Ascoli Piceno

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Inviato da maria 02/04/2009 @ 06:07

Tags : ascoli piceno, marche, italia

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Ascoli Piceno

Panorama di Ascoli Piceno

Ascoli Piceno (Ascule in dialetto ascolano) è una città delle Marche con 51.630 abitanti (fonte ISTAT, gennaio 2008), quarta nella Regione per numero di abitanti dopo Ancona, Pesaro e Fano; capoluogo dell'omonima provincia e sede vescovile.

La città si trova a 28 km dal Mar Adriatico, alla confluenza tra il fiume Tronto e il torrente Castellano, ed è circondata per tre lati da colline, tra cui vi è la montagna dell'Ascensione, il Colle San Marco e la montagna dei Fiori.

È collegata per via ferroviaria con San Benedetto del Tronto, per via stradale con Roma (attraverso la Via Salaria) e San Benedetto del Tronto (attraverso il raccordo autostradale), sulla costa adriatica, dove si trova il casello autostradale della A14.

Due parchi naturali la circondano, quello dei Monti Sibillini a nordovest e quello dei Monti della Laga a sud.

Le origini della città sono avvolte nel mistero ma è abbastanza sicuro che la zona fosse popolata già nell'epoca neo-eneolitica da popolazioni italiche. Secondo una tradizione italica citata nella letteratura antica (Strabone, Plinio, Festo) la città venne fondata da un gruppo di Sabini, che vennero guidati da un picchio, uccello sacro a Marte durante una delle loro migrazioni detta ver sacrum. I Sabini si sarebbero fusi con altre popolazioni autoctone dando origine ai Piceni, di cui Ascoli divenne il centro principale anche grazie alla sua posizione sulla Via Salaria, che collegava il Lazio con le saline della costa adriatica.

Nel 299 a.C. si alleò con i Romani contro gli Etruschi, Galli e Sanniti e nel 269 a.C. divenne Civitas Foederata a Roma.

Nel 91 a.C. si ribellò a Roma insieme ad altre genti italiche (i Marsi in particolare ed altre popolazioni del sud Italia) e dette vita alla Guerra Sociale. Nell'89 a.C., dopo un lungo assedio, il generale romano Gneo Pompeo Strabone conquistò la città, trucidando i capi della rivolta e mandando in esilio parte dei suoi abitanti. Nell'88 a.C. Ascoli fu iscritta alla Tribù Fabia, e solo nell'80 a.C. venne finalmente riconosciuta la cittadinanza romana a tutte le popolazioni italiche. Giulio Cesare nel 49 a.C. la designò capitale della regione dandole l'appellativo di Picenum. Ai tempi di Augusto, divenne la capitale della quinta regione italica, più tardi nel III secolo d.C. fu eretta a provincia autonoma con il nome di Picenum Suburcarium. Successivamente segue il destino, come altre città, con la caduta dell'impero romano.

Nell'alto medioevo subì la decadenza economica e le razzie dei barbari, tra cui quella dei Goti di Totila e dei Longobardi di Faroaldo (578).

Per due secoli fu sotto il dominio longobardo del Ducato di Spoleto, (593-789), finché non passò sotto il controllo dei Franchi scesi in Italia al seguito di Carlo Magno. In questi secoli si accentuò il potere dei vescovi (i cosiddetti vescovi-conti), tra cui Corrado II che con apposito diploma concede al feudatario vescovo Bernardo I nel 1037, il diritto di Zecca.

Nel periodo la città viene trascinata in più occasioni nella più vasta lotta per il predominio in Europa tra guelfi e ghibellini.

Nel 1183 si costituisce in libero comune, conoscendo però il saccheggio e la distruzione ad opera delle armate imperiali di Federico II. Le libertà municipali sono minate dalle lotte di fazione tra le famiglie più in vista, tra cui il Signore Andrea D'Acquaviva e più tardi Ladislao I - re di Napoli, Conte Carrara, che finiscono per aprire la strada a personaggi ambiziosi come Galeotto Malatesta (XIV secolo) che viene cacciato da una rivolta e in seguito a Francesco Sforza che instaura una crudele dittatura (XV secolo) che viene abbattuta nel 1482, anche se Ascoli è costretta a riconoscere la sovranità della Chiesa.

