Avellino

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Tags : avellino, campania, italia

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Avellino

Panorama di Avellino

Avellino è una città della Campania, capoluogo della provincia omonima. Ha una popolazione che conta 57.068 abitanti ed è dunque il capoluogo di provincia della Campania col minor numero di abitanti.

Il terremoto del 23 novembre 1980 la rase quasi completamente al suolo, cancellando quasi del tutto il patrimonio storico-artistico della città, causando 2.735 morti. È salita spesso alla ribalta nazionale anche grazie alle imprese in campo sportivo dell'Unione Sportiva Avellino, che militò ininterrottamente dal 1978 al 1988 in Serie A, e della Felice Scandone Basket. La città ha dato i natali a molti uomini politici che hanno avuto ruoli importanti nel governo del Paese, sia nella prima che nella seconda repubblica.

La provincia di Avellino, si estende nella parte centro-orientale della Campania. La città è situata nel cuore di una grande conca dell'Appennino Campano dominata dai massicci montuosi dei Picentini e del Partenio ed è circondata a nord-est dal Montevergine, il più importante e famoso monte del Partenio, che è meta di molti pellegrinaggi per venerare la Madonna di Montevergine nel Santuario benedettino del XII secolo, posto sul monte a 1272 m.

I più grandi corsi d'acqua che passano per questa città sono il Rigatore e il San Francesco, oggi molto impoveriti a causa del percorso urbano. Il Rigatore, ricco di vegetazione, è stato in passato sede di numerose industrie che lo sfruttavano ricavandone energia idrica. Avellino, avendo una posizione molto centrale, è centro d'importanti vie di comunicazione dall'Adriatico al Tirreno.

Il territorio gode di abbondanti risorse idriche anche per la presenza del fiume Calore che, oltre a rifornire l'acquedotto dell'alto Calore, fornisce acqua alla città e alle vicine province. Il clima di Avellino è continentale: l'inverno è rigido con frequenti piogge, nebbia e molta umidità, in primavera e gli inizi autunnali sono frequenti brina e gelate, mentre in estate la siccità predomina sul territorio con rare piogge e venti di ponente e di scirocco. La vegetazione è ricca con prevalenza di noccioleti che producono le pregiate "nocciole avellane", ma molto ricca è anche la produzione di frutta e ortaggi. Proprio per questo, la principale risorsa economica è l'agricoltura, insieme all'allevamento bovino e avicolo.

Il sottosuolo è molto ricco soprattutto di tufo grigio e argilla.

Caratterizzato dal clima più rigido e piovoso della regione , l'avellinese è un territorio costituito sostanzialmente da colline e montagne boscose. La piovosità è la sua caratteristica predominante viste le abbondanti medie annue che superano quasi ovunque i 1200 mm. Solo nella zona confinante con la Puglia si registrano valori medi molto più bassi di circa 500 mm. Anche dal punto di vista termico la provincia risulta essere una delle più fredde in inverno e più fresche d'estate grazie anche ai numerosi ettari di bosco che ricoprono i monti che ne sfavoriscono il surriscaldamento. Boschi di faggio e di castagno sono predominanti su altre forme vegetali arboree. Precipitazioni nevose spesso cadono a quote superiori ai 1000mt su tutti i monti della provincia. Frequenti anche i temporali estivi durante le ore più calde della giornata. Nebbie nelle conche sono molto frequenti praticamente in tutte le stagioni, soprattutto in estate.

La natura e la geografia sono riusciti a determinare i prerequisiti per la nascita di Atripalda, e prima ancora di Abellinum. Sin dall'antichità la valle del Sabato ha costituito una via naturale tra l'Irpinia e il Sannio. Il fiume ha sempre rappresentato una risorsa primaria per la popolazione, sia per pescare, nell'età più antica, sia per l'irrigazione dei campi e per l'alimentazione dei mulini.

Nell'89 a.C. Silla occupò Pompei, Ercolano, Stabia, Eclano, Abella e Abellinum. Abellinum non costituiva ancora un vero e proprio centro urbano; solo grazie alla colonizzazione silliana si avviò l'edificazione di una vera città. Essa era attraversata da due città principali: il Cardo e il Decumano che la suddividevano in quattro quadrati, ognuno dei quali alla fine delle strade aveva quattro porte. Dopo la sua distruzione da parte dei Longobardi, gli abitanti fondarono la nuova città di Avellino su uno sperone di tufo. Lo sviluppo demografico e urbanistico fu piuttosto lento a causa di alcuni violenti terremoti e delle invasioni degli Aragonesi e dei Normanni. L'arrivo dei Normanni pose Avellino al centro di importanti avvenimenti: nel 1130 Ruggero II ricevette nel Duomo della città l'investitura del Regno di Sicilia; la contea fu al centro di contese fra i signori normanni. Nel 1137 Innocenzo II e Lotario III nominarono Duca di Puglia Rainulfo di Alife, il conte di Avellino. Il paese passò in seguito al conte Riccardo dell'Aquila, ai Paris, ai Sanseverino, a Simone di Montfort, ai Balzo, ai Filangieri de Candida, fino a diventare feudo dei Caracciolo dal 1581 al 1806, sotto i quali conosce una lunga stagione di incremento demografico, di espansione urbanistica e di progresso economico. Durante questo periodo si afferma l'arte della lana che riempirà l'Italia dei pregiati panni di Avellino dal tipico colore azzurro carico. In seguito, il commercio troverà una sede monumentale nella dogana dei grani. Durante il primo secolo della loro Signoria, i Caracciolo ampliarono il Castello fino a farne un luogo d'eccellenza, con un parco di cui cantarono meraviglie poeti e viaggiatori. La peste del 1656 costituirà nulla più che una battuta d'arresto. Nel '700, infatti, la città comincia ad assumere l'odierna conformazione urbana: i principi Caracciolo abbandonano il Castello, si trasferiscono in una nuova residenza, l'attuale sede dell'amministrazione provinciale, e danno il via ai lavori per la creazione del corso principale della città. Nel 1806 Avellino diviene capoluogo di provincia del Principato Ultra, troncone di pertinenza beneventana, in contrapposizione con il Principato Citra, di pertinenza salernitana, e vede accrescere notevolmente il suo peso politico-economico fino all'Unità d'Italia, quando comincia un periodo di decadenza, ascrivibile all'isolamento prodotto dalla realizzazione della ferrovia Napoli-Benevento-Foggia che fa perdere alla città quel suo ruolo peculiare di crocevia commerciale tra la Campania e la Puglia, tra il Tirreno e l'Adriatico.

