Bagnoregio

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Inviato da maria 27/03/2009 @ 03:13

Tags : bagnoregio, lazio, italia

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Bagnoregio

Bagnoregio - Stemma

Distante da Viterbo circa 28 km. Anticamente conosciuto con il nome di Bagnorea. Nel suo territorio si trova la nota frazione di Civita.

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Chiesa di San Bonaventura da Bagnoregio

La chiesa di San Bonaventura da Bagnoregio è una chiesa di Roma, nel quartiere Don Bosco, in via Marco Calidio.

E’ stata costruita su progetto dell’architetto Francesco Paolo Riccobene e consacrata solennemente il 15 maggio 1999 dal cardinale vicario Camillo Ruini.

La chiesa è sede parrocchiale, eretta il 1 novembre 1974 con il decreto del cardinale vicario Ugo Poletti Cum in regione ed affidata ai sacerdoti dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali.

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Chiesa di San Bonaventura (Bagnoregio)

La Chiesa di San Bonaventura da Bagnoregio è un luogo di culto cattolico del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nella Diocesi di Viterbo.

Nel sito dell'attuale chiesa sorgeva anticamente un'altra chiesa, dedicata a Sant'Angelo. Questa venne acquisita il 13 marzo 1632 dalla Compagnia di San Bonaventura, che iniziò ad officiare la chiesa con il titolo di San Bonaventura da Bagnoregio.

Nel XIX secolo si pensò di ricostruire la chiesa, ormai cadente, e il 27 ottobre 1856 iniziarono i lavori, diretti dall'architetto Pietro Gagliardi. Nel 1862 vennero terminati i lavori all'interno e venne realizzata la copertura della cupola in lastre di piombo.

Nella chiesa sono interessanti due pale d'altare, un antico affresco raffigurante la Madonna del Popolo e la tela dell'altar maggiore, realizzata nel 1874 da fra Silvestro dei Carmelitani Scalzi e raffigurante San Bonaventura e il Sacroi Cuore di Gesù.

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Diocesi di Bagnoregio

Sede titolare di Bagnoregio

La diocesi di Bagnoregio (in latino Dioecesis Balneoregiensis) è una sede soppressa della Chiesa Cattolica.

Le prime notizie sulla sede vescovile di Bagnoregio risalgono al VII secolo, con una missiva di papa Gregorio Magno al vescovo di Chiusi. Nel corso dei secoli diverse parrocchie furono accorpate nella diocesi di Bagnoregio, confinante con l'arcidiocesi di Perugia e la diocesi di Orvieto; furono anche unite alla sede di Bagnoregio le diocesi di Bomarzo (nel 1015) e di Civita (nel 1695).

Dopo la morte dell'ultimo vescovo, Luigi Rosa, avvenuta il 3 ottobre 1971 la sede rimase vacante, fino a quando, nel 1986, papa Giovanni Paolo II non la dichairò estinta, ed accorpata alla diocesi di Viterbo.

La cattedrale era posta nella chiesa di San Donato.

Attualmente la diocesi di Bagnoregio è sede vescovile titolare; l'attuale arcivescovo titolare è monsignor Mario Rizzi, Nunzio apostolico emerito in Bulgaria.

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Bonaventura da Bagnoregio

San Bonaventura in un dipinto di Francisco de Zurbarán

San Bonaventura da Bagnoregio al secolo Giovanni Fidanza (Bagnorea, 1217/1221 circa – Lione, 15 luglio 1274) è stato un religioso, filosofo e teologo italiano. Soprannominato Doctor Seraphicus, insegnò all'Università di Parigi e fu amico di san Tommaso d'Aquino.

Vescovo e cardinale, dopo la morte venne canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa. È considerato uno tra i più importanti biografi di san Francesco d'Assisi. Infatti alla sua biografia — la Legenda maior — si ispirò Giotto da Bondone per il ciclo delle storie sul Santo nella basilica di Assisi.

Per diciassette anni — dal 1257 — fu ministro generale dell'Ordine francescano, del quale è ritenuto uno dei padri: quasi un secondo fondatore. Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell'Ordine.

La visione filosofica di Bonaventura partiva dal presupposto che ogni conoscenza derivi dai sensi: l'anima conosce Dio e se stessa senza l'aiuto dei sensi esterni. Risolse il problema del rapporto tra ragione e fede in chiave platonico-agostiniana.