Non cessano i disordini interni tra opposte fazioni che conduce a decadi di ribellioni, massacri, razzie, alla crescita del banditismo e alla decadenza delle virtù civili.

Venne annessa alla prima Repubblica Romana e nel 1860 viene annessa al Regno d'Italia di cui seguirà d'ora in avanti tutte le vicende. Degne di nota sono le vicende della resistenza ascolana nel settembre 1943 contro l'occupazione tedesca, che sono valse alla città la Medaglia d'Oro al Valor Militare per attività partigiana (2001).

Una parte del territorio della provincia ascolana è stato per oltre un secolo rivendicato dalla vicina e rivale Fermo, la quale ha perso il capoluogo a seguito dell'Unità d'Italia. Nel 2004, però, la provincia di Fermo è stata di nuovo deliberata, ed istituita nel 2009.

Secondo l'ultimo censimento la popolazione è di circa 52.000 abitanti, ma bisogna considerare la presenza di un numero consistente di persone abitanti all'interno del comune ma non residenti o difficilmente censibili, come i numerosissimi studenti fuori sede che alloggiano nella città.

Va poi considerato che l'elevato costo delle abitazioni ha spinto molti ascolani a trasferirsi in zone relativamente distanti dal centro cittadino, con alcune zone periferiche della città si trovano ormai a lambire i comuni limitrofi (come Castel di Lama, Folignano, Maltignano, Colli del Tronto, Castorano, Venarotta) che segnano aumenti significativi di popolazione e indici di vecchiaia molto più bassi.

Tutto questo induce ragionevolmente a ritenere che la città di Ascoli Piceno sia a tutti gli effetti molto più popolosa rispetto ai dati ufficiali.

Ascoli Piceno è una delle città più belle e monumentali d'Italia: il suo centro storico è interamente costruito in travertino (un tipo di marmo ricavato dalle cave vicine), e ha come fulcro la suggestiva Piazza del Popolo in stile rinascimentale. La piazza accoglie i monumenti più importanti della città come il Palazzo dei Capitani con accanto lo storico Caffè Meletti, la chiesa di San Francesco con l'edicola di Lazzaro Morelli, la loggia dei Mercanti e nelle sue immediate vicinanze il Teatro Ventidio Basso. Altro fulcro cittadino è il suggestivo spazio urbano di Piazza Arringo, la più antica piazza di Ascoli, dove si eleva la Cattedrale di Sant'Emidio che ha sul fianco destro la Porta della Musa e al di sotto della navata principale la Cripta dedicata anch'essa al patrono della città, il medievale Battistero San Giovanni, il Palazzo dell'Arengo, sede dell'importante Pinacoteca Civica ed il Palazzo Vescovile. Nelle immediate vicinanze si trova anche Palazzo Bonaparte e seguendo, dalla piazza, il percorso che risale verso il Colle dell'Annunziata la Chiesa di San Gregorio Magno. Non solo piazze, ma anche suggestive strade e vicoli di impronta schiettamente medievale caratterizzano il suggestivo centro storico di Ascoli Piceno come via Pretoriana, via di Solestà, via delle Stelle, via Soderini e Corso Mazzini, la principale arteria cittadina. Tra gli altri monumenti degni di nota sono da citare: la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, in Piazza Ventidio Basso, dalla bella facciata suddivisa in riquadri, poi il Ponte Romano (o ponte di Solestà), uno dei pochi, in Italia, visitabili anche al suo interno, presso l'omonima Porta Solestà, Porta Gemina, le vicine rovine del teatro romano e la Chiesa di San Tommaso Apostolo, Porta Tufilla, la Fortezza Pia e Forte Malatesta, la chiesa di Sant'Agostino, il Palazzetto Longobardo, la Torre degli Ercolani, una delle poche torri superstiti tra le decine che compaiono nelle cronache medioevali, in ricordo delle quali, come per San Gimignano, Ascoli ha il soprannome di città delle Cento Torri. Meritevoli di essere visti sono anche i templi dedicati al Santo Patrono quali: Sant'Emidio alle Grotte e Sant'Emidio Rosso. Nelle vicinanze della città, percorrendo la Salaria in direzione Roma, c'è anche il monumentale Albero del Piccioni e nella zona di Porta Cartara il complesso, restaurato di recente, della Cartiera Papale; poco distante da qui, la rocca di Castel Trosino, antichissimo insediamento longobardo a strapiombo sul torrente Castellano, in cui alla fine del XIX secolo venne rinvenuta uno delle più ricche necropoli d’Italia, i cui preziosi reperti sono ora sparsi in diversi musei in tutto il mondo. Suggestive e da menzionare sono infine le Grotte dell'Annunziata, ciclopica costruzione del periodo romano.