Avellino ha nel cuore del suo centro storico il nucleo di reperti ed opere di interesse storico-culturali più importanti ed interessanti. Primo esempio di ciò è la Cattedrale, che fu riaperta dopo il terremoto del 1980, il Duomo venne edificato a partire dal 1132 e intitolato all'Assunta; l'originaria struttura di stile romanico venne trasformata in occasione di un restauro ottocentesco che la rese conforme al gusto neoclassico. Notevole è la grande facciata neoclassica che ha origini risalenti al XII secolo. All'interno possiamo trovare il coro ligneo del Cinquecento, sotto la cripta, ristrutturata nel secolo XVII vanta origini romaniche. Di rilevante valore storico-religioso è la cappella del tesoro di San Modestino, Santo Patrono della città, oltre al fatto che la basilica conserva ancora un altare maggiore, decorato da un coro cinquecentesco e un originale tabernacolo opera di Giovanni da Nola.

Passeggiando per la città non si può non notare uno dei simboli di Avellino: la torre dell'Orologio. Questa svetta sulle abitazioni del centro storico con i suoi 40 metri di altezza, e scandisce da sempre la giornata dei cittadini avellinesi con i sui rintocchi e la sua suggestività. Venne costruita nel '600 in stile barocco, si erige nell'attuale Piazza Amendola, al tempo dei Caracciolo l’importante Piazza Centrale, ridisegnata e risistemata dall’architetto-scultore Cosimo Fanzago (presente in città nel 1650 come consigliere del principe Francesco Marino Caracciolo). Si può dire che ha sempre costituito l’elemento caratterizzante ed il monumento simbolo della città di Avellino. La tradizione, raccolta dallo storico avellinese F. Scandone, vuole che essa sia stata edificata su una torre dell’antica cinta muraria o addirittura eretta sui resti di un antico campanile. Gravemente danneggiata dal sisma dell'80, è stata da diversi anni restituita alla città.

Altro particolare del centro storico avellinese è l'obelisco a Carlo II d'Asburgo, succeduto nel 1665 sul trono di Spagna al padre Filippo IV di Spagna all’età di soli quattro anni. Nel monumento il "re fanciullo" è raffigurato nella sua vera età di sette anni, con l’abbigliamento sfarzoso che il suo titolo richiedeva. La sontuosità delle vesti non riesce, tuttavia, a nascondere le guance paffute e lo sguardo sorridente. Non si può escludere dalla realizzazione dell’opera la partecipazione del principe Caracciolo, che aspirava al titolo di "Grande di Spagna" e voleva manifestare la sua devozione, schietta o calcolata che fosse, alla casa regnante. Di fronte al monumento del "Re di Bronzo" si erige il "Palazzo della Dogana", la dogana fu senza dubbio alcuno uno dei primi edifici che sorsero al di fuori della vecchia Abellinum, che fu interamente distrutta, e che nacquero nella nuova città di Avellino, che si sviluppò intorno al "castrum longobardo". Questo edificio nacque, come gli altri sorti dello stesso periodo, ed aventi le medesime mansioni soprattutto per motivi prettamente fiscali e protezionistici rivelando presto la propria superiorità, nel caso di Avellino, anche rispetto alle vicine dogane di Atripalda e di Serino. Tale superiorità derivava presumibilmente dalla posizione strategica che essa occupava, infatti si trovava sulla strada che gli antichi commercianti di grano percorrevano per raggiungere Napoli, provenitneti dalla Puglia. L’edificio era molto probabilmente diviso in due zone, delle quali una era adibita a deposito delle merci e l’altra, che conferiva all’edificio anche il ruolo di forum, era destinata alla vita della cittadinanza.

In una sorta di continuità con queste opere, verso Corso Umberto I, all’interno del Centro Storico di Avellino, lungo la un tempo trafficata strada delle Puglie, percorso obbligato nei secoli scorsi per rifornire la capitale del Regno di ogni sorta di dettate, sorge l’artistica "Fontana di Bellerofonte". La fontana è uno dei monumenti più significativi della storia di Avellino. Oltre ad essere conosciuta con il nome popolare "Fontana dei tre cannuoli" è detta anche Fontana Caracciolo. Il nome deriva dalla statua centrale che raffigurava, nel marmo, Bellerofonte nell’atto di uccidere la Chimera. Francesco Marino I Caracciolo , nel 1669, commissionò l’architetto bergamasco Cosimo Fanzago di portare all’antico splendore la Fontana dei Tre Cannoli. Questa Fontana, prima dell’intervento della mano di Cosimo Fanzago, doveva essere uno dei tanti utili e poco nobili abbeveratoi cittadini che alimentavano gli angoli più in vista della città. Assieme alla Torre dell'orologio è uno dei monumenti più amati dai cittadini di Avellino.

