Ascoli

3.3868110236274 (1016)
Inviato da amalia 09/03/2009 @ 16:10

Tags : ascoli, serie b, calcio, sport

ultime notizie
Ascoli Piceno, 18:07 CALCIO, ASCOLI: UFFICIALE ADDIO DI COLOMBA - La Repubblica
L'Ascoli Calcio comunica che Franco Colomba non sarà il tecnico dell'Ascoli per la stagione 2009-2010. La decisione è stata presa a seguito dell'incontro avvenuto in tarda mattinata fra il tecnico e il presidente Roberto Benigni....
Ascoli, Di Tacchio: 'Ora penso solo all'U20' - Eurosport
Fiorentina e Sampdoria sono sulle tracce di Francesco Di Tacchio, il gioiellino bianconero che potrebbe con la sua cessione rimpinguare le casse dell'Ascoli. Secondo quando riporta il Corriere Adriatico il ragazzo di Barletta, cresciuto nel vivaio...
TURISMO: AIPMT, AD ASCOLI PICENO UN SUMMIT CONTRO LA CRISI - AGI - Agenzia Giornalistica Italia
La crisi economica generale, la crisi del prodotto turistico e la crisi della promo-commercializzazione saranno i tre temi in discussione al terzo "Summit del turismo nelle Regioni" che si terra' domani ad Ascoli Piceno, al Teatro Ventidio Basso....
Esondazione torrente Ete Vivo L'Assessore Rastelli accusa Ascoli - Il Resto del Carlino
Secondo l'assessore all'urbanistica di Fermo la causa dell'esondazione è la mancata manutenzione della Provincia di Ascoli Piceno. Una situazione che Rastelli dice di aver più volte segnalato Fermo, 3 giugno 2009 - L'assessore all'urbanistica di Fermo...
MARCHIGIANI ALLE ELEZIONI Oltre 1 milione alle urne per le Europee - Il Resto del Carlino
Per le amministrative si vota a Pesaro Urbino, Macerata, Ascoli e Fermo. I capoluoghi sono Ancona, Pesaro e Ascoli Ancona, 4 giugno 2009 - Alle prossime elezioni europee di sabato 6 e domenica 7 giugno, i marchigiani chiamati alle urne sono 1.282.858....
Lo strano caso di Ascoli che presenta la sede della Provincia di Fermo - Informazione.Tv
Dopo la battaglia, aspra ed inutile, sulla divisione del patrimonio e del personale, la Provincia di Ascoli presenta la Provincia di Fermo? Dopo i bastoni messi ripetutamente tra le ruote del nuovo ente e dopo l'ostruzionismo inspiegabile degli ultimi...
Foschi ai pm: "Rifiutai la combine proposta da Trapani" - L'Espresso
Fu lui a propormi di aggiustare la partita con l'Ascoli, ma lo cacciai in malo modo». Ieri mattina, l'ex direttore sportivo del Palermo è rimasto quasi due ore nella stanza del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che lo ha interrogato assieme ai...
Ascoli pronto per l'esodo di massa. - Il Quotidiano
Ascoli Piceno | L'Ascoli è alla ricerca di liquidità per adempiere alle scadenze amministrative in arrivo. Condizione necessaria per iscriversi al prossimo campionato di serie B. Tutti sul mercato i calciatori dell'Ascoli. Nessuno escluso....
Città di Ascoli: Cbe Merida all'attacco - SoloBike.it
Vittoria di Samuele Porro, sul podio Umberto Corti e Roberto Giacobazzi Ineccepibile prova da parte dei tre atleti del Cbe Merida alla gara internazionale Xc di Ascoli prova valida del circuito nazionale del Challenge Juniores....
Tornano le temperature primaverili, ma si contano i danni del maltempo - Il Resto del Carlino
Ad Ascoli e Fermo i vigili del fuoco sono intervenuti per prosciugare le abitazioni allagate dalla pioggia. Particolarmente colpiti dall'ondata temporalesca Porto San Giorgio, Lapedona, Altidona e Campofilone Ascoli Piceno, 3 giugno 2009 - E' tornato...

Ascoli Calcio 1898

Ascolistemma.png

L'Ascoli Calcio 1898 è la principale società calcistica di Ascoli Piceno. Venne fondata nel 1898. I colori sociali sono il bianco e il nero.

Nacque nel novembre del 1898 la "Candido Augusto Vecchi", prima società sportiva delle Marche, dedicata dai dodici giovani ascolani fondatori alla memoria del Colonnello garibaldino che aveva sposato una Luciani, di nobile famiglia ascolana. Nel 1905 la società cambiò nome (soprattutto per motivi politici) in Ascoli Vigor, ma durante questi anni il gioco del calcio era rappresentato solo da amichevoli certe volte fin troppe dure e solo nel 1907 si può dire che ad Ascoli Piceno sia arrivato il vero calcio.

Dopo lo stop del Primo Conflitto Mondiale la passione per il calcio ritorna nel 1919 e dopo una lunga gestazione, nel 1921 venne costituita la prima società denominata Unione Sportiva Ascolana, presieduta dal giornalista professionista Giuseppe Secondo Squarcia.

Nel 1925 fu costruito lo Stadio Comunale dei Giardini (in seguito intitolato a Ferruccio Corradino Squarcia) e nel 1926 venne inaugurato in un'amichevole contro la Lazio.

Il primo vero campionato ufficiale federale di Terza divisione si ebbe nel 1927 ed in quel campionato l'Ascoli si classificò al primo posto; fu la prima di tante promozioni che videro arrivare l'Ascoli fino in Serie C (2° classificato il miglior risultato di quegli anni).

Nel 1936 si pensò di rifare meglio il sottofondo dello "Squarcia", di dotarlo di manto erboso e di migliorare le piste di atletica leggera; anche questa volta all'inaugurazione c'era la Lazio, ma siccome quel giorno piovve, le condizioni del campo tornarono come prima.

Gli anni '30 e '40 per il Picchio sono contorti; infatti partecipa a campionati di IV Serie e di Serie C.

Sono gli anni dei primi derby giocati contro le altre marchigiane che contavano nel calcio: Anconitana,Sambenedettese e Maceratese.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale ci fu un timido tentativo di ripresa nel 1944-45 con le squadre rionali, riunite poi in un'unica squadra che andava sotto il nome di Associazione Sportiva Ascoli. La squadra ricominciò da dove aveva lasciato l'Unione Sportiva Ascolana prima del conflitto, ossia dalla Lega Sud della Serie C. Nel 1947-48 la lega decise di riformare i campionati italiani di Serie B e Serie C (al quale risultavano iscritte addirittura 286 società), così ci fu il blocco delle promozioni e l'Ascoli, classificatasi al 12° posto del girone F della Lega Centro, fu retrocessa (come per altro tutte le squadre dal 3° posto in poi) nel nuovo campionato di Promozione Interregionale.

Nel 1952 la Lega decise di suddividere il campionato di Promozione Interregionale in due serie: le migliori classificate avrebbero dato vita al campionato di IV Serie mentre le altre avrebbero formato il campionato di Promozione regionale. L'Ascoli, essendosi classificato 3° nel girone L, conquistò quindi l'accesso al campionato di IV Serie.

