Associazione per delinquere

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Inviato da david 18/04/2009 @ 18:07

Tags : associazione per delinquere, criminalità, società

ultime notizie
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Quell'anomalo boom di protesi - Il Sole 24 Ore
È dalle intercettazioni legate a questa indagine (l'ipotesi è associazione per delinquere finalizzata alla corruzione) che sarebbero emersi i riferimenti ad alcune donne che, probabilmente in cambio di danaro, avrebbero preso parte alle feste...
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Associazione per delinquere

Parte della dottrina e della giurisprudenza richiede altresì l’esistenza di un terzo requisito, vale a dire il fatto che l’associazione sia dotata di una "organizzazione", anche minima, ma adeguata rispetto al fine da raggiungere. Sul punto però non v'è uniformità di vedute: secondo taluno in dottrina non è necessaria alcuna organizzazione; secondo altri, invece, è indispensabile una struttura ben delineata "gerarchicamente" organizzata. Infine, soprattutto in giurisprudenza, si è sostenuto talvolta che è sufficiente una struttura "rudimentale".

L'associazione per delinquere presenta delle affinità con il concorso di persone nel reato ciononostante i due istituti vanno tenuti nettamente separati. Infatti, mentre nel concorso di persone due o più soggetti si incontrano e occasionalmente si accordano per la commissione di uno o più reati ben determinati dopo la realizzazione dei quali l'accordo si scioglie; nell'associazione per delinquere tre o più soggetti si accordano allo scopo di dar vita ad una entità stabile e duratura diretta alla commissione di una pluralità indeterminata di delitti per cui dopo la commissione di uno o più reati attuativi del programma di delinquenza i membri dell'associazione restano uniti per l'ulteriore attuazione del programma dell'associazione.

Secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalenti, il bene protetto è costituito dall’ordine pubblico, che risulterebbe minacciato dalla sola esistenza dell'associazione per delinquere; gli associati, infatti, vengono "...per ciò solo..." puniti cioè per il solo fatto di appartenere all'associazione, indipendentemente dalla commissione o meno dei delitti contemplati dal programma di delinquenza questo perchè il solo essere a conoscenza dell'esistenza di una associazione per delinquere genera inevitabilmente "allarme sociale". Come si può notare, ciò costituisce una vistosa eccezione al principio generale sancito dall'art. 115 c.p. secondo cui "Salvo che la legge disponga altrimenti..." non è punibile colui il quale si accorda allo scopo di commettere un reato, quando l'accordo non sia seguito dalla commissione del reato medesimo.

Soggetto attivo del reato può essere chiunque. Occorre però che il reato sia commesso da almeno tre persone (reato plurisoggettivo o a concorso necessario) accordatesi tra loro. Secondo la dottrina prevalente e la giurisprudenza nel numero minimo non devono essere computati i soggetti incapaci di intendere o di volere, cioè gli infermi di mente e i minori di anni diciotto. Tuttavia, un'autorevole dottrina ha acutamente osservato che l'esclusione sarebbe in contrasto con il principio generale sancito dall'ultimo comma dell'art. 112 c.p. secondo cui anche i soggetti incapaci devono essere annoverati tra i "concorrenti" nel reato; inoltre, l'esclusione sarebbe manifestamente irragionevole perchè la stessa dottrina e giurisprudenza quando si tratta di determinare il numero di persone (pari a 10 o più) che darebbe luogo all'applicazione dell'aggravante speciale prevista dal quinto comma dell'art. 416 c.p. vi computano anche i soggetti incapaci e non si capisce la ragione di tale arbitrio (Antolisei).

La norma incriminatrice ripropone la struttura fondamentale del fatto associativo ("Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti...") prevedendo l'applicazione della pena della reclusione da uno a cinque anni per i membri semplici dell'associazione e con quella della reclusione da tre a sette anni per coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione ovvero per i capi della stessa.

A puro titolo informativo, è promotore colui il quale prende l’iniziativa per la costituzione dell’associazione, palesando all'esterno l'intenzione di voler dar vita alla stessa; è costitutore colui che crea l’associazione mediante il reclutamento del personale ed il reperimento dei mezzi; è organizzatore colui il quale fornisce una struttura operativa al sodalizio criminoso, agendo con autonomo potere decisionale. L’art. 416 co. 3 c.p. equipara ai promotori i capi cioè i soggetti che dirigono l'associazione o ne detengono il potere.

