico teorizzata da Leibniz.

La Banca era depositaria delle riserve auree, coniava moneta nelle quantità e modalità indicate della politica statunitense, e le conferiva a titolo gratuito al governo che poteva disporne per finanziare i vari capitoli della spesa pubblica.

In Italia al momento dell'unificazione (1861) erano cinque le banche di emissione: la Banca nazionale del Regno d'Italia, la Banca nazionale toscana, la Banca Romana, il Banco di Sicilia e il Banco di Napoli. A queste nel 1870 si aggiunge la Banca toscana di Credito.

La Banca d'Italia venne fondata nel 1893, dopo il crollo della Banca romana, a seguito della fusione tra Banca nazionale del Regno d'Italia, la Banca toscana di Credito e la Banca nazionale toscana, ma solo dal 1926 ottenne il monopolio dell'emissione monetaria.

Banco di Sicilia e Banco di Napoli mantennero fino al 1926 un diritto limitato di emettere moneta.

È utile operare una prima distinzione fra la banca centrale e le altre banche commerciali, in base alla differenza “fisica” del prodotto dei due istituti. La Banca Centrale ha il compito di battere monete e banconote, mentre le banche ordinarie accreditano una moneta scritturale o bancaria, di eguale valore, ma che fisicamente consiste in una scrittura informatizzata e contabile.

La maggior parte dei Paesi al mondo ha un'emissione centralizzata di moneta, un solo istituto che ha il monopolio legale della coniazione di monete e banconote, mentre è ammessa una pluralità di istituti di credito. Il principio dell'autonomia e indipendenza della Banca Centrale dai rispettivi Governi è considerata una caratteristica delle moderne democrazie. A tale istituto sono riconosciuti: indipendenza e autonomia, monopolio legale dell'emissione, controllo centralizzato della base monetaria.

Per il mandato di regolare l'offerta di moneta nell'interesse della pubblica utilità, alla Banca Centrale è riconosciuta un'autonomia gestionale, economica e giuridica dal potere politico ed economico.

Il principio dell'autonomia della banca centrale dai rispettivi Governi è considerata una caratteristica delle moderne democrazie.

Per attuare questa indipendenza da Governi e banche private, è critica la disciplina dell'assetto proprietario.

In secondo luogo, assumono rilievo aspetti quali composizione degli organi e criteri di nomina, durata e rinnovabilità degli incarichi, poteri decisionali e ispettivi.

Il proprietario degli istituti di credito e, in particolare di quello di emissione, può disporre di fidi illimitati e in bianco, utilizzabili per fini diversi da quelli di pubblica utilità per i quali l'ente è creato.

Il conflitto di interessi è inerente alla destinazione e ripartizione dell'utile netto, alla cessione di beni mobili e immobili di proprietà della Banca Centrale o da questa gestiti, alla pubblicazione di dati certificati e studi economici in merito all'inflazione e allo stock di moneta, alle condizioni di emissione del denaro di erogazione del credito. Soggetti di questo conflitto sono persone fisiche o giuridiche che hanno relazioni a vario titolo, ad esempio di parentela o di lavoro, con proprietari e gestori.

Una separazione netta fra proprietà e gestione non è una garanzia sufficiente per questo pericolo, a meno di una specifica disciplina del conflitto di interesse che impedisca la destinazione del credito a soggetti che abbiano rapporti con la proprietà e con i gestori.

La risoluzione del conflitto di interessi, tramite divieto di accedere all'oggetto del potenziale conflitto, nei confronti dei soggetti interessati, non è qui applicabile per la particolare natura del bene in questione. L'accesso al credito è un diritto costituzionale che non può essere inibito per una disciplina del conflitto di interesse. Con maggior forza, tale motivazione si applica al diritto di utilizzare banconote, quale strumento insostituibile dei pagamenti.

La forma giuridica di società per azioni poco si addice a un istituto quale la Banca Centrale, poiché il possesso azionario è comunque di soggetti terzi e per definizione ne comprometterebbe l'indipendenza.