Avellino è una città ricca di Chiese, sia antiche che moderne.

La Chiesa più antica di Avellino è senz'altro la Chiesa di S. Maria, Chiesa Madre, che venne abbattuta per consentire l'edificazione del Duomo, ma di cui rimangono resti al livello della Chiesa dei Sette Dolori (Cripta Duomo), precisamente laddove c'è la Cappella dell'Annunziata.

Nelle immediate vicinanze del Duomo, o Cattedrale dell'Assunta, si trovano anche la Congregazione dell'Annunziata, un piccolo edificio bianco accanto a cui sorse l'ex Ospedale e la vicina Confraternita dell'Immacolata Concezione, sotto cui insiste la Cripta di San Biagio, nota per il ritrovamento di cadaveri seduti sopra sedili di pietra.

Il centro storico, il nucleo dell'avellino originaria al tempo dei Longobardi, o le sue immediate vicinanze, albergano numerosi altri edifici religiosi: la Chiesa di S. Francesco Saverio (nota come S. Rita), la Chiesa di S. Maria del Carmine, che era annessa all'omonimo Convento distrutto dal terremoto del 1980, la Chiesa di S. Maria del Rifugio, in Piazza del Popolo, la Chiesa del Santissimo Sacramento, annessa al Conservatorio delle Oblate, la Chiesa (vecchia) della Santissima Trinità dei Poveri (la nuova si trova quasi a Valle).

A ridosso del centro storico, si trovano la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, la Chiesa di S. Antonio Abate e la Chiesa di S. Leonardo. Ai margini delle vecchie mura, dove si trovava Porta Puglia, si trova la Chiesa S. Giovanni Battista, annessa al Monastero S. Maria di Monserrat, e la Chiesa S. Generoso, annessa al Monastero Padri Agostiniani, oggi sede del Comando della Polizia Municipale.

Lungo l'asse centrale della città, si trovano la (nuova )Chiesa del Santissimo Rosario e la Chiesa di S. Ciro Martire, mentre la Chiesa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria si trova in un'area sviluppatasi urbanisticamente qualche decennio fa, denominata Via degli Imbimbo e poi Via S. Francesco.

Sulla collina dei Cappuccini si trova la Chiesa di S. Maria delle Grazie, annessa al Convento dei Cappuccini.

Senza alcun dubbio, il Corso Vittorio Emanuele II ed il suo prolungamento Viale Italia qualificano notevolmente Avellino, differenziandola notevolmente da cittadine di simile dimensioni, infatti nessuna delle quali può vantare una strada principale che presenta le sue positive peculiarità: lunghezza (due chilometri), ampiezza, posizione in piano, lastricato in pietra lavica, presenza di edifici significativi, bella prospettiva (si vede in lontananza la Torre dell'Orologio), contorno interessante (Villa Comunale).

A ben dire, il discorso andrebbe ampliato, visto che l'arteria in questione, idealmente, rappresenta un tratto della vecchia "Via Nazionale", che proseguiva con "Lo Stretto" (Via Giuseppe Nappi, in passato detta "Via della Piazza"), Via Costantinopoli (ora Corso Umberto I) e Via dei Santi Pietro e Paolo (ora Via Francesco Tedesco).

Sul Corso Vittorio Emanuele II, che rappresenta la strada principale di Avellino, si affacciano il Palazzo del Governo, che ospita la Prefettura, il Palazzo De Peruta (angolo iniziale di Via Pasquale Stanislao Mancini), un tempo sede del Municipio, la Chiesa del SS Rosario, il Convitto Nazionale Pietro Colletta, la Villa Comunale. Anche l'ingresso dell'ex Carcere Borbonico è visibile dal Corso. Attualmente il corso è impegnato da lavori di riqualificazione, che prevede una nuova pavimentazione in vista della prossima totale pedonalizzazione, che regalerà ad Avellino un ulteriore scorcio da regalare a questa ed alle generazione future, pur con il sacrificio di numerose aree destinate a parcheggio, con conseguente ulteriore congestione del traffico delle vie circostanti.

La Villa Comunale è quel che rimane del vecchio Orto botanico, istituito dal Consiglio Provinciale del Principato Ultra nel 1819 (unitamente ad altri due, mai realizzati nel Principato).

L'attuale notevole varietà di piante, tra cui spiccano i platani ed i tigli, è frutto del lavoro iniziato nel 1839 relativo ad una sperimentazione voluta dall'Economista Federico Cassitto.

La struttura venne inaugurata, però, più di dieci anni dopo, il 31 luglio 1850, in un momento non fortunato, visto che la carenza di fondi che si registrò a seguito dell'Unificazione italiana, impedì che all'Orto Botanico venissero dedicate le cure che meritava.