Nel 1998, in una scena di uno spot pubblicitario per la Fiat, si notavano Fiat 500 girare intorno alla piazza con lo sfondo la chiesa di San Francesco.

La città negli anni 90 è stata (grazie al patron Vittorio Salvetti prima, e al figlio Andrea dopo) tappa fissa del Festivalbar. Nella stupenda cornice di Piazza del Popolo si sono svolte le edizioni del 1991, 1992, 1993, 1994, 1995, 1999. Nel 1995, causa lavori di restauro all'Arena di Verona (sede delle finalissime della manifestazione), la città di Ascoli Piceno ebbe l'onore di ospitare le due serate finali del Festivalbar presentate da Amadeus, Federica Panicucci e Laura Freddi.

La città di Ascoli Piceno è sede amministrativa e didattica della facoltà di Architettura dell'UNICAM. La facoltà ascolana ha attivato le Lauree Triennali in Scienze dell'Architettura, Disegno Industriale e Ambientale, Pianificazione dell'ambiente e del territorio. Sono anche attive le Lauree Magistrali in Architettura e in Disegno Industriale. La Facoltà di Scienze e Tecnologie di Camerino ha invece attivato ad Ascoli i corsi di laurea triennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (classe 41) e in Informatica (classe 26). I corsi hanno sede ad Ascoli e le lezioni quindi si svolgono con la presenza dei docenti. L'università Politecnica delle Marche, Facoltà di Medicina e Chirurgia, ha attivato presso l'Ospedale Provinciale "Mazzoni" di Ascoli il corso di laurea triennale in Scienze Infermieristiche. Infine, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Mater Gratiae", collegato alla Pontificia Università Lateranense, ha attivato il corso di laurea in Scienze Religiose.

Di recente industrializzazione, arricchitasi anche grazie alle sovvenzioni statali provenienti dalla Cassa del Mezzogiorno, Ascoli Piceno vanta una discreta zona industriale con la presenza di alcune importanti aziende italiane e multinazionali con stabilimenti produttivi attivi nella gomma, carta, prodotti farmaceutici, ma la maggior parte dell'economia ruota intorno a piccole e medie aziende a conduzione familiare e sulla fornitura di servizi professionali per i piccoli centri della Valle del Tronto e delle montagne circostanti.

La città di Ascoli Piceno è sede dello storico 235° Reggimento Addestramento Volontari "Piceno". La caserma "Clementi" è l'unica in Italia dedicata alla formazione dei soli Volontari di truppa di sesso femminile. Nel 2001 in Piazza del Popolo vi è stato il primo giuramento nella storia della Repubblica italiana di donne soldato. Fino al 21 dicembre 2007 la città è stata anche sede del Comando Reclutamento e Forze di Completamento Esercito "Marche". Dal 1º gennaio 2008, nell'ambito della riorganizzazione degli Enti territoriali dell'Esercito, il nuovo Comando Militare Esercito "Marche" è stato trasferito ad Ancona.