Finché è di proprietà pubblica e organo dello Stato, la banca centrale può essere vista come il protagonista di un intervento diretto, diffuso e pervasivo dello Stato nell'economia. Tale gestione della moneta, centralizzata e non concorrenziale, è presente nelle economie di libero mercato.

Nel XVIII secolo, quando Banche Centrali e numerosi istituti di credito erano proprietà degli Stati, questi utilizzavano il potere di erogare credito e battere moneta per finanziare la propria spesa pubblica e spese militari.

Chi controllava gli istituti, poteva procurarsi crediti a condizioni favorevoli o di importo pressoché illimitato, senza fornire garanzie e ripagare quanto ottenuto.

La proprietà in capo agli istituti di emissione e di credito apre un potenziale conflitto di interessi rispetto all'obiettivo dichiarato di perseguire una stabilità dei prezzi.

Se i prezzi crescono, i soggetti economici si indebitano per sostenere le spese per i beni e servizi di prima necessità, per mantenere il tenore di vita attuale, per ottenere con i debiti un miglioramento dello stile di vita che non arriva negli anni da una crescita economica.

La crescita del PIL, a parità di aliquote, genera una maggiore base imponibile, velocità e consistenza del gettito fiscale, che può essere destinato a ripagare più velocemente il debito pubblico e i creditori dello Stato.

Una crescita economica basata su crescenti volumi di scambio di beni e servizi, e su una velocità di circolazione frenetica della moneta, sarebbe meno preferibile rispetto a una crescita finanziata con i debiti e l'aumento dell'offerta di moneta.

Dal lato opposto, le banche private traggono profitto dall'espansione del credito e da un ammontare crescente di prestiti. Anche questa è moneta circolante che causa un rialzo dei prezzi e una "tassa da inflazione" che questa volta non trasferisce ricchezza dai cittadini al Governo, ma dai cittadini alle banche private. Le banche private tendono ad un abbassamento della riserva frazionaria per poter aumentare i prestiti concessi (a parità di depositi). Nei periodi in cui le azioni dalla banca centrale sono di proprietà delle banche private la riserva frazionaria è storicamente più bassa dei periodi in cui la proprietà è dei Governi.

I compiti delle banche centrali sono quelli relativi alla regolamentazione della moneta, al controllo del sistema creditizio e più in particolare la vigilanza sull'intero sistema bancario.

Nei sistemi moderni si considerano come assunzioni fondamentali il principio dell'indipendenza delle banche centrali e la priorità della stabilità dei prezzi rispetto alla crescita economica.

La scelta di una politica monetaria orientata al contenimento dell'inflazione e al mantenimento del valore della moneta è dovuta anche ad una posizione consolidata della scienza economica, che ritiene le politiche monetarie molto efficaci in materia inflazionistica, e la crescita economica una variabile che non può essere controllata nel lungo termine da politiche monetarie.

L'obiettivo di perseguire la pubblica utilità non è né la crescita dell'economia né la stabilizzazione dei prezzi, ma la coniugazione di entrambi per una crescita complessiva del potere di acquisto dei redditi.

La lotta all'inflazione è un'esigenza dei grandi detentori di capitali che vorrebbero conservare inalterato il valore reale della propria ricchezza monetaria. Ed è pure interesse del cittadino razionale, che preferisce mantenere il proprio tenore di vita e il potere di acquisto dei redditi attuali, prima di ottenere un aumento del PIL e della ricchezza pro-capite. In questo senso, la crescita del PIL deve essere più che proporzionale a quella dei prezzi, ovvero in un rapporto maggiore dell'unità. Se si parla di una crescita sostenuta al 4% l'anno, in contemporanea a un'inflazione del 6-7%, il benessere dei cittadini è in realtà diminuito.

Le banche sono considerate una componente essenziale del mondo economico, e una loro crisi potrebbe avere effetti sistemici. Oltre a difendere la stabilità dei prezzi, la Banca Centrale ha il compito di garantire la stabilità del sistema bancario. I due obiettivi possono risultare contrastanti. La banca centrale interviene prestando denaro dietro garanzie minime e a tassi agevolati. L'iniezione di liquidità nel sistema bancario, può portare a un eccessivo aumento della moneta circolante e a iperinflazione. Se il debito nei confronti della Banca Centrale non viene onorato, questo può essere convertito in un equivalente valore di azioni conferite al creditore.

