Autoradio

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Tags : autoradio, audio, digitale, high tech

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Autoradio

Un'autoradio Panasonic

Per autoradio si intende un apparecchio, installabile a bordo di un autoveicolo, dedicato alla ricezione della radio.

La nascita dell’autoradio si deve ai fratelli Paul e Joseph Galvin che fondano la Galvin Manufacturing Corporation nel 1928. Il primo modello viene prodotto nel 1930 e viene chiamato Motorola 5T71, dove Motorola sta per Sound in Motion (Motor=moto, Ola=suono). Il modello era installabile nella maggior parte delle auto. Nel 1932 Blaupunkt costruisce la prima autoradio europea, l’AS 5, un oggetto di grandi dimensioni con un volume di circa dieci litri. L’AS 5eniva installato nello spazio del bagagliaio e regolato tramite un comando posto sul piantone dello sterzo.

Nel 1936 viene installata per la prima volta una ricetrasmittente nelle auto della polizia americana, chiamata Police Cruiser Radio.

L’autoradio ha una grossa spinta con l’introduzione dei transistor, molto più affidabili e meno esigenti delle valvole. I due pomelli, per il volume e la sintonia, rimarranno comunque presenti nelle autoradio sino all’arrivo di alcuni modelli Grundig, in grado di memorizzare le stazioni radio grazie ad un sistema meccanico. Negli anni '40 la Becker personalizza gli impianti radio per marchi come Mercedes e Porsche. Nel 1948 la Becker presenta il suo primo prodotto commerciale, l’Aerophon. Con l'arrivo degli anni '60 la Becker produce la Montecarlo, la prima autoradio ad essere realizzata completamente a transistor.

Grazie all'italiano Federico Faggin e gli americani Ted Hoff e Stanley Mazor nasce il primo microprocessore con il quale le autoradio saranno in grado di ricercare e memorizzare le stazioni radio.

Nel 1967 il Gruppo ALPS Electric crea una joint-venture con Motorola per lo sviluppo di un marchio di prodotti specifici per il car audio: Alpine.

Nel 1963 Philips introduce le prime autoradio con lettore di cassetta. Nel 1975 la Becker presenta la prima meccanica autoreverse. I sintonizzatori arrivano a 18 memorie, gli equalizzatori a cinque bande e vengono introdotte le funzioni Dolby e ricerca brano per le audio cassette.

Il primo frontalino estraibile fu inventato dalla ditta italiana Bensi nel 1980.

I primi esemplari di sinto CD vengono introdotti a metà degli anni '80.

Oggi le autoradio sono cambiate sostanzialmente. Le sorgenti, cosi vengono chiamati gli aparecchi (in quanto appunto non più solo radio da auto) sono molto sofisticate e includono funzioni avanzate non solo di ascolto. Esistono autoradio con DVD o con GPS. Affiancandole ad una serie di accessori quali l'antenna TV o delle telecamere le autoradio moderne permettono di seguire il telegiornale o di avere una visione dello spazio nel quale si sta parcheggiando.

Esistono veri e propri circuiti di appassionati dell' "Audio Tuning", che elaborano le auto per ottenere risultati di riproduzion audio fedeli e potenti.

Già a partire dai primi anni '70, visto il successo e la diffusione dell'autoradio, si sviluppano contemporanemente una serie di accessori utili sia per l'installazione che per la fruizione della musica.Partendo dai tunnel centrali in legno che fungevano da supporto, si è passati per lo sviluppo di strutture in plastica, fino ad arrivare alle mascherine in plastica personalizzate. Tra le aziende protagoniste dell’evoluzione del settore sono state, per il mercato americano, la Metra, per il mercato italiano sono state pioniere la Phonocar e l’ Autosonik.

Ormai il concetto di autoradio è restrittivo, essendo stato inglobato all'interno di un oggetto multimediale più vicino al Personal computer, con utilizzo di hard disk, DVD e con possibilità di navigazione su internet.