Dal 2005 la città è sede del Consolato Onorario della Repubblica Slovacca per le regioni Marche, Abruzzo e Umbria.

La città è sede dell'Ascoli Calcio 1898, di cui ospita le gare interne presso lo stadio "Cino e Lillo Del Duca". Prima società sportiva delle Marche (fondata nel 1898 con il nome di Società Sportiva Vigor), presente dalla stagione 1972-73 nelle massime categorie del calcio professionistico (Serie A e B). L'Ascoli, nel corso della sua storia più che centenaria, ha conseguito 2 promozioni dalla serie C alla Serie B e ben 5 dalla Serie B alla Serie A, conquistando anche una Mitropa Cup nel 1987 e una Supercoppa di Lega di serie C nel 2002.

Fiore all'occhiello della storia sportiva della società restano comunque le numerose stagioni disputate nelle massime categorie del calcio nazionale: ben 16 in serie A (migliore piazzamento il 5° posto ottenuto nel 1979/80) e 12 in Serie B, tutte nel periodo compreso tra il 1972/73 e il 2006/07.

In Ascoli è presente la storica società ASA. Una società che vanta di aver avuto ben 6 olimpionici.

Presidente dell'Asa è ad oggi Antonio brutti, ex-atleta ed olimpinico della stessa società. Tra gli atleti spiccano oggi i nomi di Eduardo Albertazzi e Daniele De Santis nel disco,e fino a poco tempo fa nche di Federica De santis nel lungo e triplo.

Ascoli Piceno ospita ogni anno, nel tracciato Colle San Marco-Colle San Giacomo, la cronoscalata "Coppa Paolino Teodori" valevole per il "CIVM - Campionato Italiano Velocità Montagna". Il 25 luglio 2007 si è svolta la 46° edizione dell'evento, mentre la quarantasettesima è stata disputata il 15 giugno 2008 ed è stata riconosciuta anche la titolazione di Challenge FIA e Coppa Europa.

In città dal 2004 opera anche il Subbuteo Club Ascoli, nato grazie alla passione di alcuni giocatori di Subbuteo che dopo anni sono tornati all'attività agonistica. Dopo tre stagioni di serie C, nel 2007 lo SCA ha conquistato la promozione in serie B nel circuito FISCT e nel 2008 quella in serie A. Dal 2007 la città ospita il Memorial Costantino Rozzi, torneo nazionale di calcio da tavolo.

Il 12 aprile 2001, la città di Ascoli Piceno è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

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Provincia di Ascoli Piceno

Ascoli Piceno posizione.png

La Provincia di Ascoli Piceno è una provincia delle Marche di 229.121 abitanti. Si estende su una superficie di 1.304 km² e comprende 33 comuni.

Affacciata ad est sul Mar Adriatico, confina a nord con la provincia di Fermo, a nord-ovest con la provincia di Macerata, a sud con l'Abruzzo (provincia di Teramo) e con il Lazio (provincia di Rieti) e a sud-ovest con l'Umbria (provincia di Perugia).

Nel 2004 è stata istituita la provincia di Fermo, alla quale aderiscono 40 comuni precedentemente inclusi nella provincia di Ascoli Piceno, per una popolazione di 173.020 abitanti e una superficie di 784 km²: essa comprende la città di Fermo e comuni ricompresi in un'area che va dal mare ai Monti Sibillini. Il nuovo ente sarà pienamente operativo a partire dalla primavera 2009, attraverso l'elezione del primo Consiglio provinciale.

Il Battistero e la Cattedrale di San Giovanni di Ascoli Piceno e la Chiesa di Sant'Agostino di Montalto delle Marche sono considerati monumento nazionale italiano.