La Banca centrale interviene in salvataggio degli istituti di credito: per una crisi economica, nei confronti delle banche che hanno bilanci in perdita e rischiano il fallimento; per una crisi finanziaria, nei confronti delle banche che devono applicare restrizioni al credito, e rischiano l'insolvenza: per crediti divenuti inesigibili o altre attività da svalutare, e per una difficoltà oggettiva a trovare rifinanziamenti nel mercato per le proprie passività.

Il principio d'indipendenza delle banche centrali comporta una separazione di poteri fra Governi e autorità monetarie. Entrambi perseguono due aspetti di uno stesso obiettivo di pubblica utilità che è l'aumento del potere di acquisto dei redditi in generale. Il Governo ha l'obiettivo della crescita economica, ovvero di aumentare il reddito nazionale e pro-capite, tramite la leva fiscale. La banca Centrale ha l'obiettivo di mantenere i prezzi stabili nel tempo, e come mezzo la leva monetaria.

La separazione dei poteri comporta che la crescita economica non sia finanziata dai Governi tramite la leva monetaria, ovvero a debito e poi con artifici che diminuiscano il peso reale di tali debiti. La crescita è finanziabile con il gettito fiscale, tramite una tassazione che compensi la spesa pubblica e l'intervento statale, ovvero tramite una detassazione dei redditi che alimenta consumi e investimenti.

La determinazione dei tassi è divenuta prerogativa delle autorità monetarie. Ciò si è verificato in tutti i Paesi UE, da ultima in ordine cronologico nel Regno Unito, dove fu introdotto da Gordon Brown, Cancelliere dello Scacchiere del primo Governo Blair. Brown delegò alla banca centrale il potere di decidere i tassi di interesse, prima fissati per decreto dal Governo.

Fino ai primi anni '90, la decisione in merito ai tassi di interesse era presa dal Governatore di concerto con il Ministro del Tesoro. La prassi è poi mutata, adeguandosi alle normative europee. La determinazione di un tasso d'interesse alto e la conseguente apertura di un rischio di insolvenza per i mutui a tasso variabile, erano bilanciati dall'interesse del Tesoro ad evitare perdite o fallimenti di banche commerciali private o semipubbliche, per gli onerosi interventi di salvataggio.

La leva fiscale per il controllo dell'economia restava uno strumento del Governo, mentre la leva monetaria iniziò ad essere strumento delle banche centrali.

La Banca Centrale esercita un controllo puntuale e diretto sulla quantità di banconote e monete coniate dalla Zecca nazionale. Il 95% della moneta circolante è tuttavia erogato da banche private nella forma di prestiti; su questa quota della moneta circolante la banca centrale ha un controllo indiretto tramite la riserva frazionaria che determina il massimo dei prestiti erogabili, dato un certo livello di depositi. La riserva frazionaria rappresenta invece uno strumento di controllo sull'offerta di prestiti (da parte delle banche). Ciò, data una certa crescita dei depositi, fissa una massima crescita della moneta circolante.

Il trend di questa crescita è influenzabile con il tasso d'interesse (fissato dalla banca centrale) con il quale è possibile controllare la domanda dei prestiti. In ultima istanza sono le banche private a decidere se e quanti prestiti erogare (entro questi limiti), a determinare il valore esatto della quota di prestiti bancari che compone e prevale nella massa di moneta circolante.

Secondo le teorie monetariste, l'aumento dei prezzi è condizionato esclusivamente da una variazione della base monetaria. Se la stabilità dei prezzi è l'obiettivo principale della politica monetaria delle Banche Centrali moderne, le leve che queste hanno a disposizione sono una variazione dell'offerta di moneta emessa dalla banca Centrale e della base monetaria emessa dalle banche.