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Radio (mass media)

Lo studio di una emittente radio

La radio è la diffusione contemporanea di contenuti sonori, fruibili in tempo reale o con un breve ritardo, ad utenti situati in aree geografiche predisposte da apposite reti per telecomunicazioni e dotati di specifici apparecchi elettrici o elettronici ed, eventualmente, impianti per telecomunicazioni.

Da un punto di vista sociologico la radio è uno dei mezzi di comunicazione di massa tra i più diffusi e apprezzati, senza conoscere le discussioni sul media che invece incontra la televisione. Da un punto di vista tecnologico è invece un'applicazione delle telecomunicazioni.

Essenzialmente la varie emittenti radiofoniche si dividono in due gruppi: le radio generaliste, che hanno contenuti e programmi di varia natura e le radio tematiche. Fra le radio tematiche, hanno conosciuto un successo straordinario le radio tematiche musicali, che trasmettono musica di ogni tipo. Le radio tematiche musicali, sono le più ascoltate dagli utenti.

Le radio si dividono inoltre in emittenti radiofoniche nazionali, se raggiungono la maggior parte del territorio di una nazione e in emittenti radiofoniche locali, se si limitano ad un'area circoscritta. In Italia si contano una decina di radio nazionali e circa mille radio locali.

Questa distinzione è però in declino: infatti, a partire dalla fine degli anni '90 i programmi radiofonici, possono essere trasmessi con un qualità uguale o talvolta anche maggiore, tramite la rete Internet in tutto il mondo, a condizione naturalmente che si possieda un collegamento ad Internet. In questo modo, molte radio locali possono superare i confini della propria area circoscritta e ampliare il proprio pubblico.

Ogni emittente radio ha un proprio nome e un editore, che ne cura il palinsesto e il bilancio. L'editore è responsabile degli ascolti, che l'emittente riesce a raggiungere ed è quest'ultimo che fissa gli obiettivi annui.

Generalmente i vari programmi, sono coordinati da uno o più speaker, una figura cioè, che con l'uso esclusivo della parola, cerca di intrattenere gli spettatori e di instaurare un dialogo immaginario con il pubblico. Accanto allo speaker, vi è un regista, che regola il suono e intervalla le parole dello speaker, con musica (se è una radio musicale), con gli interventi di altre persone o con gli spot pubblicitari.

Molte radio, in tempi moderni, per intrattenere un dialogo maggiore con il pubblico, hanno ideato servizi di dialogo diretto con i radioascoltatori tramite e-mail e SMS, che vengono letti e commentati in diretta. Tante emittenti musicali, inoltre hanno previsto, in uno spazio apposito all'interno del loro palinsesto, che gli spettatori prenotino una determinata canzone, dedicandolo a qualcuno.

L'invenzione della radio è frutto di una serie di esperimenti tenuti alla fine dell'Ottocento che dimostravano la possibilità di trasmettere informazioni tramite le onde elettromagnetiche.

Il primo a riuscirci fu Nikola Tesla nel 1893 in una conferenza pubblica a St.Louis, Missouri. L’apparato che Tesla usò conteneva tutti gli elementi che erano incorporati nei sistemi radio prima della sviluppo della “valvola termoionica” poi Guglielmo Marconi che nel 1895, a soli ventun'anni, riuscì a trasmettere un segnale in codice Morse a circa due chilometri di distanza dalla villa di famiglia a Pontecchio (Bologna) nello stesso anno però Nikola Tesla inviava segnali distinti tra due punti distanti circa 50 km a West Point NY. Marconi continuò a perfezionare l'invenzione, che fu ribattezzata il "telegrafo senza fili", non esitando ad uscire anche dai confini italiani: il 12 dicembre 1901 lo scienziato riuscì a trasmettere il primo segnale radiotelegrafico transoceanico, da Poldhu in Cornovaglia (Regno Unito) a St. John's in Terranova (Canada).

Nel giugno del 1943, però cinque mesi dopo la morte di Nikola Tesla, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti attribuì a Tesla la precedenza rispetto a Marconi, del brevetto base della radio.