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, che celebra la sua memoria il 15 luglio (vedi Bonaventura).

La data in cui Giovanni Fidanza venne alla luce non è certa. Viene collocata tra il 1217 e il 1221.Nacque a Civita di Bagnoregio,nei pressi di Viterbo,figlio di Giovanni Fidanza,che era medico, e di Maria di Ritello; portò inizialmente il nome del padre,Giovanni, che cambiò in Bonaventura al momento del suo ingresso nella famiglia francescana.

Nel 1235 si reca a Parigi a studiare forse nella facoltà delle Arti e successivamente, nel 1243, nella facoltà di teologia. Probabilmente in quello stesso anno entra tra i Frati Minori. I suoi studi di teologia terminano nel 1253, quando diventa magister (cioè "maestro") di teologia e ottiene la licentia docendi (la "licenza d'insegnare").

Nel 1250 il papa aveva autorizzato il cancelliere dell'Università a conferire tale licenza a religiosi degli ordini mendicanti, sebbene ciò contrastasse con il diritto di cooptare i nuovi maestri rivendicato dalla corporazione universitaria. E proprio nel 1253 scoppia uno sciopero al quale tuttavia i membri degli ordini mendicanti non si associarono. La corporazione universitaria richiese loro un giuramento di obbedienza agli statuti, ma essi rifiutarono e pertanto vennero esclusi dall'insegnamento.

Questa esclusione colpì anche Bonaventura, che fu maestro reggente fra il 1253 e il 1257.

Nel 1254 i maestri secolari denunciarono a papa Innocenzo IV il libro del francescano Gerardo di Borgo San Donnino Introduzione al Vangelo eterno. In questo testo fra' Gerardo, rifacendosi al pensiero di Gioacchino da Fiore, annunciava l'avvento di una «nuova età dello Spirito Santo» e di una «Chiesa cattolica puramente spirituale fondata sulla povertà», profezia che si doveva realizzare attorno al 1260. In conseguenza di questo il Papa — poco prima di morire — annullò i privilegi concessi agli ordini mendicanti. Il nuovo pontefice papa Alessandro IV condannò il libro di Gerardo con una bolla nel 1255, prendendo tuttavia posizione a favore degli ordini mendicanti e senza più porre limiti al numero delle cattedre che essi potevano ricoprire. I secolari rifiutarono queste decisioni, venendo così scomunicati, anche per il boicottaggio da loro operato ai danni dei corsi tenuti dai frati mendicanti. Tutto questo nonostante che i primi avessero l'appoggio del clero e dei vescovi, mentre il re di Francia Luigi IX si trovava a sostenere le posizioni dei mendicanti.

Nel 1257 Bonaventura venne riconosciuto magister. Nello stesso anno fu eletto Ministro generale dell'Ordine francescano, e rinunciando così alla cattedra. A partire da questa data, preso dagli impegni della nuovo servizio, accantonò gli studi e compì vari viaggi per l'Europa.

Il suo obiettivo principale fu quello di conservare l'unità dei Minori, prendendo posizione sia contro la corrente spirituale (influenzata dalle idee di Gioacchino da Fiore e incline ad accentuare la povertà del francescanesimo primitivo), sia contro le tendenze mondane insorte in seno all'Ordine. Favorevole a coinvolgere l'Ordine francescano nel ministero pastorale e nella struttura organizzativa della Chiesa, nel Capitolo generale di Narbona del 1260, contribuì a definire le regole che dovevano guidare la vita dei membri dell'Ordine: le Costituzioni dette appunto Narbonensi. A lui, in questo Capitolo, venne affidato l'incarico di redigere una nuova biografia di san Francesco d'Assisi che, intitolata Legenda maior, diventerà la biografia ufficiale nell'Ordine. Infatti il Capitolo generale successivo, del 1263, approvò l'operà composta dal Ministro generale; mentre il Capitolo del 1266, riunito a Parigi, giunse a decretare la distruzione di tutte le biografie precedenti alla Legenda Maior, probabilmente per proporre all'Ordine una immagine univoca del proprio fondatore, in un momento in cui le diverse interpretazioni fomentavano contrapposizioni e conducevano verso la divisione.