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Chiesa di San Francesco (Ascoli Piceno)

La Chiesa di San Francesco

Dal punto di vista urbanistico, la chiesa di San Francesco è tra i monumenti che, insieme al Palazzo dei Capitani, allo storico Caffè Meletti ed alle logge, delimitano Piazza del Popolo, cuore della città di Ascoli Piceno.

Questa costruzione, è ritenuta una delle migliori opere italiane da addurre come esempio della transizione dallo stile romanico a quello gotico, nonché la chiesa francescana più rappresentativa della regione Marche. Essa costituisce il centro di un complesso monumentale composto anche dai due chiostri annessi: il Chiostro Maggiore ed il Chiostro Minore.

La chiesa nasce per ricordare la visita che San Francesco fece ad Ascoli Piceno nell’anno 1215 e del santo ne conserva il nome, pur essendo stata dedicata e consacrata, il 24 giugno 1371, a San Giovanni Battista dal vescovo Giovanni Acquaviva.

L’onda emotiva generata dalla predicazione del poverello di Assisi scosse la vita e l’animo di molti ascolani tra cui trenta giovani che indossarono il saio e divennero seguaci del santo dando origine alla prima comunità francescana ascolana dei frati minori conventuali. L'ordine ebbe il suo primo luogo di residenza al di fuori delle mura cittadine presso la zona di Campo Parignano. Nell’anno 1257 papa Alessandro IV ed il ministro generale San Bonaventura concessero ai frati l'autorizzazione di potersi trasferire all'interno della città e di poter alienare il loro convento. Con i proventi ricavati dalla vendita la piccola comunità francescana acquistò una porzione di suolo in «vico qui scadya nominatur», l’attuale Piazza del Popolo, ed in questo spazio avviò la costruzione della chiesa e delle pertinenze dei chiostri e del convento che ospitò anche i papi Niccolò IV e Sisto V.

La posa della prima pietra avvenne nel 1258, questa fu benedetta ed inviata dal papa Alessandro IV, sebbene la concreta costruzione dell'edificio religioso incominciò solo nel 1262 a causa di varie difficoltà che sopravvennero.

Il progetto iniziale, tradizionalmente attribuito all'ascolano Antonio Vipera e del quale sono state recuperate conferme grazie agli scavi effettuati nella zona dell'abside, dal 1966 al 1967, era in stile romanico e prevedeva una sola navata con sette absidi e due pilastri centrali a sostegno dell'arco trionfale. Questa impostazione progettuale venne abbandonata all'inizio del XIV secolo quando si iniziò la costruzione di un edificio impostato su tre navate separate da dieci pilastri che sorreggevano un soffitto a capriate. Nonostante la struttura fosse ancora incompleta venne consacrata nel 1371.

Dopo numerose interruzioni la costruzione della chiesa riprese, nel 1443, sotto la direzione di Matteo Roberti da Como, per proseguire sotto la conduzione del milanese Antonio di Giovanni nel 1451. A questo periodo risalgono le cappelle laterali con i matronei che le sovrastano. La torre esagonale posta sul fianco sinistro della chiesa fu costruita attorno al 1444 da Matteo Roberti, mentre la torre che si affaccia su Piazza del Popolo venne completata nel 1461.

Nell'anno 1510 venne inaugurato il monumento al papa Giulio II posto nella parte superiore del portale su Piazza del Popolo, fatto realizzare da Bernardino di Pietro da Carona.

Nel 1521, sotto la guida del maestro Giovanni detto Bozo, lombardo, si avviò la costruzione delle due navate laterali. Tra il 1527 ed il 1545 si dette inizio alla costruzione delle volte a crociera della navata centrale; negli anni immediatamente successivi fu completato il rifacimento della copertura con le volte a lunetta delle cappelle ai lati dell'altare maggiore dai maestri Domenico di Antonio e Battista Libertini.