L'invenzione di Marconi aveva però un limite: la difficoltà di trasmettere i suoni, che avrebbe agevolato la diffusione a livello di massa del nuovo strumento.

Il primo, che riuscì nell'intento fu il canadese Reginald Fessenden. Il 23 dicembre 1900 Fessenden riesce a trasmettere a circa un chilometro e mezzo di distanza, un breve messaggio vocale: "Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete voi signor Thiesen? Se sì, volete telegrafarmi?". Era nata la radio. L'enorme eco ben bubblicizzato delle trasmissioni di Marconi, è stata tale che, ancora oggi l'inventore del mezzo radiofonico molto spesso viene considerato Marconi e non Fessenden.

Il 24 dicembre 1906 Fessenden trasmette il primo programma radiofonico della storia: parole e musica vennero udite nel raggio di 25 Km dalla stazione trasmittente situata a Brant Rock sulla costa del Massachusetts. La radio era pronta per entrare nelle case di tutto il mondo.

Negli anni '20 inizia a concretizzarsi l'idea di diffondere contenuti sonori alle masse: nasce la radio come mezzo di comunicazione di massa. Il termine tecnico per una tale diffusione è broadcasting, tale termine sta infatti ad indicare una comunicazione unidirezionale da uno verso molti.

In Gran Bretagna nel 1919 il Post Office concesse una temporanea autorizzazione alla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia, che il 23 febbraio 1920 trasmise il primo regolare servizio radiofonico della storia, per due ore consecutive al giorno, per un periodo di due settimane. Dopo aver ottenuto il 16 ottobre 1920 una licenza di trasmissione ufficiale, la Westinghouse di Pittsburgh entrò in servizio a partire dal 2 novembre 1920, tramettendo con il nome di KDKA da uno stabilimento industriale di Washington. In breve tempo, la radio si diffonde in maniera così rapida che negli Stati Uniti già nel 1922 si contano ben 187 stazioni, un pubblico in grande crescita ed un numero di ricevitori funzionanti che alla fine di quell'anno toccherà quota 750 mila.

Nel 1921 viene fondata, in Gran Bretagna la più antica radio del mondo tuttora esistente: la BBC.

È la prima radicale innovazione nelle comunicazioni di massa dopo l'invenzione della stampa e conosce subito un grandissimo successo, soprattutto in America e in Europa. Come sempre accade, la tecnologia, una volta messa a punto, genera nuovi contenuti, linguaggi, immaginari, ed anche produttori e prodotti, consumi e consumatori. Nei primi decenni di vita le trasmissioni avvengono in modulazione di ampiezza (AM). La radio inizialmente si diffonde nel mondo secondo due modelli: un modello completamente libero affidato all'iniziativa privata e che si finanzia con la pubblicità, e un modello monopolistico affidato allo Stato e gestito come servizio pubblico. Il primo modello si diffonde negli Stati Uniti e sarà preso d'esempio in America settentrionale, il secondo modello si diffonde nel Regno Unito e sarà preso d'esempio in Europa.

Un decreto regio del 1925 stabilì, per evitare la nascita di emittenti private, il monopolio assoluto dello Stato sulle comunicazioni senza fili e le preesistenti imprese furono incorporate nell'URI. Nel gennaio 1925 nasce il Radiorario, settimanale ufficiale dell'URI che pubblica i programmi con l'intento di propagandare il nuovo mezzo e nel contempo di conoscere meglio i gusti e le opinioni di un pubblico ancora da formare. Il 27 novembre, l'URI iniziava le sue comunicazioni regolari giornaliere. Tuttavia l'alto costo degli apparecchi (nell'Italia dei anni Venti, uno costava circa 3.000 lire e il reddito medio annuo non superava le 1.000 lire) ne limitava l'uso alle famiglie più abbienti. Nel 1926 entrarono in funzione le due nuove stazioni di Napoli e Milano. A un anno dalla prima trasmissione, si contavano in tutto il territorio nazionale, 26.855 utenti. La ricezione incontrava ancora notevoli difficoltà e spesso accompagnavano l'ascolto boati, scoppiettii, sibili. Nel 1930 la costruzione del nuovo impianto di trasmissione di Roma-Santa Palomba portò un netto miglioramento. Intanto erano state inaugurate le stazioni di Bolzano, Genova e Torino.