Il reato si consuma nel momento in cui nasce l’associazione perché è in questo stesso momento che sorge il pericolo per l’ordine pubblico: trattandosi di reato di pericolo, per la consumazione è indifferente la realizzazione dei reati programmati. L’associazione per delinquere è, come già anticipato, un tipico reato permanente per cui la consumazione si protrae finché l’associazione non si scioglie per il venir meno dei singoli associati o il compimento del programma di delinquenza. I compartecipi che commettono uno o più delitti oggetto del programma di delinquenza ne risponderanno personalmente in concorso con il delitto di cui all'art. 416 c.p.

Ai fini della sussistenza del dolo è necessaria non solo la volontà di associarsi ma altresì la consapevolezza di associarsi con almeno altre due persone allo scopo ulteriore di commettere una pluralità indeterminata di delitti. Trattasi evidentemente di un dolo specifico. Il dolo è escluso dall’ignoranza del carattere delittuoso dei fatti rientranti nello scopo comune.

Il nostro codice penale prevede due circostanze aggravanti speciali: la prima è quella del cd. brigantaggio quando cioè "gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie" (art. 416 co. 4 c.p.) per la quale è prevista l'applicazione della pena della reclusione da cinque a quindici anni in luogo di quella prevista per l'ipotesi base; la seconda è quella che ricorre quando il numero degli associati sia pari a dieci o superiore (art. 416 co. 5 c.p.) nel qual caso si applica un aumento di pena "...fino a un terzo".

Per la parte superiore



Luigi De Magistris

Luigi De Magistris (Napoli, 20 giugno 1967) è un ex magistrato italiano.

La sua scelta di scendere in politica ha trovato in disaccordo palese il Movimento Ammazzateci tutti, che in precedenza lo aveva sempre difeso.

Si è occupato di casi di corruzione nella pubblica amministrazione e sui rapporti tra criminalità e politica. L'inchiesta sulle "Toghe lucane", che coinvolge direttamente magistrati e dirigenti di polizia, è - tra queste - una delle più rilevanti.

Appartiene ad una famiglia che ha dato in linea diretta già tre esponenti alla carriera magistratuale: il bisnonno fu oggetto di attentato per aver perseguito il brigantaggio ed il malaffare nei primi anni dell'Unità d'Italia.

È un'indagine lanciata nel maggio 2005 per un presunto uso illecito di denaro pubblico legato agli aiuti comunitari per 200 milioni di euro.

Associazione a delinquere finalizzata alla truffa è il reato ipotizzato dalla Procura di Catanzaro nei confronti del generale della guardia di finanza Walter Cretella-Lombardo, consigliere del vicepresidente dell'Unione europea e commissario europeo alla Giustizia, Franco Frattini. La Procura calabrese ha fatto perquisire l'abitazione romana dell'alto ufficiale ed il suo ufficio ad Ostia e sequestrato computer, cd rom e documentazione cartacea.

Le perquisizioni sono iniziate in seguito al ritrovamento a casa di uno degli indagati, Giovambattista Papello, ex subcommissario per l'emergenza ambientale della Regione Calabria, di un biglietto da visita dell'ufficiale, con sopra scritto a mano il suo numero del telefono cellulare. A Papello furono trovate, tra l'altro, delle intercettazioni illegali di colloqui telefonici, risalenti al novembre 2004, dell'ex presidente dell'ANAS, Vincenzo Pozzi, con il segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, e con Pietro Folena. Tra il materiale, gli investigatori trovarono anche il biglietto da visita del generale Cretella-Lombardo che comanda la Scuola di polizia tributaria delle Fiamme gialle, che ha sede ad Ostia, ed all'epoca comandava il secondo reparto della guardia di finanza addetto alla collaborazione internazionale e all'interscambio con le polizie di altri paesi. L'inchiesta Poseidon riguarda una serie di presunti illeciti nella gestione dei finanziamenti nella depurazione.