In presenza di inflazione crescente, la Banca Centrale può agire quindi: aumentando i tassi per ridurre la base monetaria acquistata contro titoli di Stato, oppure dare liquidità al mercato e aumentare la riserva frazionaria per ridurre i prestiti delle banche.

La banca centrale non detiene la proprietà di altri soggetti economici, ma ha forti poteri gestionali nel settore bancario e, tramite la regolazione dell'offerta di moneta e dei tassi, sull'intero sistema economico. L'intervento sui tassi, sul cambio e sulla moneta hanno impatti in tutti i settori, sono diretti nel mercato aperto senza la mediazione di altri organi.

Gli ordinamenti nazionali disciplinano l'attività delle Banche Centrali sotto diversi aspetti: mandato e priorità della politica monetaria, assetto proprietario, durata e nomine, poteri, utilizzo delle riserve auree e in valuta, destinazione degli utili, rendicontazione periodica dell'operato.

Fonti del diritto in materia sono rappresentate dalla Costituzione, leggi ordinarie e leggi speciali dei singoli Stati.

Poteri e statuto della banche centrali non sono disciplinati in molte costituzioni. L'indipendenza della banca centrale si pone sia rispetto ai governi sia rispetto alle banche private.

L'ordinamento italiano disciplina le materie di assetto proprietario e nomine della Banca Centrale con la legge n. 262/2005 e con D.P.R. n. 291/2006. In Costituzione non compaiono riferimenti alla Banca Centrale.

La Costituzione svizzera istituisce una Banca Nazionale (art. 99), afferma il principio di indipendenza dell'istituto, che ha il compito di svolgere una politica monetaria nell'interesse generale del Paese.

La Costituzione chiarisce che "soltanto la Confederazione ha il diritto di battere moneta ed emettere banconote".

Ogni anno, la Banca Nazionale decide la destinazione dell'utile netto. Almeno due/terzi dell'utile netto spettano ai Cantoni, e la parte restante costituisce le riserve auree e in valuta. Dall'utile totale sono dedotte le riserve che la banca decide di accantonare e il dividendo per gli azionisti.

Per la Costituzione originale del 1860 poteva trattarsi di una banca statale o di una società per azioni sotto sorveglianza statale. Nel 1905, gli Svizzeri optarono per una banca privata. La legge speciale federale n. 23 del 22 dicembre 1953 definisce la banca nazionale come una società anonima per azioni, della quale non è nota la composizione azionaria.

Come fattore di equilibrio fra poteri, all'indipendenza della banca centrale sono contrapposti obblighi di trasparenza e rendicontazione. La legge determina i dati che la Banca Centrale deve pubblicare settimanalmente, e prevede bilanci a cadenza trimestrale, e una relazione dettagliata dell'operato almeno due volte all'anno davanti alle Commissioni Parlamentari.

La banca centrale privata di ciascun paese europeo, detta anche BCN, Banca Centrale Nazionale, forma, insieme alla Banca Centrale Europea (BCE), il Sistema europeo di banche centrali (SEBC).

Il Sistema europeo di banche centrali è composto dalla BCE e dalle banche centrali nazionali di tutti i venticinque stati membri dell'Unione europea; esso comprende oltre alle banche rappresentate nell'Eurosistema, le banche centrali nazionali degli stati membri che non hanno adottato l'Euro.

Il Trattato di Maastricht e la successiva costituzione Europea riservano in esclusiva alla BCE il potere di emissione dell'euro.

L'articolo 105 dello Statuto della BCE stabilisce che né la BCE né le banche nazionali né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli stati membri né da qualsiasi altro organismo.

Nell'eventualità di crisi e insolvenze di alcune banche private, le Banche Centrali dei singoli Stati hanno il compito di mettere a punto gli interventi di salvataggio necessari, finanziandoli con le proprie riserve. La Costituzione Europea non prevede forme di sussidiarietà fra Stati membri per garantire la stabilità e la continuità operativa del sistema bancario.

La Costituzione degli Stati Uniti attribuisce al Congresso il potere di coniare la moneta e di regolarne il valore (Sezione 8, dedicata ai Poteri del congresso, art. 1).