Dagli studi di Milano: Luisa Rizzi, da Genova: Lia Cavenaghi-Moreni, da Bari: Rosa Di Napoli, da Bolzano: Rinda Azzalini.

Nel gennaio 1928 l'URI divenne EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche). Con un decreto, il fascismo stabilisce che l'informazione sia gestita dall'agenzia Stefani, l'organo di stampa ufficiale del regime. Intanto l'EIAR, conosce una grande diffusione popolare; similmente a quanto avverrà poi per la televisione, la gente non potendo permettersi una radio nella propria casa si recava ad ascoltarla nei bar e nei locali pubblici, e la propaganda fascista favorì la diffusione di altoparlanti che collegati agli apparecchi trasmettevano i discorsi del Duce nelle piazze di tutto il Paese. Con il progetto "Radiorurale", nel 1933 la radio venne diffusa in tutte le scuole d'Italia e permise a molti studenti, di approfondire la conoscenza della lingua italiana che a settant'anni dall'Unità d'Italia era ancora sconosciuta alla maggioranza degli italiani. Nel 1930, iniziò con la creazione della concessionaria Sipra la trasmissione dei primi spot pubblicitari. Il successo della radio intanto continuava a crescere, grazie alla trasmissione di programmi innovativi e di grande gradimento popolare: nel 1931 viene diffusa la prima radiocronaca dell'incontro di calcio fra Italia e Ungheria, all'autunno del 1934 risale il primo trionfo della radio grazie alla rivista "I quattro moschettieri" (prima puntata 13 ottobre), su testi di Nizza e Morbelli. Abbinata a un concorso della casa Perugina, il programma scatenò la caccia alle figurine quotate per i premi. Nel 1934 si contavano 900.000 ascoltatori ma in realtà i “radioamatori” erano più di otto milioni. Nel 1935, in occasione dell'invasione italiana dell'Etiopia, si diffuse il genere della radiocronaca, ovvero della cronaca in diretta dai luoghi di battaglia e sull'andamento della guerra. Nel 1936 da Roma-Prato Smeraldo fu avviato il primo trasmettitore a onde corte per l'estero. Nel 1938 il numero degli abbonati raggiunge il milione. Nel resto del mondo, la radio si afferma definitivamente e nel 1931 viene fondata, su impulso di Papa Pio XI, Radio Vaticana. Le elezioni presidenziali americane del 1932, si caratterizzano proprio per la presenza della radio che trasmette e diffonde nelle case americane i programmi dei candidati dalla loro viva voce.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'ingresso dell'Italia il 10 giugno 1940, favoriscono il lancio definitivo della radio che era all'epoca il mezzo più potente e più veloce, soprattutto per le comunicazioni belliche. Le difficoltà della guerra e i bombardamenti alleati rendono difficili le comunicazioni dell'EIAR e dopo l'8 settembre 1943, il paese è spaccato in due. L'EIAR si trasferisce a Milano e da qui diventa la radio ufficiale della Repubblica di Salò mentre nell'Italia liberata nascono nuove radio: Radio Bari, Radio Napoli, Radio Roma.

Nei territori occupati, invece si diffonde, nonostante i tentativi di interferenza da parte dei tedeschi, l'ascolto clandestino delle radio nemiche: Radio Mosca, Radio Vaticana e soprattutto Radio Londra che, sebbene fossero proibite per legge e punite anche con la morte, sono l'unica fonte per conoscere la verità sull'andamento della guerra.

Passata la guerra, vengono ricostruiti gli impianti di diffusione e la radio che nel 1949 assume il nome di RAI (Radio Audizioni Italia) inizia il suo periodo d'oro: il prezzo degli apparecchi scende vertiginosamente e la radio entra nelle case della maggioranza degli italiani. Nel 1951 viene trasmessa in diretta la prima edizione del Festival di Sanremo. Nel 1951 la riforma del sistema radiofonico stabilisce la creazione di tre reti: Nazionale, Secondo e Terzo e viene regolarizzato il radio-giornale che secondo la legge deve essere imparziale e a tal proposito viene istituita la commissione parlamentare di vigilanza.