Nel 1916 si ebbe il passaggio amministrativo dalla Provincia al Comune, onde consentirne una pubblica fruizione. Nel 1956 il Ministero della Pubblica Istruzione vincolò con Decreto l'area (in precedenza già intaccata dalla costruzione della sede della G.I.L.(Gioventù Italiana del Littorio) nel periodo Fascista), in parte impiegata per la realizzazione del Museo Provinciale Irpino e della sovrastante Biblioteca Provinciale. È sicuramente un punto di riferimento di intere generazioni di avellinesi. Nel 2006 è stata costruita (poco vicino, in Via de Conciliis) un'altra villa comunale.

Il vecchio Carcere fu ubicato nei pressi della strada principale di Avellino, ora Corso Vittorio Emanuele II, di fronte alla nuova Chiesa del Santissimo Rosario, dove si trova l'entrata (Via Dalmazia).

Il progetto fu stilato da Giuliano De Fazio, che ebbe la meglio sul progetto alternativo dell'Ingegnere Luigi Oberty. Il progetto del De Fazio, si rifaceva alle teorie dell'inglese Jeremy Bentham nel suo Panopticon. I lavori iniziati nel 1826, si conclusero poco prima del 1832, quando venne effettuato il trasferimento di una prima schiera di carcerati.

La struttura carceraria presenta una forma esagonale, con i bracci che si dipartono dalla medesima rotonda centrale, dalla cui cima si era in grado di sorvegliare tutta la struttura. Il Carcere era separato dalla sede stradale da un muro (alto circa un metro e mezzo), e tra questo e le mura esterne del Carcere si trovava un profondo fossato pieno d'acqua. Pure presenti erano delle torrette cilindriche agli angoli del Carcere. Sia queste ultime, che le mura esterne, che il fossato sono scomparsi, le prime per esigenze di sicurezza, legittime finché il Carcere fu in esercizio, gli altri due per consentire la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, rimasto tuttora opera incompiuta.

La struttura comprende altri cinque grandi edifici, con in mezzo una cappella ed un sesto edificio, che guarda verso il Corso, dove erano alloggiati il Direttore e gli uffici.

Oggi, l'ex Carcere Borbonico viene utilizzato (di rado) quale sede di concerti, mostre e convegni. Si dice che il suo progettista si sia suicidato, per il fatto che riteneva la sua opera troppo "dura" nei confronti dei reclusi.

Questo museo, situato in Corso Umberto I, è uno dei maggiori musei dedicati agli invertebrati in Italia, aperto nel luglio del 2002. L'esposizione del museo è suddivisa in tre zone, che rappresentano le classi zoologiche degli animali a cui è dedicato: nella prima sezione si espone al pubblico la specie dei celenterati e dei poriferi, nella seconda i madreporari, gli artropodi, i tentacolati, gli anellidi, gli echinodermi, gli aschelminiti, i rizopodi, i sipinculidi e i tunicati. La terza area del museo è completamente dedicata ai molluschi. Il museo custodisce collezioni comparative di molluschi ascritti ai generi: Acavus, Allonautilus, Aporrhais, Argonauta, Glossus, Harpa, Hippopus, Meiocardia, Nautilus, Struthiolaria e Tridacna, di livello internazionale, con tutte le specie viventi ed attualmente descritte. Di rilievo le collezioni di Tentacolati e di Idrocoralli che sono le uniche presenti sul territorio campano. Molte delle collezioni presenti nel museo fanno parte di categorie di animali rarissimi, di età antichissima, nella maggioranza dei casi estinti. Fra le specie ormai estinte si segnalano alcune chiocciole arboricole del Madagascar del genere Tropidophora, delle Isole Maurizie del genere Gibbus, dell’Isola di Madeira del genere Geomitra, dell’Isola di Ohau (Hawaii) del genere Achatinella, dell’isola di Kauali (Hawaii) del genere Camelia, dell’Isola di Raiatea (Polinesia Francese) del genere Partula. Oltre al gasteropode d’acqua dolce planorbide carinato del Nord America (Neoplanorbis carinatus) proveniente dall’Alabama (USA) ed all’igromiide di Picard (Trochoidea picardi) da Tel Aviv (Israele).

Ad Avellino c’è un piccolo museo dedicato esclusivamente ai temibili squali, si tratta della "GNS Galleria dei Selachoidei" (nome scientifico dell’ordine zoologico degli squali), che è stata realizzata nel 2005 dall’Istituzione Culturale Museo Zoologico (quest’ultima è proprietaria anche del Museo dei Vertebrati e di quello degli Invertebrati). L’interessante museo espone attualmente 26 famiglie di squali con un centinaio di specie, si tratta principalmente di mascelle di squalo e reperti anatomici vari (denti, pelli, uova, etc.), oltre a squali imbalsamati. L’esposizione è di facile comprensione con etichette a colori che riportano le foto degli animali in natura. Attualmente il museo è in fase di riodino, ed è aperto solo ai cultori delle materie ittiologiche. Ma la proprietà ha realizzato un interessante sito web (www.squali.biz) per dare la possibilità di vedere i reperti principali di questo interessante museo.

Dal 1959 fino al 1988 Avellino è stata sede del Laceno d'Oro, Festival del Cinema Neorealista. Dal 2001 è stato istituito il premio cinematrografico "Premio Camillo Marino - Laceno d'Oro" in ricordo di Camillo Marino, fondatore della manifestazione.