L'ultimo intervento strutturale sulla chiesa fu la costruzione della cupola, che avvenne tra il 1547 ed il 1549, sotto la direzione di Domenico di Antonio detto Barotto e Defendente di Antonio detto Lupo. Al XVII secolo risale, infine, il coronamento superiore della facciata principale su via del Trivio.

Le trasformazioni interne, operate durante il XVIII secolo, che aggiunsero sovrastrutture di gusto barocco, furono rimosse per ricostituire l'aspetto originario della fabbrica tra il 1852 ed il 1858. Sebbene sia rimasto sconosciuto l'artefice di queste modifiche e tutti gli storici siano accomunati nell'ipotesi che fu più di un artista, Pio Cenci dichiara che la paternità della progettazione di stile gotico fu di Fra Bevignate appartenuto all’ordine religioso dei Silvestrini.

La chiesa ha una pianta rettangolare a croce latina, con tre navate suddivise da dieci pilastri ottagonali, senza capitelli, che sorreggono degli archi gotici e volte in stile romanico.

Il presbiterio è circondato da sette doppie tribune e si conclude con tre absidi. L'abside maggiore è sormontata da una cupola poligonale.

Addossato al quarto pilastro, della navata di sinistra, si affaccia un pulpito in travertino realizzato tra il 1605 ed il 1607 da Antonio e Ventura Giosafatti su commissione di Giovanni Ciannavei.

Sulla parete della navata di destra si trova il monumento funebre per la contessa Costanza Cavina Saladini, disegnato da Ignazio Cantalamessa, 1796-1855, eseguito nel 1837, che presenta statue e bassorilievi realizzati da Emidio Paci, 1809-1875. La prima cappella ha sulla destra una nicchia che viene usata per ospitare durante i festeggiamenti di San Francesco d’Assisi un reliquiario d'argento, alto 60 cm, contenente il sangue delle stimmate del santo, che venne realizzato nel 1596 da Pietro Gaia, 1570-1621.

Sulla navata di sinistra si trova il monumento al mecenate ascolano Giovanni Vincenzo Cataldi, 1537-1627, disegnato dell'architetto Giovanni Branca, 1571-1645, su commissione del cardinale Scipione Borghese. Sempre sulla parete di questa navata si trova il monumento funebre in marmo dei coniugi Mazzoni, opera di Nicola Cantalamessa Papotti, 1833-1910.

La nicchia che si apre sul fondo di questa parete ospita un Crocifisso in legno, di 1,70 m, risalente alla fine del XV secolo. Secondo la tradizione, durante l'incendio che interessò il Palazzo dei Capitani, nel Natale del 1535, a seguito di tumulti cittadini, questa scultura trasudò sangue ed il prodigio venne verificato anche dall'architetto Cola dell'Amatrice su incarico del vescovo.

All'interno dell'ambiente della sagrestia sono custoditi numerosi dipinti, del XVI e del XVIII secolo, alcuni dei quali di Nicola Monti ed una tavola di incerta attribuzione. Vi sono, inoltre, gli armadi provenienti dall'attuale chiesa ascolana di San Pietro e Paolo di Campo Parignano ove vi furono i Padri Riformati dell'allora chiesa di Sant'Antonio abate. Gli armadi di noce sono opera di ebanisti locali che li realizzarono dai disegni di Giuseppe Giosafatti e di Biagio Miniera. Si mostrano impostati su due ordini e corredati di sportelli. L'armadio di sinistra reca un dipinto di, 2 x 1 m, attribuito a Miniera, che ritrae la figura di San Francesco davanti alla Vergine col Bambino.

La facciata principale della chiesa di San Francesco si apre su via del Trivio, interamente composta da blocchi squadrati di travertino ordinati a murazione liscia, si innalza semplice ed imponente, come le chiese romaniche ascolane, e si conclude a con un coronamento orizzontale. Nella sua porzione inferiore si aprono 3 portali gotici in stile veneziano. Il centrale è quello maggiormente interessante per la ricchezza delle decorazioni. Nella volta a pieno sesto si susseguono 5 colonnine tutte diverse tra loro: sfaccettate, ottagonali, a spirali. I capitelli fusi in un'unica fascia propongono differenti fregi floreali confrontando il lato destro e sinistro del portale.