Nel 1954 l'avvento della televisione, spinge la radio a cercare nuove strategie per reggere la concorrenza del nuovo strumento. La radio avvia la sua programmazione giornaliera e notturna. L'invenzione dell'autoradio e del transistor, trasformano la radio in un oggetto trasportabile ovunque e, negli anni del boom economico essa diventa la colonna sonora del nuovo senso di libertà che si diffonde soprattutto fra i giovani. Nonostante il successo strepitoso della TV, la radio riesce a reggere la concorrenza, grazie alla specializzazione dei programmi e al suo radicamento nel costume popolare.

Nel 1960 c'è la differenziazione in tre canali per accontentare un numero sempre maggiore di utenti: il Nazionale diventa Primo e si dedica all'informazione politica e sociale, il Secondo punta sulla prosa, sulla musica e sul varietà mentre il Terzo diventa il canale culturale ma non troppo. Nel 1966 dal Principato di Monaco iniziano le regolari trasmissioni di Radio Montecarlo, la quale può operare in Italia perché la sua stazione si trova all'estero. Nasce un contenzioso con cui la Rai decide di ricorrere al tribunale che dà ragione all'azienda di stato e costringe Radio Montecarlo a interrompere le trasmissioni.

La “nuova aria” portata dalla contestazione studentesca del 1968 invade anche la radio: cambia il pubblico e si affermano nuovi generi. Un programma manifesto di questo periodo è "Chiamate Roma 3131", tre ore di trasmissione quotidiana in diretta telefonica con gli ascoltatori. Il programma nasce il 7 gennaio 1969 ed è un successo strepitoso, che arriva a toccare anche punte di dieci milioni di ascoltatori. Lo conducono Gianni Boncompagni, Franco Moccagatta e Federica Taddei.

Nel 1973 parte il fortunato esperimento delle "Interviste Impossibili" in cui i maggiori intellettuali italiani immaginano di incontrare celebri personaggi del passato: uno degli esempi più celebri è l'intervista che Umberto Eco farà ad un'immaginaria Beatrice.

Nel corso della stessa sentenza si dà atto che le emittenti già attive in Italia sono circa 400. Si tratta delle cosiddette "radio pirata" che poi saranno chiamate "radio libere", un fenomeno tipico degli anni Settanta.

Il numero delle radio libere, anche grazie alla mancanza di leggi a riguardo, negli anni seguenti cresce vertiginosamente, il loro numero passa da circa 150 nel 1975 alle 2800 del 1978.

La radio libera è una emittente di piccole dimensioni sia in termini di studio radiofonico, antenna di trasmissione, che di costi di gestione, in grado di coprire un'area di pochi chilometri quadrati, spesso interna ad una città. Di solito trasmettono in modulazione di frequenza (FM), una tecnologia fino ad allora poco sfruttata, che garantisce una qualità più elevata.

La radio libera nasce e si sviluppa con intenti diversi: trasmettere musica indipendente e dediche, notiziari locali, programmi demenziali, idee politiche. Trasmettono la musica ribelle degli anni '70, snobbata dalla Rai e conquistano soprattutto il pubblico giovanile. Le radio libere contribuiscono a rinnovare radicalmente un settore ingessato, grazie anche ad idee nuove, a programmi originali e talvolta anche stramplati. Le prime radio libere hanno tipicamente una connotazione politica di sinistra, ma tante nascono semplicemente dalla voglia di aggregazione e di lanciarsi di molti giovani. Talvolta, molte di queste radio, trasmettevano i programmi in soluzioni economiche di fortuna: la romana RDS, ad esempio, aveva il suo studio in una soffitta, la prima emissione di Radio Gemini One di Torino avvenne da un garage, ma il caso più eclatante è quello della bolognese Radio Alice. Più tardi nasceranno anche radio a connotazione tipicamente religiosa, come Radio Maria.