Progettato dal prof. Carlo Aymonino e dall’arch. Gianmichele Aurigemma, è una struttura avveniristica, edificata in pieno centro storico di Avellino, ospita 1189 spettatori, con un palcoscenico fra i più moderni e attrezzati d'Europa. L'intitolazione è ad un grande madrigalista del tardo Cinquecento, Carlo Gesualdo principe di Venosa (1560-1613).

L'edificio sorge in quella che può essere considerata una piccola "cittadella della cultura" in quanto nei dintorni di piazza Castello, dove è situato il teatro, sorgono altre strutture di notevole importanza artistica e culturale come il Conservatorio "Domenico Cimarosa", la casa della Cultura di Victor Hugo e il Casino del Principe. I lavori per la costruzione del teatro sono cominciati nel 1992 e terminati nove anni dopo, quando all'inaugurazione prese parte l'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

La forma circolare della sala garantisce non solo una visione ottimale da ogni posto a sedere ma anche un'acustica perfetta, la seconda in Europa. Il teatro è dotato di tutte le attrezzature necessarie per l'opera lirica e le riprese televisive, con una fossa orchestrale superiore per grandezza a quella del Teatro San Carlo e un palcoscenico in legno profondo 30 m. e largo 17m.

Punto di riferimento per l'intera provincia, Avellino è sede di molti veri e propri "campus scolastici".

Il conservatorio "Domenico Cimarosa" di Avellino, fondato nel 1972, risulta essere il più grande conservatorio di musica in Campania. Le oltre cinquanta aule insonorizzate, e la struttura in generale, rendono l'edificio un vero e proprio campus universitario, fornito di alcune sale strumenti, una biblioteca (con un patrimonio librario che ammonta a circa 10.000 unità, costituita da enciclopedie, antologie, collane, opera omnia, copie anastatiche, partiture, spartiti, libretti d'opera, metodi e studi, periodici e riviste), dei laboratori multimediali e un auditorium di 400 posti, che si può definire una vera e propria arena teatrale idonea per ospitare grandi allestimenti operistici. Un'intera area del complesso è dedicata agli uffici; al suo interno vi è una palestra attrezzata, parcheggi privati, infrastrutture e spazi rivolti agli allievi della scuola. Grazie agli ingenti finanziamenti stanziati dal 2004 dal Ministero dell'Istruzione, il conservatorio ha potuto decisamente migliorare la sua dotazione strumentale e bibliografica, da mettere al servizio degli oltre mille studenti che lo frequentano. La struttura attuale in cui è ubicato l'istituto è stata realizzata ex-novo, dopo gli eventi sismici del 1980, dal governo degli Stati Uniti d'America e successivamente donata alla città nel 1986.

L'Istituto Tecnico Agrario "Francesco De Sanctis", nato oltre un secolo fa per promuovere la produzione e la diffusione del prodotto vinicolo avellinese, è la più antica scuola di viticoltura ed enologia d'Italia. Dal 27 ottobre 1879, data in cui venne fondato dal ministro De Sanctis, l'Istituto analizza la vita economica dell'Irpinia, cercando di orientare la sua offerta didattica e la sua opera di ricerca verso le esigenze del territorio, contribuendone allo sviluppo. Nonostante la lunga tradizione storica, la Scuola Enologica è sempre stata attenta all'andamento del mercato e alle innovazioni tecnologiche; per tale ragione ha inserito nei suoi programmi didattici i moderni problemi relativi all'ambiente, alla trasformazione agroalimentare e delle biotecnologie, assicurando ai suoi diplomati la massima preparazione per entrare al meglio nel mondo del lavoro.

Avellino è la terza città d’Italia, dopo Cuneo e Siena, ad ospitare il “Corso di Laurea in Vitivinicoltura ed Enologia”. Facente capo all'Università degli Studi di Napoli Federico II, il corso si svolge presso l'Istituto De Sanctis, antica sede universitaria avellinese. La facoltà rappresenta un vanto ed un'opportunità concreta per la città irpina, per mettere in pratica le competenze di una terra che produce alcuni tra i migliori vini d'Italia.

L'attività di ricerca dell'ISA è multidisciplinare e corrisponde all'organizzazione interna in tre macrolinee scientifiche a sua volta divise in unità di ricerca.

Avellino vista da un osservatore esterno, soprattutto in un orario di punta, non sembrerà affatto essere una città di 56000 abitanti dato che, annessi al capoluogo, inseriti in una continuità non solo territoriale ma anche e soprattutto urbanistica ed edilizia, sorgono Atripalda, Mercogliano e Monteforte Irpino, che superano i 10000 abitanti. Poiché tantissimi avellinesi, per sfuggire ai problemi di vivibilità della città si sono trasferiti nei comuni limitrofi, si è andata creando una nuova realtà pluricomunale, una sorta di "mega Avellino", che oltrepassa i 120000 abitanti. Questo spiega la diminuzione negli ultimi anni dei residenti nel centro del capoluogo, anche se, facendo un raffronto con dati remoti, si nota il repentino aumento avvenuto nel periodo della crescita economica successiva alla ricostruzione post-bellica (gli abitanti erano 22422 nel 1881, 26633 nel 1894). Allargare il discorso urbanistico non solo alla città in sé per sé, ma alla oramai definibile "area urbana", è diventato un obbligo. Di recente è stato approvato ed adottato il nuovo PUC (piano urbanistico comunale) in sostituzione del PRG (piano regolatore generale) creato dallo studio Gregotti-Cagnardi. Un piano urbanistico che darà nuova linfa e nuovi sbocchi ad un contesto urbano immobile e disorganizzato su cui gravavano ancora i postumi del post-sisma.