Tra gli altri sono indagati il segretario dell'UDC, Lorenzo Cesa, in qualità di socio di una società che avrebbe ricevuto un finanziamento per realizzare nel cosentino uno stabilimento per la produzione di dvd, poi realizzato soltanto in parte e nel quale non sarebbe mai stata avviata la produzione; l'ex presidente della Giunta regionale della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, attuale vicepresidente dell'istituto Garante per la privacy, l'ex assessore regionale all'Ambiente, Domenico Basile, uno degli uomini di punta di Alleanza Nazionale in Calabria. Le indagini condotte dai carabinieri ruotano attorno alla destinazione ed all'utilizzo di duecento milioni di euro ed hanno preso spunto dalla relazione del 2004 della sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

L'OLAF, l'agenzia antifrode dell'Unione europea, ha contestato un reato di frode comunitaria a Papello, Cesa e Fabio Schettini, già segretario dell'ex ministro di Forza Italia Franco Frattini, oggi commissario europeo.

L'inchiesta è stata sottratta a De Magistris dal procuratore Mariano Lombardi per presunte irregolarità procedurali.

L'inchiesta verte su contributi europei chiesti per l'avvio di una attività imprenditoriale in Calabria che avrebbe dovuto creare occupazione per 40 persone. Nell'inchiesta risulta indagato anche il segretario dell'UDC Lorenzo Cesa.

L'inchiesta, chiamata Why Not dal nome di una società di lavoro interinale la cui attività rappresenta uno dei filoni principali dell'indagine, ha registrato un momento di svolta il 18 giugno 2007 quando il pm De Magistris ha fatto eseguire dai carabinieri 26 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati. Tra loro anche Pietro Scarpellini, consulente "non pagato", come precisò all'epoca Palazzo Chigi, della Presidenza del Consiglio. Nell'inchiesta risultano indagati, inoltre, Luigi Bisignani, consulente della Ilte spa, ed il senatore Giancarlo Pittelli, di Forza Italia. Un ruolo centrale nella vicenda sarebbe stato svolto dall'imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria. L'inchiesta ruota attorno anche a presunti contatti tra Saladino e l'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Negli atti dell'inchiesta figurano anche alcune intercettazioni telefoniche riguardanti colloqui tra il ministro della Giustizia Clemente Mastella e l'imprenditore Antonio Saladino. Proprio Clemente Mastella ha chiesto il trasferimento di De Magistris e il CSM ha rimandato il trasferimento a dicembre 2007. Alla fine sia De Magistris che i suoi collaboratori sono stati rimossi dall'inchiesta creando un caso nazionale che ha fatto intervenire anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il pm De Magistris e il ministro Mastella, per motivi opposti, sono stati entrambi oggetto di minacce.

Altri indagati nell'inchiesta sono il generale Paolo Poletti, capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, Nicola Adamo (Ds), in quella fase vicepresidente della Regione Calabria, Mario Pirillo (ex-Margherita, poi Pdm), assessore regionale all'agricoltura e un consigliere regionale dei Ds, Antonio Acri.

Il 19 ottobre 2007 la procura di Catanzaro, nella persona di Dolcino Favi (avvocato generale dello Stato e procuratore generale reggente a Catanzaro) ha avocato a sé, per presunta incompatibilità, l'inchiesta, sottraendola a De Magistris. Il Pg facente funzioni ha inoltre disposto che la notizia venisse ufficialmente comunicata al P.M. solo il 22 ottobre. De Magistris dichiarerà infatti in un'intervista a Repubblica di esserne venuto a conoscenza dalla stampa.

De Magistris sta attualmente indagando sul caso denominato Toghe lucane. Secondo il giudice un "comitato d'affari" comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. La guardia di Finanza ha perquisito nei primi mesi del 2007 le abitazioni e gli uffici del sottosegretario allo Sviluppo economico, Filippo Bubbico (Ds), del procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, dell'avvocato Giuseppe Labriola e della dirigente della squadra mobile di Potenza, Luisa Fasano.