Ricordiamo fra le radio che nascono in questi anni: Radio Milano International (poi Radio 101) (1975) destinata a diventare la prima grande rete privata nazionale; GBR (1975) anch'essa di grande diffusione e a cui si aggiunse una TV; Radio Radicale (1976) molto seguita per il contenuto politico-informativo; Radio Studio 105 (dal 1995 Radio 105); da Roma Radio Dimensione Suono; da Bologna Radio Lattemiele e Radio Alice.

A seguito della liberalizzazione la RAI inizia un processo di ristrutturazione interna per adeguarsi alle nuove esigenze del pubblico e per affrontare la concorrenza. Tuttavia il declino degli ascolti è davvero pesante.

Negli anni ottanta del Novecento aumenta la professionalità dei conduttori radiofonici, la qualità dei programmi, le dimensioni degli studi. Ciò avviene di pari passo con l'aumento degli introiti pubblicitari, dovuti alla importanza delle radio anche in termini di ascolti. Si parla quindi non più di radio libera ma di radio privata.

Nel 1981 Claudio Cecchetto rileva Radio Music e fonda a Milano Radio Deejay destinata a imporsi sul mercato nazionale come l'emittente più seguita d'Italia. Nasce anche Radio Italia e Radio Italia Network.

Nel 1982 la Rai lancia due nuovi canali: RaiStereoUno e RaiStereoDue sulle nuove frequenze FM e una riforma strutturale decisa favorisce una modernizzazione degli stili e un adeguamento ai tempi sul modello delle radio private.

Nel 1988 con la riforma del servizio radio-televisivo pubblico, le reti radiofoniche RAI rinunciano ad inseguire la concorrenza privata in termini di ascolto e puntano sulla qualità, trasformandosi in programmi d'approfondimento e intrattenimento leggero. Nello stesso anno nasce Audiradio che riunisce la RAI, la Sipra e altre organizzazioni del settore con lo scopo di effettuare indagini periodiche a livello nazionale per la rilevazione dell'ascolto radiofonico.

Negli anni '90 si diffonde la formula del network a cui si adeguando le principali emittenti. Contemporaneamente si assiste alla scoparsa di molte radio più piccole. Nascono in questi anni Radio Capital (1995) e Radio 24 (1999) la prima radio italiana all-news ed è inoltre la prima rete legata ad un quotidiano, il Sole 24 Ore.

Nella prima metà degli anni '90 si registra un calo di ascolti per la radio e in molti sostengono che per il più antico dei mass media sia vicina la fine. In effetti la concorrenza con la televisione si rileva perdente e il pubblico è in forte discesa. La diffusione di Internet e la nascita delle web radio alla fine degli anni novanta rilancia però straordinariamente la radio dandole nuova linfa ed una nuova sociologia. Essa è infatti il mezzo migliore che si può collegare con il nuovo strumento e molte emittenti si dotano di un sito Web.

Dal 2000 si diffonde, invero senza troppa convinzione, la nuova tecnologia DAB (Digital Audio Broadcasting) che lancia la nuova "radio del duemila". Il DAB garantisce una qualità dell'ascolto pari a quella di un CD, prevede l'impiego di trasmettitori terrestri (DAB-T) e satellitari (DAB-S), e semplici antenne non direzionali per la ricezione. Accanto al DAB, che, come detto, non riscuote un grande successo (stante l'assenza di un concreto valore aggiunto per l'utente della modulazione di frequenza), viene diffuso anche il DRM, considerato di qualità migliore e si perimenta la tecnologia FMeXtra (che prevede la trasmissione simultanea di un pacchetto digitale unitamente a quello analogico in FM).

Ma negli anni duemila la radio, anche quella tradizionale, conosce un successo straordinario con ascolti altissimi, come non si vedevano da anni, favorita, forse, anche dal contemporaneo calo degli spettatori televisivi, come sembrerebbe confermare un sondaggio del 2004, che rivelava che oltre il 45% degli Italiani, dichiara di preferire la radio alla televisione .