Negli ultimi anni della sua vita, Bonaventura intervenne nelle lotte contro l'aristotelismo e nella rinata polemica fra maestri secolari e mendicanti. A Parigi, tra il 1267 e il 1269, tenne una serie di conferenze sulla necessità di subordinare e finalizzare la filosofia alla teologia. Nel 1270 lascia Parigi per farvi però ritorno nel 1273, quando tiene altre conferenze nelle quali attacca quelli che sono a suo parere gli errori dell'aristotelismo.

Nel maggio del 1273, già vescovo di Albano, viene nominato cardinale; l'anno successivo partecipa al Concilio di Lione (in cui favorisce un riavvicinamento fra le Chiesa latina e quella greca), nel corso del quale muore, forse a causa di un avvelenamento, stando almeno a quanto affermò in seguito il suo segretario, Pellegrino da Bologna.

Pierre de Tarentasie, futuro papa Innocenzo V, ne celebrò le esequie, e Bonaventura venne inumato nella chiesa francescana di Lione. Nel 1434 la salma venne traslata in una nuova chiesa, dedicata a San Francesco d'Assisi; la tomba venne aperta e la sua testa venne trovata in perfetto stato di conservazione: questo fatto ne facilitò la canonizzazione, che avvenne ad opera del papa francescano Sisto IV il 14 aprile 1482, e la nomina a dottore della Chiesa, compiuta il 14 maggio 1588 da un altro francescano, papa Sisto V.

Secondo Bonaventura è il Cristo la via a tutte le scienze, sia per la filosofia che per la teologia.

Il progetto di Bonaventura è una riduzione (reductio artium) non nel senso di un depotenziamento delle arti liberali, bensì della loro unificazione sotto la luce della verità rivelata, la sola che possa orientarle verso l'obiettivo perfetto a cui tende imperfettamente ogni conoscenza, il vero in sè che è Dio.

La distinzione delle nove arti in tre categorie, naturali (fisica, matematica, meccanica), razionali (logica, retorica, grammatica) e morali (politica, monastica, economica) riflette la distinzione di res, signa ed actiones la cui verticalità non è altro che cammino iniziatico per gradi di perfezione verso l'unione mistica.

La parzialità delle arti è per Bonaventura non altro che il rifrangersi della luce con la quale Dio illumina il mondo: prima del peccato originale Adamo sapeva leggere indirettamente Dio nel Liber Naturae (nel creato), ma la caduta è stata anche perdita di questa capacità. Per aiutare l'uomo nel recupero della contemplazione della somma verità, Dio ha inviato all'uomo il Liber Scripturae, conoscenza supplementare che unifica ed orienta la conoscenza umana, che altrimenti smarrirebbe se stessa nell'autoreferenzialità.

Attraverso l'illuminazione della rivelazione, l'intelletto agente è capace di comprendere il riflesso divino delle verità terrene inviate dall'intelletto passivo, quali pallidi riflessi delle verità eterne che Dio perfettamente pensa mediante il Verbo.

Ciò rappresenta l'accesso al terzo libro, Liber Vitae, leggibile solo per sintesi collaborativa tra fede e ragione: la perfetta verità, assoluta ed eterna in Dio, non è un dato acquisito, ma una forza la cui dinamica si attua storicamente nella reggenza delle verità con le quali Dio mantiene l'ordine del creato. Lo svelamento di quest'ordine è la lettura del terzo libro che per segni di dignità sempre maggior avvicina l'uomo alla fonte di ogni verità.

La primitas divina La primalità di Dio è il sostegno a tutto l'impianto teologico di Bonaventura. Nella sua prima opera, il Breviloquium, egli definisce i caratteri della teologia affermando che, poiché il suo oggetto è Dio, essa ha il compito di dimostrare che la verità della sacra scrittura è da Dio, su Dio, secondo Dio ed ha come fine Dio. L'unita del suo oggetto determina come unitaria ed ordinata la teologia perché la sua struttura corrisponde ai caratteri del suo oggetto.

Dunque, per Bonaventura l'unica conoscenza possibile è quella contemplativa, cioè la via dell'illuminazione, che porta a cogliere le essenze eterne, e ad alcuni permette persino di accostarsi a Dio misticamente. L'illuminazione guida anche l'azione umana, in quanto solo essa determina la sinderesi, cioè la disposizione pratica al bene.

Le creature, dunque, sono impronte, immagini, similitudini di Dio, e persino le pietre "gridano" tale loro legame col divino.

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Source : Wikipedia