Nella stagione 1954-55 si raggiunse il punto più basso della storia dell'Ascoli, con l'amara retrocessione in Promozione regionale e i gravissimi problemi finanziari che assediavano la società. "Davanti ad un passivo di oltre dodici milioni la situazione era talmente critica" - si legge sulla stampa quotidiana locale di quegli anni "che il presidente Giammiro fece contattare Mario Benvenga, nipote dell'editore Cino Del Duca per lanciare un SOS ad un uomo che, nato in provincia, a Montedinove, era divenuto uno degli editori più importanti a livello francese". Il messaggio per fortuna ebbe successo, venne infatti deliberata la fusione con la Del Duca di Montedinove e Cino Del Duca, che era editore ed anche produttore cinematografico, presentò ad Ascoli, in anteprima mondiale, il film "Grisbì" con Jean Gabin e consegnò un assegno di un milione di lire. La società divenne Del Duca Ascoli, l'editore mecenate fu presidente onorario e Benvenga Commissario con l'incarico di riorganizzare e dare nuova tranquillità economica al sodalizio. Già nella stagione 1956-57 l'Ascoli riuscì a tornare in IV Serie, classificandosi al 1° posto, nonostante la Lega avesse rilassato le regole per la promozione a seguito dell'ennesimo allargamento delle squadre partecipanti alla IV Serie.

Il controverso ritorno in Serie C si ebbe grazie al ripescaggio dopo che la Del Duca si era piazzata al 4° posto della IV Serie nella stagione 1958-59 ,campionato vinto dalla Maceratese ; la lega infatti cambiò le regole di promozione in corsa, avendo deciso dopo l'inizio del campionato di allargare nuovamente la Serie C. Tuttavia la Del Duca rientrò solo in extremis tra le ripescate, grazie soprattutto ai problemi economico-finanziari del Viareggio, escluso dal campionato; decisivo fu l'autorevole intervento dell'allora Ministro dello sport e spettacolo, l'onorevole Umberto Tupini, che confermò, in quella occasione, la sua amicizia per la città di Ascoli Piceno.

In questi anni vennero poste le basi per il futuro grande sviluppo della società: tutto merito di un gruppo affiatato di giovani imprenditori ed operatori economici che compresero l'importanza di favorire l'affermazione di una forte società sportiva con i colori bianconeri. Nel 1962 venne inaugurato l'attuale stadio, che l'amministrazione comunale successivamente ed intelligentemente intitolò a "Cino e Lillo Del Duca". Durante la sua presidenza Del Duca acquistò un intero piano del palazzo costruito dai fratelli Santori, in corso Vittorio Emanuele, destinandolo a sede per la società e residenza per gli atleti. Alla morte di Del Duca, nel 1967 la presidenza onoraria passò alla vedova Madame Simone che, donando 100 milioni nelle casse della società, espresse il desiderio di rinunciare a tale incarico quando la squadra raggiunse la promozione. Furono questi gli anni degli infiniti derby con la Sambenedettese in serie C, tutti particolari, tutti sentiti, ma uno in particolare fu tragico. Era la stagione 1964-65, e nel febbraio 1965 era di scena Sambenedettese-Ascoli. Si era già sull'1-0 per i per i padroni di casa quando al 36° del primo tempo, il portiere bianconero Roberto Strulli, in uscita bassa su Alfiero Caposciutti, viene involontariamente colpito da una ginocchiata al viso, riportando la frattura mandibolare. Morì il 14 febbraio 1965 nell'ospedale di San Benedetto del Tronto dopo 14 ore di coma.

Nel 1968 un imprenditore ascolano, completamente ignorante in materia di calcio, diventò presidente con l'intenzione di rimanere soltanto sei mesi per rimettere a posto il bilancio della società: il suo nome era Costantino Rozzi e quello fu l'anno della svolta. Ben presto Rozzi si innamorò del calcio e dell'Ascoli e contrariamente alle sue iniziali intenzioni non lasciò mai la presidenza, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe portato la Del Duca in Serie A. Quelle che tutti classificarono come battute o frasi deliranti, furono invece parole profetiche e l'Ascoli cominciò la sua scalata verso il calcio che conta.

Nel 1971 l'Ascoli si staccò da quello che restava della Del Duca e prese il suo attuale nome "Ascoli Calcio 1898". Nel 1971-72 l'Ascoli guidato da un sorprendente Carlo Mazzone e trascinato dal leggendario goleador Renato Campanini, vinse il campionato di Serie C ed arrivò per la prima volta in Serie B. L'anno successivo, nella stagione 1972-73, la matricola bianconera si classificò al 4° posto, mancando la Serie A per un solo punto. Appuntamento solo rimandato di un anno, quando nel 1973-74 l'Ascoli si classificò al secondo posto con 51 punti (gli stessi del Varese, vincitore del campionato) e conquistò la sua prima storica promozione in Serie A divenendo anche la prima squadra marchigiana ad approdare in massima divisione, e fregiandosi quindi a pieno merito del titolo di "regina delle Marche".

Durante l'estate lo stesso Rozzi si occupò dei lavori di ampliamento dello stadio, portandone a tempo di record la capacità a 36.000 posti (oggi ridotti a 20.550). Nella sua prima volta in massima divisione (stagione 1974-75), i bianconeri, sempre guidati da Mazzone, non si accontentarono di fare da comparsa e conquistarono anche la prima storica salvezza in serie A. La stagione successiva, nonostante una lotta accanita fino all'ultima giornata, la peggiore differenza reti con la Lazio condannò l'Ascoli alla sua prima retrocessione in serie B.

La stagione del riscatto è quella del 1977-78, diventata celebre come "Campionato dei record". È un campionato in cui, nonostante fosse partita senza i favori del pronostico, la squadra fa storia a se, distanziando di ben 17 lunghezze la seconda in classifica e frantumando tutti i record della serie B a 20 squadre (record di punti, vittorie e gol segnati), con 61 punti in classifica (2 punti a vittoria), frutto di 26 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte, 73 gol realizzati e 30 subiti. Alla guida di questa corazzata c'era l'allenatore Mimmo Renna e capocannoniere della squadra fu il giovane Claudio Ambu con 17 reti, subito seguito da Giovanni Quadri che timbrò il cartellino 14 volte e dal regista Adelio Moro con 13 reti (9 su rigore). Particolare di quella stagione fu il famoso "cross alla Roccotelli" che venne in seguito chiamato rabona, ma che poi sarebbe stato ingiustamente attribuito come invenzione di Diego Armando Maradona.

Gli anni 80 furono un vero e proprio periodo d'oro per l'Ascoli, fin dall'inizio (stagione 1979-80) quando l'Ascoli guidato da Giovan Battista Fabbri raggiunse il risultato migliore di sempre piazzandosi al 5° posto in serie A, ad un solo punto da quello che sarebbe stato il sogno di Rozzi, ovvero la qualificazione in Coppa Uefa (quello stesso anno il Milan che si era classificato terzo, sarebbe poi stato retrocesso in B per illecito sportivo, ma la classifica finale restò invariata). A fine campionato l'Ascoli fu chiamato in Canada come rappresentante del calcio italiano nel torneo The Red Leaf Cup organizzato dalla federazione canadese per promuovere questo sport nel Nord America. I giocatori erano riluttanti, e dopo una stagione così piena di successi avrebbero preferito andare in vacanza, ma Costantino Rozzi li spronò a dovere, rimarcando loro il significato che un torneo di questo tipo avrebbe potuto avere per gli emigrati italiani e per il nome dell'Ascoli nel mondo, e fu talmente convincente che alla fine l'Ascoli vinse il torneo, a cui parteciparono anche squadre del calibro di Botafogo (Brasile), Rangers (Scozia) e Nancy (Francia).