Alla sezione 10, si legge che nessuno Stato può coniare denaro, e che le monete d'oro e d'argento devono essere l'unica forma di pagamento dei debiti.

La Costituzione conferisce al Congresso i citati poteri senza specificare se si tratti di un potere esclusivo o non delegabile a soggetti terzi. La Costituzione in vari aspetti dell'ordinamento opera una distinzione fra Stati e Distretti, e vieta esplicitamente che solo gli Stati possano coniare moneta.

Perciò, risulta conforme alla Costituzione l'insediamento di una banca centrale di proprietà di privati, la Federal Reserve, che sede a Washington DC, all'interno Distretto della Columbia.

Washington DC era un territorio dello Stato del Maryland, ceduto al Congresso che decise di stabilirvi la capitale e la sede della banca centrale.

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Base monetaria

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La base monetaria o moneta ad alto potenziale è costituita dalla moneta legale - ossia dalle banconote e dalle monete metalliche che per legge devono essere accettate in pagamento - e dalle attività finanziarie convertibili in moneta legale rapidamente e senza costi, esistenti in un determinato momento nel sistema economico. Può essere anche definita come l'insieme delle attività finanziarie utilizzabili dalle banche per costituire le riserve obbligatorie presso la banca centrale. Rappresenta la definizione più ristretta di moneta e, quindi, il più ristretto degli aggregati monetari, noto come M0.

Come ogni altra attività finanziaria, quelle che costituiscono la base monetaria rappresentano passività per il soggetto che le emette: la banca centrale. Le banconote e le monete metalliche, infatti, sono promesse di pagamento della banca centrale verso i portatori della stesse, mentre le altre attività che costituiscono la base monetaria sono rappresentate da passività della banca centrale verso le banche, essenzialmente a fronte di loro depositi, e verso altri settori dell'economia, diversi dal settore pubblico, a fronte di depositi provenienti dai medesimi, negli ordinamenti in cui sono amessi.

In passato - e in qualche ordinamento (Hong Kong, Scozia e Irlanda del Nord) ancor oggi - anche le banche potevano essere autorizzate ad emettere moneta legale, a fronte di un ugual valore di riserve di valuta estera depositate presso la banca centrale: si tratta di un meccanismo di fatto equivalente all'emissione di moneta da parte della banca centrale.

In alcuni paesi monete metalliche o, più raramente, banconote costituenti moneta legale possono essere emesse da amministrazioni dello stato (così era in passato anche in Italia, quando il tesoro emetteva la moneta metallica e le banconote da 500 lire). In questo caso la moneta legale non rappresenta una passività della banca centrale ma dello stato.

Le riserve ufficiali sono costituite da oro, valute estere, diritti speciali di prelievo e crediti internazionali in valuta detenuti dalla banca centrale. Se un operatore si rivolge (direttamente o indirettamente, per mezzo di altre istituzioni finanziarie, quali le banche) alla banca centrale per cambiare valuta estera in valuta nazionale, la banca centrale aumenta le sue riserve ufficiali in misura pari alla valuta estera che riceve e, nel contempo, aumenta la base monetaria in misura pari valuta nazionale che da in cambio; il contrario avviene se un operatore cambia valuta nazionale in valuta estera. Un saldo positivo della bilancia dei pagamenti determina l'afflusso di valuta estera nell'economia e, in regime di cambi fissi, l'aumento delle riserve ufficiali e della base monetaria; al contrario, un saldo negativo determina un deflusso di valuta estera e, in regime di cambi fissi, la diminuzione delle riserve ufficiali e della base monetaria.

Quando la banca centrale finanzia il tesoro, vuoi attraverso l'acquisto di titoli del debito pubblico sul mercato primario, ossia direttamente dallo stesso emittente (il tesoro, appunto), vuoi attraverso anticipazioni o altre modalità, aumenta la base monetaria in misura pari all'ammontare del finanziamento (cosiddetta monetizzazione del disavanzo); il tesoro, a sua volta, distribuisce la moneta così ricevuta al resto dell'economia attraverso la spesa pubblica (retribuzioni, acquisti di beni e servizi ecc.). Si tenga presente che nell'area dell'euro il finanziamento del tesoro da parte della Banca Centrale Europea o delle bance centrali dei paesi membri è vietato dall'art. 101 del Trattato di Maastricht: questo canale, quindi, non è più operativo.