La radio, soprattutto quella musicale, si dimostra in grado di condizionare i gusti del pubblico, molto più del previsto, con le proprie programmazioni. Ma anche la radio generalista e soprattutto la Rai ritorna ai trionfi del passato: programmi come "Il ruggito del coniglio", "Zapping" e soprattutto "Viva Radio2", i cui i comici Fiorello e Marco Baldini che propongono sketch e imitazioni di grande spessore, riesce a riscuotere ascolti record nella storia della radio italiana.

Ma il successo della radio dopo il 2000, è dovuto anche all'evoluzione di Internet (web 2.0) che diventa quasi una parte indissolubile di questo mezzo. Ad esempio la trasmissione Zoo di 105 su Radio 105 è diventata in poco tempo il programma più ascoltato in Italia dalle 14 alle 16 grazie alla Rete con la sua possibilità di interagire con i deejay e guardare tutti i vari fuori onda.

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Blaupunkt

Blaupunkt GmbH (in tedesco significa punto blu) è un marchio tedesco che produce strumentazione elettronica, conosciuta per i suoi dispositivi audio per la casa e le automobili.

Il marchio era controllato al 100% dalla Bosch, ma il 18 Dicembre 2008 la Blaupunkt è stata divisa in 2 parti: Bosch mantiene per sé solo gli impianti Blaupunkt che producono autoradio da montare di serie su vetture di lusso o di massa e Aurelius rileva la vendita di tutte le autoradio Blaupunkt prodotte per essere offerte ai consumatori come extra da acquistare a parte.

Fu fondata nel 1923 a Berlino col nome di Ideal, nel 1938 cambia il nome con quello attuale. Dopo la seconda guerra mondiale sposta il suo quartier generale e la produzione nella cittadina di Hildesheim. Durante gli anni '60 e '70 diventa leader nella produzione di autoradio e dispositivi audio per le auto. Blaupunkt è considerata la prima produttrice di sistemi GPS.

Fiat, Audi, Volkswagen, Porsche, Mercedes e BMW supportano i suoi prodotti nelle loro autovetture. Blaupunkt è anche specializzata nelle installazioni in vettura, nella vendita di Tv, nella messa a punto di altoparlanti.

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Phonocar

Phonocar è un'azienda italiana con sede a Reggio Emilia nata nel 1972. Parte con la fabbricazione di supporti per autoradio in legno e successivamente si specializza nella realizzazione di altoparlanti e amplificatori Hi-Fi, apparecchiature audio/video, sistemi di sicurezza e accessori. I suoi prodotti sono distribuiti con i marchi Phonocar, Sec, Mlife e Galileo.

Phonocar ha iniziato a realizzare prodotti Hi-fi in un'epoca in cui in Italia non era ancora diffuso il concetto di musica di qualità per l'auto. Partendo dallo sviluppo degli accessori, la compagnia arriva alla progettazione e realizzazione di altoparlanti e amplificatori, realizzando, in anteprima sia europea che italiana, numerose innovazioni.

Nel 1972 costruisce la prima consolle di legno porta autoradio con altoparlante e accessori. Nel 1976 realizza i suoi primi altoparlanti Hi Fi per auto e nel 1978 il suo primo amplificatore per auto, il Power Box. Nel 1981 Phonocar cambia radicalmente la disposizione dell'impianto hi-fi, introducendo sul mercato i pannelli posteriori in legno che permettono di installare altoparlanti di grandi dimensioni nella zona posteriore. Quindi sviluppa e produce (1983) una serie di micro-tweeter dalle dimensioni ridotte.