L'anno successivo fu quello del ritorno di Carlo Mazzone (che sarebbe poi restato al timone per tutta la prima metà degli anni 80) che subentrò allo stesso Fabbri. Fu una stagione difficile e l'Ascoli, nonostante avesse la stessa squadra dell'anno precedente, si ritrovò di nuovo a lottare nelle zone basse della classifica. Ciò nonostante fu una stagione che entrò nella storia perché l'Ascoli si aggiudicò il Torneo di Capodanno, organizzato dalla lega a causa di un lungo stop del campionato durante il mese di gennaio: l'Ascoli si qualificò per la finale, che sarebbe stata giocata diversi mesi dopo, a fine campionato, e vinse battendo la blasonata Juventus.

Il campionato 1981-82 fu un altro capolavoro; dopo un inizio stentato, nel girone di ritorno l'Ascoli diventò un autentico rullo compressore e finì al 6° posto, sfiorando ancora una volta la qualificazione UEFA. Da segnalare in questa stagione, l'assedio dell'arbitro Barbaresco, reo di aver arbitrato in maniera scandalosa la partita Ascoli-Roma finita 1 a 0 per i giallorossi. Fu l'ultimo campionato di vertice dell'Ascoli, che non arriverà mai più così in alto ma che si ritroverà sempre a lottare per la salvezza, fallendo l'obiettivo solo nelle stagioni 1984-85 e 1989-90, ma centrando sempre la promozione in serie A al primo tentativo. A tal proposito molto particolare fu la giornata in cui l'Ascoli conquistò la promozione matematica in serie A nel 1986: all'Ascoli bastava un pareggio, ma la partita in questione era il derby contro la Sambenedettese che gli ascolani volevano vincere a tutti i costi. Invece la squadra giocò male, si accontentò dello 0-0 e il pubblico si sentì tradito, arrivando ad assediare la squadra allo stadio nel giorno in cui si festeggiava la promozione matematica (lo stesso Boskov uscito a dare spiegazioni rischiò di essere malmenato e dovette riparare all'interno dell'impianto).

Per tutto il decennio l'Ascoli acquistò la fama di provinciale terribile e sul suo campo prima o poi caddero tutte le grandi del calcio italiano (e in certi casi l'Ascoli fu anche corsaro). La legge del Del Duca diventò il vanto degli ascolani e l'incubo degli avversari.

Nella seconda metà del decennio l'Ascoli cominciò anche a sfornare ottimi calciatori dal suo vivaio: Giuseppe Iachini, Lorenzo Scarafoni, Giuseppe Carillo e Domenico Agostini furono le punte di diamante di un Ascoli in cui la presenza di ascolani era pesante.

Nel 1987 l'Ascoli si aggiudicò anche la sua prima coppa europea, la Mitropa Cup, anche se ormai relegata ad un ruolo di secondo piano come trofeo delle squadre vincitrici di serie B.

Gli anni 90 sembrarono iniziare nel segno del decennio precedente con una promozione in serie A conquistata dagli uomini di Nedo Sonetti (subentrato a Ciccio Graziani prima ancora dell'inizio del campionato) in extremis all'ultimo minuto dell'ultima giornata, grazie soprattutto ai gol del carioca Casagrande e alle parate impossibili di Fabrizio Lorieri. Ma già dal campionato 1991-92 si capì che qualcosa stava cambiando: infatti per la prima volta l'Ascoli si trovò a retrocedere l'anno successivo alla promozione, e lo fece in malo modo arrivando ultimo in classifica con una squadra senza grinta e carattere, le qualità che finora avevano sempre distinto i bianconeri. Le due stagioni successive videro l'Ascoli lottare per la promozione grazie anche ai gol di Oliver Bierhoff che aveva deluso in serie A, ma la promozione sfuggì sempre. In particolare nella stagione 1992-93, l'Ascoli si giocò la promozione all'ultima giornata in uno scontro diretto contro il Padova, passando, a 11 minuti dalla fine, dal 2-1 per i bianconeri, al 3-2 finale per gli avversari.

La stagione 1994-95 fu sicuramente la più brutta di tutta la storia dell'Ascoli Calcio. La dirigenza si affidò a Mario Colautti e costruì una squadra che potesse ambire alla promozione, ma i risultati furono molto deludenti, e Rozzi esonerò prima Colautti, poi Orazi, chiamando alla guida dei bianconeri Albertino Bigon. Il 18 dicembre 1994 è una data che resterà per sempre scolpita nella storia dell'Ascoli e nel cuore degli ascolani. Era di scena Ascoli-Pescara e i bianconeri finalmente riuscirono a vincere e convincere con un rotondo 3-0, ma l'urlo di gioia rimase strozzato, infatti poco dopo la fine della partita, morì Costantino Rozzi. Al funerale partecipò tutta la squadra, più di 20 mila persone paralizzarono il centro storico, l'intera città era in lutto.

Da quel momento in poi la squadra era allo sbando e non si riprese più, Bigon si dimise e venne richiamato Colautti, ma il destino era ormai segnato e dopo 23 anni nel calcio che conta l'Ascoli precipitò nell'inferno della serie C. L'unica consolazione di quell'anno fu la vittoria della semifinale del torneo anglo-italiano contro l'Ancona, che consentì ai bianconeri di giocare la finale contro il Notts County nel tempio del calcio dello stadio di Wembley, ma anche quell'avventura non andò a buon fine e l'Ascoli dovette accontentarsi del secondo posto.

Era la fine di un'era, e molti pensarono che fosse anche la fine dell'Ascoli, sommerso di debiti e con una società allo sbando ad un passo dal fallimento. Fortunatamente non fu così, grazie al sacrificio di un gruppo di imprenditori locali che, guidati dal presidente Nazzareno Cappelli e dai vicepresidenti Roberto Benigni e Guido Manocchio, ripianarono i debiti della società e iscrissero la squadra al campionato di serie C 1995-96. E sorprendentemente fu un campionato di vertice, nonostante la squadra fosse stata costruita in fretta e furia e affidata alla guida dell'ex Enrico Nicolini. Fu merito soprattutto dei gol di Walter Mirabelli, che dopo un girone di andata quasi sempre al comando della classifica, assicurò comunque un posto nei play-off ai bianconeri. In semifinale l'Ascoli si trovò ad affrontare un'agguerritissima Nocerina, con un seguito di tifosi enorme che invasero Ascoli e riempirono la curva nord nella partita di andata: la partita fu molto nervosa (Battaglia della Nocerina fu espulso per aver buttato violentemente a terra un giovanissimo raccattapalle, reo di essere troppo lento), ma l'Ascoli se l'aggiudico e difese quel risultato con una partita di ritorno puramente difensiva. Purtroppo i sogni di rinascita dell'Ascoli si infransero in finale contro quella che sarebbe diventata la favola del Castel di Sangro, che dopo una partita non giocata e inchiodata sullo 0-0, si aggiudicò la promozione ai rigori grazie anche all'errore dal dischetto del giocatore più rappresentativo dell'Ascoli: Walter Mirabelli. Fu comunque un anno fortunato, come avrebbero dimostrato le stagioni successive, in cui l'Ascoli si ritrovò anche all'ultimo posto e a salvarsi all'ultima giornata dai play-out. Il 3 agosto 1996 la nuova dirigenza volle rendere omaggio allo scomparso Costantino Rozzi organizzando il 1° Memorial Costantino Rozzi, a cui furono invitate anche Milan e Perugia. Il torneo fu trasmesso in diretta televisiva su Italia Uno; contro ogni pronostico fu l'Ascoli ad aggiudicarselo e l'attaccante bianconero Stefano Pompini fu premiato come miglior giocatore.