Ai lati dell'ingresso due differenti leoncini stilofori, posti sui capitelli dei pilastrini staccati dal muro, sorreggono colonnine decorate con disegno romboidale a rilievo da cui si innalzano leggeri pinnacoli ed alla loro sommità sono poste statue di Santi dell'Ordine Francescano.

L'arco, nell'esatta metà, reca scolpito un agnello, quale immagine simbolo della Corporazione dei Lanari di Ascoli che parteciparono concretamente alle spese per la realizzazione della chiesa, e si conclude con una cuspide.

Nell'affresco della lunetta, da sinistra verso destra, sono rappresentati San Giovanni Battista, la Madonna e San Francesco.

I due portali laterali sono simili ma più semplici. Hanno pinnacoli, archivolto a pieno centro e fasci di colonne. Non si conoscono i nomi degli artisti che li hanno realizzati, sebbene siano ravvisabili somiglianze nelle decorazioni con quelle presenti nelle chiese ascolane di San Giacomo e SS. Vincenzo e Anastasio.

Nello spazio superiore della facciata si apre un finestrone ovale, del XVII secolo, ristrutturato nel 1951.

Il fianco di destra della chiesa si affaccia e contorna Piazza del Popolo, questo è scandito dal susseguirsi di sette absidi poligonali e costolate sulle quali dominano la cupola ed i due agili campanili esagonali.

Negli spazi tra le absidi, in corrispondenza dei matronei delle cappelle interne, si aprono complessivamente sedici finestroni bifori di stile gotico con vetri policromi. La loro struttura è composta da quattro delicate colonnine tortili che dipanandosi raggiungono la cuspide riccamente decorata da intrecci, trafori, figurazioni ed archetti.

I fianchi della chiesa sono caratterizzati da una zoccolatura con una fascia che corre ad un terzo dell'altezza.

Il portale di gusto gotico con la porta lignea disegnata da Cola dell'Amatrice si affaccia su Piazza del Popolo e si trova collocato a metà della parete esterna, tra la loggia dei Mercanti e l'edicola di Lazzaro Morelli. Realizzato in travertino, si apre maestoso dal XIV secolo. Si mostra articolato su un arco a tutto sesto con sfondo a risalto, contornato da tre ordini di colonnette tortili, diverse tra loro. I capitelli si fondono in un'unica fascia, arricchita da due ordini alternati di foglie pendule sporgenti. Nella lunetta un affresco, parzialmente perduto, di cui si vedono solo lo stemma centrale e quello del lato sinistro.

Al di sopra del portale gotico, in un tempo successivo alla sua posa in opera, fu alloggiato, tra il 1506 ed il 1510, il monumento a papa Giulio II. Fu realizzato dal maestro Bernardino di Pietro da Carona ed inaugurato il 22 febbraio 1510.

Nella nicchia centrale è posta la statua del pontefice seduto in trono e benedicente, al di sopra il Cristo, e nelle nicchie laterali quattro Santi dell'Ordine di San Francesco. Alla base della statua papale una lapide reca inciso: «IVLIO II PON MAXIMO OB RESTITVTAM LIBERTATEM ET EXPULSUM TIRANNUM ASCULANA CIVITAS STATUAM HANC EREXIT ANO SA MDX» «La cittadinanza ascolana eresse questa statua a Giulio II, Pontefice Massimo, nell'anno 1510, per la restituzione della libertà e per aver cacciato il tiranno» Questo papa ebbe il merito di aver liberato la città di Ascoli Piceno dalle prepotenze di Astolfo e Gianfrancesco Guiderocchi, rispettivamente padre e figlio, che furono rinchiusi, per suo ordine, nella rocca di Forlì ed allontanati dalla città.