Nel 1989 introduce un amplificatore con ventola di raffreddamento per ridurre gli ingombri e mantenere costante la temperatura. Due anni dopo, nel 1991, realizza due prodotti: un crossover elettronico attivo e un amplificatore a 8 canali con crossover elettronico, entrambi regolabili dal posto guida. È del 2001 il sistema di fissaggio di nuovi tweeter per installazioni su superfici irregolari, con possibilità di orientare l'altoparlante verso il punto di ascolto. Nel 2004 sfrutta l’uso di una nuova membrana in fibra di vetro stampata ad alta compressione (HCF) nella costruzione della linea Pro Tech. Questa permette di ottenere una bassa distorsione ed una ampia banda passante. Nel 2007 produce la Serie OTTO, amplificatori che permettono di effettuare l'amplificazione multipla all'infinito senza l'ausilio di crossover elettronici. Nello stesso anno rilascia il PHV016, un elevatore di tensione stabilizzata che permette di raddoppiare la potenza dell'amplificatore a motore spento.

Gli amplificatori della serie Otto prevedono l'inserimento del sistema di crossover elettronico integrato X.O.T., grazie al quale la realizzazione di sistemi Hi-end in multi amplificazione che non necessita di ulteriori crossover elettronici esterni. Il sistema X.O.T. evita l'utilizzo di crossover elettronici supplementari e permette il collegamento seriale dei finali, consentendo la regolazione dei tagli di frequenza di ogni singola sezione, direttamente dagli amplificatori. Ogni amplificatore OTTO è correlato da due terminali che proteggono connessioni e collegamenti.

È un amplificatore che dà la possibilità di regolare l'intensità e i tagli di frequenza direttamente dal posto di guida. Il finale è composto da 8 canali differenti. Due coppie di canali ad elevata potenza ed alta capacità di corrente, per affrontare le configurazioni più moderne dotate di subwoofer mono o doppio woofer in portiera, e due coppie di canali di potenza inferiore per pilotare i midrange ed i tweeter. Ognuna di queste quattro coppie di amplificatori può essere pilotata anche singolarmente full range. L’amplificatore può essere collegato ad un qualsiasi crossover elettronico, ma con l’impiego del crossover PH9000 è possibile regolare l’impianto dal punto di ascolto. Il Dream Ph2000 ha vinto il premio ECAP 2001/2002 (European Car Audio Press).

Il PHV16 è uno stabilizzatore/elevatore di tensione che, collegato tra la batteria e gli amplificatori, consente di aumentare la potenza da questi ultimi erogata fino al 100% in più con il motore dell’auto spento, mentre con la vettura in marcia l’incremento è quantificabile nel 35%.

Il PHV-16 somiglia a un amplificatore anche nel circuito. In realtà si tratta di un amplificatore privo delle sezioni audio, costituito dal solo alimentatore switching. Tutti i componenti sono saldati su un PCB in vetronite a doppia faccia con piano di massa diffuso. Il filtro primario di alimentazione è costituito da 12 elettrolitici da 2200 microfarad/25 V del tipo computer grade a 105°. Un TL-494 genera la frequenza di switching che pilota quattro trasformatori con nucleo a doppio E; la sezione di potenza schiera 16 semiconduttori in TO-220P e altri 8 mosfet in contenitore TO-3P. Il banco di livellamento, di tipo induttivo/capacitivo, è costituito da: 16 elettrolitici Elna da 1000 mF/25V/105°, due induttori toroidali e altri 8 elettrolitici da 4700 mF/25 V.

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Nokia N78

Nokia N78 è, assieme a N96, il top della gamma Nokia presentato al Mobile World Congress 2008 di Barcellona. Nokia N78 è un cellulare di 3.5 G che si adatta facilmente al lavoro e allo svago. Si basa su tecnologia HSDPA a 3.6 Mbps (con supporto EDGE), è dotato di Assisted GPS con geolocalizzazione delle foto scattate (e pubblicazione in internet con Ovi), di fotocamera a 3.2 megapixel con ottica Carl Zeiss, flash, autotocus e zoom digitale 20x, di scheda di rete WLAN 802.11 b/g, interfacce USB e Bluetooth, push to talk, memoria espandibile con microSD, e-mail, sistema operativo SymbianOS 9.3 FP2 , radio FM e trasmettitore FM (permette di connetterlo ad un'hi-fi/autoradio senza fili), lettore MP3, e video. Fa parte della cosiddetta "Nseries" lanciata dalla Nokia.

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Source : Wikipedia