Dal novembre 2006 la città è stata letteralmente sconvolta dall'apertura di decine di cantieri, tutti finanziati dal progetto P.I.C.A. (Progetto Integrato Città di Avellino) mediante fondi europei, volti a darle un nuovo "look" e a farle raggiungere un modello soddisfacente e pratico di vivibilità. Gli interventi principali riguardano la ripavimentazione e la pedonalizzazione della strada principale, corso Vittorio Emanuele, e della attigua Piazza della Libertà, simbolo di Avellino; la pedonalizzazione sarà resa possibile grazie alla realizzazione di un tunnel che percorrerà da nord a sud il centro cittadino. La vivibilità sarà migliorata anche con la realizzazione di due grandi parchi, uno dei quali sorgerà lì dove prima stazionavano gli autobus di linea extraurbani, ora dirottati nella nuova autostazione cittadina, ad ovest della città. La viabilità risulterà snellita dalla realizzazione di un collegamento tra la Variante Est ed il centro cittadino, che permetterà anche di raggiungere più facilmente la nuova caserma dei Vigili del Fuoco e i quartieri periferici Quattrograne est, Quattrograne ovest, Rione Mazzini e Q9. Oltre a questi principali interventi, ce ne sono altri finalizzati a dare lustro, nuovi slanci e nuove oppurtunità alla città, tra i quali: la riqualificazione del Castello Caracciolo; il restauro di antichi palazzi, chiese e conventi; la restituzione funzionale alla città di strutture riqualificate e finalmente fruibili dalla cittadinanza. Anche per le periferie sono stati programmati interventi riguardanti la creazione di piazze, parchi e strade nuove. Il tutto unito alla sostituzione dei vecchi prefabbricati, che a distanza di 28 anni, lasciano tuttora gli sfollati del terremoto in condizioni precarie. Altra importante novità della città del futuro sarà la costruenda metropolitana leggera, che contribuirà a snellire il traffico cittadino e a ridurre le emissioni di gas di scarico delle auto private.

Avellino dispone di due caselli sull'autostrada A16 (Avellino Est e Avellino Ovest), dell'importante raccordo autostradale Avellino-Salerno che permette ai flussi prevenienti dall' A16 di proseguire in direzione sud immettendosi sull'A3, e della non meno trascurabile superstrada "Ofantina", importante arteria stradale che collega Avellino a numerosi centri altirpini. Di recente si sta pensando alla creazione di un nuovo casello "Avellino Nord" nei pressi del settore ospiti dello stadio Partenio e della città ospedaliera, in modo da favorire l'ingresso più rapido in città non solo a tifoserie e degenti, ma anche per avere un ulteriore collegamento diretto in città.

Avellino ha anche una stazione ferroviaria, "Avellino" (situata nella zona Est della città), che la collega con le zone dell'Irpinia fino a Rocchetta Sant'Antonio (FG), con Benevento, Salerno e Napoli. Attualmente è in esercizio anche un collegamento ferroviario con la stazione di Roma Termini.

La mobilità su terra ad Avellino città ed il suo bacino provinciale è come volume di passeggeri annui, di gran lunga il tramite più utilizzato. La principale società di autotrasporti presente sul territorio è l' "A.IR", acronimo di Autoservizi Irpini, che oltre ai trasporti pubblici urbani (garantiti dall'Azienda Trasporti Irpini o ATI) ed extraurbani (con collegamenti giornalieri con 96 paesi della provincia, oltre Roma, Napoli, Benevento, Caserta, Foggia, e l'Università di Salerno) garantisce il collegamento via funicolare con il Santuario di Montevergine, meta di numerosi pellegrini; inoltre gestirà il servizio di metropolitana leggera che a breve si insedierà nel contesto cittadino, e l'autostazione cittadina (prossima alla completa realizzazione) che sarà il terminal di tutto il parco mezzi inerente alla società stessa. Altre importanti società sono la "SITA" che collega il capoluogo con Salerno, e la "Circumvesuviana" operante coi paesi contigui al napoletano.

Il terremoto del 1980 ha rappresentato non solo per Avellino, ma per la sua intera provincia, la chiave di svolta dell'apparato economico dapprima esistente in Irpinia. Dopo il sisma sono state realizzate discrete infrastrutture, e sono state dirottate verso il capoluogo ingenti somme di denaro, che hanno favorito lo sviluppo di zone prima di allora molto indietro sotto il profilo innovativo ed economico. C'è da sottolineare che se questi innumerevoli fondi fossero stati sfruttati e gestiti meglio, avrebbero di certo permesso ad Avellino ed alla sua provincia tutta di uscire definitivamente dal novero di contesti del centro sud sempre in perenne bilico. Nonostante tutto il pil è a 3.4 %( a livello provinciale), con un reddito procapite medio di circa 18.000,00 euro l'anno, e l'occupazione si attesti al 55.4 %. Dati questi, molto al di sopra della media regionale e del Meridione. Curiosamente la Provincia di Avellino è tra i primi posti nella classifica nazionale di auto di grossa cilindrata immatricolate.