Giunse l'anno del centenario con l'Ascoli che si ritrovava a militare in palcoscenici ben diversi da quelli a cui si era abituato negli anni precedenti, ma per l'occasione la dirigenza decise di compiere uno sforzo economico, e sotto la guida di Massimo Cacciatori allestì una formazione che credeva in grado di centrare la promozione in serie B, puntando forte soprattutto sul bomber Sossio Aruta. Per la presentazione fu celebrata una grande festa in Piazza del popolo e furono confezionate delle divise particolari, con gagliardetto ricamato a mano e la scritta “cento” sulla manica. Ma la squadra fu sopravvalutata (uno degli attaccanti addirittura preferì rescindere il contratto perché aveva avuto una proposta di lavoro a tempo indeterminato come operaio), e deluse ampiamente le attese, Cacciatori fu esonerato e al suo posto giunse Enzo Ferrari che chiuse la stagione all'ottavo posto, mancando di un soffio i play-off all'ultima giornata.

Dopo 4 anni scadeva il mandato di Cappelli: il nuovo assetto non prevedeva più un presidente, ma un amministratore unico, Guido Manocchio, aiutato comunque dal patron Benigni. La squadra fu rinforzata soprattutto in attacco con l'arrivo di Eddy Baggio, fratello del più famoso Roberto. Quella del 1999-00 fu una stagione esaltante, l'Ascoli finalmente viaggiava nella parte alta della classifica e finì al terzo posto centrando i play-off. In semifinale si liberò della Viterbese e approdò in finale per la seconda volta. Ad attenderlo c'era l'Ancona, arrivata seconda in campionato, alla quale anche un pareggio avrebbe assicurato la promozione.

Fu subito derby anche nella scelta dello stadio: gli ascolani proposero il Flaminio di Roma, mentre gli anconetani preferivano il Renato Curi di Perugia, alla fine la spuntarono i dorici. Con un seguito di più di 7 mila persone, la tifoseria ascolana risultò più numerosa di quella anconetana; ciò nonostante il settore di casa fu riservato ai biancorossi, mentre i supporters bianconeri furono stipati nel settore ospiti. La partita fu molto tesa, e finì 0-0; si arrivò quindi ai tempi supplementari, quando Baggio realizzò la rete che portò in paradiso tutti i tifosi bianconeri. Mancavano ormai pochi secondi alla fine quando Mirko Ventura dell'Ancona pareggiò in mischia riportando tutti i bianconeri con i piedi per terra e l'Ancona in serie B.

Nella stagione 2000-01 si effettuò un'ennesima rivoluzione in società e Roberto Benigni, l'azionista di maggioranza che era sempre rimasto in secondo piano, uscì finalmente allo scoperto e diventò presidente. La sua presidenza fu caratterizzata da un'attenta e oculata gestione del bilancio, che permise in pochi anni di estinguere tutti i debiti che l'Ascoli si portava dietro dal 1995. Nel suo primo anno di presidenza, l'Ascoli di Benigni centrò di nuovo i play-off, ma si arrese in semifinale al Messina. L'anno successivo, il 2001-02, arrivò la tanto agognata promozione. L'Ascoli guidato da Giuseppe Pillon si presentò ai nastri di partenza quasi ignorato dalle testate giornalistiche nazionali, ma fin dalla prima giornata balzò in testa alla classifica, e non la abbandonò mai, laureandosi campione di fatto vincendo in casa lo scontro diretto contro il Catania per 1-0, e conquistando la matematica promozione in casa contro la Lodigiani, di fronte a 15 mila sostenitori. Era l'anno dei “Diabolici” e nella squadra militava un giovanissimo difensore che sarebbe poi diventato campione del mondo: Andrea Barzagli. Nelle due stagioni successive l'Ascoli ottenne due tranquille salvezze prima con Giuseppe Pillon e poi con Aldo Ammazzalorso subentrato ad un deludente Loris Dominissini. Nel 2004-05 Benigni si affidò all'accoppiata Silva-Giampaolo con la speranza di centrare i play-off. Dopo un avvio stentato, la coppia d'attacco Bucchi-Colacone cominciò ad ingranare e trascinò l'Ascoli a ridosso della zona play-off. L'ultima di campionato fu un vero e proprio scontro diretto contro il Modena, e l'Ascoli si aggiudicò la partita e l'accesso ai play-off soprattutto grazie alla grinta e alla determinazione messa in campo. I play-off vennero affrontati senza troppe illusioni e infatti il Torino riuscì senza troppe difficoltà ad eliminare i bianconeri già in semifinale. L'estate però aveva ancora in serbo delle sorprese. Il presidente del Genoa, primo in classifica, venne accusato di illecito sportivo e la sua squadra retrocessa all'ultimo posto, contemporaneamente Torino e Perugia fallirono per problemi economici, e così, insieme all'Empoli secondo classificato, si ritrovano in serie A il Treviso (5°) e l'Ascoli (6°).

Nel 2005-06 l'Ascoli disputa un campionato al di sopra delle aspettative (clamoroso il pareggio sotto un acquazzone all'esordio contro il Milan - goal di Mirko Cudini - che riesce a riequilibrare le sorti dell'incontro solo grazie a un gran tiro di Andriy Shevchenko) e, nonostante la squadra costruita in pochi giorni e i tifosi già pronti ad una retrocessione, riesce a salvarsi con due giornate di anticipo, sempre sotto la guida di Massimo Silva e Marco Giampaolo (che però incorre in una squalifica perché non in possesso del tesserino per allenare in A). Particolarmente increduli si dimostrano i giornalisti e commentatori sportivi che avevano pronosticato una retrocessione già a metà campionato (Zvonimir Boban) e che continuano a pronosticare la retrocessione dei bianconeri anche a campionato in corso (Ivan Zazzaroni). Sempre nel corso della stagione 2005-06 la squadra riesce a stabilire il proprio record di reti segnate in massima divisione: 43. Sempre 43 sono i punti con cui la squadra termina al dodicesimo posto (frutto di 9 vittorie, 16 pareggi e 13 sconfitte) in coabitazione con l'Udinese.

La stagione 2006/2007 non è tra le migliori dell'Ascoli: la squadra dopo aver iniziato il campionato con in panchina Attilio Tesser prosegue la stagione con l'esperto Nedo Sonetti, che non riesce nell'impresa di salvare la squadra. L'Ascoli torna in Serie B classificandosi al 19° posto, scavalcando solo all'ultima giornata il Messina.

Per la stagione 2007/2008 la società decide di affidare la panchina al tecnico Ivo Iaconi. Viene disputato un campionato tranquillo, chiuso al centro della classifica.

Il 25 giugno 2008 la società comunica di aver terminato il rapporto col tecnico Ivo Iaconi e di aver ingaggiato, con un contratto biennale, Nello Di Costanzo.