Le ipotesi di reato addotte da De Magistris sono quelle di abuso d'ufficio per Tufano; corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere per Labriola; abuso d'ufficio per Fasano; abuso d'ufficio, associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per Bubbico che è stato presidente della Regione Basilicata.

Nell'inchiesta sono indagati uomini politici, amministratori, imprenditori, funzionari e magistrati in servizio in Basilicata (fra questi ultimi, uno ha lasciato la magistratura e altri sono già stati trasferiti in altre sedi dal Consiglio Superiore della Magistratura).

Bubbico, si legge nel decreto di perquisizione redatto dal pm di Catanzaro De Magistris, è "il punto di riferimento politico apicale, unitamente ad altri appartenenti alla politica", nel "comitato di affari" al centro dell'inchiesta. L'inchiesta avrebbe messo in luce, sempre a carico di Bubbico - che è stato presidente della Giunta regionale della Basilicata nella passata legislatura - "una logica trasversale negli schieramenti", con il "collante degli affari".

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento cautelare d'urgenza di De Magistris, per presunte irregolarità nella gestione del caso Toghe lucane.

Il 21 settembre 2007, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al CSM il trasferimento cautelare di De Magistris e del procuratore capo Mariano Lombardi. La richiesta venne proposta a seguito dell'istruttoria condotta dagli ispettori del ministero negli uffici giudiziari di Catanzaro e di Potenza: gli ispettori ritennero di aver rilevato "gravi anomalie" nella gestione del fascicolo "Toghe lucane", contestando a De Magistris il suo rifiuto a riferire gli sviluppi dell'inchiesta al procuratore capo Lombardi.

Il CSM si è dapprima riservato di decidere il 17 dicembre 2007; successivamente ha rinviato la decisione, per approfondire ulteriormente la situazione, al 18 gennaio 2008. In tale data è stato disposto il trasferimento di Luigi De Magistris da Catanzaro e dalle funzioni di pubblico ministero: si tratta di una pena accessoria rispetto alla condanna principale di censura. La notizia è giunta, tra l'altro, il giorno seguente alle dimissioni del ministro Mastella.

De Magistris, contemporaneamente, è stato assolto dall'accusa di non aver adottato le misure necessarie per impedire la "fuga di notizie" sull'inchiesta Why Not e da quella di aver avuto "rapporti disinvolti" con la stampa.

Il provvedimento non è immediatamente operativo, quindi sarà subordinato alla pronuncia definitiva da parte delle sezioni unite civili della Corte di Cassazione, di fronte alle quali il pm potrà richiedere l'impugnazione del verdetto del CSM.

Dal 2003 è oggetto di interrogazioni parlamentari che ne sostenevano l'incompatibilità ambientale e ne chiedevano l'allontanamento da Catanzaro. In una di queste interrogazioni l'allora senatore di Alleanza Nazionale Ettore Bucciero ha chiesto e ottenuto - nel gennaio 2006 - un'ispezione ministeriale a carico del PM. Provvedimenti avvenuti in concomitanza con due delle sue indagini, Poseidon e Why Not (entrambe sottrattegli), in cui stava indagando su personaggi politici di spicco, mafia e massoneria. L'attività del dottor De Magistris si è scontrata più volte con il mondo politico e parte della stampa ha sottolineato che da parte degli organi di potere vi sono stati tentativi di fermare le sue inchieste, altri giornali hanno invece criticato più o meno aspramente il suo operato. Sul tema, molto controverso, sono state presentate anche interrogazioni parlamentari a lui favorevoli, dal deputato Falomi di Rifondazione Comunista con risposta del sottosegretario Li Gotti in appoggio a Luigi De Magistris.

Per la parte superiore



Luciano Moggi

Luciano Moggi (Monticiano, 10 luglio 1937) è un ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano. Personaggio controverso e discusso del calcio italiano, è stato collaboratore di Italo Allodi e dirigente di diversi club calcistici tra cui Torino, Napoli, Roma, Lazio e Juventus. Nel maggio 2006 il suo nome è stato collegato ad un'inchiesta giudiziaria per truffa in ambito sportivo, detta Calciopoli.

Dipendente delle ferrovie, Moggi entra nel calcio maggiore negli anni '70.