Le operazioni di mercato aperto sono acquisti o vendite di titoli del debito pubblico effettuati dalla banca centrale sul mercato secondario, ossia con soggetti, diversi dall'emittente, che li avevano in precedenza acquistati. L'acquisto di titoli aumenta la base monetaria in misura pari all'ammontare pagato dalla banca centrale in cambio degli stessi, così come la vendita di titoli diminuisce la base monetaria in misura pari all'ammontare pagato alla banca centrale dagli acquirenti.

La banca centrale può finanziare le banche attraverso varie modalità: risconti di titoli, anticipazioni ecc. Tutte le volte che effettua una di queste operazioni, la banca centrale accresce la base monetaria in misura pari all'ammontare del finanziamento; le banche, a loro volta, distribuiscono la moneta così ricevuta al resto dell'economia, principalmente attraverso operazioni di credito.

La base monetaria, rappresentando il passivo del bilancio della banca centrale, deve comunque essere uguale all'attivo, rappresentato dalle riserve ufficiali, dai crediti verso il tesoro (sotto forma di titoli del debito pubblico o in altra forma) e dai crediti verso le banche (trascurando le altre voci del bilancio, di minore importanza). Ciò significa che la banca centrale aumenta la base monetaria tutte le volte che acquista attività pagandole con passività che la costituiscono, così come diminuisce la base monetaria tutte le volte che vende attività facendosi pagare con tali passività (le quali, una volta acquisite dalla banca centrale, si estinguono).

Le attività acquisite a fronte dell'emissione di base monetaria fruttano redditi alla banca centrale (si pensi agli interessi sui titoli del debito pubblico); la differenza tra questi redditi e i costi di produzione della moneta legale (assai ridotti, si pensi alla stampa delle banconote) costituisce il cosiddetto signoraggio che viene in parte utilizzato dalla banca centrale per coprire i propri costi di funzionamento, in parte viene prelevato dallo stato sotto forma d'imposta e per resto va a costituire l'utile della banca centrale. Quando è lo stato ad emettere la moneta legale, il signoraggio è incassato direttamente da questo ed è pari alla differenza tra il volore della moneta emessa e i costi di produzione.

La base monetaria è uno dei principali determinanti dell'offerta di moneta ed il più facilmente controllabile da parte delle autorità monetarie, il che gli attribuisce un ruolo centrale nella politica monetaria.

L'offerta di moneta, intesa come quantità di moneta esistente in un determinato momento nel sistema economico, è pari alla moneta legale in circolazione (il circolante) più i depositi nelle banche, mentre la base monetaria, come si è detto, è pari al circolante più le riserve depositate dalle banche presso la banca centrale (ed altri eventuali depositi presso la stessa); il rapporto tra offerta di moneta e base monetaria prende il nome di moltiplicatore monetario. Nell'ipotesi, puramente teorica, che il pubblico depositi tutta la moneta presso le banche e queste impieghino interamente le somme così raccolte per effettuare prestiti, tolto il necessario per costituire le riserve obbligatorie presso la banca centrale, si può dimostrare che il moltiplicatore monetario è pari all'inverso del coefficiente di riserva obbligatoria, ossia della quota di depositi raccolti che le banche debbono obbligatoriamente depositare presso la banca centrale. In realtà, poiché il pubblico non deposita tutto il circolante presso le banche e queste non impiegano l'intera raccolta da depositi per effettuare prestiti e costituire riserve obbligatorie, l'ammontare effettivo dei depositi e quindi dell'offerta di moneta non potrà raggiungere quello calcolato in base al moltiplicatore teorico e sarà tanto più inferiore ad esso quanto più basso è il costo-opportunità di detenere liquidità da parte del pubblico e delle banche, a sua volta correlato ai tassi d'interesse.

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Source : Wikipedia