A seguito dei cattivi risultati, il 20 ottobre 2008 Di Costanzo viene sollevato dal proprio incarico. Al suo posto viene ingaggiato Vincenzo Chiarenza, all'esordio su una panchina professionistica. Nonostante il nuovo allenatore la squadra non va bene e subisce 3 sconfitte: 0-2 con l'Albinoleffe, 1-2 in casa col Cittadella e 0-1 contro il Parma. Due soli punti conquistati contro Rimini e Pisa. La squadra precipita velocemente all'ultimo posto in classifica, in zona retrocessione, e la società marchigiana decide in intervenire con un nuovo cambio che porta all'esonero di Chiarenza e alla sua sostituzione con Franco Colomba.

L'Ascoli in totale ha collezionato 16 stagioni in serie A e 14 in B (compresa quella in corso). Durante la sua storia ha vinto 2 campionati di Serie B, 1 di Serie C, 1 di Serie C1, una Mitropa Cup, il Torneo di Capodanno 1980-81, il 1° Memorial Costantino Rozzi 1996; una Supercoppa di Lega Serie C1; ha giocato una finale del Torneo Anglo-Italiano contro il Notts County nel 1994-95; ha disputato sedici stagioni in Serie A (migliore piazzamento: quinto posto nel 1979-80), e quattordici in Serie B (contando anche il campionato in corso).Vinse ad Hamilton,in Canada il 22 giugno 1980 la competizione The red Leaf Cup,torneo internazionale,cui parteciparono anche le squadre Glasgow Rangers, Nancy e Botafogo.

L'Ascoli vanta il record assoluto dei punti totalizzati in un campionato di Serie B a 20 squadre: 61 (2 punti a vittoria) con ben 26 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte. Tale record è stato realizzato nella stagione 1977-78, allorquando la squadra era guidata dall'allenatore Mimmo Renna. I maggiori successi sono stati ottenuti nel felice periodo della presidenza di Costantino Rozzi.

Il gagliardetto dell'Ascoli Calcio 1898 raffigura sulla metà destra un castello giallo in campo rosso (simbolo comunale) e sulla metà sinistra delle strisce bianco-nere. Alla fine degli anni 90 il colore giallo è stato sostituito con il colore oro, che è stato inserito come inframezzo anche tra le bande bianco-nere, e tutto lo stemma è stato reso circolare, circondato dalla scritta "Ascoli Calcio 1898" sempre color oro su sfondo bianco.

Un altro simbolo dell'Ascoli Calcio è il Picchio stilizzato, unico simbolo presente sulle maglie della gestione Rozzi, e presente anche in alcune maglie della gestione Cappelli, Manocchio e Benigni.

I colori dell'Ascoli Calcio 1898 sono il bianco e il nero. La divisa classica prevede una maglia a strisce bianco-nere verticali, calzettoni e calzoncini bianchi. Nella partita casalinga più vicina al 18 dicembre (anniversario della morte di Costantino Rozzi), l'Ascoli gioca con i calzettoni rossi in ricordo dei famosissimi e scaramantici calzini rossi del compianto "Presidentissimo".

Il primo inno dell'Ascoli Calcio fu scritto in occasione dell'esordio della squadra in serie A. Si deve a Enzo Titta, professore di scienze del liceo classico di Ascoli Piceno, musicista polistrumentista e sostenitore dell'Ascoli Calcio.

Si sono poi succeduti altri due inni: negli anni ottanta "Ascoli sei grande" della band ascolana dei Well's Fargo (molto amato dalla Curva Sud), e nel nuovo millennio "Cuore bianconero" della band satirica ascolana dei Nerkias. Quest'ultimo sta pian piano entrando nei cuori dei tifosi, nonostante sia ridanciano come tutta la produzione musicale dei Nerkias e quindi potenzialmente inadatto ad uno stadio.

Attualmente nelle partite casalinghe gli inni maggiormente considerati sono gli ultimi due, quello dei Nerkias poco prima della lettura delle formazioni e quello dei Well's Fargo subito dopo, un attimo prima che le squadre entrino in campo.

È giusto però affermare che, non foss'altro che per motivi di anzianità, il vero inno dell'Ascoli è da considerare quello di Enzo Titta, tanto che una tradizione consolidata vuole che esso sia programmato alla fine della partita se l'Ascoli ha vinto.

Oltre allo stadio "Cino e Lillo Del Duca", sede degli incontri casalinghi, l'Ascoli Calcio si serve di due ulteriori strutture: il campo di allenamento della prima squadra, l'impianto Ecoservices, e il centro sportivo "Città di Ascoli", situati entrambi nella periferia della città di Ascoli Piceno.

Per favore, aggiungi il template e poi rimuovi questo avviso. Per le altre pagine a cui aggiungere questo template, vedi la relativa categoria.

In 80 stagioni sportive disputate a livello nazionale, compresi 4 tornei di terzo livello (C) e 1 di quarto livello (D) organizzati dal Direttorio Meridionale. Sono esclusi il periodo fra il 1933 e il 1938, e quello fra il 1955 e il 1957, in cui l'Ascoli decadde a livello locale nelle competenze del Comitato Regionale Marchigiano.

Se si mette in rapporto il numero di abitanti della città, col numero di spettatori regolarmente presenti allo stadio, si può facilmente dedurre quale importanza abbia il calcio ad Ascoli Piceno. Tuttavia sarebbe sbagliato considerare come bacino di utenza soltanto il comune di Ascoli, in quanto quasi la metà dei tifosi bianconeri proviene da tutti gli angoli della provincia (tranne la zona di San Benedetto del Tronto) e zone limitrofe, con una nutrita rappresentanza dell'alto Piceno.

Per la tifoseria ascolana sono molto sentiti i derby con la altre squadre marchigiane, in particolare quelli contro Ancona e Sambenedettese, anche se è soprattutto il secondo, nonostante manchi da ormai più di 21 anni, ad essere considerato il "vero" derby. La rivalità storica tra le città di Ascoli e San Benedetto del Tronto è sfociata nel 1986 in un episodio tragico: infatti all'uscita di un noto locale, un gruppo di Ascoli e uno di San Benedetto vennero pesantemente a contatto e purtroppo ne fece le spese un giovane ultras rossoblu che, colpito da una coltellata all'addome, si accasciò a terra e perse la vita poco dopo.

I primi gruppi di tifoseria organizzata ad Ascoli si cominciarono a vedere agli inizi degli anni 70, ma fu nel 1974, anno in cui l’Ascoli si apprestava ad affrontare per la prima volta un campionato nella massima divisione, che si ebbe la vera svolta. Fece infatti la sua comparsa il Settembre Bianconero e tutti i gruppi precedenti decisero di confluire in questa nuova realtà che, con il passare degli anni, avrebbe fatto la storia del tifo ascolano.

I primi anni di militanza di questo gruppo furono contraddistinti negativamente, soprattutto in casa, da innumerevoli e gravi scontri contro varie tifoserie come ad esempio quelle di Fiorentina, Torino, Roma, Lazio e Ternana. Molto sentita la rivalità con i Viola, che si presentarono in curva Sud alla prima trasferta al Del Duca, dando luogo a violenti scontri. Da quel giorno la curva Sud (oggi curva Sud Rozzi) divenne la curva di casa (prima non c'era un vero e proprio settore di casa, anzi, i tifosi più caldi si concentravano perlopiù nella curva Nord).