Luciano Moggi muove i primi passi come osservatore e scopritore di nuovi talenti per la Juventus alle dipendenze del General Manager Italo Allodi, ma ben presto, dopo la rottura con il presidente Giampiero Boniperti che non gli consente neppure l’accesso in sede, passa a fare il consulente di mercato per la Roma del presidente Gaetano Anzalone. Le sue quotazioni salgono dopo avere “soffiato” Roberto Pruzzo alla Juventus, ma le cose cambiano con l’arrivo alla presidenza della società giallorossa di Dino Viola che lo allontana dopo essere venuto a conoscenza del fatto che “Lucianone”, alla vigilia della partita con l’Ascoli, è stato a cena con l’arbitro dell’incontro Pieri.

Nel 1980, dopo lo scandalo del calcio scommesse viene assunto dalla Lazio per "moralizzare" la squadra coinvolta nell'inchiesta e qui riveste la carica di Direttore Sportivo. La fallita promozione della società, che a seguito dello scandalo era stata retrocessa in Serie B, ed una gestione disastrosa, lo costringono a “cambiare aria” e si trasferisce al Torino del presidente Serrgio Rossi e dell’amministratore delegato Luciano Nizzola. Al Torino rimane per sei anni subendo anche la contestazione dei tifosi forse a causa dei disastrosi colpi di mercato portati a termine (come l’argentino Patricio Hernandez) o saltati (lo jugoslavo Safet Sušić ed il catanzarese Borghi).

Dal Torino passa al Napoli, dove gioca Diego Armando Maradona. Dopo un campionato vinto dalla squadra partenopea, alla vigilia del coinvolgimento della società in una storia di scommesse, droga e camorra, nel 1991 Moggi torna al Torino del presidente Gian Mauro Borsano. Qui, tra fondi neri e frodi fiscali legate alla compravendita di giocatori inesistenti, Moggi viene inquisito insieme al suo collaboratore Pavaresi per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione per le “squillo” fornite agli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA della squadra granata. La sentenza è però di proscioglimento anche perché Pavaresi si è assunto tutte le responsabilità. Anche dal lato sportivo, la frode non sussiste in quanto la frode sportiva non si applica alle gare UEFA, che chiude velocemente le proprie indagini. Moggi viene condannato a tre mesi di reclusione e tre milioni di multa per evasione fiscale.

Lasciato il Torino, Moggi torna alla Roma di Franco Sensi.

Nel 1994 dalla capitale “Lucky Luciano” (altro soprannome di Moggi dovuto ad un'opera del giornalista Marco Travaglio) passa alla Juventus dell’amministratore delegato Antonio Giraudo e dove verrà definito dall’avvocato Gianni Agnelli, che non lo ama troppo ma lo sopporta per alcuni colpi di mercato e per i successi della squadra, “lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli” . Qui rimane fino al maggio 2006 quando viene collegato ad un'inchiesta giudiziaria per truffa in ambito sportivo, detta Calciopoli. Questo gli ha valso diverse citazioni in varie canzoni, la più nota delle quali è Siamo una squadra fortissimi di Checco Zalone, e addirittura durante le ultime elezioni per il Presidente della Repubblica, c'è stato un deputato che ha scritto sulla scheda il nome "Luciano Moggi" (ovviamente quella scheda venne considerata nulla).

Anche suo figlio Alessandro è stato un manager sportivo che curava gli interessi di numerosi giocatori attraverso la società Gea World (prima che la Gea si sciogliesse).

Nel 2007 Luciano Moggi ha pubblicato la sua autobiografia (scritta con Enzo Bucchioni e Mario D'Ascoli): Un calcio nel cuore, pubblicata dalla TEA.

Attualmente collabora con il quotidiano Libero e con l'emittente televisiva campana Telecapri Sport.