L'apparato industriale è senza dubbio la locomotiva dell'intero sistema economico avellinese, con i nuclei industriali "est" ed "ovest" impiantati nella periferia est della città, a Pianodardine, Prata, Pratola. Innumerevoli le piccole e medie imprese che si occupano di svariati settori, molte delle quali fanno da indotto alle grandi realtà presenti nella zona, tipo la FMA "fabbrica motori avellino" che produce i propulsori per FIAT, Opel, Lancia, Alfa Romeo e dove si crea il famoso e diffusissimo motore multijet. Altre grandi realtà sono la Novolegno facente capo al gruppo Fantoni, la Denso, la Salvagnini, la Magneti Marelli, la Cumerio, industrie queste che occupano ognuna anche più di due migliaia di operai, provenienti non solo da Avellino ed il suo interland, ma anche da fuori provincia o da fuori regione.

L'agricoltura fino a metà anni '70 è stata il cuore dell'economia cittadina, ora è in nettissima flessione, calo dovuto senza dubbio al mancato ricambio generazionale. Malgrado ciò, tabacco, uva e soprattutto nocciole ("Avellino è rivestita da i più vasti noccioleti d'Italia") danno lavoro a molte unità, soprattutto nelle zone ai piedi del Partenio.

Altro traino dell'economia cittadina è senza dubbio il commercio. Benché sia presente in città un discreto numero di centri commerciali, ipermercati, megastore, e diverse grosse catene di franchising, anche le piccole attività vanno avanti, senza mai tralasciare l'identità avellinese, nonostante il centro sia stato quasi colonizzato da investitori provenienti da altre città. Anche i servizi o attività legate al terziario avanzato sono molto presenti. In città c'è la sede principale dell'IVPC, mentre molte filiali di società di servizi bancari, creditizi e di consulenza hanno un loro studio privato nel centro cittadino.

Avellino è governata attualmente da una maggioranza appartenente al PD, benché inizialmente nella coalizione di maggioranza fossero presenti esponenti dell'UDC, Rifondazione Comunista e altri partiti minori.

Il 23 novembre del 1980, Avellino, ed in particolare molti comuni interni alla provincia, furono colpiti dal Terremoto dell'Irpinia.

Tipici sono i "paccheri", maccheroni fatti a mano con ragù di carne e pomodoro. In generale poi fusilli, i cavatelli, le tagliatelle, i ravioli, le orecchiette. Conditi e preparati in simbiosi soprattutto con ortaggi e legumi, come voleva la tradizione povera e contadina. L'agnello (aino, in dialetto avellinese) fa parte delle carni, per lo più "bianche", che compongono la gran parte degli ingredienti dei secondi piatti. La cucina irpina tradizionale lo utilizza per piatti particolari e tipici. Condimento per eccellenza è l'olio di oliva, che dev'essere rigorosamente DOP ed extravergine d'oliva dei territori collinari dell'Irpinia, è il principale condimento della gastronomia della provincia di Avellino. Va impiegato e consumato crudo per insalate o per piatti "freddi", cotto in pentola con carni e ortaggi, fritto in tutte le altre occasioni. Pregiatissimo è anche il tartufo nero, un insuperabile aromatizzatore di primi e secondi piatti, tipico dell'Irpinia e, in particolare, di Bagnoli Irpino, dove la natura incontaminata favorisce il mantenimento dell'habitat di alcuni alberi, le cui radici costituiscono l'elemento del quale ha bisogno questo fungo per vivere, sottoterra, in simbiosi con la flora. Legato ai tartufi, anche i funghi spontanei e naturali, e pertanto più gustosi ed aromatici sono diffusi su tutto il territorio irpino grazie alla flora della sua natura incontaminata. Oltre che freschi, sono ottimi e trovano altrettanto impiego secchi, nei mesi con scarsa piovosità. Tipiche di Avellino sono le nocciole avellane e le castagne del prete, veri simboli di Avellino.

Il Taurasi, che è stato il primo a meritare la prestigiosa Denominazione di origine controllata e garantita, è prodotto in una zona a nord-est del capoluogo Avellino. Ritenuto uno dei "più grandi rossi", è consigliato con lasagne, selvaggina, arrosti, funghi, formaggi freschi e stagionati.

Ottimo coi frutti di mare, è raccomandato dai sommelier per accompagnare piatti a base di pesce, zuppe e molluschi. È di colore giallo-paglierino, ha odore intenso, gradevole sapore secco ed è uno dei tre vini irpini che ha ottenuto il prestigioso marchio DOCG.

Altro grande DOCG avellinese, ottimo in abbinamenti con antipasti e secondi freddi, funghi, formaggi freschi, e naturalmente sul pesce; specialmente sui crostacei e sul dentice, è prodotto dal I secolo a.C.

Ad agosto si svolge in città il Palio della Botte, una competizione di stampo medievale che si svolge tra le sette contrade (che coincidono con le sette circoscrizioni) della città di Avellino. La sfida consiste nel far rotolare con una spranga ricurva una botte di circa due quintali, spingendola in salita lungo tutto Corso Umberto I. La vittoria viene assegnata al rione che riesce a raggiungere nel minor tempo possibile la Fontana di Bellerofonte.