Nella prima metà degli anni 80, il Settembre Bianconero strinse un gemellaggio con la curva veronese che durò soltanto cinque anni e si concluse in maniera abbastanza insolita. Sin dall'inizio, una frangia della tifoseria veronese non accettò di buon grado questa amicizia, tant'è vero che in un'occasione si levarono cori discriminatori ("terroni terroni") contro gli "amici" bianconeri. L'amicizia si ruppe e si arrivò addirittura allo scontro quando, nel 1994, una trentina di veronesi rubarono lo striscione del Settembre Bianconero a 4 ragazzi che onoravano la trasferta, nonostante l'Ascoli fosse già retrocesso.

Nel 1983 si formò un altro gruppo storico della curva Sud, i Black Warriors, che insieme al Settembre Bianconero per tanti anni è stato l'asse portante della tifoseria.

Nel settembre del 1988 accadde un fatto tragico e indelebile per tutta la tifoseria bianconera. Nel dopo partita con l'Inter, un gruppo di Skins nero azzurri, per fare ritorno a casa, fu fatto transitare con il pullman proprio sotto la curva dei tifosi bianconeri; ne scaturì una violenta colluttazione e uno dei capi storici del Settembre Bianconero, Reno Filippini, fu colpito duramente e si spense in ospedale dopo alcune settimane di agonia. Questo fatto destò scalpore in tutto l'ambiente calcistico e coinvolse anche le sfere più alte della Lega Calcio che, in conseguenza a quanto successo, emanò in accordo con le forze dell'ordine una serie di accorgimenti per limitare al massimo il rischio di scontri tra le tifoserie, inasprendo i controlli agli ingressi ed eliminando i settori misti da tutti gli stadi. Oggi una targa posta sul ponte che porta allo stadio, ricorda questi tragici avvenimenti e la scomparsa del compianto Reno.

Successivamente Ascoli e la sua tifoseria balzarono alla cronaca per quelli che furono gli screzi con Pescara, Ancona, Padova e Bologna. Più recente il dualismo, prima sportivo, poi sconfinato tra gli ultras, di Ascoli e Catania.

Nel 1999 fece la sua comparsa lo striscione degli Arditi, gruppo di spessore e rappresentativo di tutto l'alto Piceno. Nel 2002 fece la sua comparsa lo striscione del gruppo "squadraccia" che rappresenta la provincia nord e in particolar modo i tifosi Ascolani di Porto Sant'Elpidio. La curva ascolana è schierata politicamente all'estrema destra, ed è soprattutto per questo motivo che, a partire dal 2000, cominciarono ad esserci fortissimi attriti anche con la tifoseria del Livorno, notoriamente schierata all'estrema sinistra.

Nel 2003 si verificò un evento che avrebbe condizionato il tifo ascolano per gli anni a seguire: Gaetano Fontana, uomo simbolo e capitano della squadra, decise di trasferirsi a Firenze per questioni economiche. Fu un duro colpo per il mondo ultras e la tifoseria in genere, che si resero conto di colpo di trovarsi in un mondo dove valori e attaccamento erano del tutto secondari se paragonati al denaro; da quel momento il mondo ultras prese la decisione di non dedicare mai più un coro ai singoli calciatori.

Nell'ottobre 2005 un altro evento fece balzare la tifoseria ascolana agli onori della cronaca. Al termine della partita Ascoli-Sampdoria un sedicenne ascolano, approfittando della confusione post partita, si introdusse in curva Sud con una pistola di segnalazione navale e sparò un razzo verso il settore ospiti; il razzo andò a colpire l'occhio di Ambretta Piergiovanni, 57 anni di Fano, tifosa blucerchiata. Tutta la tifoseria ascolana dimostrò la propria maturità cercando fin da subito di fermare e catturare il colpevole e in seguito fornendo un preziosissimo aiuto alla questura, favorendo l'identificazione e l'arresto; anche gli ultras si dissociarono dal gesto con un comunicato; contemporaneamente un significativo numero di gruppi di tifosi ascolani si recò spontaneamente all'ospedale per scusarsi a nome di tutta la città e per dimostrare solidarietà alla vittima di questo atto di violenza anche con iniziative concrete (come ad esempio una raccolta fondi). Paradossalmente però il giudice sportivo ignorò completamente questi ultimi fatti e la società venne punita per responsabilità oggettiva con 2 turni di squalifica del campo con l'obbligo di giocare a porte chiuse e con 10 mila euro di multa.

Nel 2005 una costola del Settembre Bianconero, decise di rompere con il passato, staccandosi definitivamente dal gruppo e andando a formare gli Ascoli Piceno Ultras. Il gruppo si dimostrò ben presto di spessore, sia a livello organizzativo che coreografico, e così, dopo 31 anni, il Settembre Bianconero decise di farsi da parte lasciando loro il comando della curva.

Il ritorno in serie A dell'Ascoli coincise paradossalmente con un calo di entusiasmo della tifoseria e con una divisione sempre più marcata tra il mondo ultras e tifoseria non organizzata, soprattutto con l'inizio dell'aperta contestazione alla dirigenza. Nei mesi successivi l'ondata repressiva condizionò le sorti della curva: il numero di diffidati superò quota 60, un numero incredibile viste le "risorse umane" della cittadina.

A Marzo del 2006 nasce il gruppo "Esiliati Bologna" da un'idea di alcuni ragazzi studenti e lavoratori residenti nella città felsinea, che si appresta a seguire la squadra soprattutto nelle trasferte del nord Italia.

Sul finire del 2006, dopo 23 anni di militanza, si sciolsero i Black Warriors. Nel comunicato ufficiale, si possono leggere tra le motivazioni, critiche al calcio moderno e alla relativa assenza di valori, agli eventi che hanno portato allo scandalo di Calciopoli e al relativo calo di fiducia e passione di tutti i tifosi, e infine alla differenza di trattamento tra gli ultras (vedi legge Pisanu sulla violenza negli stadi) e i veri criminali (vedi Indulto).

Il 30 settembre 2007 si è sciolto ufficialmente anche il gruppo Arditi.

I principali gruppi attualmente in attività sono: Ascoli Piceno Ultras, Settembre Bianconero, Stra Kaos, Estremo Sostegno, Squadraccia, Esiliati Bologna.

Per la parte superiore



Ascoli Piceno

Panorama di Ascoli Piceno

Ascoli Piceno (Ascule in dialetto ascolano) è una città delle Marche con 51.630 abitanti (fonte ISTAT, gennaio 2008), quarta nella Regione per numero di abitanti dopo Ancona, Pesaro e Fano; capoluogo dell'omonima provincia e sede vescovile.

La città si trova a 25 km dal Mar Adriatico, alla confluenza tra il fiume Tronto e il torrente Castellano, ed è circondata per tre lati da colline, tra cui vi è la montagna dell'Ascensione, il Colle San Marco e la montagna dei Fiori.

È collegata per via ferroviaria con San Benedetto del Tronto, per via stradale con Roma (attraverso la Via Salaria) e San Benedetto del Tronto (attraverso il raccordo autostradale), sulla costa adriatica, dove si trova il casello autostradale della A14.

Due parchi naturali la circondano, quello dei Monti Sibillini a nordovest e quello dei Monti della Laga a sud.