Il 4 maggio 2006 il tribunale di Torino ha reso nota una serie di intercettazioni telefoniche in cui il dirigente, secondo la teoria degli inquirenti, consigliava al designatore arbitrale Pierluigi Pairetto i nomi di alcuni direttori di gara a suo dire più indicati a dirigere le partite più importanti della settimana, quelle cosiddette di "fascia A". Da qui, l'accusa di ottenere direzioni arbitrali compiacenti o in ogni caso che garantissero ai suoi protetti un percorso meno complicato, il che ricade nel reato di illecito sportivo. Inoltre, sempre stando alle intercettazioni, Moggi intratteneva singolari rapporti con alcuni soggetti (tra cui Fabio Baldas, ex arbitro e all'epoca moviolista de Il Processo di Biscardi, trasmissione che andava in onda su La7) che gravitavano attorno al giornalismo sportivo italiano, grazie alla condiscendenza dei quali poteva esercitare pressioni atte a mettere in buona o cattiva luce l'operato di arbitri e società a seconda delle convenienze del caso.

In data 11 maggio 2006, ha rassegnato, insieme agli altri membri del CdA, le proprie dimissioni da Direttore Generale della Juventus, decretando così la fine della cosiddetta "Triade" formata da lui stesso, Antonio Giraudo e Roberto Bettega. A luglio, la Corte Federale della FIGC conferma la squalifica di Moggi per 5 anni con richiesta di radiazione.

Il 3 ottobre del 2008 è stato rinviato a giudizio insieme ad altri 24 imputati nell'inchiesta. Al relativo processo, l' 11 novembre 2008 il PM ha chiesto una condanna a 6 anni per Moggi per associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minaccia e violenza privata, senza le attenuanti del caso per il pessimo comportamento tenuto in aula. 5 anni di condanna sono stati richiesti per suo figlio.

L'8 gennaio 2009 la X sezione del tribunale di Roma ha assolto Luciano Moggi e tutti gli altri componenti della GEA World dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, sconfessando così le tesi dei PM Palaia e Palamara. Essa, tuttavia, ha condannato Luciano Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata nei confronti dei calciatori Blasi ed Amoruso. Con Luciano Moggi è stata condannato anche il figlio Alessandro. In quest'occasione il presidente della Juventus Cobolli Gigli ha affermato che se saranno pronunciate nuove sentenze miti sul conto della società torinese, "allora dovremo avere la coscienza che gli scudetti della Juventus sono 29 e non due di meno, che ci sono stati tolti".

Il 20 gennaio 2009 è iniziato a Napoli il processo di Calciopoli che vede Moggi come imputato. A causa delle mancate notifiche ad alcuni degli imputati, si è avuto un primo rinvio al 24 marzo, mentre il 9 febbraio, il procedimento avrà inizio per gli undici imputati che hanno scelto di avvalersi del rito abbreviato.

Per la parte superiore



Organizzazione (PKNA)

L'Organizzazione è un cartello criminale immaginario che appare nella serie a fumetti Disney Italia PKNA - Paperinik New Adventures.

Scopo di questa associazione per delinquere è l'utilizzo illegale della cronavigazione per ottenere ricchezza e potere: il nome, apparentemente banale e generico, sta ad indicare che l'Organizzazione è unica nel suo genere. L'attività più appariscente sono i furti su commissione, solitamente di opere d'arte o tesori sottratti dalle più diverse epoche. Talvolta, il cartello mira anche a modificare avvenimenti storici a proprio vantaggio.

Il suo centro di comando si trova in un luogo imprecisato della Terra del XXIII secolo. È comandata da un triumvirato composto da un grosso rapace (più massiccio ancora del Razziatore), una donna bruna e un papero cyborg: i nomi di questi personaggi non sono noti, né è chiaro se siano veramente i capi supremi.

Tra i membri dell'Organizzazione spiccano i cronopirati Razziatore e Kronin, il tecnico Vostok e i droidi Newton e FH451.

Nemico naturale dell'Organizzazione è la Tempolizia, corpo che sorveglia il regolare corso della storia.

La presenza di un cartello criminale che mira a controllare il tempo è accennata in PKNA #0/2: in quest'avventura, il Razziatore viene mandato alla fine del XX secolo per costruire e attivare una cronovela (un dispositivo in grado di alterare sensibilmente il corso della storia per i secoli a venire). Non è noto quale sia lo scopo finale di questa modifica al continuum spaziotemporale. Il piano comunque fallisce grazie all'intervento di Paperinik e della tempoliziotta Lyla Lay.