All'inizio della fiancata di destra si trova il portico realizzato tra il 1509-1513 e chiamato la Loggia dei Mercanti.L'opera che fu commissionata dalla Corporazione della Lana.

Addossata alla prima abside, che affaccia su Piazza del Popolo, si distingue l'edicola barocca aggiunta alla facciata nell'anno 1639, realizzata dal Morelli e dedicata alla Madonna di Reggio.

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Campolungo (Ascoli Piceno)

Campolungo è una frazione del comune di Ascoli Piceno.

Il paese si trova ad est del centro urbano di Ascoli Piceno sulla statale Salaria Inferiore, percorrendo la strada in direzione San Benedetto del Tronto. La località si raggiunge dopo aver superato il ponte medioevale dei SS. Filippo e Giacomo, il nuovo quartiere di Monticelli e la zona delle Ripe dove il paesaggio agrario propone ancora visibili e ben conservate le costruzioni legate alla mezzadria.

La storia della frazione di Campolungo è strettamente legata alle vicende della nobile famiglia Sgariglia. La dinastia ebbe inizio nel XIII secolo e, con complesse ramificazioni ed imparentamenti, ha attraversato nel tempo tutta la storia legata ad Ascoli Piceno, fino all'ultimo discendente Marco Sgariglia. Questi fu il primo sindaco della città dopo l'unità d'Italia. Prima della sua morte, avvenuta nel 1903, ed anche per desiderio dei fratelli defunti, Giovanni e Giuseppe, che come lui non avevano prole, volle donare all'amministrazione comunale l'intero e inestimabile patrimonio immobiliare, di cui l'attuale frazione di Campolungo era un'importante fetta, affinché fosse destinato all'istituzione di un'opera pia.

L'edificio, appartenuto alla nobile famiglia ascolana di cui conserva il nome, rappresenta uno dei migliori esempi architettonici di villa nobiliare di campagna presente nel territorio della provincia di Ascoli Piceno. Fu fatta erigiere dal marchese Pietro Emidio Sgariglia su disegno di Lazzaro Giosafatti definito il Brunelleschi ascolano come ebbe ad indicarlo l'architetto Baldassarre Orsini nella sua guida del 1790, in cui sono riportate alcune incisioni della villa stessa e della chiesa dell'Assunta. Dall'anno 2008, la villa, ora di proprietà del Comune di Ascoli Piceno, è diventata un residence hotel.

La chiesa, con la maestosa cupola ed il ricco decoro interno, fu costruita nel 1777 ed è dedicata all'Assunta. Ogni anno, il 15 agosto, vi si svolge una festa organizzata dalla confraternità del Santissimo Sacramento che richiama, ancora oggi, molti devoti.

Sulla collina che si trova a nord di villa Sgariglia si erge il castello di Cartofaro. L'origine del nome Cartofaro è riconducibile per molti storici ad un toponimo di origine longobarda. L'edificio, costruito nel XVI secolo, fu utilizzato come una residenza signorile ed ebbe anche un agglomerato di case rurali. Nelle vicinanze vi è, inoltre, la chiesa di S. Pietro di Cerreto, costruita nel XV secolo e pertinenza diretta dei Lateranensi.

Presso le due case gemelle situate sulla via Salaria dinanzi al viale che porta alla villa, i viaggiatori sostavano per il cambio dei cavalli, per rifocillarsi e pernottare. All'interno è possibile visitare il Museo vivo delle tradizioni contadine. Verso il fiume era situato l'ingresso alla selva, riserva di caccia degli Sgariglia.

Dal 2004, ogni anno, tra maggio e giugno, nell'aia del Fermo Posta e dal 2008 anche dinanzi Villa Sgariglia, si svolge La Festa delle Tradizioni della Terra: giochi tradizionali, cene con degustazioni di prodotti della terra picena, ma soprattutto punto di riferimento per chi ama le danze e le musiche del saltarello marchigiano.

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