Le origini della città sono avvolte nel mistero ma è abbastanza sicuro che la zona fosse popolata già nell'epoca neo-eneolitica da popolazioni italiche. Secondo una tradizione italica citata nella letteratura antica (Strabone, Plinio, Festo) la città venne fondata da un gruppo di Sabini, che vennero guidati da un picchio, uccello sacro a Marte durante una delle loro migrazioni detta ver sacrum. I Sabini si sarebbero fusi con altre popolazioni autoctone dando origine ai Piceni, di cui Ascoli divenne il centro principale anche grazie alla sua posizione sulla Via Salaria, che collegava il Lazio con le saline della costa adriatica.

Nel 299 a.C. si alleò con i Romani contro gli Etruschi, Galli e Sanniti e nel 269 a.C. divenne Civitas Foederata a Roma.

Nel 91 a.C. si ribellò a Roma insieme ad altre genti italiche (i Marsi in particolare ed altre popolazioni del sud Italia) e dette vita alla Guerra Sociale. Nell'89 a.C., dopo un lungo assedio, il generale romano Gneo Pompeo Strabone conquistò la città, trucidando i capi della rivolta e mandando in esilio parte dei suoi abitanti. Nell'88 a.C. Ascoli fu iscritta alla Tribù Fabia, e solo nell'80 a.C. venne finalmente riconosciuta la cittadinanza romana a tutte le popolazioni italiche. Giulio Cesare nel 49 a.C. la designò capitale della regione dandole l'appellativo di Picenum. Ai tempi di Augusto, divenne la capitale della quinta regione italica, più tardi nel III secolo d.C. fu eretta a provincia autonoma con il nome di Picenum Suburcarium. Successivamente segue il destino, come altre città, con la caduta dell'impero romano.

Nell'alto medioevo subì la decadenza economica e le razzie dei barbari, tra cui quella dei Goti di Totila e dei Longobardi di Faroaldo (578).

Per due secoli fu sotto il dominio longobardo del Ducato di Spoleto, (593-789), finché non passò sotto il controllo dei Franchi scesi in Italia al seguito di Carlo Magno. In questi secoli si accentuò il potere dei vescovi (i cosiddetti vescovi-conti), tra cui Corrado II che con apposito diploma concede al feudatario vescovo Bernardo I nel 1037, il diritto di Zecca.

Nel periodo la città viene trascinata in più occasioni nella più vasta lotta per il predominio in Europa tra guelfi e ghibellini.

Nel 1183 si costituisce in libero comune, conoscendo però il saccheggio e la distruzione ad opera delle armate imperiali di Federico II. Le libertà municipali sono minate dalle lotte di fazione tra le famiglie più in vista, tra cui il Signore Andrea D'Acquaviva e più tardi Ladislao I - re di Napoli, Conte Carrara, che finiscono per aprire la strada a personaggi ambiziosi come Galeotto Malatesta (XIV secolo) che viene cacciato da una rivolta e in seguito a Francesco Sforza che instaura una crudele dittatura (XV secolo) che viene abbattuta nel 1482, anche se Ascoli è costretta a riconoscere la sovranità della Chiesa.

Non cessano i disordini interni tra opposte fazioni che conduce a decadi di ribellioni, massacri, razzie, alla crescita del banditismo e alla decadenza delle virtù civili.

Venne annessa alla prima Repubblica Romana e nel 1860 viene annessa al Regno d'Italia di cui seguirà d'ora in avanti tutte le vicende. Degne di nota sono le vicende della resistenza ascolana nel settembre 1943 contro l'occupazione tedesca, che sono valse alla città la Medaglia d'Oro al Valor Militare per attività partigiana (2001).

Una parte del territorio della provincia ascolana è stato per oltre un secolo rivendicato dalla vicina e rivale Fermo, la quale ha perso il capoluogo a seguito dell'Unità d'Italia. Nel 2004, però, la provincia di Fermo è stata di nuovo deliberata, ed istituita nel 2009.

Secondo l'ultimo censimento la popolazione è di circa 52.000 abitanti, ma bisogna considerare la presenza di un numero consistente di persone abitanti all'interno del comune ma non residenti o difficilmente censibili, come i numerosissimi studenti fuori sede che alloggiano nella città.

Va poi considerato che l'elevato costo delle abitazioni ha spinto molti ascolani a trasferirsi in zone relativamente distanti dal centro cittadino, con alcune zone periferiche della città si trovano ormai a lambire i comuni limitrofi (come Castel di Lama, Folignano, Maltignano, Colli del Tronto, Castorano, Venarotta) che segnano aumenti significativi di popolazione e indici di vecchiaia molto più bassi.

Tutto questo induce ragionevolmente a ritenere che la città di Ascoli Piceno sia a tutti gli effetti molto più popolosa rispetto ai dati ufficiali.

Ascoli Piceno è una delle città più belle e monumentali d'Italia: il suo centro storico è interamente costruito in travertino (un tipo di marmo ricavato dalle cave vicine), e ha come fulcro la suggestiva Piazza del Popolo in stile rinascimentale. La piazza accoglie i monumenti più importanti della città come il Palazzo dei Capitani con accanto lo storico Caffè Meletti, la chiesa di San Francesco con l'edicola di Lazzaro Morelli, la loggia dei Mercanti e nelle sue immediate vicinanze il Teatro Ventidio Basso. Altro fulcro cittadino è il suggestivo spazio urbano di Piazza Arringo, la più antica piazza di Ascoli, dove si eleva la Cattedrale di Sant'Emidio che ha sul fianco destro la Porta della Musa e al di sotto della navata principale la Cripta dedicata anch'essa al patrono della città, il medievale Battistero San Giovanni, il Palazzo dell'Arengo, sede dell'importante Pinacoteca Civica ed il Palazzo Vescovile. Nelle immediate vicinanze si trova anche Palazzo Bonaparte e seguendo, dalla piazza, il percorso che risale verso il Colle dell'Annunziata la Chiesa di San Gregorio Magno. Non solo piazze, ma anche suggestive strade e vicoli di impronta schiettamente medievale caratterizzano il suggestivo centro storico di Ascoli Piceno come via Pretoriana, via di Solestà, via delle Stelle, via Soderini e Corso Mazzini, la principale arteria cittadina. Tra gli altri monumenti degni di nota sono da citare: la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, in Piazza Ventidio Basso, dalla bella facciata suddivisa in riquadri, poi il Ponte Romano (o ponte di Solestà), uno dei pochi, in Italia, visitabili anche al suo interno, presso l'omonima Porta Solestà, Porta Gemina, le vicine rovine del teatro romano e la Chiesa di San Tommaso Apostolo, Porta Tufilla, la Fortezza Pia e Forte Malatesta, la chiesa di Sant'Agostino, il Palazzetto Longobardo, la Torre degli Ercolani, una delle poche torri superstiti tra le decine che compaiono nelle cronache medioevali, in ricordo delle quali, come per San Gimignano, Ascoli ha il soprannome di città delle Cento Torri. Meritevoli di essere visti sono anche i templi dedicati al Santo Patrono quali: Sant'Emidio alle Grotte e Sant'Emidio Rosso. Nelle vicinanze della città, percorrendo la Salaria in direzione Roma, c'è anche il monumentale Albero del Piccioni e nella zona di Porta Cartara il complesso, restaurato di recente, della Cartiera Papale; poco distante da qui, la rocca di Castel Trosino, antichissimo insediamento longobardo a strapiombo sul torrente Castellano, in cui alla fine del XIX secolo venne rinvenuta uno delle più ricche necropoli d’Italia, i cui preziosi reperti sono ora sparsi in diversi musei in tutto il mondo. Suggestive e da menzionare sono infine le Grotte dell'Annunziata, ciclopica costruzione del periodo romano.