In PKNA #14, l'Organizzazione si palesa per la prima volta, chiedendo aiuto a Paperinik per contrastare il Grande Nulla (una bolla temporale che rischia di distruggere l'intera storia). In quest'avventura appaiono per la prima volta i "capi" sopra citati, il quartier generale e un deposito segreto delle ricchezze rubate.

In PKNA #18, l'Organizzazione spedisce il droide FH451 (sotto le mentite spoglie di Lyla Lay) in una dimensione parallela alla ricerca del Razziatore, che è fuggito tradendo i suoi capi. Il robot mostra un videomessaggio registrato in cui appare uno dei "capi", la donna bruna.

In PKNA #43, il quartier generale viene finalmente scoperto ed espugnato dalla Tempolizia con l'aiuto di Paperinik. I sopra citati "capi" sono tratti in arresto, così come molti altri affiliati all'Organizzazione, tra cui Vostok.

Per la parte superiore



Associazione di tipo mafioso

L'associazione per delinquere di tipo mafioso è una fattispecie di reato prevista dal Codice Penale italiano, all'art. 416 bis, e quindi all'interno del V Titolo della Seconda Parte del codice stesso, ossia nella parte disciplinante i Delitti contro l'ordine pubblico.

Fino al 1982 per far fronte ai delitti di mafia si faceva ricorso all'art. 416 c.p.(associazione per delinquere), ma tale fattispecie è ben presto risultata inefficace di fronte alla vastità e alle dimensioni del fenomeno mafia. Tra le finalità perseguite dai soggetti uniti dal vincolo associativo ve ne erano anche di lecite, e ciò costituì il più grande limite all'applicazione dell'art. 416.

Il 19 settembre 1982 l'uccisione del Generale Dalla Chiesa, e la immediatamente successiva reazione di sdegno da parte dell'opinione pubblica, portò lo Stato nel giro di 20 giorni a formulare l'art. 416 bis, dando così la propria risposta al grave fatto di sangue e perseguendo l'obiettivo di porre freno al problema mafia.

La nuova fattispecie prevede l'individuazione dei mezzi e degli obiettivi in presenza dei quali siamo di fronte ad una associazione di tipo mafioso. Il legislatore per la prima volta nel 1982 dà una definizione del concetto di mafia.

Il mezzo che deve utilizzarsi per qualificare come mafiosa una associazione è la forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di soggezione e di omertà che ne deriva.

Gli ultimi due obiettivi sono stati inseriti nel 1992 nell'ambito delle misure adottate a seguito delle stragi di Capaci (attentato a Giovanni Falcone) e di Via D'Amelio (attentato a Paolo Borsellino).

Il 416 bis dispone inoltre la confisca dei beni, nonché l'applicabilità di tale fattispecie anche nell'ipotesi di Camorra o di altre associazioni riconducibili a quelle di tipo mafioso, comunque localmente denominate.

Per la parte superiore



Armando Verdiglione

Armando Verdiglione (Caulonia, 30 novembre 1944) è uno psicoanalista italiano.

Dopo gli studi superiori a Catania e Palermo, si iscrive all'Università Cattolica di Milano dove si laurea nel 1968 in Lettere e Filosofia con una tesi su Pirandello. Si trasferisce quindi a Parigi, dove diviene allievo di Lacan.

Tornato in Italia, negli anni ottanta è al centro di una serie di vicende giudiziarie relative all'attività sua, della sua "Fondazione" e dei suoi collaboratori, che fanno parlare di lui anche al di fuori dell'ambito psicoanalitico. Nel 1986 viene condannato a quattro anni e due mesi di reclusione per truffa, tentata estorsione e circonvenzione di incapace. Nel 1988 fonda una sua "scuola di pensiero", detta "Cifrematica"; nel 1992, è nuovamente condannato per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, all'estorsione ed alla circonvenzione di incapace.

Il programma satirico Drive In lo fa conoscere anche al grande pubblico, attraverso la parodia del "Dottor Vermilione, psicanalista santone" impersonato da Ezio Greggio.

Verdiglione si definisce il "teorico del Secondo Rinascimento".

Per la parte superiore



Source : Wikipedia