La ZeZa è una scenetta carnevalesca cantata al suono del trombone e della gran cassa, vide probabilmente la luce nella seconda metà del Seicento. Da Napoli si diffuse presto nelle campagne adiacenti, con caratteri sempre più diversificati nelle altre regioni del Regno. Almeno fino alla metà dell’Ottocento la Zeza veniva rappresentata nei cortili dei palazzi, nelle strade, nelle osterie, nelle piazze... Le parti femminili erano interpretate da soli uomini perché le donne non potevano essere esposte alla pubblica rappresentazione (tradizione che si conserva ancora oggi). La sua sparizione dalle piazze e dalle strade di Napoli, dove aveva preso vita, era stata determinata dai divieti ufficiali emanati nella seconda metà dell’Ottocento, infatti essa era stata proibita dalla polizia “per le mordaci allusioni e per i detti troppo licenziosi ed osceni” A causa di questi divieti, la canzone di Zeza si spostò più nell’entroterra, dove è sopravvissuta fino ad oggi. Questo spettacolo è ancora più o meno vivo in alcune province irpine, grazie all’impegno di tante persone, che ogni anno fanno rivivere questa tradizione. Oggi la Zeza può essere considerata un pezzo di teatro popolare prettamente campano. Famose sono quelle da rappresentate dai comuni di Bellizzi Irpino, Cervinara, Mercogliano e Solofra.

L'Unione Sportiva Avellino fu fondata nel lontano 1912 e da allora non è mai fallita, tenendo viva la fiamella della passione, e si appresta a festeggiare il centenario tra 3 anni. Attualmente milita nella Serie B del campionato italiano di calcio. Vanta 10 campionati in Serie A e 14 in Serie B.

La Società Sportiva Felice Scandone è stata fondata nel 1948, e dal 2000\2001 milita in Serie A1. Nel 2008 ha vinto la Coppa Italia, nelle Final Eight giocate a Bologna e vinte contro i padroni di casa della Virtus Bologna.

La città vanta anche una squadra di basket femminile, la Nuova Partenio Avellino, militante in Serie B.

La Pallavolo Avellino, fondata nel 1966, milita attualmente nel campionato di serie A2, a differenza degli altri sport di squadra avellinesi, è l'unica compagine a non avere il bianco-verde come colore sociale, bensì il verde-blu.

Ogni anno in occasione dei festeggiamenti di Ferragosto si svolge il trofeo "Circuito Città di Avellino", un percorso tra le strade principali della città, molto amato e seguito dalla cittadinanza.

Presso il campo CONI ogni anno si svolge il "Meeting Internazionale di atletica leggera Città di Avellino, a cui partecipano alcuni dei più importanti esponenti dell'atletica mondiale.

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Provincia di Avellino

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La Provincia di Avellino (detta erroneamente anche Irpinia perché a quest'ultima non appartengono i comuni al confine con la Provincia di Napoli e situati nell'agro nolano) è una provincia della Campania di quasi 440 mila abitanti.

Confina a nord-ovest con la Provincia di Benevento, a nord-est con la Puglia (Provincia di Foggia), a sud-est con la Basilicata (Provincia di Potenza), a sud con la Provincia di Salerno, a ovest con la Provincia di Napoli.

Nel comune di Bagnoli Irpino, frazione Laceno, è presente un lago dove vi si trova il comprensorio sciistico, per un totale di 25 km di piste. Inoltre il territorio presenta un notevole fenomeno carsico che dà vita ad interessanti tragitti sotteranei, meta di speleologi ed appassionati.

Nel comune di Mercogliano oltre alla presenza del Santuario di Montevergine, meta di pellegrinaggio di molti devoti e Pellegrini, è presente l'Abbazia di Loreto, una delle testimonianze più importanti del periodo barocco. Mercogliano conserva inoltre un bellissimo centro storico con numerose e restaurate chiese. Il clima dolce e l'aria salubre rendono piacevoli le passeggiate lungo i sentieri montani ed i pic nic nelle aree appositamente attrezzate di campomaggiore (altopiano a 1350 Mt. slm e ad Acquafidia 1000 Mt. slm. che ricadono nel Parco del Partenio.

Parte dei territorii dei comune di Montella e Bagnoli Irpino comprendono il Parco Regionale dei Monti Picentini. È meta di escursionisti ed appassionati della natura. Il territorio è ricco di corsi d'acqua, boschi di faggio e punti panoramici di notevole bellezza. Nonché luogo di antichi insediamenti longobardi, e centri storici di grande interesse. Il tartufo ner e la castagna IGP fanno inoltre di queste zone grande meta di turisti, soprattutto nel periodo invernale.

Nel comune di Avella sono presenti diverse strutture di interesse turistico: il Palazzo Ducale, i Mausolei Funerari Romani, il Castello Longobardo e l'Anfiteatro Romano.

In provincia di Avellino ci sono 6 comuni (Avella, Baiano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Sirignano e Sperone) che fanno parte dell'Area metropolitana di Napoli. Se quest'ultima diventasse un ente, questi comuni ne farebbero parte, uscendo così dalla provincia di Avellino.

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Stazione meteorologica di Avellino

Stazione meteorologica di Avellino (Italia)

Coordinate: 40°55′N 14°48′E / 40.91, 14.80 La stazione meteorologica di Avellino è la stazione meteorologica di riferimento relativa alla città di Avellino.

La stazione meteo si trova nell'Italia meridionale, in Campania, nel comune di Avellino, a 351 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 40°55′N 14°48′E / 40.917, 14.8Coordinate: 40°55′N 14°48′E / 40.917, 14.8.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,2 °C; quella dei mesi più caldi, luglio e agosto, è di +22,5 °C.

Le precipitazioni medie annue superano di poco i 1.300 mm e sono distribuite mediamente in 110 giorni, con un minimo in estate, un picco in autunno-inverno ed un massimo secondario in primavera .

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Source : Wikipedia