Nel 1998, in una scena di uno spot pubblicitario per la Fiat, si notavano Fiat 500 girare intorno alla piazza con lo sfondo la chiesa di San Francesco.

La città negli anni 90 è stata (grazie al patron Vittorio Salvetti prima, e al figlio Andrea dopo) tappa fissa del Festivalbar. Nella stupenda cornice di Piazza del Popolo si sono svolte le edizioni del 1991, 1992, 1993, 1994, 1995, 1999. Nel 1995, causa lavori di restauro all'Arena di Verona (sede delle finalissime della manifestazione), la città di Ascoli Piceno ebbe l'onore di ospitare le due serate finali del Festivalbar presentate da Amadeus, Federica Panicucci e Laura Freddi.

La città di Ascoli Piceno è sede amministrativa e didattica della facoltà di Architettura dell'UNICAM. La facoltà ascolana ha attivato le Lauree Triennali in Scienze dell'Architettura, Disegno Industriale e Ambientale, Pianificazione dell'ambiente e del territorio. Sono anche attive le Lauree Magistrali in Architettura e in Disegno Industriale. La Facoltà di Scienze e Tecnologie di Camerino ha invece attivato ad Ascoli i corsi di laurea triennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (classe 41) e in Informatica (classe 26). I corsi hanno sede ad Ascoli e le lezioni quindi si svolgono con la presenza dei docenti. L'università Politecnica delle Marche, Facoltà di Medicina e Chirurgia, ha attivato presso l'Ospedale Provinciale "Mazzoni" di Ascoli il corso di laurea triennale in Scienze Infermieristiche. Infine, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Mater Gratiae", collegato alla Pontificia Università Lateranense, ha attivato il corso di laurea in Scienze Religiose.

Di recente industrializzazione, arricchitasi anche grazie alle sovvenzioni statali provenienti dalla Cassa del Mezzogiorno, Ascoli Piceno vanta una discreta zona industriale con la presenza di alcune importanti aziende italiane e multinazionali con stabilimenti produttivi attivi nella gomma, carta, prodotti farmaceutici, ma la maggior parte dell'economia ruota intorno a piccole e medie aziende a conduzione familiare e sulla fornitura di servizi professionali per i piccoli centri della Valle del Tronto e delle montagne circostanti.

La città di Ascoli Piceno è sede dello storico 235° Reggimento Addestramento Volontari "Piceno". La caserma "Clementi" è l'unica in Italia dedicata alla formazione dei soli Volontari di truppa di sesso femminile. Nel 2001 in Piazza del Popolo vi è stato il primo giuramento nella storia della Repubblica italiana di donne soldato. Fino al 21 dicembre 2007 la città è stata anche sede del Comando Reclutamento e Forze di Completamento Esercito "Marche". Dal 1º gennaio 2008, nell'ambito della riorganizzazione degli Enti territoriali dell'Esercito, il nuovo Comando Militare Esercito "Marche" è stato trasferito ad Ancona.

Dal 2005 la città è sede del Consolato Onorario della Repubblica Slovacca per le regioni Marche, Abruzzo e Umbria.

La città è sede dell'Ascoli Calcio 1898, di cui ospita le gare interne presso lo stadio "Cino e Lillo Del Duca". Prima società sportiva delle Marche (fondata nel 1898 con il nome di Società Sportiva Vigor), presente dalla stagione 1972-73 nelle massime categorie del calcio professionistico (Serie A e B). L'Ascoli, nel corso della sua storia più che centenaria, ha conseguito 2 promozioni dalla serie C alla Serie B e ben 5 dalla Serie B alla Serie A, conquistando anche una Mitropa Cup nel 1987 e una Supercoppa di Lega di serie C nel 2002.

Fiore all'occhiello della storia sportiva della società restano comunque le numerose stagioni disputate nelle massime categorie del calcio nazionale: ben 16 in serie A (migliore piazzamento il 5° posto ottenuto nel 1979/80) e 12 in Serie B, tutte nel periodo compreso tra il 1972/73 e il 2006/07.

In Ascoli è presente la storica società ASA. Una società che vanta di aver avuto ben 6 olimpionici.

Presidente dell'Asa è ad oggi Antonio brutti, ex-atleta ed olimpinico della stessa società. Tra gli atleti spiccano oggi i nomi di Eduardo Albertazzi e Daniele De Santis nel disco,e fino a poco tempo fa nche di Federica De santis nel lungo e triplo.

Ascoli Piceno ospita ogni anno, nel tracciato Colle San Marco-Colle San Giacomo, la cronoscalata "Coppa Paolino Teodori" valevole per il "CIVM - Campionato Italiano Velocità Montagna". Il 25 luglio 2007 si è svolta la 46° edizione dell'evento, mentre la quarantasettesima è stata disputata il 15 giugno 2008 ed è stata riconosciuta anche la titolazione di Challenge FIA e Coppa Europa.

In città dal 2004 opera anche il Subbuteo Club Ascoli, nato grazie alla passione di alcuni giocatori di Subbuteo che dopo anni sono tornati all'attività agonistica. Dopo tre stagioni di serie C, nel 2007 lo SCA ha conquistato la promozione in serie B nel circuito FISCT e nel 2008 quella in serie A. Dal 2007 la città ospita il Memorial Costantino Rozzi, torneo nazionale di calcio da tavolo.

Il 12 aprile 2001, la città di Ascoli Piceno è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Per la parte superiore



Giulio Ascoli

Giulio Ascoli (Trieste, 20 gennaio 1843 – Milano, 12 luglio 1896) è stato un matematico italiano.

Si laureò nel 1868 alla Scuola Normale di Pisa. Nel 1872 iniziò a insegnare algebra e calcolo nel biennio preparatorio del Politecnico di Milano. Insegnò pure nell'Istituto Tecnico "Cattaneo" dove una lapide del 1901, lo ricorda.

Tra i suoi principali contributi ricordiamo: la teoria delle funzioni di variabile reale e la nozione di successione di funzioni continue "in ugual grado" con il connesso teorema, la possibilità di estrarre da una successione di funzioni, ugualmente continue ed uniformemente limitate, una successione parziale uniformemente convergente.

Divenne socio corrispondente dell'Istituto Lombardo.

Per la parte superiore



Nicola Ascoli

Nicola Ascoli (Vibo Valentia, 11 settembre 1979) è un calciatore italiano che gioca nel ruolo di difensore.

Ha iniziato la sua carriera al Catanzaro, squadra nella quale ha militato dal 1997 al 2005, passando dalla Serie C2 fino alla Serie B.

Nel 2005 è stato acquistato dall'Empoli raggiungendo così la Serie A.

Nella stagione 2006/2007 ha collezionato 3 presenze in Coppa Italia e 13 presenze in campionato, facendosi trovare pronto e facendo ottime prestazione nonostante lo scarso utilizzo durante la stagione; il mister Luigi Cagni ha più volte apprezzato lo spirito di sacrificio e la professionalità di questo calciatore. Nel giugno 2008 viene acquistato dal Frosinone con il quale affronta il campionato cadetto in corso.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia